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Rischi del download alla radio 13:15

Doppietta alla radio svizzera (Rsi.ch): oltre al consueto appuntamento del Disinformatico radiofonico su Rete Tre stamattina alle 11, sarò ospite di Nicola Colotti ne La consulenza alle 13.15 su Rete Uno per una chiacchierata di quaranta minuti sui rischi informatici e legali dello scaricamento di film, musica, libri e immagini da Internet. Ci sarà qualche minuto di introduzione televisiva al programma intorno alle 12.50 su La1.

Se nel frattempo vi interessa conoscere l’approccio legale svizzero, ecco un paio di link in italiano per saperne di più: le FAQ sul diritto d’autore dell’Istituto Federale della Proprietà Intellettuale (in particolare questa frase“In linea di massima l’utilizzo di un’opera protetta dal diritto d’autore presuppone sempre l’autorizzazione dell’autore o del titolare dei diritti, anche nei casi in cui l’utilizzazione non è a scopo di lucro (ad esempio nel caso della proiezione di un film nell’ambito di un club cinematografico). Esistono tuttavia alcune eccezioni: le opere pubblicate possono essere utilizzate liberamente per uso personale e nella cerchia limitata di persone unite da stretti vincoli, quali famigliari e amici intimi.”) e il testo della Legge federale sul diritto d’autore e sui diritti di protezione affini, con in particolare l’Art. 19 che regola la copia privata, decisamente meno restrittiva che in altri paesi europei.

Youtube e diritto d’autore: il copyright come clava per ripicche e censure

Youtube e diritto d’autore: il copyright come clava per ripicche e censure

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2010/06/30.

Credit: Storm Thorgerson

Vi racconto un bell’esempio di come funzionano male le attuali norme sul diritto d’autore: diventano strumento di vendette personali e di censura.

L’accusa

Nei giorni scorsi ho ricevuto da Youtube una serie di avvisi di violazione del diritto d’autore per alcuni video, tutti riguardanti il tema delle cosiddette “scie chimiche”. Anche altre persone che hanno pubblicato video sullo stesso tema si sono ritrovate con i medesimi avvisi, come potete leggere per esempio qui, qui, qui, qui e qui: e non sono gli unici casi.

Riporto un paio degli avvisi di contestazione di copyright che mi sono arrivati: provengono tutti dal Comitato Tanker Enemy, ossia da Rosario Marcianò, uno dei più accesi sostenitori delle teorie sciachimiste.


Non c’è nulla nei miei video “Scie chimiche, la consegna del Perlone”, “Franceschetti: Marcianò è pagato dalla CIA?” e “Enters the CIA” (se non funzionano questi link, leggete l’ultimo aggiornamento) che violi il copyright: il primo documenta la consegna pubblica, durante una conferenza, del “Perlone” (un premio ironico, una sorta di Tapiro low-cost) a Marcianò; il secondo documenta la battuta di Paolo Franceschetti, che durante la stessa conferenza chiede se Marcianò è pagato dalla CIA; il terzo riprende me e gli amici della Società degli Scettici Allegri che entrano silenziosamente nella sala della conferenza indossando i cappellini della CIA. Tutto qui.

Sono stati ripresi in un luogo accessibile al pubblico, durante un convegno pubblico, nel quale erano state esplicitamente richieste e permesse le riprese; sono stati ripresi per conto di un giornalista, cioè il sottoscritto; e documentano eventi avvenuti in pubblico. In altre parole, si tratta di diritto di cronaca.

Addirittura il quarto dei miei video accusati di violazione riprende il cielo dalla finestra di casa mia, con l’inquadratura fissa che vedete qui accanto. Non ci sono volti o persone o musica. Il cielo, almeno per ora, non è vincolato dal diritto d’autore di nessuno.

Sembra piuttosto evidente che si tratta di una ripicca isterica di qualcuno che vuole evitare che si sappia in giro quali affermazioni ridicole e accuse demenziali ha fatto.

Coloro che accusano i media ufficiali di censurarli sono dunque i primi a ricorrere a questi mezzucci per zittire chi osa mostrare i loro comportamenti imbarazzanti. E chi si sciacqua la bocca parlando tanto di democrazia diretta in realtà offre sostegno a chi dimostra di non tollerare la democrazia e il diritto, salvo quando fa comodo usarli come scudo per i propri giochetti infantili.

Cari sostenitori delle scie chimiche, questi sono i metodi del vostro leader. Pensateci.

La difesa

Ho già inviato a Youtube via mail una serie di opposizioni o Counter-Notification, secondo la procedura descritta qui. È una grossa spesa di tempo, ma è anche un’occasione per mettere alla prova i meccanismi di Youtube. Cosa succede quando qualcuno manda a Youtube una falsa accusa di violazione di copyright? Il video viene subito disabilitato, ancora prima di aver ascoltato le ragioni dell’accusato. Già questo non è granché in termini di giustizia.

Ecco il testo di una delle mie counter-notification:

Re: YouTube DMCA Counter-Notification for video ID muxRz6dCHYA (“Scie chimiche, la consegna del Perlone, Franceschetti a Marcia…”)

Sirs,

Further to your notification of copyright infringement, please note the following:

1. The specific URLs of material that YouTube has removed or to which YouTube has disabled access: http://www.youtube.com/watch?v=muxRz6dCHYA

2. My full name: Paolo Attivissimo
Address: via Prati Botta 16B, CH-6917 Lugano Barbengo, Switzerland
Telephone number +41(0)797598264
Email address: topone@pobox.com
Username of my YouTube account: antibufala

3. I will accept service of process from the person who provided YouTube with the original copyright complaint or an authorised agent of such person.

4. I have a good faith belief that the material was removed or disabled as a result of a mistake or misidentification of the material to be removed or disabled.

5. I have a good faith belief that the material removed or disabled does not infringe on any copyright for the following reasons:
a. I am a professional journalist under Swiss Law, registered with the International Federation of Journalists. The video in dispute was recorded by my assistant as part of my reporting and therefore is protected by the right to report.
b. The material was recorded in a public venue where video recording was explicitly authorised.
c. The people shown in the video are public figures (speakers at a public conference).
d. There is no copyrighted content in the video in dispute.
e. The user “Comitato Tanker Enemy” who filed the copyright infringement notification appears to be pursuing a policy of harassment against me by filing bogus notifications on several of my videos, none of which infringe on copyright at all.

