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11/9, il 12/7 dibattito online in diretta con un complottista; intervista con un testimone al Pentagono

L’articolo è stato aggiornato estesamente dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2019/02/04 22:40.

Domani sera (12/7) alle 21 ora italiana, salvo intoppi tecnici dell’ultimo momento, parteciperò a un Google Hangout insieme a Massimo Mazzucco di Luogocomune.net, noto sostenitore delle tesi alternative sugli eventi dell’11 settembre. Segnalerò qui i dettagli su come seguire il dibattito non appena li avrò.

Ormai la ricerca sull’11 settembre, per quanto mi riguarda, è un capitolo chiuso (salvo eventuali novità) e il blog Undicisettembre.info ha da tempo voltato pagina, dedicandosi alle interviste ai protagonisti di quel giorno (segnalo l’intervista di Hammer a Dan Holdridge, che lavorava nel Pentagono) e ad aspetti corollari, come quest’esperienza personale sull’attendibilità dei testimoni a caldo. Ma se mi invitano a un dibattito corretto e civile sul cospirazionismo undicisettembrino, partecipo sempre volentieri.

Aggiornamento

Il video di presentazione con i dettagli è disponibile qui su Youtube. Per chi non potesse seguire l’Hangout in diretta, dovrebbe essere resa disponibile una registrazione su Youtube.

La diretta del dibattito è qui sotto (http://youtu.be/b-I_RFxh7Vw, ma leggete gli aggiornamenti più sotto): dopo la diretta, lo stesso link ospiterà la registrazione.

Aggiornamento post-dibattito (2013/07/11)

Il calcolo delle forze di crollo chiesto insistentemente da Mazzucco è disponibile in almeno tre lavori tecnici: uno è Progressive Collapse of the World Trade Center: A Simple Analysis di Keith Seffen, del Dipartimento di Ingegneria Strutturale dell’Università di Cambridge, pubblicato sul Journal of Engineering Mechanics di febbraio 2008 (una sintesi divulgativa è disponibile in questo articolo);  “Single Point of Failure: How the Loss of One Column May Have Led to the Collapse of WTC 7”, sempre di Seffen, su Structure Magazine di novembre 2007; e Collapse of World Trade Center Towers: What Did and Did Not Cause It?, di Zdenek P. Bazant, Jia-Liang Le, Frank R. Greening e David B. Benson. Bazant è professore di ingegneria civile e scienza dei materiali alla Northwestern University in Illinois e l’articolo è pubblicato sotto l’egida del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale della medesima università.

Il concetto generale di collasso progressivo, valido per tutte le strutture ed esemplificato dal crollo di Ronan Point che ho citato, è documentato per esempio dal rapporto The Impact of the Ronan Point Collapse – 25 Years After (Elsevier) ma è descritto anche qui in Wikipedia. Ne parla qui la BBC.

Il libro che ho mostrato è Why Buildings Fall Down, di Matthys Levy e Mario Salvadori, pubblicato inizialmente nel 1992 e riedito in versione aggiornata nel 2002 per tenere conto del crollo delle Torri Gemelle (pagine 263-268). Ne esiste anche un’edizione ulteriormente aggiornata, pubblicata nel 2012.

Se a Mazzucco questi calcoli presentati da esperti di settore su riviste specialistiche o edite da dipartimenti specialistici non soddisfano e lui ritiene di saperne di più, è esclusivamente un problema suo.

A parte la sequenza di “non lo so” che Mazzucco ha presentato quando gli ho chiesto di spiegare come sarebbero andate le cose secondo lui e il suo insistente rifiuto dei pareri tecnici e delle esperienze dei vigili del fuoco che erano sul posto, l’aspetto più interessante del dibattito, a mio parere, è che Mazzucco ha accusato alcuni dei passeggeri dei voli dirottati di non essere stati a bordo degli aerei. E quindi, se ne deduce, secondo lui questi passeggeri hanno mentito e simulato la propria morte di fronte ai propri familiari facendo loro delle telefonate e fingendo di essere a bordo (intorno a 1:48:00: “i passeggeri non erano sull’aereo”, dice per esempio Mazzucco). Questo, però, non se l’è sentita di dirlo a chiare parole. Cretinata troppo monumentale persino per un cospirazionista?

L’articolo sulle telefonate che ho citato è Le telefonate dai quattro voli dirottati di John su Undicisettembre.info. Sullo stesso sito c’è anche un approfondimento ulteriore, United 93: le telefonate “incongruenti”, sempre di John.

La questione dei soldi raccolti da Richard Gage (portavoce del gruppo di architetti e ingegneri pro-complotto ripetutamente citato da Mazzucco) e ora apparentemente mancanti, alla quale ho accennato, è spiegata qui.

Richard Gage impegnato in una dimostrazione scientifica del crollo delle Torri Gemelle.
No, non è uno scherzo. Fa davvero così.

Il dibattito ha insomma messo in luce la scarsità dei risultati delle indagini di Mazzucco e dei cospirazionisti in generale: dopo dodici anni sanno soltanto ripetere il mantra “la versione ufficiale è falsa”. Ma se si chiede loro come siano andate allora le cose, non lo sanno. Se si chiede loro di portare le proprie accuse fino alle loro logiche implicazioni, si bloccano, perché si rendono conto che comportano l’insinuazione infamante che i vigili del fuoco e gli ingegneri e architetti siano tutti collusi e omertosi oppure, come ha suggerito lo stesso Mazzucco nel dibattito, non parlino perché hanno paura. Gente che entra negli edifici in fiamme per salvare gli altri sarebbe codarda? Glielo vada a dire in faccia.

Questo è il complottismo: tirare letame su tutto e tutti (e il turpiloquio al quale si è abbassato Mazzucco ne è un esempio emblematico e letterale, quando s’è messo a definire “cagate” alcune affermazioni degli esperti). Per chi avesse ancora dei dubbi che non sia così, adesso c’è un video che lo documenta bene.

Il dibattito con Mazzucco andava fatto, se non altro per non dargli più modo di asserire un giorno sì e l’altro pure che rifiuto il confronto. Il confronto l’ha avuto; adesso la smetta di lagnarsi. Se ha ancora domande da fare sull’11 settembre, le vada a fare ai tecnici.

Aggiornamento (2014/08/17)

Dai commenti mi segnalano che il video del dibattito è stato reso privato. Non sono al corrente delle ragioni di questo cambiamento e di certo non l’ho voluto io. Anzi, visto che qualcuno ha deciso che il video non si deve vedere, l’ho messo online e scaricabile su un mio server, al riparo da contestazioni e rimozioni d’autorità [aggiornamento: ho traslocato il sito e non l’ho più caricato; non ho tempo di recuperarlo. Scusate].

Aggiornamento (2014/08/17)

Il video è di nuovo visibile, ma il suo link (http://youtu.be/b-I_RFxh7Vw) è riservato (non è in elenco di Youtube) e le statistiche di visualizzazione sono disabilitate per motivi che non conosco.

Aggiornamento (2018/03/25)

Nei commenti mi segnalano che il canale Youtube che ospitava il video tagliato è stato chiuso e che la mia copia del video integrale non è più scaricabile dal mio sito. Purtroppo non l’ho più caricata durante uno dei riordini del mio sito e non ho tempo da dedicare a recuperarla da chissà quale dei miei dischi d’archivio. Credo che basti il video in cui confronto la versione originale con quella tagliata.

