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Da dove arriva la storia di Facebook che causerebbe la sifilide?

Da dove arriva la storia di Facebook che causerebbe la sifilide?

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “stefano.pas*” e “giannitrinca”.

Quando ho letto il lancio dell’ANSA (Gb: torna la sifilide, Facebook tra le cause), sono rimasto per un po’ a chiedermi come potesse Facebook riportare in auge nel Regno Unito La Silfide, il famoso balletto romantico che ha segnato l’inizio della danza sulle punte. Non potevo credere che qualcuno avesse scritto seriamente che Facebook causasse la sifilide. Men che meno che l’avesse scritto l’ANSA.

Perlomeno il Corriere ha avuto il pudore di virgolettare la parola cause, con formula dubitativa, ma per il resto copia e incolla il dispaccio ANSA, errori compresi (mirabile il suo “Daily Telegragh). Secondo questi articoli, il professor Peter Kelly, direttore della sanità pubblica nella regione di Teesside (che si scrive con due S, ma pazienza), avrebbe detto che il numero di persone affette da sifilide è quadruplicato nelle aree in cui Facebook è molto popolare “proprio perché il network ha dato alla gente un nuovo modo di incontrare più partner per incontri sessuali occasionali”.  Anzi, “il personale sanitario di Teesside avrebbe infatti trovato un legame tra i social network e l’aumento dei casi del batterio”. Dichiarazioni dall’aria autorevolissima.

Ma non si era detto che i social network minavano i rapporti interpersonali? Parrebbe invece proprio il contrario, stando almeno alla notizia. Però bisogna vedere da dove è scaturita. L’ANSA cita il Telegraph (sbagliandone il nome), che in effetti ha riportato la vicenda, ma il Telegraph l’ha presa dal Sun, un giornale le cui pagine più affidabili sono quelle dell’oroscopo.

Per fortuna c’è chi si prende la briga di andare a sentire le fonti dirette, come Rory Cellan-Jones della BBC, che ha trovato il comunicato stampa originale dei servizi sanitari di Middlesbrough e ha chiamato il professor Kelly. Il comunicato stampa non parla affatto di Facebook: è un avviso sulla recrudescenza dei casi di sifilide nella zona e contiene un solo riferimento generico quanto ovvio alle attività sociali online: “I siti di social networking rendono più facile per le persone incontrarsi per del sesso occasionale.” Anche i telefoni e le automobili, se è per quello.

Il professor Kelly, tramite un collega, ha detto alla BBC che la frase del Sun che gli viene attribuita e che incolpa Facebook e altri siti simili dell’aumento di casi di sifilide nella zona è completamente sbagliata. I fatti sono che nell’area gestita dall’azienda sanitaria locale britannica c’erano meno di dieci casi di sifilide segnalati; nel 2009 ce n’erano trenta. Non è certo un’epidemia dilagante.

Anche la frase “a Sunderland, Durham e Teesside, tutte aree in cui il sito sociale é molto popolare, il numero di persone affette da sifilide è quadruplicato” è una bufala, perché Sunderland e Durham non sono nell’area servita dall’unità del professor Kelly e alla quale si riferisce il numero di casi di malattia venerea.

Insomma, tutta la faccenda non ha molto a che fare con le modalità di trasmissione delle malattie veneree, ma in compenso ha molto da insegnare sulle modalità di propagazione distorta delle notizie: quando ci sono di mezzo sesso e tecnofobia, un Vero Giornalista non sa resistere.

Dieci anni di Instagram

Dieci anni di Instagram

Vi ricordate il vecchio logo di Instagram, quello mostrato qui accanto? Sono ormai passati dieci anni dal debutto di questa app a ottobre 2010; a quell’epoca c’era soltanto la versione per iOS, e gli utenti Android dovettero aspettare quasi due anni, fino ad aprile 2012, per poter condividere foto online tramite quest’app.