Sincerely,

Paolo Attivissimo
IT Journalist
Lugano, Switzerland

L’accusa di violazione come strumento anti-privacy

Leggendo le istruzioni di Youtube emerge un altro elemento interessante: se si fa opposizione inviando a Youtube una Counter-Notification, il testo dell’opposizione viene inviato all’accusatore. E include i dati personali dell’accusato:

After we receive your counter-notification, we will forward it to the party who submitted the original claim of copyright infringement. Please note that when we forward the counter-notification, it includes your personal information. By submitting a counter-notification, you consent to having your information revealed in this way. We will not forward the counter-notification to any party other than the original claimant.

In altre parole, accusare un utente Youtube di violazione del diritto d’autore permette di sapere chi è. Conoscendo l’ossessione degli sciachimisti per venire a sapere le identità dei loro “nemici”, non è implausibile che dietro il loro attacco ci sia anche questa finalità.

Rischi per chi accusa falsamente

C’è un altro aspetto che merita attenzione. L’accusatore ha dieci giorni di tempo per comunicare a Youtube di aver iniziato un iter giudiziario per far valere il proprio diritto d’autore. Se Youtube riceve questa comunicazione, i video non verranno più riabilitati. Se non la riceve, i video potranno essere riabilitati.

After we send out the counter-notification, the claimant must then notify us within 10 days that he or she has filed an action seeking a court order to restrain you from engaging in infringing activity relating to the material on YouTube. If we receive such notification we will be unable to restore the material. If we do not receive such notification, we may reinstate the material.

Ma è interessante soprattutto notare che chi abusa del servizio di contestazione del copyright può essere citato per danni:

Inoltre Youtube avvisa che l’abuso del servizio di notifiche di violazione porta alla cancellazione dell’account Youtube dell’abusatore: “I understand that abuse of this tool will result in termination of my YouTube account”, dice qui:

Vi aggiornerò man mano sugli sviluppi.

2009/05/01 (mattina) – Prime risposte da Youtube

Ricevo le prime risposte ufficiali da Youtube per uno dei video (quello della consegna del Perlone):

Dear Paolo,

Thank you for your counter-notification. It has been forwarded to the party that sent the takedown notification. If we receive no response from the original claimant, the material may be restored.

Sincerely,

Harry
The YouTube Team

In altre parole, la mia opposizione è stata inoltrata a chi ha fatto la rivendicazione di violazione del proprio diritto d’autore (Marcianò). Se questa persona non risponderà a Youtube, Youtube potrà ripristinare il video. Notate che non garantisce; presumo e spero sia solo legalese cautelativo.

La risposta riguarda il video per il quale ho inviato la Counter-Notification via mail accompagnata dalla scansione della mia firma. Nessuna risposta specifica, per ora, alle Counter-Notification inviate via fax: ho ricevuto invece un’altra mail riguardante un video non specificato, che ha un tono decisamente più perentorio (in senso a me favorevole):

Dear Paolo,

Thank you for your counter-notification. It has been forwarded to the
party that sent the takedown notification. If we receive no response, your
material will be restored between 10 and 14 business days from today.

Sincerely,

The YouTube Team

In questo caso (ma non dicono a quale video si riferiscono), Youtube sembra garantire il ripristino del video entro un termine preciso.

Sono fra l’altro in buona compagnia: la Warner Music ha fatto rimuovere da Youtube un video di una presentazione realizzata da Lawrence Lessig, l’esperto legale fondatore del Creative Commons, accusandolo di violazione del diritto d’autore, in barba alle leggi sul fair use, che Lessig conosce benissimo e rispetta per i propri video. Ne parla Ars Technica.

2009/05/01 (18:00) – Sempre più surreale

Mi segnalano questa nuova chicca pubblicata da Marcianò, che sembra essere la sua risposta, in un esilarante inglese maccheronico, a Youtube. Non perdetevi il passaggio in cui si lamenta che io non ero stato autorizzato a sparargli:

Comitato Nazionale Tanker Enemy
http://www.tankerenemy.com/

Sanremo, li 1 maggio 2009

Subject:

Re: [C#430056681] Copyright counternotification
Counter – counter notification
http://www.youtube.com/watch?v=muxRz6dCHYA
(“La consegna del perlone a Marcianò”)

Re: [C#432188580] Copyright counternotification
Counter – counter notification
http://www.youtube.com/watch?v=XLGIhHLLNiY
(“Franceschetti: Marcianò è pagato dalla CIA?”)

Hi,

Mr Paolo Attivissimo is accountable of many actions that should cause his expulsion from newspapermen order. You can see the following example, in which you can see that he auctions a hat whit my photograph, without any authorization. In fact the advertisement contains private and personal information and image whose publication I’ve never authorized. The auction for charity is just a way to defame. Mr Paolo Attivissimo is a person who is accustomed to slander anyone who is not agree with his ideas, by using false words. He’s been working this way for many years and in Italy is “famous” for his blamable actions.

I specify that Mr Paolo Attivissimo was not authorized to to shoot me, Paolo Franceschetti and other situations, during the lecture, inside the lecture hall and to use the name of my Committee or my name and surname: this is a copyright infringment. I remember that a defamation channel “marcianorosario”, linked to Attivissimo’s channel, was removed, after my notice, just because it was a channel that infringed community rules. In fact Attivissimo’s videos that I made removed were inserted like favorites in this defamation channel.

Best regards

Rosario Marcianò
President of Tanker Enemy National Committee

Lasciando da parte (a fatica) la costellazione di svarioni d’inglese e le accuse diffamatorie nei miei confronti, la cosa più surreale è che se questa è davvero la comunicazione inviata a Youtube, Marcianò dimostra di non aver capito né come funziona la procedura di risoluzione delle controversie di Youtube, né cos’è il diritto d’autore.

