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Artemis III e IV, presentati i piani di volo

Poche ore fa la NASA ha fatto il punto sui suoi piani per il proseguimento del programma lunare Artemis in una conferenza stampa nella quale hanno parlato Jared Isaacman (NASA Administrator), Amit Kshatriya (NASA Associate Administrator) e Jeremy Parsons (program manager di Artemis per la NASA). Riassumo qui quello che è stato detto.

Artemis III (missione di attracco multiplo in orbita terrestre) resta prevista per l’estate del 2027 e Artemis IV (allunaggio) è pianificata per la seconda metà del 2028.

Artemis III in dettaglio

La durata prevista è di 14-17 giorni a seconda delle condizioni meteo. Il lanciatore SLS è in via di assemblaggio nel VAB (lo storico hangar gigante delle missioni Apollo). La sequenza operativa prevista è questa:

  • Lancio e messa in orbita terrestre di una versione di test del veicolo di allunaggio di Blue Origin (Blue Moon Mark 2 Lander Test Article) da parte di un vettore New Glenn della stessa azienda. Nel frattempo, il lanciatore SLS per l’equipaggio sarà già sulla rampa di lancio per i test pre-volo. Il veicolo di allunaggio (lander) di Blue Origin può attendere in orbita fino a un mese l’arrivo dell’SLS con l’equipaggio. Durante quest’attesa verranno testati tutti i componenti hardware e software del lander.
  • Lancio di SLS e messa in orbita terrestre della navicella Orion con l’equipaggio. L’orbita sarà inizialmente ellittica e misurerà da 16 a 975 miglia nautiche (sì, Amik Kshatriya ha detto proprio sedici) per poi passare a un’orbita a circa 300 miglia nautiche nel corso del primo giorno di volo e poi a 237 mn, dove incontrerà il lander di Blue Origin nel corso del terzo giorno, attraccando. Nota interessante: le condizioni termiche in orbita terrestre sono più impegnative di quelle nello spazio profondo (presumo per via del fatto che il veicolo si trova spesso nel cono d’ombra della Terra). Nel corso dei due giorni successivi, Orion e Blue Moon resteranno attraccati, verranno collaudati tutti i sistemi e le interazioni fra i due veicoli e l’equipaggio aprirà il condotto di collegamento che permetterà di entrare a bordo di Blue Moon. Qui verranno collaudati i sistemi di supporto vitale del lander e verranno testate alcune procedure di emergenza.
  • Intorno al sesto giorno della missione, verrà lanciato dalla Florida un vettore Starship di SpaceX. Orion si sgancerà da Blue Moon e cambierà la propria orbita, inserendosi in una da 206 mn nel corso dell’ottavo giorno. Starship avrà un meccanismo di attracco montato sulla punta e Orion vi attraccherà. Questo test sarà molto breve, circa due ore, senza ingresso dell’equipaggio nella Starship. Lo scopo di questo attracco è capire concretamente come funziona una configurazione in cui i due veicoli hanno dimensioni così differenti (Starship è un colosso rispetto a Orion).
  • Terminato il test di attracco con Starship, Orion ha altri obiettivi di missione nei giorni rimanenti, che includeranno ulteriori test della tuta di sopravvivenza o OCSS (Orion Crew Survival Suit), da non confondere con la tuta lunare, ed esperimenti scientifici di vario genere orientati alla salute dell’equipaggio e alla gestione delle emergenze.
  • La missione si concluderà con un normale rientro e ammaraggio.

Artemis III volerà senza un secondo stadio, di cui non ha bisogno. Al suo posto ci sarà un elemento di raccordo (spacer) inerte, che è già stato progettato e costruito a tempo di record.

Tutti e tre i vettori partiranno da rampe del Kennedy Space Center.

Circa 250 componenti della navicella Orion di Artemis II verranno riutilizzati nella Orion di Artemis III.

Dal 9 giugno 2026, quando l’equipaggio è stato assegnato alla missione, i suoi quattro membri (Randy Bresnik, Luca Parmitano, Andre Douglas e Frank Rubio) hanno svolto oltre 350 ore di addestramento.

Schema della missione mostrato durante la conferenza stampa.

Allunaggi di prova senza equipaggio

Durante il periodo tra Artemis III e Artemis IV verranno effettuate delle missioni lunari dimostrative senza equipaggio dei vettori e dei veicoli di allunaggio del programma Artemis. La missione di SpaceX è attualmente prevista per il quarto trimestre del 2027; quella di Blue Origin per l’inizio del 2028.

SpaceX sta approntando una rampa di lancio per Starship al Kennedy Space Center e si prepara per il primo recupero integrale del lanciatore nei prossimi giorni. Successivamente, nei primi mesi del 2027, verranno effettuati dei test di trasferimento di propellente in orbita terrestre tra due Starship, una lanciata dal KSC e una dallo spazioporto di SpaceX a Boca Chica.

Artemis IV in dettaglio

La capsula Orion e il lanciatore SLS per questa missione sono già in costruzione. La tuta spaziale per le attività sulla Luna, costruita da Axiom Space, viene definita sortie suit. È una versione semplificata rispetto al progetto iniziale, con prestazioni ridotte, pensata per brevi uscite (almeno due ore) nelle vicinanze del lander. In compenso pesa la metà (circa 120 kg sulla Terra). La tuta più versatile e di lunga durata arriverà dopo. Il test di questa tuta semplificata è previsto per il 2027 a bordo della Stazione Spaziale Internazionale.

Dalle parole dette durante la conferenza stampa sembra che il lanciatore SLS di Artemis IV forse userà un secondo stadio Centaur V allungato e potenziato, più un cosiddetto kick stage o stadio di spinta impulsiva, che è ancora da realizzare, al posto del secondo stadio standard ICPS. Tutto questo, a quanto pare, consentirebbe di portare il lander e Orion a un’orbita lunare bassa (“low lunar orbit”) a quota imprecisata, invece di usare l’orbita lunare alta ed ellittica NRHO prevista inizialmente dal programma Artemis. La massa inseribile in traiettoria translunare con il Centaur V allungato è fra 40 e 43 tonnellate. Secondo quanto dichiarato nella conferenza stampa, l’allunaggio sarebbe fattibile anche con l’ICPS qualora avvenisse con il lander di SpaceX.

Sono previsti due scenari: uno con il lander di SpaceX e uno con il lander di Blue Origin. La decisione su quale scenario verrà adottato sarà presa il più tardi possibile.

Due differenze importanti rispetto ad Apollo: uso di propellenti criogenici anziché ipergolici e atterraggio al polo sud lunare invece che nella fascia equatoriale. Entrambe comportano difficoltà tecniche e logistiche di gran lunga maggiori di quelle delle missioni degli anni Sessanta del secolo scorso.

Se Artemis IV usa Super Heavy e Starship di SpaceX

Il piano di volo generale di Artemis IV con il lander di SpaceX è il seguente:

  • Lancio del deposito di propellente (una Starship modificata, denominata depot) in orbita terrestre bassa tramite un vettore Super Heavy
  • Lanci multipli di Starship, sempre con vettori Super Heavy, per portare altro propellente al deposito (circa 8 secondo Musk, circa 20 secondo altre stime, ma di preciso non si saprà fino a quando verranno effettuati i test di trasferimento)
  • Lancio del lander (una Starship modificata) in orbita terrestre, con trasferimento di propellente dal depot
  • Trasferimenti di propellente al depot
  • Decollo di SLS con l’equipaggio
  • Trasferimento finale del propellente dal depot al lander in un’orbita terrestre più alta (Final Tanking Orbit, FTO)
  • Rendez-vous e attracco fra Orion e lander in orbita terrestre ancora più alta (High Earth Orbit)
  • Inserimento in traiettoria translunare grazie alla propulsione della Starship (non quella del modulo di servizio europeo)
  • Inserimento in orbita intorno alla Luna
  • Trasferimento di due membri dell’equipaggio dentro il lander
  • Separazione tra lander e Orion
  • Discesa del lander e atterraggio al polo sud lunare
  • Attività sulla superficie lunare
  • Decollo dalla Luna
  • Rendez-vous e attracco in orbita lunare tra lander e Orion
  • Trasferimento dei due membri lunari dal lander a Orion
  • Inserimento in traiettoria transterrestre
  • Sgancio di Orion
  • Rientro di Orion nell’atmosfera terrestre
  • Ammaraggio di Orion
Schema della missione Artemis IV se viene usata Starship.

