L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo
aggiornamento: 2021/03/29 15:45.
Ieri al
Festival del Film di Locarno c’era
Douglas Trumbull, creatore o co-creatore degli effetti visivi di
2001: Odissea nello Spazio,
Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo, Star Trek: il Film, Silent Running
(2002: la seconda odissea) e Blade Runner, tanto per citare qualche titolo.
La sua masterclass è stata un’ora e mezza di puro nerd porn,
stracolma di spiegazioni e informazioni tecniche sulle tecnologie
dell’immersività cinematografica d’annata fino a quelle future: dal Cinerama
agli schermi toroidali dieci volte più luminosi di quelli normali, sui quali
Trumbull proietta immagini da 4K, a 120 fotogrammi al secondo, in 3D, allo
scopo di ottenere l’immersività totale. È un inventore che continua a
inventare, e gli si legge negli occhi che per lui questo non è lavoro, ma è
divertimento per il quale viene pagato (anche se le dispute economiche e i
momenti difficili, grazie a certi personaggi miopi di Hollywood, non gli sono
mancati).
Finita la conferenza, tutti fuori con lui al bar a chiacchierare.
Meraviglioso. Qui sotto, la mia copia autografata di 2001: un ricordo
speciale della conversazione a ruota libera, dalle leggende che lo vogliono
autore delle riprese per falsificare lo sbarco sulla Luna fino all’ufologia
(della quale è sostenitore anche col portafogli, visto che ha un
kit di ripresa ufologica da paura).
Io e un altro partecipante alla chiacchierata post-conferenza abbiamo colto
l’occasione per chiedergli un parere su quest’accusa di aver girato con
Kubrick le riprese dell’allunaggio. Questa è la sua risposta:
“Io so che [quelle immagini] sono reali. Non che io fossi lì, ma nella mia
mente non c’è alcun dubbio che siano vere.”
Gli chiedo quale sarebbe stata la sequenza dello sbarco sulla Luna più
difficile da falsificare, avendo a disposizione gli effetti speciali degli
anni Sessanta:
“Avevano cineprese 16mm sul veicolo di allunaggio e in altri punti del
razzo Saturn, e vedi una ripresa molto complicata, con emissioni gassose che
si muovono e la superficie che si avvicina e allontana, e tutte queste cose
si spostano l’una rispetto all’altra. A quell’epoca non avevamo alcun modo
per realizzare un motion control
che sovrapponesse elementi multipli. Credo che sarebbe stato impossibile
farlo sembrare veramente reale”(risposta integrale:
“I don’t know the answer to that. I really don’t know. I mean, there’s
something about photography at that… Part of the answer would be this:
they had 16-mm cameras on the lunar lander and on other parts of the Saturn
rocket and everything, and you’re seeing a very complicated shot of vapors
going and the surface coming or going, and… and all these things are
moving relative to each other. At that time we had no way of doing motion
control that would superimpose multiple elements. I think it would have been
impossible to make it look really real”).
Gli suggerisco come ripresa particolarmente difficile il moto parabolico della
polvere lunare sollevata dall’auto elettrica usata dagli astronauti (nel vuoto
la polvere non forma volute ma ricade di colpo):
“Non sarebbe impossibile da fare, lo faresti con qualche sistema di
simulazione di particelle in grafica computerizzata. Potresti farlo oggi, ma non potevi farlo all’epoca”(“It wouldn’t be impossible to do, you would do that with some computer
graphics particle system. You could do that today. But you couldn’t do it
then”).
Domani nuova masterclass, dedicata tutta al suo gioiellino di fantascienza
ecologica Silent Running, massacrato nella versione italiana da un
titolo e un rimontaggio che lo associavano falsamente al capolavoro di
Kubrick. Ci vado e poi vi racconto.
