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Rapporto governativo USA sugli UFO: nessuna traccia delle “grandi rivelazioni” strombazzate da stampa e ufologi

Rapporto governativo USA sugli UFO: nessuna traccia delle “grandi rivelazioni” strombazzate da stampa e ufologi

Ultimo aggiornamento: 2021/06/04 23:20.

Non dite che non ve l’avevo detto: il tanto annunciato rapporto del governo
statunitense sui fenomeni aerei non identificati, attesissimo dagli ufologi che
promettevano che avrebbe contenuto
grandi rivelazioni e avrebbe segnato l’inizio di una nuova era di ammissioni di
visite extraterrestri, è uscito (nel senso che il suo contenuto è stato comunicato agli addetti governativi di livello superiore) ed è un flop. Non contiene nessuna prova
di avvistamenti di veicoli alieni. Nessuna rivelazione. Niente.

Lo ha
annunciato
poco fa il New York Times, scrivendo che gli addetti all’intelligence
non hanno trovato prove che i recenti avvistamenti da parte di piloti della
Marina statunitense siano veicoli spaziali extraterrestri. Non sono ancora in
grado di spiegare cosa siano gli oggetti ripresi. Tutto qui.

Il NYT ha successivamente cambiato il titolo, rispetto a quello iniziale che vedete qui, in “U.S. Finds No Evidence of Alien Technology in Flying Objects, but Can’t Rule It Out, Either”.

Dal rapporto, che verrà fornito al Congresso degli Stati Uniti il 25 giugno, si evince, secondo il NYT, che la stragrande maggioranza degli oltre 120 episodi
documentati nell’arco degli ultimi due decenni non è legata a tecnologie
avanzate militari o governative statunitensi; potrebbe trattarsi di veicoli di
altre potenze militari terrestri. Il rapporto non contiene nient’altro di
significativo.

Molto rumore per nulla, come previsto. Gli ufologi infervorati continueranno
ad attaccarsi al fatto che il rapporto non esclude esplicitamente e
categoricamente l’ipotesi dei veicoli extraterrestri e continueranno a
fantasticare (il rapporto non esclude esplicitamente e categoricamente neanche
l’ipotesi che si tratti delle renne di Babbo Natale, se è per quello). I
giornalisti acchiappaclic continueranno a scrivere fiumi di fuffa
sull’ennesimo video sgranato, senza fare uno straccio di verifica tecnica. E
il circo continuerà a girare ed esibirsi al pubblico con lo slogan di sempre: più gente entra, più bestie si vedono.

Ne ho parlato anche su Wired.it con Emilio Cozzi.

A tutti gli ufologi scornati che ce l’hanno con me: intendiamoci bene.
La vita extraterrestre mi interessa così tanto, e la ritengo così
plausibile, che ho fatto gratuitamente da interprete per l’astrofisica
Jill Tarter (progetto SETI) pochi giorni fa

C’è gente che fa ricerca seria di civiltà extraterrestri. Usa il metodo
scientifico e investe tempo e denaro per tentare di dare risposta a una
delle più belle e profonde domande dell’umanità.

A questa gente dono volentieri il mio tempo.

A chi invece crede che qualunque video sgranato di cosi che si muovono
sia una prova inconfutabile di visite extraterrestri, senza prima
considerare tutte le altre spiegazioni normali, dico solo una cosa: non
siate così creduloni. C’è gente che specula sulla vostra credulità. Giornalisti in cerca di clic facili e ufologi
ciarlatani che vendono libri paccottiglia e spennano soldi a chi va ai
loro convegni a sentir raccontar frottole spacciate per fatti.

Imparate come funziona una fotocamera, come funziona un radar, come
funziona una telecamera a infrarossi, come si fanno gli effetti speciali (digitali e analogici). Studiate astronomia, fisica, ottica. Capirete da soli quanti video
“ufologici” sono in realtà fenomeni normalissimi. E non vi farete
fregare dai ciarlatani.

Essere scettici sui video ufologici non è negare la vita intelligente
nell’universo: è semplicemente non volere essere fregati dai ciarlatani e
dagli autoinganni di chi vuole credere a tutti i costi.

Studiate. Strada facendo, scoprirete fenomeni straordinari ma veri. Provateci.

 

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No, il Pentagono non ha “finalmente ammesso che sta tuttora indagando sugli UFO”

No, il Pentagono non ha “finalmente ammesso che sta tuttora indagando sugli UFO”

Moltissime testate giornalistiche stanno pubblicando la “notizia” secondo la quale il Pentagono avrebbe “finalmente ammesso che sta tuttora indagando sugli UFO” e viene menzionata “un’iniziativa governativa segreta denominata Advanced Aerospace Threat Identification Program (Aatip)”.

Addirittura, un portavoce del Pentagono, Christopher Sherwood, avrebbe “riconosciuto che il dipartimento sta ancora indagando sui presunti avvistamenti di astronavi aliene.” (Tio.ch; Swissinfo.ch; ANSA; i link portano a copie permanenti su Archive.org).

È una stupidaggine, e per scoprirlo basta usare gli strumenti del giornalismo informatico.

Una ricerca in Google con le parole più significative della notizia, ossia il nome del portavoce e la sigla dell’iniziativa, porta subito alle fonti originali, che sono in lingua inglese e tra le quali spicca l’immancabile tabloid britannico The Sun. Chiunque faccia giornalismo serio sa che se c’è una fonte della quale non è opportuno fidarsi, è proprio il Sun.

Se si va a leggere l’articolo del Sun (copia permanente su Archive.org), salta fuori che è firmato da “Aletha Adu for Sun Online and Steven Greenstreet for NY Post”. In coda all’articolo c’è anche l’indicazione della fonte usata dal Sun: “A version of this story originally appeared on the NY Post.” E nel testo dell’articolo del Sun c’è anche un link alla notizia originale sul New York Post (copia permanente su Archive.org).

Leggendo sulla fonte originale (il NY Post) la dichiarazione del portavoce del Pentagono Christopher Sherwood, salta fuori che il portavoce non ha affatto parlato di “presunti avvistamenti di astronavi aliene”, come il NY Post vuole furbescamente suggerire con la sua grafica inequivocabile:

Sherwood ha infatti parlato di “aircraft”, ossia aerei, non di spacecraft (veicoli spaziali):

“The Department of Defense is always concerned about maintaining positive identification of all aircraft in our operating environment, as well as identifying any foreign capability that may be a threat to the homeland”

“The department will continue to investigate, through normal procedures, reports of unidentified aircraft encountered by US military aviators in order to ensure defense of the homeland and protection against strategic surprise by our nation’s adversaries.”