La procedura di Youtube richiede che l’accusatore (Marcianò, in questo caso) comunichi a Youtube, entro dieci giorni, di aver iniziato un’azione legale contro il presunto violatore (io, in questo caso), mirata a ottenere un’inibitoria di un tribunale contro la violazione (“After we send out the counter-notification, the claimant must then notify us within 10 days that he or she has filed an action seeking a court order to restrain you from engaging in infringing activity relating to the material on YouTube”).

A Youtube non frega nulla delle beghe personali, dell’asta su eBay o se io sono un santo o se invece strangolo i pangolini di notte: interessa che l’accusatore avvii un’azione legale. Se Marcianò non lo fa e non lo documenta, per Youtube il caso è chiuso e i miei video potranno essere ripristinati. Dato che non sembra che Marcianò intenda intraprendere quest’azione legale (e i dieci giorni di termine passano in fretta), rischia che Youtube si rivalga su di lui per falsa rivendicazione del diritto d’autore. Sarebbe un autogol esilarante.

L’altro aspetto interessante è che Marcianò sembra credere che riprenderlo in un luogo pubblico, durante una conferenza pubblica di cui lui è relatore e in cui è stato dato esplicito permesso di ripresa, sia una violazione di copyright. Ma apparendo in pubblico, oltretutto come relatore, e anche in trasmissioni televisive, ha implicitamente rinunciato al proprio diritto all’immagine: Marcianò è ormai quella che si definisce formalmente “persona notoria”, per la quale non occorre chiedere alcun consenso.

Recita infatti l’articolo 97 della legge sul diritto d’autore n. 633/1941:

Non occorre il consenso di una persona ritratta quando la riproduzione di un’immagine è giustificata dalla notorietà o dall’ufficio pubblico coperto, da necessità di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici o culturali, o quando la riproduzione è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico. Il ritratto non può tuttavia essere esposto o messo in commercio quando l’esposizione o messa in commercio rechi pregiudizio all’onore, alla reputazione od anche al decoro della persona ritratta.

Dato che Marcianò ha indossato volontariamente il cappellino della CIA, non può neanche appellarsi al pregiudizio all’onore o alla reputazione.

Tutto questo vale soltanto per i video nei quali è ritratto Marcianò: solo uno, tra quelli fatti rimuovere dal mio canale Youtube. Negli altri, che non mostrano Marcianò, non c’è neppure questo aspetto.

Marcianò sembra insomma avere ben poche speranze di successo e molte di dimostrare un comportamento vessatorio e ridicolo, che non giova alla sua causa e di certo non lo mostra come abile condottiero del movimento sciachimista. Anzi, non mi sorprenderebbe se qualcuno cominciasse a chiedersi se sia efficace avere come figura di riferimento una persona che si comporta sistematicamente in un modo così imbarazzante, porgendo così maldestramente il fianco al “nemico”.

Ma a parte questo, l’episodio sta diventando una buona occasione per ripassare il diritto d’autore e il diritto all’immagine. Se vi interessano questi argomenti, potete consultare per esempio i testi delle leggi italiane presso Fotografi.org oppure il sunto presso Photoactivity.com.

2009/05/22 – Vittoria

Stamattina ho ricevuto due mail di notifica da Youtube:

Dear Paolo,

We’ve completed processing your counter notification regarding your video
[http://www.youtube.com/watch?v=muxRz6dCHYA]. This content has been restored and your account will not be penalized.

Sincerely,

Harry
The YouTube Team

Dear Efax,

We’ve completed processing your counter notification. This content has been restored and your account will not be penalized.

Sincerely,

Jacob
The YouTube Team

“Efax” è il nome del servizio fax che ho usato per uno degli invii dei documenti di opposizione.

Sono stati quindi ripristinati tutti i video che Rosario Marcianò, alias “Comitato Tanker Enemy” aveva segnalato a Youtube per presunta violazione del copyright.

La procedura di risoluzione delle dispute sul copyright di Youtube, insomma, funziona: è lenta e strumentalizzabile, ma funziona. L’importante è non mollare e scrivere una mail o un fax di opposizione (counter-notification) scritti in modo chiaro, schematico e in perfetto inglese americano, perché gli oberatissimi addetti di Youtube hanno poco tempo e una soglia di comprensione molto bassa (“Efax” docet).

2009/11/16 – Ancora vessazioni: video nuovamente rimossi

Non ho avuto tempo di raccontare prima di oggi la successiva puntata di questa telenovela, ma rimedio subito.

Il 17 settembre 2009 Youtube mi comunica che tre miei video ora sono oggetto di “un reclamo di violazione della privacy da parte di una persona in relazione ai tuoi contenuti”, senza indicarmi chi è il reclamante.

Due dei video in questione sono i già contestati “Scie chimiche, la consegna del Perlone” e “Franceschetti: Marcianò è pagato dalla CIA?”. Il terzo è una nuova entrata: “Sciachimisti in TV: Magic Moments”.

Stavolta Youtube non offre la possibilità di contestare il reclamo. O modifico i video, o li tolgo:

Vogliamo offrirti l’opportunità di rimuovere o modificare il tuo video in modo che non violi più la privacy delle persone coinvolte. Modifica o rimuovi il materiale segnalato dall’utente entro 48 ore dalla data di oggi. Se non intraprendi alcuna azione, il video verrà sottoposto all’esame da parte del personale di YouTube e ti verrà vietato di caricarlo nuovamente.

Modificare i video significa crearne nuove versioni e ricaricarle, perdendo quindi comunque link e conteggi dei visitatori dei video originali, per cui tanto vale lasciare che passino le 48 ore e vedere che succede. È quello che faccio.

Due dei video, quelli già contestati in precedenza, vengono rimossi. Il terzo, quello nuovo, invece no, probabilmente perché trattandosi di uno spezzone di un programma TV la contestazione di privacy violata è evidentemente priva di senso anche alla luce di un esame sbrigativo e senza istruttoria come quello condotto dai valutatori di Youtube. Eccolo qui:

Non ci vuole una mente sublime per capire chi ha sporto reclamo, ma qui è Youtube che è maggiormente in difetto, perché non offre alcun canale evidente per risolvere dispute o presentare fatti che chiariscano il contesto o il diritto di ripresa.

