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Tesi: gli “avvistamenti UFO” militari recenti sono una foglia di fico per coprire un’umiliazione molto terrestre

Tesi: gli “avvistamenti UFO” militari recenti sono una foglia di fico per coprire un’umiliazione molto terrestre

Ultimo aggiornamento: 2021/06/22 8:20.

La recente serie di video di provenienza militare che mostrano avvistamenti di
oggetti volanti non identificati in prossimità di navi da guerra ha scatenato le
fantasie di molti, che si aspettano straordinari annunci imminenti di contatti
con civiltà extraterrestri o un salto di qualità nelle informazioni sul fenomeno
UFO.

È un copione già visto in tante occasioni: chi segue la storia
dell’ufologia sa che queste presunte grandi rivelazioni vengono sempre descritte
dagli entusiasti come se fossero dietro l’angolo, ma non arrivano mai.

In questa foga ufologica gioca un ruolo molto importante il
cherry-picking: la selezione volontaria o involontaria degli elementi
che favoriscono la propria tesi, tralasciando tutti quelli che la
smentiscono. 

Per esempio, si parla tanto delle dichiarazioni fatte da piloti militari a
proposito di questi avvistamenti misteriosi, ma quanti di voi sanno che fra
queste dichiarazioni ce n’è anche una che parla esplicitamente di un UFO
“grande circa quanto una valigetta”? E un’altra in cui il pilota dice
di aver intercettato
“un piccolo velivolo con un’apertura alare di circa 1,5 metri”? E
un’altra ancora in cui si parla di un incontro con un velivolo
“avente all’incirca le dimensioni e la forma di un drone o di un
missile”
? Trovate i dettagli in
questo mio articolo.

Quante volte avete sentito citare questo dettaglio delle dimensioni dai vari
resoconti giornalistici di questi avvistamenti?

Non solo: quante volte avete sentito precisare che gli avvistamenti in
questione sono
avvenuti all’interno di spazi militari di addestramento navale o al volo e che la Marina degli Stati Uniti se ne preoccupa perché
vuole semplicemente evitare che i suoi piloti abbiano incidenti

Appunto. Eppure l’ho segnalato quasi due anni fa. Questi dettagli sono stati
disinvoltamente “dimenticati”.

In questa situazione di fatto, ben diversa da quella fantasiosamente dipinta
da tanti giornalisti, c’è anche un altro elemento molto importante da
considerare: la disinformazione militare intenzionale.

Chi segue da tempo l‘ufologia sa anche che i militari hanno spesso
approfittato del clamore dei presunti avvistamenti alieni per distrarre
l’opinione pubblica dalle loro attività clandestine. Faccio qualche
esempio.

  • Nel 1947, a Roswell, nel New Mexico, si diffuse la notizia di un disco
    volante precipitato: i militari lasciarono che la notizia galoppasse (con
    grande successo, visto che circola ancora) per coprire il fatto che era
    caduto in realtà un aerostato militare che portava un apparato di
    monitoraggio delle esplosioni nucleari sovietiche che all’epoca era
    top secret.
  • L’anno successivo, il celebre incidente aereo nel quale perse la vita il
    pilota USAF Thomas Mantell, mentre inseguiva quello che descrisse come
    “un oggetto metallico enorme”, fu raccontato (e tuttora viene
    raccontato da molti ufologi) come un’interazione con un veicolo
    extraterrestre, ma in realtà si trattò di una collisione con un aerostato
    militare della serie
    Skyhook, la cui
    esistenza non poteva essere resa nota in quel periodo.
  • In tempi leggermente più vicini a noi, negli anni Cinquanta e Sessanta,
    molte segnalazioni di avvistamenti di UFO da parte di piloti di linea erano
    in realtà avvistamenti di velivoli militari segreti, come gli U-2 e gli A-12
    (The CIA and the U-2 Program, 1954-1974, di Pedlow e Welzenbach, 1998). Il libro
    Area 51 Black Jets di Bill Yenne, pubblicato nel 2014, ne parla estesamente; ho riassunto
    qui
    la vicenda. Dato che si trattava di velivoli che ufficialmente non
    esistevano, ai piloti non poteva essere spiegato che cosa avevano visto
    realmente e ai militari faceva comodo che si diffondesse la teoria che si
    trattasse di veicoli alieni.

Si chiama MILDEC (military deception): depistare, depistare,
depistare per distogliere l’attenzione dalle vere attività. Se volete un
ripasso di quanto sia storicamente diffusa, consolidata ed efficace questa tecnica, potete
partire da
questa voce di Wikipedia.

Mettetevi comodi, perché questo è un articolo lungo.

 

Gli UFO “militari” come depistaggio

Il sito specialistico statunitense The War Zone ha pubblicato un
dettagliatissimo articolo di analisi
che propone la tesi del depistaggio anche per questi avvistamenti recenti:
lasciare che l’opinione pubblica (e anche quella politica) si scateni sulle
fantasie ufologiche, in modo da distrarre dal concetto imbarazzantissimo che

“un avversario molto terrestre sta giocando con noi, nel nostro giardino di
casa, usando tecnologie relativamente semplici — droni e palloni — e
portandosi a casa quello che potrebbe essere il più grande bottino di
intelligence di una generazione.”

L’articolo, firmato da Tyler Rogoway ma frutto di una ricerca di gruppo, premette innanzi tutto un concetto fondamentale: i vari video di
avvistamenti “autenticati” da fonti militari di cui si parla in questi mesi presumibilmente non hanno una spiegazione unica ma sono dovuti a
fenomeni differenti. Cercare di giustificarli con una spiegazione unica,
ufologica o meno, è un errore di metodo fondamentale. Inoltre non c’è nessuna
pretesa di spiegarli tutti. In originale:

…people expect one blanket and grand explanation for the entire UFO mystery
to one day emerge. This is flawed thinking at its core. This issue is clearly
one with multiple explanations due to the wide range of events that have
occurred under a huge number of circumstances.

