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La bufala dell’omeopatia: denuncia dei medici britannici, test di James Randi

Ultimo aggiornamento: 2024/08/18 14:40.

Leggo sul Corriere (e vedo anche sul Telegraph) che la British Medical Association ha definito “stregoneria” l’omeopatia e l’ha denunciata come uno spreco di soldi: 4 milioni di sterline l’anno (4,6 milioni di euro, 6,5 milioni di franchi) per prodotti che sono, in sostanza, acqua fresca. L’omeopatia, infatti, si basa sul principio della diluizione estrema del principio attivo. Così estrema che nel “medicinale” omeopatico non c’è neppure una molecola di questo principio. Pseudofarmaci del genere dovrebbero costare praticamente zero, eppure l’industria del settore vale 40 milioni di sterline solo nel Regno Unito. Il Department of Health precisa, però, che la spesa per i medicinali in sé, a carico del contribuente, ammonta a 152.000 sterline l’anno: il resto va in spese di assistenza e per il personale nei quattro ospedali omeopatici di Londra, Glasgow, Bristol e Liverpool.

La mozione della BMA mira ad eliminare l’omeopatia dai trattamenti pagati dal servizio sanitario nazionale ed entrerà a far parte delle regole dell’associazione se verrà approvata dalla sua conferenza plenaria il mese prossimo. Speriamo in bene, così chi vuole curarsi con il nulla sarà libero di farlo, ma a spese proprie.

Per una curiosa coincidenza, questa notizia mi è arrivata proprio mentre mi stavo godendo il video di James Randi (sottotitolato in italiano) che ingoia un’intera confezione di sonniferi omeopatici prima dell’inizio della sua relazione sulle pazzie dei sensitivi che frodano il prossimo al ritmo di 700 dollari per venti minuti al telefono. Ho sbagliato mestiere.

Per chi volesse saperne di più sull’omeopatia e sulle sue assurdità di fondo, consiglio questa serie di articoli su Medbunker: Introduzione all’omeopatia, Omeopatia: la conosciamo?, Omeopatia: l’incredibile caso del dottor Benveniste (più avvincente di un giallo, con tanto di complotto, ma non da parte dei soliti noti), e Omeopatia: funziona o no?

Dalle “scie chimiche” al riscaldamento globale: come distinguere fra bufale e informazione, il 22 giugno a Porcia (Pordenone)

Dalle “scie chimiche” al riscaldamento globale: come distinguere fra bufale e informazione, il 22 giugno a Porcia (Pordenone)

Come si fa a distinguere un falso allarme pseudoscientifico da un problema scientifico reale? Quali dei tanti allarmi quotidiani che ci arrivano dai media meritano interesse e tempo, e quali invece sono fuffa che distrae? Ci sono criteri e tecniche che permettono di fare questa distinzione anche senza essere superesperti (anche se ovviamente essere esperti nel settore aiuta parecchio): se vi va di conoscerle in modo sereno e discorsivo, venite il 22 giugno alle 20.15 all’auditorium R. Diemoz, in via delle Risorgive 3, a Porcia (PN).

Lì troverete il sottoscritto e soprattutto il fisico, astronomo e consulente scientifico Gianni Comoretto, per una conferenza divulgativa intitolata “Ci stanno avvelenando? Facciamo chiarezza”.

Partiremo da esempi ed argomenti abbastanza noti e discussi in Rete, come le “scie chimiche”, gli OGM, il riscaldamento globale, i vaccini, i campi elettromagnetici, per proporre analisi, spunti e riflessioni sul fenomeno dilagante della disinformazione, sia su Internet sia sui giornali e in TV.

L’ingresso è libero e gratuito e la serata è organizzata e presentata dal coordinamento pordenonese del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) e patrocinata dal Comune di Porcia. Per informazioni potete scrivere a cicap.pn{chiocciola)gmail.com oppure telefonare al numero 328-6589.175.

2015/06/22 13:45

Mi sono state segnalate le minacce pubbliche del Presidio Stop Modificazione Climatica: “CI VEDIAMO QUESTA SERA IN PRESIDIO ALLE 20 PER ANDARE A ROVINARGLI LA CONFERENZA A QUEI FASULLI PAGATI DAI POLITICI PARASSITI… SARÀ UN PIACERE!!!.. ALTRO SBIANCAMENTO!! Siamo già in 6, vi aspettiamo numerosi per darci una mano nel combattere il sistema!!!”

Un magnifico esempio di democrazia e dialogo civile. Invece di portare prove delle loro idee, portano intimidazioni e non capiscono che con quest’arroganza non fanno altro che mostrare al pubblico che hanno paura delle idee altrui e che chi usa la violenza per imporre le proprie idee ha già perso in partenza qualunque dibattito. Metto subito in chiaro che il dibattito civile con chiunque è ben accetto, ma che qualunque prepotente verrà accompagnato serenamente alla porta.

2024/05/02 21:40

Su segnalazione del buon Gianni Comoretto, che ha la memoria ben più ferrata della mia, aggiungo finalmente il video della serata:

Manca un mese alla fine del mondo e non so cosa mettermi

L’altroieri sera sono stato ospite della Società Ticinese di Scienze Naturali presso l’Auditorium dell’Università della Svizzera italiana a Lugano per parlare delle tesi di catastrofe attribuite ai Maya per il 21 o 23 dicembre 2012. Qui sotto trovate il video integrale della conferenza.

