There will be times when the struggle seems impossible. I know this already. Alone, unsure, dwarfed by the scale of the enemy.
Remember this. Freedom is a pure idea. It occurs spontaneously and without instruction. Random acts of insurrection are occurring constantly throughout the galaxy. There are whole armies, battalions that have no idea that they’ve already enlisted in the cause.
Remember that the frontier of the Rebellion is… everywhere. And even the smallest act of insurrection pushes our lines forward.
And then remember this: the Imperial need for control is so desperate because it is so unnatural. Tyranny requires constant effort. It breaks, it leaks. Authority is brittle. Oppression is the mask of fear.
Remember that. And know this, the day will come when all these skirmishes and battles, these moments of defiance will have flooded the banks of the Empires’s authority and then there will be one too many. One single thing will break the siege.
Remember this: Try.
In italiano (traduzione mia):
Ci saranno momenti in cui la lotta sembrerà impossibile. Di questo sono già certo. Soli, incerti, ridotti a formiche dall’immensità del nemico.
Ricordate questo: la libertà è un’idea pura. Si manifesta spontaneamente, e senza imposizioni. In tutta la Galassia stanno avvenendo costantemente atti casuali di insurrezione. Ci sono interi eserciti e battaglioni che non hanno idea di essersi già arruolati per la causa.
Ricordate che la frontiera della Ribellione è… ovunque. E anche il più piccolo atto di insurrezione spinge più avanti le nostre linee.
E ricordate questo: il bisogno di controllo dell’Impero è così disperato perché è così innaturale. La tirannia richiede uno sforzo costante. Tende a rompersi, a perdere la propria tenuta stagna. L‘autorità è fragile. L’oppressione è la maschera della paura.
Ricordatevelo. E sappiate questo: verrà il giorno in cui tutte queste schermaglie e battaglie, questi momenti di rivolta, romperanno gli argini dell’autorità dell’Impero e poi, a un certo punto, ce ne sarà uno di troppo. Un singolo evento spezzerà l’assedio.
Ricordatevi questo: tentate.
Sono parole tratte dal Manifesto di Karis Nemik, uno dei documenti ispiratori della ribellione, citato in Star Wars: Andor. Non avrei mai immaginato di sentire parole così eterne, attuali e profonde, recitate stupendamente, in una saga come quella di George Lucas, le cui allusioni politiche sono sempre state coperte dal fragore di spade laser e astronavi.
Sì, Lucas ha dichiarato che i Ribelli nello Star Wars originale del 1977 erano i Vietcong e l’Impero rappresentava gli USA, ma gli americani non l’hanno mica capito (e s’è visto e ne stiamo pagando tutti le conseguenze), e c’è voluto Andor per portare in primo piano questi temi. Queste parole sono della prima stagione, datata 2022; la seconda stagione, uscita da poco, contiene altri esempi di strepitoso talento di scrittura.
Mi ha sorpreso molto scoprire che la versione italiana di questo discorso ne cambia drasticamente il finale: al posto di try (provare, tentare), per motivi che non riesco a immaginare, è stato scelto ribellatevi (video qui). È una differenza cruciale che cambia il tono di tutto quello che precede.
Infatti il manifesto dei Ribelli non invita a ribellarsi apertamente a un oppressore, cosa che molti, in qualunque oppressione, non possono fare perché il prezzo sarebbe la vita e la repressione immediata, ma di tentare una resistenza diffusa, logorante, strisciante, onnipresente, un sabotaggio sottile ma invisibile, annidato nei piccoli gesti di tutti i giorni, praticato da masse talmente numerose da sfuggire a qualunque controllo. Invece di scagliarsi di petto contro il carro armato del potere e fare gli eroi invano, è meglio diventare sabbia che ne corrode i cingoli, fino a che si spezzano.
