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La dicitura “Ogni riferimento a persone esistenti…” deriva da Rasputin

Perché nei film compare spessissimo la dicitura “Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale” anche quando vengono chiaramente raccontate delle vicende che riguardano persone esistenti o esistite e fatti accaduti?

Perché nel 1932 la MGM presentò il film Rasputin and the Empress (in italiano Rasputin e l’imperatrice), ambientato negli ultimi anni del regno zarista in Russia, nel quale la principessa Natasha (personaggio di fantasia) veniva sedotta dal famigerato monaco e mistico russo Rasputin (persona realmente esistita). La principessa Irina Alexandrovna di Russia (persona reale) fece causa alla MGM nel Regno Unito, affermando che “Natasha” era un chiaro riferimento a lei che ledeva gravemente la sua onorabilità, perché essere stata sedotta, all’epoca, era un’onta terribile, che la rendeva non più sposabile o degna di essere consorte.

Una delle locandine del film (fonte: IMDB).

La English Court of Appeal giudicò che la principessa avesse ragione e che la MGM dovesse risarcire lei e il marito Felix Yusupov (una delle quattro persone che avevano ucciso Rasputin) per l’ammontare di circa 125.000 dollari dell’epoca, equivalenti a circa tre milioni di dollari di oggi.

Questa vicenda è diventata quasi leggendaria ed è stata raccontata in tante versioni, ma Fabio, un amico e barrister che segue questo blog, mi segnala che perlomeno la causa è reale ed è Youssoupoff v Metro-Goldwyn-Mayer (1934) 50 TLR 581, CA, dove TLR sta per Times Law Reports e CA sta per Court of Appeal.

Dalla letteratura di settore emerge che una consulente legale che lavorava alla MGM aveva messo in guardia la casa cinematografica specificamente per la scena della seduzione della principessa, ma non era stata ascoltata e anzi era stata licenziata. La MGM quindi non poté fingere di non sapere, e così raggiunse un accordo stragiudiziale per circa un milione di dollari di allora (circa 24 milioni di oggi) per prevenire liti legali in tutti i paesi nei quali era stato distribuito Rasputin and the Empress e ritirò il film dalla circolazione per decenni.

Al termine della causa, Lord Justice Scritton, uno dei giudici che aveva gestito il caso, suggerì con enfasi che se il film avesse avuto un’avvertenza o disclaimer che avesse specificato che tutti gli eventi rappresentati sono finzione, come era già prassi fare per i libri, probabilmente la causa sarebbe andata ben diversamente. Da allora, per prudenza, l’industria del cinema appone sistematicamente questa dicitura, anche quando non ha molto senso farlo e anche se non sempre quella dicitura la mette al riparo da azioni legali e relativi risarcimenti.

Fonti: Il Post (2016), Truth and Lives on Film – The Legal Problems of Depicting Real Persons and Events in a Fictional Medium, seconda edizione, John T. Aquino (2022), con resoconto giuridico dettagliatissimo a pagg. 14-29; Slate.com (2016); ZME Science; Openculture.com (2024); Unintentional Defamation, Wikipedia; “Any Resemblance to Persons Living or Dead”: Film and the Challenge of Authenticity, Natalie Zemon Davis, The Yale Review, 86 (1986-87): 457-82 (Stanford.edu).

Niente Panico RSI – Puntata del 2025/10/06

Ultimo aggiornamento: 2025/10/13 19:40.

È andata in onda lunedì scorso una nuova puntata in diretta di Niente Panico, il programma che conduco insieme a Rosy Nervi (e stavolta anche GG) sulla Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera. La trasmissione è riascoltabile qui sul sito della RSI oppure nell’embed qui sotto.

Lo streaming in diretta della Rete Tre è presso www.rsi.ch/audio/rete-tre/live; la mia raccolta completa delle puntate è presso Attivissimo.me/np.

Qui sotto trovate approfondimenti e fonti di alcuni dei temi che abbiamo affrontato nella puntata.

Asteroide potrebbe colpire la Luna nel 2032, detriti pericolosi per i nostri satelliti

L’asteroide 2024 YR4 misura circa 60 metri; non è in rotta di collisione con la Terra, ma i calcoli aggiornati suggeriscono una piccola ma reale possibilità, circa il 4%, che possa schiantarsi sulla Luna il 22 dicembre 2032. Un impatto lunare creerebbe un cratere con un diametro compreso fra 500 metri e 2 chilometri e potrebbe scagliare nello spazio circa 100.000 tonnellate di detriti, aumentando enormemente il numero di micrometeoroidi nelle vicinanze della Terra.

Una nube di detriti di questa portata potrebbe mettere in pericolo i satelliti, i telescopi spaziali e persino gli astronauti a bordo di veicoli spaziali o della Stazione Spaziale Internazionale. Un nuovo studio esplora le opzioni di difesa, compresi gli impattatori cinetici come la missione DART della NASA o, in modo più radicale, l’uso di un dispositivo nucleare per spingere o frantumare l’asteroide.

Una finestra di lancio si aprirebbe alla fine del 2029, ma qualsiasi intervento comporta dei rischi: non si conosce ancora la massa esatta dell’asteroide e un errore di calcolo potrebbe avvicinarlo alla Terra.

Le incertezze attuali verranno ridotte nel 2028, quando la traiettoria dell’asteroide lo porterà ad avvicinarsi alla Terra (a distanza di sicurezza, comunque).

I dettagli sono nell’articolo scientifico in preprint intitolato Analysis of deflection and disruption options for asteroid 2024 YR4, datato 15 settembre 2025 ma al momento non disponibile online (o perlomeno io non riesco a trovarlo; forse è questo con un titolo leggermente differente, Space Mission Options for Reconnaissance and Mitigation of Asteroid 2024 YR4).

Perché molti personaggi dei cartoni animati indossano guanti bianchi?

È una cosa alla quale raramente si fa caso perché è una caratteristica diffusissima, ma molti personaggi dei cartoni animati indossano guanti bianchi, e lo fanno in molti casi anche quando non rappresentano persone ma sono animali. Perché Bugs Bunny, un coniglio, indossa questi guanti?

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Bugs Bunny. Fonte: Wikipedia.

La giustificazione tecnica è che i guanti bianchi creano un netto contrasto con la maggior parte degli sfondi e dei corpi dei personaggi, rendendo le mani molto più facili da vedere e seguire durante il movimento. Questo era particolarmente importante nei primissimi cartoni animati, che erano in bianco e nero e quindi non potevano usare le sfumature di colore per rendere più leggibili le scene e più comprensibile l’azione. Inoltre un guanto è più semplice da disegnare rispetto a una mano, che ha unghie, nocche, pieghe della pelle e tanti altri dettagli.

Ma c’è anche un’altra ragione meno tecnica: i primi cartoni animati si ispirarono ai cosiddetti minstrel show, una forma di spettacolo da palcoscenico nato negli Stati Uniti durante l’Ottocento, che consisteva in una miscela di sketch comici, varietà, danze e musica e veniva interpretato da attori bianchi con la faccia dipinta di nero, cioè in blackface. Questi spettacoli rappresentavano i neri in maniera stereotipata e quasi sempre offensiva, presentandoli come ignoranti, pigri e superstiziosi. In altre parole, erano spettacoli totalmente razzisti. Il colore di Topolino o di Felix il Gatto non è casuale, insomma.

