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Podcast RSI – Auto connesse “hackerabili”, stavolta tocca a Kia. Ma a fin di bene

Questo è il testo della puntata del 4 ottobre 2024 del podcast Il Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto. Il testo include anche i link alle fonti di questa puntata.

Le puntate del Disinformatico sono ascoltabili anche tramite iTunesYouTube MusicSpotify e feed RSS.


[CLIP: audio dello sblocco di una Kia parcheggiata]

I rumori che state ascoltando in sottofondo sono quelli di un hacker che si avvicina a un’auto parcheggiata, che non è la sua, ne immette il numero di targa in una speciale app sul suo smartphone, e ne sblocca le portiere.

L’auto è un modello recentissimo, della Kia, e l’hacker può ripetere questa dimostrazione con qualunque esemplare recente di questa marca semplicemente leggendo il numero di targa del veicolo scelto come bersaglio. Non gli serve altro.

Questa è la storia di come si fa a “hackerare” un’automobile oggi, grazie alla tendenza sempre più diffusa di interconnettere i veicoli e consentirne il monitoraggio e il comando remoto via Internet. In questo caso l’“hackeraggio” è opera di un gruppo di informatici che agisce a fin di bene, e questa specifica vulnerabilità è stata risolta, ma conoscere la tecnica adoperata per ottenere questo risultato imbarazzante e preoccupante è utile sia per chi deve proteggere la propria auto da questa nuova frontiera dei furti sia per chi deve pensare alla sicurezza informatica in generale, perché mostra come scovare vulnerabilità inaspettate in qualunque contesto e rivela in modo intrigante come agisce un intruso informatico.

Benvenuti alla puntata del 4 ottobre 2024 del Disinformatico, il podcast della Radiotelevisione Svizzera dedicato alle notizie e alle storie strane dell’informatica. Io sono Paolo Attivissimo.

[SIGLA di apertura]


Questa storia inizia due anni fa, ad autunno del 2022, quando un gruppo di hacker statunitensi, durante un viaggio per partecipare a una conferenza di sicurezza informatica a Washington, si imbatte per caso in una falla di sicurezza degli onnipresenti monopattini elettrici a noleggio e con relativa facilità riesce a farne suonare in massa i clacson e lampeggiare i fanali semplicemente agendo in modo particolare sulla normale app usata per gestire questi veicoli.

[CLIP: audio dei monopattini]

Incuriositi dal loro successo inaspettatamente facile, i membri del gruppo provano a vedere se la stessa tecnica funziona anche sulle automobili, ed è un bagno di sangue: Kia, Honda, Infiniti, Nissan, Acura, Mercedes-Benz, Hyundai, Genesis, BMW, Rolls-Royce, Ferrari, Ford, Porsche, Toyota, Jaguar, Land Rover risultano tutte attaccabili nello stesso modo. Un aggressore può farne suonare ripetutamente il clacson, avviarle e spegnerle, aprirne e chiuderne le serrature, e tracciarne gli spostamenti, tutto da remoto, senza dover essere fisicamente vicino al veicolo.

Questo gruppo di informatici* è guidato da Sam Curry, che di professione fa appunto l’hacker e il bug bounty hunter, ossia va a caccia di vulnerabilità in ogni sorta di dispositivo, software o prodotto informatico per il quale il costruttore o lo sviluppatore offre una ricompensa monetaria a chi la scopre e la comunica in modo eticamente corretto.

*Il gruppo è composto da Sam Curry, Neiko Rivera, Brett Buerhaus, Maik Robert, Ian Carroll, Justin Rhinehart e Shubham Shah.

In un suo articolo di gennaio 2023 Curry spiega pubblicamente la tecnica usata per prendere il controllo delle auto e per ottenere dati particolarmente preziosi e sensibili come l’elenco di tutti i clienti della Ferrari.

In sostanza, invece di tentare di attaccare frontalmente il singolo veicolo, gli informatici prendono di mira il sistema centrale di gestione remota, il portale Web attraverso il quale i dipendenti e i concessionari delle singole case automobilistiche amministrano i veicoli. Nel caso di BMW e Rolls Royce, per esempio, si accorgono che è sufficiente una singola riga di comandi inviata via Internet per ottenere un codice di recupero che consente di prendere il controllo di un account amministrativo e da lì acquisire i dati personali dei clienti e comandare le loro automobili.

A questo punto gli hacker contattano le case costruttrici e le informano dei loro problemi, che vengono risolti, chiudendo queste falle. In totale, i veicoli a rischio sono circa 15 milioni, includono anche i mezzi di soccorso, e le scoperte del gruppo di informatici vengono anche segnalate al Congresso degli Stati Uniti.

Un imbarazzo collettivo del genere dovrebbe essere un campanello d’allarme per queste industrie, che dovrebbero in teoria avviare un ampio riesame interno delle proprie procedure per individuare altre eventuali falle prima che vengano scoperte, non da informatici di buon cuore come in questo caso, ma da criminali, ai quali potrebbe interessare moltissimo ricattarle, minacciando per esempio di rivelare i nomi e i dati personali dei loro clienti di alto profilo oppure paralizzando la loro rete di gestione delle auto. Ma la realtà racconta una storia molto differente.


Passano due anni, e Sam Curry e il suo gruppo* rivisitano i servizi online delle case automobilistiche per vedere come stanno le cose dopo la raffica di falle scoperte e risolte.

*Specificamente Curry insieme a Neiko Rivera, Justin Rhinehart e Ian Carroll.

L’11 giugno 2024 scoprono delle nuove vulnerabilità nei veicoli Kia che permettono di prendere il controllo delle funzioni di gestione remota semplicemente partendo dal numero di targa. L’attacco richiede mezzo minuto, funziona su tutti i modelli Kia dotati di connettività, e soprattutto funziona anche se il proprietario del veicolo non ha un abbonamento ai servizi di controllo remoto, che Kia chiama Kia Connect.

Gli hacker trovano inoltre che è possibile procurarsi informazioni personali del proprietario dell’auto, compreso il suo nome, il suo numero di telefono, il suo indirizzo di mail e il suo indirizzo di casa, diventando così, come spiega Curry, “un secondo utente invisibile del veicolo della vittima senza che quella vittima ne sappia nulla”.

Così Sam Curry e i suoi colleghi costruiscono un’app dimostrativa, grazie alla quale possono semplicemente immettere il numero di targa di un veicolo Kia e nient’altro e trovarsi, nel giro di una trentina di secondi, in grado di comandare da remoto quel veicolo.

Prima che i proprietari di Kia all’ascolto si facciano prendere dal panico, sottolineo e ripeto che il problema è già stato risolto: anche questa vulnerabilità è stata corretta, l’app di attacco non è mai stata rilasciata al pubblico, e Kia ha verificato che la falla che sto per descrivere non è mai stata usata in modo ostile.

La tecnica usata a fin di bene dagli hacker è diversa da quella adoperata in passato: mentre prima avevano agito al livello del singolo veicolo, ora hanno provato a un livello più alto. Scrive Curry: “e se ci fosse un modo per farsi registrare come concessionario, generare un codice di accesso, e poi usarlo?”. E infatti c’è.

Curry e i suoi colleghi mandano una semplice riga di comandi accuratamente confezionati a kiaconnect.kdealer.com, dando il proprio nome, cognome, indirizzo di mail e specificando una password, e vengono accettati senza battere ciglio. Per il sistema informatico di Kia, loro sono a questo punto un concessionario come tanti altri.

