CEST = ora estiva dell’Europa centrale. MET = tempo trascorso dal decollo. Le distanze espresse in miglia usano le statute miles (non le miglia nautiche) salvo diversa indicazione.
Scusate se non ho postato aggiornamenti su Artemis II negli ultimi giorni, ma sono stato trattenuto da un vortice di interviste radio e TV dedicate a questa missione. In ogni caso, non ci sono stati eventi di particolare rilievo tecnico: Orion sta tornando spontaneamente verso la Terra e ammarerà alle 2:07 CEST dell’11 aprile.
Qui su YouTube potrete seguire le ultime fasi della missione dalle 00:30 CEST dell’11 aprile.
Questi sono gli eventi salienti delle prossime ore fino all’ammaraggio in orario CEST (equivalente all’ora italiana).
9 aprile
22.22 (7g 21h 47m MET): mentre scrivo la stesura iniziale di questo post, la capsula Orion battezzata Integrity si trova a 216.398 km dalla Terra e 225.165 dalla Luna e procede alla velocità di 4867 km/h. Le condizioni meteo nella zona di ammaraggio sono buone: vento a 10 nodi e onde di circa 1,2 metri.
10 aprile
4:53: seconda accensione dei motori (Return Trajectory Correction, RTC) per correggere leggermente la traiettoria di rientro.
9:05: inizio del periodo di sonno dell’equipaggio.
16:00: 111.466 km dalla Terra, 296.683 km dalla Luna, velocità 8060 km/h. Gli astronauti a bordo stanno dormendo.
17:00: 103.561 km dalla Terra, 302.177 km dalla Luna, velocità 8442 km/h.
18:00: 95.097 km dalla Terra, 309.140 km dalla Luna, velocità 8893 km/h. L’equipaggio si è svegliato circa mezz’ora fa.
19:50: inizio delle operazioni per configurare la cabina di Integrity per il rientro.
20:00: 77.219 km dalla Terra, 322.084 km dalla Luna, velocità 10.043 km/h.

20:53:12: seconda accensione dei motori (Return Trajectory Correction, RTC) per otto secondi per correggere la traiettoria di rientro, con un cambio di velocità di 4,6 km/h (4,2 piedi al secondo).
21:00: 67.270 km dalla Terra, 329.548 km dalla Luna, velocità 10.843 km/h.
21:20:12: fine delle operazioni di configurazione della cabina.
22:00: 56.552 km dalla Terra, 337.858 km dalla Luna, velocità 11.895 km/h.
22:44: Christina Koch avvisa che la toilette di bordo è stata disattivata.
23:00: 44.795 km dalla Terra, velocità 13.388 km/h.
23:05:12: l’equipaggio inizia a verificare la checklist di rientro e indossa le tute protettive (OCSS).
11 aprile
00:00: 31.442 km dalla Terra, velocità 15.831 km/h.
00.30: inizio della diretta streaming NASA su YouTube. La nave di recupero si trova a circa 6,5 miglia (nautiche, presumo) dal punto previsto di ammaraggio.
01:02: 15.298 km dalla Terra, velocità 21.301 km/h.
01:15:12: trasferimento delle comunicazioni radio dal DSN (Deep Space Network) alla rete TDRS.
1:25: Vengono attivati brevemente i motori di manovra della capsula per verificarne il funzionamento.
01:33: (9g 00h 58m MET): il modulo di servizio di Integrity si separa dal modulo per l’equipaggio.
01:37:12: terza accensione dei motori di manovra del modulo per l’equipaggio (raise burn) per variare leggermente l’angolo di attacco di Integrity. In sostanza, questa accensione alza la parte anteriore della capsula di un paio di gradi. Questo permette di affinare ulteriormente la traiettoria di rientro e quindi determinare quanto si scalda lo scudo termico. Durata: 18 secondi. Integrity sorvola l’Australia orientale e attraversa diagonalmente l’Oceano Pacifico.