Aggiornamento (2019/02/04)

Un lettore, Bluntamil 80, mi segnala che il video tagliato è stato ripubblicato. Eccolo:

Alberto Contri, ex direttore di Pubblicità Progresso, docente IULM, annuncia uno “studio” sui debunker, manifesta complottismi a pioggia. Poi cancella (quasi) tutto

Alberto Contri, ex direttore di Pubblicità Progresso, docente IULM, annuncia uno “studio” sui debunker, manifesta complottismi a pioggia. Poi cancella (quasi) tutto

Il 29 agosto scorso Alberto Contri, docente IULM al Dipartimento di Comunicazione, arti e media ed ex direttore di Pubblicità Progresso, ha scritto
questo tweet:

“Quando uscirà lo studio che ho fatto sui debunker a livello internazionale
con un gruppo di masterizzandi svegli, resterete di merda. Anche se Henry
Miller aveva detto che “il segreto del successo è mai vergognarsi”.”
, linkando un
tweet
del collega David Puente.

Gli ho
risposto
pubblicamente:
Grazie, mi avvisi quando esce, così finalmente scoprirò chi mi paga e gli
potrò mandare il sollecito, qui non arriva un soldo.

Si è avviata una discussione pubblica, della quale Contri ha successivamente
cancellato o nascosto buona parte dei suoi tweet, rendendo impossibile
comprendere la conversazione. Li ho salvati e li ripubblico qui, dato che le opinioni e i metodi comunicativi di un docente che tiene un corso di laurea in comunicazione d’impresa e relazioni pubbliche sono di ampio interesse. Specialmente se poi vengono cancellati.

Gli ho
chiesto
(15:48):
Sbaglio o lei era al tavolo della stampa con me e gli altri rappresentanti
della stampa durante gli incontri “Bastabufale” organizzati da Laura
Boldrini? Mi spiace che lei sia sceso a questi toni.

Io
(15:51):
Fra l’altro, dovrebbe decidere quale sia la sua tesi. O i “debunker a
livello internazionale” sono pericolosi tanto da meritare rivelazioni,
oppure non contano niente.

Io
(15:52):
“Anche se Henry Miller aveva detto che “il segreto del successo è mai
vergognarsi”.” Allora dormo tranquillo.

Contri
(19:40): Non, non ero io. Quali toni?

In effetti, per amor di precisione, Contri non era al tavolo, ma era intervenuto durante una
sessione a Montecitorio
alla quale ero intervenuto anch’io, nel 2017. Contri aveva parlato
in favore dell’iniziativa Bastabufale. Come si cambia.

Io
(19:42):
Allora ricordo male. Quali toni? Questi: “Quando uscirà lo studio che ho
fatto sui debunker a livello internazionale con un gruppo di masterizzandi
svegli, resterete di merda.”

Contri
(19:42):
Dal punto di vista della comunicazione fanno danni. Generalmente sono
eterodiretti e finanziati per uno scopo.

Contri
(19:58): Mi scuso. Dovevo scrivere di m….È che hanno scassato talmente i cabbasisi
(cit. Camilleri, si puó?) che si resterà sorpresi nelli scorire che non sono
esattamente dei benefattori dell’umanità.

Io
(19:59):
“Sui debunker”? A tappeto? TUTTI i debunker “non sono esattamente dei
benefattori dell’umanità”? Accusa piuttosto generica e pesante. Io sono un
debunker.

Contri
(20:07):
Interessante. Non credo di aver detto “tutti”. Nello studio ci sono i più
noti. Curiosità: Lo fa per divertimento? Volontario? Altrimenti, come si
finanzia?

[allega immagine di pagina doppia de La Verità]

Ingrandimento della doppia pagina citata da Contri.

Io
(20:12):
Beh, “sui debunker” presuppone “tutti”. Altrimenti avrebbe precisato
“alcuni”. Ma ho chiesto proprio per chiarire. E quali sono “i più noti”? Lo
faccio per divertimento e per lavoro. Quasi sempre volontariato, a volte su
richiesta di radio o TV. Mi mantengo facendo altro.

Io
(20:14):
Ora le faccio io una domanda per curiosità: a che titolo ospita e fa
parlare un incompetente documentato come Massimo Mazzucco? Uno che sostiene
che la Terra sia cava e noi viviamo al suo interno?
 

Contri
(20:15): Quindi con committenti che hanno uno scopo.

Io
(20:18):
Certo che c’è uno scopo, sarebbero stupidi a chiedermelo se non ci fosse:
le redazioni vogliono sapere se una certa notizia/foto è vera o falsa e io
offro gli strumenti per farlo. RadioTV svizzera, Rai, Mediaset, SkyTG24,
Nove, eccetera.

Io
(20:24):
A volte, invece, faccio le indagini perché l’argomento mi interessa. Tipo
questo articolo di ciarlataneria pseudoscientifica. Un’intera pagina
dedicata a uno che dice di viaggiare nel tempo

[immagine di pagina de La Verità].

Io
(20:29):
Per chiarezza: “altro* significa che faccio il giornalista come
collaboratore della RSI e di altre testate, e in più scrivo e traduco testi
e libri tecnici e faccio consulenze informatiche.

Contri
(20:42):
E1 un personaggio interessante, con le sue idee, che però fa dei video
molto ben documentati. Stando alla fisica quantistica, la storia della terra
potrebbe pure essere. Potrebbe. Le sue teorie su 11 sett. non sono campate
in aria. V. perizia dei pompieri uscita 18 anni dopo.

Io: (20:46):
Mi scusi ma *video ben documentati” riferito a Mazzucco fa sorridere.
L’elenco delle castronerie tecniche nei suoi video è infinito ed è l’unica
cosa ben documentata. “Stando alla fisica quantistica”? Ha provato a
chiederlo a un fisico invece che a un ex regista? 🙂

Io
(20:51):
Scusi se insisto, ma è lei l’Alberto Contri citato in questo video? Io vedo
un Alberto Contri a Bastabufale. Me lo ricordo da qui:
https://t.co/LiSLBThikK
[il link più specifico è
https://attivissimo.blogspot.com/2017/05/bastabufale-il-testo-del-mio-intervento.html]


Contri
(20:51):
Tipica risposta. il cherry picking è la principale attività dei debunker.
Comunque basterebbe la relazione dei pompieri sopravvissuti, pubblicata 18
anni dopo : “Scappando per le scale, abbiamo sentito le esplosioni cadenzate
piano per piano”. È un doc ufficiale

Io
(20:55):
“il cherry picking è la principale attività dei debunker.” Mi scusi ma è
esattamente il contrario. Il debunker fornisce le fonti integrali e precise.
Lei ha una fonte per la “relazione” di cui lei parla? Qual è di preciso
questo “doc ufficiale”?

Io
(21:01):
Tenga presente che io e altri colleghi abbiamo intervistato direttamente i
vigili del fuoco di NY. Nessuno, ma proprio nessuno, sostiene la teoria
delle esplosioni. Che oltretutto è assurda per ragioni fisiche: delle
esplosioni in grado di distruggere un edificio…

/
(21:04) ...avrebbero creato un’onda di pressione tale da spaccare _tutti_ i vetri
degli edifici adiacenti e rendere permanentemente sordi i presenti, cosa
che non è successa. Lo abbiamo chiesto a demolitori professionisti.

/

(21:05)
Dan Potter, FDNY:”[le teorie di esplosivi sono] False, semplicemente
false. Non hanno alcun valore e tutti noi che eravamo lì conosciamo la
verità. I Capitani dei Pompieri hanno visto il primo e il secondo aereo
colpire i palazzi. Semplicemente false.”

