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Due chiacchiere alla radio con Beppe Grillo [UPD 2013/03/06]

Stamattina, grazie a Radio Città del Capo, ho avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere in diretta radiofonica con l’über-blogger italiano, Beppe Grillo, sia pure con l’ingrato compito di dovergli fare le pulci per alcune storie che aveva pubblicato, visto che si parlava di bufale mediatiche e il tema della trasmissione, intitolata Angolo B, era proprio “Vi fidate di Beppe Grillo?”

Abbiamo discusso insieme del cellulare cuociuova (il suo post; la mia indagine) e di 11 settembre (il suo post della lettera di Giulietto Chiesa, che scatenò in Italia tutta la questione del complottismo; le mie indagini e il relativo blog), e di come non soltanto il lettore, ma anche il blogger come pure il giornalista tradizionale, deve avere sempre più attenzione per la verifica delle informazioni e abituarsi a usare gli strumenti disponibili per fare queste verifiche. Può sembrare incredibile, ma spesso basterebbe una banale ricerca in Google per evitare figuracce.

Ho citato anche un paio di perle di testate “tradizionali” come Repubblica, con i suoi 235 milioni di morti ogni anno sulle strade e la falsa foto del grande blackout italiano del 2003, per far notare che non è affatto vero che l’informazione convenzionale è più affidabile di quella online; anzi, spesso è vero il contrario.

Chiaramente un articolo-bufala non invalida tutto il resto del lavoro giornalistico o “bloggeristico”, per cui non vorrei aver dato l’impressione di voler screditare Grillo in blocco; più semplicemente, ho cercato di ribadire la necessità di qualche verifica in più prima di pubblicare una notizia che può suscitare allarme o essere male interpretata. Anche a costo di rinunciare, ogni tanto, a qualche presunto scoop. Se ci riesce un bloggerino come me, a maggior ragione ci devono poter riuscire le corazzate dell’informazione.

Aggiornamento: La redazione mi dice che la registrazione del programma dovrebbe essere presente sul sito entro breve. Io per ora non l’ho trovata, ma sono di corsa: se siete più bravi di me, postate il link nei commenti, grazie!

Aggiornamento: Eccola.

Aggiornamento (2013/03/06): la versione di Radio Città del Capo non è più disponibile, per cui ho caricato la mia copia (MP3, circa 47 megabyte). Il confronto con Grillo, principalmente sulla metodologia d’indagine sull’11 settembre, parte a 10:00 circa.

Se siete arrivati qui da Matrix: le fonti

Se siete arrivati qui da Matrix: le fonti

Ultimo aggiornamento: 2017/01/18 11:15.

Nella puntata di stasera di Matrix (Canale 5) a 58 minuti dall’inizio ho parlato di due foto false pubblicate rispettivamente da Repubblica e dal Corriere: due piccoli esempi di come si lavora superficialmente e si fabbricano bufale anche nelle testate giornalistiche e non solo su Internet.

Questa è la foto falsa pubblicata dal Corriere (dettagli):

E questa è quella pubblicata da Repubblica (dettagli):

Entrambe le foto sono state rimosse senza scuse.

La questione del riconfezionamento delle notizie da parte di Facebook è descritta in dettaglio qui.

La bufala sulla dichiarazione di Briatore è analizzata in dettaglio da David Puente.

Sulla questione del Movimento 5 Stelle e le “scie chimiche”, questo è l’elenco dei promotori di interrogazioni parlamentari sull’argomento. Come noterete, le hanno presentate molti partiti, ma non il movimento di Grillo (fonte: Scie-chimiche.info):