Se Artemis IV usa New Glenn e Blue Moon di Blue Origin

Il piano di volo generale di Artemis IV con il lander di Blue Origin (presentato da 1:09:10) è invece il seguente:

  • Lancio di tre stadi di trasferimento (transfer stage) in orbita terrestre bassa su altrettanti vettori New Glenn in versione potenziata 9 x 4 (nove motori nel primo stadio, quattro nel secondo, al posto dei sette e due della versione attuale); gli stadi di trasferimento vengono lanciati singolarmente e attraccano tra loro in orbita terrestre bassa, stando allo schema mostrato qui sotto (che parla di transfer stage launches, al plurale) e stando a quanto detto in conferenza stampa (“Blue would first individually launch these three Mark 1-like vehicles, our transfer stages, before the launch of the Mark 2 lander, aggregating in low Earth orbit”)
  • Lancio del lander in orbita terrestre bassa su un altro vettore New Glenn
  • Attracco in orbita terrestre bassa fra lander e stadi di trasferimento
  • Accelerazione e inserimento in orbita translunare del lander da parte degli stadi di trasferimento 3 e 2
  • Inserimento in orbita lunare polare ellittica del lander insieme allo stadio di trasferimento 1
  • Decollo di SLS con l’equipaggio, accelerazione verso la Luna e inserimento in orbita lunare polare ellittica
  • Rendez-vous e attracco fra Orion e lander in orbita lunare polare ellittica
  • Trasferimento di due membri dell’equipaggio dentro il lander
  • Uso dello stadio di trasferimento 1 per portare il lander a un’orbita lunare bassa, mentre Orion resta in orbita ellittica polare
  • Discesa del lander e atterraggio al polo sud lunare
  • Attività sulla superficie lunare
  • Decollo dalla Luna
  • Rendez-vous e attracco in orbita lunare ellittica polare tra lander e Orion
  • Trasferimento dei due membri lunari dal lander a Orion
  • Sgancio di Orion
  • Inserimento di Orion in traiettoria transterrestre
  • Rientro di Orion nell’atmosfera terrestre
  • Ammaraggio di Orion
Schema della missione Artemis IV se viene usato il vettore New Glenn con stadi di trasferimento e lander Blue Moon Mark 2.

Se tutto va bene, sulla Luna gli astronauti di Artemis IV troveranno ad attenderli un veicolo semovente (rover o lunar terrain vehicle). Sono previste due escursioni sulla superficie, ciascuna con una durata di due ore o più.

Entrambi i lander sono in grado di interrompere la discesa verso la Luna e risalire verso Orion in caso di emergenza.

La pagina ufficiale di supporto a questa conferenza stampa ospita altra grafica e altre foto.

Medicina che arriva dallo spazio, ne scrivo su Lucrezio.eu

Il volo intorno alla Luna di Artemis II, ad aprile 2026, ha stipato tre uomini e una donna per nove giorni in una cabina di soli nove metri cubi: l’equivalente del vano di carico di un furgone. A bordo non c’era spazio per un frigorifero che permettesse di conservare i campioni medici prelevati agli (e dagli) astronauti durante il volo.

Nella rubrica ‘Il futuro è già qui’ su Lucrezio.eu racconto la soluzione semplice e ingegnosa trovata per gli astronauti e che cosa cambia per noi sulla Terra. Perché molta della medicina più innovativa arriva dallo spazio, anche se quasi nessuno lo sa.

L’articolo completo è su Lucrezio.eu qui.

Nasce Lucrezio.eu, rivista multimediale diretta da Massimo Polidoro. Ci scrivo anch’io

Ieri ha fatto il suo debutto Lucrezio.eu, una rivista online gratuita e aperta a tutti dedicata alla meraviglia del sapere. È una creatura di Massimo Polidoro, alla quale ho il piacere di collaborare insieme a moltissime altre firme della divulgazione scientifica in italiano.

Come nota il comunicato stampa di annuncio di questo debutto, per una toccante coincidenza Lucrezio nasce a un anno esatto dalla scomparsa di Jane Goodall e in suo ricordo pubblica una sua intervista in parte inedita a firma del giornalista scientifico Thomas E. Villa.

“In un tempo attraversato da disinformazione, polarizzazione e paura,” prosegue l’annuncio, “l’obiettivo di Lucrezio è fare luce con rigore, ma anche con rispetto: rendere la realtà accessibile senza tradirla né banalizzarla, e restituire fiducia nel fatto che le soluzioni, spesso, esistono. Perché Lucrezio è un sito e una rivista, ma è soprattutto un invito. Un invito a guardare meglio, a chiedersi il perché delle cose e a non accontentarsi delle risposte più facili. Un invito, insomma, a riscoprire, ogni giorno, la meraviglia del sapere.”

Io a mia volta debutterò tra qualche giorno su Lucrezio.eu con un articolo dedicato alla medicina che arriva dallo spazio, ma ci sono già moltissimi contenuti di tutti gli autori, da leggere e da ascoltare.

Buona scoperta di Lucrezio.eu!

Artemis 3, i dettagli annunciati dalla NASA

Il 15 luglio scorso la NASA ha pubblicato molti dettagli sullo svolgimento previsto di Artemis 3, la prossima missione con equipaggio del programma Artemis di ritorno umano alla Luna. Si tratta di una missione estremamente complessa, nella quale l’astronauta italiano Luca Parmitano avrà compiti cruciali di pilotaggio.

Questo articolo raduna e riassume quello che è stato reso noto finora.

In sintesi

Artemis 3 è prevista per “non prima dell’estate del 2027”, si svolgerà interamente in orbita intorno alla Terra e durerà circa due settimane. La missione includerà due rendez-vous e attracchi con versioni preliminari di due veicoli di allunaggio commerciali: quello di SpaceX e quello di Blue Origin. Verrà inoltre svolto un test in cabina della nuova tuta spaziale lunare.

Questa sarà l’ultima missione Artemis prima del primo tentativo di allunaggio con equipaggio di questo programma, attualmente previsto per il 2028, 56 anni dopo l’ultimo allunaggio umano del programma Apollo nel 1972.

L‘equipaggio di Artemis 3 sarà composto da tre astronauti statunitensi (Andre Douglas, Randy Bresnik, Frank Rubio) e da un astronauta europeo (Luca Parmitano).

In dettaglio: coreografia di tre grandi lanci

Artemis 3 è classificata dalla NASA come una missione dimostrativa, che consentirà al personale sulla Terra e agli astronauti in orbita di acquisire dimestichezza con le operazioni di rendez-vous (incontro e avvicinamento fra due veicoli) e docking (attracco fra due veicoli) fra la navicella spaziale Orion e due veicoli commerciali di allunaggio (lander). I dati di questa missione, insieme a quelli delle future missioni dimostrative senza equipaggio verso e sulla Luna, serviranno per massimizzare la sicurezza e le probabilità di successo degli allunaggi con equipaggio.

Per Artemis 3, i veicoli commerciali di allunaggio in questione saranno prodotti da SpaceX e da Blue Origin. Saranno versioni di prova, o test article nel gergo spaziale, e saranno portati nello spazio, in orbita bassa intorno alla Terra, da lanciatori commerciali. La navicella Orion, che trasporterà l’equipaggio di Artemis 3, sarà invece lanciata verso la stessa orbita con un vettore SLS (Space Launch System) della NASA.

L’orbita prevista per questa missione è inclinata di -33° ed è circolare. La quota orbitale non è ancora stata precisata, ma è previsto che non sia superiore a 250 miglia nautiche (463 km). La scelta dipende in gran parte dalla presenza di detriti spaziali alle varie quote. Sia Blue Origin, sia Starship sono in grado di raggiungere questi genere di quota con un singolo lancio, senza richiedere rifornimenti in volo.

La sequenza di lancio prevede che parta per primo il veicolo dimostrativo di Blue Origin, seguito dalla navicella Orion e dal veicolo dimostrativo di SpaceX.

