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Podcast RSI – Utenti dell’IA di Musk generano ogni ora oltre 6000 immagini di donne e bambini denudati. Musk le monetizza

Ultimo aggiornamento: 2026/01/16.

Questo è il testo della puntata del 12 gennaio 2026 del podcast Il Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto. Il testo include anche i link alle fonti di questa puntata. Mi scuso per la quantità di note che ho inserito nel testo, ma era necessario documentare e citare in dettaglio molto materiale che non era in alcun modo presentabile in un podcast.

Le puntate del Disinformatico sono ascoltabili anche tramite iTunes, YouTube Music, Spotify e feed RSS. Il mio archivio delle puntate è presso Attivissimo.me/disi. Ricordo che da oggi il podcast assume cadenza mensile e verrà pubblicato il secondo lunedì del mese.


Sono Paolo Attivissimo. Vorrei avvisare che questa puntata tocca un tema estremamente delicato, legato alla violenza e agli abusi su donne e bambini. Vi chiedo di ascoltarla e condividerla responsabilmente.

[CLIP: voce di Ashley St. Clair, tratta da un’intervista rilasciata al Guardian e pubblicata in parte su Instagram]

Questa è la voce di una donna che racconta che su X, il social network di Elon Musk, gli utenti hanno preso una sua foto in cui era completamente vestita e hanno ordinato a Grok, l’intelligenza artificiale di Musk, di svestirla e metterla in microbikini. E poi hanno chiesto sempre a Grok di creare immagini in cui era piegata in avanti e in altre pose e di generare video in cui lei si toccava il seno e ballava. Tutto, s’intende, senza il consenso della donna, e con l’intento preciso di causarle disagio e umiliazione.

Grok non ha fatto una piega e ha generato tutto il materiale richiesto dagli utenti. Da settimane, quest’intelligenza artificiale diretta da Elon Musk sta ubbidientemente generando immagini e video di abusi e violenze su donne e bambini, al ritmo stimato di seimila immagini l’ora [Bloomberg]. Le persone colpite sono migliaia.*

* Il Times segnala per esempio il caso di una discendente di sopravvissuti all’Olocausto che è stata bersagliata da aggressori online usando Grok per generare una sua immagine in bikini davanti ad Auschwitz. Altri bersagli frequenti sono le donne impegnate in politica [Eliot Higgins], le giornaliste e Kate Middleton [Katu.com].

Nell Fisher, l’attrice quattordicenne che interpreta Holly Wheeler nella stagione finale di Stranger Things, è un’altra delle vittime di questi utenti. Immagini sintetiche che la raffigurano in abbigliamenti e in situazioni che non è opportuno descrivere qui vengono richieste intenzionalmente dagli utenti e fatte circolare impunemente sul social network X. E Grok, senza esitazioni, le genera [Yahoo News; Axios].

Segnalare e chiederne la rimozione è sostanzialmente inutile. La donna che avete sentito all’inizio di questo podcast è Ashley St. Clair, madre di uno dei figli di Elon Musk. Neppure lei è stata ascoltata [Guardian su Archive.is]. Le sue immagini, comprese alcune foto di quand’era bambina, continuano a circolare sul social network del suo ex partner in versione denudata e manipolata dall’intelligenza artificiale per aggiungere lividi, mutilazioni e altri abusi sessuali.*

* L‘esperto Kevin Beaumont e il Guardian mostrano alcuni esempi di come Grok riceve ordini espliciti di aggiungere lividi o sangue e sorrisi forzati alle foto di donne o di svestirle o mostrarle legate e imbavagliate o imbrattate con fluidi corporali e li esegue.

Gli addetti del social network X sono perfettamente al corrente della situazione, ma non fanno nulla di concreto per rimediare. Anzi, da qualche giorno X addirittura monetizza questi contenuti, offrendo a pagamento la possibilità di generarli.

Questa è la puntata del 12 gennaio 2026 del Disinformatico, il podcast della Radiotelevisione Svizzera dedicato alle notizie e alle storie strane – in questo caso inquietanti – dell’informatica.

[SIGLA di apertura]


Grok è un’intelligenza artificiale generativa, in grado di produrre immagini e video sintetici praticamente indistinguibili dalle riprese reali. È sviluppata e gestita da xAI, un’azienda fondata da Elon Musk, la stessa che gestisce X, il social network che una volta si chiamava Twitter. Grok è integrata in questo social network e permette agli utenti di alterare e manipolare con estrema facilità qualunque immagine pubblicata su X. È anche disponibile in versione più potente su un sito dedicato e in un’app omonima.

Su Internet esistono molti altri servizi analoghi, come quelli offerti da Meta, OpenAI e Google, ma Grok ha una particolarità: ha il cosiddetto spicy mode, o “modalità salace”, che permette di generare contenuti per adulti che le altre intelligenze artificiali popolari si rifiutano di produrre. Questa modalità è stata introdotta intenzionalmente ad agosto 2025 [Techradar.com].

Gli utenti, altrettanto intenzionalmente, hanno cominciato a usare questa modalità per generare contenuti molto espliciti, scambiandosi trucchi e tutorial su come eludere le già scarse restrizioni impostate in Grok. Esistevano già, ed esistono tuttora, altre intelligenze artificiali specializzate nel produrre immagini esplicite, ma si tratta di prodotti di nicchia, complessi da usare e configurare. Offrirne una di uso facilissimo, e farlo oltretutto su un social network che conta circa mezzo miliardo di utenti, ha sostanzialmente rimosso questa barriera d’ingresso,* facendo diventare la creazione di immagini di abusi un fenomeno di massa, facilmente accessibile a qualunque bullo, ex partner, molestatore, misogino.**

* “X's innovation - allowing users to strip women of their clothing by uploading a photo and typing the words, "hey @grok put her in a bikini" - has lowered the barrier to entry.” [Reuters].
** Bloomberg nota che X è diventato uno dei siti più popolari per la generazione di immagini “nudificate” da parte degli utenti tramite l’intelligenza artificiale.

E così da settimane gli utenti del social network X stanno generando migliaia di immagini non consensuali di donne, uomini e bambini svestiti o nudi, a volte in posizioni inequivocabili. Un test [Wired.com] condotto dal sito Wired ha trovato oltre 15.000 immagini sintetiche sessualizzate, create dagli utenti nell’arco di due ore.*

* Copyleaks documenta alcuni esempi di queste immagini e dei prompt che gli utenti stanno usando per denudare soprattutto le donne.

Avrete notato che sto usando spesso la parola utenti. È una scelta precisa, perché molte delle notizie che riguardano questo problema dicono che “Grok ha generato” le immagini di abusi su donne e minori, ma questo è profondamente ingannevole [BBC: “Elon Musk’s Grok AI appears to have made child sexual imagery, says charity”]. Fa sembrare che questi contenuti intollerabili siano piovuti dal cielo, capitati quasi per caso, come effetti collaterali, ma non è così. Queste immagini e questi video derivano dal fatto che una persona ha intenzionalmente usato Grok per crearli.

Dire che “Grok ha generato immagini pedopornografiche” è sbagliato e fuorviante come dire che “un coltello ha ucciso una persona”. Non è lo strumento informatico che decide spontaneamente di produrre immagini di donne abusate e torturate. È una persona, in carne e ossa, un individuo ben preciso, che coscientemente sceglie di impartire a Grok queste istruzioni terribili.

E ci sono altre persone che condividono quei contenuti, persone che li ritengono addirittura divertenti e gratificanti, e persone che scelgono di usarli per umiliare qualcuno. È tutto molto, molto intenzionale, consapevole, voluto. E soprattutto ci sono persone che decidono che è opportuno continuare a mettere a disposizione strumenti che consentono tutto questo e non rimuovere le immagini di abusi, neanche quando vengono segnalate.

