55 anni fa la missione Soyuz 11: trionfo e tragedia nello spazio (seconda e ultima parte)

8 giugno 1971. Da più di ventiquattro ore Dobrovolsky, Volkov e Patsayev sono a bordo del primo laboratorio spaziale, genesi di più grandi strutture orbitali che gireranno intorno alla Terra negli anni successivi con abitanti non solo cosmonauti ma anche medici e scienziati, con lo scopo di studiare non solo il nostro pianeta dallo spazio ma anche la struttura dell’Universo da un punto di vista unico. I tre uomini della Soyuz danno inizio da oggi ad un intenso programma di ricerche scientifiche. Dobrovolsky e i suoi due compagni svolgono la maggior parte delle loro attività all’interno del terzo “cilindro” della Salyut, l’ambiente più vasto.

9 giugno 1971. Nelle prime ore del mattino, ora di Mosca, con una breve accensione dei motori della Soyuz i cosmonauti correggono l’orbita, innalzando il complesso spaziale affinché questo non scenda troppo verso la terra. L’orbita della Salyut è compresa, come riferisce Radio Mosca nei suoi notiziari, tra i 265 e 239 km di quota dal nostro pianeta. In serata, durante il consueto collegamento televisivo, Dobrovolsky, Volkov e Patsayev mostrano e descrivono ai numerosi telespettatori sovietici una nuova tuta spaziale di lavoro, denominata “Pinguino”. “E’ una tuta elasticizzata per mantenere il tono muscolare e difendere l’organismo umano dagli effetti debilitanti dell’assenza di gravità”, specifica il comandante Dobrovolsky. In conclusione del collegamento i tre cosmonauti si dichiarano soddisfatti di come sia maneggevole e confortevole vivere all’interno del laboratorio grazie alle sue enormi dimensioni.


10 giugno 1971. Da quattro giorni i tre uomini della Soyuz 11 sono nello spazio. Comincia a delinearsi l’obiettivo finale della missione: Dobrovolsky, Volkov e Patsayev si dedicano oggi soprattutto ad esperimenti di medicina e biologia e osservazioni astronomiche. Al loro risveglio Il comandante Dobrovolsky comunica al Centro di Controllo di Mosca che lui e i suoi compagni stanno bene e sono di ottimo umore e hanno aperto la giornata con degli esercizi ginnici. Durante il collegamento televisivo serale con i telespettatori sovietici, Vladislav Volkov, l’ingegnere di volo, assicura che tutto a bordo del laboratorio Salyut funziona bene, anche se i continui controlli di una “casa spaziale” così grande richiedono uno sforzo considerevole.


11 giugno 1971. Quinta giornata nello spazio per i tre cosmonauti giunti a bordo della Salyut viaggiando con la Soyuz 11 domenica scorsa 6 giugno. Dobrovolsky, Patsayev e Volkov dedicano la giornata a rilievi scientifici sulla superficie terrestre e sull’atmosfera che circonda il nostro pianeta. Problema particolare in cui gli uomini della Salyut concentrano la loro attenzione, su richiesta degli scienziati e medici sovietici che seguono la loro missione da terra, è la capacità dell’organismo umano di adattarsi alla mancanza di peso durante una lunga permanenza nello spazio. Vengono perciò eseguiti controlli sul calcio nelle ossa, lo stato del cuore e dei vasi sanguigni.


12 giugno 1971. La vita a bordo della Salyut per i tre uomini della Soyuz non segnala particolari novità: gli strumenti del laboratorio orbitante, monitorati oltre che dai cosmonauti anche dal Centro di controllo a terra situato nei pressi di Mosca, funzionano regolarmente. In giornata viene effettuata una nuova manovra per la correzione dell’orbita. Durante il consueto collegamento televisivo, seguito da milioni di sovietici, viene descritto l’ampio interno del laboratorio e mostrato l’effetto che ha la microgravità con alcuni oggetti.

13 giugno 1971. Giornata dedicata al riposo dopo i primi intensi giorni in cui i tre cosmonauti sono stati impegnati nel continuo e rigoroso controllo del laboratorio, negli esperimenti medico-scientifici e nel loro adattamento alle condizioni di microgravità. Non sono mancati comunque i quotidiani esercizi ginnici, richiesti obbligatoriamente dagli scienziati a terra, per conservare al meglio il tono muscolare grazie anche alla presenza a bordo di un tapis roulant sul quale possono compiere lunghe camminate. Dobrovolsky, Volkov e Patsayev stabiliscono anche un primato: per la prima volta nella storia si vota dallo spazio. I tre della Soyuz 11 sono chiamati ad esprimere le loro preferenze per le elezioni del Soviet Supremo tramite voto espresso via radiotelefono.

