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11 settembre: le teorie cospiratorie continuano

2014/06/07: Questo articolo era stato pubblicato inizialmente su Wired.it qui ma ora non è più disponibile presso il sito originale, per cui lo ripubblico qui, forzandogli la data di pubblicazione originale (2011/09/11).

Sono passati 10 anni e ancora c’è chi parla, in Rete ma non solo, di Torri Gemelle demolite con esplosivi segreti, di aerei fantasma al Pentagono e di un cratere troppo piccolo nel campo della Pennsylvania dove cadde il quarto degli aerei di linea dirottati e fatti schiantare quel limpido martedì mattina di settembre. Queste tesi di complotto, drammatiche e spettacolari, non prosperano più come qualche anno fa ma sopravvivono a qualunque debunking basato sui fatti tediosi e sulle aride smentite degli esperti.

Così il cospirazionismo sull’11 settembre è diventato immortale come lo sono da tempo le tesi di complotto sull’assassinio del presidente Kennedy e di John Lennon, sullo sbarco sulla Luna e sugli Ufo precipitati a Roswell nel 1947. I processi psicologici sono identici: il bisogno innato di trovare spiegazioni semplici alle cose complesse, il rifiuto istintivo di accettare che la vita è dannatamente random e la pretesa che grandi eventi debbano avere grandi cause. Credere al complotto significa inoltre sentirsi più sapienti degli altri, che sono incapaci di cogliere la realtà nascosta delle cose.

Una delle tesi di complotto più antiche e longeve intorno all’11 settembre riguarda il Pentagono. A marzo del 2002 il sito francese Asile.org lancia l’idea che il Pentagono non sia stato affatto colpito da un aereo di linea ma da un missile o un drone, grazie a una scelta astuta delle fotografie in cui la breccia d’impatto è provvidenzialmente coperta quasi per intero dal getto di un idrante e non si vedono i rottami d’aereo ben visibili in altre immagini. La popolarità di Asile.org è istantanea e planetaria, ma è solo marketing virale per un libro, L’Effroyable Imposture, che frutterà al suo autore, Thierry Meyssan, ben un milione di euro, nonostante contenesse perle come l’asserzione che negli aerei di linea il carrello scende automaticamente (chiedete a qualunque pilota).

L’idea del “buco troppo piccolo al Pentagono” è tuttora gettonatissima fra i fanboy del complotto, nonostante le foto che mostrano la breccia per intero e i rottami d’aereo (con tanto di numeri di serie), i 55 testimoni oculari (compresi colleghi giornalisti) che videro l’aereo della American Airlines e i resoconti dei vigili del fuoco (raccolti nel libro Firefight), che estrassero brandelli di cadaveri con le divise degli assistenti di volo.

Per le Torri Gemelle, l’idea di fondo che furono distrutte da qualcosa diverso dagli aerei persiste tuttora, ma nel corso degli anni ha subìto notevoli evoluzioni. Il già citato Meyssan scrisse che gli aerei furono telecomandati; altri sostennero che si trattasse di ologrammi o che gli aerei fossero privi di finestrini (il testimone vide l’aereo da vari chilometri di distanza e in controluce) o dotati di un pod, un rigonfiamento anomalo sotto la fusoliera (era semplicemente il vano del carrello).

La tesi della demolizione controllata fu alimentata inizialmente dalle testimonianze di rumori di esplosioni (erano in realtà i boati causati dai crolli locali dei solai) e dagli sbuffi visibili durante il crollo, che fecero teorizzare che le Torri fossero state distrutte da cariche esplosive. Poi fu fatto notare che nei video dei crolli delle Torri mancava un particolare essenziale: il botto inconfondibile e insopprimibile degli esplosivi.

Così fu teorizzata una demolizione silenziosa, grazie a una sostanza chiamata “termite”, che brucia a temperature altissime ed è in grado di fondere l’acciaio. Teoria interessante, ma smentita dai fatti: la termite è troppo lenta e ce ne vuole troppa. Le dimostrazioni organizzate dai complottisti furono degli Epic Fail. Nessun problema: qualche anno fa fu proposta la “nanotermite”, miscela ancora più reattiva, che sarebbe stata applicata come vernice alle colonne del World Trade Center. I chimici hanno spiegato che una vernicetta del genere produrrebbe meno energia di un foglio di carta che brucia e che i presunti residui di “nanotermite” sono semplicemente resti delle varie vernici antiruggine applicate all’acciaio delle Torri, ma ultimamente la demolizione a mezzo vernice è la teoria più in voga.

