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Vengo a Roma l’11 per un pernacchia-party, per ridere dei menagramo. Chi c’è? [UPD 2011/05/18]

Uno sponsor, l’agenzia di comunicazione Estrogeni, ha accolto la mia “sfida” a chi teme le profezie che annunciano un terremoto devastante per l’11 maggio (dopodomani) a Roma, per cui farò un salto a Roma per la giornata fatidica e coglierò l’occasione per fare insieme a voi un pernacchia-party alla faccia di tutti i menagramo che hanno propagato questa panzana.

Partirò in aereo da Lugano alle 7 del mattino per arrivare a Fiumicino alle 8:20. Alle 11 farò una conferenza-chiacchierata sulle bufale e sui complotti alla sede di Estrogeni, in via Nomentana 222.

Porterò con me qualche copia del mio libro sui complotti lunari. Se pensate di poterci essere, segnalatelo nei commenti qui sotto usando la parola chiave “pernacchiaparty!” e prenotatevi direttamente presso lo sponsor all’indirizzo a.varone@estrogeni.net. È importante prenotarsi, perché i posti sono limitati.

Ripartirò con il volo delle 19.15, sempre da Fiumicino. Se il terremoto arriva di sera, è sfiga 🙂

2011/05/10 10:05. Il comunicato di Estrogeni è ora sul loro blog.

2011/05/10 16:20. Tutti i posti sono già prenotati. La diretta dell’incontro sarà disponibile in streaming nella pagina Facebook di Estrogeni.net.

2011/05/18. Sono disponibili i video dell’incontro.

Manca un mese alla fine del mondo e non so cosa mettermi

L’altroieri sera sono stato ospite della Società Ticinese di Scienze Naturali presso l’Auditorium dell’Università della Svizzera italiana a Lugano per parlare delle tesi di catastrofe attribuite ai Maya per il 21 o 23 dicembre 2012. Qui sotto trovate il video integrale della conferenza.

Per via del piazzamento del radiomicrofono della mia videocamera, le parole iniziali del moderatore Giovanni Pellegri e le domande del pubblico hanno un po’ di rimbombo e sono poco udibili, e me ne scuso; meglio di così, con i miei modesti mezzi, non ho potuto fare.

Potete vedere il video a maggiore risoluzione qui su Vimeo. Buona visione.

Sisma in Italia: stavolta i falsi profeti hanno tirato troppo la corda

Sisma in Italia: stavolta i falsi profeti hanno tirato troppo la corda

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2012/06/02.

Forse è solo una mia impressione, ma è la prima volta che noto un coro così vistoso di critiche e proteste contro i vari sedicenti profeti e cialtroni che hanno associato il disastro del terremoto in Italia alle proprie credenze deliranti, attribuendo le scosse alle profezie Maya, agli esperimenti militari americani, al fracking e all’allineamento di Venere con il Sole e la Terra, invece di lasciar lavorare gli esperti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e diffondere le istruzioni della Protezione Civile.

Le proteste non sono solo quelle dei geologi e dei sismologi veri, stufi di sentire le bestialità terrorizzanti partorite dai dilettanti e dagli incompetenti, ma anche quelle dei cittadini comuni. Perché le leggende attribuite ai Maya vanno bene per una chiacchierata eccentrica al bar, per giocare a “non ci credo, però”, ma quando c’è da scavare tra le macerie, quelli che cianciano di profezie e annunciano nuove catastrofi rischiano di prendersi una badilata.

La riflessione di fondo, in tutta questa faccenda, a mio avviso è questa: se è vero che qualunque imbecille ha il diritto di scrivere quel che gli pare su Internet, sta però ai giornalisti e a chi fa comunicazione di massa decidere se amplificare queste imbecillità per fare audience o se tirar fuori le palle, una volta tanto, e dire chiaro e tondo ai vari Beppe Grillo, Gianni Lannes (anche qui), Rosario Marcianò e David Gramiccioli, Vale Riccione, Red Ronnie (sentitelo sbroccare), emuli di Bendandi e Giampaolo Giuliani: piantatela di dire cazzate e di spaventare inutilmente la gente, che ha già paura abbastanza per le cose reali. Se lo fate ancora, vi seppelliremo nel ridicolo e vi additeremo per quello che siete: tristi, inutili sciacalli.

