Pubblicazione iniziale: 2024/01/18 11:39. Ultimo aggiornamento: 2024/01/20 11:50.
Sta spopolando la “notizia” delle Tesla in panne a Chicago a causa del freddo
intenso di questi giorni, e ovviamente i detrattori della mobilità elettrica non
hanno perso l’occasione di esibire la loro ignoranza e compiacere i loro lettori
invece di informarli correttamente.
Il fenomeno segnalato a Chicago è legato a un malfunzionamento delle
stazioni di ricarica, non alle auto:
lo dicono piuttosto chiaramente
questo servizio di una TV locale e
quest’altro. Lo dice anche ANSA: “In assenza di informazioni da parte di Tesla è logico supporre che si sia trattato delle note conseguenze che il freddo estremo può avere su cavi di ricarica, connettori e altri componenti critici di un Supercharger”. Usare
questa storia per criticare le auto elettriche in generale e dire che non
reggono il freddo è come dire che le auto a carburante sono un fallimento
perché si è gelata la pompa di una stazione di servizio.
Detto questo, è vero che le auto elettriche subiscono un calo di prestazioni
(autonomia e capacità e velocità di carica) quando le temperature sono molto basse,
perché la batteria lavora bene e può essere ricaricata rapidamente solo se viene
mantenuta entro una specifica gamma di temperature. Molti costruttori
incorporano nelle proprie auto sistemi di preriscaldamento della batteria
proprio per gestire questo requisito.
Fa freddo in questi giorni anche al Maniero Digitale, e quindi il sistema di preriscaldamento della mia Tesla interviene automaticamente per portare la batteria a una temperatura ottimale per la ricarica. Le 11 ore di tempo di ricarica sono un valore temporaneo dovuto appunto alla batteria fredda; dopo che la batteria si è scaldata, la carica è durata molto meno di 11 ore.
Ma questo preriscaldamento usa la corrente della batteria stessa, per cui se
l’auto è quasi completamente scarica e arriva il freddo improvviso, può non
esserci carica sufficiente a preriscaldarla e quindi i sistemi di protezione
della batteria impediscono la ricarica rapida, perché se venisse fatta a
freddo danneggerebbe la batteria.
La soluzione è semplicemente
non lasciare che l’auto si scarichi così tanto. Un po’ come la
soluzione per non restare a secco con un’auto a carburante è andare a fare
rifornimento prima che il serbatoio sia vuoto. Non sembra un concetto
difficile, ma a quanto pare molti faticano a capirlo.
Purtroppo molti utenti usano le stazioni di ricarica rapida come se fossero
dei distributori di carburante, invece di caricare comodamente e lentamente a
casa, senza stressare la batteria, cosa che avrebbe risolto il problema che si sta verificando a Chicago.
Se si può caricare a casa, l’auto elettrica
offre oltretutto l’enorme vantaggio di poter scaldare l’abitacolo e sgelare i
finestrini standosene comodamente al calduccio: non avendo gas di scarico,
l’auto elettrica può essere accesa a distanza, tramite l’app, mentre è in
garage, e può essere preriscaldata e sbrinata. Lo faccio spesso, ed è
meravigliosamente comodo.
Fra l’altro, i dati indicano che un’auto tradizionale ha problemi col freddo
molto più spesso di quanti ne abbia un’elettrica. A parte la questione delle auto diesel, che con il freddo intenso non partono proprio se non sono state rifornite con carburante adatto alle basse temperature, va notato che in Norvegia, dove quasi un
quarto (il 23%) di tutte le auto è elettrico e in questi giorni fa freddo come
a Chicago, la società di soccorso stradale Viking segnala
che su 34.000 richieste di assistenza pervenute nei primi nove giorni del
2024, l’87% ha riguardato l’avviamento di auto a carburante e solo il 13% ha
riguardato auto elettriche. In sintesi,
le auto a carburante hanno il doppio di problemi di avviamento per il
freddo rispetto a quelle elettriche
(TV2). Va detto che il parco auto elettrico è mediamente più recente di quello
tradizionale, e anche questo probabilmente contribuisce alla situazione.
Fonte aggiuntiva:
Electrek.