Vai al contenuto
Scie chimiche: aria fritta con contorno di bufala e grana

Scie chimiche: aria fritta con contorno di bufala e grana

Image Credit: “jpupe”.

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Il podcast
della puntata n. 17 del Disinformatico che tratta quest’argomento è
disponibile temporaneamente presso il
sito della RSI.

Per chi ha fretta

Tutte le presunte prove dei sostenitori delle “scie chimiche” sono smentite
dai piloti di linea, dai meteorologi e dai controllori di volo italiani e
stranieri. Non c’è nessuna persona esperta in materia che sostenga
l’esistenza delle “scie chimiche”. Trovate tutti i dettagli e le spiegazioni
presso
La bufala delle “scie chimiche”, presso
MD80.it
e presso
Meteoromagna. Se neanche questo vi basta e pensate che tutta questa gente sia corrotta
e perfettamente omertosa, soffrite di ottusità terminale ed è inutile che
leggiate oltre.

A proposito di ottusità: alcuni commenti dei sostenitori delle scie
chimiche, in fondo all’articolo, sono scurrili e volgari. Altri ricorrono
addirittura all’impostura, spacciandosi per professori universitari. Li
lascio lo stesso in parte, come testimonianza della frequente inciviltà e
pochezza di chi è ossessionato dai complotti di ogni genere.

Una premessa: mi occupo di questo tema con riluttanza e a titolo preventivo. È
chiaro a chiunque abbia un minimo di sale in zucca e di competenza scientifica
che si tratta di una bufala paranoica. Tuttavia se ne parla sempre di più
(anche Repubblica
tocca
l’argomento), si fanno interrogazioni presso i governi, il tam-tam della Rete
comincia ad animarsi, ed è quindi il caso di arginare sul nascere
quest’ennesima follia complottista per evitare che si diffonda ulteriormente e
crei un altro business di libri e DVD da rifilare ai creduloni.

Lo so, parlando di un’ipotesi di complotto si finisce inevitabilmente per
pubblicizzarla e in un certo senso conferirle dignità, ma l’esperienza insegna
che è inutile ignorare queste fantasie sperando che spariscano da sole nel
dimenticatoio. Non è successo per la teoria dei falsi sbarchi sulla Luna; non
è successo per l’11 settembre. Per cui eccomi qui.

Da diverso tempo circola su Internet la teoria delle cosiddette
scie chimiche (in inglese chemtrails). Secondo questa teoria,
alcune delle scie lasciate in cielo dagli aerei sarebbero differenti da quelle
normali. Quelle normali sono sostanzialmente composte da goccioline d’acqua o
cristali di ghiaccio d’acqua e sono quindi assimilabili alle nuvole (in
particolare ai cirri), mentre le scie chimiche sarebbero (cito da
questa pagina di Sciechimiche.org):

scie di sostanze chimiche nebulizzare [sic] nell’aria tramite sistemi
di irrorazione montati su aereoplani [sic] che non appartengono al
normale traffico aereo. Queste sostanze vengono irrorate a diverse altezze a
seconda degli scopi per cui vengono utilizzati.

E quali sono questi scopi? Secondo le
pagine Web
dei sostenitori della teoria, che chiamerò per brevità sciachimisti (absit iniuria verbis), si va dalle operazioni militari per creare una sorta di gigantesca,
tossica antenna temporanea in cielo a un
“progetto volto a rallentare il preoccupante aumento della temperatura
terrestre”
.

Ma ci sono anche ipotesi ancora più preoccupanti: la cosiddetta
“ipotesi Monsanto”, per esempio.

Vaste aree agricole dopo la comparsa delle scie, sono state letteralmente
bruciate e il terreno reso pressoché sterile…ai normali semi ovviamente, non
a quelli standardizzati per quel tipo di condizioni.

Semi che, ovviamente, verrebbero venduti in esclusiva dalla Monsanto con lauti
profitti.

Se non vi soddisfa questo scenario, potete sempre attribuire alle scie
chimiche effetti ancora più nefasti:

Alcuni sospettano che il governo statunitense, d’accordo con altri governi
coinvolti nel programma, stia autorizzando il rilascio graduale di bio
agenti, allo scopo di vaccinare le popolazioni dall’alto. Questo, potrebbe
talvolta essere la causa di malattie (SARS, AVIARIA) arrecate a qualche
persona ammalata dal vaccino stesso

Un’accusa mica da ridere. E c’è di più. Dice Sciechimiche.org:

si pensi alla strana epidemia di patologie respiratorie che ha colpito da
qualche mese, circa il 40% della popolazione italiana!

Capito? Il freddo, il fumo di sigaretta e l’inquinamento cittadino non
c’entrano nulla. Se vi viene il mal di gola, non è perché avete lasciato a
casa la sciarpetta. È tutta colpa delle scie chimiche.

Ma ancora non basta. Gli sciachimisti sostengono che le scie chimiche
“possano davvero fare parte di un programma atto a ridurre il numero della
popolazione”
. E linkano un
articolo
di una vecchia conoscenza undicisettembrina,
Maurizio Blondet, che descrive un’inquietante proposta di eliminare quattro miliardi di
persone. Perché? Perché i carburanti fossili si stanno per esaurire, e non
bastano per tutti. Per non parlare dei parcheggi in centro.

Ovviamente si tratta di progetti ultrasegreti, dei quali soltanto gli
sciachimisti sono a conoscenza, in ossequio a un’inossidabile tradizione del
complottismo: il complottista è un avanguardista, un orgoglioso e inquieto
depositario di un sapere che gli altri ancora non hanno l’intelligenza di
cogliere, e quindi si sente superiore a noi imbecilli che non sappiamo e che
pensiamo che le scie chimiche siano quelle di chi ha mangiato troppi broccoli
e fagioli.

I sostenitori delle scie chimiche hanno anche identificato il
modus operandi di queste irrorazioni venefiche:

non si tratta né di aerei di linea né commerciali, poiché spesso transitano
in zone in cui il traffico aereo è inesistente e soprattutto ignorano i
limiti di quota e distanza che regolano la sicurezza di volo. Inoltre sono
stati fotografati sia in volo sia in aeroporti, sono spesso
aerei bianchi senza insegne, cisterne dei cieli normalmente usate per
rifornire di carburante i caccia da guerra in quota, ma che a quanto pare
possono essere adibite ad altro scopo.
[fonte]

Non solo: sanno anche esattamente chi c’è dietro:

In altri paesi, come il Canada, molte persone si sono già mobilitate e hanno
scoperto l’implicazione dei militari americani dietro questo progetto.
[fonte]

Notate la certezza con la quale esprimono l’accusa: non dicono che
potrebbero esserci dietro i militari, magari gli americani, ma
dicono chiaro e tondo
“hanno scoperto l’implicazione dei militari americani”. L’accusa è
precisa ed è fornita senza spazio per dubbi o equivoci sull’identità dei
colpevoli.

È a questo punto che scatta il Principio della Talpa Suicida, valido
per tante ipotesi di complotto oltre a questa: se hai davvero scoperto i
terribili segreti di una banda di assassini pronti a tutto e vuoi rivelarli,
forse pubblicarli su Internet con sotto il tuo nome e cognome è un tantinello
incauto.

Gli sciachimisti sono venuti a conoscenza (dicono) di un piano segretissimo
degli americani per inquinare il pianeta e forse far fuori quattro miliardi di
persone. Se gli americani sono disposti a far schiattare oltre metà
dell’umanità, non si faranno certo scrupoli a far fuori senza troppi
complimenti chiunque spifferi i loro piani in un rintracciabilissimo sito Web
o si avvicini anche solo vagamente alla verità, giusto?

E allora come mai gli sciachimisti sono ancora vivi e liberi di parlare?

Origini

Una volta tanto sappiamo abbastanza precisamente da dove nasce questa teoria.
Risale alla metà degli anni Novanta, e fu il giornalista canadese William
Thomas il primo a
descriverla
diffusamente al grande pubblico nel 1997.

Aggiornamento (2007/12): Thomas lo fece dopo aver letto i messaggi
pubblicati su Internet da un certo
Richard Finke, dell’Ohio, a
settembre del 1997. Nel suo primo messaggio a Biowar, una mailing list
dedicata al bioterrorismo, Finke (che dichiara di essere un contabile, non
esperto di biologia o chimica) sosteneva di avere prove che gli aerei
rilasciavano un pesticida, l’etilene dibromuro, immesso appositamente nel
carburante, e che questo faceva parte di un piano per un
“genocidio all’ingrosso”, come
racconta qui
Jay Reynolds nel riassumere le origini del mito. Ringrazio la redazione di
Focus.it per aver fornito suggerimenti
preziosi per reperire quest’origine, descritta nel numero di dicembre 2007
della rivista.

Le idee sciachimiste furono diffuse da alcuni popolarissimi programmi
radiofonici statunitensi, come quello di Art Bell, che è un appassionato di
ufologia, paranormale, piramidologia, misteri e complotti di ogni genere: per
esempio, fu il suo talk show a diffondere la storia di
John Titor, il “viaggiatore nel tempo”. Alcune
fonti indicano
specificamente le puntate del 25 gennaio, 18 febbraio e 17 marzo 1999 (sto
cercando di procurarmele).

Thomas è autore di numerosi libri su ogni sorta di complotti, come si può
vedere nel suo sito,
e afferma di avere varie
prove e testimonianze
della realtà del fenomeno. Anche Finke e il suo socio Larry Wayne Harris,
ispettore di fosse settiche, tentarono di offrire servizi di
“consulenza per la bioguerra difensiva e la sopravvivenza ai disastri”
attraverso una società chiamata LWH Consulting. Lo scopo di lucro era presente
fin dall’inizio, insomma.

Le “prove”

Potreste pensare che se gli sciachimisti fanno in Rete queste affermazioni
agghiaccianti, debbano avere il supporto di prove ineccepibili (e
un’assicurazione sulla vita molto costosa). Ecco il loro vademecum su come
distinguere una scia normale da una scia chimica:

Le scie chimiche assomigliano inizialmente alle normali scie di
condensazione, ma sono molto più spesse, si estendono per tutto il cielo e
spesso vengono tracciate a croce, a reticolo e lungo linee parallele. Invece
di dissiparsi rapidamente, le scie chimiche si espandono e formano “piume” e
“code di cavallo”. Nel giro di mezz’ora o meno, si aprono formando tenui
formazioni che si uniscono a formare un velo bianco sottile o una ‘falsa
nuvola tipo cirro’ che persiste per ore.
[Rense.com]

E, come già detto, vengono rilasciate da misteriosi aerei bianchi senza
insegne. Secondo lo “scopritore” delle scie chimiche, questi aerei sarebbero
anche privi di finestrini, come documentato da fotografie che li ritraggono
all’opera.

Una delle “prove” presentate dai sostenitori delle scie chimiche è data dalle
interrogazioni parlamentari. Se si fa un’interrogazione, vuol dire che il
fenomeno è reale, no? Certo. Chiedetelo al Questore della Camera italiano
Edouard Ballaman, che si fece bidonare fino all’interrogazione
alla Camera dalla
bufala del numero succhiaricarica.

Un’interrogazione parlamentare significa semplicemente che il parlamentare (in
questo caso Piero Ruzzante, come documenta lui stesso
qui e
qui)
crede che esista una determinata situazione. E a volte anche ai
parlamentari capita di prendere una cantonata, specialmente se si appoggiano a
riviste dedicate al complottismo e alla pseudoscienza come
Nexus (citata appunto da Ruzzante). È lo stesso meccanismo alla base di
quest’interrogazione
al Consiglio Regionale della Sardegna (a nome Davoli-Uras-Pisu).

Gli sciachimisti portano anche “prove” di popolazioni che hanno subìto un
improvviso aumento di malattie (almeno così affermano, senza mai fornire
documentazione, come al solito) e di persone che hanno fatto analisi chimiche,
trovando bario e altre sostanze, e dicono che è tutta colpa delle scie
chimiche: ma prima di arrivare a conclusioni così ardite (e se fosse colpa di
qualcos’altro?) bisogna vedere se le scie chimiche effettivamente esistono.

Perché le scie chimiche sono una bufala

Ho già accennato al Principio della Talpa Suicida come prima obiezione
fondamentale alla teoria di complotto. La seconda obiezione, di buon senso
ancor prima che di scienza, è che i cospiratori, chiunque essi dovessero
essere, respirerebbero la stessa nostra aria, per cui non si capisce come
farebbero a proteggere sé stessi e i propri cari contro il nefasto effetto
delle scie chimiche.

La terza obiezione, sempre di buon senso, è che disperdere nell’atmosfera
delle sostanze chimiche generando delle scie “strane” e vistosissime,
che attirano l’attenzione sull’aereo militare in missione mortale, sarebbe il
piano segreto più stupido dell’universo. È come se James Bond andasse in giro
nel covo del supercattivo di turno con addosso la scritta
“Guardatemi! Sono una spia!” e un bersaglio a cerchi concentrici. Come
osserva acutamente un lettore nei commenti qui sotto, se davvero l’unico modo
per fare queste venefiche irrorazioni segrete è usare aerei che producono
delle scie molto visibili, perché non farle di notte?

Passiamo alla scienza. Tutti i comportamenti descritti dagli sciachimisti
rientrano fra quelli che possono avere anche le normali scie di condensazione:
si disperdono più o meno rapidamente a seconda delle condizioni atmosferiche.
Assumono forme differenti a seconda del vento in quota. Si interrompono e
ricominciano quando l’aereo passa da una zona dell’atmosfera a un’altra che ha
condizioni differenti, e questo capita anche a distanze molto modeste perché
l’atmosfera è piena di correnti e quindi è in continuo rimescolio (per questo
gli aerei, durante il volo, ogni tanto sobbalzano). Tutto qui.

