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Storie di Scienza: quel calabrone che per la scienza non può volare ma non lo sa

Un calabrone (Vespa crabro). Fonte: Wikipedia.

La struttura alare del calabrone, in relazione al suo peso, non è adatta al volo, ma lui non lo sa e vola lo stesso”. È una frase che avrete sentito citare spesso, magari attribuita a qualche grande nome come Albert Einstein, come concisa dimostrazione dell’ottusità degli scienziati e della loro incapacità di spiegare la magia della natura, che invece la saggezza popolare sa cogliere senza il paraocchi della conoscenza.

Il senso di questo aforisma sarebbe che il calabrone non sa un fico secco di scienza e quindi riesce a volare anche se la scienza dice che non può. Insomma, basta crederci, o basta essere ignoranti, e le severe leggi della realtà diventano facoltative. Stranamente non ho ancora visto nessuno che, non conoscendo la legge di gravitazione universale, sia stato quindi capace di levitare a mezz’aria sostenuto esclusivamente dalla sua ignoranza.

In realtà l’aforisma dimostra invece solo una cosa: c’è tanta gente che cerca ansiosamente una gruccia che sostenga la propria visione magica del mondo e che sminuisca l’efficacia della scienza, in modo da poterne ignorare i risultati quando non fanno comodo (tipo sui cambiamenti climatici di origine umana o sull’impatto sulla salute dell’ossessivo consumo di carburanti derivati dal petrolio). Quella stessa scienza alla quale si rivolgono ansiosi, però, al primo mal di denti.

La storiella del calabrone è una quadruplice scemenza. Anzi, una scemenza nella scemenza nella scemenza nella scemenza. Una scemenz-Inception.

Al primo livello della scemenza c’è il fatto che il termine “calabrone” è sbagliato: nella versione originale l’insetto in questione, dal corpo tozzo e le ali minuscole, era invece il bombo (Bombus terrestris). Chi va in giro a citare il calabrone forse non ne ha mai visto uno, perché le sue ali sono piuttosto generose rispetto al corpo snello e non evocano dubbi sulle sue competenze aviatorie.

Come sia avvenuta la transizione dal bombo al calabrone (Vespa crabro) in questo aforisma non lo so. Può darsi che c’entri la popolarità del celeberrimo brano del compositore Nikolai Rimsky-Korsakov Il volo del calabrone.

Al secondo livello c’è l’attribuzione einsteiniana: secondo le ricerche dell’ingegnere aeronautico John H. McMasters, la fonte più antica è infatti una frase scritta nel 1934 da un entomologo, Antoine Magnan, nel libro Le Vol des Insectes, una pietra miliare nel settore. Einstein non c’entra un fico secco, ma citarlo fa figo, mentre citare un entomologo no.

Al terzo livello c’è l’assegnazione dell’esclusiva a uno specifico insetto (bombo o calabrone che sia). Ma Magnan scrisse una cosa ben diversa: “ho applicato agli insetti le leggi della resistenza dell’aria e sono arrivato con il signor Sainte-Laguë alla conclusione che il loro volo è impossibile.” (Sainte-Laguë, matematico e ingegnere, era coautore del libro con Magnan).

Questa è la frase esatta di Magnan, in originale: “Tout d’abord poussé par ce qui se fait en aviation, j’ai appliqué aux insectes les lois de la résistance de l’air, et je suis arrivé avec M. Sainte-Laguë à cette conclusion que leur vol est impossible.” Secondo lui e il suo collega, le leggi dell’aerodinamica rendevano impossibile non solo il volo del calabrone o del bombo, ma di tutti gli insetti.

Immagine del brano originale. Fonte: Google Books.

Ma né Magnan né Sainte-Laguë erano scienziati boriosi e stupidi che si erano messi in testa di negare l’evidenza. Poco più avanti, infatti, Magnan prosegue dicendo quanto segue: “Tuttavia resta il fatto che l’insetto vola e sostiene il proprio peso in ogni istante. Non vi è dunque alcun motivo di stupirsi che i risultati forniti dai calcoli non concordino con la realtà. La discrepanza scaturisce dal fatto che al momento non sappiamo quali siano le proprietà aerodinamiche di un’ala d’insetto, che ha il bordo anteriore spesso e rigido e quello posteriore sottile e flessibile, un tipo di piano spesso formato da solchi il cui ruolo non è ancora ben noto nonostante le esperienze che ho acquisito sull’argomento.”

