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Antibufala: I video di al-Qaeda “made in USA”

Antibufala: I video di al-Qaeda “made in USA”

Questo articolo vi arriva gratuitamente grazie alla segnalazione di ”kilotr*” e alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una per incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Pubblicazione iniziale: 2015/10/05 15:17. Ultimo aggiornamento: 2017/08/20 16:30.

Mi manca il tempo di rispondere immediatamente e in dettaglio alle segnalazioni che mi stanno arrivando a proposito di un articolo del Corriere del Ticino di oggi, a firma di Marcello Foa (copia su Archive.org, ora bloccata; copia su Archive.is), secondo il quale “certi filmati di Al Qaeda erano “made in USA””. Un articolo sostanzialmente identico è stato pubblicato da Foa nel proprio blog presso Il Giornale con il titolo iniziale I video di Al Qaeda? Li produceva il Pentagono (copia su Archive.org; copia su Archive.is).

Ho già chiesto via Twitter a Foa come mai il suo articolo omette di citare due fatti importanti (dichiarati, fra l’altro, dalle sue stesse fonti):

a) che i video erano realizzati riprendendo attentati realmente effettuati da al Qaeda (“Bell Pottinger would send teams out to film low-definition video of al Qaeda bombings and then edit it like a piece of news footage”) o rimontando materiale originale di al-Qaeda (“He was given precise instructions: ‘We need to make this style of video and we’ve got to use al Qaeda’s footage’”) e non fabbricando scene o simulandole.

b) che i video venivano confezionati su CD con un accorgimento tecnico che consentiva di tracciare via Internet chi li guardava, quindi erano esche informatiche antiterrorismo (“The CDs were set up to use Real Player, a popular media streaming application which connects to the internet to run. Wells explained how the team embedded a code into the CDs which linked to a Google Analytics account, giving a list of IP addresses where the CDs had been played”).

Questi due fatti cambiano completamente l’interpretazione della notizia ma mancano dall’articolo di Foa, pur essendo chiaramente riportati nella notizia originale. Come mai?

Nella notizia originale manca invece ogni indicazione che i video venissero prodotti “perché scoprire filmati di quel genere in località insospettabili avrebbe aumentato il clamore e l’interesse mediatico” come dice Foa e manca l’affermazione, fatta da Foa, che questi video venivano poi autenticati dalla CIA o dalla Casa Bianca (“erano la CIA o la Casa Bianca a certificarne l’autenticità”, scrive Foa).

Sto aspettando chiarimenti o smentite, ma per il momento sembra proprio che Foa abbia preso un grosso granchio giornalistico, suggerendo per omissione la tesi che i video di al-Qaeda siano fabbricati (tutti o alcuni) ex novo dal Pentagono e alimentando il bislacco filone complottista che sostiene che al-Qaeda sia una messinscena americana.

Questo vale in particolare per il titolo dell’articolo nel suo blog, ossia “I video di Al Qaeda? Li produceva il Pentagono” (successivamente cambiato in “Quei video di Al Qaeda? Li produceva il Pentagono”, ma del titolo originale rimane traccia nel link, che è ancora http://blog.ilgiornale.it/foa/2016/10/05/i-video-di-al-qaeda-li-produceva-il-pentagono/): formulato così, sembra che Foa sostenga che tutti i video attribuiti ad al-Qaeda siano opera degli Stati Uniti.

Non ho ancora ricevuto alcuna risposta da Marcello Foa. Va notato che Foa “dirige il gruppo editoriale svizzero Corriere del Ticino-Media Ti ed è docente di Comunicazione e Giornalismo” (fonte), per cui un suo errore avrebbe conseguenze e implicazioni ben più gravi rispetto a quello di un articolista comune.

Intanto segnalo queste fonti per maggiori dettagli:

Breve analisi di Francesco Sottobosco.
The Daily Beast racconta la storia attribuendola anche al Sunday Times, ma non ho ancora reperito l’articolo del Times per verifiche.
Questo articolo del Bureau of Investigative Journalism, che sembra essere la fonte originale della notizia riportata da Foa e la riporta con completezza.
– Un articolo di GAS che verifica e analizza l’articolo di Foa, definendolo “scoop tarocco”.

Per evitare derive e deliri di puro complottismo e berciamenti politici, avviso subito che verranno pubblicati soltanto i commenti che sono pertinenti a questa specifica notizia e che la smentiscono, confermano o chiariscono. Risparmiatevi rantoli sull’11 settembre e tutto il resto. Grazie.

2016/10/07 8:30. Marcello Foa ha pubblicato un secondo articolo nel quale conferma i concetti che ho segnalato qui sopra e che mancavano nel primo articolo. Ma ormai il danno è fatto, e Foa usa di nuovo frasi come “un filmato di Al Qaeda possa essere in realtà una produzione del Pentagono” che continuano a suggerire l’idea che i video siano falsificazioni integrali anziché rimontaggi di materiale autentico per inserirvi codici di tracciamento.

2017/08/20 16:30: Ho aggiornato alcuni link non più funzionanti o modificati e preso nota del cambio di titolo dell’articolo su Il Giornale.

11/9, nasce il blog apposito Undicisettembre, per indagare senza strillare

Come promesso, le mie indagini sull’11 settembre vanno avanti, ma non qui: insieme ad altri ricercatori ho aperto un blog apposito, Undicisettembre. Dategli un’occhiata, contiene già parecchio materiale, compresi i rari file originali non ricodificati dei filmati del Pentagono, e un’eccezionale ricostruzione digitale dell’impatto al Pentagono.