Perché per come stanno andando le cose in questi giorni, fare da grancassa ai menagramo può rivelarsi facilmente un autogol per chi finora ha cavalcato le fandonie per vendere più copie o attirare più spettatori. Sto guardando te, Roberto Giacobbo.

Io, nel mio piccolo, vorrei cominciare additando questo atroce esempio di sciacallaggio segnalato da Pragmatiko: la app che “predice” i terremoti, partorita da BravoTelco (Seychelles) (vedi aggiornamento 2012/06/01) e venduta da Apple senza pudore. Già altri hanno segnalato gli sciacallaggi di Groupalia, Brux Sport e Prenotable. Vergogna a tutti.

Per chi volesse qualche altro link utile contro le corbellerie dei cialtroni:

E per finire, una delle immagini che sta impazzando in Rete fra chi inoltra qualunque cosa senza pensare a quello che fa: 

Tutto coincide, se scegli solo i dati che coincidono.

2012/06/01

Correzione: la versione originale di questo articolo citava la società Kryptotel come autrice della app che promette di “prevedere” i terremoti. In realtà questa società è estranea all’app. L’errore è dovuto al fatto che nella pagina di vendita della app su iTunes è indicato esplicitamente il nome “Kryptotel llc”, come si vede nella schermata qui accanto.

In questa pagina, il link associato alle parole “Sito Web di Kryptotel llc” porta a http://www.allarmeterremoto.com, che a sua volta porta ai dati di contatto di un’altra società, BravoTelco llc (“9, Ansuya Estate – Revolution Avenue – Victoria – Republic of Seychelles”)

Kryptotel ha un indirizzo molto simile ma non uguale (“Revolution Street, 116 – Victoria – Repubblica delle Seychelles”). Non è chiaro perché gli autori dell’app “Allarme terremoto” abbiano usato il nome di Kryptotel nella loro pagina su iTunes.

Tweet di Tgcom24: “Un asteroide grande come l'Everest sfiorerà la Terra il 29 aprile”. È falso

Tweet di Tgcom24: “Un asteroide grande come l’Everest sfiorerà la Terra il 29 aprile”. È falso

TGCom24 ha pubblicato ieri un tweet che dice testualmente “Un asteroide grande come l’Everest sfiorerà la Terra il 29 aprile”. Il tweet è accompagnato da un’illustrazione che mostra un asteroide incandescente puntato dritto verso il centro dell’Africa.

È falso: persino l’articolo linkato dal tweet dice chiaramente che “l’asteroide 52768 passerà a circa 6 milioni di chilometri dalla Terra”, ossia se ne starà tranquillamente a sedici volte la distanza fra la Terra e la Luna. La sua traiettoria è ben conosciuta e non può cambiare di colpo.

Scrivere che “sfiorerà” causa comprensibilmente panico in chi legge il tweet e guarda l’immagine, ed è un classico caso di titolo acchiappaclic irresponsabile. Certo, su scala cosmica un passaggio di un asteroide a 6 milioni di chilometri è relativamente vicino, ma per gli astronomi. Non per il pubblico generico che si informa tramite fonti come TGCom24.

La falsa notizia dell’asteroide che “sfiora” la Terra è un classico che ritorna periodicamente. Stavolta, però, c‘è una differenza: nel titolo dell’articolo linkato dal tweet, infatti, la parola sfiorerà è messa tra virgolette. Questo fa capire che è uno “sfioramento” per modo di dire, non letterale.

Ma nel tweet le virgolette non ci sono. Mi viene il dubbio che ci sia un sistema automatico che genera i tweet di TGCom24 e che questo sistema rimuova le virgolette per motivi tecnici interni.

Il passaggio di un asteroide nelle vicinanze della Terra è sempre un evento interessante dal punto di vista astronomico. Il modo giusto per parlarne al pubblico, però, non è certo questo. Bisogna specificare che si tratta di un passaggio innocuo e usare una grafica nella quale la Terra non venga centrata. Bisognerebbe magari anche linkare il Center for Near Earth Object Studies, il riferimento serio della NASA per tutte le traiettorie di asteroidi.

