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(AGG 18:25) La giostra delle figuracce prosegue: Il Corriere scrive “catastrofica perdita di pressione”; La Stampa, Fatto Quotidiano e Panorama scrivono ancora “velivolo”; lo aveva fatto anche ANSA

(AGG 18:25) La giostra delle figuracce prosegue: Il Corriere scrive “catastrofica perdita di pressione”; La Stampa, Fatto Quotidiano e Panorama scrivono ancora “velivolo”; lo aveva fatto anche ANSA

Il giornalismo di lingua italiana continua, purtroppo, a dare ampie prove di
inettitudine e pura ignoranza a proposito del disastro del batiscafo
Titan.

Viviana Mazza, sul Corriere della Sera, parla di
“catastrofica perdita di pressione” nel titolo e di
“catastrofica perdita della camera di pressione”, attribuendo queste
parole al “contrammiraglio John Mauger”. Entrambe le frasi sono
grossolanamente sbagliate.

https://www.corriere.it/cronache/23_giugno_23/titan-detriti-morti-sottomarino-d204f93e-113b-11ee-a86b-4e8204e35ce8.shtml
(copia permanente)

Nel Titan non c’è stata nessuna “perdita di pressione”. La
pressione si può perdere (verso l’esterno) quando dentro il veicolo c’è
una pressione maggiore che all’esterno. In un veicolo che porta persone
sott’acqua si ha l’esatto contrario: quando è sotto la superficie, la
pressione esterna è maggiore di quella interna. Quindi non si
perde pressione verso l’esterno: lo scafo deve resistere alla pressione
esterna, che è molto superiore a quella interna. Se c’è una falla, l’aria non
può sfuggire. È la pressione esterna, quindi l’acqua, a irrompere
nell’abitacolo, e in quell’abitacolo la pressione non si perde, ma aumenta di
colpo, con conseguenze fatali per gli occupanti.

Inoltre il contrammiraglio non ha affatto parlato di
“catastrofica perdita della camera di pressione”. Questa è la
sua dichiarazione originale:

Mauger parla di “catastrophic loss of the pressure chamber”. Ma
“loss” qui non è “perdita”, è “cedimento”.
“Perdita”, in questo contesto, sarebbe “leak”. Mauger non sta dicendo
che hanno smarrito la camera di pressione; sta dicendo che la camera di
pressione (ossia lo spazio interno allo scafo nel quale viene mantenuta la
pressione atmosferica) ha ceduto.

Intanto La Stampa, Panorama e il Fatto Quotidiano si aggiungono all’inquietante coro delle redazioni
inette, che a quanto pare sono piene di gente che non sa cosa voglia dire
velivolo. Gente alla quale andrebbe data una canna da pesca insieme a
un’interdizione permanente da ogni forma di giornalismo.

https://www.lastampa.it/esteri/2023/06/23/news/titan_catastrofica_implosione_cosa_sappiamo-12872921/
(copia permanente)

A distanza di oltre un giorno, l’erroraccio è ancora lì.

Su Panorama, un articolo a firma di Andrea Soglio parla per l’ennesima
volta di “velivolo”:

https://www.panorama.it/news/sommergibile-scomparso-i-soccorritori-sentono-colpi-del-fondo-del-mare
(copia permanente)

Anche qui, l’errore persiste e non viene corretto.

Il Fatto Quotidiano scrive la stessa fesseria: “A queste condizioni qualsiasi piccola perdita potrebbe causare un’implosione immediata, in grado di distruggere il velivolo”.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/06/23/limplosione-improvvisa-alla-velocita-di-800-chilometri-orari-cosi-sono-morti-i-5-a-bordo-del-titan-il-cervello-umano-non-si-e-neanche-reso-conto/ (copia permanente)

Il dilagare dell’errore madornale di usare “velivolo” per un veicolo
che va sott’acqua è forse partito dal
lancio ANSA
del 20 giugno, che oggi risulta riscritto e corretto ma che in origine (copia su Archive.org) parlava proprio di “velivolo” (“…nell’area di ricerca in cui il velivolo era scomparso due giorni prima”). Sembra che tutti abbiano copiato
ciecamente da ANSA senza farsi la benché minima domanda sul senso di quello
che stavano copiando.