01:53:30: contatto con l’atmosfera (entry interface) a 122 km (400.000 piedi) di quota e alla velocità di circa 38.275 km/h (34,882 piedi al secondo). Circa venti secondi dopo, perdita prevista dei contatti radio (LOS, Loss of Signal). Durata prevista: 6 minuti circa. Questo blackout totale delle comunicazioni (niente immagini, niente voce, niente telemetria) è dovuto alla ionizzazione dell’aria rovente intorno allo scudo termico della capsula. Gli aerei ed elicotteri che supportano le operazioni di rientro e recupero mantengono comunque un contatto visivo con la capsula.
Durante questo silenzio radio obbligato, il picco termico viene raggiunto circa un minuto dopo il contatto con l’atmosfera: è a questo punto che i computer di bordo inducono due inversioni di rollio (roll reversal), creando un rollio prima verso sinistra e poi verso destra. Lo scopo di queste oscillazioni è dissipare energia termica e rallentare la capsula. Il picco di decelerazione è di circa 3,9 g. Il picco di velocità viene raggiunto poco dopo il contatto con l’atmosfera ed è previsto che sia di 39.688 km/h (24.661 miglia orarie), di poco inferiore al record assoluto di velocità di rientro, che spetta alla missione Apollo 10 (che andò 103 miglia orarie più veloce).
Dal punto di contatto con l’atmosfera al punto di ammaraggio, Integrity plana per 3150 km (1701 miglia nautiche) in circa tredici minuti e mezzo.
01:59:32: ripresa prevista dei contatti radio (AOS, Acquisition of Signal), sette minuti prima dell’ammaraggio. Riprende la ricezione della telemetria. Le imbarcazioni di recupero si dirigono verso il punto previsto per l’ammaraggio.
2:01. Riprendono i contatti radio in voce. Quota di 30 km (100.000 piedi), 35 km (19 miglia nautiche) all’ammaraggio.
2:03:22: si aprono tre piccoli paracadute di guida e viene sganciata la carenatura del vano sommitale della capsula (FBC, Forward Bay Cover), che alloggia gli altri paracadute. Integrity si trova a circa 11.000 m (36.000 piedi) di quota. Tre secondi dopo inizia l’apertura dei due paracadute iniziali (drogue parachutes) a circa 7600 m (25.000 piedi) di quota.
02:04:44: sgancio dei paracadute iniziali e apertura dei tre paracadute pilota, che estraggono i tre paracadute primari, a 1500 m (5000 piedi) di quota. La nave appoggio si avvicina progressivamente al punto previsto di ammaraggio, fino a circa cinque miglia. Rimane a distanza di sicurezza per evitare eventuali frammenti del veicolo e dei suoi paracadute.
02:07:27 (9g 1h 32m 15s MET): ammaraggio nell’Oceano Pacifico, a circa 200 km a sud-ovest di San Diego, nelle vicinanze della nave appoggio militare adibita al recupero, la USS John P. Murtha, due ore e mezza prima del tramonto locale. Si gonfiano di elio i cinque speciali galleggianti (CMUS, Crew Module Uprighting System) che raddrizzano la capsula se necessario. L’equipaggio può comunicare via radio con gli elicotteri e le imbarcazioni leggere di recupero oltre che con la nave appoggio principale, che si avvicina a circa un miglio da Integrity.

02:13:12: vengono messi in sicurezza i motori di manovra del modulo per l’equipaggio, che possono emettere sostanze tossiche.
Il direttore della NASA, Jared Isaacman, è a bordo della nave di recupero e non tenta nemmeno di trattenere il proprio giustificato entusiasmo per questa missione riuscitissima.
02:23: le imbarcazioni leggere di recupero si avvicinano lentamente e cautamente alla capsula. Viene aperto il portello laterale di Integrity: gli astronauti possono finalmente respirare aria fresca dopo dieci giorni trascorsi sigillati in un ambiente totalmente artificiale. Quattro sub con preprazione medica salgono a bordo per valutare le condizioni di salute degli astronauti.