Guardate come fa comunicazione su Twitter AsteroidWatch, l’account ufficiale del CNEOS:

Notate il “safely”. Notate anche la smentita dell’articolo del Daily Express che insinua, falsamente, che ci sia un “avvertimento”.

Basterebbe poco, insomma. Ma se si facesse così, addio titolo acchiappaclic.

Rientro della stazioncina spaziale cinese, molto rumore per nulla

Rientro della stazioncina spaziale cinese, molto rumore per nulla

Credit: Aerospace.org.

Fra i tanti tipi di fake news ce n’è uno che si sta facendo sentire parecchio in questi giorni: non è una notizia falsa in senso stretto, ma non è neanche vera, perlomeno non nel modo in cui è stata presentata da molte testate giornalistiche. È una via di mezzo.

Mi riferisco alla notizia dell’imminente rientro incontrollato della stazione spaziale cinese Tiangong-1a, presentata con toni allarmisti e catastrofici da quasi tutti i mezzi di comunicazione generalisti e discussa invece con attenta serenità dagli addetti ai lavori.

La notizia di base è vera: sì, una stazione spaziale abbandonata, che ha una massa di circa otto tonnellate, un po’meno di quella di un autobus, sta per rientrare dallo spazio secondo una traiettoria molto incerta. Ma i rischi che cada sull’Italia sono assolutamente minimi, tanto che questa storia non dovrebbe neanche essere una notizia.

Infatti nella notte tra il 24 e 25 marzo scorso è rientrato dallo spazio uno stadio di un razzo russo, che ha sorvolato l’Italia mentre si disintegrava per il calore prodotto dal rientro, ma non c’è stata alcuna psicosi di massa prima dell’evento: i media ne hanno parlato soltanto dopo che lo stadio, che aveva una massa di circa tre tonnellate, è rientrato senza far danni, come consueto, e ne hanno parlato soltanto perché il suo rientro è stato visto in numerose città d’Italia da varie persone che si chiedevano cosa fosse quella strana scia nel cielo notturno.

La piccola stazione cinese (che non c’entra nulla con la grande Stazione Spaziale Internazionale, che se ne sta salda al suo posto) invece ha scatenato l’allarme mediatico. Eppure i dati parlano chiaro. Prendete un mappamondo e segnate tutta la fascia che va dal Centro Europa fino alla punta meridionale dell’Africa. Poi prolungate quella fascia tutt’intorno al globo: includerete tutta l’Africa, l’Asia meridionale, l’Australia, e buona parte dell’America del nord e del sud, tutta la fascia centrale dell’Oceano Pacifico, dell’Oceano Atlantico e di quello Indiano. La stazione cinese Tiangong-1 può cadere in qualunque punto di tutta questa immensa porzione di terra e acqua, rispetto alla quale l’Italia è minuscola.

La fascia di Terra sorvolata dalla Tiangong-1. Notate le dimensioni dell’Italia.

La probabilità che qualche suo frammento sopravviva alla violenza del rientro e arrivi a terra è già bassa: quella che gli eventuali frammenti colpiscano proprio l’Italia è ancora più bassa. Ma non è zero, ed è per questo che la Protezione Civile ha pubblicato un avviso precauzionale. Solo che quest’avviso, paradossalmente, è stato interpretato dai media come una conferma di un rischio credibile e significativo quando non lo è. La regola giornalistica che le catastrofi annunciate si vendono sempre bene ha fatto il resto.

Per fortuna su Internet ci sono molti siti, come Planetary.org, Gbtimes.com, Aerospace.org, Heavens-above.com, Esa.int o Asi.it, e su Twitter ci sono astronomi come Jonathan McDowell e Marco Langbroek, che consentono di avere dati precisi sul rientro della Tiangong-1, senza allarmismi inutili e con aggiornamenti in tempo reale, e permettono di scoprire che in passato sono rientrati in modo incontrollato oggetti ben più massicci, come la stazione sovietica Salyut-2, le cui venti tonnellate precipitarono sulla Terra nel 1973 senza far danni. Anche lo Skylab statunitense (77 tonnellate) fece un rientro parzialmente incontrollato nel 1979: alcuni frammenti arrivarono al suolo in Australia, ma senza alcuna conseguenza a cose e persone.

