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Auto elettriche, BYD offre ricarica 10-70% in cinque minuti

BYD ha presentato in Cina la Song Ultra EV, un’auto elettrica che stando al costruttore può essere ricaricata dal 10 al 70% in cinque minuti e al 97% in nove sulle colonnine predisposte. Ha una batteria da 68,4 o 82,7 kWh. Costa, in Cina, circa 22.000 dollari.

Uno dei principali ostacoli all’adozione delle auto elettriche, il tempo di ricarica, sembra insomma risolto, almeno a livello tecnico. E ora che i prezzi dei carburanti stanno schizzando in su per via dell’ennesima guerra scatenata da Trump, le auto elettriche diventano molto allettanti.

Fonte: Electrek

BYD-Song-Ultra-EV-price

Sì, ho una Tesla. Non vuol dire che approvo i deliri di Elon Musk

Cinque anni fa, in piena pandemia, la Dama del Maniero e io abbiamo deciso di abbandonare definitivamente le auto a carburante e abbiamo acquistato una Tesla Model S di seconda mano, spendendo circa 35.000 euro. Cinque anni fa Elon Musk sembrava davvero un genio innovatore, eccentrico ma animato da intenti positivi. Oggi risulta essere un pazzo pericoloso con deliri di onnipotenza.

L’auto è in leasing, che scade tra pochi mesi: a quel punto decideremo cosa farne. Di certo continueremo a usare auto elettriche perché costano pochissimo (la sto caricando gratis in questo momento con l‘eccedenza di produzione dei pannelli solari sul tetto del Maniero, e la manutenzione in questi cinque anni è stata trascurabile), hanno di fatto un impatto ambientale molto minore di quello delle auto tradizionali e ci danno un grandissimo piacere di viaggio e di guida. Ma non credo che prenderemo un’altra Tesla: non ci piacciono le attuali scelte tecniche e soprattutto il marchio oggi è legato troppo strettamente a una persona totalmente tossica e socialmente disastrosa.

Abbiamo deciso di mettere in chiaro la nostra opinione mettendo due adesivi sulla nostra Tesla.

Sì, lo so che si legge la targa. Non è un segreto e ho scelto di pubblicarla perché il numero è un omaggio a Star Trek.
Dettaglio dell’adesivo in basso a sinistra.

Se vi interessa, li ho acquistati online qui:

Non ricevo commissioni o sponsorizzazioni da parte di questi venditori: sono semplicemente un loro cliente.

Il Maniero Digitale diventa anche Maniero Fotovoltaico

Il Maniero Digitale diventa anche Maniero Fotovoltaico

Ultimo aggiornamento: 2024/08/16 14.00.

Da metà luglio il Maniero Digitale ha attivato un impianto fotovoltaico collettivo da 282 kWp. Ora i criticoni dell’auto elettrica non possono più attaccarmi dicendo che la corrente che uso arriva da centrali inquinanti. A parte che le centrali inquinano comunque molto meno di milioni di marmitte di dubbia manutenzione, adesso l’energia elettrica mi arriva direttamente dal sole, sul tetto di casa, a chilometri zero. Da dove arriva di preciso la benzina o il gasolio che mettono dentro la loro auto? E come ci arriva? Appunto. 

I kWp (kilowatt di picco) sono un valore di riferimento che si usa per indicare in modo standardizzato la potenza massima teorica di un impianto fotovoltaico. Ci sono tante piccole cose da imparare, e tante piccole abitudini da cambiare, in cambio del piacere di bollette più leggere e di un impatto ambientale ridotto. Adesso carichiamo le auto di giorno invece che di notte, e di giorno facciamo andare lavatrice e lavastoviglie, che prima accendevamo la sera. Lo scaldabagno è elettrico ad accumulo, e adesso accendiamo anche lui la mattina, quando i pannelli cominciano a produrre, e lo spegniamo nel tardo pomeriggio.

