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Corriere: Neil Armstrong portò sulla Luna un computer da scrivania da 35 chili

Secondo Daniele Manca e Gianmario Verona sul Corriere della sera, nel 1969 Neil Armstrong portò fino alla Luna una Olivetti Programma 101, che era un computer da scrivania che pesava 35 chili.

Pare strano, considerato che nel Modulo Lunare, il veicolo usato dalle missioni Apollo per scendere sulla Luna, erano stati persino eliminati i sedili per ridurre il peso e la cabina era strettissima. Pare ancora più strano se si considera che la storica, geniale Programma 101 mostrava i risultati dei suoi calcoli esclusivamente su un rotolino di carta, perché non aveva uno schermo, e quindi avrebbe riempito il minuscolo abitacolo di pezzettini di carta.

Ma i due scrivono quanto segue:

“La Olivetti era stata la prima al mondo a offrire un desktop computer nel 1965 grazie a Piergiorgio Perotto. (Sì! Avete capito bene: qui in Italia la Olivetti di Adriano aveva prodotto il primo desktop computer. Pensate: Neil Armstrong portò la Programma 101 con sè nella indimenticabile missione lunare. E la «Perottina», cosi’ venne ribattezzata in quanto ideata dall’informatico Perotto, è esposta al Moma di New York).”

Screenshot tratto dal Corriere. Copia permanente su Archive.org.

Mi piacerebbe sapere qual è la fonte di questa loro affermazione. Qualcuno ha modo di chiederglielo?

Non infierisco sugli errori di ortografia: quel “sè” con l’accento grave e quel “cosi’” con l’apostrofo al posto della lettera accentata, e quel punto prima della parentesi (e anche dopo) sono sciatterie imbarazzanti, ma perlomeno hanno il pregio, per così dire, di suggerire che questa storia del computer Olivetti portato sulla Luna sia stata partorita da esseri umani e non sia stata rigurgitata da un ChatGPT qualsiasi usato senza alcuna rilettura o verifica.

Per chi volesse cogliere l’occasione per conoscere meglio la Perottina e il suo ruolo reale nelle missioni lunari degli anni Sessanta (supporto per i calcoli svolti sulla Terra, non portandosela nello spazio), consiglio questa pagina del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci, da cui traggo l’immagine qui sotto, così è più chiaro di cosa stiamo parlando.

Una Olivetti Programma 101. Fonte: Museoscienza.org.
Se siete arrivati qui da Matrix: le fonti

Se siete arrivati qui da Matrix: le fonti

Ultimo aggiornamento: 2017/01/18 11:15.

Nella puntata di stasera di Matrix (Canale 5) a 58 minuti dall’inizio ho parlato di due foto false pubblicate rispettivamente da Repubblica e dal Corriere: due piccoli esempi di come si lavora superficialmente e si fabbricano bufale anche nelle testate giornalistiche e non solo su Internet.

Questa è la foto falsa pubblicata dal Corriere (dettagli):

E questa è quella pubblicata da Repubblica (dettagli):

Entrambe le foto sono state rimosse senza scuse.

La questione del riconfezionamento delle notizie da parte di Facebook è descritta in dettaglio qui.

La bufala sulla dichiarazione di Briatore è analizzata in dettaglio da David Puente.

Sulla questione del Movimento 5 Stelle e le “scie chimiche”, questo è l’elenco dei promotori di interrogazioni parlamentari sull’argomento. Come noterete, le hanno presentate molti partiti, ma non il movimento di Grillo (fonte: Scie-chimiche.info):

  1. 2 aprile 2003. Italo Sandi, deputato dei Democratici di Sinistra; interrogazione a risposta scritta 4-05922.
  2. 27 ottobre 2003. Piero Ruzzante, deputato dei Democratici di Sinistra, insieme a Italo Sandi; interrogazione a risposta orale 3-02792 (link). Ruzzante, deputato DS, descrive (copia archiviata presso Archive.org) un’interrogazione “al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro della salute, al Ministro della difesa” e afferma che “è innegabile che queste scie non siano fenomeni naturali e non siano normali scie di condensazione…”. Ruzzante pubblica la risposta (copia archiviata presso Archive.org) del Ministro della Difesa.
  3. 3 febbraio 2005. Severino Galante, deputato dei Comunisti Italiani; interrogazione a risposta scritta 4-12711
  4. 31 maggio 2006. Davoli, Uras e Pisu (consiglieri di Rifondazione Comunista); interrogazione a risposta scritta n. 514/A al Consiglio Regionale della Sardegna. La risposta dell’Assessorato è consultabile qui.
  5. 13 giugno 2006. Gianni Nieddu, senatore dell’Ulivo; interrogazione al Senato 4-00053.
  6. 8 agosto 2007. Amedeo Ciccanti, senatore dell’UdC; interrogazione al Senato 4-02585.
  7. 20 dicembre 2007. Katia Bellillo, deputata dei Comunisti Italiani e già ministro agli Affari Regionali e alle Pari Opportunità); interrogazione 4-05994) al Ministero della Salute.
  8. 5 giugno 2008. Sandro Brandolini, deputato del Partito Democratico; interrogazione a risposta scritta 4-00280. All’interrogazione è stata data risposta il 5/9/2008.
  9. 17 settembre 2008. Antonio Di Pietro, deputato dell’Italia dei Valori; interrogazione a risposta scritta 4-01044. La risposta è datata 7/11/2008.
  10. 1 ottobre 2008. Sandro Brandolini, deputato del Partito Democratico; interrogazione a risposta scritta 4-01193. All’interrogazione è stata data risposta il 15/1/2009.
  11. 28 gennaio 2009. Sandro Brandolini, deputato del Partito Democratico, insieme ad Antonio La Forgia (Partito Democratico), Alessandro Bratti  (Partito Democratico) e Manuela Ghizzoni (Partito Democratico); interrogazione a risposta scritta 4-02154.
  12. 5 novembre 2009. Oskar Peterlini, senatore del Südtiroler Volkspartei; interrogazione 4-02216.
  13. 18 novembre 2009. Amedeo Ciccanti, deputato dell’UdC; interrogazione a risposta in commissione 5-02128.
  14. 22 febbraio 2011. Domenico Scilipoti, deputato di Iniziativa Responsabile; interrogazione a risposta scritta 4-10970.
  15. 6 novembre 2013. Interrogazione di Roberto Zaffini (Lega Nord) al consiglio regionale delle Marche. La risposta dell’assessore all’ambiente della Regione Marche, Maura Malaspina, è stata data il 21 gennaio 2014.