Oggi può sembrare strano, ma inizialmente le foto di Instagram erano limitate al formato quadrato e non potevano superare i 640 x 640 pixel (la risoluzione dell’iPhone di allora); per arrivare alla risoluzione attuale di 1080 pixel fu necessario attendere il 2015, quando arrivarono le immagini multiple in un singolo post; le Storie arrivarono nel 2016.

Oggi e dal 2012 Instagram è di proprietà di Facebook, che sta progressivamente integrando Facebook e Instagram (e prossimamente anche WhatsApp) al livello dei messaggi: un utente di Facebook Messenger può comunicare con gli utenti di Instagram e viceversa, si possono collegare i propri account Facebook e Instagram, ed è possibile fare crossposting: per esempio condividere su Instagram un contenuto postato su Facebook e viceversa.

Attualmente Instagram conta circa un miliardo di utenti attivi su base mensile, ed è popolare soprattutto nella fascia d’età fra 18 e 34 anni, che è desideratissima dagli inserzionisti pubblicitari; in questa fascia sta eclissando la popolarità di Facebook.

La fusione di Facebook e Instagram è quindi una buona strategia per semplificare le comunicazioni degli utenti e per raccogliere più dati vendibili sulle loro abitudini, sui loro interessi e sulle loro reti di contatti, amici e conoscenti. Ma all’orizzonte si profilano già possibili successori e alternative, come TikTok e Discord.

Avvisare che una notizia è falsa riduce la sua credibilità. Anche nei social network

Avvisare che una notizia è falsa riduce la sua credibilità. Anche nei social network

Facebook ha pubblicato i risultati della sua attività di contrasto alla disinformazione, basata sulla collaborazione con oltre 60 organizzazioni di verifica delle notizie in una cinquantina di lingue.

Il social network, seguendo le indicazioni di questi fact-checker, rimuove molte delle notizie false più pericolose, quelle che possono causare danni diretti alla salute, come presunte terapie che in realtà rischiano di causare avvelenamenti.

Ma rimuovere completamente un contenuto comporta sempre il rischio di essere accusati di censura, per cui Facebook affianca a questa azione drastica anche una semplice avvertenza sovrapposta alle notizie controverse o che potrebbero indurre in inganno.

Secondo il social network, che ovviamente rileva tutte le attività degli utenti all’interno della propria app, quando le persone vedono gli avvisi che segnalano che quello che stanno per leggere è ritenuto falso o ingannevole, nel 95% dei casi si fermano e non leggono la pseudonotizia.

A marzo di quest’anno, per esempio, Facebook ha mostrato queste avvertenze su circa 40 milioni di post falsi o ingannevoli riguardanti la pandemia, basandosi su circa 4000 articoli preparati dai fact-checker, e ha portato gli utenti alle pagine antibufala dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. È sicuramente un buon inizio. Resta ora da trovare il modo di aiutare quel 5% rimanente.

PC banditi, sciachimisti litigiosi, alieni d’ogni sorta e altre in breve

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

PC infetti banditi? Scott Charney di Microsoft propone che vengano esclusi da Internet i computer infetti. Ne parla la BBC, raccogliendo il parere di Graham Cluley di Sophos.

Le “scie chimiche” causano lotte intestine. O intestinali? Rosario Marcianò, strenuo sostenitore dell’esistenza di un megacomplotto basato sulle “scie chimiche”, ha denunciato Tom Bosco, strenuo sostenitore dell’esistenza di un megacomplotto basato sulle “scie chimiche”, insieme ad Andrea Rampado, gestore dei forum di Nexus, per “diffamazione (articolo 595/3 CP), sostituzione di persona (articolo 494 CP) e accesso abusivo di sistema informatico (615TER CP)”. Non serve che il Nuovo Ordine Mondiale si occupi dei complottisti: si mangiano già fra di loro. Tutti i dettagli sono su Nexus.

Asteroide di passaggio. Ieri un asteroide, denominato 2010 TD54, è passato a circa 45.000 km dalla Terra. Non era di dimensioni sufficienti a fare danni anche in caso di impatto: misurava da 5 a 10 metri. Era stato scoperto sabato scorso. Maggiori info presso Discover e Nasa.gov.

