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Teatro vietato alla Hack: idee contrarie alla dottrina della Chiesa. Che autogol [UPD 2012/03/03]

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

A Mezzolombardo, nel ventunesimo secolo, c’è gente che pensa che far parlare
Margherita Hack di bioetica e di testamento biologico sia
“offesa ai valori religiosi e alla dottrina della Chiesa Cattolica”,
tanto da arrivare a vietarle l’uso del Teatro San Pietro, dove era prevista una
sua conferenza il prossimo 6 aprile.

A quanto mi risulta, il Teatro era stato donato dalla Chiesa al Comune, che l’ha
ristrutturato usando esclusivamente fondi pubblici e l’ha dato in gestione al
comitato parrocchiale. Il Comune paga le spese di gestione.
Il Teatro, quindi, non è di proprietà della Chiesa.
Correzione: il Teatro è di proprietà della Chiesa, secondo quanto mi ha
comunicato l’assessore Guadagnini del Comune di Mezzolombardo.

Eppure è proprio una parte di questo comitato che si è opposta ad accogliere la
Hack al Teatro e quindi impedire a tutti i cittadini, anche ai non cattolici o
ai cattolici che vorrebbero essere liberi di sentire cos’ha da dire la Hack. Si
è opposta facendo appello alla clausola del contratto di comodato gratuito che
parla di
“non consentire lo svolgimento di spettacoli che possano recare offesa ai
valori religiosi e alla dottrina della Chiesa Cattolica”
. Clausola probabilmente pensata per evitare spogliarelliste vestite da suore o
proiezioni di Brian di Nazareth. Ma la Hack non si spoglierà e non
mostrerà filmini irriverenti di Monty Python, per quel che ne so: esporrà il suo
punto di vista sulla bioetica, sul quale ha scritto un libro,
“La stella più lontana”.

La vicenda è raccontata in dettaglio in
questo articolo. Se qualcuno è in grado di spiegarmi perché far parlare un’atea di bioetica è
offensivo per la Chiesa Cattolica, e come questo divieto si concilia con la
tolleranza delle idee e delle fedi altrui così spesso invocata dai credenti, lo
faccia nei commenti. Io cercherò di approfondire nei prossimi giorni.

Comunque sia, atteggiamenti di questo genere sono un autogol colossale. Non
voglio fare di tutt’erba un fascio: tanto per fare un esempio contrario, la
conferenza sul creazionismo
che ho coordinato a Lugano con gli amici del CICAP Ticino (video) è stata ospitata senza problemi dalla sala parrocchiale locale. Può anche
darsi che formalmente il comitato parrocchiale abbia il diritto di vietare la
presenza della Hack. Ma esercitare questo diritto è una scelta che dimostra una
preoccupante chiusura mentale e paura delle idee altrui. Farsi vedere bigotti e
intolleranti, attraverso scelte come questa, è il modo migliore per alienare i
giovani. Non basta mettere il Papa su Twitter (con @Pope2YouVatican,
nientemeno) per essere al passo con i tempi. Mah.

Aggiornamento (2012/03/01 17:00)

Ho sentito telefonicamente l’assessore alla cultura Guadagnini, che mi ha
chiarito alcuni punti (riassunti qui con il suo permesso):

– questa sera intorno alle 18 ci sarà la decisione finale;
– il divieto non si limita al giorno del venerdì santo, ma è generale;
– non ci sono altri teatri o locali paragonabili nel Comune;
– la proprietà del Teatro è della Parrocchia, non del Comune come avevo indicato
inizialmente;
– in passato il comitato ha rifiutato la rappresentazione di film ritenuti non
conformi alla dottrina. Uno di essi, sorprendentemente, è The Passion di
Mel Gibson. Bocciati anche il Codice Da Vinci e Irina Palm.

Maggiori dettagli a breve.

Aggiornamento (2012/03/03 13:10)

La votazione ha bocciato la conferenza di Margherita Hack per 4 a 2. Non
essendoci altre strutture adeguate a Mezzolombardo, la conferenza è quindi
sostanzialmente bloccata.

Riporto qui sotto la lettera scritta il 27 febbraio scorso dai componenti
parrocchiali del comitato di gestione al sindaco e a alla giunta comunale di
Mezzolombardo:

Avendo appreso soltanto dal quotidiano L’Adige dd. 26 febbraio che è in
programma l’anteprima di presentazione del libro “La stella più lontana”
dell’astrofisica Margherita Hack, presso il Teatro San Pietro, il giorno 6
aprile 2012 “Venerdì Santo”, i sottoscritti componenti parrocchiali del
comitato di gestione della struttura in questione, sentito il parroco,
esprimono un deciso no all’uso del Teatro per la manifestazione in
questione.

L’art. 3, infatti, del contratto di comodato gratuito, stipulato tra la
Parrocchia e il Comune di Mezzolombardo, ripreso dall’art. 3 del regolamento
d’uso (di cui si è chiesto a più riprese la revisione, senza alcun riscontro),
recita quanto segue: “il Comune si impegna a non consentire lo svolgimento di
spettacoli e/o manifestazioni che possano recare offesa ai valori religiosi e
alla dottrina della Chiesa cattolica, di suo sono garanti il Legale
rappresentante dell’ente parrocchia e l’Ordinario di Trento”.

Le tematiche affrontate nel libro in questione, come si evince dalle
recensioni sulla stampa e su internet, sono in evidente contrasto con la norma
soprariportata.

Come vedere Twitter, Facebook, BBC e altri siti dalla Russia: Tor

Twitter è ufficialmente bloccato in Russia dal 4 marzo scorso, secondo l’agenzia
d’informazione russa
Interfax, e lo
stesso vale anche per Facebook. Questo rende difficile per chi si trova nel
paese mantenere i contatti e ricevere informazioni attraverso queste
piattaforme.

Ma Twitter ha
attivato
un accesso tramite Tor che permette di eludere questo blocco restando
ragionevolmente anonimi. Questo accesso funziona anche per altri paesi che
bloccano Twitter, come la Cina, l’Iran o la Corea del Nord. 