In traduzione: “Il Dipartimento della Difesa si preoccupa sempre di mantenere un’identificazione positiva di qualunque aereo nel nostro ambiente operativo, nonché di identificare eventuali risorse straniere che possano rappresentare una minaccia al territorio nazionale”; “Il Dipartimento continuerà a investigare, tramite le normali procedure, i rapporti di aerei non identificati incontrati dagli aviatori militari statunitensi per garantire la difesa del territorio nazionale e la protezione contro la sorpresa strategica da parte degli avversari del nostro paese.”

Le parole di Sherwood sono molto chiare: ci vuole una fantasia notevole, o una malizia ancora più notevole, per distorcerle e interpretarle come una rivelazione ufologica.

Anche quel “finalmente ammesso”, che fa sembrare che sia stato smascherato chissà quale segreto, è una fandonia. La cosiddetta “iniziativa governativa segreta” AATIP è in realtà nota e documentata dal 2017, come spiega questo articolo del New York Times che ne traccia le origini in dettaglio. Lo stesso articolo del NYT spiega che non è vero che “Il Pentagono finora aveva sempre detto di aver chiuso l’Aatip nel 2012”: il Pentagono aveva invece detto che aveva cessato di stanziare fondi per l’AATIP in quell’anno. Due cose molto diverse.

L’AATIP era stato finanziato in gran parte su richiesta del senatore Harry Reid, che è noto per la sua passione per l’ufologia, e gran parte dei soldi era finita nelle casse di una società di ricerca aerospaziale gestita dal miliardario Robert Bigelow, amico del Senatore Reid e ufologo altrettanto convinto.

Una situazione insomma piuttosto discutibile, poco extra e molto terrestre, che si abbina però molto bene con un altro dettaglio.

Infatti l’autore dell’articolo del New York Post, Steven Greenstreet, non è un giornalista qualsiasi che racconta un fatto di cronaca. È anche lui un ufologo convinto, come dichiara nel suo profilo Instagram:

Aggiungiamoci anche il fatto che un collega debunker, UfoOfInterest, segnala una curiosa coincidenza: guarda caso sta per uscire sul canale TV History un “documentario” che parla proprio di questa “notizia”. History è quello di Alieni: nuove rivelazioni, tanto per capirci.

Chi produce questo “documentario”? Una casa di produzione obiettiva e giornalisticamente distaccata? Non proprio. Si tratta della To The Stars Academy, come nota sempre UfoOfInterest: un’organizzazione diretta da Tom deLonge, quello dei Blink-182 e noto ufologo convinto, tanto da dichiarare di aver dovuto “lasciare la band” per dedicarsi “allo studio degli alieni” (Virginradio.it).

La dirigenza della To The Stars Academy include anche Hal Puthoff: il fisico che credette di aver scoperto i poteri paranormali di Uri Geller e fu smentito dal prestigiatore James Randi, come ben raccontato a suo tempo da Piero Angela. Un incidente che non depone a favore della sua cautela nell’abbracciare l’insolito.

Il team della TTSA include inoltre Luis Elizondo, che guarda caso è l’ex gestore dell’iniziativa “segreta” AATIP del Pentagono, come nota il New York Times.

Com’è piccolo il mondo.

Insomma, la “notizia” è non solo falsa: ha anche tutta l’aria di essere stata scritta a scopo autopromozionale da ufologi che se la suonano e se la cantano tra loro e intanto vendono pseudodocumentari alle reti televisive. Suggerirei un po’ di sano scetticismo.

Antibufala: suoni segreti captati dagli astronauti lunari!

Antibufala: suoni segreti captati dagli astronauti lunari!

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori e con il contributo tecnico di @RiccardoDeias, @pd_76 e @Solincos. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Pubblicazione iniziale: 2016/02/22 22:04. Ultimo aggiornamento: 2019/03/23 23:30.

Oggi (22 febbraio) ricorre il ventennale del volo spaziale di due italiani insieme: il 22 febbraio 1996 partivano per lo spazio Maurizio Cheli e Umberto Guidoni sullo Shuttle. Sarebbe magari carino parlare dell’eredità delle loro esperienze in occasione dell’anniversario. Macché: i giornalisti di Repubblica, Il Giornale, La Stampa si buttano a pesce invece su un’altra storia spaziale e rifilano ai loro lettori una panzana datata 1969, copiandola dai media fuffaroli americani senza la minima verifica.

La balla pubblicata da queste testate racconta che quando la missione Apollo 10 era dietro la Luna gli astronauti captarono un suono “simile a una musica” che “non fu divulgato per quarant’anni. La Nasa, incapace di spiegare il fenomeno, secretò e archiviò tutto quello che la radio dell’astronave aveva registrato in quel lasso di tempo e rese pubbliche le trascrizioni delle conversazioni avvenute solo nel 2008” (Repubblica). 

La Stampa, nella sezione Tuttoscienze, pubblica un articolo a firma di Fulvio Cerutti che dice che l’episodio è “rimasto top secret sino al 2008” ed è un “fenomeno a cui non è mai stata trovata una spiegazione” (l’articolo è stato parzialmente corretto dopo la mia segnalazione).

Il Giornale, a firma di Franco Iacch, scrive che “l’episodio top secret… è stato declassificato in parte solo nel 2008 (con pesanti censure)” e che gli astronauti nelle loro cuffie udirono “urla”. Iacch conclude scrivendo che “Le registrazioni integrali captate dall’Apollo 10 rimangono top secret”.

Il Corriere pubblica sull’argomento un video con didascalia che dice che il “suono, registrato e trascritto dalla Nasa, è rimasto top secret fino al 2008”. Il link è stato successivamente cambiato.

Ne parla anche Panorama con un articolo di Sabrina Pieragostini, scrivendo che “per decenni l’ente spaziale ha preferito mantenere nascosta la notizia”.

