Vai al contenuto
Hal, apri gli archivi: un documentario dedicato a 2001: Odissea nello spazio

Hal, apri gli archivi: un documentario dedicato a 2001: Odissea nello spazio

Si intitola 2001: Beyond the Infinite, ed è un progetto di Douglas Trumbull, il genio degli effetti speciali che creò con Kubrick l’universo di 2001; non è chiaro se verrà completato o no, stando a questo video. Grazie a Daniele per la segnalazione.

Visto che sono in tema di 2001, ecco una foto di Keir Dullea, l’attore che interpretò David Bowman.

La foto non è tratta dalla sequenza finale del film, in cui Bowman è invecchiato: mostra come è adesso Dullea, in questo spezzone di documentario girato da Sean Dunne. La somiglianza con il Dullea invecchiato dal trucco nel film quarant’anni prima è sorprendente. Chicca nella chicca: la pronuncia esatta di Dullea (dull-ei).

Incontro con Douglas Trumbull, maestro dei sogni di “2001: Odissea nello Spazio”

Incontro con Douglas Trumbull, maestro dei sogni di “2001: Odissea nello Spazio”

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo
aggiornamento: 2021/03/29 15:45.

Ieri al
Festival del Film di Locarno c’era
Douglas Trumbull, creatore o co-creatore degli effetti visivi di
2001: Odissea nello Spazio,
Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo, Star Trek: il Film, Silent Running
(2002: la seconda odissea
) e Blade Runner, tanto per citare qualche titolo.

La sua masterclass è stata un’ora e mezza di puro nerd porn,
stracolma di spiegazioni e informazioni tecniche sulle tecnologie
dell’immersività cinematografica d’annata fino a quelle future: dal Cinerama
agli schermi toroidali dieci volte più luminosi di quelli normali, sui quali
Trumbull proietta immagini da 4K, a 120 fotogrammi al secondo, in 3D, allo
scopo di ottenere l’immersività totale. È un inventore che continua a
inventare, e gli si legge negli occhi che per lui questo non è lavoro, ma è
divertimento per il quale viene pagato (anche se le dispute economiche e i
momenti difficili, grazie a certi personaggi miopi di Hollywood, non gli sono
mancati).

Finita la conferenza, tutti fuori con lui al bar a chiacchierare.
Meraviglioso. Qui sotto, la mia copia autografata di 2001: un ricordo
speciale della conversazione a ruota libera, dalle leggende che lo vogliono
autore delle riprese per falsificare lo sbarco sulla Luna fino all’ufologia
(della quale è sostenitore anche col portafogli, visto che ha un
kit di ripresa ufologica da paura).

Io e un altro partecipante alla chiacchierata post-conferenza abbiamo colto
l’occasione per chiedergli un parere su quest’accusa di aver girato con
Kubrick le riprese dell’allunaggio. Questa è la sua risposta:

“Io so che [quelle immagini] sono reali. Non che io fossi lì, ma nella mia
mente non c’è alcun dubbio che siano vere.”

Gli chiedo quale sarebbe stata la sequenza dello sbarco sulla Luna più
difficile da falsificare, avendo a disposizione gli effetti speciali degli
anni Sessanta:

“Avevano cineprese 16mm sul veicolo di allunaggio e in altri punti del
razzo Saturn, e vedi una ripresa molto complicata, con emissioni gassose che
si muovono e la superficie che si avvicina e allontana, e tutte queste cose
si spostano l’una rispetto all’altra. A quell’epoca non avevamo alcun modo
per realizzare un
motion control
che sovrapponesse elementi multipli. Credo che sarebbe stato impossibile
farlo sembrare veramente reale”

(risposta integrale:
“I don’t know the answer to that. I really don’t know. I mean, there’s
something about photography at that… Part of the answer would be this:
they had 16-mm cameras on the lunar lander and on other parts of the Saturn
rocket and everything, and you’re seeing a very complicated shot of vapors
going and the surface coming or going, and… and all these things are
moving relative to each other. At that time we had no way of doing motion
control that would superimpose multiple elements. I think it would have been
impossible to make it look really real”
).

Gli suggerisco come ripresa particolarmente difficile il moto parabolico della
polvere lunare sollevata dall’auto elettrica usata dagli astronauti (nel vuoto
la polvere non forma volute ma ricade di colpo):

“Non sarebbe impossibile da fare, lo faresti con qualche sistema di
simulazione di particelle in grafica computerizzata
. Potresti farlo oggi, ma non potevi farlo all’epoca”

(“It wouldn’t be impossible to do, you would do that with some computer
graphics particle system. You could do that today. But you couldn’t do it
then”).

