Vai al contenuto
Minecraft, occhio alle mod infette per Windows e Linux

Minecraft, occhio alle mod infette per Windows e Linux

Questo articolo è disponibile anche in
versione podcast.

Se giocate a Minecraft su computer Windows o Linux e siete appassionati di
modding, ossia dell’aggiunta o modifica di funzioni, oggetti, ambienti e
altro ancora al gioco di base, vi conviene fare più attenzione del solito a cosa
scaricate e da dove lo scaricate.

Ai primi di giugno, infatti, due fra le più importanti piattaforme di
distribuzione di queste modifiche, o mod, sono state attaccate,
violando vari account, e molte mod e molti plugin per Minecraft
disponibili tramite queste piattaforme sono stati infettati e distribuiti agli
utenti.

Il risultato è che chi ha scaricato modpack molto popolari, come
Better Minecraft, che ha oltre quattro milioni e mezzo di download, può
trovarsi con il computer infetto da un malware che ruba le credenziali di
accesso salvate nei browser e quelle degli account Minecraft, Microsoft e
Discord e si insedia permanentemente sul computer, aggiornandosi man mano.

Le piattaforme di modding prese di mira sono
CurseForge e
Bukkit, e l’elenco di mod e
modpack infettate è piuttosto lungo (lo trovate per esempio su
BleepingComputer.com) e non si sa se sia completo. 

Per evitare panico inutile, soprattutto fra i giocatori più giovani e i loro
genitori, è importante sottolineare che il problema riguarda esclusivamente
chi ha installato modifiche a Minecraft e usa computer Windows o Linux. Chi
gioca semplicemente a Minecraft di base e usa altri dispositivi non basati su
Windows o Linux non è coinvolto in questo problema.

Ma per chi ama il modding e usa questi sistemi operativi il danno è
molto serio, anche in termini di fiducia. Gli aggressori informatici hanno
infatti preso di mira siti attendibili, come appunto CurseForge e Bukkit, e li
hanno indotti a distribuire il loro malware, denominato Fractureiser.
Per prima cosa hanno preso il controllo di alcuni account su queste
piattaforme e hanno inserito del codice ostile nei plugin e nelle mod offerte
da questi account. Poi questi software modificati e infetti sono stati
adottati automaticamente da vari modpack molto popolari e quindi sono
stati distribuiti automaticamente agli utenti fino al momento in cui sono
intervenuti i gestori di queste piattaforme e hanno ripulito i propri sistemi.

Chi ha scaricato ed eseguito una di queste mod infette, distribuite più o meno
nelle ultime tre settimane, ha probabilmente infettato il proprio computer.
Fortunatamente ci sono degli script di scansione
per Windows
e
per Linux
che rilevano i sintomi di un’infezione; in alternativa è possibile
controllare manualmente
se il Registro di Windows è stato alterato o se ci sono altri file ostili sul
computer.

I principali antivirus si stanno già aggiornando per rilevare questi sintomi,
per cui se avete dubbi conviene aspettare ancora qualche ora e poi aggiornare
il vostro antivirus e rifare una scansione completa.

Se purtroppo scoprite di avere il computer infetto, è consigliabile
reinstallare il sistema operativo e cambiare tutte le proprie password,
partendo subito da quelle dei servizi più interessanti per i criminali, ossia
quelle che proteggono criptovalute, caselle di mail e conti correnti.

Maggiori dettagli tecnici sul malware Fractureiser e sulla tecnica di attacco
dei criminali informatici sono disponibili sul già citato
BleepingComputer
e su
Tripwire
[anche su
CurseForge,
Hackmd.io,
Prismlauncher.org
e
Github]
. Una delle piattaforme colpite, CurseForge, ha inoltre pubblicato una
descrizione
approfondita delle varie fasi di questo attacco mirato e sofisticato e delle
misure di protezione da adottare.

Questo attacco è particolarmente interessante, perché sovverte uno dei
consigli di sicurezza più frequenti, ossia quello di scaricare solo software
da siti attendibili, e lo usa per abbassare le difese degli utenti, perché
sfrutta proprio questi siti di cui l’utente si fida. Qui le vittime non sono
giocatori incauti che hanno scaricato software da siti sconosciuti e senza
garanzie; sono persone che si sono rivolte a piattaforme universalmente
considerate sicure.

Inoltre l’attacco prende di mira una categoria di utenti che è solitamente
meno attenta di altre alla sicurezza informatica, cioè i gamer giovani
e giovanissimi, che probabilmente non si aspettano di essere attaccati,
specialmente da qualcosa che scaricano da un sito di ottima reputazione. Sui
loro computer spesso ci sono informazioni e password non solo loro, ma anche
di altri membri della famiglia, che valgono soldi per i criminali. 

Ancora una volta, insomma, la sicurezza informatica si conferma un problema
che tocca tutti. Nessuno può permettersi il lusso di dire
“ma chi vuoi che se la prenda con me, io non ho niente che interessi ai
ladri”
. È proprio su questo modo di pensare che contano quei ladri.

Megamulta a Epic Games: cosa sono i “dark pattern” di Fortnite

Megamulta a Epic Games: cosa sono i “dark pattern” di Fortnite

Questo articolo è disponibile in versione audio nel
podcast
Il Disinformatico
del 23 dicembre 2022
.

