Oggi mi è arrivata questa simpatica mail da Youtube.
Hi Paolo Attivissimo,
During a recent review, our team of policy specialists carefully looked over the videos you’ve uploaded to your channel Paolo Attivissimo. We found that a significant portion of your channel is not in line with our YouTube Partner Program policies. As of today, your channel is not eligible to monetize and you will not have access to monetization tools and features. Please go to your monetization page to read more about the specific policy our specialists flagged.
We know this is tough news, and sometimes we have to make difficult decisions. We have a responsibility to ensure our community is safe for creators, viewers and advertisers. At the same time, we understand that you may have unintentionally made mistakes. That’s why you’ll be able to reapply for the YouTube Partner Program in 30 days. This 30-day time period allows you to make changes to your channel to make sure it’s in line with our policies.
Ho cliccato sull’apposito link per sapere quale “specific policy” avrei violato secondo i “policy specialist” di Youtube, e ho ottenuto questa risposta ancora più simpatica: sarei colpevole di “Riutilizzo di contenuti altrui senza valore didattico aggiunto o commenti originali significativi.”
Cliccando sulle “ulteriori informazioni” non mi viene detto quali video sarebbero “senza valore didattico aggiunto o commenti originali significativi”.
Avevo attivato la monetizzazione per vedere il funzionamento. Questi sono i risultati per i quali dovrei, secondo Youtube, rivedere i miei video per capire dove “posso aver commesso errori non intenzionalmente”.
In sei mesi, ben sei dollari e spicci. Certo, Youtube, perdonami, cambierò per te.
Con questa ennesima trovata la mia pazienza è finita: non è la prima volta che Youtube mi causa problemi e perdite di tempo. I suoi controlli sul copyright sono diventati vessatori e ridicoli (specialmente con il mio documentario Moonscape, che è stato bersagliatoripetutamente) e i suoi commenti sono una cloaca di complottisti, odiatori e imbecilli. Per cui lascio su Youtube quello che ho già pubblicato, in modo da non rovinare le pagine che hanno linkato o incorporato i miei video, ma non pubblicherò più nulla e bloccherò i commenti ai video che ho pubblicato.
Se siete Youtuber o aspiranti Youtuber, valutate bene se vale la pena di investire così tanto tempo in questa macchina tritacarne senza volto.
Se dovrò pubblicare qualcosa in video, lo troverete su Vimeo. Che pago di tasca mia, ma che non mi rompe l’anima, non mi fa perdere tempo e non infligge pubblicità a chi guarda i miei video.
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2023/09/12. Mi ero dimenticato di questa mia promessa di non pubblicare proprio più nulla su YouTube. I commenti li ho effettivamente bloccati, ma qualche piccolo video l’ho pubblicato alla spiccia. Scusate l’incoerenza: ero troppo incazzato.
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C’è un tipo di spam particolare che sta diventando più frequente: i
video fraudolenti su YouTube. Video che vengono addirittura consigliati da
YouTube ai suoi utenti.
Si tratta di video che sembrano pubblicati da aziende molto conosciute ma sono
in realtà creati da truffatori che prendono immagini, nomi e marchi di queste
aziende e riconfezionano il tutto in modo che lo spettatore creda di assistere
a una nuova comunicazione aziendale, per esempio l’annuncio di un nuovo
prodotto, mentre in realtà gli viene proposto del materiale video vecchio al
quale viene aggiunto un link che porta alla truffa vera e propria.
La cosa assurda, appunto, è che questi video finiscono fra quelli consigliati
allo spettatore da YouTube perché rispecchiano i suoi interessi.
Per esempio, nei video che mi vengono consigliati da YouTube mi è comparso
l’avviso di un video in diretta il cui titolo parlava di SpaceX, la società
spaziale di Elon Musk, e annunciava un aggiornamento da parte di Musk stesso
sul lancio del razzo gigante Falcon Heavy, un argomento che effettivamente mi interessa. L’account che presentava il video
aveva il marchio di Tesla, altra azienda di Musk, e si faceva chiamare Tesla Academy.
Adesso sapete quali sono i miei interessi, almeno quelli che YouTube crede che siano i miei interessi.