3:10: le squadre di recupero iniziano a fissare alla capsula il collare di galleggiamento che la stabilizza. Successivamente fissano davanti al portello laterale di Integrity una speciale zattera gonfiabile, il front porch. I membri dell’equipaggio possono uscire dalla capsula e mettersi su questa zattera.
3:32: i primi due astronauti, Christina Koch e Jeremy Hansen, emergono dalla capsula, seguito pochi minuti dopo dal collega Victor Glover. L’ultimo a lasciare Integrity è il comandante, Reid Wiseman.
3:45: il front porch, con a bordo gli astronauti e alcuni membri delle squadre di recupero, viene sganciato da Integrity e si allontana per prepararsi al recupero da parte degli elicotteri.
3:49: uno ad uno, gli astronauti vengono imbragati e sollevati dal verricello degli elicotteri militari, che li portano, due per ciascuno elicottero (Glover e Koch in uno, Hansen e Wiseman nell’altro), fino al ponte della nave appoggio, con un volo che dura circa tre minuti. Anche in questo caso, l’ultimo membro dell’equipaggio a essere trasportato è il comandante Wiseman.
3:59: Tutti e quattro gli astronauti sono sulla nave. Dopo un incontro di congratulazione con il direttore della NASA, gli astronauti camminano verso il centro medico di bordo, assistiti da due persone ma senza dover ricorrere alle portantine che sono comunque a loro disposizione. Vengono sottoposti a una visita medica. Nel frattempo la capsula viene agganciata, imbragata e rimorchiata per farla entrare nel bacino allagabile di cui è dotata la nave.
Ora che la missione Artemis II è felicemente conclusa, posso aggiungere un breve commento. Rivedere un equipaggio che torna dalla Luna è stato emozionantissimo, oggi come 54 anni fa, quando ero bambino. E stavolta le immagini (di una bellezza straordinaria) arrivano in diretta e in alta definizione, senza dover aspettare giornali e settimanali. Dispiace che tutto questo avvenga mentre gli Stati Uniti sono in preda a un delirio politico senza precedenti, tengono al comando del Paese un pazzo in preda a demenza senile e lo venerano come se fosse un emissario divino.
Prossime tappe: fra circa un anno, intorno a metà 2027, ci sarà Artemis III, un volo con equipaggio in orbita terrestre, per collaudare l’attracco con il veicolo di allunaggio e per provare le tute spaziali lunari; a metà 2028 ci potrebbe essere Artemis IV, il primo tentativo di allunaggio umano del ventunesimo secolo.
La cosa impressionante è il passaggio da 11000m a 7600m in 3 secondi…
Ma quanto crispa va veloce quella cosa? XD (si, so a quando va, ma mi piaceva scriverlo)
Non passa da 11k a 7.6k in tre secondi: avevo scritto male la frase, ora dovrebbe essere un po’ più chiara.
Comunque la capsula “vola come un ferro da stiro” e in effetti scende molto velocemente.
Allora forse non ho capito io bene questo passaggio…
Mi sembrano 3400m di differenza in 3 secondi ^.^’
Sono io che ho scritto di fretta, seguendo gli annunci della NASA. Dovrei riascoltare la registrazione della diretta. Probabilmente l’annunciatore ha annunciato in ritardo il primo evento e quindi i tempi sono un po’ compressi,
Allora si, ora ho capito (calcolando anche le altre parti, andava a 131km/s, quindi troppo veloce la parte).
Devo vedermi anche io quel video
Emozione! Sognavo questo dal 1972, a parte le missioni STS.
Mi son sempre chiesto una cosa, al momento del rientro calcolano la rotta dei satelliti presenti in zona o esiste un corridoio lasciato libero apposta o ancora vanno a botta di cu.. Posso capire calcolare la posizione dei classici satelliti ma si riesce a tener traccia anche dei cubesat e starlink e simili?
Calcolano eccome! Anche durante la partenza ci sono momenti in cui NON possono decollare perché passa un satellite o un detrito.
