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Antibufala: Apollo 20, missione segreta per recuperare un'astronave sulla Luna

Antibufala: Apollo 20, missione segreta per recuperare un’astronave sulla Luna

La storia è stata recentemente ripescata dalla trasmissione Mistero (Italia 1) e segnalata da Flavio Vanetti sul Corriere della Sera: vi sarebbe stata una missione Apollo segreta, denominata Apollo 20, svolta congiuntamente da astronauti statunitensi e cosmonauti sovietici per recuperare un’astronave extraterrestre scoperta sulla Luna.

Si tratta in realtà di una bufala classica, alla quale la redazione di Mistero ha abboccato alla grande senza fare alcun controllo sulla sensatezza o veridicità delle asserzioni dei personaggi intervistati, e che anche gli ufologi hanno sbugiardato da tempo. I dettagli, se volete, sono sul blog Complotti Lunari grazie al contributo di Hammer e Trystero.

La piantiamo con questa bufala che Samantha Cristoforetti avrebbe visto un UFO?

La piantiamo con questa bufala che Samantha Cristoforetti avrebbe visto un UFO?

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

No, no, no, no, e ancora no: Samantha Cristoforetti non ha visto un UFO. Ha semplicemente visto inaspettatamente, attraverso il piccolo finestrino della sua capsula Soyuz, lo spettacolo della grande Stazione Spaziale Internazionale illuminata dal sole radente, e la sorpresa causata da tanta bellezza improvvisa l’ha fatta esclamare. Lo ha spiegato subito, e con gioia palpabile, appena salita a bordo, in diretta TV, e poi nel suo primo diario di bordo dallo spazio. Fine della storia.

L’avevo già scritto due settimane fa, sperando di fare prevenzione, ma è servito a poco. La bufala imperversa in Rete e, peggio ancora, sui giornali: quelli dove lavora, in teoria, gente pagata per scrivere notizie, non cazzate. Riprovo a fare chiarezza.

Questo è un brano della diretta, trasmessa la notte fra il 23 e 24 novembre scorsi, dell’arrivo di Sam e dei suoi compagni di viaggio Terry Virts e Anton Shkaplerov alla Stazione Spaziale Internazionale, in orbita a 400 chilometri dalla Terra. L’inquadratura, ripresa da una delle telecamere esterne della Stazione, mostra il veicolo spaziale Soyuz nel quale si trovano i tre astronauti. In questo brano si sente Samantha fare l’esclamazione che ha fatto galoppare le fantasie dei fufologi.

Notate che la Soyuz, nel video, assume rapidamente un colore dorato? È perché il sole sta calando, per via del movimento della Soyuz e della Stazione intorno alla Terra. Lo stesso sta succedendo alla Stazione, grande quanto un campo di calcio, con pannelli solari dorati ampi quanto le ali di un Jumbo Jet. Samantha ha visto questo spettacolo a sorpresa (normalmente l’equipaggio non vede la Stazione dai finestrini durante l’avvicinamento) attraverso uno dei piccoli finestrini del proprio veicolo. La sua esclamazione forse è un po’ fuori dai canoni dell‘aplomb professionale, ma è sicuramente molto umana, perché Sam ha visto qualcosa di simile a questo:

Ditemi se anche a voi non sarebbe scappato da dire qualcosa.

Quindi piantatela, ufologi e giornalisti da quattro soldi, di scrivere che forse Sam ha visto un veicolo extraterrestre o un oggetto non identificato. Non l’ha visto. Ha visto di meglio: s’è trovata davanti agli occhi una testimonianza spettacolare dell’ingegno umano. Ha visto una casa che sta nello spazio.

E soprattutto vergognatevi di insinuare che Samantha stia mentendo per coprire una congiura che esiste soltanto nella vostra mente troppo piccola. Siete così stupidi che pur di adattare la realtà alle vostre piccole fantasie popolate di omini verdi che svolazzano segretamente siete disposti a scrivere che un’astronauta italiana è una bugiarda. Siete così ottusi che non riuscite a concepire che una persona possa meravigliarsi perché finalmente, dopo anni di faticoso addestramento, dopo aver rischiato la vita cavalcando un missile con trecento tonnellate di propellente infiammabile lanciato a ventottomila chilometri l’ora, vede di botto la magnifica destinazione che ha sognato di raggiungere per una vita, e la vede oltretutto nella luce più bella che le poteva capitare. Forse non ci riuscite perché la massima destinazione che riuscite a concepire è la porta dell’ufficio stipendi.