Nei minstrel show gli artisti indossavano appunto guanti bianchi, allo scopo di rendere visibili al pubblico i movimenti delle loro mani, e gli animatori degli anni Venti e Trenta del secolo scorso mantennero questa caratteristica nei loro personaggi. Oggi questo riferimento culturale profondamente discutibile si è perso e molti personaggi dei cartoni animati moderni (Sonic, Mario) indossano guanti puramente per tradizione iconografica del mondo dell’animazione e per i motivi tecnici che ho citato prima.

Per chi volesse saperne di più, ci sono libri come Birth of an Industry: Blackface Minstrelsy and the Rise of American Animation, di Nicholas Sammond (2015) [Google Books; Duke University Press], che ha un ricco sito di approfondimento contenente spezzoni di cartoni animati di Topolino degli anni Trenta che sbandierano disinvoltamente un razzismo agghiacciante. Altri libri che permettono di non dimenticare queste origini poco edificanti di personaggi che abbiamo normalizzato sono elencati presso Academia.edu. Ci sono anche i documentari Ethnic Notions, che ha vinto un Emmy nel 1988 [Wikipedia], e Color Adjustment, entrambi di Marion Riggs [Archive.org]. Con il clima politico statunitense attuale, c’è da chiedersi per quanto tempo resteranno ancora disponibili.

L’origine bizzarra del tema musicale di James Bond

Grazie al programma Quite Interesting della BBC ho scoperto una chicca davvero sorprendente che riguarda il celeberrimo tema musicale che identifica James Bond: quello che potete sentire qui sotto, suonato dalla chitarra elettrica, da 0:08 a 0:21.

Quel tema è tratto da questo brano, Bad Sign, Good Sign, eseguito in stile indiano:

Non è una coincidenza o una teoria: è un fatto storicamente assodato. Ma non è plagio, perché fu la stessa persona a comporre entrambi i brani. La persona in questione è Monty Norman: aveva scritto Bad Sign, Good Sign per un musical che non ebbe grande successo. Quando gli fu commissionata la colonna sonora di Dr. No (Agente 007 licenza di uccidere, 1962), riprese la melodia di quel musical e la rielaborò in quello che oggi conosciamo tutti come il tema di James Bond. E ora non riuscirete mai più a vedere un film di 007 senza pensare a questa versione indianeggiante [Montynorman.com].

Diretta YouTube: “Missioni lunari: tra cinema e realtà”

Scusate, arrivo di corsa e all’ultimo minuto da un vortice di appuntamenti ed eventi, per cui non ho fatto in tempo a preavvisare: questa è la diretta di stasera in cui chiacchieriamo di missioni spaziali e cospirazionismi. Buona visione.

[VIDEO RIMOSSO]

2026/02/22. Ho visto solo ora che il video è stato rimosso. Il suo URL era questo: https://www.youtube.com/embed/AiOLwZz23ko?si=IsOfCGtbKkZNZqAi. Se qualcuno sa che fine ha fatto o se è disponibile altrove, me lo segnali per favore nei commenti.

(AGG 2023/09/05) Recensione: Vyzov (Вызов), il film russo girato nello spazio. Missili, propaganda e spogliarelli

(AGG 2023/09/05) Recensione: Vyzov (Вызов), il film russo girato nello spazio. Missili, propaganda e spogliarelli

Pubblicazione iniziale: 2023/09/03 20:00. Ultimo aggiornamento: 2023/09/05
16:35.

È finalmente in circolazione online al di fuori della Russia, non
ufficialmente, il film Vyzov (Вызов), ossia
Sfida, il film russo girato in parte nello spazio. Vista la situazione
internazionale, è difficile recensirlo obiettivamente, visto che è uno
strumento di propaganda di un regime che ha invaso un altro paese bombardando
la popolazione civile e sta commettendo ricatti e omicidi. Mi limito quindi a
segnalare i suoi aspetti tecnici e le immagini che possono interessare le
persone appassionate di spazio, perché è pur sempre il primo lungometraggio
girato professionalmente nello spazio da attori e tecnici professionisti.

Ho raccontato alcune fasi della produzione e promozione del film in articoli
precedenti:
uno,
due,
tre. In sintesi, a ottobre 2021 l’attrice Yulia Peresild e il regista Klim
Shipenko sono stati portati a bordo della Stazione Spaziale Internazionale dal
cosmonauta Anton Shkaplerov (compagno di volo di Samantha Cristoforetti nel
2014-15), usando una navicella russa Soyuz (la missione MS-19),
e vi sono rimasti per dodici giorni per effettuare le riprese della parte
spaziale del film, tornando il 17 ottobre con la missione
Soyuz MS-18. Il film è uscito nei cinema russi ad aprile 2023.

Procurarsi una copia di Vyzov non è stato facile: visto che almeno per
ora non circola nei soliti circuiti di scambio e che abbonarsi dall’Europa a
un servizio di streaming russo a pagamento è a dir poco complicato per via
dell’embargo e della barriera linguistica, alla fine ho dovuto iscrivermi a
dei feed RSS russi e imparare il cirillico quanto bastava per riconoscere il
titolo del film nell’elenco dei file disponibili e per capire quale fosse il
link giusto per scaricarlo senza finire tempestato da offerte di malware,
contenuti senza veli e altre cose del genere.

Il passo successivo è stato reperire una versione dotata di sottotitoli, che
ho dato in pasto a DeepL Pro, ottenendo
qualcosa di passabile sia in inglese, sia in italiano, con qualche errore macroscopico (tipo quando qualcuno dice che una ragazza
è stata accoltellata in un occhio ma in realtà ha preso un cazzotto) ma
comunque con una qualità sufficiente a capire almeno i dialoghi di base del
film, dai quali emergono alcune chicche inaspettate.

Il film dura ben due ore e 43 minuti, ma se vi interessa vederlo solo per i
suoi contenuti tecnici potete saltare tranquillamente il primo quarto d’ora,
che contiene solo scene spaziali realizzate in grafica digitale (sia pure di
ottima qualità) e qualche breve scena di assistenza medica (recitata) girata
realmente nello spazio, e definisce il contesto della storia. Qui sotto, dopo
l’allerta spoiler, elenco i minutaggi delle scene tecnicamente interessanti.

