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Niente Panico RSI – Puntata del 2025/10/06

Ultimo aggiornamento: 2025/10/13 19:40.

È andata in onda lunedì scorso una nuova puntata in diretta di Niente Panico, il programma che conduco insieme a Rosy Nervi (e stavolta anche GG) sulla Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera. La trasmissione è riascoltabile qui sul sito della RSI oppure nell’embed qui sotto.

Lo streaming in diretta della Rete Tre è presso www.rsi.ch/audio/rete-tre/live; la mia raccolta completa delle puntate è presso Attivissimo.me/np.

Qui sotto trovate approfondimenti e fonti di alcuni dei temi che abbiamo affrontato nella puntata.

Asteroide potrebbe colpire la Luna nel 2032, detriti pericolosi per i nostri satelliti

L’asteroide 2024 YR4 misura circa 60 metri; non è in rotta di collisione con la Terra, ma i calcoli aggiornati suggeriscono una piccola ma reale possibilità, circa il 4%, che possa schiantarsi sulla Luna il 22 dicembre 2032. Un impatto lunare creerebbe un cratere con un diametro compreso fra 500 metri e 2 chilometri e potrebbe scagliare nello spazio circa 100.000 tonnellate di detriti, aumentando enormemente il numero di micrometeoroidi nelle vicinanze della Terra.

Una nube di detriti di questa portata potrebbe mettere in pericolo i satelliti, i telescopi spaziali e persino gli astronauti a bordo di veicoli spaziali o della Stazione Spaziale Internazionale. Un nuovo studio esplora le opzioni di difesa, compresi gli impattatori cinetici come la missione DART della NASA o, in modo più radicale, l’uso di un dispositivo nucleare per spingere o frantumare l’asteroide.

Una finestra di lancio si aprirebbe alla fine del 2029, ma qualsiasi intervento comporta dei rischi: non si conosce ancora la massa esatta dell’asteroide e un errore di calcolo potrebbe avvicinarlo alla Terra.

Le incertezze attuali verranno ridotte nel 2028, quando la traiettoria dell’asteroide lo porterà ad avvicinarsi alla Terra (a distanza di sicurezza, comunque).

I dettagli sono nell’articolo scientifico in preprint intitolato Analysis of deflection and disruption options for asteroid 2024 YR4, datato 15 settembre 2025 ma al momento non disponibile online (o perlomeno io non riesco a trovarlo; forse è questo con un titolo leggermente differente, Space Mission Options for Reconnaissance and Mitigation of Asteroid 2024 YR4).

Perché molti personaggi dei cartoni animati indossano guanti bianchi?

È una cosa alla quale raramente si fa caso perché è una caratteristica diffusissima, ma molti personaggi dei cartoni animati indossano guanti bianchi, e lo fanno in molti casi anche quando non rappresentano persone ma sono animali. Perché Bugs Bunny, un coniglio, indossa questi guanti?

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Bugs Bunny. Fonte: Wikipedia.

La giustificazione tecnica è che i guanti bianchi creano un netto contrasto con la maggior parte degli sfondi e dei corpi dei personaggi, rendendo le mani molto più facili da vedere e seguire durante il movimento. Questo era particolarmente importante nei primissimi cartoni animati, che erano in bianco e nero e quindi non potevano usare le sfumature di colore per rendere più leggibili le scene e più comprensibile l’azione. Inoltre un guanto è più semplice da disegnare rispetto a una mano, che ha unghie, nocche, pieghe della pelle e tanti altri dettagli.

Ma c’è anche un’altra ragione meno tecnica: i primi cartoni animati si ispirarono ai cosiddetti minstrel show, una forma di spettacolo da palcoscenico nato negli Stati Uniti durante l’Ottocento, che consisteva in una miscela di sketch comici, varietà, danze e musica e veniva interpretato da attori bianchi con la faccia dipinta di nero, cioè in blackface. Questi spettacoli rappresentavano i neri in maniera stereotipata e quasi sempre offensiva, presentandoli come ignoranti, pigri e superstiziosi. In altre parole, erano spettacoli totalmente razzisti. Il colore di Topolino o di Felix il Gatto non è casuale, insomma.

Nei minstrel show gli artisti indossavano appunto guanti bianchi, allo scopo di rendere visibili al pubblico i movimenti delle loro mani, e gli animatori degli anni Venti e Trenta del secolo scorso mantennero questa caratteristica nei loro personaggi. Oggi questo riferimento culturale profondamente discutibile si è perso e molti personaggi dei cartoni animati moderni (Sonic, Mario) indossano guanti puramente per tradizione iconografica del mondo dell’animazione e per i motivi tecnici che ho citato prima.

Per chi volesse saperne di più, ci sono libri come Birth of an Industry: Blackface Minstrelsy and the Rise of American Animation, di Nicholas Sammond (2015) [Google Books; Duke University Press], che ha un ricco sito di approfondimento contenente spezzoni di cartoni animati di Topolino degli anni Trenta che sbandierano disinvoltamente un razzismo agghiacciante. Altri libri che permettono di non dimenticare queste origini poco edificanti di personaggi che abbiamo normalizzato sono elencati presso Academia.edu. Ci sono anche i documentari Ethnic Notions, che ha vinto un Emmy nel 1988 [Wikipedia], e Color Adjustment, entrambi di Marion Riggs [Archive.org]. Con il clima politico statunitense attuale, c’è da chiedersi per quanto tempo resteranno ancora disponibili.

