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Muore Stephen Hawking. Corriere e Repubblica lo massacrano così

Muore Stephen Hawking. Corriere e Repubblica lo massacrano così

Ultimo aggiornamento: 2018/03/14 20:20.

È arrivata stanotte la notizia della morte di Stephen Hawking, astrofisico di fama mondiale, una delle menti più brillanti dei nostri tempi e ispiratore di innumerevoli carriere scientifiche. Aveva 76 anni. Un uomo immobilizzato per decenni dalla malattia ha esplorato l’intero universo con la potenza della propria mente.

 

Non sto qui a riepilogare tutti i suoi meriti scientifici e le onorificenze che ha ricevuto. Vorrei sottolineare un aspetto di Stephen Hawking che in momenti come questo spesso viene tralasciato: il suo senso dell’umorismo, ricco, sferzante, acuto e geniale.

Il suo libro Breve storia del tempo ha venduto decine di milioni di copie, divulgando le teorie fisiche più complesse con parole ricche di quell’umorismo. Hawking faceva scommesse di fisica mettendo in palio abbonamenti a Penthouse. Organizzava feste per viaggiatori nel tempo (annunciandole pubblicamente dopo averle fatte, in modo da consentire solo ai crononauti di partecipare):

Partecipava volentieri alle serie TV, come Star Trek o Big Bang Theory, come emblema della scienza:

Guardate questa sua intervista concessa a John Oliver:

Se volete qualcosa di più serio, godetevi la sua chiacchierata con un altro grandissimo divulgatore, Neil DeGrasse Tyson. Se non sapete l’inglese, imparatelo: vi regalerete le chiavi per entrare nelle menti più ricche ed emozionanti del pianeta.

La sua opera letteraria è costellata di citazioni citabili (ma occhio a quelle apocrife). La sua immaginazione, la sua determinazione e il suo humour britannico mancheranno infinitamente a chiunque abbia amore per la scienza.

Possiamo solo tentare di onorare la sua vita cercando di fare qualcosa, ciascuno a modo proprio, per rendere meno stupida l’umanità. Per alcuni, questo richiede solo lo sforzo di stare zitti.

Due dei principali giornali italiani hanno massacrato così la notizia della morte di Hawking: il Corriere della Sera non è stato nemmeno capace di scrivere giusto il suo nome. Sono sette lettere, per l’amor del cielo. S-T-E-P-H-E-N.

Dopo la mia segnalazione, il Corriere ha corretto senza una parola di scuse ai lettori (“Grazie mille per la segnalazione. Abbiamo corretto”).

Ma Repubblica è riuscita a fare anche di peggio, come mi segnalano Silvio M* e molti altri: il suo articolo sulla morte di Hawking (link intenzionalmente rotto; copia archiviata su Archive.is) ha interi paragrafi identici alla voce di Wikipedia, errori compresi (“cosmologi_c_a quantistica”).

Questa è Wikipedia:

E questa è Repubblica:

Il testo di Wikipedia è antecedente a quello di Repubblica:

Repubblica ha poi riscritto l’articolo da cima a fondo mantenendo lo stesso link, per cui ha fatto sparire ogni traccia del proprio sconcio. Non una parola di scuse per aver rifilato ai propri lettori un copiaincolla da Wikipedia. Ma Internet non perdona e non dimentica).

Non è finita: martinobri mi segnala questa didascalia della gallery di Repubblica dedicata a Hawking, nella quale la moglie dello scienziato viene chiamata da Repubblica “Bride Elaine Mason” (link intenzionalmente alterato; copia su Archive.is).

Ma Bride in inglese vuol dire “sposa”. Un errore del genere rivela che la didascalia è copiata da un testo inglese e che la capra di redazione che l’ha copiata non sa un’acca d’inglese. Lasciamo stare l’ortografia italiana (“al seconda moglie”) e la punteggiatura incoerente.

Ho segnalato questi disastri al direttore, Mario Calabresi. Ho ricevuto solo silenzio. Chi tace acconsente?

Eppure qualcuno insiste ancora a chiamarlo giornalismo.

Me la prendo per troppo poco? Forse. Ma come possiamo educare i nostri figli al rispetto, all’onestà, a non copiare il lavoro degli altri, se vedono esempi di queste furbizie patetiche tutti i giorni nel mondo degli adulti?

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Virgolettati inventati, una piaga perfettamente evitabile del giornalismo italiano

Virgolettati inventati, una piaga perfettamente evitabile del giornalismo italiano

Ultimo aggiornamento: 2019/06/02 23:35.

A scuola mi hanno insegnato che le virgolette riportano le esatte parole dette. Ma questa regola, semplice e chiara, per i giornalisti italiani non vale. Mentre il resto del mondo giornalistico fa estrema attenzione a citare esattamente le parole dette o scritte, i giornalisti e titolisti italiani se ne strafregano e inventano.