Domani nuova masterclass, dedicata tutta al suo gioiellino di fantascienza
ecologica Silent Running, massacrato nella versione italiana da un
titolo e un rimontaggio che lo associavano falsamente al capolavoro di
Kubrick. Ci vado e poi vi racconto.

"The Midnight Sky", mini-recensione senza spoiler (ma con quizzello)

“The Midnight Sky”, mini-recensione senza spoiler (ma con quizzello)

Ultimo aggiornamento: 2020/12/28 14:55

Ho visto stasera (26/12) The Midnight Sky, l’ultima fatica cinematografica di e con George Clooney. In estrema sintesi, e senza spoiler (che ci possono essere invece nei commenti):

  1. Soporifero.
  2. Prevedibile.
  3. Effetti speciali molto belli (ILM è una garanzia).
  4. Soporifero l’ho già detto? Devo essermi riaddormentato, scusate.
  5. Non pensate troppo alle implicazioni biologiche del finale,
    sporcaccioni.

Ci sono almeno quattro assurdità scientifiche di base che mi hanno fatto accapponare la pelle e rovinato la sospensione dell’incredulità, e una è assolutamente banale e terra terra, ma non voglio fare spoiler. Le trovate se frugate nei commenti qui sotto.

Il mio abbraccio più sentito va a chiunque lo veda e, a una, uhm… certa scena,
senta la tentazione insopprimibile di dire:

-“Ben?” 

-“Tu andrai al Sistema Dagobah…“

-“Sistema…Dagobah…”

Per i Trekker: sì, quello al’inizio (a 3:14) è Tim Russ, Tuvok di Star Trek Voyager e indimenticato pettinatore di deserti in Balle Spaziali.

 

C’è anche Ethan Peck (Star Trek Discovery). E ovviamente la protagonista di The Midnight Sky, Felicity Jones, è un volto molto familiare per gli appassionati di Star Wars, essendo la protagonista di Rogue One.

 

Questa immagine, oltre a Peck, mostra anche un oggetto che uno dei commentatori di questo blog conosce molto bene :-).

Quiz: perché alcuni degli specchi nella seconda foto sembrano di colore diverso dagli altri?

 

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

Minuti inediti e blooper de L'Impero Colpisce Ancora, e una piccola storia di pirateria dal mio passato

Minuti inediti e blooper de L’Impero Colpisce Ancora, e una piccola storia di pirateria dal mio passato

Quarant’anni fa, nel 1980, usciva al cinema L’Impero Colpisce Ancora. Per celebrare la ricorrenza, sono stati pubblicati sei minuti e spiccioli di riprese inedite, ciak sbagliati e altre chicche dietro le quinte. Adesso è Natale.

Non so se vi ho mai raccontato di quanto ero ossessivamente travolto da Guerre Stellari e in particolare da questo secondo film della saga quando ero ragazzo. Non c’erano videocassette o altro e certi film in televisione proprio non passavano, per cui o andavi al cinema o ti attaccavi al tram. Quando uscì L’Impero Colpisce Ancora, fui così stregato da tutto il film che lo vidi quattro volte in due giorni (all’epoca lasciavano stare in sala fra una proiezione e la successiva).

Portai di nascosto al cinema la fotocamera (naturalmente a pellicola) per fotografare le immagini più belle, perché non c’era altro. Comprai il doppio album su vinile della colonna sonora, e cercai di memorizzare le scene e le battute il più possibile.

Una sera d’estate del 1981 o ‘82, a Pavia, il Comune organizzava il cinema all’aperto, alla Cupola Arnaboldi, e scoprii che avrebbero proiettato proprio L’Impero Colpisce Ancora. Sospetto che queste proiezioni fossero in realtà organizzate dai rivenditori di spray antizanzare, perché le proiezioni all’aperto a Pavia in prima serata erano un’orgia sanguinaria di nugoli di zanzare inferocite. Nel caldissimo pomeriggio di quel giorno il proiezionista, tutto solo, stava installando il massiccio proiettore per pellicola per la proiezione serale e aveva ancora da disporre tutte le seggioline di legno per il pubblico. Era chiaramente un po’ stufo.