Sì, vengono tracciati tutti gli oggetti di dimensioni superiori a qualche centimetro.
in poche parole meglio partire subito per la luna e marte prima che le costellazioni di Starlink e Leo saranno complete…
Beh non è così grave ma ci stiamo andando vicino… questi megaprogetti commerciali sono un abuso di una cosa di tutti da parte di una casta di pochi.
Lo scudo termico resiste a temperature assurde, sarebbe anche in grado di fermare un detrito di piccole dimensioni?
Bella domanda. Vorrei documentarmi meglio, ma a caldo credo che il problema sia marginale visto che un detrito piccolo dovrebbe prima affrontare il muro d’aria rovente ipercompressa che avvolge lo scudo.
Dipende da quanto piccolo” sia…. un “piccolo detrito”, ma al contrario di Paolo immagino che sarebbe un GROSSO problema.
Un detrito a quelle velocità ha un’energia cinetica immensa (a meno che non sia uno di quelli prodotti dall’heat shield stesso, naturalmente), e gli scudi termici non sono disegnati per resistere ad impatti.
Immagino che sia un rischio calcolato, a causa della ridotta possibilità di un impatto durante il rientro, visto che a bassa quota tutto decade rapidamente, specie se di piccole dimensioni.
C’è di peggio in forno: https://attivissimo.me/se-il-cielo-scompare-nuove-megacostellazioni-di-satelliti-minacciano-ambiente-atmosfera-e-astronomia-da-terra/
c’è anche da dire che al di sotto di 800 km di quota la densità di satelliti in orbita si riduce drasticamente. E al di sotto di circa 250 non ci sono praticamente più satelliti (il decadimento è rapidissimo).
NOTA: il grafico è logaritmico
Ciao Paolo,
grazie per tutti i tuoi post che ci hanno aiutato a seguire meglio l’evento e a gustarlo in tutte le sue fasi. È stata una emozione profonda anche per me: la copertura mediatica della NASA ci ha donato immagini, commenti e dialoghi indimenticabili. Ho apprezzato moltissimo l’equipaggio di Integrity, il loro modo di vivere e raccontare in presa diretta l’esperienza di questa missione, le loro sensazioni, le loro emozioni.
Infine, caro Paolo, non posso esimermi dall’esprimerti la mia piena condivisione e vicinanza alle tue parole finali, degna, degnissima chiosa a questo storico evento.
Grazie mille
Prego, è stato un piacere!! Faticoso, ma un piacere!
Nel frattempo l’amministrazione T**** ripropone di nuovo un taglio drammatico ai programmi scientifici della NASA, cancellando un enorme quantità di missioni, sonde e satelliti in corso e da lanciare:
https://aas.org/posts/news/2026/04/fy27-presidents-budget-request-nasa-nsf-and-doe-details
Una catastrofe, letteralmente, per la scienza. Per questo Artemis non riesce a suscitare in me e in molti altri grandi emozioni. Probabilmente il fatto di avere una donna e addirittura un “n*****” [PAROLA RIMOSSA DAL MODERATORE] a bordo è un oltraggio. Voglio vedere se quello inviterà l’equipaggio alla casa bianca o farà come con la promozione di quei generali di brigata donna e afroamericani cui è stata impedita la promozione perché lui non li voleva vedere alla White House.
PGC,
ho cancellato la parola che avevi scritto per esteso, non è accettabile neppure in questo contesto puramente esplicativo.
va bene, capisco Paolo.
L’ho usata tra virgolette visto che T**** stesso [parola rimossa da me stesso visto che ormai la considero un insulto] ne faceva uso spesso nel corso della sua trasmissione tv “The Apprentice” ed era parte del suo linguaggio spudoratamente razzista anche in casa:
https://www.nytimes.com/2018/08/10/us/politics/omarosa-donald-trump-racial-slur.html. https://www.theguardian.com/books/article/2024/jul/23/donald-trump-n-word-book
Le virgolette indicavano il fatto che così lui li considera, era insomma come una citazione. Ma, ripeto, capisco perfettamente. Spero tutti abbiano compreso.
Sarebbe stato molto più saggio evitare di spendere soldi e tempo su un progetto partito vetusto come SLS. Visto che le alternative per gli stessi scopi non mancavano.