I vigili del fuoco hanno giustificazioni meno fantascientifiche per i crolli: i circa 40.000 litri di carburante riversati dentro ciascuna Torre dagli aerei appiccarono incendi vastissimi. Il carburante bruciò in pochi minuti, ma ormai moquette, carta, tramezze e mobili erano in fiamme; gli incendi continuarono, ma non fusero l’acciaio della struttura. Però lo scaldarono, e a 600°C l’acciaio per costruzioni perde gran parte della propria capacità di carico: il collasso era inevitabile. La resistenza dei piani intatti sottostanti quelli in fiamme fu insufficiente a frenare le migliaia di tonnellate di macerie in caduta.

Per il Volo 93, quello precipitato in Pennsylvania, si teorizzò sin da subito un abbattimento da parte dei militari (e, confesso, lo sospettai anch’io), ma la distribuzione troppo compatta dei rottami indicò che l’aereo era caduto intero. Così l’attenzione si spostò sul cratere stranamente modesto e sul numero esiguo di rottami, suscitando ipotesi di messinscena che persistono tuttora. Inutile ricordare che altri impatti verticali di aerei di linea (United 585, 1991; PSA 1771, 1987) avevano prodotto crateri altrettanto compatti e poveri di rottami e che in Pennsylvania furono recuperati 1500 frammenti di resti umani dei passeggeri insieme ai loro effetti personali e alle “scatole nere”.

Visto il sostanziale flop delle tesi riguardanti Pentagono e Torri Gemelle, oggi l’attenzione dei cospirazionisti hardcore si è spostata su un terzo grattacielo crollato a New York, l’Edificio 7. La sua caduta, specialmente se vista con occhi inesperti, ha in effetti l’aspetto di una demolizione intenzionale. Ma i vigili del fuoco di New York, che erano lì e non hanno studiato l’11 settembre guardando Youtube, dicono che il crollo fu dovuto ai grandi incendi appiccati nell’edificio dal crollo di una delle Torri e fu ampiamente previsto, tanto che non causò la morte di nessuno. Oltretutto manca un movente credibile per la sua demolizione.

La voglia di complotti, insomma, persiste, alimentata dai guadagni dei guru cospirazionisti: l’associazione Architects and Engineers for 9/11 Truth, che raduna architetti e ingegneri ancora convinti della demolizione delle Torri con esplosivi, da sola ha incassato nel 2009 circa 344.000 dollari. Se rinasco, nella prossima vita farò anch’io il complottista.

Attacco chimico in Siria: pochi fatti, molte fantasie

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Faccio brevemente il punto delle poche fonti non propagandistiche e di parte che possono gettare luce sul presunto attacco chimico avvenuto vicino a Damasco, in Siria, visto che i complottisti da tastiera si stanno dando parecchio da fare ipotizzando, per esempio, che si tratti di una messinscena organizzata dagli Stati Uniti, dai paesi occidentali o pro-occidentali oppure dalle forze siriane contrarie al governo di Assad per giustificare un attacco, secondo un copione già visto un po’ troppe volte nella storia recente.

Il problema di questo dramma è che non ci si può fidare di nessuna delle parti coinvolte. Ognuna cerca di tirare acqua al proprio mulino di propaganda, e a differenza di altri casi (11 settembre, per esempio) non ci sono riscontri oggettivi di natura tecnica che possano chiarire oltre ogni dubbio come stanno le cose.

L’unico riscontro che si avvicina all’oggettività che ho trovato finora è il rapporto di Medici Senza Frontiere, che dice che tre ospedali hanno “accolto circa 3600 pazienti che manifestavano sintomi neurotossici nel giro di meno di tre ore la mattina di mercoledì 21 agosto 2013. Di questi è stato asserito che ne sono morti 355.” MSF, insomma, non ha riscontri di primissima mano e i suoi membri “non sono stati in grado di accedere a queste strutture”.