(link) /

(21:09)
Frank Papalia, FDNY: “I was there and I saw things happening. I was
standing in the building next to 7 and the whole bottom was gouged out
from being hit by the other building. The whole building was on fire, the
windows were popping out…. ” /

(21:09)
“…Buildings aren’t made to be on fire like that, because if there’s a
fire they are designed to have sprinklers system that is supposed to put
it out, so they are not meant to burn indefinitely. If they do steel
softens. Steel softens at about 950 F. “

(link) /

(21:12)
Larry Monachelli, FDNY: “I didn’t notice any explosions. And it wasn’t
fast as I expected it to be. We could here all the floors coming down,
each one on the next, and we had time to run.”

(link) /

” So there were no explosions but only the noise of each floor
coming down on the other,” dice Monachelli. Queste testimonianze Mazzucco
stranamente non le cita. Cherry picking, appunto. /
(21:15)
John Picarello: “… si poteva proprio sentire che ogni piano crollava sul
successivo. Era come “pa-pa-pa-pa-pa”. Ho sentito che alcuni miei amici lo
descrissero come delle esplosioni ma credo che sia normale durante un
crollo con la pressione e il fumo che vengono spinti fuori.” /

(21:16)
Intervista integrale:
https://undicisettembre.blogspot.com/2012/09/world-trade-center-intervista-con-il.html
Questa Mazzucco gliel’ha raccontata? /

Contri
(21:08):
I pompieri? Quali? Quanti? Un tempo la relazione l’ho letta, forse in rete
si trova. E allora mi spiega come ha potuto collassare cosí l’edificio
vicino? I pareri dei demolitori…ah! E allora il parere dell’associazione
degli ingegneri e degli architetti con tutti i loro dubbi?

Contri
(21:10):
Non è vero per niente. Le esplosioni sono programmate per avere efficacia
limitata a dove sono posti gli esplosivi.

Contri
(21:12):
Adesso però non ho tempo. Un’alyra volta mi spieghi il piccolo buco nel
Pentagono. I resti dell’aereo dove sono? Tutte le telecamere spente? Da qui
e altro si vede che i debunker indagano solo in un senso…

Io
(21:17):
“I pompieri? Quali? Quanti?” Glieli sto elencando. Li legga, credo che
saranno illuminanti. “la relazione l’ho letta, forse in rete si trova” In
altre parole, non ha la minima idea della fonte di quello che cita. Non è un
buon metodo giornalistico.

Io
(21:17):
“mi spiega come ha potuto collassare cosí l’edificio vicino?” Sì, ma glielo
faccio spiegare direttamente dai vigili di NY, di cui le ho già citato le
parole.

Io
(21:20):
“il parere dell’associazione degli ingegneri e degli architetti” …
associazione che “dimostra” le proprie tesi usando scatole di cartone.
Serissimi. Questo è il loro capo, Richard Gage.
[foto di Gage che brandisce due scatole di cartone per simulare le Torri
Gemelle]

Io
(21:23):
Ma parliamo di questa associazione. Sa che una volta hanno accettato
l’iscrizione di uno che si chiama “Massimo dell’Affidabilità”? Ero io.
Controlli ZERO.

[screenshot dell’iscrizione]

Io
(21:24):
Sa cosa dicono alcuni membri di questa associazione? Paul Robert Kenyon
dice che è possibile che si sia trattato di raggi laser o “radiazioni ad
alta frequenza” /

(21:25)
Charles Pegelow, presentato come ingegnere strutturista, sostiene che le
Torri Gemelle furono distrutte mediante bombe atomiche che fecero evaporare
100.000 tonnellate d’acciaio /

(21:28)
Come si può vedere, una volta che si va alle fonti dirette si scopre come
stanno realmente le cose. Questo è quello che fanno i debunker. Lei, per
contro, mi parla di un Mazzucco ex regista e di un “rapporto” di cui non sa
dare dettagli.

Io
(21:30):
Potremmo anche parlare di Mazzucco che rimonta le parole dei testimoni al
Pentagono per manipolarle.

[link al video che lo documenta]

Io
(21:32):
Potremmo parlare anche di Mazzucco che nega gli allunaggi. Lei è d’accordo
con queste sue tesi?

Io
(21:36):
Mi scusi ma le suggerisco di parlare con un esplosivista. Danilo Coppe,
dell’IRE, per esempio. Le spiegherà come funziona realmente una demolizione.
Un concetto semplice: le esplosioni fanno boati PRIMA del crollo. Al WTC non
accadde. /

(21:36)
Un altro concetto semplice: gli esplosivi devono essere piazzati. Come farlo
in un palazzo abitato, senza che se ne accorgesse nessuno, piano per piano,
colonna per colonna? /

Io
(21:39):
“Un’alyra volta mi spieghi il piccolo buco nel Pentagono” La breccia era
larga 35 metri. Documentata dalle foto pre-crollo della facciata. Mi
perdoni, ma lei si abbevera solo a fonti complottiste? Il Pentagon Building
Performance Report l’ha mai letto? Questa foto la conosce?

[Foto della breccia d’impatto al Pentagono]

Io
(21:40):
Ma poi scusi, ragioniamo un attimo: chi sarebbe così cretino da organizzare
un complotto che lasciasse un buco troppo piccolo per poi dire che ci è
passato un aereo di linea? 🙂

Io
(21:41):
I resti dell’aereo erano dentro il Pentagono. È quello che succede quando
un aereo penetra in un edificio. /

Io
(21:43):
“Tutte le telecamere spente?” No, le telecamere erano accese e i video sono
pubblici. Mi sembra proprio che lei non si sia documentato sui fatti
tecnici. E con o senza telecamere, ci sono oltre 50 testimoni oculari. /

Io
(21:44):
“Adesso però non ho tempo. ” Questa, sinceramente, è la cosa più triste di
tutte. Lei lancia accuse, formula teorie infamanti, e poi quando qualcuno le
chiede le prove risponde “non ho tempo”. Direi che è una bella illustrazione
del suo approccio alla realtà /

Io
(21:46):
E meno male che saremmo noi debunker quelli che “indagano solo in un
senso.” Noi portiamo le prove, le fonti, i dati. Diamo pieno accesso a
tutto. Lei ha portato solo chiacchiere e dicerie, ma accusa noi. E poi fugge
alla richiesta di prove. Direi che questo dice tutto.

Contri
(22:26): Ah davvero? Cosa ci dicono del resto dell’aereo?

Io
(22:28):
Ci dicono che hanno visto l’aereo, l’hanno riconosciuto come aereo di linea
della American Airlines, e l’hanno visto schiantarsi dentro la facciata. I
soccorritori hanno trovato i resti dei passeggeri, le loro valigie, i pezzi
dell’aereo. Le posso indicare nomi e fonti, ma… /

Io
(22:30):
… visto che lei dice di non avere tempo e di non poter dare la fonte
delle sue citazioni sul presunto “rapporto” dei VdF di NY, non le sembra di
chiedere senza dare?

Contri
(22:27):
Ahahahahahah con tutte le ali vero? 40 metri di ali sono entrate tutte in
un foro di pochi metri senza lasciare un detrito?

Contri
(22:31):
Io vedo solo una cosa: voi avete in testa un obiettivo da raggiungere,
quello che interessa alla vostra committenza. Sull’11 settembre ci sono
montagne di documenti, prove, film, testimonianze, che suscitano seri dubbi.
Per voi è tutto chiaro, avete una risposta per tutto.