Undicisettembre consente commenti soltanto ai membri, per evitare il solito mare di polemiche e d’insulti. Se volete commentare, scrivetemi e pubblicherò gli interventi più interessanti.

Per diventare membri, basta che scriviate un articolo d’indagine ben fatto e documentato e me lo mandiate. Dopo l’incredibile puntata di Enigma su Raitre di ieri, offrire una campana diversa da quella confusa, stonata e fragorosa dei complottisti diventa ancora più doveroso.

Nel frattempo, l’analisi di Inganno globale va avanti e rivela falle, omissioni e invenzioni sempre più consistenti. Per chi volesse scaricare ed esaminare questo “film-inchiesta” (la definizione è dell’autore, non mia) in formato XviD ad alta risoluzione, è disponibile qui in una versione curiosamente etichettata “Solo per collaboratori/amici di Luogocomune” ma accessibile a chiunque. Io l’ho trovata tramite Google.

L’11/9 e i documenti nella tragedia di Superga: riuscite a recuperare lo spezzone Rai coi documenti sopravvissuti all’incidente del Grande Torino?

L’11/9 e i documenti nella tragedia di Superga: riuscite a recuperare lo spezzone Rai coi documenti sopravvissuti all’incidente del Grande Torino?

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento ore 14:10.

È un bel po’ che non tocco l’argomento degli attentati dell’11 settembre e delle teorie cospirazioniste che li riguardano. Lo riprendo brevemente (ricordando, per gli interessati, che il blog Undicisettembre è a loro disposizione per dubbi e dettagli) per chiedervi un favore.

Venerdì scorso (18 giugno) Rai News ha trasmesso un documentario sulla storia dei campionati di calcio, con un accenno alla tragedia di Superga del 4 maggio 1949. È stato mostrato un filmato dell’epoca nel quale compariva un documento di una delle vittime, forse un passaporto. Riuscite a recuperare quello spezzone?

Spiego subito la ragione del mio interesse. Come forse sapete, uno dei dubbi ricorrenti dei complottisti undicisettembrini riguarda il ritrovamento di uno dei passaporti dei dirottatori, Satam al-Suqami (foto qui sopra). I dubbiosi si chiedono come possa essere sopravvissuto intatto allo schianto dell’aereo e al rogo e poi al crollo delle Torri Gemelle (in realtà il passaporto fu rinvenuto per strada e prima del crollo).

Mi sembra che il ritrovamento dei documenti del Grande Torino a Superga sia una dimostrazione eloquente di come i documenti, a volte, sopravvivano a situazioni alle quali istintivamente viene da pensare che non dovrebbero resistere.

Se non riuscite a recuperare quello spezzone ma avete altre foto di quei documenti e della tragedia di Superga, fatemelo sapere. Grazie.

Aggiornamento ore 14:50

Fulminee e precise, sono arrivate le segnalazioni dei lettori.

Lo spezzone è disponibile qui su Youtube: i documenti sopravvissuti allo schianto appaiono a 1:20 circa. Si tratta della tessera universitaria di Bacigalupo, non di un passaporto.

Pochi secondi prima, nella ripresa (tratta dal cinegiornale La Settimana Incom) si vedono anche i resti del giornale di bordo del velivolo e alcune fotografie pressoché intatte. Sul sito Ilgrandetorino.net e su Amsg.it ci sono le immagini di altri reperti di Bacigalupo, dalla patente al libretto degli assegni, e di altre vittime.

Grazie a tutti per l’aiuto.

Antibufala: il presidente francese cita gli Illuminati a proposito dell’attentato a Charlie Hebdo

Sono già arrivate parecchie segnalazioni di un video nel quale il presidente francese François Hollande dice, durante un discorso alla TV nazionale del 9 gennaio scorso, che Parigi è stata attaccata dagli “illuminés”, ossia – dicono coloro che diffondono il video – dagli Illuminati, una società segreta che secondo gli appassionati di cospirazionismo controllerebbe occultamente le sorti del mondo.

La frase di Hollande avrebbe una traduzione chiarissima e inequivocabile, dicono i sostenitori di questa tesi: “coloro che hanno commesso questi atti: quei terroristi, quegli Illuminati, quei fanatici….”. Ma si tratta di un banale errore di traduzione: “illuminés”, in francese e in questo contesto, non significa “Illuminati”. Vuol dire “esaltati, fanatici, visionari”. Basta consultare un dizionario e chiedere a chiunque sappia il francese.

Del resto, se davvero Hollande avesse voluto denunciare il ruolo della società segreta degli Illuminati nella strage di Parigi, non l’avrebbe certo fatto semplicemente citandone distrattamente il nome in un discorso per poi passare oltre.

Ma la mentalità cospirazionista è fatta così, e questo è un caso esemplare di come funziona. Una persona normale che non conosce bene il francese, quando sente Hollande usare la parola illuminés, presume che abbia un significato normale che gli sfugge, che sia magari un falso amico, ossia una parola che somiglia foneticamente a un’altra della propria lingua ma non ha lo stesso significato, e va a procurarsi un dizionario per cercarne il significato nel contesto. Un complottista pensa invece immediatamente che si tratti di un messaggio in codice; il dizionario non gli serve, perché lui ha già capito tutto. E più gli dici che ha frainteso, più si convince di essere l’unico che ha realmente visto la verità.