La disposizione a X o a griglia deriva semplicemente dal fatto che gli aerei
tendono a seguire direttrici di volo ben precise, dettate dalle norme di
navigazione aerea: è come se ci fossero delle strade nel cielo, con i relativi
svincoli e incroci. Le scie degli aerei non fanno altro che segnare
visivamente quelle direttrici e le loro intersezioni. Basta guardare una carta
nautica.

Chi osserva le scie degli aerei da terra, inoltre, non ha alcuna percezione
delle quote differenti alle quali si formano: scie che apparentemente
s’incrociano o sembrano adiacenti possono essere separate da centinaia o
migliaia di metri. Una scia a quota più alta, essendo più lontana, ha un
aspetto più sottile di una che si forma a quota relativamente più bassa.

Le “prove” fotografiche degli sciachimisti sono piene di effetti di questo
genere. Ne vedete una qui sotto, che su Sciechimiche.org è etichettata come
esempio di scie chimiche conclamate (qui):

Immagine tratta da Sciechimiche.org (link diretto; copia su Archive.org).

Anche una scia intermittente non è da considerare anomala, come invece
sostengono alcuni sciachimisti. Come dicevo, l’atmosfera ha zone calde e
fredde, umide e secche, ed è in continuo rimescolamento. Se un aereo
attraversa una zona in cui si avvicendano condizioni atmosferiche diverse, la
scia di condensazione si forma soltanto dove lo consentono le condizioni
dell’atmosfera.

Ma che dire dei misteriosi “aerei bianchi senza insegne” e senza
finestrini? C’è chi dice di averli visti e persino fotografati. Come ben
spiegato dal ponderoso (e riccamente illustrato)
documento sulle scie chimiche
preparato dagli esperti di MD80.it, sito di riferimento per i professionisti
del volo italiani, qualsiasi aereo ad alta quota, visto da terra, tende ad
assumere una colorazione bianco-azzurrognola per via della diffusione della
luce nell’atmosfera. Esattamente come fanno le montagne innevate viste da
lontano. E le livree degli aerei di linea sono praticamente tutte bianche (“senza insegne”, appunto) nella zona inferiore del velivolo.

L’apparente mancanza di finestrini è spiegata dal fatto che le foto mostrate
dagli sciachimisti sono scattate da grande distanza (l’aereo è a vari
chilometri di quota e raramente sta direttamente sopra il fotografo) con un
teleobiettivo, e l’atmosfera tende ad offuscare i dettagli. Le immagini sono
sfuocate e la loro bassa risoluzione non permette di distinguere un oggetto
piccolo come un finestrino.

Provate ad andare a qualche chilometro da un aeroporto e guardate gli aerei
che atterrano. Ne vedete i finestrini? Appunto. Oltretutto esistono anche gli
aerei commerciali da trasporto, che effettivamente non hanno finestrini.
L’assenza reale o apparente di finestrini, quindi, non prova assolutamente
nulla.

Lo stesso documento di Md80.it spiega anche le segnalazioni di “scie chimiche”
a bassa quota: sono semplicemente i vortici di condensazione (vapore acqueo,
insomma) che si formano sull’aereo in determinate condizioni atmosferiche e
che si possono osservare in molte immagini disponibili in Rete, come
questa e
questa. Non si
tratta di fumogeni di quelli usati per abbellire i voli acrobatici, ma di pura
e semplice condensazione momentanea di vapore acqueo.

Anche le “appendici strane” notate da alcuni sciachimisti sulle ali degli
aerei non hanno nulla di strano: sono semplicemente le carenature degli
attuatori idraulici che muovono i flap. Quelle situate alle estremità delle
ali sono le winglet, alettine sempre più diffuse sugli aerei moderni.

Lo “sfiatatoio” che si vede sulla coda di alcuni aerei, invece, non è lo
scarico dell’irroratore chimico, ma semplicemente l’ugello di scarico del
generatore ausiliario o APU (Auxiliary Power Unit): una piccola turbina
a gas.

Ma allora cosa c’è dietro la mania delle scie chimiche?

È chiaro che la teoria sciachimista è letteralmente campata per aria. Dunque
perché tanto clamore? La gente è davvero così ingenua?

In parte sì. Complice il rimbambimento mediatico di giornali che dedicano la
prima pagina alle lettere di consorti indignate e relativi maritini e di
programmi televisivi stracolmi di niente, l’alfabetizzazione scientifica del
cittadino medio è a livelli patetici, creando un terreno fertilissimo per
qualsiasi teoria che faccia leva sulle paure istintive. Ma non è solo questo.

Bisogna aggiungere il fatto che il mistero si confeziona con poca fatica e
vende molti più giornali della più intrigante delle ricerche scientifiche. Il
complottismo paga, perché permette di vendere
libri, gadget, talismani e DVD, e appaga, perché crea seguaci; si diventa guru. Allora diventa chiaro
perché le cariatidi del complottismo, come
Luogocomune.net, spaziano dall’11 settembre agli sbarchi lunari alle scie chimiche: si
chiama diversificazione del prodotto. E diventa chiaro perché le scie
chimiche persistono. Sono un business.

Faccia a faccia con uno sciachimista / 1

Faccia a faccia con uno sciachimista / 1

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Gli eventi dell’incontro descritti sono reali e sono avvenuti il 28 febbraio 2009 a Barbengo, vicino a Lugano. Questo non è un racconto di fantasia.

Ieri pomeriggio ho intervistato un sostenitore della teoria della cospirazione delle “scie chimiche”, noto in Rete come Vibravito, per conoscere di prima mano psicologia, idee e comportamenti di un credente in un complotto. Avevo già avuto esperienze dirette con i complottisti dell’11 settembre e con quelli lunari: mi mancava uno sciachimista. La mia curiosità, infatti, era vedere se risultava confermato o meno un modello generale del pensiero cospirazionista che progressivamente si sta delineando.

Vorrei dare un resoconto dettagliato, ma la cosa potrebbe richiedere un po’ di tempo. Aggiornerò quindi progressivamente questo articolo.

Preliminari

Riassumo l’antefatto per chi non avesse seguito l’intera vicenda che ha portato all’incontro e che si svolge nell’arco degli oltre 700 commenti a questo mio articolo precedente sulle presunte “scie chimiche”.

Lo sciachimista, Vibravito, mi accusa di essere uno dei “cospiratori infami (o insulsi disinformatori prezzolati)”, di avere un “conto numerato in una banca di Lugano” sul quale gli organizzatori delle irrorazioni fatte con le scie chimiche depositerebbero “laute somme di denaro”, e altre espressioni colorite.

Visto che mi interessa conoscere di persona uno sciachimista in un contesto privato, ossia al di fuori delle situazioni pubbliche come le conferenze, nelle quali non c’è tempo di sedersi a tu per tu e discutere, lo invito a venire da me a ripetermi in faccia queste ed altre accuse che configurano i reati di diffamazione o ingiuria (articoli 594 e 595 del Codice Penale italiano).

Vibravito accetta l’invito e propone luogo, data e ora. Dato che teme che io raduni “compagnia e supporto”, la trattativa avviene via mail privata. Io accetto subito luogo, ora e data proposti da Vibravito; non accetto, invece, quando lui chiede di cambiarli due giorni prima dell’incontro. Ho già pianificato il weekend con la mia famiglia, sono venuto incontro alla proposta di Vibravito senza esitazioni, ma c’è un limite a quanto sono disposto a farmi scombussolare il fine settimana mio e dei miei cari.

Concordiamo che per reciproca garanzia l’incontro verrà registrato da entrambi: Vibravito chiede solo audio, niente video.

Il luogo dell’incontro è l’Osteria degli Amici a Barbengo, a poca distanza da casa mia, sabato 28 febbraio alle 17. Gli avventori del locale che dovessero leggere queste pagine possono ora capire chi erano i due individui che discutevano in modo così strano al tavolino all’aperto.

Vibravito arriva puntuale alle 17 e inizia la discussione. Posso dare subito atto a Vibravito di aver ripetuto le sue accuse di fronte a me e di averne anche aggiunte altre. Ma questo non è importante, perché non era questo lo scopo fondamentale dell’incontro. Non so quale fosse per Vibravito, ma per me era intervistare uno sciachimista. E in questo senso è stata un’intervista estremamente illuminante.

Il meteorologo morituro

Vibravito fa partire il proprio registratore (usa la sua fotocamera digitale come registratore, puntandola verso la strada, non verso di noi) e io il mio. Ha portato anche un orologio radiocontrollato per certificare l’ora (si vede che per lui è importante). Legge da appunti scritti a mano le parole di accusa nei miei confronti “disinformatore prezzolato” e gli chiedo di chiarire cosa significa. “Prezzolato è che… qualcosa ti danno”. Si affretta a dire che questa è una sua “opinione”. Gli chiedo se ne ha delle prove. Risponde di no.

Chiaramente Vibravito non ha ben chiaro il concetto che una “opinione” ingiuriosa espressa in pubblico è comunque ingiuria o diffamazione. Io non posso andare in giro a dire “Il signor Rossi è cornuto” o “Il signor Bianchi prende soldi sottobanco” e difendermi dicendo che è una mia “opinione”.

Vibravito obietta che lui è stato insultato per primo definendolo (a suo dire) “contaballe”, “falsificatore”, “maleducato”. Gli rispondo che c’è una differenza fondamentale fra l’insulto, che è un’accusa infondata che si rivolge a una persona in assenza di prove, come lui ha appena fatto e confermato, e quello che viene detto di lui: non sono insulti, sono constatazioni, basate sui suoi comportamenti. La sua maleducazione di interrompere continuamente, sia durante la conferenza di Novi Ligure sia durante l’intervista sia durante le conferenze sulla meteorologia alle quali partecipa (come questa in cui molesta Luca Mercalli), è documentata. Il suo riferire le storielle di Straker è raccontar balle.

Quali sono le prove dell’esistenza delle scie chimiche? “Basta osservare quello che c’è in cielo”, dice Vibravito. Quando gli chiedo come mai, allora, i meteorologi di tutto il mondo danno torto a chi crede a questa teoria, lui afferma che non è vero, che c’è qualche meteorologo che fa “voce fuori dal coro”. Chi? “Quello tedesco”, dice, ma non se ne ricorda il nome. A suo dire, questo meteorologo avrebbe parlato pubblicamente di nubi create da aerei militari.

Secondo i commenti qui sotto, si tratta probabilmente di Karsten Brandt e l’episodio è quello mostrato in questo video, oppure si tratta di Gunther Tiersch; in entrambi i casi, la traduzione italiana è stata manipolata per farlo parlare di scie chimiche; basta chiedere a un madrelingua tedesco.

Gli rispondo che la traduzione corretta di quello che ha detto il meteorologo ha semmai a che fare con il chaff rilasciato durante un’esercitazione: attività comunissima, come si vede nell’immagine qui accanto, presente su Wikipedia alla voce Radar jamming e prodotta dall’Istituto Meteorologico Olandese, nella quale la mezzaluna che si estende sopra l’Olanda è proprio frutto di una di queste esercitazioni. In entrambi i video, quello di Brandt e quello di Tiersch, infatti, si parla di Düppel, che è il termine usato in tedesco per indicare il chaff; basta guardare in Wikipedia.

Vibravito non ha mai sentito parlare di chaff e non sa cosa sia. Glielo spiego pazientemente. È totalmente incredulo: le sue espressioni sono eloquentissime. È un chiaro esempio di come i sostenitori della teoria sciachimista arrivano a conclusioni grossolanamente errate perché non conoscono la materia di cui parlano con tanta apparente certezza.

È chiaro che i ragionamenti anche solo vagamente tecnici non possono dare grandi risultati, perché per quel che ne sa Vibravito potrei essermi inventato il termine chaff sui due piedi. Esploro un altro approccio, quello logico. Se questo meteorologo è andato in televisione a dire che le scie chimiche supersegretissime esistono, come mai è ancora vivo? Vibravito sostiene che “chi sta provando a parlare viene – anche dal tuo staff, diciamo – bombardato psicologicamente”. Io avrei, dunque, uno “staff”. Alla mia obiezione all’uso di questo termine, corregge il tiro: “collaboratori”. Cambia poco: nella sua visione del mondo, io avrei ai miei comandi un esercito di agenti pronti a fare bombardamento psicologico agli sciachimisti. Su questa questione si agita e interrompe ripetutamente.

Vibravito: “C’è gente che osserva e che nota cose strane.”

Io: “Sì, ma sono strane perché non conosce la materia.”

Vibravito: “No, no, questo discorso del non conoscere la materia è relativo.”

Emerge insomma ancora una volta la pretesa di cogliere la verità per intuizione, senza dover essere preparati sulla materia. Anzi, essere preparati è pericoloso: è sintomo di lavaggio del cervello e di collusione con il nemico. Un modo di pensare comune a tante credenze parapsicologiche, nelle quali chi ha studiato fa parte della “scienza ufficiale”, è legato mani e piedi dal “sistema” e quindi è inaffidabile. Solo i dilettanti hanno la purezza necessaria per cogliere la Verità.

