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La piantiamo con questa bufala che Samantha Cristoforetti avrebbe visto un UFO?

La piantiamo con questa bufala che Samantha Cristoforetti avrebbe visto un UFO?

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

No, no, no, no, e ancora no: Samantha Cristoforetti non ha visto un UFO. Ha semplicemente visto inaspettatamente, attraverso il piccolo finestrino della sua capsula Soyuz, lo spettacolo della grande Stazione Spaziale Internazionale illuminata dal sole radente, e la sorpresa causata da tanta bellezza improvvisa l’ha fatta esclamare. Lo ha spiegato subito, e con gioia palpabile, appena salita a bordo, in diretta TV, e poi nel suo primo diario di bordo dallo spazio. Fine della storia.

L’avevo già scritto due settimane fa, sperando di fare prevenzione, ma è servito a poco. La bufala imperversa in Rete e, peggio ancora, sui giornali: quelli dove lavora, in teoria, gente pagata per scrivere notizie, non cazzate. Riprovo a fare chiarezza.

Questo è un brano della diretta, trasmessa la notte fra il 23 e 24 novembre scorsi, dell’arrivo di Sam e dei suoi compagni di viaggio Terry Virts e Anton Shkaplerov alla Stazione Spaziale Internazionale, in orbita a 400 chilometri dalla Terra. L’inquadratura, ripresa da una delle telecamere esterne della Stazione, mostra il veicolo spaziale Soyuz nel quale si trovano i tre astronauti. In questo brano si sente Samantha fare l’esclamazione che ha fatto galoppare le fantasie dei fufologi.

Notate che la Soyuz, nel video, assume rapidamente un colore dorato? È perché il sole sta calando, per via del movimento della Soyuz e della Stazione intorno alla Terra. Lo stesso sta succedendo alla Stazione, grande quanto un campo di calcio, con pannelli solari dorati ampi quanto le ali di un Jumbo Jet. Samantha ha visto questo spettacolo a sorpresa (normalmente l’equipaggio non vede la Stazione dai finestrini durante l’avvicinamento) attraverso uno dei piccoli finestrini del proprio veicolo. La sua esclamazione forse è un po’ fuori dai canoni dell‘aplomb professionale, ma è sicuramente molto umana, perché Sam ha visto qualcosa di simile a questo:

Ditemi se anche a voi non sarebbe scappato da dire qualcosa.

Quindi piantatela, ufologi e giornalisti da quattro soldi, di scrivere che forse Sam ha visto un veicolo extraterrestre o un oggetto non identificato. Non l’ha visto. Ha visto di meglio: s’è trovata davanti agli occhi una testimonianza spettacolare dell’ingegno umano. Ha visto una casa che sta nello spazio.

E soprattutto vergognatevi di insinuare che Samantha stia mentendo per coprire una congiura che esiste soltanto nella vostra mente troppo piccola. Siete così stupidi che pur di adattare la realtà alle vostre piccole fantasie popolate di omini verdi che svolazzano segretamente siete disposti a scrivere che un’astronauta italiana è una bugiarda. Siete così ottusi che non riuscite a concepire che una persona possa meravigliarsi perché finalmente, dopo anni di faticoso addestramento, dopo aver rischiato la vita cavalcando un missile con trecento tonnellate di propellente infiammabile lanciato a ventottomila chilometri l’ora, vede di botto la magnifica destinazione che ha sognato di raggiungere per una vita, e la vede oltretutto nella luce più bella che le poteva capitare. Forse non ci riuscite perché la massima destinazione che riuscite a concepire è la porta dell’ufficio stipendi.

Sto parlando a te, Flavio Vanetti, e alla redazione del Corriere della Sera che è responsabile di ospitare queste tue parole: “a me suona tanto di bugia confezionata ad hoc”. Sto parlando a voi, Angelo Carannante ed Ennio Piccaluga, che esternate i vostri “dubbi sulla frettolosa spiegazione che ha dato del suo avvistamento ufo”. Che menti minuscole che avete: così ristrette che dovete sminuire tutti, compresa Samantha Cristoforetti, e misurarli col vostro metro. È colpa vostra, e soltanto vostra, se un argomento così bello e profondo come la vita extraterrestre è diventato una barzelletta.