Questo permette a loro di immettere un VIN, ossia il numero identificativo unico di un veicolo, e ottenere in risposta i dati personali del proprietario di quel veicolo, compreso il suo indirizzo di mail, che è la chiave per l’eventuale attivazione dei servizi di comando remoto.

Avendo questo indirizzo e potendosi presentare al sistema informatico di Kia come concessionario, possono dire al sistema di aggiungere il loro indirizzo di mail a quelli abilitati a mandare comandi remoti all’auto, e a questo punto diventano pienamente padroni di telecomandare il veicolo del malcapitato utente.

Resta solo da scoprire il VIN del veicolo scelto come bersaglio, ma questo è relativamente facile. Molti veicoli riportano questo identificativo in maniera ben visibile, per esempio su una targhetta dietro il parabrezza, ma anche se il VIN non è in bella mostra e non c’è modo di avvicinarsi al veicolo per leggerlo è possibile iscriversi a uno dei tanti servizi che forniscono il VIN di un veicolo partendo dal suo numero di targa.


Visto che hanno trovato questo ultimo tassello del mosaico, Sam Curry e colleghi sono pronti per dimostrare il loro attacco. Avvisano immediatamente Kia, che risponde tre giorni dopo, e creano un’app che esegue automaticamente l’intero processo di intrusione: parte appunto dal numero di targa dell’auto presa di mira, che per ovvie ragioni è ben visibile, e poi interroga un servizio commerciale per ottenere il VIN corrispondente a quella targa.

Poi l’app si annuncia al sito di Kia come se fosse un concessionario, e si procura così l’indirizzo di mail associato al veicolo, aggiunge l’indirizzo di mail degli hacker a quello dell’utente legittimo, e infine promuove quell’indirizzo a utente principale.

A quel punto gli hacker, per restare nei limiti della dimostrazione non pericolosa e legale, noleggiano una Kia e registrano un video nel quale si vede che l’auto inizialmente chiusa a chiave diventa apribile, telecomandabile e localizzabile semplicemente immettendo nella loro app il suo numero di targa. Il 20 giugno mandano a Kia lo screenshot della loro app dimostrativa.

Passano varie settimane, e finalmente il 14 agosto Kia risponde dicendo che la vulnerabilità è stata corretta e che sta verificando che la correzione funzioni. Gli hacker, da parte loro, verificano che effettivamente la falla è stata turata e il 26 settembre scorso, pochi giorni fa, insomma, annunciano la loro scoperta pubblicandone i dettagli tecnici presso Samcurry.net.

Tutto è bene quel che finisce bene, si potrebbe pensare. La casa costruttrice ha preso sul serio la segnalazione di allarme degli hacker benevoli, cosa che non sempre succede, ha agito e ha risolto il problema. Ma tutto questo è stato possibile perché anche stavolta la falla, piuttosto grossolana, è stata scoperta da informatici ben intenzionati che hanno condiviso con l’azienda quello che avevano trovato. La prossima volta potrebbe non andare così bene e una nuova falla potrebbe finire nelle mani del crimine informatico organizzato.

Questa scoperta di una nuova grave vulnerabilità nella sicurezza delle automobili connesse, così di moda oggi, mette in evidenza i rischi e i vantaggi della crescente digitalizzazione nel settore automobilistico, che non sembra essere accompagnata da una corrispondente crescita dell’attenzione alla sicurezza informatica da parte dei costruttori. E noi consumatori, in questo caso, non possiamo fare praticamente nulla per rimediare.

Certo, questi veicoli connessi offrono grandi vantaggi in termini di comodità, con funzioni avanzate come il monitoraggio remoto, gli aggiornamenti del software senza recarsi in officina e i servizi di navigazione migliorati. Ma il loro collegamento a Internet, se non è protetto bene, li rende vulnerabili a possibili attacchi informatici, diventa un pericolo per la sicurezza del conducente e dei passeggeri, per esempio attraverso accessi non autorizzati ai sistemi critici del veicolo come i freni o l’acceleratore, e mette a rischio la privacy dei dati personali. Se è così facile accreditarsi come concessionari in un sistema informatico di un costruttore di auto, come abbiamo visto grazie a Sam Curry e ai suoi colleghi, vuol dire che la lezione di sicurezza non è stata ancora imparata a sufficienza.

Il caso di Kia, insomma, è un esempio da manuale di come agisce un aggressore informatico, e può essere esteso a qualunque attività che dipenda da Internet e dai computer. L’aspirante intruso è fantasioso e non attacca frontalmente ma cerca qualunque varco secondario lasciato aperto e lo usa come cuneo per penetrare gradualmente nei sistemi, andando sempre più in profondità. È quasi sempre molto più motivato e ossessivo di un difensore, che ha il problema di essere spesso poco apprezzato dal datore di lavoro, perché il suo lavoro è invisibile per definizione: quando opera bene non succede nulla e non ci si accorge di nulla.

Provate a guardare la vostra attività e chiedetevi se avete per caso blindato tanto bene la vostra porta principale ma avete dimenticato che per esempio l’ingresso dedicato ai fornitori è protetto “per comodità” da un PIN di accesso, che tutti quei fornitori puntualmente si annotano su un foglietto di carta appiccicato in bella vista sul cruscotto del loro furgone. Far esaminare le proprie difese dagli occhi di una persona esperta esterna può essere molto illuminante e può salvare da figuracce e disastri.

Fonte aggiuntiva

Flaw in Kia’s web portal let researchers track, hack cars (Ars Technica)

(AGGIORNAMENTO 2023/11/18) Mi tocca fare un po’ di body hacking: installo cristallini nuovi - quarta parte

(AGGIORNAMENTO 2023/11/18) Mi tocca fare un po’ di body hacking: installo cristallini nuovi – quarta parte

Il mio occhio operato,
il giorno dopo l’intervento.

Pubblicazione iniziale: 2023/11/07 14:47. Ultimo aggiornamento: 2023/11/18.
Le altre parti di questa storia sono disponibili qui:
prima,
seconda,
terza.

Piccolo aggiornamento sulla mia vicenda di
body hacking (sostituzione dei cristallini a entrambi gli occhi):
stamattina ho sostituito anche il secondo cristallino.

La procedura è stata notevolmente più rapida e meno dolorosa della precedente;
ho fatto mettere una lente per visione ravvicinata (monofocale che mette a
fuoco gli oggetti vicini), diversa da quella installata nell’altro occhio (che
mette a fuoco gli oggetti lontani), con l’intento di avere una visione nitida
a qualunque distanza senza occhiali e con l’opzione di fare una leggera
correzione ulteriore per le sessioni di lettura o lavoro al computer.

Per ora l’occhio operato è coperto da una conchiglia e da una benda, che
toglierò domani. Sto bene e sono al lavoro, anche se avere il campo visivo
parzialmente oscurato mi rallenta un po’; nei prossimi giorni aggiornerò
questo post con i risultati.

—-

Una lente intraoculare simile alle mie.
Fonte:
Wikipedia.

2023/11/08.
Stamattina ho tolto la benda e fatto il primo esame di controllo: tutto bene.
Posso tenere l’occhio operato scoperto durante il giorno, coprendolo solo di
notte (per proteggerlo da impatti o sfregamenti involontari nel sonno), e posso
già riprendere a guidare. Devo mettere delle gocce quattro volte al giorno e una
pomata di notte.

La lente nell’occhio appena operato (il destro) è gialla, come quella già
installata nell’altro occhio mesi fa, e il mio cervello non ha ancora imparato
a correggere la tinta; di conseguenza vedo tutto più scuro e giallognolo con
l’occhio destro e per ora sono in preda a un divertente
effetto Pulfrich,
per cui vedo gli oggetti con un effetto tridimensionale esagerato (anche nelle
immagini 2D in leggero movimento).

