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Dalle “scie chimiche” al riscaldamento globale: come distinguere fra bufale e informazione, il 22 giugno a Porcia (Pordenone)

Dalle “scie chimiche” al riscaldamento globale: come distinguere fra bufale e informazione, il 22 giugno a Porcia (Pordenone)

Come si fa a distinguere un falso allarme pseudoscientifico da un problema scientifico reale? Quali dei tanti allarmi quotidiani che ci arrivano dai media meritano interesse e tempo, e quali invece sono fuffa che distrae? Ci sono criteri e tecniche che permettono di fare questa distinzione anche senza essere superesperti (anche se ovviamente essere esperti nel settore aiuta parecchio): se vi va di conoscerle in modo sereno e discorsivo, venite il 22 giugno alle 20.15 all’auditorium R. Diemoz, in via delle Risorgive 3, a Porcia (PN).

Lì troverete il sottoscritto e soprattutto il fisico, astronomo e consulente scientifico Gianni Comoretto, per una conferenza divulgativa intitolata “Ci stanno avvelenando? Facciamo chiarezza”.

Partiremo da esempi ed argomenti abbastanza noti e discussi in Rete, come le “scie chimiche”, gli OGM, il riscaldamento globale, i vaccini, i campi elettromagnetici, per proporre analisi, spunti e riflessioni sul fenomeno dilagante della disinformazione, sia su Internet sia sui giornali e in TV.

L’ingresso è libero e gratuito e la serata è organizzata e presentata dal coordinamento pordenonese del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) e patrocinata dal Comune di Porcia. Per informazioni potete scrivere a cicap.pn{chiocciola)gmail.com oppure telefonare al numero 328-6589.175.

2015/06/22 13:45

Mi sono state segnalate le minacce pubbliche del Presidio Stop Modificazione Climatica: “CI VEDIAMO QUESTA SERA IN PRESIDIO ALLE 20 PER ANDARE A ROVINARGLI LA CONFERENZA A QUEI FASULLI PAGATI DAI POLITICI PARASSITI… SARÀ UN PIACERE!!!.. ALTRO SBIANCAMENTO!! Siamo già in 6, vi aspettiamo numerosi per darci una mano nel combattere il sistema!!!”

Un magnifico esempio di democrazia e dialogo civile. Invece di portare prove delle loro idee, portano intimidazioni e non capiscono che con quest’arroganza non fanno altro che mostrare al pubblico che hanno paura delle idee altrui e che chi usa la violenza per imporre le proprie idee ha già perso in partenza qualunque dibattito. Metto subito in chiaro che il dibattito civile con chiunque è ben accetto, ma che qualunque prepotente verrà accompagnato serenamente alla porta.

2024/05/02 21:40

Su segnalazione del buon Gianni Comoretto, che ha la memoria ben più ferrata della mia, aggiungo finalmente il video della serata:

Podcast RSI – Vaccinarsi contro le fake news: il “prebunking”

logo del Disinformatico

È disponibile subito il podcast di oggi de Il Disinformatico della
Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto: lo trovate
qui sul sito della RSI
(si apre in una finestra/scheda separata) e lo potete scaricare
qui.

Le puntate del Disinformatico sono ascoltabili anche tramite
iTunes,
Google Podcasts,
Spotify
e
feed RSS.

Buon ascolto, e se vi interessano il testo di accompagnamento e i link alle fonti di questa puntata, sono qui sotto.

[CLIP: Audio di uno degli attacchi di Hamas]

Il recente attacco di Hamas in Israele ha scatenato una nuova ondata di
disinformazione sui social network, tanto che l’Unione Europea ha inviato una
lettera di monito a X, il social nework un tempo noto come Twitter, avvisando
che la sua mancata rimozione delle fake news su questo terribile tema rischia
di essere in violazione delle leggi europee. Ma tutti i social network sono da
sempre bacino fertile per le informazioni false e pubblicare le smentite
sembra essere inutile.