Io
(22:33):
Signor Contri, lei sta sghignazzando della morte di quasi duecento persone.
Abbia un po’ di rispetto. E sì, i detriti li hanno lasciati. Sono ampiamente
documentati. />

Io
(22:34):
“Per voi è tutto chiaro, avete una risposta per tutto.” No. Semplicemente
abbiamo verificato le tesi dei complottisti e sono risultate false. Tutto
qui. Lei, putroppo, non sembra aver fatto nessun lavoro di verifica e pare
credere a ogni fantasia dei complottisti. Pecccato.

Io
(22:37):
“voi avete in testa un obiettivo da raggiungere, quello che interessa alla
vostra committenza.” Quando non si riesce a controbattere con i fatti, si
ricorre al classico “chi ti paga”. Davvero triste e basso da parte sua
cercare di infangare me, i miei colleghi e i VdF di NY.

Io
(22:39):
Per chiarezza: quando io e i miei colleghi abbiamo rilevato lacune ed
errori nei rapporti tecnici 11/9, li abbiamo segnalati pubblicamente. Non
abbiamo “committenti”, ma capisco che per lei possa essere difficile credere
che qualcuno abbia l’integrità di essere indipendente.

Io
(22:43):
Qualora lei volesse informarsi sui fatti puramente tecnici e scoprire
quante fandonie le hanno raccontato i complottisti, può sfogliare
Undicisettembre.info, dove troverà nomi e cognomi, testimonianze, fonti
tecniche, immagini, documenti e interviste. /

Io
(22:46):
Se poi volesse informarsi anche sulle falsità tecniche dichiarate sugli
allunaggi dal signor Mazzucco e colleghi, potrà partire da questa sintesi:
Luna1969.info È gratis. Scritto per passione, non per committenza.

[immagine della copertina di Luna? Sì, ci siamo andati!]

Ho sbufalato otto minuti di documentario lunacomplottista

Ho sbufalato otto minuti di documentario lunacomplottista

Su richiesta di Open, ho esaminato otto minuti di un video complottista
dedicato agli allunaggi da Massimo Mazzucco che è un perfetto esempio
dell’approccio noto come metodo dello spandiletame: il complottista
spara mille teorie sballate e annuncia mille misteri farlocchi, nella speranza
che qualcuno di quei proiettili di scemenza aderisca alle pareti della teca
cranica del malcapitato spettatore e lo convinca che
“beh, dai, qualcosa di vero ci deve essere, non possono essere tutte balle,
sono troppe”
.

Ne è venuta fuori un’intervista che fa a fettine quegli otto minuti: se vi
interessa, la trovate
qui
insieme ai video e ai dati che smentiscono una per una le insinuazioni fatte
da Mazzucco. L’intervista integrale in video, con il
debunking approfondito, è qui sotto.

Aggiungo solo qualche link utile che dà la misura dell’inettitudine
investigativa di Mazzucco (parlo di inettitudine perché l’alternativa è il
dolo): quando il complottista dice che Neil Armstrong non partecipò alle
celebrazioni del quarantennale, nel 2009, mostra una pagina del sito di
Paris-Match, specificamente
questa, il cui testo dice
“ne participera pas à la célébration du 40ème anniversaire du premier
alunissage le lundi 20 juillet aux quartiers généraux de la NASA à
Washington.”

Il che è formalmente corretto, nel senso che Armstrong non andò al quartier generale della NASA a Washington. Ma celebrò altrove: specificamente al National Air and Space Museum (fonte), dove tenne un discorso insieme a Aldrin e Collins (video), alla cerimonia di conferimento della Congressional Gold Medal (video) e alla Casa Bianca con Obama (video). Scusate se è poco.

Mica male, per uno che secondo Mazzucco si sarebbe rifiutato di partecipare ai
festeggiamenti.

Il discorso di Neil Armstrong che secondo Mazzucco non esiste.

Metto subito in chiaro che non ho nessuna intenzione di debunkare tutto il
video lunacomplottista di Massimo Mazzucco. Ho fatto questo pezzetto solo
perché me l’ha chiesto Open, e mi fermo qui perché già in otto minuti
le cretinate che ho dovuto sentire hanno superato il livello di guardia e i
neuroni hanno iniziato a scappare per mettersi in salvo. 

E per gli ottusangoli che diranno “Eh ma non hai debunkato il resto!”, chiarisco che quando il livello di incompetenza e di assurdità è quello che emerge da questi otto minuti, non c’è motivo di pensare che il resto possa essere differente.

Fate un salto al Piccolo Eliseo stasera alle 20.30. Si ride

Fate un salto al Piccolo Eliseo stasera alle 20.30. Si ride

Ultimo aggiornamento: 2020/07/31 13:30

Se non ci sono stati cambiamenti di programma, questa sera alle 20.30 al Piccolo Eliseo di Roma verrà proiettato gratuitamente il video lunacomplottista American Moon alla presenza del suo creatore, Massimo Mazzucco.

Ci saranno vari Prezzolati Agenti del Nuovo Ordine Mondiale in borghese, che si mescoleranno tra il pubblico in maniera perfettamente dissimulata per documentare pacificamente la serata e schedare telepaticamente i presenti tramite scie chimiche miniaturizzate disciolte nelle bibite e chip sottopelle inseriti nelle poltrone. Se avete voglia di tenere loro compagnia e vedere come va a finire, la parola d’ordine è birra e salcicce. Pare che sia necessaria la prenotazione inviando una mail a comunicazione@teatroeliseo.com.

La metto sul ridere perché ho una storia comica da raccontarvi a proposito di Mazzucco: avete presente che Focus TV farà uno speciale sugli allunaggi il 18 luglio al quale parteciperò insieme a Massimo Polidoro, come ho preannunciato? Beh, il piano originale era molto diverso.

Infatti quando mi aveva contattato inizialmente Focus TV, la loro idea era di trasmettere il video di Mazzucco e poi lasciare a me e Massimo il compito di smontarne una dopo l’altra tutte le fandonie, le falsità e gli inganni.

Io ho fatto notare che due ore di video complottista avrebbero richiesto almeno altrettanto tempo per ribattere documentatamente, visto il numero vastissimo di baggianate asserite dal video. Insomma, sarebbe stata una maratona fantozziana di mortificazione che non avrebbe seguito nessuno. In confronto la Corazzata Potëmkin sarebbe sembrato Fast and Furious.

Ho proposto una sintesi: il complottista avrebbe presentato la sua top ten delle prove migliori (secondo lui) e noi avremmo analizzato quelle. Sembrava tutto deciso, e ho anche ricevuto una lista di queste presunte prove migliori, ma poi dalla produzione è arrivata la segnalazione che Mazzucco aveva rifiutato seccamente di presentare il suo video quando aveva saputo che sarebbe stato seguito da un debunking al quale avrei partecipato io e al quale non avrebbe potuto replicare (avendo già detto la sua all’inizio). Sono proprio la sua magnifica ossessione :-).

La cosa comica è che Mazzucco sarebbe stato regolarmente pagato da Focus TV per la messa in onda del suo video. Lo dice lui stesso: “A quel punto ho rinunciato a dargli il film, anche se mi è dispiaciuto parecchio perdere la possibilità di vederlo andare in onda, e di guadagnare anche qualche bel soldino” (copia archiviata qui su Archive.org).

E così, al posto di diffondere un video complottista in prima serata e di pagare un complottista, Focus ha scelto di trasmettere un documentario sugli allunaggi molto ben fatto, Il giorno che camminammo sulla Luna (The Day We Walked on the Moon), curato dallo Smithsonian Channel, e poi di mandare in onda una chiacchierata fra Massimo Polidoro e il sottoscritto in cui avremmo sbufalato le principali tesi di complotto. Comprese quelle presentate da Mazzucco.