Vale insomma la solita regola: per le notizie tecniche, i siti specializzati battono sempre le testate generaliste. Niente panico.

Questo articolo è basato sul testo preparato per il mio servizio La Rete in 3 minuti per Radio Inblu del 27 marzo 2018. Fonti aggiuntive: SpaceAnswers.com, Space.com.

Come seguire in tempo reale la stazione cinese Tiangong-1 senza paranoie

Come seguire in tempo reale la stazione cinese Tiangong-1 senza paranoie

Se volete vedere la traiettoria della stazione spaziale cinese Tiangong-1, la cui caduta è ormai questione di ore (con probabilità microscopiche di frammenti che sopravvivono al rientro), seguite queste istruzioni.

  1. Andate a heavens-above.com e scegliete l’italiano nella casella in alto a destra.
  2. Cliccate su Unspecified nella casella in alto a destra.
  3. Immettete nella casella Inserisci il luogo da cercare il nome della vostra località o di una città vicina.
  4. Andate in fondo alla pagina e cliccate su Aggiorna.
  5. Cliccate su live ground track display.

Otterrete una schermata come questa, che si aggiornerà man mano in tempo reale:

Non dimenticate di fare una donazione a Heavens-Above tramite il pulsante Donate.

Nota: se siete più a nord del 44° parallelo dell’emisfero nord o più a sud del 44° parallelo dell’emisfero sud, sicuramente non siete nell’area di possibile caduta perché la stazione non vi sorvolerà mai. Per l’Italia, tutta la parte settentrionale è in questa zona di non sorvolo. Se non sapete dove siete, guardate un mappamondo o Google Maps e chiedetegli la vostra latitudine.

Maggiori dettagli sono in questo mio articolo ricco di fonti.

Raccomandazione essenziale: state alla larga dai giornalisti sensazionalisti. Sono estremamente tossici.

Aggiornamento

La stazione Tiangong-1 è rentrata stanotte, cadendo nell’Oceano Pacifico senza fare danni.

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Il Messaggero, la scienza e l’“unsteroide”: il lento suicidio del giornalismo

Il Messaggero, la scienza e l’“unsteroide”: il lento suicidio del giornalismo

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Sì, avete letto bene. Sul Messaggero C’è proprio scritto così:

«La Terra riischia di essere distrutta da unsteroide», la rivelazione choc

Questo è il modo in cui il Messaggero scrive un articolo per la sua sezione Scienze. Citando, oltretutto, come fonte il Daily Mail. E parlando di “asteroidi dal diametri” e di “impati rilevante”.

Lasciando stare il suo contenuto allarmistico-catastrofico, che è completamente falso, vorrei far notare che questo capolavoro non è frutto di una scrittura frettolosa: è stato pure aggiornato, come indicano la data di pubblicazione (30 giugno) e quella di aggiornamento (1 luglio alle 8:09).

Non è finita: quel titolo è stato anche pubblicato su Twitter pari pari, senza che nessuno si accorgesse degli errori.

Se una testata giornalistica registrata crede di poter spacciare questo sconcio per giornalismo, se assume o incarica gente che scrive in questo modo e accetta di pubblicare questa diarrea verbale, allora quella testata non può lamentarsi per il crollo dei ricavi dando la colpa a Internet o alle fake news. Il giornalismo che si comporta così non sta morendo per cause esterne. Si sta suicidando.

Copia dell’articolo originale è archiviata qui presso Archive.is.

Serve per caso un’allerta asteroide?

Capita spesso che i giornali generalisti lancino allarmi acchiappaclic a proposito di asteroidi che starebbero per “sfiorare” la Terra. Ma se volete un punto di riferimento serio per questo tema, lasciate perdere i generalisti: c’è un servizio apposito realizzato dagli esperti dell’Unione Astronomica Internazionale.

Il servizio si chiama Minor Planet Center (www.minorplanetcenter.net) e offre notizie verificate appunto dagli astronomi di tutto il mondo a proposito degli asteroidi che vengono scoperti nelle vicinanze (si fa per dire) della Terra.