Per via del piazzamento del radiomicrofono della mia videocamera, le parole iniziali del moderatore Giovanni Pellegri e le domande del pubblico hanno un po’ di rimbombo e sono poco udibili, e me ne scuso; meglio di così, con i miei modesti mezzi, non ho potuto fare.

Potete vedere il video a maggiore risoluzione qui su Vimeo. Buona visione.

Ministero dell'Istruzione italiano: “tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso” non vuol dire “tunnel che collega materialmente Ginevra con il Gran Sasso”. Eh?

Ministero dell’Istruzione italiano: “tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso” non vuol dire “tunnel che collega materialmente Ginevra con il Gran Sasso”. Eh?

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Lo so, l’avete già letta e commentata tutti, ma ne voglio tenere traccia storica. Sì, storica, perché questa doppia bestialità attribuita al Ministro dell’Istruzione italiano è davvero spettacolare e merita di essere ricordata e soprattutto rinfacciata per gli anni a venire ai vari boriosi di governo che sistematicamente strangolano la ricerca ma poi ne usano i risultati per farsi belli.

È spettacolare perché ci vuole un talento speciale (o una faccia di bronzo massiccia) per scrivere una scemenza epica e poi riuscire a superarne l’epicità scrivendone una ancora più grossa. Perché quando un Ministro dell’Istruzione pretende di cambiare il senso della parola italiana “tra” pur di coprire la propria castroneria titanica, la diagnosi non è più manifesta incompetenza, ma è delirio di onnipotenza. Di solito queste cose si curano con due infermieri nerboruti e con una bella camicia con tante cinghiette.

Tutto inizia con un comunicato stampa, pubblicato sul sito del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca il 23 settembre scorso, che vedete qui accanto. È ancora pubblicato, al momento in cui scrivo: lo preciso perché il suo contenuto è talmente bizzarro che ha fatto pensare a molti che si trattasse di un falso.

Il comunicato stampa merita una dissezione dettagliata. Inizia precisando che si tratta di una “Dichiarazione del ministro Mariastella Gelmini” e le sue frasi successive sono virgolettate: secondo grammatica si ha quindi il chiaro intento di comunicare che si tratta di parole espresse direttamente dal ministro, non da un subalterno rimbambito da troppe puntate di Mistero.

“La scoperta del Cern di Ginevra e dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare è un avvenimento scientifico di fondamentale importanza” dice il comunicato. “Rivolgo il mio plauso e le mie più sentite congratulazioni agli autori di un esperimento storico. Sono profondamente grata a tutti i ricercatori italiani che hanno contribuito a questo evento che cambierà il volto della fisica moderna.”

Il comunicato considera già assodata la scoperta. Le parole di sensata prudenza dei ricercatori, che hanno invitato ripetutamente a non trarre alcuna conclusione dai dati dell’esperimento in attesa di ulteriori verifiche indipendenti, non contano. La Gelmini, stando al comunicato, ha già deciso ex auctoritate che l’esperimento è valido e incontrovertibile, tanto che cambierà il volto della fisica moderna. Metodo scientifico? Cos’è?

“Il superamento della velocità della luce è una vittoria epocale per la ricerca scientifica di tutto il mondo.” Vittoria di chi? Dei neutrini? Dei ricercatori, capaci di ottenere questi risultati sperimentali nonostante governanti inetti e tagli di fondi? E chi ha perso? Roberto Giacobbo con la sua cintura fotonica sponsorizzata RAI? Il Mago Otelma?

A questo punto arriva la Perla dell’Anno, il capolavoro assoluto della castroneria (il grassetto è aggiunto):

Alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l’esperimento, l’Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro.
Inoltre, oggi l’Italia sostiene il Cern con assoluta convinzione, con un contributo di oltre 80 milioni di euro l’anno e gli eventi che stiamo vivendo ci confermano che si tratta di una scelta giusta e lungimirante.

Avete letto bene: la Gelmini parla della “costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l’esperimento”. Parole chiare e inequivocabili, secondo le quali ci sarebbe un tunnel (che sarebbe stato costruito, e quindi non si tratta di un concetto teorico o di una similitudine) che si estende dal CERN al Gran Sasso. Un tunnel di settecentotrenta chilometri che trapasserebbe mezza Italia. Quei poveretti degli svizzeri che stanno tribolando per costruirne uno da 57 chilometri al San Gottardo e quei cialtroncelli francesi e inglesi che hanno penato per costruire 50 chilometri di tunnel sotto la Manica sono dei dilettanti. Per la Gelmini, almeno stando al comunicato stampa del MIUR, c’è un tunnel almeno dodici volte più lungo sotto l’Italia. In confronto il ponte sullo Stretto di Messina è una bazzecola e si fa con quattro stecchini di shanghai.

Questa frase basterebbe per iscrivere il comunicato negli annali delle più grandi scemenze tecniche partorite dai politici. Ci vorrebbe una sezione apposita nel Guinness dei Primati, da dare come lettura obbligata a chiunque si candidi in politica. Ma di fronte al coro di risate e di sberleffi partito in Rete subito dopo la pubblicazione del tronfio messaggio, il MIUR ha saputo comunque superare le alte vette di cretineide già raggiunte.

Il giorno dopo, infatti, il MIUR ha pubblicato un altro comunicato stampa, firmato stavolta dall’ufficio stampa (immagine qui accanto), che “precisa che, ovviamente, il tunnel di cui si parla nel comunicato di ieri, non è per nessuna ragione intendibile come un tunnel che collega materialmente Ginevra con il Gran Sasso. Questo è di facile intuizione per tutti e la polemica è assolutamente strumentale.”

