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25 anni di 11 settembre

Il World Trade Center negli anni Novanta. Immagine generata da me con software di IA.

Lo shock planetario degli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 è ormai passato dalla cronaca alla storia. Per molti di noi è ancora un ricordo vivo; ma per tanti che sono nati dopo quel giorno terribile o erano troppo piccoli per ricordarselo è un’idea astratta, intangibile, quasi assurda nella sua scala devastante. Quattro aerei di linea dirottati contemporaneamente, due lanciati contro le Torri Gemelle del World Trade Center innescandone l’incendio e il successivo crollo, uno schiantato contro il Pentagono e uno precipitato in un campo in Pennsylvania dopo la rivolta dei passeggeri. Tremila morti, il centro di New York sfigurato e paralizzato, il mondo nel caos e nel panico.

L’enormità dell’evento ha spinto tante persone dalle menti troppo piccole a cercare spiegazioni semplici che confermassero le loro paure e i loro pregiudizi invece di accettare la complessità dei fatti reali. Ne ha spinte altre, meno piccole ma più meschine, a sfruttare una tragedia per propagandare le proprie tesi di odio e monetizzare ansie e angosce collettive.

Ci fu un’ondata di cospirazionismo intorno agli attentati di quel giorno di 25 anni fa. Un’ondata che non si limitò ai deliri dei soliti squinternati su Internet (che non era ancora preda dei social network) ma divenne mainstream, con ore e ore di programmi televisivi nei quali le tesi più idiote e bislacche ricevevano una dignità immeritata invece di essere liquidate facendo parlare gli esperti e i tecnici. Partecipai anch’io ad alcune di quelle trasmissioni come consulente, cercando con fatica di arginare il fiume in piena del complottismo che aveva travolto e sedotto anche numerosi giornalisti. Come me lo fecero molte altre persone, ma nonostante tutto alcuni miti fasulli si consolidarono nell’opinione pubblica.

Oggi il complottismo undicisettembrino è sfumato, messo in ombra dai cospirazionismi nati successivamente sui grandi eventi degli anni recenti. I complottisti di allora si sono puntualmente riciclati occupandosi di altre tesi fantasiose utili ai loro scopi. Molti di loro sono ancora in giro a fare danni, utili idioti manipolabili da movimenti politici, miliardari online e governi quando serve distogliere l’opinione pubblica da situazioni reali drammatiche. Il petrolio del ventunesimo secolo non è il bit, come sognavano i tecnoidealisti: è l’odio. Più ce n’è, più si fanno soldi, fottendosene delle conseguenze sociali. I leader mondiali e i padroni dei social network lo aizzano e lo sfruttano.

Non intendo rimestare nel letamaio delle tesi cospirazioniste sull’11 settembre. Per chi fosse interessato, sull’argomento c’è il sito Undicisettembre al quale ho collaborato e ci sono i libri che ho tradotto (11/9 i miti da smontare) e ai quali ho contribuito (11/9 La cospirazione impossibile). Ci sono anche moltissimi altri libri e siti dedicati all’esame oggettivo delle tesi di complotto. Oggi segnalo in particolare l’editoriale del collega e amico Butac che prova a spiegare quali sono i meccanismi del nostro cervello che ci spingono a rifiutare la realtà e preferire le fantasie.

Perché la cosa realmente importante, qui, non è smentire meticolosamente la singola specifica tesi di complotto già circolante, ma cercare di capire come evitare che nasca e prosperi la prossima.

Kim Kardashian rilancia il complottismo lunare. Ecco perché ripete una panzana

Ultimo aggiornamento: 2025/11/06 23:50.

Per chi ha fretta

Durante la puntata del 30 ottobre scorso di The Kardashians, Kim Kardashian ha citato e sostenuto le tesi di complotto che negano gli allunaggi umani avvenuti tra il 1969 e il 1972. Ha citato delle frasi attribuite all’astronauta Buzz Aldrin, che insieme a Neil Armstrong scese sulla Luna a luglio del 1969.

La Kardashian ha citato un video che è un montaggio di vari spezzoni di interviste a Aldrin. In uno di questi spezzoni viene chiesto all’astronauta quale sia stato il momento di massima paura e lui risponde che non c’è stato perché non è successo. Lei interpreta il “non è successo” come se fosse riferito alla missione, senza chiedersi che senso avrebbe mai che Aldrin dicesse di non essere andato sulla Luna dopo cinquant’anni di gloria per esserci andato. In realtà, guardando il video integrale si capisce subito che Aldrin sta rispondendo con precisione e letteralmente alla domanda e dice che non è mai accaduto un singolo momento di massima paura, perché l’intera missione era piena di rischi.

In un altro spezzone, sembra che Aldrin dica che “non ci siamo andati”, ma sta rispondendo a una bambina che gli ha chiesto come mai non ci siamo tornati, e la sua risposta è che secondo lui non ci siamo andati di nuovo per questione di costi. Tutto qui.

Come al solito, i complottisti rimontano intenzionalmente le dichiarazioni delle persone per adattarle alle loro tesi idiote e le persone ingenue abboccano agli inganni dei complottisti. Quando la persona ingenua è celebre, finisce per diffondere scemenze, aiutata dai produttori di reality che fiutano una polemica che faccia parlare della loro vacua paccottiglia. La polemica sul nulla viene poi amplificata dalla grancassa del giornalismo cialtrone e dei social network che promuovono qualunque contenuto generi traffico e quindi profitto, fregandosene delle conseguenze.