Un esempio di bufala non targata M5S: Roberto Maroni che pubblica una notizia-bufala proveniente dal sito di notizie false Corriere del Corsaro.

Se volete qualche elenco specifico di siti fabbricanti di bufale, provate quello di Butac.it e quello della Bufalopedia.

Infine, la questione del “clic destro” per verificare le immagini. Se usate Google Chrome, fate clic destro su un’immagine: comparirà un menu dal quale potrete scegliere una voce che permette di cercare l’immagine in Google Immagini, come in questo esempio (riferito al Chrome in inglese, ma il principio è lo stesso):

In alternativa c’è Tineye.com, che offre il “clic destro” di ricerca immagini nel suo archivio tramite un plugin per Firefox, Chrome, Internet Explorer, Safari e Opera.

Prima che arrivi il solito signor Sotuttoio Chitipaga: non ho ricevuto compensi per la mia presenza a Matrix. La benzina e l’autostrada da Lugano a Cologno e ritorno le ho pagate di tasca mia. Però Pinuccia, della produzione a Cologno, mi ha offerto un buon caffè. Di tasca sua.

(AGG 2023/08/18) Antibufala: nave in fiamme con 3000 auto a bordo, la Guardia Costiera non ha detto che è colpa di un’auto elettrica. E le elettriche sono tutte intatte, incendio scoppiato altrove

(AGG 2023/08/18) Antibufala: nave in fiamme con 3000 auto a bordo, la Guardia Costiera non ha detto che è colpa di un’auto elettrica. E le elettriche sono tutte intatte, incendio scoppiato altrove

Ultimo aggiornamento: 2023/08/18 16:20.

Il Corriere della Sera, in un articolo firmato da Maurizio Bertera, titola “Nave in fiamme con 3 mila auto a bordo: un morto. L’incendio forse è partito da un’elettrica”, con il sottotitolo “La Guardia Costiera olandese ritiene probabile che l’enorme rogo sia partito da una delle 25 vetture elettriche a bordo” (link intenzionalmente alterato; copia permanente). È falso.

Nel corpo dell’articolo, Bertera scrive che “Un portavoce della Guardia Costiera ha rivelato all’agenzia di stampa Reuters che l’origine del fuoco può essere ricondotta a un’auto elettrica a bordo della nave”. È falso anche questo.

Non c’è nessuna conferma che l’incendio sia partito da un’auto elettrica e la Guardia Costiera olandese non ha affatto rilasciato la dichiarazione riportata dal Corriere. Il liveblog della Guardia Costiera olandese dice esplicitamente che “la causa dell’incendio non è ancora nota” (“De oorzaak van de brand is nog onbekend”). Inoltre il sito Electrek ha chiamato la Guardia Costiera olandese, che ha dichiarato di non aver affatto attribuito l’incendio a un’auto elettrica.

Reuters, citata dal Corriere, conferma che la causa dell’incendio è ancora ignota e aggiunge che “un portavoce della Guardia Costiera aveva detto a Reuters che l’incendio era iniziato vicino a un’auto elettrica” (“The coastguard said on its website the cause of the fire was unknown, but a coastguard spokesperson had earlier told Reuters it began near an electric car”).

Da nessuna parte viene detto quello che scrive il Corriere, ossia che l’origine del fuoco possa essere ricondotta a un’auto elettrica.

La nave in questione, la Fremantle Highway, ha preso fuoco nel Mare del Nord. Trasporta 2832 auto a carburante e 25 auto elettriche dalla Germania all’Egitto. Una persona dell’equipaggio è morta.

2023/08/02 17:40. Un articolo di NOS news, segnalato nei commenti qui sotto da CheshireCat, precisa che le auto elettriche o ibride a bordo sono 498, non 25, su un totale di 3783 veicoli, non 2832 come annunciato inizialmente.

2023/08/18: 16:20. CleanTechnica segnala che le auto elettriche sono tutte intatte e l’incendio è partito da un altro punto della nave. Il direttore delle operazioni di recupero, Peter Berdowski, ha dichiarato alla stampa olandese che le 498 auto elettriche a bordo sono tutte intatte e che l’incendio è probabilmente iniziato sull’ottavo ponte dei dodici. Le auto elettriche erano situate molto più in basso. 

Sono curioso di vedere quanti dei giornali, dei siti e degli hater che hanno diffuso con entusiasmo la notizia della presunta colpa delle auto elettriche pubblicheranno con altrettanta evidenza la smentita della balla che hanno disseminato.