Facendo scorrere il video, però, mi sono accorto che non era affatto una diretta, ma era una replica di una presentazione fatta da Elon Musk tempo fa, ed è comparso in sovrimpressione un codice QR insieme all’immagine di un tweet di Elon Musk che diceva “La tua vita cambierà entro pochi minuti se scansionerai il codice QR. Non è uno scherzo.”
Inoltre nei commenti erano stati fissati alcuni messaggi che parlavano di un grande giveaway, ossia di una distribuzione di regali da parte di Musk. Addirittura veniva proposto di raddoppiare le proprie criptovalute nel giro di “3-5 minuti” se si scansionava il codice QR mostrato nel video o si seguiva un link, citato nei commenti, per partecipare a questa elargizione.
Cliccando sul link o seguendo il codice QR si veniva portati a un sito contenente un annuncio, con tanto di logo di SpaceX e ritratto di Elon Musk, che spiegava i dettagli della partecipazione. Per raddoppiare le proprie criptovalute era sufficiente inviarle al sito.
Ovviamente si trattava di una trappola: se avessi abboccato, avrei mandato dei soldi non a SpaceX o a Elon Musk ma a degli sconosciuti, che sicuramente avrebbero fatto qualunque cosa tranne rimandarmene il doppio. Ho quindi segnalato a YouTube che si trattava di spam, usando l’apposita funzione e scegliendo la sezione “Spam o ingannevole” e poi “Truffe o frodi”, e infine ho descritto le ragioni della segnalazione.
YouTube ha rimosso il video poco dopo, a dimostrazione che segnalare questi truffatori funziona, ma resta un problema di fondo: YouTube non ha fatto prevenzione e ha accettato che venisse creato un utente il cui nome era un marchio registrato e la cui icona era anch’essa un marchio registrato, e ha inserito questo video truffaldino fra i consigliati, dandogli evidenza e visibilità, senza controllare se provenisse davvero dall’account dell’azienda titolare dei marchi.
Questa promozione da parte di YouTube di un video di truffatori è quindi molto pericolosa, perché conferisce credibilità al tentativo di frode. Se incontrate altri video di questo genere, segnalateli a YouTube, e avvisate i vostri conoscenti di questo fenomeno: non ci si può fidare ciecamente dei video consigliati da YouTube.
Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “ilpiro73” e “paleari”. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2006/11/22.
Nella puntata di stamattina del Disinformatico (RSI Rete Tre, ore 11) parliamo della diffida di Youtube agli utenti: i video non si devono scaricare e conservare, è questione di diritto d’autore e di contratto, come raccontato da Punto Informatico. Abbastanza ironico, detto da un sito che ha tratto gran parte della propria fortuna commerciale dalla pubblicazione di spezzoni di programmi e film altrui. Oltretutto, visto che le funzioni di scaricamento dei video sono direttamente integrate in molti browser (Safari, per esempio), sarà molto difficile vietarne l’utilizzo o bandire i programmi che consentono di salvare i filmati.
E se volete un esempio forte dei motivi per cui a volte è buona cosa registrare e conservare i video di Youtube e affini, guardate questo video che mostra uno studente della UCLA che viene colpito ripetutamente con le scosse elettriche del Taser dagli addetti alla sicurezza della biblioteca universitaria, persino quando è già ammanettato e a terra, semplicemente perché non aveva la tessera di riconoscimento dell’università.
Senza questo video, sarebbe una questione di “la mia parola contro la tua”, un’accozzaglia di testimonianze magari contraddittorie: grazie agli onnipresenti e spesso contestati telefonini con telecamera, invece, abbiamo filmati che permettono di ricostruire chiaramente la dinamica degli eventi, che risulta molto imbarazzante per gli addetti alla sicurezza, come descritto qui (in inglese). E se gli utenti se lo salvano sul proprio computer, si evita il rischio che qualcuno a cui il video dà fastidio lo faccia sparire.
Per quanto riguarda la bufala della settimana, è a tema storico: molti pensano che Internet sia nata da un progetto militare per realizzare una rete di comunicazioni a prova di attacco nucleare, ma non è così. Internet nacque nei primi anni Sessanta come progetto per interconnettere i grandi computer delle università statunitensi. Fu soltanto in seguito, sulla base di un articolo intitolato “On Distributed Communications Networks” di Paul Baran, che descriveva la struttura della rete accademica e segnalava il potenziale militare della sua struttura distribuita, che nacque l’interesse del Dipartimento della Difesa statunitense.
