Vai al contenuto
Corso CICAP 2009: come s'indaga una teoria di complotto. Casi pratici, da Kennedy alla Luna all'11 settembre alle scie chimiche

Corso CICAP 2009: come s’indaga una teoria di complotto. Casi pratici, da Kennedy alla Luna all’11 settembre alle scie chimiche

Sabato e domenica scorsi sono stato a Padova per il mio contributo al settimo corso annuale del CICAP di indagini sul presunto paranormale e altre credenze: nella sessione di due giorni dedicata ai cospirazionismi, Massimo Polidoro ha illustrato le teorie e i fatti sull’assassinio del presidente Kennedy e sulla presunta morte di Paul McCartney, Simone Angioni ha presentato una versione ampliata e ulteriormente arricchita della sua indagine sulla teoria delle “scie chimiche”, e io mi sono occupato di teorie di complotto intorno agli sbarchi sulla Luna e all’11 settembre.

Con l’aiuto di plastici e modelli abbiamo anche svolto alcuni esperimenti spicci ma efficaci di ricreazione delle presunte anomalie nelle foto lunari. Sabato sera, inoltre, ho proposto aneddoti veri delle missioni Apollo e parodie del lunacomplottismo in una sessione intitolata “Miti lunari: donne nude sulla Luna”.

Pubblicherò progressivamente tutto il materiale (video compresi): intanto eccovi la presentazione sulle tecniche d’indagine sui complotti lunari. E’ un po’ criptica per chi non ha seguito il corso, ma la pubblico qui principalmente per i corsisti e per dare un assaggio di quello che ci sarà nel video.

Purtroppo il tempo è stato tiranno (l’indomani dovevo essere a Milano per una registrazione TV); avrei voluto soffermarmi più a lungo a chiacchierare al di fuori delle sessioni formali con i singoli partecipanti al corso, che ringrazio per la pazienza con i contrattempi tecnici, per l’ospitalità e per gli spunti sempre preziosi. Ci saranno altre occasioni, e restiamo in contatto tramite l’apposita mailing list.

Giusto per darvi un’idea del tipo di esperimenti che abbiamo svolto, ecco una foto del modello in scala del modulo lunare e dell’area di allunaggio dell’Apollo 11, basato sulla cartografia reale e sull’effettiva posizione del sole. Il modello è stato fotografato all’aperto e di notte per evitare riverberi e luci riflesse, e illuminato con una singola fonte di luce a simulare il Sole. Secondo i lunacomplottisti, l’astronauta che scende dalla scaletta dovrebbe essere invisibile perché in ombra, ma nelle foto Apollo si vede eccome: quindi, dicono loro, le foto della missione (come quella più sotto) sarebbero false.

Donne nude sulla Luna

Ecco la mini-presentazione di aneddoti lunari accennata sopra, tratta in parte da Misbegotten Moon. Visto l’argomento, alcune immagini potrebbero non essere adatte a luoghi di lavoro particolarmente bigotti. Buona visione.

Il video della sessione sul complottismo al Festival del Giornalismo

Il video della sessione sul complottismo al Festival del Giornalismo

Se vi può interessare, ecco il video (purtroppo non integrale) della sessione “Le teorie del complotto: come e perché si formano e come smontarle” con Andrea Boda, Gaia Giorgio Fedi e il sottoscritto al Festival del Giornalismo di Perugia. C’è uno spazio per la discussione anche qui sul sito di Andrea. Buona visione.

Piccola correzione: la nave-spia che cito si chiamava Glomar Explorer, non Glomar Challenger come ho detto (andavo a memoria e mi sono sbagliato). La storia avvincente di questo complotto reale, che coinvolge anche una figura enigmatica come Howard Hughes, è delineata su Wikipedia in inglese. Grazie ad Alex per aver snidato il mio errore.

Stasera parlo di Luna e dei suoi misteri e complotti a Trento

Questa sera alle 18 sarò a Trento, al Dipartimento di Lettere e Filosofia di via Tommaso Gar 14, per parlare delle missioni di esplorazione della Luna passate, presenti e future e per rispondere alle tesi di complotto intorno ai sei sbarchi lunari umani statunitensi.

L’incontro si tiene nell’ambito di Scienza dietro le quinte, un ciclo di incontri organizzati dal Laboratorio di Comunicazione delle Scienze fisiche del Dipartimento di Fisica dell’Università di Trento, ed è aperto a tutti. Porterò con me copie del mio libro Luna? Sì, ci siamo andati e delle penne USB contenenti il mio documentario Moonscape, di cui proietterò alcuni brani. A stasera!

Ci vediamo domani (17/3) a Cesena per parlare di complotti(smi)?

Ci vediamo domani (17/3) a Cesena per parlare di complotti(smi)?

Domani sera (17 marzo) alle 20:45 sarò a Cesena, presso il Museo di Scienze Naturali (Piazza Zangheri 6), per parlare sul tema “Internet, complotti e leggende” nell’ambito dei “Lunedì del Museo”.

Segnalo inoltre altri appuntamenti golosi presso il Museo: lunedì 31/3 ci sarà Photobuster, alias il fototecnico Paolo Bertotti, esperto smascheratore di falsi fotografici e di inganni ufologici, che parlerà appunto sul tema “UFO: le prove fotografiche”; lunedì 7/4 ci saranno Pier Luigi Bazzocchi e Lorenzo Rossi, che parleranno di “Animali in mezzo a noi: fascino e paure”; il 14/4 sarà il turno di Medbunker, al secolo Salvo di Grazia, medico che spiegherà gli inganni delle pseudomedicine in una conferenza intitolata “Salute e bugie: come difendersi da farmaci inutili, cure fasulle e ciarlatani”.

Antibufala: auto elettriche boicottate da petrolieri e banchieri?

Antibufala: auto elettriche boicottate da petrolieri e banchieri?

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “edmondo.m*” e “daniele.g*” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2012/01/19.

Sta circolando una presentazione Powerpoint in italiano, tradotta dallo spagnolo, che sostiene che sono già state realizzate auto elettriche e a idrogeno che risolverebbero il problema dell’inquinamento ma sono state sistematicamente distrutte in massa e boicottate dalle “lobbies delle grandi compagnie petrolifere”.

Ci sarebbero addirittura modelli di auto che funzionano “col vapore acqueo”, e viene tirato in ballo anche Nikola Tesla, un vero e proprio jolly onnipresente nelle teorie pseudoscientifiche, dicendo che “più di 100 anni fa… trovò il modo di far muovere un motore (o una turbina ecc.) con l’ “Energia libera” che non usa né acqua né idrogeno come fonte d’impulsi ma solamente dei magneti” e che “con uno di questi motori magnetici si potrebbe muovere un’auto dalla Patagonia fino all’Alaska, senza utilizzare una goccia di combustibile!”. Scusate se è poco.

Gli ingredienti per liquidare questa presentazione come l’ennesima accozzaglia di fantasie di complotto partorita dall’ignoranza dei principi basilari della fisica ci sono tutti: la cospirazione della “mafia bancaria e petroliera che controlla il pianeta”, le prestazioni straordinarie promesse da tecnologie tenute segrete, e (ciliegina sulla torta) la citazione di Tesla. Ma siccome la presentazione fa leva sui pregiudizi e sui luoghi comuni e presenta alcune affermazioni che sembrano dimostrarli, continua a circolare.