Come mai tutto questo improvviso e simultaneo interesse del giornalismo italiano per un’oscura vicenda di quasi cinquant’anni fa? Semplice: hanno tutti fatto copiaincolla dai media americani, in particolare dalle pagine di notizie bislacche dell’Huffington Post (traduzione italiana qui), che stanno pompando la storia per promuovere una nuova serie televisiva del Science Channel, intitolata NASA’s Unexplained Files. Se guardate i suoi video promozionali (uno e due) vedrete che il ritmo del montaggio rivela chiaramente che si tratta di un programma di spazzatura sensazionalista alla stregua di Alieni Nuove Rivelazioni. E se ascoltate bene l’inglese, noterete che le dichiarazioni degli intervistati, fra i quali c’è anche l’astronauta lunare Al Worden, sono state palesemente rimontate ad arte per farle sembrare a sostegno del mistero.

Solo che non c’è nessun mistero. A parte quello di come facciano, certi giornalisti nostrani ed esteri, a guardarsi allo specchio la mattina senza vergognarsi, a furia di ingannare i propri lettori pubblicando fandonie senza uno straccio di controllo dei fatti.

Infatti è una balla che l’episodio sia rimasto segreto fino al 2008, nonostante lo scriva anche ANSA: come confermato dalla mia esperienza personale nella raccolta di documentazione spaziale storica e come ribadito dalla NASA su Tumblr (e anche qui), l’audio e le trascrizioni della missione Apollo 10 sono pubblicamente disponibili sin dal 1973 a chiunque ne facesse richiesta presso i National Archives statunitensi. Nel 2012 audio e trascrizioni sono stati inoltre pubblicati online per lo scaricamento libero. Lo spezzone audio in questione è questo (a 2:51 e 7:43); le trascrizioni delle registrazioni a bordo di Apollo 10 sono disponibili qui come scansioni degli originali (uno dei brani in questione è a pagina 241) e qui come trascrizioni digitali.

Ecco quello che dissero gli astronauti durante il quinto giorno di volo, il 23 maggio 1969:

102:13:02 Cernan: Quella musica suona persino spaziale, vero? Lo senti? Quel fischio?

102:13:06 Stafford: Sì.

102:13:07 Cernan: Whooooooooooo.

102:13:12 Young: Anche tu hai sentito quel fischio?

102:13:14 Cernan: Sì. Sembra, sai, musica spaziale.

102:13:18 Young: Chissà cos’è.

[…]

102:17:58 Cernan: Accidenti, quella è davvero musica strana.

102:18:01 Young: Dovremo scoprire cos’è. Non ci crederà nessuno.

102:18:07 Cernan: No. È un fischio, sai, come una cosa spaziale.

102:18:10 Young: Probabilmente è colpa del rilevamento di distanza VHF, immagino.

In originale:

102:13:02 Cernan: That music even sounds outer-spacey, doesn’t it? You hear that? That whistling sound?

102:13:06 Stafford: Yes.

102:13:07 Cernan: Whooooooooooo.

102:13:12 Young: Did you hear that whistling sound, too?

102:13:14 Cernan: Yeah. Sounds like – you know, outer-space-type music.

102:13:18 Young: I wonder what it is.

[…]

102:17:58 Cernan: Boy, that sure is weird music.

102:18:01 Young: We’re going to have to find out about that. Nobody will believe us.

102:18:07 Cernan: No. It’s a whistling, you know, like an outer space-type thing.

102:18:10 Young: Probably due to the VHF ranging, I’d guess.

Fra l’altro, la vicenda è talmente “top secret” che ne parlò apertamente nel 1974 l’astronauta di Apollo 11 Mike Collins nel suo libro Carrying the Fire, dicendo (nel capitolo 13) che gliel’avevano raccontata, prima che partisse per la Luna, proprio gli astronauti di Apollo 10. Per chi è troppo pigro per consultare un libro, inoltre, tutta la faccenda era già stata sbufalata pubblicamente sette anni fa su Internet da ApolloHoax, come segnalato da Metabunk. Quelli di NASA’s Unexplained Files evidentemente hanno preferito far finta di niente e i giornalisti italiani ed esteri si sono accodati.

È falso anche che “non è mai stata trovata una spiegazione”: fu trovata già nel 1969, spiega Collins nel suo libro. I suoni erano il risultato di normali interferenze fra le radio VHF del modulo lunare e del modulo di comando (le due parti indipendenti nelle quali si divideva il veicolo spaziale per effettuare l’allunaggio).

Se i giornalisti di Repubblica, Corriere, Il Giornale e La Stampa avessero dato un’occhiata alle trascrizioni e ascoltato l’audio originale, invece di fare un pigrissimo copiaincolla dagli articoli di fuffa altrui, si sarebbero accorti che i suoni sono banalissimi (niente “urla”) e che oltretutto gli astronauti li considerano talmente poco misteriosi che subito dopo averli notati si mettono a parlare d’altro. Anzi, uno di loro, John Young, già propone una spiegazione al momento: “Probably due to the VHF ranging, I guess” (“Probabilmente è colpa del rilevamento di distanza VHF, immagino”) e poi cambia discorso. Uno di loro, Gene Cernan, contattato oggi dalla NASA, ha detto chiaro e tondo: “Non mi ricordo che quell’episodio mi abbia emozionato abbastanza da prenderlo sul serio. Probabilmente era soltanto interferenza radio. Se avessimo pensato che fosse qualcosa di diverso, lo avremmo riferito a tutti nei briefing dopo il volo. Non ci abbiamo più pensato per niente.” Lo ha ribadito anche a Fox News.

Se i suddetti giornalisti si fossero soltanto presi la briga di fare una telefonatina a un esperto, si sarebbero accorti di essere stati fregati da una campagna promozionale per un programma-fuffa e avrebbero evitato di propinare ai loro lettori una nuova fregnaccia spaziale. Sarebbe bastato, per esempio, consultare la discussione sull’argomento di Collectspace, noto forum di esperti del settore, oppure mandare un tweet a Luigi Pizzimenti, storico delle missioni Apollo (suo il libro Progetto Apollo: Il sogno più grande dell’uomo), curatore del Padiglione Spazio presso il Museo del Volo Volandia e presidente dell’Associazione per la Divulgazione Astronomica e Astronautica, per entrare in contatto tramite lui con Al Worden, l’astronauta intervistato dal programma del Science Channel, e avere subito una smentita secca della pseudonotizia: “I don’t think there is any mystery to the event” (“Non credo che ci sia alcunché di misterioso nell’evento”), ha scritto Worden a Pizzimenti. Worden ha detto molto altro su questa faccenda: ne trovate un resoconto completo qui nel blog di Pizzimenti.

