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La bufala dell’omeopatia: denuncia dei medici britannici, test di James Randi

Ultimo aggiornamento: 2024/08/18 14:40.

Leggo sul Corriere (e vedo anche sul Telegraph) che la British Medical Association ha definito “stregoneria” l’omeopatia e l’ha denunciata come uno spreco di soldi: 4 milioni di sterline l’anno (4,6 milioni di euro, 6,5 milioni di franchi) per prodotti che sono, in sostanza, acqua fresca. L’omeopatia, infatti, si basa sul principio della diluizione estrema del principio attivo. Così estrema che nel “medicinale” omeopatico non c’è neppure una molecola di questo principio. Pseudofarmaci del genere dovrebbero costare praticamente zero, eppure l’industria del settore vale 40 milioni di sterline solo nel Regno Unito. Il Department of Health precisa, però, che la spesa per i medicinali in sé, a carico del contribuente, ammonta a 152.000 sterline l’anno: il resto va in spese di assistenza e per il personale nei quattro ospedali omeopatici di Londra, Glasgow, Bristol e Liverpool.

La mozione della BMA mira ad eliminare l’omeopatia dai trattamenti pagati dal servizio sanitario nazionale ed entrerà a far parte delle regole dell’associazione se verrà approvata dalla sua conferenza plenaria il mese prossimo. Speriamo in bene, così chi vuole curarsi con il nulla sarà libero di farlo, ma a spese proprie.

Per una curiosa coincidenza, questa notizia mi è arrivata proprio mentre mi stavo godendo il video di James Randi (sottotitolato in italiano) che ingoia un’intera confezione di sonniferi omeopatici prima dell’inizio della sua relazione sulle pazzie dei sensitivi che frodano il prossimo al ritmo di 700 dollari per venti minuti al telefono. Ho sbagliato mestiere.

Per chi volesse saperne di più sull’omeopatia e sulle sue assurdità di fondo, consiglio questa serie di articoli su Medbunker: Introduzione all’omeopatia, Omeopatia: la conosciamo?, Omeopatia: l’incredibile caso del dottor Benveniste (più avvincente di un giallo, con tanto di complotto, ma non da parte dei soliti noti), e Omeopatia: funziona o no?

Biowashball, ne parla stasera la TV svizzera

Biowashball, ne parla stasera la TV svizzera

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. La puntata è ora disponibile negli archivi della TSI.

La trasmissione Pattichiari della TSI si occuperà stasera alle 21 della Biowashball. Non so nulla dei risultati dei loro test; so solo che ci sarà in studio un rappresentante della società svizzera che vende la Biowashball e un chimico (o chimica), per cui sarò anch’io davanti alla TV a vedere cosa è saltato fuori e ne bloggherò qui.

Nel frattempo ho fatto i miei primi test informali con i calzini puzzolenti delle mie figlie; i risultati sono interessanti e ne scriverò qui nelle prossime ore.

Prime impressioni dopo la trasmissione

I test di Pattichiari confermano i risultati dei test precedenti: quando la si prova in un confronto oggettivo, la pallina lava appena leggermente meglio di quanto lo faccia l’acqua da sola e non regge il confronto con il detersivo.

E’ interessante la segnalazione che la plastica della pallina e la ceramica delle sferette interne hanno entrambe un contenuto di ossido di titanio che permetterebbe loro di agire da fotocatalizzatori, e le sferette sono porose, per cui potrebbero realmente eliminare o assorbire determinati tipo di sporco e di odori. Ma lo potrebbero fare soltanto se le concentrazioni di questo ossido di titanio fossero ben più alte di quelle contenute nella pallina.

E’ ancora più interessante il fatto che questa possibile via di efficacia scientifica non viene indicata dai rappresentanti della pallina, ma dai suoi critici. Infatti le affermazioni tecniche dei venditori sono di tutt’altro genere e ne viene confermata l’inconsistenza scientifica.

Il test di Pattichiari viene svolto a Biasca, alla lavanderia dell’ente ospedaliero cantonale, che è la più grande del Canton Ticino. Con 7-8 tonnellate di biancheria al giorno, una struttura del genere avrebbe molto interesse a risparmiare sul detersivo. Nei tre lavaggi di test (con acqua, con Biowashball e con detersivi tradizionali), oltre ai capi, vengono introdotte le strisce di riferimento, sporcate in modo standardizzato, che si usano per i confronti oggettivi della bontà dei lavaggi. Il risultato sui capi è sconfortante:

Ma a parte il test, che non lascia speranze, è nel dibattito con il rappresentante della Biowashball che la pallina rimedia una figura molto magra, almeno agli occhi di chi affronta razionalmente la questione. Come è stato fatto notare durante la trasmissione, la società svizzera che vende il prodotto non manda mai in TV un tecnico a spiegare come funziona: manda sempre un venditore (in questo caso Steve Grainger, della LFB di Losanna), che non solo non sa spiegare i principi di funzionamento del suo prodotto, ma tira in ballo addirittura dei “microorganismi” non meglio precisati (video su Youtube). Siamo sicuri di voler introdurre nel bucato dei “microorganismi” misteriosi? Chi ci garantisce che non siano pericolosi?

Un venditore che, quando gli vengono presentati i risultati inequivocabili dei test, si difende dicendo che non valgono, perché la pallina andava “caricata” prima esponendola al sole (video su Youtube). Ma questo, nelle istruzioni della confezione, non c’era scritto, come fanno notare anche gli spettatori da casa. I lettori mi segnalano però che le Biowashball attualmente in vendita hanno istruzioni aggiornate che includono la “rigenerazione” prima del primo uso: ma allora, se questa “rigenerazione” preliminare è così importante, perché non era indicata nelle istruzioni da subito? E soprattutto, se questa “rigenerazione” preliminare è così importante, come mai gli utenti dicono di aver avuto successo anche con le istruzioni precedenti?

Un venditore che esordisce dicendo “L’importante è l’atteggiamento”. Pensa positivo, che il bucato vien più bianco. Un venditore che si appella alla gente soddisfatta che dice che la Biowashball funziona. Un venditore che si lamenta perché “si vogliono sempre le prove scientifiche” del funzionamento (e cosa dovremmo volere, la prova di fede? Un’ordalia? Il test con il pendolino?). Un venditore che afferma che in Europa non ci sono competenze per analizzare le ceramiche (proprio così, video su Youtube), che i coreani hanno una scienza diversa dalla nostra, e che contro di lui c’è un “accanimento” che non riesce a capire.