Poi precisa che il depistaggio sarebbe favorevole sia agli avversari, sia (a
breve termine) ai militari statunitensi:

“Credo inoltre che i problemi culturali prevalenti dell’America e lo stigma
generale che circonda gli UFO sia stato preso di mira e sfruttato con successo
dai nostri avversari, consentendo di proseguire queste attività molto più a
lungo del dovuto. In effetti ritengo che le persone al potere che ridacchiano a
proposito di resoconti credibili di strani oggetti in cielo e ostacolano la
ricerca su di essi, compreso l’accesso ai dati riservati, siano diventate esse
stesse una minaccia alla sicurezza nazionale. La loro carenza di fantasia,
curiosità e creatività sembra aver creato un vuoto quasi perfetto che i nostri
nemici possono sfruttare e probabilmente hanno sfruttato in misura
sconcertante.”

Rogoway prosegue notando che un paio d’anni fa c’è stata una
“improvvisa disponibilità del Pentagono a parlare di UFO e delle loro
potenziali implicazioni”
, sono aumentati gli avvistamenti in particolare fra i piloti di caccia
della Marina e c’è una forte correlazione fra questi avvistamenti e le
grandi esercitazioni navali nelle quali si sviluppano e si integrano i nuovi
sistemi d’arma, di comando e di acquisizione di informazioni.
“In altre parole, sembrava che questi velivoli misteriosi avessero un
interesse molto spiccato per le capacità operative contraeree più grandi e
recenti degli Stati Uniti”
.

Un interesse piuttosto strano se si ipotizzano visitatori extraterrestri, che
per il semplice fatto di essere capaci di attraversare lo spazio
interplanetario o interstellare dovrebbero possedere tecnologie in confronto
alle quali i sistemi d’arma di una Marina militare sarebbero interessanti quanto delle tavolette di cera
per chi usa un laptop. Ma questo interesse diventa invece molto ragionevole se si
ipotizza un altro scenario:

“Abbiamo poi ottenuto
chiarimenti dai piloti testimoni a
proposito delle asserzioni principali riguardanti quello che loro e i loro
compagni di squadriglia avevano
vissuto, prima di esplorare quella che per molti era un’ipotesi scomoda:
quella che almeno alcuni degli oggetti che questi equipaggi e queste navi
incontravano non fossero affatto un fenomeno esotico inspiegato, ma fossero droni
e piattaforme più leggere dell’aria (palloni) avversari concepiti per
stimolare [nel senso di far reagire — Paolo] i sistemi di difesa aerea più avanzati degli Stati Uniti e
raccogliere dati di intelligence elettronica di qualità estremamente
alta su di essi. Dati critici che, fra l’altro, sono difficilissimi da
ottenere affidabilmente in altro modo.”

Tramite questa raccolta di dati diventa possibile

“sviluppare contromisure e tattiche di guerra elettronica per interferire con
questi sistemi o batterli. È inoltre possibile stimare e persino clonare
accuratamente le capacità e si possono registrare e sfruttare le tattiche. Già
da sole, le ‘firme’ di queste forme d’onda possono essere usate per
identificare, classificare e geolocalizzarle […]
Diventare a tutti gli effetti il bersaglio [di questi sistemi] porta la
qualità dell’intelligence raccolta a un livello completamente
differente.”

Non è pura teoria: l’articolo di The War Zone cita un caso in cui
furono proprio gli Stati Uniti a usare questa tecnica per acquisire
informazioni sulle capacità nemiche.

“…abbiamo pubblicato un
intero precedente storico
per operazioni molto simili, che risale allo sviluppo dell’aereo-spia
A12 Oxcart
e all‘avvento della guerra elettronica moderna. In sintesi, durante i primi
anni Sessanta, la CIA lanciò dei riflettori radar montati su palloni al
largo della costa di Cuba tramite un sommergibile della Marina USA e usò un
sistema di guerra elettronica denominato PALLADIUM che avrebbe ingannato i
più recenti sistemi radar sovietici, facendo loro mostrare agli operatori
che degli aerei nemici stavano dirigendosi rapidamente verso le coste cubane
o stavano facendo ogni sorta di manovre pazzesche [evidenziazione mia
— Paolo]. Questo indusse la difesa aerea cubana e i suoi radar ad attivarsi
e provocò comunicazioni rapide fra gli elementi della difesa aerea
sull’isola.

I riflettori radar portati da palloni di dimensioni differenti apparvero
anche sui radar sovietici, e monitorando i bersagli sui quali gli operatori
di questi radar si concentravano e che quindi erano in grado di rilevare fu
possibile determinare quanto fossero realmente sensibili i sistemi radar
sovietici. Questo fornì informazioni critiche sulla capacità di
sopravvivenza dell’A-12, che volava a oltre Mach 3 ed era leggermente
stealth, ma soprattutto stabilì un precedente di come la guerra
elettronica e i bersagli aerei potessero essere usati per sondare le difese
aeree nemiche in modo da poter ottenere intelligence critica sulle
loro capacità — tutto senza mettere a rischio un pilota in volo.”

Fra l’altro, questo test produsse un altro effetto tipicamente ufologico,
raccontato
qui:

Gli intercettori cubani furono lanciati per andare a caccia dell’“intruso”, e
quando uno dei loro piloti disse al suo controllore di intercettazione
comandata da terra (GCI) che aveva acquisito sul proprio radar il “bersaglio”,
il tecnico sul cacciatorpediniere [che gestiva i riflettori radar] commutò un
interruttore e il “caccia americano” scomparve [evidenziazione mia — Paolo]”.

