Storie di Scienza: quel calabrone che per la scienza non può volare ma non lo sa

“La struttura alare del calabrone, in relazione al suo peso, non è adatta al volo, ma lui non lo sa e vola lo stesso”. È una frase che avrete sentito citare spesso, magari attribuita a qualche grande nome come Albert Einstein, come concisa dimostrazione dell’ottusità degli scienziati e della loro incapacità di spiegare la magia della natura, che invece la saggezza popolare sa cogliere senza il paraocchi della conoscenza.
Il senso di questo aforisma sarebbe che il calabrone non sa un fico secco di scienza e quindi riesce a volare anche se la scienza dice che non può. Insomma, basta crederci, o basta essere ignoranti, e le severe leggi della realtà diventano facoltative. Stranamente non ho ancora visto nessuno che, non conoscendo la legge di gravitazione universale, sia stato quindi capace di levitare a mezz’aria sostenuto esclusivamente dalla sua ignoranza.
In realtà l’aforisma dimostra invece solo una cosa: c’è tanta gente che cerca ansiosamente una gruccia che sostenga la propria visione magica del mondo e che sminuisca l’efficacia della scienza, in modo da poterne ignorare i risultati quando non fanno comodo (tipo sui cambiamenti climatici di origine umana o sull’impatto sulla salute dell’ossessivo consumo di carburanti derivati dal petrolio). Quella stessa scienza alla quale si rivolgono ansiosi, però, al primo mal di denti.
La storiella del calabrone è una quadruplice scemenza. Anzi, una scemenza nella scemenza nella scemenza nella scemenza. Una scemenz-Inception.
Al primo livello della scemenza c’è il fatto che il termine “calabrone” è sbagliato: nella versione originale l’insetto in questione, dal corpo tozzo e le ali minuscole, era invece il bombo (Bombus terrestris). Chi va in giro a citare il calabrone forse non ne ha mai visto uno, perché le sue ali sono piuttosto generose rispetto al corpo snello e non evocano dubbi sulle sue competenze aviatorie.
Come sia avvenuta la transizione dal bombo al calabrone (Vespa crabro) in questo aforisma non lo so. Può darsi che c’entri la popolarità del celeberrimo brano del compositore Nikolai Rimsky-Korsakov Il volo del calabrone.
Al secondo livello c’è l’attribuzione einsteiniana: secondo le ricerche dell’ingegnere aeronautico John H. McMasters, la fonte più antica è infatti una frase scritta nel 1934 da un entomologo, Antoine Magnan, nel libro Le Vol des Insectes, una pietra miliare nel settore. Einstein non c’entra un fico secco, ma citarlo fa figo, mentre citare un entomologo no.
Al terzo livello c’è l’assegnazione dell’esclusiva a uno specifico insetto (bombo o calabrone che sia). Ma Magnan scrisse una cosa ben diversa: “ho applicato agli insetti le leggi della resistenza dell’aria e sono arrivato con il signor Sainte-Laguë alla conclusione che il loro volo è impossibile.” (Sainte-Laguë, matematico e ingegnere, era coautore del libro con Magnan).
Questa è la frase esatta di Magnan, in originale: “Tout d’abord poussé par ce qui se fait en aviation, j’ai appliqué aux insectes les lois de la résistance de l’air, et je suis arrivé avec M. Sainte-Laguë à cette conclusion que leur vol est impossible.” Secondo lui e il suo collega, le leggi dell’aerodinamica rendevano impossibile non solo il volo del calabrone o del bombo, ma di tutti gli insetti.

Ma né Magnan né Sainte-Laguë erano scienziati boriosi e stupidi che si erano messi in testa di negare l’evidenza. Poco più avanti, infatti, Magnan prosegue dicendo quanto segue: “Tuttavia resta il fatto che l’insetto vola e sostiene il proprio peso in ogni istante. Non vi è dunque alcun motivo di stupirsi che i risultati forniti dai calcoli non concordino con la realtà. La discrepanza scaturisce dal fatto che al momento non sappiamo quali siano le proprietà aerodinamiche di un’ala d’insetto, che ha il bordo anteriore spesso e rigido e quello posteriore sottile e flessibile, un tipo di piano spesso formato da solchi il cui ruolo non è ancora ben noto nonostante le esperienze che ho acquisito sull’argomento.”
In originale: “Or, il y a un fait, c’est que l’insecte vole et qu’il sustente son poids à chaque instant. Il n’y a pas lieu toutefois de s’étonner de ce que les résultats fournis par le calcul ne soient pas en accord avec la réalité. La discordance tient à ce que, à l’heure actuelle, nous ne savons pas quelles sont les qualités aérodynamiques d’une aile d’insecte, à bord antérieur épais et rigide, à bord postérieur souple et mince, sorte de plan constitué souvent par des rigoles dont on ne connaît pas encore très bien le rôle, malgré les expériences que j’ai effectuées à ce sujet.”