Non poteva andare meglio:

  • non andrà in onda un video complottista,
  • il complottista ci ha pure rimesso dei soldi,
  • e al posto del suo video andranno in onda due ore di documentario che confermano splendidamente gli allunaggi e poi un’oretta di allegro debunking.

Non c’è che dire, i complottisti hanno uno spiccato senso della comunicazione e degli affari.

La versione degli eventi raccontata da Mazzucco è, guarda caso, completamente opposta: potete leggerla senza regalargli traffico sempre qui su Archive.org. In sintesi, secondo lui lo scopo di Mediaset/Focus TV “non era affatto quello di appurare la verità sui viaggi lunari, ma piuttosto di confondere il pubblico, lasciandolo intenzionalmente nel dubbio, anche se questo avesse comportato il mandare in onda delle bugie plateali […]“.

Addirittura, stando a quello che scrive pubblicamente Mazzucco, qualcuno della produzione di Focus TV gli avrebbe detto “Ma è proprio questo che noi vogliamo”, ossia fare in modo che il pubblico non capisca dove sta la verità.

Queste insinuazioni diffamatorie non sono piaciute alla produzione, che ora si riserva di agire in sede legale.

Complimenti per l’autogol. Se andate al Piccolo Eliseo stasera, chiedetegliene conto e salutatemelo garbatamente.

2019/07/19 18:30

Mediaset/Focus TV è molto contenta del risultato della trasmissione: mi ha scritto che il documentario ha ottenuto 226.000 telespettatori e la chiacchierata fra me e Massimo Polidoro ne ha raggiunti 268.000, che è il doppio degli ascolti abituali.

Immagino che a questo punto Mazzucco stia riflettendo sulla saggezza della sua scelta di non partecipare alla trasmissione. Avrebbe potuto esporre le sue tesi a quasi trecentomila persone, e oltretutto essere pagato per farlo, e invece le ha presentate a forse trecento in un teatro. Geniale.

2020/07/31 13:30

L’intera trasmissione è ora disponibile qui sotto e su Youtube.

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Ufologi teorizzano: cerchi nel grano causati da ricci in amore. Poi attribuiscono la panzana al CICAP

Ogni tanto salta fuori questa storiella. La citò l’ufologo Giorgio Pattera (quello che “i ragni migratori non esistono”, sbufalato qui con una sfogliata alla Britannica) al convegno su UFO e scie chimiche di Lugano di aprile 2009 che ho raccontato in queste pagine, e l’ha fatto recentemente l’ufologo, sciachimista, complottista undicisettembrino, lunacomplottista e bicarbonatoncologo Massimo Mazzucco in un video.

L’intento è ridicolizzare il lavoro di indagine dei tecnici del CICAP sui fenomeni misteriosi, ma come capita spesso in questi attacchi in cui si spara al messaggero per non dover ascoltare il messaggio, quando si va a verificare i fatti si scopre che il ridicolo si ritorce contro chi lancia l’accusa. Infatti la teoria dei ricci in amore come possibile causa dei cerchi nel grano arriva dagli ufologi.

Furono infatti Pier Luigi Sani, all’epoca presidente onorario del Centro Ufologico Nazionale, ed Edoardo Russo, presidente del Centro Italiano Studi Ufologici, a citare semiseriamente quest’ipotesi sul Giornale dei Misteri numero 226 dell’agosto 1990. Il CICAP si limitò a segnalare queste ipotesi, fatte dagli autori del CUN e del CISU, un anno dopo sulla rivista del CICAP di ottobre 1991. I dettagli della vicenda sono descritti in un documentato articolo di Francesco Grassi.

Quindi chi tira fuori i ricci in amore come esempio di tesi ridicola sui cerchi nel grano sta mettendo alla berlina gli ufologi, non gli scettici. Che splendido autogol. E poi ci chiedono perché siamo scettici così allegri. Con interlocutori così, c’è sempre da ridere.

A proposito di CICAP, giovedì scorso Superquark ha dedicato un servizio ai corsi per investigatori del mistero organizzati dal CICAP e al quale ho il piacere di partecipare ogni tanto come docente. Se vi interessa, il video è qui sotto.

Byoblu e la Luna: la top ten del complottista lunare

Byoblu e la Luna: la top ten del complottista lunare

Mercoledì scorso Byoblu mi ha proposto di registrare un dibattito via Internet con un lunacomplottista, Massimo Mazzucco, ma mi sono rifiutato: sarei stato in viaggio nell’orario proposto e comunque conosco bene la Teoria della Montagna di M*: nei dibattiti, se non sono regolati in maniera più che ferrea, il complottista/fanta-astioso di turno ci mette tre secondi a partorire una presunta prova del complotto, mentre il debunking richiede tempo per raccogliere dati e verificare fonti. Pretendere che questo lavoro di verifica venga fatto in diretta è impraticabile.

Però Byoblu mi ha inviato la top ten (beh, una top fourteen) delle “prove” del complotto lunare secondo Mazzucco, chiedendomi di fornirne il debunking in sintesi. Queste “prove” sarebbero le conferme migliori delle tesi del lunacomplottista, i suoi assi da giocare. Le pubblico qui insieme alle mie risposte tecniche, che ho scritto di getto e inviato a Byoblu. Non so se le ha usate; sono in viaggio, appunto, e non ho seguito gli sviluppi.

Come vedrete, il complottismo lunare non riesce a inventarsi nulla di nuovo: sono sempre le stesse, trite argomentazioni. Tuttavia a qualcuno potrebbero interessare, così le pubblico qui come le ho ricevute, con le relative risposte.

Già che c’ero, ho inviato a Byoblu anche tre domandine mie al lunacomplottista. Anche qui, non so se le ha usate.

1. Si vedono i riflessi di luce sui cavi d’acciaio, nei video originali della NASA

Se fossero stati cavi d’acciaio, perché la NASA sarebbe stata così stupida da lasciarli visibili nelle riprese? Avrebbero potuto semplicemente rifare la scena, no?

Ci sono vari fenomeni che possono creare quei bagliori, dovuti alla tecnica televisiva di ripresa (infatti nelle riprese su pellicola mancano, che strano). Ma sono parecchio complicati da raccontare.

2. Le bandiere che sventolano da sole, in 3 casi diversi: A15, A16 e A14

Di nuovo: se non dovessero sventolare, perché la NASA sarebbe così cretina da lasciarle sventolare? Le ragioni tecniche sono varie: per esempio, l’asta viene toccata dagli astronauti; gli astronauti si avvicinano e attirano la bandiera per carica elettrostatica (la polvere lunare è molto carica); prima di decollare, viene sfiatata l’aria, che si espande nel vuoto e colpisce la bandiera; prima del decollo, vengono provati i motori di manovra, il cui getto colpisce la bandiera.

3. Le contraddizioni della NASA sulle Fasce di van Allen (nel 68 ci dicevano che le radiazioni equivalevano ad una lastra toracica, oggi ci dicono che “dobbiamo risolvere questi problemi prima di mandare delle persone in quella zona dello spazio”)

Nessuna contraddizione: Orion è un veicolo nuovo e differente da Apollo e i veicoli nuovi si collaudano sempre a fondo prima di metterci dentro la gente. Lo stesso hanno fatto i russi, che mandarono Zond 5 intorno alla Luna con animali a bordo. Non è che siccome la Fiat ha testato la Panda nel 1980, non deve fare i crash test per le Cinquecento di oggi. Voglio dire, basta pensare un attimo prima di fare domande del genere. Dettagli della storia qui.