Un pallone, spiega l’articolo, può sembrare un mezzo primitivo, ma funziona,
costa poco, non comporta rischi di vite umane e permette periodi di sorvolo o
di loitering (permanenza in zona) elevatissimi, tanto che l’uso
statunitense dei questi palloni proseguì per decenni, anche dopo l’avvento dei
satelliti spia, tanto che i sovietici svilupparono un aereo apposito (l’M-17) per tentare di intercettarli.

È quindi ragionevole pensare che le altre potenze militari del mondo abbiano
preso nota delle tecniche usate dagli Stati Uniti e le abbiano adottate; la
miniaturizzazione dell’elettronica consentirebbe oggi di montare sistemi di
acquisizione di segnali o di guerra elettronica in un drone o un pallone. È
sicuramente un’ipotesi più concreta e plausibile di uno stuolo di visitatori
extraterrestri, ma giornalisticamente è assai meno seducente.

 

L’UFO cubico-sferico, i radar e i droni

A ulteriore sostegno di questa tesi, Rogoway presenta un esempio molto preciso: la
descrizione dell’UFO fornita dal pilota della Marina USA Ryan Graves (video), che dice di aver incontrato più volte nell’Oceano Atlantico un oggetto che
sembrava stazionario, fluttuante nell’aria, capace di rimanere in volo per
ore. Altri
resoconti
di oggetti di questo tipo, rilevati sui radar e anche a vista da piloti di
varie squadriglie, parlano sistematicamente di un cubo all’interno di una
sfera.

Misterioso e inquietante, vero? Ma fluttuare stazionario per ore è esattamente quello che fa
un pallone. E c’è un brevetto, lo
US2463517, intitolato Airborne Corner Reflector e datato 1949, che mostra un
riflettore radar cubico (una forma classica per questi dispositivi) installato all’interno di un pallone, come nella
figura qui sotto, tratta appunto da questo brevetto.

È possibile che questi avvistamenti siano dovuti a dispositivi analoghi usati
da potenze militari rivali degli Stati Uniti. È solo un’ipotesi, ma la
coincidenza è notevole.

Non ci sono solo i palloni radar-riflettenti: anche i droni hanno delle
applicazioni nella sorveglianza e ricognizione militare, e quelli realizzati
appositamente per questi compiti hanno autonomie e durate di volo
notevolissime (ben superiori a quelle dei giocattolini commerciali, grazie a motori alimentati a carburante al posto delle batterie), e
“le loro configurazioni uniche e le loro caratteristiche prestazionali
possono sembrare strane anche a piloti di caccia esperti o a osservatori a
terra che non sono mai stati realmente addestrati a queste minacce,”
nota Rogoway, mostrando alcuni esempi di droni dalle forme davvero bislacche.

Ci sono già oggi tecnologie, come il programma statunitense
NEMESIS, che usano sciami di droni relativamente semplici ed economici, collegati in
rete tra loro insieme a navi, sommergibili e veicoli subacquei senza
equipaggio, che permettono di convincere il nemico che ha davanti flotte
fantasma e squadriglie di aerei che in realtà non esistono. L’illusione è tale
che
“sensori multipli nemici in luoghi differenti vedono la stessa cosa.”

Non c’è motivo di pensare che altre potenze militari, oltre agli Stati Uniti,
non abbiano sviluppato tecnologie del genere.

Questo scenario spiegherebbe anche le tracce radar misteriose descritte in
vari incidenti ufologici:

“…molte delle strane caratteristiche di alte prestazioni rilevate talvolta
da navi e aerei oltre la portata visiva durante questi incidenti possono
essere, e probabilmente sono, il risultato di attività di guerra elettronica.
Infatti cose come le accelerazioni rapide e gli improvvisi cali di quota sul
radar rappresentano dogmi basilari delle tattiche di guerra elettronica. Nel
caso degli eventi sulla costa orientale [degli USA], per esempio, stando a quanto ci è
stato detto le caratteristiche di alte prestazioni di questi oggetti non sono
mai state osservate visivamente ma sono state viste sui radar. Gli incontri a
vista descrivono oggetti simili a palloni che fanno cose da palloni, senza
muoversi rapidamente, mentre altri oggetti hanno prestazioni più simili a
droni che ad altro.”

E c’è di più: a proposito degli oggetti anomali segnalati da piloti di caccia
al largo della costa orientale degli Stati Uniti, proprio nelle aree in cui si
esercitano con i sistemi più sofisticati, i rapporti pubblicamente
disponibili

“…non descrivono affatto veicoli alieni [evidenziazione mia — Paolo]. Invece descrivono droni propulsi da
motori a getto, simili a missili, e altri aeromobili ad ala fissa senza pilota
che si arrampicano fino alle quote di volo, nonché droni multirotore che
volano a punto fisso a quote molto elevate molto al largo.”

E nell’estate del 2019, al largo della costa californiana

“[s]ciami di droni perseguitarono vari cacciatorpediniere statunitensi che
svolgevano esercitazioni di combattimento a meno di 100 miglia da Los Angeles.
Questo avvenne per più notti […] potete immaginare quanto sarebbe stata buona
la intelligence con i sensori e sistemi di comunicazione delle navi
stimolati [] dallo sciame di origine sconosciuta, apparentemente al sicuro in
acque territoriali americane.”

Veicoli volanti quindi molto, molto terrestri. Come mai di questo dettaglio cruciale non si parla al di
fuori delle pubblicazioni specialistiche e invece si predilige la narrazione
ufologica?