Luigi, fra l’altro, riassume bene il disappunto che prova chi fa vera ricerca storica dell’esplorazione spaziale quando legge queste scempiaggini. Mi scrive in una mail (che cito qui col suo permesso):

“È mai possibile che si pubblichino bufale senza nessun riscontro scientifico? Sono stufo di rispondere in prima persona a domande generate da lettori, che perplessi, mi scrivono se ciò che hanno letto è vero. Per favore: rivolgetevi direttamente a chi scrive cose non vere e non confermate. Esiste una miriade di missioni spaziali in corso e tante in preparazione, lasciate perdere il Programma Apollo e parlate di attualità, magari andando sul posto, verificando le notizie di persona. Perché cercare sempre qualcosa che non esiste per parlare a sproposito del Programma Apollo? Perché ci sono giornalisti che scrivono di cose che non conoscono? Perché parlano di persone che non hanno mai conosciuto? Perché una volta tanto non prendono la valigia e vanno di persona a chiedere come sono andate le cose? Ve lo dico io: perché costa fatica, denaro e tanto lavoro e poi ci vuole passione, tanta passione, e solitamente chi scrive queste bufale tempo e passione non ne ha, ma deve semplicemente riempire uno spazio vuoto.”

Seguite quindi il consiglio di Luigi: scrivete alle redazioni di questi giornali e chiedete loro di giustificare, o almeno rettificare, le balle che vi hanno propinato. E chiedetevi se è questo il modo di fare giornalismo.

Giuseppe Vatinno e l’uso dei nuovi media

Giuseppe Vatinno e l’uso dei nuovi media

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “massimo.soff*”. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2018/10/14 21:00.

Il deputato Giuseppe Vatinno ha già dato interessanti dimostrazioni della competenza dei politici nell’uso dei nuovi media, come ha raccontato Giornalettismo qui, qui e qui, dispensando su Twitter e Facebook insulti come “faccia da ca.zo” e “cybercoglionazzo” a chi ha osato criticarlo per aver firmato (insieme a Francesco Barbato) una interrogazione parlamentare sugli extraterrestri basata su premesse che meritano assolutamente di essere lette per il loro surrealismo. Perché con tutti i problemi che ha l’Italia, è giusto che i deputati si preoccupino dei rapporti con gli UFO.

Non pago di quest’elargizione di insulti, ha anche risposto così a un utente di Twitter, @paolobertotti (Photobuster): “Godo molto nel non essere stato eletto e che lei mi paghi lo stipendio. Sono al ristorante a mangiare alla faccia sua” (link). Una maniera davvero singolare di accattivarsi le simpatie dei contribuenti. Persone poco sensibili al sottile umorismo del deputato potrebbero scambiarla per una manifestazione della più squallida arroganza del potere.

Oggi il deputato Vatinno se l’è presa anche con me, in un fiume di tweet pubblici che riporto testualmente prima che ne perda il filo (il suo account Twitter pubblico è, come dire, piuttosto prolifico). Tutto inizia con una richiesta di un mio lettore di commentare l’interrogazione:

dcavedon
Alla Camera dei Deputati “Indagini sul fenomeno ufologico”, mi piacerebbe sentire il parere di @disinformatico http://t.co/mwcEYTZu #UFO
12.01.13 13:03

Rispondo così:

disinformatico
@dcavedon Te lo dico non appena smetto di ridere 🙂
12.01.13 14:42

Tutto qui. Ma sono già stato chiamato in causa da Vatinno:

GiuseppeVatinno
@PaoloBertotti @disinformatico Bertotti, ma tu la mattina ti fai la barbetta con il rasoio di Occam?
12.01.13 13:49

Non voglio fare polemica e la battuta a mio parere è decisamente infantile, per cui la faccio breve:

disinformatico
@GiuseppeVatinno @paolobertotti Chiunque si abbassi ad attacchi personali invece di criticare le idee ha perso in partenza la discussione
12.01.13 16:38

A questo punto parte il torrente di tweet di Vatinno:

GiuseppeVatinno
@disinformatico @GiuseppeVatinno @PaoloBertotti Attacchi personali? È il fotomontaggio di Bertotti che neppure conoscevo? Senza parole
12.01.13 16:41

GiuseppeVatinno
@disinformatico Perchè non ti rilassi attivissimo? Rischi di passare per uno scientista; la Scienza li studia i fenomeni.Tu li neghi
12.01.13 23:10

GiuseppeVatinno
@disinformatico Tu hai una posizione apriori; neghi ogni possibilità prima di averla esaminata;sei un torquemada dello scientismo
12.01.13 23:10

GiuseppeVatinno
@disinformatico La tua vita intrisa di materialismo deve essere ben triste povero attivissimo.pensa un po’ di più alla fantasia.Ti farà bene
12.01.13 23:11

GiuseppeVatinno
@disinformatico Sei stato tu attivissimo?
12.01.13 23:12

Non so a cosa si stia riferendo.

GiuseppeVatinno
@disinformatico @elegantbear78 Ma perchè non parli normale attivissimo?
12.01.13 23:12

GiuseppeVatinno
@disinformatico Ma che fai scadi nell’attacco personale attivissimo? Non eri contro?Ah la coerenza…
12.01.13 23:13

GiuseppeVatinno
@disinformatico Sempre un signore eh attivissimo?
12.01.13 23:13

GiuseppeVatinno
@disinformatico @RandagiaMente @sydbarrett76 Molto democratico, attivissimo.Come al solito vuoi stroncare, estirpare, ma rilassati!
12.01.13 23:14

GiuseppeVatinno
@disinformatico @matteorossini @il4fili @UAAR_it Sei un Gran Democratico attivissimo! Sei proprio un bel censore eh?
12.01.13 23:14

GiuseppeVatinno
@disinformatico @diegodemartin Che fico che sei attivissimo
12.01.13 23:15

GiuseppeVatinno
@disinformatico @carlobis quello che non ti piace è pseudoscienza eh attivissimo?
12.01.13 23:16

GiuseppeVatinno
@disinformatico Per te basta il monodimensionale attivissimo
12.01.13 23:18

GiuseppeVatinno
@disinformatico Attivissimo ma tu sei fissato con gli alieni!
12.01.13 23:19

GiuseppeVatinno
@disinformatico E’ la tua mente chiusa come il nulla, attivissimo
12.01.13 23:19

Il bello di tutta questa pioggia di tweet è che Vatinno sta parlando da solo, perché io non ho replicato né avuto altra comunicazione con lui, per cui non ho attaccato, censurato, stroncato o estirpato lui o altri. Non solo: le conversazioni associate a quei tweet sono per me inaccessibili (dal mio account Twitter, i loro link portano al messaggio “Spiacente, non sei autorizzato a vedere questo stato”). Non potrei parteciparvi neanche se volessi.