Un segnale luminoso “alieno” che sarebbe arrivato dalla direzione di Gliese 581g, il pianeta scoperto recentemente che si trova nella fascia abitabile intorno alla stella nana rossa Gliese 581, è interessante ma parecchio in dubbio. Era stato segnalato dall’astronomo Ragbir Bhathal, della University of Western Sydney, circa due anni fa. Frank Drake (quello della famosa Equazione di Drake), si definisce “molto sospettoso” perché ha chiesto a Bhathal i dettagli delle sue osservazioni del segnale, ma Bhathal non glieli vuole fornire. Drake non è certo un negazionista della vita extraterrestre, visto che è il padre del progetto SETI per cercarla (Space.com).

Yoda doveva essere una scimmia mascherata. Così fu previsto inizialmente per L’Impero colpisce ancora. E si sa finalmente chi interpretò l’Imperatore nell’edizione originale. Non vi voglio togliere la sorpresa: i dettagli sono su Io9 (anche qui) oppure nel libro The Making of Star Wars: The Empire Strikes Back di J.W. Rinzler. È già nella mia wishlist su Amazon.de.

General Motors ha mentito? È emerso che la Chevrolet Volt non è affatto un’auto elettrica pura con generatore a bordo, come era stato lasciato intendere fin qui, ma un’ibrida, perché usa il generatore (un motore a benzina) anche per la propulsione, sia pure con un complicato accoppiamento meccanico indiretto. Delusione e indignazione fra gli appassionati, me compreso. GM replica con uno spiegone tecnico e dice che non ha potuto rivelare prima i dettagli per ragioni brevettuali. Mah.

Cerchi nel grano. Per un recente dibattito TV avevo raccolto un po’ di materiale che non ho utilizzato, per cui lo segnalo qui caso mai dovesse interessare: il cerchio nel grano a forma di logo di Firefox visto in Google Maps, realizzato nel 2006 dai linuxiani della Oregon State University, come spiegato da loro qui, (e qui con la pianta che fece da piano di lavoro) e segnalato anche da Time; il “cerchio” che ritraeva Mike Skinner alias The Streets, finanziato dalla Sony; il famoso cerchio di Milk Hill, troppo complesso per essere fatto da mano umana e invece realizzato dall’artista Jon Lundberg.

Ritorno al Futuro ritorna. Fra due settimane verrà pubblicata in Blu-Ray la trilogia di Ritorno al Futuro: per l’occasione sono state incluse alcune scene tratte dalle cinque settimane di lavorazione nelle quali Marty McFly fu interpretato da Eric Stoltz invece che da Michael J. Fox, come spiegato qui.

Facebook introduce i gruppi, ma con un inghippo. Adesso è possibile definire gruppi di “amici” su Facebook e condividere un elemento solo con loro anziché con tutti i propri amici. Piccolo problema: sono gli altri utenti a includerci nei loro gruppi, che noi lo si voglia o meno, e spetta a noi dis-iscriverci. La BBC suggerisce alcune situazioni in cui questo sarebbe un bel problemino: per esempio, un utente s’è trovato iscritto a forza al gruppo dell’Associazione Nordamericana per l’Amore fra Uomini e Ragazzi (North American Man-Boy Love Association, NAMBLA) e per far capire quanto sia potenzialmente pericolosa questa funzione ha iscritto allo stesso gruppo Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook.

Facebook traccia le nostre attività fuori da Facebook: ora si può vedere quali

Facebook traccia le nostre attività fuori da Facebook: ora si può vedere quali

Facebook traccia le nostre attività anche quando visitiamo altri siti. Lo fa persino se non abbiamo un account Facebook: lo fa a tutti, spiega Intego, per poter piazzare nei siti che visitiamo delle pubblicità pertinenti ai nostri interessi, e guadagna fornendo questo piazzamento.

Questo tracciamento di massa, anche dei non utenti, non è una novità ma è sicuramente poco noto.

La novità vera, invece, è che ora possiamo sapere in dettaglio quali attività vengono tracciate e quali dati vengono raccolti e possiamo anche modificare queste funzioni.