Che i soldi di SLS sarebbe stato più saggio imvestorli in altro lo sostengo (anche su questo blog) da almeno 4 anni, e lo penso da quando ho scoperto che motori principali e booster erano riciclati (poca innovazione)), e nello spazio ci si va per innovare, non per farsi pubblicità).
guarda, su questo punto ci sono due “partiti”: quelli che vedono le missioni spaziali come una sorta di “epica” contemporanea, e quelli che le vedono soprattutto in funzione delle conoscenze che ne derivano.
Personalmente non so decidermi. Nel senso che condivido l’importanza del valore “simbolico” della missioni con equipaggio nello spazio. D’altra parte credo che il rapporto costi/conoscenza delle missioni senza equipaggio costano infinitamente più basso e che cancellarle sia un errore che gli USA pagheranno carissimo in futuro, non appena i cinesi li sostituiranno nella leadership scientifica (cosa che sta avvenendo ma non è ancora del tutto matura).
missione meravigliosa
Prossime tappe: […]
“Peccato” (ironico, ma non troppo) che non ci sia una missione stile Apollo 10, dove c’era abbastanza combustibile per allunare, ma non sufficiente per ripartire e arrivare al CSM, perchè Stafford a Cernan potrebbero aver tentato la bischerata. Un pezzetto di umanità e gestione imprese che forse fa parte del passato.
Sempre su questo aspetto storico, ma tornando serio, guardando su en.wiki, Mueller disse che in realtà quel modulo lunare era troppo pesante invece che con combustibile insufficiente, ma la tabella appena sopra sembra smentirlo.
C’è un motivo per questa discrepanza fra i numeri e la sua dichiarazione?
Non lo so. Ma tutta la faccenda di un ipotetico allunaggio con Apollo 10 è intrisa di miti e leggende. Mancava anche il software di allunaggio, se non ricordo male. Ma il tempo che si può dedicare alla spiegazione di una cosa non accaduta è poco.
Magari il software di allunaggio non era ancora pronto.
Nei sorgenti dei sorgenti dell’AGC del LEM Luminary099
ad esempio questo
Apollo-11/Luminary099/ORBITAL_INTEGRATION.agc at master · chrislgarry/Apollo-11
si legge
anche se questo è solo un indizio e non una prova in quanto immagino che il software avrà avuto modifiche continue.
Grazie a entrambi.
Beh, se verrà mai pubblicato un “storia (semi)seria dello sbarco sulla Luna”, con a tema queste perle, non escludo possa avere un discreto succeso.
per curiosità: hai dei dubbi che si trattasse di una fesseria?
Io direi che è totalmente, palesemente ovvio.
Vero che bisognerebbe evitare di esprimere opinioni rigide in settori di cui non si è grandi esperti (e anche in quel caso andrebbe evitato), ma anche solo ipotizzare che una missione del genere potesse essere modificata o che il suo equipaggio, gente come Stafford e Cernan, incredibilmente selezionata e allenata, forse come mai accaduto nella storia umana, potesse prendere una decisione del genere, mi sembra veramente, totalmente FOLLE.
Conoscendo lo sprezzo del rischio e il machismo dei piloti collaudatori di allora, la storia ha un pizzico di plausibilità.
La storia dell’aviazione e dell’astronautica è piena di scelte fatte in questo modo. Gli astronauti Apollo facevano regolarmente a gara a chi riusciva ad andare da Houston al KSC con gli F-5 senza fare rifornimento, spesso arrivando con i serbatoi praticamente buoti. Yeager ottenne il primato del volo supersonico con l’X-1 volando con le costole rotte senza dirlo ai responsabili del volo.
OK, ma non mi sembra che le situazioni siano paragonabili…
L’aviazione a quei tempi era già avanzata. Qui parliamo di test in un ambiente totalmente sperimentale, e mortale al primo errore date le condizioni ambientali estreme.