Nuovo scoop degli sciachimisti: c’è la prova schiacciante… che non hanno il senso del ridicolo

Nuovo scoop degli sciachimisti: c’è la prova schiacciante… che non hanno il senso del ridicolo

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “antoniusblock” e “mykeike”. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2010/07/25.

Torno brevemente a parlare della bufala delle “scie chimiche” per segnalare un episodio decisamente divertente per tutti tranne che per gli sciachimisti, che non hanno capito di essere stati presi in giro neanche dopo che gliel’hanno spiegato. L’episodio è una perfetta dimostrazione di uno dei sintomi classici dei cospirazionismi: la totale scomparsa del senso dell’umorismo e del ridicolo. Per qualche bizzarro motivo, credere a una tesi di complotto elimina la capacità di distinguere fra chi fa una battuta e chi parla seriamente. Ecco cos’è successo.

Qualche giorno fa è apparso su Youtube un bel video (successivamente rimosso) che mostra un aereo in volo mentre rilascia una classica scia di condensazione aerodinamica: una di quelle che si formano per via della variazione di pressione dell’aria mentre scorre sulle ali. Qui sotto vedete due fotogrammi che permettono di notare l’iridescenza della scia e la sua formazione lungo tutta l’estensione dell’ala.

Nel video, due voci fuori campo dialogano divertite da 1:00 in poi (prima non c’è parlato):

Persona che riprende: “You see it… You see him spraying that chemtrail?” [Lo vedi… Lo vedi che sta spruzzando quella scia chimica?]
Altra persona: “Yeah. Good luck we’re above him.” [Sì, per fortuna siamo sopra di lui]
PCR: “I know” [Lo so]
AP: “‘Cause we’d be dead right now!” [Perché adesso saremmo morti!]
AP: [incomprensibile]
PCR: “I’m gonna put this on Youtube” [Questo lo metto su Youtube]
AP: [Risata] “Are you videoing it right now?” [Lo stai riprendendo adesso?]

[pausa]

AP: “Oh God, don’t… don’t video it right now!” [Oddio, non… non riprenderlo adesso!]
PCR: “It’s like it’s spraying out of the top of its wings.” [È come se spruzzasse dalla parte superiore delle sue ali]
AP: “Don’t… don’t do any [incomprensibile].” [Non… non fare nessun [incomprensibile]]

Naturalmente per gli sciachimisti (quelli dei soliti “nemici delle cisterne”, ai quali non voglio regalare neppure la dignità di un link) gli autori del video stanno parlando assolutamente sul serio. Perché a un pilota che sa delle teorie demenziali sulle “scie chimiche” non verrebbe mai e poi mai in mente di vedere una bella scia aerodinamica dalle delicate rifrazioni arcobaleno e filmarla per poi metterla su Youtube e burlarsi degli sciachimisti che abboccano. Così come a nessuno verrebbe in mente di fotografare una sorpresa degli ovetti Kinder e spacciarla per un UFO. Nooooo.

Anzi, quando gli autori del video, soddisfatti del risultato raggiunto, hanno avvisato che si trattava di una burla, gli sciachimisti hanno gridato al complotto nel complotto: secondo loro il video non è una burla e gli autori in realtà sono stati costretti da qualcuno a fingere che lo sia, ma gli sciachimisti se sono accorti. L’idea che qualcuno voglia prendersi gioco di loro non li sfiora neppure. A giudicare da quanto sono mortalmente impermeabili a ogni forma di ironia, i sostenitori delle “scie chimiche” devono essere l’anima di ogni festa.

Sul canale Youtube degli autori del video è comparsa la prima smentita degli autori: “La verità è che il video è autentico e non tagliato ma il titolo è stato creato per prendere in giro la gente delle scie chimiche. Questo video mostra semplicemente un paio di KC-10 che volano in formazione. Quando ho visto le scie di condensazione che provenivano dal KC-10 di testa, ho tirato fuori la mia videocamera, sapendo che avrei fatto questa burla, e i piloti mi hanno assecondato recitando. Ecco qui. È semplicemente uno scherzo fatto a tutti gli sciachimisti. Mi spiace, Tim.”

In originale: “The truth is, the video is real and unedited but the title was created to poke fun at the chemtrail people. All this video shows is a couple of KC-10’s flying in formation. When I saw the contrails coming from the lead KC-10 I pulled out my video camera knowing I was going to pull this prank and the pilots played along. So there you have it. It’s just a prank on all the chemtrailers. Sorry, Tim”.

Poi, quando gli sciachimisti hanno gridato al complotto-matrioska, gli autori hanno pubblicato una nuova smentita: “Voi che continuate a dire “TROPPO TARDI” dovete pensare prima di aprire la bocca… non m’importa se i video sono ancora là fuori e stanno diventando virali. ERA PROPRIO QUESTO LO SCOPO DELLA BURLA!!!!… fare in modo che tutti voi idioti delle scie chimiche vi eccitaste come se questi video fossero il Santo Graal e permettere a me e ai miei amici di ridere di voi mentre li diffondete. Più vi infervorate su questa cosa, più è divertente per quelli di noi che vivono nel mondo reale. Quindi continuate a diffondere i video, amici. Divertitevi, io lo sto facendo!”

In originale: “You guys who keep saying “TOO LATE” need to think before you open your mouth…I don’t care that the videos are still out there and going viral. THAT WAS THE WHOLE POINT OF THE PRANK!!!! …for all of you chemtrail idiots to get all excited as if these videos are the holy grail of chemtrail videos and for me and my friends to laugh at you while you spread them. The more passionate you guys are about this, the more entertaining it is for those of us who live in the real world. So, keep on spreading the videos my friends. Have fun, I am!”