Allego un paio di schermate del sistema di monitoraggio al quale ho accesso via Internet, come tutti i proprietari delle case della residenza in cui si trova il Maniero Digitale. In rosso c’è il consumo dell’intera residenza quando non viene coperto dai pannelli, in giallo c’è la produzione complessiva e in verde c’è il consumo coperto dai pannelli.

Il picco di consumi notturni intorno alle 22 è probabilmente legato all’accensione degli scaldabagno della residenza, che per ora si accendono automaticamente di notte per sfruttare la tariffa elettrica notturna come in passato (noi invece lo commutiamo manualmente e probabilmente installeremo un timer per automatizzare accensione e spegnimento).

Come noterete, per buona parte della giornata abbiamo moltissima potenza in eccedenza, ma adesso siamo in estate, quindi con la massima insolazione, e questo impianto è pensato per gestire almeno in parte le future termopompe per il riscaldamento delle singole case.

Sulle tariffe definitive sto ancora aspettando una comunicazione formale. Le pubblicherò non appena le avrò, per fare due conti sulla convenienza puramente economica. Ma avere energia dal sole, tagliando fuori tutta la filiera del petrolio e i suoi gestori a dir poco impresentabili, non ha prezzo.

Aggiungo man mano qualche dato che mi è stato chiesto nei commenti.

  • Abbiamo iniziato a parlare di impianto fotovoltaico collettivo almeno a fine 2021 (la prima proposta che abbiamo ricevuto e che ho tenuto è di dicembre 2021).
  • Il consumo complessivo annuo del Maniero Digitale (casa mia, non tutte le villette della residenza) è stato 8560 kWh negli ultimi 12 mesi, tutto compreso: auto elettriche, scaldabagno elettrico, fornelli elettrici, condizionatori elettrici, secondo la bolletta più recente.
  • Questo consumo annuo ci è costato 2’523,06 CHF (2647 euro) IVA compresa, per cui a torta finita abbiamo pagato mediamente 29,47 centesimi al kWh.
  • Il nostro contatore è abilitato a erogare fino a 17 kW, e infatti carico spesso l’auto a 10 kW a casa. Comodissimo.
  • Se i dati di progetto (datati 2022) che ho ricevuto corrispondono a quello che è stato poi realizzato (ci possono essere stati cambiamenti in corso d’opera), l’impianto copre una superficie di 1390 metri quadrati sui tetti della residenza ed è composto da 695 moduli (i pannelli sono molti di meno). Il software di monitoraggio (SolarLog) mi dice che ci sono sette inverter.
  • Formalmente la residenza è classificata come Raggruppamento ai fini del Consumo Proprio o RCP.
Stasera alle 19 su Youtube: paradosso di Fermi e le dichiarazioni di Elon Musk

Stasera alle 19 su Youtube: paradosso di Fermi e le dichiarazioni di Elon Musk

Stasera alle 19 sarò ospite del canale YouTube di Tesla Owners Italia per parlare delle ultime dichiarazioni di Elon Musk, tra alieni, missioni su Marte e SpaceX: chi lo osanna e chi lo prende per pazzo. Una parte della puntata sarà dedicata alle tariffe delle ricariche impazzite in Italia. Cosa c’è dietro? Con me ci saranno Fabrizio Colista, ingegnere e divulgatore tecnico scientifico, Daniele Invernizzi e Pierpaolo Zampini. Coordina Luca Del Bo.

https://www.youtube.com/watch?v=PhKLDlQZwAA

No, le auto elettriche non vanno in tilt per il freddo

No, le auto elettriche non vanno in tilt per il freddo

Pubblicazione iniziale: 2024/01/18 11:39. Ultimo aggiornamento: 2024/01/20 11:50.

Sta spopolando la “notizia” delle Tesla in panne a Chicago a causa del freddo
intenso di questi giorni, e ovviamente i detrattori della mobilità elettrica non
hanno perso l’occasione di esibire la loro ignoranza e compiacere i loro lettori
invece di informarli correttamente.