Come al solito, è più facile dare la colpa al grande complotto per fregarci, contro il quale non possiamo far niente, che impegnarsi a fare qualcosa di concreto, come per esempio usare meno l’auto, condividerla o comperarne una che beve di meno. Se il mondo è controllato dalla “mafia bancaria e petroliera”, diventa inutile cercare di cambiare il mondo: il cospirazionismo, insomma, è un’ottima scusa per non fare nulla e dare la colpa agli altri.

Provo a fare un po’ di chiarezza sulle tante affermazioni – rigorosamente prive di alcuna fonte, come al solito – presentate nell’appello che circola, basandomi sull’ottimo lavoro di Markogts, che linka anche la presentazione su Slideshare. La versione inglese dell’appello è anch’essa su Slideshare. L’indagine è anche un’occasione per ripassare alcune nozioni sulle auto elettriche che forse una certa foga ecologista mal riposta tende a far dimenticare.

Una precisazione: so che ci sarà sicuramente qualche ottusangolo che interpreterà quest’articolo come una difesa dello status quo e delle lobby petrolifere, ma non è così: dico solo le cose come stanno, che piacciano o no, e documento quello che dico. Io ho ridotto il mio inquinamento automobilistico facendo già oltre vent’anni fa una scelta di carriera: lavorare da casa e spostarmi in auto il meno possibile. E comunque non ho bisogno dei soldi delle lobby del petrolio: sono già pagato dalla CIA, dal Nuovo Ordine Mondiale, dagli Illuminati e dai Rettiliani.

L’auto elettrica EV-1

Per il problema dell’inquinamento dell’aria, dice l’appello,

è già esistita una soluzione! Nel 1996, le prime auto elettriche prodotte in serie, le EV1 (Electric Vehicle 1), furono fabbricate negli USA dalla General Motors e circolarono per le strade della California. Erano auto veloci: passavano da 0 a 100 km/h in meno di 9 secondi! Ed erano molto silenziose!

La seminagione di punti esclamativi, come la citazione di Nikola Tesla, è un altro sintomo ricorrente di bufala, ma lasciamo stare.

L’appello presenta silenziosità e accelerazione come prove dell’efficacia di queste auto, ma dimentica tre dati molto più importanti.

  • La EV-1 era un’auto a due posti: totalmente inutile per una famiglia.
  • Aveva un prezzo altissimo: 34.000 dollari dell’epoca (1996, Los Angeles Times), pari a 47.000 dollari di oggi (38.000 euro, 52.000 franchi) per un’auto con la capienza di una Smart.
  • L’autonomia: non più di 209 chilometri per il modello migliore in condizioni ottimali (batterie NiMH e perfettamente caricate, senza usare l’aria condizionata o il riscaldamento, senza fare salite e a seconda della temperatura ambiente). Esaurita l’autonomia, l’auto ci metteva da 6 a 8 ore per “fare il pieno”.

Seriamente: spendereste 38.000 euro per una due posti che dopo duecento chilometri deve stare ferma sei ore? Certo, potreste usarla per tratte relativamente brevi, per esempio per andare al lavoro: ma sarebbe inservibile per qualunque viaggio lungo. Dovreste quindi acquistarla come seconda auto, oppure noleggiarne una a benzina o diesel per i viaggi lunghi. Addio risparmi.

Sono questi i problemi pratici per i quali l’auto elettrica fatica a decollare tuttora: non per fantasiosi complotti di lobby mafiose. La EV-1 se la potevano permettere persone come l’attore Tom Hanks, per le quali usare un’auto elettrica aveva anche un ritorno d’immagine ecologista, ma restava al di fuori della portata economica e delle esigenze della famiglia media.

È per questi motivi che la EV-1 fu data in leasing e non venduta. Inoltre l’appello non dice che la EV-1 nacque come scappatoia per venire incontro alle leggi anti-inquinamento californiane, che nel 1990 prevedevano che le case automobilistiche, per poter vendere in California, avrebbero dovuto fabbricare il 2% della propria produzione in forma di auto a emissioni zero entro il 1998. L’obbligo fu poi annullato perché ritenuto tecnicamente insostenibile e la EV-1 fu tolta dal mercato. La Honda fece altrettanto con la EV Plus.

“Non producevano nessun tipo di inquinamento (e neppure avevano il tubo di scappamento)”, dice la presentazione. La prima affermazione è imprecisa e ingannevole: l’energia elettrica necessaria per ricaricare un’auto elettrica deve provenire da qualche parte, e se la centrale elettrica che la produce è inquinante, caricare un’auto elettrica inquina comunque. In modo differente dall’auto a benzina o diesel, ma inquina, per cui non si può dire che le auto elettriche non producano nessun tipo di inquinamento.

La seconda affermazione è una scemenza pura e semplice: sottolineare che la EV-1 non aveva il tubo di scappamento è come sottolineare che una Volkswagen non ha l’attacco per le briglie dei cavalli.

“Erano facilmente ricaricabili con energia elettrica nel garage di casa”. Vero, a patto che “facilmente” significhi “aspettare da sei a otto ore per ricaricare”.

“Dieci anni dopo queste auto del futuro sparirono. Come può essere possibile? In primo luogo queste auto non potevano essere comprate, ma solo noleggiate. I contratti di noleggio non vennero semplicemente rinnovati. La General Motors recuperò tutte le EV1, nonostante l’opposizione dei suoi utenti, e dopo furono……DISTRUTTE…” Vero. Il programma EV-1 fu cancellato nel 2003 perché la General Motors lo ritenne economicamente insostenibile: per legge avrebbe dovuto gestire ricambi e riparazioni per anni, per un parco complessivo di meno di milleduecento esemplari. La GM preferì ritirare le auto e distruggerle o donarle ad alcuni musei, concentrando i propri investimenti sulle auto ibride.

A proposito: se davvero c’è un complotto contro le auto elettriche per favorire i consumi di petrolio, perché le case automobilistiche investono nelle auto ibride come la GM Volt, che consumano meno e non hanno le limitazioni di autonomia delle auto elettriche pure?

L’auto elettrica Nissan Hypermini

Nel 1997, la Nissan presentò il modello elettrico Hypermini nel salone di Tokyo. Il Municipio della città di Pasadena (California USA) adottò quest’auto come veicolo professionale per i suoi dipendenti. Erano molto apprezzate per la loro facilità di manovra e parcheggio ed anche per la loro efficienza di movimento dentro la città. Nell’agosto del 2006, andò a termine il contratto di noleggio delle auto tra il Municipio di Pasadena e la Nissan. Il municipio tentò di comprare le auto, ma la Nissan non lo permise. La Nissan ritirò tutte le auto per… DISTRUGGERLE !

Quello che l’appello non dice è che quest’auto, come la EV-1, era una vettura a due posti con un bagagliaio inesistente: l’equivalente di una Smart. L’autonomia era di circa 110 chilometri con una carica completa della batteria in condizioni ottimali e il prezzo era intorno ai 36.000 dollari: ancora più alto di quello della EV-1. Ne furono prodotte in tutto 219: troppo poche per mantenere assistenza e ricambi. Come per la EV-1, fu questo il motivo che spinse la Nissan a ritirarla. In Giappone, tuttavia, ne circolano ancora alcuni esemplari: quindi non è vero che la Nissan le ritirò tutte.

L’auto elettrica RAV4-EV

Nel 2003, la Toyota decise di iniziare la produzione del RAV4-EV. (EV=Veicolo Elettrico) Questa 4×4 elettrica, un prodotto di alta raffinatezza tecnologica, era stata molto apprezzata dai suoi utenti fin dal 1997. Il costo di ricarica era di US$ 0,09 per kilowatt/ora, vale a dire, una ricarica completa del veicolo costava $ 2,70. Nel 2005 i contratti di noleggio andarono a scadenza. La Toyota inmediatamente si prodigò a recuperare tutte queste auto per… DISTRUGGERLE !

