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antibufala

Antibufala: bisogna bere almeno otto bicchieri d’acqua al giorno!

Immagine generata con IA.

Avrete sicuramente sentito qualcuno dire che è indispensabile bere almeno otto bicchieri da 25 centilitri di acqua al giorno, ossia due litri in tutto, e che le altre bevande, tipo caffè, tè, bibite gassate, birra o succo di frutta, non contano. Ma questa raccomandazione non ha alcun fondamento scientifico.

Piccola avvertenza: quanto segue non è un suggerimento medico. Non sono un medico, sono un giornalista che fa divulgazione scientifica. Mi limito a riferire sulle origini di questa raccomandazione e a riportare i principi suggeriti da chi è competente.

Nel 2002 Heinz Valtin, professore emerito di fisiologia presso la Dartmouth Medical School e specializzato in ricerca nefrologica, ha svolto una ricerca approfondita sulle origini di quest’idea, nota nel mondo anglofono anche come “regola otto per otto” perché consiglia otto bicchieri da otto once (ossia bicchieri da circa 25 cl), e non ha trovato nessun articolo scientifico che la supporti. Ha sottolineato che per le persone affette da specifici problemi di salute, per esempio, calcoli renali o una predisposizione alle infezioni del tratto urinario, bere molta acqua può essere benefico. Ma non c’è alcuna base scientifica per una raccomandazione universale, estesa alle persone sane.

Nel 2008 Dan Negoianu e Stanley Goldfarb hanno esaminato le prove scientifiche di questa presunta regola per conto del Journal of the American Society of Nephrology e sono arrivati a una conclusione analoga: non c’è nessuna prova evidente di benefici derivanti dal bere quantità maggiori di acqua.

Secondo Valtin, la raccomandazione potrebbe essere nata a causa di un malinteso. Nel 1945 il Food and Nutrition Board statunitense, che oggi fa parte dell’Institute of Medicine della National Academy of Sciences, suggerì che una persona dovesse consumare un millilitro di acqua per ogni caloria assunta con il cibo. Ipotizzando una dieta tipica giornaliera di circa 1900 calorie, questo richiederebbe il consumo di 1.900 millilitri di acqua, ossia un paio di litri: la stessa quantità indicata dalla raccomandazione in questione. Ma spesso ci si dimentica che gran parte del fabbisogno giornaliero di acqua può essere soddisfatto dal contenuto idrico degli alimenti e quindi può non essere necessario aggiungere tutti e otto quei bicchieri d’acqua.

Nel 2004 il Food and Nutrition Board ha riesaminato la questione, osservando che le donne che appaiono adeguatamente idratate consumano circa 2,7 litri di acqua al giorno e gli uomini circa 3,7 litri. Queste quantità in apparenza più elevate di quanto suggerito dalla diceria provengono da una varietà di fonti, tra cui caffè, tè, latte, bibite gassate, succhi di frutta, frutta, verdura e altri alimenti. Gli esperti del Food and Nutrition Board hanno dichiarato che “la stragrande maggioranza delle persone sane soddisfa adeguatamente il proprio fabbisogno idrico giornaliero lasciandosi guidare dalla sete”.

In quanto ai presunti effetti dietetici di questa raccomandazione di bere due litri d’acqua perché, si dice, riduce la sensazione di fame e quindi aiuta a perdere peso, Barbara Rolls, docente di scienze della nutrizione presso la Pennsylvania State University, ha dichiarato a Scientific American che “bere acqua e aspettare che i chili si sciolgano non funziona. Tutti vorremmo che fosse così semplice. […] fame e sete sono controllate da sistemi distinti nell’organismo. È improbabile che le persone scambino la sete per fame”. I suoi studi non hanno mai riscontrato che bere acqua durante o prima di un pasto influenzi l’appetito, ma hanno rilevato che gli alimenti ricchi di acqua tendono ad aiutare le persone a consumare meno calorie, soprattutto se si beve acqua al posto di una bevanda calorica.

Non vi è dubbio che il corpo abbia bisogno di acqua per funzionare correttamente e che la disidratazione danneggi l’organismo, ma secondo gli esperti è sbagliato pensare che ci sia una linea guida universalmente valida che regoli il consumo ideale di acqua. “Il fabbisogno idrico dipende in misura tale dalla temperatura esterna, dai livelli di attività fisica e da altri fattori che non esiste una regola valida per tutti”, ha dichiarato Barbara Rolls. Valtin ha sottolineato che in alcune situazioni bere troppa acqua può effettivamente essere pericoloso e persino fatale.

La raccomandazione reale di questi esperti è quindi questa: se avete particolari problemi di salute, consultate il vostro medico. Se siete in buona salute, bevete una bevanda durante i pasti e quando avete sete. Non c’è bisogno di sentirsi in colpa per non aver bevuto quei mitici otto bicchieri.