Il fenomeno segnalato a Chicago è legato a un malfunzionamento delle
stazioni di ricarica, non alle auto:

lo dicono piuttosto chiaramente
questo servizio di una TV locale e
quest’altro. Lo dice anche ANSA: “In assenza di informazioni da parte di Tesla è logico supporre che si sia trattato delle note conseguenze che il freddo estremo può avere su cavi di ricarica, connettori e altri componenti critici di un Supercharger”. Usare
questa storia per criticare le auto elettriche in generale e dire che non
reggono il freddo è come dire che le auto a carburante sono un fallimento
perché si è gelata la pompa di una stazione di servizio.

Detto questo, è vero che le auto elettriche subiscono un calo di prestazioni
(autonomia e capacità e velocità di carica) quando le temperature sono molto basse,
perché la batteria lavora bene e può essere ricaricata rapidamente solo se viene
mantenuta entro una specifica gamma di temperature. Molti costruttori
incorporano nelle proprie auto sistemi di preriscaldamento della batteria
proprio per gestire questo requisito.

Fa freddo in questi giorni anche al Maniero Digitale, e quindi il sistema di preriscaldamento della mia Tesla interviene automaticamente per portare la batteria a una temperatura ottimale per la ricarica. Le 11 ore di tempo di ricarica sono un valore temporaneo dovuto appunto alla batteria fredda; dopo che la batteria si è scaldata, la carica è durata molto meno di 11 ore.

Ma questo preriscaldamento usa la corrente della batteria stessa, per cui se
l’auto è quasi completamente scarica e arriva il freddo improvviso, può non
esserci carica sufficiente a preriscaldarla e quindi i sistemi di protezione
della batteria impediscono la ricarica rapida, perché se venisse fatta a
freddo danneggerebbe la batteria. 

La soluzione è semplicemente
non lasciare che l’auto si scarichi così tanto. Un po’ come la
soluzione per non restare a secco con un’auto a carburante è andare a fare
rifornimento prima che il serbatoio sia vuoto. Non sembra un concetto
difficile, ma a quanto pare molti faticano a capirlo.

Purtroppo molti utenti usano le stazioni di ricarica rapida come se fossero
dei distributori di carburante, invece di caricare comodamente e lentamente a
casa, senza stressare la batteria, cosa che avrebbe risolto il problema che si sta verificando a Chicago.

Se si può caricare a casa, l’auto elettrica
offre oltretutto l’enorme vantaggio di poter scaldare l’abitacolo e sgelare i
finestrini standosene comodamente al calduccio: non avendo gas di scarico,
l’auto elettrica può essere accesa a distanza, tramite l’app, mentre è in
garage, e può essere preriscaldata e sbrinata. Lo faccio spesso, ed è
meravigliosamente comodo.

Fra l’altro, i dati indicano che un’auto tradizionale ha problemi col freddo
molto più spesso di quanti ne abbia un’elettrica
. A parte la questione delle auto diesel, che con il freddo intenso non partono proprio se non sono state rifornite con carburante adatto alle basse temperature, va notato che in Norvegia, dove quasi un
quarto (il 23%) di tutte le auto è elettrico e in questi giorni fa freddo come
a Chicago, la società di soccorso stradale Viking segnala
che su 34.000 richieste di assistenza pervenute nei primi nove giorni del
2024, l’87% ha riguardato l’avviamento di auto a carburante e solo il 13% ha
riguardato auto elettriche. In sintesi,
le auto a carburante hanno il doppio di problemi di avviamento per il
freddo rispetto a quelle elettriche

(TV2). Va detto che il parco auto elettrico è mediamente più recente di quello
tradizionale, e anche questo probabilmente contribuisce alla situazione.

 

Fonte aggiuntiva:
Electrek.