L’origine bizzarra del tema musicale di James Bond

Grazie al programma Quite Interesting della BBC ho scoperto una chicca davvero sorprendente che riguarda il celeberrimo tema musicale che identifica James Bond: quello che potete sentire qui sotto, suonato dalla chitarra elettrica, da 0:08 a 0:21.

Quel tema è tratto da questo brano, Bad Sign, Good Sign, eseguito in stile indiano:

Non è una coincidenza o una teoria: è un fatto storicamente assodato. Ma non è plagio, perché fu la stessa persona a comporre entrambi i brani. La persona in questione è Monty Norman: aveva scritto Bad Sign, Good Sign per un musical che non ebbe grande successo. Quando gli fu commissionata la colonna sonora di Dr. No (Agente 007 licenza di uccidere, 1962), riprese la melodia di quel musical e la rielaborò in quello che oggi conosciamo tutti come il tema di James Bond. E ora non riuscirete mai più a vedere un film di 007 senza pensare a questa versione indianeggiante [Montynorman.com].

L’asteroide Attivissimo

L’asteroide Attivissimo

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “matpergo”.

La notizia risale a qualche mese fa, ma ho continuato a rinviare il momento di parlarne perché sono sempre un po’ a disagio quando si parla di me. Quello che mi ha fatto l’Osservatorio Astronomico di Cavezzo (Modena), tuttavia, è un regalo troppo bello per non condividerlo con voi.

Nel 2001 l’Osservatorio ha scoperto un asteroide, il 2001 WH, numerato poi come 357116), situato nella fascia principale degli asteroidi fra Marte e Giove, e ha deciso di assegnargli il nome Attivissimo in mio onore, per meriti nel campo della divulgazione scientifica e del contrasto alle bufale pseudoscientifiche. L’assegnazione è stata ufficializzata a novembre 2013 dal Minor Planet Center (PDF, ultima pagina) ed è descritta online a questo link.

Sono lusingatissimo dell’onore e ringrazio tutti i membri dell’Osservatorio (e in particolare Martino Nicolini, donatore per Moonscape) per avermi immortalato in questo modo. Tranquillizzo subito tutti chiarendo che non si tratta del mio primo passo per la conquista dell’Universo e che l’asteroide Attivissimo è in orbita stabile, senza rischio significativo di collisione con la Terra.

Sì, la sonda DART ha deviato un asteroide; nuove immagini post-impatto anche da LICIACube dell’ASI

Sì, la sonda DART ha deviato un asteroide; nuove immagini post-impatto anche da LICIACube dell’ASI

Immagine dei detriti scagliati via dalla superficie dell’asteroide Dimorphos,
scattata dal telescopio spaziale Hubble l’8 ottobre scorso, 285 ore dopo
l’impatto della sonda DART. Credit: NASA/ESA/STScI/Hubble.

Ultimo aggiornamento: 2022/10/12 10:30.

Un
comunicato stampa
della NASA ha annunciato che l’analisi dei dati ottenuti nelle ultime due
settimane dal team investigativo della sonda Double Asteroid Redirection Test
(DART) della NASA mostra che l’impatto sperimentale del veicolo spaziale con
l’asteroide bersaglio, Dimorphos, avvenuto il 26 settembre scorso, ha alterato
con successo l’orbita dell’asteroide stesso. È la prima volta che viene modificato di
proposito il moto di un corpo celeste. Questa è anche la prima dimostrazione
su larga scala di una tecnologia di deviazione di un asteroide.

Prima dell’impatto di DART, Dimorphos impiegava 11 ore e 55 minuti per
orbitare intorno all’asteroide Didymos. L’osservazione telescopica dalla Terra
ha consentito di misurare la variazione di questo periodo orbitale, che ora è
sceso a 11 ore e 23 minuti (con un margine di incertezza di circa due minuti
in più o in meno). In altre parole, il periodo orbitale di Dimorphos è stato
variato di circa 32 minuti dalla sonda. Secondo il comunicato NASA, la
variazione minima accettabile per considerare la missione un successo era di
73 secondi.

Le osservazioni telescopiche continuano, e ora si tratta di misurare
l’efficienza del trasferimento della quantità di moto della collisione,
avvenuta a circa 22.530 chilometri l’ora, e di comprendere meglio le proprietà
fisiche dell’asteroide colpito. A quanto risulta, l’eiezione di molte
tonnellate di roccia asteroidale prodotta dall’impatto ha amplificato
notevolmente la spinta della sonda DART contro Dimorphos
“un po’ come un getto d’aria che esce da un palloncino manda il palloncino
nella direzione opposta”
, dice la NASA.

L’analisi proseguirà anche studiando le immagini di Dimorphos ottenute durante
le fasi finali di avvicinamento di DART dalla sonda stessa e subito dopo
l’impatto grazie al mini-satellite
Light Italian CubeSat for Imaging of Asteroids (LICIACube), fornito
dall’Agenzia Spaziale Italiana. 