(AGG 18:25) La giostra delle figuracce prosegue: Il Corriere scrive “catastrofica perdita di pressione”; La Stampa, Fatto Quotidiano e Panorama scrivono ancora “velivolo”; lo aveva fatto anche ANSA

(AGG 18:25) La giostra delle figuracce prosegue: Il Corriere scrive “catastrofica perdita di pressione”; La Stampa, Fatto Quotidiano e Panorama scrivono ancora “velivolo”; lo aveva fatto anche ANSA

Il giornalismo di lingua italiana continua, purtroppo, a dare ampie prove di
inettitudine e pura ignoranza a proposito del disastro del batiscafo
Titan.

Viviana Mazza, sul Corriere della Sera, parla di
“catastrofica perdita di pressione” nel titolo e di
“catastrofica perdita della camera di pressione”, attribuendo queste
parole al “contrammiraglio John Mauger”. Entrambe le frasi sono
grossolanamente sbagliate.

https://www.corriere.it/cronache/23_giugno_23/titan-detriti-morti-sottomarino-d204f93e-113b-11ee-a86b-4e8204e35ce8.shtml
(copia permanente)

Nel Titan non c’è stata nessuna “perdita di pressione”. La
pressione si può perdere (verso l’esterno) quando dentro il veicolo c’è
una pressione maggiore che all’esterno. In un veicolo che porta persone
sott’acqua si ha l’esatto contrario: quando è sotto la superficie, la
pressione esterna è maggiore di quella interna. Quindi non si
perde pressione verso l’esterno: lo scafo deve resistere alla pressione
esterna, che è molto superiore a quella interna. Se c’è una falla, l’aria non
può sfuggire. È la pressione esterna, quindi l’acqua, a irrompere
nell’abitacolo, e in quell’abitacolo la pressione non si perde, ma aumenta di
colpo, con conseguenze fatali per gli occupanti.

Inoltre il contrammiraglio non ha affatto parlato di
“catastrofica perdita della camera di pressione”. Questa è la
sua dichiarazione originale:

Mauger parla di “catastrophic loss of the pressure chamber”. Ma
“loss” qui non è “perdita”, è “cedimento”.
“Perdita”, in questo contesto, sarebbe “leak”. Mauger non sta dicendo
che hanno smarrito la camera di pressione; sta dicendo che la camera di
pressione (ossia lo spazio interno allo scafo nel quale viene mantenuta la
pressione atmosferica) ha ceduto.

Intanto La Stampa, Panorama e il Fatto Quotidiano si aggiungono all’inquietante coro delle redazioni
inette, che a quanto pare sono piene di gente che non sa cosa voglia dire
velivolo. Gente alla quale andrebbe data una canna da pesca insieme a
un’interdizione permanente da ogni forma di giornalismo.

https://www.lastampa.it/esteri/2023/06/23/news/titan_catastrofica_implosione_cosa_sappiamo-12872921/
(copia permanente)

A distanza di oltre un giorno, l’erroraccio è ancora lì.

Su Panorama, un articolo a firma di Andrea Soglio parla per l’ennesima
volta di “velivolo”:

https://www.panorama.it/news/sommergibile-scomparso-i-soccorritori-sentono-colpi-del-fondo-del-mare
(copia permanente)

Anche qui, l’errore persiste e non viene corretto.

Il Fatto Quotidiano scrive la stessa fesseria: “A queste condizioni qualsiasi piccola perdita potrebbe causare un’implosione immediata, in grado di distruggere il velivolo”.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/06/23/limplosione-improvvisa-alla-velocita-di-800-chilometri-orari-cosi-sono-morti-i-5-a-bordo-del-titan-il-cervello-umano-non-si-e-neanche-reso-conto/ (copia permanente)

Il dilagare dell’errore madornale di usare “velivolo” per un veicolo
che va sott’acqua è forse partito dal
lancio ANSA
del 20 giugno, che oggi risulta riscritto e corretto ma che in origine (copia su Archive.org) parlava proprio di “velivolo” (“…nell’area di ricerca in cui il velivolo era scomparso due giorni prima”). Sembra che tutti abbiano copiato
ciecamente da ANSA senza farsi la benché minima domanda sul senso di quello
che stavano copiando.

Screenshot del lancio ANSA com’era il 21 giugno 2023 (Archive.org).
Con Chiara Ferragni, Il Giorno confonde sonno e mutandine; intanto il Corriere non sa come si scrive “Elon Musk”

Con Chiara Ferragni, Il Giorno confonde sonno e mutandine; intanto il Corriere non sa come si scrive “Elon Musk”

Il Giorno e il Corriere ci mandano un segnale di ottimismo: oggi
chiunque in Italia può scrivere su un giornale. Competenze linguistiche? Non
servono. Rilettura? Un’ossessione da boomer; roba
vecchia.

E così su Il Giorno Giambattista Anastasia e Sofia
Rodigari ci deliziano con il racconto della polemica per una fotografia di
Chiara Ferragni in sleep (si vede che deve risparmiare energia)
e il Corriere (cartaceo, si noti) ci educa dicendoci che “I nuovi
Mask o Zuckerberg”
è “difficili trovarli in aula”. Perché
fare un solo errore da matita blu in un titolo oggi è banale.

Da Il Giorno del 30 maggio 2023 (copia permanente). Grazie a @paoblog per la segnalazione.
Da ‘L’Economia del Corriere della Sera’, 22 maggio 2023. Stampato, non online. Grazie a Simone (mio figlio) per la segnalazione.