Screenshot del lancio ANSA com’era il 21 giugno 2023 (Archive.org).
ANSA e l'astronomia; Repubblica e il rispetto per la morte

ANSA e l’astronomia; Repubblica e il rispetto per la morte

Siamo nel 2023 e ANSA fa lavorare gente che crede che la Luna abbia una faccia perennemente al buio.

Intanto Repubblica fa tweet come questo (poi rimosso) e l’URL originale della notizia ribadisce il concetto: https://video.repubblica.it/edizione/milano/lecco-cadavere-di-una-donna-trovato-morto-in-auto-sulal-riva-del-lago-i-rilievi-della-polizia/437585/438551

ANSA e i genitali esplosivi

ANSA e i genitali esplosivi

A furia di lavorare male, prima o poi succede questo: ANSA che scrive “Esplosione in una villetta, due feriti e due dispersi – Nelle campagne del Nuorese, forse una figa di gas”. Una tragedia resa ridicola dalla superficialità.

Link all’originale; copia permanente.

Ovviamente tutte le testate che prendono le notizie da ANSA e le ripubblicano pari pari sono incappate nella stessa figuraccia.

No, la Stazione Spaziale non è “a rischio caduta” come titolano alcuni giornali

La Stazione Spaziale Internazionale in una fotografia scattata l’8 novembre 2021 dall’interno di una capsula Dragon (dettaglio della foto ISS066E080907).

Ultimo aggiornamento: 2022/03/14 13:15.

Sta circolando la notizia (falsa) secondo la quale la Stazione Spaziale
Internazionale sarebbe “a rischio caduta” in seguito alle sanzioni
contro la Russia. Viene riportata una dichiarazione di Dmitry Rogozin,
responsabile dell’agenzia spaziale russa Roscosmos, che affermerebbe che le
sanzioni potrebbero interrompere le operazioni dei veicoli russi che
riforniscono la Stazione e la mantengono in orbita. Ne scrivono per esempio
La Regione
(copia permanente),
Televideo Rai
(copia permanente),
ANSA
(copia permanente).

Rogozin è noto da molto tempo agli addetti ai lavori per le sue dichiarazioni
bislacche; ora, con l’invasione russa dell’Ucraina, da bislacche sono
diventate veri e propri deliri da prendere come pura propaganda di regime.

La realtà dei fatti è completamente opposta alle sparate di Rogozin: alle
19.35 UTC di ieri (11/3) il veicolo cargo russo Progress MS-18,
attraccato alla Stazione, ha infatti
acceso
i propri motori per sei minuti, su comando del Controllo Missione russo, come
previsto. Questo ha alzato l’orbita della Stazione di circa 900 metri. La
manovra, denominata reboost, fa parte delle attività regolari
dell’avamposto spaziale.

La quota orbitale della Stazione, infatti, si abbassa lentamente e
progressivamente, a causa dell’effetto frenante della tenuissima atmosfera che
è ancora presente a 400 km di quota, dove orbita la Stazione, e quindi è
necessario rialzarla periodicamente. Se questo non venisse fatto, la Stazione
perderebbe quota molto lentamente (nel corso di mesi o anni, a seconda
delle condizioni dell’atmosfera terrestre).

Ma non è vero che dipende esclusivamente dai russi per queste procedure, che
possono essere svolte anche da veicoli di altri paesi, come la
Cygnus statunitense (che lo ha appunto fatto di recente). La NASA,
Axiom e SpaceX si stanno già
attrezzando con discrezione
per fare a meno dei russi per il reboost e le correzioni di assetto
qualora questa isteria di Rogozin dovesse sfociare in un ordine di sospendere
queste attività (che finora, come si è visto, non è stato dato).