Questa precisazione fondamentale esprime chiaramente l’assenza di arroganza di Magnan e Sainte-Laguë e la loro serena accettazione, tipica della cultura scientifica, del fatto che se i calcoli non corrispondono alla realtà, vuol dire che sono sbagliati o che il modello su cui si basano è sbagliato o incompleto. Nella versione completa della frase in questione, insomma, manca completamente la presunta boria dello scienziato di rifiutare l’evidenza che sta alla base dell’aneddoto.
Quella frase si propagò rapidamente nella sua versione storpiata e monca, e fu poi agghindata e distorta ulterormente appioppandole le attribuzioni più disparate. Spesso la sua paternità è stata assegnata allo svizzero Jacob Ackeret, che era uno dei massimi esperti di aeronautica del ventesimo secolo e docente di aerodinamica di Wernher von Braun. Altrettanto spesso l’aforisma è stato attribuito al fisico tedesco Ludwig Prandtl.
Al quarto livello c’è il fatto che dal 1934 la comprensione dell’aerodinamica delle ali degli insetti è diventata un tantinello più ampia. La scienza ha fatto progressi enormi nella simulazione al computer delle ali in rapida oscillazione e dei moti complessi dei fluidi. Questo ha consentito di chiarire, sin dagli anni Novanta del secolo scorso, che il bombo rispetta eccome le leggi dell’aerodinamica: semplicemente usa principi differenti da quelli sfruttati dagli aerei.
Infatti la portanza (capacità di sostentamento in aria) del bombo viene generata sfruttando i flussi viscosi instabili e i vortici generati dal rapido battere delle sue ali. Per gli aerei ad ala fissa, invece, i vortici sono un difetto da evitare e la viscosità dei flussi è sostanzialmente irrilevante in termini di portanza. I progressi delle conoscenze scientifiche hanno permesso, per esempio, di creare spettacolari micro-droni con ali battenti, sviluppati per esempio dalla statunitense AeroVironment per il Pentagono.
Nonostante le smentite, l’idea che la scienza abbia dichiarato definitivamente che il bombo (o calabrone) non può volare continua a persistere e mette in luce un equivoco ricorrente: un fenomeno e il suo modello matematico sono due cose distinte ed è il secondo che si deve adattare al primo, non il contrario.
Quindi la scienza non ha sbagliato, e non ha “dimostrato” che il volo del bombo è impossibile, ma semplicemente che il suo modello matematico era inadeguato o insufficiente a descriverlo e ne serviva uno più completo.
Questo non significa buttar via in blocco il modello precedente, ma ampliarlo e perfezionarlo in modo che rappresenti meglio la realtà: un concetto importante da ricordare la prossima volta che qualcuno annuncerà scoperte sensazionali che sovvertirebbero i principi fondamentali della scienza.
Questo articolo fa parte delle Storie di Scienza: una serie libera e gratuita, resa possibile dalle donazioni dei lettori. Una sua versione molto ridotta è stata pubblicata su Le Scienze nel 2012. Ultimo aggiornamento: 2026/05/20.
Fonti
Le Vol des Insectes (Hermann & Cie, Paris, 1934) (non “Hermann and Cle” e non August Magnan, come scrivono invece molte fonti).
John H. McMasters (March/April 1989). “The flight of the bumblebee and related myths of entomological engineering”. American Scientist 77: 146–169.
Flight of the Bumblebee, ScienceNews, (2004).
Antoine Magnan, Wikipedia in inglese.
Science: How Insects Fly. Time Magazine, 12/9/1960: “With their proportionately bulky bodies supported by puny wings, many flying insects look about as airworthy as a Mack truck. French Zoologist Antoine Magnan once studied bumblebees for several years, reached the conclusion that their ability to fly defied all known physical principles. The secret of this kind of flight lies in rapid wing beats. The tiny midge beats its wings 1,000 times per second to stay airborne, each beat contributing a minute amount of lift.”
Encyclopedia Smithsonian: Insect Flight, Si.edu. “Another common story involves the flight of bumblebees, which were studied by Antoine Magnan, a French zoologist, in 1934. His conclusions indicated that these insects could not fly at all.”
J.W.S. Pringle. Insect Flight (1957). Cambridge University Press (2010).
Scientific Urban Legends, di Donald Simanek.
Robot hummingbird passes flight tests, Phys.org (2011).
Robin Wootton, How flies fly, Nature, vol. 400, 8 July 1999, pp. 112-113.
Charles P. Ellington et all, Leading-edge vortices in insect flight, Nature, vol. 384, 19/26 dicembre 1996, pp. 626-630.
Robert Dudley, Unsteady aerodynamics, Science, vol. 284, 18 giugno 1999, pp. 1937-1939.
Dickinson M. H., F. O. Lehmann, et al., Wing rotation and the aerodynamic basis of insect flight, Science, vol. 284, 18 giugno 1999, pp. 1954-1960.
Flight of the Bumblebee, Ivars Peterson, ScienceNews.org.
Bumblebees finally cleared for takeoff: Insect flight obeys aerodynamic rules, Cornell physicist proves, Cornell.edu, marzo 2000).
Flight Of The Bumble Bee Is Based More On Brute Force Than Aerodynamic Efficiency, Science Daily (2009).
Scacco matto alla scienza? L’enigma del calabrone che non poteva volare, Andrea Albini, Cicap.org.