Domani sera alle 21 sarò a Viareggio, alla Sala di Rappresentanza del Comune, per una conferenza-dibattito sulle tesi di complotto intorno agli eventi dell’11 settembre. Poi mi sposterò per il weekend a Montecatini, al Grand Hotel Vittoria, per la Reunion, che ha come ospiti Max Grodénchik, Aron Eisenberg (entrambi di Star Trek: Deep Space Nine)e Tim Rose (“è una trappola!” di Star Wars). Se ci sarete e volete che vi porti qualche copia di Luna? o di Moonscape, scrivetemi.
Questo venerdì inizierà la convention di fantascienza Reunion a Riccione. Io ci sarò per rivedere gli amici e per tradurre per gli ospiti, che sono Mike Edmonds (l’Ewok Logray di Ritorno dello Jedi e Robin Curtis (la vulcaniana Saavik di Star Trek III e IV). Ci sarà fantascienza di tutti i generi, non solo quella che comincia con Star. I dettagli del programma sono qui.
Dal 22 al 25 maggio prossimi al Palacongressi di Bellaria (Rimini) ci sarà la Sticcon, raduno annuale degli appassionati di tutta la fantascienza. Fra gli ospiti già confermati ci sono John Billingsley, (l’interprete del dottor Phlox di Star Trek Enterprise) e la moglie Bonita Friedericy, anch’essa attrice, John Coppinger (responsabile dell’animatronica in Star Wars Episodio 1), Toby Philpott (animatore di Jabba ne Il Ritorno dello Jedi) e Richard Arnold (braccio destro di Gene Roddenberry, creatore di Star Trek). L’elenco completo è qui.
Contemporaneamente e nello stesso luogo si terranno anche la Italcon e la YavinCon.
Io ci vado, sia per ritrovare John Billingsley (che insieme alla moglie è uno spasso assoluto e irrefrenabile), sia per ritrovare gli amici con i quali condivido una passione da decenni. Fra l’altro, nell’ambito della Sticcon ci saranno anche alcune conferenze scientifiche, e una sarà condotta dal vostro blogger di campagna su un tema molto delicato e un po’ tabù: come si va al gabinetto nello spazio?
La scheda d’iscrizione è scaricabile qui (ma si può anche partecipare per una singola giornata presentandosi all’ingresso e pagando il biglietto giornaliero) e il programma sarà disponibile a breve qui. Tutte le info su come arrivare e cosa si fa in una convention di fantascienza sono qui. Siateci!
Sono a Riccione, alla Reunion, raduno di amici e di appassionati di fantascienza in generale e in particolare di Star Trek, Doctor Who e Star Wars, che quest’anno ha come ospite Denise Crosby (Tasha Yar e Sela in Star Trek: The Next Generation, Deep Impact e di recente in The Walking Dead). Oggi pomeriggio e domani sarò sul palco per tradurre il suo incontro con i fan.
È strano dirlo quando si è circondati da gente che discute di cavalieri Jedi, di TARDIS e di propulsione interstellare, ma dopo gli eventi dei giorni scorsi è un bagno di normalità rasserenante. Sarò quindi un po’ offline fino a lunedì.
2015/11/23. Se volete farvi un’idea di cosa succede alla Reunion, il resoconto di Carlo Recagno è perfetto: uno, due, tre.
Ho partecipato alla puntata del 9 gennaio di Celapossofare della RSI per chiacchierare di bufale (da 8:00 in poi) e per un Challenge in tema Star Wars che ho fallito miseramente.
Dieci minuti di totale frivolezza, creati con grande passione e ricerca del
dettaglio: da appassionato cultore di entrambi i film, non posso che
inchinarmi di fronte al talento tecnico e alla bravura nel trovare i
riferimenti alle inquadrature e alle scene dei rispettivi film originali. Buon
divertimento.
“No. Io sono tuo padre.” È una delle battute di dialogo più
celebri della storia del cinema, detta da Darth Vader a Luke Skywalker ne L’Impero colpisce ancora e resa memorabile dal doppiaggio italiano di
Massimo Foschi.