Incalza il comunicato: “Il tunnel a cui si fa riferimento è quello nel quale circolano i protoni dalle cui collisioni ha origine il fascio di neutrini che attraversando la terra raggiunge il Gran Sasso. Alla costruzione di questo tunnel e delle infrastrutture collegate l’Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro. Questa polemica è dunque destituita di fondamento ed è assolutamente ridicola.”

In altre parole, il MIUR sta dicendo che la frase “tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso” non vuol dire “tunnel che collega materialmente Ginevra con il Gran Sasso”, ma “tunnel… nel quale circolano i protoni”. Ossia, presumibilmente, il tunnel circolare del CERN, che sta a Ginevra. Che è come dire che “autostrada tra Roma e Milano” significa in realtà “Grande Raccordo Anulare”. Scemi noi che non l’abbiamo capito.

Sarebbe stato più dignitoso porre rimedio alla prima castroneria scrivendo semplicemente “Scusate, gente, abbiamo scritto una cazzata e adesso la rettifichiamo. Il ministro, per penitenza, donerà il suo prossimo stipendio mensile alla ricerca scientifica e andrà in televisione a chiedere scusa”. Macché: piuttosto che ammettere di aver scritto una bestialità, per ottusità o per boria si pretende di ridefinire il senso di “tra” e si insinua che sia colpa dei cittadini, che non sanno capire il senso della frase “tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso”.

Una simile crassa, “ridicola” ignoranza degli italiani non può restare impunita: è chiaro che il ministero responsabile deve pagare le conseguenze di aver fallito nel suo compito di educare i cittadini a leggere l’italiano. Uhm, aspettate un momento…

Per questo monumento all’ignoranza e all’arroganza è necessario inaugurare un tag apposito. Capre di guerra.

Aggiornamenti

9:55. Dai commenti prelevo e incornicio questa splendida sintesi: “Ogni mattina, un neutrino si sveglia e sa che dovrà correre più veloce della luce. Ogni mattina, la luce si sveglia e sa che dovrà arrivare al Gran Sasso prima del neutrino. Ogni mattina, non importa che tu sia neutrino o luce, ti toccherà ascoltare le minchiate della Gelmini che si è laureata a 732 km da casa e non riesce ad uscire dal tunnel.”

13:30. Anche al professor Antonio Ereditato, responsabile dell’esperimento CNGS in questione, la frase del primo comunicato pare sbagliata: “Deve essersi trattato di un lapsus, sicuramente”. Ereditato chiarisce che c’è un tunnel, lungo solo un chilometro, che è orientato verso il Gran Sasso (SkyTG24). Anche così, comunque, la frase “tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso” non è giustificabile. Altrimenti si potrebbe costruire una passerella su uno scoglio al largo di Cagliari e poi vantarsi che c’è “un ponte tra Cagliari e Palermo”.

Test: la promiscuità causa i terremoti? Scettiche allegre sbugiardano religioso iraniano. Prendendolo di petto

Test: la promiscuità causa i terremoti? Scettiche allegre sbugiardano religioso iraniano. Prendendolo di petto

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Qualche giorno fa Kazem Sediqi, il religioso che dirige le preghiere del venerdì a Teheran, ha dichiarato che i terremoti sono causati dalle donne promiscue e da quelle che vestono in modo non modesto, corrompendo i giovani e diffondendo l’adulterio, che aumenta appunto gli eventi sismici.

Dato che quest’affermazione religiosa parla di effetti fisici concreti, la si può sottoporre a verifica e fare scienza divertente. È quello che ha fatto una studentessa della Purdue University, Jennifer McCreight, avviando una campagna su Facebook denominata Boobquake (che potrei tradurre come “Scossa tetturica”). La campagna ha invitato le donne di tutto il mondo a vestirsi “in modo non modesto” e in generale a mostrare un po’ più del solito le proprie grazie il 26 aprile scorso, “per accogliere il presunto potere soprannaturale del loro seno”.

L’iniziativa ha avuto circa 154.000 aderenti, comprese alcune donne americane di origine iraniana. Ieri, in occasione dell’anniversario della nascita di Charles Richter (quello dell’omonima scala), è stato condotto l’esperimento, che ha dato un esito molto interessante. Infatti ieri s’è verificato un terremoto di magnitudo 6.9 a Taiwan, alle 11 ora locale.

Vuol dire che l’esposizione delle scollature ha davvero effetti sismici? Possiamo controllare i terremoti vestendoci in modo castigato? Possiamo devastare le nazioni nemiche invadendole con valchirie pettorute che si espongano in atteggiamenti promiscui? No, perché in media nel mondo avvengono 134 terremoti di magnitudo 6-6.9 ogni anno, secondo i conti della McCreight. Uno ogni tre giorni o giù di lì. E non si capisce perché le divinità dovrebbero prendersela con Taiwan, che di certo non è stato l’epicentro dell’iniziativa. Oltretutto il terremoto non ha causato danni, a differenza di quelli che hanno colpito l’Iran nei mesi e anni scorsi.

Il Boobquake è una forma di protesta geniale: prende per i fondelli le ossessioni di chi, di fronte alle grazie fisiche altrui, si trova con un inconfessabile terremoto nei pantaloni. In nome della scienza, naturalmente, saranno necessari numerosi altri esperimenti di controllo, con grande entusiasmo della popolazione tutta. L’unico mio rammarico è di non avere l’equipaggiamento adatto per partecipare personalmente all’iniziativa.