Non c’è nessun pericolo di caduta, insomma. I politici blaterano e si
picchiano il petto coi pugni, i tecnici lavorano col buon senso. Dare questa
“notizia” dei vaneggiamenti di Rogozin senza spiegare questo concetto è
giornalismo irresponsabile che semina panico ingiustificato.

Chi volesse conoscere meglio i dettagli tecnici di queste manovre può leggere
questo mio articolo

Taccio, per pietà, sulla scemenza epica scritta da molti giornalisti, secondo
i quali il rischio sarebbe quello
“di un ammaraggio o di un atterraggio della stazione sul suolo
terrestre”
. Un satellite in caduta non ammara dolcemente né atterra morbidamente:
precipita, si disintegra e alcuni rottami si schiantano a terra. Pazienza non capire un’acca di astronautica, ma almeno l’italiano sarebbe buona cosa saperlo, se si scrive su un giornale.

Aggiungo un chiarimento sulle aree sorvolate dalla Stazione: il complesso
spaziale orbita con un’inclinazione di 51,6° rispetto all’Equatore. Vuol dire
che il piano della sua orbita intorno alla Terra è inclinato di quest’angolo
rispetto al piano dell’Equatore.

Quest’angolo è stato scelto perché i veicoli russi che l’hanno parzialmente
costruita e che la riforniscono decollano dal centro spaziale di Baikonur, che
sta a 46° di latitudine, e la regola generale è che il lancio spaziale più
efficiente (che richiede meno propellente a parità di massa da lanciare)
colloca il veicolo in un’orbita inclinata con lo stesso angolo della
latitudine di lancio (in modo da sfruttare al massimo la spinta aggiuntiva
data dalla rotazione terrestre). Dal Kennedy Space Center si lancia
solitamente a 28°, che è la latitudine del centro spaziale in Florida. Altre
collocazioni orbitali sono possibili, ma richiedono piu propellente.

Però un decollo con una traiettoria inclinata a 46° farebbe sorvolare il
territorio cinese ai lanciatori russi, e in caso di malfunzionamento una
caduta in territorio cinese sarebbe decisamente imbarazzante, per cui da
Baikonur si lancia normalmente con un’inclinazione maggiore (51,6°, appunto)
che non sorvoli la Cina durante la salita verso lo spazio. Questa traiettoria
è più dispendiosa, ma è politicamente necessaria.

Era più facile per gli americani usare una traiettoria di lancio meno
efficiente, e quindi quando si negoziò la costruzione della Stazione si scelse
quest’inclinazione orbitale di 51,6°, che ha oltretutto il vantaggio di
consentire alla Stazione di sorvolare una porzione maggiore della superficie
terrestre.

Infatti mentre la Stazione (come qualunque satellite) orbita sempre sullo
stesso piano, mantenendo la medesima inclinazione rispetto al
piano dell’Equatore, la superficie terrestre ruota, e lo fa a
una velocità differente da quella della Stazione. Il risultato di questi due
moti combinati è che la Stazione sorvola una fascia della superficie terrestre
compresa fra due latitudini che equivalgono all’inclinazione del piano
orbitale.

In parole povere: se l’orbita è inclinata a 51,6°, la Stazione prima o poi
sorvola praticamente qualunque punto della superficie terrestre che si trovi
fra 51,6° sopra l’Equatore e 51,6° sotto l’Equatore.

Questo produce una ground track (la traccia dei punti sopra i quali la
Stazione sta perpendicolarmente nel corso delle sue orbite) che ha questa
forma e che si sposta progressivamente rispetto alla superficie:

Fonte: Astroviewer.net.

Di conseguenza, la Stazione non può mai sorvolare zone della Terra che
si trovino a più di 51,6° nord o sud, come mostrato in questa mappa (citata
anche da Rogozin), nella quale il territorio attualmente russo che viene
sorvolato è evidenziato in rosso. Questo territorio include città come
Volgograd (un milione di
abitanti) e
Vladivostok (600.000
abitanti).

Fonte:
meithan42.
Probabilità di trovare la Stazione a una certa latitudine per grado decimale (grafico calcolato e generato da pgc).