L’annuncio di quest’attivazione è stato fatto piuttosto in sordina, tramite un
tweet di Alec Muffett, uno degli informatici che ha collaborato con Twitter per creare l’accesso
protetto e anonimo. Twitter ha semplicemente aggiunto la rete Tor alla
versione inglese dell’elenco dei browser supportati, con molta discrezione.

Per accedere a Twitter in questo modo è necessario procurarsi per prima cosa l’applicazione
Tor Browser, che è un programma di navigazione Web ad alta sicurezza e
privacy: quello che molti conoscono perché si usa per accedere al cosiddetto
dark web. Tor Browser si trova presso
Torproject.org ed è
disponibile gratuitamente per Windows, macOS, Linux e Android in numerose
lingue (per iOS c’è
Onion Browser). Chi non ha accesso a Internet può ricevere Tor su qualunque supporto
digitale. 

Esiste anche una versione completamente autonoma di Tor, denominata Tails, che
si tiene su una chiavetta USB e non richiede di installare nulla. Se si avvia
il computer con la chiavetta inserita, si attiva Tails, che contiene Tor; se
si avvia il computer senza chiavetta, parte il sistema operativo normale,
ossia Windows, macOS o Linux che sia. Questo consente di evitare di lasciare sul
proprio computer tracce visibili della presenza di questi software, che
potrebbero essere considerati sospetti. Tails si trova gratuitamente presso
tails.boum.org.

Una volta installato Tor o avviato Tails (che a sua volta avvia Tor), per
accedere a Twitter scavalcando filtri e blocchi si immette questo link, che
come tutti i link di questo genere è chilometrico:

https://twitter3e4tixl4xyajtrzo62zg5vztmjuricljdp2c5kshju4avyoid.onion/

Usare Tor o Tails permette di accedere anche a Facebook a questo link:

https://www.facebookwkhpilnemxj7asaniu7vnjjbiltxjqhye3mhbshg7kx5tfyd.onion/

oppure questo per dispositivi mobili:

https://m.facebookwkhpilnemxj7asaniu7vnjjbiltxjqhye3mhbshg7kx5tfyd.onion/

come
annunciato
a maggio 2021 da Facebook.

Alec Muffett ha pubblicato inoltre su
Github
un vasto elenco di stazioni radio accessibili tramite Tor, come la BBC,
Deutsche Welle, Radio Free Europe/Radio Liberty in numerose lingue. L’elenco
include anche link Tor ai motori di ricerca, a Protonmail e al cosiddetto
secure drop di Bloomberg, Al Jazeera, Financial Times e di molte altre
testate internazionali. Il secure drop è un sito al quale è possibile inviare documenti,
video o immagini in maniera sicura e protetta.

La BBC offre inoltre
trasmissioni in onde corte su 15.735 kHz e 5875 kHz, ricevibili in Ucraina e
in buona parte della Russia anche senza connessione a Internet dalle 22 a
mezzanotte (ora dell’Ucraina).

La BBC ha inoltre attivato una
pagina apposita di informazioni
su come accedere alle sue trasmissioni via Internet e su come ricevere in modo
sicuro Tor e Onion Browser se non è possibile raggiungere l’App Store di Apple
o al Play Store di Google per scaricare queste applicazioni. Sempre la BBC
segnala e mette a disposizione anche un’altra app,
Psiphon, che consente di eludere filtri e
blocchi. E molti utenti russi stanno
installando software di tipo VPN
nel tentativo di restare connessi al resto del mondo e sapere cosa sta
accadendo realmente.

Nessuno di questi sistemi per aggirare le censure è perfettamente sicuro e
infallibile, e quindi vanno tutti adoperati con molta prudenza, però
intercettarli o bloccarli richiede un impegno di risorse tecniche e umane che
potrebbe rivelarsi insostenibile, soprattutto se vengono usati da tantissime
persone.

Una volta tanto, insomma, il dark web si dimostra utile per
scopi positivi, ben diversi da quelli per i quali è conosciuto normalmente.

Fonti aggiuntive:
Engadget,
The Guardian,
Il Post.

 

Davvero Facebook ha rimosso un post del ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini? Spoiler: no

Davvero Facebook ha rimosso un post del ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini? Spoiler: no

Questo articolo è stato riscritto per tenere conto delle nuove informazioni. Ultimo aggiornamento: 2019/07/30 22:10.

Secondo un articolo dell’agenzia Dire (copia su Archive.org) del 27 luglio a firma di Alessandra Fabbretti, Facebook avrebbe eliminato dei post di Matteo Salvini, attuale ministro dell’Interno italiano, per incitazione all’odio.

Se l’episodio venisse confermato, sarebbe un intervento senza precedenti da parte di un social network: sarebbe la “prima volta che la comunicazione social del ministro dell’Interno – o meglio, di quella del partito del ministro dell’Interno – finisce nel mirino della moderazione del social network di Mark Zuckerberg,” scrive Giornalettismo. Inoltre si aprirebbe una questione etica non trascurabile: un popolarissimo social network, che per molti è l’unica fonte di notizie, avrebbe deciso di censurare una dichiarazione di un ministro di un governo. Ma ci sono molti punti poco chiari nella vicenda.

Nel titolo e nel testo dell’articolo dell’agenzia Dire si parla testualmente di “post di Salvini” e di “pagine del ministro dell’Interno”, ma poi il testo prosegue dichiarando che un attivista del movimento antirazzista e multiculturale “Cara Italia” avrebbe in realtà “segnalato la pagina Facebook ‘Lega – Salvini premier’”. Cosa ben diversa da un post del ministro.

A supporto di questa versione dei fatti sta circolando uno screenshot (mostrato qui sotto) nel quale viene presentata quella che sembra essere una risposta di Facebook alla segnalazione: “Lega – Salvini Premier è stata esaminata e abbiamo riscontrato che alcuni contenuti sulla Pagina non rispettano i nostri Standard della community. Abbiamo rimosso quei contenuti specifici (ad esempio foto e post) anziché l’intera pagina […]”.