Vibravito sostiene poi che il meteorologo canterino non viene fatto fuori perché la cosa desterebbe troppe attenzioni. Io gli obietto che però un incidente d’auto passerebbe inosservato, e lui risponde “Ah, staremo a vedere, è passato solo un mese…” Il povero meteorologo tedesco starà facendo gesti scaramantici a iosa. “Magari se farà altre dichiarazioni… al momento gli avranno detto ‘stai calmo’… se poi continua a esporsi può darsi che ne paga le conseguenze”.

Nella sua visione del mondo, quindi, la cospirazione delle scie chimiche si spinge anche a minacciare prima, e a uccidere poi, chi osa parlare pubblicamente dell’argomento. Ma quando gli chiedo allora come mai, secondo lui, sono ancora vivi altri personaggi che ne parlano pubblicamente in TV oltre che su Internet, come “Straker” (Rosario Marcianò), la sua giustificazione è che “hanno raggiunto una buona visibilità”. Marcianò non viene eliminato, insomma, perché è ormai troppo famoso. Mentre il meteorologo tedesco che è in TV ogni sera non se lo fila nessuno e quindi è liquidabile senza problemi.

Questa è la logica del cospirazionismo: una forma di bispensiero orwelliano, ossia la capacità di sostenere contemporaneamente due idee che si negano a vicenda senza accorgersi, né tanto meno curarsi, della contraddizione insanabile.

I libri riscritti

Il secondo quarto d’ora dell’intervista inizia con Vibravito che si irrita non poco perché io accenno al fatto che se esistesse questa supercospirazione onnipotente, sarebbe un gioco da ragazzi far sparire Straker e il suo blog. Lui obietta che resterebbero comunque i ricordi delle persone, e io faccio notare che i ricordi spesso sono confusi. “Ah! Ecco! I ricordi confusi che piacciono a te, come quelli delle scie chimiche! Bello questo modo… questo modo di parlare! Mi piace questo ‘ricordi confusi’. Ovviamente noi sciachimisti abbiamo tutti i ricordi confusi” (purtroppo la trascrizione non rende efficacemente il tono della voce).

Gli ricordo che lui stesso ha fornito un ottimo esempio di ricordi confusi. Il libro Clouds of the World, datato 1972, che il chimico Simone Angioni gli aveva mostrato alla conferenza di Novi Ligure, documenta chiaramente, e anche fotograficamente, l’esistenza di scie di condensazione persistenti ben prima degli anni Novanta, come si può vedere qui sotto in questo video fornitomi da Angioni.

Il video non ha una traccia audio per ridurne le dimensioni.
L’audio originale non conteneva nulla di significativo.

Ricordo a Vibravito che lui e altri sciachimisti hanno affermato che queste scie persistenti non esistevano prima di quell’epoca. Il libro documenta che hanno torto e che quindi evidentemente i loro ricordi sono confusi.

“Il libro è stato manipolato” si giustifica Vibravito, aggiungendo di averlo “dimostrato” nel suo blog.

Dunque io, secondo Vibravito, farei parte di una megacospirazione così sofisticata da poter addirittura stanare tutte le copie di un libro esistenti in giro per il mondo e falsificarle sistematicamente, ma nel contempo così cialtrona da sbagliare il codice ISBN del libro e lasciare vistosi segni dell’alterazione. Siamo quindi in piena Sindrome del Cospiratore Pasticcione: la credenza autocontraddittoria che i cospiratori siano al tempo stesso abilissimi, potentissimi, sofisticatissimi ed incredibilmente dilettanteschi nelle loro manipolazioni.

Siamo di fronte ai classici meccanismi di difesa della visione paranoica: quando emerge un fatto che mette a repentaglio l’integrità della visione, invece di porsi il dubbio di essersi sbagliati si inventa un’ulteriore cospirazione che isoli e neutralizzi il fatto pericoloso. E in questo modo la cospirazione, e il numero degli organizzatori e persecutori, aumenta sempre più, a dismisura.

Tanto per dare un’idea di quanto Vibravito debba ritenere vasta la macchinazione, grazie al lettore Justfrank segnalo anche un altro libro, Come osservare il Cielo, di Colin A. Ronan, Storm Dunlop e Brian Jones, edito dall’Istituto Geografico De Agostini nel 1987 come traduzione del testo inglese The Skywatcher’s Handbook del 1985. Anche questo libro parla già di scie persistenti. Falsificato anche questo?


Pagine 88-89 di Come osservare il cielo (1987). La didascalia recita inequivocabilmente:
“Sopra, le scie di vapore segnano spesso il passaggio di un jet. La persistenza delle scie indica che probabilmente è in arrivo una depressione.”

A questo punto chiedo a Vibravito: “Fammi capire: tu sei venuto qua [Vibravito interrompe] sei venuto qua a parlare con una persona che ritieni essere un ‘disinformatore prezzolato’, che fa parte di un’organizzazione che è in grado di sostituire [Vibravito interrompe di nuovo] – aspetta, fammi finire – che è in grado di sostituire libri in tutte le biblioteche del mondo e in grado di far volare aeroplani invisibili, avere alle sue dipendenze migliaia di cospiratori omertosi [Vibravito interrompe ancora] – no, aspetta, aspetta, questa è la premessa – e tu vieni qua, come dire, in bocca al leone? Non ti sembra di correre un rischio?

“Correrò questo rischio. Qual è il problema?” risponde Vibravito. Ancora una volta, un atteggiamento duale: Vibravito pensa che io sia parte di una megacospirazione assassina, ma non si pone il dubbio che i miei agenti possano, per esempio, averlo attirato in una trappola per avvelenargli l’acqua minerale o mettergli una microspia nell’auto (sono solo esempi ipotetici, sia chiaro).

A questo punto la conversazione passa all’idea-perno di Vibravito: quella che si vede in cielo, dice, “non è condensa; semplice condensa non è”. Tutto il resto viene dopo. Gli chiedo come fa a sapere che non è condensa: “Basta osservarla”.

P: “Sei un esperto di condensa?”

V: [pausa mentre cerca le parole] “Cosa vuol dire ‘esperto di condensa’? Ci sono gli esperti di condensa?”

P: “Un chimico, per esempio, è una persona esperta nel comportamento dei materiali quando condensano…”

V: “Se questo chimico non è in buona fede, io non è che mi fidi tanto di quel che dice…”

P: “OK. Tutti i chimici del mondo, pensi che siano in malafede?”

V: “Non tutti i chimici del mondo sono stati interpellati… tutti quelli che sono stati interpellati sono stati messi bene in evidenza, no?”

P: “Ne conosci qualcuno che sostiene la tesi che quella non è condensa?”

V: “Ci sono stati. Eh, Fenu, ingegneri aeronautici, ci sono stati, poi stranamente hanno taciuto.”

P: “Un ingegnere aeronautico non è un chimico.” [Fenu, come notato nei commenti qui sotto, è nome ricorrente nelle citazioni degli sciachimisti, ma non si sa bene chi sia: l’unico ingegnere con questo nome di cui si abbia traccia documentata non di parte è un ingegnere civile edile, e non risultano altri Luigi Fenu ingegneri aeronautici o aerospaziali].

V: “Meteorologi?”

P: “Ne conosci qualcuno?”

V: “Allora, questo discorso qui su chi… i dottori che dicono… a me non m’importa chi ha le competenze per dire cosa. A me importa quello che vedo io. Io so benissimo che quelle strisce nel cielo non sono condensa. Adesso ci sono le spiegazioni che mi sono state date da quelli del Cicap non mi hanno convinto, quindi io non credo che quella è semplice condensa. Quando darete delle spiegazioni plausibili e reali allora magari comincerò… però fino ad adesso le spiegazioni che sono state date sono zero assoluto. Ci sono molte contraddizioni in quello che affermano”.

Vibravito, quindi, non si fida degli esperti e ritiene di essere lui sufficientemente esperto da saper distinguere a occhio nudo una scia di condensazione da una scia chimica. È autorità di se stesso.

“Ma… dato che appunto non sei un esperto…” inizio io, ma Vibravito, visibilmente agitato, interrompe ancora una volta: Allora questo discorso dell’esperto, per piacere, basta! Perché siamo tutti ignoranti, voi del Cicap siete gli unici intelligenti. Però c’è tanta gente che osserva…” Di nuovo, insomma, un concetto centrale dei cospirazionismi: non servono gli esperti, basta la saggezza del popolo, che è suprema.

Intermezzo: Vibravito si autoelimina dal Web

Non ho ancora terminato questo resoconto dell’intervista, e già è arrivata la reazione sorprendente di Vibravito: dice che si autocancellerà dalla Rete. Potete trovare il suo annuncio ancora per qualche giorno qui nel suo blog; resterà archiviato qui.

Vibravito è convinto che io gli abbia teso un “tranello” e che la “mente lucida e cinica del re dei debunkers ha saputo ordire una provocazione coi fiocchi”. Dice: “A distanza di qualche giorno, a mente fredda, devo ammettere che sono stato un vero pollo.” Francamente non capisco perché: è stata un’occasione di confronto. Io ho conosciuto meglio la sua visione del mondo, lui ha conosciuto meglio la mia. Non c’era nessun tranello: ha avuto l’occasione di ripetermi in faccia le sue accuse e in più, visto che ormai la strada fino a Lugano l’aveva fatta, l’occasione di farmi domande anche personali, alle quali ho risposto (dettagli in seguito).

Ma la cosa più significativa è la sua decisione di autosospendersi: “A causa di quanto esposto prima, ho deciso di abbandonare questo tipo di blog-avventura. Il presente sarà il mio ultimo articolo” dice, e aggiunge più avanti: “giovedì 5 marzo cancellerò il presente e tutti i vecchi articoli tranne quello intitolato: Scie Chimiche: ne hanno parlato, […] Anche i video presenti nel mio canale YouTube saranno cancellati alla stessa data.” Specifica anche che non dà il proprio consenso alla pubblicazione della registrazione audio dell’incontro, fatta con il consenso mio e suo. Pertanto non chiedetemela: non verrà pubblicata.

Vibravito sottolinea anche che non si autocensura sotto minaccia di “ripercussioni penali” da parte di “chi ben immaginate”, ma di propria sponte. Non manca la reazione di Straker, come qui:

Il punto cruciale è uno solo: dall’altra parte non ci sono essere umani civili con cui è possibile scambiare opinioni, ma vermi venduti e foraggiati da frange occulte dello Stato. Sulla base di questo presupposto è chiaro che qualsiasi confronto è non solo impossibile, ma da evitare. Qualcuno ha voglia di interloquire con un micchio [sic] di tafani?

È abbastanza chiaro, da queste melliflue parole, che le (peraltro sensate) proposte di mediazione fatte da Vibravito durante il nostro incontro, per arrivare a un mio faccia a faccia con Straker nel quale avrei visto dimostrare l’esistenza del mitico telemetro acchiappa-aerei, sono inutili. Vibravito non era convinto di quello che gli ho detto nell’incontro, ossia che era Straker a non voler vedere nessun debunker o scettico e che quindi qualunque viaggio a Sanremo per vederlo sarebbe stato inutile. Ora ne ha la conferma direttamente da Straker.

Dal suo tono, Straker sembra convinto che io abbia soggiogato psichicamente Vibravito con la sola imposizione dei miei impianti bioplasmatici in un’oretta al bar, e che dopo quest’episodio abbia addirittura il terrore d’incontrarmi (“da evitare”) perché sono foraggiato “da frange occulte dello Stato”. La paranoia è proprio una brutta compagna di vita. Manco riesco a farmi ridare le ritenute d’acconto dal Fisco, figuriamoci se da quelle parti arriva addirittura foraggio.

Il resoconto dell’incontro prosegue nella seconda parte.

Sciachimisti alla televisione, inizia il valzer delle scempiaggini

Sciachimisti alla televisione, inizia il valzer delle scempiaggini

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2007/11/22.

Rebus, in onda su Odeon TV alle 21.30, trasmetterà ben due puntate dedicate alle “scie chimiche”, il 23 e 30 novembre, secondo il sito della trasmissione (grazie a giuliano47 per la segnalazione).

Leggo nella presentazione della puntata del 23/11 che “le scie chimiche, potrebbero celare un’attività segreta e indebita con finalità belliche, o comunque militari, per il controllo del clima e delle zone coinvolte in azioni di guerra. Come si riconoscono le scie normali da quelle sospette? Cosa succede nei nostri cieli e chi si occupa di tutelare la nostra incolumità? Se lo chiedono anche parlamentari europei e italiani, Nessuno, fino ad ora, è riuscito ad avere risposte chiare e definitive”.

E per avere “risposte chiare e definitive”, chi viene invitato in studio da Rebus? Un meteorologo o un pilota, direte voi. Qualcuno che s’intenda di fenomeni atmosferici. Ovvio, no? Così in tre secondi diciamo che le “scie chimiche” sono una stupidata inventata da un branco di cialtroni (come raccontato qui e qui) per alimentare il business della paura che vende libri, e che le normalissime scie di condensazione si possono formare eccome anche a bassa quota (come mostrato qui), e andiamo a casa a occuparci dei problemi seri.

Macché: Rebus, il programma che si definisce “mosso solo ed esclusivamente dalla verità”, avrà ospite nientemeno che Rosario Marcianò, detto “Straker” (Ed Bishop si starà rivoltando nella tomba), che i lettori del Disinformatico ben conoscono per le sue teorie altamente creative, per l’assoluta mancanza di competenza in materia aeronautica e per i suoi atteggiamenti tutt’altro che scientifici verso chiunque osi criticarne il Verbo (come potete leggere nei commenti a questo articolo).