4. La mancanza del buco nella sabbia sotto il motore del LEM

Chi ha detto che ci deve essere un buco? Il motore spazza via la polvere di superficie e sotto c’è ROCCIA. Mica scava un buco. Neanche le sonde russe o cinesi sulla Luna scavano buchi. Dettagli qui.

5. La mancanza della fiamma sotto il motore quando riparte

Il propellente del LM non fa fiamme nel vuoto. Neanche i veicoli di SpaceX fanno fiamme. Foto e dettagli qui.

6. La inspiegabile “perdita” dei nastri originali della prima passeggiata lunare

Inspiegabile solo per chi non si ricorda com’era la tecnologia dell’epoca. Le registrazioni su quei nastri (fatte in formato non standard per via dei limiti tecnici della trasmissione dalla Luna) furono subito convertite al formato TV standard (NTSC). Non c’era alcun modo, all’epoca, di farne una conversione migliore. Quindi i nastri furono accantonati perché non più importanti: tanto c’erano copie di ottima qualità (per i criteri dell’epoca). Passarono gli anni e i nastri originali furono ritenuti inutili e riutilizzati. Prassi normale [spiegata proprio in questi giorni dalla NASA qui]. Sai quante ore di TV storica della Rai e della BBC sono state cancellate per riusare i nastri? Succede. È sfiga, ma vederci il complotto è da paranoici.

7. Il ritardo mancante negli audio originali della NASA, definiti “unedited” dagli stessi debunker

A volte gli astronauti sulla Luna rispondevano alla prima parte di una comunicazione che giungeva da Houston e poi la voce da Houston proseguiva, creando un intervallo apparentemente troppo breve. In altre occasioni, gli astronauti iniziavano spontaneamente dei propri commenti, senza attendere una comunicazione dalla Terra, dando però l’impressione di rispondere e di farlo in anticipo.

Ho provato anch’io, di recente, a trasmettere la mia voce dalla Terra alla Luna e ritorno grazie a un radiotelescopio in Olanda (i radioamatori lo fanno spesso): anche nel mio caso il ritardo sembra corto, ma solo perché l’eco dell’inizio delle mie parole arriva poco dopo che ho finito la frase. È normale.

Del resto, se fosse stata una messinscena, perché i suoi creatori sarebbero stati così stupidi da dimenticarsi di includere il ritardo radio?

8. La polvere lunare che si attacca dappertutto, nonostante l’assenza di umidità

La polvere lunare aderisce per effetto elettrostatico. È un fenomeno ben descritto dai geologi. Mazzucco ne ha consultato qualcuno? No, vero?

(Fra l’altro, ma questo non l’ho segnalato a Byoblu, i geologi studiano tuttora le rocce e la polvere riportate dagli astronauti lunari, che in parte sono ancora sigillate così come arrivarono 50 anni fa, permettendo a “scienziati non ancora nati di usare strumenti non ancora inventati per rispondere a domande non ancora poste”, come dice poeticamente nientemeno che l’American Geophysical Union)

9. Le impronte lunari, che gli stessi mythbusters non sono riusciti a replicare nella camera a vuoto

Se le impronte non dovessero avere quell’aspetto, perché mai la NASA dovrebbe sbagliarle? Se fosse stata una messinscena, perché la NASA si sarebbe dovuta complicare la vita inventandosi le impronte insolite? La replica di Mythbusters è riuscita solo in parte perché sono sulla Terra, con SEI VOLTE più gravità che sulla Luna. Ovvio. Comunque le sonde cinesi e russe sulla Luna fanno lo stesso tipo di tracce.

10. Le nuvolette di polvere, che restano in sospensione dietro alla ruota del rover, nonostante l’assenza di atmosfera

Questo è un falso fabbricato da Mazzucco: fa un fermo immagine per non far vedere che ricadono eccome.

11. La mancanza di danni da radiazione sulle pellicole

Non ci sono neanche nelle foto fatte dalle sonde lunari russe. False anche quelle? Oppure semplicemente la schermatura era sufficiente perché alla NASA non sono incapaci?

12. Le ombre convergenti, con fonte laterale, che dovrebbero invece essere parallele. Denunciano una fonte artificiale, piazzata pochi metri fuori dall’inquadratura.

No. Denunciano che Mazzucco non considera che la Luna non è una palla da biliardo liscia. Ha cunette e avvallamenti che deviano le ombre. E poi c’è, ovviamente, la prospettiva. E come al solito: perché la NASA sarebbe stata così scema da sbagliare le ombre? Non avevano soldi per fare un unico megariflettore lontanissimo?

13. Hotspots e fall-off, cadute di luce dappertutto, che rivelano l’uso di una fonte artificiale, e non la luce del sole

Come sopra: perché la NASA sarebbe stata così scema da sbagliare la luce? Non avevano soldi per fare un unico megariflettore capace di illuminare tutta la scena? Braccino corto? 🙂 Mazzucco pensa come un fotografo da studio, e si vede.

14. Le foto in controluce, impossibili da retro-illuminare in quel modo senza l’aiuto di panelli riflettenti o fonti secondarie.

Mazzucco quanta esperienza ha di foto nello spazio? Zero. Gli stessi effetti si vedono nelle foto russe e cinesi. Ancora una volta: perché la NASA sarebbe stata così maldestra da sbagliare le luci?

—-

Le mie domande:

  1. Il professor Guglielmo Righini, uno dei massimi radioastronomi italiani, ascoltò gli astronauti di Apollo 11 mentre erano sulla Luna puntando il radiotelescopio di Arcetri verso la Luna. Lo stesso fecero radioastronomi e astronomi ottici di tutto il mondo, russi compresi. Mazzucco come lo spiega? Scemi tutti? Tutti collusi?
  2. Come mai nessuno, ma proprio nessuno, degli addetti ai lavori russi, cinesi, europei, americani ha il minimo dubbio che gli allunaggi siano reali e i dubbi li hanno solo persone che non hanno alcuna esperienza spaziale? Tutti fessi? Tutti collusi?
  3. Luca Parmitano ha dichiarato ripetutamente che gli allunaggi sono avvenuti. Se la sente Mazzucco di dire che Parmitano mente o si è fatto gabbare? Mazzucco pensa di saperne di più di un astronauta?

Se pensate che possano esservi utili nelle discussioni con i lunacomplottisti, usatele pure.

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“American Moon” prova a dimostrare che le foto degli allunaggi sono false. Usando una foto falsa

“American Moon” prova a dimostrare che le foto degli allunaggi sono false. Usando una foto falsa

Ultimo aggiornamento: 2019/06/15 15:40.

Un annetto fa un po’ di gente mi ha sfidato a debunkare American Moon, il video lunacomplottista di Massimo Mazzucco. All’epoca avevo risposto con questo articolo: in sintesi, un “ma anche no”.

Nei giorni scorsi mi sono divertito a debunkarne un pezzettino quando ho scoperto una perla stupenda [o meglio riscoperto, perché era nel trailer del video e, come mi avete fatto notare nei commenti, l’avevo segnalata a suo tempo e poi mi era passata di mente, forse perché pensavo che Mazzucco, una volta sgamato, l’avrebbe tolta dal film definitivo]: a un certo punto l’autore di American Moon interpella fotografi famosi, come Toni Thorimbert, Aldo Fallai, Oliviero Toscani, Nicola Pecorini e Peter Lindbergh, e chiede loro quali sono le anomalie che trovano nelle foto.