Un tweet molto popolare di @Ederoclite (533 retweet, 2860 “mi piace” al momento attuale) ha contribuito alla confusione parlando erroneamente di “pagina di #Salvini” e dicendo altrettanto erroneamente che l’autore della segnalazione era Stephen Ogongo di “Cara Italia”.

Infatti l’autore è una terza persona, sempre di “Cara Italia”, ma non è Ogongo. Lo si nota esaminando con attenzione lo screenshot mostrato nel video che accompagna l’articolo dell’agenzia Dire, a 0:27. Si nota che Ogongo cita il post di qualcun altro.

La collega Rosita Rijtano ha contattato Ogongo, che però non ha informazioni su cosa, di preciso, sarebbe stato rimosso. Facebook tace ufficialmente: ufficiosamente, invece, nega qualsiasi rimozione. Da parte mia ho scritto ad Alessandra Fabbretti per sapere se ha qualche dettaglio in più: vi aggiornerò sulla sua risposta.

Se qualcuno ha notizie più dettagliate, me le segnali nei commenti oppure in privato tramite i contatti indicati nella colonna di destra di questo blog.

Di questa vicenda scrive anche Repubblica.

È interessante confrontare questa situazione (ripeto, non ancora confermata formalmente) con la scelta di Twitter di non bloccare i tweet razzisti o istigatori di odio di Donald Trump perché comunque si tratta di un capo di stato (“Blocking a world leader from Twitter or removing their controversial Tweets would hide important information people should be able to see and debate. It would also not silence that leader, but it would certainly hamper necessary discussion around their words and actions.”).

Vorrei chiarire inoltre che non ne faccio una questione di simpatie o antipatie politiche per la Lega o per Salvini. Vivo in Svizzera e la politica italiana è per me un tafano che sta al di là di una finestra chiusa e che ogni tanto attira la mia attenzione con il suo ottuso sbattere sul vetro. C’è in gioco ben di più: uno scenario nel quale un social network influentissimo direbbe in sostanza a una forza politica di un paese “tu parli quando voglio io”. L’ingerenza di Facebook nel governo di un paese è un problema che tocca tutti.

Quindi, cari odiatori e polemisti che non aspettate altro che un’occasione per odiare e polemizzare, non ci provate. Il mio Blocca è più veloce ed efficiente dei vostri pollici forse opponibili.

Segnalo infine una di quelle curiose coincidenze della vita: vi ricordate la Clausola del Gatto Sitwoy che inventai tanti anni fa?

Se usi come supporto vitale della tua attività un servizio:
– che non hai la più pallida idea di come funziona,
– che non sai dov’è localizzato geograficamente,
– di cui non sai come contattare i responsabili, perché parlano una lingua a te sconosciuta,
– che non hai pagato perché gratuito e supportato dalla pubblicità,
– che non fornisce alcuna garanzia formale di qualità del servizio;

il giorno che non funziona, non rompere l’anima a chi non c’entra nulla e ha di meglio da fare: sono … Cat Sitwoy.

Indovinate chi era il deputato italiano che la ispirò nell’ormai lontano 2008.

2019/07/30 16:15

Rosita Rijtano ha ricevuto questa risposta da Facebook:

Quando le persone ci segnalano una Pagina per intero per violazione dei nostri Standard della Comunità, di norma notifichiamo loro qualunque provvedimento preso nei riguardi dei contenuti presenti sulla Pagina. Lo facciamo anche se la violazione riguarda contenuti che nello specifico non sono stati segnalati. Lo scorso 25 luglio abbiamo inviato ad un utente che aveva segnalato la Pagina “Lega-Salvini Premier” una notifica che confermava la violazione dei nostri Standard della Comunità. Questa violazione era relativa ad un post effettuato da un altro utente sulla Pagina e non dall’amministratore stesso della Pagina. Ci rendiamo conto che il nostro messaggio ha creato della confusione e ci scusiamo per qualunque disagio questo possa aver causato

Facebook, insomma, conferma di aver rimosso qualcosa dalla Pagina “Lega-Salvini Premier”, ma non si tratta di un post dell’amministratore della Pagina in questione: si tratta di un contenuto prodotto da terzi.

2019/07/30 22:10

Open ha pubblicato una precisazione dell’ufficio stampa della Lega, che dice di non aver “rilevato la rimozione di alcun post da noi prodotto, né abbiamo ricevuto da Facebook comunicazioni riguardo la rimozione di contenuti prodotti dalla pagina, come di norma avviene in questi casi” (evidenziazioni mie). Notare che la Lega parla di post prodotti da loro e di contenuti prodotti dalla pagina. Non dice nulla a proposito di eventuali commenti o post di altri utenti sulla pagina: questo aspetto resta quindi senza chiarimento da parte della Lega.

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A proposito di Byoblu demonetizzato

A proposito di Byoblu demonetizzato

Vedo che Giorgia Meloni protesta per la demonetizzazione di Byoblu: “YouTube ha revocato al canale di @byoblu le pubblicità e ha sospeso tutti gli abbonamenti. Un inaccettabile atto discriminatorio contro una testata giornalistica libera e indipendente. FDI esprime solidarietà alla redazione e presenterà un’interrogazione parlamentare sul caso”.

Faccio fatica a capire perché si debba esprimere solidarietà con un sito che fa soldi su bugie e notizie false e pericolose. Tipo questa (copia permanente):

Per chi volesse sapere la storia di quell’articolo, i dettagli sono qui.

Non è neanche la prima volta che Byoblu viene demonetizzato. Ricordo che avvenne nel 2017.

Giusto per chiarezza: Byoblu è ancora perfettamente in grado di
pubblicare le proprie opinioni. Semplicemente non può monetizzarle.
L’articolo 21 della Costituzione italiana parla di libertà
d’espressione, non di diritto di farci soldi. Tutto qui.