Fonti: Fact or Fiction?: You Must Drink 8 Glasses of Water Daily, Scientific American, 4 giugno 2009 (copia su Archive.is); “Drink at Least 8 Glasses of Water a Day” – Really?, Dartmouth Geisel School of Medicine, 2002; “Drink at least eight glasses of water a day.” Really? Is there scientific evidence for “8 x 8”?, Heinz Valtin, Am J Physiol Regul Integr Comp Physiol. 2002 Nov;283(5):R993-1004. doi: 10.1152/ajpregu.00365.2002.

No, la Tesla Roadster non vola. Fa un solo saltino, poi stop. Americanata inutile

Ultimo aggiornamento: 2026/10/20 17:05.

Sono in aeroporto in attesa di partire con la Dama del Maniero per Tenerife, dove incontreremo l’equipaggio di Artemis II e molte altre persone straordinarie a Starmus.* Intorno a noi tante persone stanno commentando il video della presentazione della Tesla Roadster di poche ore fa e Internet e i media generalisti sono pieni di reazioni entusiaste e di titoli secondo i quali la Tesla “vola”.

* Aggiornamento (20:45). Come non detto. Il volo è stato annullato a causa di un problema software di ENAV (e forse anche dello sciopero del personale EasyJet) e non c'è modo di trovare un altro volo in tempo, salvo levatacce impossibili e odissee che non abbiamo più la pazienza di fare. Per cui siamo tornati a casa. Peccato.

È sbagliato: se quello è un volo, allora anche le rane volano.

In realtà quello che si è visto non è un volo, ma una caduta frenata da getti di aria (quando sale sulla rampa) e un salto (quando passa sopra altri veicoli Tesla). Volare è un’altra cosa.

Soprattutto, questa funzione totalmente inutile e impossibile da omologare per l’uso su strada è una trovata usa e getta. Da quel che si è visto, per ottenerla è infatti necessario svuotare completamente i serbatoi che contengono il gas. La fai una volta e poi devi fermarti a ricaricare 250 chili di aria compressa. Per fare un saltino di quattro secondi.

Oltretutto i serbatoi sono talmente ingombranti che a bordo resta posto per una singola persona.

La capacità di aderire a pareti lisce verticali o addirittura stare sottosopra non deve incantare: è un effetto di risucchio già visto in altre hypercar (McMurtry Spéirling, 2025).

Quindi a cosa serve quest’auto? A esaltare i fan di Musk, creare pubblicità gratuita e far salire le quotazioni delle aziende di Elon Musk. È l’ennesimo specchietto per le allodole.

Purtroppo vedo che tanti preferiscono essere allodole.


In dettaglio

Questo è il video originale della presentazione dell’auto, pubblicato da Tesla su YouTube.

Da Youtube: https://www.youtube.com/watch?v=qt5p-_tE8d0

La prima dimostrazione (salita su una rampa verticale a U fino a restare capovolta, poi distacco e caduta controllata con rotazione) è a 6:17. Nei replay si nota che il sottoscocca non è completamente liscio, come ci si aspetterebbe da un’auto elettrica ad altissime prestazioni, ma sembra essere un telaio composto da elementi longitudinali e trasversali disposti a griglia.

Fermo immagine dal video di Tesla che mostra l’aspetto del sottoscocca.

La seconda dimostrazione inizia a 11:10. Non è chiaro se venga usato lo stesso esemplare adoperato per la prima demo o se si tratti di un altro veicolo.

L’auto si solleva brevemente in aria grazie ai getti verticali, compiendo un salto sopra dei veicoli Tesla parcheggiati che ha un’accelerazione dichiarata di 3,2 g. Non credo che un’accelerazione negativa del genere sia granché salutare per un essere umano, dato che porta via il sangue dal cervello, con conseguenze pesantissime [US Naval Institute]. Durante la presentazione viene precisato che non c’è nessuno a bordo del veicolo (o dei veicoli) per la caduta dalla rampa e per il salto.

Il salto dura in tutto circa 4 secondi.

Vista laterale dei veicoli superati con il salto. Conoscendone le misure, si potrebbe calcolare la lunghezza del salto.
In questo fermo immagine si vede bene il sottoscocca a griglia.
Qui si possono notare chiaramente l’aspetto del sottoscocca e la sporgenza della carenatura di uno dei propulsori ad aria compressa.

Durante il salto, l’auto ruota su se stessa lungo l’asse longitudinale di 360 gradi e poi si raddrizza, tornando a terra. I presentatori dichiarano (a 12:00 circa) che il gas è aria compressa e che il veicolo ha un serbatoio da 600 litri che ne contiene 250 chili. Musk dice che “in futuro l’auto si ricaricherà da sola”.