Questi sono atteggiamenti fideistici, da talismano, non da prodotto scientifico. Il talismano non ti ha protetto? Colpa tua che non hai eseguito alla lettera il rito. Hai eseguito alla lettera il rito? Colpa tua che hai avuto un atteggiamento sbagliato. Chiedi la prova scientifica? Non sei capace di capirla, perché dall’Oriente arriva una scienza superiore: inchìnati dinanzi a millenni di sapienza coreana, miscredente. Non accetti la fede nel talismano? Il tuo è accanimento, ce l’hai con noi perché sei pagato per minare la fede. Guarda, tutti gli altri ci credono; non possono avere torto. E la fede è bella, ti promette che con soli trentacinque euro salverai il mondo e ti sentirai un eroe.

Insomma, se c’è una critica da fare alla trasmissione (e non me ne vogliano i colleghi di Pattichiari), è che si è commesso lo stesso errore che fanno molti di fronte a fenomeni di questo genere: si è risposto al misticismo esaltante, alla gioiosa promessa di un mondo pulito, con la relativa freddezza della scienza, e questo non è un metodo pienamente efficace.

Per carità, la dottoressa in chimica, Anna Tampieri del CNR, si è difesa benissimo per quel che poteva fare restando nella sua sfera di competenza tecnica, ma è mancata in studio la presenza di qualcuno che rivelasse i meccanismi psicologici, degni di una setta raeliana, del successo della Biowashball. Allo sciamanesimo imbellettato di tecnociarle non si può rispondere solo con la scienza: ci vuole anche qualcuno che smascheri i trucchi dello sciamano. James Randi, dove sei quando c’è bisogno di te?

Sì, sciamanesimo. Perché alla fine il successo della pallina magica, delle coccinelle che eliminano le radiazioni dei cellulari e del tubo Tucker sta nelle trappole psicologiche innate che sfruttano, consapevolmente o meno. Di fronte a queste trappole, persone altrimenti razionali e normalissime soccombono come bambini incantati dalle luci del luna park, perché noi esseri umani siamo fatti così. Quante volte ho visto questo comportamento fra i seguaci dei guaritori, dei veggenti, dei maghi e dei sensitivi d’ogni genere. Se non ci vengono spiegate queste trappole, ci caschiamo sistematicamente.

Per esempio, pochissimi dei clienti soddisfatti hanno fatto il test più elementare: provare a lavare senza pallina. Che, fra l’altro, è ancora più ecologico e risparmioso che comperare la pallina (fatta di antiecologicissima plastica). Ma verrebbe a mancare l’oggetto-feticcio, il talismano, e allora non si fa. In questo spezzone di Pattichiari spiego l’uso di paroloni pseudoscientifici da parte di molti venditori di prodotti semimiracolosi e un sostenitore della pallina ammette di non aver mai fatto la controprova di lavare senza pallina.

Insomma, ha ragione il venditore: l’importante è l’atteggiamento. Se ci credi, funziona. Il segreto del successo della Biowashball è tutto qui.

Per coloro che ribattono non con i fatti, ma con l’accusa che io, il CNR, Mimandaraitre e la TV svizzera siamo tutti al soldo delle multinazionali del detersivo e che non abbiamo considerato che grazie alla pallina si risparmiano soldi e si riduce l’inquinamento, vorrei chiarire una cosa: non comprando la pallina e riducendo spontaneamente il detersivo si ottiene lo stesso effetto, e in maniera ancor più ecologica. Risparmiando oltretutto 35 euro ed evitando di creare una montagna di plastica. Perché prima o poi, lo dice anche Beppe Grillo, la pallina va cambiata: dopo tre anni o mille lavaggi si butta. E dove la butterete?

Cercasi modello di Saturno V

Cercasi modello di Saturno V

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Ho una bella serie di appuntamenti spaziali per i quali chiedo il vostro aiuto: sto cercando un kit del Saturno V, quello della Airfix in scala 1:144 o quello della Revell in scala 1:96, costruito o da costruire: sembra introvabile nei negozi locali intorno a Lugano. Ne avete uno da vendermi o prestarmi? Servirebbe come oggetto didattico e supporto scenografico per vari eventi lunari di quest’anno.

  • Lunedì 25 maggio sarò a Lugano, al Parco Ciani alle 18, per presentare la mia conferenza sul lunacomplottismo “Siamo andati sulla Luna? Non ci posso credere!”, nell’ambito del Festival della Scienza locale, organizzato dalla Fondazione Science et Cité, insieme alla Società Ticinese di Scienze Naturali e alla Società Astronomica Ticinese e altri partner. Il programma completo della manifestazione, che si tiene dal 22 al 30 maggio, è qui su Astroticino.ch. La partecipazione è libera.
  • Intorno al 20 luglio darò una mano anche al programma della TV svizzera dedicato allo sbarco sulla Luna. Dettagli a breve.
  • Il 14 agosto sarò a Tesero, alla Sala Bavarese del teatro, alle 21, per presentare la stessa conferenza.
  • Il 9-11 ottobre sarò al convegno del CICAP di Abano Terme, con una versione speciale delle mie indagini sul lunacomplottismo che includerà esperimenti dal vivo. Con Piero Angela, Umberto Guidoni, Silvan, Raoul Cremona e James Randi in sala, giusto per citare alcuni ospiti, ho già adesso la tremarella.
  • Fra il 23 ottobre e l’1 novembre sarò al Festival della Scienza di Genova insieme al CICAP per occuparmi di balle spaziali in generale.

Mi accontento di qualcosa di un po’ più piccolo di questo modello volante, partorito da Steve Eves, il più grande esemplare di razzomodellismo mai realizzato (dettagli su Rocketryplanet.com):

Fra l’altro, per chi volesse cimentarsi, esistono dei fantastici cartamodelli gratuiti di moltissimi veicoli spaziali passati, presenti e futuri: sono scaricabili gratuitamente presso http://jleslie48.com/gallery_models_real.html (attenzione: Google ha segnalato l’url precedente come potenzialmente ostile e per questo non l’ho reso cliccabile, ma, a quanto mi risulta, il sito non è ostile ma ha subito un attacco informatico che lo ha infettato temporaneamente e per questo è ancora segnalato come pericoloso).

Buon divertimento!

Trovato!

Alla Sticcon 2009 mi sono aggiudicato all’asta questo splendido Saturn V della Revell con torre di lancio.

Storie di (pseudo)scienza 14: Quella volta che andai a una seduta spiritica

Storie di (pseudo)scienza 14: Quella volta che andai a una seduta spiritica

Ultimo aggiornamento: 2020/12/22 10:40.

La parapsicologia mi ha affascinato sin da ragazzino. L’idea che si potessero
leggere i pensieri o trasmetterli a distanza, o che quei piegatori di cucchiai
che vedevo alla TV fossero realmente una nuova frontiera della conoscenza, mi
entusiasmava. Poi mi accaddero due cose che contribuirono tantissimo a farmi
diventare il cacciatore di bufale e debunker che sono oggi.