Se il giornalismo va avanti con scelte come queste, ChatGPT lo sostituirà alla grande. Meritatamente. E la colpa sarà solo di chi si è scavato da solo la fossa.

Il Corriere scrive stupidaggini spaziali. E se sostituissimo i titolisti inetti con ChatGPT?

Il Corriere scrive stupidaggini spaziali. E se sostituissimo i titolisti inetti con ChatGPT?

Uno dei primi lavori umani eliminati dall’intelligenza artificiale di ChatGPT e simili potrebbe essere la creazione di titoli e sottotitoli di articoli di giornali. Faccio un esempio pratico.

Un lettore su Mastodon mi segnala che il Corriere della Sera ha scritto l’8 aprile scorso un
articolo
più che dignitoso sulle nuove immagini di Urano acquisite dal telescopio
spaziale Webb, ma lo ha agghindato con un sottotitolo che dice una scemenza
spaziale, ossia che il telescopio Webb (che sta nello spazio) ha
“ottiche… capaci dunque di compensare la distorsione creata
dall’atmosfera terrestre”
.

Evidentemente chi si occupa dei titoli degli articoli non si è chiesto nemmeno
lontanamente perché un telescopio situato nello spazio avesse bisogno di
ottiche che compensassero problemi atmosferici.

In realtà l’articolo cita dapprima le foto nuove del telescopio spaziale Webb
e poi parla delle immagini di Urano scattate tempo addietro da un telescopio
terrestre, che è quello con le ottiche adattative. Il “titolista” (uso
le virgolette perché alcuni colleghi negano che esista) ha fatto un disinvolto
minestrone dei due concetti, e il risultato è un titolo che dice
“Urano e i suoi anelli come non l’avete mai visto: la nuova foto del
telescopio James Webb”

e un sottotitolo che recita
“L’immagine che racconta la ricchezza dell’atmosfera del settimo pianeta
del Sistema Solare è stata scattata con ottiche adattive agli infrarossi,
capaci dunque di compensare la distorsione creata dall’atmosfera
terrestre”
.

Ho segnalato la cosa al Corriere. Al momento in cui pubblico questo articolo il sottotitolo è ancora com’era. Copia permanente:
https://archive.is/LdAen.

Forse sarebbe il caso di assumere “titolisti” meno inetti, ma questa è una
proposta che giace inascoltata da tempo. Assumere gente che lavori bene costa,
mandare a casa quella che lavora male pure, e quindi il giornalismo finisce
per diventare inattendibile. L’articolista magari si sforza pure di scrivere
le cose giuste, come in questo caso, ma la sua fatica viene stroncata dal
pasticcione che gli imbratta il lavoro.

Allora faccio un’altra proposta: e se facessimo scrivere titoli e sottotitoli
a ChatGPT, che costa meno? Magari le parole “costa meno” hanno più
effetto su editore di parole come “qualità”.

Ci ho provato, usando il mio account OpenAI a pagamento (20 dollari/mese), che
mi permette di usare la versione 4 di ChatGPT, e gli ho chiesto:
“Crea un titolo di al massimo 90 caratteri e un sottotitolo di al massimo
220 caratteri per questo testo:”
, dandogli in pasto il testo del Corriere. Ho scelto questi limiti di
lunghezza basandomi sulla lunghezza del titolo e del sottotitolo originali.

ChatGPT mi ha scritto questo in una manciata di secondi:

Titolo: Il telescopio James Webb rivela gli anelli di Urano con dettagli
senza precedenti

Sottotitolo: In una straordinaria foto a infrarossi, il gigante ghiacciato
mostra la sua atmosfera perlacea e gli anelli polverosi, mentre gli
scienziati anticipano ulteriori scoperte grazie alle capacità del potente
telescopio spaziale.

Screenshot per i dubbiosi:

Allora, Corriere, cosa aspettate a licenziare i titolisti e
rimpiazzarli con ChatGPT? Ovviamente, come io e altri abbiamo scritto tante volte, c’è il rischio che ogni tanto ChatGPT scriva delle cretinate. Ma se ne scrive meno dei titolisti umani, e costa meno di loro, come la mettiamo?

Una Tesla in Cina “ha iniziato a correre all'impazzata in strada”, secondo Repubblica. Non proprio

Una Tesla in Cina “ha iniziato a correre all’impazzata in strada”, secondo Repubblica. Non proprio

Pubblicazione iniziale: 2022/11/15 2:02. Ultimo aggiornamento: 2023/03/01 11:15.

È arrivata anche sui media italiani la notizia di un incidente mortale
avvenuto in Cina alcuni giorni fa. Per come ne parla per esempio
Repubblica, una Tesla Model Y avrebbe
“iniziato a correre all’impazzata in strada”, come se l’auto avesse
fatto tutta da sola. Lo stesso articolo descriveva inizialmente Elon Musk come
un “magnate russo” [sic], come si vede nello screenshot qui accanto,
quindi potete immaginare con quanta cura sia stato redatto.

Dell’incidente parla anche la Rai in un
servizio
che parla di una “Tesla che provoca un incidente mortale”, anche qui
come se il veicolo avesse agito in totale autonomia. Ma in realtà c’era un
conducente a bordo.