Sto parlando a te, Flavio Vanetti, e alla redazione del Corriere della Sera che è responsabile di ospitare queste tue parole: “a me suona tanto di bugia confezionata ad hoc”. Sto parlando a voi, Angelo Carannante ed Ennio Piccaluga, che esternate i vostri “dubbi sulla frettolosa spiegazione che ha dato del suo avvistamento ufo”. Che menti minuscole che avete: così ristrette che dovete sminuire tutti, compresa Samantha Cristoforetti, e misurarli col vostro metro. È colpa vostra, e soltanto vostra, se un argomento così bello e profondo come la vita extraterrestre è diventato una barzelletta.

Intanto Samantha Cristoforetti è troppo indaffarata a lavorare (come si vede nell’immagine qui accanto, ripresa ieri dalle webcam di bordo) e a fare scienza per sprecarsi a rispondere a queste cialtronate. Si è limitata a fare un tweet ironico in risposta a Fabio Fazio (Raitre):

Antibufala: Obama il 27 novembre annuncerà che siamo in contatto con gli alieni!

Antibufala: Obama il 27 novembre annuncerà che siamo in contatto con gli alieni!

Corre voce in Rete (ne parla anche il Corriere della Sera) che il presidente degli Stati Uniti farà un annuncio pubblico a proposito degli UFO il 27 novembre prossimo: “La data: il 27 novembre di quest’anno. L’esternazione: l’ammissione di un contatto pacifico con sei razze aliene. E poi, a cascata, una carrellata su episodi famosi, fino ai fatti del 1947 di Roswell e a quelli, addirittura precedenti, di Los Angeles 1942”.

Così scrive Flavio Vanetti, indicando come fonte un “recentissimo convegno di esopolitica in Spagna”. Gli fanno eco in molti, come per esempio Ufo-blogger.com e gli ufologi italofoni.

Ma qual è la fonte originale della notizia? Non certo la Casa Bianca. È un oracolo di Internet, ma non è un essere umano (e neppure un alieno): è un robot, o meglio, un Web Bot, ossia un programma automatico, come spiega Ufo-Blogger.com.

Il Web Bot Project è un programma che secondo i suoi creatori, Clif High e George Ure di Halfpasthuman.com, sarebbe in grado di predire gli eventi utilizzando ricerche mirate su Internet: va a caccia di circa 300.000 parole che hanno un contesto emotivo e memorizza le parole immediatamente vicine a quelle trecentomila. In questo modo, si dice, il software attingerebbe all’“inconscio collettivo” della Rete e quindi sarebbe in grado di prevedere catastrofi e grandi eventi.

Funziona? Non molto bene, si direbbe, ma forse è meglio così, visto che predice principalmente sciagure. Per esempio, aveva previsto per il 5 novembre (ieri) una guerra di Pakistan e Iran contro Israele per poi tirare in ballo anche la Corea del Nord, e mi pare che abbia toppato. Più in generale, le volte che afferma di averci azzeccato risulta che le sue previsioni erano più vaghe di quelle di una cartomante televisiva.

È dunque molto improbabile che Obama annunci davvero di essere amicone di sei tipi di ET in un sol botto il 27 novembre prossimo. Ma aspettiamo fiduciosi. Si può sempre sognare, no?

No, la NASA non ha detto che gli alieni ci distruggeranno perché inquiniamo

No, la NASA non ha detto che gli alieni ci distruggeranno perché inquiniamo

“Gli alieni potrebbero distruggere l’umanità per proteggere altre civiltà, dicono gli scienziati”: così ha titolato il Guardian, subito ripreso dal Giornale (“Uno studio targato NASA avverte l’umanità: se l’inquinamento cresce, aumentano le possibilità di un attacco alieno”, a firma di Alessandro Gnocchi, per fortuna con tono semiserio).

Serissima l’ANSA, che scrive che “ridurre le emissioni di gas serra potrebbe contribuire a salvare l’umanità da un attacco alieno: questa possibilità, è sostenuta da uno scienziato affiliato alla Nasa e i suoi colleghi della Pennsylvania State University”.

Più drastico è BlitzQuotidiano: “Scienziato Nasa: ‘Gli alieni ci stermineranno’”. Flavio Vanetti, sul blog del Corriere, titola che “Gli alieni potrebbero distruggerci per proteggere altre civiltà”.