E i fatti si accucciano in un angolo, ignorati da tutti.

In dettaglio

Nella puntata numero 2 della settima stagione del programma The Kardashians (distribuito su Hulu), andata in onda pochi giorni fa, Kim Kardashian ha manifestato la propria credenza nella tesi complottista secondo la quale gli allunaggi umani del programma Apollo, avvenuti fra luglio 1969 e dicembre 1972, sarebbero stati una messinscena.

A 40:47 dall’inizio, Kim Kardashian si rivolge alla collega Sarah Paulson e le parla di video che riguardano Buzz Aldrin, l’astronauta che insieme a Neil Armstrong camminò sulla Luna durante il primo allunaggio umano a luglio del 1969. Kardashian dice a Paulson: “This girl says, ‘What was the scariest moment?’ And he goes, there was no scary moment because it didn’t happen. It could have been scary, but it wasn’t because it didn’t happen.” (“Questa ragazza dice ‘Qual è stato il momento che ti ha fatto più paura?’ e lui dice che non c’è stato un momento di paura perché non è accaduto. Avrebbe potuto essere spaventevole, ma non lo è stato perché non è accaduto.”).

Kardashian poi aggiunge: “So I think it didn’t happen” (“Quindi io penso che non sia accaduto”).

Ha ribadito questa sua tesi anche in seguito nella puntata, a 41:50 [video su Today.com]. Uno dei produttori le chiede “You think that we didn’t walk on the Moon?” (“Credi che non abbiamo camminato sulla Luna?”) e lei risponde: “I don’t think we did. I think it was fake. I’ve seen a few videos on Buzz Aldrin talking about it didn’t happen. He says it all the time now in interviews. Maybe we should find Buzz Aldrin. Oh my God, Khloe should get him on her podcast. […] Why does Buzz Aldrin say it didn’t happen?” (“Non credo che l’abbiamo fatto. Credo che fu una messinscena. Ho visto alcuni video a proposito di Buzz Aldrin che dice che non è successo. Adesso lo dice in continuazione nelle interviste. Forse dovremmo trovare Buzz Aldrin. O mio Dio, Khloe dovrebbe ospitarlo nel suo podcast. […] Perché Buzz Aldrin dice che non è successo?”).

Subito dopo, Kim Kardashian afferma inoltre che “sulla Luna non c’è gravità” (“There’s no gravity on the Moon”) [Entertainment Weekly]: un’asserzione indiscutibilmente falsa che rivela eloquentemente il livello reale della sua conoscenza dell’argomento sul quale ritiene di poter sentenziare così pesantemente, accusando gli altri di essere bugiardi. E poi chiede: “Why is the flag blowing? The shoes that they have in the museum, that they wore on the Moon, is a different print in the photos. Why are there no stars?” (“Perché la bandiera sta sventolando? Le scarpe che hanno nel museo, che hanno indossato sulla Luna, l’impronta è diversa nelle foto. Perché non ci sono stelle?”). Insomma, i capisaldi del lunacomplottismo, ai quali è già stata data risposta infinite volte: la bandiera sventola perché gli astronauti la stanno muovendo per posizionarla, gli astronauti indossavano delle soprascarpe termicamente isolanti, le stelle sono troppo fioche per vedersi in luce diurna.

Queste sue dichiarazioni sono diventate virali e così hanno ricevuto una breve risposta su X da Sean Duffy, direttore pro tempore della NASA, che ha ribadito che sì, siamo andati sulla Luna, ci siamo andati sei volte, e ci stiamo tornando con le missioni del programma Artemis.

Inevitabilmente, vista la notorietà di Kim Kardashian, le sue parole di complottismo dichiarato hanno attirato le attenzioni moleste e gli entusiasmi dei vari invasati e ottusangoli che ancora non si sono rassegnati al fatto che gli allunaggi sono una realtà documentata e accettata da chiunque ne sappia mezza sulla storia dell’astronautica e persino dai rivali sovietici. Perché queste persone non vogliano accettare questo semplice fatto sarebbe da capire, ma lasciamo stare e vediamo i fatti che riguardano le parole attribuite da Kardashian a Aldrin.

Il video al quale si riferisce Kim Kardashian è uno spezzone tratto da un incontro pubblico con Aldrin avvenuto alla Oxford Union Society nel 2015, secondo le ricerche di Today.com [video, a 1:49] e Unilad.com. La versione originale del video è disponibile qui sul canale YouTube della Oxford Union e nell’embed qui sotto.

Nel video, a 30:11, una persona del pubblico chiede all’astronauta quanto segue: “What was the scariest moment of the journey?” (“Quale fu il momento di massima paura del viaggio?”) e Aldrin, che a questo punto ha parlato già per mezz’ora di tutti i dettagli di come è andato sulla Luna, risponde: “Scariest? It didn’t happen. It could have been scary.” (“Quello di massima paura? Non accadde. Avrebbe potuto essere”).

