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Occhio alle condizioni di Facebook, cambiano qual piuma al vento

Occhio alle condizioni di Facebook, cambiano qual piuma al vento

C’è un po’ di panico in Rete per un recente cambiamento delle condizioni di
servizio di Facebook: ne parla
qui
Punto Informatico, per esempio, e ci sono già 68.000 iscritti al gruppo di
protesta
People Against the new Terms of Service
(“Persone contrarie alle nuove condizioni di servizio”).

La prima stesura di un
articolo su Consumerist.com
titolava
Facebook’s New Terms Of Service: ‘”We Can Do Anything We Want With Your
Content. Forever'”
, ossia
“Nuove condizioni di servizio di Facebook: ‘Possiamo fare tutto quello che ci
pare con i vostri contenuti. Per sempre'”
.

Sapete bene che io sono l’ultimo a voler prendere le difese di
Facebook (o meglio, dell’uso sconsiderato che ne fanno i suoi utenti), ma va
chiarito che la notizia è ora ingannevole e obsoleta, perché nel frattempo
Facebook ha fatto dietrofront, come segnala per esempio
The Standard.

Al momento in cui scrivo, le
condizioni aggiornate di servizio
dicono infatti:

By posting User Content to any part of the Site, you automatically grant, and
you represent and warrant that you have the right to grant, to the Company an
irrevocable, perpetual, non-exclusive, transferable, fully paid, worldwide
licence (with the right to sublicence) to use, copy, publicly perform,
publicly display, reformat, translate, excerpt (in whole or in part) and
distribute such User Content for any purpose, commercial, advertising, or
otherwise, on or in connection with the Site or the promotion thereof, to
prepare derivative works of, or incorporate into other works, such User
Content, and to grant and authorise sublicences of the foregoing.

In sintesi, è vero che le condizioni dicono che quando pubblicate
qualcosa su Facebook concedete una
“licenza (con diritto di sublicenza) irrevocabile, perpetua, non esclusiva,
trasferibile, interamente pagata e mondiale di usare, copiare, rappresentare
in pubblico, mostrare in pubblico, riformattare, tradurre, citare (in tutto o
in parte) e distribuire”

quello che avete pubblicato e che questa licenza permette a Facebook di
distribuire il vostro materiale per qualsiasi scopo.

E’ altrettanto
vero che questa frase, isolata dal contesto, fa sembrare che Facebook si
appropri per sempre di quello che postate e che possa farne quello che le pare.
Ma non è così.

Le medesime condizioni, infatti, ora contengono subito
dopo una frase che era stata rimossa:

You may remove your User Content from the Site at any time.
If you choose to remove your User Content, the licence granted above will
automatically expire
,
however you acknowledge that the Company may retain archived copies of your
User Content.

Facebook does not assert any ownership over your User Content; rather, as
between us and you, subject to the rights granted to us in these Terms, you
retain full ownership of all of your User Content and any intellectual
property rights or other proprietary rights associated with your User Content.

In altre parole,
se rimuovete un vostro contenuto dal sito, la suddetta licenza scade. Tuttavia, per ragioni tecniche, è possibile che restino copie d’archivio del
vostro materiale. Facebook ribadisce anche che tutti i diritti di proprietà
intellettuale rimangono vostri.

Inoltre va da sé che se avete inviato
un contenuto a un altro utente, quel contenuto inviato non viene rimosso quando
rimuovete la sua versione originale pubblicata nella vostra pagina Facebook.

Questa clausola mancava nella versione aggiornata delle condizioni
di servizio pubblicate il 4 febbraio scorso; ora le condizioni sono state
ripristinate alla versione precedente.

Il vero problema, qui, è che
Facebook ha mostrato chiaramente di avere il diritto di cambiare le regole in
qualsiasi momento e non è tenuta a preavvisarvi (anche questo è scritto nelle
condizioni di servizio che avete accettato, se siete utenti di Facebook):

We reserve the right, at our sole discretion, to change, modify, add, or
delete portions of these Terms of Use at any time without further notice. If
we do this, we will post the changes to these Terms of Use on this page and
will indicate at the top of this page the date these terms were last revised.