La prima fu la lettura folgorante di
Viaggio nel Mondo del Paranormale di Piero Angela (ho ancora qui la mia
copia del 1979, che decenni dopo riuscii a farmi autografare da Angela e da
James Randi), ispirata dalla visione della sua serie di documentari
Indagine sulla parapsicologia alla Rai (1978). In TV avevo anche visto
il prestigiatore Silvan che faceva un’operazione chirurgica a mani nude come i guaritori filippini
(come descritto nel libro di Angela): persino sulla mia TV in bianco e nero era
particolarmente impressionante. Coincidenza delle coincidenze, in quella serie
di Piero Angela c’era anche un allievo di James Randi che anni dopo avrei
ritrovato come figura chiave del complottismo sull’11 settembre, ma questa è
un’altra storia.

Scoprire che quei fenomeni erano frodi o autoinganni fu un misto di delusione,
incredulità e rabbia verso chi ingannava il prossimo, che però fu compensato
dalla scoperta delle loro tecniche e dei meccanismi di autoinganno che si
annidano in ciascuno di noi. Una porta si chiudeva, ma se ne apriva una ancora
più interessante.

La seconda cosa che mi capitò fu una seduta spiritica. Ve la racconto come me
la ricordo: i dialoghi sono grosso modo quelli reali, ossia ne rispecchiano il
senso anche se non sono letterali.

All’epoca ero sedicenne e
abitavo
a Bereguardo, uno dei tanti nebbiosi e soporiferi paesini della Lombardia:
quattro case, sei cascine, una chiesa, una rosticceria, una scuola, una
scritta “Credere obbedire combattere” ancora leggibile sul
muro
nella piazza principale, uno scalcinato cinema all’oratorio, tante zanzare e
poco altro. Una famiglia che arrivava da fuori, come noi, era talmente strana
che eravamo noti semplicemente come “gli inglesi”. Una delle poche
amiche di mia madre era convinta che noi avessimo la bocca fatta in modo
diverso perché sapevamo pronunciare il th di toothpaste. C’era
anche una
“discoteca”, poco più di uno stanzone con un impianto audio, un po’ di luci colorate,
qualche divano igienicamente discutibile e un modesto spazio centrale dove
ballare, ma era sufficiente ad attirare i giovani della zona che non avevano
l’auto per andare altrove. Purtroppo attirava anche gente poco raccomandabile
da fuori, tanto che una sera la quiete del paesino fu scossa dalla notizia
dell’uccisione di uno dei buttafuori.

Il locale rimase chiuso a lungo dopo la tragedia, e ad alcuni ragazzi della
mia compagnia venne un’idea macabra: organizzare una seduta spiritica proprio
in quella discoteca. Erano gli anni in cui andava in onda in TV lo sceneggiato
La Traccia Verde (1975), in cui il testimone principale di un assassino era
una pianta con la quale si poteva comunicare e che captava le
“vibrazioni” del colpevole, ed erano di moda i piegatori di cucchiai “col
pensiero” come Uri Geller. Alla TV si facevano esperimenti per trovare i
“mini-Geller” italiani (la trash TV non è un’invenzione di oggi) e
spopolavano i maneggiatori di pendolini (non i treni, ma i ciondoli appesi a
un filo da far girare sopra un oggetto per estrarne messaggi ultraterreni). Il
paranormale era, si direbbe oggi, diventato mainstream. Per cui la
proposta fu accolta con brivido e interesse da molti di noi, me compreso.

La seduta sarebbe avvenuta usando la cosiddetta Ouija board: una tavola
sulla quale si appoggiava un bicchiere capovolto, sul quale tutti i
partecipanti appoggiavano un solo dito. Il bicchiere si sarebbe spostato,
guidato dagli “spiriti”, verso le lettere dell’alfabeto disposte in cerchio
sulla tavola (per facilitare le cose, oltre all’alfabeto molte Ouija board
avevano anche un “Sì” e un “No” e le cifre).

Ispirato da una scena analoga di Le guide del tramonto di Arthur C.
Clarke, in cui veniva descritta una Ouija board altamente tecnologica e
ipersensibile grazie a cuscinetti che consentivano una scorrevolezza
eccezionale e risultati straordinari, mi offrii di fornire io la tavola Ouija
per la seduta. Invece del solito legno, che aveva un attrito notevole, mi
procurai una lastra di alluminio levigatissima (mio padre lavorava come
dirigente alla Alucaps, che faceva tappi partendo appunto da fogli di
alluminio, per cui c’era parecchio materiale di scarto) e vi applicai delle
lettere adesive. Un calice di vetro vi scivolava magnificamente.

Arrivò la sera della seduta. I proprietari del locale davano spesso il
permesso ai ragazzi del paese di usare la sala per delle feste private, per
cui ci trovammo sul posto con il loro consenso. Semplicemente ci, uhm,
dimenticammo di dire loro che quella sera avremmo svolto una seduta
spiritica e l’avremmo fatta proprio lì perché c’era morto qualcuno.

Con le luci basse e il silenzio in sala, ragazzi e ragazze appoggiarono
leggermente un dito sul fondo del bicchiere rovesciato e lo feci anch’io. Uno
dei ragazzi chiese ad alta voce, con un filo d’imbarazzo:
“C’è qualcuno?”

Il bicchiere tremò un istante, poi cominciò a scivolare sull’alluminio,
dirigendosi con crescente decisione verso il “Sì”, fra lo stupore di
tutti. Beh, quasi tutti. Io e un’altra persona, alla quale avevo
confidato il segreto sulle tecniche di manipolazione delle tavole Ouija,
rimanemmo impassibili a osservare le espressioni degli altri. Alcune ragazze
erano già agitatissime e volevano andarsene.

Cominciarono le domande: chi sei, con chi vuoi parlare, cosa ci vuoi dire. Il
bicchiere si mosse a velocità impressionante: alcuni non riuscivano neppure a
inseguirlo e le loro dita si staccavano dal calice. Le risposte degli
“spiriti” erano vaghe: singole parole, che poi i partecipanti interpretavano
in vari modi molto personali.

Dopo alcuni minuti, visto che avevo osservato a sufficienza gli indizi
rivelatori suggeriti dal libro di Piero Angela e da altri libri di
illusionismo, capii cosa stava succedendo. Avevo pensato inizialmente che
fosse soltanto una questione di
movimenti ideomotori, ossia dei tremolii inconsapevoli delle mani che, moltiplicati dal numero di
dita appoggiate, generano gli spostamenti del bicchiere e lo rendono libero di
scorrere in ogni direzione. Questi spostamenti inizialmente casuali poi
vengono guidati inconsciamente dai partecipanti: quando tutti cominciano a
notare che il bicchiere va verso una direzione, senza rendersene conto lo
assecondano. Questo è quello che avviene normalmente nelle sedute spiritiche
condotte in buona fede.