Due università britanniche, però, propongono un’altra soluzione: la cosiddetta
teoria dell’inoculazione. Una sorta di “vaccinazione” contro le fake
news, un’azione preventiva che permetterebbe alle persone di diventare più
resistenti alla disinformazione in generale e di respingerla, come avviene con
le malattie. Il procedimento che descrivono è semplice e indolore, e si può
eseguire in tanti modi, anche attraverso giochi online e persino tramite un
podcast come questo.

Benvenuti alla puntata del 13 ottobre 2023 del Disinformatico, il
podcast della Radiotelevisione Svizzera dedicato alle notizie e alle storie
strane dell’informatica. Io sono Paolo Attivissimo.

[SIGLA di apertura]

X e i social non fanno abbastanza contro le fake news

Pochi giorni fa Thierry Breton, Commissario per il mercato interno dell’Unione
Europea, ha inviato una
lettera aperta
a Elon Musk, avvisandolo che il suo social network, noto per anni come Twitter
e ora chiamato X, viene usato per diffondere disinformazione e contenuti
illegali, violenti e terroristici dopo l’attacco di Hamas a Israele e che
nonostante le segnalazioni fatte anche dalle autorità X non ha rimosso
prontamente questi contenuti, come è invece richiesto dalle leggi europee e in
particolare dal Digital Services Act, entrato in vigore a novembre scorso. Una
inadempienza continuata potrebbe portare a sanzioni economiche considerevoli
contro X e anche alla sospensione del servizio in Europa (BBC).

[Bretton ha inviato analoga intimazione a Meta (RSIReuters); dopo la chiusura del podcast ha inviato a X anche richiesta formale in base al DSA]

Questo monito fa il paio con un recente
rapporto dell’Unione Europea
che indica che la disinformazione è più prevalente su X che sugli altri social
network (Ars Technica).

Questa piaga, insomma, continua a diffondersi e le azioni prese fin qui non
sembrano essere state efficaci nel contrastarla. Le notizie false viaggiano
velocissime, ma le loro smentite non riescono a fare altrettanto: il
cosiddetto debunking, ossia la spiegazione pubblica e documentata delle
bugie diffuse dalle fake news, pare poco efficace.

Per citare Jonathan Swift, le falsità volano, mentre la verità le rincorre
zoppicando (“Falsehood flies, and the Truth comes limping after it”,
in
The Examiner, 1710). Se vi ricordavate questa citazione in una forma
differente, qualcosa del tipo
“una bugia fa mezzo giro del mondo nel tempo che ci mette la verità a
infilarsi le scarpe”
, e ve la ricordate attribuita a Mark Twain, confermate involontariamente
questo fenomeno, perché Twain non ha mai detto nulla del genere, come hanno
scoperto gli
esperti di Quote Investigator, ma la falsa attribuzione continua a girare
nonostante la smentita sia pubblicamente disponibile da tempo.

Un recente lavoro delle università britanniche di Cambridge e Bristol propone
invece un approccio preventivo, che consiste nel dare alle persone gli
strumenti per riconoscere facilmente i sintomi tipici dei tentativi di
disinformazione e quindi, in un certo senso, dare loro gli “anticorpi”
digitali necessari per contrastare la malattia della disinformazione. I
ricercatori etichettano questo approccio con un nome molto formale, ossia
teoria dell’inoculazione, attingendo proprio al lessico medico delle
vaccinazioni, ma a volte usano anche un termine più conciso, ossia
prebunking: in pratica, un debunking preventivo.

Il lavoro di queste università è disponibile presso il sito
Inoculation.science, e sulla
rivista Science Advances è stato pubblicato nel 2022 un articolo
scientifico (Psychological inoculation improves resilience against misinformation on
social media
) che spiega come funziona il prebunking e dimostra che è efficace.
Vediamo insieme quali sono i suoi ingredienti e come metterli in pratica.

Il vaccino anti-fake news

La teoria dell’inoculazione psicologica, per citarla con il suo nome
completo, non è una novità: viene già studiata da una sessantina d’anni e si
basa su due componenti fondamentali. Il primo è un preavviso emotivo, che dice
che sta per arrivare un attacco a un’idea alla quale crediamo e ci mette in
guardia; il secondo è una microdose indebolita di disinformazione, che
contiene già una smentita preventiva.