In originale: “Or, il y a un fait, c’est que l’insecte vole et qu’il sustente son poids à chaque instant. Il n’y a pas lieu toutefois de s’étonner de ce que les résultats fournis par le calcul ne soient pas en accord avec la réalité. La discordance tient à ce que, à l’heure actuelle, nous ne savons pas quelles sont les qualités aérodynamiques d’une aile d’insecte, à bord antérieur épais et rigide, à bord postérieur souple et mince, sorte de plan constitué souvent par des rigoles dont on ne connaît pas encore très bien le rôle, malgré les expériences que j’ai effectuées à ce sujet.

Questa precisazione fondamentale esprime chiaramente l’assenza di arroganza di Magnan e Sainte-Laguë e la loro serena accettazione, tipica della cultura scientifica, del fatto che se i calcoli non corrispondono alla realtà, vuol dire che sono sbagliati o che il modello su cui si basano è sbagliato o incompleto. Nella versione completa della frase in questione, insomma, manca completamente la presunta boria dello scienziato di rifiutare l’evidenza che sta alla base dell’aneddoto.

Quella frase si propagò rapidamente nella sua versione storpiata e monca, e fu poi agghindata e distorta ulterormente appioppandole le attribuzioni più disparate. Spesso la sua paternità è stata assegnata allo svizzero Jacob Ackeret, che era uno dei massimi esperti di aeronautica del ventesimo secolo e docente di aerodinamica di Wernher von Braun. Altrettanto spesso l’aforisma è stato attribuito al fisico tedesco Ludwig Prandtl.

Al quarto livello c’è il fatto che dal 1934 la comprensione dell’aerodinamica delle ali degli insetti è diventata un tantinello più ampia. La scienza ha fatto progressi enormi nella simulazione al computer delle ali in rapida oscillazione e dei moti complessi dei fluidi. Questo ha consentito di chiarire, sin dagli anni Novanta del secolo scorso, che il bombo rispetta eccome le leggi dell’aerodinamica: semplicemente usa principi differenti da quelli sfruttati dagli aerei.

Infatti la portanza (capacità di sostentamento in aria) del bombo viene generata sfruttando i flussi viscosi instabili e i vortici generati dal rapido battere delle sue ali. Per gli aerei ad ala fissa, invece, i vortici sono un difetto da evitare e la viscosità dei flussi è sostanzialmente irrilevante in termini di portanza. I progressi delle conoscenze scientifiche hanno permesso, per esempio, di creare spettacolari micro-droni con ali battenti, sviluppati per esempio dalla statunitense AeroVironment per il Pentagono.

Nonostante le smentite, l’idea che la scienza abbia dichiarato definitivamente che il bombo (o calabrone) non può volare continua a persistere e mette in luce un equivoco ricorrente: un fenomeno e il suo modello matematico sono due cose distinte ed è il secondo che si deve adattare al primo, non il contrario.

Quindi la scienza non ha sbagliato, e non ha “dimostrato” che il volo del bombo è impossibile, ma semplicemente che il suo modello matematico era inadeguato o insufficiente a descriverlo e ne serviva uno più completo.

Questo non significa buttar via in blocco il modello precedente, ma ampliarlo e perfezionarlo in modo che rappresenti meglio la realtà: un concetto importante da ricordare la prossima volta che qualcuno annuncerà scoperte sensazionali che sovvertirebbero i principi fondamentali della scienza.

Questo articolo fa parte delle Storie di Scienza: una serie libera e gratuita, resa possibile dalle donazioni dei lettori. Una sua versione molto ridotta è stata pubblicata su Le Scienze nel 2012. Ultimo aggiornamento: 2026/05/20.

Fonti

Le Vol des Insectes (Hermann & Cie, Paris, 1934) (non “Hermann and Cle” e non August Magnan, come scrivono invece molte fonti).

John H. McMasters (March/April 1989). “The flight of the bumblebee and related myths of entomological engineering”. American Scientist 77: 146–169.

Flight of the Bumblebee, ScienceNews, (2004).

Antoine Magnan, Wikipedia in inglese.

Science: How Insects Fly. Time Magazine, 12/9/1960: “With their proportionately bulky bodies supported by puny wings, many flying insects look about as airworthy as a Mack truck. French Zoologist Antoine Magnan once studied bumblebees for several years, reached the conclusion that their ability to fly defied all known physical principles. The secret of this kind of flight lies in rapid wing beats. The tiny midge beats its wings 1,000 times per second to stay airborne, each beat contributing a minute amount of lift.”