Dal contesto dovrebbe essere lampante che quando Aldrin dice “non accadde” non si sta riferendo alla missione, della quale ha appunto parlato fino a questo punto in toni di assoluta realtà, ma si sta riferendo al momento di maggiore paura. Sta dicendo che non accadde un momento di massima paura, perché la missione era tutta pericolosa, come ha appena finito di dire. Tutto qui.

Dal pubblico, poi, gli arriva un suggerimento, e Aldrin si lancia in una lunga spiegazione delle attività sulla Luna, al rientro nella cabina del veicolo di allunaggio (ancora una volta, con il tono di chi sta raccontando un fatto reale), e rievoca il fatto di aver trovato sul pavimento della cabina un interruttore-disgiuntore (circuit breaker). Era quello di attivazione del motore che avrebbe dovuto riportare lui e il suo compagno Armstrong in orbita intorno alla Luna per incontrare il terzo membro dell’equipaggio, Michael Collins, che li stava aspettando nel veicolo spaziale principale. Insomma, trovare che questo comando fondamentale per il ritorno sulla Terra era rotto sarebbe stato forse il momento di massima paura.

Ma tutto questo, nello spezzone tagliato furbescamente dai complottisti, non lo trovate. Chiedetevi perché.


Colgo l’occasione per aggiungere un altro debunking che riguarda un video tagliato ad arte che riporta in modo ingannevole delle dichiarazioni di Buzz Aldrin. Secondo i lunacomplottisti, l’astronauta avrebbe detto a una bambina che l’allunaggio non è mai successo.

Lo scambio è visibile per esempio qui su YouTube o nell’embed qui sotto. Secondo Snopes e i dati pubblicati su YouTube, il video originale fu registrato a Washington, DC, il 5 settembre 2015, al National Book Festival.

Cominciamo dai dati di base, cioè dalla trascrizione fedele dello scambio tra la bambina e Aldrin, perlomeno come viene presentato nel video proposto dai complottisti, che è uno spezzone isolato di una conversazione che dura ben 17 minuti e nella quale Aldrin parla ripetutamente della realtà dei viaggi lunari, suoi e altrui.

Bambina: Why has nobody been to the moon in such a long time?

Aldrin: That’s not an eight-year-old’s question… That’s MY question. I want to know. But I think I know, ’cause we didn’t go there and… and that’s the way it happened and… and if it didn’t happen, it’s nice to know why it didn’t happen, so in the future, if we want to keep doing something, we need to know why something stopped in the past that we wanted to keep it going [segue rimontaggio delle parole di Aldrin].

Prima di tutto, la bambina chiede come mai non siamo tornati sulla Luna per così tanto tempo, e Aldrin risponde a questa domanda. Quindi l’assunto iniziale di entrambi è che ci siamo andati e la questione è capire come mai non ci siamo andati più.

La risposta di Aldrin è “Questa non è una domanda da bambina di otto anni [nel senso di “un adulto ti ha imbeccato questa domanda”, e in effetti nel video non tagliato si sente una voce maschile adulta che suggerisce alla bambina le parole chiave di ciascuna domanda]… è la MIA domanda. Lo voglio sapere”. Cioè Aldrin vorrebbe sapere come mai non siamo tornati sulla Luna per oltre cinquant’anni. E prosegue dicendo “Credo di saperlo, perché non ci siamo andati [sottinteso “di nuovo”] e… ed è andata così e…. e se non è successo [cioè se non ci siamo tornati], è utile sapere perché non è mai successo, così in futuro, se vogliamo continuare a fare qualcosa, abbiamo bisogno di sapere come mai in passato una cosa che volevamo far continuare si è interrotta.”

Aldrin non si esprime in maniera molto chiara (è sempre stato così nel parlare), ma il senso di quello che dice è comprensibile: siamo andati sulla Luna, abbiamo smesso di andarci, ed è utile interrogarsi sui motivi per cui abbiamo smesso di andarci, perché capire il passato può aiutarci a evitare che succeda di nuovo in futuro.

Il senso delle parole di Aldrin diventa molto più evidente se si ascolta anche la parte della risposta di Aldrin alla domanda della bambina che manca nella versione proposta dai complottisti e spiega i motivi del mancato ritorno sulla Luna secondo lui (da 8:00 nel video non tagliato):

Aldrin: Money. It’s a good thing. If you want to buy new things, new rockets, instead of keep doing the same thing over and over, then it’s going to cost more money. And other things need more money too. So having achieved what the President wanted us to do … and then what thousands, millions of people in America, and millions of people around the world …

“Soldi”, spiega l’astronauta. Abbiamo smesso di andare sulla Luna per carenza di fondi. [il denaro] è una buona cosa. Se si vogliono comperare cose nuove, razzi nuovi, invece di continuare a fare la stessa cosa tante volte, allora costerà altri soldi. E ci sono anche altre cose che hanno bisogno di più soldi. Quindi, avendo ottenuto quello che il Presidente voleva che facessimo [andare sulla Luna, quindi Aldrin sta dicendo chiaramente che le missioni lunari sono avvenute]… e poi quello che migliaia di persone in America e milioni di persone nel mondo…”.

A questo punto Aldrin si ferma e cambia discorso.