L’auto che viene mostrata staticamente (da 14:00 circa) presentandone in parte gli interni e lo spoiler mobile è un esemplare differente da quello o quelli delle dimostrazioni: lo si nota dalla mancanza delle carenature laterali dei propulsori ad aria compressa che sporgono dietro il passaruota anteriore e dai cerchioni differenti (lisci negli esemplari che compiono le esibizioni).

13:20 circa. Questo esemplare non ha sporgenze laterali e ha cerchioni sagomati.
7:40 circa. Qui si vedono cerchioni lisci neri.
Poco prima del salto, questo esemplare ha cerchioni lisci. È possibile che sembrino chiari per via dell’illuminazione: durante il salto sembrano scuri.

La terza dimostrazione, quella di accelerazione da fermo (a 17:20, 0-100 km/h in meno di un secondo), usa un esemplare privo di carenature laterali per i propulsori e con cerchioni lisci.

A 21:20 circa, Musk dice che l’auto entrerà in produzione nel 2028. Vedremo.

A 21:54 un esemplare compie un salto statico con rotazione sull’asse longitudinale.

Il video si conclude con dei replay delle dimostrazioni da angolazioni differenti da quelle mostrate prima.

Electrek nota che secondo gli annunci ufficiali, l’auto sarà offerta con questi propulsori di salto “solo su invito”. Le versioni in normale vendita non li avranno. La versione base (Performance) avrà il sistema di risucchio, utile per aumentare l’aderenza soprattutto in curva. La versione superiore (Thrust) avrà anche i propulsori di accelerazione posteriori e sarà comunque un’edizione limitata. La pagina del sito di Tesla dedicata alla roadster precisa che le funzioni di salto non sono omologate per l’uso su strada pubblica.


Getti di accelerazione: da due a sei ORE per ricaricare, e per un SOLO uso

Visto che gli entusiasmi non si raffreddano e a molti non sono chiare le limitazioni di questo veicolo, riporto le parole dei rappresentanti di Tesla (Lars Moravy, vicepresidente dell’ingegneria veicolare, e Franz von Holzhausen, capo progettista) da questo articolo di MotorTrend: il serbatoio è da 200 litri e contiene azoto (non aria) a ben 690 bar (10.000 psi). Sta direttamente dietro i sedili, quindi se si rompe e sfiata di colpo venite spiaccicati dall’onda d’urto del gas in rapidissima espansione e poi congelati dal calo di pressione (che raffredda l’azoto).

In the Roadster Thrust, the COPV is a large, squat cylinder (almost spherical in shape) that can contain up to 200 liters of nitrogen gas at a very high pressure (up to 10,000 psi). The COPV is mounted behind the front seats, in what was the luggage compartment […].

In questo video di Top Gear (BBC), Moravy e von Holzhausen dicono chiarissimamente che tutto questo marchingegno fornisce una singola spinta per circa cinque secondi, e poi ci mette da due a sei ore per essere ricaricato da un apparato esterno al veicolo (da 22:47). Uno sparo, e poi basta.

Moravy: “So, 200 liters here, you fill it with a traditional gas filling system, we’re working on a new system, it’s not fully developed yet, but current fill times are 2 to 6 hours, we’re hoping to get down to under a half hour, and that system gives you one charge, and that charge can deploy then, in a quarter-mile run, it’ll last the first two thirds of that, five-ish seconds […]”
Top Gear: “So how many times can you use that before it’s depleted?”
Moravy: “One time.”
Top Gear: “This is so beautifully pointless.”

Antibufala: no, l’IA di Meta non leggerà tutti i tuoi messaggi WhatsApp “da sabato”

Mi arrivano segnalazioni di questo allarme circolante su WhatsApp e altri social network. Vi anticipo subito che è un falso allarme. Ecco il testo:

Se siete amministratori di qualche gruppo WhatsApp – e nel caso non lo sapeste – a partire da sabato l'IA sarà disponibile su WhatsApp e avrà accesso a tutte le chat. Pertanto, tutti gli amministratori dei gruppi dovrebbero attivare l'opzione "Privacy avanzata". In caso contrario, l'IA potrà aprire i messaggi del gruppo, visualizzare i numeri di telefono e persino accedere ai dati personali presenti sul telefono, incluse le chat private.

Ecco come evitarlo:

1. Apri la chat di gruppo.

2. Tocca il nome della chat nella parte superiore.

3. Scorri verso il basso e attiva l'opzione "Privacy avanzata della chat".

Vi invito a farlo il prima possibile (e a condividere questa informazione con gli altri gruppi di cui fate parte); questa operazione può essere eseguita solo dagli amministratori.