A parte questo, la nuova prova schiacciante di chi crede che migliaia di aerei svolazzino giorno e notte a stormi spruzzando appositamente robaccia per avvelenarci sistematicamente è un video girato chissà dove e chissà quando, a chissà quale quota, da chissà chi, in chissà quali condizioni. Ma questo, agli sciachimisti, a quanto pare basta e avanza per considerarla una prova inconfutabile. E naturalmente l’iridescenza della scia viene interpretata come prova della sua natura “chimica”: chissà se gli sciachimisti hanno mai visto un arcobaleno.

Per chi non avesse mai visto una scia di condensazione aerodinamica (da non ridurre alle sole “trecce di Berenice”, che sono una particolare forma di scia aerodinamica dovuta ai vortici alari di estremità), ecco qualche foto.


Airbus A340 della Virgin Atlantic, marche G-VBLU, fotografato in Cina il 24 luglio 2006 da un aereo di linea che stava circa 1000 m più in basso. Fonte: JeffWell su Airliners.net.


Airbus A340 della Scandinavian Airlines nei cieli della Cina, 12 giugno 2005. Fonte: Jeffwell su Airliners.net.

Altre immagini di scie di condensazione aerodinamica sono disponibili qui, qui (fatte da un aereo Alitalia), qui e qui.

Il fenomeno è documentato e spiegato anche da fonti specialistiche, come per esempio Paragonair.com: “nell’aria quasi satura, la riduzione aerodinamica della pressione intorno alle superfici alari, alle gondole dei motori e alle eliche raffredda l’aria fino alla saturazione, lasciando scie di condensazione prodotte da questi componenti. Questo tipo di scia solitamente non è né denso né persistente quanto le scie prodotte dallo scarico dei motori. Tuttavia in condizioni atmosferiche critiche una scie di condensazione aerodinamica può innescare la formazione e la diffusione di uno strato di cirri” (“In air that is almost saturated, aerodynamic pressure reduction around airfoils, engine nacelles, and propellers cools the air to saturation leaving condensation trails from these components. This type of trail usually is neither as dense nor as persistent as exhaust trails. However, under critical atmospheric conditions, an aerodynamic contrail may trigger the formation and spreading of a deck of cirrus clouds.”)

Già che c’ero, ho ripreso in mano il dibattito con Tom Bosco sulle “scie chimiche”. Se vi interessa, lo trovate qui e qui su La bufala delle scie chimiche, dove trovate anche delle ampie FAQ aggiornate che rispondono alle domande più frequenti sull’argomento.

Aggiornamento 2010/07/25

Il video è stato rimosso, ma ne ho conservato una copia. Ho incluso in questo articolo degli screenshot al posto del video che avevo inserito inizialmente.

Antibufala: se scrivi “itanimulli.com” (“Illuminati” al contrario) finisci sul sito della NSA!

Antibufala: se scrivi “itanimulli.com” (“Illuminati” al contrario) finisci sul sito della NSA!

È vero che digitando “Illuminati” a rovescio, seguito da “.com”, si viene portati al sito della NSA, la National Security Agency del governo degli Stati Uniti? Si tratta di una rivelazione, di una trappola di un malfattore? C’è chi teme di essere schedato o infettato se prova a digitare itanimulli.com nel proprio browser.

Niente panico! Sì, è vero che digitare itanimulli.com in un browser fa comparire sullo schermo il sito dell’NSA, ma non perché c’è qualche messaggio in codice o attacco informatico: si tratta semplicemente di una burla che risale al 2009.

Chiunque può registrare il nome di un sito Internet, come appunto Itanimulli.com, e poi impostarlo in modo che dirotti i suoi visitatori verso un altro sito (in questo caso, quello dell’NSA). Chi registra un nome può anche celare la propria identità, ma in questo caso l’identità del titolare di Itanimulli.com non si è occultato: è il signor John Fenley, di Provo, nello Utah. Come racconta in dettaglio il sito antibufala Snopes.com, il signor Fenley ha registrato Itanimulli.com nel 2002 e nel 2009 ha deciso per scherzo di deviarne i visitatori sul sito dell’NSA. Tutto qui.

Non c'è più dubbio: sono la magnifica ossessione di Mazzucco

Non c’è più dubbio: sono la magnifica ossessione di Mazzucco

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2015/12/10.

Qualche tempo fa Massimo Mazzucco ha partorito un video di quasi un’ora. Sul complotto dell’11 settembre? No. Sul complotto dell’omicidio Kennedy? Neanche. Sul complotto dello sbarco sulla Luna? Macché. Ha speso cinquantasette minuti su di me, analizzando ogni mio gesto, ogni mia parola, ogni singola mia espressione. Roba da stalker a tempo pieno. Capirei, forse, se io fossi una bella donna, ma francamente la cosa m’inquieta un pochino e comunque Mazzucco non è il mio tipo. Per cui non gli ho dato corda.