Io notai che il proiettore aveva un’uscita audio DIN (ovviamente analogica, a quei tempi), elaborai un piano e mi armai di quel coraggio che soltanto la passione poteva risvegliare in un nerd: andai dal proiezionista e gli proposi un baratto. Gli avrei portato e piazzato io tutte le seggioline di tutta la sala se quella sera mi avesse lasciato registrare l’audio del film.

Il proiezionista accettò, dicendo pigramente “Sì, ma non tutto quanto, solo dei pezzi” e confidando nel fatto che non c’era modo di registrare su cassetta due ore e dieci filate di sonoro, e io mi piegai al compromesso.

Andai di corsa a casa, presi il mio radioregistratore a batterie, una cassetta C120 e… feci hacking: modificai la velocità di scorrimento del nastro in modo da farci stare 127 minuti di audio su una singola cassetta. Non potevo usarne due per non perdere pezzi e per non far capire al proiezionista che stavo registrando tutto, e decisamente non avevo un registratore a bobine, men che meno uno trasportabile.

Tornai dal proiezionista e con l’aiuto degli amici appassionati di Star Wars ai quali avevo sparso la voce disponemmo le seggioline.

Quella sera il proiezionista, commosso da così tanta devozione, mi lasciò attaccare il cavetto DIN del radioregistratore al proiettore, facendo finta di non vedere. Mi disse di nascondere il radioregistratore: per fortuna il cavo di collegamento al proiettore era lungo e sottile. Il film partì e io registrai tutta la traccia audio, dall’inizio alla fine, nel magnifico doppiaggio italiano. Finsi di spegnere qualche volta quando il proiezionista mi guardava storto. Ora posso raccontarlo, il reato è prescritto e il proiezionista è probabilmente buonanima.

Anni più tardi ho riversato in digitale quella registrazione, rigorosamente mono, che avevo quasi consumato a furia di riascoltarla a occhi chiusi. Poi, naturalmente, ho comprato la videocassetta, e poi il DVD, e poi il Blu-Ray e il file digitale. Ma quella pastosa, compressa, distorta registrazione monofonica ha ancora un valore speciale per me.

Non solo per il film, e per la nostalgia di un’impresa di “pirateria” oggi impensabile. Ma perché fra gli appassionati che mi aiutarono a disporre quelle sedie c’era Elena: colei che poi, anni dopo, sarebbe diventata la Dama del Maniero.

Mai avrei immaginato che sarebbe diventata la mia Principessa Leia (va bene, va bene, Leila per i nostalgici). E mai avrei immaginato che un giorno avrei incontrato i protagonisti di quel film e avrei tradotto per loro, sempre con la Dama al mio fianco.

Mai avrei immaginato che un giorno quel doppio album di Guerre Stellari avrebbe ricevuto le loro firme con dedica. Anthony Daniels (C3PO), David Prowse (Darth Vader), Kenny Baker (R2D2). Ce l’ho qui ora, eccovelo: è enorme come solo un doppio LP poteva esserlo.

Bonus: il mio doppio LP de L’Impero Colpisce Ancora. Con le foto giganti e le note di copertina che oggi non si fanno più. Un po‘ consunto dal tempo, ma sempre memorabile. Grazie di aver letto fin qui, e che la Forza sia con voi.

Film girato senza budget su Zoom diventa il numero 1 in classifica nei cinema USA

Film girato senza budget su Zoom diventa il numero 1 in classifica nei cinema USA

Il 10 giugno scorso il cortometraggio thriller Unsubscribe è diventato campione d’incassi in tutti gli Stati Uniti, secondo l’autorevole classifica pubblicata da Box Office Mojo.

Unsubscribe ha tre particolarità: è stato girato interamente con l’applicazione per videoconferenze Zoom, è costato esattamente zero dollari di produzione e promozione ed è stato realizzato indipendentemente da un gruppo di giovani sconosciuti. Come se non bastasse, questo primo posto in classifica è stato ottenuto con due soli spettatori. Come è stato possibile?

In termini informatici, gli autori del film hanno realizzato un hack: hanno usato un’anomalia del sistema. In questo caso, il sistema di conteggio degli incassi cinematografici statunitensi.

L’idea di diventare numero uno in classifica è venuta in mente a Eric Tabach, attore e YouTuber di Philadelphia, in Pennsylvania, e al filmmaker (o cineasta) Christian Nilsson di New York.

Si sono resi conto che a marzo 2020 la pandemia aveva fatto chiudere quasi tutte le sale cinematografiche statunitensi e hanno notato che gli incassi del periodo, per i pochi film in uscita, erano microscopici: qualche migliaio di dollari in tutto il paese. Sarebbe bastato poco per superarli se fossero riusciti a vendere un numero sufficiente di biglietti.