La voce originale inglese di Darth Vader (“No. I am your father”) è però quella inconfondibile di James Earl Jones. E ora, grazie
all’intelligenza artificiale che sta facendo capolino davvero dappertutto in
questo periodo, quella voce diventerà immortale.
James Earl Jones, infatti, ha ormai 91 anni, e la sua voce è cambiata
parecchio rispetto a quella che aveva all’epoca della trilogia originale di Star Wars, fra il 1977 e il 1983. Però il personaggio di Darth Vader è
uno dei protagonisti di una nuova miniserie televisiva, Obi-Wan Kenobi,
ambientata nello stesso periodo di quella trilogia, e quindi è nato il problema di
dargli una voce conforme a quell’originale.
Nel doppiaggio in lingua italiana siamo abbastanza abituati al fatto che
questo problema si risolve semplicemente cambiando doppiatore, e infatti nella
nuova miniserie Darth Vader è doppiato da Luca Ward.
Niente da dire per quanto riguarda recitazione e qualità di entrambi i doppiatori, ma rimane il fatto che sono due voci differenti. Nell’originale, invece, sono uguali.
La voce inglese di Darth Vader nella nuova miniserie è infatti ancora quella di James Earl Jones; anzi, è quella del giovane James Earl Jones.
Questo risultato, secondo quanto pubblicato dalla rivista Vanity Fair, è stato ottenuto grazie al fatto che le battute del personaggio non sono
state recitate direttamente da Jones di persona, ma sono state pronunciate da una
voce sintetica basata su quella di Jones.
Un software di intelligenza
artificiale ha infatti analizzato un vasto campionario di registrazioni
giovanili dell’attore e ha “imparato”, per così dire, a parlare come
lui, e poi Bogdan Belyaev, uno specialista di un’azienda ucraina, Respeecher, ha scelto la cadenza e l’intonazione di ogni singola parola e frase, completando il lavoro proprio nei giorni iniziali dell’invasione russa del suo paese.
L’effetto finale è talmente realistico che moltissimi spettatori non si sono accorti che Darth Vader parla con una voce sintetica. Probabilmente questo successo è dovuto almeno in parte al fatto che il personaggio ha comunque una voce metallica e artificiale perché, per dirla con le parole di Obi-Wan Kenobiin Il Ritorno dello Jedi, Darth Vader “è più una macchina, ora, che un uomo.” Ma di fatto è un successo che segna un punto di svolta.
James Earl Jones ha dato il proprio consenso esplicito al campionamento e allo sfruttamento della sua voce con questo sistema, già usato anche per “ringiovanire” un altro attore, Mark Hamill, quello che interpreta Luke Skywalker e che compare in un’altra miniserie di Star Wars. Ma viene da chiedersi come reagiranno gli attori, e soprattutto i doppiatori, all’idea che la loro voce possa essere registrata una sola volta e poi riutilizzata all’infinito per interpretare nuovi ruoli. La tecnologia rischia di renderli disoccupati, ma al tempo stesso crea nuove opportunità di lavoro per altri artisti digitali come Bogdan Belyaev e i suoi colleghi, che sono grandi fan di Star Wars e orgogliosi di contribuire alla loro saga preferita con la loro competenza informatica.
Per citare Darth Vader: “Non essere troppo fiero di questo terrore tecnologico che hai costruito.”
È disponibile subito il podcast di oggi de Il Disinformatico della
Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto: lo
trovate presso www.rsi.ch/ildisinformatico
(link diretto) e qui sotto.
Buon ascolto, e se vi interessano i testi e i link alle fonti di questa
puntata, sono qui sotto.
—
Prologo
[CLIP: Video Star Wars Kid originale]
Siamo in Quebec, a Trois-Rivières, alla scuola Séminaire Saint Joseph. È il 4
novembre del 2002. Un ragazzo quindicenne impugna un guadino, una
lunga asta usata dai giocatori di golf per recuperare le palline finite in
acqua, e lo usa per mimare, un po’ maldestramente ma con grande impegno, le
movenze dei cavalieri Jedi e dei Sith di Star Wars con le loro spade
laser.