L’altro ospite in studio sarà Massimo Santacroce, che viene presentato da Rebus come se fosse un rappresentante dell’Istituto di Fisiologia Generale e Chimica Biologica “G. Esposito” di Milano ma che a quanto risulta è semplicemente un dottorando dell’istituto ed è compagno di teoria sciachimista di Marcianò. Non dubito della sua competenza nel proprio settore, ma in una discussione su un fenomeno atmosferico la fisiologia e la chimica biologica mi sembra c’entrino come i proverbiali cavoli alla proverbiale merenda. Invitereste un dentista a un dibattito sulle dighe idroelettriche? Appunto.

È interessante notare che le trasmissioni dedicate ai fenomeni misteriosi e alle teorie complottiste non invitano mai in studio gli esperti veri, mentre lasciano ampio spazio ai sostenitori delle teorie più fantasiose e inquietanti e ai loro filmati pieni di manipolazioni. Come mai? È semplice: se lo facessero, lo sputtanamento sarebbe istantaneo e non ci sarebbe la possibilità di tirare in lungo e colmare ripetutamente, a basso costo, il vuoto televisivo fra uno spot e l’altro.

Lo sputtanamento, infatti, parte da un concetto molto semplice: due dilettanti privi di preparazione professionale nel settore sarebbero arrivati a scoprire una colossale cospirazione che, pur essendo sotto i loro occhi, è sfuggita per decenni a migliaia di esperti che per mestiere studiano e scrutano il cielo ed è sfuggita anche ai controllori di volo. Sono tutti coinvolti nel complotto?

Ecco un bel grafico Nasa (cliccabile per ingrandirlo) che spiega le condizioni e le ragioni per cui si formano scie di condensazione che si comportano in modi differenti.

Ci saranno anche due interventi telefonici: uno del senatore Ciccanti, che ha presentato un’interrogazione parlamentare sulle “scie chimiche”, a conferma che chiunque può abboccare a una teoria cospirazionista se gliela si confeziona bene, e di Claudio Eminente, responsabile della Direzione Politiche di Sicurezza e Ambientali dell’ENAC (Ente Nazionale Aviazione Civile): l’unica persona invitata che sia seriamente competente nella materia trattata, che però viene relegata al telefono.

Tre contro uno, insomma. Come mai l’esperto non viene ospitato in studio, ad armi pari con gli sciachimisti? Questo sarebbe il modo obiettivo di procedere di una trasmissione che dichiara di voler “capire e conoscere”?

Se trovate che il trattamento riservato alla materia da Rebus sia sbilanciato (stavo per scrivere squilibrato, ma il termine si presta a facili equivoci), fatelo sapere a Odeon TV usando le coordinate di telefono, fax e mail pubblicate qui: telefono 02/332131, fax 02/33200514, e-mail: info chiocciola profit-group.com. Io l’ho già fatto, scrivendo direttamente a Maurizio Decollanz, il conduttore di Rebus

Nel frattempo, cari sciachimisti, vi regalo questa foto: come si inquadra nella vostra spiegazione delle scie misteriose?

Aggiornamento (2007/11/22 15:45)

Ho avuto uno scambio di e-mail privato con Maurizio Decollanz, di Rebus, che non riporto qui proprio perché privato: dico solo che ha reagito alla mia richiesta di par condicio fra sciachimisti e tecnici accusandomi di “toni intollerabili”, “intimidazione”, “arroganza”, “violenza” e inviando copia della nostra corrispondenza privata all’Ordine dei Giornalisti e al Garante per le Comunicazioni (e poi sarei io quello che fa intimidazione).

Decollanz mi dice di aver invitato molti esperti, compresi i piloti di MD80.it, ma che nessuno ha accettato; anzi, MD80.it avrebbe risposto con una “mail intimidatoria”. Ho ricevuto da MD80.it copia della mail in questione, che si limita a invitare Decollanz a spiegare che gli esperti di MD80.it sono stati chiamati all’ultimo minuto, per cui non hanno potuto liberarsi dagli impegni di lavoro (perché gli esperti, a differenza dei dilettanti, hanno da fare). Non solo: non è stato dato loro lo stesso anticipo concesso invece agli ospiti sciachimisti.

Nel frattempo, ho dato la mia disponibilità a partecipare alla trasmissione. Staremo a vedere.

Aggiornamento (2007/11/22 17:00)

Alla mia proposta di partecipare alla trasmissione, Decollanz ha risposto chiedendo di pubblicare qui le domande che farei se fossi presente a Rebus e garantendo di leggerle. Ben volentieri.

  1. Se il fenomeno delle “scie chimiche” è reale, come mai nessuno addetto ai lavori, nessun meteorologo, nessun pilota ne parla? Come mai non esiste nessuna pubblicazione scientifica al riguardo? Tutti gli scienziati, compresi quelli italiani, fanno forse parte di una colossale congiura del silenzio?
  2. Se le “scie chimiche” sono irrorazioni segrete, perché vengono fatte di giorno, quando si potrebbe benissimo farle invisibilmente di notte?
  3. Come fanno i sostenitori delle “scie chimiche” a essere sicuri che i risultati delle loro analisi (fatte a terra, a otto e più chilometri di distanza dalla scia) provengono proprio dalle scie degli aerei? Come fanno a escludere l’inquinamento delle acque, dell’aria e del suolo prodotto da riscaldamento, industrie, automobili, eccetera?
  4. Se davvero i sostenitori delle “scie chimiche” hanno scoperto un piano supersegreto, come mai sono ancora vivi e liberi di raccontarlo?
  5. Se le “scie chimiche” sono una cospirazione ipersegreta che usa aerei ipersegreti per scopi ipersegreti, come diavolo fanno i sostenitori dell’esistenza del complotto a procurarsi foto così ravvicinate di questi velivoli senza finire impallinati?
  6. Come mai i suddetti sostenitori sono tutti dilettanti e fra loro non c’è nessun esperto in meteorologia?
  7. Come mai i sostenitori delle “scie chimiche”, nelle loro pubblicazioni, presentano come “prove” di chimicità delle scie, foto di fenomeni e oggetti che sono invece assolutamente naturali? Se sono così competenti, come mai non sanno che quelle che mostrano sono nubi mammellari o cirrocumuli (hole punch cloud)? Come mai non sanno che le loro foto di “dispositivi misteriosi” in realtà mostrano normali apparati usati in aviazione?
  8. Questi sostenitori delle “scie chimiche” sono disposti ad accettare una sfida pubblica? Andiamo in un luogo concordato e loro ci indicano quali scie sono “chimiche” e quali no. Poi chiamiamo i controllori di volo e ci facciamo identificare gli aerei che le hanno lasciate e intervistiamo i loro piloti. Ci state?
  9. Che cosa fa credere ai sostenitori delle “scie chimiche” di saperne di più dell’intera comunità scientifica internazionale?
  10. Perché dovrei credere a due dilettanti che sono già stati colti a prendere cantonate scientifiche, che non hanno il supporto di un solo esperto vero di settore, e che hanno un libro da vendere?

Aggiornamento (2007/11/22 20:15)

Uno dei filmati che verrà presentato nel corso della trasmissione è già disponibile nel blog non ufficiale di Rebus in questo post. Contiene, tanto per cambiare, le “nubi col buco” (hole punch cloud), che vengono spacciate come “prova” dell’esistenza delle “scie chimiche” ma che sono in realtà un fenomeno normalissimo, e tante immagini di aerei che lasciano scie di condensazione (una viene da Airliners.net e si sa esattamente che aereo l’ha prodotta: un aereo di linea della Virgin Atlantic).

Nulla è dato di sapere su come gli autori del filmato abbiano determinato la quota di volo degli aerei che riprendono, e già questo la dice lunga sulla serietà delle teorie presentate. Ma la perla migliore è l’affermazione che inchioda alla loro incompetenza gli sciachimisti e definisce il loro “criterio” per distinguere “scie chimiche” da scie di condensazione:

le scie di condensa si formano a quote superiori ai 9000 metri, valori di umidità superiori al 72% e temperature inferiori a -41°C. Qualsiasi velivolo che rilasci copiose scie a quote inferiori e a condizioni di umidità o temperature non idonee è un aereo chimico

Vediamo un po’: l’aereo mostrato all’inizio di quest’articolo è a bassa quota e fa copiose scie. Dunque secondo gli sciachimisti è un aereo chimico. Giusto?

Sbagliato. È un Boeing 757 della First Choice Airways, marche G-OOBJ, fotografato all’aeroporto inglese di Gatwick da Steeve Morris il 30 maggio 2005 (fonte: Airliners.net). L’ultima volta che ci sono andato, l’aeroporto di Gatwick non si trovava a 9000 metri d’altitudine, e gli inverni inglesi sono freddini, ma non scendono sotto i -41°C. Come la spiegate, cari sciachimisti?

Posso aggiungere un bel po’ di altri esempi che sbufalano l’affermazione-cardine degli sciachimisti. Eccone qualcuno dalla mia collezione:

Persino lo Space Shuttle è un aereo chimico:

La realtà, come si può leggere nella documentazione della gente che fa queste cose di mestiere e le studia per anni invece di improvvisarsi supergenio sventacomplotti, e come si vede nelle foto qui sopra, è che gli aerei possono benissimo formare scie normali (non chimiche) al di fuori delle condizioni indicate dagli sciachimisti.

Solo che le scie formate in questi casi non sono scie di condensazione prodotte dagli scarichi dei motori che rilasciano particelle di carburante combusto, intorno alle quali si condensa l’acqua dell’atmosfera. Sono scie causate soltanto dalla differenza di pressione atmosferica generata dal passaggio del velivolo, in particolare della sua ala, attraverso l’aria. Questa differenza, in condizioni di umidità adeguata, produce la condensazione del vapore acqueo presente nell’aria. A qualsiasi quota.

Dato che le cause sono differenti, queste scie a bassa quota non si chiamano specificamente contrail, ma hanno altri nomi, come wake vortex, wake turbulence, wingtip vortex, Prandtl-Glauert cloud. Ci sono anche le scie prodotte dallo scarico d’emergenza del carburante (fuel dump), ma sono fenomeni rarissimi che avvengono appunto soltanto durante le emergenze.

Gli sciachimisti hanno preso i parametri di formazione di uno solo dei tanti tipi di scia, la contrail generata dai motori e, non contenti di averli travisati, li hanno pure interpretati come se indicassero l’unico modo possibile di formare una scia naturale. Qualsiasi scia a bassa quota è, secondo loro, una scia chimica, ma è una balla. E questo è il loro primo errore di base.

Il loro secondo errore è la determinazione delle quote. Come fanno a sapere a che quota sta volando un aereo? Non hanno strumentazione che consenta loro di farlo, per cui tirano a indovinare. Le loro “quote basse” sono il delirio della spannometria.

Questi due errori minano alla base tutto il resto del loro ragionamento. Una volta smascherati questi due, l’intero castello degli errori della teoria sciachimista crolla inesorabilmente nel fragore del ridicolo.

Scie chimiche? No, scie comiche. A Rebus

Scie chimiche? No, scie comiche. A Rebus

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Nota: questa è la recensione di un programma televisivo sulle “scie chimiche”. Chi volesse un’analisi dettagliata delle teorie riguardanti l’argomento può leggere questi due miei articoli (uno e due) e il parere tecnico dei piloti italiani. O anche visitare il mio sito dedicato al tema, Sciechimiche.info.

È appena terminata la trasmissione di una puntata di Rebus (su Odeon TV) dedicata alle cosiddette “scie chimiche” prodotte da aerei misteriosi nei cieli d’Italia e del mondo.

Ospiti: in studio, due sostenitori dell’esistenza di queste scie, Rosario Marcianò e Massimo Santacroce, nessuno dei quali ha titoli o competenze in aeronautica o meteorologia; per telefono, il senatore Ciccanti, sostenitore anche lui dell’esistenza delle scie chimiche. Grande assente: il contraddittorio.

L’unica persona che rappresenta il mondo aeronautico o meteorologico è Claudio Eminente, dell’ENAC, al quale vengono dati (per telefono), soltanto sei minuti di una trasmissione durata un’ora e mezza. Agli sciachimisti è stata data invece la possibilità di presentare numerosi filmati e di parlare indisturbati. Ma questo, non fraintendetemi, è un bene.

Il conduttore, Maurizio Decollanz, dice che ha invitato tanti esperti per il contraddittorio ma che nessuno ha accettato di venire. Sarà, ma che non ci fosse proprio nessuno, neppure uno scalcinato meteorologo o un pilota, neppure uno degli esperti in fenomeni misteriosi del CICAP (che pure vengono invitati spesso a Rebus), suona sorprendente.

Suona sorprendente soprattutto se si considera che gli esperti di MD80.it (piloti e tecnici italiani) non hanno potuto partecipare perché a loro, diversamente che agli sciachimisti, l’invito è arrivato con un preavviso minimo (fatto confermatomi da MD80 e da Decollanz).

Marcianò ha evidentemente tempo di starsene a scrutare il cielo; i piloti di linea hanno un po’ più da fare, e preparare il materiale tecnico rigoroso per rispondere alle domande non è cosa che s’improvvisa (inventare fandonie, al contrario, richiede tre secondi). Gli sciachimisti, invece, hanno avuto mesi per preparare i loro video.

Ma, ripeto, è stato un bene che sia andata così. In mancanza di contraddittorio, infatti, Marcianò e Santacroce non si sono fermati a porre qualche dubbio, ma si sono lasciati andare a considerazioni non solo sulle scie chimiche, ma anche sugli elicotteri neri, sul morbo di Morgellons, sulla cospirazione delle multinazionali, sul nuovo ordine mondiale e su tutti i principali capisaldi del complottismo da fine del mondo imminente. Mancavano solo gli uomini lucertola e l’orgone, e poi il panorama delle cospirazioni sarebbe stato completo.