Traduzione:
“Ho cambiato il nostro accordo, prega che non lo cambi ancora (L’Impero Colpisce Ancora, 1:34:10).

Mark Zuckerberg, boss di
Facebook, è
intervenuto ieri nel suo blog
per chiarire la vicenda e promette condizioni future più comprensibili e
democraticamente scelte. Staremo a vedere.

Meta offre Facebook e Instagram senza pubblicità a chi si abbona; ne parliamo alla TV svizzera

Meta offre Facebook e Instagram senza pubblicità a chi si abbona; ne parliamo alla TV svizzera

Sarà arrivato anche a voi l’invito di Meta a scegliere “se continuare a usare i Prodotti di Meta senza costi aggiuntivi consentendoci di usare le tue informazioni per le inserzioni”, come nel mio screenshot qui accanto.

L’annuncio formale di Meta dice che “per adeguarsi alle normative europee in evoluzione”, da novembre 2023 è disponibile un’opzione di abbonamento nei paesi dell’Unione Europea, dello Spazio Economico Europeo e in Svizzera. Chi si abbona potrà usare Facebook e Instagram senza vedere pubblicità e senza che le sue informazioni vengano usate a scopo pubblicitario.

A seconda di dove si acquista l’abbonamento, il costo mensile è di 9,99 euro o 12,99 euro al mese e copre inizialmente “tutti gli account Facebook e Instagram collegati nel Centro Gestione Account di un utente”; da marzo 2024, invece, verranno applicati canoni aggiuntivi ridotti per gli account aggiuntivi elencati nel Centro Gestione Account.

Meta mette in chiaro che fa tutto questo solo perché obbligata dalle norme europee di tutela dei cittadini e dichiara di credere “in un’Internet sostenuta dalla pubblicità, che offre alla gente l’accesso a prodotti e servizi personalizzati indipendentemente dalla loro condizione economica” ma dice di voler “rispettare lo spirito e lo scopo di queste normative europee in evoluzione”.

Ne ho parlato al Quotidiano della RSI il 12 novembre scorso da 2:50; il servizio raccoglie anche le opinioni del pubblico, sostanzialmente tutte negative. La mia impressione, come dico nel servizio, è che il costo dell’abbonamento non sia basato sugli effettivi costi di gestione ma sia stato scelto per scoraggiare gli utenti dall’abbonarsi. Del resto, 144 euro l’anno solo per non avere pubblicità su Facebook e Instagram sembra decisamente troppo rispetto, per esempio, a un abbonamento televisivo o telefonico, che per un importo paragonabile offrono molto di più.

L’esperto di informatica giuridica Giovanni Ziccardi nota inoltre, su EditorialeDomani.it, che ci sono dubbi sulla legalità della scelta di Meta.

Nel frattempo, se volete un social network senza costi di abbonamento e senza pubblicità, c’è sempre Mastodon. Che ha anche il bonus di non appartenere a nessun fantastiliardario eccentrico.

Cerco amici Facebook fasulli per una fiction televisiva

Cerco amici Facebook fasulli per una fiction televisiva

Domattina debutto ufficialmente come attore in una fiction della televisione svizzera, una spy-story a base di biologia e sorveglianza tramite DNA decisamente intrigante. Dobbiamo girare un paio di scene basate su Facebook: vi va di darmi una mano?

Spiego il problema: c’è una scena in cui io, nel ruolo di “esperto di reti” in stile Abby di NCIS, devo mostrare che un certo Gunther, che su Facebook è Rehtnug Relseiw, ha comunicazioni assidue con vari altri utenti Facebook: Stanislaus, Otto, Alwin, Fix, Fax. Questi a loro volta comunicano tutti tra loro. Poi Gunther comunica anche con Ninahagen e con Elena Savona; queste comunicano con lui, con altri corrispondenti qualsiasi, ma non tra loro.

Io ho creato Rehtnug: potreste creare utenze Facebook di nome Stanislaus, Otto, Alwin, Fix, Fax (cognomi a piacere), e scambiarvi un po’ di messaggi?

Seconda cosa: qualcuno di voi potrebbe creare le utenze Ninahagen ed Elena Savona (esiste già una Elena Savona su Facebook, per cui serve un secondo nome di battesimo per differenziarsi) e non scambiarvi messaggi, comunicando invece con “Rehtnug”?