Anche nell’occhio appena operato, come nel precedente, ho al momento un
puntino colorato al centro del campo visivo; è un effetto simile a quello che
si prova quando si guarda il sole e poi si sposta lo sguardo. A differenza
dell’altro occhio, questo puntino non è stellato. Ho anche dei residui
fluttuanti nell’occhio, simili a filamenti (chiamate in gergo “mosche
volanti”), che dovrebbero riassorbirsi nei prossimi giorni, ma comunque ci
vedo più che a sufficienza da poter lavorare.

Ho provato oggi a guidare e non ho avuto assolutamente problemi; ho notato
solo che i fanali delle auto in galleria e le sorgenti luminose puntiformi
hanno delle punte di diffrazione (diffraction spike) molto pronunciate a ore 11 e a ore 5, come nell’altro occhio.

L’aspetto esteriore dell’occhio è molto meno pesto rispetto a quello che aveva
l’occhio precedentemente operato alla stessa distanza di tempo
dall’intervento: sembra che mi sia sfregato troppo l’occhio con le mani, ma
niente di più.

Ho un’altra visita di controllo domattina; aggiornerò ulteriormente questo
post se ci saranno novità.

—-

2023/11/14. Una settimana dopo l’intervento, non noto più alcuna
differenza di tinta delle immagini fra i due occhi. Il puntino centrale c’è
ancora, e per ora impedisce la lettura delle scritte più piccole, ma sta
scomparendo. Le punte di diffrazione sono scomparse. Giro ormai sempre senza
occhiali, perché vedo bene sia da vicino, sia da lontano (il cervello
seleziona automaticamente l’immagine più nitida).

Uso gli occhiali solo quando devo stare molto tempo a guardare oggetti vicini,
per esempio davanti allo schermo del computer. In questo caso indosso un paio
di quelli che avevo già per la lettura da vicino, al quale ho rimosso la lente
per l’occhio destro (che ha la lente intraoculare tarata per la vista da
vicino e quindi non ha bisogno di correzione; l’occhio sinistro sì). Direi che
la scelta leggermente insolita di installare due cristallini differenti è
andata benissimo.

2023/11/18. Mi sono fatto dare i dati tecnici delle due lenti
intraoculari: sono delle
Hoya Vivinex iSert, modello XY1, asferiche e gialle, da +21.00D (occhio sinistro) e +22.00D (occhio destro),
con un diametro ottico di 6 millimetri.

Schema del posizionamento della lente nell’occhio.

Questo è un video che mostra l’inseritore e la procedura di inserimento di una di queste
lenti. Attenzione: nella seconda metà il video include immagini di chirurgia.

Mi tocca fare un po’ di body hacking: installo cristallini nuovi - terza parte

Mi tocca fare un po’ di body hacking: installo cristallini nuovi – terza parte

Ultimo aggiornamento: 2023/11/07. Segue dalla
prima parte
e dalla
seconda parte.

Piccolo aggiornamento sul mio body hacking (intervento di sostituzione
del cristallino): va tutto bene e finalmente posso andare al cinema a vedere
un film nitidamente (ho scelto
Indiana Jones e il Quadrante del Destino). I puntini scuri nel campo
visivo sono scomparsi, la guida notturna è tornata a essere un piacere e il
bagliore luminoso stellato al centro del campo visivo è diventato quasi
impercettibile.

La vista dell’occhio operato è decisamente migliore di quella dell’occhio non
ancora operato (per il quale l’intervento è previsto per i primi di
settembre). A parte una leggera striatura luminosa a ore 11 e a ore 5 quando
guardo oggetti luminosi su fondo scuro (fanali, lampioni, la Luna), la vista è
tornata com’era anni fa, prima che io iniziassi a mettere gli occhiali, che
ora indosso solo per il lavoro a distanza ravvicinata (per leggere o guardare
lo schermo del computer).

Adesso devo decidere cosa fare per il secondo occhio (il destro). La procedura
standard consisterebbe nell’installare anche lì un cristallino artificiale
dello stesso tipo già installato nel sinistro, ossia una lente che mette a
fuoco da circa un metro fino all’infinito (il cristallino artificiale non ha
accomodamenti come li ha invece il cristallino naturale), ma mi sto accorgendo
che l’occhio non operato vede sfuocato da lontano e a fuoco da vicino (almeno
di giorno) e che nonostante io abbia in questo momento due occhi che mettono a
fuoco a distanze differenti non ho alcun fastidio o disorientamento: anzi,
vedo bene sia gli oggetti lontani, sia quelli vicini. E quindi sto
considerando l’idea di installare un cristallino che metta a fuoco da vicino,
in modo da avere un occhio per la visione di oggetti lontani e l’altro per
quella degli oggetti vicini. In questo modo non dovrei indossare occhiali
praticamente mai.

Ho chiesto al medico che mi sta seguendo, e mi ha detto che sì, c’è gente che
lo fa; è solo questione di preferenze personali. Ma ovviamente non ci sono
garanzie su come il mio cervello elaborerà due immagini con focalizzazioni
così dissimili. Per ora se la sta cavando bene, tutto sommato, ma va detto che
il cristallino naturale che ho ancora è in grado di regolare la propria messa
a fuoco, mentre un cristallino artificiale non potrà farlo. Mal che vada,
comunque, metterei gli occhiali per correggere la “miopia” del secondo
cristallino. Chissà che effetto farebbe con i visori per realtà virtuale o con
gli occhialini per il cinema 3D. Ci devo pensare.

Nel frattempo è scomparso l’effetto Pulfrich (non vedo più in 3D le immagini
2D con movimenti da sinistra a destra) e ho notato una particolarità
dell’occhio operato: quando lo muovo di scatto, percepisco una leggera
oscillazione dell’immagine, che si stabilizza quasi subito. Anche questo, mi
dice il medico, è normale. L’effetto è molto insolito, non fastidioso, e ho
provato a documentarlo con un paio di video ripresi usando semplicemente una
webcam con una lente d’ingrandimento apposita. Se guardate bene, dovreste
intravedere il bordo della lente artificiale (un circolino più piccolo
rispetto alla pupilla) e l’oscillazione dell’umor acqueo sotto la cornea (una
sorta di “effetto budino di gelatina”).

I video sono stati girati rispettivamente 7 e 22 giorni dopo l’intervento.
Anche se vista da fuori l’oscillazione può sembrare impressionante, io in
realtà non la noto affatto, salvo in particolari condizioni di luce (per
esempio quando ho una luce laterale molto intensa), probabilmente per via
della cecità saccadica, ossia la breve interruzione della visione che
si ha normalmente ogni volta che si sposta lo sguardo.

2023/08/31. Piccolo aggiornamento all’aggiornamento: il secondo intervento è stato rinviato al 7 novembre su richiesta del chirurgo, per esigenze sue non legate al mio decorso. Non ho potuto scegliere una data più vicina a causa dei miei impegni già presi e non spostabili, come il CicapFest e varie conferenze alle quali non posso presentarmi con un occhio bendato.

2023/11/07. Intervento eseguito: i dettagli sono qui.

Kevin Mitnick, 1963-2023

Kevin Mitnick, 1963-2023

Pubblicazione iniziale: 2023/07/20 9:40. Ultimo aggiornamento: 2023/07/20 16:30. L’articolo è stato riscritto estesamente per tenere conto delle nuove informazioni.