 

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Donald Trump bandito permanentemente da Twitter, Facebook, Twitch e altre piattaforme social. Due parole per chi sta pensando “censura”

Donald Trump bandito permanentemente da Twitter, Facebook, Twitch e altre piattaforme social. Due parole per chi sta pensando “censura”

Gli account social personali di Donald Trump sono stati bloccati in
seguito alle sue azioni e parole prima e dopo il saccheggio del Campidoglio che
ha istigato.

Ma parlare di censura è fuori luogo. Ricordo che resta comunque uno degli
uomini più potenti del mondo e che se vuole comunicare qualcosa le TV di tutto
il mondo gliela diffonderanno. Ha tuttora a disposizione un ufficio stampa e
un sito Web dal quale può comunicare direttamente.

Non è censura: Trump non è un dissidente che scompare nell’oblio di un gulag.
Non è un Julian Assange in carcere al gelo, isolato da tutto e tutti.
Semplicemente il social network dice
“Hai violato le regole concordate: resti libero di parlare, ma non tramite
me”
. O per dirla con le parole chiare di
Xkcd, che avevo già
citato
qualche tempo fa:

Annuncio di pubblico servizio: il diritto alla libertà di parola significa che
il governo non ti può arrestare per quello che dici. Non significa che
chiunque altro debba ascoltare le tue stronzate o ospitarti mentre le
condividi.

Il primo emendamento
[della Costituzione USA, che sancisce la libertà di parola]

non ti protegge dalle critiche o dalle conseguenze.

Se ti urlano contro, se ti boicottano, se cancellano il tuo programma, o se
vieni bandito da una comunità su Internet, i tuoi diritti di libertà di parola
non stanno subendo una violazione.

Semplicemente, la gente che ti ascolta pensa che tu sia uno stronzo, e ti sta
mettendo alla porta.

Lasciando il cursore sopra la vignetta originale compare un commento
dell’autore:

“I can’t remember where I heard this, but someone once said that defending a
position by citing free speech is sort of the ultimate concession; you’re
saying that the most compelling thing you can say for your position is that
it’s not literally illegal to express.”

che si può tradurre così:

“Non ricordo dove l’ho sentito, ma qualcuno una volta ha detto che difendere
un punto di vista citando la libertà di parola è una sorta di sconfitta
finale; stai dicendo che la motivazione più convincente che puoi addurre per
il tuo punto di vista è che non è letteralmente illegale esprimerla.”

Un lettore, Stefano De Santis, citato con il suo permesso, ne ha gentilmente
realizzata una versione in italiano:

 

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Antibufala: “Rambo III” e l’Effetto Mandela

Antibufala: “Rambo III” e l’Effetto Mandela

Ecco una domanda che non avrei mai immaginato di trovarmi a fare nel 2020: avete per caso una videocassetta di Rambo III?

Lo chiedo perché mi sono imbattuto in uno strano caso di Effetto Mandela, ossia di falso ricordo collettivo. Questo effetto prende il nome dal ricordo, errato ma molto diffuso, che Nelson Mandela sia morto in carcere negli anni Ottanta del secolo scorso: in realtà fu liberato dopo una lunghissima prigionia nel 1990, divenne presidente del nuovo Sudafrica nel 1994 e morì nel 2013. La cosa particolarmente curiosa di questi falsi ricordi è che chi li ha è convintissimo di ricordare correttamente.

Il caso in questione riguarda appunto una presunta gaffe presente nel film Rambo III, che è diventata una vera e propria leggenda metropolitana ed è interessante perché non solo è un perfetto Effetto Mandela, ma dimostra anche quanto è culturalmente rischiosa l’attuale tendenza a usare lo streaming e i servizi centralizzati digitali invece di avere una propria copia personale delle opere: chiunque abbia il controllo di quei servizi può manipolare facilmente il passato e cancellarne ogni traccia.

La leggendaria gaffe di Rambo III, segnalata e illustrata nel tweet seguente, è che il film, uscito nel 1988, sarebbe stato dedicato inizialmente “ai coraggiosi combattenti mujaheddin” (“This film is dedicated to the brave Mujahideen fighters of Afghanistan”), ma che dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 questa dedica sarebbe stata cambiata di soppiatto perché era diventata assolutamente impresentabile.

Infatti nel film il protagonista del film (John Rambo, appunto, interpretato da Sylvester Stallone) combatte contro gli invasori sovietici che occupavano l’Afghanistan negli anni Ottanta, alleandosi con i mujaheddin afgani, presentati come partigiani che lottano per la libertà. Ma negli anni successivi alcune fazioni di quei mujaheddin diedero assistenza a Osama bin Laden, mandante degli attentati dell’11/9.

E così al posto della dedica imbarazzante sarebbe stato messo un più generico “al valoroso popolo afgano” (“This film is dedicated to the gallant people of Afghanistan”).

Quando ho segnalato questa storia su Twitter, molti commentatori si sono ricordati con certezza di questo cambiamento:

Ma quasi tutte le fonti storiche indicano che la scritta non è mai stata cambiata: la dedica è sempre stata al popolo, non ai mujaheddin.

La recensione del New York Times della prima del film, nel 1988, cita esplicitamente la dicitura:

“”Rambo III” is dedicated ”to the gallant people of Afghanistan,” and it clearly intends that its politics be taken seriously.”

Lo stesso fa quella del Washington Post:

Because the movie’s “dedicated to the gallant people of Afghanistan,” his mission also includes getting to Love-Dee-Peeple.

Anche l’autorevole Mereghetti del 2000, consultato da un lettore, riporta la versione “valoroso popolo afghano”:

Anche fonti più recenti, come IMDB, citano solo la versione che parla di “popolo”:

At the end of the battle Rambo and Trautman say goodbye to their Mujahideen friends and leave Afghanistan to go home. The movie ends with two quotes: “This film is dedicated to the gallant people of Afghanistan.” and “I am like a bullet, filled with lead and made to kill”

Wikipedia cita esplicitamente questa presunta modifica, smentendola:

Some have claimed that the dedication at the end of the film has been altered at various points in response to the September 11 attacks. Specifically it is claimed that the dedication was (at one point) “to the brave Mujahideen fighters” and then later changed to “to the gallant people of Afghanistan”.[21][22] Reviews of the film upon its release and later publications show that the film was always dedicated “to the gallant people of Afghanistan”.

