Questa è una delle frasi più appaganti da sentire alla fine di una serata come quella di Grumolo delle Abbadesse, organizzate dal Cicap Veneto a febbraio, che ha abbinato una cena e una conferenza sulle missioni lunari e sulle tesi di complotto che le riguardano. Me l’ha detta una signora, lontano dalle telecamere, stupita e contenta di aver scoperto l’esistenza di un’enorme quantità di bellissime foto e di filmati e documenti che descrivono in dettaglio l’epopea della corsa alla Luna.
Avendo visto solo le solite foto presentate dai media e i soliti spezzoni sbiaditi mostrati in TV, non sapeva che c’era tutto quell’universo di immagini che ho presentato sommariamente nella serata. Non sapeva, per esempio, che ingrandendo la famosa foto di Aldrin sulla Luna e filtrando il colore dorato della visiera, come mostrato qui accanto, nel riflesso si scorge un puntino azzurro: la Terra.
È per persone come questa che si fa debunking: per contagiarle con il piacere della scoperta e della conoscenza e l’entusiasmo per una delle più memorabili dimostrazioni di cosa può fare l’umanità quando smette di farsi la guerra addosso.
Grazie al Cicap Veneto posso presentarvi i video della serata: li trovate su Complottilunari.info.
Il 10 maggio scorso sono stato ospitato a Fermo, nella magnifica Sala dei Ritratti, dal FermoLUG per una conferenza sulle bufale e i falsi miti in Rete. Questo è il video della conferenza, gentilmente messo a disposizione da Marco Alici. Buona visione.
Un paio di settimane fa sono stato invitato da Ivan Grieco e Umberto Bertonelli a una chat su YouTube decisamente
a ruota libera su una varietà di argomenti, dall’energia nucleare
all’intelligenza artificiale a 2001 Odissea nello spazio. Se vi
interessa, è incorporata qui sotto.
Oggi mi è arrivata questa simpatica mail da Youtube.
Hi Paolo Attivissimo,
During a recent review, our team of policy specialists carefully looked over the videos you’ve uploaded to your channel Paolo Attivissimo. We found that a significant portion of your channel is not in line with our YouTube Partner Program policies. As of today, your channel is not eligible to monetize and you will not have access to monetization tools and features. Please go to your monetization page to read more about the specific policy our specialists flagged.
We know this is tough news, and sometimes we have to make difficult decisions. We have a responsibility to ensure our community is safe for creators, viewers and advertisers. At the same time, we understand that you may have unintentionally made mistakes. That’s why you’ll be able to reapply for the YouTube Partner Program in 30 days. This 30-day time period allows you to make changes to your channel to make sure it’s in line with our policies.
Ho cliccato sull’apposito link per sapere quale “specific policy” avrei violato secondo i “policy specialist” di Youtube, e ho ottenuto questa risposta ancora più simpatica: sarei colpevole di “Riutilizzo di contenuti altrui senza valore didattico aggiunto o commenti originali significativi.”
Cliccando sulle “ulteriori informazioni” non mi viene detto quali video sarebbero “senza valore didattico aggiunto o commenti originali significativi”.
Avevo attivato la monetizzazione per vedere il funzionamento. Questi sono i risultati per i quali dovrei, secondo Youtube, rivedere i miei video per capire dove “posso aver commesso errori non intenzionalmente”.
In sei mesi, ben sei dollari e spicci. Certo, Youtube, perdonami, cambierò per te.
Con questa ennesima trovata la mia pazienza è finita: non è la prima volta che Youtube mi causa problemi e perdite di tempo. I suoi controlli sul copyright sono diventati vessatori e ridicoli (specialmente con il mio documentario Moonscape, che è stato bersagliatoripetutamente) e i suoi commenti sono una cloaca di complottisti, odiatori e imbecilli. Per cui lascio su Youtube quello che ho già pubblicato, in modo da non rovinare le pagine che hanno linkato o incorporato i miei video, ma non pubblicherò più nulla e bloccherò i commenti ai video che ho pubblicato.
Se siete Youtuber o aspiranti Youtuber, valutate bene se vale la pena di investire così tanto tempo in questa macchina tritacarne senza volto.
Se dovrò pubblicare qualcosa in video, lo troverete su Vimeo. Che pago di tasca mia, ma che non mi rompe l’anima, non mi fa perdere tempo e non infligge pubblicità a chi guarda i miei video.
—-
2023/09/12. Mi ero dimenticato di questa mia promessa di non pubblicare proprio più nulla su YouTube. I commenti li ho effettivamente bloccati, ma qualche piccolo video l’ho pubblicato alla spiccia. Scusate l’incoerenza: ero troppo incazzato.