Né Rai né Repubblica, dopo aver mostrato il video impressionante e
acchiappaclic dell’incidente, hanno ritenuto utile informare i loro lettori
dei dettagli tecnici della vicenda, limitandosi a uno scarno riassunto che
include il triste bilancio di due morti e tre feriti. Questa scelta lascia
facilmente nel lettore l’impressione che l’auto sia impazzita e che per
estensione i veicoli elettrici a guida assistita (spesso erroneamente
descritti come “a guida autonoma”) siano pericolosi e incontrollabili.
Provo a chiarire come stanno realmente le cose.

Ho scelto di non incorporare qui il video ma di descriverlo, perché è davvero
spaventoso e non voglio attirare clic morbosi. Chi vuole esaminarlo può farlo
per esempio
qui oppure
qui. Il video mostra
l’intera sequenza dell’evento, ricostruita montando le riprese delle
numerosissime telecamere di sorveglianza situate lungo il percorso dell’auto.

Nel video si vede che la Model Y dapprima accosta a bassa velocità, quasi si
ferma al lato della strada, e poi ritorna in carreggiata, accelerando
bruscamente e quasi investendo un ciclista, scansando con una violenta
sterzata una persona in scooter e poi sfrecciando a velocità sempre più
sostenuta lungo la strada rettilinea che attraversa il centro abitato,
investendo in pieno un motociclista e di striscio un ciclista e poi colpendo
frontalmente un furgone. La collisione la fa sbandare e concludere la propria
corsa contro degli oggetti sul ciglio della strada dopo circa due chilometri e
mezzo. L’intera sequenza dura una trentina di secondi.

L’incidente è avvenuto a Chaozhou, nella provincia di Guangdong, nella Cina
meridionale. Il video riporta la data del 5 novembre 2022.

Nel video non si vede nessuna accensione delle luci posteriori di frenata. Un
membro della famiglia del conducente (che è un uomo di 55 anni, che ha
riportato delle ferite) ha dichiarato che il pedale del freno dell’auto non
rispondeva e che anche quando il conducente ha cercato di mettere l’auto in
Park il veicolo ha continuato la propria corsa.

Tesla, che ha i dati di telemetria dell’auto, dichiara invece (secondo Tesmanian) che non è vero
che i freni non funzionavano. La telemetria, dice, indica che l’acceleratore è stato
premuto a fondo e che il conducente non ha agito sul pedale del freno. Gli
stessi dati indicano anche che il conducente ha premuto quattro volte il
pulsante Park e che le luci di frenata si sono accese e spente brevemente.
Sulle Tesla, tenere premuto a lungo il pulsante Park mentre si è in moto
produce l’arresto del veicolo.

Secondo i media locali (Cnevpost; Global Times), che pubblicano altre foto dell’incidente, il conducente aveva accostato
davanti al negozio di materiali da costruzione che gestisce e quando ha
premuto il pedale del freno ha notato che era troppo duro per consentire di
fermare completamente l’auto. Gli ultimi 1400 metri circa sarebbero stati
percorsi dopo che la gomma anteriore sinistra era scoppiata. Il conducente è
un ex camionista e la Tesla distrutta è la sua. La polizia locale ha escluso
che il conducente fosse sotto l’effetto di alcol o farmaci.

Questi sono i fatti noti fin qui.

—-

Le congetture intorno all’incidente abbondano. Molti hanno ipotizzato che si
sia trattato di un malfunzionamento del sistema di guida assistita (non
autonoma), il cosiddetto Autopilot, ma né il conducente né Tesla hanno
dichiarato che il sistema fosse attivo. In ogni caso, l’assistenza di guida
non può assolutamente comportarsi nel modo che si vede nel video. Gli
sbandamenti e le accelerazioni violente che si vedono nelle immagini non sono
compatibili con l’Autopilot, e comunque qualunque pressione sul pedale del
freno avrebbe disattivato immediatamente l’assistenza di guida.

Un’altra ipotesi è che l’auto abbia iniziato ad accelerare per qualche suo
guasto profondo e la potenza del motore abbia reso vano l’uso dei freni. Ma
dal video si vede che gli stop non si sono accesi se non fugacemente, e di
fatto i freni di qualunque autoveicolo sono progettati per superare anche la
massima potenza del motore.

Una terza ipotesi è che qualche grave difetto nel software di gestione del
veicolo abbia fatto “impazzire” la Tesla, dando massima potenza al motore e
inibendo i freni. Per capire quanto uno scenario del genere sia implausibile,
bisogna tenere presente tre cose:

  • I freni sulle Tesla sono un sistema completamente meccanico, che funziona
    anche senza alimentazione elettrica semplicemente premendo il pedale
    apposito. Il software non ha alcun modo fisico di “inibire” i freni. Può
    solo dare comandi di attivazione della frenata, ma non può scavalcare
    il pedale del freno. Il rilascio del pedale è un meccanismo a molla: gli
    attuatori comandati dal software possono solo agire premendo sul
    pedale.
  • Per l’accelerazione, il software ha una serie di controlli incrociati
    severissimi. Qualunque manovra che comporti per esempio accelerazioni
    eccessive, livelli di potenza erogata non accettabili o qualunque altra
    condizione anomala viene semplicemente respinta. In casi estremi, il sistema
    di gestione della batteria (BMS) può addirittura staccare
    completamente l’alimentazione elettrica dei motori tramite un
    fusibile pirotecnico non riattivabile.
  • Tesla stessa
    spiegava
    già nel 2020 che
    “l’auto accelera se, e solo se, il conducente le dice di farlo, e
    rallenta o si ferma quando il conducente agisce sui freni… i pedali
    dell’acceleratore delle Model S, X e 3 hanno due sensori di posizione
    indipendenti, e se si verifica qualunque errore il sistema ha come default
    l’azzeramento della coppia del motore. Analogamente, se si agisce
    contemporaneamente sul pedale del freno e su quello dell’acceleratore,
    l’input dell’acceleratore verrà scavalcato e la coppia al motore verrà
    azzerata, e a prescindere dalla coppia una frenata persistente fermerà
    l’auto.”