In sintesi e senza spoiler:

  • Il film è realizzato molto bene, con un livello di qualità assolutamente
    paragonabile a quello di una grossa produzione europea o statunitense, una
    fotografia curata, un montaggio attentamente pianificato, una protagonista
    molto fotogenica, e soprattutto con tantissime riprese del centro di
    addestramento per cosmonauti in Russia e del poligono di lancio, con
    immagini spettacolari del decollo di una Soyuz che credo non si siano
    mai viste prima in questa qualità e con queste angolazioni, e con moltissime
    scene recitate e girate molto professionalmente a bordo della Stazione.
  • Nel film compaiono anche estesamente alcuni cosmonauti veri, inseriti
    sapientemente in ruoli che non richiedevano grandi capacità recitative, ad
    eccezione di Shkaplerov, che ha una bella parte e se la cava piuttosto bene
    (ma a quanto pare è stato doppiato).
  • La trama è scontata e prevedibile e ha vari momenti di irritante
    implausibilità tecnica in stile Gravity o The Martian (il
    film, non il libro) che sarebbe stato perfettamente possibile evitare; c’è
    la spalla comica, c’è la storia teen (Boris insegna), c’è la storia
    d’amore, il Dramma Personale nel Passato che fa comodo per caratterizzare
    rapidamente il personaggio e creare empatia, la crisi che si risolve dopo
    qualche colpo di scena, e c’è anche una dose abbondante di misoginia e
    sessismo, anche se la protagonista è una donna, che oltretutto di mestiere
    fa il chirurgo ed è anche molto quotata per le sue capacità professionali.
    Ma la società russa è molto maschilista, e si vede. Tutte le posizioni di
    potere sono in mano a uomini e alla fine è un uomo che le fornisce l’idea
    giusta che risolve la crisi ed è un uomo che fa da mentore alla
    protagonista.
  • A questo proposito, ci sono ben due
    spogliarelli svestizioni di Yulia Peresild in assenza di
    peso che faranno sicuramente la gioia di chi apprezza le grazie femminili ma
    sono assolutamente gratuiti nella trama e sono girati con uno stile, come
    dire, un po’ tanto compiaciuto. Non è Showgirls nello spazio, per
    carità, ma siamo lontani dalle eleganti e simboliche capriole in canotta di
    Sandra Bullock in Gravity (fatte però in assenza di peso simulata,
    non in orbita per davvero come queste).
  • Con l’eccezione di una singola scena nella Cupola (che appartiene alla
    sezione statunitense della Stazione ed è stata fabbricata in Italia), viene
    mostrata esclusivamente la piccola e claustrofobica sezione russa della
    Stazione e tutte le riprese interne sono realizzate nei suoi spazi angusti;
    dal punto di vista del film, è come se gli altri vani della ISS, ben più
    spaziosi e molto meno spartani, non esistessero. I partner europei non
    vengono menzionati; gli americani vengono citati solo per prenderli in giro
    dicendo che loro riciclano l’urina per ottenerne acqua potabile. Nessun
    riferimento al fatto che sulla Stazione ci sono anche colleghi europei,
    giapponesi o statunitensi; nessun accenno ai veicoli Dragon.
    Autarchia pura.
  • Il resto del mondo non esiste: non viene neppure menzionato il fatto che il
    poligono di lancio usato dalla Russia per raggiungere la Stazione oggi sta
    in Kazakistan, non in Russia (per via della dissoluzione dell’Unione
    Sovietica), e che i cosmonauti atterrano sempre in Kazakistan. Però la
    protagonista ha palesemente un iPhone, viene citato di sfuggita Elon Musk e
    le auto che circolano nelle scene sulla Terra sono occidentali.
  • C’è anche una bizzarra nota di complottismo lunare: uno dei protagonisti a
    un certo punto si lamenta che la distanza massima mai raggiunta dagli esseri
    umani nello spazio è 400 chilometri, dimenticandosi completamente delle
    missioni umane sulla Luna, che hanno raggiunto i 400
    mila chilometri di distanza dalla Terra (non è un errore di traduzione; subito dopo il personaggio dice che la massima distanza umana è come quella fra due città russe). Eh, ma sono missioni
    americane, e farebbero capire al pubblico quanto è grezzo e arretrato il
    programma spaziale russo, fermo ancora all’orbita terrestre per quanto
    riguarda i voli con equipaggi, quindi immagino che sia meglio non parlarne.
  • Il film merita per le sue abbondantissime riprese fatte nello spazio; per il
    resto, è un fumettone propagandistico che scimmiotta le produzioni
    occidentali in un “vorrei ma non posso” che per noi è evidente ma di cui
    probabilmente i comuni spettatori russi non hanno modo di rendersi conto.

ALLERTA SPOILER: Da qui in poi rivelo molti dettagli della trama, per
cui se non volete spoiler, non leggete oltre.

Il film inizia con questa scritta. Speravo in un messaggio profondo o
trionfale, ma Google Lens mi dice che è solo una dicitura che mette in guardia
contro le rappresentazioni di consumo di tabacco che abbondano nel film e sono
nocive per la salute.

La storia inizia con un cosmonauta, “Oleg Bodanov” (interpretato dal vero
cosmonauta Oleg Novitsky), che viene ferito gravemente durante una
“passeggiata spaziale” all’esterno della Stazione Spaziale Internazionale
(ISS). La causa della lesione è presa di peso da Gravity: una
collisione fra satelliti ha causato uno sciame inatteso di detriti spaziali,
che ora sono in rotta verso la Stazione. Viene quindi pianificata una manovra
d’emergenza per spostare la Stazione dalla traiettoria dei detriti, ed è
necessario effettuarla subito, mentre due cosmonauti sono all’esterno.

Il risultato è che Oleg, invece di aggrapparsi con cavo e moschettone a uno
dei tanti appigli esterni durante la manovra e starsene buono, fa lo scemo,
perde tempo e finisce per essere strattonato e sballottato dall’accelerazione
della Stazione, che è assurdamente violenta: le vere manovre della
Stazione sono infinitamente più delicate, anche perché uno scossone come
quello mostrato nel film solleciterebbe eccessivamente le strutture a sbalzo
estremamente leggere e flessibili della ISS.

Tutti gli screenshot di questo articolo sono in 4K: potete cliccarvi sopra per
ingrandirli.

La premessa che causa la ferita di Oleg è insomma tecnicamente implausibile (e
non è che l’inizio delle implausibilità di questo film), ma se non altro il
tipo di ferita (conseguente a un impatto contro una parte non tagliente della
Stazione) è scelto astutamente dal punto di vista della produzione per evitare
di avere spargimenti di sangue a zero g, che sarebbero impraticabili da
realizzare sulla ISS e costosissimi da creare bene in grafica digitale.

Oleg rientra a bordo malconcio, aiutato dal collega (il cosmonauta reale Peter
Dubrov): ha un trauma interno che richiede un intervento chirurgico, che i
cosmonauti non sono addestrati a fare. Un ritorno sulla Terra è fuori
questione, perché il polmone collassato di Oleg non gli permetterebbe di
rientrare a terra vivo. L’unica alternativa è inviare di corsa un chirurgo
sulla Stazione. Peter, intanto, effettua una piccola incisione a Oleg per
contenere il danno polmonare.

Oleg passa gran parte del film così. Ogni tanto tossicchia. Recitazione
richiesta: zero.

Inizia così la valutazione del da farsi, naturalmente in gran segreto, perché
siamo in Russia: Elena Belyaeva (Yulia Peresild), che abbiamo visto agire
brillantemente in sala operatoria, viene convocata solo come consulente,
mentre i suoi colleghi maschi partecipano pienamente.

Le scene di interesse spaziale iniziano finalmente a 0:17:50, dopo la
parentesi (assolutamente saltabile) per la storia teen e per la presentazione
della vita quotidiana di Elena e del suo interesse sentimentale per un
collega. Finalmente, dicevo, si arriva a una sede di Roscosmos. O almeno
quella che viene spacciata per la sede di Roscosmos, perché in realtà gli
interni sfarzosi sono quelli dell’Edificio 1 del
Sanatorium di Voronovo, a una quarantina di chilometri da Mosca (elencato in
Wikipedia
fra le location delle riprese usando questa fonte) e
visibile in Google Maps. Anche gli esterni sono quelli del
Sanatorium (fonte; fontefonte). 