Lo scenario che ci vuole suggerire l’anonimo estensore dell’appello, con questa ripetizione dello stesso ciclo produzione-successo-distruzione, è che ci sia un piano mondiale preciso: immettere sul mercato delle auto elettriche e poi puntualmente ritirarle e distruggerle prima che qualcuno si accorga che funzionano. Ma allora non sarebbe più semplice fare in modo che non vengano fabbricate del tutto? Per non parlare del fatto che in Svizzera, per esempio, ci sono tuttora varie auto elettriche, compresa una Smart elettrica che ho avuto il piacere di provare: bella, ma è – come le auto elettriche precedenti – una costosissima due posti con un’autonomia molto limitata.

L’appello qui fa un errore grossolano: dice che la Toyota iniziò la produzione della RAV4-EV nel 2003 ma gli utenti la apprezzavano fin dal 1997. Come facevano ad apprezzarla sei anni prima che uscisse? In realtà l’auto fu immessa sperimentalmente sul mercato nel 1997 e offerta al pubblico per il leasing o l’acquisto nel 2003. Fu ritirata dal mercato lo stesso anno. Il motivo? Secondo Toyota, le vendite scarse: soltanto 300 in un anno, e il costo della sostituzione della batteria era superiore a quello dell’acquisto dell’auto. Le tecnologie della RAV4-EV furono riciclate per la Prius.

E perché non la comprava nessuno? Perché costava 42.000 dollari: ancora più della EV-1 e della Hypermini, anche se gli incentivi governativi californiani ne riducevano il prezzo a 29.000 dollari. In compenso portava cinque persone, aveva un’autonomia massima di 190 chilometri e richiedeva cinque ore per la ricarica: limitazioni analoghe alle auto precedenti, ma meno penalizzanti (soprattutto in termini di numero di passeggeri), tanto che il veicolo suscitò notevole entusiasmo fra gli appassionati, molto più di quanto previsto da Toyota, ma non abbastanza da vendere i numeri necessari per essere economicamente sostenibile per il fabbricante. E diversamente da quanto detto dall’appello, esistono ancora RAV4-EV in circolazione.

Allora, alcuni cittadini USA decisero di organizzarsi: Venne creata l’associazione “Don’tCrush” per tentare di salvare le RAV4‑EV. Questa associazione esercitò pressioni sulla Toyota per 3 mesi. Finalmente VITTORIA! La Toyota autorizzò le persone, che avevano noleggiato queste auto, a comprarle. Tuttavia, la linea fu tolta dalla produzione e la batteria NiMH EV-95 non venne mai più prodotta. Perché? Nel 2005 la fusione commerciale Chevron – Texaco compró il brevetto della batteria per US$ 30 milioni e smantellò la fabbrica.

Non ho trovato tracce di questo presunto acquisto del brevetto e dell’altrettanto presunto smantellamento della fabbrica, ma mi risulta che ci furono realmente delle complicazioni legali grazie alle quali la Chevron esercita un notevole (e sospetto) controllo sulla produzione di grandi batterie per autotrazione. Per esempio, la Mercedes nel 2008 fece causa alla Cobasys, che è la divisione batterie della Chevron, perché non le aveva consegnato le batterie necessarie per il proprio SUV ibrido ML450. E nel 2005 effettivamente ci fu una multa da 30 milioni di dollari contro Panasonic e Toyota per violazione dei brevetti della Cobasys sulle batterie NiMH. Sottolineo multa, non acquisto del brevetto: ma se volete un complotto, è qui che lo trovate.

La condanna dell’incendiario di Hummer

Curiosamente, mentre i veicoli elettrici venivano distrutti in massa, quelli a combustione erano ben protetti. Nel giugno del 2001, Jeffrey Luers di 23 anni, attivista USA per la difesa delle foreste, ebbe una triste esperienza. Egli fu condannato a 22 anni e 8 mesi di prigione per aver bruciato 3 Hummer’s (auto americane, uguali a quelle dell’esercito che consumano molto combustibile). Lui volle esprimere con questo gesto la minaccia rappresentata per il nostro pianeta da questi mostri ultra inquinanti e consumatori.

Un piccolo particolare che l’appello ha curiosamente scelto di sorvolare: i “tre Hummer” incendiati non erano suoi. Luers diede fuoco a tre SUV di un concessionario a Eugene, nell’Oregon. Lo fece per protesta ecologica, certo, ma sta di fatto che decise di farlo distruggendo la proprietà altrui e causando danni per 28.000 dollari. La pena inflitta fu effettivamente di 22 anni e 8 mesi, ma fu in seguito ridotta a dieci nel 2008. Condanna dura, indubbiamente, ma all’estensore dell’appello sfugge forse la differenza fra una General Motors o una Toyota che decidono di distruggere i propri veicoli e un Luers che decide di distruggere le auto altrui.

L’auto a idrogeno

Le “lobbies” delle grandi compagnie petrolifere non vogliono che i veicoli elettrici sopravvivano …e così stanno facendo guerre nel Medio Oriente a causa del petrolio e ammazzano persone in tutto il mondo… Con l’inquinamento dei combustibili! Ma non esiste solamente la tecnologia dell’auto elettrica… La BMW ha un’automobile commerciale a base di idrogeno. Da circa 10 anni! Il Governatore della California, il famoso attore Arnold Schwarzenegger, guida una Hummer. Ad idrogeno!

L’auto alla quale si riferisce l’appello è presumibilmente la BMW Hydrogen 7. Il problema di fondo, però, è che l’idrogeno non è una fonte di energia; è un vettore di energia, e per di più inefficiente.

L’energia che si consuma per produrre e distribuire idrogeno è infatti molto superiore a quella che si estrae dall’idrogeno prodotto: tanto vale usare quest’energia per caricare delle batterie. La distribuzione dell’idrogeno è un incubo, a causa della sua bassissima densità (che ne esige la pressurizzazione o la liquefazione a temperature bassissime, con tutto quello che ne deriva) e della sua estrema infiammabilità. Le opinioni e gli esperimenti sull’effettiva pericolosità dell’idrogeno per auto rispetto alla benzina sembrano indicare una maggiore sicurezza dell’idrogeno, ma voi ve la sentireste di andare in giro con una bombola di idrogeno liquido e/o pressurizzato nella vostra auto e rischiare un tamponamento esplosivo? Appunto.

Inoltre attualmente l’idrogeno viene prodotto principalmente estraendolo dagli idrocarburi, per cui l’auto a idrogeno dipende dal petrolio esattamente come quelle a benzina o diesel (Washington Post). Dire, come fa l’appello più avanti, che “L’auto a idrogeno… utilizza l’aria come materia prima per il combustibile” è una fesseria colossale.

Certo l’idrogeno riduce o elimina l’inquinamento da gas di scarico, ma non fa nulla per la dipendenza dalle “lobbies delle grandi compagnie petrolifere”. Proporre l’idrogeno come soluzione ecologica che ci libera dalla schiavitù del petrolio è quindi un miope controsenso.

Genepax, l’auto ad acqua

L’anno prima fu presentata al pubblico la Genepax, la prima e unica auto che funziona col vapore acqueo. Sì, hai letto bene, questa auto funziona unicamente con l’acqua! E non è tutto, l’acqua che utilizza non deve neppure essere filtrata in alcuna misura, ed è capace di fare 80km/h con un litro d’acqua.