Terza cosa: qualcuno di voi potrebbe creare le utenze Lola, Atomino, Karli, Trommi, Felix (con cognomi a piacere) e metterle in contatto con Otto, Alwin, Fix e Fax?

Il tutto verrà poi esplorato con Touchgraph o simili per crearne un grafico da mostrare durante le mie battute. Certo, potremmo creare un grafico finto, ma ovviamente il risultato sarebbe meno realistico. Se vi va, il tutto dev’essere pronto entro domattina (sigh). Io sarò online per dubbi e domande. Prevengo subito le più evidenti: no, non avrò i codini e gli accessori sadomaso di Abby di NCIS; e sì, lei è decisamente più carina di me.

Grazie!

Una chicca: ho scritto “debutto ufficialmente” perché in realtà sono apparso, ma sotto falso nome per esigenze di scena insieme ad altri personaggi della scena informatica italiana (anche loro in incognito), in una fiction precedente della stessa emittente, In Fuga (2006), che potete vedere qui in formato Real.

Ecco la mappa dei contatti che occorre ottenere:

___AMICI DI GUNTHER___

Rehtnug Relseiw <-----> (Nina Hagen,
Otto,
Alwin,
Fix,
Fax,
Stanislaus,
Elena Maria Savona)

Otto, Alwin, Fix, Fax, Stanislaus:
-- si conoscono e si messaggiano tra loro.
-- NON conoscono Nina Hagen.
-- NON conoscono Elena Maria Savona.

Elena Maria Savona e Ninahagen NON si scambiano messaggi e NON si conoscono.



___AMICI DEGLI AMICI DI GUNTHER___

(Lola*, Atomino, Karli*, Trommi, Felix) <---> (Otto,
Alwin,
Fix,
Fax,
Stanislaus)

Questi due insiemi di amici si conoscono e si messaggiano tutti tra loro.
Gli amici degli amici di Gunther NON conoscono Elena e Nina.

Aggiornamenti

15:20. Sono già stati creati:

  • fra gli amici di Gunther: Elena Maria Savona, Nina Hagen, Alwin (Stepleton), Stanislaus (Rollah), Atomino (Locci), Otto (Peters), Fix (Baumer), Fax (Corrado);
  • fra gli amici degli amici di Gunther: Atomino (Locci), Trommi (Pacifico) e Felix (Schrodinger);
  • Restano da creare soltanto Lola e Karli (v. aggiornamento qui sotto).
  • Tutti gli utenti che devono essere amici di Gunther lo sono.


16:20.
Ecco il primo risultato della mappa di TouchGraph:

Ora bisognerebbe trovare il modo di visualizzare anche gli amici degli amici in questo grafo.

16:45. Sono stati creati anche Lola (Vonnegut) e Karli (Dvornik). A questo punto i personaggi sono tutti creati e resta da far conoscere fra loro tutti gli amici degli amici.

Ecco una prima bozza del grafo degli amici degli amici:

21:00. Siete fantastici. Il grafo degli amici degli amici è pronto:

Ed è pronto anche quello degli amici di Gunther (il personaggio ritratto a sinistra):

Grazie ancora a tutti coloro che hanno partecipato al progetto: il regista ha già visto le bozze ed è rimasto colpito dal potere del “motore umano” di Internet.

La cosa più bella è che tutti i profili di cui si parlerà nella fiction esistono realmente su Facebook, e questo non solo rende più facili le riprese, ma crea nel mondo reale (se questo termine si può usare per Facebook) un’estensione della fiction. I risultati dovrebbero essere piuttosto interessanti.

2008/11/04

Ecco un fotogramma del “backstage” delle riprese, così le malelingue che hanno sospettato una mia manovra per promuovere Facebook possono convincersi che non stavo inventandomi tutto:

Appena trovo un attimo di tempo pubblicherò qualche spezzoncino delle riprese, con le papere e uno sguardo dietro le quinte di come è difficile girare anche una scena apparentemente elementare come questa quando ci sono di mezzo i computer.