Grazie al Minor Planet Center è possibile ricevere informazioni puntuali sia via mail (iscrivendosi qui) sia via Twitter (@MinorPlanetCtr), ma occorre interpretare il codice usato da questi avvisi. C’è in particolare la parola harmlessly, che ricorda che si tratta di passaggi innocui, e c’è la sigla LD, che sta per Lunar Distance (distanza lunare, o meglio distanza Terra-Luna, pari a 384.402 km) ed è l’unità di misura usata per indicare la distanza degli asteroidi dalla Terra.

In altre parole, un asteroide che passa a 1 LD dalla Terra passa a una distanza pari a quella della Luna e c’è da preoccuparsi lievemente soltanto quando l’avviso parla di 0,1 LD o meno, perché vuoi dire che l’asteroide passa nelle vicinanze delle orbite dei satelliti geostazionari per telecomunicazioni, che stanno a circa 36.000 km. Le probabilità che uno di questi asteroidi si scontri con un satellite sono comunque infinitesimali (lo spazio è grande) anche a questa distanza.

Se vi serve un’altra risorsa di pronta allerta, c’è l’International Asteroid Warning Network, la cui sigla, nonostante il tema potenzialmente catastrofico, è ironicamente IAWN, che in inglese si pronuncia come yawn (sbadiglio).

“La Stampa” garantisce: eruzione solare letale nel 2013

“La Stampa” garantisce: eruzione solare letale nel 2013

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2010/09/23.

Se La Stampa pubblica nella sezione Scienza un articolo che titola “Nel 2013 una gigantesca eruzione solare paralizzerà il nostro Pianeta”, senza forse e senza ma, viene da crederci, giusto? La Stampa è un giornale, perdinci, mica un blogghettino di qualche perditempo. La Stampa ha una redazione. I suoi giornalisti percepiscono uno stipendio. È “Gente Pagata per Scrivere le Notizie”. Gente che quindi sa il fatto suo, giusto?

Quindi se La Stampa aggiunge che c’è un “allarme degli scienziati NASA” che “prevedono per il 2013 una gigantesca eruzione solare in grado di scatenare una tempesta magnetica sulla Terra” e dice che ci sarà una “‘apocalisse magnetica’ che metterà in ginocchio il trasporto aereo, i sistemi di localizzazione geografica guidati da Gps, i servizi finanziari e le comunicazioni radio militari”, mi sento legittimato a farmela addosso, lasciarmi andare al panico, poi virilmente riprendermi e radunare provviste d’emergenza, costruire un bunker nelle Alpi e imparare l’uso delle armi da taglio meglio di Rambo, giusto?

Non è finita: il prossimo picco di attività solare “secondo gli esperti statunitensi sprigionerà una potenza pari a 100 bombe ad idrogeno e provocherà per l’economia USA danni economici venti volte maggiori di quelli dell’uragano Katrina”. Notate la certezza con la quale viene fatta la previsione catastrofica. Non c’è un forse o un potrebbe neanche a pagarlo. L’eruzione ci sarà, punto e basta, e il cataclisma è ineluttabile. Segniamoci il 2013 sul calendario e facciamocene una ragione.

Oppure facciamo un ragionamento e fermiamoci a notare la tragica quanto sospetta mancanza di fonti precise nell’articolo de La Stampa. Chi ha dato l’allarme? Gli “scienziati NASA”. Chi ha fatto la previsione? “Esperti della NASA”. Da dove viene annunciato l’allarme? “Da un summit di scienziati riuniti a Washington”. Non un nome di uno di questi scienziati o esperti; neanche quello del summit. L’unico nome è quello del ministro della difesa britannico Liam Fox, che però parla di attacchi alle reti di comunicazione da parte del terrorismo globale. Che con il Sole non c’entra un fico secco. C’è solo un dato vago: “un rapporto della National Academy of Sciences”. Rigorosamente senza nome.

Poi proviamo a cercare 2013 eruzione summit Washington in Google e scopriamo che anche il Giornale ha pubblicato la stessa notizia, quasi parola per parola e con lo stesso tono di certezza. Al balletto dei menagramo partecipa anche Corriere.it. Repubblica addirittura precisa che la data prevista sarebbe maggio 2013. Quotidiano.net arriva addirittura ad annunciare data e ora precisa dello sconquasso cosmico:

Quindici minuti prima di mezzanotte del 22 settembre 2012 — secondo una simulazione della Nasa — la sonda spaziale Ace che tiene d’occhio il Sole, avvertirà i computer del centro spaziale di Houston che una colossale bolla di plasma si è staccata dalla superficie solare e ha iniziato a dirigersi verso la Terra. Entro 90 secondi il buio scenderà prima sulla costa orientale americana, poi nel resto del mondo.

