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Sci-Fi Universe 2027: 16 e 17 gennaio, Peschiera del Garda

Posso annunciare ufficialmente le date della prossima Sci-Fi Universe, la convention annuale di scienza e fantascienza che ho follemente pensato di co-organizzare (in piccola parte) e co-condurre (anche troppo) insieme all’irrefrenabile banda dello Stargate Fanclub Italia, un’associazione a carattere culturale che si occupa di divulgare la passione per la saga di Stargate e per la fantascienza in generale in Italia.

Saremo alla quarta edizione, dopo i successi delle prime tre, con ospiti italiani e internazionali dal mondo della fantascienza (David Nykl e Tony Amendola di Stargate, Dan Starkey di Doctor Who) e della scienza (Luca Perri, Massimo Polidoro, Simone Jovenitti, Luigi Garlaschelli, e troppi altri per nominarli tutti), con conferenze e workshop e con momenti di ritrovo fra fan e vecchi amici. La SFU è anche questo: un’occasione per ritrovarsi, per accanirsi affettuosamente fuori orario sulla traduzione esatta di un termine insieme a traduttori e traduttrici del mondo del cinema e della TV (come è successo quest’anno) e per mangiare e bere in buona compagnia.

Dato che ci stiamo avvicinando ormai regolarmente ai limiti di capienza delle sale del Parc Hotel di Peschiera del Garda, la partecipazione alla Sci-Fi Universe è a numero chiuso, per cui se vi interessa partecipare vi conviene tenere d’occhio questa pagina del sito Scifiuniverse.it e seguire la SFU sui social: Instagram (@scifiuniverseit), Mastodon (@mastodon.uno@SciFiUniverseIt), Facebook (@scifiuniverseit), YouTube (@SciFiUniverseIT), TikTok (@scifiuniverseit), WhatsApp (canale), Telegram (t.me/scifiuniverse). C’è anche la mail (info@scifiuniverse.it). Chi prima arriva meglio alloggia!

Se volete farvi un’idea di com’è la SFU, sfogliate i post dedicati alle edizioni passate e le fotogallery del 2024, 2025 e 2026.

A proposito di alloggi: come consueto, le prenotazioni alberghiere sono indipendenti dalla convention; se volete prenotare camere, potete farlo anche subito (anzi, è consigliabile, soprattutto se volete alloggiare al Parc Hotel). Non occorre che aspettiate l’apertura delle iscrizioni alla SFU. La struttura e la convention sono pienamente accessibili a portatori di handicap. Il luogo è raggiungibile in auto e con i mezzi pubblici; ora ci sono anche le colonnine di ricarica rapida a 1500 m dall’albergo per chi arriva in auto elettrica. Gli eventuali accompagnatori non interessati all’evento hanno a disposizione attività alternative come la piscina, la palestra e la spa.

Annunceremo man mano gli ospiti, i relatori delle conferenze e i presentatori dei workshop. Posso dirvi subito che ci sarò anch’io con un workshop un po’ speciale e con una conferenza scientifica.

Niente Panico RSI – Puntata del 2026/05/04

Questa è la registrazione della puntata di oggi del programma che conduco in diretta insieme a Rosy Nervi ogni lunedì mattina dalle 9 alle 10 sulla Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera. La puntata è riascoltabile qui sul sito della RSI oppure nell’embed qui sotto.

Lo streaming in diretta della Rete Tre è presso www.rsi.ch/audio/rete-tre/live; la mia raccolta completa delle puntate è presso Attivissimo.me/np.

Abbiamo dedicato questa puntata alla storia di Pompei e al fenomeno della liquefazione di quello che viene presentato come il “sangue di San Gennaro”, ospitando telefonicamente Luigi Garlaschelli, chimico e coautore di una comunicazione scientifica su Nature nel 1991 (Working Bloody Miracles, con Franco Ramaccini e Sergio Della Sala) che propone spiegazioni non soprannaturali di questo avvenimento.

Alcune fonti per saperne di più:

Fenomeno luminoso in cielo ieri sera: scarico di propellente di un razzo SpaceX

Ci sono stati numerosi avvistamenti di un bagliore luminoso insolito nei cieli italiani e svizzeri ieri sera intorno alle 22 [Tio.ch; Tio.ch]. Si tratta dello scarico di propellente di un razzo Falcon 9 di SpaceX partito un paio d’ore prima, alle 22:06 CEST, dalla Florida.