Tranquilli: la NASA non ha annunciato niente del genere. Il Guardian ha lanciato erroneamente la notizia attribuendola a un “rapporto per la NASA” (e ha fatto correttamente pubblica ammenda) e tutti gli altri hanno ripetuto a pappagallo.

In realtà il “rapporto” è un articolo pubblicato un paio di mesi fa su Acta Astronautica e scritto per divertimento da un gruppo di persone, una delle quali ha semplicemente un’affiliazione alla NASA, non è un dipendente dell’ente spaziale statunitense e non parla o scrive a nome della NASA. Il rapporto non è stato finanziato o sostenuto in alcun modo dalla NASA, che anzi ha pubblicato una smentita e linkato la spiegazione di uno degli autori, Shawn Domagal-Goldman.

L’articolo esaminava in via puramente ipotetica i vari possibili scenari di contatto con altre civiltà; fra i tanti scenari positivi e negativi c’era anche quello dell’intervento “ecologista” di ET, che è stato gonfiato oltre misura dal Guardian. Domagal-Goldman ammette di aver commesso l’errore di aver indicato, nell’articolo su Acta Astronautica, la propria affiliazione scrivendo “NASA Headquarters”: è formalmente corretta, visto che è la sua reale affiliazione, ma ha tratto in inganno i giornalisti dal sensazionalismo facile.

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Il Corriere intervista due “respiriane”: “Il cibo non è utile”. Incoscienza pura

Il Corriere intervista due “respiriane”: “Il cibo non è utile”. Incoscienza pura

Ultimo aggiornamento: 2018/04/15 16:10.

Federica e Marta, respiriane: «Il cibo non è utile, ci nutriamo d’energia. A casa non ci sono più pentole». Questo è il titolo dell’articolo pubblicato da Livia Fonsatti sul Corriere della Sera: un’intervista totalmente acritica che pubblicizza una cretinata pericolosissima come l‘“alimentazione pranica”, secondo la quale il cibo non serve: “normalmente non mangiano e se lo fanno è solo per voglia, non per appetito. Perché si saziano dell’energia positiva che le circondano,” spiega Livia Fonsatti.

Il resto dell’articolo, ora rimosso ma custodito qui presso Archive.is, è una incosciente, irresponsabile istigazione all’anoressia:

Federica: «Oramai ho quasi del tutto abbandonato i cibi solidi. Io non ho desiderio di assumere cibo, perché sono immersa in quello che mi circonda. Questo senso di pienezza interiore mi soddisfa e non mi fa avere bisogno di null’altro».
Marta: «Ogni tanto mangio, ma il più delle volte mi basta un brodino o delle tisane».

Federica e Marta sono due “respiriane”: due persone che sono state sedotte dall’idea folle che si possa vivere senza mangiare o con regimi alimentari da denutrizione. Parliamoci chiaro: le “energie positive” al posto del cibo sono una cazzata. Il respirianesimo ha già causato morti. Promuoverlo è una pazzia letale.

Se una testata come il Corriere pubblica un articolo come questo, vuol dire non solo che assume giornalisti incoscienti, ma anche che c’è un processo redazionale in crisi profonda. Non è la prima volta che succede: qualcuno di voi ricorderà quell’articolo sul respirianesimo intitolato “Vivere senza cibo, sempre più italiani scoprono il ‘respirianesimo’” e pubblicato senza pudore da ADN Kronos nel 2015.

Sarebbe interessante andare a vedere quanti, di quei “respiriani” che si vantavano di vivere d’aria tre anni fa, praticano ancora questa forma di suicidio al rallentatore e sono ancora vivi e in salute. E prego solo che Livia Fonsatti non debba, fra qualche mese, scrivere un articolo che racconta l’epilogo amarissimo della storia di Federica e Marta. Perché gli articoli irresponsabili si rimuovono facendo finta di niente: i morti di anoressia no.