Ma qui era diverso. Due ragazzi fra i più grandi della compagnia stavano
manovrando il bicchiere per farci paura, e io avevo capito chi erano. Non posso
spiegare qui come era possibile accorgersene, perché queste tecniche di
smascheramento possono tornare utili per altri debunking di altri
imbroglioni, ma era un fenomeno fisico relativamente semplice che era evidente
per qualunque osservatore attento che ne fosse a conoscenza ma passava
inosservato agli occhi del profano incantato dall‘emozione di una seduta
spiritica. Lo aveva notato anche la persona alla quale avevo confidato quelle
tecniche segrete.

Guardando la paura sui volti delle persone presenti, decisi che una frode del
genere era pericolosa e andava fermata in qualche modo prima che i due ragazzi
approfittassero del loro potere di suggestione e la cosa sfuggisse di mano. Ma
c’erano due rischi: il primo era di non essere creduto nella spiegazione (la
superstizione abbondava) e il secondo era di essere menato dai due ragazzi,
che non erano dei santarellini.

Così ebbi l’idea di usare contro i truffatori le loro stesse armi: presi il
controllo del bicchiere.

Può sembrare strano, ma è molto più facile di quel che si pensa, e non se ne
accorge nessuno. Feci scrivere al bicchiere una sola parola molto corta:
M… O… R… T… E. I presenti ebbero un sussulto già dopo le prime
lettere.

Mentre comandavo il bicchiere, guardavo le espressioni dei due sospettati: si
stavano scambiando sguardi increduli, domandandosi con gli occhi
“Ma lo stai muovendo tu?” e rendendosi conto che nessuno dei due stava
pilotando il bicchiere. Si guardavano intorno, esplorando i volti dei
presenti, cercando di capire chi avesse preso il controllo, e soprattutto
come lo avesse preso.

“Morte? Di chi?” chiese qualcuno.

Il bicchiere cominciò a scrivere la risposta, muovendosi con risolutezza. I
due ragazzi imbroglioni continuavano a guardarsi senza capire cosa stesse
succedendo, perché io sapevo qual era la loro tecnica per muovere il
bicchiere, mentre loro non sapevano quale fosse la mia (ci sono vari
modi per farlo, alcuni più evidenti di altri) e quindi non riuscivano a
identificare chi (o cosa) stesse spostando il bicchiere, che oltretutto
spesso si muoveva anche mentre sembrava che mi sfuggisse da sotto il dito.

Non ricordo le parole esatte che feci scrivere agli “spiriti” quella sera, ma
il senso della risposta fu molto chiaro: qualcuno sarebbe dovuto morire molto
presto. Poi, all’ennesima richiesta di rivelare chi era il predestinato, il
bicchiere cominciò a scrivere i cognomi dei due ragazzi che avevano tentato
l’inganno.  

Lo spavento fu tale che la seduta fu interrotta immediatamente e nella nostra
compagnia non se ne fecero mai più. Per superstizione o per timore di essere
stati smascherati, i due ragazzi non provarono più a imbrogliare nessuno con
lo spiritismo. 

Cosa più importante, nessuno mi menò.

 

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Ci vediamo a Cesena al convegno del CICAP?

Ci vediamo a Cesena al convegno del CICAP?

Dal 25 al 27 settembre a Cesena c’è il Convegno Nazionale del CICAP: tre giorni di “avventure ai confini della scienza”, come titola la locandina. Io ci sarò, con una relazione inedita sulla pseudoscienza al potere e con i miei libri e le chiavette USB del mio documentario Moonscape.

Se vi interessa partecipare, il programma è presso convegno.cicap.org e la scheda di iscrizione è qui.

Lascio la parola al comunicato stampa del CICAP, che riassume meglio di me tutti i dettagli. Vi aspetto, fosse anche per una birra in compagnia: lo scopo del Convegno non è presentare relazioni dal pulpito, ma incontrarsi e fare scienza divertendosi insieme.

Parte tra una settimana, presso il teatro Bonci di Cesena (25-27 settembre), il XIII Convegno nazionale del CICAP: “L’arte del disinganno. 25 anni di avventure ai confini della scienza”. Venticinque anni di indagini tra i fenomeni più incredibili e più improbabili: dai medium e le case stregate fino alle teorie del complotto e le pseudo-medicine.

Sin dalla sua nascita il CICAP porta avanti un’opera di informazione e di indagine critica sui temi ai confini della scienza, teorie in cerca di conferma o vere e proprie bufale. E il Convegno che celebra il primo quarto di secolo di attività del CICAP sarà una full-immersion di tre giorni in questi argomenti.

Ci sarà Piero Angela, che il CICAP lo ha fondato, e parteciperanno oltre 40 relatori, tra cui scienziati illustri come il farmacologo Silvio Garattini, il genetista Edoardo Boncinelli, il nefrologo Giuseppe Remuzzi e il neurologo Sergio Della Sala, che è anche presidente del CICAP.

«Per questa specialissima occasione» dice Massimo Polidoro, segretario del CICAP, «abbiamo pensato di invitare alcuni dei nomi più brillanti del panorama scientifico, ma anche della divulgazione e della cultura in Italia: dal geologo Mario Tozzi, protagonista di tanti programmi televisivi di successo, allo scrittore Marco Malvaldi, autore della serie di gialli bestseller “I delitti del Bar Lume”; dall’anatomopatologa più famosa d’italia, Cristina Cattaneo, al chimico Dario Bressanini, celebre per le sue indagini sulle bufale legate al cibo.

«Si parlerà di indagini storiche tra fatti e fantasie con alcuni dei più rinomati storici del nostro Paese, come lo storico della scienza Marco Ciardi, o lo storico dell’arte Tomaso Montanari, che racconterà come spesso i giornali caschino nella bufala del “ritrovamento” di un Caravaggio o di un Leonardo perduto. E poi due studiosi di storia medievale, come Alessandra Veronese, che smonterà bugie e leggende nella rappresentazione del popolo ebraico, e Tommaso di Carpegna Falconieri, che invece racconterà un episodio legato alla Prima Guerra Mondiale, quello degli Angeli di Mons.

«Le sessioni in programma durante i tre ricchissimi giorni di convegno spaziano su numerosi argomenti, dalle indagini forensi alle medicine alternative, dal modo in cui si parla di scienza oggi fino agli animali del mistero. Interverrà dagli Stati Uniti James Randi, il più famoso indagatore di misteri del mondo. la Iena Nadia Toffa racconterà l’indagine che l’ha portata a sbugiardare le pseudo-cure di una sedicente “dottoressa miracolosa”. Paolo Attivissimo, l’antibufala per eccellenza, illustrerà come le pseudoscienze possano finire per influenzare in maniera nefasta le decisioni di chi ci governa.

