La Stazione Spaziale Internazionale in una fotografia scattata l’8 novembre 2021 dall’interno di una capsula Dragon (dettaglio della foto
ISS066E080907).
Ultimo aggiornamento: 2022/03/14 13:15.
Sta circolando la notizia (falsa) secondo la quale la Stazione Spaziale
Internazionale sarebbe “a rischio caduta” in seguito alle sanzioni
contro la Russia. Viene riportata una dichiarazione di Dmitry Rogozin,
responsabile dell’agenzia spaziale russa Roscosmos, che affermerebbe che le
sanzioni potrebbero interrompere le operazioni dei veicoli russi che
riforniscono la Stazione e la mantengono in orbita. Ne scrivono per esempio
La Regione
(copia permanente),
Televideo Rai
(copia permanente),
ANSA
(copia permanente).
Rogozin è noto da molto tempo agli addetti ai lavori per le sue dichiarazioni
bislacche; ora, con l’invasione russa dell’Ucraina, da bislacche sono
diventate veri e propri deliri da prendere come pura propaganda di regime.
La realtà dei fatti è completamente opposta alle sparate di Rogozin: alle
19.35 UTC di ieri (11/3) il veicolo cargo russo Progress MS-18,
attraccato alla Stazione, ha infatti
acceso
i propri motori per sei minuti, su comando del Controllo Missione russo, come
previsto. Questo ha alzato l’orbita della Stazione di circa 900 metri. La
manovra, denominata reboost, fa parte delle attività regolari
dell’avamposto spaziale.
La quota orbitale della Stazione, infatti, si abbassa lentamente e
progressivamente, a causa dell’effetto frenante della tenuissima atmosfera che
è ancora presente a 400 km di quota, dove orbita la Stazione, e quindi è
necessario rialzarla periodicamente. Se questo non venisse fatto, la Stazione
perderebbe quota molto lentamente (nel corso di mesi o anni, a seconda
delle condizioni dell’atmosfera terrestre).
Ma non è vero che dipende esclusivamente dai russi per queste procedure, che
possono essere svolte anche da veicoli di altri paesi, come la
Cygnus statunitense (che lo ha appunto fatto di recente). La NASA,
Axiom e SpaceX si stanno già
attrezzando con discrezione
per fare a meno dei russi per il reboost e le correzioni di assetto
qualora questa isteria di Rogozin dovesse sfociare in un ordine di sospendere
queste attività (che finora, come si è visto, non è stato dato).
Non c’è nessun pericolo di caduta, insomma. I politici blaterano e si
picchiano il petto coi pugni, i tecnici lavorano col buon senso. Dare questa
“notizia” dei vaneggiamenti di Rogozin senza spiegare questo concetto è
giornalismo irresponsabile che semina panico ingiustificato.
Chi volesse conoscere meglio i dettagli tecnici di queste manovre può leggere
questo mio articolo.
Taccio, per pietà, sulla scemenza epica scritta da molti giornalisti, secondo
i quali il rischio sarebbe quello
“di un ammaraggio o di un atterraggio della stazione sul suolo
terrestre”. Un satellite in caduta non ammara dolcemente né atterra morbidamente:
precipita, si disintegra e alcuni rottami si schiantano a terra. Pazienza non capire un’acca di astronautica, ma almeno l’italiano sarebbe buona cosa saperlo, se si scrive su un giornale.
—
Aggiungo un chiarimento sulle aree sorvolate dalla Stazione: il complesso
spaziale orbita con un’inclinazione di 51,6° rispetto all’Equatore. Vuol dire
che il piano della sua orbita intorno alla Terra è inclinato di quest’angolo
rispetto al piano dell’Equatore.
Quest’angolo è stato scelto perché i veicoli russi che l’hanno parzialmente
costruita e che la riforniscono decollano dal centro spaziale di Baikonur, che
sta a 46° di latitudine, e la regola generale è che il lancio spaziale più
efficiente (che richiede meno propellente a parità di massa da lanciare)
colloca il veicolo in un’orbita inclinata con lo stesso angolo della
latitudine di lancio (in modo da sfruttare al massimo la spinta aggiuntiva
data dalla rotazione terrestre). Dal Kennedy Space Center si lancia
solitamente a 28°, che è la latitudine del centro spaziale in Florida. Altre
collocazioni orbitali sono possibili, ma richiedono piu propellente.
Però un decollo con una traiettoria inclinata a 46° farebbe sorvolare il
territorio cinese ai lanciatori russi, e in caso di malfunzionamento una
caduta in territorio cinese sarebbe decisamente imbarazzante, per cui da
Baikonur si lancia normalmente con un’inclinazione maggiore (51,6°, appunto)
che non sorvoli la Cina durante la salita verso lo spazio. Questa traiettoria
è più dispendiosa, ma è politicamente necessaria.
Era più facile per gli americani usare una traiettoria di lancio meno
efficiente, e quindi quando si negoziò la costruzione della Stazione si scelse
quest’inclinazione orbitale di 51,6°, che ha oltretutto il vantaggio di
consentire alla Stazione di sorvolare una porzione maggiore della superficie
terrestre.
Infatti mentre la Stazione (come qualunque satellite) orbita sempre sullo
stesso piano, mantenendo la medesima inclinazione rispetto al
piano dell’Equatore, la superficie terrestre ruota, e lo fa a
una velocità differente da quella della Stazione. Il risultato di questi due
moti combinati è che la Stazione sorvola una fascia della superficie terrestre
compresa fra due latitudini che equivalgono all’inclinazione del piano
orbitale.
In parole povere: se l’orbita è inclinata a 51,6°, la Stazione prima o poi
sorvola praticamente qualunque punto della superficie terrestre che si trovi
fra 51,6° sopra l’Equatore e 51,6° sotto l’Equatore.
Questo produce una ground track (la traccia dei punti sopra i quali la
Stazione sta perpendicolarmente nel corso delle sue orbite) che ha questa
forma e che si sposta progressivamente rispetto alla superficie:
Di conseguenza, la Stazione non può mai sorvolare zone della Terra che
si trovino a più di 51,6° nord o sud, come mostrato in questa mappa (citata
anche da Rogozin), nella quale il territorio attualmente russo che viene
sorvolato è evidenziato in rosso. Questo territorio include città come
Volgograd (un milione di
abitanti) e
Vladivostok (600.000
abitanti).
Probabilità di trovare la Stazione a una certa latitudine per grado decimale (grafico calcolato e generato da pgc).
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