Questo significa che NASA, SpaceX e Blue Origin dovranno imparare a coordinarsi tra loro e a gestire ben tre lanci di grandi vettori in rapida successione, seguiti da due rendez-vous con relativi attracchi nel giro di una decina di giorni. Questo coordinamento servirà per le successive missioni verso la Luna, dato che ogni missione lunare che preveda una discesa sulla superficie richiederà che venga dapprima lanciato e messo in orbita intorno alla Terra il veicolo di allunaggio e che poi, entro breve tempo, venga lanciata la navicella Orion che trasporterà l’equipaggio.

Primo lancio: Blue Origin

Blue Origin intende usare un proprio vettore New Glenn per portare nello spazio una versione dimostrativa del veicolo di allunaggio Blue Moon Mark 2 realizzato dalla stessa azienda. Non è chiaro se il vettore sarà quello attuale, denominato 7×2, o la sua versione evoluta (chiamata 9×4). In ogni caso entrambe le versioni sono adatte allo scopo.

C’è però un problema importante: l’esplosione violentissima di un vettore New Glenn durante un test di accensione, il 28 maggio scorso, ha danneggiato gravemente l’unica rampa di lancio adatta per questo veicolo, e si prevede che i lavori di ricostruzione dureranno vari mesi, e altrettanto dureranno ancora quelli per completare la seconda rampa di lancio già in costruzione da tempo. La mancanza di una rampa di lancio usabile per un New Glenn potrebbe imporre uno slittamento dei lanci di questo vettore; in tal caso è esplicitamente previsto che il veicolo di allunaggio di Blue Origin possa essere lanciato da un altro grande lanciatore, come per esempio un Vulcan o un Falcon Heavy.

Questo veicolo dimostrativo includerà tutta l’avionica principale, i sistemi di controllo, il software di volo e una cabina abitabile, e potrà restare operativo nello spazio per un massimo di 30 giorni, consentendo una serie di verifiche tecniche in orbita di parcheggio prima che vengano lanciati gli astronauti a bordo di SLS/Orion.

Questo esemplare non includerà i motori principali BE-7 a propellente criogenico ma solo dei motori di manovra, i cui propellenti non hanno particolari esigenze di conservazione.

Dopo che la navicella Orion si sarà agganciata con successo a questo lander, due astronauti indosseranno le tute di sopravvivenza (quelle arancioni viste in Artemis 2) e apriranno il portello per entrare nella cabina del lander, che sarà appunto dotata di un proprio sistema di controllo ambientale e di supporto vitale. Uno degli scopi di Artemis 3 è proprio collaudare questa cabina; un altro è verificare le modalità di manovra congiunta dei due veicoli.

Illustrazione della versione preliminare dimostrativa del veicolo di allunaggio Blue Moon Mark 2 di Blue Origin. Fonte: NASA.
Illustrazione dell’avvicinamento tra navicella Orion (in basso a sinistra) e veicolo di allunaggio Blue Moon Mark 2. Fonte: NASA.
Confronto dimensionale fra moduli di allunaggio: a sinistra, quello delle missioni Apollo (Lunar Module o LM/LEM); al centro, il Blue Moon Mark 1 di Blue Origin (veicolo cargo); a destra, il Blue Moon Mark 2 di Blue Origin per equipaggi. Fonte: Blue Origin.

Un altro obiettivo di questa fase della missione è collaudare la nuova tuta spaziale lunare, realizzata da Axiom Space. Questa tuta è la prima in assoluto ad avere un circuito di raffreddamento di riserva qualora si guastasse il primario. Il collaudo non avverrà nel vuoto dello spazio, ma all’interno pressurizzato della cabina del veicolo di allunaggio Blue Moon.

A bordo del lander di Blue Origin ci sarà anche un simulatore di massa della tuta spaziale lunare. Questo simulatore sarà molto approssimativo, simile al manichino Moonikin che volò a bordo di Artemis 1, e fornirà informazioni in tempo reale sulle condizioni ambientali all’interno della cabina di Blue Moon.

Secondo lancio: SLS/Orion con equipaggio

Un vettore SLS decollerà dalla rampa di lancio 39B del Kennedy Space Center, in Florida, portando nello spazio la navicella Orion e i quattro membri dell’equipaggio. L’orbita di Orion sarà circolare.

Questo vettore sarà differente dai precedenti usati per Artemis 1 e Artemis 2 perché sarà privo del secondo stadio ICPS, che non è necessario per questo profilo di missione. Al suo posto ci sarà un elemento distanziale di raccordo o spacer, che è attualmente in costruzione e dovrebbe essere pronto entro dicembre. Non sembrano esserci problemi o preoccupazioni per eventuali slittamenti della data di consegna e approntamento del vettore.

Terzo lancio: Starship di SpaceX

SpaceX intende usare la versione più recente di Starship, ossia la 3; non si tratterà di una versione apposita per gli allunaggi, ma semplicemente di un esemplare standard al quale verrà aggiunto un sistema di attracco, situato sulla punta del grande veicolo, che è lungo 52 metri.

Starship verrà portata in orbita dal vettore Super Heavy di SpaceX, che decollerà dalla Terra dopo il completamento delle operazioni di rendez-vous e attracco tra la navicella Orion e il veicolo dimostrativo Blue Moon Mark 2. Non saranno necessari altri lanci per il rifornimento di propellente.

Gli astronauti effettueranno un rendez-vous e un attracco, ma non entreranno a bordo di Starship.

Illustrazioni della navicella Orion attraccata alla Starship. Si notano le grandi dimensioni del veicolo di SpaceX. Fonti: NASA, NASA.

Prove di attracco

Durante le operazioni di attracco e di sgancio, l’equipaggio di Artemis 3 userà i due veicoli dimostrativi di Blue Origin e di SpaceX come obiettivi passivi (target) da raggiungere; il veicolo attivo (chaser) sarà Orion. Questa è la stessa configurazione prevista per le successive missioni di allunaggio con equipaggi.

La NASA verificherà che i due veicoli di allunaggio dimostrativi siano pronti per la missione e sicuri per l‘equipaggio. Sia SpaceX, sia Blue Origin hanno già effettuato test di attracco dei rispettivi veicoli al suolo (nel caso di SpaceX, qualificandosi sin dal 2023).

Una delle differenze più importanti fra i due attracchi previsti è l’ubicazione del punto di attracco. Nel caso del veicolo Blue Moon, si trova su un lato, accanto alla cabina per l‘equipaggio; per Starship si trova sulla punta. Questo comporterà tecniche e approcci di attracco e di sgancio differenti.

Un’altra differenza è che quando Orion attraccherà a Blue Moon, sarà il software di Orion a comandare entrambi i veicoli. Invece quando Orion attraccherà a Starship, sarà quest’ultima a comandare i due veicoli attraccati.

Rientro

Al termine della missione, la capsula conica della navicella Orion rientrerà sulla Terra, ammarando nell’Oceano Pacifico. È presumibile che tutti gli altri componenti verranno fatti rientrare in modo distruttivo.

L’equipaggio

La composizione dell’equipaggio di Artemis 3 è stata resa nota il 9 giugno 2026 con una cerimonia formale. Il comandante sarà Randy Bresnik (NASA), il pilota sarà Luca Parmitano (ESA), e i due specialisti di missione saranno Frank Rubio e Andre Douglas (NASA). Bob Hines (NASA) sarà la riserva di tutti e quattro.

Foto ufficiale dell’equipaggio di Artemis 3: da sinistra, Andre Douglas, Luca Parmitano, Randy Bresnik e Frank Rubio. Fonte: NASA.

Randy Bresnik (Randolph James Bresnik, callsign “Komrade”) è nato nel 1967 (avrà 60 anni nel 2027). È californiano, ex pilota dei Marine, pilota collaudatore ed ex Top Gun. È stato nello spazio quattro volte, con missioni Soyuz e Shuttle. Ha oltre 32 ore di esperienza in attività extraveicolari e ha comandato la Stazione Spaziale Internazionale nel 2017.

Luca Parmitano è catanese, classe 1976 (avrà 51 anni nel 2027), ed è astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea dal 2009. Entrato nell’Aeronautica militare italiana nel 1995, è pilota collaudatore con esperienza su oltre 40 tipi di aeromobili ed è uno specialista nella guerra elettronica. È stato il primo italiano a effettuare una “passeggiata spaziale” (EVA), durante il suo primo volo nello spazio, nel 2013. È tornato in orbita nel 2019, ricoprendo il ruolo di comandante della ISS. Ha totalizzato sei EVA e 366 giorni nello spazio.