Aldrin: You know, when we toured around the world after we came back [from the moon], the most fascinating observation was signs that said “WE did it.” Not just us, not just America, but we, the world! Different countries! They felt like they were part of what we were able to do. And that made us feel very good.

Traduco: “Sai, quando abbiamo fatto un tour mondiale dopo che siamo tornati [dalla Luna, ribadendo di nuovo che le missioni lunari sono state effettuate e aggiungendo che lui vi ha partecipato], la cosa più affascinante che abbiamo notato erano i cartelli che dicevano ‘NOI l’abbiamo fatto’. Non solo noi, non solo l’America, ma noi, il mondo! Paesi diversi! Sentivano di essere parte di quello che eravamo riusciti a fare. E questo ci ha fatto sentire molto bene.”

Questa seconda parte della risposta mette assolutamente in chiaro che non c’è nessuna presunta confessione di Aldrin, ma anzi una conferma di quello che ha sempre dichiarato e che è avvalorato da una vastissima documentazione storica. Se poi qualcuno crede di informarsi guardando venti secondi di video su TikTok o YouTube e che quei venti secondi tagliuzzati tendenziosamente siano più credibili di montagne di documenti tecnici accettati da tutto il mondo scientifico, il problema è suo.

Potete ascoltare l’intervista completa ad Aldrin qui su YouTube o nell’embed qui sotto.

Per chi fosse interessato ad approfondire, ricordo che il mio libro sui complotti lunari è sfogliabile gratuitamente online e acquistabile in versione aggiornata su carta.

Fonti aggiuntive

Nasa hits back at Kim Kardashian’s moon landing conspiracy, BBC, 31 ottobre 2025.

‘Yes, we’ve been to the moon before’: Nasa rebuffs Kim Kardashian conspiracy theory, The Guardian, 31 ottobre 2025

NASA to Kim Kardashian: We’ve been to the moon six times, Reuters, 31 ottobre 2025.

Kim Kardashian, We Have Indeed Been to the Moon, NASA Says, The New York Times, 31 ottobre 2025.

NASA Issues Horrified Response to Kim Kardashian, Futurism.com, 2 novembre 2025.

Sono ancora convinto che siamo andati sulla Luna? La mia risposta standard per i complottisti

Anche stamattina è arrivata la solita mail del complottista lunare di turno.

Sei ancora convinto che siano andati sulla Luna?

La mia risposta, che potete usare liberamente se vi sembra utile:

No. “Convinto” non è la parola giusta. Tanto vale chiedermi se sono “convinto” che la gravità esiste. Esiste e basta, e o uno accetta questo fatto, oppure è libero di negarlo e dimostrare di aver ragione mettendosi a fluttuare a mezz’aria.

Non è una questione di fede, ma di accettare i fatti.

Semmai, chiediti tu una cosa: perché vuoi a tutti i costi negare un evento documentatissimo, verificato da fonti scientifiche indipendenti, confermato persino dai rivali sovietici? Come mai ci tieni così tanto?

Se vuoi levarti i dubbi, leggi il mio libro gratuito: lo trovi presso Luna1969.info. L’ho realizzato con la consulenza di numerosi esperti internazionali di esplorazione e ingegneria spaziale e di molti protagonisti diretti, anche italiani, delle missioni lunari. Ma se ritieni di saperne di più di loro, o se pensi che qualcuno che hai visto su YouTube sia più competente di loro, non leggerlo.

Credi quello che ti pare; non ho alcun desiderio o bisogno di convincerti. Il tuo rifiuto di accettare un fatto storico non cambia la realtà.

Non ho tempo per dibattiti personali su questo argomento, per cui mi perdonerai se non risponderò a ulteriori tuoi messaggi.

Cordialmente

Paolo Attivissimo

Come ti creo il mistero dove non c’è: lo scatolone del Pentagono a “Matrix” e altre false prove di complotto

Come ti creo il mistero dove non c’è: lo scatolone del Pentagono a “Matrix” e altre false prove di complotto

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Butto giù due righe a caldo subito dopo la messa in onda di Matrix di oggi (a proposito, lo potete rivedere integralmente qui).

I tempi televisivi sono sempre dannatamente stretti, e ho avuto tempo di dire solo una cosina di per sé banale ma simbolica: per chi si stesse domandando qual è la scatola misteriosa alla quale ho accennato nel mio intervento telefonico a fine trasmissione, è quella mostrata qui sotto, nella medesima immagine presentata come se fosse un documento inquietante da Massimo Mazzucco, accompagnata dalla frase sibillina “…forse è stato qualche cosa che noi non dovevamo vedere?”.

matrix.png

Lungi dall’essere una scatola contenente chissà quale oggetto che il mondo non deve vedere, è semplicemente una normale tenda. Notate come i militari non fanno alcuna fatica a sollevarla?

Per essere precisi, è una tenda come questa, eretta davanti al Pentagono:

Pentagon03_tarp.jpg

Visto com’è facile creare un mistero dove non c’è? Come mostrato anche dagli ospiti in studio a proposito delle parole dell’inviato della CNN estrapolate dal loro contesto dal filmato di Mazzucco, è semplicissimo prendere una situazione innocente e farla passare per una prova di complotto, ed è una cosa che i documentari prodotti dai sostenitori delle tesi alternative fanno frequentemente. Troppo frequentemente. Io non faccio altro che indicare questi errori, piccoli e grandi, in modo che possano essere eliminati, lasciando pulita la verità rimanente, qualunque essa sia.