Non è tutto: siccome il contestante non viene indicato da Youtube nella notifica, non c’è modo di sapere se chi ha inviato la contestazione ha il diritto di farlo, e di conseguenza non si sa come modificare il video per rispettare la privacy del contestante. Se non so chi è e nel video ci sono più persone, come faccio a sapere di chi devo mascherare la faccia?

È quindi molto facile utilizzare gli strumenti di contestazione di Youtube per fini vessatori. Tenetelo presente.

2010/06/30 – Video ricaricati

Due dei video sono stati di nuovo rimossi qualche tempo fa senza una giustificazione sensata. Ho finalmente trovato il tempo di recuperarli e ripubblicarli qui e qui. Vediamo che succede.

Basta prediche dal pulpito: mi metto nei panni degli artisti per vedere come si vive la pirateria

Basta prediche dal pulpito: mi metto nei panni degli artisti per vedere come si vive la pirateria

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “postaperanna” e “chignoli”. Ultimo aggiornamento: 2019/09/30.

Ho parlato spesso di come il mondo della musica sta cambiando grazie a Internet e di come i canoni tradizionali della distribuzione, della produzione e dei compensi agli artisti debbano essere ripensati, come unico modo per risolvere il problema della pirateria musicale trasformandolo da un problema a un vantaggio.

Ma predicare è facile, razzolare coerentemente un po’ meno. Così nei mesi scorsi, con l’aiuto di mio figlio Simone, già ben recensito per la sua musica nei Drop Alive, ho prodotto un album con una cantautrice ribattezzatasi per l’occasione Perla Complottista, in ossequio a una delle mie passioni recenti. Non temete: testi e voce non sono miei.

È una scommessa: si può produrre un disco di esordio nell’era di Internet, senza DRM, senza appoggiarsi alle campagne promozionali delle major, e portare a casa almeno i soldi investiti? O tutti lo pirateranno senza troppi complimenti?

L’album si chiama Stereotipo per motivi di copyright (Luogocomune era già stato preso). Devo dire con onore che la prima recensione è nientemeno quella di Rockline, ed è anche buona. Almeno credo, anche se “psych-rock sperimentale molto visionario e mesmerizzante, come se fosse immerso in un ambiente di acido lisergico che conduce verso un trip allucinato” non mi suona del tutto lusinghiero. Mi accontenterò.

2016/12/30

Avevo completamente dimenticato di aver scritto quest’articolo, e il link alla recensione di Rockline oggi porta a una pagina completamente diversa, per cui persino io ho fatto fatica a rendermi conto che si trattava di un pesce d’aprile. Oggi un lettore è passato di qui, ha lasciato un commento, e mi ha fatto riscoprire questa perla creata da Rockline.

Per fortuna Archive.org conserva ancora una copia della finta recensione di Stereotipo. La linko qui e ne includo qui sotto uno screenshot ingrandibile.

2019/09/30

Nei commenti, l’autore della pseudo-recensione mi ha segnalato oggi che il testo è tornato online qui e che c’è anche un secondo album.

Passa la direttiva UE sul copyright. E adesso?

Ultimo aggiornamento: 2019/03/26 20:25.

Il Parlamento dell’Unione Europea ha approvato oggi il testo finale del progetto di direttiva sul diritto d’autore. Entrerà in vigore nell’UE dal 2021, se approvata dagli stati membri, e ha vari problemi.

  • La direttiva rischia di creare leggi differenti per ciascun paese UE.
  • È un salto nel buio, perché (come nota l’avvocato Guido Scorza su AgendaDigitale e sul Fatto Quotidiano) non è supportata da nessuno studio economico sul suo impatto, per cui non si sa quanto (e nemmeno se) i titolari dei diritti guadagneranno più soldi come promesso dai sostenitori della direttiva. Esperimenti analoghi in Germania non hanno ottenuto un soldo.
  • Il suo articolo 15 (ex articolo 11) crea in sostanza una sorta di tassa sulle citazioni: gli editori dovranno autorizzare espressamente ogni ripubblicazione delle loro notizie, salvo che si tratti di singole parole o “estratti molto brevi”. Quanto brevi? Non è specificato. Questo dovrà essere chiarito dalle norme più dettagliate basate sulla direttiva. Ma una norma dello stesso genere esiste già in Spagna e ha prodotto la concentrazione del traffico sui grandi editori, svantaggiando quelli piccoli. Piccoli come il blog che state leggendo, per esempio.
  • Il suo articolo 17 (ex articolo 13) impone che tutti i grandi siti che permettono agli utenti di caricare contenuti debbano ottenere una licenza su quei contenuti e debbano filtrare quelli che violano il diritto d’autore; inoltre saranno responsabili per i contenuti immessi dagli utenti. In pratica si tratta di un filtro preventivo sugli upload, ossia una soluzione tecnica irrealizzabile (come si filtra un modello per stampante 3D sotto copyright?), oltre che uno strumento di censura formidabile (se ne volete un assaggio, guardate come si comporta il ContentID di Youtube). Per non parlare dell’assurdità di procurarsi una licenza preventiva per ogni possibile contenuto coperto da copyright: non solo musica e film, ma libri, foto, video, software, disegni, testi. Chi potrà negoziare una licenza a tappeto del genere? Solo chi ha tanti soldi.
  • L’articolo 17 prevede alcune esenzioni per l’esercizio del diritto di critica, recensione, parodia e collage, per cui i memi dovrebbero essere salvi. Sono esentati anche i siti come Wikipedia (le enciclopedie online non a scopo di lucro), le piattaforme di sviluppo di software open source, i servizi cloud, i negozi online e i servizi di comunicazione.

In sintesi, la direttiva crea un pantano legale che solo chi ha stuoli di avvocati potrà permettersi di gestire e comporta il rischio serio di zittire le voci dei piccoli o dei singoli.

Per esempio, si chiede la BBC, cosa succederà a chi condivide le proprie sessioni di videogioco su Youtube o Twitch? Il video di una sessione è una nuova opera, i cui diritti spettano al giocatore, ma include opere di proprietà dell’azienda creatrice del gioco. Opere al plurale, perché un videogioco contiene grafica, musica, dialoghi e software, ciascuno vincolato da un diritto d’autore separato. Verrà filtrato automaticamente? Un video di una festa di compleanno che contiene una canzone in sottofondo verrà bloccato?