La Genepax è una società giapponese che dice di avere un’auto il cui propulsore estrae l’idrogeno dall’acqua (“persino dal tè”, secondo quanto riferisce Reuters). Ma il suo sito è fermo da febbraio del 2009 perché “i costi di sviluppo sono diventati molto alti… e quindi stiamo chiudendo il nostro sito”.

Prima che sospettiate l’intervento dei Men in Black o delle solite lobby petrolifere per zittire il successo della Genepax, segnalo che la società giapponese non ha rivelato i dettagli della scatola misteriosa che usa come fonte di energia, se non per dire che “estrae idrogeno dall’acqua versata nel serbatoio dell’auto”. Nessuno ha mai visto l’auto funzionare per più di brevi periodi. Inoltre, se la Genepax ha trovato un metodo efficiente per estrarre l’idrogeno dall’acqua ma è a corto di soldi, non si capisce perché parta subito con il progetto dell’auto ad acqua, invece di fare una cosa più semplice: costruire un generatore fisso accanto a un corso d’acqua, senza le limitazioni di peso e di dimensioni che ha un’auto. La puzza di truffa è molto forte.

Gli esperti hanno liquidato la Genepax come delirio contrario alle leggi della termodinamica (Popular Mechanics; Cleantech). Ma naturalmente basterebbe che i signori della Genepax dessero una dimostrazione del loro apparecchio miracoloso in condizioni controllate (niente idruri metallici usa e getta, per esempio) e gli esperti verrebbero sbugiardati. Questo non avviene, né per la Genepax né per tutte le altre miracolose “auto ad acqua” che ogni tanto gli inventori da sottoscala sbandierano per poi scomparire nel nulla (quando va bene) o nel ridicolo (quando va male). Chiedetevi perché.

Tesla e l’“energia libera”

Altro ancora: sai che più di 100 anni fa un geniale scienziato Nikola Tesla trovò il modo di far muovere un motore (o una turbina ecc.) con l’ “Energia libera” che non usa né acqua né idrogeno come fonte d’impulsi ma solamente dei magneti? Oggi la tecnologia dell’ “Energia Libera” si trova sufficientemente sviluppata dagli scienziati indipendenti, al punto che con uno di questi motori magnetici si potrebbe muovere un’auto dalla Patagonia fino all’Alaska, senza utilizzare una goccia di combustibile! Nella rete web si trovano disponibili i piani necessari per sviluppare questa prodigiosa tecnologia che, se fosse applicata, abbasserebbe il costo della vita di un 80%! … L’abbondanza per tutti!…E perché non si applica? Per colpa della medesima mafia bancaria e petroliera che controlla il pianeta!

Questo è il delirio finale dell’appello: le parti successive parlano semplicemente di biocarburanti e invitano a diffondere l’appello perché tutti insieme sconfiggeremo le lobby potentissime, eccetera, eccetera. Come già detto, citare le misteriose scoperte segrete di Tesla è una garanzia di scemenza di chi le cita, ma in questo caso l’appello arriva addirittura al corto circuito logico. Dice che “la tecnologia dell’ “Energia Libera” si trova sufficientemente sviluppata dagli scienziati indipendenti”. Bene, allora cosa aspettano a farcela vedere in azione? Che ci mostrino “uno di questi motori magnetici” che permetterebbero di “muovere un’auto dalla Patagonia fino all’Alaska, senza utilizzare una goccia di combustibile!”. Ce lo facciano vedere, s’intende, in condizioni controllate. Mica vogliamo farci fregare.

Suvvia, non dovrebbe essere difficile realizzarlo. I piani non sono mica segreti: “Nella rete web si trovano disponibili i piani necessari per sviluppare questa prodigiosa tecnologia”. Dove, di preciso, non si sa. Ma ci sono. Chissà perché, tutta questa brava gente pronta a indicare le soluzioni ai mali del mondo se la svigna come un maiale in una sinagoga non appena le si chiede di passare dalle parole ai fatti.

In conclusione, l’appello è un ottimo esempio di come Internet diffonda la saggezza del cretino: una costellazione di luoghi comuni, dal complotto che impedisce al mondo di essere un paradiso, alla visione magica della scienza “alternativa” come negletta fonte di salvezza contro la scienza “cattiva” e oscurantista, alla convinzione che per i grandi problemi ci siano soluzioni semplici. Luoghi comuni tenuti insieme dal collante vischioso dell’ignoranza e dell’ingenuità boriosa di chi crede di saperne di più della gente che invece ha speso anni di studio per capire come funzionano realmente la chimica, la fisica e le altre scienze.

Non diffondere quest’appello, insomma, sarebbe un bel gesto ecologico. Eviterebbe di inquinare la mente della gente.

Nuova rubrica: Il Delirio del Giorno. Io ne ho lette cose che voi umani...

Nuova rubrica: Il Delirio del Giorno. Io ne ho lette cose che voi umani…

C’è parecchia gente che non si rende conto di quanti svitati ci siano là fuori e di come Internet abbia dato loro uno sfogatoio insuperabile. Per ognuno di quelli che scaglia il proprio SUV contro l’ingresso di Malpensa ce ne sono tanti che zitti zitti credono che Roberto Giacobbo sia un conduttore di telegiornale, Raz Degan sia Piero Angela e che gli unicorni mannari siano acquattati dietro l’angolo di casa, pronti a ghermirli. E sfogano i loro deliri in Rete.

Alcuni di loro (non pochi) se la prendono specificamente con me, inviandomi deliri che credo sia giusto e illuminante condividere, anche per far conoscere questo aspetto del mestiere di debunker ed evitare che qualcuno pensi che in fondo i cospirazionisti sono solo gente che ha un’opinione differente sulle cose.

Da oggi pubblicherò periodicamente le farneticazioni più interessanti che ricevo, togliendo ogni riferimento che consenta di identificarne l’autore, affinché nessuno pensi di sfruttare questa rubrica come palco per i propri rantoli. Anzi: cari rantolatori d’ogni dove, sappiate che quello che mi avete scritto e scriverete potrà essere esposto al pubblico ludibrio.

Benvenuti al Delirio del Giorno. Tenetevi forte: la vostra fiducia nel genere umano verrà messa a dura prova.

Subject: sito attivissimo
From: [omissis]@fastwebnet.it
Date: 23 February 2011 12:55:29 CET

mi presento M* b*, attivo sul fronte della verita’ globale, laureato in storia antica
studioso di fenomeni ambientali e geologici, 36 anni di modena.
Mi chiedo come si possa non vergognarsi, a pubblicare simili cose, disinformative, su problemi serissimi e pericolosissimi per salute, ambiente, a livello globale riconosciuti come tali, parlarene nel suo sito in maniera cosi leggera anzi
screditando adirittura il rpoblema.
Ma non ha rimorsi di coscienza quando se ne va a dormire? non pensa a quante persone ha portato per sempre sulla strada sbagliata? del buio e dello schiavismo?

Lei e’ mandato dalle forze Nato, Usa, o semplicemente pagato da politici per disinformare su internet?
Ci piacerebbe chiarire questo enigma.

M* e tutti i vari gruppi

La mia risposta:

Tutti e tre, a rotazione.

Faccia a faccia con uno sciachimista / 1

Faccia a faccia con uno sciachimista / 1

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Gli eventi dell’incontro descritti sono reali e sono avvenuti il 28 febbraio 2009 a Barbengo, vicino a Lugano. Questo non è un racconto di fantasia.