«Federico Taddia, autore e ideatore di numerosi programmi che hanno portato la scienza ai ragazzi, condurrà una serata speciale dedicata a Piero Angela e al piacere della scoperta.

«Uno degli appuntamenti che non manca mai, a un convegno del CICAP, è quello della magia… ma quella vera, quella che realizzano (con il trucco) i più capaci illusionisti. Ci sarà Silvan, il re dei maghi, per raccontare i segreti della sua mirabolante carriera. E poi l’imprevedibile Raul Cremona, che condurrà una serata magica con la partecipazione di alcuni tra i più bei nomi della magia italiana: Marco Aimone, Francesco Busani, Gianfranco Preverino, Pino Rolle, Alex Rusconi, Max Vellucci e la partecipazione dell’antropologo forense e ora anche mentalista Matteo Borrini.

«E poi ci saranno giornalisti scientifici, come Silvia Bencivelli, Armando De Vincentiis, Salvo di Grazia, Marco Ferrari, Alice Pace, Lorenzo Rossi, Lisa Signorile e tanti altri studiosi e amici del CICAP.

«Per la prima volta al Convegno del CICAP sarà presentato l’Illusionarium, uno straordinario museo di illusioni ottiche interattive che il suo creatore, il poliedrico Carlo Faggi, metterà a disposizione dei partecipanti e illustrerà in prima persona».

Si potrebbe continuare ancora a lungo nell’elenco delle sorprese e delle iniziative che aspettano i partecipanti al XIII Convegno del CICAP, dalla sessione aperta agli “indagatori di misteri in erba” fino al workshop in cui i grandi nomi della magia insegnano come imparare alcuni strabilianti giochi di prestigio, ma ci fermiamo qui.

«Saranno tre giorni d’incanto, sospesi tra scienza e meraviglia» conclude Polidoro, «a cui chiunque nutra qualche curiosità per il mondo che lo circonda non può rinunciare».

Chi volesse saperne di più sull’evento, realizzato in collaborazione con il Comune di Cesena, non deve fare altro che visitare il sito http://convegno.cicap.org, iscriversi e venirci a trovare a Cesena dal 25 al 27 settembre.

Noi vi aspettiamo!

James Randi, 1928-2020

James Randi, 1928-2020

“Voglio essere cremato, e voglio che le mie ceneri vengano soffiate negli occhi di Uri Geller”.

Grazie, maestro.

Credit: @r_montagnoni.

 

India, uomo vive senza cibo e acqua da 74 anni? Insulto a chi muore di fame davvero

India, uomo vive senza cibo e acqua da 74 anni? Insulto a chi muore di fame davvero

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “ettoregio*” e “mattiasch*”. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2010/06/01.

Non capita spesso che una tesi paranormale sia contemporaneamente ridicola, pericolosa e offensiva. Volete credere che i globi luminosi che compaiono nelle foto siano anime di defunti anziché granelli di pulviscolo catturati dal flash, come è stato detto di recente a Mistero (Italia 1)? Fate pure. Non causate danno a nessuno.

Ma quelli che credono che si possa vivere letteralmente senza mangiare e senza bere lo causano eccome, questo danno. Soprattutto quando inducono gli altri a seguire queste credenze e li fanno morire. Hanno un nome: si chiamano breathariani o respiriani. Dicono di nutrirsi del prana, l’energia vitale secondo le credenze dell’induismo, o di energia proveniente dal Sole.

Non ridete. Ne parlo perché l’agenzia ANSA ha scritto oggi che in India un certo Prahlad Jani, “un asceta indù, sopravvive senza mangiare e senza bere da 74 anni” e che “un centro di ricerca della difesa intende scoprire qual è il segreto di questa sua straordinaria capacità di resistenza”. Non un accenno di esitazione, di scetticismo o di dubbio. Anzi, si segnala che Jani “era già stato esaminato nel 2003 da un’altra squadra di medici, che non erano riusciti a spiegare scientificamente il fenomeno”.

Annunciare la vicenda come se vivere d’aria fosse un dato di fatto è un gesto di giornalismo irresponsabile e di propaganda a una panzana pericolosa.

Perché panzana? Perché se davvero fosse possibile vivere d’aria, allora avremmo risolto il problema della fame nel mondo: anzi, se nel Terzo Mondo la gente muore di fame è colpa sua, perché non impara il breatharianesimo. Diffondere acriticamente la notizia che si può vivere senza mangiare e bere è, insomma, un insulto a chi invece muore davvero d’inedia. Ma l’hanno fatto comunque Libero.it, TGcom, La Stampa, Virgilio Notizie. Anche la stampa svizzera, con Ticinonline.ch, non s’è tirata indietro e non ha espresso dubbi sulla realtà delle affermazioni dell’asceta indiano.

Ho fatto un po’ di ricerche, quelle che magari i giornalisti dovrebbero fare ogni tanto invece di esercitarsi col copiaincolla, e ho scoperto che altre testate sono state un po’ meno scellerate e hanno pubblicato la notizia con molta cautela e dovizia di dettagli.

Leggendo per esempio il Telegraph inglese, che titola molto più correttamente “Uomo afferma di non aver assunto cibo o bevande per 70 anni”, salta fuori che sono i militari indiani, non i medici, a voler credere al potere straordinario di Jani (foto qui accanto): lo hanno ricoverato in un ospedale ad Ahmedabad perché sperano di scoprire da lui come “aiutare i soldati a sopravvivere più a lungo senza cibo o permettere alle vittime dei disastri di resistere fino all’arrivo dei soccorsi”. Buona fortuna. L’esperimento procede da sei giorni e durerà in tutto due settimane, entro le quali i medici si aspettano di riscontrare riduzione della massa muscolare, disidratazione grave, perdita di peso e insufficienza di vari organi.

Jani ha un solo medico dalla sua parte, Sudhir Shah, che si è già fatto raggirare da altri sedicenti fenomeni, come Hira Ratan Manek, che dice di vivere di sola acqua (con un tè o un caffè ogni tanto) dal 1995.  Secondo Shah, il signor Manek avrebbe vissuto 411 giorni senza cibo mentre era sotto osservazione. Un’osservazione così stretta che Shah stesso ammette che decine di persone avevano accesso a Manek e che il soggetto perse comunque 19 chili: un dato poco compatibile con le affermazioni del digiunatore estremo. Inoltre il fatto che il medico Sudhir Shah sia un seguace del jainismo, una religione che prevede fra gli altri riti quello del digiuno sacro, anche fino alla morte (sallekhana), pone qualche dubbio sulla sua imparzialità.