È un gesto che ha fatto ogni appassionato di Star Wars. Ma questo
ragazzo lo fa davanti a una telecamera, e si registra. Non lo sa ancora, ma
quel video gli trasformerà la vita, porterà a un’azione legale, diventerà uno
dei primi video virali della storia di Internet, in un’epoca nella quale
YouTube e Facebook non esistono ancora, e verrà visto da oltre 900 milioni di
persone.
Questa è la storia di Ghyslain Raza, diventato famoso in tutto il mondo come
lo Star Wars Kid, ma è anche la storia di uno dei primissimi episodi di
bullismo digitale e di come è cambiata, da quel 2002 che sembra così lontano,
la nostra consapevolezza dei danni che possono derivare dalla diffusione
online di immagini senza consenso.
Benvenuti a questa puntata del Disinformatico, il podcast della
Radiotelevisione Svizzera dedicato alle storie strane dell’informatica. Io
sono Paolo Attivissimo.
[SIGLA DI APERTURA]
Ghyslain Raza oggi ha 35 anni ed è tornato a riesaminare la vicenda che lo
rese involontariamente una celebrità di Internet vent’anni fa. Ne parla in un
documentario, Star Wars Kid: The Rise of the Digital Shadows, realizzato
dal National Film Board canadese.
Tutto iniziò, appunto, quel fatidico 4 novembre 2002. Raza, nel laboratorio
video della sua scuola, stava aiutando un compagno a realizzare una
videoparodia di alcuni film famosi, fra i quali c’era anche Star Wars.
Gli studenti-attori del progetto scolastico avevano impugnato degli attrezzi
da golf per simulare le spade laser a due lame contrapposte rese celebri dal
quarto film della saga, La Minaccia Fantasma, uscito pochi anni prima,
nel 1999.
Raza stava cercando di aggiungere alle riprese l’effetto speciale della lama
fatta di luce, tipica delle spade laser, ma non gli stava venendo bene, per
cui si mise davanti alla telecamera per fare qualche esperimento. Alla fine si
lanciò in una frenetica sequenza di movimenti, semplicemente per sfogarsi un
po’, e non ci pensò più.
[CLIP: Star Wars Kid originale]
Un compagno di scuola scoprì la registrazione, lasciata accidentalmente su una
videocassetta in uno scantinato, e qualcun altro la convertì in un file
digitale. Il video fu distribuito fra gli studenti della scuola e ad aprile
2003, quattro mesi dopo quel fatidico momento di sfogo, uno di questi studenti
lo diffuse su Internet senza il consenso di Ghyslain Raza.
Nel 2003 non esistevano ancora i canali di diffusione di massa di video che
conosciamo oggi: mancava ancora un anno al debutto di Facebook, e YouTube
sarebbe arrivato soltanto due anni dopo. E così il video fu distribuito
tramite i circuiti peer-to-peer, comparendo per la prima volta su Kazaa (ve lo
ricordate?) il 14 aprile 2003, e tramite scaricamento diretto da alcuni blog,
uno dei quali raggiunse oltre un milione di download nel giro di un mese.
[CLIP: Spezzone di
TV USA dell’epoca che parla del video diventato virale, da 00m50s]
La diffusione esplosiva del video, con quasi un miliardo di visualizzazioni
accumulate negli anni successivi, scatenò i commentatori online, che reagirono
insultando il quindicenne con parole estremamente violente e offensive, e i
compagni di scuola tormentarono Ghyslain Raza al punto che il ragazzo dovette
lasciare la scuola. Raza ne parla oggi così:
[CLIP: Raza che dice “There was the harassment at school and then some more harassment
online…” da intervista CBC]
Il New York Times parlò
del video il 19 maggio 2003, facendo il nome del ragazzo e notando che il suo
cognome e il suo indirizzo non venivano indicati nell’articolo su richiesta
della madre, ma al tempo stesso indicando il sito, Waxy.org, nel quale
c’erano altri indizi per rintracciare il protagonista involontario del video
ormai diventato virale e remixato infinite volte aggiungendovi musica ed
effetti sonori e visivi.