14 giugno 1971. Dobrovolsky, Volkov e Patsayev si trovano a bordo del laboratorio Salyut esattamente da una settimana. Il programma di volo, annuncia nel suo bollettino quotidiano l’agenzia TASS, viene scrupolosamente rispettato. In serata, durante il collegamento televisivo, i tre accendono la telecamera posta all’esterno della Salyut: milioni di spettatori sovietici possono così ammirare la Terra scorrere al di sotto del laboratorio da più di 250 km di quota.


15 giugno 1971. I giorni scorrono tranquilli, come annuncia Radio Mosca nei suoi notiziari, a bordo del laboratorio Salyut che viaggia ad una distanza di più di 250 km dalla superficie terrestre. I tre uomini della Soyuz 11 proseguono, monitorati da terra, gli esperimenti a loro affidati.

16 giugno 1971. Undicesimo giorno di missione nello spazio per i tre cosmonauti che dal 7 giugno vivono a bordo del primo laboratorio spaziale della storia. Dopo la sveglia data dal Centro di controllo di Mosca e iniziata una serie di esperimenti, Dobrovolsky, Volkov e Patsayev segnalano a terra di sentire un forte odore di bruciato, seguito dallo svilupparsi di fumo all’interno della Salyut.
A causa della rigida segretezza imposta dal programma spaziale sovietico, Volkov usa via radio uno speciale codice comunicando: “A bordo c’è la tenda!”. Parola in codice utilizzata per indicare fumo o principio di incendio.
Vista l’improvvisa situazione d’emergenza, i tecnici ordinano immediatamente all’equipaggio di trasferirsi sulla Soyuz 11, chiudere il portello di collegamento e tenersi pronti per un eventuale rientro immediato a terra. Prima di rifugiarsi a bordo della navicella i cosmonauti riescono comunque a spegnere il generatore primario di ossigeno, riuscendo a soffocare lo svilupparsi dell’incendio.
Quaranta minuti dopo l’inizio dell’emergenza, su consiglio dei tecnici controllori del volo l’equipaggio rientra prudenzialmente sulla Salyut. Il comandante Georgi Dobrovolsky riferisce a terra che tutto sembra essere tornato alla normalità e dopo aver sostituito i filtri del rigeneratore di ossigeno chiede il permesso di poter continuare il programma della missione stabilito nel piano originale. Permesso accordato, anche se tra i tecnici e gli scienziati a terra cresce il timore che non si riesca a raggiungere la durata record prevista: sulla Salyut vi sono riserve di ossigeno e cibo fino al mese di agosto.
Alcuni giorni dopo verrà stabilito che la causa del principio di incendio è situata nella parte posteriore del laboratorio, dove si trova il telescopio per le osservazioni del Sole, ormai inutilizzabile. Naturalmente questa drammatica notizia, il primo incendio a bordo di un veicolo abitato nello spazio, non viene divulgata in occidente né al mondo intero: verrà resa nota solamente dopo la fine della Guerra Fredda con la caduta del muro di Berlino.

18 giugno 1971. Dopo la drammatica giornata del giorno 16, gli specialisti e i medici del controllo a terra concedono agli sfiniti cosmonauti della Soyuz 11 una giornata di riposo, come riporta a pagina 5 il quotidiano “L’Unità” di venerdì 18 giugno, naturalmente senza alcun riferimento allo scampato pericolo.

19 giugno 1971. Mentre sul laboratorio Salyut i tre uomini della Soyuz 11 riprendono le attività medico-scientifiche sospese dopo l’incidente del 16 giugno, interrompendole parzialmente per festeggiare il trentottesimo compleanno di Viktor Patsayev, in Unione Sovietica e in tutto l’Occidente ci si chiede quanto rimarranno ancora nello spazio Dobrovolsky e i suoi due compagni. Vi sarà un avvicendamento a bordo con l’invio di un nuovo equipaggio? Oppure la “troika celeste” lanciata il 6 giugno batterà ogni record di permanenza umana nel cosmo?

20 giugno 1971. Gli interrogativi sulla durata del viaggio intorno alla Terra dell’equipaggio della Salyut, il compleanno in orbita di Patsayev e i consueti collegamenti televisivi con il popolo sovietico nelle corrispondenze degli inviati dei quotidiani “L’Unità” e “La Stampa”.


21 giugno 1971. Il quotidiano “L’Unità” riferisce che dopo aver raggiunto e superato il record di permanenza nello spazio di astronauti americani (Frank Borman e James Lovell a bordo della Gemini 7, stabilito nel dicembre del 1965), Dobrovolsky, Volkov e Patsayev si stanno, giorno dopo giorno, orbita dopo orbita, avvicinando a stabilire un nuovo record di vita in orbita terrestre da parte di esseri umani, detenuto dall’equipaggio della Soyuz 9.