Kevin Mitnick, uno degli hacker e social engineer più famosi del mondo, è morto il 16 luglio scorso. Ne ha dato l’annuncio
inizialmente stanotte (ora italiana) solo un sito di necrologi, Dignitymemorial.com; poi il
New York Times (copia permanente) ha
confermato la notizia tramite una portavoce dell’azienda
KnowBe4, per la quale Mitnick lavorava come
chief hacking officer, e SecurityWeek ha scritto di aver confermato tramite proprie fonti imprecisate. 

Solo qualche ora più tardi è comparso un avviso sul sito di KnowBe4 e sull’account Twitter di Mitnick; la moglie Kimberley ha dato l’annuncio su Twitter poco fa; il sito della
Mitnick Security ha attiva tuttora (16:30) la pagina per
prenotare una
conferenza con lui e la sua pagina LinkedIn non riporta alcuna informazione sul suo decesso. Visto che purtroppo ci sono molti siti e account social che speculano sulle morti annunciate, questa inconsueta penuria iniziale di aggiornamenti e di fonti mi ha imposto cautela nel riportare la notizia nelle prime ore.

Secondo il NYT, Mitnick ci ha lasciato in seguito a complicanze legate a un tumore al pancreas. Se volete
ripassare chi era Kevin Mitnick, ho scritto alcuni
articoli
che raccontano alcuni episodi della sua straordinaria carriera e dedicherò a lui parte del podcast del Disinformatico di domattina.

AGG 2023/06/20 Mi tocca fare un po’ di body hacking: installo cristallini nuovi - seconda parte

AGG 2023/06/20 Mi tocca fare un po’ di body hacking: installo cristallini nuovi – seconda parte

La prima parte di questa storia è disponibile
qui. Ultimo aggiornamento: 2023/06/20 10:45.

13 giugno. Stamattina ho installato il primo cristallino artificiale,
quello per l’occhio sinistro (foto qui accanto, fatta da me prima
dell’intervento usando la mia webcam e la luce di un telefonino). Scrivo
queste righe nel pomeriggio, mentre ho una conchiglia e una benda sull’occhio
operato che fa sembrare che io sia un esponente di una dimenticata e
trasgressiva banda di pirati che usavano reggiseni taglia zero al posto della
tradizionale benda nera. Sì, ci sono foto; no, non le pubblicherò. Il mondo
non è ancora pronto.

Se volete sapere com’è andata e come si svolge un intervento moderno di
sostituzione del cristallino, qui sotto trovate tutti i dettagli. Come ho già
scritto a proposito della prima parte, anche qui vale l’avviso che
questo articolo conterrà immagini e/o concetti che potranno creare ansia o
disgusto negli animi sensibili
e che questo articolo non costituisce informazione medica ma è solo un
resoconto da nerd ed è possibile che io abbia interpretato e descritto
male le varie fasi dell’intervento.

Se non volete sapere altro, vi dico subito che a) sto bene, a parte una
sonnolenza epica alla quale ho ceduto con piacere dormendo quasi tutto il
pomeriggio; b) saprò i risultati dell’intervento nei prossimi giorni, visto
che devo tenere la benda fino a domani e ci vuole qualche giorno di
adattamento; c) sto continuando a lavorare usando l’occhio destro. Vedere il
mondo in 2D e con un campo visivo quasi dimezzato è fastidioso ma
sopportabile. Non avverto dolori ma solo un leggero fastidio all’occhio
operato.

Colgo l’occasione per ringraziarvi tutti per le vostre parole di
incoraggiamento e sostegno; fanno molto piacere.

Aggiungo infine un dettaglio da fan dello spazio: l’intervento di sostituzione
del cristallino con una lente artificiale intraoculare non squalifica dal volo
spaziale. Almeno un astronauta è andato nello spazio per una missione di lunga
durata dopo un intervento di cataratta e non ha avuto problemi. Pubblicherò i
dettagli in una prossima Storia di Scienza, ma intanto la cosa che
conta è che posso ancora sperare di andare nello spazio 🙂

—-

Quattro giorni fa ho iniziato la preparazione, che è consistita semplicemente
nel mettere una goccia di antinfiammatorio (Nevanac) nell’occhio ogni sera. Stamattina (13 giugno) alle otto sono andato al
centro oculistico che ho scelto, a Lugano, accompagnato dalla Dama del
Maniero, a digiuno, e lì ho fatto gli ultimi esami agli occhi per confermare
tutta la situazione. Poi un’infermiera mi ha messo nell’occhio sinistro delle
gocce per dilatare l’iride e ho aspettato lungamente (almeno tre quarti d’ora
d’orologio) che facessero effetto. Lì ho deciso che per il secondo occhio mi
porterò un libro o qualcosa da fare per passare il tempo. La Dama, più saggia
di me, è sempre armata del suo libretto di sudoku ultra-difficili.

Finalmente l’occhio è risultato pronto e quindi sono andato a cambiarmi: tuta
da ginnastica, accappatoio, soprascarpe usa e getta sopra le calze (niente
scarpe o ciabatte) e cuffietta da pasticciere in testa per coprire i
capelli. No, non ci sono foto; lascio fare alla vostra perversa
fantasia (o a (Un)Stable Diffusion, if that is your kink).

Dopo i controlli di routine e la preparazione per la blanda sedazione in vena,
sdraiato su un lettino sagomato che tiene molto ferma la testa, sono stato
portato alla prima sala, dove una macchina della
Lensar (ho visto il logo sul display mentre
faceva reboot diverse volte) ha fatto qualcosa mentre i chirurghi mi
preparavano l’occhio, anestetizzandolo con un liquido, divaricando le palpebre
con un aggeggio in stile Arancia Meccanica (uno
speculum palpebrale) e appoggiando con forza sull’occhio quello che mi
è sembrato essere una sorta di cilindretto semitrasparente.

Me stamattina, nella mia immaginazione.

Questa è stata la parte più impegnativa e inaspettatamente dolorosa
dell’intervento: mi hanno spiegato che a causa delle mie orbite
particolarmente infossate (un modo garbato, sospetto, per dirmi che ho una
fisionomia da Neanderthal) è stato particolarmente difficile completare questa
fase preparatoria. Sono stati necessari vari tentativi, tutti svolti premendo
molto energicamente sull’occhio e sulla zona circostante, e tutti parecchio
dolorosi. Se immaginate il dolore di una seduta dal dentista quando
l’anestesia locale prende solo in parte, potete farvene un’idea. Sono contento
di dover rifare la stessa esperienza solo una volta, per l’altro occhio, e non
aspetto con entusiasmo il prossimo intervento (se tutto è andato bene, fra una
settimana). 

Mi ci è voluta un bel po’ di concentrazione per stare rilassato e sopportare;
le mie pulsazioni sono rimaste comunque basse e l’anestesista ha osservato che
devo essere per natura “un tipo calmo” (non gli ho spiegato
l’addestramento intensivo che noi Rettiliani subiamo prima di entrare in
servizio sulla Terra). Avevo il viso coperto da un telino chirurgico con due
fessure per gli occhi e una cannula che alimentava ossigeno per consentirmi di
respirare agevolmente.