Sì, certo: non sposo in tutto e per tutto la versione ufficiale. Ci sono eccome dei punti oscuri o mal documentati negli attentati dell’11 settembre (il Volo 93, per esempio), ma non sono quelli prediletti dai complottisti. Anzi, inventarsi demolizioni controllate, aerei fantasma e scatole misteriose finisce per distrarre dai veri punti oscuri. I complottisti, involontariamente, fanno il gioco degli insabbiatori. Ammesso che ci sia qualcosa da insabbiare.

Ci sarebbero molte altre cose dette stasera che andrebbero chiarite, ma l’ora è tarda: le troverete qui domani. Per ora vorrei ringraziare chi ha seguito la trasmissione e la redazione di Matrix per avermi offerto l’opportunità di collaborare al programma, e dare il benvenuto a chi visita questo blog per la prima volta e si chiede in che razza di posto è finito.

Permettetemi di consigliarvi una sfogliata alle mie indagini sull’11 settembre e su molte altre storie che circolano in Rete. Così mi presento e potete decidere subito se scappare o no finché siete in tempo.

Poi non dite che non vi avevo avvisato.

Aggiornamento (2006/06/01)

Per chi si è perso il programma, è visibile in streaming sul sito di Matrix. Secondo quanto indicato da Mediaset, la puntata ha avuto una media di 1.270.000 spettatori con una media di 5.543.000 contatti. Non male. Gli ospiti sono stati Franco Fracassi (giornalista e documentarista, collaboratore di Giulietto Chiesa) e Alessio Vinci (capo ufficio corrispondenza CNN in Italia).

Ecco alcune delle cose da chiarire alle quali accennavo prima:

  • Il “B-52” e l’Empire State Building. Era un B-25 Mitchell, lento bimotore a elica del peso medio di 15 tonnellate, non un B-52, enorme bombardiere nucleare con otto motori a getto come ha detto Fracassi (parte 2, 3:20). La differenza è importantissima: è come dire “l’edificio è stato colpito da un TIR e non gli è successo nulla” quando invece l’ha colpito un Ape Car. Ci vuole una decina di B-25 per fare il peso di un Boeing 767 come quelli che hanno colpito il WTC.
  • I rottami al Pentagono. Nel filmato che illustrava i rottami d’aereo presenti al Pentagono è stata inclusa per errore (mea culpa, l’ho etichettata male io) un’immagine di una ruota d’aereo che in realtà proviene dal WTC. Inoltre è stata mostrata anche un’immagine che non faceva assolutamente parte del materiale che ho fornito alla redazione: la vedete qui sotto. Non so da dove sia stata tratta quest’immagine e mi sembra che rechi tracce di fotomontaggio (o forse sono artefatti di compressione) intorno al contorno del motore. Ho scoperto in seguito che proviene da Inganno Globale di Mazzucco (a circa 27:25).
Matrix motore.png
  • Missili antiaerei al Pentagono. Non esiste alcuna batteria antiaerea, men che meno automatica, intorno al Pentagono. Chi, come Fracassi ieri sera, dice che esiste, faccia la cortesia di indicarne ubicazione, caratteristiche e tipo, e la fonte di questi dati. Altrimenti è una leggenda metropolitana la cui mancata verifica scredita i complottisti. Dai commenti qui sotto segnalo che su Luogocomune.net “un analista militare, a pagina 42 della discussione sullo Speciale TG1 conferma che il Pentagono, a differenza della Casa Bianca, NON è difeso da sistemi missilistici.”
  • Il buco lasciato dal Volo 93. Mazzucco “dimostra” che la buca d’impatto in Pennsylvania è troppo piccola basandosi esclusivamente sulle misure spannometriche di un singolo testimone. Eppure le foto successive, mostrate da Mazzucco stesso, indicano che la buca è ben più grande di quanto detto dal testimone. Strano.
  • I danni al WTC 7: Fracassi afferma “io ho visto le fotografie di quell’edificio da tutte quante le angolazioni e i grandi squarci non li ho visti”. Sarebbe interessante se ce le mostrasse: io le ho cercate parecchio senza successo. Nega l’esistenza di grandi incendi (ma ho un filmato che mostra fumo che esce da tutta la facciata).
  • La “manovra impossibile” al Pentagono è stata illustrata, nel documentario di Mazzucco, con un filmato di un caccia militare che fa una manovra acrobatica completamente diversa da quella che viene descritta.

Aggiungo un paio di considerazioni sul mio apporto dietro le quinte:

  • ho collaborato semplicemente preparando un testo e fornendo filmati e fotografie che rispondevano ad alcune domande specifiche poste dalla redazione, senza visionare in anticipo la versione filmata di Mazzucco, altrimenti avrei preparato qualcosa di più specifico.
  • Il testo che ho fornito è stato comunque ampiamente adattato e ridotto rispetto al mio originale (era previsto, ho fornito molto materiale per permettere di selezionarlo). Appena ho tempo, ne preparo e pubblico una versione integrale. Fatto.
  • Ero in contatto telefonico con la redazione per buona parte della diretta e ho fatto alcune segnalazioni sugli errori fatti da entrambi gli ospiti (i cinque aerei dirottati, il B-52 al posto del B-25), ma non sempre è stato possibile farle avere in tempo reale a Mentana.