 

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ANSA scrive che i minori in terapia intensiva per Covid in Italia “sono 268“. Dimentica di dire che è il totale da inizio pandemia

Ieri ANSA ha
pubblicato
su Twitter questa notizia:

Secondo i dati della Società italiana di pediatria, al 5 gennaio, sono 268 gli
under 19 in terapia intensiva per Covid, rispetto ai 263 della settimana
precedente. I numeri più alti sono nella fascia d’età 16-19 ed in quella
inferiore ai 3 anni.

Scritta così, fa sembrare che in questo momento ci siano ricoverati 268
minori. L’ho retwittata, fidandomi stupidamente che ANSA fosse in grado almeno
di riportare correttamente dei numeri, ma ho dovuto cancellare il mio tweet e
pubblicare un
avviso
e una
rettifica
perché la notizia ANSA non è vera.

Il numero citato, infatti, non è quello dei minori
attualmente ricoverati, ma quello dei ricoverati
da inizio pandemia, due anni fa.

E la fonte non è la Società Italiana di Pediatria, perché ho contattato
l’ufficio stampa della SIP e ho ricevuto una rapida risposta che dice in
sintesi che la notizia scritta in questo modo si presta a equivoci e che i
dati non sono stati forniti dalla SIP ma dall’Istituto Superiore di
Sanità. 

L’ISS, nel suo
bollettino
del 5 gennaio 2022, a pagina 13, riporta che
dall’inizio dell’epidemia i ricoveri in terapia intensiva di persone
fra 0 e 19 anni ammontano a 268. Trentasei di queste persone sono morte.

ANSA ha anche pubblicato un
articolo
con lo stesso errore (copia permanente):

Successivamente ANSA ha creato un redirect per cui chi clicca sul
link all’articolo originale
viene portato a un
testo nuovo e privo di quell’errore. Non viene indicata alcuna rettifica. Al momento in cui scrivo queste righe,
il
tweet ingannevole di ANSA
è ancora online.

Sempre ieri (11/1/22), Bruno Vespa a Porta a porta su Raiuno ha riportato la stessa notizia falsa intorno al minuto 46: “268… tra i…. in terapia intensiva… 268 persone hanno meno di 19 anni e 68 meno di tre anni.” Ha usato il tempo presente, dando a intendere che ci siano ora 268 persone sotto i 19 anni in terapia intensiva.

Ringrazio @antican e twittatore per l’aiuto nel reperimento delle fonti.

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Il Fatto Quotidiano, ANSA e Il Sole 24 Ore pubblicano tutti la stessa notizia falsa

Qualcuno ha una spiegazione plausibile per quest’improvvisa tripletta di fake news su Sole 24 Ore, Ansa e Fatto Quotidiano a proposito dell’atterraggio di Perseverance “oggi” (in realtà avvenuto a febbraio scorso)? 

A parte il rincitrullimento collettivo, intendo?

In realtà la sonda Perseverance è atterrata il 18 febbraio 2021. Qui non c’è ma e non c’è se, non è questione di opinioni: la notizia è falsa. Questo dimostra che i controlli sulle notizie pubblicate sono inesistenti. Ma ricordiamoci che le fake news sono colpa di Internet, mi raccomando 🙂

Ho chiesto lumi alle rispettive redazioni: Sole 24 Ore, ANSA, Fatto Quotidiano.

Copia permanente della tripla perla: ANSA, Fatto Quotidiano, Sole24 Ore.

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Due parole sull’attacco informatico “terroristico” alla Regione Lazio

Due parole sull’attacco informatico “terroristico” alla Regione Lazio

Ultimo aggiornamento: 2021/08/06 16:00.

Ho aspettato un po’ a scrivere di questa vicenda per lasciare che si depositasse il polverone delle dichiarazioni politiche e cominciassero a emergere i fatti tecnici. I fatti sono ancora pochi, comunque, ed è piuttosto evidente a questo punto che non c’è alcuna intenzione delle autorità di fare piena chiarezza sulla vicenda. Prendete quindi queste poche righe con beneficio d’inventario.