22 giugno 1971. Nel corso del quotidiano collegamento televisivo con i numerosi spettatori dell’Unione Sovietica, i tre cosmonauti mostrano per la prima volta la “Serra” che si trova a bordo del laboratorio scientifico in orbita intorno alla Terra dal 19 aprile. Georgi Dobrovolsky specifica che nei giorni scorsi hanno piantato dei semi e ora le pianticelle si stanno sviluppando: sono bulbi di cipolla, semi di lino e un cavolo cinese. Il comandante del volo annuncia che la prima “Serra” spaziale della storia è stata ribattezzata “Oasi 1”.

23 giugno 1971. La nuova giornata nello spazio si apre per i tre cosmonauti con una serie di esercizi ginnici per mantenere il giusto tono muscolare in un ambiente in microgravità. In particolare si accorgono che ogni volta che viene usato il tapis roulant, obbligatoriamente due volte al giorno, la struttura orbitale subisce delle vibrazioni.
Nel corso del collegamento TV i telespettatori sovietici possono osservare il comandante Georgi Dobrovolsky mentre sta studiando le caratteristiche ottiche di uno strumento per l’orientamento a vista tramite le stelle. La telecamera mobile tenuta da Patsayev mostra anche come Vladislav Volkov si stia dedicando invece ad altri esperimenti. Al termine della trasmissione i tre della Soyuz salutano il loro Paese che scorre sotto i loro occhi, ricordando che in quel momento stanno effettuando il 261°giro intorno alla Terra da quando sono arrivati nello spazio.
24 giugno 1971. I tre abitanti del primo laboratorio cosmico in orbita intorno alla Terra raggiungono oggi un importante traguardo per la missione a loro affidata: quando a Mosca sono le prime ore del giorno, battono il record di permanenza umana nello spazio, superando il primato precedente di 18 giorni stabilito l’anno precedente, nel giugno 1970, dai cosmonauti Andriyan Nikolayev e Vitali Sevastiyanov della Soyuz 9. Durante la trasmissione TV in collegamento con il popolo sovietico, Dobrovolsky, Volkov e Patsayev annunciano che stanno bene e che anche l’appetito, nonostante le condizioni diverse dalla Terra, è molto buono.

25 giugno 1971. La notizia di un nuovo primato, che si aggiunge a quelli già realizzati da parte della cosmonautica russa in questa “prima era spaziale” iniziata grazie al lancio del primo Sputnik (1957), è riportata a pagina 12 del quotidiano “La Stampa” di venerdì 25 giugno.

…e in prima e a pagina 5 sul quotidiano “L’Unità”.


27 giugno 1971. Sono trascorsi esattamente venti giorni dall’arrivo di Dobrovolsky, Volkov e Patsayev, freschi “recordman del cosmo”, a bordo della Salyut. “Il volo prosegue regolare”, annuncia nei suoi quotidiani bollettini l’agenzia TASS, specificando che la temperatura a bordo del laboratorio è di 22 gradi. Continuano anche i collegamenti televisivi con la Terra, seguiti da milioni di telespettatori sovietici.

28 giugno 1971. Mentre in tutto il mondo, che sta scorrendo a più di duecentocinquanta chilometri di distanza sotto gli occhi di Dobrovolsky, Volkov e Patsayev, ci si domanda tra scienziati ed esperti di astronautica quando terminerà il lungo viaggio intorno al nostro pianeta dei tre uomini della Soyuz, dal Centro di controllo di Mosca giunge l’ordine di prepararsi per il rientro a terra, programmato per il giorno successivo.

29 giugno 1971. Dopo la sveglia data dal Centro di controllo a Mosca e consumata la colazione, per Dobrovolsky, Volkov e Patsayev ha inizio l’ultimo giorno a bordo del primo laboratorio spaziale della storia, che li ha ospitati per ben 24 giorni, nuovo record di permanenza umana, al di fuori del pianeta Terra.
Già dalla giornata di ieri i tre uomini hanno concluso i vari esperimenti medico-scientifici e astronomici e gli studi sul nostro pianeta. I risultati di questi dati torneranno insieme ai tre cosmonauti per essere analizzati e studiati dai numerosi scienziati, medici e astronomi dell’Accademia delle Scienza di Mosca.