Ho preparato un breve sunto del contenuto del programma nella versione scaricabile.

  • Parte 1: Introduzione. Mentana presenta il filmato “complottista” di Mazzucco e quello “ufficialista” realizzato dalla redazione con il mio apporto. Presenta gli ospiti. Si parla di buchi nella difesa aerea USA. Vinci esordisce malissimo, affermando che le teorie complottiste sono recenti (falso, il libro di Meyssan risale al 2002) e che gli aerei dirottati erano cinque (erano quattro).
    Anche Fracassi parte con frasi sconclusionatissime, tanto che Mentana lo deve soccorrere verbalmente. Poi Fracassi accenna alle esercitazioni in corso l’11 settembre per indicare che un attentato con aerei non era totalmente inatteso. Accenna anche agli interventi rapidi dell’aviazione USA nei casi precedenti di aerei dirottati o dispersi o con transponder fuori uso.
  • Parte 2: si parla dell’impossibilità di “perdere” quattro aerei di linea nello spazio aereo USA. Mentana obietta ricordando il caso di Mathias Rust, che con un Cessna riuscì addirittura a beffare la sorveglianza dell’intera Unione Sovietica e atterrare sulla Piazza Rossa a Mosca.
    Vinci ricorda che Bush fu avvisato formalmente della sospetta intenzione di bin Laden di commettere attentati in USA, ma l’avviso non fu preso in considerazione come rischio imminente.
    Mentana presenta i filmati dell’attacco.
    Si parla dei crolli del WTC. Fracassi afferma (2:40) che “non esiste nessuna assicurazione al mondo che assicura questi grattacieli per incendio… perché la cosa non è possibile”. Affermazione tutta da verificare.
    A 3:21 Fracassi cita l’impatto contro l’Empire State Building come prova che una collisione di un aereo non può far crollare un grattacielo: “l’Empire State Building è stato colpito molti anni prima da un Bo… da un B-52, che è molto più grande di quest’aereo qui e non ha sostanzialmente…” . Mentana chiede a Fracassi di confermare che un B-52 è più grande. “Sì, il B-52 è molto più g… è l’aereo più grande che ci sia”. Santo cielo, questa andava corretta subito, perché è una bugia estremamente ingannevole. Non era un B-52 (56 metri di apertura alare; peso massimo 220 tonnellate, il doppio degli aerei al WTC), ma un ben più modesto B-25 (20 m di apertura; 15 t di peso, un settimo degli aerei al WTC). Fra l’altro, il B-52 non è comunque l’aereo più grande del mondo (è ampiamente surclassato da Antonov 225, A380 e altri).
    Fracassi obietta che altri grattacieli hanno subito incendi vasti senza crollare. Vero, ma non avevano l’altezza e la struttura del WTC, e non erano stati colpiti da aerei da 100 tonnellate. Non è in grado di spiegare come possa il WTC aver iniziato a crollare proprio dal punto d’impatto degli aerei, se è stato fatto crollare con cariche esplosive.
    Fracassi dice che “nelle due settimane precedenti l’11 settembre le torri sono state evacuate per tutti e due i fine settimana, e ci sono tante testimonianze riguardo questa cosa qui, sia di gente che lavorava nelle torri, sia di gente che lavorava o viveva di fronte alle torri. Sono state evacuate e sono state spente per entrambi i fine settimana l’intero circuito interno di telecamere, per delle esercitazioni ufficialmente. Dopodiché nella settimana prima dell’11 settembre, insomma diciamo gli ultimi giorni, non sono più stati fatti circolare i cani antibomba dentro le torri.”. A me risulta, ma attendo smentite, che i cani antibomba siano stati fatti circolare soltanto in quel periodo a seguito di un allarme bomba e non facevano affatto parte delle misure di sicurezza standard. Sembra sottintendere che le torri siano state minate in due weekend.
    Vinci obietta che “le torri non sono cascate per via di un incendio, questo non era un incendio, erano due aerei che si sono schiantati carichi di carburante… l’acciaio non si è sciolto, si è indebolito e col peso ha ceduto”. E aggiunge: “fino a quando uno non ha una risposta certa che la versione ufficiale non è tale, allora dobbiamo avere delle prove altrettanto forti, e francamente parlando in questo momento io ancora quelle poche che ho avuto il tempo di guardare su Internet non ne ho trovate”.
  • Parte 3: Fracassi accenna all’attentato al WTC nel 1993. Teorizza che la potenza esplosiva di quell’attentato fosse superiore a quella degli aerei (su che basi?). Afferma che da allora erano state prese misure “anche strutturali” (quali? ce le documenta? come si rinforza una torre di 400 metri? Per quel che ne so, dopo l’attentato del 1993 furono semplicemente aggiunte luci lungo le trombe delle scale) per rinforzare le torri.
    Si discute di come fare una demolizione: radiocomandata? Non c’è alcuna prova, ovviamente: è soltanto una teoria.
    Fracassi lamenta la carenza di prove fornite dal governo USA.
    Accenna al famoso passaporto del terrorista ritrovato (il ritrovamento è stato poi smentito ma furono trovati altri effetti personali di terroristi e anche di passeggeri, ma questo non viene detto) e ad altri dettagli a suo dire anomali.
    Vinci ricorda che fu segnalato dall’FBI che arabi stavano frequentando scuole di volo.
  • Parte 4: Si discute del WTC7. Fracassi ipotizza che il WTC7 sia stato demolito per nascondere le tracce delle transazioni borsistiche sospette. Forse non considera che il sistema informatico borsistico ha backup e sistemi di disaster management che conservano copie altrove, per cui demolire per questa ragione il WTC7 non ha senso.
    Fracassi obietta che le tracce dei danni al WTC7 non le ha viste, pur avendo visto foto del lato che il capo dei pompieri descrive come danneggiatissimo.
    Fracassi obietta che altri palazzi sono rimasti integri: vero, ma anche altri sono crollati. Capita.
    Fracassi cita la frase di Silverstein, ipotizzando che il WTC7 debba essere stato minato in anticipo.
    Parla di cause per mobbing contro ex agenti FBI che indagavano troppo.
    Vinci ipotizza la distruzione volontaria del WTC7 per nascondere documenti CIA: ma mi pare stupido demolire un palazzo quando basta una batteria di distruggidocumenti. E se qualche foglio top secret svolazza fuori durante la demolizione?
    Mentana ripresenta il filmato (tratto credo da Loose Change) dell’aereo che ha colpito l’Empire State Building per mostrare che l’aereo non era poi così enorme come detto prima: era un modesto B-25, non un B-52.
  • Parte 5: Si parla del Volo 93. Viene presentata la tesi Mazzucco tramite il suo filmato (non presente nella versione scaricabile di Matrix). Fracassi dice che la ricostruzione degli eventi si basa solo sulle telefonate fatte dai passeggeri (non è esatto: ci sono i registratori di volo, che hanno memorizzato il comportamento dell’aereo e l’audio in cabina, che è stato fatto sentire).
    Obietta che le telefonate sono poco plausibili perché in aereo non c’è campo. Ma alcune delle telefonate sono state fatte con i telefoni di bordo, che non usano la rete cellulare, e altre con i telefonini. Vinci risponde che una sceneggiata implicherebbe la collaborazione di tutti i familiari; chiarisce l’uso dei telefoni di bordo (Airfone).
  • Parte 6: Fracassi discute delle telefonate ricevute dal volo 93. Espone la teoria di “sceneggiare” gli attentati per creare degli eroi. Vinci obietta ma cita il caso Jessica Lynch (autentico falso mediatico). Vinci obietta che un ipotetico abbattimento sarebbe stato politicamente presentabilissimo e quindi sarebbe stato inutile nasconderlo.
  • Parte 8 (in realtà 7): interviene telefonicamente Mazzucco. Polemica con Vinci sull’esatto significato delle parole dell’inviato CNN al Pentagono citate nel documentario di Mazzucco. Intervengo telefonicamente io con l’esempio della tenda trasformata in mistero. Saluti. Sigla.