Loro rispondono con una serie di obiezioni, che trovate smontate in dettaglio in questa nuova sezione del mio libro gratuito Luna? Sì, ci siamo andati!; in sintesi, sono fotografi famosi e indubbiamente esperti, ma non hanno esperienza di foto nello spazio. Non conoscono le caratteristiche della luce in assenza di atmosfera e la riflettività particolare della superficie lunare, e non gliene faccio certo una colpa, visto che lavorano sulla Terra e non sulla Luna.

Ma la perla è che Mazzucco, nel suo video, chiede a ben quattro dei suoi esperti (Thorimbert, Toscani, Fallai e Lindbergh) di valutare la fotografia che vedete qui sotto in un fotogramma tratto da American Moon (a 1:43:25 della versione “light” del video).

Solo che la foto in questione è un fotomontaggio che circola da più di dieci anni (è opera di Ed Hengeveld): le mancano le tipiche crocette di riferimento e il Sole è stato vistosamente aggiunto con i classici effetti digitali di fotoritocco a computer (una fotocamera degli anni Sessanta non avrebbe mai prodotto lens flare o riflessi interni circolari).

In altre parole, Massimo Mazzucco ha chiesto ai fotografi se le foto lunari sono false… dando loro una foto falsa. Questo è il livello di serietà dei complottisti.

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Cento euro donati a Medici Senza Frontiere per farmi debunkare “American Moon”

Cento euro donati a Medici Senza Frontiere per farmi debunkare “American Moon”

Ultimo aggiornamento: 2019/06/15 15:04.

Ricordate che mi ero offerto di fare un’analisi critica di American Moon, il video lunacomplottista di Massimo Mazzucco, in cambio di donazioni fatte a Medici Senza Frontiere?

Beh, la prima donazione è stata fatta: cento euro sono stati inviati a Medici Senza Frontiere. Con il donatore, Andrea D*, ho concordato che in cambio avrei analizzato il trailer del video.

Per non regalare ranking in Google a questo nuovo, tedioso, interminabile parto complottista non incorporo o linko qui sotto il trailer, ma se ci tenete lo trovate qui:

https://www.ma-anche-no.com/watch?v=O6R-iS4iZtw

Ovviamente sostituite youtube a ma-anche-no.

Vado per ora in ordine sparso, man mano che noto le perle migliori. Perle tipo questa: Mazzucco sottopone le foto delle missioni lunari a dei fotografi professionisti, per farne valutare l’autenticità. Lasciamo stare il fatto che nessuno dei fotografi interpellati ha esperienza di foto nello spazio, non avendone mai fatte, quindi non sa nulla delle condizioni di luce nel vuoto e sulla superficie lunare.

Guardate la foto che viene sottoposta al fotografo Aldo Fallai:

È questa:

Non la troverete nei rullini della NASA, perché è un fotomontaggio: è una composizione creata da Ed Hengeveld nel 2008 cucendo insieme varie foto originali, probabilmente correggendone digitalmente i livelli e aggiungendo un sole finto nella posizione sbagliata, come spiego qui da anni.

In altre parole, Mazzucco tenta di dimostrare che le foto sono false usando una foto falsa.

Ed è una foto falsa molto ingannevole, perché mette insieme scatti fatti in condizioni di luce molto differenti: alcuni con regolazione da pieno sole e altri con regolazione per l’ombra. Questo falsa completamente la percezione della luminosità relativa delle zone in ombra.

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Poi c’è quest’altra perla. Mazzucco presenta questo pallino luminoso come se fosse qualcosa di misterioso:

No, non è la prova che c’erano fili che reggevano gli astronauti: è semplicemente il riflesso del sole sull’antenna radio, che a differenza di quello che immaginano gli inesperti non era la solita antennina a stilo ma era una lamina piatta. Piccole cose che si scoprono leggendo la documentazione tecnica invece di farsi voli mentali. Quando è girata con l’angolazione giusta, l’antenna riflette il sole e satura il sensore della telecamera. Un fenomeno straconosciuto.

C’è anche un altro bagliore, che compare più in alto, ma senza sapere a quale momento di quale missione si riferisce lo spezzone non si può dire con certezza quale sia la sua causa. Per chi suggerisce che sia prodotto da un cavo che reggerebbe l’astronauta propongo una riflessione: se fosse davvero una ripresa falsificata, perché la NASA sarebbe così idiota da lasciare una traccia così evidente della falsificazione? Sperando forse che non se ne accorga nessuno? In una (presunta) messinscena dalla quale dipende il prestigio degli Stati Uniti?

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Qui invece Mazzucco trova misteriosa l’assenza di un getto al decollo dalla Luna:

Ma se si fosse preso la briga di studiare, saprebbe che nel vuoto i razzi non producono fiammate persistenti e ampie. Quelli che usano il particolare propellente del modulo lunare non producono fiammate neanche nell’atmosfera terrestre: fanno un getto compatto e incolore, quasi trasparente. Succedeva anche con lo Shuttle e con i razzi Titan. Ne parlo in dettaglio nel mio libro Luna? nel Capitolo 6 qui: anche questo è un classico del repertorio lunacomplottista.

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Ecco un altro tormentone dei complottisti:

Mazzucco a quanto pare trova incomprensibili questi giunti aperti. Anche qui, se si fosse preso un po’ di tempo per informarsi, saprebbe che quella non è la struttura portante del veicolo, ma è la sua coperta termica, che era fatta in pannelli separati, uniti in modo lasco, proprio per sopportare le dilatazioni e contrazioni. È lo stesso sistema usato oggi dalle capsule russe Soyuz. Sotto la coperta termica c’era la struttura in titanio vera e propria. Ne parlo nel Capitolo 7 qui.

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Oliviero Toscani, guardando una foto di Apollo 11, dichiara che “È chiaro che ci sono dei riflessi del metallo, che vuol dire che c’era una sorgente di luce dalla parte di chi fotografa”. Certo che c’era: la sorgente di luce era il fotografo, Neil Armstrong, che indossava una tuta bianca altamente riflettente e sta al sole. Praticamente è un pannello riflettente alto due metri. E in più c’è la luce che arriva dalla superficie lunare tutt’intorno. Nvidia ne ha anche fatto una bella demo (da 4:30 circa).

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Aldo Fallai, guardando una foto falsa (è un fotomontaggio, come dicevo prima), dice che “La luce viene da dietro il modulo, no? L’astronauta o presunto tale è al buio totale e è illuminato, perché?” Anche questo è un classico, spiegato nel mio libro qui: perché sta a circa quattro metri sopra la superficie lunare e quindi è illuminato dalla luce riflessa da tutta la superficie lunare che gli sta intorno. La fotocamera è regolata per le foto in ombra, ma siccome a Fallai viene mostrata una foto falsa, composta aggiungendo parti scattate con la fotocamera regolata su piena luce, non si accorge della situazione.

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Ci sono molte altre baggianate, ma per ora mi fermo qui: già così è un bell’inizio, e questo è solo il trailer. Vado avanti non appena smetto di ridere. O di sbadigliare, perché queste tesi sono tutte vecchie, stantie e già sbufalate da decenni. Dai, Mazzucco, almeno un po’ di originalità, altrimenti questo video a furia di bufale diventa un American Moo.

Intanto ringrazio Andrea D* per la sua donazione a MSF. Dai che da questa collana di perle vecchie viene fuori qualcosa di buono.