Facebook risolve un’indagine in TV

Facebook risolve un’indagine in TV

Questa domenica alle 21, il programma Storie della TSI si occuperà di un caso piuttosto insolito: quello di uno scienziato tedesco, residente nella Svizzera italiana, misteriosamente scomparso nel 2005.

C’entrano la Stasi e un sistema di tracciamento delle persone decisamente intrigante, di cui si parlerà insieme a Steve Firth, un esperto di fama internazionale e consulente del governo britannico. Ho avuto il piacere di partecipare alla lavorazione per quanto riguarda la parte d’indagine che ha coinvolto Facebook e quindi dovrebbe esserci anche un mio piccolo cameo.

I Disinformatici contribuiscono a un programma della TV svizzera

I Disinformatici contribuiscono a un programma della TV svizzera

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Ieri sera è andato in onda su TSI1
Il mistero di Gunther Wiesler, una
docufiction sul mondo dei pericoli
dell’uso e abuso del DNA per la selezione e la schedatura degli individui.
Ricordate che a novembre 2008 vi avevo
chiesto aiuto
per creare un gruppo di utenti Facebook fittizi, da presentare a supporto di
una fiction? Era questa.

Ecco le scene nelle quali si vede il vostro lavoro:

E qui c’è l’ultima delle mie sublimi prove recitative:

I profili di Facebook mostrati nella
docufiction realizzata da Luca Jäggli
esistono realmente:
Gunther Wiesler
(che ha, fra i suoi amici, Roberto Giacobbo: sarà un caso? Crediamo di no),
Fix Baumer,
Nina Hagen,
Stanislaus Rollah,
Fax Corrado,
Otto Peters,
Alwin Stepleton. La grafica delle interconnessioni fra gli utenti è stata realizzata con
Touchgraph.

Oltre al sottoscritto, nella produzione della TSI c’è anche il mitico
Andrea Monti (avvocato anche nella
vita reale, nonché autore di
Spaghetti Hacker e altri libri e
attività in difesa dei diritti digitali). Compare in tre scene insieme a Steve
Firth, vero consulente del governo britannico in materia di armi biologiche.

Andrea Monti e Steve Firth, prima parte:

Andrea Monti e Steve Firth, seconda parte:

Fenomeno Facebook alla TV svizzera stasera

Sono stato invitato a partecipare stasera alla trasmissione Contesto, in onda alle 19.40 su La1 (ex TSI1), per parlare del fenomeno Facebook insieme a Franco Lazzarotto, direttore della scuola media di Biasca, in occasione del blocco di questo social network negli uffici pubblici svizzeri.

Aggiornamento:: lo streaming è già disponibile. Buona visione.

Quindici anni di Facebook

Stasera sono stato ospite del telegiornale della Radiotelevisione Svizzera per qualche minuto dedicato al quindicesimo compleanno di Facebook.

Vi segnalo due ottimi articoli di Wired che fanno bene il punto della cronologia di Facebook e della sua situazione attuale.

Disinformatico radio del 29/4/2011

È disponibile temporaneamente per lo scaricamento
qui
il podcast della puntata di ieri del Disinformatico. Questi sono i temi
e i rispettivi link agli articoli di supporto alla trasmissione: il
matrimonio reale britannico di William e Kate e i relativi problemi
online

(a rischio sicurezza e identità degli utenti), la
risposta di Apple all’accusa di tracciamento
degli utenti di iPhone e iPad, le nuove
accuse di tracciamento degli utenti rivolte a TomTom, la
bufala della chiusura dell’ultima fabbrica di macchine per scrivere
e la bufala di
Neil Armstrong presunto seguace di Sai Baba.

Questi articoli erano stati pubblicati inizialmente sul sito della Rete Tre
della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non sono più disponibili.
Vengono ripubblicati qui per mantenerli a disposizione per la
consultazione.

Macchine per scrivere, adieu? Genesi di una bufala

“Ha chiuso i battenti in India l’ultima fabbrica al mondo che produceva
macchine da scrivere”
. Così
ha scritto l’agenzia ANSA
(ribadendolo
qui), alimentando un coro di necrologi (Corriere della Sera, Tribune de Genève,
Swissinfo.ch) in
tutto il mondo
per la scomparsa di questo strumento di produttività ormai soppiantato dal
computer. La ditta indiana Godrej & Boyce Manufacturing Company avrebbe
infatti cessato la produzione e sarebbe stata l’ultima del suo genere del
nostro pianeta.