La Federal Trade Commission, un organo governativo statunitense di protezione
dei consumatori, ha raggiunto un accordo con Epic Games, la casa produttrice
di Fortnite,
ordinandole
di pagare ben 520 milioni di dollari di risarcimenti per aver violato le norme
sulla protezione dei minori e per aver usato i cosiddetti
dark pattern per indurre milioni di giocatori a fare acquisti
involontari.

La megamulta è divisa in due parti: la prima, di 275 milioni, riguarda il
fatto che Epic Games ha raccolto informazioni personali su bambini al di sotto
dei 13 anni, senza il consenso dei loro genitori, mentre giocavano a
Fortnite
e sapendo benissimo che si trattava di minori protetti dalle leggi
salvaprivacy statunitensi, in particolare il Children’s Online Privacy
Protection Act.

La casa produttrice del gioco è anche accusata di aver obbligato i genitori a
seguire un percorso a ostacoli per ottenere la cancellazione dei dati dei
propri figli, e di aver usato impostazioni predefinite troppo pericolose, come
per esempio l’attivazione automatica delle conversazioni testuali e a voce,
che ha portato molti minori a essere esposti ad adulti online che li hanno
aggrediti e molestati via Internet.

Epic Games, in un
comunicato stampa, ha accettato l’accordo, dice, per
“essere in prima linea nella protezione dei consumatori e per dare ai
nostri giocatori l’esperienza migliore”.

La seconda parte della megamulta, pari a 245 milioni, è costituita da rimborsi
agli utenti che secondo la Federal Trade Commission sono stati ingannati dai
dark pattern, ossia da pulsanti disposti in modo confuso e
contraddittorio allo scopo di far fare acquisti indesiderati ai giocatori.

Per esempio, dice la FTC, bastava premere un singolo pulsante per trovarsi
degli addebiti durante una schermata di caricamento o mentre si riavviava il
gioco dopo averlo messo in pausa, e fino al 2018 i bambini potevano spendere
soldi reali per acquistare i V-Buck, la valuta interna del gioco, senza dover
chiedere il consenso dei genitori, che a fine mese si trovavano con centinaia
di dollari di spese.

Nel loro complesso, questi trucchi hanno causato addebiti per centinaia di
milioni di dollari, ed Epic Games era perfettamente consapevole della loro
esistenza, tanto da aver ignorato oltre un milione di lamentele degli utenti e
aver addirittura nascosto intenzionalmente le funzioni di rimborso, oltretutto
bloccando i conti delle carte di credito di chi contestava gli addebiti,
afferma la FTC.

L’azienda ha promesso di evitare in futuro questi dark pattern e di
rendere più chiaro ed esplicito il procedimento di pagamento nel gioco. Ma il
problema degli acquisti troppo facili da parte dei minori a insaputa dei
genitori è molto diffuso: la FTC nota infatti che ha già contestato
comportamenti analoghi ad Amazon, Apple e Google per i cosiddetti
acquisti in-app involontari, che sono già costati milioni ai
consumatori.

Se avete figli videogiocatori, insomma, è il caso di controllare bene se hanno
accesso a opzioni di acquisto troppo facili e di valutare se limitarle o
bloccarle. Il metodo più semplice, di solito, è immettere nel gioco i dati di
una carta di credito prepagata, che fissa automaticamente un limite di
spesa, oppure quelli delle apposite carte di pagamento associate ai vari
giochi.

Videogiocare rende più intelligenti, secondo uno studio; stare sui social no

Videogiocare rende più intelligenti, secondo uno studio; stare sui social no

Uno
studio
pubblicato su Scientific Reports di Nature.com da un gruppo di
neuroscienziati e psicologi olandesi e svedesi si è occupato dell’effetto dei
media digitali sull’intelligenza dei bambini e ha ottenuto risultati piuttosto
sorprendenti che non mancheranno di scatenare discussioni in famiglia.

I ricercatori hanno analizzato quasi 10.000 bambini statunitensi di età
iniziale compresa fra 9 e 10 anni, tenendo conto delle differenze genetiche e
del contesto socioeconomico e valutandone le capacità due anni più tardi. Il
tempo passato davanti a uno schermo da questi bambini, ossia dalle quattro
alle sei ore giornaliere di media, è stato suddiviso in tre attività: guardare
video su Internet o su un canale televisivo, fare videogiochi e socializzare
online.

Secondo i risultati dei ricercatori, socializzare tramite i social network non
ha effetti positivi o negativi sull’intelligenza, mentre guardare video ha un
effetto positivo e lo stesso vale per i videogiochi, che producono il massimo
effetto. In particolare, più tempo si passa a videogiocare, più aumenta
l’impatto positivo sull’intelligenza, e non ci sono differenze in questo
effetto fra ragazzi e ragazze.