Stasera alle 19 diretta streaming con Tesla Owners Italia

Stasera alle 19 diretta streaming con Tesla Owners Italia

Oggi alle 19 sarò in diretta streaming su YouTube con Tesla Owners Italia per parlare di auto elettriche, viste le ultime notizie di cronaca sugli incendi di questi veicoli, sul “richiamo” di due milioni di Tesla, sulla produzione delle batterie che emette più CO2 di un’auto termica e sull’aumento dei consumi di carbone che sarebbe legato alle auto elettriche. Parleremo insomma della malinformazione e le fake news in circolazione sul tema, e ci sarà spazio per parlare delle conclusioni della COP28 con chi ha vissuto dal vivo a Dubai le fasi finali della conferenza: Domenico Vito di Climate Reality Project. Si parlerà anche del Cybertruck e del mercato delle auto elettriche con Carlo Bellati di Automoto.it, e parteciperanno anche Daniele Invernizzi e Pierpaolo Zampini. La diretta sarà coordinata da Luca De Bo.

Mobilità sostenibile: Halfbike, la mezza bici ultracompatta

Mobilità sostenibile: Halfbike, la mezza bici ultracompatta

Ieri mentre giravo per Lugano ho visto passare una persona a bordo di un
veicolo stranissimo, un incrocio tra una bicicletta e uno skateboard, che si
muoveva pedalando in piedi, veloce ed elegante. Non ho potuto fermarla, ma
cercando in Google ho scoperto che si tratta di una
Halfbike, letteralmente una “mezza
bicicletta”, che ha i pedali e la ruota anteriore come una bici ma dietro ha
un carrello doppio simile a quello di uno skateboard e si sterza inclinando il
corpo come uno skateboard.

Le ruote grandi permettono di circolare anche su superfici sconnesse, a differenza dei comuni monopattini; il cambio a 4 marce agevola anche le salite (tutte le specifiche tecniche sono qui). Esiste da vari anni ed è fabbricato in Europa, specificamente in Bulgaria.
Costa circa 600 euro, che non sono pochi per un veicolo non elettrico, ma si
tratta di una soluzione originale, elegante ed estremamente compatta (è ripiegabile) e
leggera (9 kg). Come (ex)skater, mi intriga moltissimo. Sarebbe un veicolo
perfetto da tenere a bordo di un’auto elettrica, per i casi in cui la
colonnina di ricarica è un po’ lontana dal posto che si vuole raggiungere, o per un pendolare che lascia l’auto a un parcheggio periferico lontano dal luogo di lavoro.

Non essendo elettrico, ha meno restrizioni di circolazione, soprattutto qui in
Svizzera. In Canton Ticino, per esempio, le
regole
limitano molto l’uso dei monopattini elettrici, che non possono circolare sui
marciapiedi ma devono usare le piste ciclabili o la strada normale (con tutti
i pericoli che ne derivano in quest’ultimo caso). Non so se una Halfbike viene
considerata bicicletta o monopattino: se è una bici, può usare la strada, le
piste ciclabili e le strade pedonali; se è un monopattino, può usare i
marciapiedi, le piste ciclabili e le strade pedonali ma non le strade
regolari.

Ho prenotato un test drive: vi racconterò com’è la Halfbike.

2023/12/18.  Halfbike mi ha risposto dicendo che il punto di prova più vicino è a Milano; troppo lontano per la mia disponibilità di tempo. Però un amico mi ha detto che l’ha ordinata per Natale e che la porterà alla Sci-Fi Universe per farmela provare. Divertimento assicurato!

Ci vediamo a “Tesla Revolution” a Verona il 12 marzo?

Ci vediamo a “Tesla Revolution” a Verona il 12 marzo?

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2016/04/19 21:00.

Il 12 marzo si terrà a Verona l’incontro Tesla Revolution: una giornata di relazioni e discussioni sul futuro e sul presente delle automobili elettriche Tesla (ma non solo), con esperti del settore e con proprietari di queste auto, per conoscerle meglio e smontare miti positivi e negativi. Sarà il primo raduno italiano di proprietari Tesla e si terrà al Crowne Plaza Verona, dove c’è un punto di ricarica rapida Supercharger.