Tra circa quattro anni è previsto anche il progetto Hera dell’Agenzia Spaziale
Europea per svolgere indagini dettagliate sia su Dimorphos che su Didymos, con
attenzione particolare al cratere lasciato dalla collisione di DART e alla
misurazione precisa della massa di Dimorphos.

La NASA sottolinea che
“Né Dimorphos né Didymos rappresentano un pericolo per la Terra, prima o
dopo la collisione controllata di DART con Dimorphos.”

Maggiori informazioni sulla missione DART sono presso
www.nasa.gov/dart.

Questo è il testo integrale del comunicato stampa della NASA:

Analysis of data obtained over the past two weeks by NASA’s Double Asteroid
Redirection Test (DART) investigation team shows the spacecraft’s kinetic
impact with its target asteroid, Dimorphos, successfully altered the
asteroid’s orbit. This marks humanity’s first time purposely changing the
motion of a celestial object and the first full-scale demonstration of
asteroid deflection technology.

“All of us have a responsibility to
protect our home planet. After all, it’s the only one we have,” said NASA
Administrator Bill Nelson. “This mission shows that NASA is trying to be ready
for whatever the universe throws at us. NASA has proven we are serious as a
defender of the planet. This is a watershed moment for planetary defense and
all of humanity, demonstrating commitment from NASA’s exceptional team and
partners from around the world.”

Prior to DART’s impact, it took
Dimorphos 11 hours and 55 minutes to orbit its larger parent asteroid,
Didymos. Since DART’s intentional collision with Dimorphos on Sept. 26,
astronomers have been using telescopes on Earth to measure how much that time
has changed. Now, the investigation team has confirmed the spacecraft’s impact
altered Dimorphos’ orbit around Didymos by 32 minutes, shortening the 11 hour
and 55-minute orbit to 11 hours and 23 minutes. This measurement has a margin
of uncertainty of approximately plus or minus 2 minutes.

Before its
encounter, NASA had defined a minimum successful orbit period change of
Dimorphos as change of 73 seconds or more. This early data show DART surpassed
this minimum benchmark by more than 25 times.  

“This result
is one important step toward understanding the full effect of DART’s impact
with its target asteroid” said Lori Glaze, director of NASA’s Planetary
Science Division at NASA Headquarters in Washington. “As new data come in each
day, astronomers will be able to better assess whether, and how, a mission
like DART could be used in the future to help protect Earth from a collision
with an asteroid if we ever discover one headed our way.”

The
investigation team is still acquiring data with ground-based observatories
around the world – as well as with radar facilities at NASA Jet Propulsion
Laboratory’s Goldstone planetary radar in California and the National Science
Foundation’s Green Bank Observatory in West Virginia. They are updating the
period measurement with frequent observations to improve its precision.

Focus
now is shifting toward measuring the efficiency of momentum transfer from
DART’s roughly 14,000-mile (22,530-kilometer) per hour collision with its
target. This includes further analysis of the “ejecta” – the many tons of
asteroidal rock displaced and launched into space by the impact. The recoil
from this blast of debris substantially enhanced DART’s push against Dimorphos
– a little like a jet of air streaming out of a balloon sends the balloon in
the opposite direction.

To successfully understand the effect of
the recoil from the ejecta, more information on of the asteroid’s physical
properties, such as the characteristics of its surface, and how strong or weak
it is, is needed. These issues are still being investigated.

“DART
has given us some fascinating data about both asteroid properties and the
effectiveness of a kinetic impactor as a planetary defense technology,” said
Nancy Chabot, the DART coordination lead from the Johns Hopkins Applied
Physics Laboratory (APL) in Laurel, Maryland. “The DART team is continuing to
work on this rich dataset to fully understand this first planetary defense
test of asteroid deflection.”

For this analysis, astronomers will
continue to study imagery of Dimorphos from DART’s terminal approach and from
the Light Italian CubeSat for Imaging of Asteroids (LICIACube), provided by
the Italian Space Agency, to approximate the asteroid’s mass and shape.
Roughly four years from now, the European Space Agency’s Hera project is also
planned to conduct detailed surveys of both Dimorphos and Didymos, with a
particular focus on the crater left by DART’s collision and a precise
measurement of Dimorphos’ mass.

Johns Hopkins APL built and
operated the DART spacecraft and manages the DART mission for NASA’s Planetary
Defense Coordination Office as a project of the agency’s Planetary Missions
Program Office. Telescopic facilities contributing to the observations used by
the DART team to determine this result include: Goldstone, Green Bank
Observatory, Swope Telescope at the Las Campanas Observatory in Chile, the
Danish Telescope at the La Silla Observatory in Chile, and the Las Cumbres
Observatory global telescope network facilities in Chile and in South
Africa.

Neither Dimorphos nor Didymos poses any hazard to Earth
before or after DART’s controlled collision with Dimorphos.