Ci sarebbe da chiedersi anche come mai questi video provengono dalla Marina USA, quando il compito
di proteggere i cieli americani spetta all’USAF, che
evita accuratamente di rilasciare dichiarazioni. Non sarà, banalmente, perché l’aeronautica militare
“non è capace di fornire una difesa contro [la minaccia dei droni] e ha
chiaramente fallito nel farlo fin qui”
?

L’articolo di The War Zone prosegue con moltissime altre considerazioni
tecniche e strategiche ben documentate, con un inquietante parallelo con le
vistose vulnerabilità della difesa aerea statunitense sfruttate per gli
attentati dell’11 settembre 2001 e con dei dettagliati debunking dei
principali video ufologici di provenienza militare resi pubblici di recente. Vi invito a leggerlo
tutto, se potete, ma il suo senso è chiaro:

“Sembra che stiamo assistendo alla storia che si ripete, ma stavolta sono gli
altri a creare lo spettacolo magico. Vale anche la pena di notare che una
campagna del genere ha anche enormi aspetti di guerra informativa e
psicologica. In ultima analisi, se viene rivelata ufficialmente o resa
pubblica in altro modo, fa sembrare terribilmente impotente la nazione presa
di mira, che risulta incapace persino di difendere il proprio spazio aereo o
anche solo di definire una minaccia che la riguarda.”

Di conseguenza, c’è il rischio molto credibile che i militari statunitensi
sappiano benissimo di cosa si tratta e che il can-can ufologico sia per
loro un’ottima cortina fumogena per evitare di doverlo ammettere e quindi
dover riconoscere pubblicamente la propria impotenza. La più potente,
sofisticata e costosa flotta militare del pianeta, umiliata da semplici droni
e palloni.

Ma se volete continuare a fantasticare di visitatori alieni che giocano a
nascondino, fate pure.

 

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Antibufala: UFO degli anni Cinquanta? “Eravamo noi”, dice la CIA

Antibufala: UFO degli anni Cinquanta? “Eravamo noi”, dice la CIA

Ultimo aggiornamento: 2021/06/21 9:25.

Un recente
tweet della
CIA (sì, la CIA ha un account Twitter ufficiale),
rilanciato
anche dalle agenzie di stampa, ha suscitato clamore fra gli appassionati di
ufologia:
“Rapporti di attività insolite nei cieli negli anni Cinquanta? Eravamo
noi”
.

Il tweet è stato frainteso come una dichiarazione di responsabilità di
tutti gli avvistamenti ufologici dell’epoca, ma in realtà il documento
linkato nel tweet, un malloppo desecretato di circa 270 pagine intitolato
The CIA and the U-2 Program, 1954-1974 (Pedlow e Welzenbach, 1998)*
spiega a pagina 72 che la CIA si ritiene responsabile soltanto di
alcuni degli avvistamenti di oggetti volanti non identificati da parte
di piloti di aerei di linea negli Stati Uniti.

* 2021/06/21 9:25. Il testo era scaricabile
qui
all’epoca della stesura iniziale di questo articolo. Al momento è invece
reperibile
qui.

Il documento racconta che in quegli anni era in corso la sperimentazione di un
aereo spia rivoluzionario, l’U-2 (niente a che vedere con l’omonimo gruppo
musicale), che volava a quote altissime (oltre 60.000 piedi, circa 18.000 m,
mentre la maggior parte degli aerei di linea stava a 3000-6000 m). I piloti di
linea, specialmente durante i voli del tardo pomeriggio su rotte da est verso
ovest, a volte vedevano il bagliore intenso del riflesso del sole sulle enormi
ali a specchio dell’U-2 nel cielo scuro del tramonto. All’epoca nessuno
pensava che fosse possibile volare a oltre 18 chilometri di quota, per cui i
piloti interpretavano l’avvistamento come un oggetto fiammeggiante che volava
alla loro stessa quota. A volte il bagliore era così luminoso da essere
visibile anche da terra. Fu anche per questo motivo che la CIA in seguito
iniziò a dipingere i propri aerei spia di nero opaco.

Gli avvistamenti dei piloti furono presi sul serio e, dice la CIA, diedero il
via all’indagine dell’aviazione militare sul fenomeno UFO denominato
Blue Book. Gli investigatori verificavano regolarmente se i rapporti
d’avvistamento dei piloti coincidevano con gli orari dei voli degli U-2 e
questo controllo incrociato permetteva di
“eliminare la maggioranza dei rapporti di UFO” (non tutti). Ma dato che
l’U-2 ufficialmente non esisteva, gli investigatori
“non potevano rivelare a chi scriveva le lettere di segnalazione quale
fosse la vera causa degli avvistamenti di UFO”
.

Sempre secondo la CIA, “I voli degli U-2 e i successivi voli OXCART [il
magnifico ricognitore trisonico A-12]
costituirono più della metà di tutti i rapporti di UFO verso la fine degli
anni Cinquanta e per la maggior parte degli anni Sessanta”
.

In altre parole, non ci sarebbe nessun intento da parte della CIA di prendersi
il merito di tutti gli avvistamenti d’epoca. Oltretutto la dichiarazione non è
una novità: la stessa informazione è contenuta, praticamente parola per
parola, a pagina 47 del bellissimo libro
Area 51 Black Jets di Bill Yenne, pubblicato nel 2014, che per una felice coincidenza mi è
arrivato pochi giorni fa (ringrazio di cuore Vincenzo G. per il pensiero).