MSF aggiunge anche che “non può confermare scientificamente né la causa di questi sintomi né stabilire chi è responsabile dell’attacco. Tuttavia i sintomi riferiti dei pazienti, insieme allo schema epidemiologico degli eventi – caratterizzato dal massiccio influsso di pazienti in un arco di tempo breve, la provenienza dei pazienti e la contaminazione degli operatori medici e di pronto soccorso – indicano fortemente un’esposizione di massa a un agente neurotossico.”

Parole molto caute, insomma, che stridono con le immagini e i video terribili (Al Jazeera; The Revolting Syrian; elenco di video su Youtube; Boston.com) che stanno affollando Internet. Cadaveri di bambini che spingono a reazioni emotive, a fare qualcosa, qualunque cosa pur di non stare a guardare. E su queste reazioni di pancia c’è già chi ricama per trovare giustificazioni alla propria visione del mondo e magari vendere qualche libro in più. Io preferisco non ricamare e fermarmi ai fatti, che sono davvero pochi, per ora. Forse a quei pochi fatti si può aggiungere la considerazione che l’origine dell’attacco potrebbe essere resa evidente dalla sua stessa scala: se il numero delle vittime fosse molto elevato, sarebbe ben poco credibile che si tratti di un attacco improvvisato dalle forze anti-Assad e sarebbe piuttosto chiara la natura militare dell’azione. Ma è presto per dirlo.

Chiudo questi appunti pubblici con la segnalazione, come commento personale, di questa lucida sintesi storica di Charlie Stross, che sembra aver capito quello che i governi a quanto pare non riescono a ficcarsi in testa:

“le proposte nel Regno Unito e negli Stati Uniti di effettuare bombardamenti contro il regime di Assad in Siria non sono soltanto criminali (in mancanza di una decisione solida del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite in merito): sono stupide. Un’avventura imperiale di questo genere può essere un caso, due possono essere una coincidenza, ma imbarcarsi in una terza entro un decennio dal fiasco grondante di sangue che è stato l’Iraq e la traumatica occupazione contro gli insorti che è stato l’Afganistan dovrebbe essere una motivazione per incarcerare qualunque politico occidentale che lo proponga in un istituto per pazzi criminali.”

Come al solito, nessuno che pensi all’unico bombardamento costruttivo: quello che recapiti medicinali e maschere antigas. Che pena.

Aggiornamenti

21:20 – Giornalisti di Le Monde confermano numerosi attacchi chimici in Siria. L’articolo completo è qui in francese e qui in inglese. Agghiacciante.

I temi del Disinformatico radiofonico di oggi

I temi del Disinformatico radiofonico di oggi

Come consueto, oggi ho condotto una puntata del Disinformatico radiofonico per la Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera (podcast disponibile qui). Questi sono i temi che ho trattato.

Antibufala: squalo inghiotte uomo, uomo l’accoltella da dentro

Circola un po’ ovunque in Internet una foto impressionante: un uomo, inghiottito vivo da uno squalo, riesce a far uscire un braccio attraverso le branchie della creatura e la accoltella in mezzo agli occhi in un disperato tentativo di salvarsi.

C’è chi sospetta che si tratti di un fotomontaggio e chi crede che sia reale, e una volta tanto ha ragione la seconda scuola di pensiero. Infatti la foto non è stata ritoccata: l’uomo è davvero dentro lo squalo. Ma non tutto è come sembra. Lo spiegone è qui.

Nufologia: avvistata astronave degli Anunnaki in una foto astronomica

Un lettore/ascoltatore, smailliw87, ha segnalato questa foto che viene disseminata su Facebook presentandola come “l’immagine più nitida di un’astronave Anunnaki” accanto al nostro Sole.

La prima domanda che viene spontanea, perlomeno a uno scettico allegro, è come facciano a sapere che è proprio un’astronave degli Anunnaki (delle divinità dei popoli mesopotamici antichi, per esempio i Sumeri, interpretati come visitatori extraterrestri da alcuni ufologi) e non, per esempio, dei Grigi o dei Rettiliani o dei Vogon, visto che non ha segni identificativi. La risposta è in questo articolo.