L’ultimo caso di questo virgolettato inventato ha colpito l’astronauta Luca Parmitano. Elvira Serra twitta: “Le figlie, il mare della Sicilia, la felicità come scelta. E poi la paura (che non ha) e i sogni (uno, in particolare, che riguarda @BarackObama). Il “mio” Luca Parmitano, prima della nuova partenza nello Spazio @Corriere @astro_luca #italiani”, linkando la propria intervista a Parmitano. E il titolista ribadisce: “Luca Parmitano: «Nello Spazio non ho paura e da lì parlerei con Obama»“. Una frase che Parmitano non ha mai pronunciato. Screenshot:

Non solo: la frase non rispecchia neanche quello che ha detto l’astronauta, che infatti pubblica questo chiarimento: “Un altro caso di ‘virgolettato selvaggio’: non ho mai detto di non aver paura – solo gli stolti non ne hanno. Anche il @Corriere cade nella trappola del sensazionalismo: io preferirei un’informazione noiosa, ma vera, a una clamorosa, ma falsa. Grazie @elvira_serra per le domande!”

Il Corriere ha cambiato il titolo, che ora è “Parmitano torna nello Spazio: «Lassù mi manca solo il mare»”.

Capisco che il giornalismo è alle prese con la crisi dell’editoria e che i soldi da spendere siano pochi, ma in questo caso cambiare il malvezzo menzognero dei virgolettati inventati non costa nulla. Basta volerlo fare.

2019/06/02 23:35. Per completezza e per chiarire che non mi sto inventando regole giornalistiche a capocchia, riporto per esempio la parte saliente della guida di stile giornalistico del Guardian e dell’Observer britannici, che raccomanda di gestire i virgolettati in maniera assolutamente logica e sensata, mettendo al centro il lettore (la sottolineatura è aggiunta da me):

quotes
From the editor:
If a reader reads something in direct quotation marks in the Guardian he/she is entitled to believe that the reporter can vouch directly for the accuracy of the quote. […] Take care with direct speech: our readers should be confident that words appearing in quotation marks accurately represent the actual words uttered by the speaker, although ums and ahems can be removed and bad grammar improved. If you aren’t sure of the exact wording, use indirect speech.
Where a lot of material has been left out, start off a new quote with: “He added: … ”, or signify this with an ellipsis.

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Antibufala: suoni segreti captati dagli astronauti lunari!

Antibufala: suoni segreti captati dagli astronauti lunari!

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori e con il contributo tecnico di @RiccardoDeias, @pd_76 e @Solincos. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Pubblicazione iniziale: 2016/02/22 22:04. Ultimo aggiornamento: 2019/03/23 23:30.

Oggi (22 febbraio) ricorre il ventennale del volo spaziale di due italiani insieme: il 22 febbraio 1996 partivano per lo spazio Maurizio Cheli e Umberto Guidoni sullo Shuttle. Sarebbe magari carino parlare dell’eredità delle loro esperienze in occasione dell’anniversario. Macché: i giornalisti di Repubblica, Il Giornale, La Stampa si buttano a pesce invece su un’altra storia spaziale e rifilano ai loro lettori una panzana datata 1969, copiandola dai media fuffaroli americani senza la minima verifica.

La balla pubblicata da queste testate racconta che quando la missione Apollo 10 era dietro la Luna gli astronauti captarono un suono “simile a una musica” che “non fu divulgato per quarant’anni. La Nasa, incapace di spiegare il fenomeno, secretò e archiviò tutto quello che la radio dell’astronave aveva registrato in quel lasso di tempo e rese pubbliche le trascrizioni delle conversazioni avvenute solo nel 2008” (Repubblica). 

La Stampa, nella sezione Tuttoscienze, pubblica un articolo a firma di Fulvio Cerutti che dice che l’episodio è “rimasto top secret sino al 2008” ed è un “fenomeno a cui non è mai stata trovata una spiegazione” (l’articolo è stato parzialmente corretto dopo la mia segnalazione).

Il Giornale, a firma di Franco Iacch, scrive che “l’episodio top secret… è stato declassificato in parte solo nel 2008 (con pesanti censure)” e che gli astronauti nelle loro cuffie udirono “urla”. Iacch conclude scrivendo che “Le registrazioni integrali captate dall’Apollo 10 rimangono top secret”.

Il Corriere pubblica sull’argomento un video con didascalia che dice che il “suono, registrato e trascritto dalla Nasa, è rimasto top secret fino al 2008”. Il link è stato successivamente cambiato.

Ne parla anche Panorama con un articolo di Sabrina Pieragostini, scrivendo che “per decenni l’ente spaziale ha preferito mantenere nascosta la notizia”.