Grazie alle verifiche dei lettori, dopo la pubblicazione iniziale di questo articolo è emerso che Vatinno sta rispondendo a dei miei vecchi tweet (Chris Priestly ha compilato il tutto come screenshot qui), alcuni risalenti addirittura al 21 dicembre scorso, ma al tempo stesso mi ha bloccato l’account, per cui non posso proseguire la conversazione. In pratica, Vatinno prima attacca briga con me, poi mi toglie la possibilità di replicare. Una squisita lezione di democrazia online.

Tutta la faccenda, insomma, emana un aroma di effetto Streisand che promette di essere memorabile come quello dei piedi di un pentatleta.

So che molti se la sono presa, ma personalmente non posso che ringraziare il deputato Vatinno per aver dato in un colpo solo una dimostrazione così pubblica, netta e brillante di ben tre concetti: essere laureati in fisica (come lo è Vatinno) non conferisce una patente d’infallibilità a tutto campo, come invece credono in molti; l’imbarazzante inettitudine dei politici italiani nell’uso dei nuovi media (basti confrontare le parole di Vatinno con questa risposta della Casa Bianca); e le ragioni per le quali gli ufologi vengono spesso visti come pazzi paranoici che aggrediscono chi, come Query o Marco Cattaneo su Le Scienze, tenta di spiegare loro pazientemente dove sbagliano. Quando poi il fisico, il politico e l’ufologo coincidono, nasce la tempesta perfetta. La perfect storm; o, in questo caso, perfect shitstorm.

Vado a prendere il popcorn.

No, non ancora. C’è il gran finale. Sapevate che Vatinno è uno dei creatori di Internet? Ipse dixit: “La Rete non può essere il regno dei CyberTeppisti e questo lo dico io che la Rete ha contribuito a crearla già al Cern nel lontano 1986”. Tim Berners-Lee, Vint Cerf, Leonard Kleinrock, Jon Postel, fatevi da parte.

Aggiornamento (2013/01/13  22:40): Dai commenti mi segnalano che Vatinno ha pubblicato sul suo sito un post che mi riguarda. Illuminante.

Questo, signori, è quello che ritiene opportuno scrivere pubblicamente un deputato della Camera italiano. Quale sublime ironia che queste parole provengano da una persona che siede alla Camera a rappresentare un partito che si chiama Italia dei Valori. Non ho altro da aggiungere e non spenderò altro tempo dietro questa storia davvero deprimente.

2018/05/06 14:45

Piccolo aggiornamento: vedo che a dicembre 2016 Vatinno ha scritto un articolo su Affaritaliani.it che mi riguarda personalmente, rimproverandomi fra le altre cose di avere costruito un “impero mediatico”, di aver ottenuto “lucrosi guadagni” e di pagare le tasse in Svizzera. Non so dove altro dovrei pagarle, visto che ci abito da più di un decennio (link intenzionalmente alterato; copia aggiornata su Archive.is; copia precedente su Archive.is). Non è il suo unico attacco personale che mi riguarda.

Segnalo inoltre l’articolo Giuseppe Vatinno: Ex deputato, giornalista e ufologo “transumano” [2018/10/14: articolo non più disponibile, ma dovrebbe essercene una copia qui] che contiene molti link interessanti alle esternazioni di Vatinno e ne delinea la figura. Buona lettura.

2018/10/14 21:00

Ho aggiornato il link all’articolo dedicato a Vatinno, visto che l’originale non è più online.

Antibufala: Boyd Bushman, ex dipendente dell'Area 51, in punto di morte ha confessato che gli alieni sono fra noi

Antibufala: Boyd Bushman, ex dipendente dell’Area 51, in punto di morte ha confessato che gli alieni sono fra noi

Boyd Bushman, ex dipendente della famosa Area 51, è morto il 7 agosto scorso, ma prima di morire ha registrato una videoconfessione nella quale mostra fotografie di esseri extraterrestri e altre chicche ufologiche.

Perlomeno questo è quello che scrivono molte fonti giornalistiche (Blitz Quotidiano, Corriere della Sera (Flavio Vanetti, Il Mattino, Il Gazzettino, l’immancabile Daily Mail), descrivendo Bushman senza esitazioni o dubbi come uno “scienziato” che ha “conquistato molti brevetti” e che ha lavorato “per aziende appaltatrici della difesa americana, come la Hughes Aircraft, General Dynamics e Texas Instruments”. La fonte di questo curriculum in apparenza di tutto rispetto, però, è una pagina di Wikipedia ora cancellata: nessun’altra credenziale, nessun altro riscontro.

Ciononostante queste fonti d’informazione riferiscono, in tutta serietà, i racconti di Bushman (anche questi privi di qualunque riscontro): gli alieni, dice, lavorano all’Area 51, sono “umanoidi alti circa 1,5 metri con mani palmate” e sono “impiegati a stretto contatto con gli esseri umani”. Hanno “dita lunghe, piedi palmati, e provengono da un pianeta noto come Quintumnia”, dice Bushman. Nessuna esitazione, neppure un istante d’incredulità, neanche di fronte alla dichiarazione che ci sono alieni “mandriani” e alieni “ladri di bestiame”. Cosa ci facciano col bestiame degli esseri ipertecnologici capaci di attraversare gli immensi spazi interstellari non se lo chiede nessuno.

Per fortuna non tutti sono così disposti a credere sulla parola al primo che passa su Youtube, dice di essere un ex dipendente dell’Area 51 e parla di piedi palmati e alieni mandriani. Il sito antibufala Snopes.com, per esempio, segnala un problemino in tutta questa storia: non solo non c’è nessun riscontro che l’uomo nel video sia davvero chi dice di essere (e che sia morto), ma l’alieno mostrato dal presunto signor Bushman somiglia stranamente a un alieno giocattolo che si compra ai grandi magazzini Walmart.