Google Chrome rivela facilmente le password salvate

Se usate Google Chrome per navigare e per custodire le password dei siti che visitate, fate attenzione a non lasciarlo aperto quando vi allontanate dal computer: spiffera le vostre password un po’ troppo facilmente.

Il problema è stato messo in evidenza da un blogger, Elliott Kember: basta andare in Chrome e scegliere Preferenze – Mostra impostazioni avanzate – Gestisci password salvate per trovarsi davanti una finestra che elenca i siti e le rispettive password salvate in Chrome. Se volete qualche dritta su come rimediare a questo problema, date un’occhiata a questo mio articolo.

Adesso è ufficiale, l’Area 51 esiste, ma che c’entrano gli U2?

Credit: CIA

È uno dei miti di Internet e della cultura del cospirazionismo: l’Area 51, la base segreta nel Nevada dove, secondo alcuni ufologi, gli Stati Uniti custodirebbero addirittura veicoli extraterrestri.

Ieri è stata rilasciata una collezione di documenti ufficiali della CIA, intitolata The Secret History of the U-2 (Storia segreta degli U-2), nella quale viene citata formalmente l’Area 51. A quanto risulta, si tratta del primo documento ufficiale che riconosce l’esistenza della base facendone apertamente il nome e raccontandone anche la storia. Dettagli qui.

Sicurezza informatica surreale: anche le lampadine sono sotto attacco

I futurologi dicono che stiamo andando verso “l’Internet delle cose”: una Rete alla quale sono connessi non solo computer, tablet e smartphone, ma dispositivi di ogni genere, dai televisori ai sistemi di sorveglianza e di gestione a distanza dell’ambiente di casa.

Il problema di questa visione magica è che sta portando molte società che producono questi dispositivi da tempo a entrare nel campo della sicurezza informatica, nella quale hanno poca esperienza. Il risultato è che molti di questi dispositivi comandabili a distanza hanno delle falle informatiche che permettono a malintenzionati di prenderne il controllo.

Per esempio, il ricercatore informatico Nitesh Dhanjani ha segnalato che il sistema d’illuminazione a LED Hue della Philips, comandabile via computer e smartphone, è molto vulnerabile ad attacchi informatici che possono permettere a un aggressore per esempio di spegnere di colpo tutte le luci di un’abitazione, di un ufficio o di un ospedale. V’intriga la cosa? Maggiori info qui.

Le cose che non colsi - 2013/05/05

Le cose che non colsi – 2013/05/05

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “federicapad*” e “matteo.ros*” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Si può discutere serenamente di complottismo? Sì. Ho registrato per Border Nights un confronto con Paolo Franceschetti, che non si può definire “complottista” perché gli manca il livore tipico di queste persone e ci si può anche scherzare insieme, ma è comunque un sostenitore di numerose tesi di cospirazione. Ne è venuta fuori una chiacchierata interessante (spettacolari i commenti sul blog di Franceschetti). Io mi congedo a 102 minuti circa; il resto è un delirio totale (specialmente la musica) nel quale manca l’elemento fondamentale: uno straccio di prova. Nota a margine: i dettagli sulla tecnologia satellitare pervasiva asserita da Franceschetti non mi sono ancora arrivati.

Ieri era lo Star Wars Day. Il 4 di maggio è lo Star Wars Day, giorno nel quale si celebra tutto quello che riguarda la saga creata da George Lucas. Perché il 4 di maggio? Perché in inglese “4 di maggio” si dice “May the fourth”, che suona molto come “May the Force [be with you]”, l’inizio della versione originale della frase-slogan “Che la Forza sia con te”. E oggi, ovviamente, è il Revenge of the Fifth.

C’è chi fa i pancake a tema (la moglie di Wil Wheaton di Star Trek: The Next Generation):

Partecipa allo Star Wars Day anche il comandante della Stazione Spaziale Internazionale, Chris Hadfield, che twitta “There is no try – only do. May the 4th be with you” e manda la foto qui sotto. Se qualcuno sa dirmi dove si compra quel magnifico mappamondo gonfiabile che mostra la Terra com’è dallo spazio, me lo dica: lo voglio fortissimamente.

