Podcast RSI – Bitchat: messaggi senza Internet, senza rete cellulare e senza padroni
Questo è il testo della puntata del 9 febbraio 2026 del podcast Il Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto. Il testo include anche i link alle fonti di questa puntata.
Le puntate del Disinformatico sono ascoltabili anche tramite iTunes, YouTube Music, Spotify e feed RSS. Il mio archivio delle puntate è presso Attivissimo.me/disi.
[CLIP: audio di bordo di un aereo di linea, con annuncio in inglese]
Immaginate di essere in aereo, in volo per qualche destinazione lontana. Vorreste chattare con i vostri compagni di viaggio e mandare loro alcune foto e informazioni per pianificare il vostro itinerario, ma loro sono seduti alcune file davanti a voi e l’aereo è strapieno. A bordo non c’è Internet, e se anche ci fosse, tramite Wi-Fi, i suoi costi sarebbero proibitivi.
Ma siete stati previdenti, e così potete comunicare quanto vi pare con i vostri amici, senza Internet, senza Wi-Fi e senza rete cellulare. Ciliegina sulla torta, le vostre comunicazioni sono cifrate e non vengono lette da nessun gestore di social network per profilarvi o per nutrire qualche intelligenza artificiale avida di testi scritti da esseri umani.
[CLIP: audio di bordo di un aereo di linea, con annuncio in inglese]
E se atterrate in qualche Paese che sorveglia le comunicazioni sui social network o sulle reti cellulari, potete comunque comunicare fra di voi a distanza senza poter essere intercettati.
L’app che fa tutte queste cose in apparenza impossibili esiste, e si chiama Bitchat. Potete scaricarla e installarla anche subito sul vostro smartphone Android o iOS.
Benvenuti alla puntata del 9 febbraio 2026 del Disinformatico, il podcast mensile della Radiotelevisione Svizzera dedicato alle notizie e alle storie strane dell’informatica. Oggi vediamo come è possibile mandare messaggi senza Internet, senza rete cellulare, e senza filtri o padroni. Io sono Paolo Attivissimo.
[SIGLA di apertura]
Questa storia inizia ai primi di luglio del 2025. Jack Dorsey, cofondatore del social network che una volta si chiamava Twitter, annuncia e pubblica su Internet la prima versione di Bitchat, un’app che permette di mandare messaggi testuali e vocali oppure foto senza Wi-Fi, senza Internet, senza server centrali, senza chiedere numeri di telefono o mail, e in forma anonima e cifrata. Non c’è neanche bisogno di creare un account.
Bitchat riesce a fare queste cose per esempio in caso di blackout o calamità che mettono fuori uso la rete di telefonia mobile e in zone nelle quali non c’è copertura cellulare oppure è pericoloso, vietato o troppo costoso usare Internet o il Wi-Fi. Ci riesce perché a differenza delle app di messaggistica tradizionali come WhatsApp, Telegram, Signal o Threema, Bitchat usa una cosiddetta peer-to-peer wireless mesh network, ossia una rete paritaria magliata senza fili.
Traducendo dal gergo tecnico, la rete che interconnette i telefonini fra loro con Bitchat è composta esclusivamente dagli smartphone stessi, che si parlano via Bluetooth, senza aver bisogno di un server centrale, di connessioni a Internet o altro.
Ogni cellulare che usa Bitchat riceve i segnali Bluetooth e i messaggi Bitchat degli altri telefonini che hanno installato quest’app e sono nelle vicinanze. Questi messaggi vengono trasmessi, ricevuti e inoltrati tramite queste connessioni Bluetooth dirette e possono saltare da un telefono all’altro, protetti dalla crittografia, in una sorta di catena di Sant’Antonio, fino a raggiungere l’utente desiderato.
Usare Bitchat è di una semplicità disarmante: si scarica l’app dal Play Store o dall’App Store, la si installa e poi le si dà il permesso di usare e tenere attivo il Bluetooth, cosa che già fa chiunque abbia degli auricolari senza filo.
Fatto questo, ci si trova già collegati alla rete locale di tutti gli utenti Bitchat nelle vicinanze. Non viene chiesto nulla: nessuna mail, nessun numero telefonico, e l’app è gratuita e oltretutto open source. Il suo codice sorgente è liberamente ispezionabile e altrettanto liberamente modificabile.
Esteticamente, Bitchat è un’app spartana fino in fondo: la sua schermata principale è praticamente vuota e persino il suo font è volutamente semplice e a spaziatura fissa, come quello delle macchine per scrivere o dei vecchi computer. In alto c’è l’indicazione del nome dell’utente su Bitchat, che è di solito anon seguito da quattro cifre. Volendo è personalizzabile con un semplice tocco. Poi è indicato il canale al quale si è collegati, che per la rete locale è #mesh, seguito dal numero di utenti presenti su quel canale. Toccando questo numero compare l’elenco degli utenti e si può scegliere quello con il quale si desidera chattare o scambiare messaggi vocali o foto.