Per esempio, si può diffondere un preavviso emotivo che segnali che ci sono
persone che cercheranno di convincerci che la Terra è piatta e poi si possono
spiegare le prove della rotondità della Terra e indicare quali sono gli errori
di ragionamento dei terrapiattisti.

Il limite di questo approccio è che la smentita è specifica, un po’ come i
vaccini biologici. Questo tipo di inoculazione rende quindi più resistenti a
una singola tesi alternativa. Ma ogni giorno nascono e si diffondono
nuove tesi di complotto, e servirebbe un numero infinito di inoculazioni
psicologiche mirate.

Così, i ricercatori propongono oggi una nuova versione di questo metodo:
invece di tentare di smontare preventivamente ogni singola teoria di complotto
o diceria falsa, suggeriscono di concentrarsi sul riconoscimento delle
tecniche di manipolazione e sulle strategie retoriche usate abitualmente dalla
disinformazione di ogni genere. Questo permette di usare una singola
“vaccinazione” generalista che vale per tutte le situazioni, offrendo una
resistenza ad ampio spettro alle notizie false.

Per mettere alla prova questo approccio, i ricercatori hanno creato dei brevi
video che
presentano cinque tecniche di manipolazione che si incontrano spesso nella
disinformazione.

  • La prima tecnica è il linguaggio emotivo. Le ricerche mostrano che
    l’uso di parole emotivamente cariche aumenta il potenziale di diffusione
    di un messaggio, specialmente se queste parole evocano sentimenti negativi
    come la paura, il disprezzo o l’indignazione. Per esempio, il titolo
    Aumenta la disoccupazione giovanile è
    una descrizione neutra di un fatto e lascia relativamente indifferenti. Ma
    Giovani sempre più angosciati e senza lavoro” ha un impatto
    emotivo molto più forte.

  • La seconda tecnica è l’incoerenza, cioè l’uso di due o più
    argomentazioni che non possono essere tutte vere e si contraddicono. Per
    esempio, i terrapiattisti sostengono che gli scienziati nascondono la
    verità sulla forma della Terra, ma poi citano quegli stessi scienziati
    quando dicono qualcosa che sembra sostenere la teoria della Terra piatta.
    La maggior parte della gente non nota queste incoerenze se non viene
    abituata a cercarle.

  • La terza tecnica di manipolazione usata dalla disinformazione e descritta
    dai ricercatori è la falsa dicotomia o falso dilemma, che
    consiste nel presentare due alternative come se fossero le uniche
    possibili e nascondere il fatto che in realtà quelle alternative non si
    escludono a vicenda e che ci sono anche altre soluzioni. In
    uno dei loro video, i ricercatori citano come esempio Star Wars e
    in particolare Anakin Skywalker e il suo celebre
    “Se non sei con me, sei il mio nemico!”, rivolto al suo mentore e
    maestro Obi-Wan Kenobi [CLIP: Anakin vs Obi-Wan, da La vendetta dei Sith]. È una falsa dicotomia, perché non essere d’accordo
    non vuol dire per forza essere nemici; si può anche criticare una persona
    alla quale si vuole bene. E infatti Obi-Wan risponde perfettamente:
    Soltanto un Sith vive di assoluti”.

  • Al quarto posto delle tecniche adoperate dai seminatori di fake news c’è
    l’indicazione del capro espiatorio: dare la colpa di un problema
    comune a qualcuno, o a un gruppo di persone, che non c’entra nulla. I
    ricercatori citano South Park – Il Film, in cui i genitori
    indignati decidono che i comportamenti antisociali dei loro figli sono
    colpa del Canada [CLIP: brano della canzone Blame Canada tratta dal film], ma la storia e la cronaca sono piene, purtroppo, di
    esempi tragici di questo genere.

  • Quinta, ma non ultima, è la tecnica dell’attacco ad hominem, ossia
    prendere di mira la persona che propone un’argomentazione invece di
    discutere la validità o meno di quello che dice. È un metodo classico, che
    serve per sviare l’attenzione dal vero tema e dirigerla contro un
    individuo. È vero che la credibilità di chi propone un messaggio a volte
    può essere pertinente, come nell’esempio, proposto dai ricercatori, di un
    fabbricante di sigarette che dovesse presentare uno studio che sostiene
    che il fumo non fa male, ma di solito gli attacchi ad hominem si
    concentrano su qualche caratteristica della persona che non c’entra nulla
    con l’argomento, magari un attributo fisico o la sua nazionalità.