  1. 2 aprile 2003. Italo Sandi, deputato dei Democratici di Sinistra; interrogazione a risposta scritta 4-05922.
  2. 27 ottobre 2003. Piero Ruzzante, deputato dei Democratici di Sinistra, insieme a Italo Sandi; interrogazione a risposta orale 3-02792 (link). Ruzzante, deputato DS, descrive (copia archiviata presso Archive.org) un’interrogazione “al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro della salute, al Ministro della difesa” e afferma che “è innegabile che queste scie non siano fenomeni naturali e non siano normali scie di condensazione…”. Ruzzante pubblica la risposta (copia archiviata presso Archive.org) del Ministro della Difesa.
  3. 3 febbraio 2005. Severino Galante, deputato dei Comunisti Italiani; interrogazione a risposta scritta 4-12711
  4. 31 maggio 2006. Davoli, Uras e Pisu (consiglieri di Rifondazione Comunista); interrogazione a risposta scritta n. 514/A al Consiglio Regionale della Sardegna. La risposta dell’Assessorato è consultabile qui.
  5. 13 giugno 2006. Gianni Nieddu, senatore dell’Ulivo; interrogazione al Senato 4-00053.
  6. 8 agosto 2007. Amedeo Ciccanti, senatore dell’UdC; interrogazione al Senato 4-02585.
  7. 20 dicembre 2007. Katia Bellillo, deputata dei Comunisti Italiani e già ministro agli Affari Regionali e alle Pari Opportunità); interrogazione 4-05994) al Ministero della Salute.
  8. 5 giugno 2008. Sandro Brandolini, deputato del Partito Democratico; interrogazione a risposta scritta 4-00280. All’interrogazione è stata data risposta il 5/9/2008.
  9. 17 settembre 2008. Antonio Di Pietro, deputato dell’Italia dei Valori; interrogazione a risposta scritta 4-01044. La risposta è datata 7/11/2008.
  10. 1 ottobre 2008. Sandro Brandolini, deputato del Partito Democratico; interrogazione a risposta scritta 4-01193. All’interrogazione è stata data risposta il 15/1/2009.
  11. 28 gennaio 2009. Sandro Brandolini, deputato del Partito Democratico, insieme ad Antonio La Forgia (Partito Democratico), Alessandro Bratti  (Partito Democratico) e Manuela Ghizzoni (Partito Democratico); interrogazione a risposta scritta 4-02154.
  12. 5 novembre 2009. Oskar Peterlini, senatore del Südtiroler Volkspartei; interrogazione 4-02216.
  13. 18 novembre 2009. Amedeo Ciccanti, deputato dell’UdC; interrogazione a risposta in commissione 5-02128.
  14. 22 febbraio 2011. Domenico Scilipoti, deputato di Iniziativa Responsabile; interrogazione a risposta scritta 4-10970.
  15. 6 novembre 2013. Interrogazione di Roberto Zaffini (Lega Nord) al consiglio regionale delle Marche. La risposta dell’assessore all’ambiente della Regione Marche, Maura Malaspina, è stata data il 21 gennaio 2014.

Un esempio di bufala non targata M5S: Roberto Maroni che pubblica una notizia-bufala proveniente dal sito di notizie false Corriere del Corsaro.

Se volete qualche elenco specifico di siti fabbricanti di bufale, provate quello di Butac.it e quello della Bufalopedia.

Infine, la questione del “clic destro” per verificare le immagini. Se usate Google Chrome, fate clic destro su un’immagine: comparirà un menu dal quale potrete scegliere una voce che permette di cercare l’immagine in Google Immagini, come in questo esempio (riferito al Chrome in inglese, ma il principio è lo stesso):

In alternativa c’è Tineye.com, che offre il “clic destro” di ricerca immagini nel suo archivio tramite un plugin per Firefox, Chrome, Internet Explorer, Safari e Opera.

Prima che arrivi il solito signor Sotuttoio Chitipaga: non ho ricevuto compensi per la mia presenza a Matrix. La benzina e l’autostrada da Lugano a Cologno e ritorno le ho pagate di tasca mia. Però Pinuccia, della produzione a Cologno, mi ha offerto un buon caffè. Di tasca sua.

Repubblica annuncia che “i pannelli solari nello spazio funzionano”

Repubblica annuncia che “i pannelli solari nello spazio funzionano”

Pubblicazione iniziale: 2023/10/25 16:11. Ultimo aggiornamento: 2023/10/26
10:47.

Meno male che c’è Repubblica che ci informa che
“i pannelli solari nello spazio funzionano” (copia permanente). Finalmente sulla Stazione Spaziale Internazionale smetteranno di usare i
generatori diesel?