Come noterete dal programma della manifestazione, insieme ai notevoli relatori ci sono anch’io, su invito di Redder, uno degli sponsor di Tesla Revolution. Non essendo un esperto di autotrazione elettrica o proprietario di Tesla (non ancora, perlomeno), che c’entro io? Semplice: nel mio intervento, dalle 10:40, userò gli strumenti tecnici del debunking per cercare di capire se Elon Musk, boss di Tesla, è, come recita il titolo, “visionario illuminato o folle ottimista”.

Tutti i posti disponibili per le conferenze e i dibattiti sono stati già prenotati, ma se siete da quelle parti e volete vedere un numero decisamente anomalo di Tesla, fatevi trovare in zona.

2016/04/19 21:00. È stato pubblicato il video del mio intervento.

Ci vediamo domani a Trento per parlar di bufale?

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi (Paypal/ricarica Vodafone/wishlist Amazon) per incoraggiarmi a scrivere ancora. Ultimo aggiornamento: 2017/08/23 11:45.

Domani sera (22 agosto) alle 21:30 sarò al teatro Sanbapolis, in via della Malpensada 88 a Trento, per una conferenza-spettacolo sulle bufale e sulle leggende metropolitane: racconterò casi concreti, meccanismi di produzione e tecniche alla portata di tutti per distinguere fra fatti e bufale nei media moderni. La serata è a ingresso libero; fa parte della settimana di orientamento alla scelta universitaria dell’Università di Trento in collaborazione con quelle di Bolzano, ma è aperta a tutti.

2017/08/22. Ho colto l’occasione per simulare cosa sarebbe successo se avessi dovuto fare questo viaggio con un’auto elettrica (Tesla o Opel Ampera-e): sarei partito da casa col “pieno”, quindi con almeno 350 km di autonomia autostradale, e sarei arrivato a destinazione senza ricaricare e quindi senza alcun aggravio di durata del viaggio. Per prudenza, comunque, avrei potuto rabboccare con una breve pausa di ristoro presso il punto di ricarica di Affi (255 km da casa a Lugano, verificati), trovato tramite le mappe di Lemnet, che offre sia il Supercharger (riservato, come tutti i Supercharger, alle auto Tesla) sia una colonnina da 50 kW accessibile a qualsiasi auto elettrica e a carica gratuita senza tessere o altro (perlomeno secondo i dati di Lemnet; non ho potuto metterla alla prova). Poi avrei percorso i restanti 71 km fino a Trento (dove comunque ci sono sia punti di ricarica Tesla, sia punti di ricarica universali). Il viaggio di ritorno sarebbe stato identico, e una volta a casa avrei messo l’auto sotto carica in garage. Fattibile senza problemi, insomma. E senza gas di scarico.

Un post condiviso da Paolo Attivissimo (@disinformatico) in data:

2017/08/25. Sono usciti un articolo di giornale e un commento su FBK Magazine.

(AGG 2023/01/21) Le Tesla fabbricate adesso sono già predisposte per la guida totalmente autonoma: video impressionante. Ma falso

(AGG 2023/01/21) Le Tesla fabbricate adesso sono già predisposte per la guida totalmente autonoma: video impressionante. Ma falso

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incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un
microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2023/01/21.

Stanotte (ora italiana) Elon Musk ha annunciato a sorpresa, con un
post su Tesla.com
e una
conferenza stampa telefonica (ora rimossa), il nuovo hardware che viene già ora installato a bordo di
tutte le auto Tesla che lasciano la catena di montaggio e che verrà installato
anche sulle future Model 3 (come quella che ho
prenotato ad aprile scorso):

  • otto telecamere con copertura su 360 gradi, sia grandangolari sia a
    teleobiettivo (disposte e nascoste
    in questo modo);
  • un radar frontale con elaborazione migliorata,
    “in grado di penetrare pioggia intensa, nebbia e polvere e persino
    guardare oltre l’auto che sta davanti”

    (è già successo, salvando un conducente);
  • dodici sensori a ultrasuoni migliorati (fino a 8 metri di portata);
  • un computer di bordo molto più potente, basato su GPU Nvidia;
  • software riscritto per tenere conto delle nuove risorse hardware.