Tutte queste testate ribadiscono la notizia, quindi siamo sicuri che è vera, giusto?

Sbagliato. Perché della notizia non c’è traccia nella stampa estera. Nessun summit di scienziati a Washington parla di catastrofi nel 2013. Ma appena si Googla il nome del ministro Liam Fox insieme a 2013 e alle parole solar flare, ossia “eruzione solare”, compare una traccia molto interessante: l’autorevolissimo The Sun. Che guarda caso parla proprio di “paralizzare” il nostro pianeta, con questa pagina per nulla sensazionalista.

Vi risparmio i fotomontaggi con il cielo delle grandi città del mondo tinto di rosso. Anche al trash c’è un limite.

Salta fuori anche un’altra pubblicazione seria e scientifica, il Daily Mail britannico di ieri, che parla ancora di “paralizzare la Terra”, fa proprio lo stesso esempio delle cento bombe all’idrogeno e di venti volte i danni di Katrina e parla di un summit di esperti a Washington. Solo che fa alcune precisazioni importanti, assenti nelle versioni italiane: il summit s’è tenuto quasi quattro mesi fa e Liam Fox c’entra perché ha appena tenuto il discorso d’apertura di una conferenza internazionale sulla vulnerabilità delle reti elettriche. La UPI aggiunge che la conferenza si è tenuta a Westminster sotto l’egida dell’Electric Infrastructure Security Council e della Henry Jackson Society.

Cosa ancora più importante, persino il Sun e il Daily Mail dicono una cosa ben differente rispetto alla devastazione garantita dai giornali italiani. Dicono che nel 2013 potrebbe verificarsi una grande eruzione solare. Potrebbe. Nel senso di “ma anche no”.

Qualora si verificasse, aggiunge il Mail, l’eruzione potrebbe causare una tempesta geomagnetica sulla Terra. Potrebbe. E i danni di un’eventuale tempesta verrebbero minimizzati se si sapesse del suo arrivo con un anticipo sufficiente a mettere in sicurezza le reti elettriche e i satelliti. Anticipo che le sonde NASA, come il Solar Dynamics Observatory e gli osservatori spaziali gemelli STEREO, cercano di darci. Il rischio c’è e occorre prepararsi a prevenirlo (ne ho scritto in alcuni articoli precedenti), ma non sono affatto garantite né la data del 2013 né l’apocalisse di cui parlano irresponsabilmente i giornali italiani.

Cari colleghi stipendiati, copiare è male. Farsi beccare è peggio. Farsi beccare a copiare dai tabloid scandalistici un articolo di fanta-catastrofisica è roba da seppellirsi per la vergogna. Almeno abbiate il buon senso di copiare dai giornali seri. Altrimenti leggervi è come cercare di imparare la ginecologia leggendo una rivista porno.

Aggiornamento 2010/09/23

Subito dopo aver pubblicato questo articolo avevo scritto a Gabriele Beccaria, responsabile di Tuttoscienze de La Stampa, una mail di educata protesta per l’allarmismo assolutamente ingiustificato fatto dai suoi colleghi della redazione Scienze. La speranza era che un collega di redazione scientifica potesse essere autorevole nel chiedere una rettifica alla redazione Scienze. Ho ricevuto in risposta solo un commento strafottente che per decenza non pubblico. Complimenti per la doppia lezione di giornalismo. Me la ricorderò la prossima volta che qualcuno mi suggerirà di mandare alle redazioni richieste di rettifica prima di criticare pubblicamente gli articoli di giornale.

Questa è la mia mail:

Oggetto: Vostro articolo su tempeste solari catastrofiche per il 2013

Buonasera Sig. Beccaria,

vorrei protestare per l’allarmismo assolutamente ingiustificato che caratterizza il vostro articolo “Nel 2013 una gigantesca eruzione solare paralizzerà il nostro Pianeta” (http://www3.lastampa.it/scienza/sezioni/news/articolo/lstp/333762/).