For
more information about the DART mission, visit: https://www.nasa.gov/dart

Intanto l’ufficio stampa dell’Agenzia Spaziale Italiana segnala che durante la
conferenza stampa della NASA che ha presentato gli aggiornamenti riguardanti a
missione DART, il presidente dell’ASI, Giorgio Saccoccia, ha mostrato le
ultime immagini elaborate provenienti dal satellite LICIACube, con dei video
in timelapse che ritraggono l’impatto a partire da alcuni secondi prima
fino a circa 30 dopo.

 

Il satellite italiano ha realizzato in totale 627 immagini; finora ne sono arrivate sulla Terra 326. “Una volta ricevute tutte le
immagini, queste saranno oggetto di studi scientifici che ci daranno maggiori
informazioni sulla nube creata dall’impatto e in particolare per
caratterizzarne la struttura e la sua evoluzione. Altro importante risultato è
la raccolta di immagini degli emisferi degli asteroidi non visibili a DART,
utili a definire la forma e densità dei corpi celesti.”
scrive l’ASI.

L’ASI sottolinea inoltre che LICIACube è un
progetto dell’Agenzia, è stato realizzato interamente negli stabilimenti della
società Argotec di Torino ed è il primo satellite costruito in Italia ad affrontare un viaggio nello spazio profondo. Anche il team di LICIACube è tutto italiano e comprende ricercatori del
Politecnico di Milano, delle Università di Bologna e Parthenope di Napoli e
dell’IFAC-CNR di Firenze, coordinati dall’Istituto Nazionale di Astrofisica
(INAF).

Scontro pianificato sonda-asteroide, 10.000 km di scia di detriti

Scontro pianificato sonda-asteroide, 10.000 km di scia di detriti

Il recente esperimento di collisione intenzionale fra la sonda spaziale DART della NASA e l’asteroide
Dimorphos, a distanza di assoluta sicurezza dalla Terra a 11 milioni di chilometri dalla Terra (descritto in
dettaglio in
questo mio articolo) sta fornendo nuove e magnifiche immagini e moltissime informazioni preziose.

Credit: CTIO/NOIRLab/SOAR/NSF/AURA/T. Kareta (Lowell Observatory), M. Knight (US Naval Academy). Le versioni a varie risoluzioni sono qui.

Gli astronomi hanno usato il telescopio SOAR in Cile per fotografare l’enorme coda di polvere e detriti provocata dalla collisione. In questa immagine la scia che parte dal centro della foto verso il bordo destro è lunga oltre 10.000 chilometri ed è composta dal materiale di Dimorphos che è stato sospinto dalla pressione della radiazione solare, in maniera simile a quanto avviene con le code delle comete.

L’immagine è stata acquisita due giorni dopo l’impatto della sonda DART usando lo specchio da 4,1 metri del SOAR (SOuthern Astrophysical Research) presso l’osservatorio di Cerro Tololo. Gli astronomi intendono monitorare l’evoluzione della scia di detriti nei prossimi mesi, per capire la natura della superficie di Dimorphos, determinare quanto materiale è stato espulso dalla collisione e con quale velocità, e la distribuzione delle dimensioni delle particelle nella scia, per determinare se l’impatto ha smosso maggiormente dei grandi frammenti o della polvere fine. L’analisi di queste informazioni permetterà di orientare meglio i piani di protezione della Terra.

Maggiori informazioni sono disponibili nell’annuncio pubblico del NOIRLab che gestisce il telescopio SOAR.

Per prevenire equivoci e allarmi, sottolineo che la scia di polvere è lontanissima dalla Terra, non vi si può avvicinare e non costituisce pericolo per nulla e nessuno.

 

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DART, LEIA e LUKE: stanotte una sonda spaziale si schianterà contro un asteroide per provare a deviarlo (senza pericolo). AGGIORNAMENTO: Centrato!

DART, LEIA e LUKE: stanotte una sonda spaziale si schianterà contro un asteroide per provare a deviarlo (senza pericolo). AGGIORNAMENTO: Centrato!

2022/09/26 21:13. Tra poche ore, alle 23:14 GMT (1:14 ora italiana),
una sonda spaziale della NASA denominata
DART (Double Asteroid Redirection Test) si schianterà intenzionalmente contro l’asteroide Dimorphos, che ha un
diametro approssimativo di 160 metri e si trova a ben 11 milioni di chilometri
dalla Terra. L’impatto violentissimo verrà osservato da due telecamere
chiamate LEIA e LUKE che si trovano a bordo del nanosatellite
LICIACube
dell’Agenzia Spaziale Italiana, costruito da Argotec, che segue DART a
distanza di sicurezza (LICIA sta per
Light Italian CubeSat for Imaging Asteroids; LUKE sta per
LICIACube Unit Key Explorer e LEIA sta per
LICIACube Explorer Imaging for Asteroid). 

La missione dimostrativa, la prima in assoluto del suo genere, ha lo scopo di
provare la fattibilità di deviare un asteroide usando l’energia cinetica di un
veicolo spaziale che la colpisca ad elevatissima velocità (oltre 20.000
km/h). 

L’asteroide Dimorphos non è in rotta di collisione con la Terra e non c’è
modo in cui questo esperimento possa dirigere per errore l’asteroide verso
il nostro pianeta o verso altri corpi celesti: l’impatto di DART si limiterà
a variare leggermente la velocità alla quale l’asteroide orbita intorno a un
altro asteroide più grande, a 11 milioni di chilometri da noi (oltre 20
volte più lontano della Luna).

