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I video di UFO “confermati” dalla Marina USA: seconda parte

I video di UFO “confermati” dalla Marina USA: seconda parte

Il clamore mediatico per le dichiarazioni della Marina USA a proposito di alcuni video che mostrano “fenomeni aerei non identificati” è molto forte in questi giorni. Nella prima parte di questo articolo ho evidenziato il vero senso di queste dichiarazioni: i video sono effettivamente di origine militare, ma i veicoli alieni non c’entrano nulla. Questi video sono comunque affascinanti e vale la pena di chiedersi cosa sono le forme curiose che mostrano, perché analizzando il modo in cui sono state riprese si può imparare parecchio.

Cominciamo dalle basi fattuali. Questi sono i video, denominati Gimbal, FLIR1 e Go Fast:

Secondo gli ufologi che li hanno presentati, risalgono al 2004 sulla costa vicino a San Diego (FLIR1), al 2015 sulla costa orientale degli Stati Uniti (Go Fast) e a una data imprecisata (Gimbal).

Tutti e tre mostrano riprese di un sensore a infrarossi, montato a bordo di un aereo F/A-18 Super Hornet della Marina USA, dotato di apparato ATFLIR (Advanced Targeting Forward-Looking Infrared) tipo AN/ASQ-228 della Raytheon. Questo apparato rileva le differenze di calore, non di luce visibile: un oggetto molto caldo risulta quindi molto brillante (o, se si seleziona la modalità invertita come in questi video, molto scuro).

Il ricercatore Mick West di Metabunk ha trovato questo video promozionale della Raytheon che mostra in funzione proprio questo specifico apparato: è dotato di una testa in grado di ruotare su due assi. Un dettaglio molto importante, per la ragione che vedremo tra poco.

Il secondo dettaglio importante è che trattandosi di riprese a infrarossi, quello che si vede nei video è un oggetto estremamente caldo, non un oggetto scuro.

Il terzo dettaglio cruciale è che questi sensori a infrarossi, quando vedono una fonte di calore estremamente intensa, vanno in saturazione, distorcendo l’immagine e creando intorno alla fonte un alone ampio e orientato secondo una direzione principale (quella lungo la quale il sensore viene letto per estrarne l’immagine), un po’ come quando si fa una foto digitale a un lampione acceso di notte e si forma intorno ad esso una chiazza luminosa distorta.

Questo qui sotto, per esempio, è un aereo di linea (un Concorde) che decolla, fotografato con un sensore analogo a infrarossi: notate la chiazza scura, ben più grande dei motori caldissimi che la generano.

Credit: Metabunk.

In altre parole, la forma degli oggetti nei video è solo apparente. Non si possono usare questi video per dire nulla sulla reale colorazione o conformazione degli oggetti in questione.

Inoltre manca nei video ogni riferimento di distanza, per cui potrebbe benissimo trattarsi di un aereo di linea lontano, i cui motori vengono visti come una singola macchia confusa appunto perché lontana.

Resta però da spiegare l’apparente rotazione in volo di uno di questi oggetti, nel video Gimbal a 1:40 circa:

Sappiamo già che il sensore distorce l’immagine secondo una direzione specifica, per cui la forma rotondeggiante e allungata è un artefatto e non è reale. Sappiamo che il colore scuro indica in realtà un calore molto intenso. Ma soprattutto sappiamo che il sensore è montato su una testa che ruota indipendentemente dall’aereo e insegue il bersaglio a prescindere dall’orientamento dell’aereo (presumibilmente, l’immagine del sensore sullo schermo del pilota o operatore del sistema d’arma viene ruotata in modo da compensare questa rotazione del sensore). E se il sensore ruota, ruota anche la direzione della distorsione. Questo suggerisce che a ruotare non sia l’oggetto, ma la sua distorsione prodotta dal sensore.

Chi non considera questi fatti tecnici, compresi i piloti militari, può essere tratto in inganno e arrivare a conclusioni sbagliate.

In sintesi: una volta che si sanno i dettagli tecnici di come sono stati ripresi questi video, emerge che esiste una spiegazione semplice e normale di quello che mostrano (il calore dei motori di un aereo lontano) e quindi non è necessario invocare visite aliene per giustificarli. Se sento rumore di zoccoli, non devo pensare subito a un unicorno.

L’ufologia e la ricerca della vita extraterrestre sono questioni serie: è un peccato vederle sfruttate dai sensazionalisti e da chi vuole credere a tutti i costi.

Le luci viste sopra Lugano stasera non sono extraterrestri in coda: sono i satelliti Starlink di Elon Musk

Le luci viste sopra Lugano stasera non sono extraterrestri in coda: sono i satelliti Starlink di Elon Musk

La fila di luci puntiformi vista sopra Lugano e buona parte del Canton Ticino non è un’invasione di alieni molto disciplinati e non ha nulla di misterioso, nonostante lo stupore delle persone che le hanno viste e le ipotesi citate da alcuni siti d’informazione locali come Tio.ch.

In alto a destra, le luci avvistate dalla Valsassina (provincia di Lecco). Per gentile concessione di Andrea Selva.

Si tratta infatti dei satelliti per telecomunicazioni della serie Starlink di Elon Musk, come previsto e indicato dai siti di tracciamento satellitare come per esempio Heavens-Above.