Non compare nessuna informazione personale degli utenti e non c’è nessuna foto del profilo, e tutto questo è intenzionale. Bitchat è pensato per proteggere la riservatezza e la sicurezza delle persone e per consentire lo scambio anonimo di messaggi effimeri, come spiega il documento programmatico pubblicato da Jack Dorsey. I messaggi, in forma cifrata, vengono custoditi solo sui singoli telefonini, scompaiono dopo l’invio o la consegna e non toccano mai un’infrastruttura centralizzata. In caso di emergenza, toccando tre volte in sequenza l’icona dell’app vengono cancellati tutti i dati.
È tutto molto bello, ma non è il caso di mollare WhatsApp e simili, almeno per il momento.
Bitchat funziona, ma il suo limite principale sta proprio nella sua caratteristica centrale: l’uso del Bluetooth come canale di comunicazione primario. Questa tecnologia, nella sua diffusissima versione a basso consumo energetico o Bluetooth Low Energy, presente in quasi tutti gli smartphone, ha una portata teorica massima all’aperto di una settantina di metri.
Questo vuol dire che se non avete altri utenti Bitchat entro questa distanza, non potete usare Bitchat per scambiare messaggi senza usare Internet. E c’è anche un limite al numero di salti da un cellulare all’altro che può fare un messaggio nel tentativo di propagarsi fino alla propria destinazione senza appoggiarsi a Internet. Questo limite è sette, e questo significa che una rete locale di Bitchat, anche nelle migliori condizioni, ha una portata massima di circa mezzo chilometro. In condizioni reali la portata effettiva può aggirarsi sui duecento metri.
Tuttavia se alcuni dei telefoni che fanno parte della rete locale si spostano, per esempio facendo la spola fra vari luoghi, diventano dei “postini” digitali, che possono recapitare anche su grandi distanze i messaggi che custodiscono, anche se in questo caso la consegna ovviamente non è istantanea.
Per compensare questa limitazione, Bitchat si è evoluto rispetto al suo debutto di sei mesi fa e ora include anche la possibilità di comunicare con utenti lontanissimi, anche in altri continenti. In questo caso si appoggia a Internet in maniera classica [tramite Wi-Fi o rete dati cellulare] e comunica mediante il protocollo aperto Nostr.
In altre parole, Bitchat funziona benissimo per comunicare privatamente da una stanza all’altra in una casa, in una cabina d’aereo, su un autobus, in treno, in alta montagna o allo stadio [o in nave], ma su grandi distanze torna a dover dipendere da Internet e da una connessione dati di telefonia mobile. Può essere un complemento prezioso alle app di messaggistica tradizionali, ma non un loro sostituto, almeno per ora.
C’è però anche un’altra situazione nella quale Bitchat funziona particolarmente bene e può addirittura salvare vite: le manifestazioni e le adunate di protesta, nelle quali un numero molto elevato di utenti si trova in uno spazio limitato e quindi ci sono moltissimi smartphone nelle vicinanze che possono passarsi i messaggi di Bitchat. Spesso le autorità di alcuni Paesi tentano di impedire il coordinamento dei manifestanti disattivando localmente la rete cellulare o l’accesso a Internet. Ma Bitchat non ha bisogno di questi servizi e quindi continua a funzionare anche in caso di oscuramenti della rete.
Non è un caso che ci siano state decine di migliaia di scaricamenti di Bitchat in relazione alle proteste in Madagascar e in Nepal a settembre 2025 e in Uganda e Iran a gennaio 2026. In questi Paesi le autorità spesso impongono il blocco di Internet nel tentativo di sabotare le comunicazioni fra cittadini. E Bitchat non è la prima app di questo genere: una dozzina d’anni fa numerosi cittadini in Iraq e a Hong Kong usarono un software chiamato FireChat che si basava appunto sul Bluetooth e sulla creazione di reti locali temporanee costituite da smartphone per comunicare tra loro nonostante gli interventi di censura e i blackout delle telecomunicazioni tradizionali imposti dalle autorità.
Le prossime versioni di Bitchat potrebbero includere l’opzione di creare interconnessioni tra telefonini usando il Wi-Fi, nella sua forma denominata Wi-Fi Direct. Questo aumenterebbe moltissimo la portata di Bitchat, consentendo distanze considerevolmente maggiori fra i telefoni che formano una rete locale, anche se ci sono alcune questioni di sicurezza intrinseche in questa tecnologia che andranno risolte se Bitchat vuole tenere fede alle proprie ambizioni di software a prova di intrusioni e censure.
In un momento storico nel quale si parla sempre più seriamente della necessità strategica di una sovranità digitale europea e nel quale la dipendenza da software e social network gestiti da miliardari statunitensi fortemente politicizzati fa sentire il proprio peso politico ed economico, è particolarmente allettante e letteralmente rivoluzionaria l’idea di un sistema di comunicazione senza padroni, senza pubblicità, gratuito, senza licenze capestro, senza schedatura degli utenti, liberamente ispezionabile e modificabile, e orientato a proteggere gli utenti dalle ingerenze e violenze governative, come quelle che stanno avvenendo per esempio in Iran e a Minneapolis.