Hanno scritto, diretto e realizzato il loro film a tempo di record (un giorno per il copione, cinque giorni per le riprese), reclutando alcuni amici e un paio di attori professionisti, e poi hanno usato il trucco finale: il cosiddetto four-walling.

Il four-walling è la pratica in cui il distributore di un film noleggia una sala cinematografica al completo pagando una piccola cifra forfetaria e incassa tutti i soldi degli eventuali biglietti venduti. Tabach e Nilsson hanno proiettato il proprio film cinque volte a un cinema fuori New York usando il four-walling: si sono messi in abito da sera, hanno posato davanti all’insegna del cinema con il titolo del film e la scritta sold out (“tutto esaurito”) e sono stati gli unici due spettatori per tutte e cinque le proiezioni.

Tabach e Nilsson alla “prima” del loro film campione d’incassi.

Ma secondo il sistema di calcolo degli incassi statunitense, cinque proiezioni del film in four-walling equivalgono a cinque sale strapiene, per cui gli incassi di Unsubscribe vengono contabilizzati come 25.448 dollari (molto di più di quello che hanno speso i due per noleggiare la sala), battendo così la concorrenza: il secondo film più visto, The Wretched, ha incassato soltanto 22.566 dollari, pur essendo stato proiettato in 99 sale. E così l’esperimento folle può fregiarsi del titolo di campione d’incassi d’America.

Se volete vedere Unsubscribe, è su Vimeo. A pagamento.



Fonte: BBC.

Tom Cruise va nello spazio? Calma un attimo

Tom Cruise va nello spazio? Calma un attimo

Ultimo aggiornamento: 2020/05/08 17:50.

Jim Bridenstine, Administrator (direttore generale) della NASA, ha tweetato un annuncio che molti hanno preso come una dichiarazione che l’attore Tom Cruise andrà sicuramente nello spazio: “NASA is excited to work with @TomCruise on a film aboard the @Space_Station! We need popular media to inspire a new generation of engineers and scientists to make @NASA’s ambitious plans a reality.”

Ma per il momento è consigliabile una certa prudenza. Tutto è nato da un articolo di Deadline che ha riportato una voce secondo la quale Tom Cruise e SpaceX starebbero lavorando a un progetto che sarebbe il primo lungometraggio di azione girato nello spazio; non si tratterebbe di un film della serie Mission: Impossible e non sarebbe coinvolta al momento alcuna casa di produzione.

Il tweet di Bridenstine sembrerebbe a prima vista una conferma del coinvolgimento di Tom Cruise, ma bisogna fare attenzione a come è stato formulato il suo testo: parla di “lavorare con Tom Cruise su un film a bordo della Stazione Spaziale”. Questo non significa automaticamente che Cruise andrà a bordo della Stazione: potrebbe anche voler dire che Cruise lavorerà insieme alla NASA (sulla Terra) a un film che sarà girato a bordo della Stazione.

Ma considerata la passione dell’attore per le scene d’azione girate senza controfigura e visto che i voli di passeggeri paganti verso la Stazione inizieranno nel 2021 con SpaceX, se tutti i voli di collaudo andranno bene, è perlomeno credibile che vedremo Tom Cruise galleggiare a zero g nella Stazione, anche se i commenti degli addetti ai lavori (la gente che deve garantire la sicurezza degli astronauti e delle costosissime infrastrutture spaziali) sono piuttoso sferzanti: sentite cosa dice Greg Harbaugh, astronauta ed ex direttore delle attività extraveicolari alla NASA.

Nel frattempo, gli astronauti veri si preparano a collaudare la capsula Crew Dragon: il volo di debutto è previsto per il 27 maggio prossimo e porterà alla Stazione Spaziale due americani veterani dello spazio, Robert Behnken e Douglas Hurley, che vedete qui sotto nelle tute pressurizzate progettate da SpaceX.

2020/05/08 17:50

Poco fa NasaWatch, un account Twitter solitamente bene informato sulle vicenze spaziali, ha sottolineato che la Axiom Space ha un accordo con SpaceX per portare degli astronauti privati alla Stazione Spaziale Internazionale, e che secondo alcune fonti ci sarebbe davvero un volo spaziale con Tom Cruise, che sarebbe accompagnato dall’astronauta veterano Michael López-Alegría.