Questo studio si aggiunge agli altri che sembrano confermare questo effetto
favorevole del videogioco sull’intelligenza, ma la ricerca è ancora agli inizi
e uno studio non fa primavera, per cui è presto per cantare vittoria e dire
che videogiocare ti fa diventare più intelligente; ma nel frattempo abbiamo
una giustificazione in più per passare un po’ di tempo a giocare. L’importante
è che il tempo non diventi eccessivo: lo studio di
Scientific Reports non va interpretato nel senso di
”più videogioco più divento intelligente, se videogioco tantissimo
diventerò un genio”
. Sarebbe troppo bello per essere vero.

Call of Duty punisce in modo originale chi bara

Call of Duty punisce in modo originale chi bara

Brutte notizie per chi bara a Call of Duty ma buone notizie per chi ci gioca onestamente. Activision, l’azienda che sviluppa i popolarissimi giochi d’azione della serie Call of Duty, ha confermato che è stata introdotta una nuova funzione contro i cheater: se un giocatore che bara tenta di sparare ad altri giocatori onesti, il personaggio del giocatore onesto diventa invisibile a quello disonesto.

In altre parole, il disonesto che prima aveva un vantaggio diventa incapace di difendersi perché letteralmente non vede più e non sente più i propri avversari ma ne riceve perfettamente i colpi senza poter capire da chi o da dove sono arrivati.

Questa funzione, denominata cloaking, è stata annunciata formalmente dall’azienda ad aprile ma era già stata scoperta a febbraio scorso, con rammaricata sorpresa, da alcuni giocatori. Fa parte delle tecniche sempre più creative utilizzate dagli sviluppatori di videogiochi per contrastare la piaga dei cheater, quelli che installano sui propri PC speciali programmi non autorizzati che, per esempio, migliorano artificialmente la mira.

Activision ha segnalato di aver eliminato recentemente ben 54.000 account di giocatori disonesti, e questa purga arriva dopo un altro ban di massa di ben 90.000 giocatori. Numeri importanti, che però vanno visti anche alla luce del fatto che Call of Duty dichiara 100 milioni di giocatori mensilmente attivi (e fino a qualche tempo fa ne vantava 150 milioni).

Il cloaking non è l’unica tecnica utilizzata: c’è anche Damage Shield, che impedisce ai cheater di infliggere danni critici agli avversari intanto che il sistema anti-cheater raccoglie informazioni sul giocatore sospettato di barare.

Entrambi fanno parte di una tecnologia denominata Ricochet, che tenta di identificare i cheater guardando quali applicazioni tentano di interagire con il gioco. Ma questo approccio di circondare il baro di giocatori e avversari invisibili è decisamente più appagante e divertente per il giocatore onesto, e Activision lo sa, visto che nota nel proprio annuncio che i giocatori onesti possono vedere e riconoscere i cheater colpiti dal cloaking perché i bari saranno “i giocatori che si vedono girare in cerchio gridando ‘Chi mi sta sparando?’” L’azienda sottolinea che i giocatori corretti potranno a quel punto “dispensare punizioni nel gioco”.

In altre parole, il cloaking non solo funziona, ma è anche divertente, perché offre al giocatore che rispetta le regole la soddisfazione di vedere che il baro perde e di poterlo anche punire personalmente. Questa soddifazione è probabilmente il motivo per cui Activision, una volta individuato un cheater, non lo elimina automaticamente.

Il sistema non è perfetto: Ricochet non sempre identifica i cheater, e questi cheater a volte si attrezzano con modifiche che consentono comunque il rilevamento automatico dei nemici. Ma è sufficiente a scoraggiare tutti tranne i più cocciuti.

 Fonti aggiuntive: Engadget, Eurogamer, Polygon.

Podcast RSI - “Su, su, giù, giù, sinistra, destra, sinistra, destra, B, A”, il codice della leggenda

Podcast RSI – “Su, su, giù, giù, sinistra, destra, sinistra, destra, B, A”, il codice della leggenda

È disponibile subito il podcast di oggi de Il Disinformatico della
Radiotelevisione Svizzera, scritto e condotto dal sottoscritto: lo trovate
presso
www.rsi.ch/ildisinformatico
(link diretto) e qui sotto.

I podcast del Disinformatico sono ascoltabili anche tramite
feed RSS,
iTunes,
Google Podcasts
e
Spotify

Questa è l’ultima puntata del 2021; il podcast riprenderà il 14 gennaio.

Buon ascolto, e se vi interessano il testo e i link alle fonti della storia di
oggi, sono qui sotto.

[CLIP: Gameplay di Gradius]

Siamo nel 1985. Kazuhisa Hashimoto è un giovane programmatore in un’azienda
giapponese che fa videogiochi. Il suo incarico è semplicemente convertire un
videogioco, Gradius, dalla versione arcade, quella per sala
giochi, alla console di gioco personale NES di Nintendo. Ma non sa che invece
sta per creare una leggenda.

Questa è la storia di come una scorciatoia per risparmiare tempo durante il
lavoro di un informatico è diventata un riferimento culturale non solo per i
gamer ma anche nella cultura generale. È il cosiddetto
Konami code, che si recita così:
Su, su, giù, giù, sinistra, destra, sinistra, destra, B, A. Lo stesso
codice che adesso sta facendo stupire gli utenti di TikTok perché fa fare cose
strane agli assistenti vocali come Alexa o Google Home. 