Intanto Samantha Cristoforetti è troppo indaffarata a lavorare (come si vede nell’immagine qui accanto, ripresa ieri dalle webcam di bordo) e a fare scienza per sprecarsi a rispondere a queste cialtronate. Si è limitata a fare un tweet ironico in risposta a Fabio Fazio (Raitre):

Antibufala: allarme burundanga, il biglietto da visita che stordisce

Antibufala: allarme burundanga, il biglietto da visita che stordisce

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2018/02/01.

Sta circolando via mail un allarme che parla della “burundanga”, una sorta di droga narcotica che agirebbe semplicemente sventolando un biglietto di carta impregnato nelle vicinanze della vittima.

Ecco un esempio di testo dell’appello:

Questa informazione è stata passata è confermata [sic] da quasi tutte le polizie Europee.

Unità contro l’aggressione sessuale.

PER FAVORE leggere ciò che segue:

Ad una stazione servizio, un uomo si è avvicinato ad una signora che era intenta a fare il pieno alla sua auto. Gli ha offerto i suoi servizi come imbianchino e gli ha lasciato il suo biglietto da visita.

La signora gli ha detto di non avere bisogno, ma ha accettato il suo biglietto per dare prova in buona fede. L’uomo è allora entrato in un’automobile condotta da un altro signore.

Mentre la signora lasciava la stazione di servizio, ha visto gli uomini seguirla. Quasi immediatamente, ha iniziato a sentirsi confusa e stordita facendo fatica a respirare.

Ha provato ad aprire la finestra rendendosi conto che uno strano odore veniva dalla sua mano, la stessa mano che ha accettato il biglietto del signore alla stazione di servizio. Ha allora notato gli uomini che erano attaccati dietro la sua automobile.

Capito che dovesse fare qualcosa. È entrata nel primo parcheggio che ha trovato, ha fermato la sua automobile e ripetutamente si è messa a suonare il claxon per chiamare aiuto. Gli uomini sono fuggiti, ma la signora stava sempre male.

È soltanto dopo molti minuti che ha potuto finalmente riprendere a respirare normalmente.

Apparentemente, c’era una sostanza sul biglietto che avrebbe potuto seriamente stordirla. Questa droga si chiama BURUNDANGA

VGLIATE [sic] INVIARE QUESTO MESSAGGIO D’ALLARME A TUTTI I VOSTRI CONTATTI.

DE FREIXO TONI, G0668
Gendarmerie Genève
poste des Pâquis
rue de Berne 6 1201 Genève
tél : 022. 427.87.71

I sintomi classici dell’appello-bufala ci sono tutti: la presunta “conferma” delle polizie europee, che conferisce apparente autorevolezza all’appello ma in realtà non vale nulla, perché non fornisce le coordinate precise di fonti che abbiano pubblicato questa conferma; la leva sulle emozioni (in questo caso la paura delle aggressioni); l’uso di termini che incutono inquietudine, evocano origini esotiche e restano impressi (“burundanga”); l’esortazione a diffondere l’allarme a tutti i conoscenti.

C’è poi l’implausibilità della vicenda: un uomo che si avvicina a una signora che fa benzina, e le si offre come imbianchino? Avrebbe più senso se si fosse offerto di controllarle le gomme o qualcosa di attinente all’automobile. E ci sarebbe da chiedersi come farebbe l’uomo che distribuisce biglietti impregnati di droga a non esserne affetto anche lui: se bastasse una sventolata di un singolo biglietto sotto il naso per stordire, allora chi ne tiene in mano un mazzetto dovrebbe essere steso a terra in coma.

Però c’è quel riferimento alla Gendarmerie di Ginevra che conferisce una certa aria di autenticità, e l’emozione che deriva dal racconto dettagliato della disavventura della povera signora scavalcherà probabilmente la valutazione razionale dell’appello, che verrà così inoltrato da chi lo riceve.

Ma vediamo un po’ i fatti, con l’aiuto del sempre prezioso sito antibufala Snopes.com, la cui indagine sul Burundanga arriva a un verdetto molto semplice: l’appello è una bufala, la burundanga no. Verdetto confermato anche da Urbanlegends.about.com, da Hoax-slayer.com e dal sito in lingua spagnola VsAntivirus.com.