Al di là del clamore prodotto dal tweet, la dichiarazione della CIA va presa
con cautela. Alcuni
ricercatori
hanno confrontato i numeri degli avvistamenti UFO prima e dopo l’entrata in
servizio degli aerei-spia ad alta quota e non hanno trovato alcun aumento
significativo che coincida con quanto asserito dalla CIA. La spiegazione
tecnica è in sé plausibile, ma sussistono dubbi ragionevoli sull’asserzione
che i voli
top secret furono responsabili addirittura di
“più della metà” degli avvistamenti.

Rapporto governativo USA sugli UFO: nessuna traccia delle “grandi rivelazioni” strombazzate da stampa e ufologi

Rapporto governativo USA sugli UFO: nessuna traccia delle “grandi rivelazioni” strombazzate da stampa e ufologi

Ultimo aggiornamento: 2021/06/04 23:20.

Non dite che non ve l’avevo detto: il tanto annunciato rapporto del governo
statunitense sui fenomeni aerei non identificati, attesissimo dagli ufologi che
promettevano che avrebbe contenuto
grandi rivelazioni e avrebbe segnato l’inizio di una nuova era di ammissioni di
visite extraterrestri, è uscito (nel senso che il suo contenuto è stato comunicato agli addetti governativi di livello superiore) ed è un flop. Non contiene nessuna prova
di avvistamenti di veicoli alieni. Nessuna rivelazione. Niente.

Lo ha
annunciato
poco fa il New York Times, scrivendo che gli addetti all’intelligence
non hanno trovato prove che i recenti avvistamenti da parte di piloti della
Marina statunitense siano veicoli spaziali extraterrestri. Non sono ancora in
grado di spiegare cosa siano gli oggetti ripresi. Tutto qui.

Il NYT ha successivamente cambiato il titolo, rispetto a quello iniziale che vedete qui, in “U.S. Finds No Evidence of Alien Technology in Flying Objects, but Can’t Rule It Out, Either”.

Dal rapporto, che verrà fornito al Congresso degli Stati Uniti il 25 giugno, si evince, secondo il NYT, che la stragrande maggioranza degli oltre 120 episodi
documentati nell’arco degli ultimi due decenni non è legata a tecnologie
avanzate militari o governative statunitensi; potrebbe trattarsi di veicoli di
altre potenze militari terrestri. Il rapporto non contiene nient’altro di
significativo.

Molto rumore per nulla, come previsto. Gli ufologi infervorati continueranno
ad attaccarsi al fatto che il rapporto non esclude esplicitamente e
categoricamente l’ipotesi dei veicoli extraterrestri e continueranno a
fantasticare (il rapporto non esclude esplicitamente e categoricamente neanche
l’ipotesi che si tratti delle renne di Babbo Natale, se è per quello). I
giornalisti acchiappaclic continueranno a scrivere fiumi di fuffa
sull’ennesimo video sgranato, senza fare uno straccio di verifica tecnica. E
il circo continuerà a girare ed esibirsi al pubblico con lo slogan di sempre: più gente entra, più bestie si vedono.

Ne ho parlato anche su Wired.it con Emilio Cozzi.

A tutti gli ufologi scornati che ce l’hanno con me: intendiamoci bene.
La vita extraterrestre mi interessa così tanto, e la ritengo così
plausibile, che ho fatto gratuitamente da interprete per l’astrofisica
Jill Tarter (progetto SETI) pochi giorni fa

C’è gente che fa ricerca seria di civiltà extraterrestri. Usa il metodo
scientifico e investe tempo e denaro per tentare di dare risposta a una
delle più belle e profonde domande dell’umanità.

A questa gente dono volentieri il mio tempo.

A chi invece crede che qualunque video sgranato di cosi che si muovono
sia una prova inconfutabile di visite extraterrestri, senza prima
considerare tutte le altre spiegazioni normali, dico solo una cosa: non
siate così creduloni. C’è gente che specula sulla vostra credulità. Giornalisti in cerca di clic facili e ufologi
ciarlatani che vendono libri paccottiglia e spennano soldi a chi va ai
loro convegni a sentir raccontar frottole spacciate per fatti.

Imparate come funziona una fotocamera, come funziona un radar, come
funziona una telecamera a infrarossi, come si fanno gli effetti speciali (digitali e analogici). Studiate astronomia, fisica, ottica. Capirete da soli quanti video
“ufologici” sono in realtà fenomeni normalissimi. E non vi farete
fregare dai ciarlatani.

Essere scettici sui video ufologici non è negare la vita intelligente
nell’universo: è semplicemente non volere essere fregati dai ciarlatani e
dagli autoinganni di chi vuole credere a tutti i costi.

Studiate. Strada facendo, scoprirete fenomeni straordinari ma veri. Provateci.

 

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Rapimenti alieni, il caso Zanfretta stasera alla TV svizzera

Rapimenti alieni, il caso Zanfretta stasera alla TV svizzera

 

Questa sera (24/1) il programma
Storie
della Radiotelevisione Svizzera ha ripresentato la vicenda di Pier Fortunato
Zanfretta, una persona che da decenni afferma di aver subìto incontri e
rapimenti da parte di extraterrestri.

Non entro nel merito della trasmissione, che esplora in buona parte il lato
umano della vicenda, ma ci sono alcuni aspetti della storia di Zanfretta che
andrebbero conosciuti per comprenderla meglio. 

Sia ben chiaro: non dubito della buona fede di Zanfretta. Lui è convinto che
quello che ricorda e racconta sia vero. Ma questo non vuol dire che sia
successo realmente.