E cosa cambierà in questo blog, per esempio? Per ora nulla: io vivo e lavoro in Svizzera, per cui quello che scrivo non è toccato dalla direttiva, salvo che la Svizzera decida di adottare norme analoghe. Lo stesso vale anche per tutti i contenuti prodotti fuori dall’UE. Il risultato, insomma, è che chi sta nell’UE verrà penalizzato e chi ne sta fuori (Google o Facebook, per esempio) continuerà come prima e anzi starà meglio di prima, perché nessun europeo se la sentirà di costituire un’azienda concorrente.

Ma soprattutto mi sembra che i creatori di questa direttiva, e i politici che l’hanno approvata, non abbiano tenuto conto di una cosa fondamentale: non è che siccome adesso c’è la direttiva, allora i siti dei pirati audiovisivi che distribuiscono film, telefilm, musica e libri violando il diritto d’autore smetteranno improvvisamente di farlo.

Come andrà a finire non lo sa nessuno. Staremo a vedere. Ma se padri di Internet come Tim Berners-Lee e tanti altri sono contrari, forse dovremmo ascoltarli. Anche perché ci hanno detto più volte che quando la Rete trova un ostacolo, trova anche la maniera di aggirarlo.

Ma se volete una sintesi perfetta di cosa non va in questa direttiva, leggete cosa ha tweetato Luca Sofri in proposito:

Fonti aggiuntive: Cory Doctorow, Gizmodo, EFF, Torrentfreak. Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

Lo studio sulla pirateria insabbiato dalla Commissione Europea

Lo studio sulla pirateria insabbiato dalla Commissione Europea

Di solito mi capita di smentire le tesi di complotto e d’insabbiamento da parte dei governi, ma in questo caso faccio un’eccezione: una ricerca commissionata della Commissione Europea è stata davvero insabbiata.

Si tratta di uno studio, costato 360.000 euro e completato nel 2015, sugli effetti della pirateria sui contenuti vincolati dal diritto d’autore. Si intitola Estimating displacement rates of copyrighted content in the EU,  è lungo oltre 300 pagine e oggi è scaricabile qui, ma non era mai stato reso pubblico.

Sappiamo di questo studio non grazie alle indagini dei complottisti, ma alla tenacia di una parlamentare europea, la tedesca Julia Reda, che ha scoperto che esisteva questo rapporto grazie alla Regola dell’Informazione Laterale che cito spesso nelle tecniche d’indagine giornalistica digitale: per sapere se un dato è vero o falso conviene sempre cercare le informazioni di contorno a quel dato. Se un documento è stato omesso o segretato, può darsi che altrove ci siano informazioni amministrative che ne tengono traccia.

In questo caso, per esempio, la parlamentare si è accorta dell’esistenza di questo studio perché ha scoperto la relativa gara d’appalto, risalente al 2013, e a quel punto ha richiesto accesso al documento. La Commissione, racconta la Reda, non ha risposto in tempo alla richiesta ben due volte.

Come mai tanta riluttanza nel pubblicare uno studio costato fior di quattrini? Può darsi che sia colpa dei suoi risultati, che “non mostrano prove statistiche dello spostamento delle vendite da parte delle violazioni del coypright online” con l’eccezione dei film più popolari e recenti. Risultati che stridono con i vari provvedimenti governativi che mirano a sorvegliare il traffico dei file caricati su Internet di tutti gli utenti, indistintamente, con la giustificazione della tutela del diritto d’autore.

Sia come sia, è indubbio che servono prove robuste per legittimare un intervento del genere e che, come dice la parlamentare, “dati preziosi sia finanziariamente, sia in termini di applicabilità dovrebbero essere disponibili a tutti se sono finanziati dall’Unione Europea: non dovrebbero raccogliere polvere su uno scaffale fino a quando qualcuno li richiede attivamente”.



Fonti aggiuntive: Boingboing.

La7 usa un mio video, poi contesta su Youtube che viola il suo copyright

La7 usa un mio video, poi contesta su Youtube che viola il suo copyright

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora. Ultimo aggiornamento: 2017/09/20 16:15.

Pochi giorni fa ho dato a La7 il permesso di usare per Bersaglio mobile il mio video di debunking del 2008 Misteri da vendere, dedicato alle tesi di complotto sull’11 settembre. Stamattina mi è arrivata la contestazione di La7 per violazione del diritto d’autore su Youtube: io avrei violato il loro copyright perché loro hanno usato il mio video del 2008 in un programma del 2017.

Naturalmente mi sono opposto sia via Youtube, sia rivolgendomi direttamente ai responsabili di Bersaglio mobile.

La contestazione, fra l’altro, riguarda in tutto trentaquattro secondi. So che molte contestazioni sono generate automaticamente, ma questo è un sistema automatico idiota.

2017/09/20 16:15

Ê arrivata pochi minuti fa la rinuncia alla contestazione:

After reviewing your dispute, La7 has decided to release their copyright claim on your YouTube video.

Video title: “Il foro nel Pentagono è davvero troppo piccolo?”

If you earned any money during the dispute, you should receive that money as part of your next YouTube payment.

– The YouTube Team

Dopo la fake news, la fake music? Gli inganni su Spotify

Dopo la fake news, la fake music? Gli inganni su Spotify

Spotify, il servizio di musica e video in streaming, ha oltre 140 milioni di utenti attivi e circa 50 milioni di abbonati paganti. Ma è anche un servizio che consente a molti truffatori o personaggi senza scrupoli di fare soldi alle spalle degl onesti.

Un recente articolo di Vulture.com ha fatto il punto di un giro di denaro basato sull’inganno citando per esempio il caso di Humble, la canzone di Kendrick Lamar che ha raggiunto il primo posto nella classifica di streaming di Billboard ed è stata ascoltata quasi 300 milioni di volte su Spotify. Accanto alla versione originale, però, su Spotify c’è anche Sit Down, Be Humble di un certo King Stitch, che si è aggiudicata oltre 300.000 visualizzazioni (con relativi incassi) solo per il fatto di imitare (anche nel titolo) l’originale di Lamar. Basta che un utente ascolti il brano per trenta secondi e Spotify paga.