Il tema principale della puntata è anch’esso storico: l’occasione dei sedici anni di Web fa da spunto per una carrellata di momenti clou della nascita della Rete, che è cosa ben differente dal Web. Ecco alcuni dei momenti citati nel programma:
1962: J.C.R. Licklider e W. Clark, dell’MIT, pubblicano l’articolo “On-Line Man Computer Communication”, che getta le basi di una rete, chiamata ambiziosamente Galactic Network (“rete galattica”).
1969: il 20 ottobre viene effettuato il primo login remoto fra due computer. Il professor Leonard Kleinrock, considerato da molti il padre di Internet, riesce a far dialogare il proprio computer alla University of California di Los Angeles con un altro computer in un centro di ricerca separato, a Stanford, vicino a San Francisco. Pochi istanti dopo l’invio del messaggio (costituito in tutto da due lettere), il computer va in crash. Più tardi, quello stesso giorno, viene stabilito un login completo e corretto.
1971: a ottobre, Ray Tomlinson invia il primo vero e-mail su Internet (anche se la rete non ha ancora questo nome). Tomlinson sta giocherellando con SNDMSG, un programma che consente lo scambio di messaggi fra utenti dello stesso computer. Crea un metodo per scambiare file fra computer distinti, e successivamente migliora il metodo in modo da poter consentire anche l’invio di messaggi. Risale quindi a questo periodo il primo scambio di e-mail. Tomlinson non ricorda il contenuto del fatidico primo messaggio, perché non riteneva che si trattasse di un evento particolarmente importante.
1972: nasce la chiocciolina. L’e-mail non era prevista come funzione primaria della Rete, nata infatti per collegare fra loro i computer, non le persone. L’e-mail viene introdotta quasi per sbaglio, come accessorio. Bisogna scegliere un carattere che, nell’indirizzo di un utente, separi il nome dell’utente dal nome del computer presso il quale risiede; il già citato Ray Tomlinson nota la chiocciolina sulla tastiera della propria telescrivente, e nota che questo simbolo in inglese si legge “at”, che significa “al valore di” ma anche “presso”; gli viene spontaneo pensare che sarebbe carino se gli indirizzi di e-mail fossero del tipo “utente presso computer”, che in inglese è appunto “user AT computer”. Ed è per questo che gli indirizzi di e-mail usano la chiocciolina.
1978: il 3 maggio viene inviato il primo e-mail classificabile come spam. Gary Thuerk, un venditore della DEC (un grosso calibro dell’informatica dell’epoca), invia indiscriminatamente a tutti gli utenti di Arpanet, una delle reti da cui poi nascerà Internet, l’invito a partecipare alla presentazione del nuovo computer della sua azienda. La reazione della comunità della Rete non si fa attendere: un coro di proteste quasi unanime, con l’eccezione di un giovane Richard Stallman (quello del software libero, della licenza GPL, e di GNU), che inizialmente non capisce perché ci si scaldi tanto.
Ed ecco qualche immagine di com’era Internet nel 1994 per la maggior parte dei comuni mortali.
Il Web in formato testo: il browser risiedeva sul computer remoto. Visualizzare immagini? Scaricare filmati? Manco per sogno.
Prima di Firefox, prima di Internet Explorer, il padrone della Rete era Netscape: grande emozione nel poter vedere da casa le immagini meteo dai satelliti (ottobre 1995):
E questa grafica ci sembrava fantasticamente evoluta (luglio 1995):
Prima ancora di Netscape, c’era però Mosaic:
E questo è il Web come lo vedeva nel 1993 il computer NeXTCube di Tim Berners-Lee, uno dei padri del Web insieme a Robert Caillau:
E una di Robert Caillau (sullo schermo si vede il logo originale del WWW, costituito da tre lettere W sovrapposte e sfalsate):
La prima immagine pubblicata sul Web: il “gruppo musicale” del CERN, Les Horribles Cernettes (1992):
Per quanto riguarda invece il presente, ho ricordato due appelli-bufala che circolano in questi giorni e secondo i quali non bisogna assolutamente accettare comunicazioni da indirizzi come “redeimorti” o (in versione curiosamente ridotta) “redeirti”, pena morte e devastazione del computer. Ripeto: sono bufale, come lo sono tutti gli allarmi di questo genere. Non è dall’indirizzo del mittente che si capisce se un messaggio è ostile o no: ci sono tecniche ben più sofisticate, e diffondere appelli contro indirizzi specifici rischia di creare un pericoloso senso di falsa sicurezza (“ah, questo non viene da ‘redeimorti’, quindi è sicuro”…).