Ieri, però, è tornato alla carica con un nuovo atto d’amore, con tanto di articolo di supporto. Altri trentaquattro minuti di video, nei quali dichiara candidamente (a 4 minuti dall’inizio in questa intervista del 13 ottobre a Radio IES) di essersi guardato tutti i video delle mie conferenze pubbliche degli ultimi anni sull’11 settembre e di averli passati al setaccio. Senza rendersi conto di quanto sia triste questa sua ammissione di non aver niente di meglio da fare. Questa sarebbe la gente che vuole smascherare i potentissimi autori del complotto che ha cambiato la storia del mondo e ambisce a incriminare per strage Bush, Cheney, Rumsfeld, il Mossad, la CIA, l’FBI, i banchieri ebrei e Carletto il camaleonte dei Sofficini.

Visto che nei commenti ad altri articoli di questo blog e via mail mi sono arrivate un po’ di richieste di chiarimento su alcuni dei montaggi creativi delle mie parole da parte di Mazzucco, rispondo brevemente qui, così chiudo l’argomento; non vorrei dare l’impressione che io risponda a queste indesiderate avances mazzucchiane.

Sul vendere libri e cappellini

Un conto è vendere libri che contengono spiegazioni tecniche documentate e interviste a esperti; un altro è vendere libri che dicono scemenze senza alcun supporto di persone competenti e sbagliano persino il numero dei piani delle Torri Gemelle.

Inoltre i libri e documentari dei quali sono unico autore sono scaricabili gratis (Misteri da vendere, Luna? Sì, ci siamo andati!, L’Acchiappavirus, Internet per tutti, Da Windows a Linux). Io non vendo cappellini sull’11 settembre; quello lo fa invece Alex Jones, stimatissimo da Mazzucco. Il cappellino della CIA indossato da uno sciachimista l’ho messo all’asta per beneficenza.

La profondità della buca a Shanksville

I 15 metri di profondità del cratere prodotto dall’impatto del volo United 93, di cui parlo nello spezzone mostrato da Mazzucco, sono un dato citato dal Pittsburgh Tribune-Review e dal Seattle Times: altri giornali (per esempio il Seattle Post-Intelligencer) riportano cifre inferiori. Se a Mazzucco 15 metri sembrano impossibili, se la prenda con i giornalisti Alex Tizon e Robb Frederick, non con me; io non faccio altro che riferire.

Se vuole delle fonti ufficiali, la FAA dice che reperti dell’aereo furono trovati a 10 metri e il Pennsylvania Department of Environmental Protection dice che lo scavo finale arrivò a 15 metri.

Che siano tre, dieci o quindici metri non cambia il fatto che da quel cratere e dalla zona circostante furono estratti i resti dell’aereo, 1500 pezzi dei corpi dei passeggeri e sei scatole dei loro effetti personali, riconosciuti dai familiari, ed è questo che conta.

La lunghezza della buca a Shanksville

La “cinquantina di metri” di cui parlo risulta da questa indagine tecnica di Hammer, risalente a ben cinque anni fa, che chiunque può ripetere. Mazzucco, nel suo video Inganno Globale, dice che è lunga “6-7 metri”. Ognuno è libero di valutare chi sta raccontando balle. Magari chiedendosi, nel frattempo, che senso avrebbe, nelle tesi alternative, simulare un impatto di un aereo con ali larghe 38 metri facendo una buca larga sei o sette metri e sperare che nessuno noti la trascurabile discrepanza.

“Lei sta insultando i morti”

Quello che Mazzucco non mostra è che le mie parole sono rivolte a una persona che ha già fatto una raffica di domande e asserzioni complottiste e offensive e non lascia parlare gli altri, tanto che il pubblico è insorto (il video originale è qui, l’insurrezione è da 7:40 in poi); è questo il motivo per cui taglio corto. Del resto, Mazzucco è un regista, quindi non c’è da stupirsi se dimostra talento nel montaggio.

“Chiedetelo agli esperti”

Questa è una mia frase che sembra stizzire parecchio Mazzucco. Forse perché lui, di esperti veri a supporto di quello che dice, non ne ha. Volpe, uva, eccetera.

Hani Hanjour non era affatto incapace di pilotare un Cessna, come invece afferma Mazzucco. Aveva una licenza di pilota commerciale statunitense, rilasciatagli dalla FAA nel marzo del 1999. Aveva 600 ore di volo sul suo logbook. E la virata di 330° prima di colpire il Pentagono non disorienta i dirottatori piloti, come teorizza Mazzucco (che non è un pilota), per il semplice fatto che nella zona non ci sono altri edifici pentagonali larghi 400 metri.

“Chiedetelo agli esperti” (2)

Gli esperti citati da Mazzucco non contraddicono le mie parole sulla dinamica dei crolli (che non sono una mia invenzione: io riferisco quello che dicono i tecnici) e non sostengono le sue argomentazioni. Le persone che Mazzucco cita dicono semplicemente che un crollo per incendio non era mai successo prima; non dicono che non può succedere mai.

In realtà la letteratura tecnica documenta che il rischio di crolli per incendio delle strutture in acciaio è noto e indiscusso (si veda per esempio Behavior of Steel-framed Buildings in a Fire, in Steel Structures (2007), che contiene una vasta bibliografia tecnica sull’argomento).

WTC7 crollato, facciata “come un velo”

L’immagine mostrata da Mazzucco a 12:11 conferma la mia descrizione divulgativa che viene contestata: buona parte della facciata non lesionata dai crolli, quella non rivolta verso le Torri, giace infatti in grandi porzioni sopra la catasta di macerie.

I video, inoltre, confermano l’inclinazione del WTC7 durante il crollo che descrivo, come si può vedere anche nel fotogramma qui accanto.

Mazzucco vi ricama sopra della facile ironia, ma l’ironia non cambia i fatti.