Quello che si sa per certo, finora, è che i servizi informatici della Regione Lazio sono offline da domenica 1 agosto. Secondo la ricostruzione de Il Post (anche qui), un ransomware ha colpito il centro elaborazione dati (CED) che gestisce tutta la struttura informatica regionale e i tecnici hanno pertanto disattivato il CED.

Questo ha portato quasi alla paralisi tutti i servizi regionali che dipendono dal CED, fra i quali spicca il servizio di vaccinazione contro il Covid (che sta procedendo lentamente usando un sistema cartaceo ma ha le prenotazioni bloccate).

Il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha parlato di difesa contro “attacchi criminali o di stampo terroristico” (sottolineo “o”), ma ANSA ha inventato un virgolettato che gli ha messo in bocca una certezza sullo stampo terroristico che di fatto Zingaretti non ha espresso (perlomeno nello spezzone video riportato nel tweet di ANSA): 

I giornali generalisti italiani si sono lanciati in narrazioni che per pietà mi limito a definire fantasiose, per cui non è opportuno considerare affidabile qualunque affermazione informatica scritta da queste testate e conviene rivolgersi solo a fonti tecniche qualificate. 

Per quello che è dato sapere fin qui, non c’è nessuna evidenza di un attacco di stampo terroristico: sembra invece trattarsi di un classico attacco criminale, effettuato a scopo di estorsione. Un tipico ransomware, insomma, di quelli che colpiscono tutti i giorni tante aziende: i dati vengono cifrati dai criminali, che poi chiedono il pagamento di un riscatto per avere la chiave di decifrazione. Stavolta il bersaglio è un po’ più grosso e il danno è molto più visibile.

L’ipotesi del terrorismo informatico è altamente improbabile perché un attacco a fini terroristici avrebbe semplicemente cancellato i dati invece di cifrarli, come ha giustamente fatto notare Stefano Zanero, professore associato di Computer Security al Politecnico di Milano.

Ieri è stato diffuso uno screenshot, parzialmente oscurato, che mostrerebbe l’avviso del ransomware, con un link a una pagina del dark web da usare per la trattativa con gli esecutori dell’attacco:

Secondo BleepingComputer, il link alla pagina è collegato a un gruppo di criminali informatici noto come RansomEXX, che ha già preso di mira grandi aziende in vari paesi del mondo, e la tecnica di attacco del gruppo consiste nel violare le difese di una rete aziendale usando delle vulnerabilità o delle credenziali rubate, per poi scorrazzare nella rete rubando o cifrando file e prendere il controllo del domain controller Windows per diffondere il software di cifratura su tutta la rete.

Gli attacchi di ransomware di solito agiscono su due fronti fondamentali di monetizzazione: la minaccia di bloccare l’attività della vittima e la minaccia di disseminare i dati custoditi dalla vittima
(con conseguenti disagi e danni). Zingaretti ha dichiarato che “nessun dato sanitario è stato rubato e i dati finanziari e del bilancio non sono stati toccati” (Il Post), ma è decisamente troppo presto per essere così categorici.

Per ora, quindi, le domande superano ampiamente le risposte.

Come è stato possibile un attacco del genere? Secondo le informazioni pubblicate da Open, l’attacco sarebbe iniziato prendendo di mira un PC di un dipendente di Lazio Crea, “società controllata dalla Regione, in smartworking a Frosinone. Per
entrare nel sistema, come hanno spiegato fonti della polizia postale a Repubblica,
i pirati hanno bucato Engineering SPA
[sic], la società specializzata in
servizi informatici che lavora con molte amministrazioni pubbliche
[…] Da lì hanno ottenuto le credenziali dell’impiegato di Lazio Crea, che
aveva i privilegi di amministratore. Hanno inserito il ransomware nel
sistema informatico ed è partita la copia dei file.”
Uno schema assolutamente classico, insomma. Engineering SPA (in realtà Engineering Ingegneria Informatica S.p.A.) ha però preso posizione su questa ricostruzione degli eventi.