Ma è una bufala: la fonte citata dall’ANSA per la notizia è il
Daily Mail
britannico, che a sua volta probabilmente l’ha presa dal
Business Standard
indiano. La notizia originale afferma che la Godrej & Boyce è
“l’ultimo fabbricante di macchine per scrivere al mondo”, ma non
corrisponde alla realtà. Infatti esistono tuttora aziende come per esempio
l’americana Swintec, che fabbrica
macchine per scrivere meccaniche trasparenti
per i carcerati: impossibile usarle per contrabbandare.

Inoltre le ticchettanti macchinette sono ancora in vendita presso negozi
online come
Staples
e Amazon, con
marchi come
Brother, IBM e Olivetti (anche meccaniche). Forse la ditta indiana intendeva dire di
essere l’ultima a fabbricare macchine per scrivere meccaniche per ufficio, ben
diverse da quelle elettriche o meccaniche portatili offerte dalle altre
marche. Ma sta di fatto che le notizie della scomparsa della macchina per
scrivere, come si suol dire, sono ampiamente esagerate.

Fonti aggiuntive:
Washington Post
,
Wall Street Journal
.

Neil Armstrong seguace di Sai Baba?

Numerose testate giornalistiche, in occasione della recente morte del santone
indiano Sai Baba, hanno aggiunto un dettaglio intrigante: Neil Armstrong,
l’astronauta che insieme a Buzz Aldrin mosse i primi passi dell’umanità sulla
Luna, sarebbe stato fra gli adepti di Sai Baba. Per esempio,
La Stampa ha pubblicato un
articolo
intitolato “I Beatles, Craxi, e Neil Armstrong stregati dal guru” e
l’asserzione è stata ripresa anche in un altro
articolo
dello stesso giornale e dal
TGCom:
“E perfino il primo uomo sulla luna, l’astronauta Neil Armstrong, non e’
sfuggito al fascino del guru indiano”
. Anche la RSI ne ha parlato nella
puntata di Modem del 27 aprile scorso.

Neil Armstrong ha smentito la notizia il 28 aprile.

Dopo Apple, anche Tom Tom "spiona"? Non proprio

È esplosa la psicosi del tracciamento e della violazione della privacy da
parte dei dispositivi elettronici che ci accompagnano e assistono nelle nostre
attività quotidiane: dopo Apple, stavolta è il turno di TomTom, i cui
navigatori sono stati accusati di trasmettere indirettamente alle forze di
polizia i dati sulla velocità di guida degli utenti.

Secondo
DutchNews.nl, infatti, la TomTom si è trovata a sua insaputa a vendere questi dati alle
forze di polizia olandesi tramite un intermediario, e la polizia locale ha
utilizzato questi dati per scegliere la collocazione più strategica dei
“radar” o rilevatori automatici di infrazioni dei limiti di velocità.

La notizia ha causato un certo panico fra i guidatori dal piede pesante e una
certa ilarità fra chi ha osservato che TomTom aiuta la polizia a scegliere
dove mettere i “radar” ma al tempo stesso in molti paesi include nei propri
navigatori una
funzione
che allerta l’utente quando si avvicina a uno di questi rilevatori.

Ma i termini della faccenda sono stati chiariti prontamente dall’azienda in un
comunicato e in un
video
(in inglese) dell’amministratore delegato: i dati vengono venduti con il
consenso dell’utente, come da licenza d’uso, e vengono anonimizzati, per cui
non possono essere utilizzati in alcun modo per multare i conducenti ma
soltanto per sapere che in una determinata zona sono avvenute violazioni dei
limiti di velocità, e l’invio di dati (differito o immediato, se si usa un
navigatore con funzione Live) può essere disattivato.