L’esperimento verrà osservato anche da
vari telescopi spaziali e terrestri

La tecnica di questo test è relativamente semplice: per alterare la
traiettoria di un asteroide, magari uno che fosse diretto verso la Terra, non
servono esplosioni hollywoodiane, ma è sufficiente modificare anche di poco la
velocità del corpo celeste, a patto di farlo con anticipo sufficiente, e
questa modifica si può ottenere con un semplice scontro ad alta velocità fra
l’asteroide e un veicolo spaziale. 

L’asteroide prescelto per l’esperimento di stanotte orbita intorno a un altro
asteroide ben più grande (circa 780 metri di diametro), che si chiama Didymos.
L’impatto della sonda DART (570 kg) tenterà di modificare l’orbita di
Dimorphos intorno a Didymos, facendola passare da circa 11 ore e 55 minuti a
11 ore e 45 minuti.

A causa della grande distanza dalla Terra che comporta tempi di trasmissione
troppo lunghi (38 secondi per inviare o ricevere un segnale), la sonda non
verrà teleguidata ma troverà da sola il proprio bersaglio. La sfida non è
banale, perché si tratta di centrare un bersaglio di circa 160 metri di
diametro con un proiettile che viaggia a circa
sei chilometri al secondo.

DART trasmetterà un’immagine al secondo mentre sfreccia verso l’asteroide e
fino ad appena prima dell’istante d’impatto. Lo streaming della sua telecamera
DRACO sarà visibile qui sotto.

La collisione verrà ripresa anche dal satellite italiano LICIACube (14 kg),
che è stato sganciato l’11 settembre scorso dalla sonda e si trova a una
cinquantina di chilometri da DART. Le immagini verranno acquisite dalle
telecamere gemelle LEIA e LUKE del satellite, che arriverà al luogo
dell’impatto circa tre minuti più tardi, in modo da documentare visivamente i
risultati della collisione. Si stima che il cratere d’impatto avrà un diametro
di una ventina di metri.

Sarà possibile seguire l’evento in
diretta streaming su YouTube
o nell’embed corrispondente qui sotto e anche su
ESA Web TV e sul
sito dell’Agenzia Spaziale Italiana.

Se tutto va bene:

  • un’ora prima dell’impatto (22.000 km di distanza) dovremmo finalmente vedere
    Dimorphos come un puntino separato da Didymos; 
  • quattro minuti prima dell’impatto, a 1500 km di distanza, avverranno le
    ultime manovre di correzione di traiettoria e i due asteroidi saranno
    inquadrati con una risoluzione di circa 100 pixel per Didymos e 20 pixel per
    Dimorphos;
  • venti secondi prima dello schianto si potranno scorgere le singole rocce di
    Dimorphos;
  • e negli ultimi istanti prima dell’impatto dovrebbero essere visibili
    dettagli della superficie grandi una decina di centimetri.

Ci sono circa otto secondi di ritardo fra quando arrivano le immagini e quando
vengono pubblicate dopo essere state elaborate, per cui non sorprendetevi se
vedete immagini di Dimorphos anche dopo l’annuncio della perdita di
segnale.

Le immagini di LICIACube, invece, arriveranno nei giorni successivi, perché il
nanosatellite può trasmettere dati soltanto a velocità molto bassa.

La sonda DART è stata
lanciata
il 24 novembre 2021 dalla base di lancio di Vandenberg, in California, a bordo
di un vettore Falcon 9 di SpaceX. Fra quattro anni, la missione Hera
dell’Agenzia Spaziale Europea visiterà Didymos e Dimorphos per osservare gli
effetti a lungo termine dell’esperimento di stanotte.

2022/09/27 1:20. Impatto confermato! Le immagini che sono arrivate
dalla sonda in tempo reale sono assolutamente incredibili. Ora aspettiamo le
immagini e i dati di LICIACube per vedere gli effetti dell’impatto e poi i
dati dai telescopi sulla Terra e nello spazio che misureranno la variazione
dell’orbita di Dimorphos causata dalla collisione.

2022/09/27 10:25. Queste sono le prime immagini dell’impatto, osservato
dalla Terra grazie a uno dei telescopi del sistema di monitoraggio asteroidi
ATLAS.

2022/09/27 13:25. Altre immagini dell’impatto, visto dalla Terra con un
telescopio del South African Astronomical Observatory.

2022/09/27 19:35. Sono state rilasciate le prime delle oltre 600 immagini riprese dal
satellite dell’ASI LICIACube.

 

Fonti aggiuntive:
ESA,
Gizmodo,
Planetary.org,
BBC,
NASA,
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Un “pianetino” (o cometa gigante) sta per attraversare il Sistema Solare. No, Nibiru non c’entra

Un “pianetino” (o cometa gigante) sta per attraversare il Sistema Solare. No, Nibiru non c’entra

Ultimo aggiornamento: 2021/06/24 16:40.