2018/04/15 16:10. Il Corriere sembra voler mettere una pezza e pubblica un’intervista a un medico, Stefano Erzegovesi, “psichiatra, nutrizionista e responsabile del Centro per i disturbi alimentari dell’Ospedale San Raffaele di Milano”, che spiega la pericolosità di questi comportamenti e il loro effetto euforizzante iniziale:

[…] si scatena una sorta di effetto drogante nel loro cervello dovuto al digiuno, […] l’organismo risponde tirando fuori una reazione dei nostri antenati: la ricerca di cibo tiene il corpo sveglio, tonico, reattivo e allo stesso tempo il cervello è lucido, il pensiero è rapido. […] [P]er chi soffre di anoressia questo periodo viene definito come “luna di miele”. […] [I]l tempo di reazione è lungo diverse settimane, in alcuni casi può durare qualche mese, [poi] [i]l cervello va in tilt, iniziano le ossessioni, l’umore è instabile e con sbalzi rilevanti, i nervi sempre scoperti. La “luna di miele” finisce.

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Un altro giorno, un’altra cazzata monumentale sui giornali. Stavolta sul Corriere con Fabio Savelli

Un altro giorno, un’altra cazzata monumentale sui giornali. Stavolta sul Corriere con Fabio Savelli

Non bastava lo scempio dell’astronautica di ieri su La Stampa. Sul Corriere della Sera, non sul Tumblr di un marmocchietto prepubere, il giornalista Fabio Savelli ha la pretesa di spiegare ai lettori che cos’è un datacenter, e scrive questa perla:

La distribuzione e la fornitura dell’energia elettrica per mantenere il centro elaborazione dati di Supernap avviene grazie ad un sofisticatissimo sistema di tubi con sistemi di raffreddamento per decomprimere l’energia in eccesso che arriva dalle richieste degli Ip delle aziende.

Sì, secondo Fabio Savelli (e secondo la redazione del Corriere che approva e pubblica i suoi articoli) le richieste degli IP aziendali generano energia, e pure in eccesso. Quelle non aziendali non si sa. E l’energia si decomprime.

Manca solo il “come se fosse Antani” e poi siamo a posto. Il giornalismo italiano ci regala una nuova dimostrazione della sua incompetenza e della sua propensione a rifilar balle ai propri lettori.

Per chi, fra le lacrime, non vuole credere che un giornale possa arrivare a questi abissi di inettitudine, offro screenshot qui sotto e copia permanente su Archive.is.

Questi, ripeto, sono quelli che dicono che ci salveranno dalle fake news di Internet.

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Antibufala: il consigliere di Obama dice che “abbiamo incontrato gli alieni”

Antibufala: il consigliere di Obama dice che “abbiamo incontrato gli alieni”

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Il Giornale titola senza esitazioni: Il consigliere di Obama: “Abbiamo incontrato gli alieni”. Secondo l’articolo a firma di Mario Valenza pubblicato oggi, il “consigliere uscente del presidente Barack Obama, John Podesta” avrebbe scritto su Twitter che “Dobbiamo ammettere che abbiamo incontrato gli alieni”.

Balle. Il tweet di Podesta citato nell’articolo dice una cosa completamente diversa. Dice testualmente: “1. Finally, my biggest failure of 2014: Once again not securing the #disclosure of the UFO files. #thetruthisstilloutthere cc: @NYTimesDowd”.

In traduzione: “Infine, il mio più grande insuccesso del 2014: non essere riuscito, ancora una volta, a garantire la #divulgazione dei file sugli UFO.” Segue un hashtag che cita e storpia lo slogan della serie TV X-Files: “la verità è (ancora) là fuori”.

Vedete da qualche parte le parole “abbiamo incontrato gli alieni” nel tweet citato? No. E non è emerso nessun altro tweet di Podesta che contenga queste parole. Se lo trovate, ditemelo.

Analoga fandonia, sempre attribuita a John Podesta, è stata pubblicata oggi da RaiNews, secondo la quale Podesta avrebbe detto “Dobbiamo dire la verità sugli UFO” e avrebbe parlato di “divulgare i file sugli alieni” [aggiornamento: dopo uno scambio di tweet, RaiNews ha corretto quest’ultima frase in “file sugli UFO”]. Ma non c’è nessun tweet di Podesta che dica queste affermazioni.

Va chiarito che parlare di “file sugli UFO” non significa parlare per forza di incontri alieni: significa chiedere che vengano pubblicati i documenti governativi sugli avvistamenti di oggetti volanti non identificati. Oggetti che non è affatto detto siano veicoli alieni: anzi, si è visto che molti avvistamenti si riferiscono ad aerei militari ad alte prestazioni e molti altri hanno spiegazioni molto normali (per esempio la Luna; sì, l’ufologo Flavio Vanetti, sul Corriere, ha scambiato la Luna per un UFO e per questo è stato meritatamente sbugiardato al volo da Ufoonline.it).