La ground track (proiezione al suolo della traiettoria del razzo) relativa al lancio di SpaceX. Fonte: XploraSpace.

La linea luminosa è il trenino di 29 satelliti Starlink rilasciato poco prima dal vettore Falcon 9. Il punto luminoso è il secondo stadio del razzo, che accende il proprio motore in direzione contraria alla traiettoria di volo in modo da rallentare e quindi precipitare nell’atmosfera per disintegrarsi. L’accensione produce lo sbuffo brillante. Il tutto è illuminato dal Sole, che alla quota alla quale si trovano questi oggetti è sopra l’orizzonte mentre a terra è buio.

Stasera a Patti Chiari parliamo di denaro digitale e scomparsa del contante

Questa sera alle 20.40 su RSI La1 sarò ospite in studio a Patti Chiari per parlare dei pro e contro della graduale transizione dal contante al denaro digitale, anche alla luce della recente votazione nazionale che ha visto oltre il 70% della popolazione svizzera votare, lo scorso 8 marzo, a favore dell’inserimento dei contanti nella Costituzione.

Intanto l’Unione Europea prepara l’euro digitale, che si affiancherà al contante e permetterà transazioni fra privati anonimizzate, senza intermediari e anche senza Internet, per semplice prossimità degli utenti. Cosa ancora più importante di questi tempi, l’euro digitale toglie alle aziende statunitensi il controllo quasi globale dei pagamenti online.

Questo controllo permette al governo USA di paralizzare di fatto l’attività economica di qualunque cittadino europeo che voglia prendere di mira per qualunque suo ghiribizzo, come è successo di recente al procuratore capo della Corte Penale Internazionale, Karim Khan, o in maniera ancora più severa a Francesca Albanese, relatrice speciale del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite per i territori palestinesi [Avvenire.it], colpita da norme pensate per i terroristi e ora applicate a una persona che dice e documenta cose sgradite all’inquilino della Casa Bianca e ai suoi sostenitori.

Per saperne di più sull’euro digitale c’è l’apposito sito web della Banca Centrale Europea.

2026/05/02 – La registrazione della puntata

Ho incorporato la registrazione della diretta di Patti Chiari. Io arrivo a circa 28 minuti dall’inizio. Non so se ci sono georestrizioni.

Appuntamenti maggio 2026

17/5Mantova – partecipazione al Food&Science Festival. Ore 10 al Teatro Scientifico Bibiena: Le nuove frontiere della ricerca spaziale e le bugie da smontare; ore 17.15 in Piazza Sordello: Verso Marte con un orto (dialogo insieme a Stefania De Pascale). Per info: www.foodsciencefestival.it

20/5Lugano – ore 14.30 Hotel Pestalozzi – Conferenza per UNI3: Intelligenza artificiale, sport e nuove sfide per il corpo. Su iscrizione. Per info: www.atte.ch/uni3

La dicitura “Ogni riferimento a persone esistenti…” deriva da Rasputin

Perché nei film compare spessissimo la dicitura “Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale” anche quando vengono chiaramente raccontate delle vicende che riguardano persone esistenti o esistite e fatti accaduti?

Perché nel 1932 la MGM presentò il film Rasputin and the Empress (in italiano Rasputin e l’imperatrice), ambientato negli ultimi anni del regno zarista in Russia, nel quale la principessa Natasha (personaggio di fantasia) veniva sedotta dal famigerato monaco e mistico russo Rasputin (persona realmente esistita). La principessa Irina Alexandrovna di Russia (persona reale) fece causa alla MGM nel Regno Unito, affermando che “Natasha” era un chiaro riferimento a lei che ledeva gravemente la sua onorabilità, perché essere stata sedotta, all’epoca, era un’onta terribile, che la rendeva non più sposabile o degna di essere consorte.

Una delle locandine del film (fonte: IMDB).

La English Court of Appeal giudicò che la principessa avesse ragione e che la MGM dovesse risarcire lei e il marito Felix Yusupov (una delle quattro persone che avevano ucciso Rasputin) per l’ammontare di circa 125.000 dollari dell’epoca, equivalenti a circa tre milioni di dollari di oggi.