Encyclopedia Smithsonian: Insect Flight, Si.edu. “Another common story involves the flight of bumblebees, which were studied by Antoine Magnan, a French zoologist, in 1934. His conclusions indicated that these insects could not fly at all.”

J.W.S. Pringle. Insect Flight (1957). Cambridge University Press (2010).

Scientific Urban Legends, di Donald Simanek.

Robot hummingbird passes flight tests, Phys.org (2011).

Robin Wootton, How flies fly, Nature, vol. 400, 8 July 1999, pp. 112-113.

Charles P. Ellington et all, Leading-edge vortices in insect flight, Nature, vol. 384, 19/26 dicembre 1996, pp. 626-630.

Robert Dudley, Unsteady aerodynamics, Science, vol. 284, 18 giugno 1999, pp. 1937-1939.

Dickinson M. H., F. O. Lehmann, et al., Wing rotation and the aerodynamic basis of insect flight, Science, vol. 284, 18 giugno 1999, pp. 1954-1960.

Flight of the Bumblebee, Ivars Peterson, ScienceNews.org.

Bumblebees finally cleared for takeoff: Insect flight obeys aerodynamic rules, Cornell physicist proves, Cornell.edu, marzo 2000).

Flight Of The Bumble Bee Is Based More On Brute Force Than Aerodynamic Efficiency, Science Daily (2009).

Scacco matto alla scienza? L’enigma del calabrone che non poteva volare, Andrea Albini, Cicap.org.

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40 Commenti
Roberto

Gran bell’articolo. Molto interessante e ben scritto. Complimenti Paolo.

Ultima modifica 30 giorni fa di Roberto
Marco

Piccola nota, nel pezzo di Rimsky-Korsakov, che è solo un interludio, nella versione originale l’insetto è un Bombo

zio Van (quello Fanel)

Ma anche “il volo del calabrone” è in realtà il volo del bombo (шмеля in russo)… è un errore che ho sempre visto dappertutto, anche in libri stampati. Come i circuiti di silicone 🙁

Guastulfo

Io pure conoscevo la versione del bombo e non quella del calabrone alla quale non avrei mai creduto comunque: sono nato e cresciuto in campagna e qualcosa l’ho imparata (punture in primis 😀 )

In ogni caso la risposta che darei a questi “saggi dell’ignoranza” è che la scienza almeno ha gli strumenti per capire che un bombo, teoricamente, “non dovrebbe volare”. Voi, invece, potete solo restare a guardare che vola.

Nick

La storia del calabrone mi era stata raccontata e metà degli anni 90 da un amico che studiava Ing. aereonatuca.
La stessa persona poi 15 anin dopo mi disse che con il progresso della potenza di calcolo e le conseguenti simulazioni die flussi non lineari il “mistero” era stato risolto.
In pratica quello che ha scritto Paolo
ciao

Summer67

Purtroppo Google traduttore traduce bombo e calabrone come “bumblebee”, per cui la tua distinzione non regge a una semplice verifica

summer67

Beh, se non lui chi? Comunque scusami

pebs

Esatto!

PGC New Edition

Ciao Paolo, perdonami ma questo suggerimento mi sembra discutibile. 🙂

Primo: anche i traduttori umani sbagliano, e purtroppo con la lingua è un po’ un catch22: difficile rendersene conto se non la si conosce a fondo. Secondo, i traduttori di solito sono a pagamento. Terzo, per un singolo termine può risultare veramente complesso trovarne uno.

Si può ovviare semmai con un buon dizionario, ma per alcuni termini attuali può risultare inutile se non è molto recente.

p.s. uno degli errori di traduzione cui assistetti personalmente avvenne in Wales, quando vivevo li: https://www.theguardian.com/theguardian/2008/nov/01/5 Non fu colpa di google, ma nemmeno umano. Piuttosto di un “misunderstanding” tra le due parti.

Non posso che concludere invocando Nanni Moretti…

Ultima modifica 26 giorni fa di PGC New Edition
PGC New Edition

posso capire, però non è vero che in generale i traduttori umani sono migliori. Soprattutto, come in questo caso, quando ci vogliono competenze specialistiche.

Tu infatti in questo caso non eri nei panni del traduttore, ma in quello di “debunker”. E come tale hai scritto cose corrette.

Infatti senza una ricerca o competenza di entomologia, cioè basandoti esclusivamente sulle tue conoscenze linguistiche, probabilmente non saresti arrivato alle stesse conclusioni. Come avrebbero fatto probabilmente almeno alcuni traduttori.