Inoltre attribuire a Podesta la frase “dobbiamo dire la verità sugli UFO” implica, molto gravemente, che finora siano state detto solo bugie, cosa ben diversa dalla semplice speranza di desecretazione dichiarata dal consigliere di Obama.

Ed è proprio “Dobbiamo dire la verità sugli UFO” la frase attribuita a Podesta ieri dal Il Mattino, da Blitz Quotidiano (che attribuisce a Podesta anche le frasi “gli alieni esistono”“chi sostiene l’esistenza degli alieni pensa che il 2015 potrebbe essere un anno di svolta” e “i governi dovrebbero ammettere non solo che gli alieni esistono, ma che sono stati in contatto con loro per anni”, senza linkare la fonte) e da Leggo, a conferma che il copiaincolla regna sovrano nelle redazioni e nelle tastiere di coloro che si atteggiano a giornalisti e purtroppo dimostrano sempre più spesso di essere soltanto puttane del clic:

Rainews, 17 febbraio (versione pre-correzione)

Leggo.it, 16 febbraio

Il Mattino, 16 febbraio.
Persino la foto dell’alienaccio brutto è uguale a quella di Leggo.

Se solo i giornalisti imparassero a copiaincollare da fonti decenti, invece che dalle fabbriche di cialtronate, sarebbe già un passo avanti: infatti le vere dichiarazioni ufologiche di Podesta (che non includono alcuna affermazione di aver incontrato alieni o di doverlo ammettere, ma solo il già citato rammarico di non aver ottenuto la pubblicazione delle varie indagini governative sul fenomeno degli oggetti volanti non identificati) erano già state pubblicate dal New York Times il 16 febbraio, da Russia Today il 15 febbraio e dal Washington Post il 13 febbraio. Sarebbe bastato riprendere quelle. Ma sarebbe stato necessario dire addio ai clic generati dal sensazionalismo bugiardo.

Aggiornamento: al coretto stonato dei traduttori disinvolti s’è aggiunto l’inossidabile Vladimiro Bibolotti, che sul Fatto Quotidiano ha scritto il 18 febbraio (quindi dopo lo sbufalamento pubblico della “notizia”) che John Podesta ha parlato di “incontri con gli Extraterrestri”. Non solo: da buon fufologo, ritiene che la chiusura dell’account Twitter di Podesta “fa sospettare […] che forse le recenti dichiarazioni di Podesta, possono avere dato fastidio in certi ambienti”. Qualcuno dovrebbe spiegargli che l’account non è stato chiuso: è stato semplicemente rinominato perché Podesta cambia lavoro (va a fare il consulente elettorale per Hillary Clinton) ed è stato sostituito da Brian Deese, che quindi subentra all’account Twitter. Tutto qui. E il cambio di lavoro di Podesta è noto da ben prima delle sue dichiarazioni. Ma per i fufologi, tutto è prova di complotto.

Fonti aggiuntive: Doubtful News.

Corriere e Repubblica, singolare gara a chi fa peggio

Corriere e Repubblica, singolare gara a chi fa peggio

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Repubblica, a firma di Giacomo Talignani, sostiene che a Malta c’è “una rete di tunnel di 28mila kmq”. Malta ha una superficie di 316 chilometri quadrati.

Il Corriere preferisce la strada del clickbaiting più sfacciato, tratto oltretutto da una vecchia foto che gira in Rete, come nota Ufoofinterest (anche qui), e titola: “Invia questa foto al marito e lui chiede subito il divorzio: cosa le è sfuggito?”

Ma Repubblica rilancia con questo (copia su Archive.is):

E per finire, il Corriere ha pubblicato questa perla: un tutorial su come scassinare un furgone.

Questo sarebbe il giornalismo che dovrebbe salvarci dalle fake news. Come dice Marco Cattaneo, “Poi facciamo un bel convegno chiedendoci pensosi come mai i giornali non sono più credibili, mi raccomando.”

Muore Martin Landau, quattro giornali pubblicano lo stesso errore madornale

Muore Martin Landau, quattro giornali pubblicano lo stesso errore madornale

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni di lettori come Domenico DelB* e Angelo Rot*. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora. Ultimo aggiornamento: 2017/07/20 9:40.