Zanfretta afferma di avere un macchinario, datogli dagli alieni, che gli
permette di comunicare con loro. Lo ha dichiarato anche nel programma di
questa sera (da 39:20), e lo ha descritto estesamente. Ma non l’ha mai
mostrato. Basterebbe che lo facesse per levare tutti i dubbi. Se non lo fa…

Non c’è bisogno che Zanfretta si sottoponga a ipnosi regressiva (che è una
corbelleria inattendibile che genera
falsi ricordi) o
a “sieri della verità”. Vuole essere creduto? Mostri il macchinario. Quello è
concreto, tangibile, verificabile. Ma non lo fa. Non lo fa perché gli alieni,
dice, gliel’hanno proibito. 

Il documentario ricostruisce così la descrizione dell’oggetto: 

 

Questo è invece il disegno dell’oggetto che fu mostrato (il disegno, intendo) al convegno
ufologico di Lugano nel 2009, come
ho raccontato qui. Starebbe in una caverna segreta. La foto è mia: ero in sala.

La vicenda fu raccontata in quell’occasione da Giorgio Pattera. Disse che
gli alieni avevano dato l’oggetto a Zanfretta affinché lo consegnasse a
“Heineken”. Disse proprio così.

Dopo la risata fragorosa del pubblico, si rese conto di quello che aveva
detto. Non c’entrava la marca di birra. Gli alieni volevano che il macchinario
fosse dato a Hynek. Nel senso di
J. Allen Hynek,
uno degli ufologi seri più famosi al mondo dell’epoca. Heineken, Hynek, che
vuoi che sia.

Perché gli alieni dovessero affidare a un metronotte ligure un macchinario
importantissimo destinato a un ufologo americano, invece di recapitarglielo
direttamente, resta un mistero.

Non solo: Zanfretta, nel programma di stasera, ha mostrato (da 1:01:20) che
c’è un punto preciso di un’autorimessa dove gli appare ancora adesso un
portale alieno nel quale lui entra. E questo portale gli appare spesso.

Il
punto preciso è il posto 102 del’autorimessa: nel documentario viene chiaramente mostrato il
cartello che reca il numero del posto e la dicitura
“Ideato e creato dal Laboratorio Educativo ‘Le Perle di Don Orione’”. Non dovrebbe essere difficile localizzarlo.

Nessuno che abbia pensato semplicemente di mettere una telecamerina a
sorvegliare e registrare queste apparizioni? Con duecento euro ci si
porterebbe a casa lo scoop del secolo e la prova definitiva delle visite
aliene, o perlomeno ci si leverebbe una volta per tutte il dubbio invece di parlarne per quarant’anni. Il vero mistero è perché nessuno lo faccia.

Il programma è disponibile online qui sotto (il documentario vero e proprio
inizia a 7:30):

 

Ripeto: rispetto la vicenda umana di Zanfretta. Ma che gli ufologi non si
siano mai degnati di fare il proprio dovere, ossia investigare e
raccogliere prove, è imbarazzante. Per gli ufologi.

 

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Ex direttore spaziale israeliano dice che gli alieni ci visitano e non si può dire. Però lui l’ha detto

Ex direttore spaziale israeliano dice che gli alieni ci visitano e non si può dire. Però lui l’ha detto

Moltissimi giornali di tutto il mondo hanno dato spazio alla notizia che Haim Eshed, “ex capo della direzione spaziale del ministero della Difesa israeliano” (Sky TG24) ha dichiarato che “gli alieni esistono e sono in contatto da anni con Stati Uniti
e Israele. Esisterebbe quindi una “federazione galattica” che comunica
con i terrestri. ‘Gli oggetti volanti non identificati hanno chiesto di
non rendere pubblico che sono qui, l’umanità non è ancora pronta”.

Haim Eshed (nella foto, da quel che ho capito) ha aggiunto che ci sarebbe “‘un accordo tra il governo degli Stati Uniti
e gli alieni’ e il presidente Donald Trump ne sarebbe a conoscenza.
Anzi sarebbe stato sul punto di rivelare le informazioni in suo
possesso, ma avrebbe ricevuto la richiesta di non farlo per prevenire
una probabile isteria di massa”
.

Si possono avere tante opinioni sulle visite da parte di extraterrestri, per carità, però è indubbio che la logica di questo ex direttore spaziale ha qualche leggero problema. Se dici che una cosa è segreta e non si deve dire, ma poi la vai in giro a dire, non è più tanto segreta, no?

Se poi la cosa segreta te l’hanno detta addirittura gli alieni, raccomandandoti di non dirla a nessuno per prevenire un’isteria di massa, e tu la vai in giro a dire lo stesso, forse non hai capito come funzionano i segreti.

E poi scusate, ma che figura ci facciamo verso gli extraterrestri? Tutte le volte che chiedono a qualcuno di tenere il segreto sulla loro esistenza, la prima cosa che fa questo qualcuno è raccontarla ai quattro venti.

Insomma, la storia dell’ex direttore spaziale ha qualche problema di coerenza. Il sito antibufala Snopes.com ha una possibile spiegazione: la fonte originale della notizia è un’intervista rilasciata al giornale israeliano Yediot Aharonot da Haim Eshed per promuovere il suo nuovo libro. Le motivazioni di questa rivelazione, insomma, potrebbero essere molto terrestri.

Va detto che Haim Eshed, che oggi ha 87 anni, è stato realmente fondatore e direttore del programma di difesa spaziale del Ministero della Difesa israeliano fino al 2011. Ma non presenta la benché minima prova di quello che afferma, e vale la Legge di Sagan: affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie. Specialmente in un campo delicato come l’ufologia.

Fonti: Repubblica, NBC News, Jerusalem Post.