Anche Screenrant cita e smentisce il cambio di dicitura:

Rambo III ends with a dedication, “to the gallant people of Afghanistan.” An urban legend falsely stated that the dedication was originally to the mujahideen specifically, but this is untrue, and would have been antithetical to Rambo’s character. He is someone who fights to protect people, not to win wars.

Eppure ci sono libri che la confermano, come Docu-Fictions of War: U. S. Interventionism in Film and Literature, di Tatiana Prorokova (2019; U of Nebraska Press. p. 227. ISBN 978-1-4962-1444-7):

[T]he ending quote of Rambo III glorifies the Afghan nation: “This film is dedicated to the gallant people of Afghanistan.” This dedication appeared in the film only after 9/11. Prior to that, the film concluded with the phrase “This film is dedicated to the brave Mujahideen fighters of Afghanistan,” which proves that the U.S. was on the side of the mujahideen, supporting them in the war against the Soviet Army.

Lo stesso fa Shadow Wars: The Secret Struggle for the Middle East, di Christopher Davidson (2016, Simon and Schuster, ISBN 978-1-78607-002-9):

The credits of the original release included the line ‘Dedicated to the brave mujahideen fighters’, but after 9/11 this was quietly changed to ‘Dedicated to the gallant people of Afghanistan’.

Fandom.com conferma la modifica:

The original VHS release had in the end credits: “Dedicated to the brave Mujahideen fighters”, although this was later changed to “Dedicated to the gallant people of Afghanistan.”

Il dubbio, comprensibile, è che potrebbe trattarsi di un fotomontaggio creato da qualcuno. Ma in questo caso, che senso avrebbe crearlo? Quale sarebbe il tornaconto? E quanto sarebbe difficile alterare l’immagine cancellando la scritta originale per rimpiazzarla con quella modificata?

Skeptics Stack Exchange ha una risposta parziale: esaminando bene le due versioni si nota che non si tratta dello stesso fotogramma. Quello con la dicitura che parla di mujaheddin è tratto da un momento appena precedente la comparsa della dicitura che parla di popolo. Il falsificatore, insomma, avrebbe usato un fotogramma che era già privo di scritta nell’originale, e questo gli avrebbe facilitato il lavoro.

Se qualcuno ha una videocassetta originale uscita prima del 2001, possiamo risolvere questo strano caso una volta per tutte.

2020/08/28 10:20

Da Andrea G. mi arriva la segnalazione di un riversamento della versione italiana di Rambo III presente su YouTube e identificato come “doppiaggio del 1992”: a 8:22 compare la dicitura “Questo film è dedicato al valoroso popolo afgano”. L’edizione italiana, insomma, sembra proprio aver avuto questa dedica sin da prima del 2001.

A proposito di libertà d’opinione e censure: Philip Pullman

Nessuno ha il diritto di vivere senza essere scioccato. Nessuno ha il diritto di passare la propria vita senza essere offeso. Nessuno è obbligato a leggere questo libro. Nessuno è costretto a prenderlo in mano. Nessuno è tenuto ad aprirlo. E se lo aprono e lo leggono, non sono tenuti a farselo piacere. E se lo leggete e non vi piace, non siete obbligati a tacere in proposito. Potete scrivermi, potete lamentarvi, potete scrivere all’editore, potete mandare lettere ai giornali, potete scrivere un vostro libro. Potete fare tutte queste cose, ma i vostri diritti si esauriscono lì. Nessuno ha il diritto di impedirmi di scrivere questo libro. Nessuno ha il diritto di impedire che sia pubblicato o venduto o comprato o letto. Non ho altro da dire in proposito.

Un bel promemoria di alcuni valori di libertà che certi regimi lontani spesso soffocano nella violenza e altri governi vicini, dietro il belletto della democrazia e del politically correct, cercano invidiosamente di imitare sottobanco (Versetti Satanici e vignette su Maometto, giusto per fare un esempio). Le parole sono di Philip Pullman, scrittore (fra gli altri, La Bussola d’Oro), a proposito del suo nuovo libro The Good Man Jesus and the Scoundrel Christ. Ce n’è per tutti. Anche per noi internettari e per chi ci vuole imbavagliare.

Fonti: BoingBoing (con video)

Sciachimista si lamenta che non ho il suo permesso di sparargli

È quello che ha scritto, in un inglese talmente maccheronico da ingorgare un pastificio, l’ormai mitico Rosario Marcianò nella sua missiva a Youtube, o almeno così pare. Se volete leggerla e seguire gli ultimi sviluppi dell’azione censoria intrapresa da lui contro di me per i miei video su Youtube e oltretutto cogliere l’occasione per un salutare ripasso del diritto d’autore e del diritto all’immagine, date un’occhiata agli aggiornamenti di oggi di questo articolo. Cercando di non ridere troppo.

Siamo la Società degli Scettici Allegri, ma di questo passo diventeremo la Società degli Scettici Piegati in Due dai Crampi per le Troppe Risate. O Scettici Piegati ed Esilarati da Crampi Toracici Ripetuti Eccessivamente. S.P.E.C.T.R.E. Hmm….

Youtube e diritto d’autore: il copyright come clava per ripicche e censure

Youtube e diritto d’autore: il copyright come clava per ripicche e censure

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2010/06/30.

Credit: Storm Thorgerson

Vi racconto un bell’esempio di come funzionano male le attuali norme sul diritto d’autore: diventano strumento di vendette personali e di censura.

L’accusa

Nei giorni scorsi ho ricevuto da Youtube una serie di avvisi di violazione del diritto d’autore per alcuni video, tutti riguardanti il tema delle cosiddette “scie chimiche”. Anche altre persone che hanno pubblicato video sullo stesso tema si sono ritrovate con i medesimi avvisi, come potete leggere per esempio qui, qui, qui, qui e qui: e non sono gli unici casi.