Apple risponde alle accuse di tracciamento degli utenti

Apple ha finalmente pubblicato una
dichiarazione
in merito alla scoperta di un file, presente sugli iPhone e sugli iPad 3G, che
sembra memorizzare gli spostamenti dell’utente: non si tratta, a detta di
Apple, di un tracciamento dell’utente, ma di un archivio temporaneo che questi
dispositivi scaricano da Apple e che contiene una mappa continuamente
aggiornata delle posizioni delle antenne cellulari e Wifi situate nelle
vicinanze dell’utente. Questo consente al telefonino o all’iPad di sapere dove
si trova molto più rapidamente rispetto al sistema tradizionale basato sul
GPS.

Tuttavia, ha precisato Apple, c’è un difetto nel sistema di gestione di questo
file, per cui sul dispositivo i dati restano memorizzati troppo a lungo;
questo problema verrà risolto con un aggiornamento del software, che smetterà
inoltre di salvarne una copia sul computer dell’utente. Anche dopo la
correzione, comunque, sul telefonino resterà un archivio parziale, che
permetterà indirettamente di determinare gli spostamenti dell’utente nel corso
dell’ultima settimana e sarà protetto tramite cifratura a partire dal prossimo
aggiornamento importante di iOS. Sarà inoltre possibile eliminare del tutto
questa memorizzazione disattivando le funzioni di geolocalizzazione del
telefonino o tablet. Ironicamente, per i clienti Apple, spesso attratti dalla
semplicità d’uso dei prodotti dell’azienda, si prospetta la necessità di
mettersi a studiare approfonditamente il manuale dell’iPhone e dell’iPad.

Non tutti sono convinti dalle spiegazioni di Apple: per esempio non lo è Ross
Anderson, professore di ingegneria della sicurezza all’Università di
Cambridge, che le ha definite "non plausibili" (BBC). Le autorità governative in Italia, Germania, Francia e Corea del Sud
stanno inoltre indagando per determinare se siano state violate le norme
locali sulla privacy; inoltre alcuni utenti statunitensi hanno avviato una
causa legale (Bloomberg).

Facebook: se non siete reali, non siete… reali

Il matrimonio di un VIP nell’era di Internet comporta tutta una serie di nuovi
problemi digitali, non solo per gli sposi ma anche per gli utenti.

Per esempio, avete la sfortuna di chiamarvi Kate Middleton e volete avere un
profilo su Facebook? Niente da fare: gli amministratori del social network in
blu cancellano sistematicamente i profili degli omonimi della sposa reale,
accusandoli di essere falsi. È successo per esempio a Kate Middleton di
Boston: Facebook le ha sospeso il profilo a gennaio e l’ha
"staggata" in tutte le foto, e c’è voluta una settimana per
convincere Facebook a ripristinare tutto, nonostante le foto mostrassero che
non c’era alcuna somiglianza o impostura. La stessa cosa è succesa a una donna
australiana e a due donne inglesi, che hanno dovuto dimostrare la propria
identità per farsi ripristinare il profilo Facebook.

La ricerca a casaccio di informazioni sul matrimonio di William e Kate può
causare anche problemi di sicurezza informatica. F-Secure
segnala
infatti che digitando in Google le parole chiave riguardanti l’evento, per
esempio per trovare immagini, è facile imbattersi in immagini che portano a
siti che sono stati infettati e quindi visualizzano dei messaggi di un falso
antivirus, che spaventano l’utente facendogli credere di essere infetto e
convincendolo a scaricare un programma che promette di risolvere il problema
ma in realtà è un virus o un programma inutile che però si paga. Conviene
restare nei siti delle testate giornalistiche, o in quelli ufficiali (www.officialroyalwedding2011.org,
TheBritishMonarchy
su Facebook e
ClarenceHouse
su Twitter) invece di cercare scoop nei bassifondi della Rete.

Se invece siete fra gli invitati al matrimonio reale e siete preoccupati per
le notizie di dispositivi che bloccano i cellulari nella zona dell’evento per
evitare Tweetate indiscrete o suonerie nei momenti più solenni, niente paura:
Scotland Yard e la Metropolitan Police londinese hanno smentito.

Fonti:
Associated Press
,
Allfacebook
,
Yahoo
,
CBS News
.