Sono a Sky TG24 sabato per bufale, Internet e complotti assortiti

Inconsapevole del pericolo, Marco Montemagno mi ha invitato al debutto di stagione del suo Reporter diffuso, in onda su Sky TG24, in diretta, sabato alle 11.35. Per una ventina di minuti parleremo di un nuovo filmato dell’11 settembre, di come i video amatoriali stanno spopolando in Rete e diventando il nuovo veicolo per truffe e bufale (ma anche di nuove celebrità ruttanti), e di altri argomenti internettiani.

Aggiornamento (2006/09/16 14:30)

Una rapida correzione preventiva: non ho ancora riascoltato la registrazione, ma mi sembra che mi sia scappato un “non ci sono fisici” fra i sostenitori delle ipotesi di complotto. In tal caso mi correggo: ce n’è uno, Steven Jones, che è professore di fisica alla Brigham Young University. E’ stato sospeso dall’incarico di recente perché ha coinvolto il nome dell’università nella pubblicazione dei suoi scritti complottisti, che incolpano il governo USA degli attentati. I dettagli sono nel blog Undicisettembre.

Linkerò qui la trasmissione appena si rende disponibile online. Eccola.

Bufale e complotti a Radiodue: 11/7, 21:00

Bufale e complotti a Radiodue: 11/7, 21:00

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2022/09/13. Il link alla trasmissione è stato modificato e punta alla copia su Archive.org perché attualmente (2022/09) il link porta a un sito di tutt’altro genere.

Sarò ospite della trasmissione
Versione Beta di Radio 2 mercoledì
11 alle 21, per parlare del tema della puntata: le bufale e le teorie di
complotto di ogni sorta, dallo sbarco sulla Luna simulato in studio all’11
settembre ordito dagli USA o da Israele o dai lucertoloni mutaforma (proprio così), e l’effetto che ha avuto la Rete sulla loro diffusione.

Non aspettatevi sermoni o trattati scientifici: la trasmissione ha l’aria
molto rilassata e informale, a giudicare dal sito e dalla webcam. Buon
ascolto!