Oltre ai video, i ricercatori hanno anche realizzato dei
giochi online che
simulano le attività sui social network e insegnano ai giocatori a riconoscere
queste tecniche di manipolazione. L’obiettivo, insomma, è allenare le persone
a notare i sintomi tipici dei tentativi di influenzarle. La speranza è che se
questi sintomi vengono notati, verranno neutralizzati.

Sembra un’idea interessante, ma funziona davvero?

Risultati del prebunking

I ricercatori hanno messo alla prova la propria teoria in due modi: hanno
presentato a gruppi di soggetti questi video di inoculazione, che mettevano in
guardia contro queste tecniche di manipolazione, oppure dei video neutri, e
poi hanno proposto a questi soggetti degli esempi di post nello stile di
Twitter/X e Facebook. Alcuni di questi post usavano le tecniche segnalate;
altri no. Un esperimento analogo è stato realizzato anche su YouTube, con una
campagna pubblicitaria ad ampio raggio che ha raggiunto oltre cinque milioni
di persone.

I dati di entrambi i test indicano che chi è stato inoculato contro le
tecniche di disinformazione migliora la propria capacità di riconoscere le
situazioni che usano queste tecniche, diventa più abile nel distinguere i
contenuti affidabili da quelli inattendibili e tende a condividere meno
contenuti ingannevoli rispetto a chi non ha ricevuto questa inoculazione.

Nell’esperimento fatto su YouTube, quindi in condizioni meno da laboratorio e
più vicine alla realtà dei social network, il riconoscimento delle tecniche è
aumentato in media del 5%; non è tantissimo, ma i ricercatori notano che il
costo di una campagna di inoculazione contro le fake news fatta in questo modo
è modestissimo (circa 5 centesimi per ogni visualizzazione del video), per cui
sembra che valga la pena di fare l’investimento, soprattutto se si riesce a
convincere i social network a sostenere almeno in parte i costi di una
campagna socialmente utile.

Il prebunking fatto sui sintomi generici della disinformazione, invece
di affrontare le singole teorie, ha anche un altro vantaggio importante oltre
al suo ampio spettro di efficacia: evita di prendere di petto una visione del
mondo emotivamente radicata e di creare una situazione di rifiuto e chiusura.

Soprattutto nelle tesi complottiste, infatti, la credenza non si basa solo
sulle informazioni false, ma si fonda anche sulle emozioni legate a quelle
informazioni e al senso di appartenenza a un gruppo che condivide quella
credenza e quelle emozioni. Chiunque abbia un amico o un familiare rapito
dalle tesi di cospirazione si riconosce esattamente in questa descrizione.
Cercare di smontare una situazione del genere correggendo solo le informazioni
sbagliate non funziona, perché la correzione diretta viene vista come un
attacco frontale al proprio sistema di valori e quindi viene respinta in
blocco. Un prebunking indiretto, nel quale ci si limita a far notare
certe incongruenze di contorno, ha più possibilità di fare lentamente breccia.

Dato che è molto difficile sradicare credenze basate sulla disinformazione, la
ricerca si sta insomma orientando verso metodi che aiutino le persone a
resistere alla disinformazione in partenza, preventivamente, e questo
approccio di inoculazione, ispirato dalla medicina e mirato a far crescere
nelle persone gli “anticorpi mentali” generalisti che permettano di
riconoscere e neutralizzare i tentativi di manipolazione emotiva più diffusi,
sembra una strada promettente contro le teorie complottiste e le forme di
disinformazione presenti e future.

Resta ancora da capire quali siano i canali e i messaggeri più efficaci per la
comunicazione di questi anticorpi, quanto duri l’effetto dell’inoculazione e
se ci sia un effetto anche su chi è già stato colpito dal virus della
disinformazione. Ma questo approccio sicuramente costa poco, la prima dose
l’avete già ricevuta tramite questo podcast, e l’unico effetto collaterale è
un’opinione pubblica che si fa manipolare meno facilmente. Tutto sommato,
sembra un rischio accettabile.