Già il fatto che l’avviso dice genericamente “da sabato”, in modo che sembri perennemente attuale, dovrebbe mettere in guardia.

L’avviso è falso e va cestinato e fermato, magari chiedendo di fare altrettanto a chi ve l’ha girato senza verificarlo.

L’IA non arriverà “da sabato”: è già presente da tempo in WhatsApp. Non ha accesso a tutte le chat: solo a quelle alle quali le chiedete di partecipare menzionandola. In altre parole, legge solo quelle che le chiedete di leggere.

Quindi attivare l’opzione di privacy avanzata non ha alcun effetto in questo senso. Questa opzione serve per altre cose.

La bufala è descritta in dettaglio in italiano da HDBlog, TGCom24 e Greenme.

Artemis II, attenzione alle foto false sui social

Stanno circolando molte immagini falsificate che affermano di mostrare danni ingenti al veicolo spaziale dopo l’ammaraggio e altri momenti della missione Artemis II intorno alla Luna. Da cacciatore di bufale, ho alcuni consigli.

Primo: non diffondete per nessun motivo foto che non avete verificato e che non provengono direttamente dagli archivi originali NASA. Non importa chi ve le manda. Lo dico soprattutto ai colleghi giornalisti, che hanno un dovere professionale di controllo delle fonti e invece pescano a caso dai social (come è successo a un noto telegiornale italiano), per cui non posso consigliare di fidarsi ciecamente delle fonti giornalistiche, a meno che includano un link agli archivi originali.

Secondo: se dovete citare una foto falsificata per segnalarla, applicatele un VISTOSO indicatore visivo che mostra che si tratta di un falso.

Terzo: se avete un dubbio su una foto, non mandatela in giro. Semplice.

Quarto: non date la colpa all’IA. I falsi esistono da ben prima dell’IA. La colpa non è della tecnologia, ma delle persone che usano la tecnologia per ingannare gli altri. La colpa è anche di chi diffonde immagini sui social senza verificarle, solo perché sono impressionanti o spettacolari.

Lo scopo di chi diffonde queste immagini è la monetizzazione: chi le pubblica spera di avere milioni di visualizzazioni (come in questo caso) che facciano impennare la popolarità dei suoi account. In questo modo quegli account saranno vendibili a inserzionisti e spammer. Consiglio di bloccare gli account che diffondono immagini falsificate e non dicono che sono false.

Questi sono alcuni esempi di foto false riguardanti la missione Artemis II.

Le foto FALSE dei danni alla capsula al rientro

Quest’immagine è falsa perché:

  • le foto reali della capsula non mostrano danni di questo genere
  • l’esterno della capsula non è fatto così
  • l’immagine è in piena luce diurna, mentre l’ammaraggio è avvenuto poco prima del tramonto
  • l’acqua non forma truciolini e colature come quelle mostrate in questa immagine

Questa immagine, invece, è falsa perché:

  • la capsula reale è molto differente come forma e colore e non ha una bandiera sovrapposta a un finestrino
  • la capsula vera non è appesa orizzontalmente ai paracadute ma è inclinata (come si vede in questa foto reale)
  • la capsula vera non ha quattro bitorzoli scuri sul fondo
  • i paracadute reali della capsula non sono fatti così: hanno delle vistose aperture laterali rettangolari (come si vede in questa foto reale) e quelli in questa immagine sono di gran lunga troppo piccoli rispetto alla capsula
  • di nuovo, l’immagine è in piena luce diurna, mentre l’ammaraggio è avvenuto poco prima del tramonto

La foto FALSA della scia di rientro della capsula vista dalla Stazione Spaziale Internazionale

Questa immagine è falsa perché:

  • Alla quota alla quale si troverebbe la navicella secondo questa foto (grosso modo la stessa dell’osservatore) non ci sarebbe atmosfera sufficiente a generare una scia fiammeggiante come quella mostrata. Se ci fosse, la generebbe anche la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) dalla quale sarebbe stata scattata questa foto (che sembra invece provenire da Reddit), e la Stazione precipiterebbe.
  • La capsula di rientro di Artemis II è stata effettivamente vista dalla ISS, ma da grandissima distanza (nel video reale di una delle telecamere di bordo della Stazione la capsula è un puntino in alto a destra, appena sopra l’orizzonte, per i primi 12 secondi); gli astronauti a bordo della Stazione hanno inoltre fotografato la tenuissima scia di rientro della capsula (foto pubblicate dall’astronauta Chris Williams, che si trova sulla Stazione).
  • Inviando la foto all’analisi di Google Gemini per rilevare la presenza di marcatori non visibili, emerge che la foto contiene un marcatore SynthID che la indica come generata con gli strumenti di intelligenza artificiale di Google. Come regola generale, se si ha un dubbio su una foto, basta inviarla a Gemini e chiedere “Does this photo contain a SynthID marker?” e si ottiene la risposta “The digital watermark SynthID was detected in this image, indicating that part of it was edited or generated using Google AI tools”. Una risposta affermativa che specifichi che è stato rilevato un marcatore SynthID garantisce che la foto sia stata manipolata con gli strumenti di IA di Google, ma attenzione: una risposta negativa non garantisce che una foto sia autentica.