Un corpo celeste di almeno 100 km di diametro attraverserà il Sistema Solare
nei prossimi anni, passando fra l’orbita di Saturno e quella di Urano nel suo
momento di massimo avvicinamento al Sole (perielio) intorno al
28 gennaio 2031. Non c’è alcun pericolo di collisione o di altri effetti, a parte uno
spiccato interesse da parte degli astronomi per un oggetto
transnettuniano, ossia proveniente da ben oltre l’orbita di Nettuno e
quindi prezioso testimone che conserva tracce delle condizioni primitive del
Sistema Solare.

L’oggetto, denominato 2014 UN271,*
attraverserà
il piano dell’eclittica grosso modo l’8 agosto 2033, con un’inclinazione
di 95,5°. Ha un periodo orbitale di 398.692 anni. Al perielio starà
viaggiando
a 12,7 km/s: troppo veloce per qualunque sonda spaziale che vi possa
atterrare, ma forse un passaggio ravvicinato (fly-by) sarebbe
possibile.

* 2021/06/24 16:40. L’oggetto è stato definito formalmente “cometa” e gli è stato dato il nome Berardinelli-Bernstein.

La scoperta, effettuata usando i dati raccolti dall’osservatorio di Cerro
Tololo, nelle Ande, con lo strumento
DECam accoppiato al
telescopio Blanco da 4 metri, è stata
annunciata
dall’astrofisico
Pedro Bernardinelli, che lavora al progetto
Dark Energy Survey, e da G. Bernstein.

La natura di questo corpo celeste è ancora da chiarire, da quel che ho capito:
potrebbe trattarsi di una cometa gigante o di un pianeta molto piccolo, anche se si propende per un corpo cometario.
C’è ancora parecchia incertezza sulle sue dimensioni, che potrebbero essere
fra 130 e 370 km e sono stimate soltanto sulla base della sua luminosità. La sua distanza massima dal Sole è stimata in un quinto di un anno luce. In questo momento si trova a circa 3 miliardi di chilometri di distanza dal Sole (più o meno la distanza di Nettuno).

I dati del JPL Small-Body Database riguardanti 2014 UN271 sono
qui (basta immettere il
nome nella casella di ricerca) insieme a un
grafico interattivo tridimensionale della traiettoria. I dati del Minor Planet Center della NASA sono invece
qui

Come si nota dal nome, l’oggetto è stato annunciato solo ora ma è presente in
osservazioni risalenti al 2014,
analizzate
impiegando oltre 15 milioni di ore-CPU. Questa analisi ha rilevato oltre
800
oggetti transnettuniani.

Ma se, solo per ipotesi, fosse in rotta di collisione?

Visto che i calcoli escludono con grandissimo margine qualunque possibilità di collisione con la Terra o con altri pianeti, possiamo esplorare, per pura curiosità, che cosa succederebbe se un oggetto di 100 km di diametro colpisse la Terra a 12,7 km/s. Visto che cominciamo a scoprire che gli oggetti di questo genere sono numerosi e arrivano con poco preavviso (una decina d’anni, in questo caso, insufficienti per qualunque tentativo di deviazione con gli attuali mezzi spaziali), forse vale la pena di ragionarci su anche abbastanza seriamente.

Possiamo ipotizzare gli effetti dell’impatto usando il sito di simulazione dell’Imperial College di Londra: se cadesse sulla terraferma a 90°, produrrebbe un cratere transitorio di 263 km di diametro, profondo 93 km, che poi si assesterebbe a un diametro di 546 km e una profondità di 2 km. Ci sarebbe un sisma di magnitudo 11,3 della scala Richter (più forte di qualunque terremoto mai registrato). Verrebbero fusi o vaporizzati 376.000 chilometri cubi di roccia, producendo un “inverno nucleare” per oscuramento del Sole, che bloccherebbe la crescita di tutte le piante e causerebbe un crollo delle temperature planetarie.

Anche stando a 5000 km di distanza dal punto d’impatto, quattro ore e spiccioli dopo l’impatto si verrebbe investiti da un’onda d’urto atmosferica a 700 km/h, con un’intensità sonora di 101 decibel. Persino a quella distanza, crollerebbero gli edifici e si sfonderebbero i vetri, generando una nuvola di proiettili taglienti. Fino al 90% degli alberi verrebbe abbattuto. Ci sarebbe giusto il tempo di assistere all’impatto in TV e dire per bene addio ai propri cari.

In sintesi: sarebbe un evento difficilmente sopravvivibile, e i sopravvissuti probabilmente non sarebbero entusiasti del mondo nel quale si ritroverebbero. Forse è il caso di pensare alla prevenzione. Ma questa è un’altra storia.

Fonti aggiuntive:
Emily Lakdawalla, Phil Plait.

 

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Astrocastronerie svizzere: asteroide passerà a 67.000.000 km dalla Terra, ma per i giornalisti "sfiorerà" il nostro pianeta

Astrocastronerie svizzere: asteroide passerà a 67.000.000 km dalla Terra, ma per i giornalisti “sfiorerà” il nostro pianeta

Esiste un termine italiano efficace e conciso per identificare l’analfabetismo
numerico, ossia l’incapacità patologica di capire anche solo vagamente il
significato dei numeri? Gli anglofoni hanno il magnifico
innumeracy, coniato sullo stampo di
illiteracy (analfabetismo). Ho trovato
discalcolia o
discalculia
, che suona un po’ come una malattia intestinale imbarazzante, e in effetti è
un’assonanza piuttosto calzante. 