Intanto ci sono delle belle foto d’epoca dal set di Return of the Jedi, pubblicate per l’uscita del libro di J.W. Rinzler The Making of Star Wars: Return of the Jedi.

La Stazione passa sopra Stonehenge. Un monumento all’ingegno antico incontra un monumento all’ingegno moderno. Chissà cos’avrebbero pensato i creatori di Stonehenge se avessero saputo che un giorno la loro opera sarebbe stata sorvolata da esseri umani che vivono in una casa nel cielo. Bellissima foto di Tim Burgess.

EXPLORED - Stonehenge ISS Pass

Luca Parmitano sta per andare nello spazio. Il 28 maggio un astronauta italiano partirà per la Stazione Spaziale Internazionale. Viaggerà a bordo di una Soyuz russa insieme a Fyodor Yurchikhin e Karen Nyberg e tenterà la traiettoria veloce già sperimentata con uno volo precedente dello stesso vettore. Farò un livetweet con tutti i link per seguire l’evento e Astronauticast farà una diretta speciale in streaming video.

Un anno nello spazio. Scott Kelly e Mikhail Kornienko saranno i primi a passare un anno ininterrotto a bordo della Stazione Spaziale Internazionale: è un passo indispensabile per capire come si logora l’organismo nel corso di missioni lunghe, per esempio verso Marte. Non stabiliranno un nuovo record assoluto: Valeri Polyakov e Sergei Avdeyev hanno trascorso più di 365 giorni in orbita in una singola missione e Sergei Krikalev ha totalizzato 803 giorni in sei missioni.

Penn e Teller, illusionisti così bravi che la spiegazione del trucco è bella quanto il trucco. È un video ormai classico, per loro, ma io resto sempre senza parole.

È un dottore, tutti lo chiamano “il Dottore” e di nome fa Tim Lord. Come fa a non essere fan di Doctor Who? (The Bloggess).

Meno male che erano quelli che sapevano usare Internet. Membri del M5S si fanno soffiare le mail. Nuova infornata, subito resa “inaccessibile” tramite i provider italiani (Par-Anoia.net).

Codici segreti d’epoca. Finalmente il Daily Mail pubblica qualcosa di decente: la spiegazione di come gli inglesi riuscivano a nascondere messaggi cifrati dentro lettere apparentemente innocenti durante la prigionia. Mentre i tedeschi contavano sulle macchine di cifratura, i britannici preferivano l’enigmistica.

Attentato a Boston, attenzione ai link che promettono immagini drammatiche

Attentato a Boston, attenzione ai link che promettono immagini drammatiche

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Il dramma delle esplosioni alla maratona di Boston ha scatenato il meglio e il peggio di Internet. Se da un lato la Rete permette di informare, coordinare i soccorsi e ritrovare i dispersi (per esempio con il Person Finder attivato subito da Google), dall’altro sta permettendo una vera e propria pornografia della violenza alimentata dal basso oltre che dall’accanimento di certi giornalisti.

Vedo che su blog e social network vengono pubblicate e inoltrate immagini terribili delle vittime. Piantatela. Non servono a niente. Non fanno altro che amplificare l’effetto di shock desiderato dai vigliacchi che hanno organizzato il massacro. Dimostrano solo un voyeurismo morboso verso la sofferenza altrui. Pensate all’effetto che possono avere sulle menti dei giovani e dei bambini che si affacciano alla Rete e si trovano questa roba in bacheca su Facebook.

Come accade sempre quando ci sono notizie di portata planetaria, i creatori di truffe e attacchi informatici approfitteranno (anzi, probabilmente stanno già approfittando) di questa curiosità per disseminare link che promettono immagini scioccanti o rivelazioni clamorose e portano invece a siti infettanti o rubapassword. Motivo in più per evitare questo materiale.

Non mancano, anche qui come al solito, le bertucce che strillano le tesi complottiste più idiote e si chinano ossessivamente sui filmati e sulle immagini alla ricerca di chissà quali indizi che confermino la loro visione del mondo. Anche qui, inoltrare o additare questi deliri non serve a nulla se non ad amplificarli e a far perdere tempo alla gente distraendola dai problemi veri, per cui non darò pubblicità alle elucubrazioni basate su foto sgranatissime di passanti misteriosi e via discorrendo.