Andre Douglas (Andre Maurice Baulding Douglas) è nato in Florida nel 1985 (avrà 42 anni nel 2027) ed è stato selezionato dalla NASA nel 2021. È un ex ufficiale della Guardia Costiera degli Stati Uniti ed è specializzato in architettura navale, robotica, difesa planetaria e sistemi autonomi. Ha svolto il ruolo di astronauta di riserva per la missione Artemis 2. Artemis 3 sarà il suo primo volo nello spazio.

Frank Rubio (Francisco Carlos Rubio) è nato nel 1975 da genitori del Salvador ed è pilota dell’esercito degli Stati Uniti, medico e paracadutista esperto. Nel 2023 ha completato il volo spaziale più lungo di un astronauta statunitense, trascorrendo in orbita 371 giorni consecutivi. Nel 2027 avrà 52 anni.

Bob Hines (Robert Thomas Hines Jr.; callsign “Farmer”) è nato nel 1975 in North Carolina. Nel 2027 avrà 52 anni. Pilota dell’Aeronautica militare statunitense, ha svolto 76 missioni di combattimento e ha totalizzato 3500 ore di volo in 41 tipi di aereo. È stato selezionato dalla NASA come pilota collaudatore e di ricerca e poi, nel 2017, come astronauta. Ha volato nello spazio ad aprile del 2022 come pilota della missione Crew-4 (la stessa alla quale ha partecipato Samantha Cristoforetti).

Molti media, compresa la BBC, hanno scritto che il cognome di questo astronauta è Heintz, ma non è esatto.

Bob Hines nel 2026. Fonte: NASA/Helen Arase Vargas.

Fonti

How NASA’s Artemis III Lander Test Will Pave Way for Moon Landings, NASA (2026)

We managed to glean some interesting details about the Artemis III mission, Ars Technica (2026)

NASA’s Artemis III Announcement, YouTube (2026)

NASA assigns crew for Artemis III, sets aggressive timeline for flying it, Ars Technica (2026)

Nasa names next astronauts for Artemis Moon programme, BBC (2026)

Air Force Test Pilot tapped as ‘ultimate wingman’ for Artemis III, Af.mil (2026)

Parlo di Artemis e Luna a Cybersecitalia

Ho fatto una chiacchierata con Luigi Garofalo di Cybersecitalia.it a proposito delle missioni lunari umane passate, presenti e future. La trovate sul sito di Cybersecitalia e su YouTube (embed qui sotto).

Se vi state chiedendo quale sia il nesso fra cybersecurity e spazio, la risposta arriva da Luigi nei primissimi minuti: il 2 dicembre prossimo ci sarà un evento spaziale decisamente interessante, la conferenza Space & Underwater, organizzata da Cybersecitalia insieme all’Agenzia Spaziale Italiana. I dettagli sono qui.

Luca Parmitano sarà il pilota di Artemis III

Ieri è stata annunciata la composizione dell’equipaggio della prossima missione umana del programma Artemis: tre astronauti della NASA e uno dell’ESA. Il comandante sarà Randy Bresnik (NASA), il pilota sarà Luca Parmitano (ESA), e i due specialisti di missione saranno Frank Rubio e Andre Douglas.

La missione si svolgerà in orbita intorno alla Terra e prevede ben due attracchi in volo con i veicoli di allunaggio o lander di Blue Origin e di SpaceX, in aggiunta a una serie di test tecnici e di esperimenti scientifici. Artemis III si preannuncia complessa e impegnativa, pur non essendo una missione lunare, e il pilotaggio sarà centrale nel suo svolgimento. L’incarico a Luca Parmitano è quindi molto prestigioso dal punto di vista tecnico, anche se non ha il fascino emotivo di un volo verso la Luna.

Potete rivedere l’evento qui sotto. Aggiornerò più tardi questo articolo per descrivere i dettagli della missione che sono emersi durante la presentazione degli astronauti.

Il piano di volo di Artemis III

Jared Isaacman, direttore della NASA, ha detto che i preparativi per questa missione sono già in corso e che lo stacking (assemblaggio verticale) dei componenti del lanciatore SLS inizierà quest’estate con l’obiettivo di svolgere i test con propellente entro la fine dell’anno corrente (“preparations for Artemis III are already underway. The NASA team, our contractors, and our partners will start stacking SLS this summer with the aim of beginning early wet dress testing before the end of the year”). Il lancio di SLS, da coordinare con quelli dei prototipi dei veicoli di allunaggio, è previsto tra circa un anno da adesso (“no earlier than this time next year”).

Artemis III sarà la prima missione del programma che coinvolgerà veicoli spaziali commerciali, e uno dei suoi obiettivi principali è dimostrare la capacità di effettuare operazioni complesse altamente coreografate che coinvolgono vari fornitori esterni, le compatibilità hardware e software dei vari veicoli coinvolti, e la capacità di effettuare lanci in sequenza effettuati da operatori differenti da rampe differenti e di far incontrare i loro lander con la capsula Orion in punti precisi dello spazio in orbita bassa intorno alla Terra. Se si vuole fare un parallelo con le missioni del programma Apollo degli anni Sessanta del secolo scorso, Artemis III è grosso modo l’equivalente di Apollo 9.

I veicoli non si limiteranno a un rendez-vous, ossia a incontrarsi in un punto orbitale specifico e volare fianco a fianco, ma effettueranno un vero e proprio docking, cioè un attracco. A questo scopo, la capsula Orion di Artemis III sarà dotata di un meccanismo di attracco, assente nella capsula usata per Artemis II. L’attracco avverrà prima con il lander di Blue Origin e poi con quello di SpaceX. Da questo dettaglio sembra presumibile che vengano lanciati prima i lander e poi SLS con l’equipaggio, e che si attenda di vedere che almeno uno dei lander è entrato in orbita e funziona correttamente prima di far decollare gli astronauti.

Sono in partenza per Ragusa per partecipare ad A Tutto Volume, per cui non riesco ad aggiornare questo articolo a breve: vi lascio nelle valenti mani di Astrospace, che spiega tutto molto bene in questo video.

55 anni fa la missione Soyuz 11: trionfo e tragedia nello spazio (prima parte)

I tre cosmonauti della Soyuz 11. Da sinistra, il comandante del volo, Georgi Dobrovolsky, Viktor Patsayev e Vladislav Volkov.

È il 6 giugno 1971. Dalla storica rampa di lancio numero 1, che dieci anni prima aveva visto partire Yuri Gagarin, il primo uomo nella storia verso l’orbita terrestre, viene lanciata la navicella Soyuz 11 con a bordo tre cosmonauti. Sono le 7:55 ora di Mosca.

L’obiettivo di questa missione umana orbitale, la quarantesima a partire da quel 12 aprile 1961 di Gagarin, è raggiungere il laboratorio scientifico Salyut che dal 19 aprile si trova nello spazio, in orbita intorno alla Terra, entrarvi a bordo e soggiornarvi per la durata di circa un mese, stabilendo il record assoluto di permanenza umana nello spazio.

L’equipaggio della Soyuz 11 è composto dal comandante della missione Georgi Dobrovolsky, 43 anni, sposato con due figlie, pilota dell’Aeronautica militare selezionato come cosmonauta nel gennaio 1963. Vladislav Volkov, ingegnere di volo, è il più giovane dei tre (35 anni), ma è anche l’unico ad aver già volato nello spazio, a bordo della Soyuz 7 nell’ottobre 1969. Anche lui è sposato e ha un figlio. Viktor Patsayev, 37 anni, sposato con due figli, è l’ingegnere collaudatore di bordo.

Il fatto curioso è che la «troika» che compone l’equipaggio della Soyuz 11 non è quella selezionata originariamente per il volo verso la Salyut, ma è costituita dalle tre prime riserve. La “crew” inizialmente scelta era composta da Aleksei Leonov, che sarebbe stato il comandante ed è un veterano dello spazio (protagonista della prima EVA o «passeggiata spaziale» compiuta il 18 marzo 1965 al di fuori della navicella Voskhod 2), Pyotr Kolondin e Valeri Kubasov, anch’egli con alle spalle un’esperienza in orbita con la Soyuz 6 nell’ottobre del 1969.