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Una delle critiche tecniche più frequenti all’ufologia è che se davvero ci
fosse qualche veicolo extraterrestre che vola nei nostri cieli dovremmo averne
immagini in abbondanza e di altissima qualità, visto che ormai tutti giriamo
costantemente con una fotocamera e telecamera digitale in tasca: il
telefonino. Ci sono anche telecamere di sorveglianza ovunque, che registrano
costantemente e spesso inquadrano anche il cielo. E ci sono le telecamere
ipersensibili degli astronomi e astrofili, che registrano il cielo notturno
per documentare le meteore. Ma di foto davvero nitide di veicoli
inequivocabilmente extraterrestri non se ne vedono.
In compenso, negli ultimi anni sono aumentati fortemente i video che mostrano
oggetti indistinti muoversi in cielo in modi assolutamente impossibili per
qualunque veicolo terrestre, con oscillazioni e variazioni di traiettoria
fortissime. La cosa più sorprendente è che questi video spesso provengono da
persone in buona fede e non sono il frutto di manipolazioni digitali
intenzionali.
Prima di concludere che si tratta di prove inconfutabili di veicoli anomali,
bisogna però tenere conto del fatto che ormai quasi tutti i telefonini sono
dotati di sistemi di stabilizzazione digitale dell’immagine. Questi sistemi
funzionano molto bene in condizioni normali, correggendo il naturale tremito
della mano del fotografo. Ma quando devono gestire situazioni insolite creano
degli artefatti digitali estremamente ingannevoli.
Nel video qui sopra, l’oggetto che si muove in modo così folle nel cielo a
1:44 è in realtà semplicemente un aereo da turismo che sta volando in linea
retta. Lo sappiamo perché l’autore del video, Mick West di Metabunk.org, lo ha fotografato contemporaneamente anche con una fotocamera digitale
dotata di un teleobiettivo molto potente che ne ha immortalato la forma in
dettaglio.
Ma la ripresa video fatta con il telefonino è alterata direttamente dal
telefonino stesso, senza nessun intervento dell’utente: lo stabilizzatore
cerca di tenere fermo l’albero in primo piano e quindi “sposta” l’aereo. Più
specificamente, il tremito della mano che tiene il telefonino altera la parallasse fra albero e aereo e lo stabilizzatore “ritaglia”
l’inquadratura in modo da prenderne soltanto la porzione centrale, nascondendo
i bordi che rivelerebbero la stabilizzazione. L’illusione, per chi non conosce
il funzionamento degli stabilizzatori digitali, è perfetta.
Qui sotto vedete un esempio di stabilizzazione nella quale i bordi non sono stati ritagliati e quindi la correzione dell’inquadratura è
chiaramente percepibile. Immaginate di prendere soltanto la porzione centrale
di questo stesso video, tagliando tutto il resto, e otterrete quello che fa
normalmente uno stabilizzatore da telefonino.
Un altro inganno visivo delle fotocamere integrate negli smartphone è lo zoom
digitale, che ingrandisce l’immagine ma perde dettagli importanti. Per
esempio, un aereo ripreso da lontano sembra spesso un sigaro senza ali perché
le ali sono scure (da terra ne vediamo il ventre che è in ombra) mentre la
fusoliera è fortemente illuminata dal sole. Se fotografiamo con una fotocamera
tradizionale, le ali risultano visibili ma molto tenui; se fotografiamo con
uno smartphone, lo zoom digitale elabora l’immagine perdendo i dettagli che
non ha visto, come appunto le ali.
L’immagine qui sotto, tratta sempre dal video di West, mostra un aereo di
linea fotografato dallo stesso punto usando una fotocamera normale (sopra) e
lo zoom digitale di uno smartphone.
Si arriva così al paradosso delle fotocamere digitali che creano artefatti che vengono scambiati per avvistamenti ufologici.
Maledetti siano i formati proprietari e le aziende che li usano. Ieri sera ho scoperto che alcuni video in formato AVI dell’album foto/video digitale di famiglia sono illeggibili. Io registro sempre foto e video in formati standard aperti, ma questi video mi erano arrivati da un conoscente nel 2002. Un’eternità fa, in informatica.
All’epoca erano leggibili, ne sono certo. Ma ora persino VLC, veneratissimo grimaldello tuttofare per i video, si arrende sconsolato, blaterando qualcosa di un “formato MWV1” che non è in grado di decodificare. Ho disseppellito il laptop Windows e provato con il player video Microsoft di Windows 10. Niente da fare. Ho recuperato un vecchio Windows Media Player. Peggio che andar di notte.
Una ricerca in Google mi ha permesso di scoprire che MWV1 è la sigla del codec Aware MotionWavelet, usato dalla Aware Inc, la cui pagina di supporto (secondo l’enciclopedia dei codec AVI di Jim McGowan) è defunta e recuperabile solo tramite Archive.org. I codec non sono più distribuiti dalla Aware, per quel che ho visto.
Mi tocca andare su un sito russo a scaricarne una copia, ehm, presa in prestito. Scaricare e installare software da siti del genere non è mai salutare, ma tanto il laptop è sacrificabile e ben isolato dal resto della rete del Maniero. Così l’ho scaricato e installato. I video ora funzionano, ma non con VLC, non con il player di Windows 10: solo con il vecchio Windows Media Player.