L’azienda ha infatti annunciato che è disponibile la funzione La tua attività fuori da Facebook ed è anche possibile azzerare i dati raccolti.

Se volete scoprire cosa sa Facebook di voi e avete un account Facebook, accedete a questo account da un computer, cliccate sul triangolino in alto a destra, cliccate su Impostazioni e poi su Le tue informazioni su Facebook e su Attività fuori da Facebook. In alternativa usate questo link diretto.

Otterrete un elenco delle aziende di cui avete visitato i siti e che hanno dato a Facebook delle informazioni che vi riguardano: cose come “questo utente ha visitato questo sito” e “questo utente ha comprato qualcosa su questo sito”.

Se volete azzerare questo tracciamento, potete scegliere Scollega le attività; se volete evitare che continui, cliccate su Altre opzioni e Gestisci l’attività futura. Arriverete a una schermata con un selettore Attività fuori da Facebook futura: disattivatelo.

Attenzione, però: se usate la vostra login di Facebook per accedere ad altri account, disattivando questo selettore non potrete più farlo. Sarebbe comunque meglio non usare la login di Facebook per accedere altrove.

Io uso da tempo un add-on per Firefox, chiamato Facebook Container, e le mie attività risultano nulle.

Le vostre come sono? Quali aziende vi trovate?

Attivare un assistente vocale di nascosto con un laser

Attivare un assistente vocale di nascosto con un laser

Siri, Alexa, Facebook Portal e Google Home, i popolari assistenti vocali, sono vulnerabili a un attacco che sembra preso di peso da un film di fantascienza: è sufficiente puntare un raggio laser modulato (anche invisibile, se negli infrarossi) su un punto preciso dei dispositivi che incorporano questi assistenti per prenderne il controllo e impartire comandi vocali silenziosi e potenzialmente pericolosi, come “acquista questo prodotto” oppure “spegni tutte le luci e sblocca la porta d’ingresso”.

Il punto preciso da colpire corrisponde ai microfoni incorporati in questi assistenti. Questi microfoni, realizzati in tecnologia MEMS (sta per Micro-ElectroMechanical Systems), sono misteriosamente sensibili alla luce laser.

I ricercatori, composti da esperti in Giappone (University of Electro-Communications, Tokyo) e presso la University of Michigan, hanno dimostrato di essere in grado di prendere il controllo di questi assistenti anche attraverso una finestra e persino stando in un altro edificio a 70 metri di distanza dal bersaglio.

L’attrezzatura necessaria non è particolarmente complicata o costosa, e l’unica difesa attualmente disponibile è piazzare i propri assistenti vocali lontano da qualunque finestra che dia sull’esterno. Oppure fare direttamente a meno di questi assistenti.

L’attacco è particolarmente interessante non solo per la sua modalità da film, ma anche perché scavalca uno dei limiti finora presenti negli attacchi informatici a questi dispositivi, ossia la necessità per il malfattore di introdursi in casa per poterli usare in modo improprio.

Gli assistenti vocali, infatti, sono concepiti per avere la massima facilità d’uso, per cui rispondono a qualunque voce e non chiedono quasi mai password di conferma prima di eseguire i comandi. Ma i loro microfoni hanno una portata che si limita al volume dell’abitazione, per cui normalmente questa assenza di protezioni non è un problema, salvo che il “malfattore” sia un membro della famiglia (un bambino, per esempio) oppure una persona invitata in casa.

Con questa tecnica, denominata Light Commands, questo limite non c’è più. I dettagli sono raccontati presso LightCommands.com.

Fonte aggiuntiva: Ars Technica.