La burundanga in quanto tale esiste: è un miscuglio di estratti di piante che contiene principalmente scopolamina, una sostanza usata in dosi minutissime come trattamento per mal d’auto ma estremamente tossica se assunta in dosi troppo elevate. Può indurre sonnolenza, delirio o allucinazione.

Ed è qui il problema principale di quest’appello: non basta il contatto momentaneo con un biglietto impregnato di scopolamina per assorbirne attraverso la pelle una dose sufficiente ad ottenere gli effetti descritti dall’allarme. Per effetti di questo genere occorre ingerirla o inalarla in dosi ben più significative, e in questo senso è effettivamente usata come droga per stordire vittime di furti o violenze. Prudenza, quindi, con gli sconosciuti che vi offrono da bere.

Non solo: la scopolamina è inodore, per cui non ha senso che i malfattori descritti nell’appello usino biglietti fortemente odorosi che insospettiscono le loro vittime.

La natura bufalina dell’appello è confermata anche dal fatto che la stessa storia dell’uomo che si offre come imbianchino è segnalata da Snopes.com in una versione ambientata in Texas e che l’approccio avvenga sempre a un distributore di benzina anche in Canada (dove l’appello è stato smentito dalla polizia locale) e nell’Essex (Regno Unito, anche qui smentito dalla polizia locale). Pare strano che venga usato in luoghi così disparati lo stesso, identico stratagemma strampalato.

Ma che dire dell’indirizzo della polizia di Ginevra? Ticinonline conferma che è autentico ed ha contattato il poliziotto citato nell’appello, che ha smentito quanto descritto nella mail e ha precisato che la “firma” in calce “è partita a causa di un errore che si è verificato”. In quanto al pericolo descritto nell’appello, lo stesso agente ha detto che “il fatto non è mai accaduto e a noi non sono arrivate segnalazioni del genere”.

È insomma inutile diffondere quest’appello: rischia di mettere in guardia contro pericoli inesistenti e distrarre da quelli reali.

Grazie a d.vago per la segnalazione di alcune informazioni.

Aggiornamento 2009/10/14

L’appello ha ripreso a circolare con un nuovo garante apparente: la Guardia di Finanza italiana. La nuova versione inizia infatti con il preambolo “RAGAZZE/I LEGGETELO ARRIVA DIRETTAMENTE DALLA GUARDIA DI FINANZA DI REGGIO!!” e si conclude con queste coordinate:

Brigadiere Rizzo Raffaele
Compagnia Guardia di Finanza Reggio Emilia
– Nucleo Mobile –
via Mazzini, 4 – 42100 Reggio Emilia
0522/452333 – 453904
Rizzo.Raffaele2@Gdf.it

Ho contattato l’indirizzo di mail citato, e ne ho ricevuto questa risposta: “questa mail ormai sono circa 4 mesi che circola, si tratta di un racconto “BUFALA” che girava sulla posta elettronica. Sicuramente è successo che è stata girata da me a qualche indirizzo, ed è stato fatto un copia/incolla dove poi è rimasto il mio indirizzo istituzionale. Comunque faccia la cortesia non la invii e cestini il tutto.” Suggerirei di fare altrettanto a chiunque la riceva.

Aggiornamento 2010/10/14

A un anno di distanza dall’ultimo aggiornamento, l’appello ha ripreso a circolare in maniera molto vivace con la premessa “ARRIVA DIRETTAMENTE DALLA GUARDIA DI FINANZA DI REGGIO EMILIA” e sempre con le coordinate del Brigadiere Rizzo. Rispetto all’edizione precedente, dopo le parole “Questa droga si chiama BURUNDANGA” prosegue con questa precisazione: “ed è utilizzata da persone che vogliono colpire le vittime per rapinarle o violentarle Questa droga è più pericolosa delle normali droghe o sonniferi. Essa é trasmissibile su semplici carte. Attenzione, non accettate questi generi di biglietti da sconosciuti. Attenzione, queste persone fanno visite a domicilio lasciando i biglietti nella buca lettere o sotto la porta, restando in zona per poi aggredire le vittime, donne o uomini è indifferente.” Ma è e resta una bufala.