Tutti gli altri medici dicono che l’esperimento attuale è inutile e privo di senso, come riferisce il Courier Mail australiano. A differenza di molti altri giornali, il Courier Mail ha avuto il buon gusto di chiedere il parere di un nutrizionista, che ha chiarito senza mezzi termini come stanno le cose: “sarebbe molto difficile resistere per più di una settimana senz’acqua e senza cibo. Il corpo inizia a consumare i muscoli e poi aggredisce anche il muscolo cardiaco… poi si subisce un attacco cardiaco e si muore”.

Non solo: Jani non è nuovo a questo tipo di prodezze, e quando fu esaminato nel 2003 visse a quanto pare senza cibo e acqua per dieci giorni, ma manifestò un calo di peso, modesto ma decisamente incompatibile con le sue asserzioni di vivere a digiuno da decenni.

Il problema particolare di questo genere di affermazioni paranormali è verificare che non ci siano frodi senza però ammazzare l’asceta di turno. Per esempio, un articolo dell’Associazione dei Razionalisti Indiani spiega che Kumari Neerja, nel 1999, viveva rintanata in uno stanzino e diceva di non aver mangiato da cinque anni e di essere prossima a trasformarsi in una statua di una divinità. La polizia, preoccupata, chiamò i razionalisti (l’India ha lezioni da dare a molti paesi europei, in questo campo). Scoprirono che dietro una serie di ripiani c’era nascosto un gabinetto e che un foro nel muro permetteva di passarle del cibo. Così fu introdotto nello stanzino un gas emetico (i razionalisti indiani non vanno per il sottile – immaginate se lo facesse il Cicap) e la signora vomitò chapati e patate. Kumari fu ricoverata e curata per la sue gravi turbe mentali. Lo stesso articolo cita anche altri truffatori e svitati e definisce Prahlad Jani “un ciarlatano del villaggio”. Il sospetto, insomma, è che anche Jani un boccone lo ingerisca ogni tanto di nascosto.

Anche in Occidente non mancano quelli che sostengono queste tesi, e come sempre ci sono di mezzo i soldi. Tanti soldi. La signora Ellen Greve, ribattezzatasi Jasmuheen e diventata ricca tenendo conferenze in giro per il mondo e vendendo libri e oggetti collegati alla presunta terapia breathariana di ventuno giorni consecutivi di digiuno, fu messa alla prova per una settimana dal programma televisivo 60 Minutes (edizione australiana, ottobre 1999), che la sorvegliò 24 ore su 24 con il suo consenso. Yahoo News racconta che già dopo 48 ore la signora, che dichiarava di poter vivere senza mangiare e bere, mostrava i sintomi della disidratazione, ma disse che era colpa del programma TV che l’aveva messa in un luogo vicino a una strada trafficata che inquinava l’aria. Così fu portata in montagna, lontano dalla città. Al terzo giorno di digiuno parlava con fatica, aveva le pupille dilatate, il battito cardiaco accelerato e aveva perso quasi quattro chili. Lei diceva di sentirsi benissimo, ma uno dei medici chiese di porre fine alla prova perché sarebbe sopraggiunta un’insufficienza renale di cui il programma televisivo sarebbe stato ritenuto responsabile. L’esperimento fu interrotto e Jasmuheen accusò gli organizzatori di non aver dimostrato nulla.

Esiste inoltre nello Utah un Istituto Breathariano d’America, che chiede centomila dollari di parcella non rimborsabile per insegnare questa tecnica. Sì, centomila. Ma l’acconto è di soli diecimila.

Finché si tratta di spillare soldi agli ingenui, pazienza, ma il guaio è che c’è gente che crede a queste cose (Jasmuheen ha circa cinquemila seguaci in giro per il mondo), le mette in pratica e ci lascia la pelle. Nel 1997, Timo Degen, un insegnante trentunenne di Monaco, morì dopo dodici giorni di dieta d’aria dopo aver letto su Internet le tesi di Jasmuheen (Sunday Times). Nel 1999, la scozzese Verity Lynn, una breathariana seguace di Jasmuheen, fu trovata morta dopo sette giorni di un digiuno che si era autoimposto per “purificarsi spiritualmente”, come racconta il suo diario (BBC). Nello stesso anno, l’australiana Lani Morris perse l’uso della parola e del braccio destro dopo sette giorni di astinenza da cibo e acqua e morì tre giorni più tardi. Jasmuheen commentò che la signora Morris forse non aveva la motivazione giusta. La rivista tedesca Esotera osservò che “una morte su cinquemila non è un prezzo troppo alto da pagare per combattere la fame nel mondo”.

Come no. Per questi ciarlatani, la morte non è mai un prezzo troppo alto. Quella degli altri. E poi c’è ancora gente che va in giro a chiedersi che male fa credere ai misteri e al paranormale.

Fonti aggiuntive: HowStuffWorks.com, Randi.org.

Aggiornamento (2010/05/09)

The Hindu segnala che l’esperimento con Prahlad Jani si è concluso giovedì scorso, 6 maggio. Secondo il direttore del Defense Institute of Physiology and Allied Sciences (DIPAS) G. Ilavezhagen, le conclusioni in merito al meccanismo di sopravvivenza di Jani verranno tratte solo dopo un’analisi critica dei rapporti sui test effettuati durante l’esperimento.

Credo che il rigore della sorveglianza adottata nel corso del test, durante il quale Jani doveva sopravvivere senza mangiare e soprattutto senza bere, si riassuma in questa frase: “ha effettuato dei bagni occasionali e fatto gargarismi”. Alla luce di questa violazione piuttosto macroscopica dei protocolli di test, le osservazioni secondo le quali Jani non avrebbe orinato o defecato per tutta la durata dell’esperimento e non avrebbe subito alterazioni metaboliche vanno prese con un pizzico di cautela.

Anche perché, considerato che lo scopo della prova era vedere se le tecniche di Jani erano applicabili a persone colpite da calamità, sembra improbabile che gente sepolta sotto le macerie o intrappolata senza cibo abbia modo di fare bagni e gargarismi.

Maggiori dettagli sono in questo mio articolo.

74 anni senza mangiare o senza farsi beccare? Finito l’esperimento di digiuno indiano; la credulità dei media, invece, è inesauribile

74 anni senza mangiare o senza farsi beccare? Finito l’esperimento di digiuno indiano; la credulità dei media, invece, è inesauribile

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2010/05/16.

Avete presente Prahlad Jani, l’uomo che dice di non aver mai mangiato o bevuto da prima della Seconda Guerra Mondiale e che sarebbe stato sotto scientificissima sorveglianza in un ospedale indiano per quindici giorni, allo scopo di dimostrare e studiare le sue straordinarie capacità di vivere senza cibo e soprattutto senz’acqua? Ne hanno parlato parecchio i media (Ansa, Repubblica, Bluewin.ch, Yahoo UK) e anche il Disinformatico, che ha osato porsi un dubbio: e se fosse semplicemente un imbroglione?