Aggiornamento 2006/11/22: è disponibile il podcast della puntata.
Si parla molto, ultimamente, di lasciare i social network: troppo ficcanaso e
troppo tossici nel loro favorire l’odio, la lite e l’aggressività. Se per caso
state meditando di chiudere un account social ma non volete perdere tutte le
foto e i contatti che vi avete accumulato, Intego ha pubblicato un articolo molto dettagliato
che spiega come fare per Facebook, Instagram, Twitter, YouTube, WhatsApp,
TikTok e molti altri. Questa è una sua sintesi con i link essenziali.
YouTube. YouTube fa parte di Google, per cui l’account YouTube è legato
all’account Google. Per eliminare il proprio account YouTube occorre quindi eliminare il proprio account Google, ma attenzione, perché eliminare un account Google significa perdere anche
Gmail, Google Drive e molti altri servizi. Però si può eliminare un canale YouTube
lasciando intatto tutto il resto. Non c’è modo di fare una disattivazione
temporanea; si può scaricare una copia dei propri dati andando a takeout.google.com.
WhatsApp. Si può eliminare l’account
ma non è prevista la disattivazione temporanea. I dati possono essere scaricati
tramite un backup.
TikTok. La disattivazione temporanea non è prevista; si può eliminare
l’account scegliendo la gestione account dal menu che compare cliccando sulle
tre barrette orizzontali in alto a destra. Per scaricare i propri dati
può essere necessario aspettare fino a 30 giorni.
SnapChat. Eliminare
definitivamente un account SnapChat è facile; per disattivarlo temporaneamente
(per 30 giorni) basta chiederne l’eliminazione e poi rientrare nell’account
prima che siano trascorsi 30 giorni. Non sembra esserci un modo per scaricare
i propri dati.
Twitter. Si può chiedere la disattivazione
per un periodo di 30 giorni; se non si accede all’account per tutto questo
periodo, l’account viene eliminato. Si può scaricare una copia dei propri dati.
Tumblr. È possibile scaricare una copia dei propri dati seguendo queste istruzioni; l’eliminazione di un account è spiegata qui ed è definitiva (nessun periodo di ripensamento) ed eseguibile solo tramite browser (non dall’app).
Di solito Internet è piena di annunci di nuovi mirabolanti servizi, presentati con grande clamore; si usa la sordina, invece, quando un servizio esistente viene rimosso, e questo è un problema per chi si è abituato a usare quel servizio e magari ci ha anche depositato dei dati che non vorrebbe perdere.
Google ha annunciato che chiuderà Hangouts, la sua piattaforma di messaggistica e videochiamate, nel primo semestre del 2021. La cronologia e i contatti verranno migrati automaticamente alla nuova piattaforma di Google, denominata Google Chat.
Google Play Music, il negozio online di musica di Google, ha già chiuso: la sua pagina invita gli utenti a trasferire la propria musica a YouTube Music entro fine anno o scaricare i propri dati se non vogliono perdere tutto.
Sta per lasciarci anche un altro servizio storico di Internet: Yahoo Gruppi, il servizio di gruppi di discussione e di mailing list nato quasi 20 anni fa (a gennaio 2001). Dal 15 dicembre cesserà di essere accessibile, come spiegato in dettaglio in questa pagina di Yahoo, che include anche le istruzioni per scaricare i propri dati.
C’è sempre chi propone di affidare il pattugliamento di Internet a sistemi automatici. Che ci vuole, dicono: basta impostare un filtro e i contenuti indesiderati spariscono.