Questo non è un problema tecnologico. È un problema umano. È Elon Musk che ha deciso di introdurre la “modalità salace”. È Elon Musk che ha deciso di tagliare drasticamente il numero dei moderatori, rendendo inutile qualunque segnalazione [SiliconRepublic.com]. Ed è sempre Elon Musk che ha deciso che, di fronte alle notizie degli abusi commessi dagli utenti sfruttando Grok, la cosa migliore da fare non era rimuovere del tutto quest’intelligenza artificiale e correggerla, come farebbe qualunque azienda di fronte a un prodotto che si rivela pericoloso o tossico.*

* Quando una versione precedente di Grok ha cominciato ad autodefinirsi “MechaHitler” e a rigurgitare deliri di antisemitismo e neonazismo, a luglio 2025, il comportamento è stato invece corretto molto prontamente da xAI [NPR]. 

Musk, invece, ha deciso di rendere Grok, così com’è, accessibile solo agli utenti a pagamento all’interno di X.

In altre parole, di fatto Elon Musk sta monetizzando gli abusi su donne e bambini. In altre parole, se paghi, puoi commettere facilmente tutti gli abusi che vuoi, senza che ci siano conseguenze.


Gli utenti a pagamento di X sono pochi, quindi si può avere l’impressione che il problema a questo punto sia diventato di nicchia. Ma in realtà non è affatto scomparso.

L’intervento di Musk per limitare l’accesso a Grok è avvenuto dopo che alcuni governi, come quello britannico, quello indiano, quello francese e quello malese [Time], avevano dichiarato che il social network X rischiava di dover essere vietato e bloccato in quanto facilitatore e disseminatore di pedopornografia e di messaggi di odio, brutalità e discriminazione [Guardian; Ofcom].* Molte testate hanno annunciato l’arrivo di questa limitazione come se fosse la fine della crisi, ma l’app Grok continua tuttora a generare contenuti illegali gratuitamente per tutti.**

* Malesia e Indonesia hanno dichiarato di aver limitato l’accesso a Grok rispettivamente il 10 e 11 gennaio 2026 [BoingBoing].
** Il materiale generato dalla versione web di Grok è ancora più estremo di quello generato dal chatbot di Grok su X [Wired]: “One photorealistic Grok video, hosted on Grok.com, shows a fully naked AI-generated man and woman, covered in blood across the body and face, having sex, while two other naked women dance in the background. The video is framed by a series of images of anime-style characters. Another photorealistic video includes an AI-generated naked woman with a knife inserted into her genitalia, with blood appearing on her legs and the bed. Other short videos include imagery of real-life female celebrities engaged in sexual activities, and a series of videos also appear to show television news presenters lifting up their tops to expose their breasts”.

A questo punto di questa triste vicenda è importante fare una precisazione per togliere un dubbio molto diffuso. Capita spesso di imbattersi nell’obiezione che creare immagini pornografiche sintetiche di minori non faccia male a nessuno perché, si dice, dopotutto si tratta di fantasie. Manca una vittima concreta.

Ma non è così. La produzione di questi contenuti li normalizza, in un certo senso li sdogana, associa questi orrori a un “ma dai che male c’è”, e già questa è una china pericolosissima. Inoltre rende infinitamente più difficili le indagini degli inquirenti sui casi di abusi reali su minori, perché oggi diventa necessario appurare se ogni singola immagine in possesso di una persona incriminata sia sintetica o ritragga invece un bambino realmente esistente. La persona che commette abusi può nascondere le immagini reali in una selva di foto artificiali. Trovare quelle reali diventa un problema peggiore del proverbiale ago in un pagliaio: semmai è come cercare un ago in una catasta di spilli. E per complicare ulteriormente la situazione, la persona accusata può tentare di difendersi dicendo che sono rappresentazioni di fantasia.

Ma la legge è molto chiara su questa questione. A novembre 2025, il Tribunale federale ha stabilito che immagini o video pornografici che mostrano adulti ringiovaniti digitalmente, secondo una tecnica tipica di questo settore, il de-aging, sono comunque inequivocabilmente illegali. Il Codice penale, dal 2014, punisce non solo la pornografia che coinvolge minori reali ma anche quella che rappresenta minori generati artificialmente, di solito ricorrendo all’intelligenza artificiale [RSI.ch; sentenza 6B 122/2024]. Principi analoghi valgono anche in molti altri Paesi.*

* Per esempio il Regno Unito, dove a giorni entrerà in vigore una legge che vieta proprio il tipo di contenuti resi possibili dal modo in cui è stato impostato Grok [BBC].

A queste leggi si aggiungono quelle che impongono alle piattaforme social di intervenire in tempi brevi dopo ogni segnalazione e di fornire canali efficienti ed efficaci per la rimozione di contenuti illegali di questo genere. Un esempio molto influente è il Take It Down Act statunitense, che però non è ancora in vigore: sarà attivo da maggio del 2026 [Gizmodo].

La situazione attuale, infatti, è tutta a favore dell’indifferenza da parte dei grandi social network. X, in particolare, non ha un ufficio stampa e risponde a tutte le richieste di prese di posizione da parte della stampa con un muro di silenzio* o, peggio ancora, con un post generato da Grok, che in quanto intelligenza artificiale non è formalmente in grado di rappresentare nulla e nessuno.**

* O con la risposta standard “Legacy media lies”, come è successo a Reuters quando ha contattato xAI a proposito di questa vicenda.
** A conferma del ruolo assolutamente centrale di Elon Musk nella gestione di Grok e X, Musk stesso ha postato su X che chiunque critichi X per questa situazione sta “cercando scuse per una censura” [BBC]. Musk è la stessa persona che nel 2022 ha censurato i giornalisti che lo criticavano e ha rimosso l’account X @elonjet che pubblicava la localizzazione del suo jet privato [Disinformatico].

L’account X Safety, che dovrebbe in teoria rappresentare la posizione dell’azienda sulle questioni di sicurezza, si è limitato a postare che “chiunque usi o induca Grok a generare contenuti illegali subirà le stesse conseguenze come se avesse caricato contenuti illegali”, ma non si è assunto alcuna responsabilità per il fatto di aver reso possibile generare quei contenuti illegali.

Anche Ashley St. Clair, la madre di uno dei figli di Musk citata in apertura, è stata ignorata, e per di più le è stato revocato l’account premium su X. E resta da vedere se il Dipartimento di Giustizia statunitense sia disposto ad avviare un’azione legale contro le aziende di Elon Musk, vista la sua vicinanza all’attuale presidente degli Stati Uniti Donald Trump.


I difensori più appassionati dei progressi dell’intelligenza artificiale obiettano spesso che vicende come questa sono incidenti di percorso lungo la strada verso un radioso futuro, come se si trattasse di effetti collaterali inevitabili, ma non è così. Gli esperti del settore spiegano che se Elon Musk volesse, potrebbe far correggere Grok in maniera relativamente semplice [Ars Technica].

Infatti le linee guida di sicurezza di Grok, che sono pubbliche [GitHub], consentono di capire come mai Grok permette la creazione di immagini inaccettabili di minori mentre gli altri prodotti analoghi riescono a evitarla quasi completamente.

Il problema sta nel fatto che queste linee guida vietano sì a Grok di accettare richieste o prompt degli utenti che lascino trasparire chiaramente l’intento di generare immagini di abusi su minori, ma queste stesse linee guida includono anche l’ordine esplicito di “presumere buone intenzioni” quando vengono chieste immagini di donne giovani.

È semplicemente assurdo, irresponsabile e incosciente pensare di “presumere buone intenzioni” quando qualcuno chiede di generare immagini di bambini in pose esplicite o usando eufemismi, come se al mondo non ci fossero persone malintenzionate.

E c’è di peggio. Queste stesse linee guida includono anche queste parole: “non ci sono restrizioni sui contenuti sessuali di fantasia con adulti che hanno temi cupi o violenti”. Queste sono parole scelte appositamente da qualcuno. Non sono spuntate per caso. Rimuoverle o riformularle renderebbe molto più difficile generare contenuti illegali. Se non vengono rimosse o riscritte, questa è una scelta intenzionale.