I satelliti Starlink vengono lanciati a gruppi molto numerosi da un singolo razzo e quindi arrivano nello spazio tutti insieme, per poi separarsi man mano. Sono estremamente visibili, tanto da creare seri problemi agli astronomi, le cui osservazioni vengono rovinate o rese impossibili da queste raffiche di passaggi ravvicinati e dal numero stesso dei satelliti del sistema Starlink (alcune migliaia a progetto finito).

Il sito Heavens-Above prevede un altro passaggio interessante e ben visibile nel cielo del Canton Ticino e del Nord Italia per domani, 19 gennaio, intorno alle 17.37 e fino alle 17:48 circa.

Come al solito, in ufologia vale la solita regola: se sento rumore di zoccoli al galoppo, l’ultima spiegazione a cui devo pensare è “unicorno”.

2020/01/20. Il passaggio del 19 gennaio ha scatenato ulteriori curiosità e incomprensioni, come segnalato da Ticinonews.

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I video di UFO “confermati” dalla Marina USA: prima parte

I video di UFO “confermati” dalla Marina USA: prima parte

Moltissimi giornali stanno parlando di una presunta “conferma” da parte della Marina militare statunitense di alcuni video che mostrerebbero oggetti volanti non identificati.

Repubblica, per esempio, seguendo una pessima abitudine del giornalismo italiano, riporta nel titolo un virgolettato completamente inventato: in altre parole, per dirla tutta, falso.

La Marina USA non ha affatto detto che “I video che mostrano Ufo in volo sono autentici”. La dichiarazione originale del portavoce della Marina, Joe Gradisher, è infatti ben diversa:

The objects seen in three clips of declassified military footage are “unidentified aerial phenomena,” Navy spokesperson Joe Gradisher confirmed to CNN […] Gradisher said the Navy’s transparency about unidentified aerial phenomena, or UAP, is largely done to encourage trainees to report “incursions” they spot in the airfield, which threaten pilots’ safety. “This is all about frequent incursions into our training ranges by UAPs,” he said. “Those incursions present a safety hazard to the safe flight of our aviators and the security of our operations.” The public clips capture just a fraction of the frequent incursions Navy training ranges see, he said. “For many years, our aviators didn’t report these incursions because of the stigma attached to previous terminology and theories about what may or may not be in those videos,” he said. The only way to find out what those UAP are, he said, is to encourage trainees to report them when they see them.

Il portavoce parla di “fenomeni aerei non identificati” (“unidentified aerial phenomena” o UAP), che è il termine usato abitualmente dai militari per indicare iper-genericamente qualunque cosa che non si siano presi la briga di identificare. Non significa affatto per forza “veicolo extraterrestre”: significa “siccome non ho dati precisi per dire se è un piccione, un aereo di linea, un difetto degli strumenti o qualcos’altro, non mi sbilancio.”

Ma le parole più importanti, quelle che chiariscono completamente il senso della dichiarazione interpretata a capocchia da giornalisti creduloni o in cerca di clic e ufologi in cerca di conferme, sono queste:

“incursions” they spot in the airfield, which threaten pilots’ safety. “This is all about frequent incursions into our training ranges by UAPs,” he said. “Those incursions present a safety hazard to the safe flight of our aviators and the security of our operations.”

Il portavoce della Marina parla di incursioni negli spazi aerei di addestramento militare (“in the airfield”, “into our training ranges”), non nello spazio aereo americano generico, e ha fatto questa precisazione anche in altre occasioni. Sta dicendo soltanto, in altre parole, che la Marina USA è preoccupata perché ci sono velivoli (droni privati e aerei da turismo, per esempio) che entrano negli spazi aerei riservati all’addestramento dei piloti militari, causando un pericolo per questi piloti.

È lo stesso tipo di preoccupazione che hanno i militari se un civile entra in un poligono di tiro o in un’area di addestramento militare. Mi spiace per gli ufologi, ma i veicoli extraterrestri non c’entrano nulla.

Del resto, supponiamo che la Marina americana stesse parlando davvero di veicoli extraterrestri: la dichiarazione del portavoce indicherebbe che la Marina si preoccupa degli alieni soltanto quando invadono gli spazi aerei militari, e chissenefrega se scorrazzano in quelli civili. Avrebbe senso?

Va inoltre sottolineato che questi video non sono né segreti né trafugati clandestinamente: gli stessi ufologi che li hanno presentati oltre un anno fa dichiarano di averli ottenuti facendo normale richiesta alla Marina e ottenendone il via libera alla pubblicazione (“through the official declassification review process of the United States government and […] approved for public release”). Se mostrassero davvero qualcosa che i militari vogliono tenere segreto, non sarebbero stati rilasciati.

Infine c’è da chiarire che cosa si intende quando la Marina dice che “conferma” i video in questione. La Marina ha confermato (“has finally acknowledged”) soltanto che i video provengono effettivamente da suoi voli militari: in altre parole, che non sono alterati o presi da qualche film di fantascienza o inventati da qualche burlone. Tutto qui. Non prende affatto posizione su che cosa mostrino.

In sintesi: c’è una differenza enorme fra dire che la Marina americana ha confermato di aver videoregistrato segretamente dei veicoli alieni e dire che la Marina americana ha dichiarato che dei video che girano su Internet sono davvero suoi e che gradirebbe che non ci fossero incursioni negli spazi aerei dove si addestrano i suoi piloti. Ma i sensazionalisti scelgono, come al solito, l’interpretazione che attira più clic pubblicitari.