Ma fra il dire e il fare, soprattutto in informatica, c’è un abisso: quello che sembra facile a parole diventa incredibilmente complicato quando bisogna mettersi a farlo concretamente.
Un esempio perfetto arriva dalla Comic-Con di San Diego, uno dei più grandi raduni di appassionati di fumetti, fantasy e fantascienza e grandissima vetrina per il marketing delle produzioni commerciali del settore dell’intrattenimento. Ma quest’anno il raduno si è svolto esclusivamente online per ovvie ragioni, e quindi gli abituali panel stracolmi di attori sono stati realizzati in videoconferenza e trasmessi in streaming su Youtube. O perlomeno questa era l’intenzione.
Infatti ci si sono messi di mezzo i filtri automatici di YouTube per il rispetto del copyright, voluti dai produttori di contenuti per impedire la diffusione abusiva di film e telefilm. Durante l’apparizione degli attori di Star Trek Discovery, la serie prodotta dalla CBS, è stato fatto un table read: gli attori hanno recitato dal vivo le proprie battute dell’episodio finale della seconda stagione, accompagnati da immagini, musiche ed effetti sonori. Tutto regolarmente autorizzato dalla CBS. Ma dopo una quindicina di minuti è scattato il filtro antipirateria di YouTube e lo streaming della CBS è stato oscurato e interrotto dalla dicitura “Video unavailable – This video contains content from CBS CID, who has blocked it on copyright grounds.” In altre parole, la CBS ha bloccato la CBS accusando se stessa di pirateria.
Lo stesso è successo anche a un altro streaming del Cartoon Network, di proprietà della Turner Broadcasting, che è stato rimosso in seguito a una segnalazione di violazione di copyright da parte della stessa Turner Broadcasting.
Ricordiamocelo la prossima volta che qualcuno propone di attivare filtri automatici.
Il table read integrale di Star Trek è ora disponibile, ma questo non cancella la figuraccia fatta in diretta.
Ho fatto uno sbaglio. Queste sono le mie scuse pubbliche e la mia cronologia dei fatti, per chi si perdesse nella tweetstorm che è nata dal mio errore.
Poche ore fa ho segnalato su Twitter un video nel quale il giornalista Marcello Foa, l’8 novembre 2016 (prima dell’insediamento di Trump), prevedeva che il neopresidente sarebbe stato “rassicurante” e “moderato”. Specificamente, Foa diceva fra le altre cose: “quando tu sei nella stanza dei bottoni, quando ti rendi conto di quanto potere hai e ti rendi conto che governare comunque un grande paese democratico come gli Stati Uniti significa rispettare i check and balances, il rapporto col Congresso, di solito l’effetto è calmante, è moderatore. Per diversi mesi Donald Trump probabilmente tenterà alcune riforme, ma risulterà più moderato e più rassicurante di quanto non sia stato in campagna elettorale, dove, come sappiamo, si tende a esagerare.”
Il video è questo:
La previsione di Foa mi è sembrata piuttosto divertente, visti gli eventi non particolarmenterassicuranti e moderati di questi primi giorni di presidenza Trump, e l’ho quindi segnalata con un tweet. La questione, nelle mie intenzioni, sarebbe dovuta finire così: giusto una chicca passeggera.
Questo mio primo tweet, però, conteneva un errore (non incorporava il link alla notizia della BBC) e quindi l’ho subito cancellato, copiaincollandone il testo in un nuovo tweet, ossia questo:
Il tweet corretto viene visualizzato da Tweetdeck così:
La notizia della BBC che linko è questa: la condanna per incostituzionalità, da parte di ben sedici attorney general (impropriamente tradotti come “procuratori generali”), dell’ordine di Trump di vietare l’ingresso negli Stati Uniti a chiunque sia originario di, o proveniente da, Iran, Iraq, Siria, Libia, Somalia, Sudan e Yemen, ad eccezione delle minoranze religione perseguitate (Trump ha citato specificamente i cristiani in Siria e l’intento anti-musulmano è stato ammesso da Rudolph Giuliani, “zar” della sicurezza informatica di Trump). L’ordine ha anche causato grandi manifestazioni pubbliche e condanne da parte di vari governi.