Credo sia molto scorretto alimentare paure proponendo come dato certo l’arrivo nel 2013 di una catastrofe del genere, quando in realtà i dati scientifici (e le stesse fonti dalle quali avete tratto ispirazione) dicono che l’eruzione nel 2013 è soltanto una possibilità, non una certezza, e che qualora avvenisse sarebbero possibili delle contromisure.

La prego di tenere in considerazione il fatto che molti giovani vi leggono e rimangono angosciati da questi annunci così categorici.

Cordiali saluti

Paolo Attivissimo

Beccaria ha risposto dicendo, in sostanza, che avrebbe informato la NASA delle mie angosce e dei miei sbalzi di pressione. Non credo ci sia altro da aggiungere.

Il sole sorge con due giorni d’anticipo in Groenlandia: si è spostato l’asse terrestre?

Il sole sorge con due giorni d’anticipo in Groenlandia: si è spostato l’asse terrestre?

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente su Wired.it, dove non è più disponibile, per cui lo ripubblico qui.

Nella cittadina groenlandese di Ilulissat gli abitanti festeggiano ogni anno il ritorno del sole il 13 gennaio dopo una notte artica ininterrotta lunga un mese e mezzo. Ma quest’anno il sole ha fatto capolino sull’orizzonte con ben due giorni d’anticipo, scatenando nei media di tutto il mondo le congetture più disparate e il solito panico preapocalittico.

L’aspetto interessante di questo caso è che stavolta il coro dei menagramo che interpretano ogni avvenimento come un sintomo dell’imminente fine del mondo è accompagnato da spiegazioni scientifiche che vengono attribuite ad esperti ma che non stanno in piedi, perché poggiano su basi costruite in fretta e furia e con pochi dati a disposizione.

Si può scartare serenamente l’ipotesi catastrofista di uno spostamento dell’asse terrestre, proposta per esempio nel forum di David Icke (l’ex cronista sportivo della BBC che oggi sostiene che i governanti del mondo sono alieni rettiliani camuffati in stile Visitors). Uno spostamento tale da anticipare di due giorni il sorgere del sole alle latitudini artiche sarebbe stato rilevato immediatamente da tutti gli astronomi e astrofili del mondo, perché avrebbe fatto sorgere e calare in anticipo anche tutte le stelle in tutto il pianeta. Invece il mio piccolo telescopio amatoriale, dotato di puntamento automatico basato sul GPS, continua a trovare gli astri esattamente come prima.

Inoltre un anticipo dovuto a uno spostamento dell’asse della Terra avrebbe avuto effetto sul sorgere del sole ovunque nel mondo anziché soltanto in una remota cittadina groenlandese. La notizia, insomma, non conferma affatto le fosche profezie attribuite (falsamente) ai Maya, che annunciano catastrofi per la fine del 2012 e citano disastrose alterazioni della rotazione del nostro pianeta.

Però vanno prese con un pizzico di dubbiosa cautela anche le spiegazioni scientifiche pubblicate dai giornali e attribuite a vari esperti. Varie fonti citano Thomas Posch, dell’Istituto di Astronomia dell’Università di Vienna, che avrebbe spiegato l’alba anticipata dicendo che la causa è un cambiamento dell’orizzonte locale, abbassatosi per via dello scioglimento dei ghiacci. La Stampa, fidandosi di Posch, ha sposato questa spiegazione. Ma Posch ha probabilmente fatto questa congettura senza informarsi prima sulla geografia locale e senza fare due conti, incalzato dai giornalisti.

Infatti un esame delle mappe locali mostra che gli unici ghiacci che possono modificare l’orizzonte di Ilulissat sono quelli del grande ghiacciaio che occupa il fiordo di Jakobshavn, situato a sud della cittadina, e una ricerca nelle pagine del Web dedicate al turismo in Groenlandia rivela che il punto di riferimento e di raduno rituale degli abitanti di Ilulissat per assistere al sorgere del sole il 13 gennaio è Holms Bakke, una collina nota anche come Seqinniarfik, a 113 metri sul livello del mare. Da lì l’orizzonte è costituito dalle montagne che stanno oltre il fiordo, come si può vedere in queste immagini scattate il 13 gennaio del 2008 dalla collina in questione o da queste scattate il 13 gennaio di quest’anno. Quindi lo scioglimento dei ghiacci non c’entra nulla, anche se questa è la spiegazione che ha fatto maggiormente presa nei media anche specialistici, probabilmente perché evoca (a sproposito) lo spauracchio degli sconvolgimenti climatici, che fa sempre notizia.