Questa vicenda è diventata quasi leggendaria ed è stata raccontata in tante versioni, ma Fabio, un amico e barrister che segue questo blog, mi segnala che perlomeno la causa è reale ed è Youssoupoff v Metro-Goldwyn-Mayer (1934) 50 TLR 581, CA, dove TLR sta per Times Law Reports e CA sta per Court of Appeal.

Dalla letteratura di settore emerge che una consulente legale che lavorava alla MGM aveva messo in guardia la casa cinematografica specificamente per la scena della seduzione della principessa, ma non era stata ascoltata e anzi era stata licenziata. La MGM quindi non poté fingere di non sapere, e così raggiunse un accordo stragiudiziale per circa un milione di dollari di allora (circa 24 milioni di oggi) per prevenire liti legali in tutti i paesi nei quali era stato distribuito Rasputin and the Empress e ritirò il film dalla circolazione per decenni.

Al termine della causa, Lord Justice Scritton, uno dei giudici che aveva gestito il caso, suggerì con enfasi che se il film avesse avuto un’avvertenza o disclaimer che avesse specificato che tutti gli eventi rappresentati sono finzione, come era già prassi fare per i libri, probabilmente la causa sarebbe andata ben diversamente. Da allora, per prudenza, l’industria del cinema appone sistematicamente questa dicitura, anche quando non ha molto senso farlo e anche se non sempre quella dicitura la mette al riparo da azioni legali e relativi risarcimenti.

Fonti: Il Post (2016), Truth and Lives on Film – The Legal Problems of Depicting Real Persons and Events in a Fictional Medium, seconda edizione, John T. Aquino (2022), con resoconto giuridico dettagliatissimo a pagg. 14-29; Slate.com (2016); ZME Science; Openculture.com (2024); Unintentional Defamation, Wikipedia; “Any Resemblance to Persons Living or Dead”: Film and the Challenge of Authenticity, Natalie Zemon Davis, The Yale Review, 86 (1986-87): 457-82 (Stanford.edu).

Niente Panico RSI – Puntata del 2026/04/27

Questa è la registrazione della puntata di oggi del programma che conduco in diretta insieme a Rosy Nervi ogni lunedì mattina dalle 9 alle 10 sulla Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera. La puntata è riascoltabile qui sul sito della RSI oppure nell’embed qui sotto.

Lo streaming in diretta della Rete Tre è presso www.rsi.ch/audio/rete-tre/live; la mia raccolta completa delle puntate è presso Attivissimo.me/np.

Fra i temi di questa puntata, l’attacco armato all’Hilton di Washington durante la cena dei corrispondenti della Casa Bianca; le origini della celebre avvertenza “Ogni riferimento a persone realmente esistite…” nei film, legate nientemeno che a Rasputin (ne scrivo in dettaglio in questo articolo); le nuove truffe basate sull’intelligenza artificiale; lo sfruttamento di lavoratori sottopagati impiegati nel training dei modelli (ne ho parlato nel podcast); la ricorrenza della morte di Magellano nel 1521; e curiosità culturali, tra cui un progetto che raccoglie i suoni dei siti UNESCO.

Niente Panico RSI – Puntata del 2026/04/20

Questa è la registrazione della puntata di oggi del programma che conduco in diretta insieme a Rosy Nervi ogni lunedì mattina dalle 9 alle 10 sulla Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera. La puntata è riascoltabile qui sul sito della RSI oppure nell’embed qui sotto.

Lo streaming in diretta della Rete Tre è presso www.rsi.ch/audio/rete-tre/live; la mia raccolta completa delle puntate è presso Attivissimo.me/np.

Abbiamo dedicato questa puntata al divieto dell’uso di dispositivi digitali (smartphone, smartwatch e auricolari, con poche eccezioni per casi specifici) nelle scuole del Canton Ticino, introdotto dal DECS dal 30 marzo 2026. Ne abbiamo parlato con Claudia De Gasparo, direttrice della scuola media di Camignolo, dove una regola simile c’è già da 15 anni. Abbiamo anche citato l’associazione “Obiettivo 14+”, che incoraggia i genitori a rinviare l’acquisto dello smartphone per i figli fino ai 14 anni.