Per carità, anche la sede della NASA in The Martian era finta e
megagalatticamente più grandiosa di quello che è in realtà, ma almeno
The Martian era ambientato nel futuro e possiamo ancora sperare che gli
attuali edifici piuttosto blandi, in stile campus universitario degli anni
Sessanta, verranno migliorati. In questo film, invece, siamo nel presente.

L’insegna dice “Centro spaziale nazionale”.

Questo è l’esterno del Sanatorium di Voronovo:

Fonti: Archi.ru; Yandex.

Gli interni sono quelli del Sanatorium; non sono quelli della vera sede di
Roscosmos.

Queste sono foto del Sanatorium:

Durante la riunione medica, al tavolo siedono solo uomini (a parte
l’assistente del Grande Medico Capo, che sta zitta). Yulia, dalla
periferia della sala dove è relegata, fa un commento professionale, come
medico, e succede questo:

La donna ha aperto bocca, come osa?

Segue un altro siparietto di vita terrestre, con un flashback al Dramma di
Famiglia che tormenta Yulia, e intanto gli uomini arrivano alla
conclusione che si deve mandare nello spazio un chirurgo. Inizia così la
selezione dei chirurghi da mandare alla ISS, tutti
naturalmente uomini. Siamo a 28 minuti dall’inizio.

A 0:35:00 circa Oleg Bogdanov parla dalla Stazione: sembra doppiato, e in
effetti IMDB dice che
la sua voce è fornita da Aleksandr Ustyugov). Non ha un microfono, e manca
completamente il forte rumore ambientale che caratterizza la Stazione.
Sospetto che molte delle scene parlate a bordo della Stazione che si
vedranno in seguito siano state ridoppiate.

A 0:37:00 facciamo visita al mock-up (replica in scala 1:1) della
parte russa della ISS. Arriva Anton Shkaplerov, con il suo vero nome e
cognome. Anche lui sembra doppiato (secondo
IMDB, è
effettivamente doppiato da Dmitry Kozelsky). La spalla comica offre agli
altri lo spunto per battutine sulla toilette e per un accenno al riciclo
dell’acqua nel segmento statunitense, come se fosse una cosa patetica e
primitiva di cui i russi non hanno bisogno.

Segue una lunga fase di selezione dei candidati e di scelta della
posizione chirurgica (come girare il paziente e dove improvvisare un
tavolo operatorio). A 0:42:00 circa la spalla comica cita per nome Elon
Musk. Molte riprese all’interno del mock-up. Interessante anche il
sistema operativo sul computer usato da Yulia, che punta a
roscossmos.ru (con due S), mentre il dominio reale è Roscosmos.ru.

Ennesimo siparietto-flashback, poi un momento comico (beh, si fa per dire)
quando il Grande Capo Vladimir si manifesta telefonicamente per mettere a
posto tutto.

Shkaplerov partecipa con Yulia/Yelena a una scenetta comico-esplicativa
che serve per chiarire agli spettatori che tipo di intervento dovranno
fare, usando un pezzo di pollo.

Finalmente, dopo quasi un’ora di film, a 0:51:30, iniziano i voli a zero g
con l’apposito aereo per microgravità usato dai russi (un Ilyushin Il-76).
Le riprese sono molto interessanti e autentiche, ad eccezione di un paio
di inquadrature esterne dell’aereo fatte in grafica digitale.

A 1:00:00 arriviamo alle prove di resistenza nella centrifuga. Si vedono
bene i dettagli del suo funzionamento (sembra biposto). Yulia è presente,
ma non viene invitata a fare la prova, fino a che il Sagace Mentore le
offre l’occasione, che supera brillantemente. Le riprese sembrano
autentiche, a giudicare dalla deformazione del viso. Del resto, Peresild
ha dovuto fare davvero l’addestramento da passeggera cosmonauta per fare
questo film e quindi ha dovuto fare davvero qualche giro in centrifuga.

Normalmente la centrifuga non ha i faretti e il fumo per fare atmosfera.

A 1:09:30 circa, uno dei protagonisti fa un commento molto strano sul
fatto che la distanza massima mai raggiunta dall’uomo nello spazio è
(sarebbe) 400 chilometri. Non è un errore di traduzione, visto che
paragona questa distanza a quella che separa Mosca da San Pietroburgo (se
ho capito bene). Complottismo strisciante o banale desiderio di ignorare i
successi ben maggiori delle imprese spaziali degli Stati Uniti?

A 1:11:10 assistiamo a magnifiche riprese in 4K del roll-out di un
lanciatore Soyuz, che viene portato alla rampa di lancio. Il giro
intorno alla rampa dall’alto con un drone e la ripresa del sollevamento
del razzo con una telecamera montata in cima al razzo stesso compensano il
tedio dell’ora abbondante che è già passata.

Nel frattempo, Yulia è stata scelta come cosmonauta da inviare nello
spazio, ovviamente senza che lei lo possa dire a nessuno, ed è già
sull’autobus che la porta alla rampa. Addestramento? Preparazione alla
gestione delle emergenze? Non servono.

A 1:13:00 c’è anche la proverbiale fermata lungo la strada per fare pipì
contro la ruota dell’autobus, come fece Gagarin (ma lei non partecipa;
Anton sì, ma non vengono mostrati o spiegati i dettagli).

A 1:16:00 finalmente si va nello spazio! Le riprese del lancio sono
davvero spettacolari: un buon minuto di puro space porn reale. I
fotogrammi qui sotto non rendono giustizia. La scenetta della telefonata
di mamma mentre stanno decollando si poteva anche evitare; rovina la
serietà e la bellezza del momento. In compenso le facce che fa Anton sono
un capolavoro.

Dopo una breve parentesi di immagini digitali miste a riprese reali per
mostrare l’arrivo alla Stazione, iniziano le riprese a bordo della ISS,
che sono l’elemento fondamentale del film; tutte, però, sono fatte nella
sezione russa, che è fortemente claustrofobica.

Anton spiega la toilette (1:25:00 circa).
Sulla parete della sezione russa ci sono le americanissime salviettine
umidificate Huggies.
Yulia sa muoversi a zero g istantaneamente, non ha la minima nausea e ha
pure trovato il tempo di truccarsi prima di salire a bordo della ISS.

Qui comincia la parte veramente interessante del film. Le riprese a bordo
sono tante, costruite bene, con un filo logico: si vede che c’è stata una
pianificazione attenta della continuity e che la sezione russa è
stata messa abbondantemente a disposizione della produzione. Klim
Shipenko, regista e cameraman (mandato anche lui nello spazio), fa un gran
bel lavoro di inquadratura, di illuminazione e di movimenti macchina, e
viene fatto sparire completamente grazie alla grafica digitale (altrimenti
lo si vedrebbe riflesso qua e là, per esempio nelle visiere riflettenti
delle tute spaziali).

L’illuminazione scelta attentamente esalta il soggetto.