Una scelta intenzionale che per ora rimane impunita, sia a livello legale, sia a livello commerciale. Perché in questa vicenda ci sono anche altri due protagonisti che potrebbero fare la differenza: si chiamano Apple e Google.*

* Ci sono anche i payment processor, le aziende come Visa e Mastercard, che rendono possibili i pagamenti a X che permettono agli utenti di avere la versione premium di Grok. Normalmente queste aziende vietano qualunque app che possa anche solo lontanamente essere usata per scopi pornografici. Finora non hanno fatto nulla a proposito di Grok e X.

Normalmente, infatti, quando un’app genera contenuti illegali o anche solo in odore di illegalità, l’app viene rimossa prontamente dall’App Store e da Google Play.* Di fatto viene impedito così che possano aggiungersi altri nuovi utenti. Ma nel caso dell’app di X e di quella di Grok, stranamente, questo non è ancora successo. Dovremmo chiederci perché, visto che se non succede, Apple e Google diventano di fatto facilitatori di questa mostruosità e rischiano di dimostrare ancora una volta che le leggi, per i supermiliardari e per i prepotenti, sono solo un fastidio da scavalcare.**

* Andò così per esempio per Tumblr a novembre 2018, perché gli utenti vi stavano caricando immagini di nudi di minori che non venivano riconosciute dai filtri automatici del sito [BBC].
** Ars Technica nota che per Google Play, quello che fa Grok è un caso specificamente contemplato dalle sue regole di divieto, che dicono che non sono ammesse “app che contengono o promuovono contenuti associati a comportamenti da predatori sessuali o distribuiscono contenuti sessuali non consensuali“ e specificano che sono vietate le “app che dicono di svestire le persone” e i “contenuti e comportamenti che tentano di minacciare o sfruttare le persone in maniera sessuale, come [...] contenuti sessuali non consensuali creati tramite deepfake o tecnologie simili”. Più chiaro di così non si può, ma Grok continua a essere disponibile su Google Play.

Ma ci sono due cose che noi semplici cittadini digitali possiamo fare concretamente. La prima è smettere di usare X, sia per postare, sia per leggere i contenuti altrui. Non significa eliminare il proprio account, perché questo comporterebbe il rischio che qualcun altro ne prenda il nome (un’altra idea geniale di Musk che va contro ogni buona regola informatica). Significa semplicemente non usarlo.

La seconda cosa è fare una cordiale richiesta alle autorità, ai media, alle aziende: visto che X alimenta di fatto la generazione di immagini di abusi di ogni genere, perché siete ancora presenti su X? La vostra presenza assidua, la vostra pubblicazione di contenuti, incoraggia le persone a frequentare questo social network per informarsi e gli conferisce una patente di autorevolezza e di importanza che sta dimostrando sempre di più di non meritare.

Le alternative non mancano: da Bluesky a Mastodon a Threads, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Proviamo dunque a scegliere, invece di aspettare che qualcuno lo faccia per noi.

2026/01/16

L’account @safety di X annuncia che sono state “implementate misure tecnologiche” per impedire che Grok accetti richieste di svestire persone reali e che sono state introdotte restrizioni geografiche “nelle giurisdizioni nelle quali questi contenuti sono illegali”. Queste misure arrivano soltanto dopo settimane di proteste e segnalazioni e la loro efficacia non è stata ancora confermata indipendentemente. Inoltre va notata la precisazione “persone reali. Come se svestire quelle immaginarie, comprese i bambini, fosse ancora accettabile.

Fonti aggiuntive

Malaysia and Indonesia block Grok over deepfake sexual abuse material, BoingBoing, 2026-01-12.

UK probes X over Grok CSAM scandal; Elon Musk cries censorship, Ars Technica, 2026-01-12.

xAI silent after Grok sexualized images of kids; dril mocks Grok’s “apology”, Ars Technica, 2026-01-02.

Elon Musk’s X must be banned, Disconnect.blog, 2026-01-08.

Inside the Grok CSAM scandal and how brands have faced ‘weaponised political pressure’ to spend with X, TheMediaLeader.com, 2026-01-07.

Non ce la faccio più a turarmi il naso. Ho mollato X/Twitter, passo a Instagram (e resto su Mastodon). Sarà meno peggio?

Questo articolo è stato pubblicato inizialmente presso Disinformatico.info, dove trovate l’originale con i commenti dei lettori. Pubblicazione iniziale: 2024/09/14 19:06. Ultimo aggiornamento: 2024/09/18 14:40.


Per qualche mese ho attivato X/Twitter a pagamento per vedere se cambiava qualcosa in termini di efficacia e diffusione dei miei post. Sotto la gestione Musk, X/Twitter è diventato una fogna peggiore di quella che era prima, ma ho osato sperare che poter raggiungere 411.000 follower potesse essere un’occasione per diffondere un po’ di debunking e contrastare la disinformazione.

Ci ho provato, rifiutando un’offerta di acquisto (per questi motivi), turandomi il naso contro il tanfo crescente dei complottismi politici e scientifici lasciati correre a briglia sciolta e contro i deliri alimentati da Elon Musk stesso, decidendo di non rispondere a nessuno ma di limitarmi a postare notizie. Ma non è servito a nulla, non ho visto alcun miglioramento della diffusione dei post, e non ce la faccio più.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso, per me, è quel viscido post di Musk in cui lui attacca Taylor Swift per il suo sostegno alla candidatura presidenziale di Kamala Harris, dicendo che vuole metterla incinta. Non chiede di farlo; dice che lo farà (“I will give you a child”), volente o nolente lei. Cioè vuole stuprarla. Come al solito, ci sarà chi dice che è un post “scherzoso”. Come no. Provate a immaginare un uomo che scrive una cosa del genere a vostra figlia, se ne avete una.

È uno schifo che nessun uomo dovrebbe permettersi di scrivere, ed è l’ennesimo sintomo manifestato fin troppo pubblicamente da una persona che ha chiaramente dei gravi problemi di rapporti sociali e sta usando il suo immenso patrimonio per infliggere quei problemi al resto del mondo.

È un sintomo talmente grave che persino le Note della Collettività del suo stesso social network condannano
quel post
, dicendo che “dimostra un desiderio di oggettificare e degradare tramite contenuti sessuali indesiderati, ed è in violazione delle regole di X”.

Vedere Elon Musk, quello che una volta sembrava essere un visionario con un piano d’azione concreto per un futuro migliore per l’umanità, scendere progressivamente al livello di Donald Trump e poi andare ancora più in basso sposando le teorie di complotto più idiote (come quella degli immigrati che rapiscono e mangiano i gatti), è una scena di deludente squallore che non mi sento più di sostenere in alcun modo. Il leasing della mia Tesla Model S sta per scadere e non penso che resterò con questa marca, troppo dipendente dagli umori e dalle ossessioni minimaliste di Musk.

Nel frattempo ho annullato il mio account X/Twitter a pagamento (@disinformatico, aperto nel lontano 2007; resterà attivo per contratto fino al 4 ottobre) e ho smesso definitivamente di postare qualunque cosa su quella piattaforma. Ho motivato a X la mia disdetta così: “I can’t stand Elon Musk’s support and personal endorsement of sexism, racism, and hate on X/Twitter. The straw that broke this camel’s back is
THAT tweet of his to Taylor Swift. You know which one”
.

 

Ho messo su X/Twitter un ultimo post in cui invito i follower a smettere di seguirmi lì e, se ci tengono, a passare a Mastodon, Threads e Instagram. Su quest’ultimo ho attivato l’account professionale.

Mi rendo perfettamente conto che Threads e Instagram sono nelle mani di un altro stramiliardario che sta facendo danni sociali a dismisura, Mark Zuckerberg. Forse sto solo passando dalla brace alla padella. Vedremo.

