Se il cielo scompare: nuove megacostellazioni di satelliti minacciano ambiente, atmosfera e astronomia da terra
Paolo G. Calisse è a capo della Sostenibilità e della Pianificazione delle Operazioni del Cherenkov Telescope Array Observatory, un grande osservatorio per l’astronomia a energie molto alte (Very High Energy) in costruzione a La Palma, nelle Isole Canarie, e vicino Paranal, in Cile. Negli ultimi anni ha sviluppato un grande interesse per tutti i temi che riguardano la lotta alla Crisi Climatica e le sue conseguenze per il nostro pianeta.
Questo articolo include il link ad un modulo che va firmato entro il 6 marzo 2026 da tutti coloro che sono contrari a questo ulteriore tentativo di “privatizzare” il cielo.
Ripetiamo qui l’indirizzo del modulo (incluso anche nel corpo dell’articolo):
https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSdnBbw-dATjyHVovhoDTtl_VYKWZTs7T8ZbF9sC7oRdDILrEw/viewform

Negli ultimi anni stiamo assistendo a una trasformazione silenziosa ma profonda del cielo notturno. L’espansione delle megacostellazioni satellitari sta modificando non solo il modo in cui osserviamo le stelle, ma anche l’ambiente terrestre e i delicati equilibri dell’atmosfera.
Due progetti attualmente al vaglio della Federal Communications Commission (FCC) statunitense, anche se poco credibili per adesso già dal punto della fattibilità tecnica ed economica, rischiano di avere un impatto ancora maggiore: la costellazione Reflect Orbital e il nuovo ambizioso piano di SpaceX per il lancio di un milione, sì avete capito bene, UN MILIONE di satelliti.
Questi progetti comportano enormi rischi ambientali, scientifici ed ecologici, che analizzeremo nel seguito.
Un cielo sempre più affollato
Al momento attuale orbitano attorno alla Terra quasi 15.000 satelliti attivi, un numero cresciuto esponenzialmente con l’avvento delle megacostellazioni, ossia flotte composte da migliaia di unità progettate per fornire servizi globali come telecomunicazioni e connessione Internet. Questo ritmo di crescita è sostenuto da un modello industriale che prevede una vita operativa molto breve per ogni satellite, spesso di pochi anni, e la necessità di continue sostituzioni e aggiornamenti.
La conseguenza è duplice: l’orbita terrestre bassa diventa sempre più congestionata e la quantità di satelliti destinati a rientrare nell’atmosfera aumenta a ritmi senza precedenti. I dati scientifici mostrano infatti che la maggior parte di essi viene deliberatamente fatta bruciare a fine vita nella parte superiore dell’atmosfera, in un processo chiamato demisability, termine coniato ad hoc da Starlink, trasformando questi oggetti in polveri e particelle metalliche.
Questo avviene senza considerare i rischi sempre più elevati di perdita di controllo e di collisione di alcuni di questi satelliti, che potrebbero generare un aumento crescente della quantità di detriti in orbita (Sindrome di Kessler), al punto di rendere impossibile l’accesso all’orbita soprattutto da parte di equipaggi umani, a causa dei rischi connessi.
Il CRASH Clock è un indicatore ambientale che valuta il rischio di collisione nell’orbita terrestre bassa (low Earth orbit, LEO), ovvero quanto tempo passerebbe prima che avvenga una collisione tra satelliti attivi, detriti spaziali o stadi di razzi abbandonati, se tutte le manovre correttive venissero improvvisamente sospese. Al momento attuale il crash clock stima questo tempo come 2.8 giorni. Per avere un confronto, questo tempo era di 168 giorni ad inizio 2018, e si assottiglia sempre più. È facile immaginare cosa accadrebbe in futuro con un ulteriore incremento del numero di satelliti in orbita.
Reflect Orbital: specchi nello spazio
Tra i progetti più controversi c’è Reflect Orbital, che propone il lancio di 50.000 satelliti dotati di specchi per riflettere la luce solare verso la Terra durante la notte. Gli impatti potenziali sono enormi e includono:
- aumento dell’inquinamento luminoso notturno;
- disturbo ai ritmi naturali della fauna, che si orienta con la luce;
- alterazione dei cicli sonno-veglia umani;
- compromissione delle osservazioni astronomiche sia professionali sia amatoriali. Già oggi osservatori come il Vera Rubin, che dispongono di un grande campo visivo, devono attuare varie contromisure per limitare i danni alle loro osservazioni.