Avete presente gli errori intenzionali inseriti nelle mappe per beccare chi copia, le trap street di cui scrivevo ad aprile scorso? La morte dell’attore Martin Landau ha messo in luce qualcosa di analogo nei giornali di lingua italiana: specificamente, nel Corriere della Sera, in Repubblica, ne L’Unione Sarda e nel Corriere del Ticino.

Tutti e quattro, infatti, nell’annunciare la scomparsa di Landau hanno pubblicato la stessa castroneria, dicendo che Spazio 1999, serie di fantascienza nella quale Landau interpretava il Comandante Koenig, era stata creata da Gene Roddenberry.

Ma come ben sa qualunque appassionato di fantascienza, Spazio 1999 era opera dei britannici Gerry e Sylvia Anderson, mentre lo statunitense Roddenberry era padre di tutt’altra serie: Star Trek. Confondere le due cose è come essere tifosi di calcio e confondere la Roma con la Lazio.

Questo è il Corriere della Sera, che scrive “L’attore Martin Landau, che tanti ricordano per l’interpretazione del comandante Koenig in Spazio 1999, serie fantascientifica cult creata da Gene Roddenberry, lo stesso produttore di Star Trek e Ufo”, raddoppiando la dose di panzane (anche UFO era di Gerry e Sylvia Anderson) e poi insiste scrivendo “Poi l’incontro con Gene Rodddenberry, «papà» di Star Trek, di Ufo e di altre fortunatissime serie tv, che lo recluta, ancora assieme alla moglie, per Spazio 1999”, aggiungendo un Roddenberry con 3 D (copia su Archive.is):

Questa è L’Unione Sarda (grazie a Federico Pisanu), che scrive “Spazio 1999, serie fantascientifica cult creata da Gene Roddenberry, lo stesso produttore di Star Trek e Ufo”:

Questa è Repubblica, che nel tweet scrive “Roddenberr”, perdendo per strada la Y finale:

Questo è il Corriere del Ticino, che scrive “’Spazio 1999′, serie fantascientifica cult creata da Gene Roddenberr”. Anche qui la Y finale s’è persa nell’iperspazio (copia su Archive.is):

Certo, è un errore che non fa crollare il mondo, ma è un errore rivelatore. La sua ripetizione su quattro testate differenti indica che i giornali si copiano fra loro o copiano tutti dalla stessa fonte (presumibilmente un’agenzia). O meglio, indica che copiaincollano senza neanche pensare, e pure male (notate i vari “Roddenberr.”).

E naturalmente non c’è nessun controllo di qualità. Tant’è che al momento in cui scrivo queste righe (le 15:40 del 2017/07/17) nessuna delle testate ha corretto o pubblicato una rettifica, men che meno due righe di scuse.

Dopo la pubblicazione iniziale di questo mio articolo mi è arrivata la segnalazione dello stesso svarione sull’Huffington Post italiano: “Poi l’incontro con Gene Roddenberry, padre di Star Trek, che lo recluta, ancora assieme alla moglie, per Spazio 1999” (copia su Archive.is).

Stessa storia, mi segnala @teleblin, anche su TGCom24, che scrive: “Sempre con la moglie viene reclutato da Gene Rodddenberry regista, tra le tante serie tv di fantascienza, anche di “Star Trek” e di “Ufo”, che gli chiede di lavorare in “Spazio 1999″” (copia su Archive.is). Anche qui, Rodddenberry scritto con 3 D e oltretutto promosso regista (in realtà era produttore e non ha mai diretto puntate di Star Trek o Spazio 1999 o UFO).

Per chi conosce la materia trattata da questi articoli, l’impressione amara che ne risulta è semplice: i giornali se ne strafregano della correttezza e della qualità, e quindi se ne strafregano del lettore, facendo finta di offrirgli notizie create da loro che invece provengono con il copiaincolla da qualche agenzia di improvvisati.

Se avessero almeno il pudore di scrivere che la fonte della notizia è un’agenzia che viene semplicemente ripubblicata in automatico, almeno sapremmo a chi dare la colpa. Cosa più importante, se le testate non segnalano che si tratta di copiaincolla da un’agenzia, il lettore pensa che la notizia sia confermata da quattro fonti indipendenti. È dura spiegargli che quattro giornali hanno torto e tu hai ragione.

E poi gli editori dei giornali dicono che il crollo delle vendite è colpa di Internet. Ditemi voi che motivo dovrei avere di pagare per leggere notizie sbagliate. Se questo è quello che succede nei campi in cui sono competente e mi accorgo degli errori, cosa succede in quelli in cui non lo sono?