Benvenuti a Disinformatico Story, l’edizione del podcast Il Disinformatico
della Radiotelevisione Svizzera dedicata alle storie insolite
dell’informatica. Io sono Paolo Attivissimo.

[Sigla iniziale]

Se avete a portata di voce un assistente vocale, per esempio Alexa o Google
Home o Siri, provate a chiamarlo e poi pronunciare questa frase: “Su Su, Giù
Giù, sinistra, destra, sinistra, destra, B, A”
.

Se l’avete detta correttamente, il vostro assistente vocale comincerà a dire
cose strane. Questo è quello che dice Alexa [in italiano], per esempio:

[CLIP: Alexa che risponde in italiano, tratto da
LegaNerd su Facebook]

Ultimamente la scoperta di queste istruzioni misteriose viene condivisa
intensamente su TikTok dagli utenti di tutto il mondo, perché esiste in molte
lingue, e in tanti si stanno chiedendo che cosa c’entrino i reattori e perché
il loro assistente vocale dice cose così bizzarre. La notizia si è meritata
anche l’attenzione di alcuni giornali, come lo statunitense
New York Post
e il britannico Sun, ma per chiunque frequenti l’informatica e in
particolare i videogiochi questa strana sequenza di comandi è già familiare e
suscita puntualmente un sorriso.

Questa storia inizia appunto nel 1985. Il giovane Kazuhisa Hashimoto sta
tribolando nella conversione del videogioco che gli è stata assegnata dalla
sua azienda, la Konami. Il gioco, Gradius, è il classico combattimento fra
astronavi, ma alcuni livelli sono particolarmente difficili da raggiungere e
Kazuhisa deve raggiungerli per poter verificare che la sua conversione alla
console NES di Nintendo funziona correttamente.

Così usa un trucco molto diffuso fra gli sviluppatori di videogiochi di
quell’epoca e anche di oggi: inserisce nel gioco una sequenza segreta di tasti
che, se digitata sul controller di gioco, conferisce più poteri al giocatore
o, nel caso di Gradius, alla sua astronave. È insomma un classico power-up.

Hashimoto ce la fa: in meno di sei mesi completa la conversione insieme a tre
colleghi, verifica che funziona, la consegna al suo datore di lavoro…. e si
dimentica di togliere dal gioco la sequenza segreta
.

Quando la Konami si rende conto della cosa è troppo tardi: ormai il gioco è in
via di pubblicazione e rimuovere il power-up potrebbe avere conseguenze
imprevedibili e far funzionare male il gioco; non c’è tempo di fare prove e
controlli di qualità della versione ripulita, e così la sequenza rimane.
Tanto, pensano gli sviluppatori, chi vuoi che scopra per caso una sequenza di
tasti così complessa?

Ma hanno sottovalutato il talento e la determinazione dei gamer. La
possibilità di avere più armi e più potenza non rimane segreta a lungo fra i
giocatori di Gradius, che la diffondono con il passaparola, e la cosa piace
così tanto che Konami decide di introdurre lo stesso power-up anche in altri
giochi, come per esempio Contra, sempre per la console NES, che nel 1988
diventa popolarissimo negli Stati Uniti e fa conoscere la sequenza “segreta” a
un pubblico enorme.

La sequenza viene chiamata Konami Code, o Contra code o ancora 30 lives code,
il codice delle 30 vite, perché in Contra regala appunto 30 vite, senza le
quali il gioco è praticamente ingiocabile.

Da allora il Konami Code ha iniziato a comparire ovunque, a volte con leggere
varianti. Per esempio, se giocate a Gradius su console più recenti, come la
Nintendo Wii, dovete usare i tasti 1 e 2 al posto di A e B, ma il senso è lo
stesso.

Giusto per citare qualche altro esempio fra i tantissimi esistenti, lo
stesso codice segreto si trova nella serie Castlevania, in molti giochi incentrati
sulle Tartarughe Ninja, in Dance Dance Revolution, nella serie Metal Gear, in
Bioshock Infinite; ha fatto una fugace comparsa anche in Fortnite Battle
Royale
, in Overwatch e lo si trova in GTA: The Trilogy.

Ma la popolarità del Konami Code non si limita ai videogiochi. Il codice
funziona anche su alcuni dispositivi usati per vedere i video e film di
Netflix; nel browser Opera; in Discord (dove attiva un gioco nascosto se lo si
digita su una pagina che ha dato errore 404); lo si incontra in Twitch e in molti altri
software. Anche gli assistenti vocali, come avete sentito, si sono uniti al
divertimento.

Da lì il Konami Code si è diffuso nella musica ed è stato ripreso da molte
band, sia come titolo di una canzone o come parte del testo, ed è approdato al
cinema e in televisione.

Per esempio, nel film animato Ralph Spaccatutto, quando Re Candito deve
accedere al gioco sul quale è incentrata la vicenda, ossia Sugar Rush, digita
molto vistosamente il Konami Code.

[CLIP: il Konami Code in Ralph Spaccatutto]

Qualcosa di analogo succede anche nella
serie animata Adventure Time e persino in una serie ben lontana dal mondo dei
videogiochi come NCIS: c‘èuna puntata, intitolata Giustizia o Vendetta, in cui uno dei
personaggi cita proprio il Konami Code.