Ora l’esperimento è finito, ma la dose di entusiasmo acritico con la quale i media ne parlano continua. “Il santone indiano che non mangia e non beve da 74 anni dice la verità”, dice Ilsussidiario.net. Bluewin scrive che “Dopo 15 giorni di esami, i medici non sono riusciti a spiegare il mistero dell’eremita indiano che sostiene di poter vivere senza bere e mangiare”. I medici sono rimasti “con un palmo di naso” nonostante abbiano sottoposto lo yoghi “ad un accurato check-up in una stanza isolata di un ospedale sorvegliata da telecamere 24 ore su 24”.

O almeno così ce la raccontano. Il Daily Mail, che pure non risplende maestoso nel firmamento dell’autorevolezza, ha comunque avuto il buon gusto di sentire qualche parere invece di fare copiaincolla delle notizie d’agenzia, e ha sentito Sanal Edamaruku, segretario generale dell’Associazione Razionalisti Indiani, che ha rivelato un dettaglio interessante. Quando ha chiesto il permesso di inviare un gruppo di osservatori per esaminare la stanza nella quale si svolgeva il test, la sua richiesta è stata rifiutata ripetutamente. Edamaruku ha sottolineato che Sudir Shah, il medico che ha coordinato il recente esperimento, è lo stesso che ha svolto altre indagini analoghe, nelle quali non ha mai concesso una verifica indipendente e non ha mai pubblicato rapporti scientifici in merito.

Emergono altri dettagli ancora più interessanti nella dichiarazione ufficiale del gruppo di medici rilasciata al termine dell’esperimento che avrebbe dimostrato che Jani vive senza ingerire acqua: “L’unico contatto con qualunque forma di fluido è stata durante i gargarismi e i bagni, periodicamente effettuati durante lo studio, a partire dal quinto giorno”.

Gargarismi e bagni?

La foto qui sopra è tratta dall’esperimento del 2003 condotta dagli stessi medici di oggi; proviene da una presentazione Powerpoint scovata dall‘Irregular Times. Dalla quale emerge che in quell’esperimento Jani non solo veniva a contatto con l’acqua per gargarismi e bagni, che faceva versandosi ripetutamente acqua proprio in testa (video qui), ma aveva perso quattro chili in dieci giorni.

Non è finita. Jani riceveva “visite di devoti”, alla faccia della sicurezza antifrode (BBC). E nello stesso video, tratto da un documentario di Discovery Channel, si vede Jani che si fa mettere una mano in bocca da un visitatore e ne “estrae” del “cibo magico” che lui afferma di produrre. I prestigiatori che stanno leggendo si staranno sbellicando dalle risate.

Come se non bastasse, nel video il medico Sudir Shah invita le persone a fissare il sole per periodi sempre più prolungati, senza sbattere le palpebre, fino ad abituarsi e così ricevere energia. Questo, come del resto avvisa anche il video, è un comportamento pericolosissimo, che può portare a lesioni permanenti della retina. Se questo è il genere di consiglio scientifico che offre il medico garante degli esperimenti, forse un attimo di prudenza è d’obbligo prima di scrivere che Prahlad Jani ha dimostrato scientificamente di vivere senza cibo e acqua.

Il rischio di trovarsi di fronte a un arzillo imbroglione che si compiace della venerazione dei fedeli e si fa esaminare solo da medici molto creduloni e di competenza traballante è insomma stratosfericamente alto. Solo una verifica da parte di professionisti (prestigiatori) permetterebbe di risolvere la faccenda una volta per tutte, ma la proposta è stata rifiutata. Guarda caso.

Pazienza, direte voi. Che male fa voler fantasticare un po’? A parte l’insulto a chi muore davvero di fame, la preoccupazione degli scettici indiani è che “la gente cerca di imitare questi santoni e finisce per farsi del male”, come già successo anche in Europa nei casi segnalati nel mio articolo precedente. In questo caso sono già morte delle persone, sedotte da queste panzane fino a lasciarsi morire d’inedia. Sarebbe opportuno non alimentare ulteriormente credenze così pericolose.

2010/05/16

James Randi, esperto prestigiatore e divertentissimo cacciatore di bufale paranormali, dice la sua senza troppi complimenti (in inglese) in questo video (grazie a Jacopo per la segnalazione):

Power Balance: perché dicono che il braccialetto magico non funziona? Spenna i polli magnificamente

Power Balance: perché dicono che il braccialetto magico non funziona? Spenna i polli magnificamente

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “lancioalo” e “suppah” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

L’Autorità garante della concorrenza in Italia ha “avviato un’istruttoria per una ‘possibile pratica commerciale scorretta’ nei confronti delle società che distribuiscono il prodotto che promette ‘forza ed equilibrio'”, ha annunciato l’ANSA.

Le due società, Power Balance Italy e Sport Town, “attribuiscono ai colorati braccialetti di silicone e di neoprene […] effetti positivi sull’equilibrio, sulla forza, sulla flessibilità e sulla resistenza fisica di chi li indossa.” Ora hanno quindici giorni di tempo per documentare scientificamente che quello che dicono è vero e dimostrare che i braccialetti non hanno controindicazioni.

Ma mi permetto di dissentire. Il braccialetto Power Balance funziona. Semplicemente, le due società hanno sbagliato classificazione merceologica: dovevano collocarlo fra gli strumenti per la rimozione del piumaggio dei volatili. Perché in questo senso non c’è alcun dubbio sulla sua efficacia. Basta vedere quanto se ne parla, quanto vende e con quale ostinazione viene indossato e difeso da quelli che l’hanno comprato. Sportivi compresi.

Siamo di fronte all’ennesima trovata geniale per fregare i gonzi che non hanno ancora capito cos’è l’effetto placebo: se credo che un gingillo o una frase propiziatoria mi faranno tenere meglio l’equilibrio o mi daranno più forza, avrò più fiducia in me stesso e quindi tenderò ad avere risultati leggermente migliori o a ignorare con più facilità i miei fallimenti. Ma se sono un brocco resterò un brocco; se sono un campione, resterò campione. Tutto qui. Del resto, nota giustamente Walter Santilli, ordinario di fisiatria all’Università ‘La Sapienza’ di Roma, “[s]e il braccialetto fosse in grado di alterare i risultati sportivi, si dovrebbe muovere l’antidoping”.

Power Balance e affini non sono altro che la riproposizione in termini moderni dei talismani e degli amuleti. Cambia solo la terminologia: un tempo la fattucchiera diceva “Lo spirito contenuto in questo talismano risponderà al tuo prana ed entrerà in armonia con esso”, oggi PowerBalance.com scrive che “L’ologramma nel Power Balance è progettato per rispondere al campo energetico naturale del corpo ed entrare in risonanza con esso”.