Aggiornamento 2018/02/01

L’allarme è tornato in versione Facebook e WhatsApp, ma resta sempre falso.

Antibufala: è vero che Beppe Grillo ha detto “servono uomini forti come Trump e Putin”?

Antibufala: è vero che Beppe Grillo ha detto “servono uomini forti come Trump e Putin”?

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi. Ultimo aggiornamento: 2017/02/14 21:25.

In breve: No.

In dettaglio: Oggi (22 gennaio) ANSA ha pubblicato una dichiarazione attribuita a Beppe Grillo: “‘La politica internazionale ha bisogno di uomini forti’ come Trump e Putin”, ha scritto ANSA, indicando come fonte di questa dichiarazione “un’intervista al settimanale francese Le Journal du Dimanche”. Molti giornali italiani hanno riportato la stessa dichiarazione.

Grillo ha smentito su Facebook, parlando di “traduttori traditori” e dicendo “Non ho mai detto che servono uomini forti come Trump e Putin, piuttosto ho spiegato come la presenza di due leader politici di grandi Paesi come Usa e Russia predisposti al dialogo è un messaggio molto positivo, perché apre a scenari di pace e distensione.”

Chi ha ragione? Per saperlo bisogna, come sempre, risalire alla fonte originale. L’intervista in questione non è linkata da ANSA (malcostume diffuso che ostacola le verifiche), ma una ricerca in Google sembra indicare che la fonte della dichiarazione è questo articolo del Journal de Dimanche, disponibile solo in forma parziale ai non abbonati al JDD.

La versione pubblicamente disponibile dell’intervista non include nulla che possa confermare o smentire la versione di Grillo o quella del JDD. Nella stesura iniziale di questo articolo avevo chiesto se qualcuno avesse accesso al testo completo dell’intervista senza fare la trafila di abbonarsi: mi ha risposto a tempo di record Carlo Gubitosa con il testo integrale dell’articolo, per cui riporto qui l’originale della frase di Grillo secondo quanto riporta il JDD:

“La politique internationale a besoin d’hommes d’État forts comme eux.”

Leggendo il testo integrale dell’intervista risulta chiaro che gli “eux” (“loro”) della frase sono effettivamente Trump e Putin. Camille Neveux, che ha condotto l’intervista, ha dichiarato che è stata riletta e convalidata.

In francese, però, “hommes d’État forts” non significa “uomini forti”, ma significa “statisti forti”. Manca quindi, nelle parole attribuite a Grillo, ogni riferimento al concetto negativo di “uomo forte”, ossia “chi prende il potere e governa con metodi autoritari e quasi dittatoriali” (De Mauro). C’è un grossa differenza fra “uomo forte” e “statista forte”: il primo è un dittatore o semidittatore, il secondo è per esempio Churchill.

Per maggiore sicurezza, ho chiesto a Camille Neveux se Grillo ha parlato in italiano o in francese e sono in attesa di risposta, ma a questo punto sembra piuttosto chiaro che Grillo ha ragione nel dire di essere stato tradotto scorrettamente dal francese dalla stampa italiana, come negli esempi elencati qui sotto, dando alle sue parole una connotazione negativa.

Si può discutere se Putin e Trump siano o meno “statisti” e se sia giusto ammirarne l’operato come fa Grillo, ma questa è un’altra storia. Qui mi limito a valutare se le parole di Grillo siano state tradotte correttamente o in modo insincero.

Antibufala: Eolo, auto ad aria compressa o auto ad aria fritta?

Antibufala: Eolo, auto ad aria compressa o auto ad aria fritta?

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “appiani” e “filippoconc***”. L’articolo è stato aggiornato estesamente dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2017/11/09 21:30.

Circolano da moltissimo tempo (oltre un decennio) appelli diffusi tramite e-mail che parlano di Eolo, un’auto ad aria compressa che avrebbe dovuto rivoluzionare il mercato automobilistico con il suo sistema di propulsione ultraecologico ma che è misteriosamente scomparsa dalla scena. C’è chi ipotizza complotti da parte di chi non avrebbe interesse a liberarci della dipendenza dal petrolio.