Come mai tutto questo improvviso e simultaneo interesse del giornalismo italiano per un’oscura vicenda di quasi cinquant’anni fa? Semplice: hanno tutti fatto copiaincolla dai media americani, in particolare dalle pagine di notizie bislacche dell’Huffington Post (traduzione italiana qui), che stanno pompando la storia per promuovere una nuova serie televisiva del Science Channel, intitolata NASA’s Unexplained Files. Se guardate i suoi video promozionali (uno e due) vedrete che il ritmo del montaggio rivela chiaramente che si tratta di un programma di spazzatura sensazionalista alla stregua di Alieni Nuove Rivelazioni. E se ascoltate bene l’inglese, noterete che le dichiarazioni degli intervistati, fra i quali c’è anche l’astronauta lunare Al Worden, sono state palesemente rimontate ad arte per farle sembrare a sostegno del mistero.

Solo che non c’è nessun mistero. A parte quello di come facciano, certi giornalisti nostrani ed esteri, a guardarsi allo specchio la mattina senza vergognarsi, a furia di ingannare i propri lettori pubblicando fandonie senza uno straccio di controllo dei fatti.

Infatti è una balla che l’episodio sia rimasto segreto fino al 2008, nonostante lo scriva anche ANSA: come confermato dalla mia esperienza personale nella raccolta di documentazione spaziale storica e come ribadito dalla NASA su Tumblr (e anche qui), l’audio e le trascrizioni della missione Apollo 10 sono pubblicamente disponibili sin dal 1973 a chiunque ne facesse richiesta presso i National Archives statunitensi. Nel 2012 audio e trascrizioni sono stati inoltre pubblicati online per lo scaricamento libero. Lo spezzone audio in questione è questo (a 2:51 e 7:43); le trascrizioni delle registrazioni a bordo di Apollo 10 sono disponibili qui come scansioni degli originali (uno dei brani in questione è a pagina 241) e qui come trascrizioni digitali.

Ecco quello che dissero gli astronauti durante il quinto giorno di volo, il 23 maggio 1969:

102:13:02 Cernan: Quella musica suona persino spaziale, vero? Lo senti? Quel fischio?

102:13:06 Stafford: Sì.

102:13:07 Cernan: Whooooooooooo.

102:13:12 Young: Anche tu hai sentito quel fischio?

102:13:14 Cernan: Sì. Sembra, sai, musica spaziale.

102:13:18 Young: Chissà cos’è.

[…]

102:17:58 Cernan: Accidenti, quella è davvero musica strana.

102:18:01 Young: Dovremo scoprire cos’è. Non ci crederà nessuno.

102:18:07 Cernan: No. È un fischio, sai, come una cosa spaziale.

102:18:10 Young: Probabilmente è colpa del rilevamento di distanza VHF, immagino.

In originale:

102:13:02 Cernan: That music even sounds outer-spacey, doesn’t it? You hear that? That whistling sound?

102:13:06 Stafford: Yes.

102:13:07 Cernan: Whooooooooooo.

102:13:12 Young: Did you hear that whistling sound, too?

102:13:14 Cernan: Yeah. Sounds like – you know, outer-space-type music.

102:13:18 Young: I wonder what it is.

[…]

102:17:58 Cernan: Boy, that sure is weird music.

102:18:01 Young: We’re going to have to find out about that. Nobody will believe us.

102:18:07 Cernan: No. It’s a whistling, you know, like an outer space-type thing.

102:18:10 Young: Probably due to the VHF ranging, I’d guess.

Fra l’altro, la vicenda è talmente “top secret” che ne parlò apertamente nel 1974 l’astronauta di Apollo 11 Mike Collins nel suo libro Carrying the Fire, dicendo (nel capitolo 13) che gliel’avevano raccontata, prima che partisse per la Luna, proprio gli astronauti di Apollo 10. Per chi è troppo pigro per consultare un libro, inoltre, tutta la faccenda era già stata sbufalata pubblicamente sette anni fa su Internet da ApolloHoax, come segnalato da Metabunk. Quelli di NASA’s Unexplained Files evidentemente hanno preferito far finta di niente e i giornalisti italiani ed esteri si sono accodati.

È falso anche che “non è mai stata trovata una spiegazione”: fu trovata già nel 1969, spiega Collins nel suo libro. I suoni erano il risultato di normali interferenze fra le radio VHF del modulo lunare e del modulo di comando (le due parti indipendenti nelle quali si divideva il veicolo spaziale per effettuare l’allunaggio).

Se i giornalisti di Repubblica, Corriere, Il Giornale e La Stampa avessero dato un’occhiata alle trascrizioni e ascoltato l’audio originale, invece di fare un pigrissimo copiaincolla dagli articoli di fuffa altrui, si sarebbero accorti che i suoni sono banalissimi (niente “urla”) e che oltretutto gli astronauti li considerano talmente poco misteriosi che subito dopo averli notati si mettono a parlare d’altro. Anzi, uno di loro, John Young, già propone una spiegazione al momento: “Probably due to the VHF ranging, I guess” (“Probabilmente è colpa del rilevamento di distanza VHF, immagino”) e poi cambia discorso. Uno di loro, Gene Cernan, contattato oggi dalla NASA, ha detto chiaro e tondo: “Non mi ricordo che quell’episodio mi abbia emozionato abbastanza da prenderlo sul serio. Probabilmente era soltanto interferenza radio. Se avessimo pensato che fosse qualcosa di diverso, lo avremmo riferito a tutti nei briefing dopo il volo. Non ci abbiamo più pensato per niente.” Lo ha ribadito anche a Fox News.