Secondo le ricerche di RationalWiki, il video (ora rimosso per una contestazione di copyright fatta da tale Chris Mooney) risale in realtà al 2007 ed è opera di David Sereda, noto sostenitore delle teorie più bislacche. Inoltre emerge un’ipotesi davvero triste, ossia che l’uomo nel video sia davvero un ex addetto ai lavori del settore aerospaziale (nel quale non mancano, come in ogni altro campo, persone che credono alle tesi più stravaganti) e che sia stato gabbato crudelmente per anni da colleghi che gli hanno fornito finte prove di incontri alieni per venire incontro alle sue idee strampalate.

Sia come sia, ancora una volta siamo alle solite: tante chiacchiere, tanto fumo, tanti raggiri, tanta voglia di credere, ma nessuna prova concreta per un argomento così importante come l’esistenza e il contatto con altre entità intelligenti. Sono casi come questo che rendono poco credibile tutto il settore dell’ufologia, perché invece di essere liquidati per mancanza di prove vengono diffusi acriticamente e anzi promossi come se fossero rivelazioni inoppugnabili.

Antibufala: Obama il 27 novembre annuncerà che siamo in contatto con gli alieni!

Antibufala: Obama il 27 novembre annuncerà che siamo in contatto con gli alieni!

Corre voce in Rete (ne parla anche il Corriere della Sera) che il presidente degli Stati Uniti farà un annuncio pubblico a proposito degli UFO il 27 novembre prossimo: “La data: il 27 novembre di quest’anno. L’esternazione: l’ammissione di un contatto pacifico con sei razze aliene. E poi, a cascata, una carrellata su episodi famosi, fino ai fatti del 1947 di Roswell e a quelli, addirittura precedenti, di Los Angeles 1942”.

Così scrive Flavio Vanetti, indicando come fonte un “recentissimo convegno di esopolitica in Spagna”. Gli fanno eco in molti, come per esempio Ufo-blogger.com e gli ufologi italofoni.

Ma qual è la fonte originale della notizia? Non certo la Casa Bianca. È un oracolo di Internet, ma non è un essere umano (e neppure un alieno): è un robot, o meglio, un Web Bot, ossia un programma automatico, come spiega Ufo-Blogger.com.

Il Web Bot Project è un programma che secondo i suoi creatori, Clif High e George Ure di Halfpasthuman.com, sarebbe in grado di predire gli eventi utilizzando ricerche mirate su Internet: va a caccia di circa 300.000 parole che hanno un contesto emotivo e memorizza le parole immediatamente vicine a quelle trecentomila. In questo modo, si dice, il software attingerebbe all’“inconscio collettivo” della Rete e quindi sarebbe in grado di prevedere catastrofi e grandi eventi.

Funziona? Non molto bene, si direbbe, ma forse è meglio così, visto che predice principalmente sciagure. Per esempio, aveva previsto per il 5 novembre (ieri) una guerra di Pakistan e Iran contro Israele per poi tirare in ballo anche la Corea del Nord, e mi pare che abbia toppato. Più in generale, le volte che afferma di averci azzeccato risulta che le sue previsioni erano più vaghe di quelle di una cartomante televisiva.

È dunque molto improbabile che Obama annunci davvero di essere amicone di sei tipi di ET in un sol botto il 27 novembre prossimo. Ma aspettiamo fiduciosi. Si può sempre sognare, no?

Nufologia: l’“UFO” avvistato vicino alla Stazione Spaziale

Nufologia: l’“UFO” avvistato vicino alla Stazione Spaziale

Credit: Wired/NASA/kingwilly200

Wired.it segnala (purtroppo regalandogli clic) l’ennesimo video ufologico che asserisce di documentare la presenza di un UFO vicino alla Stazione Spaziale Internazionale in una delle riprese delle telecamere esterne, diffuse in streaming.

Il video mostra (da 0:57 in poi) solo delle macchie luminose indistinte che lampeggiano. Ma questo sarebbe sufficiente, stando allo “scopritore” di questo fenomeno, tale kingwilly200, per dichiarare che si tratta di “un’astronave aliena di quasi un chilometro di larghezza”.

Come faccia kingwilly200 a determinare le dimensioni di un oggetto senza aver alcun riferimento o parallasse non è chiaro. Come faccia poi a sapere che l’oggetto è sicuramente un’astronave, e per di più aliena, è ancora meno chiaro.

L’unica cosa chiara è che si tratta di uno dei tanti, troppi ufologi la cui fantasia galoppa a senso unico: qualunque bagliore è per forza un’astronave aliena. Questo modo insensato di ragionare è una piaga per tutta l’ufologia. È come dire “ho sentito un rumore di zoccoli, sarà sicuramente un unicorno”. L’idea che possa essere un cavallo, un asino o una zebra, per esempio, non sfiora nemmeno questi diversamente pensanti.

In questo caso basta ragionare un attimo. La parte della Stazione che si vede è uno dei suoi bracci robotici esterni, che ruota lentamente su se stesso. I bagliori che costituirebbero l’“astronave aliena” sono sincronizzati con i riflessi del sole sull’oggetto scatolare visibile in basso a sinistra: man mano che l’oggetto scatolare ruota insieme al braccio e l’angolazione del sole cambia per via del moto orbitale della Stazione, anche i bagliori ufologici si spostano e cambiano.

L’UFO è semplicemente una serie di riflessi interni dell’obiettivo della telecamera: è un fenomeno frequentissimo nelle foto ufologiche scattate in presenza di sorgenti luminose puntiformi, come per esempio i lampioni: nell’angolo diagonalmente opposto della foto compare un bagliore.

@ufoofinterest, bravo e paziente analista di immagini ufologiche, ha preparato un video che spiega più chiaramente il fenomeno:

Ancora una volta, insomma, gli ufologi si fanno prendere da entusiasmi inutili e rivelano la propria incompetenza e incapacità di ragionare e informarsi.

La strana storia dell’“autopsia dell’alieno” ha un seguito: a teatro

La strana storia dell’“autopsia dell’alieno” ha un seguito: a teatro

Nel 1995 il mondo intero parlò del filmato della cosiddetta “autopsia dell’alieno”: un filmato in bianco e nero di 17 minuti che mostrerebbe, appunto, l’autopsia effettuata sul cadavere di un extraterrestre precipitato nel 1947 a Roswell, nel New Mexico. Oggi lo si trova facilmente su Internet (per esempio qui; attenzione, è piuttosto impressionante), ma all’epoca molte TV nazionali pagarono fior di soldi per avere il privilegio di presentarlo ai telespettatori, che arrivarono a milioni, generando lauti incassi per le emittenti.