Facebook, meglio attivare la connessione sicura

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

È facile rubare le password degli utenti di Facebook: siccome lo scambio di dati fra il popolarissimo social network e i suoi circa 500 milioni di seguaci non è cifrato, intercettarlo è un gioco da ragazzi, per esempio quando un utente adopera un accesso Wifi pubblico (un blogger è riuscito a rubare almeno una ventina di password in mezz’ora in un locale a New York). Basta usare accessori gratuiti per Firefox come Firesheep, di cui il Disinformatico s’è occupato in una puntata recente.

Per evitare questo genere di intercettazioni conviene ricorrere alla connessione cifrata, che Facebook ha iniziato a offrire da pochi giorni ai propri utenti. Lo scopo della pubblicazione del programma d’intercettazione Firesheep, fra l’altro, era proprio quello di spronare Facebook a colmare questa lacuna nella sua sicurezza.

La cifratura, basata sull’uso del protocollo sicuro HTTPS al posto del normale HTTP per tutto lo scambio di dati anziché soltanto per l’invio della password, non è ancora attiva per tutti gli utenti ma lo sarà entro poche settimane: per attivarla andate alla vostra pagina di Facebook, scegliete Account, Impostazioni account, Protezione dell’account e cliccate su Modifica. Se trovate un’opzione che parla di HTTPS, attivatela: da quel momento in poi la vostra connessione a Facebook sarà meno vulnerabile.

Il prezzo di questa maggiore sicurezza è un leggero rallentamento della connessione; inoltre alcune applicazioni Facebook realizzate da società esterne potrebbero non funzionare. Va detto, infine, che questa cifratura è attivabile al momento soltanto per le connessioni effettuate via computer: chi si collega a Facebook dal telefonino continuerà a trasmettere in chiaro e resta quindi maggiormente esposto al rischio d’intercettazione se usa accessi Internet pubblici.

Fonti: Facebook, Ars Technica.

Quasi 2 milioni di utenti Facebook moriranno quest’anno!

Quasi 2 milioni di utenti Facebook moriranno quest’anno!

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

Ogni minuto muoiono tre utenti di Facebook. Non è una maledizione, anche se detta così fa venire i brividi: è la constatazione emersa da un’indagine statistica della società Entrustet, che ha fatto una considerazione molto semplice. Se Facebook ha davvero 600 milioni di utenti, è inevitabile che alcuni di loro passino a miglior vita.

La società ha confrontato i dati dichiarati da Facebook con la mortalità media della popolazione statunitense indicata dal Center for Disease Control ed è giunta alla conclusione che nel 2011 circa 1,78 milioni di profili Facebook saranno inattivi a causa del decesso dei loro titolari. Lo stesso vale, naturalmente, per qualunque altro social network e per qualunque gruppo di persone: Facebook non ha nulla di speciale in questo senso.

Il dato è interessante non solo come curiosità, ma ha effetti importanti: mette in discussione il numero di utenti attivi dichiarato da Facebook, che è una delle attrattive di maggiore interesse per gli investitori. Il numero degli utenti reali dei social network potrebbe essere parecchio inferiore a quello dichiarato, appunto perché i profili di chi non è più in vita persistono e vengono conteggiati se vengono tenuti aggiornati dai familiari.

A questo si aggiunge un altro dato sorprendente: secondo Entrustet, il 150% degli americani di età compresa fra i 20 e 24 anni ha un profilo Facebook. Sì, il 150%: segno che moltissimi utenti hanno più di un profilo.

Inoltre esistono profili automatici o “bot”, creati dalle aziende per farsi pubblicità e interagire con gli utenti dando loro l’impressione di comunicare con una persona reale.

Va detto che Facebook ufficialmente considera inattivo qualunque profilo il cui utente non faccia login per trenta giorni di fila e offre un sistema che permette ai familiari di un utente defunto di custodire il profilo dell’utente stesso ma escluderlo dal conteggio degli utenti attivi, ma questo sistema è puramente su base volontaria. Anche la gestione e la segnalazione di profili multipli appartenenti alla medesima persona dipende dall’iniziativa degli utenti stessi. In ogni caso le cifre dichiarate vanno prese con un pizzico di prudenza.

Fonti aggiuntive: CNN, Allfacebook.com.