Se i suddetti giornalisti si fossero soltanto presi la briga di fare una telefonatina a un esperto, si sarebbero accorti di essere stati fregati da una campagna promozionale per un programma-fuffa e avrebbero evitato di propinare ai loro lettori una nuova fregnaccia spaziale. Sarebbe bastato, per esempio, consultare la discussione sull’argomento di Collectspace, noto forum di esperti del settore, oppure mandare un tweet a Luigi Pizzimenti, storico delle missioni Apollo (suo il libro Progetto Apollo: Il sogno più grande dell’uomo), curatore del Padiglione Spazio presso il Museo del Volo Volandia e presidente dell’Associazione per la Divulgazione Astronomica e Astronautica, per entrare in contatto tramite lui con Al Worden, l’astronauta intervistato dal programma del Science Channel, e avere subito una smentita secca della pseudonotizia: “I don’t think there is any mystery to the event” (“Non credo che ci sia alcunché di misterioso nell’evento”), ha scritto Worden a Pizzimenti. Worden ha detto molto altro su questa faccenda: ne trovate un resoconto completo qui nel blog di Pizzimenti.

Luigi, fra l’altro, riassume bene il disappunto che prova chi fa vera ricerca storica dell’esplorazione spaziale quando legge queste scempiaggini. Mi scrive in una mail (che cito qui col suo permesso):

“È mai possibile che si pubblichino bufale senza nessun riscontro scientifico? Sono stufo di rispondere in prima persona a domande generate da lettori, che perplessi, mi scrivono se ciò che hanno letto è vero. Per favore: rivolgetevi direttamente a chi scrive cose non vere e non confermate. Esiste una miriade di missioni spaziali in corso e tante in preparazione, lasciate perdere il Programma Apollo e parlate di attualità, magari andando sul posto, verificando le notizie di persona. Perché cercare sempre qualcosa che non esiste per parlare a sproposito del Programma Apollo? Perché ci sono giornalisti che scrivono di cose che non conoscono? Perché parlano di persone che non hanno mai conosciuto? Perché una volta tanto non prendono la valigia e vanno di persona a chiedere come sono andate le cose? Ve lo dico io: perché costa fatica, denaro e tanto lavoro e poi ci vuole passione, tanta passione, e solitamente chi scrive queste bufale tempo e passione non ne ha, ma deve semplicemente riempire uno spazio vuoto.”

Seguite quindi il consiglio di Luigi: scrivete alle redazioni di questi giornali e chiedete loro di giustificare, o almeno rettificare, le balle che vi hanno propinato. E chiedetevi se è questo il modo di fare giornalismo.

Corriere: Osama bin Laden ucciso dagli alieni [UPD 20:25]

Corriere: Osama bin Laden ucciso dagli alieni [UPD 20:25]

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Fate presto, prima che al Corriere si accorgano della scemenza epica che hanno (tra)scritto. Grazie a LdG per la segnalazione.

Diffusa la prima foto di un componente delle forze speciali che hanno partecipato all’operazione:

Evidentemente la grafia corretta di Navy è troppo difficile per qualche redattore del Corriere, al quale porgo i miei complimenti per la precisione chirurgica nel conficcare chiodi nella bara del giornalismo italiano.

11:45. L’erroraccio è ancora lì. Un lettore, Ottarrio, segnala che l’ANSA ha commesso lo stesso svarione. Complimenti quindi, per par condicio, anche all’ANSA.

20:25. Correzione: mi è stato segnalato che la notizia pubblicata dal Corriere è il feed diretto dell’ANSA, sul quale il Corriere non interviene e quindi l’errore resterà. In altre parole, l’ANSA non ha commesso lo stesso errore del Corriere: l’ANSA ha commesso l’errore e il Corriere lo ha ricopiato pari pari in automatico. Per dirla in altri termini, fate attenzione: il Corriere della Sera pubblica qualunque cosa arrivi dall’ANSA senza il benché minimo controllo.

Per quelli che insistono che dire “lato oscuro della Luna” non disinforma

Per quelli che insistono che dire “lato oscuro della Luna” non disinforma

Il Corriere della Sera, oggi, a proposito delle piante portate sulla faccia nascosta della Luna dalla sonda cinese Chang’e-4 (evidenziazione mia):

La coltura non è stata semplice: le temperature sulla superficie lunare possono superare i 100 gradi Celsius durante il giorno e scendere fino a 100 gradi sotto lo zero durante la notte, oltre al fatto che su quel lato non c’è radiazione solare e c’è minore gravitazione terrestre.