Ecco un esempio di testo di uno di questi appelli, datato 2006. Ho evidenziato in grassetto i concetti salienti.

Notizia del 28 febbraio 2006 – 14:49
L’auto ad aria è… volata via
Eolo, la vettura che avrebbe fatto a meno della benzina è stata fatta sparire. Perché?

di: Ruggine

VIVAMO IN UN MONDO DOVE DEI BASTARDI CI VOGLIONO FAR CREDERE CHE IL PETROLIO E’ IMPORTANTE QUANTO L’ACQUA QUESTA DEVE DAVVERO FARE IL GIRO DEL MONDO!

Guy Negre, ingegnere progettista di motori per Formula 1, che ha lavorato alla Williams per diversi anni, nel 2001 presentava al Motorshow di Bologna una macchina rivoluzionaria: la “Eolo” (questo il nome originario dato al modello), era una vettura con motore ad aria compressa, costruita interamente in alluminio tubolare, fibra di canapa e resina, leggerissima ed ultraresistente.

Capace di fare 100 Km con 0,77 euro, poteva raggiungere una velocità di 110 Km/h e funzionare per più di 10 ore consecutive nell’uso urbano. Allo scarico usciva solo aria, ad una temperatura di circa -20°, che veniva utilizzata d’estate per l’impianto di condizionamento.

Collegando Eolo ad una normale presa di corrente, nel giro di circa 6 ore il compressore presente all’interno dell’auto riempiva le bombole di aria compressa, che veniva utilizzata poi per il suo funzionamento.

Non essendoci camera di scoppio né sollecitazioni termiche o meccaniche la manutenzione era praticamente nulla, paragonabile a quella di una bicicletta.

Il prezzo al pubblico doveva essere di circa 18 milioni delle vecchie lire, nel suo allestimento più semplice.

Qualcuno l’ha mai vista in Tv?

Al Motorshow fece un grande scalpore, tanto che il sito http://www.eoloauto.it venne subissato di richieste di prenotazione: chi vi scrive fu uno dei tanti a mettersi in lista d’attesa, lo stabilimento era in costruzione, la produzione doveva partire all’inizio del 2002: si trattava di pazientare ancora pochi mesi per essere finalmente liberi dalla schiavitù della benzina, dai rincari continui, dalla puzza insopportabile, dalla sporcizia, dai costi di manutenzione, da tutto un sistema interamente basato sull’autodistruzione di tutti per il profitto di pochi.

Insomma l’attesa era grande, tutto sembrava essere pronto, eppure stranamente da un certo momento in poi non si hanno più notizie.

Il sito scompare, tanto che ancora oggi l’indirizzo http://www.eoloauto.it risulta essere in vendita.

Questa vettura rivoluzionaria, che, senza aspettare 20 anni per l’idrogeno (che costerà alla fine quanto la benzina e ce lo venderanno sempre le stesse compagnie) avrebbe risolto OGGI un sacco di problemi, scompare senza lasciare traccia.

A dire il vero una traccia la lascia, e nemmeno tanto piccola: la traccia è nella testa di tutte le persone che hanno visto, hanno passato parola, hanno usato Internet per far circolare informazioni.

Tant’è che anche oggi, se scrivete su Google la parola “Eolo”, nella prima pagina dei risultati trovate diversi riferimenti a questa strana storia.

Come stanno oggi le cose, previsioni ed approfondimenti. Il progettista di questo motore rivoluzionario ha stranamente la bocca cucita, quando gli si chiede il perché di questi ritardi continui. I 90 dipendenti assunti in Italia dallo stabilimento produttivo sono attualmente in cassa integrazione senza aver mai costruito neanche un’auto. I dirigenti di Eolo Auto Italia rimandano l’inizio della produzione a data da destinarsi, di anno in anno.

Oggi si parla, forse della prima metà del 2006…

Quali considerazioni si possono fare su questa deprimente vicenda? Certamente viene da pensare che le gigantesche corporazioni del petrolio non vogliano un mezzo che renda gli uomini indipendenti.