L’uomo che regalò Stonehenge a sua moglie

Questo articolo non c’entra niente con l’informatica: è una mini-indagine antibufala scaturita da un post che mi ha incuriosito [Global Museum su Mastodon, citato da Charlie Stross]. Oggi conosciamo Stonehenge come uno dei monumenti più importanti del Regno Unito, risalente a oltre 3500 anni fa, ma non è sempre stato così. Il 21 settembre 1915 un barrister (avvocato) britannico, Cecil Chubb, lo comprò all’asta per la cifra non trascurabile di 6600 sterline di allora, pari a circa 800.000 euro di oggi. Il proprietario precedente del terreno su cui sorge il complesso megalitico era morto in battaglia durante la Prima Guerra Mondiale. Fino a quel momento, Stonehenge era stato insomma una proprietà privata.

Una leggenda molto diffusa, tornata in auge in questi giorni [Global Museum su Mastodon], vuole che Chubb effettuò questo acquisto per errore oppure per fare un regalo alla moglie, che gli aveva chiesto di partecipare all’asta per acquistare delle sedie di pregio per la loro casa. La signora Chubb non fu particolarmente entusiasta di ricevere invece quello che all’epoca era un trascurato ammasso di grandi pietre, molte delle quali erano cadute (foto del 1885 circa). Secondo altre fonti, invece, il barrister comprò Stonehenge per impedire che finisse nelle mani di qualche miliardario americano, col rischio che venisse smantellato e trasferito negli Stati Uniti. Nel 1918, stufo dei rimproveri della moglie, Chubb donò il sito al Regno Unito e per questo fu insignito del titolo di primo baronetto di Stonehenge.

La leggenda è carina, ma mancano fonti primarie, le fonti secondarie si contraddicono tra loro, e tutta la vicenda è un po’ troppo bella per essere vera. Chubb era facoltoso e fece davvero quell’acquisto all’asta, ma spendere quella cifra imponente per errore pare davvero improbabile. C’è un altro scenario forse più cinico e plausibile: considerate le umili origini di Chubb, l’acquisto di Stonehenge con successiva donazione potrebbe essere stato un espediente per acquisire rapidamente un titolo e il conseguente status sociale.

Sia come sia, grazie anche a Cecil Chubb oggi il sito fa parte del Patrimonio Mondiale UNESCO ed è visitato ogni anno da circa un milione di persone.

Fonti

The man who bought Stonehenge – and then gave it away, BBC, settembre 2015

Gift of Stonehenge to the Nation – letter from Cecil Chubb, Wiltshire Museum

Cecil Chubb’s Deed of Gift of Stonehenge, Sarsen.org

Corriere: Neil Armstrong portò sulla Luna un computer da scrivania da 35 chili

Secondo Daniele Manca e Gianmario Verona sul Corriere della sera, nel 1969 Neil Armstrong portò fino alla Luna una Olivetti Programma 101, che era un computer da scrivania che pesava 35 chili.

Pare strano, considerato che nel Modulo Lunare, il veicolo usato dalle missioni Apollo per scendere sulla Luna, erano stati persino eliminati i sedili per ridurre il peso e la cabina era strettissima. Pare ancora più strano se si considera che la storica, geniale Programma 101 mostrava i risultati dei suoi calcoli esclusivamente su un rotolino di carta, perché non aveva uno schermo, e quindi avrebbe riempito il minuscolo abitacolo di pezzettini di carta.

Ma i due scrivono quanto segue:

“La Olivetti era stata la prima al mondo a offrire un desktop computer nel 1965 grazie a Piergiorgio Perotto. (Sì! Avete capito bene: qui in Italia la Olivetti di Adriano aveva prodotto il primo desktop computer. Pensate: Neil Armstrong portò la Programma 101 con sè nella indimenticabile missione lunare. E la «Perottina», cosi’ venne ribattezzata in quanto ideata dall’informatico Perotto, è esposta al Moma di New York).”

Screenshot tratto dal Corriere. Copia permanente su Archive.org.

Mi piacerebbe sapere qual è la fonte di questa loro affermazione. Qualcuno ha modo di chiederglielo?