A pochi giorni dall’inizio del volo una sospetta tubercolosi che avrebbe colpito Kubasov e probabilmente contagiato i suoi due compagni fa sì che prudenzialmente vi sia un avvicendamento tra i due equipaggi.

Lancio della Soyuz 11 dal Cosmodromo di Baikonur (fonte: agenzia Novosti).

L’ingresso in orbita della Soyuz 11 è regolare e la televisione sovietica trasmette pochi minuti dopo la registrazione dell’avvenuto lancio con immagini riprese anche all’interno della cabina.

La prima e la quinta pagina del quotidiano “L’Unità” del 7 giugno 1971 dedicate al viaggio verso la Salyut dei cosmonauti della Soyuz 11 (dalla collezione personale di Gianluca Atti).

L’inizio della missione della Soyuz 11 sulla prima pagina di “Stampa Sera” del 7 giugno 1971 (dalla collezione personale di Gianluca Atti).

Il giorno successivo, il 7 giugno, a 24 ore dal distacco del pianeta Terra, dopo un lungo inseguimento la Soyuz 11 è ormai vicina al laboratorio cosmico. Dopo un primo avvicinamento in fase automatica è il comandante Georgi Dobrovolsky a guidare manualmente la navicella fino ad agganciarla con una manovra perfetta alla Salyut.

Per la cronaca, i tre uomini della Soyuz 11 non sono i primi nella riuscita manovra di aggancio al laboratorio, che si trova in orbita dal 19 aprile. Anche all’equipaggio della precedente missione, Soyuz 10, era riuscito il docking con la Salyut ma a causa di un problema nell’apertura del portello di collegamento con il laboratorio i tre cosmonauti, Shatalov, Yeliseyev e Rukavishnikov, erano stati costretti ad un rapido rientro sulla Terra. Questa volta tutto è andato bene e alle 10:45 ora di Mosca Dobrovolsky, Volkov e Patsayev sono i primi inquilini, come comunica trionfalmente Radio Mosca, «del più grande laboratorio cosmico in orbita intorno alla Terra». La loro permanenza a bordo della struttura, lunga 20 metri e pesante, compresa la Soyuz, 25 tonnellate, sembra destinata a durare diverse settimane, anche se le dichiarazioni diramate dalle agenzie di stampa occidentali da parte di scienziati sovietici sono come al solito laconiche.

In un’intervista rilasciata alla TASS e apparsa sul quotidiano di stato Pravda, il cosmonauta, scienziato e progettista della Salyut Konstantin Feoktistov descrive così l’interno del laboratorio dove da alcune ore si è trasferito, visto in diretta televisiva da milioni di spettatori in Unione Sovietica, l’equipaggio della Soyuz: “I tre cosmonauti, una volta aperto il portello della navicella, imboccano il tunnel di interconnessione, nel quale sono installati vari strumenti per ricerche di astrofisica e pannelli di controllo e, attraverso un portello, entrano nella cabina principale. All’interno di essa c’è una piccola piattaforma, davanti alla quale siedono i cosmonauti, con il viso rivolto verso il portello di entrata. Di fronte hanno pannelli di strumenti e di indicatori, ai loro lati equipaggiamenti di comando e trasmissione dello stesso tipo usato sulle Soyuz. All’interno della Salyut ci sono anche una zona di lavoro per effettuare ricerche sul plasma che avvolge il laboratorio, un oblò con vista sulla Terra e altre due zone di lavoro. Sulla destra e sulla sinistra di queste ultime si trovano i vari sistemi della stazione, le unità di condizionamento ed i filtri, e al di là di queste altre zone di lavoro ed apparati per le ricerche biomediche. Abbiamo per la prima volta una grande stazione spaziale, contenente tonnellate di apparati, compreso telescopi, spettrometri, elettro fotometri e telecamere installate fuori e dentro il laboratorio dove con continui collegamenti quotidiani i telespettatori sovietici potranno osservare la vita dei nostri cosmonauti a bordo della prima casa orbitale”.

Uno spaccato dell’interno della Salyut con agganciata la Soyuz 11 che ha portato a bordo del laboratorio i tre cosmonauti.
Dalla trasmissione televisiva in diretta dall’interno della Salyut i tre cosmonauti della Soyuz 11.


Il successo della prima “base orbitale” abitata dall’uomo nella prima pagina e a pagina 5 del quotidiano “L’Unità” (dalla collezione personale di Gianluca Atti).

Da qui inizia la cronologia di quella lunga permanenza: fino ad allora si era stati nello spazio fino ad un massimo di 18 giorni, con la missione Soyuz 9. Ma questa cronologia è tristemente destinata a concludersi con la terza tragedia nella storia dell’esplorazione cosmica da parte dell’uomo.

(continua)

I file “ufologici” delle missioni lunari Apollo rilasciati dal Pentagono sono vecchia fuffa

Ieri sono stati pubblicati dal Pentagono 161 documenti finora segreti riguardanti osservazioni di fenomeni aerei insoliti e non identificati: una definizione che, mi affretto a precisare, include moltissimo altro in aggiunta ai presunti veicoli extraterrestri che scatenano gli entusiasmi degli appassionati del settore. Ma si tratta di roba già vista e per nulla entusiasmante.

Turandomi il naso per il linguaggio ossessivamente adulatorio e nordcoreano dell’annuncio, che riesce a citare ed elogiare Trump ben nove volte in poche righe, e glissando sulla demenzialità di aver cambiato il nome del Dipartimento della Difesa in Department of War (un nome, un programma), sono andato a leggermi in dettaglio il materiale “ufologico” in questione: è talmente poco interessante che persino vari ufologi hanno espresso il proprio disappunto [The UFO community has been waiting for answers. Has the Pentagon delivered?, BBC]. Siamo di fronte ai soliti video sgranatissimi di puntini indefiniti che potrebbero essere mille cose assolutamente banali, per cui occorre applicare la Regola degli Zoccoli: se sento rumore di zoccoli, l’ultima cosa a cui devo pensare è un unicorno.

Preparatevi a sbadigliare: raramente mi sono annoiato così tanto per fare un’indagine.

I file in questione sono pubblicati presso www.war.gov/ufo/#release, con un’interfaccia che rende assurdamente complicato trovare o linkare uno specifico documento, con buona pace dell’asserita trasparenza: è impossibile selezionare il testo nell’elenco dei file rilasciati, non c’è nessun link diretto ai singoli file in questo elenco, non funziona neppure il classico clic destro per aprire una specifica voce in una scheda separata del browser, e cliccare sul pulsante Back del browser dopo aver consultato un file non riporta a dove si era nell’elenco ma riporta alla pagina principale.

Con fatica sono riuscito a trovare i link diretti ai documenti etichettati “NASA” e li riporto qui sotto, insieme ai testi originali di presentazione, nella speranza di evitare ad altri di perdere un’ora abbondante di tempo prima ancora di poter studiare l‘argomento.

In estrema sintesi: gli “avvistamenti” attribuiti agli astronauti non sono affatto una rivelazione, tanto che in almeno un caso (quello che ho verificato a campione) i documenti “inediti” del Pentagono sono in realtà in giro da decenni. E comunque si tratta di resoconti di avvistamenti di detriti o di foto che includono macchioline indistinte che potrebbero essere graffi o granelli di polvere depositata sulla pellicola oppure riflessi interni della fotocamera. Non c’è assolutamente nulla, in questi documenti, che faccia pensare che gli astronauti abbiano visto veicoli extraterrestri. Si tratta di noioissima fuffa, pubblicata forse con l’intento di distrarre l’opinione pubblica dalle guerre scatenate e dagli altri fallimenti della politica statunitense.

Vi lascio ai documenti. Preparatevi un caffè forte.


255_413270_UFO’s_an dd_Defense_What_Should_we_Prepare_For

This file contains an independent report on UFOs written by the French association COMETA (previously published in the French magazine VDS in 1999), which details the results of a study by the Institute of Higher Studies for National Defence. The file also includes a letter from Carol Rosin in which she notes that she was spokesperson for von Braun during the last years of his life.