Aggiornamento

Diretta appena finita: come previsto, l’approccio era decisamente semiserio, e
ho cercato di adeguarmi. A Pasquale Ruggiero di Magicpress, che ha manifestato
seria apprensione per l’incombere della data fatidica del
2012, non posso certo promettere la salvezza della sua essenza ultraterrena, ma del
suo conto in banca sì: se davvero crede che il mondo come noi lo conosciamo
finirà a dicembre 2012 come previsto dai Maya, gli offro di prendere in custodia
il suo conto corrente. Tanto, se ha ragione lui, non gli servirà, giusto? 🙂

Grazie a VersioneBeta per l’allegra ospitalità: dopo tante discussioni
mortalmente serie con contorno d’insulti da parte dei complottisti, parlarne in
termini allegri è stato un vero toccasana. Lo spezzone del mio breve intervento
è
scaricabile qui.

Ci vediamo a Pavia il 24 ottobre per esplorare la psicologia del complottismo?

Ci vediamo a Pavia il 24 ottobre per esplorare la psicologia del complottismo?

Mercoledì 24 ottobre alle 21 sarò a Pavia, all’Aula del ‘400, Palazzo Centrale, via Strada Nuova 65, insieme a Lorenzo Montali (ricercatore di psicologia sociale presso la Bicocca) per parlare di cospirazioni dell’11 settembre (ma non solo) da un’angolazione diversa dal solito: superata ormai la fase di sbufalamento, ci si può addentrare negli aspetti poco conosciuti di questa tragedia e negli aspetti psicologici, che riguardano tutte le moderne tendenze a intravedere cospirazioni dappertutto.

L’incontro s’intitola 11 settembre: il complotto che non c’è ed è organizzato da Studentindipendenti con il patrocinio dell’Università di Pavia. L’ingresso è libero.

Io sarò lì a presentare alcuni di questi aspetti (e, se tutto va bene, una novità che spero troverete interessante) e per discutere, insieme a Montali, delle ragioni di questo diffuso desiderio di spiegazioni cospiratorie per le grandi tragedie della storia. Il cospirazionismo, che riguardi l’assassinio di Kennedy, la scomparsa di Elvis Presley, le “scie chimiche” o lo sbarco sulla Luna, non è una semplice questione di teorie contrapposte o di indagini più o meno scientifiche: è uno specchio sui nostri processi mentali che penso trovete illuminante anche se ne avete piene le tasche dei complottisti undicisettembrini, lunari o sciachimisti.

Il vero mistero, infatti, è come mai persone altrimenti ragionevoli e sane di mente si lasciano trascinare in questi vortici di ipotesi paranoiche, fantascientifiche e surreali. Speriamo di poter dare qualche risposta in proposito, e per questo lasceremo ampio spazio alle domande del pubblico.

Comingsoon TV parla di complotti 11/9

Sono stato invitato telefonicamente a partecipare alla puntata odierna di Siamo Stati Uniti, oggi alle 15 su ComingSoon Television (canale 807 sul decoder di Sky, ricevibile sul digitale terrestre e in streaming via Internet).

L’occasione è l’uscita della quarta versione del video cospirazionista Loose Change, che ho visto in anteprima e che è veramente ben fatto: talmente documentato da essere costretto ad abbandonare le principali teorie alternative ed avvicinarsi alla ricostruzione comunemente accettata degli eventi dell’11 settembre.

È costato, dicono gli autori, duecentomila dollari: niente in confronto ai cinquecentomila euro del concorrente Zero di Giulietto Chiesa, che però al posto della ricerca iconografica e dei filmati d’archivio presenta cartoni animati. Ma questa è un’altra storia.

Una recensione dettagliata di Loose Change Final Cut è pubblicata qui insieme alla trascrizione integrale del video.

Aggiornamento

Mi scuso con gli ascoltatori e con i conduttori di Siamo Stati Uniti per le mie risposte troppo lunghe; non sentivo i loro disperati tentativi di fermarmi e li vedevo solo in ritardo in video (qui in Svizzera ricevo Comingsoon via cavo in digitale, e i ritardi dovuti alle varie ritrasmissioni sono micidiali).

Complotti a Cornate d’Adda il 14/12: perché ci affascinano le cospirazioni? Dal Codice da Vinci all’11 settembre

Sono stato invitato a parlare di cospirazionismo e bufale a Cornate d’Adda (Milano) il 14 dicembre prossimo, alla biblioteca pubblica di via Manzoni 2 alle 21. Per tutti i dettagli, contattate s.tamburrini chiocciola sbv.mi.it.

Promemoria: stasera alle 21 a Cornate d’Adda parliamo di complotti e bufale: portate le chiavette USB

Stasera alle 21 sono a Cornate d’Adda (Milano), frazione Colnago, alla biblioteca pubblica di via Manzoni 2, per parlare di cospirazioni, cospirazionismo e bufale. Se portate le vostre chiavette USB, vi passerò i miei video antibufala e d’indagine sull’11 settembre, la presentazione che mostrerò stasera sulle scie chimiche, e un po’ di altro materiale altrimenti pesante da scaricare. Avrò con me anche qualche copia dei miei libri e qualche oggetto di scena.

Altro promemoria: questa sera è prevista la pioggia di meteore delle Geminidi. Se siamo fortunati, ce la godremo insieme.

A stasera!