E c’è di meglio. Tenetevi forte: infatti le scie chimiche, secondo i due ospiti, non solo esistono oltre ogni dubbio, ma si sa anche a cosa servono. Come facciano Marcianò e Santacroce a conoscere i dettagli di un piano così segreto, non è dato saperlo, ma pazienza.

La grande rivelazione

Le scie chimiche servono, dicono i due sciachimisti, per fare un immenso antennone per mappare il territorio a scopo bellico. Mappare quindi anche l’Italia, visto che le scie chimiche impazzano (a loro dire) anche nella penisola. E se mappano l’Italia a scopo bellico, vuol dire che si sta preparando l’invasione militare dell’Italia. No, davvero: hanno detto proprio così. Anzi, hanno parlato di “teatro bellico mondiale”. Non preoccupatevi della rata del mutuo: tanto la Terza Guerra Mondiale è vicina.

Ma c’è ancora di meglio: per arricchire il quadro del disastertainment catastrofista, il senatore Ciccanti accusa apertamente la Difesa del proprio paese di cospirare per nascondere il fenomeno delle scie chimiche. Mi vengono in mente molti aggettivi per una dichiarazione del genere, ma per educazione mi fermerò a surreale. Temo, però, che i militari italiani accusati di complicità in una strage contro il proprio paese saranno un po’ più coloriti.

Questo il quadro delle accuse; ma vediamo su quali possenti prove si basano.

Le prove incontrovertibili

Tutto, ma proprio tutto, l’impianto probatorio di Marcianò e Santacroce si basa sulla loro asserzione di aver avvistato degli aerei che rilasciano scie a quote dove è impossibile che si formi una normale scia di condensazione. Ma come hanno misurato le quote degli aerei chimici? Radaraltimetro? Telemetri di precisione? Intercettazione dei transponder? Nossignori.

Con una penna laser. Giuro. Marcianò ha puntato un puntatore laser, di quelli da conferenza grandi come una biro, in direzione di un aereo, ed è convinto che il raggio abbia davvero illuminato l’aereo. Siccome sulla scatola della penna laser c’è scritto che la portata massima del raggio è 3500-4000 metri, Marcianò conclude che il suo raggio laser, avendo (secondo lui) illuminato l’aereo e la sua scia, ha misurato la quota dell’aereo. Ergo, l’aereo era al massimo a 4000 metri, e a 4000 metri (secondo gli sciachimisti) non si possono formare scie di condensazione. Quindi dev’essere stata una scia chimica.

Ha anche portato un filmato che lo dimostra. Ma se si guarda lo sgranatissimo video con un attimo di raziocinio, si nota che in realtà il raggio della penna laser si diffonde e disperde nell’aria davanti alla telecamera, incrociando la scia dell’aereo solo visivamente. Il sensore della telecamera, tirato per il collo perché in ripresa notturna con lo zoom a paletta, combina la fioca luce della scia con quella del puntatore nel punto in cui il raggio laser passa davanti alla scia, ed ecco che la scia sembra magicamente illuminata. Un classico.

L’illusione più spettacolare, però, è il fotogramma in cui sembra che il raggio intercetti un’ala del malefico velivolo. Se avete registrato la puntata, riguardate la scena, o guardate l’immagine realizzata da Marcianò che mostro qui sotto.

Se quello fosse davvero il raggio laser che intercetta l’ala, dovrebbe formare un alone circolare. Invece è una linea allungata… situata, guarda caso, proprio dove l’aereo ha le luci intermittenti di posizione. E allungata, guarda caso, proprio nella direzione in cui si sta muovendo l’aereo.

Coincidenza, oppure Marcianò ha scelto un fotogramma nel quale casualmente il suo fascio laser passa (visivamente) davanti alla luce di posizione e la telecamera combina le due sorgenti luminose?

Parliamoci chiaro: per illuminare un aereo in volo non basta una penna laser. La potenza di un puntatore laser da taschino, anche nella versione verde vantata da Marcianò, è talmente bassa che il fascio si disperde entro poche centinaia di metri, checché ne dica il foglietto illustrativo. È fisica di base, suvvia.

Anzi: so per esperienza (non fate domande, la prescrizione non è ancora maturata) che per illuminare un aereo in quota ci vuole un cannone laser da discoteca, altro che un puntatore da taschino. E so anche (ripeto, non fate domande) che se un laser illumina davvero un aereo, la polizia piomba sul posto e sono cavoli amari per tutti, discoteca compresa. È una storia lunga.

Altro esempio: avete presente quelle luci da discoteca che illuminano le nuvole basse? Avrete notato, allora, che sono alimentate da qualcosa di ben diverso dalle batterie tascabili di un puntatore laser. Succhiano kilowatt come sanguisughe. Marcianò, tuttavia, ritiene di poter illuminare un aereo con un laser da una manciata di milliwatt alimentato da due ministilo da 1,5 volt.

Se non siete convinti dell’implausibilità della faccenda, c’è una prova molto semplice da fare: Marcianò si mette a 4000 metri di distanza da una troupe di Rebus e prova a illuminarla, di notte, con la sua mitica penna laser. Scommettiamo che non si vede niente? Gli stessi video di Marcianò su Youtube dimostrano che il raggio della penna laser è ridotto a un lumicino già a 1600 metri.

I due sciachimisti hanno usato anche un altro metodo iperscientifico per determinare le quote degli aerei: le nubi. Dicono che siccome le nubi di un certo tipo si formano sempre a una certa quota, se vediamo un aereo che fa una scia mentre passa sotto una di queste nubi, sappiamo che l’aereo sta volando sotto la quota di quelle nubi.

Idea carina, ma si scontra con la variabilità delle quote di formazione delle nubi e con l’abilità (o mancanza della medesima) nel riconoscere esattamente il tipo di nube. A supporto di questo sistema macchinoso, oserei dire goffo ed erratico per fare una citazione colta, i due sciachimisti portano un filmato di un aereo che rilascia una scia sotto una nube. Di che tipo è la nube, e a che quota era? Quali erano le condizioni meteo di pressione, temperatura, umidità relativa in quota? Boh. Loro non ce lo dicono.

In realtà ci sarebbe un metodo assai più preciso della penna laser o della nuvoletta: si chiama triangolazione, ed è quello usato da tempo immemorabile per misurare l’altezza degli oggetti (montagne, nuvole, meteore, eccetera). Due osservatori si mettono a una distanza precisa l’uno dall’altro e osservano entrambi lo stesso oggetto (l’aereo, in questo caso) nello stesso istante, misurando l’angolo di elevazione. Oppure si usa il teorema di Talete (H/D+d = h/d).

Due conticini di trigonometria da prima geometri, e il gioco è fatto. Non c’è neppure bisogno di una penna laser che fa tanto high-tech; per una valutazione spannometrica bastano due goniometri e due fili a piombo. Strano che dei ricercatori così abili non ci abbiano pensato e abbiano preferito penne laser e nuvole.

Pasticcio finale

La parte finale della trasmissione è dedicata a fare confusione fra scie chimiche (che sono segrete) e tecniche per generare o contenere la pioggia (che sono note e usate da cinquant’anni). Viene presentato uno spezzone del TG1 nel quale si racconta che a Mosca sono state usate sostanze chimiche per impedire la pioggia nei giorni clou di una manifestazione. Ma questo non è un segreto per nessuno che segua le tecnologie (lo è forse per alcuni giornalisti del TG1) e lo sanno bene i cinesi, che usano queste tecniche così tanto che le varie provincie litigano fra loro perché si rubano la pioggia a vicenda.

In conclusione, le “prove” portate dagli sciachimisti in questa puntata sono assolutamente risibili. Diventano fonte di ilarità quando dicono che le scie chimiche causano siccità (“ecco perché non piove”)… mentre fuori, almeno qui da me a Lugano e in buona parte della Pianura Padana, diluvia ininterrottamente da giorni. È il bello della differita.

Staremo a vedere cosa propone la seconda puntata, prevista per il 30 novembre. Ho già messo in fresco la birra e comprato le patatine.

Seconda puntata

La recensione della seconda puntata di Rebus dedicata alle “scie chimiche” è disponibile qui.

“Scie chimiche”, nuovo video, nuovo falso esilarante. La prova che dimostra il complotto: quello per gabbare i creduloni...

“Scie chimiche”, nuovo video, nuovo falso esilarante. La prova che dimostra il complotto: quello per gabbare i creduloni…

L’articolo è stato aggiornato e integrato dopo la pubblicazione iniziale. Vignetta di Moise, pubblicata inizialmente su AFNews e ripubblicata qui per gentile concessione dell’autore.

Mi sono sbagliato. Pensavo che lo sciachimismo non potesse arrivare a nuove e più alte vette d’ilarità, ma stavolta dal ridicolo si è arrivati al raggiro vero e proprio ai danni di chi, probabilmente in buona fede, ha creduto alle parole del principale sostenitore italiano della teoria delle scie chimiche e gli ha dato dei soldi.

Come raccontato in un articolo precedente, Rosario Marcianò alias Straker, il guru sciachimista in questione, ha indetto una colletta (immagine qui accanto) per acquistare un telemetro laser modello Newcon LRB 4000 CI al prezzo di ben 3799 euro.

Lo scopo dell’acquisto è misurare le quote di volo degli aerei che rilasciano scie che, secondo gli sciachimisti, non sono scie di condensazione ma sarebbero “scie chimiche”, perché verrebbero prodotte a quote bassissime, alle quali le scie di condensa (secondo loro) non si possono formare.

Il primo video pubblicato da Marcianò sembra mostrare misurazioni e riprese fatte con il telemetro in questione, ma salta fuori ben presto che si tratta di un falso, realizzato montando immagini del display del telemetro sopra un video ripreso con una normale videocamera. Indizio traditore: la ripresa fa una zoomata, ma il telemetro non ha uno zoom.

Marcianò, dopo lo sbufalamento, ammette questa manipolazione: “Al telemetro è stata abbinata la telecamera, montata in parallelo ed in seguito le immagini sono state sincronizzate. Le immagini non possono provenire direttamente dal telemetro. Il display viene ripreso da una piccola telecamera Wireless”. Il video che doveva rendere credibili le tesi sciachimiste si rivela invece una patacca. Ops.

Fine del riassunto della puntata precedente. E ora il seguito, che è frutto del lavoro di tanti lettori e amici, che ringrazio infinitamente: spero di citarli tutti correttamente.

Il secondo video sciachimista con il telemetro fasullo

Pochi giorni dopo la vicenda descritta qui sopra, Marcianò pubblica un secondo filmato, nel quale mostra quella che lui afferma essere una ripresa fatta stavolta con una sola telecamera: “The range finder proof (test two) using only one camera”, come è scritto nelle informazioni del video citato, di cui vedete qui accanto un fotogramma, con relativa didascalia scritta da Marcianò. Notate bene: Marcianò dice di aver usato una sola telecamera. Tenetelo a mente per dopo.

Anche qui Marcianò afferma di presentare una prova inconfutabile in favore delle “scie chimiche”: l’aereo ripreso sarebbe a 1858 metri di distanza, secondo quando indicato nel video, quindi a quota bassissima.

In realtà anche questo secondo video è falsificato, ma sulle prove di falsificazione tornerò fra un momento. Quello che è molto più significativo è che il video mostra una breve ripresa nella quale la telecamera si avvicina all’oculare del telemetro (poi c’è una dissolvenza, per cui non ci sono garanzie che la ripresa successiva sia fatta davvero attraverso quell’oculare). È significativo perché l’oculare non ha la forma di quello del modello di telemetro dichiarato da Marcianò.

L’aspetto che dovrebbe avere il telemetro e quello che si vede invece nel video

A sinistra vedete una foto di un telemetro Newcon LRB 4000 CI, quello che Marcianò dice di aver acquistato; a destra vedete un fotogramma tratto dal secondo video “telemetrico” di Marcianò (ringrazio Fozzillo per la segnalazione). La differenza di posizione dell’oculare, molto più esterno rispetto a quello mostrato nella foto a sinistra, è evidente. Come mai? Sembra che nel video Marcianò stia usando un modello di telemetro diverso da quello che ha dichiarato di aver acquistato tramite le donazioni dei suoi sostenitori.

C’è di più. Un’altra immagine nella quale Marcianò ha mostrato il telemetro che afferma di avere acquistato e usato per i video è questa (tratta da qui):

Notate niente di strano? Tanto per cominciare, il telemetro pesa 1,3 kg (secondo quanto indicato dal venditore) eppure produce soltanto un infossamento minimo del cuscino su cui è ritratto. Provate a prendere un oggetto compatto, da un chilo e tre etti, e metterlo su un cuscino. Noterete che il cuscino s’infossa. Nella foto pubblicata da Marcianò, invece, questo non avviene. Come mai? Cuscino di marmo?

C’è poi un altro particolare interessante di questa foto. Confrontiamola con la foto del telemetro che c’è sulla copertina del manuale, scaricabile da Internet (a destra).

Per una coincidenza davvero sorprendente, l’angolazione di ripresa e persino i riflessi sul corpo del telemetro corrispondono perfettamente. Cambia soltanto il riflesso sulle lenti, che curiosamente nella foto pubblicata da Marcianò somiglia molto all’effetto che si ottiene con il pennello eccessivamente sfumato in un programma di fotoritocco.