NASA-UAP-D3, Gemini 7 Transcript, 1965

Gemini 7 was the tenth crewed American spaceflight. This document is a transcript of communications between the flight crew, Astronauts James “Jim” Lovell and Frank Borman, and the Manned Flight Center (now known as Johnson Space Center) in Houston, Texas. The transcript begins with Borman’s report of a “bogey,” contemporary nomenclature for an unknown aircraft, as well as a debris field. Borman described the debris field as consisting of “very, very many […] hundreds of little particles.” He estimated the particles’ distance from the spacecraft to be four miles. Lovell described observing a “brilliant body in the sun against a black background with trillions of particles on it.”

This document also includes handwritten notes documenting the encounter, annotated with the phrase “UFO Sighting by Borman” in the top right corner.


NASA-UAP-D3A, Gemini 7 Audio Excerpt, 1965

This audio recording contains air to ground communications and the NASA Public Affairs audio feed with commentary, recorded during the flight of the Gemini 7 mission. In this excerpted segment of audio, Astronaut Frank Borman reports to NASA mission control in Houston his sighting of an unidentified object, which he referred to as a “bogey.” This sighting occurred on December 5, 1965. The dialogue includes Borman’s initial report, as well as additional comments by Astronaut Jim Lovell, Borman’s fellow crew member.


NASA-UAP-D1, Apollo 12 Transcript, 1969 (materiale già pubblicato da anni qui)

Apollo 12 was the fourth crewed U.S. mission to the Moon and the second to land astronauts on the lunar surface. This document is an excerpt from the Apollo 12 Technical Air-to-Ground Voice Transcription, November 1969, highlighting two periods in which astronauts reported observing unidentified phenomenon: a one hour period on the fifth day, and a two minute period on the sixth day. These transcripts contain contemporaneous observations by the flight crew reacting to unidentified phenomenon.

  • Day 05, Hour 19, Minute 14, Second 58 through Day 05, Hour 20, Minute 12, Second 14:

At 05:19:27:25, the pilot of the Lunar Module (LMP-LM), Astronaut Alan L. Bean, described observing particles and flashes of light “sailing off in space” via the onboard Alignment Optical Telescope (AOT). He characterized these phenomenon as “escaping the Moon.”

  • Day 06, Hour 00, Minute 21, Second 42 through Day 06, Hour 00, Minute 23, Second 33:

Mission Commander, Charles “Pete” Conrad, described observing floating debris outside the lunar module, which had been illuminated by the module’s onboard tracking light. At 06:00:21:51, Conrad assessed that the tracking light had burnt out because he could no longer see the debris from the module.


NASA-UAP-D2, APOLLO 17 TRANSCRIPT, 1972

Apollo 17 was the ninth crewed U.S. mission to the Moon, and the sixth to land astronauts on the lunar surface. This document is an excerpt from the Apollo 17 Technical Air-to-Ground Voice Transcription, December 1972, highlighting three periods in which astronauts reported observing unidentified phenomenon: a nine minute period on the first day, a three hour period on the second day, and a six minute period on the third day.

  • Day 00, Hour 03, Minute 34, Second 10 through Day 00, Hour 03, Minute 42, Second 29:

o Command Module Pilot (CMP), Ronald Evans, reported observing “very bright particles or fragments” drifting and “tumbling” near the spacecraft as it maneuvered. Lunar Module Pilot (LMP), Harrison “Jack” Schmitt, described the phenomenon as looking “like the Fourth of July.” The astronauts speculated that the phenomenon may be attributable to ice or paint fragments dislodging from a separated component of the spacecraft (S-IVB) but characterized that assessment as a “wild guess.”

  • Day 02, Hour 18, Minute 42, Second 34 through Day 02, Hour 21, Minute 07, Second 05:

o Mission Commander, Eugene A. Cernan, reported difficulty sleeping and described having observed “some sets of the streaks.” He also described an intense light flashing between his eyes, describing its intensity as comparable to that of a train headlight and characterizing it as “imposing.” Over the next three hours, Cernan described observing several flashing, rotating phenomenon that he assessed as corresponding to physical objects in space rather than a purely optical phenomenon. LMP Schmitt also reported observing similar phenomenon, though he again assessed the source of his observation to be a separated rocket stage (S-IVB). At 02:20:55:22, Cernan reported observing two additional distant flashing objects, though he assessed them as Spacecraft/Lunar Module Adapter panels (SLA panel), another separated component of the Saturn V rocket.

  • Day 03, Hour 15, Minute 33, Second 25 through Day 03, Hour 15, Minute 39, Second 46:

o At 03:15:38:09, LMP Schmitt exclaimed that he had observed a flash on the lunar surface north of Grimaldi (crater).


NASA-UAP-D4, APOLLO 11 TECHNICAL CREW DEBRIEFING, 1969

Apollo 11 was the third crewed mission to the Moon and the first to land Astronauts on the lunar surface. This document is an excerpt from the Apollo 11 Technical Crew Debriefing (Volumes 1 and 2) from July 31, 1969. The document highlights three observations: one, an object on the way out to the Moon; two, flashes of light inside the cabin; and three, a sighting on the return trip of a bright light tentatively assumed by the crew to be a laser.

• Page 6-33 (Vol. 1). [Lunar Module Pilot for Apollo 11, Buzz Aldrin]: “The first unusual thing that we saw I guess was 1 day out or something pretty close to the moon. It had a sizeable dimension to it, so we put the monocular on it.” The crew speculated that it could have been the S-IVB stage of the Saturn V launch vehicle.

• Page 6-37 (Vol. 1). [Lunar Module Pilot for Apollo 11, Buzz Aldrin] “The other observation that I made accumulated gradually. I don’t know whether I saw it the first night, but I’m sure I saw it the second night. I was trying to go to sleep with all the lights out. I observed what I thought were little flashes inside the cabin, spaced a couple of minutes apart…”

• Page 21-1 (Vol. 2). [Lunar Module Pilot for Apollo 11, Buzz Aldrin] “I observed what appeared to be a fairly bright light source which we tentatively ascribed to a possible laser.”


NASA-UAP-D5, APOLLO 17 CREW DEBRIEFING FOR SCIENCE, 1973

Apollo 17 was the ninth crewed U.S. mission to the Moon, and the sixth to land Astronauts on the lunar surface. This document is an excerpt from the Apollo 17 Crew Debriefing for Science on January 8, 1973, in which Dick Henry, co-investigator on the ultraviolet experiment on Apollo 17, discusses seeing results that were unexpected.

• Pages 119-120. “One of the most exciting results of X-ray astronomy was the fact that an X-ray background was observed over the sky that nobody had expected, and part of this is the gamma-ray background that Dr. Trombka talked about. In the UV, nobody knows, but you never know until you look. You do have to deal with this background of stars that we know is there. So, we did look at a large number of different points at high galactic latitudes, both north and south. The spectrum that we see is above this dark count. In other words, this abnormally high dark current did not, in fact, interfere with that experiment. The spectrum that we see looks like the spectrum of the hot star; however, we know that there were no hot stars within our field of view. Therefore, the most conservative interpretation, I think, is that what we’re seeing is light from hot stars in the galactic plane going up out of the plane and reflecting off interstellar dust. There are certain characteristics of the spectrum, though, that don’t fit that theory, and it’s at least possible that this is extragalactic radiation. I’m looking forward very much to the detailed computer study of this, but it’s going to take a long time.”


NASA-UAP-D6, APOLLO 17 TECHNICAL CREW DEBRIEFING, 1973

Apollo 17 was the ninth crewed U.S. mission to the Moon, and the sixth to land Astronauts on the lunar surface. This document is an excerpt from the Apollo 17 Technical Crew Debriefing on January 4, 1973, in which astronaut Harrison Schmitt reported seeing light flashes.

• Page 24-4. [Lunar Module Pilot Harrison Schmitt]: “We had light flashes just about continuously during the whole flight when we were dark adapted. I had one which I thought was a flash on the lunar surface. That one period of time when we had the blindfolds on for the ALFMED [Apollo Light Flash Moving Emulsion Detector] experiment there were just no visible flashes, although that evening, that night, before I went to sleep, I noticed that I was seeing the light flashes again.”