Non è l’unico genere di trucco per fare soldi: su Spotify ci sono “artisti” come Happy Birthday Library, che offrono versioni personalizzate di Tanti auguri a te e così hanno incassato più di un milione di ascolti. C’è Chris Brown, che ha partorito un album, Heartbreak on Full Moon, che contiene ben quaranta canzoni. Non perché ha una vena musicale inesauribile, ma perché ha capito che più canzoni mette in un album più aumentano le possibilità che qualcuno le ascolti e quindi porti il suo album in cima alla classifica.

Prendete per esempio i Toilet Bowl Cleaners, la cui The Poop Song è stata ascoltata 400.000 volte. Dietro questa “band” c’è un uomo di nome Matt Farley, che ha al proprio attivo oltre 18.500 canzoni pubblicate su Spotify con questo e molti altri pseudonimi, come Guy Who Sings Songs About Cities and Towns, Wedding Proposal Music Song Band, Guy Who Sings Your Name Over and Over, Papa Razzi and the Photogs. È sempre lui, e tutte queste  “band” cantano solo canzoni a tema: Papa Razzi, per esempio, canta solo di celebrità. Indovinate che cosa canta Guy Who Sings Your Name Over and Over. Diciottomilacinquecento canzoni non sono musica: sono spam.

E c’è di peggio: Sir Juan Mutant ha pubblicato 64 album, ciascuno con una cinquantina di brani. Ma molte canzoni sono ripetute usando però titoli differenti e sono poco più che strimpellamenti. Non mancano impostori come Bob Segar, che fa cover di Bob Seger e ha 1,2 milioni di ascolti di Turn the Page; come Brooks Stars Garth, che ha vari milioni di ascolti delle sue cover delle canzoni di Garth Brooks; come la band Imagine Demons, che ha 1,7 milioni di ascolti di Demons (come il brano degli Imagine Dragons).

L’articolo di Vulture.com porta molti altri esempi di come il sistema della musica a pagamento in streaming venga manipolato e fa un’osservazione deprimente: in tutto questo giro di soldi, alla fine, l’unico che ci perde è l’utente.

CBS e Paramount fanno causa ad “Axanar”, fanfilm di Star Trek: è troppo ben fatto

CBS e Paramount fanno causa ad “Axanar”, fanfilm di Star Trek: è troppo ben fatto

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2016/01/04 7:15.

Senza la minima parvenza d’autoironia, l’atto legale di accusa della Paramount e della CBS nei confronti del fanfilm Axanar dice una cosa profondamente imbarazzante: le due case di produzione hanno fatto causa ai creatori di Axanar perché ha “l’aspetto e la consistenza di un vero film di Star Trek” (“look and feel like a true Star Trek movie”). A differenza di quelle stupidaggini fracassone dirette da J. J. Abrams. Quelle dove Spock risolve i problemi a suon di cazzotti.

Da decenni, ormai, i fan di Star Trek autoproducono storie, fumetti e video basati sui personaggi e gli ambienti della serie e finora CBS e Paramount, attuali titolari dei diritti, non hanno mai avuto problemi, a patto che si trattasse di produzioni amatoriali e senza scopo di lucro.

La serie di telefilm autoprodotti Star Trek Continues, per esempio, è davvero notevole, con interni curatissimi, fotografia identica all’originale e tanti cameo di attori ospiti della serie originale e non solo) e soprattutto delle belle storie che compensano il montaggio e la recitazione non sempre sublimi; altre autoproduzioni, come Renegades o Of Gods and Men, hanno addirittura impiegato gli attori principali delle varie serie “ufficiali” di Star Trek (Walter Koenig, Tim Russ, Robert Picardo, Aron Eisenberg, Nichelle Nichols, Terry Farrell, J. G. Hertzler, Chase Masterson, Gary Graham, Ethan Phillips, Cirroc Lofton, Grace Lee Whitney, Robert Beltran e tanti altri), spesso chiamandoli a interpretare gli stessi personaggi che interpretavano in Star Trek. E anche qui Paramount e CBS non hanno fatto una piega.

Allora come mai stavolta è diverso? La spiegazione arriva sempre dall’atto d’accusa: Axanar ha raccolto fondi per oltre un milione di dollari e si propone come un prodotto con “professionisti che lavorano davanti e dietro la macchina da presa, con una troupe interamente composta da professionisti – molti dei quali hanno lavorato a Star Trek – che garantiscono che Axanar avrà la qualità di Star Trek che tutti i fan vogliono vedere”.

In effetti il trailer conferma questo intento professionale e qualitativo:

Anche il prequel, intitolato Prelude to Axanar, è dello stesso livello (sono disponibili i sottotitoli in italiano), e le immagini che avete visto qui sopra non sono tratte dai film di Abrams ma da Axanar:

C’è anche un altro aspetto significativo: adesso CBS e Paramount hanno in cantiere una propria serie televisiva di Star Trek, e c’è in lavorazione il terzo film della serie “reboot”, intitolato Beyond, che è talmente lontano dagli ideali e dalle situazioni di Star Trek che si vanta addirittura di avere come regista quello di Fast and Furious, ha la colonna sonora dei Beastie Boys (Sabotage, se non erro) ed è una serie ininterrotta di scazzottate e salti con motociclette.

Il trailer di Beyond ha fatto infuriare i fan, tanto da indurre il regista a giustificarsi (idem Simon Pegg, co-sceneggiatore), per cui trovarsi confrontati con un prodotto amatoriale che i fan invece adorano, come Axanar, tanto da finanziarlo per un milione di dollari, non solo rischia di mettere in ombra le produzioni “ufficiali”, ma probabilmente causa un gran rosicamento ai pezzi grossi di Hollywood, che ancora non hanno capito cosa vogliono i fan di Star Trek (aiutino: azione, avventura, ma anche rispetto per i personaggi originali e una storia che faccia pensare).