Non solo: mentre nella foto del catalogo le lenti riflettono vivacemente ciò che hanno davanti, nella foto di Marcianò le lenti riflettono, per così dire, il nero totale. Eppure da altre immagini del telemetro (come quella qui accanto) sappiamo che le lenti sono molto riflettenti. Che Marcianò le abbia puntate, per uno strano incidente del destino, contro un grande telone nero che tiene appeso in casa?

Nonostante ripetute richieste, finora Marcianò non ha fatto la cosa più semplice: non ha mostrato immagini inequivocabili che dimostrano che effettivamente possiede e usa questo benedetto telemetro laser da quasi quattromila euro. L’unica altra foto della sua attrezzatura è quella mostrata qui accanto, sulla quale il guru sciachimista, per motivi incomprensibili, ha applicato un retino e una tinta seppia che ne rende difficile l’interpretazione. Il telemetro sarebbe l’oggetto in basso; la parte in alto, con l’antenna, sarebbe la telecamera wireless citata prima. L’originale di quest’immagine è qui sul blog di Marcianò.

Sulla base di tutte queste considerazioni, ad alcuni è venuto il dubbio atroce ma comprensibile che le immagini mostrate qui sopra, e la reticenza di Marcianò nel documentare fotograficamente con chiarezza il suo possesso del telemetro laser, nascondano una buggeratura: qualcuno avrebbe falsificato queste immagini perché in realtà il telemetro in questione non è mai stato acquistato, e quindi non solo i video delle misurazioni sono tutti falsi, ma qualcuno si è intascato i soldi della colletta. I soldi dei fedelissimi di Marcianò, insomma.

Sono dubbi che Marcianò potrebbe appunto risolvere in un battibaleno con qualche foto nitida del telemetro in azione, nelle sue mani. Ma sentite invece come si giustifica Marcianò di fronte a questa (peraltro ragionevole) richiesta di prove fotografiche di possesso:

non appena mi ripareranno la videocamera, mi farò immortalare con il telemetro NEWCON LR B 4000 CI Laser Range Finder.

Un’altra straordinaria coincidenza: proprio quando sarebbe risolutivo pubblicare qualche immagine del telemetro, la videocamera di Marcianò si guasta. Funziona benissimo finché ci sono da fare i video degli aerei chimici, ma poi sul più bello va in tilt.

Non solo: Marcianò parrebbe non avere nessun altro dispositivo in grado di fare foto. Anche la telecamera wireless mostrata prima avrebbe avuto un inopportuno mancamento. E non ci sarebbe a disposizione neppure un telefonino con fotocamera. Neppure quello di un amico. Neanche quello di un vicino di casa. O una vecchia Polaroid. Una vera sfortuna.

La fattura trasformista

Di fronte a questi misteri, persino alcuni sostenitori delle “scie chimiche” cominciano a porsi qualche domanda e fanno le pulci alla fattura d’acquisto pubblicata da Marcianò. Per esempio, rev.stone di Sciechimiche.org, uno che non è certo amico dei debunker, contatta il negozio indicato in fattura, gli manda uno screenshot del documento, e scopre che la fattura pubblicata da Marcianò è taroccata. Il negozio, infatti, dichiara, e rev.stone con correttezza riferisce:

The item on that screenshot is not the item that was ordered. There is model 4000 on screenshot, while the customer ordered model 2500. I have no idea why on the screenshot you provided a link to it has model 4000 in the order. I’m not saying it’s definitely a fake screenshot, but it looks suspicious.

In altre parole, Marcianò ha detto a tutti di aver ordinato un telemetro modello 4000, al prezzo di 3799 euro, ma in realtà ha ordinato un telemetro modello 2500, che costa molto meno: da 1500 a 2350 dollari (ossia da 1160 a 1820 euro). E poi ha pubblicato una fattura truccata che mostra invece l’acquisto del modello 4000, ma non a 3799 euro, bensì a 3799 dollari. Perché?

L’intera questione della fattura di Marcianò e del suo taroccamento è ben documentata in due video di axlman (uno e due) e nelle schermate catturate da Ananka e Hanmar (una e due), che mostrano come la prima versione del taroccamento aveva addirittura i totali sbagliati, come si vede nel dettaglio qui accanto.

Naturalmente gli sciachimisti che si erano fidati del guru ci restano maluccio. Scrive il suddetto rev.stone (perdonate il suo turpiloquio):

andiamo ragazzi, con tutte le premesse del mondo, compreso il “fare squadra”, non esiste che io qui ancora non abbia letto di nessuno che si sia INCAZZATO per come siamo stati presi per il culo da Straker.
ripeto, io continuo ad aspettarmi (e lo spero con tutto il cuore) un colpo di scena da rosario…o anche solo una bella smentita, ma a questo punto deve essere realmente convincente.
a questo punto deve essere sincero.
di puttanate se ne sono viste e sentite fin troppe!

e se è vero che lui con sciechimiche.org in realtà non c’entra più nulla, così come è vero che lui è UNO dei tanti ricercatori indipendenti (sebbene il più in vista), è pur vero che questa cosa che ha fatto, se rimane come sembra, è di una gravita assoluta per TUTTO l’ambiente sciachimista…
altro che “ha fatto una cazzata”…altro che “comunque vale più di voi”…come ho appena letto.

con questo episodio ha sputtanato grandemente anche il nostro lavoro e la nostra serietà, altro che cazzi.

personalmente, finchè non ci sarà un eventuale sviluppo, con tutto il dolore che mi costa, io prendo le distanze in modo pubblico da Straker e da quello che ha fatto.
mi sento preso per il culo. e di molto.

Persino alcuni individui funestati da fettasalamite acuta, insomma, cominciano ad aprire gli occhi: è già un timido passo avanti. Ma c’è di meglio, e ne parlerò fra un attimo. Prima chiudo la questione del telemetro.

L’ipotesi che Marcianò abbia acquistato un modello inferiore di telemetro rispetto a quanto da lui dichiarato, e che il modello sia il Newcon 2500, sembra confermata dal confronto fra l’unica immagine mostrata da Marcianò del telemetro in azione (nel secondo video) e un disegno del modello Newcon 2500 tratto dal suo manuale:


Noterete che il modello 2500 ha un oculare singolo, situato vicino al lato sinistro (per chi guarda attraverso il telemetro): esattamente come quello mostrato fugacemente da Marcianò nel suo secondo video.

È insomma emersa una rete di menzogne, taroccamenti e manipolazioni. Quale credibilità possa avere a questo punto Marcianò, anche per i sostenitori delle “scie chimiche” e per tutti coloro che l’hanno invitato a parlare in televisione e a varie conferenze, resta da vedere. Tutta questa storia viene documentata rigorosamente proprio per poterla rinfacciare ai vari Decollanz e Giacobbo che hanno dato credito mediatico a Rosario Marcianò, e per evitare che altri giornalisti facciano lo stesso errore.

Ma non è finita.

Il secondo video: Marcianò si è copiato addosso

Sembra comunque che Marcianò un telemetro di qualche genere ce l’abbia. Mettendo da parte (si fa per dire) il castello di frottole che Marcianò ha pubblicato fin qui, vediamo cosa c’è nel suo secondo video, che dovrebbe dimostrare più del precedente i persistenti sorvoli di Sanremo a bassa quota con rilascio di scie.

Va detto subito che il secondo video non è una sequenza unica: fra l’immagine dell’oculare e le immagini delle misurazioni c’è una dissolvenza che indica un lavoro di montaggio e invalida in partenza ogni pretesa di considerare il video come prova di ripresa attraverso il telemetro (di qualunque modello). Ma soprattutto, grazie all’eccezionale memoria visiva di Zer0, che ringrazio, emerge che il video è falsificato nella maniera più stupida: prendendo un vecchio filmato dello stesso Marcianò.

Questo è un fotogramma del video nel momento culminante della misurazione del volo “chimico” a quota impossibilmente bassa:

E questo è un fotogramma tratto da un altro video di Marcianò, pubblicato un mese fa, più precisamente il 29 ottobre 2008, quindi in epoca pre-telemetro:

Grazie alle riprese di axlman possiamo confrontare i due filmati (la parte interessante inizia al minuto 3:50):

Una somiglianza davvero impressionante, vero? Ma è più di una somiglianza. Infatti grazie all’ottimo lavoro di Scie-nziato è stato possibile sovrapporre il video nuovo di Marcianò e quello vecchio. Sono perfettamente identici, come potete vedere nella sovrapposizione qui sotto, in cui anche le oscillazioni dell’inquadratura sono identiche, tanto che le scie di condensazione rimangono allineate sia nella zona circolare (l’immagine originale del video “telemetrico” di Marcianò), sia nella zona nera (nella quale le scie provengono esclusivamente dal vecchio filmato):

In conclusione: neanche questo secondo video è stato ripreso attraverso l’oculare del telemetro, contrariamente a quanto affermato categoricamente da Marcianò. Questo video è dunque un falso.

Chi ancora crede che i leader sciachimisti siano in buona fede faccia le opportune riflessioni.

In conclusione: che tristezza

Le “scie chimiche” sono state sbufalate da una serie massiccia di risposte tecniche degli esperti; i sostenitori della loro esistenza si sono rivelati degli incompetenti o, peggio, dei falsari. Dello sciachimismo, a questo punto, non resta più niente.

E con questo spero di non dovermi più occupare di questa teoria idiota per un bel po’. Almeno fino alla prossima interrogazione parlamentare del genio di turno.

2008/11/28: Marcianò ammette di aver “giocato sporco”

Lo dice qui: “Mi spiace aver giocato sporco, ma il sacrificio varrà la pena. Giusto come dici tu, questo giochetto serve a snidare i finti paladini ed a sputtanare definitivamente i disinformatori”.

Una spiegazione che finisce per essere un vero autogol. Marcianò, infatti, afferma di aver fabbricato tutta la vicenda per tendere una trappola ai “finti paladini”. Una messinscena davvero complicata. Ma allora come faranno d’ora in poi i suoi seguaci a sapere quando sta fingendo e quando sta parlando sul serio?

Se le cose stanno come afferma Marcianò, a questo punto potrebbe benissimo mostrare il telemetro che dice di possedere. Come mai non lo fa? Se c’è ancora qualcuno che crede alla scusa delle telecamere tutte rotte, si accomodi. Io, invece, quasi quasi faccio un salto a Sanremo, a casa Marcianò, per farmelo mostrare. Se ce l’ha, non sarà un problema mostrarmelo. Se non me lo mostra, ognuno sarà libero di trarre le proprie conclusioni.

2008/12/03: Era tutto un piano astuto di Marcianò e i telemetri sono due

Oggi è comparso su Tankerenemy.com un lunghissimo delirio paranoico di Marcianò. La definizione non è esagerata: vengo accusato, insieme ad altri, addirittura di aver ordito intercettazioni telefoniche, tentato di violare account Internet, intercettato e-mail, fatto “telefonate minatorie anche nel pieno della notte”, arrecato “danni ai veicoli di proprietà” e pure di “pedinamento”. Io avrei anche delle “evidenti aderenze” presso la RAI e i suoi “amministratori conniventi” dei forum, ed avrei avuto accesso a “documentazione riservata alle sole autorità ben inserite nelle istituzioni”.

Il medico mi dice che io di “evidenti aderenze” proprio non ne ho; però m’è quasi venuta l’ernia a furia di ridere, vale lo stesso?

Infatti io e i miei Men in Black, stando a quanto scrive Marcianò, avremmo anche sabotato il suo acquisto del telemetro laser, ma lui sarebbe stato ancora più subdolo e, intuendo le nostre diaboliche intenzioni, ne avrebbe ordinati in segreto ben due, di modelli differenti, facendone intestare uno (quello caro) ad un conoscente. Certo, come no.

Avremmo, dice Marcianò, compiuto “un minuzioso lavoro di équipe. Ognuno di questi personaggi svolge il suo compito ed è per questo motivo che costoro possono essere definiti una squadra di disinformatori legati a frange oscure. Costoro periodicamente si scambiano informazioni con i vertici del C.I.C.A.P., con i militari, con i servizi segreti e con il “giornalista” (ricordate… ex DJ dalla carriera fulminante) Paolo Attivissimo, il coordinatore del gruppo”. Addirittura i servizi segreti.

Ma lui sarebbe stato ancora più furbo dei servizi segreti, usando esche mediatiche e così “portando alla luce (per chi vuol vedere oltre le apparenze) il coinvolgimento di zone d’ombra del nostro sistema Stato (i finti fruitori disinteressati del Web, paladini dell’”antibufala”, in realtà disinformatori legati a centri di potere strategici), uniti a doppio filo al “giornalista” Paolo Attivissimo nonché al C.I.C.A.P.”.

Siamo insomma alle frasi da megalomania terminale. Marcianò, pur di giustificarsi per le falsificazioni che ha pubblicato spacciandole per riprese autentiche, inventa una storia complicatissima e immagina di essere così importante da avere alle calcagna i servizi segreti e le immancabili “zone d’ombra del nostro sistema Stato”. Pensa addirittura che qualcuno si prenda la briga di intercettargli le telefonate e pedinarlo. Come sempre, per mostrare l’assurdità dello sciachimismo non c’è modo migliore che lasciar parlare uno sciachimista.

Marcianò sembra non aver considerato, nella sua fantasiosa narrazione, che se davvero fossimo collusi con i servizi segreti e le zone d’ombra eccetera, non saremmo così stupidi da farci beccare. Non saremmo così sciocchi da sabotare un telemetro, come afferma, e lasciare tracce evidenti della manipolazione: lo faremmo in modo invisibile. Più semplicemente, gli toglieremmo i video da Internet grazie agli “amministratori conniventi”.