Conferenza sul lunacomplottismo a Vicenza: i video

Conferenza sul lunacomplottismo a Vicenza: i video

Questa è una delle frasi più appaganti da sentire alla fine di una serata come quella di Grumolo delle Abbadesse, organizzate dal Cicap Veneto a febbraio, che ha abbinato una cena e una conferenza sulle missioni lunari e sulle tesi di complotto che le riguardano. Me l’ha detta una signora, lontano dalle telecamere, stupita e contenta di aver scoperto l’esistenza di un’enorme quantità di bellissime foto e di filmati e documenti che descrivono in dettaglio l’epopea della corsa alla Luna.

Avendo visto solo le solite foto presentate dai media e i soliti spezzoni sbiaditi mostrati in TV, non sapeva che c’era tutto quell’universo di immagini che ho presentato sommariamente nella serata. Non sapeva, per esempio, che ingrandendo la famosa foto di Aldrin sulla Luna e filtrando il colore dorato della visiera, come mostrato qui accanto, nel riflesso si scorge un puntino azzurro: la Terra.

È per persone come questa che si fa debunking: per contagiarle con il piacere della scoperta e della conoscenza e l’entusiasmo per una delle più memorabili dimostrazioni di cosa può fare l’umanità quando smette di farsi la guerra addosso.

Grazie al Cicap Veneto posso presentarvi i video della serata: li trovate su Complottilunari.info.

Medbunker a Lugano il 12/2; bufale a Cadorago domani sera

Il 12 febbraio prossimo sarà a Lugano Salvo Di Grazia, alias WeWee, il medico autore del blog Medbunker, noto per le sue indagini senza peli sulla lingua nel campo delle medicine e terapie “alternative” e in quello dei limiti e dei confini della medicina “ufficiale”. L’appuntamento è all’Hotel Pestalozzi, in Piazza Indipendenza 9, alle 20.

La conferenza è organizzata dal CICAP Ticino e io sarò presente come moderatore e per ascoltare la lezione tecnica e umana di WeWee. Il biglietto d’ingresso è di cinque franchi (4 euro) per i soci CICAP che presentano la tessera d’iscrizione e dieci franchi (8 euro) per i non soci. L’ingresso per la stampa è gratuito. Per informazioni: ticino@cicap.org.

Domani sera alle 21, inoltre, sarò al Centro Civico di Cadorago (Como), in Piazza Zampiero, per un incontro pubblico su bufale, truffe e disinformazione online, organizzata dall’associazione culturale Altro Futuro. L’ingresso è gratuito. Porterò qualche copia del mio libro sui complotti lunari.

Stasera sono a EVA (Raidue 21:00) per smontare i complotti lunari

Stasera sono a EVA (Raidue 21:00) per smontare i complotti lunari

Stasera alle 21 su Raidue c’è una puntata di Eva che fra le altre cose si
occuperà delle tesi di complotto intorno allo sbarco sulla Luna. Ho collaborato
alla puntata e dovrebbe esserci una mia intervista.

Post eventum

L’intervista è andata in onda; grazie alla bravura della redazione, che ha
rimontato e condensato un’oretta abbondante di chiacchierata, ne è venuta fuori
una sintesi snella dello sbufalamento delle teorie complottiste. I vari
lunacomplottardi possono rosicare quanto vogliono: i fatti sono i fatti, e noi
possiamo festeggiare e goderci la realtà di un’impresa straordinaria. Potete
rivedere la puntata
qui sul sito Rai.tv, sempre che sopportiate Silverlight.

Per chi non ha o non può installare Silverlight, c’è uno spezzone su Youtube:

Eva sta cercando di trovare uno stile e un pubblico: se vi va di
incoraggiare la buona divulgazione scientifica, da contrapporre a
Voyager e alle altre bestialità che popolano i palinsesti, ditelo in
giro, cliccate sul
“Mi piace” di Eva
e fate sapere alla Rai che questo è il genere di TV che vogliamo. Magari con più
fondi, in modo da poter realizzare tutti i servizi autonomamente invece di
acquistarli preconfezionati all’estero (in uno dei quali, ieri sera, spiccava un
“a Pisa, in Italia…”).