NASA-UAP-D7, SKYLAB TECHINCAL [sic] CREW DEBRIEFING, 1973

Launched on May 14, 1973, Skylab was the United States’ first laboratory in space. From 1973 to 1974, the station was visited by three crews. This document contains excerpts from all three crews to visit the station. In the first excerpt taken from Skylab 1/2 [first crew] Technical Debriefing from June 30, 1973, highlights crew observations of light flashes. The second excerpt taken from Skylab 1/3 Technical Crew Debriefing from October 4, 1973, highlights two observations—a satellite in similar orbit and another object with a “reddish hue to it.” The final excerpt taken from the Skylab 1/4 Technical Crew Debriefing from February 22, 1974, highlights an observation of flashing lights outside Skylab.

• Skylab 2 crew observation:

o Page 23-20. [Science Pilot for Skylab 2, Joesph Kerwin] “We saw light flashes. I think all of us saw them. I saw them most often when I was in the sack at night with my eyes closed but awake naturally. They tended to wax and wane in frequency.”

• Skylab 3 crew observations:

o Page 7-4. [Science Pilot for Skylab 3, Owen Garriott] “We saw that satellite about a week before splashdown. That was one of the most unusual things that we saw and I guess Jack [Lousma] noticed it looking out the window. This bright reddish object was out there and we tracked it for about 5 or 10 minutes. It was obviously a satellite in a very similar orbit to our own.”

o Page 20-1. [Science Pilot for Skylab 3, Owen Garriott] “Jack [Lousma] first noticed this rather large red star out the wardroom window. Upon close examination, it was much brighter than Jupiter or any of the other planets. It had a reddish hue to it, even though it was well above the horizon.”

• Skylab 4 crew observation

o Page 7-8. [Commander for Skylab 4, Gerald P. Carr] “One other area of unusual events that we reported on the dump tapes was that on occasion we saw some lights flashing outside with very a definite motion relative to ours. We presumed that they were other pieces of Skylab, or possibly other satellites.”


NASA-UAP-VM1, APOLLO 12, 1969

This archival photograph depicts the lunar surface as viewed from the landing site of Apollo 12. This image features a highlighted area of interest slightly to the right of the vertical axis of the frame, above the horizon, in which unidentified phenomena are visible.

This image has been modified from its original state to assist viewers in identifying specific areas of interest. These highlights are provided for contextual purposes only. Such alterations do not constitute an analytical judgment, investigative conclusion, or factual determination regarding the nature or significance of the subject matter.


NASA-UAP-VM2, APOLLO 12, 1969

This archival photograph depicts the lunar surface as viewed from the landing site of Apollo 12. This image features two highlighted areas of interest, labeled “Area 1” and “Area 2,” slightly to the right of the vertical axis of the frame, above the horizon, in which unidentified phenomena are visible.

This image has been modified from its original state to assist viewers in identifying specific areas of interest. These highlights are provided for contextual purposes only. Such alterations do not constitute an analytical judgment, investigative conclusion, or factual determination regarding the nature or significance of the subject matter.


NASA-UAP-VM3, APOLLO 12, 1969

This archival photograph depicts the lunar surface as viewed from the landing site of Apollo 12. This image features a highlighted area of interest near the right edge of the frame, above the horizon, in which unidentified phenomena are visible.

This image has been modified from its original state to assist viewers in identifying specific areas of interest. These highlights are provided for contextual purposes only. Such alterations do not constitute an analytical judgment, investigative conclusion, or factual determination regarding the nature or significance of the subject matter.


NASA-UAP-VM4, APOLLO 12, 1969

This archival photograph depicts the lunar surface as viewed from the landing site of Apollo 12. This image features a highlighted area of interest slightly to the left of the vertical axis of the frame, above the horizon, in which unidentified phenomena are visible.

This image has been modified from its original state to assist viewers in identifying specific areas of interest. These highlights are provided for contextual purposes only. Such alterations do not constitute an analytical judgment, investigative conclusion, or factual determination regarding the nature or significance of the subject matter.


NASA-UAP-VM5, APOLLO 12, 1969

This archival photograph depicts the lunar surface as viewed from the landing site of Apollo 12. This image features five highlighted areas of interest, labeled “Area 1” through “Area 5,” above the horizon, in which unidentified phenomena are visible.

This image has been modified from its original state to assist viewers in identifying specific areas of interest. These highlights are provided for contextual purposes only. Such alterations do not constitute an analytical judgment, investigative conclusion, or factual determination regarding the nature or significance of the subject matter.


NASA-UAP-VM6, APOLLO 17, 1972

As part of the review of historical UAP materials under PURSUE, DOW has opened a case to investigate the accompanying NASA photograph from the Apollo 17 mission, taken December 1972. The image contains three “dots” in a triangular formation in the lower right quadrant of the lunar sky that is clearly visible upon magnification of the image. While this photo has been previously released and discussed by keen observers, there is no consensus about the nature of the anomaly. New preliminary US government analysis suggests the image feature is potentially the result of a physical object in the scene. Additionally, as part of this investigation, the government has obtained the original film from the Apollo 17 mission and the results of the full NASA and DOW analysis will be released when completed.


Fonti aggiuntive

Hovering objects and flashing lights: what we learned from UFO documents released by the Pentagon, BBC (2026)

Fenomeno luminoso in cielo ieri sera: scarico di propellente di un razzo SpaceX

Ci sono stati numerosi avvistamenti di un bagliore luminoso insolito nei cieli italiani e svizzeri ieri sera intorno alle 22 [Tio.ch; Tio.ch]. Si tratta dello scarico di propellente di un razzo Falcon 9 di SpaceX partito un paio d’ore prima, alle 22:06 CEST, dalla Florida.

La ground track (proiezione al suolo della traiettoria del razzo) relativa al lancio di SpaceX. Fonte: XploraSpace.

La linea luminosa è il trenino di 29 satelliti Starlink rilasciato poco prima dal vettore Falcon 9. Il punto luminoso è il secondo stadio del razzo, che accende il proprio motore in direzione contraria alla traiettoria di volo in modo da rallentare e quindi precipitare nell’atmosfera per disintegrarsi. L’accensione produce lo sbuffo brillante. Il tutto è illuminato dal Sole, che alla quota alla quale si trovano questi oggetti è sopra l’orizzonte mentre a terra è buio.

Artemis II, ammaraggio previsto per le 2:07 dell’11 aprile: come seguire la diretta

CEST = ora estiva dell’Europa centrale. MET = tempo trascorso dal decollo. Le distanze espresse in miglia usano le statute miles (non le miglia nautiche) salvo diversa indicazione.

Scusate se non ho postato aggiornamenti su Artemis II negli ultimi giorni, ma sono stato trattenuto da un vortice di interviste radio e TV dedicate a questa missione. In ogni caso, non ci sono stati eventi di particolare rilievo tecnico: Orion sta tornando spontaneamente verso la Terra e ammarerà alle 2:07 CEST dell’11 aprile.

Qui su YouTube potrete seguire le ultime fasi della missione dalle 00:30 CEST dell’11 aprile.

Questi sono gli eventi salienti delle prossime ore fino all’ammaraggio in orario CEST (equivalente all’ora italiana).

9 aprile

22.22 (7g 21h 47m MET): mentre scrivo la stesura iniziale di questo post, la capsula Orion battezzata Integrity si trova a 216.398 km dalla Terra e 225.165 dalla Luna e procede alla velocità di 4867 km/h. Le condizioni meteo nella zona di ammaraggio sono buone: vento a 10 nodi e onde di circa 1,2 metri.

10 aprile

4:53: seconda accensione dei motori (Return Trajectory Correction, RTC) per correggere leggermente la traiettoria di rientro.

9:05: inizio del periodo di sonno dell’equipaggio.

16:00: 111.466 km dalla Terra, 296.683 km dalla Luna, velocità 8060 km/h. Gli astronauti a bordo stanno dormendo.

17:00: 103.561 km dalla Terra, 302.177 km dalla Luna, velocità 8442 km/h.

18:00: 95.097 km dalla Terra, 309.140 km dalla Luna, velocità 8893 km/h. L’equipaggio si è svegliato circa mezz’ora fa.

19:50: inizio delle operazioni per configurare la cabina di Integrity per il rientro.

20:00: 77.219 km dalla Terra, 322.084 km dalla Luna, velocità 10.043 km/h.

La vista da una delle telecamere esterne e da una di quelle interne, trasmessa in tempo reale.