Ieri pomeriggio ho intervistato un sostenitore della teoria della cospirazione delle “scie chimiche”, noto in Rete come Vibravito, per conoscere di prima mano psicologia, idee e comportamenti di un credente in un complotto. Avevo già avuto esperienze dirette con i complottisti dell’11 settembre e con quelli lunari: mi mancava uno sciachimista. La mia curiosità, infatti, era vedere se risultava confermato o meno un modello generale del pensiero cospirazionista che progressivamente si sta delineando.

Vorrei dare un resoconto dettagliato, ma la cosa potrebbe richiedere un po’ di tempo. Aggiornerò quindi progressivamente questo articolo.

Preliminari

Riassumo l’antefatto per chi non avesse seguito l’intera vicenda che ha portato all’incontro e che si svolge nell’arco degli oltre 700 commenti a questo mio articolo precedente sulle presunte “scie chimiche”.

Lo sciachimista, Vibravito, mi accusa di essere uno dei “cospiratori infami (o insulsi disinformatori prezzolati)”, di avere un “conto numerato in una banca di Lugano” sul quale gli organizzatori delle irrorazioni fatte con le scie chimiche depositerebbero “laute somme di denaro”, e altre espressioni colorite.

Visto che mi interessa conoscere di persona uno sciachimista in un contesto privato, ossia al di fuori delle situazioni pubbliche come le conferenze, nelle quali non c’è tempo di sedersi a tu per tu e discutere, lo invito a venire da me a ripetermi in faccia queste ed altre accuse che configurano i reati di diffamazione o ingiuria (articoli 594 e 595 del Codice Penale italiano).

Vibravito accetta l’invito e propone luogo, data e ora. Dato che teme che io raduni “compagnia e supporto”, la trattativa avviene via mail privata. Io accetto subito luogo, ora e data proposti da Vibravito; non accetto, invece, quando lui chiede di cambiarli due giorni prima dell’incontro. Ho già pianificato il weekend con la mia famiglia, sono venuto incontro alla proposta di Vibravito senza esitazioni, ma c’è un limite a quanto sono disposto a farmi scombussolare il fine settimana mio e dei miei cari.

Concordiamo che per reciproca garanzia l’incontro verrà registrato da entrambi: Vibravito chiede solo audio, niente video.

Il luogo dell’incontro è l’Osteria degli Amici a Barbengo, a poca distanza da casa mia, sabato 28 febbraio alle 17. Gli avventori del locale che dovessero leggere queste pagine possono ora capire chi erano i due individui che discutevano in modo così strano al tavolino all’aperto.

Vibravito arriva puntuale alle 17 e inizia la discussione. Posso dare subito atto a Vibravito di aver ripetuto le sue accuse di fronte a me e di averne anche aggiunte altre. Ma questo non è importante, perché non era questo lo scopo fondamentale dell’incontro. Non so quale fosse per Vibravito, ma per me era intervistare uno sciachimista. E in questo senso è stata un’intervista estremamente illuminante.

Il meteorologo morituro

Vibravito fa partire il proprio registratore (usa la sua fotocamera digitale come registratore, puntandola verso la strada, non verso di noi) e io il mio. Ha portato anche un orologio radiocontrollato per certificare l’ora (si vede che per lui è importante). Legge da appunti scritti a mano le parole di accusa nei miei confronti “disinformatore prezzolato” e gli chiedo di chiarire cosa significa. “Prezzolato è che… qualcosa ti danno”. Si affretta a dire che questa è una sua “opinione”. Gli chiedo se ne ha delle prove. Risponde di no.

Chiaramente Vibravito non ha ben chiaro il concetto che una “opinione” ingiuriosa espressa in pubblico è comunque ingiuria o diffamazione. Io non posso andare in giro a dire “Il signor Rossi è cornuto” o “Il signor Bianchi prende soldi sottobanco” e difendermi dicendo che è una mia “opinione”.

Vibravito obietta che lui è stato insultato per primo definendolo (a suo dire) “contaballe”, “falsificatore”, “maleducato”. Gli rispondo che c’è una differenza fondamentale fra l’insulto, che è un’accusa infondata che si rivolge a una persona in assenza di prove, come lui ha appena fatto e confermato, e quello che viene detto di lui: non sono insulti, sono constatazioni, basate sui suoi comportamenti. La sua maleducazione di interrompere continuamente, sia durante la conferenza di Novi Ligure sia durante l’intervista sia durante le conferenze sulla meteorologia alle quali partecipa (come questa in cui molesta Luca Mercalli), è documentata. Il suo riferire le storielle di Straker è raccontar balle.

Quali sono le prove dell’esistenza delle scie chimiche? “Basta osservare quello che c’è in cielo”, dice Vibravito. Quando gli chiedo come mai, allora, i meteorologi di tutto il mondo danno torto a chi crede a questa teoria, lui afferma che non è vero, che c’è qualche meteorologo che fa “voce fuori dal coro”. Chi? “Quello tedesco”, dice, ma non se ne ricorda il nome. A suo dire, questo meteorologo avrebbe parlato pubblicamente di nubi create da aerei militari.

Secondo i commenti qui sotto, si tratta probabilmente di Karsten Brandt e l’episodio è quello mostrato in questo video, oppure si tratta di Gunther Tiersch; in entrambi i casi, la traduzione italiana è stata manipolata per farlo parlare di scie chimiche; basta chiedere a un madrelingua tedesco.

Gli rispondo che la traduzione corretta di quello che ha detto il meteorologo ha semmai a che fare con il chaff rilasciato durante un’esercitazione: attività comunissima, come si vede nell’immagine qui accanto, presente su Wikipedia alla voce Radar jamming e prodotta dall’Istituto Meteorologico Olandese, nella quale la mezzaluna che si estende sopra l’Olanda è proprio frutto di una di queste esercitazioni. In entrambi i video, quello di Brandt e quello di Tiersch, infatti, si parla di Düppel, che è il termine usato in tedesco per indicare il chaff; basta guardare in Wikipedia.

Vibravito non ha mai sentito parlare di chaff e non sa cosa sia. Glielo spiego pazientemente. È totalmente incredulo: le sue espressioni sono eloquentissime. È un chiaro esempio di come i sostenitori della teoria sciachimista arrivano a conclusioni grossolanamente errate perché non conoscono la materia di cui parlano con tanta apparente certezza.

È chiaro che i ragionamenti anche solo vagamente tecnici non possono dare grandi risultati, perché per quel che ne sa Vibravito potrei essermi inventato il termine chaff sui due piedi. Esploro un altro approccio, quello logico. Se questo meteorologo è andato in televisione a dire che le scie chimiche supersegretissime esistono, come mai è ancora vivo? Vibravito sostiene che “chi sta provando a parlare viene – anche dal tuo staff, diciamo – bombardato psicologicamente”. Io avrei, dunque, uno “staff”. Alla mia obiezione all’uso di questo termine, corregge il tiro: “collaboratori”. Cambia poco: nella sua visione del mondo, io avrei ai miei comandi un esercito di agenti pronti a fare bombardamento psicologico agli sciachimisti. Su questa questione si agita e interrompe ripetutamente.

Vibravito: “C’è gente che osserva e che nota cose strane.”

Io: “Sì, ma sono strane perché non conosce la materia.”

Vibravito: “No, no, questo discorso del non conoscere la materia è relativo.”