Per chi non conoscesse la materia: sappiamo che i pannelli solari funzionano
nello spazio da almeno sessant’anni. Li usavano già i primi satelliti, come
per esempio
Vanguard 1
(1958). La Stazione ha da oltre vent’anni degli enormi pannelli
solari che la alimentano completamente.

Questa cretinata di Repubblica è scritta, fra l’altro, come titolo
di un articolo a pagamento. Scusate, editori di Repubblica, ma
perché dovrei pagare per leggere delle cretinate del genere? Magari poi salta
fuori che Elena Dusi ha scritto un bell’articolo, tecnicamente competente, che
spiega la vera notizia. Ma quel titolo da inetti rovina tutto.
Siete sicuri che lavorare coi piedi così sia un buon investimento? O state
solo temporeggiando in attesa di licenziare tutti e affidarvi a ChatGPT? 

Per chi volesse la vera notizia: i ricercatori dell’Università di
Swansea hanno sviluppato delle celle fotovoltaiche a base di
tellururo di cadmio
che coprono una superficie maggiore, pesano meno e generano molta più energia
rispetto alle tecnologie attuali paragonabili e sono relativamente economiche
da fabbricare. I ricercatori dell’Università del Surrey hanno progettato degli
strumenti che hanno misurato il rendimento di queste celle nello spazio, dove
sono state lanciate sei anni fa, dimostrando di essere resistenti alle
radiazioni e agli altri effetti dell’ambiente spaziale. Questi miglioramenti
prestazionali potrebbero consentire la realizzazione di grandi centrali
fotovoltaiche nello spazio a basso costo, che ritrasmetterebbero verso la
Terra l’energia raccolta.

La ritrasmissione avverrebbe usando fasci di microonde accuratamente puntati
verso stazioni riceventi al suolo. Questa soluzione avrebbe notevoli vantaggi
rispetto agli impianti fotovoltaici sulla Terra: scegliendo orbite opportune,
la centrale orbitante può ricevere la luce solare ininterrottamente, senza le
pause dovute al ciclo giorno/notte, senza le variazioni stagionali e senza le attenuazioni dell’atmosfera e delle condizioni meteorologiche, col risultato che la luce solare orbitale è in media oltre dieci
volte più intensa di quella al suolo. Inoltre l’energia
potrebbe essere recapitata direttamente a destinazione, senza elettrodotti,
anche in mezzo al deserto o in zone colpite da calamità, come spiega
questa pagina dell’ESA.

Il comunicato stampa originale è
qui
e l’articolo scientifico è
qui
(grazie a
@nabbo su
Mastodon per questi link;
link alternativo).

Secondo Repubblica, “shrapnel” è il nome di un proiettile. Difficile fidarsi di chi scrive come un incompetente

Secondo Repubblica, “shrapnel” è il nome di un proiettile. Difficile fidarsi di chi scrive come un incompetente

Pubblicazione iniziale: 2023/10/18 12:21. Ultimo aggiornamento: 2023/10/19 21:30.

“Loro dicono che il proiettile Shrapnel (esploso) è come il nostro e non è
come quelli Israeliani”
.
Scrive così Repubblica oggi
(copia permanente), trattando un
argomento serissimo come la distruzione di un ospedale pieno di persone nella
guerra Hamas-Israele. Ma nella frase originale “tradotta” da Repubblica la parola Shrapnel non è un nome proprio e non
indica un tipo di proiettile.

Il termine “shrapnel” indica semplicemente le schegge prodotte
dalla frammentazione di qualunque ordigno esplosivo. Il senso corretto della
frase
“They are saying that the shrapnel from the missile is local shrapnel and
not like Israeli shrapnel”

è
“Stanno dicendo che le schegge del proiettile [o razzo] sono schegge di tipo locale e
non simile alle schegge israeliane”
.

Non è chiaro, inoltre, se quell’“esploso” tra parentesi voglia essere
una traduzione (sbagliata) di Shrapnel o una precisazione per spiegare
che la conversazione riguarda l’ordigno che ha colpito l’ospedale.

Chiunque abbia tradotto quel dialogo dall’inglese all’italiano è un
incompetente, che qualcuno in redazione ha però piazzato a scrivere la cronaca
di una delle notizie più importanti del momento.