Infatti non mi risulta ci siano mai stati casi di deviazione dalle procedure o addirittura bravate dovute all’iniziativa di qualcuno, e non a problemi tecnici che richiedessero improvvisazione, come nel caso di Cooper (Mercury 9) o di Armstrong-Scott (Gemini 8).
L’esempio forse più rilevante di “bravata” mi risulta sia rimasto il… sandwich portato in orbita da Young (gemini 9), che infatti rischiò di pregiudicargli la carriera.
Beh, trovarsi su un F-5 con i motori che si spengono in volo perché è finito il carburante (per colpa tua che hai fatto lo spavaldo) è una situazione abbastanza mortale (e anche se ti salvi eiettandoti, la tua carriera di aviatore militare è finita).
Aggiungerei che persino un uomo come Armstrong decise di proseguire fino all’allunaggio con mezzo minuto di propellente rimasto, sapendo che i serbatoi non avevano baffle interni per cui i sensori potevano avere dei margini di errore notevoli nell’indicare il quantitativo rimasto e che ormai lui e Aldrin erano così bassi che uno spegnimento del motore per esaurimento del propellente li avrebbe portati a schiantarsi prima di avere il tempo di reagire e attivare il motore di risalita. Quell’allunaggio è uno dei più temerari della storia dell’astronautica.
Non penso avrebbero rischiato la pontenziale cancellazione del programma… mi spiego: cosa sarebbe successo se fossero schiattati disobbedendo agli ordini facendo miseramente fallire la missione e mettendo potenzialmente in pericolo il programma? Perché mai un governo, seppur avido di successo, dovrebbe continuare a sponsorizzare missiloni per piloti machi con il rischio che li facciano esplodere in quanto alfa?
A me sembra una -cit. Fantozzi- (non serve che dia indizi credo ;))
Ti consiglio di guardare “The Last Man on the Moon”, il documentario dedicato a Gene Cernan. Lui spiega bene, e con l’umiltà del senno di poi, quanto erano pazzi e spavaldi quegli astronauti. Erano tutti convinti di essere “invincible, invisible, and bulletproof”. Fumavano, bevevano forte e andavano a donne, dormivano due ore e poi pilotavano caccia supersonici, convinti di essere superiori alla fisica e alla fisiologia. Vedevano i loro compagni piloti collaudatori morire come mosche. I funerali erano all’ordine del giorno (leggi anche “The Right Stuff”).
Il governo all’epoca — e spesso anche adesso — vede gli astronauti come gladiatori. Maschi alfa. E loro stessi si vedono così ancora adesso. Per cui se un gladiatore muore, se ne manda avanti un altro. La spavalderia fa parte del pacchetto. Nessuno diventa eroe facendo il minimo sindacale.
Questa mentalità è ancora dominante in tanti che volano, civili e militari. I governi li assecondano perché quello è l’unico modello disponibile.
Capisco che possa sembrare irrazionale, ma la politica e gli esseri umani non sono razionali.
E’ vero che NASA ai tempi incitava a compiere azioni al limite ai piloti (ricordo di avere letto su qualche biografia il caso dei trainer jet impegnati in acrobazie al limite sul Pacifico, forse su “Riding Rockets”, di Mullane), ma durante il training, e a me non risulta alcuna violazione da parte degli equipaggi durante le missioni.
Anche pensare di tentare un allunaggio di un veicolo non testato per questo sarebbe stata una follia suicida e gente come Cernan non credo proprio che l’avrebbe tentata, avendo una conoscenza approfondita dei suoi limiti e delle sue performance.
Diverso è il caso dei piloti di aereo (jet fighter e trainer come il T-38): in quel caso come sai, ci fu anche un caso mortale (See e Basset, Gemini 9), cui infatti seguì un’investigazione molto approfondita che portò alla conclusione che si trattò di un “errore” del pilota. Ho conosciuto per lavoro molti piloti di fighter. Uno di questi, un colonnello dell’areonautica a Pratica di Mare, mi disse che durante i combattimenti simulati si perde completamente il controllo razionale di se stessi. Si entra in uno stato di “flow” che fa fare cose impensabili a freddo. Ma in quel caso le decisioni vanno prese al millisecondo e le accelerazioni e la situazione rende il fenomeno comprensibile. Nelle missioni spaziali invece la situazione è completamente diversa: tutto è pianificato e, a parte casi specifici (vedi Gemini 8) difficilmente si tratta di decisioni prese istintivamente, come nel caso in discussione, direi quasi complottismo puro.