Fonti: The Register, BoingBoing, Fark, New York Post, Yahoo.com.

Betelgeuse sta per esplodere? No

Betelgeuse sta per esplodere? No

Prima che questa storia della stella gigante Betelgeuse che sarebbe in procinto di esplodere come supernova approdi nei media generalisti e scateni l’ennesima ondata di paura insensata e di marketing catastrofista, ecco un po’ di fatti.

In sintesi: non c’è alcun motivo scientifico per dire che l’esplosione di questa stella è imminente. Se anche lo fosse, sarebbe comunque innocua.

Betelgeuse è una stella nella costellazione di Orione: è la “spalla” sinistra (per chi guarda) della figura umana molto schematica che la costellazione rappresenta (è indicata dalla freccia nell’immagine su Wikipedia). È un colosso: rispetto al nostro Sole, ha una massa venti volte maggiore e un diametro circa mille volte più grande. Se si trovasse al posto del Sole, la Terra e Marte sarebbero al suo interno. Ed è centomila volte più luminosa del Sole: nonostante si trovi a circa 640 anni luce di distanza, è nona nella top ten delle stelle più luminose nel cielo terrestre.

Si sa che Betelgeuse avrà vita breve per via delle sue dimensioni e della sua natura, ma quando gli astrofisici usano l’aggettivo breve intendono milioni di anni anziché miliardi. Se Astronomia.com scrive che “sta ormai per esplodere in una supernova”, non intende che avverrà domani o dopodomani. Quindi ci sono pochissime probabilità che questa stella muoia proprio nei prossimi mesi come si vocifera.

La notizia della sua fine imminente, prevista entro “settimane/mesi”, arriva invece da una fonte anonima in un blog di catastrofisti, Doomers.us, che riferisce l’avviso arrivatole da un’altra fonte anonima: il figlio che “lavora sul Mauna Kea”. Il massimo dell’affidabilità, insomma. Caso mai non bastasse, leggete questa perla contenuta nella notizia:

Quando collasserà, sarà luminosa almeno quanto la luna piena e forse luminosa quanto il sole. Per sei settimane. Quindi la gente davvero fortunata (per la quale Betelgeuse è visibile solo di notte) avrà giorni di 24 ore, tutti gli altri avranno almeno un po’ di tempo con due soli nel cielo. L’ora di luce in più dovuta all’ora legale non brucia i raccolti, ma questo potrebbe farlo.

Sì, avete letto bene: in originale dice “The extra hour of light from daylight savings time won’t burn the crops, but this might.” In altre parole, il genio che ha diffuso la notizia è convinto che l’ora legale fornisca un’ora di luce in più. Non credo serva aggiungere altro.

Ma divertiamoci un po’: e se succedesse davvero? Secondo Phil Plait, di Bad Astronomy, Betelgeuse è vicina alla fine del proprio ciclo vitale, che in quanto supergigante rossa termina con una deflagrazione colossale: una supernova. Ma quando avverrà (sempre che non sia avvenuta, visto che la sua luce ci arriva con circa 640 anni di ritardo), la distanza che la separa da noi è talmente vasta che non ne subiremo alcun effetto deleterio. Una supernova, per fare danni, deve trovarsi a non più di 25 anni luce: Betelgeuse è a 640 anni luce. Le stime indicano che quando diventerà supernova, sarà luminosa quasi quanto la luna piena: non certo come il sole, come dice la notizia-bufala.

Sarà un grande spettacolo, visibile a occhio nudo, come già avvenuto in passato per altre stelle (nell’anno 185, nel 1006, nel 1054, nel 1572 e nel 1604), ma senza conseguenze nefaste per nessuno. A parte Ford Prefect.

Trump fuori; Joe Biden sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti

Sarà un piacere avere alla Casa Bianca un presidente che crede nella scienza invece di un ciarlatano che crede solo a se stesso.

 

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Power Balance: perché dicono che il braccialetto magico non funziona? Spenna i polli magnificamente

Power Balance: perché dicono che il braccialetto magico non funziona? Spenna i polli magnificamente

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L’Autorità garante della concorrenza in Italia ha “avviato un’istruttoria per una ‘possibile pratica commerciale scorretta’ nei confronti delle società che distribuiscono il prodotto che promette ‘forza ed equilibrio'”, ha annunciato l’ANSA.

Le due società, Power Balance Italy e Sport Town, “attribuiscono ai colorati braccialetti di silicone e di neoprene […] effetti positivi sull’equilibrio, sulla forza, sulla flessibilità e sulla resistenza fisica di chi li indossa.” Ora hanno quindici giorni di tempo per documentare scientificamente che quello che dicono è vero e dimostrare che i braccialetti non hanno controindicazioni.

Ma mi permetto di dissentire. Il braccialetto Power Balance funziona. Semplicemente, le due società hanno sbagliato classificazione merceologica: dovevano collocarlo fra gli strumenti per la rimozione del piumaggio dei volatili. Perché in questo senso non c’è alcun dubbio sulla sua efficacia. Basta vedere quanto se ne parla, quanto vende e con quale ostinazione viene indossato e difeso da quelli che l’hanno comprato. Sportivi compresi.