[CLIP: Star Wars Kid rimontato]
I giornalisti di varie testate assillarono Raza a scuola e a casa.
[CLIP: Raza che racconta]
“I media locali cercarono di rintracciarmi, andarono alla scuola,
pubblicarono il mio nome, la mia foto a qualunque costo, vennero a casa dei
miei genitori, cercarono di fotografarmi attraverso le finestre, fu un vero
circo mediatico”,
racconta oggi Raza in un’intervista alla rete televisiva canadese CBC, sottolineando l’assurdità del fatto che se fosse stato un minorenne
criminale, la legge lo avrebbe protetto di più, vietando ai giornali di
rivelare la sua identità.
A luglio 2003 la famiglia del ragazzo fece causa agli studenti che avevano
diffuso il video e alle loro famiglie, chiedendo un risarcimento di 250.000
dollari canadesi (circa 185.000 franchi o euro di oggi), perché Raza (cito
dagli atti legali) “aveva dovuto sopportare, e tuttora sopporta, molestie e derisione da parte
dei suoi compagni di scuola e da parte del pubblico in genere”
e sarebbe rimasto “sotto cura psichiatrica per un periodo di tempo indefinito”. I
funzionari della scuola gli chiesero di non ripresentarsi per l’anno
scolastico successivo, perché ritenevano che il video fosse cattiva
pubblicità. Raza abbandonò la scuola, proseguendo gli studi altrove, e gli fu
diagnosticata una condizione di depressione.
Non tutte le reazioni furono negative o assillanti. Molti internauti si
riconobbero con affetto nelle movenze di Ghyslain Raza: lui era “goffo ed erratico” (per fare una citazione starwarsiana) come tanti
altri fan della saga, e nel video mostrava una foga e un entusiasmo sinceri e
invidiabili che generarono tanti commenti positivi.
Andy Baio, il gestore di Waxy.org, ossia la persona che aveva rintracciato
Raza, coordinò una raccolta di fondi che permise di regalare al ragazzo un
iPod e oltre 4300 dollari. Oltre 148.000 persone sottoscrissero una petizione
online [oggi non più esistente, ma archiviata qui su Archive,org] per chiedere a George Lucas di includere Raza
in un successivo episodio della serie di Star Wars, ma l’idea non andò
in porto.
Nonostante questi segnali positivi, Raza sentì soprattutto il peso di quelli
che oggi chiamiamo hater. “La gente rideva di me” scrisse
rispondendo all’epoca al New York Times “e non era affatto divertente.”
E le risate non arrivavano solo dagli anonimi utenti della rete. Anche i media, che già avevano contribuito a rendere difficile la vita di
Raza, rincararono la dose.
[CLIP: Spezzone da Arrested development]
Negli anni successivi lo Star Wars Kid, come ormai lo chiamavano tutti,
fu citato e parodiato in varie serie televisive comiche, come
American Dad!
(nella puntata Tutto su Steve, 2005), Arrested Development – Ti presento i miei (nella puntata Una cameriera speciale e in altre, 2005), South Park (nella
puntata Canadesi alla riscossa, 2008), The Office (nella puntata Finale, 2013) e in numerose altre, oltre che nel video White and Nerdy
di “Weird Al” Yankovic (2006).
Il popolarissimo comico statunitense Stephen Colbert, ad agosto del 2006, si
fece videoregistrare
mentre brandiva una spada laser giocattolo di fronte a un fondale verde, come
parodia dello Star Wars Kid, e invitò tutti a modificare e migliorare
con effetti speciali la sua esibizione. Partecipò a questa competizione
persino George Lucas, il regista di Star Wars, il cui video però non vinse
(ne fu scelto un altro).