[…] With regard to alleged theories in circulation insinuating a possible
correlation between the blocked attack attempt and the hacker attack
suffered by the Lazio Region between the night of 
31st July and 1st August, please note that the
analysis and detailed investigation swiftly carried out exclude any
links between the two events (the Region has confirmed the attack
started with the hacking of a smart-working employee).

Please
also note the Engineering Group does not manage any of the Region’s
infrastructures subject to cyber-attacks, whose dynamics are yet to be
fully clarified by the competent authorities. […]

Non si possono ripristinare i dati da un backup? Non è così semplice. Come regola generale, prima di tutto bisogna assicurarsi che la rete informatica sulla quale si va a ripristinarli sia pulita e non contenga ancora il ransomware, altrimenti è tempo sprecato. Occorre quindi ripulire la rete oppure crearne una nuova vergine (cosa non facile per sistemi informatici grandi e complessi come un CED regionale). Poi bisogna avere un backup, e questo backup deve essere recente e pulito. Ma a quanto risulta dalle dichiarazioni di un assessore della Regione Lazio, almeno parte dei backup era tenuta in linea e quindi sarebbe anch’essa cifrata. Un altro errore classico. Tenere offline un backup integrale di grandi database non è semplice, certo, ma non farlo è una negligenza imperdonabile.

Come si possono evitare disastri del genere? Anche questo non è facile, ma i passi da compiere per ridurre la possibilità che accadano sono ben conosciuti:

  • ridurre la superficie di attacco, per esempio togliendo gli accessi privilegiati a chi non ne ha strettamente bisogno (in smart working o meno) e dandoli soltanto a chi ha macchine molto protette e non usate in modo promiscuo (no, il PC del dirigente sul quale guarda il sitarello porno o i film piratati non deve avere accesso privilegiato alla rete aziendale);
  • predisporre una procedura di backup (che va collaudata e testata) che offra il massimo isolamento fisico possibile;
  • predisporre un piano di disaster management per sapere cosa fare se (anzi quando) un attacco va a segno e in base a quanto va a segno;
  • avere un piano di comunicazione chiaro e trasparente.

Fra queste soluzioni, noterete, è vistosamente assente qualunque accenno a grandiosi piani di “cloud nazionale”. Perché “cloud nazionale” in politichese si traduce “pioggia di soldi per gli amici”, ma in informatica si traduce “single point of failure”. E se qualcuno ha bisogno che gli si traducano queste parole inglesi, tenetelo lontano da qualunque decisione informatica.

2021/08/06 16:00. Continuano le comunicazioni contraddittorie, ma sembra esserci una buona notizia. Corrado Giustozzi, che finora ha sempre parlato su autorizzazione della Regione Lazio, ha scritto:

Confermo con gioia che la Regione Lazio ha recuperato i dati senza
pagamento di riscatto. Non decifrando i dati ma recuperando i backup che
non erano stati cifrati ma solo cancellati. Ma lavorando a basso
livello i tecnici di LazioCrea hanno recuperato tutto.

E anche:

Al momento non si può dire se c’è stata anche esfiltrazione di dati o
no. Sembrerebbe di no, ma servono analisi più complete per accertarlo.

Giustozzi spiega che i dati sono stati recuperati da un VTL (Virtual Tape Library), “una Virtual Tape Library, ossia un’entità autonoma che emula un sistema
robotizzato di backup su nastro. Ancora più disaccoppiata dell’hardware”
.

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Demi Lovato e l’intraducibile “them/they”

Ultimo aggiornamento: 2021/06/210 12:30.

ANSA ha pubblicato un
tweet
linguisticamente disastroso a proposito dell’annuncio di Demi Lovato di essere
una persona non binaria e di chiedere, come fanno molte persone non binarie,
che si usi they e them al posto di he/him o
she/her come suo pronome:
“La cantante Demi Lovato ha rivelato di essere non-binaria e ha chiesto di
rivolgersi a lei con il pronome ‘voi’ o ‘loro’. In un video e un messaggio
Twitter ha spiegato di essere “orgogliosa” di questo cambiamento.”