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Per tutti quelli che mi chiedono di debunkare “American Moon”

Per tutti quelli che mi chiedono di debunkare “American Moon”

Mi sono arrivate numerose richieste di rispondere alle asserzioni lunacomplottiste contenute nel nuovo parto videografico di Massimo “bicarbonato cura il cancro” Mazzucco, American Moon: uno sproloquio interminabile (tre ore e venti) stracolmo delle solite panzane, dei soliti trucchetti di montaggio selettivo e delle solite citazioni interpretate ad arte del repertorio complottista.

Personalmente credo che la risposta alle sue tesi sia già stata data abbondantemente:

  • Nessun addetto ai lavori, di nessun paese al mondo, ha il minimo dubbio che le missioni lunari furono reali. Se incontrate un ingegnere aerospaziale o un astronauta dell’ESA, della NASA o di Roskosmos, chiedeteglielo.
  • Gli unici che sostengono le teorie di complotto lunare sono gli ignoranti e i ciarlatani. Voi da che parte volete stare?
  • Abbiamo le immagini dei resti dei veicoli lasciati sulla Luna, fotografati dalle sonde orbitanti.
  • I russi non hanno sbugiardato i rivali americani, ma anzi hanno confermato e si sono pure congratulati.
  • Anche gli scienziati italiani osservarono e ascoltarono direttamente le missioni sulla Luna, ricevendone i segnali radio dalla Luna, senza intermediari. Tutti bugiardi? Tutti collusi?

Ma soprattutto, dobbiamo essere andati sulla Luna perché era impossibile falsificare i dati tecnici, i segnali radio, i reperti, le foto, i video e le riprese su pellicola 16mm con la tecnologia degli effetti speciali degli anni Sessanta. Quindi qualunque “prova” presentata dai lunacomplottisti deve per forza essere falsa.

Se volete i dettagli delle prove più schiaccianti del fatto che ci siamo andati oltre ogni ragionevole dubbio, sono qui.

Se comunque ci tenete lo stesso che io prepari una risposta al “documentario” in questione che smonti le apparenti “prove” che presenta, vi faccio una proposta:

  1. Mandatemi una copia del “documentario”.
  2. Fate una donazione di 50 euro a Medici Senza Frontiere (se proprio devo spalare letame, almeno facciamo in modo che ne venga fuori qualcosa di buono).
  3. Mandatemi via mail copia della ricevuta della donazione. 
  4. Per ogni donazione di 50 euro fatta a MSF risponderò a una delle argomentazioni di American Moon. Scegliete voi quale, indicando il minutaggio (in altre parole, a che punto del video è) e trascrivendo le asserzioni fatte.

Fino a quel momento, non ho altro da aggiungere sull’argomento e non voglio perdere altro tempo su questa fuffa.

Per chi dice che il debunking è inutile: splendida mail di un ex complottista

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Ho ricevuto ieri la mail che segue: mi ha colpito così tanto che ho chiesto al mittente il permesso di pubblicarla, e me l’ha dato. Credo che sia un bell’esempio di cosa succede realmente nella mente di chi finisce nel vortice delle paranoie cospirazioniste e del fatto che se ne può uscire. Chi dice che fare debunking è fiato sprecato e che nessuno cambia mai idea perché vive in una cassa di risonanza delle proprie idee dovrebbe forse considerare questa mail accorata.

Buonasera signor Attivissimo.

Forse si ricorderà di me; sono il ragazzo che 5 anni fa scambiò una serie di email con lei riguardo agli avvenimenti dell’undici settembre 2001. In quelle mail io sostenevo le teorie complottiste (con fare piuttosto arrogante, non lo nego). A distanza di così tanto tempo, vorrei cercare di giustificare il mio comportamento e, inoltre, di scusarmi con lei per il mio atteggiamento.

Quando ho reperito in rete le varie teorie del complotto sugli attentati inizialmente mi sono sentito molto amareggiato ma, successivamente, me ne sono infatuato, documentandomi come meglio potevo sull’argomento e arrivando a cercare di convincere tutti delle mie idee, nel modo più sbagliato che potevo scegliere, ovvero ignorando il dialogo e pretendendo di avere ragione, arrivando a negare e ano ascoltare qualsiasi parere contrario al mio, in pieno contrasto con l’idea di “verità” e “dialogo” di cui parlavo. Ero letteralmente euforico. Non avevo altro per la testa. Volevo solo che il mondo la pensasse come me (non senza aver fatto un piccolo litigio verbale dove, ovviamente, vincevo sempre io). Con questi pensieri per la mente, un giorno mi sono imbattuto in un video dove Massimo Mazzucco, che, al tempo, consideravo quasi un idolo, rispondeva a un suo video dove lei “smontava” le teorie del complotto sull’undici settembre. Riguardai quel video molte volte, ne cercai altri di simili, studiai la sua persona e quello che faceva e mi interessai moltissimo a lei. Ormai, lei era stato eletto, nella mia mente, come nemico pubblico numero 1.

Sentivo di voler dire la mia a riguardo. Volevo sconfiggerla, volevo distruggerla con la mia luce, volevo che lei mi desse ragione e che si piegasse. Ma non mi sentivo pronto per farlo. No, non sarei mai stato in grado di batterla, al tempo. E poi, a che pro? Altri migliori di me cercavano di farlo. Conveniva lasciar perdere. E lo avrei fatto senza troppo rammarico, a dire il vero. Ma un giorno trovai la ragione che mi spinse a scriverle. In rete, avevo trovato lo scambio di lettere tra lei e una persona, in cui quest’ultima faceva l’impensabile: RIUSCIVA A PREVALERE (ne ero assolutamente certo; vorrei davvero rileggere quelle mail per capire cosa avessi realmente letto).

In ogni caso, questa fu la goccia che fece traboccare il vaso. Andai sul suo sito. Cercai la sua mail, e la trovai. Le scrissi. Ricordo di essermi presentato in modo anche abbastanza cortese per poi, dalla seconda mail, scaricarle addosso tutte le argomentazioni che mi venivano in mente, anche le più banali, che sapevo che lei avrebbe facilmente smontato. Non importava. Volevo “fare volume” con le frasi, per confonderla. Ero convinto di essere onnipotente, imbattibile, un autentico Hitman.

Mi resi conto in fretta di quanto mi sbagliavo. Le sue risposte mi mettevano in seria difficoltà, le mie si facevano sempre più confuse. Non ero io che la stavo “sconfiggendo”. Era lei. La rabbia mi accecava finché le scrivevo la quarta, quinta, sesta mail. L’arroganza fluiva dalle mie dita e si trasformava in lettere che andavano a comporre frasi sempre meno lucide. Non riuscivo ad accettare quella situazione. Perché andava così? Dopotutto ero io ad avere ragione! Solo io!

Perciò ad un certo punto concludevo sbrigativamente la discussione, ringraziandola per le risposte. Ammetto di non aver nemmeno letto la mail precedente al mio saluto.

Così, oggi sono qui. Mi scuso con lei per la mia arroganza, per averla fatta arrabbiare se ci sono riuscito, per averla stressata se l’ho fatto. Al tempo, non ero ancora in grado di avere un’idea mia, personale, vera. Ma oggi si. Ed è anche grazie a lei. Le farà piacere sapere che studio in una scuola dove faccio 8 ore di chimica settimanali, e che mi sono liberato da vari preconcetti che avevo prima.

Come ho detto all’inizio, forse non si ricorderà di me. Ma, in fondo, non è importante. Mi basta aver fatto la cosa giusta 😀

Distinti saluti,

[mail firmata]