Attorneys general from 16 US states condemn President Donald Trump’s executive order on travel bans https://t.co/nFSNvBPfpg
Per me, dicevo, la questione era conclusa: una segnalazione di una previsione ben poco azzeccata da parte di un rappresentante di spicco del giornalismo. Ma poi mi è arrivata la segnalazione che il video non sembrava esserci più:
Sorpreso, ho cliccato sul mio tweet (la versione che avevo corretto) e ho visto questo:
Ne ho dedotto (sbagliando) che effettivamente il video era stato rimosso dopo che ne avevo parlato, come capita spesso quando segnalo qualcosa. Così ho postato alcuni tweet di commento:
1. Rimosso il video del Corriere del Ticino nel quale @marcellofoa prevedeva Trump “rassicurante” e “moderato” #1984 https://t.co/C3c7eEvDMK
Ma poco dopo mi è arrivata in privato una segnalazione che il video risultava invece ancora online, e così sono andato a ricontrollare, scoprendo che nel copiaincollare il mio tweet iniziale il link era stato troncato: da https://www.youtube.com/watch?v=Hwo0tppisxw era diventato https://www.youtube.com/watch?v=Hwo0tp. Le ultime tre lettere erano state troncate.
Non avevo motivo di sospettare un errore di copiaincolla, anche perché mi era arrivato almeno un tweet nel quale un mio lettore diceva di aver visto il video correttamente:
@disinformatico@MarcelloFoa Fortunatamente ho fatto in tempo a vederlo. Se non sbaglio finiva con “prepariamoci ad essere sorpresi” (sic)
Prima o poi un errore mi doveva capitare, e oggi mi è capitato. A titolo di ulteriore ammenda, offro e pubblico la trascrizione completa del video di Marcello Foa.
Il dollaro crolla, le borse crolleranno, è uno scenario che abbiamo già visto altre volte, lo abbiamo visto con la Brexit. Dobbiamo dedurne che Trump sarà un cattivo presidente? No, la storia insegna che le oscillazioni dei mercati finanziari vanno prese per quelle che sono: movimenti a corto termine. Quel che per noi è importante è di capire quale sarà il programma di Donald Trump e quale sarà la sua squadra. Allora per quel che riguarda il programma in politica estera, paradossalmente Donald Trump è più rassicurante oppure meno pericoloso di quanto sarebbe stata Hillary Clinton se fosse stata eletta alla Casa Bianca.
Perché dico questo? Perché Donald Trump propone una distensione con la Russia e vede un ruolo dell’America meno aggressivo, meno destabilizzante di quanto sia stato fino ad oggi, e questo per noi europei è perlomeno un’aspettativa che è senz’altro positiva. Noi abbiamo bisogno di stabilità e di distensione con il nostro più grande vicino, che è la Russia.
Per quel che riguarda la sua squadra, questa è la incognita principale. Oggi non sappiamo con certezza chi sono gli uomini dietro Trump. Non sappiamo neanche se lui si sia costruito una squadra con sé. Questo sarà il grande tema dei prossimi due mesi, ovvero dal tempo… il tempo che ci separa dal giorno in cui Donald Trump verrà insediato ufficialmente alla Casa Bianca. Dobbiamo essere preoccupati? Beh, in una certa misura sì: quando non si sa qual è la squadra ovviamente c’è da farsi qualche domanda.
Però tradizionalmente, quando personaggi eccentrici e fuori dagli schemi, imprevedibili, come Donald Trump arrivano al potere di solito l’effetto è opposto a quello che la maggior parte dei media – che peraltro sono i grandi sconfitti di queste elezioni perché non hanno previsto nulla ancora una volta – ha sulla… rispetto a quanto ci si aspetta.
In cosa intendo? Intendo il fatto che quando tu sei nella stanza dei bottoni, quando ti rendi conto di quanto potere hai e ti rendi conto che governare comunque un grande paese democratico come gli Stati Uniti significa rispettare i check and balances, il rapporto col Congresso, di solito l’effetto è calmante, è moderatore. Per diversi mesi Donald Trump probabilmente tenterà alcune riforme, ma risulterà più moderato e più rassicurante di quanto non sia stato in campagna elettorale, dove, come sappiamo, si tende a esagerare. Per cui io direi aspettiamo e vediamo, è troppo presto per dire che Trump sarà un pessimo presidente, così come era stato troppo presto affermare otto anni fa che Obama sarebbe stato un grande presidente. Lasciamoci sorprendere.