Questo è il senso reale delle dichiarazioni della Marina statunitense. Ma i video, di preciso, cosa mostrano? Di questo parlo nella seconda parte.

Cari ufologi del CUN, se taccio non vuol dire che confermo. È che sto cercando di non ridere

Cari ufologi del CUN, se taccio non vuol dire che confermo. È che sto cercando di non ridere

Comunicazione di servizio: tramite i miei potenti impianti telepatico-bioplasmatici sono venuto a sapere che alcuni ufologi del CUN hanno interpretato il mio silenzio a proposito di un recente caso ufologico come una conferma della credibilità del caso stesso.

Non chiedetemi quale: non voglio regalargli visibilità. Quelli del CUN lo sanno, ed è questo che conta.

Insomma, siamo arrivati al punto che questi ufologi, gli stessi che mi vedono come un babau, mi considerano però un arbitro attendibile della serietà delle loro scoperte. Se il babau non ne parla, ragionano, vuol dire che non sa come smentirlo, quindi il caso è a prova di bomba.

Vorrei calmare subito gli entusiasmi prima che parta un nuovo delirio: non parlo del caso semplicemente perché sto cercando di non riderne. Aspetto che questi autoproclamati scopritori di verità nascoste annuncino trionfalmente di aver trovato, per l’ennesima volta, la prova definitiva delle visite extraterrestri, quella che secondo loro mette a tacere i debunker. Aspetto che ci mettano la faccia.

Poi farò a fettine le loro “prove definitive”. Sarà divertente.

Antibufala: suoni segreti captati dagli astronauti lunari!

Antibufala: suoni segreti captati dagli astronauti lunari!

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori e con il contributo tecnico di @RiccardoDeias, @pd_76 e @Solincos. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Pubblicazione iniziale: 2016/02/22 22:04. Ultimo aggiornamento: 2019/03/23 23:30.

Oggi (22 febbraio) ricorre il ventennale del volo spaziale di due italiani insieme: il 22 febbraio 1996 partivano per lo spazio Maurizio Cheli e Umberto Guidoni sullo Shuttle. Sarebbe magari carino parlare dell’eredità delle loro esperienze in occasione dell’anniversario. Macché: i giornalisti di Repubblica, Il Giornale, La Stampa si buttano a pesce invece su un’altra storia spaziale e rifilano ai loro lettori una panzana datata 1969, copiandola dai media fuffaroli americani senza la minima verifica.

La balla pubblicata da queste testate racconta che quando la missione Apollo 10 era dietro la Luna gli astronauti captarono un suono “simile a una musica” che “non fu divulgato per quarant’anni. La Nasa, incapace di spiegare il fenomeno, secretò e archiviò tutto quello che la radio dell’astronave aveva registrato in quel lasso di tempo e rese pubbliche le trascrizioni delle conversazioni avvenute solo nel 2008” (Repubblica). 

La Stampa, nella sezione Tuttoscienze, pubblica un articolo a firma di Fulvio Cerutti che dice che l’episodio è “rimasto top secret sino al 2008” ed è un “fenomeno a cui non è mai stata trovata una spiegazione” (l’articolo è stato parzialmente corretto dopo la mia segnalazione).

Il Giornale, a firma di Franco Iacch, scrive che “l’episodio top secret… è stato declassificato in parte solo nel 2008 (con pesanti censure)” e che gli astronauti nelle loro cuffie udirono “urla”. Iacch conclude scrivendo che “Le registrazioni integrali captate dall’Apollo 10 rimangono top secret”.

Il Corriere pubblica sull’argomento un video con didascalia che dice che il “suono, registrato e trascritto dalla Nasa, è rimasto top secret fino al 2008”. Il link è stato successivamente cambiato.

Ne parla anche Panorama con un articolo di Sabrina Pieragostini, scrivendo che “per decenni l’ente spaziale ha preferito mantenere nascosta la notizia”.

Come mai tutto questo improvviso e simultaneo interesse del giornalismo italiano per un’oscura vicenda di quasi cinquant’anni fa? Semplice: hanno tutti fatto copiaincolla dai media americani, in particolare dalle pagine di notizie bislacche dell’Huffington Post (traduzione italiana qui), che stanno pompando la storia per promuovere una nuova serie televisiva del Science Channel, intitolata NASA’s Unexplained Files. Se guardate i suoi video promozionali (uno e due) vedrete che il ritmo del montaggio rivela chiaramente che si tratta di un programma di spazzatura sensazionalista alla stregua di Alieni Nuove Rivelazioni. E se ascoltate bene l’inglese, noterete che le dichiarazioni degli intervistati, fra i quali c’è anche l’astronauta lunare Al Worden, sono state palesemente rimontate ad arte per farle sembrare a sostegno del mistero.

Solo che non c’è nessun mistero. A parte quello di come facciano, certi giornalisti nostrani ed esteri, a guardarsi allo specchio la mattina senza vergognarsi, a furia di ingannare i propri lettori pubblicando fandonie senza uno straccio di controllo dei fatti.