Emerge insomma ancora una volta la pretesa di cogliere la verità per intuizione, senza dover essere preparati sulla materia. Anzi, essere preparati è pericoloso: è sintomo di lavaggio del cervello e di collusione con il nemico. Un modo di pensare comune a tante credenze parapsicologiche, nelle quali chi ha studiato fa parte della “scienza ufficiale”, è legato mani e piedi dal “sistema” e quindi è inaffidabile. Solo i dilettanti hanno la purezza necessaria per cogliere la Verità.

Vibravito sostiene poi che il meteorologo canterino non viene fatto fuori perché la cosa desterebbe troppe attenzioni. Io gli obietto che però un incidente d’auto passerebbe inosservato, e lui risponde “Ah, staremo a vedere, è passato solo un mese…” Il povero meteorologo tedesco starà facendo gesti scaramantici a iosa. “Magari se farà altre dichiarazioni… al momento gli avranno detto ‘stai calmo’… se poi continua a esporsi può darsi che ne paga le conseguenze”.

Nella sua visione del mondo, quindi, la cospirazione delle scie chimiche si spinge anche a minacciare prima, e a uccidere poi, chi osa parlare pubblicamente dell’argomento. Ma quando gli chiedo allora come mai, secondo lui, sono ancora vivi altri personaggi che ne parlano pubblicamente in TV oltre che su Internet, come “Straker” (Rosario Marcianò), la sua giustificazione è che “hanno raggiunto una buona visibilità”. Marcianò non viene eliminato, insomma, perché è ormai troppo famoso. Mentre il meteorologo tedesco che è in TV ogni sera non se lo fila nessuno e quindi è liquidabile senza problemi.

Questa è la logica del cospirazionismo: una forma di bispensiero orwelliano, ossia la capacità di sostenere contemporaneamente due idee che si negano a vicenda senza accorgersi, né tanto meno curarsi, della contraddizione insanabile.

I libri riscritti

Il secondo quarto d’ora dell’intervista inizia con Vibravito che si irrita non poco perché io accenno al fatto che se esistesse questa supercospirazione onnipotente, sarebbe un gioco da ragazzi far sparire Straker e il suo blog. Lui obietta che resterebbero comunque i ricordi delle persone, e io faccio notare che i ricordi spesso sono confusi. “Ah! Ecco! I ricordi confusi che piacciono a te, come quelli delle scie chimiche! Bello questo modo… questo modo di parlare! Mi piace questo ‘ricordi confusi’. Ovviamente noi sciachimisti abbiamo tutti i ricordi confusi” (purtroppo la trascrizione non rende efficacemente il tono della voce).

Gli ricordo che lui stesso ha fornito un ottimo esempio di ricordi confusi. Il libro Clouds of the World, datato 1972, che il chimico Simone Angioni gli aveva mostrato alla conferenza di Novi Ligure, documenta chiaramente, e anche fotograficamente, l’esistenza di scie di condensazione persistenti ben prima degli anni Novanta, come si può vedere qui sotto in questo video fornitomi da Angioni.

Il video non ha una traccia audio per ridurne le dimensioni.
L’audio originale non conteneva nulla di significativo.

Ricordo a Vibravito che lui e altri sciachimisti hanno affermato che queste scie persistenti non esistevano prima di quell’epoca. Il libro documenta che hanno torto e che quindi evidentemente i loro ricordi sono confusi.

“Il libro è stato manipolato” si giustifica Vibravito, aggiungendo di averlo “dimostrato” nel suo blog.

Dunque io, secondo Vibravito, farei parte di una megacospirazione così sofisticata da poter addirittura stanare tutte le copie di un libro esistenti in giro per il mondo e falsificarle sistematicamente, ma nel contempo così cialtrona da sbagliare il codice ISBN del libro e lasciare vistosi segni dell’alterazione. Siamo quindi in piena Sindrome del Cospiratore Pasticcione: la credenza autocontraddittoria che i cospiratori siano al tempo stesso abilissimi, potentissimi, sofisticatissimi ed incredibilmente dilettanteschi nelle loro manipolazioni.

Siamo di fronte ai classici meccanismi di difesa della visione paranoica: quando emerge un fatto che mette a repentaglio l’integrità della visione, invece di porsi il dubbio di essersi sbagliati si inventa un’ulteriore cospirazione che isoli e neutralizzi il fatto pericoloso. E in questo modo la cospirazione, e il numero degli organizzatori e persecutori, aumenta sempre più, a dismisura.

Tanto per dare un’idea di quanto Vibravito debba ritenere vasta la macchinazione, grazie al lettore Justfrank segnalo anche un altro libro, Come osservare il Cielo, di Colin A. Ronan, Storm Dunlop e Brian Jones, edito dall’Istituto Geografico De Agostini nel 1987 come traduzione del testo inglese The Skywatcher’s Handbook del 1985. Anche questo libro parla già di scie persistenti. Falsificato anche questo?


Pagine 88-89 di Come osservare il cielo (1987). La didascalia recita inequivocabilmente:
“Sopra, le scie di vapore segnano spesso il passaggio di un jet. La persistenza delle scie indica che probabilmente è in arrivo una depressione.”

A questo punto chiedo a Vibravito: “Fammi capire: tu sei venuto qua [Vibravito interrompe] sei venuto qua a parlare con una persona che ritieni essere un ‘disinformatore prezzolato’, che fa parte di un’organizzazione che è in grado di sostituire [Vibravito interrompe di nuovo] – aspetta, fammi finire – che è in grado di sostituire libri in tutte le biblioteche del mondo e in grado di far volare aeroplani invisibili, avere alle sue dipendenze migliaia di cospiratori omertosi [Vibravito interrompe ancora] – no, aspetta, aspetta, questa è la premessa – e tu vieni qua, come dire, in bocca al leone? Non ti sembra di correre un rischio?

“Correrò questo rischio. Qual è il problema?” risponde Vibravito. Ancora una volta, un atteggiamento duale: Vibravito pensa che io sia parte di una megacospirazione assassina, ma non si pone il dubbio che i miei agenti possano, per esempio, averlo attirato in una trappola per avvelenargli l’acqua minerale o mettergli una microspia nell’auto (sono solo esempi ipotetici, sia chiaro).

A questo punto la conversazione passa all’idea-perno di Vibravito: quella che si vede in cielo, dice, “non è condensa; semplice condensa non è”. Tutto il resto viene dopo. Gli chiedo come fa a sapere che non è condensa: “Basta osservarla”.

P: “Sei un esperto di condensa?”

V: [pausa mentre cerca le parole] “Cosa vuol dire ‘esperto di condensa’? Ci sono gli esperti di condensa?”

P: “Un chimico, per esempio, è una persona esperta nel comportamento dei materiali quando condensano…”

V: “Se questo chimico non è in buona fede, io non è che mi fidi tanto di quel che dice…”

P: “OK. Tutti i chimici del mondo, pensi che siano in malafede?”

V: “Non tutti i chimici del mondo sono stati interpellati… tutti quelli che sono stati interpellati sono stati messi bene in evidenza, no?”

P: “Ne conosci qualcuno che sostiene la tesi che quella non è condensa?”

V: “Ci sono stati. Eh, Fenu, ingegneri aeronautici, ci sono stati, poi stranamente hanno taciuto.”

P: “Un ingegnere aeronautico non è un chimico.” [Fenu, come notato nei commenti qui sotto, è nome ricorrente nelle citazioni degli sciachimisti, ma non si sa bene chi sia: l’unico ingegnere con questo nome di cui si abbia traccia documentata non di parte è un ingegnere civile edile, e non risultano altri Luigi Fenu ingegneri aeronautici o aerospaziali].

V: “Meteorologi?”

P: “Ne conosci qualcuno?”