Mancata difesa aerea

La mia frase sui radar militari USA che guardano in fuori è solo una parte della spiegazione tecnica della mancata intercettazione: manca quella sulla copertura radar interna degli USA, che era scarsa e tecnicamente limitata (è questo il “ventre molle” di cui parlo) e ostacolò il ritrovamento degli aerei dirottati. Questa copertura è gestita dalla FAA tramite i controllori di volo civili. Sono loro che devono chiamare i militari e avvisarli di un dirottamento.

Secondo Mazzucco, insomma, farebbero parte del complotto non solo Bush, i militari, i vigili del fuoco, i soccorritori a Shanksville, gli istruttori di volo e gli ingegneri strutturisti, ma anche i controllori di volo civili. Ma quant’è grande questa cospirazione?

Transponder che fanno “puff”

Il comportamento degli schermi dei controllo di volo statunitensi in caso di spegnimento dei transponder che descrivo e che fa tanto meravigliare Mazzucco non è una mia invenzione: è quello che documenta Giulio Bernacchia, pilota professionista con esperienza diretta di controllo del traffico aereo civile e militare.

Non è vero che un aereo che spegne il transponder “lo vedi subito in mezzo a quattromila aerei che invece hanno tutti il loro numerino di fianco”, come afferma Mazzucco (senza citare alcun esperto a supporto), perché la visualizzazione del segnale radar primario, senza transponder, è affollata di puntini anonimi, prodotti dagli echi radar degli aerei da turismo e degli stormi di uccelli (Stuckmic.com).

In quanto ai polpacci dei controllori sui quali Mazzucco scherza così frivolamente, va notato che in almeno uno dei centri di controllo del traffico aereo statunitense interessati dai dirottamenti il sistema radar primario non era al piano di sopra: proprio non c’era (“the “preferred” radar in this geographic area had no primary radar system”, nota 142, pagina 460 del 9/11 Commission Report).

Il resto dell’argomentazione di Mazzucco gioca sul montaggio selettivo per eludere il concetto fondamentale: lo spegnimento o cambiamento delle impostazioni dei transponder rese più difficile seguire gli aerei dirottati. Non lo dico io, ma i tecnici, quindi non se la prenda con me.

Telefonate dagli aerei

Mazzucco dice (21:50) che queste telefonate sono un dettaglio “importantissimo”, “forse l’argomento più importante di tutti dell’intero dibattito sull’11 settembre”. Di nuovo gioca con il montaggio per farmi dire che nessuna telefonata fu fatta dagli aerei dirottati usando i cellulari (mai detto, anzi; già nel 2006, qui su Undicisettembre.info John segnalava che “quando le telefonate sono partite da telefoni cellulari, la “verità ufficiale” lo dice tranquillamente”), ma lasciamo perdere. I trucchetti di montaggio non sono una novità.

Mazzucco afferma (25:00) che i rapporti ufficiali “suggeriscono” ma non dichiarano l’origine delle telefonate per non dover mentire, ma questo è falso: il rapporto T7 B13 Flights – phone calls Fdr – Table – Communications to and from UA 93, per esempio, la dichiara esplicitamente e dettagliatamente per ciascuna chiamata. Per le chiamate fatte con i cellulari indica “cell phone”; per le chiamate fatte con i telefoni di bordo indica la carta di credito usata, il numero del terminale e il sedile corrispondente. Più chiaro di così non si può. Ecco la pagina saliente di quel rapporto:

Poi il video di Mazzucco mostra dei documenti FBI secondo i quali anche altre chiamate provennero da cellulari; ma i documenti mostrati sono dichiarazioni preliminari dei familiari, i quali in alcuni casi le hanno poi corrette, mentre in altri i tabulati delle compagnie telefoniche hanno chiarito l’origine delle chiamate, come risulta da altri documenti FBI. Non c’è da stupirsi se un familiare, angosciato da una telefonata di una persona cara che lo informa di essere stata dirottata, s’è confuso fra chiamata cellulare e chiamata da telefono di bordo: certamente questa distinzione non era in cima alle sue priorità. Ma lasciamo perdere anche questo.

Quello che conta, qui, è il motivo per cui sarebbe a quanto pare così importante stabilire se queste telefonate furono fatte dai cellulari o dai telefoni di bordo. Importante, s’intende, solo per Mazzucco e gli altri sostenitori delle tesi alternative, perché il fatto che gli aerei furono dirottati e si schiantarono contro i loro bersagli è abbastanza evidente anche senza queste chiamate.

“Una cosa è certa” dice Mazzucco nel video a 29:00 “le persone che hanno ricevuto queste telefonate esistono e nessuno si è mai sognato di suggerire che mentano o che si siano inventate tutto”. Bene, almeno loro non fanno parte del complotto. “Le telefonate, loro, le hanno ricevute: il problema, caso mai, è capire da dove sono partite queste telefonate.” Quel “dove”, scandito con enfasi, sembra insinuare che per Mazzucco i passeggeri dei voli dirottati forse non erano a bordo degli aerei e quindi non morirono nei loro schianti. Anzi, si sarebbero prestati a simulare le telefonate da un altro luogo. Sembra proprio che Mazzucco, in altre parole, stia accusando i passeggeri di essere complici del complotto. Non ho altro da aggiungere.