Questo è il modo in cui si lavora nelle redazioni dei giornali in Italia.
Questo è il motivo per cui leggere le testate generaliste è una totale perdita
di tempo. Questi sono i giornali che dovrebbero difenderci dalle
fake news e invece sembrano impegnatissimi a fabbricarle. Che pena.

Repubblica ficca le scie chimiche nel titolo e nell'articolo. Giornalismo nell’era della SEO

Repubblica ficca le scie chimiche nel titolo e nell’articolo. Giornalismo nell’era della SEO

Ah, il giornalismo. Quello che ci salva dalle fake news e dai deliri dei
complottisti. Come no.

Sarebbe stato difficile scrivere “scie degli aerei” o
“scie di condensazione” invece di questa cretinata complottista? Certo
che no.

Ma allora addio clic e addio piazzamento ottimizzato nei motori di ricerca (SEO), vero? E
infatti qui si fa addirittura poker di parole chiave: Google, Bill Gates, scie
chimiche e intelligenza artificiale. Manca solo Diletta Leocosa o Emily
Ratatouille o come diavolo si chiamano (non cito i cognomi per non fare SEO a mia volta).

Il giornalismo dovrebbe chiedersi se sia più importante fare informazione o
prostituirsi al clic pubblicitario. Alcuni sembrano aver già fatto una scelta molto chiara.

Copia permanente per gli increduli: https://archive.is/y0r6I. Mi rifiuto di linkare l’originale.

Giornalismo a neurone spento: Repubblica e TGCom24 ci regalano radar subacquei e tiro di confetti

Giornalismo a neurone spento: Repubblica e TGCom24 ci regalano radar subacquei e tiro di confetti

Diciamolo: ChatGPT queste scemenze non le avrebbe scritte.

“Un sottomarino utilizzato per portare gruppi di turisti in visita al relitto del Titanic è scomparso dai radar […] Il sommergibile uscito dai radar […]” Fonte: TgCom24. Copia permanente.

“Quando nel novembre di due anni fa venne eletto Amer Ghalib, primo sindaco musulmano di origine yemenita negli Stati Uniti, i Democratici scesero per strada e lanciarono confetti al suo passaggio”. Fonte: Licia Corbolante. Copia permanente.
Antibufala: Repubblica e lo spostamento dell’asse terrestre causato dall’estrazione umana dell‘acqua. Spoiler: è di 78 centimetri in 17 anni

Antibufala: Repubblica e lo spostamento dell’asse terrestre causato dall’estrazione umana dell‘acqua. Spoiler: è di 78 centimetri in 17 anni

Repubblica titola oggi che “Gli umani hanno estratto talmente tanta acqua dal sottosuolo che l’asse della Terra si è spostato”, secondo “una ricerca degli scienziati dell’università di Seul”. Peccato che il titolo non dica a quanto ammonta questo spostamento. 

Ve lo dico subito, così vi risparmio la fatica e l’ansia: settantotto centimetri. Nel corso di 17 anni. Quando lo spostamento annuo dell’asse di rotazione terrestre è di diversi metri. Il testo dell’articolo, nel disperato tentativo di dare spessore alla notizia, parla di “quasi un metro”.

Copia permanente: https://archive.is/7o6ne.

Insomma, la notizia, detta così, è quella che in gergo tecnico si chiama minchiata sesquipedale. O, se preferite, catastrofismo acchiappaclic. Dipende se pensate che titolare in questo modo sia semplicemente inettitudine redazionale o una scelta intenzionale.

Peccato, perché lo studio in sé sarebbe anche abbastanza interessante. Ma Repubblica non ne cita gli autori, non ne linka la fonte, non dà insomma al lettore nessuno strumento per approfondire la notizia. Perlomeno non lo fa nella parte pubblicamente consultabile dell’articolo a firma di Enrico Franceschini, perché questo pezzo è, si badi bene, “contenuto per gli abbonati premium”, per la gente che paga, non per i plebei straccioni che leggono aggratis e si sorbiscono pubblicità e tracciamento commerciale.