Siamo di fronte all’ennesima trovata geniale per fregare i gonzi che non hanno ancora capito cos’è l’effetto placebo: se credo che un gingillo o una frase propiziatoria mi faranno tenere meglio l’equilibrio o mi daranno più forza, avrò più fiducia in me stesso e quindi tenderò ad avere risultati leggermente migliori o a ignorare con più facilità i miei fallimenti. Ma se sono un brocco resterò un brocco; se sono un campione, resterò campione. Tutto qui. Del resto, nota giustamente Walter Santilli, ordinario di fisiatria all’Università ‘La Sapienza’ di Roma, “[s]e il braccialetto fosse in grado di alterare i risultati sportivi, si dovrebbe muovere l’antidoping”.

Power Balance e affini non sono altro che la riproposizione in termini moderni dei talismani e degli amuleti. Cambia solo la terminologia: un tempo la fattucchiera diceva “Lo spirito contenuto in questo talismano risponderà al tuo prana ed entrerà in armonia con esso”, oggi PowerBalance.com scrive che “L’ologramma nel Power Balance è progettato per rispondere al campo energetico naturale del corpo ed entrare in risonanza con esso”.

Non c’è nessun principio scientifico che permetta al braccialetto di funzionare: ologrammi, campi energetici e risonanze sono solo paroloni per stupire gli ignoranti. Quelli che rifiutano la scienza ma che al tempo stesso si fanno abbagliare e sfilare soldi da chi usa disinvoltamente la sua terminologia.

Un altro bel risultato della cultura dell’antiscienza. Se in televisione si rifilano cialtronate come Voyager o Mistero e l’informazione scientifica viene relegata nell’angolino (anche nelle scuole), queste sono le conseguenze: una popolazione più facile da abbindolare. C’è chi abbindola vendendo braccialetti magici e c’è chi abbindola vendendo cosmetici-patacca, cure anticancro (leggete l’articolo di MedBunker in proposito) o promesse elettorali. I meccanismi sono sempre gli stessi: il modo migliore per difendersene è conoscerli.

Conoscerli, per esempio, significa rendersi conto del potere assolutamente reale della persuasione. Guardate questo video di molti anni fa, in cui James Randi mostra che il cristallo magico che dona forza (vi ricorda qualcosa?) è indistinguibile dal veleno per topi in quanto a efficacia.

Qualcuno si starà magari chiedendo come mai la “dimostrazione” del Power Balance solitamente proposta sembra funzionare. La dimostrazione è questa: il sagace dimostratore del braccialetto (che spesso appartiene a una catena di marketing multilivello ed è quindi venditore tutt’altro che disinteressato) chiede allo scettico di mettersi in piedi a gambe unite, con le braccia a novanta gradi rispetto al corpo (vi ricorda qualcosa?), e poi gli chiede di alzare una gamba. Il dimostratore preme sul braccio corrispondente e fa perdere l’equilibrio allo scettico. Poi fa indossare il braccialetto e ripete l’esperimento: miracolosamente lo scettico non perde l’equilibrio.

Lascio a voi decidere se è più plausibile che un ologramma (come quelli che avete sulle carte di credito o sulle eurobanconote) possa “rispondere al campo energetico naturale del corpo ed entrare in risonanza con esso” o che la seconda volta il vostro corpo sappia cosa aspettarsi e quindi reagisca con la forza necessaria a mantenere l’equilibrio. E magari il “dimostratore” bari un po’, consciamente o inconsciamente, per far funzionare l’esperimento.

Se avete ancora dei dubbi, fate una cosa molto semplice: invertite l’ordine delle prove. Prima con il braccialetto, poi senza. Oppure togliete dal braccialetto l’ologramma che gli conferisce i suoi presunti poteri e non ditelo alla cavia (e soprattutto al “dimostratore”). È quello che è stato fatto in Australia, come potete vedere qui:

L’aspetto più ironico di tutta la faccenda è che chi rifiuta la scienza (che non va messa sul piedistallo, ma è e rimane la migliore rappresentazione che abbiamo della realtà) dice di farlo perché non vuole farsi fregare dalle multinazionali e dai governi, e poi si fa fregare dai venditori di braccialetti, cristalli, amuleti e Biowashball (a proposito, che fine hanno fatto tutti quelli che giuravano sulla sua efficacia?). Venditori che sono organizzati in multinazionali, proprio come il presunto “nemico”.

Per tutti coloro che ci vogliono credere a tutti i costi, ho una domanda molto semplice: se davvero questo oggetto ha poteri così intensi da modificare il vostro corpo in aspetti fondamentali come forza ed equilibrio, come potete essere sicuri che non abbia effetti collaterali? Magari vi stia sfrucugliando le cellule cerebrali o portando all’impotenza.

Evviva i diversamente furbi, vero motore dell’economia mondiale: sempre pronti a mettere mano al portafogli in cambio di prodotti inutili.

FAQ: perché ce l’ho con Trump presidente? Perché sono un debunker

FAQ: perché ce l’ho con Trump presidente? Perché sono un debunker

No, non è un fotomontaggio,
ma non è un saluto nazista.
Credit: Getty Images.

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Molti mi chiedono come mai twitto spesso di Trump e che c’entra con me, che sono un debunker, un cacciatore di bufale, uno che si occupa di scienza, non di politica. Semplice: Donald J. Trump è una bufala vivente. È un complottista alla Casa Bianca. Le sue decisioni influenzano l’intero pianeta. Le sue scelte per lo staff che lo circonderà sono antiscienza pura. È un idiota circondato da furbi: per un debunker è inevitabile occuparsene. E preoccuparsene.