Preso posto a bordo della navicella spaziale, i tre cosmonauti sono pronti per il rientro sulla Terra. L’atterraggio è previsto quando sia in Unione Sovietica che in Italia sarà già mercoledì 30 giugno. A Mosca si stanno già preparando i festeggiamenti per la “troika spaziale”: una trionfale parata sulla Piazza Rossa.
Alle 20:28 ora italiana la Soyuz 11 si sgancia con successo dal laboratorio orbitale: “Operazione perfetta. Non abbiamo incontrato difficoltà”, annuncia il comandante Dobrovolsky, posizionando la navicella in assetto da rientro e azionando i motori per la manovra di uscita dall’orbita.
30 giugno 1971. Dopo aver compiuto intorno al nostro pianeta 384 orbite, a 161 chilometri di quota dal nostro pianeta avvengono le ultime manovre prima del previsto atterraggio in territorio sovietico: la separazione tra il modulo di rientro, quello dove si trova l’equipaggio, e il modulo orbitale.
Per un’avaria nel sistema di comunicazione della Soyuz, i collegamenti tra lo spazio e la Terra sono interrotti, ma questo non preoccupa i tecnici che seguono il volo dal Centro di controllo di Mosca: è già accaduto in precedenti missioni spaziale russe.
È in questo momento che accade la tragedia: al momento della normale separazione del modulo orbitale dal modulo di rientro, che avviene con procedura automatica, il violento contraccolpo prodotto dal distacco ha aperto erroneamente in anticipo una valvola di equalizzazione della pressione, facendo fuoriuscire rapidamente tutta l’aria della navicella nello spazio, a oltre 100 chilometri di quota.
Dobrovolsky, Volkov e Patsayev, come i precedenti equipaggi delle Soyuz, non indossano una tuta pressurizzata, che sicuramente li avrebbe salvati, a causa dello spazio ridotto della navicella. I tre sfortunati cosmonauti perdono conoscenza dopo 40 secondi. Solo Patsayev si accorge dell’accaduto e cerca, disperatamente, di chiudere manualmente la valvola, non riuscendovi prima di essere sopraffatto anch’egli dagli inevitabili effetti della decompressione.
Il rientro procede in maniera automatica, come consueto. Alle 01:35 ora di Mosca, le 00:35 italiane, avviene il perfetto atterraggio “duro” nelle steppe del Kazakhstan. Le squadre di recupero si avvicinano alla capsula, coricata sul terreno, accompagnata dal suo grande paracadute, che si è aperto regolarmente. I razzi di frenata hanno agito come previsto. Le condizioni meteorologiche al suolo sono perfette. Ma gli uomini che arrivano per accogliere e abbracciare finalmente i tre cosmonauti sono costretti a trasmettere ai responsabili del programma spaziale un drammatico messaggio in codice: le tre cifre 1-1-1.
Nella consueta procedura di comunicazione, le condizioni dei cosmonauti vengono annunciate usando per ciascuno le cifre da 5 a 1. Un 5 indica condizioni di salute ottime; 4 indica condizioni buone; 3 segnala ferite; 2 riferisce ferite gravi; e 1 annuncia il decesso. Dobrovolsky, Volkov e Patsayev sono morti. Sul viso hanno segni bluastri; è colato sangue dal naso e dalle orecchie.
I soccorritori tentano una disperata rianimazione, ma è tutto inutile. I tre sono morti per asfissia da decompressione da oltre mezz’ora e sono rimasti esposti al vuoto dello spazio per almeno undici minuti. È la prima volta nella storia dell’esplorazione spaziale che un equipaggio muore nello spazio. Alle prime ore del mattino Radio Mosca interrompe le sue trasmissioni per trasmettere l’annuncio che getta nel lutto l’intera nazione sovietica e il mondo intero. Anche la televisione italiana manda in onda nella mattinata un’edizione straordinaria del Telegiornale.




1 luglio 1971. L’Unione Sovietica e il mondo intero sono scioccati dalla tragica fine dei tre cosmonauti russi della Soyuz 11 dopo la lunga “maratona nello spazio”. Dopo l’autopsia, avvenuta poche ore dopo il recupero, i corpi di Dobrovolsky, Patsayev e Volkov vengono esposti nella camera ardente nel palazzo dell’Esercito per l’ultimo omaggio del popolo sovietico.
I massimi dirigenti del partito comunista sovietico montano la guardia d’onore. Intanto la NASA annuncia che a rappresentare l’ente spaziale americano per i solenni funerali, che si terranno venerdì 2 luglio, ci sarà l’astronauta Thomas Stafford.






2 luglio 1971. Nel giorno dell’estremo saluto ai tre sfortunati cosmonauti della Soyuz 11 prosegue ininterrotto l’omaggio alla camera ardente di semplici cittadini e delle massime autorità sovietiche.


3 luglio 1971. La tragica conclusione della missione della Soyuz 11 scuote anche il programma spaziale statunitense in vista del lancio di Apollo 15 verso la Luna, previsto per la fine del mese. Il segreto assoluto sulle cause della morte dei tre cosmonauti fa sospettare che la lunga permanenza nello spazio abbia influito in qualche modo sulle loro condizioni fisiche: visto che l’anno prima i cosmonauti Nikolayev e Sevastiyanov al rientro dal volo sulla Soyuz 9, dopo 18 giorni nello spazio, quasi non riuscivano a reggersi in piedi. Si teme che la permanenza da record dei tre (23 giorni) abbia raggiunto un limite fisiologico invalicabile.