Artemis II, il mio racconto nei media

Ho partecipato a parecchie trasmissioni radiotelevisive e a vari podcast in occasione dello straordinario volo intorno alla Luna di Artemis II. Raccolgo qui i link come appunti personali di dieci giorni incredibili. Magari a qualcuno interessa sentire cosa ho detto.

Podcast RSI – Dietro le IA c’è manodopera africana sfruttata

Questo è il testo della puntata del 13 aprile 2026 del podcast Il Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto. Il testo include anche i link alle fonti di questa puntata.

Le puntate del Disinformatico sono ascoltabili anche tramite iTunes, YouTube Music, Spotify e feed RSS. Il mio archivio delle puntate è presso Attivissimo.me/disi.


[CLIP: audio di Michael Geoffrey Asia da https://www.youtube.com/watch?v=QH654YPxvEE]

È la voce di Michael Geoffrey Asia, un uomo che vive in Kenya e per cinque anni ha fatto data labeling per lavoro: ha annotato, etichettato e descritto immagini e video da dare in pasto alle intelligenze artificiali per addestrarle.

Ne è uscito distrutto psicologicamente, come tanti uomini e tante donne del suo Paese, perché per questo lavoro ha dovuto descrivere minuziosamente immagini e video raccapriccianti, che mostravano incidenti mortali, uccisioni, abusi, violenze e altri orrori, per ore di fila, in una sorta di moderna Arancia meccanica. Perché un’intelligenza artificiale commerciale come ChatGPT o Gemini, per funzionare, ha bisogno di saper riconoscere anche queste cose, e quindi qualcuno gliele deve mostrare e spiegare in dettaglio.

Questa è la storia del lato oscuro delle IA che tutti usiamo con leggerezza: dietro la luccicante, asettica facciata dei miliardari della Silicon Valley ci sono lavoratori sottopagati e privi di qualunque sostegno psicologico, costretti a vedere cose che nessun essere umano dovrebbe subire. Michael Geoffrey Asia è una delle persone che stanno cercando, con fatica, di contrastare questo sfruttamento.

Benvenuti alla puntata del 13 aprile 2026 del Disinformatico, il podcast mensile della Radiotelevisione Svizzera dedicato alle notizie e alle storie strane dell’informatica. Io sono Paolo Attivissimo.

[SIGLA di apertura]


Il data labeling, o etichettatura dei dati, sembra un argomento tedioso, un dettaglio trascurabile delle tecnologie che stanno alla base delle intelligenze artificiali, ma non è così.

In sintesi, le IA “imparano” (per così dire) a riconoscere gli oggetti del mondo reale perché qualcuno fornisce loro un numero enorme di immagini accuratamente etichettate: questo è un gattino accucciato su un ramo di un albero, questo è un semaforo stradale che segna rosso per i pedoni, queste sono persone in costume da bagno che mangiano un gelato, e così via.

A differenza degli esseri umani, le intelligenze artificiali hanno bisogno di moltissimi esempi prima di riuscire a generalizzare un concetto di oggetto. Un bambino vede un gatto per la prima volta ed è subito in grado di riconoscere qualunque altro gatto in qualunque situazione. Invece per insegnare a un’intelligenza artificiale come riconoscere una persona, per esempio, bisogna mostrarle immagini di bambini e di adulti, in tante posizioni e situazioni differenti, con lineamenti e colori della pelle diversi, con abbigliamenti di ogni sorta, di giorno e di notte, al coperto e all’aperto, eccetera eccetera.

I casi possibili sono molto più numerosi di quello che immaginiamo normalmente: per esempio, una IA potrebbe non riconoscere come persona un uomo che porta un bambino in braccio o sulle spalle, una donna che ha un braccio solo, un tifoso che si è dipinto la faccia con i colori della squadra del cuore, un soccorritore accucciato, un vigile che dirige il traffico, un ragazzo su una sedia a rotelle oppure una donna con il volto insanguinato dopo un incidente notturno.

Un’etichettatura imprecisa o incompleta può avere delle conseguenze reali terribili. Pensiamo per esempio alle auto a guida assistita o autonoma, nelle quali l’intelligenza artificiale deve riconoscere gli oggetti inquadrati dalle telecamere del veicolo per consentire al sistema di guida di decidere correttamente come comportarsi. Davanti all’auto c’è un pedone, o si tratta di un’immagine pubblicitaria sul retro di un furgone? Quella sagoma sull’asfalto è un telo caduto da un camion o è una persona ferita o incosciente? Un errore di riconoscimento potrebbe costare la vita a qualcuno.