Da qui in poi, a parte qualche scena non essenziale sulla Terra, il resto
del film si svolge nello spazio, per davvero, con tutti i dettagli
dell’intervento chirurgico, dell’accrocchio concepito da Yelena per
ancorarsi al pavimento della Stazione, delle operazioni di soccorso di
Oleg e del successivo rientro. Non posso fare a meno di notare
l’incredibile silenzio a bordo: avranno spento la ventilazione per le
riprese, o hanno ridoppiato tutti? Non si vedono microfoni in giro, e
l’audio è fin troppo pulito.

Strane posizioni per dormire. Eppure sulla ISS ci sono le cuccette, anche
nella sezione russa.
Oleg alle prese con una scena impegnativa dal punto di vista recitativo.

Il primo spogliarello arriva a 1:48:00 circa. Non c’è alcun motivo logico
per cui Yulia non possa operare tenendo addosso la T-shirt e i pantaloni
che porta ma debba invece assolutamente cambiarsi davanti ai colleghi,
restando
lungamente in mutande e reggiseno.

Inizia l’operazione.
Ah, no, aspetta, in maglietta non posso operare! Ho assolutamente bisogno
di spogliarmi per mettere il camice apposito!
E siccome abbiamo fretta lo faccio qui davanti a tutti…
… ma lo faccio con una serie di pose plastiche…
…usando il quasi controluce per esaltare le mie forme. Sandra Bullock,
mangia la mia polvere, io l’ho fatto davvero a zero g.
“Korolev aveva ragione”. Su cosa? Sulle difficoltà di raggiungere la
Seconda Velocità Cosmica? Sull’N-1?
Ah no, è il momento della Battutina Sessista Messa in Bocca al Cattivone®,
così facciamo capire che siamo progressisti: “Lo spazio non è per le
donne” (1:58:00).
Un piccolo tributo a Sergei Korolev.

Per facilitare i cultori, dico subito che il secondo strip, altrettanto
gratuito e prolungato, è a 2:12:00 circa.

Eh, ma allora è un vizio.
Non ci fosse stato l’embargo, avrei indossato Victoria’s Secret. Invece mi
tocca indossare Vladimir’s Fetish.
Prima di rivestirmi, un’occhiatina fuori dal finestrino ci sta bene.

Finalmente, a 2:22:00 circa, si vede un pezzo della grande parte non russa
della Stazione, con una visita di Yulia/Yelena alla Cupola come premio per
il successo dell’intervento e per distrarla dall’emozione del Grande
Dramma Familiare che è riaffiorato.

Finalmente nella Cupola.
Gli astronauti e i cosmonauti tengono gli stessi indumenti per una
settimana, ma io mi sono cambiata i vestiti di nuovo, qualcosa in
contrario?
Strano effetto a pois sul sensore della telecamera.
Anton sfoggia una felpa rosa con la disinvoltura del cosmonauta che ha
visto tutto, ha fatto tutto e non teme nulla.

Fin qui andrebbe anche bene, anche con il siparietto di Yulia (non si sa
bene perché in canotta, e truccatissima per tutto il tempo, persino
durante l’intervento) che manda soldi alla mamma dallo spazio usando
il suo iPhone, simbolo dell’occidente degenerato e capitalista (a
2:12:00). Boh.

Sono partita in fretta e furia, ma ho miracolosamente portato con me un
vasto assortimento di canotte.
Tutti gli astronauti vestono sempre così nei loro momenti di relax
a 28.000 km/h, perché?

Ma il momento The Martian, quello in cui dopo tutti gli sforzi di
realismo fatti fin qui il regista sente inspiegabilmente e
ingiustificabilmente il bisogno di mandare tutto in vacca mostrando una
scemenza finale che stride con tutto il resto, arriva subito dopo, a
2:24:00, quando
i cosmonauti offrono a Yulia di fare una passeggiata spaziale
clandestina
.

Già così è abbastanza assurdo proporre a) una EVA clandestina, come se il
Controllo Missione non si accorgesse di una depressurizzazione dell’airlock
b) una EVA a una persona che non ha fatto il benché minimo addestramento
apposito e potrebbe vomitare dentro la tuta per le vertigini e soffocarsi
c) far finta che non sia necessario un lungo periodo di preparazione
fisiologica prima di qualunque EVA. Ma Yulia decide che l’assurdo non
basta e bisogna raggiungere il ridicolo. Infatti che fa?
Va a prendersi un vestito lungo e lo indossa per entrare nella tuta.
Niente sotto-tuta refrigerante, senza la quale dovrebbe schiattare per
surriscaldamento in pochi minuti dentro la tuta. 

Ovviamente questa EVA è realizzata in grafica digitale. A Roscosmos non
sono stati così scellerati da fargliela fare davvero.

Casualmente mi sono portata un vestito da sera, metti che ci sia da andare
da qualche parte.
La tuta per l’EVA.
Allora stasera si esce? Chi viene con me?
Una gonna lunga è l’indumento perfetto da indossare dentro una tuta
spaziale che ha i pantaloni. Il rumore in sottofondo è il
facepalm degli addetti alle tute spaziali di tutto il mondo. Nota
tecnica: la visiera è probabilmente rifatta digitalmente per nascondere
l’operatore con la videocamera.
Una EVA? Clandestina, prima che se ne accorgano? Senza prima fare
precondizionamento o adeguare la pressione? Senza sotto-tuta refrigerante?
Perché no? Matt Damon s’è tagliato un dito della tuta spaziale per fare un
getto d’aria e volare come Iron Man, in The Martian. Problemi?
Tengo la faccia in pieno sole, tanto non mi acceca e non mi scotta, anche
se quassù è più intenso che in alta montagna. La visiera dorata è per gli
sfigati.

Ci sono anche i festeggiamenti a zero g, perché Oleg si è ripreso…

Si gioca.
Anton ci sta prendendo gusto.
Festeggiamenti volanti.

… e poi si passa al rientro sulla Terra, e alla fine c’è il classico
vissero felici e contenti sotto l’amorevole occhio di Putin.

Rientro.
Atterraggio morbido (secondo la definizione russa di “morbido”).
Estrazione dalla capsula.
Di nuovo sulla Terra. Alcune riprese dell’atterraggio sono state
effettuate durante il vero atterraggio della missione MS-18 con Peresild,
Novitsky e Shipenko (AP).

Ecco qualche altro screenshot scelto.

“Mamma, guarda! Una Buran! Ricordo di un’era in cui avevamo un vettore
gigante (Energia) e costruivamo spazioplani capaci di atterrare
automaticamente su una pista, invece di volare ancora con un veicolo
concepito sessant’anni fa che ci fa volare pigiati come sardine e ci fa
schiantare nella steppa.“ “Zitta, qui è pieno di microfoni, se ti sentono
ti mandano a collaudare le mine antiuomo in Ucraina.”
Chissà come si dice badass in russo.
Il vero effetto speciale del film. Anche con tutte le agevolazioni del
caso, Yulia Peresild ha superato la selezione e l’addestramento di base da
cosmonauta, e il rischio di un volo spaziale e di un rientro violento come
quello sulla terraferma della Soyuz l’ha affrontato davvero. Tanto
di cappello.
Traduzioni impossibili: il gioco di parole scurrile nel trailer originale del film “Barbie”

Traduzioni impossibili: il gioco di parole scurrile nel trailer originale del film “Barbie”

Il nuovo trailer del film Barbie contiene uno scambio di battute che nella versione italiana può lasciare molto perplessi, con questa ripetizione apparentemente senza senso del modo di dire “far fuori” che si scambiano vari personaggi nella scena finale sulla spiaggia, negli ultimi venti secondi del trailer.