Non infierisco sugli errori di ortografia: quel “sè” con l’accento grave e quel “cosi’” con l’apostrofo al posto della lettera accentata, e quel punto prima della parentesi (e anche dopo) sono sciatterie imbarazzanti, ma perlomeno hanno il pregio, per così dire, di suggerire che questa storia del computer Olivetti portato sulla Luna sia stata partorita da esseri umani e non sia stata rigurgitata da un ChatGPT qualsiasi usato senza alcuna rilettura o verifica.

Per chi volesse cogliere l’occasione per conoscere meglio la Perottina e il suo ruolo reale nelle missioni lunari degli anni Sessanta (supporto per i calcoli svolti sulla Terra, non portandosela nello spazio), consiglio questa pagina del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci, da cui traggo l’immagine qui sotto, così è più chiaro di cosa stiamo parlando.

Una Olivetti Programma 101. Fonte: Museoscienza.org.

La bufala dell’omeopatia: denuncia dei medici britannici, test di James Randi

Ultimo aggiornamento: 2024/08/18 14:40.

Leggo sul Corriere (e vedo anche sul Telegraph) che la British Medical Association ha definito “stregoneria” l’omeopatia e l’ha denunciata come uno spreco di soldi: 4 milioni di sterline l’anno (4,6 milioni di euro, 6,5 milioni di franchi) per prodotti che sono, in sostanza, acqua fresca. L’omeopatia, infatti, si basa sul principio della diluizione estrema del principio attivo. Così estrema che nel “medicinale” omeopatico non c’è neppure una molecola di questo principio. Pseudofarmaci del genere dovrebbero costare praticamente zero, eppure l’industria del settore vale 40 milioni di sterline solo nel Regno Unito. Il Department of Health precisa, però, che la spesa per i medicinali in sé, a carico del contribuente, ammonta a 152.000 sterline l’anno: il resto va in spese di assistenza e per il personale nei quattro ospedali omeopatici di Londra, Glasgow, Bristol e Liverpool.

La mozione della BMA mira ad eliminare l’omeopatia dai trattamenti pagati dal servizio sanitario nazionale ed entrerà a far parte delle regole dell’associazione se verrà approvata dalla sua conferenza plenaria il mese prossimo. Speriamo in bene, così chi vuole curarsi con il nulla sarà libero di farlo, ma a spese proprie.

Per una curiosa coincidenza, questa notizia mi è arrivata proprio mentre mi stavo godendo il video di James Randi (sottotitolato in italiano) che ingoia un’intera confezione di sonniferi omeopatici prima dell’inizio della sua relazione sulle pazzie dei sensitivi che frodano il prossimo al ritmo di 700 dollari per venti minuti al telefono. Ho sbagliato mestiere.

Per chi volesse saperne di più sull’omeopatia e sulle sue assurdità di fondo, consiglio questa serie di articoli su Medbunker: Introduzione all’omeopatia, Omeopatia: la conosciamo?, Omeopatia: l’incredibile caso del dottor Benveniste (più avvincente di un giallo, con tanto di complotto, ma non da parte dei soliti noti), e Omeopatia: funziona o no?

Antibufala: la misteriosa “raccomandata elettronica” da TIM non è una truffa o un malware

Antibufala: la misteriosa “raccomandata elettronica” da TIM non è una truffa o un malware

Ultimo aggiornamento: 2024/05/04 13:05.

Se avete ricevuto una mail contenente un “Avviso di giacenza posta raccomandata” spedito da Tnotice.com etichettata “Per conto di TIM S.p.A.” e avete sospettato che si trattasse di una truffa o di un tentativo di attacco informatico, non siete i soli e non avete tutti i torti.

Già un mittente strano come Tnotice.com fa insospettire, ma il messaggio contiene anche gli errori dilettanteschi sono tipici delle mail dei truffatori:

  • no replay al posto di no reply (nella mail)
  • retire the message come traduzione maccheronica di ritira il messaggio (to retire significa “pensionare”)
  • frequent ask questions al posto di frequently asked questions 
  • informations, che persino uno studente al primo anno d’inglese sa che non ha il plurale (è un uncountable)

A chi ha confezionato e approvato questa roba andrebbe regalata una canna da pesca insieme a un prepensionamento anticipato in modo che non possa più fare altri danni.

Fra l’altro, questa “raccomandata elettronica” può essere ritirata da chiunque abbia la mail ricevuta: basta dare un numero di telefono qualsiasi per ricevere via SMS il codice di accesso.

Se volete sapere cosa contiene questa “raccomandata”, ecco il testo che ho ricevuto io: un paragrafo unico di burocratese stretto che parla di un possibile rimborso per la pratica delle bollette con periodicità di 28 giorni.