Ultima modifica 24 giorni fa di PGC New Edition
Guido Baccarini

Deepl, ad esempio, traduce calabrone con “hornet” e bumblebee non è disponibile tra tutti i possibili sinonimi.

La differenza sta chiaramente nell’addestramento: google lo ha fatto attingendo al web stesso in modo automatico e quindi soffre della “ignoranza” di chi scrive testi, Deepl è un sito esclusivamente di traduzioni e quindi soggetto a revisione anche umana, oltre ad avere attinto da fonti specifiche (in primis, sicuramente dizionari).

Per il momento (non so ancora per quanto), i traduttori automatici vanno bene per uso “domestico”, ogni volta che serve una traduzione per usi professionali, legali, scientifici o comunque determinanti, serve minimo una revisione umana.
Per non parlare del cosiddetto adattamento, che tiene conto anche degli aspetti culturali della lingua in cui si traduce, che un’automatismo ancora non è in grado di preservare.
Meravigliosa la prefazione al libro “La collina dei conigli”, non ricordo la casa editrice, in cui si spiega come si è cercato di tradurre il nome dei vari conigli mantenendone il più possibile l’assonanza e lo spirito del nome originario (e mi viene in mente anche le traduzioni sui nomi dei personaggi della saga di Harry Potter così come di Star Wars….)

pebs

Tutto assolutamente vero!

Però posso dirti per esperienza che ormai, in molti rami dell’editoria, si tende a soprassedere sulla revisione umana, con la scusa che “costa” (se va bene, circa un terzo di quello che prima costava la traduzione – ripeto, se va bene). Salvo, ovviamente, dare la colpa all’umano per qualsiasi errore anche difficilmente individuabile commesso dal traduttore artificiale… O individuabile soltanto facendo una revisione totalmente antieconomica per chi la esegue.

Summer67

Secondo bufale. net, pare che la frase sia stata scritta da Antoine Magnan, entomologo francese, contenuta nel trattato “Le Vol Des Insects”, del 1934. Naturalmente ha usato il nome scientifico, ma qualunque non-entomologo, nel riportarla, avrà usato il nome comune, e da qui la confusione (anche in francese si chiamano allo stesso modo: “bourdon”). Poi, non c’è dubbio che il ragionamento fosse sbagliato, perché è la realtà che plasma la fisica. Pare che i calcoli li abbia fatti un suo assistene, André Sainte-Laguë, matematico e ingegnere

Summer67

PS per altro anche “Il volo del calabrone” di Rimskij-Korsakov si riferisce palesemente al calabrone e non al bombo, e persino in russo si chiamano con lo stesso nome: shmel

-j-

Pignoleria meccanica:

Per gli aerei ad ala fissa […] la viscosità dei flussi è sostanzialmente irrilevante in termini di portanza

Mica tanto: senza viscosità, non ci sarebbe portanza (oltre a non esserci resistenza).

Ste

Come sia avvenuta la transizione dal bombo al calabrone (Vespa crabro) in questo aforisma non lo so.

Ignoranza.
Più o meno tutti conoscono la parola “calabrone”, quasi nessuno quella di “bombo”. L’ignoranza entomologica della gente comune è imbarazzante, per cui tutti gli insetti sono “scarafaggi” e a fatica sarebbero in grado di elencare 8 insetti.

Questa storia (e relativa smentita) la sentii a biologia durante una lezione di zoologia tenuta dal prof Zullini (grande conoscitore di nematodi che perse un suo esperimento su di essi con la tragedia del Columbia), però la usò pe rintrodurre un altro concetto affascinante negli insetti e nel loro volo: la frequenza del battito d’ali, anch’esso “tecnicamente” impossibile superando la possibilità di trasmissione degli impulsi nervosi ai muscoli. Per molti insetti ciò è possibile in quanto riescono a mandare in risonanza la parte dell’esoscheletro collegato alle ali riuscendo a raggiungere frequenze di battiti altrimenti non raggiungibili con il solo impulso nervoso.

Edoloz

Spettacolo, non lo sapevo!

Guastulfo

Io avevo letto che sia alcuni uccelli che insetti in realtà mandano impulsi che dicono ai muscoli di “oscillare”. In altre parole non c’è corrispondenza 1 a1 tra impulso nervoso e reazione dei muscoli che muovono le alu ma una relazione 1 a molti: a ogni impulso il muscolo si contrae e rilassa un certo numero di volte.