– Se non fossi gravemente ferito ti sbatterei fuori dalla spiaggia, Ken.

– Puoi farmi fuori quando vuoi, Ken.

– Se vuoi fare fuori lui devi prima fare fuori me.

– Io vi farei fuori tutti e due insieme.

– Basta, Ken.

– Oh, ci fai fuori tutti e due?

– E allora perché non vediamo co…

– Nessuno deve fare fuori nessuno.

Se vi state chiedendo come mai questi personaggi indugino così tanto sulla questione di chi vada fatto fuori, la ragione è che nell’originale l’intero battibecco è in realtà un gioco di parole a sfondo sessuale, che la traduzione italiana non rende. Non ne faccio una colpa al traduttore; non avrei saputo far di meglio in una situazione disperata del genere.

Se volete saperne di più, ho riesumato il Disinformatico NSFW, che giaceva inutilizzato da anni, per spiegare il tutto. Ovviamente l’articolo completo è sconsigliato ai bigotti e agli animi sensibili.

Nuovo trailer del film russo girato (in parte) a bordo della Stazione Spaziale Internazionale

Nuovo trailer del film russo girato (in parte) a bordo della Stazione Spaziale Internazionale

Con tutte le cautele e i distinguo che ho già scritto in occasione della pubblicazione del primo trailer del
film russo
Vyzov
(Вызов), ossia Sfida, che è stato girato in parte a bordo della Stazione Spaziale
Internazionale, segnalo l’uscita di un suo secondo trailer, che potete vedere qui sopra.

La descrizione in russo su YouTube annuncia che il film uscirà il prossimo 20 aprile, non il 12 come annunciato inizialmente. Il trailer non è sottotitolato, ma usando il riconoscimento vocale di YouTube e Google Translate viene fuori grosso modo che un cosmonauta russo si è ferito durante una EVA e morirebbe durante il rientro se non venisse operato a bordo; vari chirurghi si offrono di andare nello spazio per effettuare l’operazione. Viene scelta E. Belyaeva (l’attrice Julia Peresild).

Nei dialoghi spicca un “lo spazio non è per le donne”, ma dal poco contesto non è chiaro se sia sarcastico o intenzionalmente sessista; nelle immagini, a differenza del primo trailer, si vede che alcune riprese sono state effettuate nella sezione non russa della Stazione (in particolare nella Cupola).

Ci sono anche dei video della realizzazione:

Nel video qui sotto vengono mostrati parecchi dettagli piuttosto rari della parte russa della Stazione, delle procedure di bordo e dell’addestramento al quale si sono sottoposti l’attrice-cosmonauta, i cosmonauti che si sono improvvisati attori e il regista-cosmonauta Kim Shipenko. Due chicche: Peresild racconta che si è rifatta il trucco prima di arrivare a bordo e si è lavata i capelli alla maniera tradizionale, consumando moltissima acqua invece dello shampoo senza risciacquo usato da astronauti e cosmonauti, e questo ha quasi intasato il sistema di riciclaggio dell’acqua della sezione russa. Le esigenze di scena sono scarsamente compatibili con la realtà delle attività spaziali.

Il film è chiaramente un’operazione di propaganda per un regime che sta commettendo atrocità in Ucraina, e questo purtroppo getta una luce sinistra sull’indubbia bellezza dell’attrice e sull’intera impresa cinematografica che in altri momenti sarebbe stata una splendida celebrazione della collaborazione internazionale e dell’avventura spaziale.

Il primo trailer del film russo girato nello spazio

Il primo trailer del film russo girato nello spazio

Ultimo aggiornamento: 2023/01/09 13:15.

È stato pubblicato il primo trailer del film russo
Vyzov
(Вызов), ossia Sfida, girato in parte a bordo della Stazione Spaziale
Internazionale a ottobre 2021: ne avevo parlato in
questo articolo. Nel trailer si vede l’attrice Yulia Peresild che recita la parte di un
medico (“E. Belyaeva”) che deve operare un cosmonauta, a bordo della Stazione,
in seguito a un malore inatteso, forse causato da una ferita subita durante
una manovra della Stazione, effettuata per evitare dei detriti spaziali
mentre il cosmonauta era all’esterno (premessa tecnicamente poco
plausibile).

A giudicare dal logo mostrato a 1:36, la vicenda è ambientata durante la
Expedition 66 (ottobre 2021-marzo 2022).

Non sono in grado di decifrare cosa viene detto nel trailer, che è in russo,
ma dopo la pubblicazione iniziale di questo articolo YouTube ha auto-generato
i sottotitoli in russo, che sono i seguenti, e ho provato a tradurli con
l’aiuto di Deepl. Se qualcuno può dare una mano a correggere gli errori, ogni
aiuto è benvenuto.

ребят как состояние работаем

обломки спутника будем делать
манёвру

[музыка]

Олег

Олег

[музыка]

Антон
Петр просыпаемся Богданова срочно

служебный модуль

Антон
мне надо чтобы на земле знали что

я начинаю операцию

[музыка]

Мы
же точно знаем что делать

в нашей практике не было подобных

случаев

[музыка]

Вы
меня слышите

Нижняя средняя

имеет следы разрыв

этих
условиях ты промыла плевральная

полость больше ты ничего там не
сделаешь

дренируй и уходи Это что значит у нас

ничего
не получилось

[музыка]

я беру ответственность на
себя

продолжайте операцию

поехали

[музыка]

La traduzione approssimativa:

Gente, qual è la situazione?

Detriti di satellite, faremo la
manovra

[musica]

Oleg

Oleg

[musica]

Anton
Petr, sveglia Bogdanov urgentemente

Modulo di servizio

Anton,
ho bisogno che a terra lo sappiano.

Inizio un intervento
chirurgico.

[musica]

Sappiamo esattamente cosa
fare.

Non abbiamo mai avuto un caso come questo nella nostra
pratica.

Casi

[musica]

Riuscite a
sentirmi?

La linea centrale inferiore ha tracce di rottura.
Queste condizioni hanno inondato la cavità pleurica. Non c’è altro che tu
possa fare lì.

Drenala e vai. Cosa vuol dire?

Non ha funzionato.

[musica]

Mi assumo la
responsabilità.

Continua l’intervento chirurgo.

Andiamo!

[musica]

Le didascalie nel trailer parlano di cose “mai viste prima” e di
“primo film girato nello spazio”. Posso solo abbozzare una traduzione
con DeepL della descrizione del video presente su YouTube:

La prima mondiale del trailer del primo lungometraggio della storia del
cinema e dell’astronautica girato sulla Stazione Spaziale Internazionale.
Con Julia Peresild, Milos Bikovich, Vladimir Mashkov, Oleg Novitsky, Anton
Shkaplerov, Peter Dubrov, Elena Valyushkina, Varvara Volodina e altri. Il
dramma spaziale “Sfida” del regista Klim Shippenko – in tutti i cinema dal
12 aprile. Si iscriva al nostro canale per essere il primo a vedere nuovi
trailer, video dalle riprese, frammenti esclusivi del film e molto altro
ancora: (link).