Il cielo buio è una risorsa naturale fondamentale non solo per la scienza, ma anche per l’ambiente e la cultura. La riflessione artificiale della luce notturna da parte di migliaia di specchi orbitanti rappresenterebbe una minaccia senza precedenti per l’astronomia da terra, già messa a dura prova dalla crescita dell’illuminazione urbana.*
* Da notare che tra i presunti benefici di questa costellazione viene indicato “l’incremento delle ore lavorative”. Un po’ quello che avviene nei pollai industriali, insomma, ma applicato all’intera umanità.
Il mega-progetto SpaceX: un milione di satelliti
Parallelamente, SpaceX ha presentato alla FCC una nuova richiesta per ottenere l’autorizzazione al lancio di fino a un milione di satelliti per costituire data center orbitanti, un progetto separato dal già vastissimo programma StarLink. Molti di questi satelliti verrebbero collocati in orbite eliosincrone, costantemente illuminate dal Sole, risultando quindi molto visibili e con un impatto significativo sull’aspetto di almeno alcune aree del cielo notturno.
Oltre al problema dell’inquinamento luminoso e del traffico orbitale, ricerche recenti evidenziano che la massa e la frequenza di questi satelliti avrebbero conseguenze dirette anche sull’atmosfera terrestre al lancio e al rientro. I modelli mostrano che la combustione in atmosfera di un numero così elevato di mezzi potrebbe produrre quantità senza precedenti di metalli e ossidi di alluminio, con effetti potenzialmente gravi sul clima e sull’ozono.
L’atmosfera trasformata in un “crematorio per satelliti”
Alcuni ricercatori avvertono che la Terra sta rischiando di trasformare la propria atmosfera in un gigantesco crematorio per satelliti. A ogni rientro, infatti, i satelliti vengono riscaldati a migliaia di gradi Celsius e si disintegrano, liberando:
- alluminio e ossidi di alluminio (allumina);
- litio e rame;
- altre particelle metalliche derivanti dai materiali strutturali.
Studi recenti mostrano che questi materiali sono già presenti negli aerosol dell’alta atmosfera, con potenziali implicazioni per:
- la riduzione dello strato di ozono, essenziale per filtrare le radiazioni ultraviolette;
- il riscaldamento della stratosfera, alterato dai residui di razzi e dalle particelle metalliche;
- cambiamenti nella circolazione atmosferica e nei pattern climatici.
Alcune proiezioni indicano che già entro il 2030 i rientri di massa dei satelliti potrebbero iniettare migliaia di tonnellate di materiale nella mesosfera e stratosfera ogni anno, in una zona dove la densità dell’aria è ridotta e quindi altamente sensibile a incrementi in percentuale di queste sostanze. Se le richieste di nuovi lanci verranno approvate e replicate da altri operatori privati, l’impatto potrebbe risultare ancora più significativo.
Il ruolo della FCC e il tempo per intervenire
La FCC sta attualmente valutando i due progetti. Le finestre per inviare osservazioni pubbliche sono molto strette:
- Reflect Orbital: scadenza il 9 marzo 2026
- SpaceX – megapiano da 1 milione di satelliti: scadenza il 6 marzo 2026 (oggi!)
L’associazione Astronomers for Planet Earth (A4E), di cui l’autore fa parte e che si batte per la lotta alla crisi climatica con il supporto di un’ampia comunità di astronomi e astrofisici, ha espresso fermamente la propria opposizione in un documento disponibile qui, sottolineando la minaccia che tali iniziative rappresentano per l’astronomia, gli ecosistemi e la tutela del cielo notturno. A4E invita cittadini e ricercatori a sostenere una dichiarazione ufficiale, in inglese, da inviare alla FCC, e disponibile a questo link.
Una responsabilità collettiva verso il futuro del cielo
Il cielo notturno non è solo un patrimonio scientifico, ma anche culturale ed ecologico. Le megacostellazioni offrono vantaggi tecnologici indiscutibili, ma sollevano questioni etiche e ambientali profonde. L’attuale corsa allo spazio da parte di alcuni gruppi privati rischia infatti di trasformare l’accesso all’orbita e all’atmosfera in un modello “usa e getta” su scala planetaria.
Le evidenze scientifiche ci dicono che il cielo non è un luogo isolato: ciò che avviene in orbita ha ricadute dirette sul clima, sulla biodiversità e sulla nostra capacità di osservare l’universo.
Siamo quindi a un bivio storico. Le scelte che prenderemo oggi definiranno il modo in cui le generazioni future potranno guardare il cielo, non solo per noi astronomi, ma anche come spazio naturale da preservare.






















