La lista delle apparizioni di questo codice è chilometrica e Wikipedia ha una
voce apposita che tenta di catalogarle tutte (la versione in inglese è molto
più dettagliata di quella in italiano). Quando visitate un sito oppure
lanciate un videogioco, vale sempre la pena di provare se viene accettata questa
sequenza. Ma attenzione: a volte viene modificata, usando per esempio la frase
inglese corrispondente (“Up, Up, Down, Down, Left, Right, Left, Right, B, A”)
oppure soltanto le iniziali (“U, U, D, D, L, R, L, R, B, A”) e in alcuni casi bisogna
aggiungere Start o S alla fine della sequenza.

Il modo più semplice per sapere se un sito, un gioco o un’applicazione
includono il Konami Code è andare su un motore di ricerca e scrivere Konami
Code
, fra virgolette, seguito dal nome del sito, gioco o applicazione in questione: quasi
sicuramente qualcuno ci ha già provato e ha documentato quello che succede.

Kazuhisa Hashimoto è considerato da molti il fondatore della tradizione
informatica di inserire codici nascosti nei videogiochi e nelle applicazioni
in generale, sia come metodo di lavoro per poterli testare, sia come chicca
nascosta da regalare ai giocatori.

Dopo aver creato involontariamente una leggenda, Hashimoto ha continuato a
lavorare presso la Konami per tutta la vita, creando molti altri videogiochi.
È morto nel 2020, a 61 anni, ricordato da tanti con affetto e gratitudine per
le ore di divertimento regalate con quella semplice, geniale sequenza che oggi
viene riscoperta dai TikToker.

Su, su, giù, giù, sinistra, destra, sinistra, destra, B, A.

[CLIP: Sigla di chiusura, coordinate e saluti standard] 


Fonte aggiuntiva: Fark.

Occhio ai siti che offrono gemme gratis per i giochi: Itbrawler

Occhio ai siti che offrono gemme gratis per i giochi: Itbrawler

Brawl Stars è un gioco piuttosto popolare della Supercell (quella di Clash of Clans), uno dei tanti nei quali si usa una “moneta” interna per acquistare oggetti virtuali, poteri, skin o altre risorse: le gemme.

Normalmente queste gemme si ottengono giocando oppure si acquistano pagandole in denaro reale (per esempio 2000 gemme costano 110 euro). Mi è arrivata in proposito una segnalazione di un genitore perplesso perché il figlio voleva usare il sito Itbrawler.com per avere gemme gratis.

Visitando il sito si ottiene questa schermata:

Cliccando sul Tutorial compare un video che dice come avere ben 5000 gemme “gratis” (un controvalore di 275 euro): bisogna installare delle app (Pop Slots e Lords Mobile).

Cliccando su Genera compare invece la richiesta del tag giocatore (la schermata accetta qualunque valore), seguita dalla richiesta di invitare gli amici tramite WhatsApp per ricevere altre gemme di bonus. Il pulsante di invito è un link contenente la seguente stringa:
 whatsapp://send?text=Ehi,%20oggi%20possiamo%20ottenere%20gemme%20gratis%20in%20Brawl%20Stars,%20Cosa%20aspetti!%F0%9F%94%A5%20https://itbrawler.com/?w

Da telefonino, l‘invito non può essere scavalcato. Poi occorre cliccare sulla “verifica”, che mostra il tutorial che chiede di installare due app. I link portano a jump.ogtrk.net, che Scamadviser considera a bassa affidabilità (identità dei proprietari nascosta, collocazione a Panama, e altri fattori). Ma soprattutto le app proposte chiedono il numero di telefonino dell’utente (Bitte geben Sie Ihre Handynummer ein: / Geben Sie die Telefonnummer ein und senden Sie eine Nachricht, um Ihren Inhalt zu erhalten!). Perché?

Visitando il link di una di queste app con Chrome e con lo user-agent impostato su Android KitKat (per simulare che si tratti di una visita fatta da un telefonino Android, altrimenti non compare nulla) diventa molto evidente la ragione di tanta generosità:

Il numero di telefonino, se immesso, viene inviato al numero breve 522 e questo attiva un abbonamento che costa 14,9 CHF a settimana e fa capo a una società di Singapore. Altro che gemme gratis.

Auf https://ch1.nt.myvivo.xyz erhält der Benutzer die Möglichkeit, alle bereitgestellten Spiele für die Dauer des Abonnements zu spielen/herunterzuladen. Zum beenden, senden sie sms keyword: stop GO an 522 oder Kontaktieren an unsere hotline: +41445816440. Wenn sie auf kaufen klicken und das mo sms auf die Kurznummer 522 senden, bestätigen Sie sich an zu unbeschränktem videozugang im wochengebuhr von 14,9 CHF/Woche und akzeptieren des agb’s.

Certo, la dicitura sullo schermo avvisa che l’abbonamento è revocabile inviando un SMS con la parola GO (o stop GO) al numero breve 522. Ma quanti giovani giocatori capiranno il tedesco e saranno così pazienti da leggersi e annotarsi queste istruzioni?