L’unica informazione fornita nella parte pubblica dell’articolo di Repubblica è che lo studio è “una ricerca di scienziati dell’università di Seul citata dal sito americano di informazione Axios.” Mettere un link proprio no, vero?

E va bene: andiamo in Google, scriviamo “axios seoul university earth axis”, e troviamo l’articolo:

https://www.axios.com/2023/06/17/groundwater-removal-tilted-earth-315-inches

Axios, a differenza di Repubblica, linka eccome. Cita il nome di un geofisico, Ki-Weon Seo, e linka il comunicato stampa. Visto? Non è mica così difficile. Axios dimostra che linkare le fonti non è peccato mortale e non fa crescere i peli sulle mani.

https://news.agu.org/press-release/weve-pumped-so-much-groundwater-that-weve-nudged-the-earths-spin

Il comunicato stampa a sua volta linka l’articolo scientifico, pubblicato su Geophysical Research Letters il 15 giugno 2023 e pubblicamente accessibile:

https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1029/2023GL103509

Il titolo è “Drift of Earth’s Pole Confirms Groundwater Depletion as a Significant Contributor to Global Sea Level Rise 1993–2010” e gli autori sono Ki-Weon Seo, Dongryeol Ryu, Jooyoung Eom, Taewhan Jeon, Jae-Seung Kim, Kookhyoun Youm, Jianli Chen e Clark R. Wilson. Il link DOI è questo:

https://doi.org/10.1029/2023GL103509

Leggendo la pubblicazione scientifica originale invece del riassuntino di Enrico Franceschini emerge che lo spostamento è appunto di settantotto centimetri e si riferisce all’effetto cumulativo avvenuto nel corso di quasi vent’anni, dal 1993 al 2010, e ascrivibile all’estrazione umana dell’acqua dal sottosuolo. Il comunicato stampa sottolinea che il polo di rotazione normalmente varia di diversi metri nel corso di un anno (“The rotational pole normally changes by several meters within about a year”). E quindi non c’è pericolo che l’estrazione dell’acqua possa far spostare le stagioni (“changes due to groundwater pumping don’t run the risk of shifting seasons”).

Il fatto che gli scienziati siano capaci di misurare variazioni così incredibilmente piccole (meno di un cinquantamilionesimo della circonferenza terrestre) dovrebbe essere già degno di notizia e ammirazione, e il fatto che noi umani estraiamo dal sottosuolo così tanta acqua da avere un effetto piccolissimo ma misurabile sulla rotazione dell’intero pianeta dovrebbe far riflettere. Ma se non si fanno titoli strillati e sensazionali, addio lettori.

Una Tesla in Cina “ha iniziato a correre all'impazzata in strada”, secondo Repubblica. Non proprio

Una Tesla in Cina “ha iniziato a correre all’impazzata in strada”, secondo Repubblica. Non proprio

Pubblicazione iniziale: 2022/11/15 2:02. Ultimo aggiornamento: 2023/03/01 11:15.

È arrivata anche sui media italiani la notizia di un incidente mortale
avvenuto in Cina alcuni giorni fa. Per come ne parla per esempio
Repubblica, una Tesla Model Y avrebbe
“iniziato a correre all’impazzata in strada”, come se l’auto avesse
fatto tutta da sola. Lo stesso articolo descriveva inizialmente Elon Musk come
un “magnate russo” [sic], come si vede nello screenshot qui accanto,
quindi potete immaginare con quanta cura sia stato redatto.

Dell’incidente parla anche la Rai in un
servizio
che parla di una “Tesla che provoca un incidente mortale”, anche qui
come se il veicolo avesse agito in totale autonomia. Ma in realtà c’era un
conducente a bordo.

Né Rai né Repubblica, dopo aver mostrato il video impressionante e
acchiappaclic dell’incidente, hanno ritenuto utile informare i loro lettori
dei dettagli tecnici della vicenda, limitandosi a uno scarno riassunto che
include il triste bilancio di due morti e tre feriti. Questa scelta lascia
facilmente nel lettore l’impressione che l’auto sia impazzita e che per
estensione i veicoli elettrici a guida assistita (spesso erroneamente
descritti come “a guida autonoma”) siano pericolosi e incontrollabili.
Provo a chiarire come stanno realmente le cose.