Come traduttore, come madrelingua inglese e come persona che per lavoro e
affetti segue le questioni di identità di genere, il tweet di ANSA mi ha fatto
accapponare la pelle. È assolutamente sbagliato, anche dal punto di vista schiettamente tecnico, tradurre il
they chiesto da Demi Lovato con voi o con loro.
Inoltre
fare un tweet tutto al femminile proprio quando una persona chiede di non
essere citata al femminile o al maschile è una dimostrazione di insensibilità davvero
imbarazzante.

Metto subito in chiaro una cosa: chiunque venga qui a commentare che si tratta
di “stupidaggini gender” e di
“resa al politically correct” riceverà un accompagnamento immediato
alla porta. Le sfumature dell’identità di genere possono essere difficili da
capire, ma sono assolutamente reali. La biologia e la natura non sono in
bianco e nero, zero e uno, e sarebbe ora di metterselo in testa per non fare
la figura di quelli che vogliono continuare a credere che il Sole giri intorno
alla Terra quando i dati dicono che non è così. E non si tratta di opinioni o
di “scelte personali”: chi si trova con un disagio di identità di genere non
ha scelto di averlo, esattamente come voi non avete “scelto” di essere, che
so, eterosessuali o biondi o alti. Se non vi è chiaro, provate a informarvi. Un buon punto di partenza è questa serie di articoli su Butac, in particolare le parti 3 e 4.

Detto questo, qui mi dedico soprattutto alla questione linguistica, che è spiegata egregiamente da Licia Corbolante
qui: il they/them delle persone non binarie non è affatto un “voi” o un
“loro”. È un pronome singolare, non plurale, e in inglese si usa
per indicare una persona senza specificarne il genere. È un uso intraducibile
in italiano, dove abbiamo solo lui o lei e siamo quasi sempre
costretti a specificare il genere della persona che stiamo citando (anche se
esistono delle
buone soluzioni, parziali ma facili da mettere in pratica).

Prevengo un’obiezione politico-linguistica inevitabile: no, non è una cosa
introdotta di recente. Il they singolare esiste, in inglese, da circa
seicento anni. L’unica novità è che è stato adottato anche dalle persone non binarie e
accolto con questa accezione nei dizionari (Merriam-Webster, 2019). E se la cosa vi scandalizza perché non ve l’hanno insegnata a
scuola, beh, è ora di aggiornarsi, tutto qui. L’ho fatto anch’io.

Per i sostenitori della teoria del complotto gender per sovvertire le
fondamenta linguistiche e incrinare la famiglia, a parte un invito a crescere
invece di fare i bambini invasati, cito qualche
esempio di
they singolare proveniente da tempi non sospetti:

  • and every one to rest themselves betake — William Shakespeare
  • I would have everybody marry if they can do it properly — Jane Austen
  • it is too hideous for anyone in their senses to buy — W. H. Auden
  • a person can’t help their birth — W. M. Thackeray
  • no man goes to battle to be killed.—But they do get killed — G. B.
    Shaw

E per finire:

  • If you love somebody, set them free — Sting

Questa costruzione può sembrare dissonante per i non madrelingua, ma è
perfettamente normale, tanto che molti madrelingua nemmeno si accorgono di usarla.
No one has to go if they don’t want to è decisamente più idiomatico ed
eufonico di No one has to go if he or she doesn’t want to.

Altra obiezione frequente: usare il they anche per il singolare crea
confusione fra singolare e plurale, quindi è inaccettabile, si dice. Scusate,
ma avete considerato che you fa
esattamente la stessa cosa?

Oltretutto questa critica arriverebbe da un pulpito decisamente ipocrita, dato
che per esempio in italiano è sempre più diffuso l’uso di gli non solo per indicare
indifferentemente una o più persone, ma anche per indicare una o più donne. Eppure
non vedo orde con torce e forconi chiedere il ritorno per legge del
le e del loro per evitare di essere travolti dalla confusione di
genere.