Se avete dubbi su quello che dico, toglieteveli: documentatevi su cosa dice e fa e soprattutto su chi sono e cosa dicono i membri del suo staff. Leggete le loro dichiarazioni dirette, non filtrate. In confronto, George Bush Jr. era un genio circondato da sommi sapienti.

Forse chi non conosce l’inglese è un po’ schermato dalla barriera linguistica e non riesce a cogliere l’intonazione boriosa dell’imbecille che pensa di sapere tutto e in realtà non sa niente. Ma il modo di parlare, il modo di gesticolare, il modo di twittare di Trump ricorda senza ambiguità quello di tanti complottisti, sciachimisti, antivaccinisti con i quali ho avuto a che fare in questi anni di debunking. Il suo modo di fare è quello di chi dice “Non mi serve la scienza, non mi servono gli esperti, mi basta quello che so e quello che vedo”.

Sto cominciando a raccogliere qui le sue perle migliori: questo è solo un assaggio.

Trump e l’antivaccinismo

Donald Trump ha dichiarato di credere che i vaccini causano l’autismo (bufala conclamata). Lo ha detto ripetutamente.


Trump ha proposto un antivaccinista dichiarato, Robert F. Kennedy Jr, per presiedere una commissione sulla sicurezza dei vaccini.

Trump ha anche voluto incontrare personalmente Andrew Wakefield, il medico (ora radiato dall’albo per frode) che con il suo articolo fraudolento su Lancet ha inventato la bufala del legame fra vaccino trivalente morbillo-parotite-rosolia e autismo. Trump ha invitato e ospitato Wakefield alla propria festa d’insediamento.

Trump e il riscaldamento globale

Donald Trump afferma che “il concetto di riscaldamento globale è stato creato da e per i cinesi per rendere non competitiva l’industria americana”:

Trump e il complottismo dei birther

Non bisogna dimenticare il suo complottismo ossessivo a proposito del certificato di nascita di Obama. CNN ha compilato una collezione cronologica delle sue dichiarazioni ripetute e deliranti sull’argomento. È arrivato a sostenere che una delle persone che ha validato il certificato è morta in una cospirazione.

Trump e la storia americana

Questo è il modo in cui Trump ha risposto a una domanda basilare di storia americana: cosa fece Abramo Lincoln e perché ebbe successo. Uno dei concetti fondamentali della storia degli Stati Uniti. Quelle che seguono sono le sue esatte parole in un’intervista nientemeno che con Bob Woodward.

Beh, credo che Lincoln abbia avuto successo per varie ragioni. Era un uomo che era di grande intelligenza, cosa che la maggioranza dei presidenti sarebbe. Ma era un uomo di grande intelligenza, ma era anche un uomo che fece qualcosa che era una cosa molto vitale da fare a quell’epoca. Dieci anni prima o venti anni prima, quello che stava facendo non sarebbe mai stato neanche pensato possibile. Per cui fece qualcosa che era una cosa molto importante da fare, e specialmente a quell’epoca.

In originale:

Well, I think Lincoln succeeded for numerous reasons. He was a man who was of great intelligence, which most presidents would be. But he was a man of great intelligence, but he was also a man that did something that was a very vital thing to do at that time. Ten years before or 20 years before, what he was doing would never have even been thought possible. So he did something that was a very important thing to do, and especially at that time.

Se vi ricorda la risposta che si dà a scuola quando si viene interrogati e non si sa niente dell’argomento che si dovrebbe conoscere, non siete i soli. Questo è un futuro presidente americano che non sa cos’ha fatto Abramo Lincoln.

Trump e l’informatica

Vogliamo parlare di informatica? Questo è un tweet di Trump:

Se non acciuffi gli “hacker” sul fatto, è molto difficile determinare chi stava facendo hacking. Perché questa cosa non è stata sollevata prima delle elezioni?

In originale:

“Unless you catch “hackers” in the act, it is very hard to determine who was doing the hacking. Why wasn’t this brought up before election?

La questione non è stata sollevata prima delle elezioni per una buona ragione: è una stronzata. Non lo dico io: gli ha risposto nientemeno che Kevin Mitnick, che sa sulla propria pelle che si può eccome essere acciuffati dopo l’atto di “hacking”:

In italiano: “Non è vero. Si possono acciuffare gli hacker anche dopo l’atto. Se lo lasci dire da qualcuno che sa bene questo fatto”.

E questa è una sua dichiarazione sulla guerra informatica durante uno dei dibattiti presidenziali:

…when you look at what ISIS is doing with the internet, they’re beating us at our own game. ISIS. So we have to get very, very tough on cyber and cyber warfare. It is a, it is a huge problem. I have a son. He’s 10 years old. He has computers. He is so good with these computers, it’s unbelievable. The security aspect of cyber is very, very tough. And maybe it’s hardly doable.

In italiano:

…quando guardi cosa fa l’ISIS con Internet, ci stanno battendo al nostro gioco. L’ISIS. Per cui dobbiamo diventare molto, molto duri nel cyber e nella cyberguerra. È un, è un problema enorme. Io ho un figlio. Ha dieci anni. Ha dei computer. È così bravo con questi computer, è incredibile. L’aspetto della sicurezza del cyber è molto, molto difficile. E forse è quasi irrealizzabile.