La quarta ipotesi circolante (senza la minima prova) è che Tesla abbia alterato la registrazione della
telemetria in qualche maniera per esonerarsi. Il problema di quest’idea è che
il modo in cui sono scritte queste registrazioni (i log) è
serializzato, ossia una riga dipende dal contenuto della precedente, e le registrazioni contengono moltissimi parametri ripetuti e riferimenti incrociati
(l’accelerazione, per esempio, viene registrata dall’accelerometro, dai
pedali, dal sensore di coppia, eccetera); ho visto personalmente questi file (della mia Tesla Model S e di altre Tesla) e sono complicatissimi da leggere anche dopo la decodifica.

Qualunque alterazione dei log sarebbe
complicatissima, con effetti a cascata che la rivelerebbero, e andrebbe fatta
anche sulla copia dei dati registrata localmente nella memoria dell’auto
dopo che il veicolo è stato distrutto dall’incidente (o la memoria
locale dovrebbe essere azzerata per “dimenticare” cosa è successo). Una
strategia non impossibile, ma tecnicamente troppo onerosa e con il rischio di
essere smascherati pubblicamente (come dimostrato dal Dieselgate).

Ma allora come si potrebbe spiegare quello che si vede nel video?

Premetto che quanto segue è semplice congettura ragionata, sulla base dei dati
disponibili finora, e come tale andrà sicuramente riesaminata quando saranno
disponibili gli esiti delle perizie esterne già commissionate.

A mio avviso, la spiegazione meno irragionevole è che il conducente abbia
semplicemente premuto per errore l’acceleratore pensando di premere il freno e
poi, vedendo che l’auto continuava ad accelerare, preso dal panico abbia
continuato a premere a fondo l’acceleratore credendo di agire sul pedale del
freno. So che a mente fredda questo può sembrare impossibile, ma va
considerato che ogni anno negli Stati Uniti avvengono
oltre 16.000 incidenti causati da conducenti che scambiano
l’acceleratore per il freno
, secondo
dati dell’ente NHTSA del 2015. E questo avviene senza che ci siano di mezzo veicoli elettrici o sistemi di guida assistita.

In media, insomma, 43 volte al giorno un automobilista americano preme l’acceleratore
al posto del freno e causa un incidente. Capita anche in Europa, come mostra
per esempio
questo incidente a Roma. Non si tratta di una Tesla.

Gli stessi dati dell’NHTSA notano che in 40 anni di indagini sugli episodi di
accelerazione improvvisa non intenzionale
“non sono mai stati identificati difetti del veicolo che possano causare
avarie improvvise sia dell’acceleratore sia dei freni”
. La colpa è risultata sempre un errore del conducente, causato da
distrazione, calzature non adeguate, cattive abitudini di posizionamento del
piede sul freno che lo fa scivolare dal pedale del freno verso quello
dell’acceleratore, e così via. 

Per esempio, Toyota fu al centro di una
serie di casi di accelerazione improvvisa involontaria dal 2009 al 2011: le indagini appurarono che c’erano difetti nei tappetini e nei pedali che
in alcune circostanze potevano facilitare errori, ma i casi esaminati
risultarono essere imputabili soprattutto a un errore di azionamento dei
pedali da parte del conducente. 

Tuttavia un‘intervista al conducente, pubblicata in inglese su Cnevpost.com, gli attribuisce delle dichiarazioni precise che ribadiscono la sua tesi:

  • Non era al telefono.
  • Quando ha accostato, ha tolto il piede dall’acceleratore e lo ha messo sul freno, ma ha avvertito che la frenata elettromagnetica rigenerativa (il “freno motore” delle auto elettriche) era differente dal solito e quindi ha iniziato a premere il freno, sentendolo duro. Ha premuto il pedale due volte, senza successo. A questo punto il veicolo stava ancora procedendo molto lentamente.
  • Avvertendo che l’auto stava funzionando in modo anomalo, ha premuto il pulsante Park. È a questo punto che l’auto ha accelerato.
  • Ha premuto il freno con tutte le sue forze e ha sterzato per evitare un motociclista.
  • Ha tenuto il piede sul freno, sperando che riprendesse a funzionare e cercando un ostacolo contro il quale fermare la corsa del veicolo, ma a questo punto stava procedendo già a oltre 100 km/h e quindi non ha potuto fare altro che tentare di evitare gli altri occupanti della strada.
  • Ha perso i sensi dopo lo schianto.
  • Ha effettuato un esame del sangue appena ricoverato in ospedale.
  • Il rumore di clacson che si sente nel video non è suo; aveva entrambe le mani sullo sterzo e con le dita stava premendo il pulsante Park sulla levetta che sporge dal piantone.

Se le dichiarazioni del conducente corrispondono a quanto effettivamente accaduto, restano aperte le ipotesi di un difetto intrinseco dei veicoli di questo tipo che si manifesta solo in occasioni molto rare, di una modifica effettuata o di un danno subìto inavvertitamente. Ma resta da capire come un difetto, una modifica o un danno possano avere un effetto così catastrofico e contemporaneo sul sistema di guida e sull’impianto frenante.