Screenshot della perla:

Screenshot del contesto:

Copia permanente su Archive.org qui.

A tutti quelli che me l’hanno menata per la mia semplice richiesta di usare il termine corretto, ossia lato nascosto, al posto dell’ingannevolissimo lato oscuro, e mi hanno rimproverato di fare “polemica inutile” perché tanto lo sanno tutti che si intende oscuro nel senso di sconosciuto e che non c’entra l’illuminazione: questa scempiaggine totale del Corriere ve la siete proprio meritata.

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Il giornalismo italiano e l’eclissi: una grande prova di imbecillità col copiaincolla

Il giornalismo italiano e l’eclissi: una grande prova di imbecillità col copiaincolla

Ultimo aggiornamento: 2018/07/30 00:50.

Il giornalismo italiano ha messo a nudo in maniera perfetta il proprio disastroso metodo redazionale quando ha proposto notizie sull’eclissi di Luna di ieri sera.

Molte testate online, cartacee e televisive hanno infatti citato l’incredibile idiozia secondo la quale la colorazione rossastra della Luna durante l’eclissi sarebbe dovuta alla vicinanza del pianeta Marte. Marte è rosso, la luna diventa rossa, non fa una grinza, giusto?

Prendetevi pure un attimo di pausa per riprendervi da questa imbecillità. Poi, se avete bisogno di fornire a qualcuno la spiegazione corretta del fenomeno, usate pure questo video della NASA, disponibile anche per qualunque giornalista che si degni di informarsi.

In parole povere: la colorazione è dovuto alla luce solare filtrata dall’atmosfera della Terra. Marte non c’entra nulla, anche perché se ne sta in questo momento a cinquantasette milioni di chilometri dalla Terra e dalla Luna.

Ma i Veri Giornalisti non si curano di quisquilie come i fatti. Cominciamo con Alessandro Belardetti su Quotidiano.net, secondo il quale “Marte colorerà di rosso la Luna”:

Passiamo all’edizione cartacea del Corriere della Sera, dove Laura Vincenti scrive che la Luna “si colora di rosso per effetto di Marte in opposizione”:

Sottolineo che si tratta dell’edizione cartacea perché c’è chi obietta che le castronerie escono sulla versione Web, che è gratuita (come se questo fosse una giustificazione per pubblicare falsità), ma non su quella cartacea.

Non manca anche il contributo de Il Giorno, che scrive che la Luna “si colorerà di rosso grazie alla vicinanza di Marte”:

Maria Cristina Massaro, su Repubblica (link intenzionalmente alterato), ripete la stessa scemenza astronomica e vi aggiunge anche ben due errori d’ortografia nella stessa frase. Rileggere, a quanto pare, proprio non si usa più. Grazie ad @aldolat per la segnalazione e la copia su Archive.is.

A rendere ancora più suggestivi gli sbattila colorazione rossastra assunta dal satellite grazie a Marte in “grande opposizione”, cioè alla mini distanza dal nostro pianeta e al suo massimo splendore.

Screenshot per chi non riesce a concepire che il giornalismo possa essere sceso così in basso:

Repubblica ha anche ribadito il concetto su Twitter, dicendo che “La Luna sarà illuminata di rosso grazie a #Marte in ‘grande opposizione’, cioè alla minima distanza dalla Terra e al suo massimo splendore”:

E per finire, ecco SkyTG24, che ha affermato (durante il telegiornale, non nella rubrica degli oroscopi) che “le persone hanno così potuto ammirare il satellite colorato dai riflessi del pianeta Marte”, come dice la conduttrice in studio, e come ribadisce l’autrice del servizio, Laura Cappon, che parla di “riflessi prestati da Marte” e poi ribadisce la scemenza astronomica, come potete sentire in questo spezzone fornitomi gentilmente da biemmic:

Che io sappia, nessuno dei giornali, siti o telegiornali citati ha finora corretto o chiesto scusa per gli errori.

Lezioni di giornalismo che possiamo trarre da questa storia:

  1. Rileggere quello che si scrive non si usa più.
  2. Le redazioni fanno lavorare persone alle quali mancano le conoscenze più elementari. 
  3. I giornalisti fanno copiaincolla gli uni dagli altri, e senza chiedersi se quello che copiano abbia vagamente senso.
  4. Le redazioni, pur avvisate, non correggono gli errori e non pubblicano rettifiche.
  5. Conclusioni: ai giornali non gliene frega nulla di fottere il lettore e pubblicare notizie false. Non sono errori occasionali, è proprio metodo redazionale. Se questo è il loro modo di fare giornalismo, non si lamentino che il giornalismo sta morendo per colpa di Internet. Questo tipo di giornalismo merita di morire.