I produttori di Axanar si erano incontrati con la CBS, secondo quanto riferisce uno di loro, Alec Peters, e ne avevano ottenuto una risposta di tolleranza a patto che Axanar non guadagnasse nulla: infatti verrà distribuito gratuitamente. Questo, insieme agli anni di dimostrata accettazione dei fanfilm precedenti, aveva fatto pensare che anche Axanar sarebbe stato tollerato. Ma ora CBS e Paramount chiedono un’inibitoria alla distribuzione di Axanar e anche centinaia di migliaia di dollari di danni per le violazioni del diritto d’autore. I produttori di Axanar hanno risposto su Facebook dicendo che “a quanto pare la CBS sa che Axanar è esattamente quello che vogliono i fan, perché stanno cercando di farci chiudere” e che risponderanno a breve ma non mollano. Staremo a vedere.

Sembra proprio, insomma, che finché si tratta di fanfilm così così, a Paramount e CBS va bene che i fan usino i loro marchi, perché in fin dei conti contribuiscono (gratis) a mantenere popolari quegli stessi marchi; ma se un fanfilm rischia di essere migliore delle loro produzioni, allora cala la scure della legge. Per carità, CBS e Paramount non fanno altro che far valere i propri diritti sanciti dalla legge, ma usare così palesemente due pesi e due misure non sembra essere il modo migliore per farsi amare dai fan. Che, vorrei ricordare, già negli anni Sessanta seppero organizzare una campagna di protesta sufficiente a far rinnovare la Serie (oggi) Classica di Star Trek per una terza stagione nonostante la rete televisiva volesse chiuderla.

Star Trek esiste da sempre grazie ai fan, ma i bottegai di Hollywood non l’hanno ancora capito.

Adesso ho un motivo in più per non andare a vedere Beyond.

2015/12/31 13:20. Alec Peters, uno dei principali artefici di Axanar, ha raccontato la propria versione dei fatti e ha detto di essere stato in contatto con “una delle principali società di consulenza sulla proprietà intellettuale negli Stati Uniti” con l’ipotesi di fornire una difesa legale pro bono. La società, dice Peters, “era molto interessata a rappresentarci dato che era al corrente dell’azione legale e aveva già deciso che questo sarebbe stato un caso di altissimo profilo che potrebbe definire la legge sulla proprietà intellettuale per l’industria dell’intrattenimento”. Se ci saranno sviluppi concreti ve li segnalerò.

2016/01/01 12:30. Nei giorni scorsi Alec Peters ha pubblicato altri dettagli qui, dicendo di aver appreso dell’azione legale dalla stampa prima ancora che dai canali ufficiali.

2016/01/04 7:20. Sono interessanti i punti di vista di Luigi Rosa su Siamogeek e di Gabriella Cordone Lisiero (due che vivono di pane e Star Trek molto più di me): alcuni fatti indicano che la raccolta di fondi incentrata su Axanar non ha le connotazioni giuste per essere considerata senza scopo di lucro. Sia come sia, l’esito di questa lite legale sarà molto significativo per tutto il mondo delle produzioni amatoriali basate su format sotto copyright.

Fonti: Hollywood Reporter, Ars Technica, Variety, TrekNews.

Startrekitalia.it copia abusivamente un mio articolo: quello sui copyright violati di Star Trek

Startrekitalia.it copia abusivamente un mio articolo: quello sui copyright violati di Star Trek

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2016/01/04 16:00.

Qualche giorno fa ho pubblicato un articolo sull’accusa di violazione di copyright fatta da CBS e Paramount contro il fanfilm Axanar e l’ho intitolato CBS e Paramount fanno causa ad “Axanar”, fanfilm di Star Trek: è troppo ben fatto. Il giorno dopo, il sito Startrekitalia.it ha pubblicato un articolo a firma di “Redazione” intitolato, guarda che coincidenza, Star Trek Axanar, CBS e Paramount fanno causa al fanfilm: troppo ben fatto.

Per una coincidenza ancora più stupefacente, il testo dell’articolo di Startrekitalia.it è incredibilmente simile al mio. Considerate i primi tre paragrafi, per esempio.

Il mio originale del 31/12/2015

Senza la minima parvenza d’autoironia, l’atto legale di accusa della Paramount e della CBS nei confronti del fanfilm Axanar dice una cosa profondamente imbarazzante: le due case di produzione hanno fatto causa ai creatori di Axanar perché ha “l’aspetto e la consistenza di un vero film di Star Trek” (“look and feel like a true Star Trek movie”). A differenza di quelle stupidaggini fracassone dirette da J. J. Abrams. Quelle dove Spock risolve i problemi a suon di cazzotti.

Da decenni, ormai, i fan di Star Trek autoproducono storie, fumetti e video basati sui personaggi e gli ambienti della serie e finora CBS e Paramount, attuali titolari dei diritti, non hanno mai avuto problemi, a patto che si trattasse di produzioni amatoriali e senza scopo di lucro.

La serie di telefilm autoprodotti Star Trek Continues, per esempio, è davvero notevole, con interni curatissimi, fotografia identica all’originale e tanti cameo di attori ospiti della serie originale e non solo) e soprattutto delle belle storie che compensano il montaggio e la recitazione non sempre sublimi; altre autoproduzioni, come Renegades o Of Gods and Men, hanno addirittura impiegato gli attori principali delle varie serie “ufficiali” di Star Trek (Walter Koenig, Tim Russ, Robert Picardo, Aron Eisenberg, Nichelle Nichols, Terry Farrell, J. G. Hertzler, Chase Masterson, Gary Graham, Ethan Phillips, Cirroc Lofton, Grace Lee Whitney, Robert Beltran e tanti altri), spesso chiamandoli a interpretare gli stessi personaggi che interpretavano in Star Trek. E anche qui Paramount e CBS non hanno fatto una piega.

L’articolo di Startrekitalia.it dell’1/1/2016

Senza la minima parvenza d’autoironia, l’atto legale di accusa della Paramount e della CBS nei confronti del fanfilm Axanar dice una cosa profondamente imbarazzante: le due case di produzione hanno fatto causa ai creatori di Axanar perché ha “l’aspetto e la consistenza di un vero film di Star Trek” (“look and feel like a true Star Trek movie”).
A differenza di quelle stupidaggini fracassone dirette da J. J. Abrams. Quelle dove Spock risolve i problemi a suon di cazzotti.