Ho scelto di non incorporare qui il video ma di descriverlo, perché è davvero
spaventoso e non voglio attirare clic morbosi. Chi vuole esaminarlo può farlo
per esempio
qui oppure
qui. Il video mostra
l’intera sequenza dell’evento, ricostruita montando le riprese delle
numerosissime telecamere di sorveglianza situate lungo il percorso dell’auto.

Nel video si vede che la Model Y dapprima accosta a bassa velocità, quasi si
ferma al lato della strada, e poi ritorna in carreggiata, accelerando
bruscamente e quasi investendo un ciclista, scansando con una violenta
sterzata una persona in scooter e poi sfrecciando a velocità sempre più
sostenuta lungo la strada rettilinea che attraversa il centro abitato,
investendo in pieno un motociclista e di striscio un ciclista e poi colpendo
frontalmente un furgone. La collisione la fa sbandare e concludere la propria
corsa contro degli oggetti sul ciglio della strada dopo circa due chilometri e
mezzo. L’intera sequenza dura una trentina di secondi.

L’incidente è avvenuto a Chaozhou, nella provincia di Guangdong, nella Cina
meridionale. Il video riporta la data del 5 novembre 2022.

Nel video non si vede nessuna accensione delle luci posteriori di frenata. Un
membro della famiglia del conducente (che è un uomo di 55 anni, che ha
riportato delle ferite) ha dichiarato che il pedale del freno dell’auto non
rispondeva e che anche quando il conducente ha cercato di mettere l’auto in
Park il veicolo ha continuato la propria corsa.

Tesla, che ha i dati di telemetria dell’auto, dichiara invece (secondo Tesmanian) che non è vero
che i freni non funzionavano. La telemetria, dice, indica che l’acceleratore è stato
premuto a fondo e che il conducente non ha agito sul pedale del freno. Gli
stessi dati indicano anche che il conducente ha premuto quattro volte il
pulsante Park e che le luci di frenata si sono accese e spente brevemente.
Sulle Tesla, tenere premuto a lungo il pulsante Park mentre si è in moto
produce l’arresto del veicolo.

Secondo i media locali (Cnevpost; Global Times), che pubblicano altre foto dell’incidente, il conducente aveva accostato
davanti al negozio di materiali da costruzione che gestisce e quando ha
premuto il pedale del freno ha notato che era troppo duro per consentire di
fermare completamente l’auto. Gli ultimi 1400 metri circa sarebbero stati
percorsi dopo che la gomma anteriore sinistra era scoppiata. Il conducente è
un ex camionista e la Tesla distrutta è la sua. La polizia locale ha escluso
che il conducente fosse sotto l’effetto di alcol o farmaci.

Questi sono i fatti noti fin qui.

—-

Le congetture intorno all’incidente abbondano. Molti hanno ipotizzato che si
sia trattato di un malfunzionamento del sistema di guida assistita (non
autonoma), il cosiddetto Autopilot, ma né il conducente né Tesla hanno
dichiarato che il sistema fosse attivo. In ogni caso, l’assistenza di guida
non può assolutamente comportarsi nel modo che si vede nel video. Gli
sbandamenti e le accelerazioni violente che si vedono nelle immagini non sono
compatibili con l’Autopilot, e comunque qualunque pressione sul pedale del
freno avrebbe disattivato immediatamente l’assistenza di guida.

Un’altra ipotesi è che l’auto abbia iniziato ad accelerare per qualche suo
guasto profondo e la potenza del motore abbia reso vano l’uso dei freni. Ma
dal video si vede che gli stop non si sono accesi se non fugacemente, e di
fatto i freni di qualunque autoveicolo sono progettati per superare anche la
massima potenza del motore.