Intanto, se vi va, mi trovate a queste coordinate:

Fonte aggiuntiva: Elon Musk’s Offer to Father a Child With Taylor Swift Elicits Disgust: ‘You’re Creepy. Full Stop’, Variety, 11 settembre 2024.


2024/09/15 10:50. Ieri sera, un’ora e mezza dopo il mio annuncio, qualcuno ha cercato maldestramente di rubarmi gli account su Mastodon e X e la PEC. Non credo sia una coincidenza. In ogni caso il tentativo è fallito.

 

Sono a Bratislava per Starmus: si comincia con il concerto di Jean-Michel Jarre e Brian May

Sono a Bratislava per Starmus: si comincia con il concerto di Jean-Michel Jarre e Brian May

Sono tornato a postare su Twitter/X per raccontare il festival di scienza e
musica Starmus, che inizia stasera a
Bratislava con un
concerto di Jean-Michel Jarre e Brian May.

Posterò anche su Instagram e Mastodon, e mi sono iscritto alla spunta blu di
Twitter turandomi il naso, ma ho letto i vostri pareri molto saggi sull’idea di vendere il mio account Twitter
e alla fine ho deciso di tenerlo e di riprendere a usarlo almeno per
diffondere conoscenza e segnalare diffusamente eventi interessanti.

Non lo userò per conversare, ma se devo scegliere come far sapere che si parla
di scienza con un bouquet incredibile di premi Nobel, astronauti ed esperti ai
massimi livelli, mi rassegno al fatto che 420.000 follower su Twitter hanno
una portata ben superiore a 5300 su Instagram. E quindi sì, sto pagando otto
dollari al mese a Elon Musk. Non odiatemi.

2024/05/13 00:30

La Dama del Maniero e io siamo appena rientrati dal concerto. Notevolissimo,
costruito benissimo, audio perfetto e concezione visionaria, con un riferimento importante a Edward Snowden. Il video è
disponibile qui sotto e la lista dei brani dovrebbe essere questa:

Noi eravamo proprio dietro la telecamera montata su un binario a terra, che scorreva parallela al palco.

Qualcuno mi segue ancora su Twitter? Mi hanno offerto di comprare il mio account. Chiedo il vostro parere

Nota di chiarimento: quanto segue non è un pesce d’aprile, nonostante sia stato pubblicato il primo aprile.

Ieri (31 marzo) ho postato su Twitter (mi rifiuto di chiamarlo X) un sondaggio informale per sapere quante persone effettivamente seguono il mio account Twitter, nel senso che vedono davvero i miei post. Perché Twitter dice che ho 413.309 follower, ma siccome non ho un account a pagamento i miei tweet non arrivano a tutti.

Questo tweet ha ricevuto 2882 like e secondo Twitter è stato visto da 48.530 account. Numeri ben lontani dai 413mila teorici. Purtroppo la gestione Musk ha massacrato Twitter e sembra intenzionata a continuare a lungo e con lo stesso approccio. Non è più la piattaforma di informazione immediata e in tempo reale che era prima: ora è soprattutto un ricettacolo di spam, hater e contenuti violenti. Ho smesso da tempo di pubblicarvi contenuti perché mi sembra inutile farlo con una voce silenziata dagli umori momentanei ma sempre più estremi di Elon Musk e rivolgendomi a un pubblico sempre più estremizzato e aggressivo. 

In altre parole, ho un account da oltre 400 mila follower che giace inutilizzato ma comprensibilmente fa gola ad alcuni operatori commerciali. Ho ricevuto un’offerta economica seria e abbastanza significativa per cedere l’account. Ho posto due condizioni principali: gli oltre 130 mila tweet che ho scritto in questi 17 anni (ho iniziato nel 2007) non verrebbero cancellati e l’account verrebbe rinominato. La parte interessata non è qualche setta complottista in vena di vendetta, forza politica o agenzia di propaganda o disinformazione: è un servizio commerciale di assistenza personale basato sull’intelligenza artificiale.

Francamente non so cosa fare. Da un lato mi spiace perdere un account che ha quasi due decenni di storia (che però tanto non legge nessuno); dall’altro la cifra proposta non è trascurabile, soprattutto per un account che non sto nemmeno usando. Però mi sembra di mancare di rispetto a tutti quei follower che hanno scelto di seguirmi in tutti questi anni (anche se ovviamente avviserei ripetutamente di un eventuale cambio di gestione dell’account e chi ha fatto l’offerta sa benissimo che in caso di cambio ci sarebbe una ressa di defollow immediati; sembra che a loro vada bene lo stesso).

Un’alternativa sarebbe ingoiare il rospo-Musk e pagare uno stramiliardario per avere un account non limitato, per poi riprendere a usarlo per postare notizie e avvisi. Ma l’idea di dare soldi a questo personaggio, per un social network che ha comprato per farne uno strumento di propaganda politica e di autocompiacimento personale, mi ripugna parecchio.

Se avete idee, sono tutt’orecchi: scrivetele nei commenti. 

Se mi seguivate su Twitter, venite su Threads, Mastodon, Instagram o Telegram. Mi trasferisco lì

Con l’arrivo di Threads in Europa ho ancora meno motivi per continuare a usare Twitter/X per postare o per tenermi informato. Se mi seguivate su Twitter e vi interessa continuare a seguirmi, mi trovate su Threads (https://www.threads.net/@disinformatico), Instagram (https://www.instagram.com/disinformatico), Telegram (https://t.me/paoloattivissimo) e Mastodon (https://mastodon.uno/@ildisinformatico). Ho scritto adesso questo avviso anche su Twitter.

Annoto qui la situazione attuale dei follower, per fare il punto della situazione fra qualche mese:

  • Threads: 2051
  • Instagram: 5066
  • Telegram: 1934
  • Mastodon: circa 10.400 (il server non indica il numero preciso)
  • Twitter: 415.822
Segno dell’Apocalisse imminente: 100K follower

Segno dell’Apocalisse imminente: 100K follower

Sto per raggiungere i centomila follower su Twitter e la cosa mi inquieta enormemente. Sembra incredibile che un blogger di campagna possa avere più lettori di un giornale di provincia, ma è anche un sintomo di come è cambiato il mondo intanto che politici e pensatori si contemplavano l’ombelico.

Grazie per la fiducia; spero di meritarmela sempre.

Podcast RSI – Mastodon e fediverso: microguida di base

logo del Disinformatico

Pubblicazione iniziale: 2022/11/24 17:58. Ultimo aggiornamento: 2023/11/04 20:00.

È disponibile subito il podcast di oggi de Il Disinformatico della
Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto: lo trovate presso
www.rsi.ch/ildisinformatico
(link diretto) e qui sotto.

Le puntate del Disinformatico sono ascoltabili anche tramite
feed RSS,
iTunes,
Google Podcasts
e
Spotify.

Buon ascolto, e se vi interessano il testo integrale e i link alle fonti di questa puntata, sono qui sotto. Le frasi fra parentesi quadre sono annotazioni o aggiunte.

[CLIP: Carlo Gubitosa: “Il mediattivismo ha ceduto il posto al clictivismo,
all’attivismo fatto a colpi di clic e inquadrato all’interno di recinti
aziendali di cui conosciamo i loghi, i nomi: Facebook, Twitter, Instagram. Ma
c’è un’alternativa sia tecnologica che politica a questo sistema di
comunicazione sociale inquadrata in recinti aziendali, ed è il fediverso…“
(fonte)]

È la voce di
Carlo Gubitosa,
scrittore e giornalista, autore di molti libri fondamentali sull’uso sociale
dell’informatica e profondo conoscitore dei meccanismi di Internet. Anche se
avete seguito soltanto di striscio le notizie sul subbuglio di Twitter dopo
l’acquisto da parte di Elon Musk e magari cominciate anche a esserne un po’
stufi, sicuramente avrete notato che quando si parla di questa vicenda
spuntano sempre fuori un nome e un concetto: Mastodon e
fediverso.