La benzina oggi, l’idrogeno domani, sono comunque entrambi guinzagli molto ben progettati. Una macchina che non abbia quasi bisogno di tagliandi nè di cambi olio, che sia semplice e fatta per durare e che consumi soltanto energia elettrica, non fa guadagnare abbastanza. Quindi deve essere eliminata, nascosta insieme a chissà cos’altro in quei cassetti di cui parlava Beppe Grillo tanti anni fa, nelle scrivanie di qualche ragioniere della Fiat o della Esso, dove non possa far danno ed intaccare la grossa torta che fa grufolare di gioia le grandi compagnie del petrolio e le case costruttrici, senza che “l’informazione” ufficiale dica mai nulla, presa com’è a scodinzolare mentre divora le briciole sotto al tavolo….

invece delle inutili catene di S. Antonio, facciamo girare queste informazioni!!!
LA GENTE DEVE SAPERE!!!!!!!

Link utili (ci sono anche video da scaricare): http://www.eoloenergie.it/html/ita.html

La fonte originale di questa versione dell’appello pro-Eolo è il blog di Ruggine di febbraio 2006, ma non è Ruggine la persona che (come dice l’appello) si è messa in lista d’attesa per acquistare Eolo. Ruggine ha infatto copiato pari pari il testo di un articolo che circola in Rete almeno da giugno 2005 ed è firmato da Marco Pagani. L’originale dell’articolo di Pagani è su Arengario.net. Ecco cos’altro ho trovato con una rapida ricerca in Rete.

Il progetto Eolo è reale: per esempio, CNN riporta un breve articolo datato 23 gennaio 2004, nel quale si cita “l’inventore Guy Negre, che nel sud della Francia afferma di aver sviluppato un’auto che va ad aria” e raggiunge le 70 miglia orarie (circa 112 km/h) e rimanda ad Aircaraccess.com. Negre dichiara nell’articolo di avere oltre 30 brevetti su questa tecnologia. Una ricerca all’Ufficio Brevetti Europeo trova circa un centinaio di brevetti a nome di Negre, molti dei quali riguardano l’uso dell’aria compressa per la propulsione.

Anche il Corriere della Sera ne ha parlato a gennaio 2002, indicando che

la Eolo Italia ha in programma di avviare in primavera il primo stabilimento, che avrà sede a Rieti e che sarà in grado di produrre circa 8.000 veicoli all’anno. A questo saranno poi affiancate altre nove fabbriche di cui sono già state individuate le località: Carini (Palermo), Candela (Foggia), Tito (Potenza), L’Aquila, Narni (Terni), San Giorgio di Nogaro (Udine), Broni (Pavia), Ostellato (Ferrara), Ferentino (Frosinone).

Vi sono inoltre moltissimi siti che parlano del progetto, come EcPlanet, che dichiara per Eolo un’autonomia di “200 km alla media di 60 km/h (oppure 10 ore di utilizzo in città)” e segnala che “La Eolo entrerà in produzione quest’anno (2003) e sarà assemblata a Broni, nell’Oltrepò pavese”. Tuttavia l’articolo risale appunto al 2003 e non mi risulta che a Broni sia in corso alcun assemblaggio. Chi è sul posto potrebbe andare a controllare e segnalarmi i risultati della sua indagine in loco.

L’idea, di per sé, teoricamente non è campata… per aria: secondo Aircaraccess.com, i locomotori ad aria compressa venivano usati ampiamente nelle miniere, luogo dove i gas di scarico dei motori normali sarebbero stati fatali. Tecnologicamente, insomma, non si tratterebbe di un principio basato su una bufala.