Da decenni, ormai, i fan di Star Trek autoproducono storie, fumetti e video basati sui personaggi e gli ambienti della serie e finora CBS e Paramount, attuali titolari dei diritti, non hanno mai avuto problemi, a patto che si trattasse di produzioni amatoriali e senza scopo di lucro.

La serie di telefilm autoprodotti Star Trek Continues, per esempio, è davvero notevole, con interni curatissimi, fotografia identica all’originale e tanti cameo di attori ospiti della serie originale e non solo) e soprattutto delle belle storie che compensano il montaggio e la recitazione non sempre sublimi; altre autoproduzioni, come Renegades o Of Gods and Men, hanno addirittura impiegato gli attori principali delle varie serie “ufficiali” di Star Trek (Walter Koenig, Tim Russ, Robert Picardo, Aron Eisenberg, Nichelle Nichols, Terry Farrell, J. G. Hertzler, Chase Masterson, Gary Graham, Ethan Phillips, Cirroc Lofton, Grace Lee Whitney, Robert Beltran e tanti altri), spesso chiamandoli a interpretare gli stessi personaggi che interpretavano in Star Trek. E anche qui Paramount e CBS non hanno fatto una piega.

Il resto ha lo stesso andazzo. Questo, a casa mia, si chiama copiare. Che poi la copia abusiva riguardi proprio un articolo che parla di abuso del diritto d’autore è non solo spettacolarmente ironico: è profondamente stupido, perché a Startrekitalia.it bastava rispettare le mie semplici regole per la ripubblicazione dei miei articoli. In pratica, bastava linkare l’originale e includere il mio nome come autore. Macché.

Ho provato subito a contattare i responsabili del sito attraverso l’apposito form, ma non è servito a nulla. Ho scritto questo:

Questo:

http://www.startrekitalia.it/star-trek-axanar-cbs-e-paramount-fanno-causa-al-fanfilm-troppo-ben-fatto/

è copiato da questo mio articolo:

http://attivissimo.blogspot.ch/2015/12/cbs-e-paramount-fanno-causa-ad-axanar.html

Ma voi lo attribuite a “Redazione”.

Da Trekker a Trekker: non è un bel modo di fare. Bastava chiedere. E bastava rispettare le semplici regole che trovate qui, fatte apposta per consentire la ripubblicazione dei miei articoli:

http://attivissimo.blogspot.ch/p/copyright.html

Rettificate, per favore.

Live long and prosper. But don’t steal.

Visto che ormai sono passati alcuni giorni e non è successo nulla, credo che sia venuto il momento di svergognare pubblicamente chi è così meschino da prendere abusivamente quello che potrebbe avere liberamente. Secondo Domaintools e Nic.it, il titolare di Startrekitalia.it è Andrea Ferraro (dato pubblico liberamente accessibile). Se volete fargli sapere educatamente cosa pensate di chi copia un articolo e si spaccia per suo autore, il modulo per i contatti è qui.

Un altro aspetto interessante di questa vicenda è che secondo Alexa e Instra, rispettivamente, i dati del Contact di Startrekitalia.it sono “Paramount Pictures Corporation Srl, Egidio Pusateri, Viale del Ghisallo 20, 20142 Milano” e che i dati dell’Owner sono “Paramount Pictures Corporation Srl”.

Secondo le mie ricerche, in Viale del Ghisallo 20, a Milano, c’è la sede della Paramount Home Entertainment (Italy) SRL (nome diverso rispetto a Paramount Pictures Corporation Srl). Non riesco a contattare telefonicamente nessuno alla sede milanese della PHE(I), nonostante ripetuti tentativi: la ragione, mi scrive Gabriella Cordone Lisiero (fonte molto bene informata sul mondo Trek italiano e non solo), è che “l’ufficio è stato chiuso da CBS Paramount passando l’home video a Universal Picture[s] Italia”. Ho contattato via mail la UPI per sapere se è collegata a Startrekitalia.it, ma finora non ho avuto risposta.

Qualcuno sta abusando del nome della Paramount e di Pusateri (che secondo LinkedIn non è più alla Paramount dal maggio del 2001)? Vorrei sperare di sì, perché l’alternativa sarebbe davvero impagabile: la Paramount che viola il mio diritto d’autore per un articolo che parla della violazione del suo diritto d’autore. Staremo a vedere. Se scoprite qualcosa, fatemelo sapere.

2016/01/04 16:00

L’articolo di Startrekitalia.it è stato rimosso senza una rettifica e senza una parola di scuse.

Morale della storia: certa gente, se sei disponibile e gentile e chiedi cortesemente che i tuoi diritti vengano rispettati, se ne strafotte; si sveglia soltanto se la sputtani pubblicamente. La prossima volta non perderò tempo a essere gentile.

“Tanti auguri a te”, negato il copyright preteso per decenni dalla Warner

“Tanti auguri a te”, negato il copyright preteso per decenni dalla Warner

Sapevate che Tanti Auguri a Te non è una canzone tradizionale libera, ma è soggetta al diritto d’autore della Warner/Chappell Music? Lo è, o perlomeno lo è stata per decenni fino a pochi giorni fa, quando una sentenza di un giudice federale statunitense ha stabilito che la Warner non detiene i diritti sulla canzone e che quindi i pagamenti richiesti per il suo uso (circa 2 milioni di dollari l’anno) non sono legittimi.

Specificamente la Warner affermava di avere i diritti sul testo di Tanti Auguri a Te fino al 2030, ma la sentenza stabilisce che il diritto riguarda soltanto specifici arrangiamenti della melodia, composta dalle sorelle Patty e Mildred Hill nel 1893 (o perlomeno attribuita a loro; ci sono dubbi sull’origine del brano). Secondo alcune stime, è il brano che vanta i maggiori incassi nella storia della musica: circa 50 milioni di dollari.

La vicenda è emersa grazie alla documentarista Jennifer Nelson, che ha fatto un film dedicato alla storia di questa canzone popolarissima: ha indagato sulle vere origini del brano e ha fatto causa sulla base di quello che ha scoperto. Dopo due anni di azione legale è arrivata questa sentenza. È probabile che la Warner ricorrerà in appello.

Fonti: Ars Technica, BoingBoing.