Come sempre, se un’offerta sembra troppo bella per essere vera, non è vera.

Videogioco permesso ai minori solo nel fine settimana: succede in Cina. Ma come avviene il controllo?

Videogioco permesso ai minori solo nel fine settimana: succede in Cina. Ma come avviene il controllo?

Dalla Cina arriva una notizia che forse farà piacere ai genitori esasperati dai figli che secondo loro passano troppo tempo immersi nei videogiochi: a partire da questa settimana, nel paese i minori di diciotto anni potranno giocare al massimo un’ora al giorno, e soltanto il venerdì, il sabato, la domenica e negli altri giorni festivi, e potranno farlo soltanto dalle 20 alle 21. Lo riferisce CNN citando le autorità cinesi di monitoraggio dei media.

Esistevano già delle restrizioni, imposte nel 2019, ma consentivano ai minori 90 minuti di gioco durante la settimana e tre ore durante i fine settimana. Queste nuove regole sono decisamente più limitanti.

La motivazione, stando alle autorità cinesi, è che sta iniziando il nuovo semestre scolastico e occorre prevenire la dipendenza da videogiochi online, lamentata da molti genitori, “per proteggere la sana crescita dei minori”.

È un esperimento interessante, visto che contrappone i giovani gamer, da sempre ricchi di inventiva nell’eludere controlli e limiti, e lo stato cinese, che esercita un controllo molto rigido su qualunque attività online. 

In pratica, come sarà possibile verificare il rispetto di queste restrizioni? La chiave tecnica sta nella precisazione online: da tempo in Cina vige l’obbligo di registrarsi come giocatori usando il proprio vero nome e cognome, e le aziende che offrono qualunque tipo di gioco online hanno il divieto di fornire accesso ai giochi a chiunque non si colleghi usando le proprie generalità autentiche. In altre parole, il maggiorenne che condivide il proprio account di gioco con un minore commette un illecito. 

Il controllo, insomma, spetta alle aziende del settore, che hanno tutto il necessario per esercitarlo. Ovviamente sarà quasi impossibile controllare i videogiochi offline, ammesso che qualcuno li usi ancora, e sarà del tutto impraticabile controllare i giochi tradizionali, per esempio i giochi da tavolo. Quelli che richiedono il coinvolgimento di quei genitori che magari erano contenti di parcheggiare i figli davanti allo smartphone o alla console e adesso si rendono conto che le restrizioni invocate li obbligheranno a passare più tempo ad accudire quei figli.

Podcast RSI - Il punitore di cheater: chi bara ai videogiochi diventa pagliaccio

Podcast RSI – Il punitore di cheater: chi bara ai videogiochi diventa pagliaccio

È disponibile subito il podcast di oggi de Il Disinformatico della
Radiotelevisione Svizzera, condotto dal sottoscritto: lo trovate presso
www.rsi.ch/ildisinformatico
(link diretto). Questa è la versione Story, dedicata all’approfondimento di un
singolo argomento.

I podcast del Disinformatico di Rete Tre sono ascoltabili anche tramite
feed RSS,
iTunes,
Google Podcasts
e
Spotify.

Buon ascolto, e se vi interessano il testo e i link alle fonti della storia di
oggi, sono qui sotto!

[CLIP: Giocatore indignato che protesta]

Siamo nel bel mezzo di una sessione del gioco
Counter-Strike: Global Offensive. Il personaggio comandato da un
giocatore è impazzito e ha cominciato a sparare agli altri personaggi suoi
alleati. Ovviamente gli altri giocatori non la prendono bene e protestano.

Quello che questi altri giocatori non sanno è che il personaggio impazzito è
comandato da un cheater, un giocatore disonesto che ha installato un
software, denominato cheat, che gli dovrebbe consentire di barare e
vincere più facilmente con dei trucchi ma che in realtà in questo caso altera
il funzionamento del gioco in senso opposto, facendo compiere al disonesto
azioni assurde tipo buttare via tutte le proprie armi o lanciarsi una granata
sui piedi. L’effetto comico è garantito e il baro viene prontamente punito.

Questa è la storia di un punitore di cheater, che adesca chi non vuole
giocare onestamente nei videogiochi e poi pubblica i risultati
dell’adescamento su YouTube, e di come fa a ottenere questa dolce, comica
vendetta.

[SIGLA]

I cheater sono una piaga dei videogiochi online: sono giocatori che
installano software speciali che danno poteri maggiori rispetto agli altri
giocatori. Per esempio, fanno diventare invulnerabili, aumentano le munizioni,
migliorano la mira (sono i cosiddetti aimbot o triggerbot),
permettono di vedere attraverso i muri oppure rallentano gli avversari.

Giocare a un videogame multiplayer quando ci sono i cheater è una pena
totale: rovina il piacere della competizione. Comportamenti di questo genere
sono vietati da quasi tutte le piattaforme di gioco, che sorvegliano la
regolarità delle sessioni usando i cosiddetti programmi anti-cheat che
rilevano situazioni anomale o successi sospetti. Fare il
cheater significa rischiare di essere bannati, ossia buttati
permanentemente fuori dal gioco. Ma i disonesti sono tanti e c’è sempre
qualcuno che ci prova.