La causa intentata dalla famiglia si chiuse con un accordo extragiudiziale nel
2006, pochi giorni prima della prima udienza, e Raza cercò di sparire dalla
ribalta sulla quale era stato scagliato involontariamente. Rifiutò numerosi
inviti ad apparire in programmi televisivi di tutto il mondo, rompendo il
proprio silenzio solo nel 2013, dieci anni dopo la diffusione del video, per
rilasciare un’intervista pubblicata sulla rivista canadese L’actualité.
A quel punto venticinquenne e laureato in legge, Ghyslain Raza raccontò in
dettaglio nell’intervista tutti i tormenti che aveva subìto, dai suoi compagni
di scuola che lo prendevano in giro e lo insultavano per
il suo aspetto fisico ogni volta che entrava in uno degli spazi comuni
dell’istituto ai commenti online che gli dicevano di suicidarsi. A distanza di
dieci anni, ci teneva a far sapere ai giovani che era riuscito a superare
quella persecuzione.
E oggi, a trentacinque anni, è pronto a tornare alla scuola dove era stato
bullizzato, per raccontare la propria esperienza agli studenti che la
frequentano adesso, nell’era di TikTok. Se la sente di incontrare le persone
che vent’anni fa scatenarono questo primo, storico caso di video virale, e che
oggi gli chiedono profondamente scusa, come fa Andy Baio, il blogger che aveva
rivelato l’identità dello Star Wars Kid.
[CLIP: Andy Baio che dice “I’m just profoundly sorry”; video, a 1:40]
Oggi la cultura geek non è più di nicchia o vissuta con imbarazzo, e
grazie anche a vicende come quella di Ghyslain Raza siamo un po’ più
consapevoli dei pericoli e dei danni causati dal bullismo digitale e dalla
crescente tendenza a pubblicare o registrare momenti potenzialmente
imbarazzanti della propria vita o di quella altrui.
Stiamo cominciando, lentamente, a renderci conto dell’importanza di chiedere
il consenso prima di pubblicare foto o video di qualcun altro e di avere leggi
che tutelino questa regola del consenso, anche se le piattaforme digitali che
usiamo fanno di tutto per indurci a condividere senza chiedere, e stiamo
prendendo coscienza del fatto che ognuno di noi, come dice il documentario,
vive accompagnato dalla propria ombra digitale.
[SIGLA DI CHIUSURA]
Grazie per aver seguito questa puntata del Disinformatico, una
produzione della RSI Radiotelevisione svizzera. Questo podcast viene
pubblicato ogni venerdì presso http://www.rsi.ch/ildisinformatico, dove
trovate anche le puntate precedenti. Questa serie di podcast è disponibile
anche su iTunes, Google Podcasts e Spotify. I testi integrali con i link e le
fonti di riferimento sono pubblicati presso Disinformatico.info. Se
avete commenti, correzioni o segnalazioni, potete scrivermi una mail
all’indirizzo paolo.attivissimo@rsi.ch. A presto.
Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni
di “fabioc*” e “mariannamasc*” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione
iniziale. Ultimo aggiornamento: 2022/04/11.
Uno dei primissimi episodi di bullismo digitale (o ciberbullismo) – la
molestia effettuata tramite computer e Internet – risale al novembre del 2002.
Storia antica, per i ritmi della Rete: per esempio, Youtube e Facebook ancora
non esistevano (sarebbero nati tre anni dopo).
Il protagonista involontario di questa storia fu un ragazzino canadese,
Ghyslain Raza, che all’epoca aveva quindici anni. Ghyslain si videoregistrò
per un progetto scolastico mentre mimava molto maldestramente, ma con grande
impegno, le movenze dei cavalieri Jedi di Star Wars. Al posto della
spada laser brandiva il manico di un attrezzo da golf.
Sì, lo so, è una tentazione alla quale abbiamo ceduto in tanti, ma non davanti
a una telecamera che registrava. La registrazione fu trovata cinque mesi dopo
da un compagno di scuola di Ghyslain, fu diffusa fra gli studenti della scuola
frequentata dal ragazzino e infine fu pubblicata su Internet, sul circuito peer-to-peer Kazaa. Divenne in poco tempo uno dei video più condivisi
della Rete e successivamente approdò su Youtube. Questa è la versione
originale.