Riporto un paio degli avvisi di contestazione di copyright che mi sono arrivati: provengono tutti dal Comitato Tanker Enemy, ossia da Rosario Marcianò, uno dei più accesi sostenitori delle teorie sciachimiste.


Non c’è nulla nei miei video “Scie chimiche, la consegna del Perlone”, “Franceschetti: Marcianò è pagato dalla CIA?” e “Enters the CIA” (se non funzionano questi link, leggete l’ultimo aggiornamento) che violi il copyright: il primo documenta la consegna pubblica, durante una conferenza, del “Perlone” (un premio ironico, una sorta di Tapiro low-cost) a Marcianò; il secondo documenta la battuta di Paolo Franceschetti, che durante la stessa conferenza chiede se Marcianò è pagato dalla CIA; il terzo riprende me e gli amici della Società degli Scettici Allegri che entrano silenziosamente nella sala della conferenza indossando i cappellini della CIA. Tutto qui.

Sono stati ripresi in un luogo accessibile al pubblico, durante un convegno pubblico, nel quale erano state esplicitamente richieste e permesse le riprese; sono stati ripresi per conto di un giornalista, cioè il sottoscritto; e documentano eventi avvenuti in pubblico. In altre parole, si tratta di diritto di cronaca.

Addirittura il quarto dei miei video accusati di violazione riprende il cielo dalla finestra di casa mia, con l’inquadratura fissa che vedete qui accanto. Non ci sono volti o persone o musica. Il cielo, almeno per ora, non è vincolato dal diritto d’autore di nessuno.

Sembra piuttosto evidente che si tratta di una ripicca isterica di qualcuno che vuole evitare che si sappia in giro quali affermazioni ridicole e accuse demenziali ha fatto.

Coloro che accusano i media ufficiali di censurarli sono dunque i primi a ricorrere a questi mezzucci per zittire chi osa mostrare i loro comportamenti imbarazzanti. E chi si sciacqua la bocca parlando tanto di democrazia diretta in realtà offre sostegno a chi dimostra di non tollerare la democrazia e il diritto, salvo quando fa comodo usarli come scudo per i propri giochetti infantili.

Cari sostenitori delle scie chimiche, questi sono i metodi del vostro leader. Pensateci.

La difesa

Ho già inviato a Youtube via mail una serie di opposizioni o Counter-Notification, secondo la procedura descritta qui. È una grossa spesa di tempo, ma è anche un’occasione per mettere alla prova i meccanismi di Youtube. Cosa succede quando qualcuno manda a Youtube una falsa accusa di violazione di copyright? Il video viene subito disabilitato, ancora prima di aver ascoltato le ragioni dell’accusato. Già questo non è granché in termini di giustizia.

Ecco il testo di una delle mie counter-notification:

Re: YouTube DMCA Counter-Notification for video ID muxRz6dCHYA (“Scie chimiche, la consegna del Perlone, Franceschetti a Marcia…”)

Sirs,

Further to your notification of copyright infringement, please note the following:

1. The specific URLs of material that YouTube has removed or to which YouTube has disabled access: http://www.youtube.com/watch?v=muxRz6dCHYA

2. My full name: Paolo Attivissimo
Address: via Prati Botta 16B, CH-6917 Lugano Barbengo, Switzerland
Telephone number +41(0)797598264
Email address: topone@pobox.com
Username of my YouTube account: antibufala

3. I will accept service of process from the person who provided YouTube with the original copyright complaint or an authorised agent of such person.

4. I have a good faith belief that the material was removed or disabled as a result of a mistake or misidentification of the material to be removed or disabled.

5. I have a good faith belief that the material removed or disabled does not infringe on any copyright for the following reasons:
a. I am a professional journalist under Swiss Law, registered with the International Federation of Journalists. The video in dispute was recorded by my assistant as part of my reporting and therefore is protected by the right to report.
b. The material was recorded in a public venue where video recording was explicitly authorised.
c. The people shown in the video are public figures (speakers at a public conference).
d. There is no copyrighted content in the video in dispute.
e. The user “Comitato Tanker Enemy” who filed the copyright infringement notification appears to be pursuing a policy of harassment against me by filing bogus notifications on several of my videos, none of which infringe on copyright at all.

Sincerely,

Paolo Attivissimo
IT Journalist
Lugano, Switzerland

L’accusa di violazione come strumento anti-privacy

Leggendo le istruzioni di Youtube emerge un altro elemento interessante: se si fa opposizione inviando a Youtube una Counter-Notification, il testo dell’opposizione viene inviato all’accusatore. E include i dati personali dell’accusato:

After we receive your counter-notification, we will forward it to the party who submitted the original claim of copyright infringement. Please note that when we forward the counter-notification, it includes your personal information. By submitting a counter-notification, you consent to having your information revealed in this way. We will not forward the counter-notification to any party other than the original claimant.

In altre parole, accusare un utente Youtube di violazione del diritto d’autore permette di sapere chi è. Conoscendo l’ossessione degli sciachimisti per venire a sapere le identità dei loro “nemici”, non è implausibile che dietro il loro attacco ci sia anche questa finalità.

Rischi per chi accusa falsamente

C’è un altro aspetto che merita attenzione. L’accusatore ha dieci giorni di tempo per comunicare a Youtube di aver iniziato un iter giudiziario per far valere il proprio diritto d’autore. Se Youtube riceve questa comunicazione, i video non verranno più riabilitati. Se non la riceve, i video potranno essere riabilitati.

After we send out the counter-notification, the claimant must then notify us within 10 days that he or she has filed an action seeking a court order to restrain you from engaging in infringing activity relating to the material on YouTube. If we receive such notification we will be unable to restore the material. If we do not receive such notification, we may reinstate the material.

Ma è interessante soprattutto notare che chi abusa del servizio di contestazione del copyright può essere citato per danni:

Inoltre Youtube avvisa che l’abuso del servizio di notifiche di violazione porta alla cancellazione dell’account Youtube dell’abusatore: “I understand that abuse of this tool will result in termination of my YouTube account”, dice qui:

Vi aggiornerò man mano sugli sviluppi.