Ufologia: l’incidente di Roswell del 1947 spiegato da uno storico

Ufologia: l’incidente di Roswell del 1947 spiegato da uno storico

Ai primi di luglio del 1947 accadde a Roswell, in New Mexico, un incidente di cui si parla ancora oggi, soprattutto in questi giorni in cui ricorre l’anniversario della vicenda.

Non capita tutti i giorni, infatti, che un giornale titoli che l’aviazione militare ha catturato un disco volante (“RAAF”, nell’immagine qui accanto, sta per Roswell Army Air Field).

Nel 2011 lo storico Roger Launius ha ripercorso la vicenda per il museo Smithsonian in una conferenza in cui ha mostrato foto molto rare dei controversi “rottami alieni” e spiegato come la documentazione indica chiaramente che la notizia del “disco volante” nacque come invenzione giornalistica e che i militari decisero di approfittarne per distrarre l’opinione pubblica dal fatto che i “rottami alieni” provenivano in realtà da un progetto top secret di monitoraggio dei test nucleari sovietici (non c’erano ancora i satelliti spia, a quell’epoca).

Oggi il progetto, denominato Mogul, non è più segreto, e Launius ne ha mostrato i piani e i dettagli, segnalando che esiste un libro monumentale, pubblicato negli anni Novanta, che raccoglie tutta la documentazione sul caso Roswell: si intitola The Roswell Report – Fact versus Fiction in the New Mexico Desert. Oggi è acquistabile online, sia in forma cartacea sia in formato digitale, ed è anche scaricabile gratuitamente come PDF.

Da questa pubblicazione segnalo alcune delle tante foto:

Schema dei riflettori radio dei palloni-spia del Progetto MOGUL.
I riflettori radio in volo.

I “rottami alieni”.

Un pallone della serie MOGUL in preparazione per il volo.
Il “segnale alieno proveniente dallo spazio profondo” di Tiscali

Il “segnale alieno proveniente dallo spazio profondo” di Tiscali

Ho ricevuto diverse segnalazioni di un articolo pubblicato su Tiscali Scienze e intitolato “Segnale alieno proveniente dalla spazio profondo captato dal radiotelescopio di Arecibo”.

Secondo l’articolo, datato 16 febbraio 2012, il radiotelescopio di Arecibo, a Puerto Rico, avrebbe captato appunto “un segnale “alieno”, ritenuto interessante e degno di ulteriori accertamenti”, che “avrebbe avuto origine in un’area ancora non del tutto delimitata, che si trova tra la costellazione dei Pesci e quella dell’Ariete”. Il segnale sarebbe stato “isolato per ben tre volte”.

Purtroppo Tiscali Scienze non fornisce link alla notizia originale, per cui non è chiaro da dove l’abbia presa. Però una breve ricerca negli archivi online trova una notizia sorprendentemente simile: l’osservatorio di Arecibo che capta un segnale dalla zona del cielo fra Pesci e Ariete e lo isola tre volte. Viene anche fatto il nome di Dan Wertheimer, il ricercatore del SETI Project citato anche da Tiscali.

Ma la notizia è datata 2 settembre 2004. Quasi otto anni fa. Ne parlano molti siti, fra cui The Planetary Society, Science Blog e The Guardian, identificando il segnale con la sigla SHGb02+14a e chiarendo che non è affatto certo che si tratti di un segnale intelligente e che è molto probabile che si tratti di uno dei tanti falsi positivi che si verificano in questo campo, come quello segnalato a gennaio 2012 da Bad Astronomy.

Se fosse davvero questa la fonte della notizia pubblicata da Tiscali Scienze, sarebbe veramente deludente scoprire che viene spacciata per nuova una notizia di otto anni fa. Dimostrerebbe una preoccupante inettitudine della redazione nel verificare le notizie. Questo non toglie che la ricerca di segnali intelligenti dallo spazio sia un progetto serio e interessante. Proprio per questo andrebbe trattato dai giornalisti con un po’ più di attenzione.

Video di UFO rilasciati dal Pentagono: “dimenticato” un dettaglio che rende ridicole le tesi ufologiche

Video di UFO rilasciati dal Pentagono: “dimenticato” un dettaglio che rende ridicole le tesi ufologiche

Vi ricordate i video di oggetti volanti non identificati rilasciati circa un mese fa dal Pentagono? Gli ufologi si sono scatenati con entusiasmo, sostenendo che si tratta di video inspiegabili, ma in realtà se si conosce la tecnologia usata per riprenderli hanno delle spiegazioni normali ma comunque molto interessanti.

Naturalmente i complottisti hanno teorizzato che questi video facciano parte delle tante cose che i governi non dicono e non ci vogliono far sapere. Ma vi siete mai chiesti che cosa non ci dicono gli ufologi?

Infatti i video in questione non sono isolati: fanno parte di una serie molto più ampia di rapporti desecretati. Questa. Ne avete mai sentito parlare? Gli ufologi li hanno mai menzionati? Cosa ci nascondono? 🙂

Ci nascondono un dettaglio estremamente importante: molti di questi rapporti desecretati rivelano le dimensioni di questi oggetti volanti non identificati, o “fenomeni aerei non identificati” (unidentified aerial phenomena), come si dice adesso per evitare l’abituale associazione mentale “UFO uguale veicolo alieno”.

E le dimensioni sono, come dire, imbarazzanti per gli ufologi.

  • Un rapporto datato 26 marzo 2014 descrive l’oggetto intercettato da un caccia F/A-18 della Marina statunitense come “grande circa quanto una valigetta”, secondo le stime del pilota.
  • Un altro rapporto, datato novembre 2013, dice che un altro pilota di F/A-18 ha intercettato “un piccolo velivolo con un’apertura alare di circa 1,5 metri”.
  • Un terzo, risalente al 27 giugno 2013, descrive un incontro con un velivolo “avente all’incirca le dimensioni e la forma di un drone o di un missile”.