Il video ha acquisito da allora una popolarità enorme e i suoi fan ne hanno
creato infinite versioni complete di titoli, musiche ed effetti speciali, come questa.
Già nel 2006 l’originale aveva totalizzato 900 milioni di visualizzazioni; oggi si stima che abbia superato il miliardo. Internet offrì a Ghyslain un
tributo di ringraziamento attraverso il sito Waxy.org, che nel 2003
rintracciò il ragazzino di cui tutti parlavano e coordinò una raccolta di
fondi che gli regalò un iPod e oltre 4300 dollari. Fu organizzata anche una petizione
per includere Ghyslain nel terzo episodio di Star Wars, La Vendetta dei Sith, ma nonostante oltre 148.000 adesioni l’inizativa
non andò in porto.
Lo Star Wars Kid, come fu soprannominato Ghyslain, fu citato da South Park e da molti altri programmi televisivi, come il Colbert Report del comico statunitense Stephen Colbert, che ad agosto
del 2006 organizzò una gara fra i fan: si fece videoregistrare mentre brandiva
una spada laser giocattolo di fronte a un fondale verde e invitò tutti a
modificare e migliorare con effetti speciali la sua esibizione. Partecipò
persino George Lucas, il regista di Star Wars, che però non vinse
(video).
Cosa c’entra il ciberbullismo con questa storia di popolarità esplosiva?
C’entra perché la vicenda prese rapidamente una brutta piega. Ai primi di
luglio del 2003, la famiglia di Ghyslain fece causa agli studenti che avevano
diffuso il video e alle loro famiglie, chiedendo 250.000 dollari canadesi di
danni, perché il ragazzino “aveva dovuto sopportare, e tuttora sopporta, molestie e derisione da parte
dei suoi compagni di scuola e da parte del pubblico in genere”
e sarebbe rimasto “sotto cura psichiatrica per un periodo di tempo indefinito”. Ghyslain
abbandonò la scuola e gli fu diagnosticata una condizione di depressione [la versione originale di questo mio articolo riportava la notizia che Raza avesse concluso l’anno in un reparto psichiatrico minorile, ma non era esatta: Raza, spiega Canada.com nel 2013, si limitò a scrivere i propri compiti scolastici in un ospedale “perché era il posto più comodo e tranquillo che riuscisse a trovare”]. La causa fu chiusa con un
accordo extragiudiziale nel 2006.
Oggi Ghyslain Raza ha 23 anni (foto qui accanto, tratta da Cyberpresse.ca) e secondo le ricerche di Motherboard.tv
è presidente dell’associazione Patrimoine Trois-Rivières, che mira a conservare il patrimonio culturale della località dove risiede,
e si sta laureando in legge alla McGill University a Montreal. Una scelta
molto astuta: se avesse scelto qualunque altro ramo, ci sarebbe sempre stato
qualcuno che l’avrebbe preso in giro per la sua incauta prodezza giovanile. Ma
con una carriera nel ramo legale, sarà difficile che qualcuno osi
sbeffeggiarlo di nuovo.
La storia di Ghyslain Raza risale agli albori di Internet, quando la
consapevolezza dei pericoli e dei danni causati dal ciberbullismo e dalla
crescente tendenza a pubblicare o registrare momenti potenzialmente
imbarazzanti della propria vita o di quella altrui non era ancora molto alta.
Oggi dovrebbe esserlo, anche grazie alle tribolazioni di persone come Raza, ma
c’è sempre qualcuno che finisce per diventare involontariamente
famoso nel modo peggiore.
Istintivamente sorridiamo, dunque, di fronte alle
goffe acrobazie del ragazzino, ma ricordiamoci che storie di derisione come
questa, se vissute in prima persona, sono molto meno divertenti. E che al suo
posto, se non stiamo attenti, potremmo finirci noi.