—-

2023/03/01 11:15. Su Twitter è stata pubblicata quella che sembra essere la perizia sull’incidente. Secondo i tweet che la descrivono, l’acceleratore è stato premuto a fondo per tutto il tempo e i freni non sono stati mai azionati. Sembra la tipica situazione di errore del conducente; l’alternativa è ipotizzare che la perizia sia falsa o che Tesla abbia alterato i dati.

Fonti aggiuntive:
Reuters,
Teslarati,
RSI, Jason Hughes,
Electrek.

Fusione nucleare, le minchiate incredibili scritte da Repubblica, Corriere, ANSA e La Stampa. Non c’è altro modo sincero di definirle

Fusione nucleare, le minchiate incredibili scritte da Repubblica, Corriere, ANSA e La Stampa. Non c’è altro modo sincero di definirle


Pubblicazione iniziale: 2022/12/13 21:57. Ultimo aggiornamento: 2022/12/14
18:30.

A proposito dell’annuncio odierno
del raggiungimento di una tappa importante verso uno sfruttamento pratico
della fusione nucleare, Repubblica, il Corriere, ANSA e
La Stampa hanno pensato bene di informare i loro lettori deliziandoli
con quella che posso solo definire come una compilation di minchiate.
Non è volgarità: è una descrizione meramente tecnica dei fatti. 

Jaime D’Alessandro scrive su Repubblica (link intenzionalmente alterato; copia permanente) che

“192 laser hanno riscaldato a oltre cento milioni di gradi un nucleo, che
ha richiesto mesi per essere costruito, ad una velocità superiore a quella
della luce…”

Lo fa, oltretutto, in un virgolettato, che attribuisce a un fisico del
Lawrence Livermore National Laboratory,
Marvin Adams, che fra le altre cose è vicedirettore per i programmi della Difesa degli
Stati Uniti. Qui non si può parlare di refuso, bufala,
svista o baggianata. Detta come va detta: è una minchiata, e di
dimensioni irresponsabilmente apocalittiche perché messa in bocca
come virgolettato a un fisico autorevolissimo, che quindi il lettore ha
il diritto di presumere che parli con competenza. È una minchiata che fa
inorridire chiunque abbia una conoscenza scientifica di base.  

Screenshot per gli increduli:

Marvin Adams non ha detto nulla di nemmeno vagamente assimilabile a quella
cretinata sulla “velocità superiore a quella della luce” durante la
conferenza stampa di presentazione del
risultato scientifico, che potete vedere qui sotto. Adams parla da 11:44 a 15:30.

Ho
chiesto
a D’Alessandro quale sia la sua fonte e quale sia il testo originale e sto
aspettando una sua risposta. Ringrazio
@andbrusa
che mi ha segnalato l’articolo di Repubblica.

Ma questa non è l’unica minchiata incredibile scritta dai giornali su questa
notizia scientifica. C’è anche quest’altra (link intenzionalmente alterato; copia permanente), segnalata da
Beatrice Mautino (@divagatrice)
e attribuita da Federico Rampini a Claudio Descalzi,
“chief executive dell’Eni”. Tenetevi forte:

La fusione «è il contrario della fissione», sottolinea, ricordando che questa
nuova tecnologia «non genera radioattività, non produce scorie». Ha costi
bassi, usa come materia prima l’acqua «pesante», cioè non distillata: anche
quella di mare. E la consuma in piccole quantità, «da una bottiglia può
generare 250 megawatt in un anno». 

Il Corriere ci spiega che
l’acqua pesante è acqua non distillata. Sapevatelo. Intere generazioni
di studenti di fisica vengono travolte dal gastrospasmo. Probabilmente a loro non
resterà la forza di notare l’ulteriore minchiata, che normalmente spiccherebbe
ma di fronte a quella sull’acqua pesante sbiadisce totalmente come un peto in un uragano: i megawatt al
posto dei megawattora.

Rituale screenshot per i minchiatascettici:

Fra l’altro, per il suo articolo Rampini ricicla pari pari un
intero blocco di testo
tratto dal suo libro Il lungo inverno. A sinistra il testo
intero dell’articolo di Rampini per il Corriere; a destra quello
del libro dello stesso Rampini:


In sostanza, Federico Rampini ha dato al Corriere una pagina del
suo libro riconfezionandola come articolo. È la nuova frontiera
dell’ottimizzazione del giornalismo: Ctrl-C, Ctrl-V, ecco fatto.

Su La Stampa, invece, un articolo non firmato (link intenzionalmente modificato; copia permanente) ci spiega il
vero risultato straordinario dei fisici statunitensi: secondo il
giornale, sono riusciti a far stare una mezza palla da basket dentro una
capsulina che sta in un cilindro grande come quello mostrato dal fisico Marvin
Adams durante la conferenza stampa. Questa:

La Stampa scrive infatti:
“192 laser giganti della National Ignition Facility del laboratorio
californiano hanno bombardato un piccolo cilindro delle dimensioni di metà
di una palla da basket, contenente un nocciolo di idrogeno
congelato.”

E ancora:
“Marv Adams, vice amministratore per i programmi di difesa della ‘National
Nuclear Security Administration’, ha fornito una descrizione
dell’esperimento che ha segnato la svolta sulla fusione nucleare. Tenendo in
mano un cilindro, il dirigente ha spiegato che dentro c’era una piccola
capsula sferica con un diametro pari a metà di quello di una
palla da basket
.