Una terza ipotesi è che qualche grave difetto nel software di gestione del
veicolo abbia fatto “impazzire” la Tesla, dando massima potenza al motore e
inibendo i freni. Per capire quanto uno scenario del genere sia implausibile,
bisogna tenere presente tre cose:

  • I freni sulle Tesla sono un sistema completamente meccanico, che funziona
    anche senza alimentazione elettrica semplicemente premendo il pedale
    apposito. Il software non ha alcun modo fisico di “inibire” i freni. Può
    solo dare comandi di attivazione della frenata, ma non può scavalcare
    il pedale del freno. Il rilascio del pedale è un meccanismo a molla: gli
    attuatori comandati dal software possono solo agire premendo sul
    pedale.
  • Per l’accelerazione, il software ha una serie di controlli incrociati
    severissimi. Qualunque manovra che comporti per esempio accelerazioni
    eccessive, livelli di potenza erogata non accettabili o qualunque altra
    condizione anomala viene semplicemente respinta. In casi estremi, il sistema
    di gestione della batteria (BMS) può addirittura staccare
    completamente l’alimentazione elettrica dei motori tramite un
    fusibile pirotecnico non riattivabile.
  • Tesla stessa
    spiegava
    già nel 2020 che
    “l’auto accelera se, e solo se, il conducente le dice di farlo, e
    rallenta o si ferma quando il conducente agisce sui freni… i pedali
    dell’acceleratore delle Model S, X e 3 hanno due sensori di posizione
    indipendenti, e se si verifica qualunque errore il sistema ha come default
    l’azzeramento della coppia del motore. Analogamente, se si agisce
    contemporaneamente sul pedale del freno e su quello dell’acceleratore,
    l’input dell’acceleratore verrà scavalcato e la coppia al motore verrà
    azzerata, e a prescindere dalla coppia una frenata persistente fermerà
    l’auto.”

La quarta ipotesi circolante (senza la minima prova) è che Tesla abbia alterato la registrazione della
telemetria in qualche maniera per esonerarsi. Il problema di quest’idea è che
il modo in cui sono scritte queste registrazioni (i log) è
serializzato, ossia una riga dipende dal contenuto della precedente, e le registrazioni contengono moltissimi parametri ripetuti e riferimenti incrociati
(l’accelerazione, per esempio, viene registrata dall’accelerometro, dai
pedali, dal sensore di coppia, eccetera); ho visto personalmente questi file (della mia Tesla Model S e di altre Tesla) e sono complicatissimi da leggere anche dopo la decodifica.

Qualunque alterazione dei log sarebbe
complicatissima, con effetti a cascata che la rivelerebbero, e andrebbe fatta
anche sulla copia dei dati registrata localmente nella memoria dell’auto
dopo che il veicolo è stato distrutto dall’incidente (o la memoria
locale dovrebbe essere azzerata per “dimenticare” cosa è successo). Una
strategia non impossibile, ma tecnicamente troppo onerosa e con il rischio di
essere smascherati pubblicamente (come dimostrato dal Dieselgate).

Ma allora come si potrebbe spiegare quello che si vede nel video?

Premetto che quanto segue è semplice congettura ragionata, sulla base dei dati
disponibili finora, e come tale andrà sicuramente riesaminata quando saranno
disponibili gli esiti delle perizie esterne già commissionate.

A mio avviso, la spiegazione meno irragionevole è che il conducente abbia
semplicemente premuto per errore l’acceleratore pensando di premere il freno e
poi, vedendo che l’auto continuava ad accelerare, preso dal panico abbia
continuato a premere a fondo l’acceleratore credendo di agire sul pedale del
freno. So che a mente fredda questo può sembrare impossibile, ma va
considerato che ogni anno negli Stati Uniti avvengono
oltre 16.000 incidenti causati da conducenti che scambiano
l’acceleratore per il freno
, secondo
dati dell’ente NHTSA del 2015. E questo avviene senza che ci siano di mezzo veicoli elettrici o sistemi di guida assistita.

In media, insomma, 43 volte al giorno un automobilista americano preme l’acceleratore
al posto del freno e causa un incidente. Capita anche in Europa, come mostra
per esempio
questo incidente a Roma. Non si tratta di una Tesla.

Gli stessi dati dell’NHTSA notano che in 40 anni di indagini sugli episodi di
accelerazione improvvisa non intenzionale
“non sono mai stati identificati difetti del veicolo che possano causare
avarie improvvise sia dell’acceleratore sia dei freni”
. La colpa è risultata sempre un errore del conducente, causato da
distrazione, calzature non adeguate, cattive abitudini di posizionamento del
piede sul freno che lo fa scivolare dal pedale del freno verso quello
dell’acceleratore, e così via. 