Lo chiedo perché oggi m’è capitata sott’occhio
l’ennesima dimostrazione che la discalculia è una tara diffusissima fra i
giornalisti, e comincio a pensare che vi sia una sorta di selezione darwiniana
alla rovescia: ma per ora non mi è chiaro se si diventa giornalisti perché si è
discalculitici (essendo precluso ogni altro sbocco), oppure si diventa
discalculitici perché si è giornalisti. 

Se quelli italiani ci hanno allietato —
si fa per dire – con le loro
perle sul mondo dell’aviazione nel caso del disastro dell’Airbus francese e con Lilli Gruber che ha chiesto se
i pannelli fotovoltaici funzionano soltanto di giorno
(grazie a Mattia per il video), quelli svizzeri non se la cavano molto meglio. 

Oggi è infatti uscita la notizia che è stata ufficializzata l’identificazione
del quarto asteroide di tipo NEO (Near Earth Object) scoperto dagli astronomi
svizzeri. Denominato 2009 KL2, con un diametro di 800 metri, è il primo scoperto
dagli astronomi amatoriali di questo paese. Un bel risultato. 

Peccato che
secondo Ticinonline
l’asteroide a settembre sfiorerà il nostro pianeta a 67 milioni di chilometri di distanza”. Il concetto viene ribadito con un titolo che sembra un preludio alla
catastrofe:
L’asteroide “2009 KL2″ sfiorerà la Terra”

Ma come si fa a scrivere che un coso che passa a sessantasette milioni di
chilometri ci “sfiorerà”? 67 milioni di chilometri sono 170 volte la distanza
dalla Terra alla Luna
. Sono poco meno della metà della distanza dalla Terra al
Sole. Sono il doppio della distanza minima fra il pianeta Venere e la Terra. 

Scrivere che l’asteroide
“sfiorerà” la Terra è come dire che
un ruttino di Carla Bruni a Parigi mi scompiglierà i capelli a Lugano. 

Purtroppo i miei colleghi della RSI (Radio Svizzera di lingua italiana)
non se la cavano meglio: anche per loro
“Un enorme asteroide s’avvicina alla terra”
e “Il corpo celeste dovrebbe sfiorare
la terra -ad una distanza di 67 milioni di km- ad inizio settembre.”
 

Va meglio con il
Corriere del Ticino, ma soltanto dopo l’intervento del giornalista scientifico Marco Cagnotti,
dal quale ricevo i
parametri orbitali aggiornati
dell’asteroide forniti dal Minor Planet Center: indicano un
MOID (distanza fra i
punti più vicini delle orbite di due corpi celesti) di 0,1595 unità
astronomiche, pari a 23,8 milioni di chilometri, ossia un sessantina di volte
più distante della Luna.

Poi non lamentiamoci se c’è gente che crede che nel
2012 arriverà di soppiatto un intero pianeta, Nibiru, a farci una visita a
sorpresa con cataclismi annessi.

Asteroide che “sfiorerà” la Terra, la fiera delle fesserie dei giornalisti

Asteroide che “sfiorerà” la Terra, la fiera delle fesserie dei giornalisti

Ne parlavo proprio pochi giorni fa al festival UniverCity di Genova: i giornalisti generalisti sembrano fisicamente incapaci di scrivere articoli sugli asteroidi senza scrivere imbecillità che creano disinformazione e spavento inutilmente.

Prendete per esempio Agi.it, che ieri ha titolato “Questa notte un asteroide si avvicinerà pericolosamente alla Terra” (copia su Archive.org). Ma in realtà la sua distanza minima dalla Terra sarà stata simile a quella della Luna: quasi 400 mila chilometri.

Nell’articolo di Agi, però, c’è scritto che si tratta di “circa 384 chilometri”. Cosa volete che siano tre zeri. Per insegnarlo a chiunque scriva queste bestialità per Agi.it, suggerirei di obbligarlo ad andare a piedi per due chilometri. Ah, no, scusate: facciamo duemila. Così magari la differenza resta impressa.

Il titolo, fra l’altro, è una bugia: standosene a centinaia di migliaia di chilometri, lontano quanto la Luna, non c’è nulla di pericoloso nel passaggio di questo asteroide. Meno male che le fake news sarebbero colpa di Internet.

Vale la pena di notare anche quell’indicazione di velocità in miglia (“a più di 19 mila miglia all’ora”), che manda al lettore un messaggio molto chiaro: “non sono capace di convertire le miglia in chilometri, ho copiato da una fonte anglofona, e se anche fossi capace di fare la conversione non me ne frega nulla di spendere tre secondi di Google per farla.” O se vogliamo dirla tutta: “non me ne frega niente di te, lettore. Tanto ormai hai cliccato e io ho incassato”.

Ma Agi.it non è la sola. Prendete per esempio Skytg24, che ha tweetato “Questa notte un asteroide sfiorerà la Terra”:

Asineria totale, perché se passare alla distanza della Luna è sfiorare, allora in questo momento George Clooney, da quel di Como, mi sta sfiorando le guance e non so come fare a dirgli di smettere.