Se il loro veicolo è grande come una valigetta, sarebbero gli alieni più piccoli della storia dell’ufologia.

Un altro dettaglio importante e spesso taciuto da chi vuole promuovere la tesi ufologica è che questi avvistamenti sono avvenuti all’interno di spazi aerei militari riservati. Ne avevo parlato a settembre 2019: la Marina degli Stati Uniti aveva precisato che le immagini rilasciate rappresentavano un campione delle frequenti incursioni di velivoli non identificati negli spazi aerei di addestramento militare, che causavano pericolo per i piloti in addestramento. Gli alieni non c’entravano niente. La Marina voleva solo segnalare che degli irresponsabili stavano mettendo in pericolo la sicurezza degli addestramenti facendo volare i loro apparecchi dentro spazi aerei riservati. Tutto qui.


In altre parole: tutto il cancan mediatico-ufologico è stato costruito scegliendo ad arte soltanto i video che si prestavano maggiormente a essere fraintesi e spacciati come misteriosi e dimenticandosi allegramente tutti gli altri. E questo, purtroppo, gli ufologi non ce l’hanno detto.

Ufologo del GREAA mi querela e pubblica tutti gli atti

Ufologo del GREAA mi querela e pubblica tutti gli atti

Ricordate il caso del presunto “cratere meteorico” ticinese che sarebbe stato scoperto da un gruppo ufologico di Bellinzona, il GREAA, con la sua surreale coda di commenti di due rappresentanti del gruppo, oltre un anno fa? Ora posso raccontarvi gli sviluppi della vicenda.

Pochi giorni dopo la pubblicazione del mio articolo, un membro del GREAA, Nicola Bellotti, mi ha querelato per “diffamazione e danneggiamento”.

Dopo le procedure legali del caso, a ottobre 2011 il Procuratore Pubblico del Canton Ticino ha emesso un decreto di non luogo a procedere perché “gli elementi costitutivi del reato di diffamazione non sono adempiuti” e perché il danneggiamento è inapplicabile dato che riguarda soltanto le cose materiali, non le reputazioni.

Così Bellotti ha inoltrato reclamo alla Corte dei reclami penali, che l’ha respinto, confermando il decreto del Procuratore.

Infine Bellotti si è rivolto anche al Tribunale Federale, che pochi giorni fa ha ribadito ancora una volta il non luogo a procedere perché le accuse formulate da Bellotti nei miei confronti non sono fondate. E con questo si è conclusa una tormentata vicenda legale durata un anno.

Normalmente non segnalerei questi dettagli, anche per tutelare la controparte, ma ogni discrezione è ormai superflua, perché Bellotti stesso ha pubblicato tutta la documentazione della vicenda, compresi gli atti legali e le informazioni sul presunto cratere, con buona pace di eventuali questioni di privacy o riservatezza giudiziaria. Trovate tutto qui su Greaa.org (archiviato qui su Archive.org). Buona lettura.

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “pontile@”.

Antibufala: i video di UFO rilasciati dal Pentagono

Antibufala: i video di UFO rilasciati dal Pentagono

Ha fatto molto clamore nei media generalisti la notizia che il Pentagono, o più propriamente il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, ha pubblicato ufficialmente dei video di oggetti non identificati, registrati nel 2004 e nel 2015 da piloti della Marina statunitense. I video circolavano già in forma non ufficiale da anni e ne avevo già parlato in questo articolo e nel suo seguito.

La dichiarazione originale del Dipartimento della Difesa è disponibile qui e le versioni pubblicate ufficialmente sono disponibili a questi link sul sito della Marina USA:

Nella dichiarazione, il Dipartimento della Difesa spiega che i video sono stati rilasciati in forma ufficiale “per chiarire eventuali equivoci da parte del pubblico sulla questione se i video che circolavano fossero autentici o se ci fosse altro nei video. I fenomeni aerei osservati nei video rimangono caratterizzati come ‘non identificati’.”

Chiarito che sono autentici, che cosa mostrano? Sapendo che sono stati ripresi con telecamere a infrarossi (sensibili al calore) e in luce visibile (nel caso di alcuni secondi del video del 2004) da aerei militari in volo, l’analisi tecnica indica che si tratta con tutta probabilità soltanto di aerei distanti o di un pallone aerostatico.

Gli oggetti, infatti, non hanno alcun comportamento reale insolito: gli effetti di movimento e di rotazione e gli aloni sono infatti degli artefatti prodotti dall’elaborazione digitale dei video, dal movimento dell’aereo che sta effettuando la ripresa (parallasse) e dalla compensazione automatica della rotazione della testa girevole della telecamera, come spiega bene Mick West di Metabunk in questi due video:

Se siete perplessi su come il movimento dell’aereo possa creare un’illusione così forte di movimento dell’oggetto, guardate quest’altro video di Mick West: ha appeso una pallina a un albero e lo ha ripreso mentre gli passava accanto. Nella ripresa normale non si nota nulla di insolito, ma quando West zooma si ottiene un’illusione di movimento molto forte dell’oggetto, perché la mancanza di altri oggetti nell’inquadratura ci impedisce di capire se ci stiamo muovendo noi o se si sta muovendo l’oggetto.

West spiega bene anche il suo approccio: “Le visite aliene sono sempre una possibile spiegazione per qualunque video di oggetti volanti non identificati, ma questi video non mostrano alcun indizio di tecnologia avanzata, per cui purtroppo le spiegazioni reali, benché interessanti da indagare, sono probabilmente piuttosto noiose.”



Fonti aggiuntive: RSI, SyfyWire.