Che l’equipaggio di Apollo 10 possa avere pensato anche per un attimo, al di là di una semplice battuta a microfoni spenti, di tentare un allunaggio mi pare un’ipotesi assolutamente ridicola e un’accusa che non sta in piedi.
Ma comunque, lascio ad altri il beneficio del dubbio.
Non tanto l’equipaggio, ma vari membri del progetto Apollo ci pensarono seriamente. Non come bravata all’ultimo secondo: come piano di volo. Qualche dettaglio direttamente dalle voci dei protagonisti:
Craig Nelson wrote in his 2009 book Rocket Men that NASA took special precautions to ensure Stafford and Cernan would not attempt to make the first landing. Nelson quoted Cernan as saying “A lot of people thought about the kind of people we were: ‘Don’t give those guys an opportunity to land, ‘cause they might!’ So the ascent module, the part we lifted off the lunar surface with, was short-fueled. The fuel tanks weren’t full. So had we literally tried to land on the Moon, we couldn’t have gotten off.”
Stafford però non ne voleva sapere di tentare di allunare: “Early in 1969, NASA associate administrator George Mueller hinted strongly that Apollo 10 might land on the Moon, but Tom Stafford was decidedly unhappy about the prospect. “Tom was not so adamant about being first on the Moon,” wrote Cernan in his autobiography, The Last Man on the Moon. “He never looked at it that way. He wanted to do what was the best thing to do and have a co-ordinated, planned program.” Rather than endorsing Mueller’s suggestion, Stafford replied that if Apollo 10 was rescoped to do a lunar landing, then he—Stafford—would most certainly not be aboard the mission!”
Mueller, NASA’s Associate Administrator for Manned Space Flight, stated, “There had been some speculation about whether or not the crew might have landed, having gotten so close. They might have wanted to, but it was impossible for that lunar module to land. It was an early design that was too heavy for a lunar landing, or, to be more precise, too heavy to be able to complete the ascent back to the command module. It was a test module, for the dress rehearsal only, and that was the way it was used.”
https://en.wikipedia.org/wiki/Apollo_10
https://www.americaspace.com/2019/05/19/to-simply-land-remembering-apollo-10-50-years-on-part-1/
il caso di Armstrong è completamente diverso: non è stata una bravata o violazione delle procedure.
In quel caso c’erano due diverse esigenze in conflitto: garantire l’atterraggio in una zona piana e sicura, da cui il decollo sarebbe stato certo, ed evitare l’esaurimento del propellente. Armstrong, in una situazione di pressione psicologica senza precedenti, e con la massima calma, decise per la prima, che si rivelò comunque giusta.
Assimilare le due situazioni mi lascia perplesso…
La scelta prudente sarebbe stata interrompere e risalire prima di trovarsi a una quota troppo bassa. Proseguire ha comportato che il LM sì è trovato nel “coffin corner”: una condizione dell’inviluppo di volo nella quale basta un nulla per trovarsi sfracellati. Ancora oggi gli storici e i tecnici discutono di quanto sia stata una botta di fortuna che Apollo 11 ce l’abbia fatta. I rapporti tecnici di Armstrong stesso sulle infinite simulazioni finite male sono illuminanti. Non è una “bravata” nel senso classico, ma è sicuramente un caso in cui i margini di sicurezza sono stati tirati fino al limite per una scelta emozionale del pilota.
ok, ma l’obiettivo di Apollo 11 era di atterrare sulla Luna, quella di Apollo 10 no, e né Cernan né Stafford erano dei pazzi a tentare di farlo con una missione che escludeva questa possibilità “by design”.
Comunque… let’s agree to disagree… 🙂