Oggetto: TIM Informa

Il Tribunale di Milano, Sezione Undicesima Civile, all’esito dell’azione ordinaria promossa da Associazione Movimento Consumatori, ha inibito a TELECOM ITALIA S.P.A. l’adozione, l’uso e gli effetti nei contratti di telefonia fissa (o di altri servizi offerti in abbinamento alla telefonia fissa) stipulati con i consumatori, di clausole che prevedono rinnovi e pagamenti su base temporale di 28 giorni/8 settimane. L’adozione e l’uso di tale periodicità, a far data dal 01.04.2017, ha leso e lede i diritti e gli interessi collettivi dei consumatori, previsti dall’art. 2 Codice del consumo (1: diritto ad un’adeguata informazione ed ad una corretta pubblicità; 2: diritto a pratiche commerciali improntate a principi di buona fede, correttezza e lealtà; 3: diritto alla correttezza, alla trasparenza ed all’equità nei rapporti contrattuali) con violazione anche dei contenuti informativi minimi e del principio di trasparenza, previsti a favore dei consumatori utenti di servizi telefonici dagli artt. 70 e 71 Codice delle comunicazioni elettroniche. Tale condotta si risolve altresì in una pratica commerciale scorretta ingannevole, vietata dall’art. 20 Codice del consumo, in quanto l’adozione di tale periodicità (28 giorni), diversa da quella d’uso, risulta contraria alla diligenza professionale ed è idonea a falsare in maniera apprezzabile il comportamento economico del consumatore medio, rendendo difficile la valutazione delle offerte ed il confronto tra le medesime, anche ai fini dell’esercizio della facoltà di recesso gratuito, prevista dalla legge in caso di mutamento unilaterale delle condizioni del servizio da parte dell’operatore telefonico. L’illegittimità della condotta sopra descritta comporta il diritto di ciascun consumatore che abbia subito, nell’ambito di un contratto di telefonia fissa (o di altri servizi offerti in abbinamento alla telefonia fissa), l’adozione della periodicità di fatturazione a 28 giorni/8 settimane, alla ripetizione delle somme indebitamente corrisposte.

Puoi effettuare la tua richiesta on line dalla Home Page del sito tim.it nella sezione «TIM Sempre al tuo fianco» compilando il modulo dedicato, indicando il seguente codice unico [omissis].

No, le auto elettriche non vanno in tilt per il freddo

No, le auto elettriche non vanno in tilt per il freddo

Pubblicazione iniziale: 2024/01/18 11:39. Ultimo aggiornamento: 2024/01/20 11:50.

Sta spopolando la “notizia” delle Tesla in panne a Chicago a causa del freddo
intenso di questi giorni, e ovviamente i detrattori della mobilità elettrica non
hanno perso l’occasione di esibire la loro ignoranza e compiacere i loro lettori
invece di informarli correttamente.

Il fenomeno segnalato a Chicago è legato a un malfunzionamento delle
stazioni di ricarica, non alle auto:

lo dicono piuttosto chiaramente
questo servizio di una TV locale e
quest’altro. Lo dice anche ANSA: “In assenza di informazioni da parte di Tesla è logico supporre che si sia trattato delle note conseguenze che il freddo estremo può avere su cavi di ricarica, connettori e altri componenti critici di un Supercharger”. Usare
questa storia per criticare le auto elettriche in generale e dire che non
reggono il freddo è come dire che le auto a carburante sono un fallimento
perché si è gelata la pompa di una stazione di servizio.

Detto questo, è vero che le auto elettriche subiscono un calo di prestazioni
(autonomia e capacità e velocità di carica) quando le temperature sono molto basse,
perché la batteria lavora bene e può essere ricaricata rapidamente solo se viene
mantenuta entro una specifica gamma di temperature. Molti costruttori
incorporano nelle proprie auto sistemi di preriscaldamento della batteria
proprio per gestire questo requisito.

Fa freddo in questi giorni anche al Maniero Digitale, e quindi il sistema di preriscaldamento della mia Tesla interviene automaticamente per portare la batteria a una temperatura ottimale per la ricarica. Le 11 ore di tempo di ricarica sono un valore temporaneo dovuto appunto alla batteria fredda; dopo che la batteria si è scaldata, la carica è durata molto meno di 11 ore.

Ma questo preriscaldamento usa la corrente della batteria stessa, per cui se
l’auto è quasi completamente scarica e arriva il freddo improvviso, può non
esserci carica sufficiente a preriscaldarla e quindi i sistemi di protezione
della batteria impediscono la ricarica rapida, perché se venisse fatta a
freddo danneggerebbe la batteria. 

La soluzione è semplicemente
non lasciare che l’auto si scarichi così tanto. Un po’ come la
soluzione per non restare a secco con un’auto a carburante è andare a fare
rifornimento prima che il serbatoio sia vuoto. Non sembra un concetto
difficile, ma a quanto pare molti faticano a capirlo.