Per esempio, Toyota fu al centro di una
serie di casi di accelerazione improvvisa involontaria dal 2009 al 2011: le indagini appurarono che c’erano difetti nei tappetini e nei pedali che
in alcune circostanze potevano facilitare errori, ma i casi esaminati
risultarono essere imputabili soprattutto a un errore di azionamento dei
pedali da parte del conducente. 

Tuttavia un‘intervista al conducente, pubblicata in inglese su Cnevpost.com, gli attribuisce delle dichiarazioni precise che ribadiscono la sua tesi:

  • Non era al telefono.
  • Quando ha accostato, ha tolto il piede dall’acceleratore e lo ha messo sul freno, ma ha avvertito che la frenata elettromagnetica rigenerativa (il “freno motore” delle auto elettriche) era differente dal solito e quindi ha iniziato a premere il freno, sentendolo duro. Ha premuto il pedale due volte, senza successo. A questo punto il veicolo stava ancora procedendo molto lentamente.
  • Avvertendo che l’auto stava funzionando in modo anomalo, ha premuto il pulsante Park. È a questo punto che l’auto ha accelerato.
  • Ha premuto il freno con tutte le sue forze e ha sterzato per evitare un motociclista.
  • Ha tenuto il piede sul freno, sperando che riprendesse a funzionare e cercando un ostacolo contro il quale fermare la corsa del veicolo, ma a questo punto stava procedendo già a oltre 100 km/h e quindi non ha potuto fare altro che tentare di evitare gli altri occupanti della strada.
  • Ha perso i sensi dopo lo schianto.
  • Ha effettuato un esame del sangue appena ricoverato in ospedale.
  • Il rumore di clacson che si sente nel video non è suo; aveva entrambe le mani sullo sterzo e con le dita stava premendo il pulsante Park sulla levetta che sporge dal piantone.

Se le dichiarazioni del conducente corrispondono a quanto effettivamente accaduto, restano aperte le ipotesi di un difetto intrinseco dei veicoli di questo tipo che si manifesta solo in occasioni molto rare, di una modifica effettuata o di un danno subìto inavvertitamente. Ma resta da capire come un difetto, una modifica o un danno possano avere un effetto così catastrofico e contemporaneo sul sistema di guida e sull’impianto frenante.

—-

2023/03/01 11:15. Su Twitter è stata pubblicata quella che sembra essere la perizia sull’incidente. Secondo i tweet che la descrivono, l’acceleratore è stato premuto a fondo per tutto il tempo e i freni non sono stati mai azionati. Sembra la tipica situazione di errore del conducente; l’alternativa è ipotizzare che la perizia sia falsa o che Tesla abbia alterato i dati.

Fonti aggiuntive:
Reuters,
Teslarati,
RSI, Jason Hughes,
Electrek.

Per Repubblica, gli oggetti volanti in atmosfera sono in orbita

Per Repubblica, gli oggetti volanti in atmosfera sono in orbita

Repubblica insiste a chiedere soldi in cambio di parole in libertà. Oggi Gianluca Modolo ci insegna che gli oggetti abbattuti nei cieli statunitensi e canadesi erano in orbita.

Contenuto “riservato agli abbonati premium”, mi raccomando. Qui non c’è neanche la scusa flaccida del “contenuto gratuito quindi cosa pretendi”: qui gli utenti pagano. E Repubblica ricambia così.

ANSA e l'astronomia; Repubblica e il rispetto per la morte

ANSA e l’astronomia; Repubblica e il rispetto per la morte

Siamo nel 2023 e ANSA fa lavorare gente che crede che la Luna abbia una faccia perennemente al buio.

Intanto Repubblica fa tweet come questo (poi rimosso) e l’URL originale della notizia ribadisce il concetto: https://video.repubblica.it/edizione/milano/lecco-cadavere-di-una-donna-trovato-morto-in-auto-sulal-riva-del-lago-i-rilievi-della-polizia/437585/438551