Se per esempio volessimo pedinarlo, non manderemmo certo un agente con l’impermeabile alla Clouseau, ma useremmo una nano-RFID sottocutanea, di quelle disseminate appunto tramite le irrorazioni degli aerei: a qualcosa serviranno pure tutti quei sorvoli a bassa quota proprio di Sanremo, no? E naturalmente ne maschereremmo la presenza agli scanner, sfruttando per esempio una cicatrice preesistente e quel dolore ricorrente al ginocchio. È solo un esempio, s’intende.

Di presentare nuove prove filmate realizzate con uno o l’altro di questi fantomatici telemetri, invece, non se ne parla proprio: “Non mostreremo foto e non mostreremo filmati”, dice Marcianò. In tal caso, sarà molto difficile spiegare ai seguaci rimasti perché s’è fatta la colletta per un telemetro, anzi due, per poi non usarli e non mostrarne i risultati.

La puntata della telenovela è insomma deludente, prevedibile e priva di veri colpi di scena. Speriamo in meglio per la prossima.

Corriere, Raul Bova cade in minestrone di capelli, UFO e scie chimiche

Corriere, Raul Bova cade in minestrone di capelli, UFO e scie chimiche

Mi avete segnalato in tanti questo incredibile articolo-minestrone pubblicato da una testata che in teoria conosciamo per una certa sua sobrietà e rispettabilità, ossia il Corriere della Sera, che ha titolato addirittura “La caccia agli Ufo, quattro casi italiani – Un globo bianco comparso anche nel film «Milano-Palermo» alle spalle di Raul Bova”.

Abbiamo dunque le prove che almeno qualcuno li guarda, i film di Raul Bova, ma con conseguenze nefaste per la propria capigliatura spaziale e flatulenze chimiche ancora più moleste. Infatti secondo l’autore dell’articolo, Flavio Vanetti, “in Milano-Palermo: il ritorno, film del 2007, compare un globo bianco alle spalle di Raul Bova”. Wow.

Ci sarebbero anche altri episodi di avvistamenti misteriosi che avverrebbero in “assenza di spiegazioni scientifiche” e, guarda caso, in concomitanza con il fenomeno delle presunte “scie chimiche”, che l’articolista descrive come se fossero un fatto assodato: “Non è la prima volta che gli avvistamenti sono concomitanti con il fenomeno del «chemtrails» e non è la prima volta che si registrano nel Nord-est”.

Se non bastassero UFO e scie chimiche per partorire l’equivalente letterario liofilizzato di Voyager, arrivano in soccorso anche i “capelli d’angelo”:

Sempre il Nord è stato infine caratterizzato da una pioggia di filamenti. Siamo dal 6 all’8 novembre. I capelli d’angelo, lunghi da 50 centimetri a 2 metri, cadono a Parma, Treviso, tra Milano e Pavia e in altri posti. Erano elettrizzati: acciuffati con le mani, si appiccicavano. Non solo: collocati in contenitori di vetro, si appallottolavano a gran velocità. Un caso? No. Qualcosa di simile accadde il 27 ottobre 1954: su Firenze apparvero oggetti bianchi e dall’alto scese una bambagia vetrosa i cui fiocchi si scioglievano al suolo.

Il tutto è condito da una foto di un oggetto, descritta come “avvistamento in Sicilia del comandante Garofalo”, che è il solito oggettino circolare sgranato e sfocato, mostrato senza alcun contesto. Solo che Paolo Toselli su Focus.it nota che l’UFO mostrato dal Corriere con tanta sicurezza ha una straordinaria somiglianza con il veicolo alieno del film Chicken Little, specialmente la versione offerta insieme alle merendine Kinder. La seconda foto è tratta da Pianetahobby.it.


Sarà un caso? Davvero gli alieni fanno reverse engineering dei regali delle merendine?

Quello che colpisce di tutto l’articolo è che si fanno affermazioni apparentemente precise, ma che poi risultano essere solo vaghe approssimazioni. Si parla di “un velivolo di linea italiano in crociera da Catania a Napoli” del 15 ottobre o di “un aereo civile” a Verona il 27 settembre 2008: ci voleva tanto a dare il numero del volo e l’orario? Un link a un rapporto tecnico sull’evento? Chi sono coloro che l’avrebbero “osservato simultaneamente da terra”? Niente. Questo non è giornalismo, è pettegolezzo da portinaia; e dispiace notare che gran parte della “ricerca” ufologica usa questi metodi.

Nell’articolo del Corriere manca persino un link al filmato dell’UFO durante le riprese del film con Raul Bova: è forse un bene, perché guardandolo si rivela una gran delusione: una macchiolina sgranata che potrebbe essere qualunque cosa, per esempio lo sfocato riflesso momentaneo di un aereo che passa e che in quell’istante è angolato in modo da riflettere il sole (una cosa analoga mi capitò durante un volo di linea, e solo il teleobiettivo mi permise di capire che era un altro aereo visto quasi di punta).

I link ai video su Youtube sono pubblicati nel blog ufologico di Ivan Ceci. Buona visione.

Lo stesso Ceci, stando alle ricerche di Gianni Comoretto effettuate mediante invocazione a San Google, ha pubblicato qui nello stesso blog la ripresa video di Montebelluna citata dall’articolo: il solito zoom al massimo che mostra un oggetto indistinguibile e completamente sfocato. Considerato che le telecamere di solito mettono a fuoco all’infinito quando non riescono a mettere a fuoco automaticamente, questo indica che l'”UFO” è in realtà vicino all’obiettivo, come indicato dal fatto che l’autofocus riesce, per un istante, a focalizzare sull’oggetto e poi torna all’infinito.

E i “capelli d’angelo” citati nell’articolo? Ho fatto un po’ di ricerche e ho chiesto il parere di chi segue i fenomeni di questo genere da tempo, come per esempio Massimo Polidoro (che ne parla qui con specifico riferimento all’episodio di Firenze del 1954), e Simone Angioni, già noto ai lettori del Disinformatico per il suo articolato lavoro sulle presunte “scie chimiche”. I “capelli d’angelo” sono un fenomeno che appassiona gli ufologi, ma che è con tutta probabilità maggiormente pertinente per gli entomologi, perché i filamenti sono, guarda caso, molto simili a quelli delle specie di ragno che tessono una sorta di mini-paracadute di ragnatela per propagarsi, come descritto per esempio dall’entomologo John Jackman, della Texas A&M University, citato nel numero 40 (novembre-dicembre 2001) di Scienza & Paranormale, la rivista del CICAP.

Jackman ha infatti illustrato che dopo la nascita, un certo tipo di giovani ragni migratori secerne lunghi fili di seta che, sollevati dal vento, trasportano l’animale lontano, anche per molti chilometri. “È più facile vedere i filamenti in un giorno di sole che fa seguito a un temporale”, spiega Jackman, “è un fenomeno molto comune. Quando la luce è giusta se ne possono vedere centinaia di migliaia volare in cielo”.

Angioni ha ripreso recentemente in video questo fenomeno stagionale:

Il chimico ha inoltre svolto delle analisi tecniche sui “capelli d’angelo” che ne confermano la natura proteica e non sintetica, men che meno aliena, come spiegato in questo articolo e questo di Angioni e telefonicamente da Angioni stesso durante la diretta radiofonica del Disinformatico.

Invece di rivelarci presunte verità aliene, l’episodio getta insomma luce sul fascino reale della natura, che troppo spesso qualcuno ignora perché è troppo preso a guardare il cielo e a scambiare giocattoli delle merendine per astronavi intergalattiche.

Scie chimiche, nuova “prova” sbufalata

Scie chimiche, nuova “prova” sbufalata

Straker, sostenitore delle cosiddette “scie chimiche”, ha presentato quella che definisce senza mezzi termini “la prova dell’irrorazione chimica” e l’ha perentoriamente linkata nei commenti del Disinformatico a mo’ di sfida.

Ecco la “prova” di Straker, tratta da qui:

Alla quale rispondo con questa foto:

Corpo di mille cannoni all’orgone, ho trovato una foto di un aereo chimico e per giunta meno sgranata di quella degli sciachimisti? Un aereo che forma “dense scie… che non hanno origine dai motori”?

Macché: la foto è questa, da Airliners.net, e ritrae un Boeing 767 della Japan Airlines, immortalato in una foto scattata da un altro aereo che gli stava circa 300 metri sotto il 12 luglio 2005 in Estremo Oriente. I puntini bianchi sono cristalli di ghiaccio dispersi nell’aria.

E giusto per rincarare la dose, ecco un aereo che ha quattro motori ma lascia una scia singola centrale:

Anche in questo caso, non si tratta di un “aereo chimico”, ma di un normalissimo Boeing 747 della United Airlines, fotografato lo stesso giorno sopra il Giappone a 800 metri di quota in più rispetto all’aereo del fotografo. L’originale è qui.

Foto come queste dimostrano che gli aerei di linea possono lasciare scie che non dipendono dai loro motori ma puramente dalle variazioni di pressione prodotte nell’aria dal loro passaggio. Scie che pertanto non sono vincolate dalle condizioni di quota, pressione, umidità e temperatura tanto sbandierate dai complottisti delle scie chimiche, che non si fanno scrupoli di citare (maldestramente) la Nasa come fonte autorevole per poi accusarla di far parte del complotto.

Allora, cari sciachimisti: tutte qui le vostre “prove”? Quante altre volte volete essere pescati a spacciare fenomeni normalissimi per prove di chissà quale demenziale cospirazione?

La seconda puntata di Rebus sulle scie chimiche si avvicina…

Aggiornamento (2007/11/29)

L’articolo di Straker è stato modificato aggiungendo proprio la foto che ho segnalato. Nella versione usata da Straker, però, è stata rimossa la dicitura che ne rivela l’origine assolutamente normale (il sito Airliners.net) e soprattutto ne indica l’autore.

Non solo: Straker ha aggiunto una didascalia che parla di “goccioline di pioggia”, mentre la foto originale specificava che si trattava di cristalli di ghiaccio, sintomo di temperature e condizioni atmosferiche ben differenti da quelle che consentono la sospensione di gocce d’acqua.

Ma soprattutto viene da chiedersi quale strana logica venga seguita nel pubblicare la foto che ho segnalato: dato che questa foto mostra una normale scia di condensazione, perché quella molto simile presentata da Straker dovrebbe mostrare qualcosa di diverso? Boh.

Infine, è interessante notare che Straker, così disinvolto nell’appropriarsi di immagini altrui e cancellarne l’autore senza fornire riferimenti o rimandi, invece ammonisce, nel proprio sito, che “La riproduzione di immagini e testo è concessa solo a seguito di espressa autorizzazione” e che “In ogni caso, si chiede di citare la fonte con link cliccabile!”.

Peras imposuit Iuppiter nobis duas…

Scie cliniche (le FAQ del CICAP) / 2

Scie cliniche (le FAQ del CICAP) / 2

Il CICAP pubblica le FAQ sulle scie chimiche: seconda parte

La prima parte di quest’articolo è pubblicata qui. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Con il permesso del chimico Simone Angioni del CICAP, pubblico qui la seconda parte delle domande più frequenti (e relative risposte) sul tema delle cosiddette “scie chimiche”, redatte dal gruppo di ricerca specialistico del CICAP stesso.

L’originale è disponibile qui; la versione che potete leggere qui sotto è leggermente riveduta linguisticamente ed ampliata con immagini raccolte in Rete ed alcune mie considerazioni, di cui il CICAP non ha colpa e che sono indicate a parte.

2009/06/03

La seconda parte delle FAQ è stata trasferita alla sezione “Le domande più frequenti” del blog La bufala delle scie chimiche.

Scie cliniche (le FAQ del CICAP) / 1

Scie cliniche (le FAQ del CICAP) / 1

Il CICAP pubblica le FAQ sulle scie chimiche: prima parte

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Con il permesso del chimico Simone Angioni, pubblico qui la prima parte delle FAQ, ovvero le domande più frequenti (e relative risposte) sul tema delle cosiddette “scie chimiche”, redatte nell’arco di vari mesi dal gruppo di ricerca specialistico creato dal CICAP, di cui fa parte Angioni insieme ad altri chimici, piloti, controllori di volo e tecnici di settore italiani e stranieri. Io ho collaborato alla stesura soltanto per la parte giornalistica.

L’originale è disponibile qui; la versione che potete leggere qui sotto è leggermente riveduta linguisticamente e ampliata con immagini raccolte in Rete ed alcune mie considerazioni, di cui il CICAP non ha colpa.

Con la pubblicazione di queste FAQ, ricche di riferimenti alla letteratura tecnica, dovrebbe essere chiaro ai dubbiosi e ai preoccupati che il presunto fenomeno delle scie chimiche è una fandonia, inventata e alimentata da un gruppuscolo di paranoici a livello clinico che vogliono contagiarci con le loro paure assurde.

Non è a loro che sono dedicate queste FAQ, perché sono inguaribili (come vedrete dalla loro immancabile reazione isterica): sono dedicate a chi vuole saperne di più, non a chi crede già di sapere tutto. Buona lettura.

2009/05/10

La prima parte delle FAQ è stata trasferita alla sezione “Le domande più frequenti” del blog La bufala delle scie chimiche.