Se volete sapere cosa sono, perché ne parlano tutti, se vi possono servire o
ne potete fare tranquillamente a meno, come funzionano in pratica e cosa
rispondere agli amici che vi chiedono insistentemente
“Sei su Mastodon?”, siete nel posto giusto, ossia all’ascolto della
puntata del 25 novembre 2022 del Disinformatico, il podcast della
Radiotelevisione Svizzera dedicato alle notizie dal mondo dell’informatica,
che oggi cercherà di rispondere a queste domande. Io sono Paolo Attivissimo.

Cos’è Mastodon e perché se ne parla tanto

Cominciamo dalle basi: Mastodon è un social network superficialmente simile a
Twitter, nel senso che permette di pubblicare brevi testi, leggermente più
lunghi di quelli di Twitter, accompagnati da immagini e spezzoni di video.

Questi testi, chiamati post o toot, possono essere letti,
condivisi e commentati da tutti gli iscritti a Mastodon e possono essere
letti, ma non commentati, da chiunque abbia un accesso a Internet e un normale
browser. Ogni utente iscritto a Mastodon sceglie degli altri utenti da seguire
e ne riceve automaticamente i post. Gli utenti si possono scambiare anche
messaggi non pubblici, che però non sono segreti in senso stretto, perché
possono essere letti dagli amministratori, e non sono protetti tramite
crittografia, esattamente come succede su Twitter.

Ho precisato “superficialmente” perché dietro le quinte Mastodon in realtà ha
delle differenze molto importanti: non ha un singolo proprietario, ma è
gestito da un arcipelago di gestori indipendenti ma federati, ossia che
comunicano tra loro usando lo stesso standard; è open source, e questo
significa che tutto il suo software è liberamente ispezionabile per
controllare che non contenga trappole, inganni o difetti; e i post compaiono
in ordine cronologico, senza filtri artificiali di importanza e senza essere
inframmezzati di pubblicità.

Questa struttura federata o decentrata significa che non può arrivare nessun
Elon Musk o simile a cambiare le regole e dettare legge dall’oggi al domani.
Vuol dire anche che non ci sono pressioni commerciali per compiacere gli
inserzionisti e che non esistono account privilegiati con bollini a pagamento
come ci sono ora su Twitter; non ci sono nobili e plebei. Iscriversi è gratis.
Mastodon è una rete sociale scritta dagli utenti per gli utenti, senza
condizionamenti, e quest’idea piace molto, specialmente se contrapposta alla
nuova gestione autoritaria di Twitter e alla sorveglianza commerciale
ossessiva di Facebook e Instagram.

Questa situazione, però, ha anche degli svantaggi. Siccome non ci sono grandi
investitori per farlo funzionare, a volte Mastodon è lento. E siccome è un
social network emergente, nato nel 2016 su iniziativa dello sviluppatore
tedesco Eugen Rochko
[25 anni,
unico
stipendiato della non-profit Mastodon]

ma diventato improvvisamente popolare solo negli ultimi mesi, soprattutto
grazie al controverso acquisto di Twitter da parte di Elon Musk, per ora ci
trovate poca gente. Sono infatti circa
due milioni
gli account attivi mensili di Mastodon, contro i quasi
490 milioni
mensili di Twitter. Però quella gente è di buon livello: gli spammer, i
provocatori e i fabbricanti di fake news non sono ancora arrivati in massa su
Mastodon, anche se probabilmente non tarderanno ad arrivarci.

Siete intrigati? Volete correre a iscrivervi e respirare questa nuova aria di
libertà digitale? Volete scoprire il brivido anarchico di far parte del
fediverso, per usare il termine cool che indica tutti questi
servizi digitali decentrati e coordinati in modo federato, di cui Mastodon è
un esempio molto vistoso?

Non partite in quarta, perché è qui che cominciano le complicazioni. Niente di
drammatico, però credo che sia prudente che vi prepariate spiritualmente.

Come entrare in Mastodon (se vi serve)

A proposito di preparativi: prima che corriate a installare Mastodon,
chiedetevi se vi serve davvero un altro social network oltre a quelli che già
usate. Se vi trovate bene a usare Instagram, Facebook, Whatsapp, Telegram
eccetera ma non avete mai sentito il bisogno di usare Twitter, allora
probabilmente potete fare a meno di Mastodon. E tenete presente che iniziare a
usare Mastodon non vuol dire che potrete rinunciare a Twitter, almeno per ora,
perché molti utenti non si sono ancora trasferiti da Twitter a Mastodon.
Insomma, non installate Mastodon soltanto perché è di moda e ne parlano tutti.
Anche perché ci sono, come dicevo, alcune complicazioni in più rispetto ai
social network tradizionali.

La prima complicazione è l’app. Normalmente per iscriversi a un social network
si scarica l’app ufficiale e si parte. Su Mastodon, invece, bisogna chiedersi
quale app scaricare e installare. Proprio perché Mastodon è decentrata,
ci sono infatti varie app disponibili, che offrono livelli di facilità e
flessibilità molto differenti.

Probabilmente vi conviene cominciare usando l’app di base, quella che trovate
linkata su Joinmastodon.org; se vi
trovate bene, potrete passare in seguito alle app più evolute e potenti. Per
l’app di base c’è una versione per iOS e una per Android, ma ci sono anche
altre app per PC e Mac, sia gratuite sia a pagamento, e c’è anche una versione
puramente Web multipiattaforma
[che volendo si può anche usare in un browser su smartphone].

Una volta installata l’app, bisogna crearsi un account, ma anche qui c’è
qualche passo in più da fare rispetto ai social network tradizionali.

Infatti non basta scegliersi un nome utente e una password: bisogna anche
rispondere alla domanda criptica Cerca servers o inserisci URL. Per
capire come rispondere, bisogna tornare alla natura federata
di Mastodon: mentre i social network tradizionali hanno un unico gestore,
Mastodon ne ha tanti, e quindi bisogna sceglierne uno presso il quale farsi
ospitare. Questi gestori si chiamano in gergo tecnico
istanze e ciascuno ha regole di moderazione e di comportamento
differenti.

La scelta dell’istanza non è permanente; potete sempre traslocare in un
momento successivo. Inoltre normalmente potete seguire qualunque utente di
Mastodon, indipendentemente dall’istanza che avete scelto voi o che ha scelto
lui, a patto che nessuno dei due usi istanze che sono state bloccate per
problemi di contenuti inaccettabili. Vi conviene quindi scegliere un’istanza
di buona reputazione, stabile e soprattutto gestita da persone che parlino la
vostra stessa lingua, così sarà più facile per loro moderare i vostri post e
per voi chiedere assistenza a loro in caso di controversie di moderazione.

Per sapere quali sono queste istanze, provate a guardare quali sono state
scelte dalle persone che vorreste seguire su Mastodon: il nome dell’istanza è
l’ultimo pezzo del nome dell’utente. Per esempio, io su Mastodon sono
@ildisinformatico@mastodon.uno; mastodon.uno è il nome
dell’istanza che ho scelto.

[Dai commenti segnalo un altro metodo: consultare
Instances.social, che (in inglese)
permette di selezionare le istanze in base a vari criteri, compresa la
lingua]

Una volta che avete fatto questa scelta, vi vengono proposte le sue regole di
comportamento: leggetele, mi raccomando, per capire se ci sono cose da fare o
contenuti da evitare
[leggete bene anche le
regole sulla privacy]
.

Finalmente a questo punto potete scegliere il vostro nome utente e il nome che
verrà visualizzato, dare il vostro indirizzo di mail e scegliere la vostra
password. Se tutto è a posto, riceverete una mail contenente un link sul quale
cliccare per verificare il vostro nuovo, sfavillante account Mastodon.