Facebook cambia nome: ora si chiama FACEBOOK

Facebook cambia nome: ora si chiama FACEBOOK

Facebook ha annunciato un cambiamento epocale nel proprio branding: d’ora in poi l’azienda che gestisce il social network si chiamerà FACEBOOK, scritto tutto in maiuscolo e in colori variabili. L’app del suo social network omonimo manterrà il logo classico e il nome classico senza maiuscole. Quindi facciamo i bravi e impariamo la distinzione: l’app è Facebook, l’azienda è FACEBOOK. C’è anche la GIF animata apposita:

C’è tutto uno spiegone sui dettagli di questa decisione, che parla di un “sistema che è rispettoso del contesto e dell’ambiente”, di un “design che sostiene le persone e le loro storie”, e racconta che il font scelto ha un “sottile ammorbidimento degli angoli e delle diagonali” che “aggiunge un senso di ottimismo”. Sarà.

Il problema, perlomeno per me che sono della vecchia guardia, è che la regola di Internet è che scrivere tutto in maiuscolo equivale a URLARE. Per cui vedere “FACEBOOK” mi fa venire l’impulso di leggerlo urlando.

A parte questo, è comunque positivo che presto le app di FACEBOOK (l’azienda) avranno tutte una chiara indicazione della loro appartenenza a FACEBOOK (sempre l’azienda). Molti utenti, infatti, non sono consapevoli del fatto che anche Instagram e WhatsApp (e anche Oculus) fanno parte della galassia di servizi di FACEBOOK (l’azienda) e quindi abbandonano Facebook (l’app) in favore di queste altre app senza rendersi conto che i dati che vi immettono confluiscono lo stesso in FACEBOOK (l’azienda).

Instagram prima e dopo.
Oculus Quest: stanno per arrivare la connessione a PC e il rilevamento delle mani

Oculus Quest: stanno per arrivare la connessione a PC e il rilevamento delle mani

Il sistema di realtà virtuale Oculus Quest è particolare perché non ha bisogno di sensori esterni o di essere connesso a un computer: è completamente autonomo (a parte una connessione via Wi-Fi e la gestione tramite smartphone) e questo consente una grandissima libertà di movimento.

Si può girare su se stessi senza temere di restare impigliati nei cavi (non ce ne sono) e si può usare un’area di gioco molto ampia (un piano intero di una casa per esempio). Ho un Quest e confermo che è spettacolarmente portatile. Beat Saber senza cavi è una goduria. Vader Immortal giocato in una sala molto ampia è incredibilmente immersivo.

Il suo limite, però, è che non supporta molte app che sono disponibili per altri sistemi, anche della stessa marca, come i Rift. Nessun problema: Oculus ha annunciato Oculus Link, che permette di collegare il Quest a un PC tramite un cavo USB-C e di usare la potenza di calcolo del PC per vedere sul Quest le app disponibili in Oculus Desktop.

In pratica, spiega Engadget, il Quest diventa un visore sul quale vengono mostrate le immagini renderizzate sul PC, con una latenza bassissima. In questo modo Oculus Link fa diventare il Quest l’equivalente di un Oculus Rift (a parte la frequenza di refresh, limitata a 72 Hz ma comunque sufficiente).

Non è l’unica novità annunciata in questi giorni per il Quest: c’è anche il Passthrough, ossia la possibilità di vedere il mondo esterno in 3D attraverso le telecamere incorporate nel visore se si sconfina dall’area di gioco (attualmente la visione è solo 2D). Questa funzione sarà anche attivabile a comando per potersi guardare intorno durante l’uso del Quest.

Inoltre Facebook, proprietaria di Oculus, ha annunciato che le app disponibili per Oculus Go saranno disponibili anche per il Quest.

Ma la chicca più golosa è la possibilità, prevista per il 2020, di fare a meno dei controller da tenere in mano e attivare il hand tracking, ossia il rilevamento delle mani. Interagire con le app usando direttamente i movimenti delle dita delle mani, invece di premere pulsanti su un controller, rende ancora più naturale l’uso della realtà virtuale e consente di evitare il problema frequente del lancio accidentale dei controller.

Podcast del Disinformatico 2013-08-06

Il podcast della puntata di venerdì scorso del Disinformatico che ho preparato e condotto per la Rete Tre della RSI è scaricabile qui; i link agli articoli di supporto e approfondimento sono i seguenti:

Verificare la disponibilità di un nome su tanti siti: NameChk

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