Sin da subito gli esperti di medicina, gli storici e gli esperti di effetti speciali segnalarono che si trattava di un falso: i metodi usati per l’autopsia erano contrari a ogni pratica medica, le riprese erano di pessima qualità e mostravano vari oggetti, oggi di uso quotidiano, che nel 1947 non esistevano ancora. Ma comunque il video divenne popolarissimo e ormai si è cementato nella cultura ufologica: molti lo conoscono ma non ne sanno le origini decisamente bizzarre.

Il video della presunta autopsia fu venduto come autentico alle TV di tutto il mondo da un imprenditore, Ray Santilli, insieme al socio Gary Shoefield, ma nove anni dopo, nel 2006, Santilli stesso ammise che non era autentico ma (a suo dire) era una “ricostruzione” di un filmato autentico che aveva visto nel 1992 e che si era deteriorato. Nessuno ha mai visto questo presunto originale deteriorato, e chi vede il video oggi non sa di queste ammissioni e di questi retroscena.

Adesso c’è una novità: un uomo di nome Spyros Melaris si è fatto avanti dicendo di essere l’autore delle finte riprese e ha raccontato tutta la propria storia in uno spettacolo teatrale a Londra, fornendo documenti e dettagli che sembrano confermare il suo ruolo di regista e autore del filmato. Dice che l’accordo originale con Santilli e Shoefield prevedeva che avrebbero realizzato il filmato e poi un documentario che avrebbe rivelato la messinscena. Melaris assoldò John Humphreys, esperto di effetti speciali che aveva lavorato alla serie TV britannica Doctor Who, e si procurò materiale chirurgico degli anni Quaranta e varie frattaglie animali. I “chirurghi” nel filmato erano in realtà lo stesso Humphreys e la compagna di Melaris.

Oggi Melaris si scusa pubblicamente per quello che ha fatto: “Per me era solo uno scherzo, un divertimento, ma ho imparato la lezione. Vorrei dire che c’è una parte importante di me che prova rimorso. Ho sottovalutato la reazione”. Ancora una volta, insomma, l’ufologia si dimostra un campo minato nel quale abbondano truffatori, impostori e ciarlatani che approfittano della passione delle persone per ricavarne soldi e popolarità: per questo è necessario essere estremamente cauti di fronte a qualunque asserzione straordinaria.




Fonti: Mysterious Universe, Paranoia Magazine.

Antibufala: il consigliere di Obama dice che “abbiamo incontrato gli alieni”

Antibufala: il consigliere di Obama dice che “abbiamo incontrato gli alieni”

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Il Giornale titola senza esitazioni: Il consigliere di Obama: “Abbiamo incontrato gli alieni”. Secondo l’articolo a firma di Mario Valenza pubblicato oggi, il “consigliere uscente del presidente Barack Obama, John Podesta” avrebbe scritto su Twitter che “Dobbiamo ammettere che abbiamo incontrato gli alieni”.

Balle. Il tweet di Podesta citato nell’articolo dice una cosa completamente diversa. Dice testualmente: “1. Finally, my biggest failure of 2014: Once again not securing the #disclosure of the UFO files. #thetruthisstilloutthere cc: @NYTimesDowd”.

In traduzione: “Infine, il mio più grande insuccesso del 2014: non essere riuscito, ancora una volta, a garantire la #divulgazione dei file sugli UFO.” Segue un hashtag che cita e storpia lo slogan della serie TV X-Files: “la verità è (ancora) là fuori”.

Vedete da qualche parte le parole “abbiamo incontrato gli alieni” nel tweet citato? No. E non è emerso nessun altro tweet di Podesta che contenga queste parole. Se lo trovate, ditemelo.

Analoga fandonia, sempre attribuita a John Podesta, è stata pubblicata oggi da RaiNews, secondo la quale Podesta avrebbe detto “Dobbiamo dire la verità sugli UFO” e avrebbe parlato di “divulgare i file sugli alieni” [aggiornamento: dopo uno scambio di tweet, RaiNews ha corretto quest’ultima frase in “file sugli UFO”]. Ma non c’è nessun tweet di Podesta che dica queste affermazioni.

Va chiarito che parlare di “file sugli UFO” non significa parlare per forza di incontri alieni: significa chiedere che vengano pubblicati i documenti governativi sugli avvistamenti di oggetti volanti non identificati. Oggetti che non è affatto detto siano veicoli alieni: anzi, si è visto che molti avvistamenti si riferiscono ad aerei militari ad alte prestazioni e molti altri hanno spiegazioni molto normali (per esempio la Luna; sì, l’ufologo Flavio Vanetti, sul Corriere, ha scambiato la Luna per un UFO e per questo è stato meritatamente sbugiardato al volo da Ufoonline.it).

Inoltre attribuire a Podesta la frase “dobbiamo dire la verità sugli UFO” implica, molto gravemente, che finora siano state detto solo bugie, cosa ben diversa dalla semplice speranza di desecretazione dichiarata dal consigliere di Obama.

Ed è proprio “Dobbiamo dire la verità sugli UFO” la frase attribuita a Podesta ieri dal Il Mattino, da Blitz Quotidiano (che attribuisce a Podesta anche le frasi “gli alieni esistono”“chi sostiene l’esistenza degli alieni pensa che il 2015 potrebbe essere un anno di svolta” e “i governi dovrebbero ammettere non solo che gli alieni esistono, ma che sono stati in contatto con loro per anni”, senza linkare la fonte) e da Leggo, a conferma che il copiaincolla regna sovrano nelle redazioni e nelle tastiere di coloro che si atteggiano a giornalisti e purtroppo dimostrano sempre più spesso di essere soltanto puttane del clic:

Rainews, 17 febbraio (versione pre-correzione)

Leggo.it, 16 febbraio

Il Mattino, 16 febbraio.
Persino la foto dell’alienaccio brutto è uguale a quella di Leggo.

Se solo i giornalisti imparassero a copiaincollare da fonti decenti, invece che dalle fabbriche di cialtronate, sarebbe già un passo avanti: infatti le vere dichiarazioni ufologiche di Podesta (che non includono alcuna affermazione di aver incontrato alieni o di doverlo ammettere, ma solo il già citato rammarico di non aver ottenuto la pubblicazione delle varie indagini governative sul fenomeno degli oggetti volanti non identificati) erano già state pubblicate dal New York Times il 16 febbraio, da Russia Today il 15 febbraio e dal Washington Post il 13 febbraio. Sarebbe bastato riprendere quelle. Ma sarebbe stato necessario dire addio ai clic generati dal sensazionalismo bugiardo.