Per contro, la parte che mi immaginavo più impressionante, ossia la chirurgia
vera e propria, è stata praticamente inavvertibile. Sono stato portato sotto
un altro macchinario, che credo fosse il laser a femtosecondi vero e proprio,
ho tenuto lo sguardo fisso verso una luce molto intensa e fastidiosa, ho
sentito una serie di suoni molto brevi e rapidi (che presumo siano stati il
cicalino di avviso dell’attività del laser), ma non ho avvertito assolutamente
nulla a livello tattile o doloroso, né odori di bruciato come avviene con
altri trattamenti laser. Ho udito i chirurghi che parlavano di
“faco 1” e “faco 2”, probabilmente come abbreviazione di
facoemulsificazione, che è il processo di demolizione del cristallino naturale, affetto da
cataratta, ma non mi sono accorto né di questo processo né del successivo
procedimento di incisione laterale della cornea, di inserimento di un
aspiratore e di aspirazione dei frammenti di cristallino demoliti. Non ho
visto nessuno strumento chirurgico avvicinarsi all’occhio.

Un occhio umano in sezione, spiegato bene. Non mi aspettavo fosse scuro
internamente, ma in realtà è ovvio che sia così (per non creare riflessi
interni, proprio come una fotocamera).

I chirurghi mi hanno parlato periodicamente durante l’intervento, sia per
aggiornarmi sulla situazione sia per controllare come stavo, e a un certo
punto mi hanno annunciato che stavano per inserire la lente artificiale. Tutto
quello che ho dovuto fare è stato guardare fisso verso il soffitto o seguire
la mano del chirurgo messa appositamente davanti a me. Non ho visto gli
strumenti e non ho percepito alcun dolore.

Una volta inserita la lente, mi è stato bendato l’occhio e sono stato lasciato
a riposare qualche minuto. Poi, con l’aiuto dell’anestesista e delle
infermiere, mi sono alzato dal lettino e sono stato accompagnato a sedermi su
una poltrona per qualche altro minuto di recupero. Superata anche questa
pausa, sono andato a rivestirmi, facendo attenzione a muovermi perché
ovviamente mi mancava la percezione stereoscopica delle distanze degli oggetti
e degli ostacoli. Alle 10.40 era tutto finito.

Due parole rapide con il chirurgo coordinatore dell’intervento per concordare
la visita di controllo di domattina e sull’antidolorifico da prendere in caso
di dolore, e poi via a fare finalmente colazione al bar con un caffé e uno
squisito tortino caldo al cioccolato. Da lì siamo tornati a casa, portati da
una nostra amica. Io mi sono buttato sul divano a dormire per riprendermi
dalla tensione dell’intervento e dopo pranzo me la sono presa comoda per un
po’ intanto che mi abituavo alla vista con un solo occhio, per poi mettermi a
scrivere questo articolo. Poi ho dormito di gusto ancora quasi tutto il
giorno, preso da una sonnolenza micidiale.

Ora non resta che scoprire, domani, come funziona il mio primo occhio bionico,
quando mi toglieranno la benda.

14 giugno. Stamattina ho fatto la prima visita di controllo e ho tolto
la benda: la prima impressione è stata la forte differenza di colore fra
l’occhio operato, che vede tutto tinto di giallo, e quello non operato, che
vede i colori normali. Questo è un effetto previsto, perché la lente
intraoculare è gialla (come protezione UV, mi dicono) e nel giro di pochi
giorni il cervello correggerà automaticamente la colorazione.

La vista adesso è a 6/10, che secondo il medico è già un buon risultato a 24
ore dall’operazione e dovrebbe migliorare progressivamente nei prossimi giorni
man mano che la cornea riprende la propria forma naturale dopo il trauma del
taglio e dell’intrusione degli strumenti. Per ora vedo tutto molto sfuocato, a
parte delle particelle sospese dentro l’occhio operato: sembrano granellini o
bollicine e presumo che si trovino quindi davanti al cristallino artificiale.
Anche questa visione, che credo si chiami
miodesopsia
anche se riguarda l’umor acqueo
invece di quello vitreo, dovrebbe svanire nel giro di pochi giorni.

Di giorno tengo scoperto l’occhio, che è solo leggermente arrossato nella
sclera (il bianco degli occhi) e non mi fa male; lo devo coprire di
notte con una conchiglia rigida appoggiata sul viso, per proteggere l’occhio
contro sfregamenti involontari o impatti e pressioni durante il sonno. Devo
applicare gocce e pomate quattro volte al giorno per i prossimi giorni.

Sono già abilitato alla guida e oggi farò una breve prova nel vicinato. Domani
ho un’altra visita di controllo e poi si tratterà di decidere se fare
l’intervento all’altro occhio, che ora è previsto per il 20 giugno.

15 giugno. La prova di guida (diurna) di ieri è andata bene: non ho
ancora la piena nitidezza nell’occhio operato, ma ci vedo comunque più che
abbastanza per percepire le distanze e guidare con tranquillità e senza
incertezze. 

La visita di controllo di stamattina indica una progressiva guarigione, ma
come dicevo la vista non è ancora tornata a sufficienza da permettermi di
leggere e quindi di lavorare, per cui abbiamo deciso di rinviare l’intervento
al secondo occhio a settembre, per dare tutto il tempo a quello già operato di
riprendere la piena funzionalità. 

Al momento il fastidio principale, oltre a una visione piuttosto sfocata che
sta diventando gradatamente più nitida, è la presenza di un piccolo bagliore
circolare con sei punte proprio al centro del campo visivo. Non c’è se tengo
l’occhio chiuso; compare solo quando guardo qualche oggetto illuminato (un
foglio di carta, un monitor) e poi sposto lo sguardo o sbatto le palpebre, e
ha lo stesso aspetto del bagliore che rimane temporaneamente dopo aver
guardato il sole, ma è più piccolo. 

Inoltre nella zona centrale del campo visivo ho dei puntini scuri molto netti,
disposti in modo casuale ma fisso, che si spostano all’unisono insieme alla
direzione dello sguardo. Sono differenti dalle “mosche volanti” sfuocate che
si vedono normalmente: questi punti sono ben scontornati (immaginate dei
puntini fatti con una biro nera su un foglio) e alcuni sembrano anulari (hanno
il centro chiaro).

Per i prossimi giorni non mi resta che aspettare che la vista migliori e
mettere le gocce antibiotiche nell’occhio. Di notte tengo l’occhio coperto con
una conchiglia apposita, come ho già descritto. Aggiornerò questo articolo se
ci saranno novità.

16 giugno. La vista dall’occhio operato è migliorata notevolmente: è
ancora velata, ma ora posso leggere anche caratteri piuttosto piccoli.
Leggerei anche meglio se non ci fosse, proprio al centro del mio campo visivo,
quel persistente bagliore a sei punte. I puntini neri sono diminuiti, ma ci
sono ancora.

La colorazione gialla dell’immagine è praticamente scomparsa: pur avendo
installato una lente decisamente gialla, il mio cervello ha imparato a
correggere la tinta nonostante sia presente in un occhio e non
nell’altro. 

Questa differenza di colore è probabilmente alla base di un altro effetto
decisamente inaspettato e bizzarro: ieri ho “visto in 3D” un video 2D.
È arrivata fresca fresca la prima puntata della seconda stagione di
Star Trek – Strange New Worlds (che si conferma una gran bella serie),
e la Dama e io l’abbiamo guardata subito sul nostro monitor OLED 4K (la
puntata era comunque in 2K). A un certo punto ho avuto la nettissima,
disorientante sensazione che le scenografie e le astronavi fossero in 3D. Per
un istante ho proprio pensato “Wow, com’è naturale questo effetto 3D”,
e subito dopo mi sono reso conto che non stavo guardando un video
stereoscopico.

Una spiegazione possibile è l’effetto Pulfrich, che normalmente si ottiene mettendo un filtro scuro su un occhio. La
presenza del filtro genera un leggero ritardo nell’elaborazione dell’immagine
vista dall’occhio coperto dal filtro; se l’inquadratura si sposta
lateralmente, il cervello riceve contemporaneamente due fotogrammi differenti,
che in realtà sono leggermente sfalsati nel tempo, e questo produce
parallasse, che il cervello interpreta come tridimensionalità.