Infatti è una balla che l’episodio sia rimasto segreto fino al 2008, nonostante lo scriva anche ANSA: come confermato dalla mia esperienza personale nella raccolta di documentazione spaziale storica e come ribadito dalla NASA su Tumblr (e anche qui), l’audio e le trascrizioni della missione Apollo 10 sono pubblicamente disponibili sin dal 1973 a chiunque ne facesse richiesta presso i National Archives statunitensi. Nel 2012 audio e trascrizioni sono stati inoltre pubblicati online per lo scaricamento libero. Lo spezzone audio in questione è questo (a 2:51 e 7:43); le trascrizioni delle registrazioni a bordo di Apollo 10 sono disponibili qui come scansioni degli originali (uno dei brani in questione è a pagina 241) e qui come trascrizioni digitali.

Ecco quello che dissero gli astronauti durante il quinto giorno di volo, il 23 maggio 1969:

102:13:02 Cernan: Quella musica suona persino spaziale, vero? Lo senti? Quel fischio?

102:13:06 Stafford: Sì.

102:13:07 Cernan: Whooooooooooo.

102:13:12 Young: Anche tu hai sentito quel fischio?

102:13:14 Cernan: Sì. Sembra, sai, musica spaziale.

102:13:18 Young: Chissà cos’è.

[…]

102:17:58 Cernan: Accidenti, quella è davvero musica strana.

102:18:01 Young: Dovremo scoprire cos’è. Non ci crederà nessuno.

102:18:07 Cernan: No. È un fischio, sai, come una cosa spaziale.

102:18:10 Young: Probabilmente è colpa del rilevamento di distanza VHF, immagino.

In originale:

102:13:02 Cernan: That music even sounds outer-spacey, doesn’t it? You hear that? That whistling sound?

102:13:06 Stafford: Yes.

102:13:07 Cernan: Whooooooooooo.

102:13:12 Young: Did you hear that whistling sound, too?

102:13:14 Cernan: Yeah. Sounds like – you know, outer-space-type music.

102:13:18 Young: I wonder what it is.

[…]

102:17:58 Cernan: Boy, that sure is weird music.

102:18:01 Young: We’re going to have to find out about that. Nobody will believe us.

102:18:07 Cernan: No. It’s a whistling, you know, like an outer space-type thing.

102:18:10 Young: Probably due to the VHF ranging, I’d guess.

Fra l’altro, la vicenda è talmente “top secret” che ne parlò apertamente nel 1974 l’astronauta di Apollo 11 Mike Collins nel suo libro Carrying the Fire, dicendo (nel capitolo 13) che gliel’avevano raccontata, prima che partisse per la Luna, proprio gli astronauti di Apollo 10. Per chi è troppo pigro per consultare un libro, inoltre, tutta la faccenda era già stata sbufalata pubblicamente sette anni fa su Internet da ApolloHoax, come segnalato da Metabunk. Quelli di NASA’s Unexplained Files evidentemente hanno preferito far finta di niente e i giornalisti italiani ed esteri si sono accodati.

È falso anche che “non è mai stata trovata una spiegazione”: fu trovata già nel 1969, spiega Collins nel suo libro. I suoni erano il risultato di normali interferenze fra le radio VHF del modulo lunare e del modulo di comando (le due parti indipendenti nelle quali si divideva il veicolo spaziale per effettuare l’allunaggio).

Se i giornalisti di Repubblica, Corriere, Il Giornale e La Stampa avessero dato un’occhiata alle trascrizioni e ascoltato l’audio originale, invece di fare un pigrissimo copiaincolla dagli articoli di fuffa altrui, si sarebbero accorti che i suoni sono banalissimi (niente “urla”) e che oltretutto gli astronauti li considerano talmente poco misteriosi che subito dopo averli notati si mettono a parlare d’altro. Anzi, uno di loro, John Young, già propone una spiegazione al momento: “Probably due to the VHF ranging, I guess” (“Probabilmente è colpa del rilevamento di distanza VHF, immagino”) e poi cambia discorso. Uno di loro, Gene Cernan, contattato oggi dalla NASA, ha detto chiaro e tondo: “Non mi ricordo che quell’episodio mi abbia emozionato abbastanza da prenderlo sul serio. Probabilmente era soltanto interferenza radio. Se avessimo pensato che fosse qualcosa di diverso, lo avremmo riferito a tutti nei briefing dopo il volo. Non ci abbiamo più pensato per niente.” Lo ha ribadito anche a Fox News.

Se i suddetti giornalisti si fossero soltanto presi la briga di fare una telefonatina a un esperto, si sarebbero accorti di essere stati fregati da una campagna promozionale per un programma-fuffa e avrebbero evitato di propinare ai loro lettori una nuova fregnaccia spaziale. Sarebbe bastato, per esempio, consultare la discussione sull’argomento di Collectspace, noto forum di esperti del settore, oppure mandare un tweet a Luigi Pizzimenti, storico delle missioni Apollo (suo il libro Progetto Apollo: Il sogno più grande dell’uomo), curatore del Padiglione Spazio presso il Museo del Volo Volandia e presidente dell’Associazione per la Divulgazione Astronomica e Astronautica, per entrare in contatto tramite lui con Al Worden, l’astronauta intervistato dal programma del Science Channel, e avere subito una smentita secca della pseudonotizia: “I don’t think there is any mystery to the event” (“Non credo che ci sia alcunché di misterioso nell’evento”), ha scritto Worden a Pizzimenti. Worden ha detto molto altro su questa faccenda: ne trovate un resoconto completo qui nel blog di Pizzimenti.