Tutto questo lavoro meticoloso di etichettatura deve essere svolto da esseri umani. Non può essere delegato a un’intelligenza artificiale se non in piccolissima parte. E deve continuare nel tempo, perché oltre all’etichettatura delle immagini per l’addestramento delle IA c’è anche quella per la moderazione dei contenuti dei social network. Ogni giorno milioni di utenti irresponsabili tentano di postare immagini inaccettabili sui social, dalle decapitazioni agli abusi su minori alle torture; i filtri automatici e gli utenti possono segnalarle, ma poi qualcuno in carne e ossa deve valutarle professionalmente.

Nel 2024 il Guardian ha segnalato il caso di Mercy, moderatrice di contenuti di Meta (quindi Facebook, Instagram e Threads) presso un’azienda esterna che ha sede a Nairobi. Faceva turni di dieci ore ed era tenuta a risolvere un caso ogni 55 secondi. Un giorno le è capitato un video di un incidente stradale, segnalato come inaccettabile da un utente su Facebook per la sua natura violenta e macabra. Mercy doveva valutare se il video violasse o meno le regole sui contenuti di questo social network. A un certo punto si è accorta che la vittima era suo nonno. I suoi datori di lavoro le hanno concesso una pausa per contattare i membri della sua famiglia, ma poi le hanno detto di proseguire il turno se voleva raggiungere la propria quota giornaliera. Sul suo schermo sono apparsi altri video da moderare: mostravano ancora suo nonno, con altre immagini dell’auto e delle quattro persone morte nell’incidente.

Come Mercy, ci sono ogni giorno migliaia di lavoratori e lavoratrici, in molti Paesi africani, che sono sottoposti a un flusso continuo di immagini orrende di ogni genere: suicidi, torture, stupri. Non possono semplicemente dare un’occhiata a queste immagini: devono descriverle dettagliatamente, in modo che le intelligenze artificiali possano poi riconoscerle e integrarle. E devono guardare ogni video fino in fondo, perché nel finale potrebbe mostrare cose ancora peggiori di quelle che hanno già visto nella sua parte iniziale.

Dietro la magia dell’intelligenza artificiale c’è insomma la sofferenza di chi deve ripulire la fogna della morbosità umana.


So direttamente cosa significa essere esposti a contenuti di questo genere. Negli anni in cui mi sono occupato delle teorie cospirazioniste intorno agli attentati dell’11 settembre 2001 ho dovuto visionare le immagini dei corpi dilaniati di quel giorno: quelli degli occupanti degli aerei dirottati e quelli delle vittime negli edifici colpiti. Tutte persone che, secondo certi complottisti, non esistevano o erano attori e attrici pagati per simulare. Nelle mie perizie informatiche ho visto e analizzato immagini di abusi irriferibili. Come chiunque lavori nel pronto soccorso o nelle forze di polizia, ho assistito a cose che non riesco a dimenticare. L’idea di passare ore ogni giorno ad annotare minuziosamente contenuti di questo tipo per lavoro, al ritmo minimo di cinquecento casi al giorno, è assolutamente inimmaginabile.

Le conseguenze psicologiche su chi lavora nel data labeling e nella moderazione dei contenuti dei social network sono pesantissime. I casi di disturbi post-traumatici da stress non si contano. E il loro ambiente di lavoro è a dir poco orwelliano: uno speciale software sorveglia ogni loro clic, ogni loro gesto. Chi corre via dalla propria scrivania perché non ce la fa più a vedere l’ennesimo video di violenza estrema viene rimproverato perché non ha immesso nel proprio computer il codice che indica che si sta prendendo una pausa.

Chi ha lavorato nel campo della moderazione dei siti pornografici e della classificazione dei loro video per addestrare le intelligenze artificiali specializzate in questi contenuti e per creare partner intimi virtuali o sexbot pilotati dalla IA, ha segnalato una desensibilizzazione che ha avuto ricadute pesanti sulla sua vita intima.

Michael Geoffrey Asia ha inoltre rivelato che dietro molti di questi sexbot ufficialmente controllati da intelligenze artificiali si nascondono persone reali che fingono di essere sofisticate intelligenze artificiali.