È una tecnica usata per certi effetti 3D cinematografici e televisivi,
soprattutto in passato, ma ha il limite di funzionare solo in scene che hanno
un movimento laterale continuo e pronunciato; non funziona se gli oggetti sono
statici o si muovono verticalmente. In effetti ho notato il fenomeno
specificamente nelle scene in cui l’inquadratura si spostava lateralmente o un
soggetto attraversava la scena da sinistra verso destra o viceversa.
Affascinante.

20 giugno. Il mio cervello ha imparato a correggere la tinta gialla del
cristallino artificiale e ora vedo i colori allo stesso modo con entrambi gli
occhi. Addio effetto Pulfrich naturale, ma pazienza (posso sempre indurlo con
un filtro davanti a un occhio). Nel frattempo la nitidezza della vista è
aumentata notevolmente, i puntini neri sono quasi scomparsi (non so se per
adattamento automatico del cervello o se sono fisicamente stati riassorbiti) e
resta solo il piccolo bagliore circolare con sei punte al centro esatto del
campo visivo, che è un notevole fastidio per la lettura di precisione ma è
tollerabile per tutte le altre attività.

Ho fatto vari controlli presso il centro oculistico dove sono stato operato e
mi dicono che tutto procede bene e che il bagliore dovrebbe svanire man mano.
Ho fatto un test di guida notturna e la vista complessiva è
molto migliore rispetto a prima dell’intervento (e di notte il bagliore
non c’è o perlomeno non lo noto). Ora ho una cognizione molto chiara delle
distanze e le luci delle auto non creano più confusione e aloni. Però l’occhio
non operato sta ancora facendo molto supporto a quello operato e quindi credo
di aver fatto bene a rinviare il secondo intervento.

Adesso guido senza occhiali da vista e indosso gli occhiali solo per la
lettura di caratteri piccoli a distanza ravvicinata (per esempio quando lavoro
al computer). Rispetto alla situazione di qualche giorno fa è tutto molto più
rassicurante. Ora devo solo continuare con gocce antibiotiche e pomate
notturne per qualche giorno, a scalare, ma a parte questo sono tornato alla
normalità.

 

2023/07/15. La terza parte è disponibile
qui.

Mi tocca fare un po’ di body hacking: installo cristallini nuovi - prima parte

Mi tocca fare un po’ di body hacking: installo cristallini nuovi – prima parte

Ultimo aggiornamento: 2023/06/13 12:25.

Qualche mese fa mi è stata diagnosticata una cataratta nucleare a entrambi gli
occhi; a giugno installerò cristallini artificiali per risolverla. Da
appassionato di informatica, non so resistere all’idea di considerare la cosa
come un caso di body hacking interessante da raccontare. Ma confesso
che quest’idea mi serve anche per esorcizzare la fifa blu di farmi perforare
gli occhi come Jean-Luc Picard in Star Trek: Primo Contatto. Beh, non proprio allo stesso modo, però…

È quasi comico che nel ventunesimo secolo abbiamo una tecnologia superiore a quella dei Borg di Star Trek. E meno male.

Prima di tutto, vorrei sdrammatizzare la situazione. Sto bene, tutto sommato,
e mi rendo perfettamente conto che c’è tanta gente che sta infinitamente
peggio di me e non ha accesso al livello di cure mediche al quale ho il
privilegio di accedere io. 

La mia condizione attuale è che la cataratta mi vela la vista di notte o al buio e crea aloni intorno alle luci, riducendo
la nitidezza e il contrasto, per cui andare al cinema è uno strazio (soprattutto per un appassionato di alta definizione come me), le luci laterali mi abbagliano (lavorare negli studi TV è una faticaccia) e per maggiore sicurezza ho deciso di smettere di guidare quando
c’è buio (gli aloni intorno ai fanali sono un fastidio fortissimo e rendono molto più faticosa la percezione delle distanze).

Di giorno, invece, vedo benissimo, anzi
paradossalmente meglio di qualche anno fa, tanto che ho smesso di portare gli
occhiali. Questa “seconda vista” è un fenomeno frequente in queste condizioni
ed è una delle crudeli ironie della natura: proprio quando devi trovare il
coraggio di farti mettere delle lame negli occhi ci vedi meglio. Ma razionalmente so
che è un miglioramento che passerà in fretta se non faccio un upgrade. Me ne sono reso conto, in particolare, qualche mese fa, quando ho indicato alla Dama del Maniero un bellissimo arcobaleno circolare intorno alla Luna piena e lei mi ha chiesto perplessa “Quale arcobaleno?”.

Detto questo, avviso subito che
questo articolo conterrà immagini e concetti che potranno creare ansia o
disgusto negli animi sensibili.

In fin dei conti, si tratta di un intervento chirurgico agli occhi. Se questo
pensiero vi crea agitazione, non leggete oltre. Ne riparleremo tra qualche
settimana.

Aggiungo infine che
questo articolo non costituisce informazione medica. È solo uno
spiegone da nerd. Se avete bisogno di informazioni mediche, consultate
un medico (non Google).

Cominciamo dalle basi: la cataratta nucleare è un graduale offuscamento della
parte centrale (nucleo) del cristallino, che è la lente naturale che mette a
fuoco le immagini sulla retina (fonte:
Manuale MSD). Speravo che c’entrasse qualcosa l’energia atomica, ma no.
Nell’illustrazione qui sotto, che mostra schematicamente un occhio umano in
sezione, il cristallino è l’ovale al centro.

Per risolvere la cataratta, il cristallino va rimosso e sostituito con una
lente artificiale. Ma farlo senza danneggiare l’occhio non è banale: è
necessario praticare due piccoli tagli laterali nell’occhio, raggiungere il
cristallino attraverso quei tagli, all’interno della capsula che lo contiene,
farlo a pezzi e poi estrarre i pezzi con un aspiratore, inserendo infine appunto una lente sintetica. Questo intervento
viene fatto da svegli, sotto anestesia locale e lieve sedazione, e ovviamente
si vede tutto. Almeno fino al momento in cui viene distrutto il
cristallino. Brrr.

Fare a pezzi un cristallino significa usare un emettitore di ultrasuoni che lo
sbriciolano, cosa piuttosto traumatica per l’occhio ma comunque gestibile,
oppure usare un laser per tagliare il cristallino a dadini. Il vantaggio del
laser è che agisce dall’esterno, attraverso la parte trasparente frontale
dell’occhio, è meno traumatico per l’occhio rispetto agli ultrasuoni ed evita il rischio di tagli posteriori alla capsula prodotti dagli strumenti chirurgici. Questo laser emette
impulsi che durano femtosecondi (milionesimi di miliardesimi di
secondo) e sono posizionati e orientati usando un sistema in realtà aumentata
che pianifica tutti i puntamenti del raggio che trapassano progressivamente il
cristallino fino a sezionarlo. Ho scelto la soluzione laser.

Una volta aspirati i dadini di cristallino (attraverso uno dei piccoli tagli laterali praticati dal chirurgo), viene inserita la lente
sostitutiva, passando attraverso i piccoli tagli laterali già praticati per
inserire gli strumenti precedenti. La lente è flessibile e viene inserita
arrotolata, dispiegandosi all’interno dell’occhio, dentro la parte rimanente della capsula, e poi viene posizionata dal
chirurgo e agganciata con due bracci o uncini morbidi.