Probabilmene ricordo male anche perché, a pensarci bene, i muscoli si contraggono proprio in seguito agli impulsi

Poz

curiosamente il titolo inglese dell’opera di Rimsky-Korsakov si riferisce sempre al bombo, non saprei se è tradotto correttamente dal russo:
https://en.wikipedia.org/wiki/Flight_of_the_Bumblebee

Gian Piero Biancoli

Io l’ho sempre vista citata come frase motivazionale per fare ciò che apparentemente può sembrare un’impresa impossibile, più che come atto di disobbedienza alla scienza.
In ambito sportivo è abusata per eventi in cui sia impossibile vincere, almeno sulla carta, per gare in cui Davide va incontro a Golia, partite in cui tutti dicono che gli avversari ci travolgeranno ma noi oggi dimostreremo il contrario.
Tra l’altro l’ho anche sentita citata con il preambolo “nei vecchi manuali di aeronautica” per cui non c’ho mai visto una derisione della scienza che non sa spiegare un fenomeno comunque evidente, ma più come un invito a compiere un impresa assolutamente improba ma non impossibile, non sempre ciò che è scritto è destinato ad accadere.

Edoloz

Concordo. Per dire, è presente anche nella prime pagine del libro di Angelo d’Arrigo sulle sue imprese nel volo libero. E l’intento è proprio quello che sottolinei tu: non fermarsi all’apparenza, ma provare a testa bassa a capire il mondo che ci circonda.

pebs

Anch’io l’ho sempre considerata motivazionale, non antiscientifica.

R.D. Olivaw

Nessuno scienziato che parli seriamente direbbe che sulla base delle sue conoscenze un fatto è impossibile, se quel fatto è un dato verificabile di esperienza.
Direbbe che occorre ampliare o modificare le sue conoscenze.

Rado il Figo

Personalmente, ho sempre sentito la versione col “bombo” citando lo studio di un entomologo (proprio Magnan?) e scopro solo ora il “calabrone” e l’attribuzione ad Einstein

pebs

Anch’io la sapevo con il bombo.

zio Van (quello Fanel)

Sapevo anche la versione con l’ape (hanno preso “bee” senza “bumble”)

pebs

Quella con l’ape non l’ho mai sentita.

zio Van (quello Fanel)

sei fortunato allora, non hai mai visto “Bee Movie” 🤣 (ma in realtà l’avevo già sentita decenni prima)

Massimo

Se vola evidentemente è perché può farlo. Con un po’ d’umiltà anche Magnan e Sainte-Laguë, insetti, bombo o calabrone, avrebbero dovuto scrivere piuttosto che non avevano capito per quale principio fisico volasse.

Sapevo che fosse una scemenza sesquipedale su più fronti ma non conoscevo le sue origini 🙂

PGC New Edition

Interessante.

Conoscevo la storia, e soprattutto il lavoro di Ellington, 1996, ma non il dettaglio sull’origine di questa leggenda metropolitana. Pensavo anzi che la questione fosse chiusa da tempo.

Una cosa che può essere interessante è che in generale il “Dynamic Stall”, usato da alcuni insetti è meno efficiente nell’hovering, cioè nel volo da fermo, del sistema usato per esempio da un elicottero. Questo vale a qualsiasi scala, ma MENO alla scala del calab… sorry… del bombo. Il problema è che nel mondo animale, apparte alcuni casi rarissimi, non è mai stato “inventato” un meccanismo che potesse portare alla rotazione continua usata da gran parte della tecnologia umana (la ruota insomma…). E quindi insetti ed uccelli fanno quello che possono.

Chissà che invece su qualche exoplanet… 🙂

Ultima modifica 27 giorni fa di PGC New Edition
-j-

Grazie a tutti quelli che mi hanno svelato la vera identità dell’insetto (di cui, nella mia ignoranza enciclopedica, non avevo idea).

Surrogando la curiosità alla cultura, sono andato a vedere su Wikipedia: c’è un simpatico schizzo di costume dell’insetto protagonista e -pur non essendo un entomologo- vedo che non ha il tipico vitino da vespa

Niente di importante, ma mi sembrava simpatico ^_^
Saluti
-j-

Enrico

Queste storie di scienza sono dei gioiellini. Grazie Paolo!

uno dei tanti

bravo, bello, chiaro e affossante

Robolob

Storia interessantissima! Avevo sempre pensato però che la storia volesse dire che il bombo/calabrone fosse un insetto coraggioso e che non si volesse far dire da nessuno che lui non può volare 🙂

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