Nel trailer si vedono solo immagini riprese nella sezione russa della Stazione
e si scorge un cosmonauta autentico (Anton Shkaplerov); forse anche il
“paziente” sul lettino è un cosmonauta effettivo (Oleg Novitsky?). I movimenti
della Peresild sono ripresi in modo da sottolineare (tramite i capelli sciolti
e gli oggetti che fluttuano) che sono stati effettivamente compiuti dentro la
Stazione in assenza di peso.

Si notano anche delle rare immagini ad alta risoluzione del decollo di un
razzo Soyuz.

So che questo è un pessimo momento per parlare di cose russe, e c’è il rischio
che in futuro questo film verrà visto con lo stesso atteggiamento con il quale
oggi vediamo i film di Leni Riefenstahl sulla Germania nazista. Ma il film
esiste e rappresenta comunque un momento tecnico e cinematografico storico.

È vero che i cattivi non possono usare gli iPhone nei film e nei telefilm?

È vero che i cattivi non possono usare gli iPhone nei film e nei telefilm?

L’uscita del film
Glass Onion – Knives Out
di Rian Johnson ha fatto riemergere una teoria informatico-cinematografica
quasi classica: esisterebbe una regola segreta in base alla quale nessun
cattivo, in un film o telefilm, può maneggiare un iPhone o in generale un
prodotto Apple, e questo permetterebbe agli spettatori più attenti di capire in anticipo chi è il cattivo
o il traditore nascosto nelle sceneggiature.

Questa regola è stata descritta dal regista Rian Johnson in un’intervista a
Vanity Fair del 2020, rilasciata in occasione dell’uscita del primo
film della serie Knives Out:

Johnson spiega (a partire da 2:50) che non sa se rivelarlo o no, perché potrebbe causargli guai nel prossimo film d’intrigo che scriverà, ma “Apple ti lascia usare gli iPhone nei film ma – e questo è molto centrale se state mai guardando un film d’intrigo – i cattivi non possono avere un iPhone che venga inquadrato” e dice che ora “ogni regista che ha nel proprio film un cattivo che deve restare segreto ora voglia ammazzarmi”.

Also another funny thing, I don’t know if I should say this or not… Not cause it’s like lascivious or something, but because it’s going to screw me on the next mystery movie that I write, but forget it, I’ll say it. It’s very interesting.

Apple… they let you use iPhones in movies but – and this is very pivotal if you’re ever watching a mystery movie – bad guys cannot have iPhones on camera.

So, there you go… oh nooooooo, every single filmmaker that has a bad guy in their movie that’s supposed to be a secret wants to murder me right now.

E infatti nel suo film, il primo della serie Knives Out, guardando la marca di telefonino usata dai vari personaggi si può dedurre quali sono buoni e quali sono cattivi. Nel secondo no, grazie a una soluzione molto semplice ed elegante. Non dico altro per non fare troppi spoiler.

Non è la prima volta che si parla di questa faccenda, ma mancava una dichiarazione esplicita da parte di un addetto ai lavori. La teoria dei prodotti Apple usabili solo dai “buoni” era emersa già oltre vent’anni fa, quando fu trasmessa la prima stagione della serie TV 24, nella quale un traditore inaspettato sarebbe stato in realtà smascherabile dagli spettatori, secondo la teoria presentata da alcuni fan, per il fatto che usava un laptop della marca Dell mentre tutti i suoi colleghi usavano dei Mac, e viceversa il personaggio che la trama sembrava suggerire come possibile traditore sarebbe stato scartabile immediatamente perché usava un PowerBook di Apple.

Una ricerca del sito Wired.com condotta all’epoca segnalava anche altri casi cinematografici nei quali i buoni usavano Apple e i cattivi altre marche: per esempio nei film C’è posta per te (You’ve Got Mail), La rivincita delle bionde (Legally Blonde), Austin Powers, e anche il celebre critico cinematografico Roger Ebert aveva notato nel 2003 che “siccome molti computer Windows hanno lo stesso aspetto, Apple è una delle poche case produttrici che può avere convenienza a fare product placement (pubblicità indiretta)”, aggiungendo che secondo lui “l’industria del cinema e i tipi creativi in generale preferiscono il Mac” (l’articolo originale è oggi irreperibile).

La tendenza sembra essere ben documentata, insomma, ma non è chiaro se questa regola sia una consuetudine nata per motivi estetici e narrativi oppure un’imposizione di Apple. Vanity Fair ha chiesto chiarimenti ad Apple in seguito alle parole di Rian Johnson, ma non ha ottenuto risposta; ci ha provato anche Ars Technica, con lo stesso risultato.

Secondo l’esperto di proprietà intellettuale John Bergmayer dell’associazione Public Knowledge, consultato da Ars Technica, chi realizza un film non ha bisogno di permessi o licenze dei fabbricanti per far usare dai propri personaggi dei prodotti comuni in maniere normali, ed è improbabile che una casa produttrice possa vincere una causa argomentando che far usare a un cattivo una certa marca di telefono o di auto costituisca uno screditamento di quella marca. Quindi, nota Ars Technica, la regola “i cattivi non usano prodotti Apple” non sarebbe un obbligo legale.

Le cose cambiano, però, se Apple paga per il product placement, ossia sponsorizza il film in modo che i personaggi mostrino i suoi prodotti, per esempio fornendo degli esemplari gratuiti da usare come oggetti di scena e altri dispositivi o servizi. In questo caso sarebbe normale che Apple mettesse dei vincoli sul modo in cui vengono usati e a chi vengono associati.

In altre parole: la regola non è un obbligo di legge, ma è quasi sicuramente una consuetudine diffusa regolamentata da accordi commerciali, e quindi la si può applicare per tentare di scoprire indizi utili nei film e nei telefilm.

Se riuscite a trovare altri esempi di serie TV o di film che applicano questa regola o la smentiscono, segnalateli nei commenti. Senza spoiler, mi raccomando! E sempre dai commenti arriva la segnalazione (grazie a Ivan) di Product Placement Blog, un sito che raccoglie esempi di product placement, ordinato per tipo di prodotto e per titolo di film.

Fonti aggiuntive: MacRumors, MacObserver, Iphoneitalia.com,

Che fine ha fatto il film russo girato nello spazio? Dovrebbe uscire il 12 aprile 2023

Il 5 ottobre 2021, l’attrice russa
Yulia Peresild e il
regista russo
Klim Shipenko sono
stati portati a bordo della Stazione Spaziale Internazionale dal cosmonauta
Anton Shkaplerov con una navicella russa Soyuz (missione MS-19), e sono
rimasti in orbita per dodici giorni, tornando il 17 ottobre con la missione
Soyuz MS-18, per
effettuare le riprese di quello che è stato spesso e impropriamente definito
il primo film girato nello spazio. Da allora non si è saputo più nulla.

In realtà si tratterebbe del primo film realizzato nello spazio
da attori e tecnici professionisti: prima di queste riprese, infatti,
astronauti e cosmonauti hanno girato in orbita numerosi documentari (Space Station 3D, A Beautiful Planet, For All Mankind (1989) e anche alcuni
brevi film amatoriali (come Apogee of Fear, 2012). 