Una lente intraoculare. Fonte:
Wikipedia.

Esistono vari tipi di lente intraoculare, anche con focali multiple che permettono di vedere a fuoco sia da vicino sia da lontano, ma le loro prestazioni sono un compromesso, per cui ho scelto una lente monofocale che mi dovrebbe dare una messa a fuoco perfetta, anche di notte, da circa un metro di distanza fino all’infinito. Per le distanze inferiori userò gli occhiali, come prima.

La lente artificiale ha una messa a fuoco fissa, a differenza del cristallino, la cui forma viene modificata dai muscoli intraoculari per mettere a fuoco a distanze differenti. Con la lente sostitutiva si perde la possibilità di mettere a fuoco, ma non è un grosso problema, dato che la forma della lente mette a fuoco tutto sempre (entro la gamma di distanze scelta).

Il video seguente, già posizionato al punto giusto, mostra in dettaglio la procedura di eliminazione della cataratta. Su YouTube trovate anche le riprese delle operazioni, che sono un po’ più splatter di queste animazioni pulitine e rassicuranti.

Quest’altro video mostra una procedura leggermente differente ma chiarisce bene le varie fasi:

L’operazione in sé è piuttosto breve; si torna subito a casa e nel giro di qualche ora si può usare l’occhio operato senza problemi. Le uniche precauzioni sono di non guidare subito (per via della sedazione e del riadattamento del cervello alla nuova visione), indossare occhiali scuri per qualche ora, mettere regolarmente gocce disinfettanti, e non fare sforzi o assumere posizioni che possano aumentare la pressione intraoculare, perché questo potrebbe far riaprire i tagli laterali (che normalmente si rimarginano da soli). Vi risparmio l’elenco delle posizioni e soprattutto degli, uhm, sforzi, che è particolarmente pittoresco. Ovviamente vanno evitate per qualche giorno anche le nuotate e gli ambienti polverosi.

I medici che mi stanno seguendo sanno che lavoro faccio e quindi hanno prevenuto subito la “sindrome del dottor Google” dandomi loro le parole chiave da cercare online per conoscere meglio la procedura medica: femto cataract lensar (da usare anche su YouTube). Lensar è il nome della ditta che produce questi apparecchi medicali laser. Mi hanno ovviamente spiegato personalmente in dettaglio tutta la procedura e tutti i pro e contro delle varie opzioni. 

Da fuori non si nota nulla a occhio nudo (salvo forse in certe condizioni di luce, nelle quali si vede un riflesso come quello degli occhi dei gatti, dice Francesco via Twitter). Purtroppo l’intervento non sembra conferire superpoteri o un miglioramento dello spettro visibile. I Rettiliani mi dicono che i miei impianti bioplasmatici non verranno influenzati.

Ho già fatto tutti gli esami medici preliminari e non ci sono complicazioni. Il 13 giugno farò il primo intervento; se tutto va bene, il 20 giugno farò il secondo. Nel frattempo, farfalle nello stomaco a parte, tutto va avanti come prima.

Venerdì 9 giugno. Ho fatto un ultimo controllo agli occhi e ho scelto da quale occhio iniziare: quello sinistro (nessun motivo particolare, è stata una scelta mia del tutto casuale). Iniziano i preliminari: una goccia di soluzione oftalmologica antinfiammatoria (Nevanac) al giorno. Nessun fastidio.

Sabato 10 giugno. Una goccia, come sopra.

Domenica 11 giugno. Altra goccia, come sopra. Mi sforzo di memorizzare come ci vedo adesso con l’occhio sinistro, per poter poi fare il confronto.

Lunedì 12 giugno. Ultima goccia di antinfiammatorio, ultima cena pre-intervento (ci si deve presentare a digiuno). L’intervento è domattina.

Martedì 13 giugno, 6:00. Sveglia alle sei, senza colazione, poi doccia e preparativi: mi è stato chiesto di portare un pigiama o una tuta in cui cambiarmi per l’intervento. Un’amica porterà la Dama e me al luogo dell’intervento, a Lugano (dopo l’intervento non si può guidare, perché un occhio è coperto e la sedazione leggera potrebbe causare problemi, come dicevo), alle 8 del mattino. Chicca: oggi è il nostro anniversario di matrimonio. È un modo bizzarro di festeggiarlo, ma non c’erano altre date libere e quindi abbiamo deciso di chiudere un occhio.

Martedì 13 giugno, 12:25. Rieccomi al Maniero, dopo una dormita per recuperare lo stress dell’intervento, che è stato un pochino più impegnativo del normale ma sembra essere andato bene. Cose che capitano a noi Rettiliani. Racconto tutti i dettagli nella seconda parte di questa storia.

To Whom It May Concern: I’m in the Raidforums/Breached user database

To Whom It May Concern: I’m in the Raidforums/Breached user database

Several
news
media
are
reporting
that a database with information on half a million users of
Raidforums, a well-known hacking forum seized by law enforcement in April 2022,
has been leaked online,
and that another similar site,
Breached/Breachforums, was shut down by LE in March
2023 after its founder “Pompompurin” was arrested by the FBI.

The Raidforums leak is reported to include
“usernames, email addresses, hashed passwords, registration dates, and a
variety of other information related to the forum software”
.

A username and email address linked to me is almost certainly in the Raidforums
database and in the Breached userlist.
As a journalist, I registered with Raidforums and Breached to
monitor and report on newsworthy data breaches and other security incidents, as evidenced in this blog and in my podcasts for Swiss National Radio Rsi.ch. I
intentionally made no attempt to conceal my identity, using one of my primary and well-known e-mail
addresses to register. I am announcing this preemptively in the hope that it
will save law enforcement some time, but if you’re with LE and you still want
to know more about my presence on these forums, you know how to contact me.

Riassunto in italiano: è stato annunciato che le liste utenti di due noti forum di hacking, Raidforums e Breached/Breachforums, sono state acquisite dalle forze dell’ordine e che la lista di Raidforums è stata anche pubblicata online da ignoti. Come giornalista, mi ero iscritto a entrambi per monitorare e riferire sulle fughe di dati di interesse pubblico, e a questo scopo ho scelto di non nascondere la mia identità, usando uno dei miei indirizzi di mail più noti. Segnalo queste informazioni a titolo preventivo sperando che questo eviti equivoci e perdite di tempo.

Come accedere al browser nascosto della PlayStation 5 in VR e vedere i video online. Di, uhm, qualunque genere

Formalmente, la PlayStation 5 dotata degli accessori per la realtà virtuale non offre un browser Web, per cui non dovrebbe essere possibile usarla per vedere i video presenti per esempio su YouTube e anche in altri siti. Ma @Clodo76 ha segnalato su Twitter un metodo che consente di aggirare questa limitazione e attivare un browser per vedere lo stesso alcuni tipi di video: per farlo si usa, paradossalmente, Twitter.

Si va in Impostazioni, Utenti e account, Servizi collegati, si chiede di collegare l’account e si clicca sul logo di Twitter, ignorando la richiesta di autorizzazione di Twitter. Quando compare l’invito ad accedere a Twitter, lo si chiude e da lì si digita l’URL di Google per accedere a Google e digitare nella sua casella il nome del sito o dell’argomento che interessa vedere in video, come mostrato nel tweet qui sotto.

@Clodo76 ha osservato che “di tutti i servizi a cui collegare PS5 (Apple, Spotify, Twitter, Twitch etc) SOLO Twitter apre un browser web per il login, in cui non si può digitare un url, ma basta cliccare un link in un tweet qualsiasi per ‘uscire dal seminato’”. Nota inoltre che “I video VR non vanno, dice “browser incompatibile”. Ma i porno 2D si.”