Le aziende che si buttano nel mercato dell’IA facendo finta di avere un prodotto maturo e affidabile che in realtà non hanno sono tante. Per esempio, nel 2014 furono presentati numerosi assistenti personali ufficialmente basati su intelligenze artificiali, come X.ai o Clara, ma che in realtà usavano persone che fingevano di essere delle IA che fingevano di essere persone [Bloomberg].

In tempi più recenti, a marzo 2026 Tesla ha ammesso [Wired] che i suoi robotaxi, ufficialmente guidati dall’intelligenza artificiale, dispongono in realtà di operatori remoti che possono (cito) “assumere temporaneamente il controllo diretto del veicolo” (a bassa velocità) se il software di bordo non riesce a risolvere una situazione. Altre aziende che gestiscono flotte analoghe di taxi, come Waymo e Zoox di Amazon, hanno assistenti remoti che non prendono direttamente il volante ma si limitano, si fa per dire, a indicare al veicolo cosa fare. Però questi assistenti remoti umani, nel caso di Waymo, stanno nelle Filippine. E tutte queste aziende sono molto reticenti a fornire dati precisi sul numero di questo interventi manuali, perché questo toglierebbe l’aura di fascino magico intorno ai loro prodotti e rivelerebbe quanto sono in realtà limitate le loro intelligenze artificiali tanto magnificate.

Un’altra conseguenza di questo modo di commercializzare i prodotti inghirlandandoli con la sigla magica “IA” è che molti utenti credono che le loro interazioni con questi software siano private, perché gestite interamente da computer, e i computer non giudicano, non criticano. Ma in realtà l’intervento umano c’è quasi sempre e quindi i video, per esempio, non sono affatto privati: come ho raccontato nella puntata precedente di questo podcast, anche dietro gli attuali occhiali “smart” di Meta ci sono degli operatori umani, che in molti casi vedono le immagini riprese da questi dispositivi e le etichettano. Questi operatori lavorano per aziende come Sama, in Kenya, su incarico di Meta. Sama è una delle aziende di data labeling per le quali ha lavorato Michael Geoffrey Asia.


Asia adesso ha smesso di lavorare per queste società. È segretario generale di un’organizzazione chiamata Data Labelers Association, che cerca di coordinare i lavoratori del settore per ottenere paghe meno da fame, supporto psicologico decente e l’eliminazione degli NDA o non-disclosure agreement, ossia le clausole capestro dei contratti di lavoro del settore che vietano ai dipendenti di rivelare qualunque informazione riguardante le attività aziendali e creano una cultura della paura che genera omertà intorno a questo sfruttamento.

Come nota un’inchiesta giornalistica di 404media uscita poche settimane fa, i data labeler addestrano, affinano e moderano i prodotti generati dagli strumenti di intelligenza artificiale venduti dalle più grandi aziende del mondo, eppure sono paurosamente sottopagati e non hanno beneficiato in alcun modo delle valutazioni sempre più stratosferiche di queste aziende. Ora hanno avviato azioni legali per chiedere parità di diritti invece di trattamenti che sanno di neocolonialismo digitalizzato.

È indubbio che questo lavoro debba essere fatto da qualcuno, ma come dice Asia, cosa c’è di così difficile nel fornire almeno supporto psicologico alle persone che trattano contenuti traumatizzanti? Ad Apple, Meta, Amazon, Microsoft e Google non mancano certo le risorse economiche per farlo.

L’intelligenza artificiale, insomma, non è “uno strumento magico costruito da persone a San Francisco che guadagnano milioni di dollari l’anno e portano le proprie aziende ad avere valutazioni di mercato pazzesche. È una tecnologia estrattiva, come una miniera, che si appoggia sulla fatica brutale di lavoratori sottopagati in tutto il mondo”, dice 404media, e di cui si cerca di non parlare perché le loro sofferenze guasterebbero l’immagine patinata del mondo hi-tech.

Per dirla con Michael Geoffrey Asia: “L’IA non può essere senza gli esseri umani. Non è intelligenza artificiale: è intelligenza africana.”

Ricordiamocene, la prossima volta che Elon Musk o Mark Zuckerberg o Sam Altman annunciano la “loro” nuova innovazione.