Ennesimo screenshot per gli increduli:

La stessa assurdità è stata scritta da ANSA (link intenzionalmente alterato; copia permanente), che arriva a
contraddirsi da sola:

[…] i laser sono stati puntati su un contenitore cilindrico forato e lungo
alcuni millimetri, dice all’ANSA Fabrizio Consoli, responsabile del laser per
la fusione Abc dell’Enea. Il minuscolo cilindro racchiude a sua volta una
capsula sferica dal diametro di tre o quattro millimetro [sic] […] Tenendo
in mano un cilindro, il dirigente ha spiegato che dentro c’era una piccola
capsula sferica con un diametro pari a meta’ di quello di una palla da basket.

Screenshot per gli ormai rassegnati:

Come è possibile scrivere una minchiata del genere quando le dimensioni del
cilindro sono lì da vedere e dimostrano che è palesemente impossibile che ci
stia dentro mezza palla da basket? Semplice: basta non pensare. E basta non
rendersi conto che Marv Adams ha detto “half the diameter of a BB”. Non
ha detto “basketball”. “BB” è il pallino di una pistola a
pallini (BB gun); l’acronimo deriva da una specifica
taglia di pallini,
chiamata appunto BB, che misura
circa mezzo centimetro, ma
in inglese il termine “BB” indica genericamente un pallino che abbia grosso
modo queste dimensioni.

Questi sono i giornali, e i giornalisti, che hanno la pretesa che noi li
paghiamo affinché loro ci informino su cosa succede nel mondo. E la giostra
delle minchiate si ripete, puntuale, a ogni notizia anche solo vagamente
legata alla scienza. L’idea di far scrivere gli articoli a qualcuno che sappia
cosa sta dicendo, a quanto pare, è troppo rivoluzionaria. Questo non è un
errore momentaneo: è una prassi redazionale.

Antibufala: Per il Corriere, una persona è morta “durante una prova di guida autonoma” di una BMW. Non è vero

Antibufala: Per il Corriere, una persona è morta “durante una prova di guida autonoma” di una BMW. Non è vero

Maurizio Bertera sul Corriere della Sera, nella sezione a pagamento,
scrive
(copia permanente) che
“la Polizia tedesca ha dichiarato che una persona è morta e nove sono rimaste
gravemente ferite dopo che un’auto impegnata in un test di guida autonoma ha
improvvisamente cambiato direzione innescando una serie di collisioni che
hanno coinvolto quattro veicoli.”

La polizia lo ha dichiarato, ma non è vero.

L’auto è una BMW iX elettrica, che non è dotata di guida autonoma: ha
soltanto un sistema di guida assistita, nel quale il conducente rimane
costantemente responsabile della condotta del veicolo. Per cui non poteva
essere in corso alcuna “prova di guida autonoma”.

La polizia tedesca ha affermato inizialmente che il veicolo era un’auto elettrica di prova a guida
autonoma e che non era chiaro se al momento dell’incidente fosse sotto il
controllo del conducente. BMW ha
smentito, sottolineando che il veicolo non era dotato di guida autonoma. L’auto,
tuttavia, era contrassegnata come veicolo di test a scopo di protezione dei
dati, dato che stava effettuando delle riprese video,
scrive Euronews. Da qui, forse, l’equivoco. 

Il Corriere, al momento in cui scrivo,
non ha ancora rettificato, nonostante sia stato
avvisato
che la notizia è falsa. 

Visto il bilancio tragico dell’incidente, è importantissimo ricordare che i sistemi di guida assistita possono sbagliare (e sbagliano spesso nel momento peggiore) e che la responsabilità della guida del veicolo è sempre e comunque del conducente per tutti i sistemi di questo tipo che sono classificati come SAE Livello 0, 1 e 2.

Perché questo articolo firmato del Corriere della Sera è praticamente identico a un articolo del New York Times?

Andrea Lazzarotto
segnala su Twitter quella che per ragioni legali posso solo descrivere per ora
come una singolare coincidenza.

Il 16 dicembre 2021 Riccardo Lichene, sul Corriere della Sera, ha
pubblicato e firmato un
articolo
intitolato
Si chiamava «Metaverse» su Instagram, ma quando Facebook è diventato Meta,
l’account è svanito
. Andrea ha notato che corrisponde quasi parola per parola a un
articolo
apparso sul New York Times tre giorni prima, il 13 dicembre 2021,
firmato da Maddison Connaughton e intitolato
Her Instagram Handle Was ‘Metaverse.’ Last Month, It Vanished.

Andrea
scrive
che a suo parere “L’intero testo è un copia-incolla tradotto” e mostra
screenshot annotati che evidenziano i brani sostanzialmente identici dei due
articoli. In effetti le coincidenze sono davvero sorprendenti.

L’articolo pubblicato dal Corriere linka quello del
New York Times, ma questo non legittimerebbe una ricopiatura così estesa
senza autorizzazione della fonte e presentando il testo come se fosse una
produzione autonoma di Riccardo Lichene.

Lichene, fra l’altro, non è nuovo a queste coincidenze: Andrea Lazzarotto
segnala
un altro caso di articolo firmato da Lichene che ha una sorprendente
somiglianza con un articolo precedentemente pubblicato da Nintendolife.com:

Ecco un altro campionario di coincidenze firmate da Riccardo Lichene:

Ho chiesto pubblicamente chiarimenti a
Riccardo Lichene prima di
pubblicare questo articolo.

Per ora non ho avuto risposta. Anche Maddison Connaughton e il NYT son stati avvisati tramite Twitter ma non hanno risposto pubblicamente.

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