Parole in libertà, ovvietà assolute (e anche sbagliate, visto che gli Stati Uniti fanno guerra informatica con strumenti sofisticatissimi mentre l’ISIS riesce solo a postare video-shock su Youtube). Parole che non vogliono dire nulla e nascondono una totale incompetenza e impreparazione.

Sapete chi ha scelto come “zar per la sicurezza informatica”? Rudolph Giuliani. Sì, l’ex sindaco di New York, che oggi ha 72 anni e di informatica non capisce un’acca. La sua azienda di “cybersicurezza”, Giulianisecurity.com, è stata ridicolizzata da chi d’informatica ci capisce veramente: usa software obsoleto e ha diverse vulnerabilità basilari da puro dilettantismo. E questo è l’uomo che dovrebbe difendere l’America dagli attacchi degli esperti dei governi stranieri e fare da consulente a Trump?

Trump e le armi nucleari

Vogliamo parlare, che so, di una questioncella come le armi nucleari? L’uomo che tra poco avrà accesso ai più grandi poteri di distruzione mai affidati a un singolo individuo non sa neanche che cos’è la triade nucleare. E dire che non è difficile: la triade nucleare è composta da bombardieri, missili e sottomarini armati di testate nucleari. Glielo chiedono specificamente in un dibattito e lui risponde con un altro fiume di parole incoerenti da scolaretto impreparato. Guardate il video.

E poi c’è questo suo tweet di dicembre 2016: “Gli Stati Uniti devono rafforzare massicciamente ed espandere la propria capacità nucleare fino al momento in cui il mondo comincerà a ragionare sulle bombe atomiche” (“The United States must greatly strengthen and expand its nuclear capability until such time as the world comes to its senses regarding nukes”). Gli Stati Uniti hanno già milleottocento bombe atomiche pronte per l’uso rapido. Più altre duemila circa in riserva, caso mai non bastassero le prime milleottocento. Perché Trump vuole espandere quest’arsenale? Intende usarlo? Quando gli hanno chiesto di chiarire, Trump ha risposto “Lasciamo che sia una corsa agli armamenti”.

Trump, il razzismo e il sessismo

Ci sarebbero, poi, da considerare le sue parole razziste e sessiste, il suo chiamare le donne “scrofe” o il suo vantarsi di poterle palpeggiare come e quando gli pare, ma queste sono questioni fuori tema rispetto al debunking. Anche perché non c’è alcuna necessità di verificare che queste cose le abbia dette: lo ha fatto, documentatamente e pure in pubblico.

L’antiscienza e l’arroganza al potere

Come debunker, vedere l’antiscienza al potere, assistere al trionfo strafottente di chi pensa che le proprie opinioni contino più dei fatti, che studiare e prepararsi non serva, mi mette paura. Sì, paura: perché la storia è già abbastanza ricolma dei danni causati quando una nazione ha abbracciato l’antiscienza e l’ha portata al potere. Non abbiamo bisogno di “dargli una possibilità”, come sento dire a tanti. Sappiamo già come va a finire.

Se vi serve un ripasso, leggete questo mio breve saggio sulla pseudoscienza al potere nel passato: Reagan che decide in base all’astrologia, Stalin e la purga dei biologi che si opponevano alle teorie di Lysenko, l’inesprimibile orrore della pseudoscienza ariana alla base dell’Olocausto, i militari americani e sovietici che finanziano i sensitivi che promettono di attraversare i muri con la forza del pensiero, e via così, fino agli sciachimisti e agli antivaccinisti di oggi seduti nei posti di potere.

Se quello che dico vi scoccia, siete liberi di non seguirmi e di non leggermi. Fate pure. Ma non siete liberi di sfuggire alle decisioni della presidenza Trump. Alla Casa Bianca sta per insediarsi un negazionista del riscaldamento globale. Uno che vuole bloccare la ricerca della NASA sul clima, in modo da non avere più dati climatici e far sparire il problema. Uno che, spalleggiato da compari legati a doppio filo all’industria petrolifera, vuole spingerci tutti a ficcare la testa nella sabbia.

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Ci aspettano almeno quattro anni di antiscienza pura al potere in America, che avrà effetto su di noi, perché le decisioni prese là, ci piacciano o no, influenzano anche noi; influenzano il mondo. Forse non dovrei chiamarla antiscienza, perché la scienza viene spesso percepita come fredda, astratta, soggetta a ripensamenti: dovrei chiamarla, molto semplicemente, antirealtà.

Non ne faccio questione di politica: i fatti non sono né di destra né di sinistra, sono fatti e basta, e sono quelli che sono. Non c’è quantità di lacca per capelli o di strilli isterici o di istigazione all’odio che tenga: la realtà ha da tempo immemorabile questo sublime difetto di infischiarsene delle opinioni e delle ideologie e di tutti gli idioti che pensano di poterla piegare al loro volere, e poi presentare il conto.

Come debunker, insomma, non posso stare a guardare mentre si fa scempio della scienza e del mondo. Ecco perché.

Voyager, ai confini dell'incoscienza: l’Area 51 (con contorno di api e scie chimiche)

Voyager, ai confini dell’incoscienza: l’Area 51 (con contorno di api e scie chimiche)

Stasera torna la trasmissione Rai Voyager, che si occuperà, presumibilmente con il consueto rigore scientifico e consultando gli esperti di settore, di un tema assolutamente classico della misteriologia: l’Area 51.