È altamente consigliabile impostare prima di tutto la sicurezza rafforzata
dell’autenticazione a due fattori
[nel giro di poche ore ho avuto cinque tentativi di furto, ovviamente
sventati]
, e anche qui c’è una differenza rispetto ai social network tradizionali.
Mentre Twitter, Instagram, WhatsApp e tanti altri offrono questa autenticazione
anche tramite SMS, Mastodon normalmente la offre soltanto tramite app di
autenticazione. Se non ne avete già installata una, vi tocca farlo.

Fatto anche questo, la configurazione di base è terminata e potete cominciare
a postare messaggi e a scegliere utenti da seguire, a commentare i post degli
altri utenti o dare loro una stellina di apprezzamento, che è l’equivalente
del like o cuoricino in Mastodon, e potete cominciare a condividere e
ridiffondere (boost) i post che vi piacciono. Potete poi personalizzare
il vostro profilo Mastodon con le solite cose: una breve biografia, una foto e
un’immagine di intestazione.

La prima cosa di cui vi accorgerete subito è una miglioria molto utile
rispetto a Twitter: su Mastodon i messaggi sono modificabili. Quegli errori di
battitura di cui ci si accorge solo dopo aver premuto Invia e che sono
l’angoscia costante di ogni utente Twitter, perché lì i tweet non sono
modificabili se non si ha un account a pagamento e si risiede in uno dei
cinque paesi attualmente abilitati a questi account, su Mastodon non sono un
problema. I post sono modificabili per tutti e gratuitamente.

Se siete arrivati fino a questo punto, il grosso della fatica è ormai fatto e
potete divertirvi a sfogliare Mastodon e chiacchierare con i suoi utenti. Per
trovare su Mastodon le persone che seguite già su Twitter, guardate nei loro
profili Twitter: di solito indicano lì il loro indirizzo Mastodon. Ci sono
anche dei servizi per Twitter, come
Fedifinder e
Debirdify, che vi permettono di
trovare automaticamente le coordinate Mastodon di tutti gli utenti che seguite
su Twitter, a patto che quegli utenti abbiano incluso nella propria bio su
Twitter le proprie coordinate su Mastodon.

Ci sono però alcune raccomandazioni di prudenza che è opportuno conoscere
prima di addentrarsi in questo nuovo ambiente.

Nuovo social, nuove cautele

La prima
regola
di prudenza di Mastodon è che gli amministratori dell’istanza nella quale
risiede il vostro account vedono tutto quello fate su Mastodon
. Vedono
anche il vostro indirizzo di mail, il vostro indirizzo IP, che potrebbe
rivelare dove abitate o lavorate, e vedono anche i vostri messaggi diretti,
che (ripeto) non sono cifrati. Sono diretti, ma non privati [a differenza di Twitter, si viene avvisati di questo fatto ogni volta che si scrive un messaggio diretto].

Gli
amministratori possono anche cancellare il vostro account in qualunque momento
senza preavviso e arbitrariamente. In altre parole, non affidatevi a Mastodon
per qualunque attività essenziale, dai contatti con gli amici all’offerta di
servizi commerciali.

Inoltre gli amministratori delle istanze di Mastodon sono quasi sempre
volontari, che non hanno tempo per approfondire controversie fra utenti e a
differenza dei social network commerciali non hanno le risorse legali ed
economiche per opporsi a eventuali richieste di informazioni da parte di
avvocati o governi, magari stranieri
[e anzi spesso devono chiedere donazioni per coprire i propri costi].

Se queste condizioni possono crearvi problemi, è consigliabile iscriversi a
Mastodon usando un indirizzo di mail separato e collegarsi a Mastodon usando
una VPN.

La seconda regola è che menzionare un utente, ossia citare il suo nome
account, in un messaggio diretto lo include automaticamente nella
conversazione
. Questo non succede su Twitter, e può essere particolarmente
imbarazzante se per esempio state segnalando un utente molesto a un
moderatore, tramite messaggi diretti, e menzionate il nome account di
quell’utente. Il molesto verrà informato di chi lo sta segnalando.

La terza regola è che non esistono account verificati su Mastodon. Se vedete
una spunta blu accanto al nome di qualcuno su Mastodon, non vuol dire che
quell’utente sia stato verificato: vuol dire solo che l’utente ha aggiunto al
proprio nome l’emoji della spunta blu. Però esiste una sorta di
autocertificazione: un utente che possiede un sito può inserire in quel sito
non solo il nome del proprio account, ma anche un link speciale che fa
comparire una spunta verde nel profilo Mastodon dell’utente. Non è una
soluzione perfetta [un truffatore potrebbe per esempio creare un sito con un nome di dominio simile a quello di un’azienda e poi inserirvi il link, dando l’impressione di essere autenticato], ma è sicuramente meglio di niente.

[Per esempio, per verificare il mio profilo Mastodon ho inserito nell’HTML della pagina base di questo blog (nella colonna di destra, dove elenco tutte le mie coordinate) questo link:

  <a href="https://mastodon.uno/@ildisinformatico" rel="me">@ildisinformatico@mastodon.uno</a>

e poi ho immesso https://attivissimo.blogspot.com/ in una casella “Contenuto” in Mastodon. Bingo! Autenticazione istantanea e gratuita, come mostrato qui sotto.]

L’improvvisa popolarità di Mastodon sta causando parecchi grattacapi alla sua
costellazione di amministratori grandi e piccoli, per cui tutto può succedere
nei prossimi mesi: mettete in preventivo rallentamenti e disfunzioni, cose che
del resto capitano anche sui social network commerciali. Buon divertimento, e
se vi va, ci vediamo anche nel fediverso.

 

Fonti aggiuntive:
Pathofex,
Techcrunch,
Informapirata,
Made in Blue, BBC,
Quintarelli.it.

Antibufala: no, Elon Musk non ha detto che Twitter/X diventerà a pagamento per tutti

Antibufala: no, Elon Musk non ha detto che Twitter/X diventerà a pagamento per tutti

Pubblicazione iniziale: 2023/09/19 12:04. Ultimo aggiornamento: 2023/09/20 10:50. Immagine generata da
Lexica.art.

Sta circolando la diceria, riportata da moltissime testate giornalistiche, che Elon Musk avrebbe dichiarato che X (quello che
una volta si chiamava Twitter) diventerà a pagamento per tutti. Non è così.

Tutto nasce da una dichiarazione fatta da Musk durante un incontro pubblico
con Benjamin Netanyahu,
trasmesso in streaming su X, a 34 minuti e 45 secondi dall’inizio (ringrazio Andrea Bettini
per quest’indicazione). Netanyahu chiede a Musk se esiste un modo per frenare
gli “eserciti di bot” che diffondono e amplificano l’odio, in
modo che se c’è un hater perlomeno agisca solo con la propria voce
invece di trovarsela amplificata dai bot.

Musk risponde dicendo:

“This is actually a super tough problem. And really, I’d say the single
most important reason that
we’re moving to having a small monthly payment for use of the X system
is, it’s the only way I can think of to combat vast armies of bots. Because
a bot costs a fraction of a penny, call it a tenth of a penny. But if
somebody even has to pay a few dollars or something, some minor amount, the
effective cost of bots is very high. And then you also have to get a new
payment method every time you have a new bot. So that actually, the
constraint of how many different credit cards you can find, even on the dark
web or whatever. And then, so, prioritizing posts that are written by
basically X Premium subscribers. And
we’re actually going to come out with a lower tier pricing. So we
want it to be just a small amount of money…”

In altre parole, non ha detto che tutti gli account diventeranno a
pagamento: ha detto solo che X si sta spostando verso l’adozione di un piccolo
pagamento mensile per l’uso del sistema X e che X intende presentare
un’opzione con un prezzo inferiore. “Spostarsi” non significa “obbligare”.

Sembra, insomma, che Musk stia soltanto proponendo di aggiungere un’iscrizione
più a buon mercato per incentivare l’uso di X a pagamento, che attualmente
langue intorno allo
0,3% di tutti gli
utenti. E da come ne parla, non sembra che questa proposta sia già stata
discussa o pianificata in dettaglio: sembra più un’idea partorita sul momento.
Musk ha dimostrato ampiamente in passato di ventilare scenari che poi non si
concretizzano.