Questa nuova dotazione hardware e software consentirà, dice Musk, di saltare la
fase di miglioria iniziata con l’Autopilot 2.0 (il software di guida
assistita, non autonoma), che avrebbe portato le Tesla prodotte fin qui
al Livello 3 o 4 di autonomia secondo i
criteri SAE, e di offrire direttamente la guida totalmente autonoma (Livello 5): il
“conducente” non dovrà fare altro che impostare la destinazione desiderata.

Contemporaneamente Tesla ha pubblicato il video qui sotto, girato nei dintorni
di Palo Alto e nel parcheggio della casa automobilistica (secondo le
deduzioni di Electrek). Attenzione: è accelerato rispetto alla realtà. Presumo che sia stato girato
in condizioni particolarmente favorevoli, che non corrispondono nemmeno
lontanamente alla realtà di una congestionata città europea, ma vi sfido a
guardarlo senza angosciarvi a ogni incrocio e senza restare a bocca aperta
quando il “conducente”
scende dall’auto e l’auto va da sola a cercarsi un parcheggio (saltando,
fra l’altro, il parcheggio per disabili perché, dice Musk,
ha letto il cartello stradale). Cose già viste in tanti prototipi di altre case automobilistiche, ma qui si
parla di fornirle in un’automobile di serie.

La guida autonoma mostrata nel video non sarà disponibile da subito sulle Tesla
predisposte: per ora viene solo installato l’hardware adatto a consentirla. Il
software, dice Tesla, verrà aggiornato man mano che la flotta di auto acquisisce
esperienza di guida in condizioni reali.

2023/01/21: Sette anni dopo la pubblicazione di questo video,
è emerso che si trattava di una messinscena. E infatti, a sette anni di distanza, la guida autonoma mostrata in questo video non è ancora pubblicamente disponibile. I dettagli sono in
questo mio articolo.

The Register
nota che
l’annuncio
precisa che l’attuale Autopilot (sistema di guida assistita usato fin qui)
non sarà abilitato nelle nuove Tesla: anzi, inizialmente queste
nuove auto non avranno neanche la frenata automatica d’emergenza,
l’allarme di collisione, il mantenimento di corsia e il
cruise control attivo (almeno fino a dicembre 2016, secondo
il sito di Tesla). Le “vecchie” Tesla già circolanti, invece, continueranno ad avere
l’attuale Autopilot (se i proprietari lo hanno acquistato e lo
abilitano).

Le nuove Tesla Model S e X, in altre parole, saranno all’inizio
inferiori a quelle oggi circolanti, ma le funzioni di sicurezza
attiva (per esempio manovre anticollisione e frenata d’emergenza) verranno
attivate in seguito, intorno a dicembre 2016 tramite aggiornamenti
software distribuiti tramite la rete cellulare.

Chi acquista oggi una Tesla ha come opzione un
Enhanced Autopilot (guida assistita, con adattamento della
velocità al traffico circostante, mantenimento di corsia, gestione degli
svincoli e delle uscite autostradali, cambio di corsia e parcheggio
automatico), che in Italia costa 5700 euro (6800 se attivato dopo la
consegna) e una Full Self-Driving Capability (guida
autonoma), che costa altri 3400 euro (4500 post-consegna)
in aggiunta al costo dell’Enhanced Autopilot.

La differenza fra una Model S o X elettrica “manuale”, con le funzioni
basilari di assistenza alla guida, e la stessa auto in versione pienamente
autonoma ammonta insomma a ben 9100 euro nel migliore dei casi. Una cifra
non trascurabile, anche se le Model S e X sono auto di lusso da 80.000
euro e passa. Sarà interessante scoprire il costo di quest’opzione sulla
Model 3, ben più economica (da 35.000 dollari in su).

Va detto, inoltre, che Tesla
sottolinea
che le funzioni di guida autonoma
“dipendono da una validazione estesa del software e dell’approvazione
normativa”

e che
“non è possibile sapere esattamente quando ciascun elemento di queste
funzioni verrà reso disponibile”
.