V: “Allora, questo discorso qui su chi… i dottori che dicono… a me non m’importa chi ha le competenze per dire cosa. A me importa quello che vedo io. Io so benissimo che quelle strisce nel cielo non sono condensa. Adesso ci sono le spiegazioni che mi sono state date da quelli del Cicap non mi hanno convinto, quindi io non credo che quella è semplice condensa. Quando darete delle spiegazioni plausibili e reali allora magari comincerò… però fino ad adesso le spiegazioni che sono state date sono zero assoluto. Ci sono molte contraddizioni in quello che affermano”.

Vibravito, quindi, non si fida degli esperti e ritiene di essere lui sufficientemente esperto da saper distinguere a occhio nudo una scia di condensazione da una scia chimica. È autorità di se stesso.

“Ma… dato che appunto non sei un esperto…” inizio io, ma Vibravito, visibilmente agitato, interrompe ancora una volta: Allora questo discorso dell’esperto, per piacere, basta! Perché siamo tutti ignoranti, voi del Cicap siete gli unici intelligenti. Però c’è tanta gente che osserva…” Di nuovo, insomma, un concetto centrale dei cospirazionismi: non servono gli esperti, basta la saggezza del popolo, che è suprema.

Intermezzo: Vibravito si autoelimina dal Web

Non ho ancora terminato questo resoconto dell’intervista, e già è arrivata la reazione sorprendente di Vibravito: dice che si autocancellerà dalla Rete. Potete trovare il suo annuncio ancora per qualche giorno qui nel suo blog; resterà archiviato qui.

Vibravito è convinto che io gli abbia teso un “tranello” e che la “mente lucida e cinica del re dei debunkers ha saputo ordire una provocazione coi fiocchi”. Dice: “A distanza di qualche giorno, a mente fredda, devo ammettere che sono stato un vero pollo.” Francamente non capisco perché: è stata un’occasione di confronto. Io ho conosciuto meglio la sua visione del mondo, lui ha conosciuto meglio la mia. Non c’era nessun tranello: ha avuto l’occasione di ripetermi in faccia le sue accuse e in più, visto che ormai la strada fino a Lugano l’aveva fatta, l’occasione di farmi domande anche personali, alle quali ho risposto (dettagli in seguito).

Ma la cosa più significativa è la sua decisione di autosospendersi: “A causa di quanto esposto prima, ho deciso di abbandonare questo tipo di blog-avventura. Il presente sarà il mio ultimo articolo” dice, e aggiunge più avanti: “giovedì 5 marzo cancellerò il presente e tutti i vecchi articoli tranne quello intitolato: Scie Chimiche: ne hanno parlato, […] Anche i video presenti nel mio canale YouTube saranno cancellati alla stessa data.” Specifica anche che non dà il proprio consenso alla pubblicazione della registrazione audio dell’incontro, fatta con il consenso mio e suo. Pertanto non chiedetemela: non verrà pubblicata.

Vibravito sottolinea anche che non si autocensura sotto minaccia di “ripercussioni penali” da parte di “chi ben immaginate”, ma di propria sponte. Non manca la reazione di Straker, come qui:

Il punto cruciale è uno solo: dall’altra parte non ci sono essere umani civili con cui è possibile scambiare opinioni, ma vermi venduti e foraggiati da frange occulte dello Stato. Sulla base di questo presupposto è chiaro che qualsiasi confronto è non solo impossibile, ma da evitare. Qualcuno ha voglia di interloquire con un micchio [sic] di tafani?

È abbastanza chiaro, da queste melliflue parole, che le (peraltro sensate) proposte di mediazione fatte da Vibravito durante il nostro incontro, per arrivare a un mio faccia a faccia con Straker nel quale avrei visto dimostrare l’esistenza del mitico telemetro acchiappa-aerei, sono inutili. Vibravito non era convinto di quello che gli ho detto nell’incontro, ossia che era Straker a non voler vedere nessun debunker o scettico e che quindi qualunque viaggio a Sanremo per vederlo sarebbe stato inutile. Ora ne ha la conferma direttamente da Straker.

Dal suo tono, Straker sembra convinto che io abbia soggiogato psichicamente Vibravito con la sola imposizione dei miei impianti bioplasmatici in un’oretta al bar, e che dopo quest’episodio abbia addirittura il terrore d’incontrarmi (“da evitare”) perché sono foraggiato “da frange occulte dello Stato”. La paranoia è proprio una brutta compagna di vita. Manco riesco a farmi ridare le ritenute d’acconto dal Fisco, figuriamoci se da quelle parti arriva addirittura foraggio.

Il resoconto dell’incontro prosegue nella seconda parte.

Oggi a Fontanafredda c’era una conferenza degli sciachimisti. Con il patrocinio del Comune

Oggi a Fontanafredda c’era una conferenza degli sciachimisti. Con il patrocinio del Comune

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alla gentile donazione di “diego.bell*” e “4ngel*”. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2015/01/25 14:30.

Nuove frontiere del ridicolo. A Fontanafredda il Comune ha dato il patrocinio alla giornata odierna di deliri pubblici dei sostenitori della teoria delle “scie chimiche”: persone prive di qualunque competenza tecnica, che senza alcun contraddittorio formale hanno seminato paure inutili nei presenti.

Il ridicolo non è che gli sciachimisti parlino in pubblico: per carità, hanno il diritto di dire le proprie cretinate e di documentare pubblicamente la propria stupidità. Ma se si possono vantare di avere il patrocinio del Comune, come fanno vistosamente nel volantino qui accanto, le loro idee ridicole, sbugiardate da cinquant’anni di scienza, di analisi e di esperimenti internazionali, si ammantano di un’autorevolezza ingannevole. Il Comune, insomma, finisce per autenticare un’idiozia che, a detta del sindaco di Fontanafredda Claudio Peruch, sta suscitando paure nella popolazione.

Credit: Orsodan

Finché gli sciachimisti fanno sprecare tempo ai parlamentari gonzi, convincendoli a fare interrogazioni su fenomeni inesistenti, pazienza: li si può liquidare come uno dei tanti branchi di complottisti che non hanno di meglio da fare e si può obiettare che le interrogazioni sono solo uno dei tanti sprechi del malgoverno. Ma se davvero le “scie chimiche” cominciano a creare paura fra la gente, tanto da spingere un sindaco a dare spazio all’argomento e a riempire un palasport, allora lo sciachimismo sta diventando un allarme sociale e non si può più stare in disparte e limitarsi a ridere. Non si può più dire “ma chi vuoi che ci creda?”. A furia di sentirne parlare senza smentite, la gente ci sta credendo. Adesso basta: questa cazzata delle “scie chimiche” ha fatto troppi danni ed è ora di stroncarla. Fra l’altro, il Circolo territoriale del PD di Fontanafredda si è dissociato dall’iniziativa.

Lo streaming della conferenza di oggi è disponibile qui; su Facebook il gruppo Le scie chimiche sono una cazzata ha pubblicato delle foto e un resoconto davvero desolante.

Per chi volesse dei fatti tecnici sui quali farsi un’opinione, la documentazione degli esperti è raccolta presso Scie-chimiche.info. Se eravate presenti e avete raccolto le impressioni del pubblico, raccontatemele, in privato via mail oppure nei commenti qui sotto.