Le Community notes, ossia il debunking interno di X coordinato
dagli utenti, definiscono “ingannevoli” i post che parlano di un
passaggio di X a un modello a pagamento per tutti, precisando che
“in una recente intervista con il primo ministro di Israele, Elon ha
dichiarato che [X] introdurrà “una fascia tariffaria ridotta” per i membri
premium. Non c’è stato alcun riferimento a far pagare tutti per usare X”

(“Misleading post. In a recent interview with the PM of Israel, Elon stated
they will introduce “lower tier pricing” for premium members. There was
absolutely no mention of charging everyone to use X.”
).

Va detto che quest’ipotetica strategia sarebbe efficace contro i bot solo se
fosse un
pay-to-post universale; per contro, un pay-to-read sarebbe un
suicidio. Per dirla in altre parole: “a pagamento per tutti” significherebbe che bisognerebbe pagare anche solo per leggere i post. Significherebbe pagare semplicemente per avere un account X che permetta di seguire specifici account. Questo sarebbe un colossale autogol commerciale, l’equivalente di un paywall intorno a X. Quindi, a meno che Elon Musk non abbia intenzioni autodistruttive per X, parlare di “a pagamento per tutti” non ha assolutamente senso.

La questione sarebbe differente se si trattasse di un ipotetico canone per poter postare (e/o mettere like, fare repost o commenti); ma a quel punto non sarebbe più un “per tutti”.

Fonti aggiuntive:
Ars Technica, BBC,
Social Media Today.

(AGG 2023/08/23) Twitterremoto, decima puntata: cambio di nome, Tweetdeck solo a pagamento, neonazisti riattivati e tanto altro

(AGG 2023/08/23) Twitterremoto, decima puntata: cambio di nome, Tweetdeck solo a pagamento, neonazisti riattivati e tanto altro

Pubblicazione iniziale: 2023/08/16 13:23. Ultimo aggiornamento: 2023/08/23 18:50.

Ieri sera mi è arrivata la classica goccia che fa traboccare il vaso: come
preannunciato, Tweetdeck, l’interfaccia Web che rendeva usabile e utile Twitter, pardon X,
è stata chiusa agli utenti non paganti.

Da ieri, digitando tweetdeck.twitter.com si viene rediretti su
twitter.com/i/premium_sign_up, dove c’è l’invito ad abbonarsi a
Twitter/X a pagamento.

Senza Tweetdeck mi è impossibile monitorare le notizie su Twitter/X come ho
fatto per anni, trovando tantissime informazioni preziose che ho poi condiviso
con voi. L’interfaccia Web per gli utenti non paganti è inutilizzabile, con il
suo obbligo di refresh manuale, e il
limite
al numero di post che si può leggere è un disastro.

Tutto questo è aggirabile, lo so, ma a un certo punto gli ostacoli sono
talmente tanti che finisce la pazienza e si lascia perdere. Oltretutto
Mastodon sta crescendo bene e lì trovo moltissimi degli account che seguivo su
Twitter/X.

Potrei pagare l’abbonamento a Twitter/X e risolvere tutto, certo. Mi terrei un
pubblico piuttosto ampio (circa 416.000 follower), e le allerte antibufala e
gli avvisi di sicurezza arriverebbero a più gente (visto che Twitter/X, limita
la diffusione dei tweet degli utenti non paganti).

Ma mi fa ribrezzo l’idea di alimentare economicamente (e, nel mio piccolo, con
la mia presenza e i miei contenuti) questa progressiva, inesorabile
enshittification
di un servizio che una volta era così prezioso e utile ma che ormai è
diventato la piattaforma personale di propaganda di un Elon Musk sempre più
paranoico e dissociato dalla realtà, che è arrivato a bloccare anche i suoi
follower più leali (come
Fred Lambert) al minimo sentore di dissidenza intanto che proclama di essere un paladino
della libertà di espressione.

Riassumo qui le principali gocce dello stillicidio:

  • 24 luglio: Twitter cambia nome e diventa semplicemente X. Il
    rebranding è molto parziale, con un logo improvvisato e con
    un’interfaccia piena di riferimenti al vecchio nome. Concetti e parole che
    ormai fanno parte della storia di Internet, come tweetare, sono stati
    gettati dalla finestra e non hanno un rimpiazzo: come si dirà mandare un
    messaggio su X? “Xare”? (Gizmodo).
    Il cambio di nome non tiene conto delle regole dell’App Store di
    Apple, che non consente nomi di app con meno di
    due lettere, e quindi viene respinto da Apple; nei giorni successivi viene trovato un
    accordo (Ars Technica).
    Il logo di Twitter viene smontato dalla facciata del quartier
    generale dell’azienda a San Francisco, bloccando il traffico per i lavori
    senza nessuna misura di sicurezza e senza aver notificato le autorità, che
    interrompono lo smontaggio a metà. Sul tetto dell’edificio viene invece
    montata in fretta e furia una gigantesca X iperluminosa, anche qui senza i
    relativi permessi, e viene rimossa dopo le lamentele dei vicini abbagliati e
    le preoccupazioni per la sua precarietà (Gizmodo;
    Ars Technica).
  • 26 luglio: X intima agli inserzionisti di spendere almeno 1000 dollari al
    mese se vogliono mantenere il proprio status di “verificato” su X (Engadget).
  • 26 luglio: l’Indonesia blocca X.com, il sito di Musk ora legato a Twitter/X,
    perché il nome richiama i siti pornografici e viola le leggi locali contro
    la pornografia e il gioco d’azzardo (Gizmodo).
  • 26 luglio: Twitter toglie senza preavviso l’account @X all’utente che
    l’aveva aperto nel 2007, Gene X Hwang (Engadget;
    Ars Technica).
  • 2 agosto: pagare per usare X è talmente impopolare che X rende possibile
    nascondere il “bollino blu” che indica un utente pagante (Ars Technica). Tweetdeck diventa XPro (Engadget).
  • 7 agosto: X toglie e prende per sé, senza preavviso, il nome di account
    @music a chi lo aveva creato 16 anni fa e lo aveva fatto crescere
    fino ad avere oltre 500.000 follower (Overclock3d).
  • 15 agosto: X ha rallentato intenzionalmente e selettivamente di cinque
    secondi il caricamento di alcuni siti di notizie e social network linkati
    nei post su X. Sembra che si tratti dei siti che non vanno a genio a Musk:
    per esempio Reuters, New York Times, Mastodon, Facebook, Threads e Bluesky.
    In pratica X fa perdere tempo ai propri utenti pur di danneggiare i
    concorrenti e i siti di notizie che criticano Musk. Se un sito è lento a
    caricarsi, gli utenti facilmente smettono di aspettare e vanno altrove;
    inoltre quando un sito si carica lentamente, Google ne abbassa il
    ranking (Engadget;
    Gizmodo; Hacker News).
  • Sono stati ripristinati su X gli account precedentemente bannati di numerosi
    neonazisti, disinformatori seriali, antisemiti (esempio qui sotto),
    antivaccinisti, misogini e omofobi (Washington Post), come Kanye West (BBC), o di persone che hanno diffuso immagini di abusi su bambini, come Dom
    Lucre (Gizmodo;
    BoingBoing).
    A luglio 2023, Twitter/X ha pagato oltre 20.000 dollari a Andrew
    Tate, un influencer agli arresti domiciliari in Romania con l’accusa di
    stupro, traffico di esseri umani e associazione a delinquere finalizzata
    allo sfruttamento sessuale di donne. Il pagamento è legato alla nuova
    formula di monetizzazione pubblicitaria di Twitter, che paga gli utenti
    abbonati se i loro tweet sono popolari e veicolano pubblicità (BoingBoing).
    Intanto si accumulano gli studi che indicano che le parole di odio
    su X sono in continuo aumento (Bloomberg
    (paywall);
    Ars Technica;
    Gizmodo).
    Anche Elon Musk diffonde teorie complottiste sui vaccini tramite X
    (BBC); quando il suo
    post viene segnalato e corretto dagli utenti con una nota pubblica, Musk fa
    rimuovere la nota (Gizmodo).
    A fine 2022, Musk aveva diffuso su Twitter accuse infondate di
    pedofilia rivolte a Yoel Roth, ex direttore del trust and safety di
    Twitter. Roth era stato costretto ad abbandonare di corsa la propria casa in
    seguito alle minacce di morte scaturite da queste accuse (Gizmodo).
    Sempre a fine 2022, gli inserzionisti hanno scoperto che le loro
    pubblicità comparivano accanto a tweet che promuovevano contenuti di abusi
    su minori (Gizmodo;
    Reuters via Business Insider); il fenomeno persiste anche a luglio 2023 (Engadget;
    Media Matters).
  • Su oltre 9000 scienziati che hanno risposto alla richiesta della rivista
    Nature, più della metà usa X meno di prima, il 7% ha smesso del tutto
    e il 46% ha aperto account su altri social network (Andrea Bettini/Nature).
  • Il 18 agosto Elon Musk sembra aver annunciato
    che la funzione di blocco su X verrà eliminata. La questione è complicata ed
    espressa vagamente: la approfondisco qui sotto.
  • Il 20 agosto un errore di gestione del dominio t.co usato da X come
    abbreviatore di URL ha fatto scomparire foto e link inclusi nei post fatti
    prima di dicembre 2014 (Guardian/TomCoates).
  • Il 21 agosto, PC Magazine ha pubblicato un
    articolo
    secondo il quale X richiederà agli utenti paganti di inviare un selfie fatto
    inquadrando un documento di identità; i dati personali verranno gestiti da
    una società israeliana, AU10TIX, che li custodirà per un massimo di 30
    giorni. Molti dei dipendenti della società hanno legami con
    l’intelligence israeliana (Aljazeera). Questa decisione sembra contraddire il
    proposito
    originale di Musk di
    garantire
    l’identità degli utenti tramite l’autenticazione fornita dall’uso di una
    carta di credito per pagare l’abbonamento a X.