Per finire

Mazzucco conclude dicendo che io racconto una “montagna di fregnacce”. Ha diritto alla sua opinione, ma è perfettamente inutile e tedioso che rivolga i suoi strali contro di me. Se ha davvero tutte queste prove granitiche contro la “versione ufficiale”, non perda altro tempo, le presenti in tribunale e le faccia sottoscrivere dai suoi ingegneri strutturisti, dai suoi controllori di volo e dai suoi vigili del fuoco di fiducia, e vada a dire ai familiari delle vittime che i loro cari sono dei contaballe.

Se non lo fa e si limita a sfottere me, vuol dire che il suo scopo non è il trionfo della verità, ma farmi la corte strillando per farsi notare. Un po’ come fece John Hinckley con Jodie Foster. E sappiamo com’è andata a finire in quel caso. Fine della storia.

Aggiornamenti

2011/10/20. Ho contattato Radio IES proponendo una replica alle affermazioni di Mazzucco, come potete sentire qui. Stamattina ho partecipato alla trasmissione in diretta. Dovrebbe essere disponibile a breve la registrazione. La discussione e gli aggiornamenti proseguono in questo articolo.

11/9, scaricabile gratis il libro smontacomplotti del CICAP

11/9, scaricabile gratis il libro smontacomplotti del CICAP

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Nel 2007, all’apice della popolarità mediatica in Italia delle tesi alternative sugli attentati dell’11 settembre 2001, l’editore Piemme chiese al CICAP di preparare un libro di verifica di queste tesi e al tempo stesso invitò Giulietto Chiesa a prepararne uno che le sostenesse.

Il CICAP realizzò 11/9 La cospirazione impossibile: oltre 360 pagine di analisi puntuale e inesorabile delle asserzioni dei complottisti e di spiegazione divulgativa di cosa era successo realmente quel giorno, sulla base delle indagini tecniche e delle competenze degli esperti intervistati, lasciando da parte il fumo della geopolitica. Io scrissi due capitoli, dedicati alle Torri Gemelle e al World Trade Center in generale, mentre gli altri aspetti dell’11/9 furono affrontati dagli autori del CICAP avvalendosi anche del materiale tecnico e delle consulenze degli esperti raccolti dal gruppo Undicisettembre.

Giulietto Chiesa, invece, uscì con Zero, nel quale si dice che il Pentagono fu colpito da un “parassita militare” (pagina 80). C’è proprio scritto così. Se volete, ce n’è una recensione qui.

A metà agosto scorso, Piemme ha restituito agli autori de La cospirazione impossibile i diritti perché il libro ormai è fuori catalogo, e così mi sono messo di corsa a convertirlo in e-book in tempo per la ricorrenza degli attentati, intanto che Massimo Polidoro raccoglieva i consensi degli altri autori per la ripubblicazione. E così da oggi La cospirazione impossibile è scaricabile gratis in formato PDF ed è disponibile in formato EPUB sul sito del CICAP a prezzo simbolico (due euro).

Un’avvertenza: il tempo disponibile è stato pochissimo ed era impraticabile aggiornare tutto il testo, per cui considerate questa prima edizione digitale come una versione iniziale che fotografa la situazione del debunking e del complottismo nel 2007, con una manciata di aggiornamenti nel mio capitolo sulle Torri Gemelle. Inoltre per problemi tecnici non ho potuto usare il file finale adoperato da Piemme per la stampa, per cui possono esserci delle discrepanze. Anzi, se avete la copia cartacea, confrontatela con la versione digitale e ditemi se trovate errori o differenze, così le sistemerò nelle versioni successive.

Tenete presente, inoltre, che per ora il PDF è generato automaticamente partendo dall’EPUB, per cui non aspettatevi finezze d’impaginazione. Ma i contenuti e i link alle fonti ci sono (anche se alcuni sono obsoleti e recuperabili con Archive.org). Poca forma, molta sostanza. La forma, se vediamo che c’è ancora interesse, arriverà.

Insomma, scaricate il libro e tenetelo a disposizione per quando vi capita un complottista che inizia la propria litania: linkategli La cospirazione impossibile e non perdete altro tempo. Non ne vale la pena.

Per quest’anniversario, il blog Undicisettembre lascia da parte le tesi cospirazioniste e si dedica, come è ormai abitudine da tempo, alla raccolta delle testimonianze dei protagonisti diretti di quel giorno: oggi viene pubblicata l’intervista ad Alexander Spano, sopravvissuto all’incendio e al crollo delle Torri Gemelle (disponibile anche in inglese). E il 17 settembre Undicisettembre pubblicherà l’indagine sulle 28 pagine ancora secretate dei rapporti delle commissioni d’inchiesta, di cui tanto si parla in questi giorni.

Bene, Giulietto: noi “debunker” la nostra ricostruzione tecnica dei fatti l’abbiamo messa a disposizione di tutti, senza chiedere soldi. Ora tocca a te.

11/9, oggi l’Università di Teramo ospita un complottista da un milione di euro

11/9, oggi l’Università di Teramo ospita un complottista da un milione di euro

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale con il contributo di @roccapi.

Oggi (16 giugno) alle 10.30 l’Università di Teramo ospiterà in videoconferenza Thierry Meyssan, l’autore di L’Effroyable Imposture, un libro di tesi alternative sugli attentati dell’11 settembre 2001. L’incontro avviene nell’ambito del Master Enrico Mattei in Vicino e Medio Oriente, a cura di Claudio Moffa.

Vi consiglio di andare a sentirlo e di fargli tante domande, perché Meyssan è un personaggio interessante: è uno che ha incassato un milione di euro scrivendo un libro pieno di idiozie. Non lo dico per partito preso: sono idiozie dimostrabili.