Aggiornamento 2015/01/25

Una persona che era presente alla parte iniziale della conferenza mi ha raccontato la propria esperienza: “il succo del discorso è stato: le scie chimiche esistono perché qualcuno lo dice, e visto che qualcuno rema contro, allora esistono”. Prove inoppugnabili, insomma. Sono state mostrate “due foto ritoccate malissimo: una originale del 1970, ritraente una famiglia in campagna, e quella rimasterizzata con una scia chimica dietro” e una foto “notturna della luna con una scia davanti”.

È stata mostrata anche “la foto dello scarico di un generatore ausiliario di un aereo (personalmente ne ho manutentati qualcuno) dicendo che era l’irroratore!”. In pratica gli sciachimisti non sanno neanche come funziona un aereo. È come se dicessero che nelle automobili c’è un misterioso dispositivo che si scalda fino a diventare incandescente, senza sapere che stanno parlando dell’accendisigari.

La persona aggiunge che le spiegazioni degli scopi presunti delle altrettanto presunte “scie chimiche” sono state tante ma le più belle sono state la “mappatura elettronica del territorio con il Toxicbario” e “il controllo climatico per avere radiocomunicazioni efficienti a livello militare e civile.. avrei voluto stracciare la mia licenza da radioamatore”.

Com’è stata l’affluenza? “All’inizio ho contato poco più di 550 persone”, dice la persona presente, ma “dopo 20 minuti una cinquantina se ne erano già andate.”

Commenti fra il pubblico? “Gli unici commenti che ho potuto sentire, perché erano urlati, sono stati quelli sulla scarsissima qualità audio. Veramente nei video non si capiva nulla”. Lo stesso, a quanto pare, è accaduto per il collegamento Skype con Marcianò.

Sarebbe interessante sapere, a questo punto, se il sindaco di Fontanafredda è contento di aver dato il patrocinio del Comune a una cazzata presentata da incapaci e se sarà altrettanto patrocinante per la mia conferenza che lancia l’allarme sulla presenza di unicorni invisibili clandestini nel Nord-Est. Se non fosse che c’è sempre chi abbocca a queste idiozie e poi minaccia di accecare i piloti degli aerei con i puntatori laser, ci sarebbe da ridere per la figuraccia degli sciachimisti, che s’illudono di combattere un nemico capace di organizzare flotte di aerei clandestini e non sanno neanche organizzare un collegamento Skype.

Aggiornamento 2015/01/25 14:30

Secondo quanto pubblicato dal Messaggero Veneto, l’assessore alla cultura del Comune di Fontanafredda, Vanni Zandonà, ha dato “la disponibilità a patrocinare un eventuale “contro – convegno” per chi volesse esprimere un punto di vista alternativo a quello affrontato ieri al palasport”. Se al Comune interessano dei fatti scientifici, anziché dei punti di vista, sono a disposizione.

L’origine del mito degli Illuminati

L’origine del mito degli Illuminati

Ultimo aggiornamento: 2017/10/06 19:30. 

Gli Illuminati, la presunta società segretissimissima che governerebbe di nascosto i destini del mondo, sono un caposaldo del cospirazionismo su Internet e fuori dalla Rete. Ma mi chiedo quanti di quelli che ci credono (o hanno qualche dubbio) sanno realmente com’è nata questa storia.

Lo spiega la BBC in un bell’articolo che ricostruisce la genesi degli Illuminati così come vengono raccontati oggi dai complottisti: l’omonima società segreta bavarese del Settecento non c’entra nulla. Tutto nacque invece negli anni Sessanta del secolo scorso, quando fu pubblicato in tiratura molto modesta un libro autoprodotto, Principia Discordia, che era stato pensato come una parodia delle religioni e dei culti. Il libro presentava con finta serietà il culto di Eris, dea appunto della discordia, e si proponeva come manifesto di un gruppo di anarchici buontemponi che voleva ispirare forme di disubbidienza civile, scherzi e finte notizie satiriche.

I suoi autori, Greg Hill e Kerry Wendell Thornley, decisero che uno degli strumenti di creazione del caos che faceva parte di questo manifesto sarebbe stata appunto l’invenzione di false notizie sugli Illuminati. Un loro compare, Robert Anton Wilson, lavorava per la rivista Playboy: lui e Thornley iniziarono a inviare alla rivista lettere inventate, attribuendole a lettori inesistenti, che parlavano di questa élite segreta degli Illuminati. Alcune lettere smentivano le altre, con l’intento di creare maggiore scetticismo nei confronti delle notizie pubblicate. Ma le cose andarono ben diversamente: Wilson e Robert Shea scrissero una trilogia dedicata agli Illuminati (The Illuminatus! Trilogy), ai quali attribuirono ogni cospirazione e dramma dell’epoca, come l’assassinio del presidente Kennedy, in un vortice parodistico che somiglia a una versione cartacea di Lercio.it. L’intento era umoristico, ma la trilogia fu presa sul serio dal sottobosco dei cospirazionisti e divenne un successo inatteso, che persiste da decenni.

Oggi anche celebrità come Jay-Z e Beyoncé usano i simboli degli Illuminati creati da Thornley, Hill, Shea e Wilson e durante i concerti alzano le mani per formare il triangolo che sarebbe il segno di riconoscimento della setta inesistente. Chissà quante di queste celebrità, dei loro fan e degli appassionati di teorie di complotto sanno di essere cascati in una burla inventata a tavolino.

Lo studio sulla pirateria insabbiato dalla Commissione Europea

Lo studio sulla pirateria insabbiato dalla Commissione Europea

Di solito mi capita di smentire le tesi di complotto e d’insabbiamento da parte dei governi, ma in questo caso faccio un’eccezione: una ricerca commissionata della Commissione Europea è stata davvero insabbiata.

Si tratta di uno studio, costato 360.000 euro e completato nel 2015, sugli effetti della pirateria sui contenuti vincolati dal diritto d’autore. Si intitola Estimating displacement rates of copyrighted content in the EU,  è lungo oltre 300 pagine e oggi è scaricabile qui, ma non era mai stato reso pubblico.

Sappiamo di questo studio non grazie alle indagini dei complottisti, ma alla tenacia di una parlamentare europea, la tedesca Julia Reda, che ha scoperto che esisteva questo rapporto grazie alla Regola dell’Informazione Laterale che cito spesso nelle tecniche d’indagine giornalistica digitale: per sapere se un dato è vero o falso conviene sempre cercare le informazioni di contorno a quel dato. Se un documento è stato omesso o segretato, può darsi che altrove ci siano informazioni amministrative che ne tengono traccia.

In questo caso, per esempio, la parlamentare si è accorta dell’esistenza di questo studio perché ha scoperto la relativa gara d’appalto, risalente al 2013, e a quel punto ha richiesto accesso al documento. La Commissione, racconta la Reda, non ha risposto in tempo alla richiesta ben due volte.

Come mai tanta riluttanza nel pubblicare uno studio costato fior di quattrini? Può darsi che sia colpa dei suoi risultati, che “non mostrano prove statistiche dello spostamento delle vendite da parte delle violazioni del coypright online” con l’eccezione dei film più popolari e recenti. Risultati che stridono con i vari provvedimenti governativi che mirano a sorvegliare il traffico dei file caricati su Internet di tutti gli utenti, indistintamente, con la giustificazione della tutela del diritto d’autore.

Sia come sia, è indubbio che servono prove robuste per legittimare un intervento del genere e che, come dice la parlamentare, “dati preziosi sia finanziariamente, sia in termini di applicabilità dovrebbero essere disponibili a tutti se sono finanziati dall’Unione Europea: non dovrebbero raccogliere polvere su uno scaffale fino a quando qualcuno li richiede attivamente”.



Fonti aggiuntive: Boingboing.