2017/07/20 9:40. Dopo la pubblicazione iniziale di questo mio articolo, Repubblica ha rifatto il proprio articolo copiandolo pari pari da Wikipedia.

Alcuni commentatori hanno obiettato che questi errori sono nella versione online gratuita e non in quella cartacea. A parte il fatto che comunque la versione online porta il marchio della testata e quindi un errore nella versione online è una macchia sulla testata nel suo complesso, e che il messaggio “se non paghi ti rifilo m*rda” non mi sembra particolarmente costruttivo o rispettoso del lettore, @teleblin mi ha inviato la scansione della versione cartacea del Corriere della Sera. Non contiene la panzana di Roddenberry creatore di Spazio 1999, ma in compenso offre ai lettori paganti questa doppia perla: “dal 1974 al 1977… in anticipo sui tempi di Star Trek” (falso: Star Trek era già in televisione dal 1966) e “[ricevendo] pure la partner, Barbara Bain, in moglie (falso: erano sposati dal 1957). Online o su carta cambia poco, insomma: proprio non ce la fanno.

Scoperta Atlantide. Di nuovo. Garantisce il “Corriere”

Scoperta Atlantide. Di nuovo. Garantisce il “Corriere”

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “ciangai” e “idronauta”.

“Dai Caraibi emerge una civiltà sommersa”. Titola così il Corriere, raggiungendo nuove vette di ridicolo grazie a un articolo firmato da Alessandra Farkas. Perché la “civiltà sommersa” è semplicemente una serie di foto ingrandite oltre ogni buon senso fino a rivelare la grana dei pixel e gli artefatti di compressione, scambiati per antiche rovine.

“Un gruppo di archeologi ha scoperto le rovine di una grande città antica sui fondali del Mar dei Caraibi la cui ubicazione rimane ancora segreta ma che secondo alcune indiscrezioni sarebbe antecedente alle piramidi di Giza, in Egitto. E potrebbe addirittura essere Atlantide, la leggendaria isola scomparsa, menzionata per la prima volta da Platone” esordisce l’articolo. Perbacco. Quali prove formidabili e schiaccianti porta il Corriere per questo straordinario annuncio?

Semplicemente queste foto, tratte dall’Herald de Paris, che ne presenta anche altre dello stesso tipo:

Come siano riusciti da queste foto a capire che si tratta di una città “antecedente alle piramidi di Giza, in Egitto”, la Farkas non lo spiega.

Chiunque abbia un minimo di dimestichezza con la fotografia digitale ha già capito che quelle foto della “civiltà sommersa” sono semplicemente dettagli di una fotografia ingrandita oltre ogni buon senso. Qualunque foto digitale, se ingrandita esageratamente, rivela una trama del genere.

Per chi avesse dubbi in merito, basta andare su Google Earth e prendere il tratto di mare davanti a Genova, ingrandirlo al massimo e dargli un po’ di contrasto: saltano subito fuori “strade” e rettangoli regolari, “campi coltivati” a scacchiera. Davanti al porto di Genova c’è una città sommersa, allora?

Si può fare di meglio. Guardate questa straordinaria civiltà nascosta:

Dove si trova? In un posto del tutto insospettabile, che però è sotto gli occhi di tantissime persone. Proviamo a ridurre leggermente l’ingrandimento e a ripristinare colore e contrasto originali.

Che cosa state guardando?

Ora l’avete capito, vero? Ecco la foto originale dalla quale ho estratto la “civiltà sommersa”:

Ora i casi sono due: o le foto di “Atlantide” sono l’ennesimo granchio preso da una catena di giornalisti incompetenti, oppure sul grazioso deretano di Belen Rodriguez c’è tutta una Lilliput che attende d’essere scoperta. So che molti di voi si offriranno per rigorose missioni esplorative, ma non fatelo in nome dell’archeologia.

È proprio il caso di dire che non basta pararsi le chiappe chiudendo un articolo con un “Anche in Italia alcuni siti sollevano forti dubbi.” Una non-notizia del genere non andava neanche pubblicata, per non coprire di ridicolo una testata un tempo rispettabile come quella del Corriere, che fra ufologia e fanta-archeologia sta dando un massiccio contributo al rimbecillimento dell’Italia. Congratulazioni.