Non c’è nessun principio scientifico che permetta al braccialetto di funzionare: ologrammi, campi energetici e risonanze sono solo paroloni per stupire gli ignoranti. Quelli che rifiutano la scienza ma che al tempo stesso si fanno abbagliare e sfilare soldi da chi usa disinvoltamente la sua terminologia.

Un altro bel risultato della cultura dell’antiscienza. Se in televisione si rifilano cialtronate come Voyager o Mistero e l’informazione scientifica viene relegata nell’angolino (anche nelle scuole), queste sono le conseguenze: una popolazione più facile da abbindolare. C’è chi abbindola vendendo braccialetti magici e c’è chi abbindola vendendo cosmetici-patacca, cure anticancro (leggete l’articolo di MedBunker in proposito) o promesse elettorali. I meccanismi sono sempre gli stessi: il modo migliore per difendersene è conoscerli.

Conoscerli, per esempio, significa rendersi conto del potere assolutamente reale della persuasione. Guardate questo video di molti anni fa, in cui James Randi mostra che il cristallo magico che dona forza (vi ricorda qualcosa?) è indistinguibile dal veleno per topi in quanto a efficacia.

Qualcuno si starà magari chiedendo come mai la “dimostrazione” del Power Balance solitamente proposta sembra funzionare. La dimostrazione è questa: il sagace dimostratore del braccialetto (che spesso appartiene a una catena di marketing multilivello ed è quindi venditore tutt’altro che disinteressato) chiede allo scettico di mettersi in piedi a gambe unite, con le braccia a novanta gradi rispetto al corpo (vi ricorda qualcosa?), e poi gli chiede di alzare una gamba. Il dimostratore preme sul braccio corrispondente e fa perdere l’equilibrio allo scettico. Poi fa indossare il braccialetto e ripete l’esperimento: miracolosamente lo scettico non perde l’equilibrio.

Lascio a voi decidere se è più plausibile che un ologramma (come quelli che avete sulle carte di credito o sulle eurobanconote) possa “rispondere al campo energetico naturale del corpo ed entrare in risonanza con esso” o che la seconda volta il vostro corpo sappia cosa aspettarsi e quindi reagisca con la forza necessaria a mantenere l’equilibrio. E magari il “dimostratore” bari un po’, consciamente o inconsciamente, per far funzionare l’esperimento.

Se avete ancora dei dubbi, fate una cosa molto semplice: invertite l’ordine delle prove. Prima con il braccialetto, poi senza. Oppure togliete dal braccialetto l’ologramma che gli conferisce i suoi presunti poteri e non ditelo alla cavia (e soprattutto al “dimostratore”). È quello che è stato fatto in Australia, come potete vedere qui:

L’aspetto più ironico di tutta la faccenda è che chi rifiuta la scienza (che non va messa sul piedistallo, ma è e rimane la migliore rappresentazione che abbiamo della realtà) dice di farlo perché non vuole farsi fregare dalle multinazionali e dai governi, e poi si fa fregare dai venditori di braccialetti, cristalli, amuleti e Biowashball (a proposito, che fine hanno fatto tutti quelli che giuravano sulla sua efficacia?). Venditori che sono organizzati in multinazionali, proprio come il presunto “nemico”.

Per tutti coloro che ci vogliono credere a tutti i costi, ho una domanda molto semplice: se davvero questo oggetto ha poteri così intensi da modificare il vostro corpo in aspetti fondamentali come forza ed equilibrio, come potete essere sicuri che non abbia effetti collaterali? Magari vi stia sfrucugliando le cellule cerebrali o portando all’impotenza.

Evviva i diversamente furbi, vero motore dell’economia mondiale: sempre pronti a mettere mano al portafogli in cambio di prodotti inutili.

Le cose che non colsi - 2011/02/12

Le cose che non colsi – 2011/02/12

Stasera alle 20 sarà a Lugano Salvo Di Grazia, alias WeWee, il medico autore del blog Medbunker, noto per le sue indagini sulle medicine e terapie “alternative”. L’appuntamento è all’Hotel Pestalozzi, in Piazza Indipendenza 9. La conferenza è organizzata dal CICAP Ticino e io sarò presente come moderatore. Il biglietto d’ingresso è di cinque franchi (4 euro) per i soci CICAP che presentano la tessera d’iscrizione e dieci franchi (8 euro) per i non soci. L’ingresso per la stampa è gratuito. Per informazioni: ticino@cicap.org.

James Randi, celeberrimo debunker, ha sfidato gli omeopati mettendo sul piatto un milione di dollari (da devolvere eventualmente in beneficenza) per il primo che riuscirà a dimostrare l’efficacia dei prodotti omeopatici. Ecco il video:

È scaricabile qui la puntata del Disinformatico di ieri, dedicata al presunto cratere meteorico scoperto in Canton Ticino, alla nuova versione 10.2 di Flash Player, alla tecnica per rubare le password dell’iPhone in sei minuti, all’eliminazione dell’Autorun per XP e Vista, e al kit per fabbricare “virus” per Facebook.

Ho fatto un’indagine su una storia di paranormale religioso islamico: la credenza che ci sia un masso che una volta l’anno rimane a mezz’aria a Gerusalemme o (in alcune versioni) al Al-Hassa. Il risultato è su Wired.

L’UE avrà finalmente un alimentatore unico per tutti i telefonini (o almeno per gli smartphone). Si ridurranno l’inquinamento e il numero di alimentatori da portare in giro, ma caleranno anche i prezzi?

Per i cultori della Trilogia Originale di Guerre Stellari segnalo Star Wars Begins: una curatissima raccolta di scene inedite o alternative e di chicche disponibile su Youtube (via Siamogeek).

L’Ares 1 non è morto, anzi si potrebbe accoppiare. Il vettore spaziale americano per il trasporto di passeggeri, bloccato da Obama dopo un primo lancio di prova e anni di sviluppo, sta continuando a crescere (ormai i fondi sono stati stanziati e dalla ricerca si ricavano comunque dati preziosi) e ora arriva la proposta di accoppiarlo con un secondo stadio europeo tratto dall’Ariane. Il nome del progetto è Liberty (SpaceflightNow).

Tra poco ci sarà l’ultima occasione di fotografare uno Shuttle attraccato alla ISS. Ma significa rischiare parecchio (SpaceflightNow).

La dichiarazione d’indipendenza del ciberspazio compie 15 anni ed è più attuale che mai. Il linguaggio un po’ retorico di John Perry Barlow calza a pennello con gli eventi in Tunisia ed Egitto e anche, su scala ben più modesta, con la battaglia (persa) contro i “pirati” del copyright e i censori.