C’è però qualcun altro, una persona che si fa chiamare su Internet
ScriptKid, che ha intrapreso una battaglia personale contro questi
cheater e li punisce sfruttando la loro disonestà.

Nel
2019
ScriptKid ha creato una falsa cheat per Playerunknown’s Battlegrounds,
o PUBG come lo chiamano comunemente i gamer, l’ha messa online
presentandola come se fosse un’app di potenziamento e ha aspettato che i
giocatori disonesti la scaricassero e installassero.

I risultati non si sono fatti attendere. I video delle sessioni di gioco in cui i
bari pensano di stravincere e invece si lanciano inesplicabilmente fuori dalle
auto in corsa, carambolando comicamente, o si buttano nel vuoto dagli edifici
terminando la sessione di gioco e lasciando in pace i giocatori onesti hanno
accumulato milioni di visualizzazioni su YouTube.

ScriptKid ha deciso così di dedicarsi anche a
Counter-Strike: Global Offensive, un gioco sparatutto non nuovissimo ma
ancora molto popolare. Ha
scritto due finte cheat, CSGOReaper e RageMaker, che fanno fare
cose assurdamente comiche a chi le installa sperando di acquisire superpoteri,
poi le ha messe online pubblicizzandole tramite le inserzioni di Google per
farle comparire nei risultati di ricerca di chi cerca soluzioni per barare ai
giochi, e ha aspettato che i cheater di tutto il mondo le scaricassero.

Non ha dovuto aspettare a lungo neanche stavolta. Ciliegina sulla torta, le
sue finte cheat registrano le figuracce dei bari e le mandano a lui.
ScriptKid così pesca le migliori scene e le pubblica su YouTube, così tutti
possono assistere per esempio a BurningMan, dove il baro si molla una
granata sui piedi invece di lanciarla e poi sta fermo ad attendere che
esploda; oppure a NoSpray4U, dove il cheater butta via tutte le
proprie armi invece di azionarle a raffica; oppure a InvertMouseADS,
che inverte i comandi del mouse quando si aziona il mirino, peggiorando
catastroficamente la mira che il baro voleva invece migliorare disonestamente.

Le reazioni dei cheater quando vedono il loro personaggio ballare una
sorta di tarantella o scagliare il fucile, venendo poi prontamente eliminato
dagli altri giocatori invece di stravincere, sono imperdibili.

E poi c’è la penitenza finale: con BloodBrothers, ScriptKid modifica il
gioco in modo che quando il mirino del baro passa sopra un compagno di
squadra, il baro gli spara. Un autogol al quale gli altri giocatori rispondono
subito facendo una kick, un’espulsione, del giocatore disonesto.

Lo spettacolo di questi personaggi super-macho che fanno cadere le proprie
armi come dei dilettanti e rimangono impietriti a chiedersi cosa stia
succedendo è irresistibilmente ridicolo. Ma come fa ScriptKid a mostrarci
quello che è successo in una sessione di videogioco?

C’è un trucco nel trucco: le condizioni d’uso della falsa cheat creata
da ScriptKid dicono esplicitamente che i replay, le registrazioni delle
sessioni di gioco di chi installa quella cheat, gli verranno inviate.
Solo che i disonesti cliccano sull’accettazione di queste condizioni senza
leggerle e quindi non si rendono conto che non solo verranno sbeffeggiati
pubblicamente ma hanno anche dato il consenso per farlo a ScriptKid.

Con questa tecnica il vendicatore comico ha accumulato quasi quattrocentomila
iscritti sul proprio
canale YouTube e sta
cominciando a crescere anche su
Discord e
Twitch. Ha scritto delle
false cheat per burlarsi anche dei bari in
Minecraft. E
cominciano ad arrivare le prime sponsorizzazioni. ScriptKid ha trovato il modo
di far diventare remunerativo il mestiere di moderatore di videogiochi, sia
pure con una tecnica piuttosto drastica.

Ovviamente il lavoro di ScriptKid non è stato accolto con entusiasmo dai bari,
che lo odiano, per cui di lui si sa poco o nulla: non si fa vedere in viso e
non si sa dove abiti o quanti anni abbia. Dall’accento si capisce solo che
l’inglese non è la sua lingua madre. Ho cercato di intervistarlo per questo
podcast, ma finora non ha risposto al mio invito. 

[2021/11/19 10:45. ScriptKid mi ha risposto, dandomi alcune informazioni molto limitate su di sé, ma non mi ha ancora dato il permesso di pubblicarle] 

[2021/11/22 9:50. Ho ricevuto il permesso: ScriptKid dice di avere una trentina d’anni e di provenire da un paese europeo. Aggiunge che ha speso ben più dei 600 dollari iniziali che mostra nei suoi video per pubblicizzare su Google la propria falsa cheat: ne ha spesi oltre 3000 in tutto, ma una volta arrivati gli sponsor li ha recuperati e sta reinvestendo i guadagni; questa attività resta per lui un hobby.]

Questo tipo di contrasto alla piaga dei cheater che rovinano tanti
giochi può sembrare una forma di vigilantismo, ma la vena comica e la relativa
innocuità della punizione hanno il sopravvento sulle preoccupazioni per
eventuali abusi, e sapere che le cheat che si scaricano da Internet
potrebbero avere effetti disastrosi può magari indurre qualche aspirante baro
a stare sulla retta via e restare aspirante.