Purtroppo molti utenti usano le stazioni di ricarica rapida come se fossero
dei distributori di carburante, invece di caricare comodamente e lentamente a
casa, senza stressare la batteria, cosa che avrebbe risolto il problema che si sta verificando a Chicago.

Se si può caricare a casa, l’auto elettrica
offre oltretutto l’enorme vantaggio di poter scaldare l’abitacolo e sgelare i
finestrini standosene comodamente al calduccio: non avendo gas di scarico,
l’auto elettrica può essere accesa a distanza, tramite l’app, mentre è in
garage, e può essere preriscaldata e sbrinata. Lo faccio spesso, ed è
meravigliosamente comodo.

Fra l’altro, i dati indicano che un’auto tradizionale ha problemi col freddo
molto più spesso di quanti ne abbia un’elettrica
. A parte la questione delle auto diesel, che con il freddo intenso non partono proprio se non sono state rifornite con carburante adatto alle basse temperature, va notato che in Norvegia, dove quasi un
quarto (il 23%) di tutte le auto è elettrico e in questi giorni fa freddo come
a Chicago, la società di soccorso stradale Viking segnala
che su 34.000 richieste di assistenza pervenute nei primi nove giorni del
2024, l’87% ha riguardato l’avviamento di auto a carburante e solo il 13% ha
riguardato auto elettriche. In sintesi,
le auto a carburante hanno il doppio di problemi di avviamento per il
freddo rispetto a quelle elettriche

(TV2). Va detto che il parco auto elettrico è mediamente più recente di quello
tradizionale, e anche questo probabilmente contribuisce alla situazione.

 

Fonte aggiuntiva:
Electrek.

Antibufala: Sole 24 Ore, “Lo smartphone ci ascolta? Cominciano ad arrivare le prime evidenze”. Ma anche no

Antibufala: Sole 24 Ore, “Lo smartphone ci ascolta? Cominciano ad arrivare le prime evidenze”. Ma anche no

Il 28 dicembre scorso il
Sole 24 Ore ha pubblicato un articolo
intitolato
“Lo smartphone ci ascolta? Cominciano ad arrivare le prime
evidenze”
, a firma di Marco Trabucchi. Il
titolo è fuorviante e l’articolo rischia di creare un allarmismo inutile e
ingiustificato.

In sintesi, il titolo suggerisce che tutti i telefonini siano impostati
automaticamente per ascoltarci. Non è così, neppure secondo la fonte
citata proprio dal Sole, che purtroppo non ha linkato la propria fonte.
Però l’ho trovata io per voi, e la storia che racconta è parecchio diversa da
quella suggerita dal titolo: si tratta di un ascolto reso possibile
solo se si installa una specifica app che lo includa e
solo se si accetta l’attivazione del microfono, che viene
esplicitamente chiesta all’utente dal sistema operativo (Android o iOS). Non è
una funzione incorporata o generalizzata presente in tutti i telefonini.

Quindi no, lo smartphone non ci ascolta: semmai è la singola app che può
tentare di chiederci il permesso di ascoltarci. Se glielo neghiamo, le
salvaguardie presenti nei sistemi operativi non le consentono di accedere al
microfono. Che è esattamente quello che era già successo nel 2019 con l’app
calcistica spagnola.

Niente di nuovo sotto il sole*, insomma, ma la vicenda è un promemoria utile
del fatto che non bisogna installare app a casaccio e soprattutto non bisogna
concedere alle app di avere accesso a fotocamera e microfono senza un fondato
motivo, perché le aziende di marketing ci provano in continuazione: per loro,
noi non siamo persone, siamo consumatori. Siamo polli da spennare. A loro non
interessa se la loro app registra le vostre conversazioni intime con il vostro
medico o le prime esperienze amorose di vostra figlia: ci proveranno, e
continueranno a provarci, per cui è doveroso fare resistenza.

* Gioco di parole non intenzionale, ma lo lascio lo stesso.

Usate le app conosciute, fate attenzione a richieste strane di permessi di
accesso e sarete a posto: ci penseranno gli esperti a leggersi le condizioni
d’uso delle app più famose e rivelare eventuali clausole che prevedano
l’ascolto automatico e indiscriminato delle conversazioni.

E se proprio non vi fidate nemmeno degli esperti indipendenti e siete convinti
che comunque il vostro telefonino vi spii, allora che ci fate ancora
con uno smartphone addosso?

Se volete tutti i dettagli, ho pubblicato una versione estesa di questo
articolo su
Patreon, ad accesso gratuito. Sto facendo un po’ di prove; ditemi cosa ne pensate
nei commenti qui sotto.