L’annuncio del programma dice che la troupe di Giacobbo “tenta di entrare nella mitica base del Nevada: l’Area 51”. Buona fortuna. E ovviamente non manca l’interrogativo inquietante: “Cosa nascondono le Forze Armate americane, all’interno dell’impenetrabile zona militare?”.

Se non volete spendere tempo a sorbirvi il format da stillicidio della trasmissione, ve lo dico io: di certo niente che andrebbero a raccontare a Giacobbo. E allora perché andarci?

Non mancherà anche un argomento che sicuramente turba i sonni dei contribuenti al canone Rai: la profezia di Einstein sulle api. Secondo Voyager, la profezia sta in una frase del grande scienziato, che “recita che quando scomparirà l’ultima ape sulla faccia della Terra, il destino dell’uomo sarà segnato per sempre”.

Vi posso risparmiare una buona mezz’ora di discorsi inconcludenti di Voyager: Einstein non ha mai detto o scritto nulla del genere, come spiega Snopes.com con dovizia di dettagli. Tempo richiesto per risolvere la questione: due secondi, il tempo di scrivere in Google “Einstein bees” e premere Invio.

I casi sono due. Alla redazione di Voyager non sanno cos’è Google, oppure prendono volutamente per i fondelli i creduloni che seguono la trasmissione. Questa è disinformazione pagata dai contribuenti. E poi ci chiediamo perché girano le storie più sceme sui pianeti in collisione e i calendari Maya e i giovani non conoscono la scienza e s’angosciano per i video dei cellulari che fanno il popcorn. Semplice: perché trasmissioni come Voyager imbottiscono loro la testa di cretinate.

Perché Voyager non alza le chiappe e va ad indagare i misteri veri della scienza? Luci di Hessdalen, l'”evento wow” di cui ho parlato qualche giorno fa, i risultati delle sonde Viking su Marte che sembravano indicare tracce chimiche di vita, le sonde Pioneer deviate fuori rotta da una forza sconosciuta, la macchina di Anticitera… queste sono solo le prime che mi vengono in mente.

No, eh? Troppa fatica. Molto più comodo riciclare la pappa pronta rigurgitata da qualche sito o libercolo di pseudoscienza, senza neppure fare una Googlata preliminare prima di aprir bocca, e al diavolo le conseguenze.

Post (non)eventum

Il servizio sull’Area 51 s’è concluso esattamente come previsto (avrò poteri di precognizione?): con un bel nulla di fatto. Quattro tontoloni che ronzano intorno a una base militare e si scandalizzano perché vengono tenuti d’occhio. Di concreto, nulla.

Il servizio sulle scie chimiche è stato brutalmente riciclato da una puntata precedente: come al solito, Rosario Marcianò è stato presentato come se fosse un superesperto, con tanto di qualifica di “ricercatore”, quando è invece un semplice dilettante senza alcuna competenza aeronautica o meteorologica ed è oltretutto autore di numerose manipolazioni e falsificazioni di immagini e dati, già documentate in questo blog e altrove.

Già è scandaloso che la televisione pubblica spacci per esperti delle persone che non lo sono (per par condicio, a quando una puntata di Medicina 33 o Elisir condotta da un cartomante che fa le diagnosi con i tarocchi?). Ma stavolta è la redazione stessa di Voyager, specificamente Roberto Giacobbo, ad aver fatto delle affermazioni che a mio avviso rasentano il reato di procurato allarme:

Perché questo fenomeno [delle scie bianche lasciate dagli aerei] avvenga in modo naturale si devono rispettare contemporaneamente tre condizioni: la temperatura deve essere tra i 40 e i 45 gradi sotto zero, l’altitudine dell’aereo deve essere almeno di 8000 metri, e l’umidità deve essere superiore al 70%. Se solo una di queste condizioni non si verifica, la scia bianca dell’aereo non avviene in modo naturale. Ma molte volte abbiamo visto degli aerei che lasciavano delle scie ad altitudini inferiori, a temperature diverse. E allora? Cosa stavano lasciando nell’atmosfera? C’è chi sostiene che qualcuno stia mischiando i gas della nostra atmosfera con qualcosa di particolare, forse per modificare il clima. A che fine? Scopriamolo insieme.

Attenzione: qui Giacobbo fa delle affermazioni concrete e precise. Dice: “molte volte abbiamo visto degli aerei che lasciavano delle scie ad altitudini inferiori, a temperature diverse”. Nessun condizionale, nessuna ipotesi: Giacobbo afferma di avere le prove del rilascio di scie al di fuori dei parametri “normali” da lui indicati (sui quali ci sarebbe da fare un discorso a parte, ma non ora). Dice di averli visti “molte volte”, addirittura.

Bene. Cara redazione di Voyager, chiedo pubblicamente le prove di quest’affermazione. Perché un conto è intrattenere la gente con quattro storielle sugli alieni e le conoscenze degli antichi egizi, un altro è far paura alla gente dicendo scemenze pur di riempire il vuoto pneumatico fra una raffica di spot e l’altra. Posso fornire nominativi di chimici, meteorologi e piloti di linea che confermano che le vostre affermazioni sono totalmente infondate.

Se volete darmi una mano a far sapere a Voyager che non siamo tutti citrulli a cui la si dà a bere facilmente, l’indirizzo è voyager@rai.it. La mia mail è già partita. Se preferite la carta, l’indirizzo è Redazione Voyager – Via Goiran 3 – 00195 Roma.