Luigi, fra l’altro, riassume bene il disappunto che prova chi fa vera ricerca storica dell’esplorazione spaziale quando legge queste scempiaggini. Mi scrive in una mail (che cito qui col suo permesso):

“È mai possibile che si pubblichino bufale senza nessun riscontro scientifico? Sono stufo di rispondere in prima persona a domande generate da lettori, che perplessi, mi scrivono se ciò che hanno letto è vero. Per favore: rivolgetevi direttamente a chi scrive cose non vere e non confermate. Esiste una miriade di missioni spaziali in corso e tante in preparazione, lasciate perdere il Programma Apollo e parlate di attualità, magari andando sul posto, verificando le notizie di persona. Perché cercare sempre qualcosa che non esiste per parlare a sproposito del Programma Apollo? Perché ci sono giornalisti che scrivono di cose che non conoscono? Perché parlano di persone che non hanno mai conosciuto? Perché una volta tanto non prendono la valigia e vanno di persona a chiedere come sono andate le cose? Ve lo dico io: perché costa fatica, denaro e tanto lavoro e poi ci vuole passione, tanta passione, e solitamente chi scrive queste bufale tempo e passione non ne ha, ma deve semplicemente riempire uno spazio vuoto.”

Seguite quindi il consiglio di Luigi: scrivete alle redazioni di questi giornali e chiedete loro di giustificare, o almeno rettificare, le balle che vi hanno propinato. E chiedetevi se è questo il modo di fare giornalismo.

Nufologia: il mistero delle linee davanti alla Luna di Apollo 9

Nufologia: il mistero delle linee davanti alla Luna di Apollo 9

Ultimo aggiornamento: 2019/02/11 22:30.

Ieri David Portree, uno storico appassionato di spazio, autore di articoli per il sito della sonda Lunar Reconnaissance Orbiter e per l’Apollo Image Archive nonché gestore del blog Spaceflight History, ha proposto questo mistero: una foto della missione Apollo 9 nella quale si stagliano, davanti alla Luna, tre linee oblique non identificate.

Ovviamente gli ufologi sostengono da tempo che si tratti di “una flotta di tre UFO”.

Una volta tanto, però, gli ufologi sono stati corretti e hanno indicato la fonte esatta della fotografia: lo scatto AS09-23-3500, consultabile qui, qui oppure qui. La scansione diretta dalla pellicola originale è qui presso March to the Moon.

Questa è la foto originale intera, non elaborata:

Questa è una mia elaborazione della scansione in formato TIFF:

La prima ipotesi che mi è venuta in mente è che le linee siano dei segni di riferimento incisi sui finestrini del veicolo spaziale, come quelle mostrate qui sotto o quelle documentate in Apollo Experience Report – Spacecraft Structural Windows, pagina 10, qui (con foto) e nella pagina Crewman Optical Alignment Sight. Non si tratta delle classiche crocette di riferimento che caratterizzano le foto lunari, perché queste crocette erano sempre allineate ai bordi della pellicola (essendo incise su un vetrino a contatto con la pellicola) e mai oblique.

Il problema di questa ipotesi è che il finestrino mostrato è quello del Modulo Lunare del veicolo Apollo, che però al momento dello scatto non era più presente. La missione Apollo 9, infatti, collaudò il Modulo Lunare stando in orbita intorno alla Terra, dal 3 al 13 marzo 1969, e la foto in questione risulta scattata alle 21.50 GMT del 10 marzo (secondo il catalogo NASA delle foto della missione, pagina A-94, che la descrive semplicemente come “Lunar view”).

Ma secondo la cronologia della missione, il Modulo Lunare fu sganciato alle 21:22 GMT del 7 marzo. Quindi la foto non può essere stata scattata attraverso quel finestrino.

Si potrebbe ipotizzare uno scatto fatto attraverso uno dei finestrini frontali del Modulo di Comando di Apollo 9, che erano dotati di griglie di allineamento (rendezvous windows, in Command Module Overview, pagina 48), ma c’è un problema: la grandezza della Luna.

Le dimensioni della Luna nella fotografia indicano che si tratta di uno scatto fatto usando un teleobiettivo, altrimenti la Luna sarebbe molto più piccola. Ma non risulta che a bordo ci fossero teleobiettivi sufficientemente potenti (va ricordato che Apollo 9 portò nello spazio fotocamere Hasselblad con pellicole da 70 mm, che avrebbero richiesto teleobiettivi estremamente ingombranti.

Inoltre il catalogo GAPE indica che la foto fu fatta con un obiettivo da 80 mm: lo stesso usato per le altre foto immediatamente precedenti e successive, che mostrano vedute della Terra.

L’uso di un teleobiettivo, oltretutto, avrebbe comportato una profondità di campo molto ridotta, per cui eventuali segni sui finestrini sarebbero stati completamente sfocati.

Quindi come si spiega la foto? Semplice: a bordo della capsula Apollo c’era eccome un “teleobiettivo”. Era il sestante usato per determinare la posizione e l’assetto del veicolo rispetto alle stelle fisse, come spiegato in questo video NASA.