20:53:12: seconda accensione dei motori (Return Trajectory Correction, RTC) per otto secondi per correggere la traiettoria di rientro, con un cambio di velocità di 4,6 km/h (4,2 piedi al secondo).

21:00: 67.270 km dalla Terra, 329.548 km dalla Luna, velocità 10.843 km/h.

21:20:12: fine delle operazioni di configurazione della cabina.

22:00: 56.552 km dalla Terra, 337.858 km dalla Luna, velocità 11.895 km/h.

22:44: Christina Koch avvisa che la toilette di bordo è stata disattivata.

23:00: 44.795 km dalla Terra, velocità 13.388 km/h.

23:05:12: l’equipaggio inizia a verificare la checklist di rientro e indossa le tute protettive (OCSS).

11 aprile

00:00: 31.442 km dalla Terra, velocità 15.831 km/h.

00.30: inizio della diretta streaming NASA su YouTube. La nave di recupero si trova a circa 6,5 miglia (nautiche, presumo) dal punto previsto di ammaraggio.

01:02: 15.298 km dalla Terra, velocità 21.301 km/h.

01:15:12: trasferimento delle comunicazioni radio dal DSN (Deep Space Network) alla rete TDRS.

1:25: Vengono attivati brevemente i motori di manovra della capsula per verificarne il funzionamento.

01:33: (9g 00h 58m MET): il modulo di servizio di Integrity si separa dal modulo per l’equipaggio.

01:37:12: terza accensione dei motori di manovra del modulo per l’equipaggio (raise burn) per variare leggermente l’angolo di attacco di Integrity. In sostanza, questa accensione alza la parte anteriore della capsula di un paio di gradi. Questo permette di affinare ulteriormente la traiettoria di rientro e quindi determinare quanto si scalda lo scudo termico. Durata: 18 secondi. Integrity sorvola l’Australia orientale e attraversa diagonalmente l’Oceano Pacifico.

01:53:30: contatto con l’atmosfera (entry interface) a 122 km (400.000 piedi) di quota e alla velocità di circa 38.275 km/h (34,882 piedi al secondo). Circa venti secondi dopo, perdita prevista dei contatti radio (LOS, Loss of Signal). Durata prevista: 6 minuti circa. Questo blackout totale delle comunicazioni (niente immagini, niente voce, niente telemetria) è dovuto alla ionizzazione dell’aria rovente intorno allo scudo termico della capsula. Gli aerei ed elicotteri che supportano le operazioni di rientro e recupero mantengono comunque un contatto visivo con la capsula.
Durante questo silenzio radio obbligato, il picco termico viene raggiunto circa un minuto dopo il contatto con l’atmosfera: è a questo punto che i computer di bordo inducono due inversioni di rollio (roll reversal), creando un rollio prima verso sinistra e poi verso destra. Lo scopo di queste oscillazioni è dissipare energia termica e rallentare la capsula. Il picco di decelerazione è di circa 3,9 g. Il picco di velocità viene raggiunto poco dopo il contatto con l’atmosfera ed è previsto che sia di 39.688 km/h (24.661 miglia orarie), di poco inferiore al record assoluto di velocità di rientro, che spetta alla missione Apollo 10 (che andò 103 miglia orarie più veloce).
Dal punto di contatto con l’atmosfera al punto di ammaraggio, Integrity plana per 3150 km (1701 miglia nautiche) in circa tredici minuti e mezzo.

01:59:32: ripresa prevista dei contatti radio (AOS, Acquisition of Signal), sette minuti prima dell’ammaraggio. Riprende la ricezione della telemetria. Le imbarcazioni di recupero si dirigono verso il punto previsto per l’ammaraggio.

2:01. Riprendono i contatti radio in voce. Quota di 30 km (100.000 piedi), 35 km (19 miglia nautiche) all’ammaraggio.

2:03:22: si aprono tre piccoli paracadute di guida e viene sganciata la carenatura del vano sommitale della capsula (FBC, Forward Bay Cover), che alloggia gli altri paracadute. Integrity si trova a circa 11.000 m (36.000 piedi) di quota. Tre secondi dopo inizia l’apertura dei due paracadute iniziali (drogue parachutes) a circa 7600 m (25.000 piedi) di quota.

02:04:44: sgancio dei paracadute iniziali e apertura dei tre paracadute pilota, che estraggono i tre paracadute primari, a 1500 m (5000 piedi) di quota. La nave appoggio si avvicina progressivamente al punto previsto di ammaraggio, fino a circa cinque miglia. Rimane a distanza di sicurezza per evitare eventuali frammenti del veicolo e dei suoi paracadute.

02:07:27 (9g 1h 32m 15s MET): ammaraggio nell’Oceano Pacifico, a circa 200 km a sud-ovest di San Diego, nelle vicinanze della nave appoggio militare adibita al recupero, la USS John P. Murtha, due ore e mezza prima del tramonto locale. Si gonfiano di elio i cinque speciali galleggianti (CMUS, Crew Module Uprighting System) che raddrizzano la capsula se necessario. L’equipaggio può comunicare via radio con gli elicotteri e le imbarcazioni leggere di recupero oltre che con la nave appoggio principale, che si avvicina a circa un miglio da Integrity.

02:13:12: vengono messi in sicurezza i motori di manovra del modulo per l’equipaggio, che possono emettere sostanze tossiche.

Il direttore della NASA, Jared Isaacman, è a bordo della nave di recupero e non tenta nemmeno di trattenere il proprio giustificato entusiasmo per questa missione riuscitissima.

02:23: le imbarcazioni leggere di recupero si avvicinano lentamente e cautamente alla capsula. Viene aperto il portello laterale di Integrity: gli astronauti possono finalmente respirare aria fresca dopo dieci giorni trascorsi sigillati in un ambiente totalmente artificiale. Quattro sub con preprazione medica salgono a bordo per valutare le condizioni di salute degli astronauti.

3:10: le squadre di recupero iniziano a fissare alla capsula il collare di galleggiamento che la stabilizza. Successivamente fissano davanti al portello laterale di Integrity una speciale zattera gonfiabile, il front porch. I membri dell’equipaggio possono uscire dalla capsula e mettersi su questa zattera.

3:32: i primi due astronauti, Christina Koch e Jeremy Hansen, emergono dalla capsula, seguito pochi minuti dopo dal collega Victor Glover. L’ultimo a lasciare Integrity è il comandante, Reid Wiseman.

3:45: il front porch, con a bordo gli astronauti e alcuni membri delle squadre di recupero, viene sganciato da Integrity e si allontana per prepararsi al recupero da parte degli elicotteri.

3:49: uno ad uno, gli astronauti vengono imbragati e sollevati dal verricello degli elicotteri militari, che li portano, due per ciascuno elicottero (Glover e Koch in uno, Hansen e Wiseman nell’altro), fino al ponte della nave appoggio, con un volo che dura circa tre minuti. Anche in questo caso, l’ultimo membro dell’equipaggio a essere trasportato è il comandante Wiseman.

3:59: Tutti e quattro gli astronauti sono sulla nave. Dopo un incontro di congratulazione con il direttore della NASA, gli astronauti camminano verso il centro medico di bordo, assistiti da due persone ma senza dover ricorrere alle portantine che sono comunque a loro disposizione. Vengono sottoposti a una visita medica. Nel frattempo la capsula viene agganciata, imbragata e rimorchiata per farla entrare nel bacino allagabile di cui è dotata la nave.


Ora che la missione Artemis II è felicemente conclusa, posso aggiungere un breve commento. Rivedere un equipaggio che torna dalla Luna è stato emozionantissimo, oggi come 54 anni fa, quando ero bambino. E stavolta le immagini (di una bellezza straordinaria) arrivano in diretta e in alta definizione, senza dover aspettare giornali e settimanali. Dispiace che tutto questo avvenga mentre gli Stati Uniti sono in preda a un delirio politico senza precedenti, tengono al comando del Paese un pazzo in preda a demenza senile e lo venerano come se fosse un emissario divino.

Prossime tappe: fra circa un anno, intorno a metà 2027, ci sarà Artemis III, un volo con equipaggio in orbita terrestre, per collaudare l’attracco con il veicolo di allunaggio e per provare le tute spaziali lunari; a metà 2028 ci potrebbe essere Artemis IV, il primo tentativo di allunaggio umano del ventunesimo secolo.