Un’altra spiegazione proposta è che i cristalli di ghiaccio sospesi nell’atmosfera possano aver riflesso l’immagine del sole, secondo il fenomeno noto come parelio o quello denominato alone: gli abitanti avrebbero scambiato questo riflesso per il sole vero e proprio. Ma il parelio genera immagini fantasma che stanno ai lati del sole, non sopra, e che quindi non sarebbero state visibili con il sole sotto l’orizzonte, mentre l’alone crea un anello molto sfumato intorno al sole, ben diverso da un disco solare.

C’è infatti un altro aspetto che contrasta con le tesi del parelio e dell’alone: la fonte originale della notizia. Molti blog e giornali hanno citato come fonte il Daily Mail, ma il Mail sembra averla pescata dal sito dell’emittente austriaca ORF: questo spiega il ricorso insolito a un astronomo austriaco da parte del giornale britannico. Ma la ORF a sua volta ha preso la notizia dall’emittente groenlandese KNR, che pubblica una fotografia dell’alba prematura, mostrata in piccolo qui accanto. L’immagine, se si riferisce (come sembra) effettivamente all’alba dell’11 gennaio, mostra una porzione di un disco solare brillante, non un vago riflesso.

La KNR ha poi approfondito la notiziola iniziale, segnalando l’interesse dei media internazionali, ma non ha fatto ipotesi dettagliate sulle cause dell’evento, limitandosi a scrivere che “la risposta è probabilmente nell’aria artica secca nella Groenlandia settentrionale”.

In effetti la rifrazione atmosferica è una delle spiegazioni meno traballanti: è noto che le variazioni di densità dell’atmosfera distorcono il percorso dei raggi luminosi, specialmente all’orizzonte (dove la luce attraversa l’atmosfera più obliquamente), per cui può capitare che il sole sia visibile parzialmente anche se dal punto di vista astronomico è sotto l’orizzonte, come avviene per i miraggi delle navi in mare. C’è inoltre un precedente storico molto calzante: si chiama effetto Novaja Zemlja.

Nel lontano 1597, Gerritt de Veer, un membro di una spedizione polare guidata da Willem Barents, si trovava nell’arcipelago artico della Novaja Zemlja quando osservò che il sole era sbucato all’orizzonte il 25 gennaio, nonostante i calcoli astronomici lo dessero invece sotto l’orizzonte. Non solo: il fenomeno si ripeté per due settimane di fila. Inizialmente il suo resoconto non fu creduto, ma oggi abbiamo ampia documentazione fotografica di questi anticipi. Le immagini dell’effetto Novaja Zemlja sono molto simili a quella mostrata dalla KNR per l’evento dell’11 gennaio scorso.

Secondo Accuweather, una delle possibili cause di queste variazioni di densità è una concentrazione atipica di metano nell’atmosfera, a sua volta legata allo scioglimento del permafrost in Russia.

Qualunque sia la spiegazione, va sottolineato un fatto: lo spuntare del sole a Ilulissat è assai meno regolare e puntuale di quello che potrebbe sembrare dalle notizie che circolano in questi giorni per il mondo. La tradizione fissa la data del 13 gennaio, ma il sito groenlandese Sermitsiaq segnala che il 13 gennaio di quest’anno il sole è spuntato con mezz’ora di ritardo, quando gran parte della gente radunatasi a Holms Bakke per l’occasione se n’era andata a casa, e che il giorno precedente non si è fatto vedere del tutto.

Quello che conta è sapere che l’evento groenlandese non è un oscuro presagio di cataclisma ma è una splendida occasione per conoscere meglio i fenomeni reali e affascinanti del mondo che ci circonda, e per ricordare che anche gli esperti più bravi, se messi sotto pressione senza dare loro il tempo e il modo di acquisire dati sufficienti, possono formulare spiegazioni sbagliate.