Il video della sessione sul complottismo al Festival del Giornalismo

Il video della sessione sul complottismo al Festival del Giornalismo

Se vi può interessare, ecco il video (purtroppo non integrale) della sessione “Le teorie del complotto: come e perché si formano e come smontarle” con Andrea Boda, Gaia Giorgio Fedi e il sottoscritto al Festival del Giornalismo di Perugia. C’è uno spazio per la discussione anche qui sul sito di Andrea. Buona visione.

Piccola correzione: la nave-spia che cito si chiamava Glomar Explorer, non Glomar Challenger come ho detto (andavo a memoria e mi sono sbagliato). La storia avvincente di questo complotto reale, che coinvolge anche una figura enigmatica come Howard Hughes, è delineata su Wikipedia in inglese. Grazie ad Alex per aver snidato il mio errore.

Se siete arrivati qui da Matrix: le fonti

Se siete arrivati qui da Matrix: le fonti

Ultimo aggiornamento: 2017/01/18 11:15.

Nella puntata di stasera di Matrix (Canale 5) a 58 minuti dall’inizio ho parlato di due foto false pubblicate rispettivamente da Repubblica e dal Corriere: due piccoli esempi di come si lavora superficialmente e si fabbricano bufale anche nelle testate giornalistiche e non solo su Internet.

Questa è la foto falsa pubblicata dal Corriere (dettagli):

E questa è quella pubblicata da Repubblica (dettagli):

Entrambe le foto sono state rimosse senza scuse.

La questione del riconfezionamento delle notizie da parte di Facebook è descritta in dettaglio qui.

La bufala sulla dichiarazione di Briatore è analizzata in dettaglio da David Puente.

Sulla questione del Movimento 5 Stelle e le “scie chimiche”, questo è l’elenco dei promotori di interrogazioni parlamentari sull’argomento. Come noterete, le hanno presentate molti partiti, ma non il movimento di Grillo (fonte: Scie-chimiche.info):

  1. 2 aprile 2003. Italo Sandi, deputato dei Democratici di Sinistra; interrogazione a risposta scritta 4-05922.
  2. 27 ottobre 2003. Piero Ruzzante, deputato dei Democratici di Sinistra, insieme a Italo Sandi; interrogazione a risposta orale 3-02792 (link). Ruzzante, deputato DS, descrive (copia archiviata presso Archive.org) un’interrogazione “al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro della salute, al Ministro della difesa” e afferma che “è innegabile che queste scie non siano fenomeni naturali e non siano normali scie di condensazione…”. Ruzzante pubblica la risposta (copia archiviata presso Archive.org) del Ministro della Difesa.
  3. 3 febbraio 2005. Severino Galante, deputato dei Comunisti Italiani; interrogazione a risposta scritta 4-12711
  4. 31 maggio 2006. Davoli, Uras e Pisu (consiglieri di Rifondazione Comunista); interrogazione a risposta scritta n. 514/A al Consiglio Regionale della Sardegna. La risposta dell’Assessorato è consultabile qui.
  5. 13 giugno 2006. Gianni Nieddu, senatore dell’Ulivo; interrogazione al Senato 4-00053.
  6. 8 agosto 2007. Amedeo Ciccanti, senatore dell’UdC; interrogazione al Senato 4-02585.
  7. 20 dicembre 2007. Katia Bellillo, deputata dei Comunisti Italiani e già ministro agli Affari Regionali e alle Pari Opportunità); interrogazione 4-05994) al Ministero della Salute.
  8. 5 giugno 2008. Sandro Brandolini, deputato del Partito Democratico; interrogazione a risposta scritta 4-00280. All’interrogazione è stata data risposta il 5/9/2008.
  9. 17 settembre 2008. Antonio Di Pietro, deputato dell’Italia dei Valori; interrogazione a risposta scritta 4-01044. La risposta è datata 7/11/2008.
  10. 1 ottobre 2008. Sandro Brandolini, deputato del Partito Democratico; interrogazione a risposta scritta 4-01193. All’interrogazione è stata data risposta il 15/1/2009.
  11. 28 gennaio 2009. Sandro Brandolini, deputato del Partito Democratico, insieme ad Antonio La Forgia (Partito Democratico), Alessandro Bratti  (Partito Democratico) e Manuela Ghizzoni (Partito Democratico); interrogazione a risposta scritta 4-02154.
  12. 5 novembre 2009. Oskar Peterlini, senatore del Südtiroler Volkspartei; interrogazione 4-02216.
  13. 18 novembre 2009. Amedeo Ciccanti, deputato dell’UdC; interrogazione a risposta in commissione 5-02128.
  14. 22 febbraio 2011. Domenico Scilipoti, deputato di Iniziativa Responsabile; interrogazione a risposta scritta 4-10970.
  15. 6 novembre 2013. Interrogazione di Roberto Zaffini (Lega Nord) al consiglio regionale delle Marche. La risposta dell’assessore all’ambiente della Regione Marche, Maura Malaspina, è stata data il 21 gennaio 2014.