Questo è il reticolo di puntamento del sestante, tratto dal già citato video NASA:

Questo reticolo è documentato in questo manuale (figura GN-9100A) e anche in questo video della RR Auction (a 0:24, a sinistra), di cui riproduco qui sotto un fotogramma saliente:

Lo si vede in basso a sinistra in questa immagine tratta dall’Apollo Flight Journal:

La spiegazione più plausibile, e coerente con tutti i fatti conosciuti fin qui, è insomma che la foto sia stata scattata appoggiando la fotocamera all’oculare del sestante, usandolo come teleobiettivo, e che la fotocamera sia stata mossa, durante lo scatto, in una direzione grosso modo corrispondente all’orientamento delle due linee più scure. Questo spiegherebbe la sottoesposizione (le fotocamere a bordo non avevano un esposimetro), la scarsa nitidezza della Luna (in particolare la sfocatura del suo bordo sinistro ma non di quello superiore, effetto tipico di un movimento della fotocamera) e il fatto che le linee sono a fuoco.

La possibilità di scattare foto attraverso l’oculare era esplicitamente prevista e (nel caso dell’analogo sistema COAS del Modulo di Comando) fu sfruttata almeno una volta durante Apollo 14.

Un lettore, scatola grande, ha trovato due immagini di quello che sembra essere un manuale d’uso del sestante, che mostrano la forma del reticolo: una croce composta da due bracci formati da una linea singola e due bracci formati da una linea doppia. Questa forma coincide quasi perfettamente con le linee visibili nella foto in discussione.

Scatola grande ha anche trovato un disegno del reticolo nell’Apollo Flight Journal (a 008:09:03) a sua volta basato su un manuale di addestramento del 1967.

Non sono ancora riuscito a trovare una foto diretta del reticolo del sestante di Apollo 9, ma direi che questa spiegazione è più credibile rispetto a una flotta di astronavi a bastoncino.

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Appassionati tracciano volo segreto del presidente USA. Riflessioni per sciachimisti e ufologi

Nel tardo pomeriggio di oggi Wikileaks ha tweetato questa segnalazione: uno dei due aerei usati dal presidente degli Stati Uniti risultava tracciabile pubblicamente mentre era in volo dalla base militare di Andrews verso i paesi dell’Europa di sud-est:

Poco dopo è arrivata la spiegazione: il presidente e la consorte sono in visita alle truppe in Iraq.

Poi è arrivato addirittura un avvistamento diretto effettuato da un planespotter sopra lo Yorkshire, nel Regno Unito:

Insomma, abbiamo appassionati capaci di tracciare e identificare un volo segreto del presidente degli Stati Uniti, eppure gli sciachimisti, fra cui c’è a quanto pare un sindaco, credono che si possano far volare di nascosto stormi di aerei segreti per fare irrorazioni occulte senza che nessuno se ne accorga. E gli ufologi pensano che dei veicoli extraterrestri scorrazzino per i cieli senza che nessuno li veda. Va be’.

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Giuseppe Vatinno e l’uso dei nuovi media

Giuseppe Vatinno e l’uso dei nuovi media

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “massimo.soff*”. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2018/10/14 21:00.

Il deputato Giuseppe Vatinno ha già dato interessanti dimostrazioni della competenza dei politici nell’uso dei nuovi media, come ha raccontato Giornalettismo qui, qui e qui, dispensando su Twitter e Facebook insulti come “faccia da ca.zo” e “cybercoglionazzo” a chi ha osato criticarlo per aver firmato (insieme a Francesco Barbato) una interrogazione parlamentare sugli extraterrestri basata su premesse che meritano assolutamente di essere lette per il loro surrealismo. Perché con tutti i problemi che ha l’Italia, è giusto che i deputati si preoccupino dei rapporti con gli UFO.

Non pago di quest’elargizione di insulti, ha anche risposto così a un utente di Twitter, @paolobertotti (Photobuster): “Godo molto nel non essere stato eletto e che lei mi paghi lo stipendio. Sono al ristorante a mangiare alla faccia sua” (link). Una maniera davvero singolare di accattivarsi le simpatie dei contribuenti. Persone poco sensibili al sottile umorismo del deputato potrebbero scambiarla per una manifestazione della più squallida arroganza del potere.

Oggi il deputato Vatinno se l’è presa anche con me, in un fiume di tweet pubblici che riporto testualmente prima che ne perda il filo (il suo account Twitter pubblico è, come dire, piuttosto prolifico). Tutto inizia con una richiesta di un mio lettore di commentare l’interrogazione:

dcavedon
Alla Camera dei Deputati “Indagini sul fenomeno ufologico”, mi piacerebbe sentire il parere di @disinformatico http://t.co/mwcEYTZu #UFO
12.01.13 13:03

Rispondo così:

disinformatico
@dcavedon Te lo dico non appena smetto di ridere 🙂
12.01.13 14:42

Tutto qui. Ma sono già stato chiamato in causa da Vatinno:

GiuseppeVatinno
@PaoloBertotti @disinformatico Bertotti, ma tu la mattina ti fai la barbetta con il rasoio di Occam?
12.01.13 13:49

Non voglio fare polemica e la battuta a mio parere è decisamente infantile, per cui la faccio breve:

disinformatico
@GiuseppeVatinno @paolobertotti Chiunque si abbassi ad attacchi personali invece di criticare le idee ha perso in partenza la discussione
12.01.13 16:38

A questo punto parte il torrente di tweet di Vatinno:

GiuseppeVatinno
@disinformatico @GiuseppeVatinno @PaoloBertotti Attacchi personali? È il fotomontaggio di Bertotti che neppure conoscevo? Senza parole
12.01.13 16:41

GiuseppeVatinno
@disinformatico Perchè non ti rilassi attivissimo? Rischi di passare per uno scientista; la Scienza li studia i fenomeni.Tu li neghi
12.01.13 23:10

GiuseppeVatinno
@disinformatico Tu hai una posizione apriori; neghi ogni possibilità prima di averla esaminata;sei un torquemada dello scientismo
12.01.13 23:10

GiuseppeVatinno
@disinformatico La tua vita intrisa di materialismo deve essere ben triste povero attivissimo.pensa un po’ di più alla fantasia.Ti farà bene
12.01.13 23:11

GiuseppeVatinno
@disinformatico Sei stato tu attivissimo?
12.01.13 23:12

Non so a cosa si stia riferendo.

GiuseppeVatinno
@disinformatico @elegantbear78 Ma perchè non parli normale attivissimo?
12.01.13 23:12

GiuseppeVatinno
@disinformatico Ma che fai scadi nell’attacco personale attivissimo? Non eri contro?Ah la coerenza…
12.01.13 23:13

GiuseppeVatinno
@disinformatico Sempre un signore eh attivissimo?
12.01.13 23:13

GiuseppeVatinno
@disinformatico @RandagiaMente @sydbarrett76 Molto democratico, attivissimo.Come al solito vuoi stroncare, estirpare, ma rilassati!
12.01.13 23:14

GiuseppeVatinno
@disinformatico @matteorossini @il4fili @UAAR_it Sei un Gran Democratico attivissimo! Sei proprio un bel censore eh?
12.01.13 23:14

GiuseppeVatinno
@disinformatico @diegodemartin Che fico che sei attivissimo
12.01.13 23:15

GiuseppeVatinno
@disinformatico @carlobis quello che non ti piace è pseudoscienza eh attivissimo?
12.01.13 23:16

GiuseppeVatinno
@disinformatico Per te basta il monodimensionale attivissimo
12.01.13 23:18

GiuseppeVatinno
@disinformatico Attivissimo ma tu sei fissato con gli alieni!
12.01.13 23:19

GiuseppeVatinno
@disinformatico E’ la tua mente chiusa come il nulla, attivissimo
12.01.13 23:19

Il bello di tutta questa pioggia di tweet è che Vatinno sta parlando da solo, perché io non ho replicato né avuto altra comunicazione con lui, per cui non ho attaccato, censurato, stroncato o estirpato lui o altri. Non solo: le conversazioni associate a quei tweet sono per me inaccessibili (dal mio account Twitter, i loro link portano al messaggio “Spiacente, non sei autorizzato a vedere questo stato”). Non potrei parteciparvi neanche se volessi.

Grazie alle verifiche dei lettori, dopo la pubblicazione iniziale di questo articolo è emerso che Vatinno sta rispondendo a dei miei vecchi tweet (Chris Priestly ha compilato il tutto come screenshot qui), alcuni risalenti addirittura al 21 dicembre scorso, ma al tempo stesso mi ha bloccato l’account, per cui non posso proseguire la conversazione. In pratica, Vatinno prima attacca briga con me, poi mi toglie la possibilità di replicare. Una squisita lezione di democrazia online.

Tutta la faccenda, insomma, emana un aroma di effetto Streisand che promette di essere memorabile come quello dei piedi di un pentatleta.

So che molti se la sono presa, ma personalmente non posso che ringraziare il deputato Vatinno per aver dato in un colpo solo una dimostrazione così pubblica, netta e brillante di ben tre concetti: essere laureati in fisica (come lo è Vatinno) non conferisce una patente d’infallibilità a tutto campo, come invece credono in molti; l’imbarazzante inettitudine dei politici italiani nell’uso dei nuovi media (basti confrontare le parole di Vatinno con questa risposta della Casa Bianca); e le ragioni per le quali gli ufologi vengono spesso visti come pazzi paranoici che aggrediscono chi, come Query o Marco Cattaneo su Le Scienze, tenta di spiegare loro pazientemente dove sbagliano. Quando poi il fisico, il politico e l’ufologo coincidono, nasce la tempesta perfetta. La perfect storm; o, in questo caso, perfect shitstorm.

Vado a prendere il popcorn.

No, non ancora. C’è il gran finale. Sapevate che Vatinno è uno dei creatori di Internet? Ipse dixit: “La Rete non può essere il regno dei CyberTeppisti e questo lo dico io che la Rete ha contribuito a crearla già al Cern nel lontano 1986”. Tim Berners-Lee, Vint Cerf, Leonard Kleinrock, Jon Postel, fatevi da parte.

Aggiornamento (2013/01/13  22:40): Dai commenti mi segnalano che Vatinno ha pubblicato sul suo sito un post che mi riguarda. Illuminante.

Questo, signori, è quello che ritiene opportuno scrivere pubblicamente un deputato della Camera italiano. Quale sublime ironia che queste parole provengano da una persona che siede alla Camera a rappresentare un partito che si chiama Italia dei Valori. Non ho altro da aggiungere e non spenderò altro tempo dietro questa storia davvero deprimente.