Entro la fine dell’anno prossimo, dice il
Wall Street Journal, Tesla intende dimostrare un viaggio totalmente autonomo da costa a
costa negli Stati Uniti (da Los Angeles a New York). Affascinante.

L’altro aspetto interessante dell’annuncio di oggi è che
specifica
che
“usare una Tesla a guida autonoma per condividere l’auto e per
trasportare amici e familiari va benissimo, ma farlo a scopo di lucro
sarà permesso solo sul Tesla Network, di cui verranno resi noti i
dettagli l’anno prossimo”
.  Tesla, insomma, sta già pensando a un futuro nel quale le
automobili autonome saranno usabili come fonte di reddito: invece di
restare ferma in garage a svalutarsi, l’auto potrà essere usata da altri
come taxi, a pagamento, quando non ne abbiamo bisogno, come descritto da
Elon Musk nel suo
Master Plan Part Deux. E Tesla vuole detenere il monopolio nell’uso commerciale delle proprie
auto in modalità autonoma.

Chiarisco alcuni dubbi che stanno emergendo dai commenti e propongo alcune
riflessioni:

  • le Tesla hanno un’app che permette di localizzarle e (nella futura
    versione mostrata qui sopra) chiamarle a distanza dal loro parcheggio fino
    a dove si trova il proprietario. Non so cosa succeda in caso di parcheggio
    in zona non servita dalla rete cellulare (per esempio un parcheggio
    sotterraneo). Verranno installati ripetitori cellulari ovunque?
  • Se non trova parcheggio, in teoria l’auto può allontanarsi fino a
    trovarne uno oppure continuare a orbitare. Potrebbe anche andare a un
    punto di ricarica a induzione (senza contatto), per esempio, e
    ricaricarsi.
  • Il software dovrà essere in grado di gestire i codici della strada
    differenti dei vari paesi e stati e i loro aggiornamenti. E le Tre Leggi
    della Robotica 🙂
  • La segnaletica stradale dovrà essere mantenuta con estrema attenzione e
    studiata per evitare ambiguità. Come si comporterà un’auto autonoma in
    caso di segnaletica orizzontale temporanea per lavori in corso?
  • Sì, ci sono degli ostacoli legislativi enormi sulla responsabilità in
    caso di incidente.
  • Ha molto senso introdurre hardware e software per la guida autonoma
    prima che il legislatore abbia creato il quadro normativo: infatti le
    nuove Tesla opereranno in “shadow mode”, ossia osserveranno la
    guida dei conducenti nelle condizioni più disparate (non solo nelle
    situazioni ideali da video promozionale) e ne estrarranno dati di
    esperienza indispensabili per convincere l’opinione pubblica e il
    legislatore che un’auto autonoma non è più pericolosa di un essere umano
    alla guida (e probabilmente è meno pericolosa della maggior parte dei
    guidatori). Serviranno milioni di chilometri per avere dati sufficienti, e
    cominciare adesso consente a Tesla di avere una miniera di dati che gli
    altri costruttori semplicemente non possono avere. Questo è un vantaggio
    competitivo enorme.
  • Per i disabili e gli anziani un’auto a guida totalmente autonoma è una
    rivoluzione di mobilità totale.
  • Se ci saranno le auto autonome, chiamabili quando servono, avrà ancora
    senso essere proprietari di un’auto personale?
  • Sì, nasceranno nuovi servizi basati su questa capacità e le nostre città
    dovranno essere ripensate in funzione di questa nuova opportunità,
    esattamente come fu necessario ripensarle quando arrivarono le automobili
    a sostituire le carrozze dei ricchi (e i tram, i piedi e le biciclette dei
    poveri).
  • Se i tassisti avevano avuto paura di perdere il posto quando è arrivata
    Uber, ora saranno nel panico totale. È ora di trasformarsi, magari in
    proprietari e gestori di una piccola flotta di auto autonome.
  • Vedere un’auto che guida da sola ci fa capire cosa provavano i nostri
    nonni quando furono introdotti gli ascensori con le porte automatiche e
    senza operatore.