Un esempio di bufala non targata M5S: Roberto Maroni che pubblica una notizia-bufala proveniente dal sito di notizie false Corriere del Corsaro.

Se volete qualche elenco specifico di siti fabbricanti di bufale, provate quello di Butac.it e quello della Bufalopedia.

Infine, la questione del “clic destro” per verificare le immagini. Se usate Google Chrome, fate clic destro su un’immagine: comparirà un menu dal quale potrete scegliere una voce che permette di cercare l’immagine in Google Immagini, come in questo esempio (riferito al Chrome in inglese, ma il principio è lo stesso):

In alternativa c’è Tineye.com, che offre il “clic destro” di ricerca immagini nel suo archivio tramite un plugin per Firefox, Chrome, Internet Explorer, Safari e Opera.

Prima che arrivi il solito signor Sotuttoio Chitipaga: non ho ricevuto compensi per la mia presenza a Matrix. La benzina e l’autostrada da Lugano a Cologno e ritorno le ho pagate di tasca mia. Però Pinuccia, della produzione a Cologno, mi ha offerto un buon caffè. Di tasca sua.

Ci vediamo domani a Trento per parlar di bufale?

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi (Paypal/ricarica Vodafone/wishlist Amazon) per incoraggiarmi a scrivere ancora. Ultimo aggiornamento: 2017/08/23 11:45.

Domani sera (22 agosto) alle 21:30 sarò al teatro Sanbapolis, in via della Malpensada 88 a Trento, per una conferenza-spettacolo sulle bufale e sulle leggende metropolitane: racconterò casi concreti, meccanismi di produzione e tecniche alla portata di tutti per distinguere fra fatti e bufale nei media moderni. La serata è a ingresso libero; fa parte della settimana di orientamento alla scelta universitaria dell’Università di Trento in collaborazione con quelle di Bolzano, ma è aperta a tutti.

2017/08/22. Ho colto l’occasione per simulare cosa sarebbe successo se avessi dovuto fare questo viaggio con un’auto elettrica (Tesla o Opel Ampera-e): sarei partito da casa col “pieno”, quindi con almeno 350 km di autonomia autostradale, e sarei arrivato a destinazione senza ricaricare e quindi senza alcun aggravio di durata del viaggio. Per prudenza, comunque, avrei potuto rabboccare con una breve pausa di ristoro presso il punto di ricarica di Affi (255 km da casa a Lugano, verificati), trovato tramite le mappe di Lemnet, che offre sia il Supercharger (riservato, come tutti i Supercharger, alle auto Tesla) sia una colonnina da 50 kW accessibile a qualsiasi auto elettrica e a carica gratuita senza tessere o altro (perlomeno secondo i dati di Lemnet; non ho potuto metterla alla prova). Poi avrei percorso i restanti 71 km fino a Trento (dove comunque ci sono sia punti di ricarica Tesla, sia punti di ricarica universali). Il viaggio di ritorno sarebbe stato identico, e una volta a casa avrei messo l’auto sotto carica in garage. Fattibile senza problemi, insomma. E senza gas di scarico.