La missione di Peresild e Shipenko era stata annunciata con parecchio rilievo
mediatico, anche perché ha battuto sul tempo il progetto analogo di Tom Cruise
con il regista Doug Liman, ma poi è calato il silenzio, anche a causa
dell’invasione russa dell’Ucraina.

Quello che si sa è che il film è stato intitolato provvisoriamente
Vyzov
(Вызов), ossia Sfida, e che sono state fatte oltre 30 ore di riprese; la
storia dovrebbe incentrarsi sul personaggio interpretato da Peresild, che è un
chirurgo inviato sulla Stazione per salvare un cosmonauta con un intervento
cardiaco. 

Il film è un progetto congiunto dell’ente spaziale russo Roscosmos, di Channel
One Russia e del Yellow, Black and White Film Studio (uso i nomi inglesi per
chiarezza).

Le riprese sono state effettuate in gran parte nella sezione russa della
Stazione, ma circa un terzo è stato acquisito negli altri ambienti del
complesso orbitale. I voli di Shipenko e Peresild sono stati pagati da Channel
One Russia. I due sono stati addestrati per alcuni mesi prima di poter affrontare la missione.

Stando ad alcune fonti (Wikipedia; Kinopoisk.ru, protetta da
captcha in cirillico), l’uscita del film è prevista per il 12 aprile
2023 in Russia.

Fonti aggiuntive: 1tv.ru; Russian Space Web;
Deadline.

Dune, il confronto fra formato standard e versione IMAX mostra quanto si perde

Dune, il confronto fra formato standard e versione IMAX mostra quanto si perde

Ultimo aggiornamento: 2022/01/08 11:20.

Se avete avuto la fortuna di vedere Dune in IMAX invece che nel formato panoramico mostrato nei cinema normali, vi invidio. Non avevo idea di quanto le immagini fossero troncate sopra e sotto nella versione panoramica rispetto a quella IMAX.

Non è solo una questione di formato più o meno squadrato: IMAX è un formato (anzi, una serie di formati e di tecnologie) che in passato, nell‘era della pellicola, ha offerto una nitidezza e una stabilità d’immagine ineguagliabili con le pellicole normali, i cui fotogrammi erano fisicamente molto più piccoli (e quindi meno nitidi e oltretutto “stirati” per ottenere un effetto panoramico), e il cui meccanismo di trascinamento causava sfarfallii ed errori di allineamento da un fotogramma all’altro.

Ricordo ancora il brivido e i lacrimoni di commozione al mio primo impatto con l’IMAX, tanti anni fa: il logo spettacolarmente nitido della NASA, sospeso nel nero perfetto dello schermo, che cede il posto allo Shuttle librato in orbita, con la Terra maestosa sullo sfondo che lentamente gli scorre dietro. L’immagine era talmente definita, stabile e priva di qualsiasi granulosità che lo schermo semplicemente era sparito e davanti a noi c’era semplicemente un’immensa finestra panoramica, talmente ampia che per vederla tutta dovevi ruotare la testa a destra, a sinistra, in alto e in basso.

Una rara visita alla sala di proiezione mi fece conoscere i trucchi geniali usati per ottenere quel risultato magico: pellicola di formato larghissimo, proiettata orizzontalmente e trascinata con un sistema ultrastabile, e tanto altro. Poi sono arrivati i proiettori digitali laser ad altissima risoluzione, ma quella tecnologia analogica di precisione aveva un fascino speciale.

Oggi molti dei risultati qualitativi dell’IMAX originale sono ottenuti anche dai proiettori digitali dei normali cinema, soprattutto in termini di stabilità dell’immagine (nelle proiezioni su pellicola tradizionali ogni fotogramma non viene proiettato esattamente a registro con quello precedente, a causa dei limiti tecnici del sistema di trascinamento usato dal proiettore; il cervello compensa, ma si accorge che qualcosa non va). Ma per molti anni l’IMAX è stato il riferimento qualitativo incontrastato e irraggiungibile. E tuttora una sala IMAX ben fatta, con le sue gradinate molto ripide, i suoi schermi immensi (18 metri per 24) e oltretutto piazzati in modo che lo spettatore non guardi in su, come in un cinema normale, ma si trovi davanti una parete luminosa che si estende fortemente verso l’alto e verso il basso fino a coprire quasi tutto il campo visivo, offre un’esperienza immersiva straordinaria.

Le limitazioni tecniche della versione originale dell’IMAX su pellicola (soprattutto nelle cineprese usate per le riprese) obbligarono a un’immagine molto squadrata, ma in tempi recenti hanno fatto riscoprire la maestosità e l’imponenza delle inquadrature realizzate e proiettate su schermo gigante in questo formato, che era passato in secondo piano con l’avvento di quelli panoramici proposti dal cinema convenzionale non solo per dare spettacolarità ma anche perché consentono di avere più spettatori in sala rispetto agli IMAX. 

Questo video di confronto mostra molto chiaramente quanto si perde e come cambia la composizione dell’inquadratura quando si gira un film in formato 1.43:1 e poi lo si deve per forza di cose tagliare sopra e sotto per adattarlo al 16:9 (o simile) dei cinema normali.

È difficile dire quale formato sia “migliore”, perché non è soltanto una questione di rapporto fra altezza e larghezza: è anche una questione di dimensione dello schermo (un IMAX non va pensato come un 16:9 tagliato, ma come un 16:9 allargato sopra e sotto). Anche se il formato IMAX è simile a quello dei vecchi televisori catodici, l’esperienza visiva è totalmente differente perché l’immagine è spaventosamente nitida e lo schermo occupa gran parte del campo visivo in tutte le direzioni, ma è sufficientemente lontano da evitare le distorsioni e le variazioni di messa a fuoco che si avrebbero guardando da vicini uno schermo di un televisore HD (o 4/8K) in modo da fargli riempire il campo visivo quanto uno schermo IMAX.

Il modo migliore per approssimare uno schermo IMAX è probabilmente la realtà virtuale con un visore ad altissima risoluzione: le lenti ingannano il cervello, facendogli credere che lo schermo virtuale sia fisicamente lontano e quindi enorme, e il display copre il campo visivo in maniera paragonabile a quella di un IMAX (e nel caso dei video in VR 3D, anche superiore, ma non ancora con altrettanta nitidezza).

Le sale IMAX sono pochissime rispetto ai cinema normali, e le vere sale IMAX (quelle con pellicola in formato 15/70 o con proiettori IMAX With Laser) sono ancora più rare (in tempi recenti, infatti, il marchio IMAX è stato annacquato usandolo anche per impianti di proiezione molto più modesti, come il 2K del Digital IMAX). IMAX stessa propone di vedere Dune soltanto in queste poche sale. Tutto questo vuol dire che un film girato in IMAX verrà visto nel suo formato originale da pochi spettatori, ed è un peccato, specialmente quando il direttore della fotografia, e spesso anche il regista (Christopher Nolan è un esempio tipico), compone le inquadrature proprio per questo formato. Per cui se sapete che un film è girato in IMAX, cercate di andarlo a vedere in una vera sala IMAX. Ne vale assolutamente la pena.