La cronaca amara di questi giorni purtroppo rende inevitabile questo accostamento di luoghi che un tempo sarebbe sembrato assurdo e surreale, e l’informatica fa parte di questa cronaca, perché Apple ha scelto di rimuovere dal suo App Store le app che permettevano di segnalare legalmente la presenza degli agenti dell’ICE, l’agenzia statunitense dell’immigrazione, quelli che hanno ucciso per strada, senza alcuna giustificazione, cittadini innocenti come Renée Good e Alex Pretti. Questa rimozione la dice lunga sulle scelte di campo dei giganti del settore informatico e sull’urgenza crescente di svincolarsi dal loro controllo sui nostri dispositivi digitali.
Resta però il problema che anche l’app più salvaprivacy del mondo non serve a nulla se non la usa nessuno e tutti restano ancorati ai social network commerciali per pigrizia o per convenienza. Bitchat è stata scaricata alcuni milioni di volte, ed è vero che siamo a pochi mesi dal suo debutto, ma di fatto la mappa mondiale dei suoi utenti pubblici resta desolantemente vuota, e quei pochi che ci sono si aggirano chiedendo soprattutto “C’è nessuno?” in varie lingue.
Può sembrare strano che un’app così orientata alla riservatezza abbia una mappa mondiale degli utenti, ma è così. Bisogna infatti chiarire che Bitchat perde in parte le proprie protezioni quando la si usa per chat su grande distanza via Internet. Gli utenti restano anonimi, le loro comunicazioni vengono instradate, in modo molto protetto e poco tracciabile, tramite il sistema Tor e i messaggi diretti a un singolo utente restano cifrati. Però i messaggi Bitchat destinati a canali lontani sono pubblici per impostazione predefinita e per necessità, visto che devono essere leggibili da chiunque partecipi a un canale.
Per capire bene questa differenza importante fra uso locale e uso via Internet di Bitchat si può andare a consultare una delle mappe pubbliche degli utenti, come quella disponibile in forma aggiornata in tempo reale presso Bitchatexplorer.com. Lì si possono vedere gli utenti che stanno utilizzando Bitchat per comunicazioni a lunga distanza e si possono leggere le loro conversazioni pubbliche.
[Un’altra mappa interattiva aggiornata è disponibile presso Bitmap.lat]

Per scegliere un canale di Bitchat basta digitarne il nome nella casella apposita di Bitchatexplorer.com: non occorre aprire account o altro. Il flusso dei messaggi pubblici in quel canale compare sullo schermo. Si tratta di messaggi rivolti a chiunque frequenti lo specifico canale, non di messaggi privati.
I canali sono geolocalizzati, nel senso che sono associati a una località o a una regione più o meno ampia. Per esempio, ogni utente di Bitchat ha dei canali predefiniti, chiamati isolato, quartiere, città, provincia, regione, che coprono un raggio variabile da 200 metri nel caso dell’isolato a 1250 chilometri nel caso della regione, e il mondo è mappato con estrema precisione tramite nomi di canali chiamati geohash. Più è lungo il nome del canale, più è precisa la sua localizzazione, e bastano otto caratteri per indicare un singolo edificio in qualunque parte del pianeta, come spiegato interattivamente presso geohash.softeng.co.
Tutto questo può sembrare complicato, ma in sintesi basta ricordare due cose: la prima è che solo gli utenti che vediamo quando scegliamo il canale #mesh sono raggiungibili senza usare Internet e tutti gli altri richiedono una connessione a Internet come le app normali. La seconda è che i messaggi rivolti ai canali sono pubblici ma anonimi, mentre quelli diretti, rivolti a un singolo utente, sono privati oltre che anonimi.
Prenderà piede Bitchat? Dipende da noi utenti. L’esperienza insegna che di solito la convenienza temporanea prevale sulla sicurezza a lungo termine, ma il fatto che in alcuni Paesi particolarmente travagliati questa app sia stata scaricata prima del prevedibile oscuramento governativo di Internet permette di sperare in bene. Tenere Bitchat a disposizione accanto alle app di messaggistica tradizionali non costa nulla e in emergenza o in casi particolari può tornare molto utile. Ma soprattutto il semplice fatto che esista un’app di questo tipo dimostra che un’altra Internet, libera e al servizio dei cittadini, è ancora possibile.
Fonti aggiuntive
Jack Dorsey made an encrypted Bluetooth messaging app, The Verge, 2025/07/08
Bitchat, come funziona l’app di messaggistica che non ha bisogno di internet, Wired.it, 2025/07/09
Jack Dorsey floats specs for decentralized messaging app that uses Bluetooth, The Register, 2025/07/08
Jack Dorsey launches a WhatsApp messaging rival built on Bluetooth, CNBC, 2025/07/07
Former Twitter CEO launches messaging app that doesn’t need WiFi or mobile data, Euronews, 2025/07/08
Apple Took Down These ICE-Tracking Apps. The Developers Aren’t Giving Up, Wired.com, 2025/10/09

