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Come si lavora al Corriere? A volte così

Come si lavora al Corriere? A volte così

Ultimo aggiornamento: 2018/06/26 10:40.

Spesso vengo criticato perché infierisco sui giornali che sbagliano notizie di poco conto. Ma questi sbagli, se sono ripetuti e sistematici, rivelano il metodo di lavoro della redazione e rendono evidente la scarsa qualità della selezione dei collaboratori. E resta sempre quel dubbio di fondo: ma se una redazione sbaglia persino notizie così semplici come la morte di una persona celebre, quanti altri sbagli fa di cui non ci accorgiamo?

Prendete il caso, di per sé modesto, del Corriere della Sera e del suo annuncio della morte di Richard Harrison (pseudolink; copia su Archive.is), segnalatomi via Twitter da @marcoazzena:

Guardate il secondo paragrafo e in particolare questa frase:

Agli inizi degli anni ‘60 si era trasferito nel nostro paese per lavorare in alcuni film del genere spaghetti western ma anche in alcuni polizieschi. Tra i suoi successi di quegli anni: «Un gladiatore invincibile», «Colpo maestro al servizio di Sua Maestà britannica», «Le spie uccidono a Beirut». Nel suo curriculum anche una apparizione nello sceneggiato Rai del 1978 «Il balordo».

È curiosamente simile a questa pagina di Wikipedia in italiano:

All’inizio degli anni sessanta si trasferì in Italia dove fu protagonista di molti film di genere, generalmente considerati b-movies: peplum, spaghetti-western, poliziotteschi e film di spionaggio. Ha lavorato anche in televisione (è apparso fra l’altro nello sceneggiato televisivo Rai del 1978 Il balordo, girato al fianco di Tino Buazzelli). Fra i suoi maggiori successi, vanno citati Il gladiatore invincibile, Colpo maestro al servizio di Sua Maestà britannica e Le spie uccidono a Beirut.

Ma il vero problema è che la pagina di Wikipedia non è quella del Richard Harrison scomparso: è quella di un altro Richard Harrison. Questo.

Come ha fatto la redazione del Corriere a includere queste informazioni errate nel necrologio di Richard Benjamin Harrison? Sono troppo malizioso se sospetto che invece di consultare qualche fonte autorevole specialistica (che so, questo articolo di Variety, la Bibbia del mondo dello spettacolo americano, che ho trovato in tre secondi con Google) abbia pigramente digitato “Richard Harrison” nella Wikipedia italiana e abbia dato per buono il primo risultato, senza controllarlo e senza notare che le foto delle due persone sono completamente differenti?

A sinistra il Richard Harrison sbagliato; a destra quello giusto. Credit: Wikipedia.

Ho segnalato la questione pubblicamente al Corriere via Twitter, perché so per esperienza che segnalare privatamente significa perdere tempo ed essere ignorati. Senza una figuraccia pubblica certe redazioni non si muovono.

Se davvero si lavora così nelle redazioni, non ditemi che la colpa delle fake news è di Internet.

2018/06/26 10:40

Il Corriere ha rettificato l’articolo e pubblicato una nota di correzione:

In una prima versione di questo articolo, per errore, sono state utilizzate informazioni riportate da agenzie di stampa relative all’attore Richard Harrison, e non a Richard Benjamin Harrison. Ce ne scusiamo con i lettori.

Un evento raro, nel panorama della stampa italiana, che preferisce negare o rimuovere piuttosto che rettificare pubblicamente. Speriamo che sia un buon segno.

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Al Corriere non sanno riconoscere un fotomontaggio evidente?

Al Corriere non sanno riconoscere un fotomontaggio evidente?

La notizia è decisamente frivola, ma il modo in cui viene gestita dal Corriere della Sera è preoccupante. Se nelle redazioni circola gente che non è capace di accorgersi che questa foto è un fotomontaggio digitale e non è un “nuovo look”, siamo messi davvero male.

Davvero al Corriere fanno lavorare gente che non nota che i capelli sono impossibilmente davanti alla bottiglia e non vede lo scontornamento da cartone animato del volto?

Link originale (alterato per non regalare clic); copia su Archive.is (già corretta per indicare che è un fotomontaggio); post originale di Arisa su Instagram. Grazie a @giusepperestivo per la segnalazione.

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Se il Corriere fa fake news: l’astronauta, l’UFO e la “macchina della verità”

Se il Corriere fa fake news: l’astronauta, l’UFO e la “macchina della verità”

Ultimo aggiornamento: 2018/04/27 11:20.

Il Corriere della Sera ha pubblicato un articolo (link intenzionalmente alterato; copia su Archive.is), firmato da Flavio Vanetti, nel quale si afferma senza ombra di dubbio che il celeberrimo astronauta Buzz Aldrin, uno dei primi due esseri umani a camminare sulla Luna nel 1969, ha “superato la prova della macchina della verità” a proposito delle sue dichiarazioni di aver visto un UFO durante la propria missione spaziale di quasi cinquant’anni fa. Ringrazio @ufoofinterest per la segnalazione.