E che dire dell’uso del lei in italiano come forma di cortesia verso
gli uomini? Anche qui non vedo nessuno strillare che a furia di dare loro del lei, i maschi diverranno tutti effeminati. Beh, ci aveva provato un certo
dittatorucolo circa cent’anni fa, ma non è andata particolarmente bene.

Quindi ANSA come avrebbe potuto scrivere il suo tweet in maniera non
imbarazzante? Per esempio così:
“L’artista Demi Lovato ha rivelato di essere una persona non-binaria e ha
chiesto che si usi il pronome ‘they’. In un video e un messaggio Twitter ha
spiegato di “provare orgoglio” per questo cambiamento.”

Visto? Non è difficile. Basta volere, e basta avere un po’ di rispetto
per gli altri.

—-

2021/06/10 12:30. Se vi interessa la situazione in Svizzera sul linguaggio inclusivo, c’è un articolo molto ricco di fonti su Swissinfo.ch (in italiano).

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altri metodi.

Siamo nel 2021 e ANSA non ha ancora capito la differenza fra polizia cantonale e polizia cantonese. E tutti la copiano senza fiatare

Siamo nel 2021 e ANSA non ha ancora capito la differenza fra polizia cantonale e polizia cantonese. E tutti la copiano senza fiatare

Comunicazione di servizio per i colleghi giornalisti: la polizia svizzera è la cantonale. Non la cantonese. Se confondete le due cose, prendete una cantonata.

Per vedere quanto è diffuso questo errore grazie al copiaincolla senza rileggere è sufficiente cercare in Google “arrestata dalla polizia cantonese”. Ci sono cascati Il Mattino, La Gazzetta del Mezzogiorno, Il Fatto Quotidiano, Sky.it, L’Unione Sarda, La Gazzetta di Parma… perché tutti ripubblicano ciecamente senza rileggere e senza controllare.

 

La notizia, diffusa dall’ANSA, riguarda una donna che è arrivata fino a Zurigo in Svizzera dove, forse perché rimasta senza soldi, ha commesso un furto ed è stata arrestata dalla polizia cantonese.

Copia permanente: https://archive.is/icAQt. Screenshot: qui sotto.

Cialtronismo e sismologia: i giornali copiaincolla parlano di “placche teutoniche”

Cialtronismo e sismologia: i giornali copiaincolla parlano di “placche teutoniche”

Ultimo aggiornamento: 2021/02/14 17:35.

Ormai il giornalismo si è ridotto a tre regole:

  1. La competenza costa troppo e fa perdere tempo.
  2. Nessuno rilegge.
  3. Tutti copiano.

Piccolo esempio di oggi: qualcuno, forse ANSA, ha diffuso una notizia sul terremoto avvenuto in Giappone scrivendo che è dovuto probabilmente a un “assestamento delle placche teutoniche”. Fa ridere, ma dimostra ancora una volta che chi ha scritto la notizia non l’ha riletta, e che tutti gli altri l’hanno copiata, senza rileggerla.

ANSA (con tanto di osceno bollino “notizia d’origine certificata”):

Repubblica:

SkyTG24:

L’Unione Sarda:

Il copiaincolla arriva anche in Svizzera, con il Corriere del Ticino (che ha corretto quasi subito, scusandosi) e con La Regione Ticino, che hanno attinto al comunicato dell’agenzia ATS.

Ci sarebbe poi da dire dell’errore di usare epicentro per parlare del punto di origine del sisma nel sottosuolo: “La scossa, con una magnitudo rivista al rialzo di 7.3, ha avuto come
epicentro una profondità di 55 chilometri al largo della costa di
Fukushima”
(no, quello è l’ipocentro; l’epicentro è il punto corrispondente sulla superficie). È stato corretto da alcune testate (per esempio CdT), ma il concetto è già chiaro.

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