Se vedete in televisione o in Rete questi imbecilli in cerca di attenzioni, ricordate che potete sempre cambiare canale o sito e spendere il vostro tempo in qualcosa di più produttivo e positivo di una battaglia di commenti o dell’ennesimo bollettino di ipotesi rigurgitate da teste parlanti ansiose di riempire il vuoto dei fatti: per esempio, una parola di cortesia in più verso uno sconosciuto, un abbraccio in più alle persone amate. O la lettura di queste parole potenti di Bruce Schneier: vinciamo il terrorismo se rifiutiamo di farci terrorizzare.

In tutta questa giostra insanguinata d’immagini è facile perdere di vista l’unico fatto degno di attenzione e riflessione. Non le persone dilaniate, non le grida di panico, non quei pochi coglioni senza nome che hanno piazzato le bombe. Ma la gente che corre ad aiutare.

L’undicesimo 11 settembre

L’undicesimo 11 settembre

Da tempo non mi occupo più delle tesi di complotto intorno agli attentati dell’11 settembre 2001 per una ragione molto semplice: è il passare stesso del tempo a sbugiardarle. Undici anni dopo, lo stesso coretto di cocciuti cerca ancora di attirare l’attenzione su di sé per vendere libri e DVD. Cerca di trasformare una tragedia con tremila morti in uno spettacolino a base di scontri personali, come se proclamarsi trionfanti su di me o su qualche altro debunker in qualche remoto rivolo di commenti su Youtube rappresentasse una vittoria. Invece di andare in tribunale a mettere alla prova le proprie presunte verità, si autogratifica predicando ai convertiti tramite l’ennesimo inconcludente giro di video e dibattiti. Ai quali non fa più caso nessuno, se non per notare il cattivo gusto di presentarli e tenerli proprio nel giorno della commemorazione dei morti.

Cari complottisti dell’11 settembre, avete fallito. Avete avuto la vostra occasione, a metà degli anni Duemila, in cui eravate riusciti a destare l’interesse dei media. Avete avuto il vostro momento di necrofilo splendore nel freddo sole di settembre che filtrava dalla polvere delle macerie delle Torri Gemelle. E invece di stimolare il dibattito e l’indagine sui veri punti oscuri dell’11/9, avete sprecato la vostra occasione blaterando di ologrammi, aerei fantasma, microonde dallo spazio e nanotermite magica: al vostro repertorio mancavano soltanto gli unicorni mannari invisibili. Non sono stati i debunker o i poteri forti a fregarvi: vi siete fregati con le vostre stesse mani, per il semplice fatto di non aver fatto nulla se non strillare assurdità. Più passa il tempo senza che riusciate a concludere niente, più somigliate a quelli che insistono che Elvis Presley in realtà è ancora vivo ed è stato visto travestito da cameriere in un ristorante di Milwaukee.

Quello che c’era da dire, in risposta alle tesi alternative, è già stato detto. Anche perché da anni, ormai, le tesi che girano sono sempre le stesse: trite, incoerenti, già sentite e già smontate.

Per cui vi saluto. Andate pure avanti senza di me. Non lanciatemi sfide vuote, che non fanno altro che mostrare quanto siete ansiosi di buttarla in rissa pur di riconquistare la ribalta di cui siete così affamati. Il blog Undicisettembre, al quale ho dedicato molti anni insieme ai colleghi d’indagine, ha da tempo voltato pagina e sta pubblicando una serie di interviste personali ai testimoni diretti degli attentati e delle loro conseguenze: i vigili del fuoco Lenny Curcio, Dan Potter e John Picarello, il soccorritore Daniel Nimrod, il giornalista Jamie McIntyre, l’ufficiale di polizia Jacqueline Padilla Curcio, i sopravvissuti Jean Potter e Gina Lippis, e tanti altri. Queste sono le vere voci dell’11 settembre. Loro erano lì; voi no. Il resto è solo lo schiamazzo degli sciocchi.