Ma se chi scrive queste “notizie” dovesse riportare i fatti, addio clic: non ci sarebbe la possibilità di creare panico e angoscia e quindi ottenere attenzioni che generano incassi pubblicitari. Certo, si potrebbe scrivere un bell’articolo sugli asteroidi che passano senza pericolo nelle relative vicinanze della Terra, ma non sarebbe altrettanto letto.

Vorrei ricordare, a chi ancora vuole praticare giornalismo rispettando la deontologia e la dignità, che esiste sempre un’alternativa efficiente ed economica allo scrivere cazzate sensazionaliste: non scrivere.

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

Tweet di Tgcom24: “Un asteroide grande come l'Everest sfiorerà la Terra il 29 aprile”. È falso

Tweet di Tgcom24: “Un asteroide grande come l’Everest sfiorerà la Terra il 29 aprile”. È falso

TGCom24 ha pubblicato ieri un tweet che dice testualmente “Un asteroide grande come l’Everest sfiorerà la Terra il 29 aprile”. Il tweet è accompagnato da un’illustrazione che mostra un asteroide incandescente puntato dritto verso il centro dell’Africa.

È falso: persino l’articolo linkato dal tweet dice chiaramente che “l’asteroide 52768 passerà a circa 6 milioni di chilometri dalla Terra”, ossia se ne starà tranquillamente a sedici volte la distanza fra la Terra e la Luna. La sua traiettoria è ben conosciuta e non può cambiare di colpo.

Scrivere che “sfiorerà” causa comprensibilmente panico in chi legge il tweet e guarda l’immagine, ed è un classico caso di titolo acchiappaclic irresponsabile. Certo, su scala cosmica un passaggio di un asteroide a 6 milioni di chilometri è relativamente vicino, ma per gli astronomi. Non per il pubblico generico che si informa tramite fonti come TGCom24.

La falsa notizia dell’asteroide che “sfiora” la Terra è un classico che ritorna periodicamente. Stavolta, però, c‘è una differenza: nel titolo dell’articolo linkato dal tweet, infatti, la parola sfiorerà è messa tra virgolette. Questo fa capire che è uno “sfioramento” per modo di dire, non letterale.

Ma nel tweet le virgolette non ci sono. Mi viene il dubbio che ci sia un sistema automatico che genera i tweet di TGCom24 e che questo sistema rimuova le virgolette per motivi tecnici interni.

Il passaggio di un asteroide nelle vicinanze della Terra è sempre un evento interessante dal punto di vista astronomico. Il modo giusto per parlarne al pubblico, però, non è certo questo. Bisogna specificare che si tratta di un passaggio innocuo e usare una grafica nella quale la Terra non venga centrata. Bisognerebbe magari anche linkare il Center for Near Earth Object Studies, il riferimento serio della NASA per tutte le traiettorie di asteroidi.

Guardate come fa comunicazione su Twitter AsteroidWatch, l’account ufficiale del CNEOS:

Notate il “safely”. Notate anche la smentita dell’articolo del Daily Express che insinua, falsamente, che ci sia un “avvertimento”.

Basterebbe poco, insomma. Ma se si facesse così, addio titolo acchiappaclic.

Serve per caso un’allerta asteroide?

Capita spesso che i giornali generalisti lancino allarmi acchiappaclic a proposito di asteroidi che starebbero per “sfiorare” la Terra. Ma se volete un punto di riferimento serio per questo tema, lasciate perdere i generalisti: c’è un servizio apposito realizzato dagli esperti dell’Unione Astronomica Internazionale.

Il servizio si chiama Minor Planet Center (www.minorplanetcenter.net) e offre notizie verificate appunto dagli astronomi di tutto il mondo a proposito degli asteroidi che vengono scoperti nelle vicinanze (si fa per dire) della Terra.

Grazie al Minor Planet Center è possibile ricevere informazioni puntuali sia via mail (iscrivendosi qui) sia via Twitter (@MinorPlanetCtr), ma occorre interpretare il codice usato da questi avvisi. C’è in particolare la parola harmlessly, che ricorda che si tratta di passaggi innocui, e c’è la sigla LD, che sta per Lunar Distance (distanza lunare, o meglio distanza Terra-Luna, pari a 384.402 km) ed è l’unità di misura usata per indicare la distanza degli asteroidi dalla Terra.

In altre parole, un asteroide che passa a 1 LD dalla Terra passa a una distanza pari a quella della Luna e c’è da preoccuparsi lievemente soltanto quando l’avviso parla di 0,1 LD o meno, perché vuoi dire che l’asteroide passa nelle vicinanze delle orbite dei satelliti geostazionari per telecomunicazioni, che stanno a circa 36.000 km. Le probabilità che uno di questi asteroidi si scontri con un satellite sono comunque infinitesimali (lo spazio è grande) anche a questa distanza.

Se vi serve un’altra risorsa di pronta allerta, c’è l’International Asteroid Warning Network, la cui sigla, nonostante il tema potenzialmente catastrofico, è ironicamente IAWN, che in inglese si pronuncia come yawn (sbadiglio).