L’articolo dice che Aldrin ha “riconfermato l’episodio” dell’avvistamento ufologico ed è stato “sottoposto al test con una nuova tecnologia all’Institute of BioAcoustic Biology di Albany, in Ohio”. La notizia è stata ripresa da numerosi media di tutto il mondo.

Se fosse vera, sarebbe certamente clamorosa. Ma basta consultare il sito di questo istituto di Albany per scoprire che non si tratta affatto di un’autorevole istituzione scientifica, come il nome altisonante farebbe pensare, ma semplicemente di una privata cittadina americana, tale Sharry Edwards, che, senza alcuna prova, sostiene che i suoni della voce sono una “rappresentazione olografica” della salute delle persone e propone varie procedure pseudomediche bizzarre, come per esempio la “valutazione bioacustica delle allergie” e anche comode e pratiche istruzioni per mettersi in proprio in questo campo “per diletto e per profitto”.

Come se questo non bastasse, approfondendo la vicenda dell’astronauta emerge che non è vero che è stato sottoposto personalmente a un test dal sedicente istituto, come dà ad intendere Vanetti sul Corriere, ma l’istituto ha usato soltanto una vecchia registrazione della sua voce, analizzandola con un dispositivo imprecisato che non c’entra nulla con la “macchina della verità” usata nei processi, dato che questa macchina richiede la presenza del soggetto e misura numerosi parametri fisiologici durante un interrogatorio condotto da un esperto invece di analizzare soltanto una voce preregistrata.

Ciliegina sulla torta, con una rapida ricerca negli archivi digitali delle notizie si scopre che la fonte originale è il tabloid britannico Daily Star. Questa testata afferma (copia su Archive.is) che allo studio condotto dall’Institute of BioAcoustic Biology hanno “preso parte” anche altri astronauti storici, come Edgar Mitchell e Gordon Cooper. Ma questo è un dettaglio rivelatore, dato che Mitchell e Cooper sono morti da tempo e quindi difficilmente possono aver partecipato a un test svolto di recente.

La notizia, insomma, è una bufala, partorita da un sito pseudoscientifico senza alcuna credenziale di serietà e diffusa da un giornale scandalistico, ma questo non ha impedito a molte testate blasonate di diffonderla senza sottoporla a un minimo di verifica.

Aldrin stesso, fra l’altro, aveva già spiegato che l’avvistamento misterioso che gli viene attribuito non riguarda affatto un’astronave extraterrestre, ma fu dovuto semplicemente a un pannello staccatosi come previsto dal veicolo spaziale che li stava portando verso la Luna. L’astronauta, che oggi ha 88 anni, lo aveva spiegato a chiare lettere addirittura già nel 1969, nei rapporti tecnici di fine missione, e lo ha ribadito anche in occasione di questa notizia, ma la leggenda ufologica persiste.

Come mai? Forse la spiegazione sta in un motto dello scrittore americano Mark Twain: “Mai lasciare che la verità ostacoli una storia ghiotta”.

Corriere, Raul Bova cade in minestrone di capelli, UFO e scie chimiche

Corriere, Raul Bova cade in minestrone di capelli, UFO e scie chimiche

Mi avete segnalato in tanti questo incredibile articolo-minestrone pubblicato da una testata che in teoria conosciamo per una certa sua sobrietà e rispettabilità, ossia il Corriere della Sera, che ha titolato addirittura “La caccia agli Ufo, quattro casi italiani – Un globo bianco comparso anche nel film «Milano-Palermo» alle spalle di Raul Bova”.

Abbiamo dunque le prove che almeno qualcuno li guarda, i film di Raul Bova, ma con conseguenze nefaste per la propria capigliatura spaziale e flatulenze chimiche ancora più moleste. Infatti secondo l’autore dell’articolo, Flavio Vanetti, “in Milano-Palermo: il ritorno, film del 2007, compare un globo bianco alle spalle di Raul Bova”. Wow.

Ci sarebbero anche altri episodi di avvistamenti misteriosi che avverrebbero in “assenza di spiegazioni scientifiche” e, guarda caso, in concomitanza con il fenomeno delle presunte “scie chimiche”, che l’articolista descrive come se fossero un fatto assodato: “Non è la prima volta che gli avvistamenti sono concomitanti con il fenomeno del «chemtrails» e non è la prima volta che si registrano nel Nord-est”.