TikTok è un’app social popolarissima. Ma allora come mai le sue recensioni sono precipitate a 1,6 stelle su 5 in Google Play mentre sono alte (4,8) su App Store? Visto che di solito si consiglia di non installare app che hanno recensioni scarse, vale la pena di capire cosa sta succedendo.
La spiegazione, a quanto pare, arriva dall’India: specificamente da una lite online fra uno YouTuber molto popolare nel subcontinente, CarryMinati (Ajay Negar), uno che fa 75 milioni di visualizzazioni con un singolo video, e un “TikToker”, Faizal Siddiqui. Siddiqui ha inoltre pubblicato su TikTok un video che è accusato di incoraggiare la violenza contro le donne.
Risultato: gli utenti indiani hanno partecipato alla lite inondando Google Play di recensioni negative di TikTok e promuovendo hashtag come #IndiansAgainstTikTok e #tiktokbanindia che invitano a disinstallare l’app o chiedono di bandirla dagli store.
Il crollo del punteggio di recensione si è fatto sentire su Google Play molto più che su App Store perché Android è di gran lunga il tipo di smartphone più diffuso in India.
Non c’è niente di improvvisamente negativo in TikTok, insomma; c’è solo una notevole dimostrazione del potere planetario degli internauti indiani.
Un articolo su Medium getta luce sui guadagni effettivi degli youtuber, che seguono regole e criteri piuttosto misteriosi.
La youtuber Shelby Church, che lavora in questo modo da oltre dieci anni, spiega nell’articolo che ha vari video che hanno oltre un milione di visualizzazioni, ma non tutti le vengono pagati da Youtube allo stesso modo. Per esempio, un suo video visto quasi quattro milioni di volte le ha fruttato circa 1300 dollari, ma un altro suo video visto solo 700.000 volte ha guadagnato di più.
Questa variabilità è molto estrema: tre milioni di visualizzazioni possono fruttare dai 6.000 ai 15.000 dollari, ma le è capitato di guadagnarne anche 40.000 con due milioni di visualizzazioni.
Le ragioni di questa variabilità sono importanti per chiunque stia pensando di fare carriera come youtuber. Prima di tutto, il guadagno dipende dal paese in cui risiedono gli spettatori. Church nota che gli spettatori in India fruttano 1,16 dollari per migliaio, mentre quelli americani generano incassi quasi quattro volte maggiori (4,08 dollari per migliaio). Altri paesi ad alto rendimento sono il Canada, la Germania e il Regno Unito.
Anche la durata del video ha la sua importanza: se dura più di dieci minuti, può contenere due pubblicità invece di una e quindi in genere frutta il doppio.
Occorre tenere presente, inoltre, che Youtube si trattiene il 45% di quei dollari per migliaio, per cui fate bene i vostri conti.
In ogni caso, Shelby Church rileva che a lei un milione di visualizzazioni produce un incasso medio che oscilla fra i 2000 e i 5000 dollari. Scegliete quindi bene gli argomenti, la durata e la lingua nella quale realizzate i vostri video, se avete ambizioni di farne una fonte di guadagno, e tenete presente che molti youtuber guadagnano dalle sponsorizzazioni o dall’indotto più che dalla monetizzazione diretta dei propri video.
È quello che ha scritto, in un inglese talmente maccheronico da ingorgare un pastificio, l’ormai mitico Rosario Marcianò nella sua missiva a Youtube, o almeno così pare. Se volete leggerla e seguire gli ultimi sviluppi dell’azione censoria intrapresa da lui contro di me per i miei video su Youtube e oltretutto cogliere l’occasione per un salutare ripasso del diritto d’autore e del diritto all’immagine, date un’occhiata agli aggiornamenti di oggi di questo articolo. Cercando di non ridere troppo.
Siamo la Società degli Scettici Allegri, ma di questo passo diventeremo la Società degli Scettici Piegati in Due dai Crampi per le Troppe Risate. O Scettici Piegati ed Esilarati da Crampi Toracici Ripetuti Eccessivamente. S.P.E.C.T.R.E. Hmm….