Per favore: non riaprite il dibattito sulle tesi di complotto nei commenti. Non è me che dovete convincere: io non conto nulla. Se credete davvero di avere delle prove convincenti, organizzatevi e presentatele in tribunale, invece di friggere l’aria nei commenti di un blog.

Non ho tempo per rispondere a tutti i commenti e non ho intenzione di offrire questo spazio come pulpito per le tesi di complotto. Quindi per favore non chiedetemi di ripetere per l’ennesima volta le risposte che ci sono già su Undicisettembre.info e non venite qui a presentare tesi di complotto: le cestinerò. Grazie.

Falso lo sbarco sulla Luna? Forza, complottisti, diteglielo in faccia

Buzz Aldrin on WhoSay

Questo è Buzz Aldrin, membro del primo equipaggio a sbarcare sulla Luna, fotografato in Alaska ieri mentre era ospite dell’ANSEP.

I complottisti un po’ mi fanno pena. Sempre pronti ad attaccar briga via Internet, ma quando si tratta di fare accuse dirette se la fanno sotto. Eppure per loro, specialmente quelli che abitano in America (sto guardando te, Massimo Mazzucco), sarebbe così facile affrontare i loro antagonisti. La sicurezza intorno agli astronauti è minima. A novembre sono stato negli Stati Uniti per un raduno di astronautica (ampiamente pubblicizzato) e Aldrin girava per l’albergo senza scorta, così come gli altri astronauti lunari, da Ed Mitchell a Fred Haise a Richard Gordon a Gene Cernan. Avvicinarli e rinfacciar loro tutte le accuse che vengono rigurgitate online con così tanta disinvoltura sarebbe stato facilissimo. Ma di lunacomplottisti manco l’ombra.

Che strano.

Antibufala: Obama rende obbligatori i microchip impiantati nel corpo

Antibufala: Obama rende obbligatori i microchip impiantati nel corpo

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “filippo” e “fabiomel*”.

C’è un piano del Nuovo Ordine Mondiale per inserire in tutti gli abitanti del mondo un microchip, e la recente riforma sanitaria di Obama ne è il primo passo, perché prevede l’inserimento di questi microchip per scopi medici dal 23 marzo prossimo nei cittadini americani. Poi arriverà il turno del resto del pianeta. Non ridete: questa è la tesi di complotto che sta ricominciando a girare in Rete.

Infatti l’idea di un complotto mondiale per impiantare microchip nelle persone è una vecchia storia di origine religiosa, le cui tracce risalgono ad almeno dieci anni fa: l’impianto del microchip (più specificamente un RFID, simile a quello che si usa per l’identificazione dei cani e dei gatti) sarebbe un marchio della Bestia, cioè di Satana, secondo un’interpretazione della Bibbia che cita il libro dell’Apocalisse, nel quale si parla di un “marchio sulla mano destra o sulla fronte” messo dalla Bestia su “tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi” in modo che “nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio”.

Anni fa questa storia prendeva di mira specificamente due marche di RFID impiantabili: Mondex e VeriChip. Lo sbufalamento meticoloso delle asserzioni riguardanti il caso Mondex è qui su Urban Legends e qui su Snopes e si applica pari pari al caso VeriChip. Adesso l’allarme è ritornato alla carica con un aggancio alla riforma sanitaria statunitense, l’Obamacare.

Nella versione corrente, infatti, si “dimostra” la veridicità della tesi citando con precisione un documento governativo statunitense. Siccome molti non vanno a controllare le citazioni, questo fa sembrare credibile l’appello. In particolare viene citato il disegno di legge HR 3962, approvato nel 2009 e disponibile qui in formato PDF: un malloppone di 1990 pagine nel quale però non c’è nessuna menzione di chip o di RFID. La parola“CHIP” (in maiuscolo) presente nel documento è una sigla che sta per Children’s Health Insurance Program, ossia una copertura assicurativa sanitaria per bambini. Non c’entra nulla con i microchip.