Twitter non era un paradiso neanche prima di Musk, ma adesso è diventato una
fogna impresentabile e inutilizzabile. Per cui a questo punto faccio una breve
comunicazione di servizio:
non scrivetemi pubblicamente su Twitter/X, non vi leggerò (vedrò solo i
messaggi diretti, ma con molto ritardo).

La finestra di Twitter che ho tenuto sempre aperta sul mio monitor per più di
un decennio non funziona più. Un paio di volte al giorno scorrerò i tweet
delle persone e delle organizzazioni che seguo, finché non scatterà il limite
dei tweet leggibili giornalieri. Pubblicherò ancora qualche tweet per
annunciare eventi e per segnalare notizie importanti o bufale, ma la mia
interazione con Twitter sarà sostanzialmente inesistente. Non elimino il mio
account per non buttare via sedici anni di messaggi e per non rendere
illeggibili le tante conversazioni belle e le (meno numerose) discussioni
accese alle quali ho partecipato. Ma per quel che mi riguarda, Twitter è
morto. Riposi in pace, se può.

Sono attivo, invece, su Mastodon, dove il mio account è
https://mastodon.uno/@ildisinformatico, leggibile da chiunque, gratis, senza limitazioni o filtri e senza
pubblicità ficcate in gola.

Ho circa 8600 follower, pochi rispetto ai 400.000 su X, ma è un inizio. Meglio
pochi ma buoni. E in effetti su Mastodon, almeno per ora, si respira un’aria
differente: gli hater sono quasi inesistenti, i contenuti sono di
altissimo livello e tutti possono editare i propri post senza dover pagare
abbonamenti a personaggi discutibili.

Iscriversi a Mastodon è facile come aprire una casella di mail ed è gratuito:
ho scritto una miniguida apposita (https://attivissimo.blogspot.com/2022/11/podcast-rsi.html). Se non sapete chi seguire per cominciare, provate con la mia lista di
account che seguo:
https://mastodon.uno/@ildisinformatico/following. Ci vediamo là, se volete.

Prevengo l’inevitabile domanda: si può criticare Elon Musk e al tempo stesso
apprezzare Tesla e SpaceX per i loro meriti tecnici. Sono aziende separate
gestite in maniere separate, e a capo di SpaceX e Tesla ci sono persone
capaci. A capo di Twitter no. Certo, in teoria Musk potrebbe tentare di dare
direttive idiote o suicide anche a queste aziende, ma ci sono leggi
(specialmente a tutela dei consumatori, nel caso delle auto) che lo rendono
poco conveniente se non punibile. In ogni caso, sta diventando difficile, se
non imbarazzante, avere o pensare di avere una Tesla (ne ho una, di seconda
mano, e non ho intenzione di sbarazzarmene).

Il blocco del Blocca

2023/08/20 18:20. Come accennavo sopra, Musk ha
annunciato il 18 agosto che la funzione di blocco verrà eliminata come
feature, salvo per i messaggi diretti (“Block is going to be deleted as a “feature”, except for DMs”). Le parole che ha usato sono piuttosto ambigue, ma sembrano voler dire che
non ci sarà più modo su X di bloccare spammer, hater, molestatori e postatori
di contenuti osceni o offensivi sotto i propri post. In altre parole, gli
utenti saranno obbligati a interagire con le persone peggiori
possibili.

Questa decisione, fra l’altro, secondo molte interpretazioni sarebbe contraria
alle
regole dell’App Store di Apple, che
prevedono
l’obbligo di una funzione che
“permetta di bloccare gli utenti molesti” (BBC). Idem per le
regole
del Play Store di Google. Secondo
altre interpretazioni, l’obbligo riguarderebbe la possibilità del sito di bloccare (bannare) un
utente, non il blocco di un utente da parte di un altro, e si cita a supporto
il caso di Slack facendo notare che Slack sta introducendo questo blocco solo
ora, pur essendo negli app store da un decennio.

Resterebbe la funzione Mute (Silenzia), che però silenzia un
hater o stalker o altro idiota soltanto per l’utente ma non impedisce al
suddetto idiota di vedere i follower di quell’utente e di molestarli o
perseguitarli o di intervenire in un thread e fare spamming o creare
scompiglio o disinformazione.

Le motivazioni e l’utilità di questa decisione di Elon Musk non sono chiare, e
conviene come al solito aspettare di vedere cosa verrà fatto in concreto, ma
l’idea di essere di nuovo presi di mira da tutte le persone odiose che abbiamo
bloccato per ottime ragioni in tutti questi anni su Twitter sembra un
ulteriore motivo per smettere di usare Twitter/X.

2023/08/21 22:20. L’attore James Woods, un tempo sostenitore di
Musk, ha avuto un battibecco online (ovviamente su X) con Musk stesso, a
proposito della decisione di Musk di rimuovere la possibilità di bloccare un
utente. La discussione si è conclusa quando
Musk ha bloccato Woods. Quod erat demonstrandum.

2023/08/23. Twitter/X ha subìto un “drastico calo” della sua popolarità negli app store e in altri sistemi di misura della findability (facilità di trovare qualcosa). Chi cerca il vecchio nome, che è ancora largamente in uso nei media e fra gli utenti, adesso trova pubblicità di concorrenti e spam pubblicitario. Cercare la lettera X, fra l’altro, è semplicemente impossibile. La follia di liquidare un marchio conosciutissimo ed esistente da quasi vent’anni è palese (BoingBoing). 

Twitter/X intende inoltre “togliere i titoli e le informazioni descrittive dai link condivisi su questo servizio”. Un post su X mostrerà soltanto l’immagine associata alla notizia linkata (Fortune tramite BoingBoing).