2009/05/01 (mattina) – Prime risposte da Youtube

Ricevo le prime risposte ufficiali da Youtube per uno dei video (quello della consegna del Perlone):

Dear Paolo,

Thank you for your counter-notification. It has been forwarded to the party that sent the takedown notification. If we receive no response from the original claimant, the material may be restored.

Sincerely,

Harry
The YouTube Team

In altre parole, la mia opposizione è stata inoltrata a chi ha fatto la rivendicazione di violazione del proprio diritto d’autore (Marcianò). Se questa persona non risponderà a Youtube, Youtube potrà ripristinare il video. Notate che non garantisce; presumo e spero sia solo legalese cautelativo.

La risposta riguarda il video per il quale ho inviato la Counter-Notification via mail accompagnata dalla scansione della mia firma. Nessuna risposta specifica, per ora, alle Counter-Notification inviate via fax: ho ricevuto invece un’altra mail riguardante un video non specificato, che ha un tono decisamente più perentorio (in senso a me favorevole):

Dear Paolo,

Thank you for your counter-notification. It has been forwarded to the
party that sent the takedown notification. If we receive no response, your
material will be restored between 10 and 14 business days from today.

Sincerely,

The YouTube Team

In questo caso (ma non dicono a quale video si riferiscono), Youtube sembra garantire il ripristino del video entro un termine preciso.

Sono fra l’altro in buona compagnia: la Warner Music ha fatto rimuovere da Youtube un video di una presentazione realizzata da Lawrence Lessig, l’esperto legale fondatore del Creative Commons, accusandolo di violazione del diritto d’autore, in barba alle leggi sul fair use, che Lessig conosce benissimo e rispetta per i propri video. Ne parla Ars Technica.

2009/05/01 (18:00) – Sempre più surreale

Mi segnalano questa nuova chicca pubblicata da Marcianò, che sembra essere la sua risposta, in un esilarante inglese maccheronico, a Youtube. Non perdetevi il passaggio in cui si lamenta che io non ero stato autorizzato a sparargli:

Comitato Nazionale Tanker Enemy
http://www.tankerenemy.com/

Sanremo, li 1 maggio 2009

Subject:

Re: [C#430056681] Copyright counternotification
Counter – counter notification
http://www.youtube.com/watch?v=muxRz6dCHYA
(“La consegna del perlone a Marcianò”)

Re: [C#432188580] Copyright counternotification
Counter – counter notification
http://www.youtube.com/watch?v=XLGIhHLLNiY
(“Franceschetti: Marcianò è pagato dalla CIA?”)

Hi,

Mr Paolo Attivissimo is accountable of many actions that should cause his expulsion from newspapermen order. You can see the following example, in which you can see that he auctions a hat whit my photograph, without any authorization. In fact the advertisement contains private and personal information and image whose publication I’ve never authorized. The auction for charity is just a way to defame. Mr Paolo Attivissimo is a person who is accustomed to slander anyone who is not agree with his ideas, by using false words. He’s been working this way for many years and in Italy is “famous” for his blamable actions.

I specify that Mr Paolo Attivissimo was not authorized to to shoot me, Paolo Franceschetti and other situations, during the lecture, inside the lecture hall and to use the name of my Committee or my name and surname: this is a copyright infringment. I remember that a defamation channel “marcianorosario”, linked to Attivissimo’s channel, was removed, after my notice, just because it was a channel that infringed community rules. In fact Attivissimo’s videos that I made removed were inserted like favorites in this defamation channel.

Best regards

Rosario Marcianò
President of Tanker Enemy National Committee

Lasciando da parte (a fatica) la costellazione di svarioni d’inglese e le accuse diffamatorie nei miei confronti, la cosa più surreale è che se questa è davvero la comunicazione inviata a Youtube, Marcianò dimostra di non aver capito né come funziona la procedura di risoluzione delle controversie di Youtube, né cos’è il diritto d’autore.

La procedura di Youtube richiede che l’accusatore (Marcianò, in questo caso) comunichi a Youtube, entro dieci giorni, di aver iniziato un’azione legale contro il presunto violatore (io, in questo caso), mirata a ottenere un’inibitoria di un tribunale contro la violazione (“After we send out the counter-notification, the claimant must then notify us within 10 days that he or she has filed an action seeking a court order to restrain you from engaging in infringing activity relating to the material on YouTube”).

A Youtube non frega nulla delle beghe personali, dell’asta su eBay o se io sono un santo o se invece strangolo i pangolini di notte: interessa che l’accusatore avvii un’azione legale. Se Marcianò non lo fa e non lo documenta, per Youtube il caso è chiuso e i miei video potranno essere ripristinati. Dato che non sembra che Marcianò intenda intraprendere quest’azione legale (e i dieci giorni di termine passano in fretta), rischia che Youtube si rivalga su di lui per falsa rivendicazione del diritto d’autore. Sarebbe un autogol esilarante.

L’altro aspetto interessante è che Marcianò sembra credere che riprenderlo in un luogo pubblico, durante una conferenza pubblica di cui lui è relatore e in cui è stato dato esplicito permesso di ripresa, sia una violazione di copyright. Ma apparendo in pubblico, oltretutto come relatore, e anche in trasmissioni televisive, ha implicitamente rinunciato al proprio diritto all’immagine: Marcianò è ormai quella che si definisce formalmente “persona notoria”, per la quale non occorre chiedere alcun consenso.

Recita infatti l’articolo 97 della legge sul diritto d’autore n. 633/1941:

Non occorre il consenso di una persona ritratta quando la riproduzione di un’immagine è giustificata dalla notorietà o dall’ufficio pubblico coperto, da necessità di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici o culturali, o quando la riproduzione è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico. Il ritratto non può tuttavia essere esposto o messo in commercio quando l’esposizione o messa in commercio rechi pregiudizio all’onore, alla reputazione od anche al decoro della persona ritratta.