2018/05/06 14:45

Piccolo aggiornamento: vedo che a dicembre 2016 Vatinno ha scritto un articolo su Affaritaliani.it che mi riguarda personalmente, rimproverandomi fra le altre cose di avere costruito un “impero mediatico”, di aver ottenuto “lucrosi guadagni” e di pagare le tasse in Svizzera. Non so dove altro dovrei pagarle, visto che ci abito da più di un decennio (link intenzionalmente alterato; copia aggiornata su Archive.is; copia precedente su Archive.is). Non è il suo unico attacco personale che mi riguarda.

Segnalo inoltre l’articolo Giuseppe Vatinno: Ex deputato, giornalista e ufologo “transumano” [2018/10/14: articolo non più disponibile, ma dovrebbe essercene una copia qui] che contiene molti link interessanti alle esternazioni di Vatinno e ne delinea la figura. Buona lettura.

2018/10/14 21:00

Ho aggiornato il link all’articolo dedicato a Vatinno, visto che l’originale non è più online.

L’ufologia vista con occhi differenti all’Agenzia Spaziale Italiana

L’ufologia vista con occhi differenti all’Agenzia Spaziale Italiana

Ieri sera sono stato ospite via Skype dell’ASI per il dibattito sul documentario ALBE (A Life Beyond Earth) di Elisa Fuksas, che è un modo decisamente diverso di raccontare l’ufologia e l’idea della vita extraterrestre attraverso le esperienze di uomini e donne che vivono il contatto con l’alienità in prima persona. Qui il complottismo e il business della fufologia non trovano spazio.

Il trailer e il video del dibattito sono qui sotto; trovate una recensione su Huffington Post.

Se il Corriere fa fake news: l’astronauta, l’UFO e la “macchina della verità”

Se il Corriere fa fake news: l’astronauta, l’UFO e la “macchina della verità”

Ultimo aggiornamento: 2018/04/27 11:20.

Il Corriere della Sera ha pubblicato un articolo (link intenzionalmente alterato; copia su Archive.is), firmato da Flavio Vanetti, nel quale si afferma senza ombra di dubbio che il celeberrimo astronauta Buzz Aldrin, uno dei primi due esseri umani a camminare sulla Luna nel 1969, ha “superato la prova della macchina della verità” a proposito delle sue dichiarazioni di aver visto un UFO durante la propria missione spaziale di quasi cinquant’anni fa. Ringrazio @ufoofinterest per la segnalazione.

L’articolo dice che Aldrin ha “riconfermato l’episodio” dell’avvistamento ufologico ed è stato “sottoposto al test con una nuova tecnologia all’Institute of BioAcoustic Biology di Albany, in Ohio”. La notizia è stata ripresa da numerosi media di tutto il mondo.

Se fosse vera, sarebbe certamente clamorosa. Ma basta consultare il sito di questo istituto di Albany per scoprire che non si tratta affatto di un’autorevole istituzione scientifica, come il nome altisonante farebbe pensare, ma semplicemente di una privata cittadina americana, tale Sharry Edwards, che, senza alcuna prova, sostiene che i suoni della voce sono una “rappresentazione olografica” della salute delle persone e propone varie procedure pseudomediche bizzarre, come per esempio la “valutazione bioacustica delle allergie” e anche comode e pratiche istruzioni per mettersi in proprio in questo campo “per diletto e per profitto”.

Come se questo non bastasse, approfondendo la vicenda dell’astronauta emerge che non è vero che è stato sottoposto personalmente a un test dal sedicente istituto, come dà ad intendere Vanetti sul Corriere, ma l’istituto ha usato soltanto una vecchia registrazione della sua voce, analizzandola con un dispositivo imprecisato che non c’entra nulla con la “macchina della verità” usata nei processi, dato che questa macchina richiede la presenza del soggetto e misura numerosi parametri fisiologici durante un interrogatorio condotto da un esperto invece di analizzare soltanto una voce preregistrata.

Ciliegina sulla torta, con una rapida ricerca negli archivi digitali delle notizie si scopre che la fonte originale è il tabloid britannico Daily Star. Questa testata afferma (copia su Archive.is) che allo studio condotto dall’Institute of BioAcoustic Biology hanno “preso parte” anche altri astronauti storici, come Edgar Mitchell e Gordon Cooper. Ma questo è un dettaglio rivelatore, dato che Mitchell e Cooper sono morti da tempo e quindi difficilmente possono aver partecipato a un test svolto di recente.

La notizia, insomma, è una bufala, partorita da un sito pseudoscientifico senza alcuna credenziale di serietà e diffusa da un giornale scandalistico, ma questo non ha impedito a molte testate blasonate di diffonderla senza sottoporla a un minimo di verifica.

Aldrin stesso, fra l’altro, aveva già spiegato che l’avvistamento misterioso che gli viene attribuito non riguarda affatto un’astronave extraterrestre, ma fu dovuto semplicemente a un pannello staccatosi come previsto dal veicolo spaziale che li stava portando verso la Luna. L’astronauta, che oggi ha 88 anni, lo aveva spiegato a chiare lettere addirittura già nel 1969, nei rapporti tecnici di fine missione, e lo ha ribadito anche in occasione di questa notizia, ma la leggenda ufologica persiste.

Come mai? Forse la spiegazione sta in un motto dello scrittore americano Mark Twain: “Mai lasciare che la verità ostacoli una storia ghiotta”.