Aggiornamento: al coretto stonato dei traduttori disinvolti s’è aggiunto l’inossidabile Vladimiro Bibolotti, che sul Fatto Quotidiano ha scritto il 18 febbraio (quindi dopo lo sbufalamento pubblico della “notizia”) che John Podesta ha parlato di “incontri con gli Extraterrestri”. Non solo: da buon fufologo, ritiene che la chiusura dell’account Twitter di Podesta “fa sospettare […] che forse le recenti dichiarazioni di Podesta, possono avere dato fastidio in certi ambienti”. Qualcuno dovrebbe spiegargli che l’account non è stato chiuso: è stato semplicemente rinominato perché Podesta cambia lavoro (va a fare il consulente elettorale per Hillary Clinton) ed è stato sostituito da Brian Deese, che quindi subentra all’account Twitter. Tutto qui. E il cambio di lavoro di Podesta è noto da ben prima delle sue dichiarazioni. Ma per i fufologi, tutto è prova di complotto.

Fonti aggiuntive: Doubtful News.

Anonymous, alieni e NASA: la fiera delle cretinate acchiappaclic

Anonymous, alieni e NASA: la fiera delle cretinate acchiappaclic

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora. Ringrazio mgaggio per la segnalazione. Pubblicazione iniziale: 2017/06/26 17:51. Ultimo aggiornamento: 2017/06/29 19:20.

No, la NASA non è in procinto di annunciare l’arrivo o la scoperta degli extraterrestri, anche se alcuni giornalisti allocchi (o pronti a prostituirsi per qualche clic) ne parlano come se fosse una certezza. I link seguenti portano a copie archiviate su Archive.is.

Repubblica (nella sezione Scienze, nientemeno, senza firma): Anonymous: “La Nasa sta per annunciare l’esistenza degli alieni”

Il Messaggero (a firma di Enzo Vitale; versione del 2017/06/27 alle 15:58 UTC, successivamente aggiornata estesamente): Anonymous: «Presto la Nasa rivelerà l’esistenza degli extraterrestri»

Corriere della Sera (a firma di Federico Cella, articolo successivamente aggiornato il 2017/06/27 15:59): «Gli alieni esistono», Anonymous anticipa la Nasa (ma stiamo calmi)

Huffington Post (senza firma, nella sezione Scienza): Anonymous hackera la Nasa: “È pronta a svelare l’esistenza degli alieni”

TGcom24 (senza firma): Anonymous, “Gli alieni esistono e la Nasa è vicina allʼannuncio”

La “notizia“ sarebbe che uno sconosciuto, che dice di far parte di Anonymous (cosa che può fare chiunque), ha pubblicato su Youtube un video in cui interpreta (rigorosamente a modo suo) una dichiarazione attribuita a Thomas Zurbuchen della NASA. Già questo basterebbe a liquidare la “notizia“ come una fesseria che non meriterebbe neanche un nanosecondo del vostro tempo e non dovrebbe occupare spazio in una testata giornalistica, se non per sbufalarla, ma pazienza.

Per fortuna ci sono anche giornalisti seri, che preferiscono ancora usare il mestiere invece di andare pigramente a caccia di clic. Questi giornalisti sono andati alla fonte originale, come bisognerebbe sempre fare. Lo hanno fatto quelli di The Independent, recuperando l’originale della dichiarazione di Zurbuchen, fatta il 26 aprile 2016 (quindi più di un anno fa, con buona pace di chi titola “è vicina all’annuncio”).

In questa dichiarazione, Zurbuchen elenca ai politici, di fronte ai quali sta facendo un resoconto dell’operato della NASA, le tante attività scientifiche in corso per la ricerca di vita extraterrestre e poi aggiunge che “con tutta questa attività legata alla ricerca della vita, in così tanti settori differenti, siamo vicini a una delle scoperte più profonde mai fatte” (“With all of this activity related to the search for life, in so many different areas, we are on the verge of one of the most profound discoveries, ever.”).

E se i giornalisti delle testate che cito sopra avessero cercato e letto tutta la dichiarazione originale, invece di fidarsi del pezzettino tagliato ad arte da un anonimo su Youtube, avrebbero notato che Zurbuchen mette assolutamente in chiaro che la NASA non ha affatto trovato segni di vita extraterrestre: dice infatti “anche se non abbiamo ancora trovato segni inconfutabili di vita altrove, la nostra ricerca sta facendo progressi notevoli…” (“while we haven’t found definitive signs of life elsewhere just yet, our search is making remarkable progress…”).

Inoltre sarebbe bastato un minimo di verifica per scoprire che lo sconosciuto non fa parte di Anonymous.

Tutto qui: un ciarlatano ha pubblicato su Youtube un video di cretinate sugli alieni. Ma alcuni giornali scelgono di parlarne lo stesso. In particolare, il titolo di Huffington Post (“Anonymous hackera la Nasa”) va descritto per quello che è, senza mezzi termini: una bugia. O se preferite la terminologia di oggi, una fake news. La NASA, infatti, non è stata hackerata da Anonymous in merito a questa vicenda.

Ancora una volta, troppe testate giornalistiche hanno sprecato un’occasione per dimostrare di offrire qualità e hanno preferito rincorrere e pompare una fandonia. Forse è questa la risposta al Paradosso di Fermi: gli alieni non ci vengono a visitare perché hanno letto i nostri giornali e hanno deciso che siamo troppo stupidi.

L’unica domanda da fare, a questo punto, è agli editori e ai giornalisti che hanno pubblicato questi articoli con questi titoli: non vi vergognate?


2017/06/26 18:40.
Poco fa è arrivata la precisazione diretta di Zurbuchen (grazie a @ufoofinterest per la segnalazione):

2017/06/27 20:00. Uno dei giornalisti che ho citato mi ha scritto via mail che riceverò comunicazioni dai suoi legali. Ho risposto che le leggerò con interesse.

2017/06/28 8:35. Ho aggiunto i link alle versioni aggiornate degli articoli delle testate citate.

2017/06/29 19:20. Per maggiore chiarezza, ho riformulato alcune frasi. Inoltre sottolineo che la mia critica si riferisce alle versioni dei titoli e degli articoli che erano online al momento della pubblicazione iniziale di questo mio articolo e non alle versioni successivamente modificate estesamente.