È strano che sia proprio Twitter a offrire questa inattesa e bizzarra via di fuga.

Buon 2023! Cominciamo l’anno con un po’ di hacking leggero di una Tesla e dei suoi “option code”?

Buon 2023! Cominciamo l’anno con un po’ di hacking leggero di una Tesla e dei suoi “option code”?

C’è una particolarità poco conosciuta di tutte le Tesla: l’interfaccia web dei
loro account contiene dei codici nascosti che rivelano molte caratteristiche
importanti dell’auto, fra le quali si annida, nel mio caso, un dato particolarmente interessante.

Questi codici si chiamano option code, e li ho scoperti grazie
a questo video di
Matteo Valenza, che presenta
Ginger e la sua dettagliatissima
guida all’acquisto di una
Tesla Model S usata. Fra le tante cose che racconta la guida ci sono questi codici e le
istruzioni su come ottenerli per il proprio veicolo.

In estrema sintesi, per ottenerli si entra nel proprio account Tesla e si fa
clic destro sull’immagine della propria auto per visualizzarla in una scheda
separata, come mostro qui sotto con il mio account:

Visualizzo il mio account…
…faccio clic destro sull’immagine dell’auto, scelgo di aprirla in una scheda nuova…
…e ottengo questa immagine.

Gli option code non sono nascosti nell’immagine: sono nel suo URL, che inizia con
https://static-assets.tesla.com/v1/compositor/?model=%5Btipo del modello di Tesla] e prosegue con
$BP00, $ADPX2, $AU00 eccetera: questa lunghissima serie di sigle che iniziano con il simbolo di dollaro è
costituita appunto dagli option code.

Questi codici sono decodificabili immettendoli per esempio in
questa pagina di Tesla-info.com e sono spiegati (anche in italiano) in tutte le loro variazioni qui su Pub.dev o presso Teslascout.com. Rivelano molte informazioni utili sia ai possessori di una Tesla sia a chi sta valutando di acquistarne una usata e vuole assicurarsi che il venditore gli stia dando informazioni corrette e complete: per esempio, questi codici indicano se l’esemplare specifico di auto ha la ricarica gratuita a vita sulle colonnine Tesla, la connettività dati gratuita, le sospensioni standard o evolute, la potenza del caricatore di bordo, il paese e l’area geografica originali, le finiture interne ed esterne e molto altro ancora.

Nel mio caso personale, ho trovato con particolare interesse la conferma di un dato tecnico che avevo sospettato sin dall’acquisto, quando ho fatto un po’ di calcoli sui consumi in ricarica e sull’autonomia: la batteria della mia Tesla (una Model S 70 del 2016) è limitata a livello firmware in modo da rendere disponibili solo 60 dei 70 kWh della capacità di carica nominale, riportata in un’etichetta un po’ nascosta

Questa limitazione è indicata dall’option code $BR03, che significa Firmware limit (60kwh). In altre parole, nella mia auto ci potrebbero essere 10 kWh, ossia circa
50 km di autonomia extra, sbloccabili in qualche modo (per esempio chiedendo a Tesla). L’autonomia che ho (circa 340 km) è
comunque sufficiente, ma se fosse possibile aumentarla senza troppe spese o tribolazioni lo farei volentieri: un po’ di margine extra non fa mai male. Nei prossimi giorni esplorerò questa possibilità.

Se vi interessa saperne di più, ho trascritto tutti gli option code della mia Tesla in questo articolo su Fuoriditesla.ch.

Aiuto, mi hanno craccato l’auto: Come prendere il controllo di un'automobile via software. Freni compresi

Aiuto, mi hanno craccato l’auto: Come prendere il controllo di un’automobile via software. Freni compresi

Un gruppo di ricercatori del dipartimento d’informatica della University of
Washington e della University of California San Diego ha pubblicato una ricerca
che spiega come si può prendere il controllo di qualunque automobile moderna
dotata di sistemi elettronici per la gestione del veicolo. 

La ricerca,
intitolata
“Experimental Security Analysis of a Modern Automobile”, ha dimostrato che si può utilizzare la porta diagnostica OBD-II (la sigla sta
per OnBoard Diagnostics), presente per legge in tutte le automobili
statunitensi e in quelle europee recenti, per
“ignorare completamente i comandi del conducente” e
“disabilitare i freni, far frenare selettivamente a comando le singole ruote,
fermare il motore, e così via”
. Se la cosa non vi ha messo abbastanza i brividi, i ricercatori aggiungono che
sono stati in grado di
“impiantare del codice ostile nell’unità telematica di un’automobile” in
un modo che
“cancella completamente ogni prova della sua presenza dopo un incidente”.
I complottisti di Lady Diana esulteranno.

Come si fa? La maggior parte degli attacchi realizzati concretamente dai
ricercatori su automobili di produzione in condizioni reali (su circuiti
stradali sicuri) richiede che l’aggressore abbia accesso fisico all’interno
dell’auto e possa connettere degli apparecchi alla porta OBD-II (mostrata nella
foto qui accanto, da
Wikipedia).
Cosa peraltro facile: immaginate di affidare la vostra auto a un parcheggiatore
o a un riparatore o a un semplice installatore di autoradio. 

Ma c’è una
sottoclasse di attacchi, secondo i ricercatori, che può essere realizzata anche
senza accedere fisicamente all’automobile, tramite i vari ricevitori senza fili
presenti nelle auto moderne. Inoltre è facile concepire un dispositivo
radiocomandato connesso alla porta OBD-II, come in effetti hanno fatto i
ricercatori, riuscendo a spegnere tutte le luci dell’auto-cavia mentre era in
moto: immaginate l’effetto che può avere uno scherzetto di questo genere di
notte su una strada non illuminata. Non vedreste più la strada e non sareste
visibili fino all’ultimo istante agli altri conducenti. Chi vi segue non
vedrebbe accendersi le vostre luci di frenata, con conseguente rischio di
tamponamento. E qualora doveste sopravvivere all’incidente, giustificarvi
di fronte all’assicuratore o al tribunale dicendo che vi hanno craccato
l’automobile sarebbe difficile e rischierebbe di sfociare in prolungate sessioni
di terapia psichiatrica.

I ricercatori statunitensi si sono divertiti a creare anche una dimostrazione di
“autodistruzione”: usando il loro software, denominato Carshark, sul
cruscotto compare un conto alla rovescia di 60 secondi, accompagnato da
ticchettii di cadenza crescente e dal suono del clacson negli ultimi secondi.
Poi si spegne il motore e si bloccano le porte. A discrezione è possibile
inoltre attivare di colpo i freni o rilasciarli. 

Qui accanto vedete una demo di
tachimetro craccato: indica 140 miglia orarie (225 km/h) nonostante il cambio
dell’auto sia in modalità Park e riporta un messaggio scelto dagli aggressori
(Pwned by CarShark – CARSHARKED X_X). 

Certo, i ricercatori hanno fatto
tutto questo per mettere in luce l’approccio carente alla sicurezza informatica
attuale nelle automobili e stimolare i costruttori a valutare più attentamente
questo aspetto, e dicono che non c’è motivo di allarmarsi perché a loro non
risulta che questi attacchi vengano usati. Ma altri potrebbero non essere così
altruisti e sistemi come OnStar della General Motors già adesso permettono di
sbloccare a distanza un’auto o di fermarne il motore in caso di furto. Non so
voi, ma io vado a comperarmi una Dune Buggy.

Fonti aggiuntive:
New York Times.