Scie chimiche, seconda parte

Scie chimiche, seconda parte

Tornano le “scie chimiche”, stavolta in formato PowerPoint

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Non ci posso credere. L’articolo precedente dedicato alle cosiddette “scie chimiche” o “chemtrails” ha battuto ogni record di questo blog, arrivando a ben 853 commenti. Per chi si fosse perso (per sua fortuna) la vicenda, le “scie chimiche” sono, secondo alcuni, delle scie lasciate nel cielo da aerei misteriosi, apparentemente simili alle normali scie di condensazione, ma in realtà pericolosissime perché costituite da un cocktail di veleni.

E chi le diffonde? Ma gli americani, ovviamente, che nel complottismo di ogni genere hanno sistematicamente lo stesso ruolo dei nazisti nei film di Indiana Jones: cattivoni sempreverdi, che si possono tirar fuori in qualsiasi occasione.

Torno sull’argomento perché ci sono due novità interessanti.

La prima è una domanda formale (Atto n. 4-02585) rivolta ai ministri della salute e della difesa italiani dal senatore Amedeo Ciccanti, che parla di “scie chimiche (chem trails), rilasciate da aerei non meglio identificati”. I sostenitori di queste “scie chimiche” (li ho affettuosamente battezzati sciachimisti) vedono sempre questi atti ufficiali come una conferma delle loro teorie. Ma cosa dice di preciso il senatore Ciccanti? Dice per esempio che:

diversamente dagli aerei civili, i quali su rotte predeterminate rilasciano scie di condensazione a dispersione quasi immediata, le scie chimiche riscontrate sono di natura gelatinosa e vengono nebulizzate da aerei che volano a bassa quota e sono irrorate nell’aria attraverso sistemi di supporto ben visibili ad occhio nudo

Notate la granitica certezza con la quale vengono fatte queste affermazioni. Come siano state misurate la “natura gelatinosa” e le quote basse degli aerei (e come faccia la gelatina a stare per aria) e quali siano questi “sistemi di supporto” che sarebbero “ben visibili ad occhio nudo” non è dato saperlo. È così e basta. Però viene subito un dubbio: se fosse davvero una cospirazione per irrorare di nascosto il mondo in un piano ultrasegreto, non sarebbe un pochettino da imbecilli usare dei “sistemi di supporto ben visibili ad occhio nudo”? Qualcosina di più discreto, più sobrio, che dia meno nell’occhio, non ci sarebbe?

La domanda del senatore Ciccanti prosegue, per fortuna più ipoteticamente, con i danni angoscianti apparentemente attribuibili a queste “scie chimiche”:

sembra che da tali scie chimiche derivino conseguenze disastrose sulla salute dei cittadini, stante, per esempio, l’alto numero di tumori rilevati nella vallata feltrina

Quel “sembra” suona un po’ tanto “me l’ha detto mio cuGGino”; non ha l’aria di riferirsi a un dato concreto, misurato per esempio tramite statistiche o in modo razionale, come prevederebbero il buon senso e il rigore tecnico. “Sembra” e basta. Portare prove prima di fare affermazioni così allarmistiche pare troppo una pignoleria da pedanti, vero?

Ma il “sembra” è portato a nuovi livelli dall’affermazione conclusiva:

il CNR, nel 2005, sembra che abbia rilevato, nelle analisi effettuate su campioni di pioggia coincidente con il rilascio di scie chimiche, una concentrazione al di sopra della norma di sostanze chimiche come quarzo, ossido di titanio, alluminio, idrossido di bario, ritenute pericolose per la salute, in quanto cancerogene

Capito? Chi ha redatto quest’atto ufficiale non si è neppure preso la briga di verificare se il CNR abbia o non abbia fatto questi rilievi: dai, seminiamo un po’ di panico, che tonifica! Siamo al livello della diceria; adatto forse alle chiacchiere da bar, insieme alle vipere lanciate dagli elicotteri, ma non per una discussione in Senato. E grazie a leggerezze come queste, delle quali i contribuenti sono certamente grati per l’uso attento delle risorse dello Stato, gli sciachimisti credono che le loro teorie siano confermate in alto loco. Andiamo bene.

Alza la testa, ti casca fuori il cervello

La seconda novità è una presentazione PowerPoint che sta impazzando in Rete e ha probabilmente sedotto almeno un giornalista di una testata ticinese, che un amico ha salvato in extremis dagli sberleffi dei professionisti del volo. Quello vero, non quello pindarico.

La presentazione si chiama di solito Alza_LaTesta_e_guarda.pps, pesa ben sei megabyte e viene distribuita via e-mail (con somma gioia di chi si collega in banda stretta) per diffondere immagini che sicuramente possono sembrare inquietanti a chi non conosce l’aviazione e la meteorologia, ma che in realtà mostrano fenomeni e oggetti perfettamente noti.

Molte foto della presentazione, infatti, sono tratte dal celeberrimo archivio di foto di appassionati d’aviazione Airliners.net, nel quale basta immettere “contrail”, che è il nome inglese delle normali scie di condensazione, per trovare gli originali delle foto in questione, con tanto di data, luogo e autore dell’immagine. Queste foto non mostrano aerei dotati di “sistemi di supporto ben visibili ad occhio nudo” per spruzzare “scie chimiche”, ma normali aerei da rifornimento in volo o attrezzati per applicazioni tutt’altro che segrete.

E poi scusate: ma se le “scie chimiche” sono una cospirazione ipersegreta che usa aerei ipersegreti per scopi ipersegreti, come diavolo fanno gli sciachimisti a procurarsi foto così ravvicinate di questi velivoli senza essere impallinati? Mi sembrano un tantinello sbadati, questi supercospiratori.

Ma vediamo qualcuna di queste “prove” presentate dagli sciachimisti e vediamo di documentare quanto l’anonimo autore di questa presentazione sia tragicamente incompetente (e, a quanto pare, senatorialmente accompagnato in quest’incompetenza):

Quelle non sono “attrezzature per il rilascio delle sostanze chimiche”:

  • a sinistra c’è lo spruzzatore utilizzato per collaudare in volo i sistemi antighiaccio degli aerei, usato nell’Airborne Icing Tanker Project e descritto qui: è molto simile alla normale sonda rigida per il rifornimento in volo utilizzato dagli aerei militari, per il quale l’avevo infatti scambiato inizialmente (ringrazio axlman e John per la correzione), e ne vedete un esempio qui;
  • a destra c’è uno scarico di gas ad alta temperatura posto in coda a un aereo, non certo uno spruzzatore: lo si capisce dalle bruciature sotto lo stabilizzatore, e si tratta, come del resto dice la scritta “APU”, della Auxiliary Power Unit: un comunissimo generatore ausiliario, in genere costituito da un piccolo motore a turbina, dotazione standard di tutti gli aerei di linea e di molti aerei militari, e gli esperti d’aviazione nei commenti hanno identificato il tipo di aereo: è un McDonnell Douglas DC-10/MD11 (grazie hanmar!);
  • nella foto in basso c’è quello che sembra essere un apparato radio o radar montato su un vecchio aereo cargo (di certo non un apparato idraulico, vista la mancanza di condotti o tubi), ma anche qui spero che gli appassionati d’aviazione mi sapranno dare una mano con l’identificazione precisa.

Prima di proseguire, fermiamoci un attimo per chiarire che cosa sono le scie lasciate dagli aerei. Si chiamano scie di condensazione (contrail in inglese): vapore acqueo, presente nell’atmosfera (e in parte nel getto dei motori), che si ghiaccia momentaneamente intorno alle minutissime particelle presenti nei gas di scarico degli aerei quando umidità e temperatura sono propizie. In pratica, le scie di condensazione sono semplicemente nuvole artificiali.

Non è detto che le scie di condensazione debbano scaturire soltanto dai motori: l’intera ala, per via della sua funzione (creare portanza generando una depressione sulla propria superficie superiore), altera localmente la pressione atmosferica e può quindi portare il vapore acqueo a un rapporto pressione/temperatura tale da produrne il ghiacciamento. Questo produce scie ampie anche quanto l’ala stessa, come si vede in alcune delle foto mostrate qui sotto e tratte dalla presentazione sciachimista.

Le scie di condensazione durano pochi minuti se c’è poca umidità nell’aria: il ghiaccio si forma ma riprende subito lo stato di vapore acqueo. Se invece l’aria contiene molta umidità, la scia è più grande e persistente. Se oltre all’umidità c’è anche vento, la scia non solo persiste, ma si espande distribuendosi nel cielo. Tutto qui.

Fateci caso, cari sciachimisti: quando il clima in quota è secco, non si vedono scie di nessun genere; quando è umido, le scie compaiono. Coincidenza?

Ci sono anche altri tipi di scia di condensazione, che si verificano a bassa quota ma sono molto transitori: un aereo al decollo o in atterraggio può produrre una scia se si verifica un calo di pressione e di temperatura nel vortice prodotto dall’ala in condizioni adatte di umidità atmosferica.

Esistono anche altri fenomeni artificiali che producono scie e sono in effetti irrorazioni, ma non si tratta di “scie chimiche” nel senso sciachimistico-complottistico del termine: mi riferisco alla distribuzione di insetticidi tramite aerei che volano sopra i campi a bassissima quota e alle assodate tecniche di innesco della pioggia (o della formazione di nubi) a base di dispersioni di sali di ioduro d’argento o ghiaccio secco effettuate in quota. Questi sono fenomeni ben noti e documentati, ma non c’entrano nulla con le scie di condensazione o con le presunte “scie chimiche”.

Tutta la questione è spiegata ampiamente dagli esperti di settore, molti dei quali sono italiani, presso MD80.it in questo documento scaricabile.

Ora torniamo alle immagini degli sciachimisti: nelle immagini della schermata mostrata qui sotto, tratta sempre dalla presentazione PowerPoint che gira, la foto in alto a sinistra mostra un aereo cisterna, un KC-135 Stratotanker statunitense, che scarica in volo il proprio carburante (cosa che avviene talvolta in caso di emergenza) attraverso gli appositi bocchettoni dei serbatoi. Niente di misterioso: cercate fuel dumping in Google e troverete spiegoni come questo, che chiariscono che il kerosene scaricato evapora rapidamente e non ricade a terra e che ci sono norme molto precise che regolamentano questa procedura d’emergenza. La foto, fra l’altro, compare proprio nel documento di MD80.it a pagina 148 (grazie a John per la segnalazione).

La foto in alto a destra mostra una normale scia di condensazione che ha assunto una colorazione grazie alla rifrazione della luce, come in un arcobaleno (infatti si chiama rainbow contrail ed è ambitissima dai fotografi d’aviazione), e sbufala completamente la storia degli aerei “non identificati”: il velivolo è infatti un Airbus A-340 della Virgin Atlantic Airways, sigla G-VBLU, fotografato sopra la Cina a luglio del 2006. Lo so perché quella foto la conosco benissimo, la uso come salvaschermo, ed è questa.

La foto in basso a sinistra è invece una scia di condensazione resa rossa dalla luce crepuscolare. Quella in basso a destra, infine, è una scia di condensazione prodotta dall’intera ala del velivolo grazie al cambio di pressione e di temperatura che avviene al passaggio dell’aria satura di umidità sopra e sotto l’ala stessa. Anche qui, insomma, nulla di misterioso.

Anche nella serie di foto qui sotto vediamo semplici scie più o meno abbondanti, che si formano secondo i principi della fisica, non violandoli come sostiene per esempio Sciechimiche.org.

La didascalia della foto qui sotto dice invece che “gli aerei di linea non volano in formazione e non seguono rotte di questo tipo”, ma è abbastanza evidente che in cielo ci sono anche aerei di altro genere: quelli militari, per esempio, il cui mestiere è appunto volare in formazione e seguire le rotte necessarie alla loro missione (che, mi confermano i piloti militari, non ha nulla a che fare con le “scie chimiche”).

Le “nuvole con i buchi” mostrate poi dalla presentazione sciachimista (schermata qui sotto) sono un fenomeno raro ma naturale: si chiamano in inglese fallstreak hole, hole punch cloud o glaciating supercooled cloud, e sono cirrocumuli o altocumuli nei quali l’acqua è sul punto di ghiacciarsi ma non lo ha ancora fatto: quando una zona della nuvola inizia a ghiacciarsi, innesca un effetto a catena che fa ghiacciare la zona circostante, che inizia a precipitare, e così via, formando quindi lacune approssimativamente circolari. Trovate una collezione di fotografie per esempio qui. Anche qui, quindi, le “scie chimiche” non c’entrano nulla.

Anche queste altre nubi mostrate dalla presentazione (qui sotto) sono spettacolari ma non sono nulla di misterioso: sono nubi mammellari (la forma evidentemente ispira facili quanto fantasiose analogie). Se cercate mammatus clouds troverete proprio le foto utilizzate come “prova” di cospirazione dall’anonimo quanto disinformato realizzatore di questo PowerPoint. Ne parla anche la Wikipedia qui. Altre foto di nuvole “strane” mostrate nel file sciachimista rappresentano normali billow clouds.

Nel Powerpoint sciachimista ci sono molte altre immagini presentate come presunte prove, ma la presenza di questi errori grossolani di interpretazione è già sufficiente a liquidare questa presentazione come il lavoro di una persona che ha molto tempo da perdere ma ne spende ben poco per studiare i fatti prima di lasciarsi prendere dalle fantasie. Una studiatina nei link tecnici forniti nel mio articolo precedente eviterebbe figure imbarazzanti. Per chi volesse poi saperne ancora di più, aggiungo le FAQ della Nasa (tradotte qui) sulle scie di condensazione.

E con questo, lo so, spalanco le porte alla nuova ondata di commenti…