Dato che Marcianò ha indossato volontariamente il cappellino della CIA, non può neanche appellarsi al pregiudizio all’onore o alla reputazione.

Tutto questo vale soltanto per i video nei quali è ritratto Marcianò: solo uno, tra quelli fatti rimuovere dal mio canale Youtube. Negli altri, che non mostrano Marcianò, non c’è neppure questo aspetto.

Marcianò sembra insomma avere ben poche speranze di successo e molte di dimostrare un comportamento vessatorio e ridicolo, che non giova alla sua causa e di certo non lo mostra come abile condottiero del movimento sciachimista. Anzi, non mi sorprenderebbe se qualcuno cominciasse a chiedersi se sia efficace avere come figura di riferimento una persona che si comporta sistematicamente in un modo così imbarazzante, porgendo così maldestramente il fianco al “nemico”.

Ma a parte questo, l’episodio sta diventando una buona occasione per ripassare il diritto d’autore e il diritto all’immagine. Se vi interessano questi argomenti, potete consultare per esempio i testi delle leggi italiane presso Fotografi.org oppure il sunto presso Photoactivity.com.

2009/05/22 – Vittoria

Stamattina ho ricevuto due mail di notifica da Youtube:

Dear Paolo,

We’ve completed processing your counter notification regarding your video
[http://www.youtube.com/watch?v=muxRz6dCHYA]. This content has been restored and your account will not be penalized.

Sincerely,

Harry
The YouTube Team

Dear Efax,

We’ve completed processing your counter notification. This content has been restored and your account will not be penalized.

Sincerely,

Jacob
The YouTube Team

“Efax” è il nome del servizio fax che ho usato per uno degli invii dei documenti di opposizione.

Sono stati quindi ripristinati tutti i video che Rosario Marcianò, alias “Comitato Tanker Enemy” aveva segnalato a Youtube per presunta violazione del copyright.

La procedura di risoluzione delle dispute sul copyright di Youtube, insomma, funziona: è lenta e strumentalizzabile, ma funziona. L’importante è non mollare e scrivere una mail o un fax di opposizione (counter-notification) scritti in modo chiaro, schematico e in perfetto inglese americano, perché gli oberatissimi addetti di Youtube hanno poco tempo e una soglia di comprensione molto bassa (“Efax” docet).

2009/11/16 – Ancora vessazioni: video nuovamente rimossi

Non ho avuto tempo di raccontare prima di oggi la successiva puntata di questa telenovela, ma rimedio subito.

Il 17 settembre 2009 Youtube mi comunica che tre miei video ora sono oggetto di “un reclamo di violazione della privacy da parte di una persona in relazione ai tuoi contenuti”, senza indicarmi chi è il reclamante.

Due dei video in questione sono i già contestati “Scie chimiche, la consegna del Perlone” e “Franceschetti: Marcianò è pagato dalla CIA?”. Il terzo è una nuova entrata: “Sciachimisti in TV: Magic Moments”.

Stavolta Youtube non offre la possibilità di contestare il reclamo. O modifico i video, o li tolgo:

Vogliamo offrirti l’opportunità di rimuovere o modificare il tuo video in modo che non violi più la privacy delle persone coinvolte. Modifica o rimuovi il materiale segnalato dall’utente entro 48 ore dalla data di oggi. Se non intraprendi alcuna azione, il video verrà sottoposto all’esame da parte del personale di YouTube e ti verrà vietato di caricarlo nuovamente.

Modificare i video significa crearne nuove versioni e ricaricarle, perdendo quindi comunque link e conteggi dei visitatori dei video originali, per cui tanto vale lasciare che passino le 48 ore e vedere che succede. È quello che faccio.

Due dei video, quelli già contestati in precedenza, vengono rimossi. Il terzo, quello nuovo, invece no, probabilmente perché trattandosi di uno spezzone di un programma TV la contestazione di privacy violata è evidentemente priva di senso anche alla luce di un esame sbrigativo e senza istruttoria come quello condotto dai valutatori di Youtube. Eccolo qui:

Non ci vuole una mente sublime per capire chi ha sporto reclamo, ma qui è Youtube che è maggiormente in difetto, perché non offre alcun canale evidente per risolvere dispute o presentare fatti che chiariscano il contesto o il diritto di ripresa.

Non è tutto: siccome il contestante non viene indicato da Youtube nella notifica, non c’è modo di sapere se chi ha inviato la contestazione ha il diritto di farlo, e di conseguenza non si sa come modificare il video per rispettare la privacy del contestante. Se non so chi è e nel video ci sono più persone, come faccio a sapere di chi devo mascherare la faccia?

È quindi molto facile utilizzare gli strumenti di contestazione di Youtube per fini vessatori. Tenetelo presente.

2010/06/30 – Video ricaricati

Due dei video sono stati di nuovo rimossi qualche tempo fa senza una giustificazione sensata. Ho finalmente trovato il tempo di recuperarli e ripubblicarli qui e qui. Vediamo che succede.

Arrestato Assange

Un editore e giornalista pluripremiato, artefice di alcuni dei più grandi scoop giornalistici della storia recente, che hanno rivelato crimini di guerra (Collateral Murder), oggi è stato trascinato fuori da un’ambasciata e arrestato.

Se succedesse in Cina, ci sarebbe indignazione generale.

Invece è successo a Londra oggi.

Giornalisti: pensatela come volete su di lui, ma è un collega. Uno di quelli dei quali avete usato tante volte i documenti che aveva svelato. Meditateci.


L’accusa per la quale gli Stati Uniti hanno formalmente chiesto l’estradizione per Assange è un reato informatico: aver aiutato Chelsea Manning a craccare una password di un computer governativo statunitense.

NOTA: Non ho né tempo né voglia di moderare i commenti dei soliti inetti che pensano di sapere tutto su Assange e di dover dispensare al mondo i propri giudizi sommari. Per cui respingerò qualunque commento, positivo o negativo, a questo post. Non è giornata, mi spiace.

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