Altre versioni dell’appello citano un altro documento, HR3200, che però è un disegno di legge che non è mai stato approvato, non faceva parte del progetto Obamacare e comunque non parlava di obblighi d’impiantare microchip, ma soltanto di istituire un registro nazionale dei dispositivi impiantati (pacemaker, protesi mammarie, eccetera). I dettagli della questione sono su Snopes.com, che spiega da dove viene la data del 23 marzo prossimo: è semplicemente la data entro la quale entra in funzione il registro in questione, presente anche nel disegno di legge HR3962 approvato.

In sintesi, la tesi dell’imminente microchippatura dell’umanità da parte del Nuovo Ordine Mondiale si basa su un brano della Bibbia interpretato a capocchia e su un disegno di legge che non dice quello che gli si attribuisce e comunque non è mai stato approvato. Questo è il livello di serietà di chi spara queste tesi di complotto. Ma se per caso non vi basta e avete ancora qualche dubbio, non c’è problema: il 23 marzo è vicino. A quella data, quando non succederà assolutamente niente, esattamente come non è successo niente il 21 dicembre 2012, sarà interessante vedere le reazioni di quest’ennesima categoria d’imbecilli menagramo.

Massimo Mazzucco, fine dicitore

Massimo Mazzucco, fine dicitore

Per tutti quelli che dicono che Luogocomune è un sito aperto al dialogo

Ogni tanto qualcuno mi scrive dicendo che Luogocomune.net non è un sito di svalvolati paranoici, ma semplicemente un luogo dove sono ammesse tutte le idee, anche quelle controcorrente, in modo democratico e pluralista. Mica come quegli integralisti del Cicap che pretendono il Pensiero Unico.

Indovinate da che sito è tratta questa citazione:

didodebby: Ti offro due alternative:

1 – Vai a cagare.

2 – Informati.

Scegli tu.

Ma tieni presente che qui fare il finto tonto serve a poco. Spero di essere stato chiaro.

Luogocomune.net, 14 febbraio 2012. Firmata direttamente dal gestore del sito, Massimo Mazzucco. Da incorniciare.

La lascio qui come promemoria. Penso possa essere utile a molti.

XKCD e l’obiezione di fondo ai cospirazionismi

XKCD e l’obiezione di fondo ai cospirazionismi

Complottismi lunatici

– Ha! Neil DeGrasse Tyson ha una risposta bellissima per la gente che dubita che gli astronauti siano andati sulla Luna.
– Davvero?
– “In cima a 3000 tonnellate di propellente per missili, dove altro pensi che andassero?”
– Carina. Ma tralascia un’argomentazione ancora più semplice.
– Che sarebbe?
– Se la NASA fosse disposta a falsificare dei grandi risultati, a questo punto ne avrebbe raggiunto un altro.
Ahia.
– … Troppo crudele?
– Bruciante quanto un rientro dall’orbita.

La traduzione dell”ultima battuta non è letterale perché il gioco di parole è intraducibile: letteralmente sarebbe “Quell’accensione è stata così brusca che penso che ti abbia fatto scendere dall’orbita” e il gioco di parole si basa sul doppio significato di “burn”, che vale sia “accensione di motori a razzo” sia “ferita, offesa bruciante”.

Battuta nell’onmouseover: “OK, Spirit e Opportunity sono abbastanza eccezionali. E Kepler. E New Horizons, Cassini, Spirit e Opportunity, Curiosity, TiME e Project M. Ma siamo seri, se la Terra fosse una palla da basket, in quarant’anni nessun essere umano si è allontanato di più di un centimetro dalla sua superficie.”

Come al solito, XKCD centra in pieno il tema, evidenziando non solo l’assurdità del complottismo intorno allo sbarco sulla Luna, ma l’incoerenza di fondo delle grandi tesi di complotto in generale. Se esistono davvero organizzazioni fantasticamente omertose che gestiscono a comando i grandi eventi del mondo, perché non ne approfittano più spesso? Per esempio, se le “scie chimiche” servono per il controllo del clima e la regina Elisabetta fa parte del Gruppo Bilderberg che controlla il mondo, perché durante i recenti festeggiamenti è diluviato? Sarebbe bastata una spruzzatina degli aerei segreti per garantire cieli limpidi e un trionfo di propaganda invece dell’infradiciata che abbiamo visto.

Quest’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. XKCD è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione – Non Commerciale. Un altro copyright è possibile.