I voli di Axiom per il trasporto di passeggeri privati con la capsula Crew Dragon di SpaceX dovrebbero iniziare nel 2021. Staremo a vedere.

Nel frattempo, l’astronauta Richard Garriott ha precisato che il primo film di fiction girato e montato nello spazio esiste già, anche se si tratta di un corto di sette minuti e mezzo: s’intitola Apogee of Fear ed è stato girato sulla Stazione nel 2008. Gli astronauti si sono prestati a fare gli attori, con risultati forse non entusiasmanti, ma un primato è un primato.

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

PC banditi, sciachimisti litigiosi, alieni d’ogni sorta e altre in breve

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

PC infetti banditi? Scott Charney di Microsoft propone che vengano esclusi da Internet i computer infetti. Ne parla la BBC, raccogliendo il parere di Graham Cluley di Sophos.

Le “scie chimiche” causano lotte intestine. O intestinali? Rosario Marcianò, strenuo sostenitore dell’esistenza di un megacomplotto basato sulle “scie chimiche”, ha denunciato Tom Bosco, strenuo sostenitore dell’esistenza di un megacomplotto basato sulle “scie chimiche”, insieme ad Andrea Rampado, gestore dei forum di Nexus, per “diffamazione (articolo 595/3 CP), sostituzione di persona (articolo 494 CP) e accesso abusivo di sistema informatico (615TER CP)”. Non serve che il Nuovo Ordine Mondiale si occupi dei complottisti: si mangiano già fra di loro. Tutti i dettagli sono su Nexus.

Asteroide di passaggio. Ieri un asteroide, denominato 2010 TD54, è passato a circa 45.000 km dalla Terra. Non era di dimensioni sufficienti a fare danni anche in caso di impatto: misurava da 5 a 10 metri. Era stato scoperto sabato scorso. Maggiori info presso Discover e Nasa.gov.

Un segnale luminoso “alieno” che sarebbe arrivato dalla direzione di Gliese 581g, il pianeta scoperto recentemente che si trova nella fascia abitabile intorno alla stella nana rossa Gliese 581, è interessante ma parecchio in dubbio. Era stato segnalato dall’astronomo Ragbir Bhathal, della University of Western Sydney, circa due anni fa. Frank Drake (quello della famosa Equazione di Drake), si definisce “molto sospettoso” perché ha chiesto a Bhathal i dettagli delle sue osservazioni del segnale, ma Bhathal non glieli vuole fornire. Drake non è certo un negazionista della vita extraterrestre, visto che è il padre del progetto SETI per cercarla (Space.com).

Yoda doveva essere una scimmia mascherata. Così fu previsto inizialmente per L’Impero colpisce ancora. E si sa finalmente chi interpretò l’Imperatore nell’edizione originale. Non vi voglio togliere la sorpresa: i dettagli sono su Io9 (anche qui) oppure nel libro The Making of Star Wars: The Empire Strikes Back di J.W. Rinzler. È già nella mia wishlist su Amazon.de.

General Motors ha mentito? È emerso che la Chevrolet Volt non è affatto un’auto elettrica pura con generatore a bordo, come era stato lasciato intendere fin qui, ma un’ibrida, perché usa il generatore (un motore a benzina) anche per la propulsione, sia pure con un complicato accoppiamento meccanico indiretto. Delusione e indignazione fra gli appassionati, me compreso. GM replica con uno spiegone tecnico e dice che non ha potuto rivelare prima i dettagli per ragioni brevettuali. Mah.

Cerchi nel grano. Per un recente dibattito TV avevo raccolto un po’ di materiale che non ho utilizzato, per cui lo segnalo qui caso mai dovesse interessare: il cerchio nel grano a forma di logo di Firefox visto in Google Maps, realizzato nel 2006 dai linuxiani della Oregon State University, come spiegato da loro qui, (e qui con la pianta che fece da piano di lavoro) e segnalato anche da Time; il “cerchio” che ritraeva Mike Skinner alias The Streets, finanziato dalla Sony; il famoso cerchio di Milk Hill, troppo complesso per essere fatto da mano umana e invece realizzato dall’artista Jon Lundberg.

Ritorno al Futuro ritorna. Fra due settimane verrà pubblicata in Blu-Ray la trilogia di Ritorno al Futuro: per l’occasione sono state incluse alcune scene tratte dalle cinque settimane di lavorazione nelle quali Marty McFly fu interpretato da Eric Stoltz invece che da Michael J. Fox, come spiegato qui.