Stavolta è andata bene, ma per quanti anni ancora sarà possibile fare questo accrocchio per poter vedere quei video? Sarà il caso di convertirli a un formato meno obsoleto. Il problema è trovare un programma di conversione che funzioni.
Alla fine ho trovato un workaround che potrebbe essere utile ad altri che si trovano nelle mie stesse condizioni e che quindi segnalo qui: Xbox. No, non sto scherzando. In Windows 10 c’è l’app Xbox Game Bar, che è uno screen recorder che consente di registrare il contenuto di una finestra insieme all’audio corrispondente. È pensato per registrare le sessioni di gioco, ma funziona egregiamente con qualunque altra applicazione, compreso Windows Media Player. Si invoca digitando il tasto Windows insieme alla G; si può anche avviare direttamente la registrazione usando Windows-Alt-R. Salva in formato MP4.
Ho quindi convertito i video senza problemi (a parte la perdita di tempo di cercare la soluzione, valutare e scartare app di conversione e riprodurre tutti i file). La qualità di una cattura dallo schermo non sarà sublime, ma nel mio caso si tratta comunque di video a bassissima risoluzione, ai quali tengo per motivi sentimentali e non tecnologici. Ora sto andando a caccia di altri video obsolescenti negli archivi del Maniero.
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L’altroieri ho tenuto una conferenza online per ATTE (Associazione Ticinese Terza Età) dedicata all’ormai imminente app svizzera di aiuto alla gestione della pandemia da nuovo coronavirus. Con il permesso dell’associazione pubblico qui il video. Per tutti gli approfondimenti tecnici e le fonti di riferimento, ho preparato questo articolo. Buona visione.
Un articolo su Medium getta luce sui guadagni effettivi degli youtuber, che seguono regole e criteri piuttosto misteriosi.
La youtuber Shelby Church, che lavora in questo modo da oltre dieci anni, spiega nell’articolo che ha vari video che hanno oltre un milione di visualizzazioni, ma non tutti le vengono pagati da Youtube allo stesso modo. Per esempio, un suo video visto quasi quattro milioni di volte le ha fruttato circa 1300 dollari, ma un altro suo video visto solo 700.000 volte ha guadagnato di più.
Questa variabilità è molto estrema: tre milioni di visualizzazioni possono fruttare dai 6.000 ai 15.000 dollari, ma le è capitato di guadagnarne anche 40.000 con due milioni di visualizzazioni.
Le ragioni di questa variabilità sono importanti per chiunque stia pensando di fare carriera come youtuber. Prima di tutto, il guadagno dipende dal paese in cui risiedono gli spettatori. Church nota che gli spettatori in India fruttano 1,16 dollari per migliaio, mentre quelli americani generano incassi quasi quattro volte maggiori (4,08 dollari per migliaio). Altri paesi ad alto rendimento sono il Canada, la Germania e il Regno Unito.
Anche la durata del video ha la sua importanza: se dura più di dieci minuti, può contenere due pubblicità invece di una e quindi in genere frutta il doppio.
Occorre tenere presente, inoltre, che Youtube si trattiene il 45% di quei dollari per migliaio, per cui fate bene i vostri conti.
In ogni caso, Shelby Church rileva che a lei un milione di visualizzazioni produce un incasso medio che oscilla fra i 2000 e i 5000 dollari. Scegliete quindi bene gli argomenti, la durata e la lingua nella quale realizzate i vostri video, se avete ambizioni di farne una fonte di guadagno, e tenete presente che molti youtuber guadagnano dalle sponsorizzazioni o dall’indotto più che dalla monetizzazione diretta dei propri video.
A ottobre scorso ho avuto il piacere di tenere all’Ideatorio di Cadro una conferenza sul complottismo intorno alle missioni lunari, come spunto per parlare di queste avventure rimaste ancora ineguagliate dopo cinquant’anni. Il video è ora disponibile, per cui se vi interessa o se semplicemente volete rivedere qualcosa dai tempi in cui ci si poteva ancora incontrare in gruppo faccia a faccia, buona visione!
Questa è la prima parte di una mia intervista via Skype su “Misteri Channel” a proposito delle tesi di complotto intorno agli allunaggi.
E questa è la seconda parte:
Premetto subito che non leggo i commenti su Youtube e non ho intenzione di farlo. Ricordo inoltre che chiunque volesse approfondire l’argomento e reperire date, dati e fonti può partire dal mio libro gratuito che fornisce tutte le informazioni da sapere prima di farsi un’opinione.
Qualunque commento polemico o a favore delle tesi di complotto inviato a questo blog verrà cestinato. Sono a disposizione dei dubbiosi, ma non ho tempo da perdere con gli incompetenti, gli ingenui e gli imbecilli.
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