In ogni caso, le disonestà via software nei videogame sono un problema molto
serio: alcuni paesi, come la Corea del Sud e la Cina, hanno reso legalmente
punibile la vendita o l’uso di cheat, e non mancano le azioni legali
anche in altri paesi. Per esempio, nel 2017 in California una sentenza ha
condannato
una ditta tedesca che distribuiva cheat a pagare 8 milioni e mezzo di dollari
alla Blizzard, l’azienda
creatrice di titoli popolarissimi come World of Warcraft e
Overwatch.

La ragione di questo accanimento è molto semplice: la presenza dei
cheater nei giochi online allontana i giocatori onesti e riduce gli
incassi delle aziende che producono videogiochi. 

Le vendette digitali di ScriptKid, quindi, sono tutto sommato poca cosa
rispetto alle punizioni inflitte dalle aziende produttrici di videogame: in
alcuni casi il giocatore o la giocatrice che bara non solo si vede bannare
l’account, ma si vede disabilitare direttamente la CD Key (la chiave
unica e personale del gioco acquistato), per cui deve comprarne una nuova
copia se vuole continuare a giocare. A volte i giochi intercettano anche i
numeri seriali dei dischi rigidi o altri dati identificativi della console di
gioco o del computer, per cui il giocatore disonesto che volesse rientrare nel
gioco dovrebbe sostituire integralmente questi dispositivi.

Insomma, il gaming è una cosa seria: è un’industria che avrà
ricavi, nel 2021, per circa 180 miliardi di dollari, ossia quasi il
doppio
di quelli dell’industria cinematografica mondiale, e che continua a crescere.
Pensateci, la prossima volta che giocate. E se vedete qualcuno che ha una
bravura sovrumana in un videogame, consolatevi e non sentitevi imbranati:
magari è solo un cheater che non è ancora stato scoperto.

25 anni di Quake, rivoluzione 3D nei videogiochi

25 anni di Quake, rivoluzione 3D nei videogiochi

Sono già passati 25 anni dal debutto di uno dei videogiochi più importanti di
sempre. Per i pignoli, la data esatta era il 22 giugno 1996. Quel giorno la iD
software presentò Quake, uno sparatutto in soggettiva cupo e labirintico
che fu uno dei primi a offrire grafica interamente tridimensionale, personaggi
compresi, su un normale PC dell’epoca (che quando andava bene era un Pentium a
75 MHz, come racconta in dettaglio
Howtogeek).

Prima di Quake, i giochi per PC offrivano al massimo spostamenti su un
piano bidimensionale. Quake, invece, consentiva al giocatore di saltare
e di guardarsi intorno facilmente grazie al mouselook (l’uso del mouse,
joystick o simile per cambiare l’orientamento del protagonista). Questa
maggiore libertà di movimento fu rivoluzionaria e completamente immersiva,
perlomeno per gli standard dell’epoca, che prevedevano risoluzioni oggi
imbarazzanti (320 x 200, per esempio, roba che nel 2021 neppure il più misero
dei telefonini oserebbe proporre). 

Quake fu il terzo successo tecnicamente rivoluzionario della iD software,
dopo Wolfenstein 3D (1992) e Doom (1993). Come bonus offriva
inoltre una
colonna sonora
firmata da Trent Reznor dei Nine Inch Nails. Bonus nel bonus: Reznor è anche la
voce del personaggio
principale, il Ranger.

Mega-operazione di polizia contro bari nei videogiochi

Mega-operazione di polizia contro bari nei videogiochi

La polizia cinese e il colosso dei videogiochi Tencent hanno collaborato per chiudere la più grande attività mai vista di cheater o bari nei videogiochi. 

La banda, situata principalmente nella Cina orientale, aveva rastrellato circa 76 milioni di dollari grazie ai suoi servizi a pagamento, disponibili in quasi tutto il mondo, che consentivano ai videogiocatori di vincere più facilmente a giochi come Overwatch o Call of Duty: Mobile.

Gli agenti hanno arrestato dieci persone. Fra i beni sequestrati alla banda figura anche una collezione di auto sportive di lusso.

I clienti dei servizi offerti dai bari pagavano dieci dollari al giorno: segno che c’è gente disposta a spendere grandi cifre pur di vincere disonestamente a un videogioco, usando software che conferisce poteri come la “vista a raggi X” (per rendere trasparenti i muri nel gioco) o l’auto-targeting, che migliora la precisione di tiro nei giochi sparatutto.

Non è la prima operazione di polizia del genere: nel 2018 Tencent aveva collaborato con la polizia cinese per arrestare ben 120 cheater del gioco PlayerUnknown’s Battlegrounds. In Cina, infatti, la legge punisce con il carcere le interferenze con le reti informatiche, che includono anche le reti di gioco. E in effetti disseminare cheat a pagamento è una grossa interferenza.

Chi usa i servizi di questi cheater probabilmente non ci pensa, ma sta alimentando il crimine organizzato e sta rovinando il piacere del gioco.