Un post condiviso da Paolo Attivissimo (@disinformatico) in data:

2017/08/25. Sono usciti un articolo di giornale e un commento su FBK Magazine.

Bobby Solo legge il mio libro sui complottismi lunari e lo spiega a Red Ronnie

Bobby Solo legge il mio libro sui complottismi lunari e lo spiega a Red Ronnie

Nel tablet di Bobby Solo c’è una collezione molto eterogenea di libri di complottismo e di debunking. Oltre al mitico Bad Astronomy di Phil Plait, Space Chronicles di Neil DeGrasse Tyson, How Apollo Flew to the Moon, The Last Man on the Moon di Gene Cernan (che ho avuto il piacere di co-tradurre in italiano per Cartabianca Publishing) e Carrying the Fire di Michael Collins (che stiamo traducendo), fra i titoli antibufala noto con piacere Moon Hoax: Debunked!, la versione in inglese del mio libro sulle tesi di complotto intorno agli allunaggi. Lo si vede in questo screenshot di un video su YouTube nel quale Red Ronnie intervista Bobby Solo.

Solo sembra parecchio incline ad accettare acriticamente le pseudoscienze più bislacche, ma almeno sa che cosa ho scritto nel mio libro e (a 10:05) corregge Red Ronnie, che a quanto pare non sa neanche cosa voglia dire debunked:

Se mi avessero detto che un giorno avrei scritto un libro che sarebbe stato letto da Bobby Solo, non ci avrei creduto 🙂

Ringrazio Juanne Pili per la segnalazione.

Ho sbufalato otto minuti di documentario lunacomplottista

Ho sbufalato otto minuti di documentario lunacomplottista

Su richiesta di Open, ho esaminato otto minuti di un video complottista
dedicato agli allunaggi da Massimo Mazzucco che è un perfetto esempio
dell’approccio noto come metodo dello spandiletame: il complottista
spara mille teorie sballate e annuncia mille misteri farlocchi, nella speranza
che qualcuno di quei proiettili di scemenza aderisca alle pareti della teca
cranica del malcapitato spettatore e lo convinca che
“beh, dai, qualcosa di vero ci deve essere, non possono essere tutte balle,
sono troppe”
.

Ne è venuta fuori un’intervista che fa a fettine quegli otto minuti: se vi
interessa, la trovate
qui
insieme ai video e ai dati che smentiscono una per una le insinuazioni fatte
da Mazzucco. L’intervista integrale in video, con il
debunking approfondito, è qui sotto.

Aggiungo solo qualche link utile che dà la misura dell’inettitudine
investigativa di Mazzucco (parlo di inettitudine perché l’alternativa è il
dolo): quando il complottista dice che Neil Armstrong non partecipò alle
celebrazioni del quarantennale, nel 2009, mostra una pagina del sito di
Paris-Match, specificamente
questa, il cui testo dice
“ne participera pas à la célébration du 40ème anniversaire du premier
alunissage le lundi 20 juillet aux quartiers généraux de la NASA à
Washington.”

Il che è formalmente corretto, nel senso che Armstrong non andò al quartier generale della NASA a Washington. Ma celebrò altrove: specificamente al National Air and Space Museum (fonte), dove tenne un discorso insieme a Aldrin e Collins (video), alla cerimonia di conferimento della Congressional Gold Medal (video) e alla Casa Bianca con Obama (video). Scusate se è poco.

Mica male, per uno che secondo Mazzucco si sarebbe rifiutato di partecipare ai
festeggiamenti.

Il discorso di Neil Armstrong che secondo Mazzucco non esiste.

Metto subito in chiaro che non ho nessuna intenzione di debunkare tutto il
video lunacomplottista di Massimo Mazzucco. Ho fatto questo pezzetto solo
perché me l’ha chiesto Open, e mi fermo qui perché già in otto minuti
le cretinate che ho dovuto sentire hanno superato il livello di guardia e i
neuroni hanno iniziato a scappare per mettersi in salvo. 

E per gli ottusangoli che diranno “Eh ma non hai debunkato il resto!”, chiarisco che quando il livello di incompetenza e di assurdità è quello che emerge da questi otto minuti, non c’è motivo di pensare che il resto possa essere differente.