Facebook introduce i gruppi, ma con un inghippo. Adesso è possibile definire gruppi di “amici” su Facebook e condividere un elemento solo con loro anziché con tutti i propri amici. Piccolo problema: sono gli altri utenti a includerci nei loro gruppi, che noi lo si voglia o meno, e spetta a noi dis-iscriverci. La BBC suggerisce alcune situazioni in cui questo sarebbe un bel problemino: per esempio, un utente s’è trovato iscritto a forza al gruppo dell’Associazione Nordamericana per l’Amore fra Uomini e Ragazzi (North American Man-Boy Love Association, NAMBLA) e per far capire quanto sia potenzialmente pericolosa questa funzione ha iscritto allo stesso gruppo Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook.

Lacrime nella pioggia. Ci ha lasciato Rutger Hauer, replicante indimenticabile

Lacrime nella pioggia. Ci ha lasciato Rutger Hauer, replicante indimenticabile

Rutger Hauer, interprete del replicante Roy Batty in Blade Runner e autore del suo struggente monologo finale, è morto il 19 luglio nella sua casa in Olanda dopo una breve malattia. Aveva 75 anni. Ne ha dato notizia solo oggi Variety, ricordando la sua ricca carriera costellata di personaggi memorabili. Lo ricordo anche per Ladyhawke e per The Hitcher, ma il suo volto mi resterà impresso per sempre insieme a queste parole:

“Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia. È tempo di morire.”

Quel momento non è andato perduto.

Ci ha lasciato René Auberjonois, Odo di “Star Trek”

Ci ha lasciato René Auberjonois, Odo di “Star Trek”

 René Auberjonois a Bologna nel 2010. Credit: Rodri Van Click.

Poche ore fa è stata diffusa la notizia della morte, a 79 anni, di René Auberjonois. Gli appassionati di Star Trek lo ricorderanno per sempre per la sua interpretazione di Odo, l‘alieno mutaforma di ST: Deep Space Nine profondamente solo, respinto da tutti ma dotato di un senso innato di giustizia; ma tanti lo ricordano come padre Mulcahy nel film M*A*S*H di Robert Altman (una delle sue tante collaborazioni con questo regista), come Endicott in Benson, come personaggio ricorrente in Boston Legal o come lo svitatissimo chef de La Sirenetta in lingua originale.

Nella sua lunghissima carriera cinematografica, televisiva e teatrale aveva ricoperto numerosissimi ruoli di ogni genere e lavorato con i più grandi attori e registi, ricevendo per esempio un premio Tony come miglior attore protagonista nel 1969 accanto a Katharine Hepburn in Coco.

Gli sopravvivono la moglie Judith e i figli Tessa e Remy. Sul suo account Twitter stanno arrivando i messaggi di cordoglio di tanti colleghi attori e fan.

Io ebbi il piacere di conoscerlo fuori scena e di tradurre i suoi vulcanici interventi alle convention italiane di fantascienza: era una persona di raro garbo, umanità e profondità, doti che custodiva con discrezione e con una grande gioia di vivere che gli luccicava negli occhi.

Grazie, Odo, per tutto quanto.

Lo vorrei ricordare con qualche altra foto dell’incontro a Bologna, scattate da Rodri van Click, che ringrazio per averle ripescate dai suoi archivi.

Disinformatico radio del 14 giugno

Scusate il ritardo, sto recuperando gli arretrati: ecco il podcast della puntata del Disinformatico di venerdì 14 (la puntata del 21 è saltata causa morbillo), con i rispettivi temi:

Le parole di Internet: metadati. Se ne parla tanto in relazione al cosiddetto “Datagate” o scandalo delle intercettazioni di massa da parte dell’NSA statunitense, ma cosa sono?

Antibufala: la “superluna” del 23 giugno. Non ha nulla di “super” se non nella fantasia di giornalisti che non sanno nulla di astronomia.

Pulp-o-Mizer: poster retrofuturistici personalizzati. Seguite il link e lasciatevi incantare, se vi piace la grafica del futuro come l’immaginavano le riviste di fantascienza dei primi decenni del secolo scorso.

35 anni di Space Invaders. Come passa il tempo: provo a ripercorrere la storia di un classico dei videogiochi.

“Wargames” compie trent’anni. Oggi che si parla tanto di guerra elettronica e informatica, è affascinante vedere come veniva vista la questione tre decenni fa: un giro nostalgico tra accoppiatori acustici e tubi catodici.