Per esempio, a pagina 18 dell’edizione originale di L’Effroyable Imposture, Meyssan “dimostra” che il Pentagono non può essere stato colpito da un aereo perché, dice lui, “scendendo di quota il carrello esce automaticamente” ma nel prato del Pentagono non se ne vedono i segni.

Chiedetegli cortesemente chi gliel’ha detto, perché è una cazzata monumentale, come vi può confermare qualunque pilota. È come dire che quando una Fiat Panda rallenta, si aprono da sole le portiere. Eppure con bestialità di questo genere Meyssan “dimostra” le proprie tesi di complotto e viene persino invitato a parlarne in università.

Meyssan è quello che prende le parole del giornalista e testimone oculare Mike Walter e le taglia per fargli dire che il Pentagono è stato colpito da un missile Cruise. La frase completa di Walter è invece questa: “Ho visto un aereo, un jet, della American Airlines… si è tuffato e ha colpito un lampione. Poco dopo si è schiantato contro il Pentagono. Le ali sono collassate, ho udito l’esplosione e poi ho visto la palla di fuoco. Chi lo pilotava sapeva cosa stava facendo. Si è comportato come un missile Cruise.” Il riferimento al Cruise è un semplice paragone, insomma.

Meyssan è quello di Asile.org, un sito che nel 2002 pubblicò foto dello squarcio nel Pentagono scegliendo guarda caso quelle nelle quali lo squarcio era coperto dai getti degli idranti:

Stranamente non pubblicò questa, che mostra la stessa zona, sempre prima del crollo della facciata:

Meyssan è anche quello che s’inventò un misterioso incendio sviluppatosi in un edificio vicino alla Casa Bianca l’11 settembre e poi censurato dalla stampa, senza rendersi conto che era semplicemente l’incendio al Pentagono visto da lontano, dietro l’edificio.

Un’altra perla: nel libro Pentagate, Meyssan dice che chiaramente qualcuno sapeva in anticipo degli attacchi perché prima dell’11 settembre 2001 era già stato registrato il dominio wtc2001.com. Peccato che il dominio appartenesse ai campionati mondiali di bicicletta su pista (World Track Championships). Non ridete. Questo è il suo livello d’indagine.

Se volete leggere tutte le altre idiozie conclamate scritte da Thierry Meyssan, date un’occhiata qui e qui. E considerate che questo signore ha incassato, scrivendo queste panzane, circa un milione di euro, secondo i dati del canale televisivo britannico Channel Four che lo sbugiardava già oltre dieci anni fa.

Andate a sentirlo, se siete da quelle parti, e chiedetegli conto di queste dimostrazioni di totale incompetenza. E chiedete al coordinatore del master, Claudio Moffa, di spiegare perché mai porta in università un incompetente di questo calibro. Sarà perché Moffa è un negazionista dell’Olocausto e fra incompetenti e complottisti ci si aiuta? Fategli queste domande.

“Paolo, risponderesti alle domande di questo ennesimo video complottista?” Ma anche no

Spesso mi capita di ricevere la richiesta di guardare un video di qualche sostenitore di tesi di complotto e poi rispondere dettagliatamente alla sua montagna di presunti misteri e alla sua diarrea di domande. Ho preparato una risposta standard che magari può essere utile ad altri che si trovano nei miei panni, per cui la pubblico qui.

Buongiorno,

purtroppo non ho ore di tempo da dedicare all’ennesimo video dei sostenitori delle tesi di complotto. In realtà dovrei dedicare molto più tempo della semplice durata del video, perché ogni singola affermazione andrebbe verificata, ogni singola fonte andrebbe trovata, ogni singola immagine andrebbe controllata per eventuali tagli o manipolazioni: questo è necessario perché i sostenitori delle tesi alternative sono già stati colti ripetutamente a tagliare, manipolare e mentire per sostenere le proprie idee preconcette.

Fare tutta questa verifica sarebbe un lavoro immenso, che dovrei oltretutto fare gratuitamente. Purtroppo non vivo di rendita, per cui non posso permettermi di togliere così tanto tempo al lavoro remunerato del quale anch’io, come tutti, ho bisogno per campare.

Inoltre presumo che molte delle domande presentate nel video abbiano già avuto abbondante risposta dagli esperti di settore, ma che il complottista, come al solito, non si sia informato o semplicemente abbia rifiutato la risposta fornita. Cosa spinga un inesperto della materia, quale è il realizzatore di quel video, a rifiutare le risposte degli esperti è una domanda molto interessante.

Se i sostenitori delle tesi alternative vogliono risposte ai propri dubbi, non devono fare altro che incaricare degli esperti qualificati nei settori tecnici pertinenti e chiedere a loro di rispondere in dettaglio e di formalizzare quei dubbi, sotto forma di articoli scientifici documentati, da sottoporre per verifica alle riviste specialistiche dei settori interessati.

Questo è quello che si fa in qualunque campo nel quale si voglia realmente fare ricerca scientifica e fornire chiarezza: si interpellano gli esperti, e se gli esperti confermano la tesi, la si pubblica (con accurata documentazione) in una rivista scientifica, dove verrà vagliata da altri esperti. In tutti questi anni, però, nessuno dei sostenitori delle tesi alternative lo ha fatto, preferendo invece vendere DVD e produrre video interminabili. Vale la pena di chiedersi perché.

Cordiali saluti,

Paolo Attivissimo