Se non bastassero UFO e scie chimiche per partorire l’equivalente letterario liofilizzato di Voyager, arrivano in soccorso anche i “capelli d’angelo”:

Sempre il Nord è stato infine caratterizzato da una pioggia di filamenti. Siamo dal 6 all’8 novembre. I capelli d’angelo, lunghi da 50 centimetri a 2 metri, cadono a Parma, Treviso, tra Milano e Pavia e in altri posti. Erano elettrizzati: acciuffati con le mani, si appiccicavano. Non solo: collocati in contenitori di vetro, si appallottolavano a gran velocità. Un caso? No. Qualcosa di simile accadde il 27 ottobre 1954: su Firenze apparvero oggetti bianchi e dall’alto scese una bambagia vetrosa i cui fiocchi si scioglievano al suolo.

Il tutto è condito da una foto di un oggetto, descritta come “avvistamento in Sicilia del comandante Garofalo”, che è il solito oggettino circolare sgranato e sfocato, mostrato senza alcun contesto. Solo che Paolo Toselli su Focus.it nota che l’UFO mostrato dal Corriere con tanta sicurezza ha una straordinaria somiglianza con il veicolo alieno del film Chicken Little, specialmente la versione offerta insieme alle merendine Kinder. La seconda foto è tratta da Pianetahobby.it.


Sarà un caso? Davvero gli alieni fanno reverse engineering dei regali delle merendine?

Quello che colpisce di tutto l’articolo è che si fanno affermazioni apparentemente precise, ma che poi risultano essere solo vaghe approssimazioni. Si parla di “un velivolo di linea italiano in crociera da Catania a Napoli” del 15 ottobre o di “un aereo civile” a Verona il 27 settembre 2008: ci voleva tanto a dare il numero del volo e l’orario? Un link a un rapporto tecnico sull’evento? Chi sono coloro che l’avrebbero “osservato simultaneamente da terra”? Niente. Questo non è giornalismo, è pettegolezzo da portinaia; e dispiace notare che gran parte della “ricerca” ufologica usa questi metodi.

Nell’articolo del Corriere manca persino un link al filmato dell’UFO durante le riprese del film con Raul Bova: è forse un bene, perché guardandolo si rivela una gran delusione: una macchiolina sgranata che potrebbe essere qualunque cosa, per esempio lo sfocato riflesso momentaneo di un aereo che passa e che in quell’istante è angolato in modo da riflettere il sole (una cosa analoga mi capitò durante un volo di linea, e solo il teleobiettivo mi permise di capire che era un altro aereo visto quasi di punta).

I link ai video su Youtube sono pubblicati nel blog ufologico di Ivan Ceci. Buona visione.

Lo stesso Ceci, stando alle ricerche di Gianni Comoretto effettuate mediante invocazione a San Google, ha pubblicato qui nello stesso blog la ripresa video di Montebelluna citata dall’articolo: il solito zoom al massimo che mostra un oggetto indistinguibile e completamente sfocato. Considerato che le telecamere di solito mettono a fuoco all’infinito quando non riescono a mettere a fuoco automaticamente, questo indica che l'”UFO” è in realtà vicino all’obiettivo, come indicato dal fatto che l’autofocus riesce, per un istante, a focalizzare sull’oggetto e poi torna all’infinito.

E i “capelli d’angelo” citati nell’articolo? Ho fatto un po’ di ricerche e ho chiesto il parere di chi segue i fenomeni di questo genere da tempo, come per esempio Massimo Polidoro (che ne parla qui con specifico riferimento all’episodio di Firenze del 1954), e Simone Angioni, già noto ai lettori del Disinformatico per il suo articolato lavoro sulle presunte “scie chimiche”. I “capelli d’angelo” sono un fenomeno che appassiona gli ufologi, ma che è con tutta probabilità maggiormente pertinente per gli entomologi, perché i filamenti sono, guarda caso, molto simili a quelli delle specie di ragno che tessono una sorta di mini-paracadute di ragnatela per propagarsi, come descritto per esempio dall’entomologo John Jackman, della Texas A&M University, citato nel numero 40 (novembre-dicembre 2001) di Scienza & Paranormale, la rivista del CICAP.

Jackman ha infatti illustrato che dopo la nascita, un certo tipo di giovani ragni migratori secerne lunghi fili di seta che, sollevati dal vento, trasportano l’animale lontano, anche per molti chilometri. “È più facile vedere i filamenti in un giorno di sole che fa seguito a un temporale”, spiega Jackman, “è un fenomeno molto comune. Quando la luce è giusta se ne possono vedere centinaia di migliaia volare in cielo”.

Angioni ha ripreso recentemente in video questo fenomeno stagionale:

Il chimico ha inoltre svolto delle analisi tecniche sui “capelli d’angelo” che ne confermano la natura proteica e non sintetica, men che meno aliena, come spiegato in questo articolo e questo di Angioni e telefonicamente da Angioni stesso durante la diretta radiofonica del Disinformatico.

Invece di rivelarci presunte verità aliene, l’episodio getta insomma luce sul fascino reale della natura, che troppo spesso qualcuno ignora perché è troppo preso a guardare il cielo e a scambiare giocattoli delle merendine per astronavi intergalattiche.