Quello che invece è meno chiaro è quanto funzioni davvero la versione di questa tecnologia inventata da Negre. Quattroruote.it è lapidario in un articolo di luglio 2005, che cita recensioni anche nel 2001:

Da qualche giorno gira via e-mail l’ennesima catena di sant’Antonio. Questa volta non si tratta di un caso-umano, ma della “Eolo” (nella foto), l’auto ecologica spinta da un motore ad aria compressa. Su “Quattroruote” ne abbiamo parlato ampiamente (sui fascicoli di dicembre 2001, aprile 2002 e gennaio 2003), ma il tam tam di questi giorni ha riportato alla luce questo progetto… L’innovativa ed economica “Eolo”, voluta dall’ex ingegnere di Formula 1 Guy Negre, ha avuto alcuni problemi legati ai costi di sviluppo dei prototipi: già nel 2002 la MDI (società che avrebbe dovuto produrre la vettura ecologica) aveva speso circa 15 milioni di euro per produrre qualche esemplare-laboratorio e alcuni particolari di ricambio. Ma non solo. Sul fascicolo di “Quattroruote” dell’aprile 2002 c’è una nostra piccola presa di contatto con la “Eolo”, su strada: il risultato fu un breve tragitto su un’auto che, non ancora messa a punto, si fermò dopo qualche minuto a causa di una formazione di ghiaccio nel motore…

Dietro i ritardi di Eolo ci sarebbe, insomma, un problema tecnologico difficile da risolvere: per sua natura, un gas compresso, quando si espande, si raffredda. L’aria fortemente compressa nel “serbatoio” (in realtà una bombola) della Eolo, nel raggiungere il sistema di propulsione, passerebbe da qualche centinaio di atmosfere a un’atmosfera, facendo quindi congelare i tubi di alimentazione. L’umidità comunque presente nell’aria (anche se dessiccata) genererebbe ghiaccio nei tubi, ed Eolo si bloccherebbe in brevissimo tempo. Quindi l’appello sbaglia alla grande quando dice che Eolo non è soggetto a “sollecitazioni termiche o meccaniche”.

Dal punto di vista tecnico, quindi, l’estrema compressione proposta dal progetto di Negre sarebbe poco praticabile. Inoltre dal punto di vista commerciale le cose sono molto confuse.

C’è infatti una sorta di gioco al rimpallo: l’articolo di EcPlanet dice che “MDI… ha ceduto la licenza per costruzione e commercializzazione in vari paesi alla Eolo International, che ha girato per l’Italia alla Eolo Italia”. Secondo un articolo di Mybestlife.com, datato prima del 2003, l’amministratore delegato di Eolo Italia è (o era) Giuseppe Martellucci.

Alcuni articoli su Eolo portano a Motordeaire.com, che mostra video di prototipi datati 2005, racconta di riunioni di investitori di varie nazioni e nella sua FAQ spiega che “nei paesi nei quali sono state vendute le licenze di fabbricazione, si comincerà a costruire [l’auto] non appena la fabbrica madre in Francia avrà iniziato la produzione”. Solo che a quanto pare, la fabbrica madre non ha ancora iniziato questa produzione.

Sembra di capire, dai vari siti ufficiali e non ufficiali, che esista una società, la MDI (Moteur Developpement International), che concede la licenza di fabbricazione a chi è interessato. MDI ha vari siti, il principale dei quali sembra essere Mdi.lu, che si dichiara “unico sito ufficiale delle auto ad aria compressa MDI” (ma ci sono anche il già citato sito spagnolo Motordeaire.com e un sito inglese, TheAirCar.com, che offre una biografia di Guy Negre). Sta poi agli interessati investire i propri capitali per realizzare e vendere Eolo e gli altri veicoli ad aria compressa proposti dalla MDI. Anzi, MDI vende anche fabbriche complete, di cui però mostra soltanto modellini e disegni. Di certo non è esatta l’affermazione dell’appello secondo la quale “da un certo momento in poi non si hanno più notizie”.

Secondo le FAQ inglesi di TheAircar.com, “la fabbrica centrale è a Nizza (Francia), dove risiede il nostro presidente e inventore. Tutto viene fatto là e la produzione inizierà a breve. Noi a Barcellona costituiamo l’ufficio vendite principale e il nostro compito è l’espansione commerciale del progetto nel mondo, specificamente in Spagna, Portogallo, America Latina, Regno Unito e Canada”. Notate l’assenza dell’Italia.

Secondo Mdi.lu, la fabbrica francese è per l’esattezza a Carros, vicino a Nizza. L’indirizzo indicato dal sito è 3405-4ème Avenue – BP 547 – F06516 Carros. Ho provato a visitare Carros con Google Earth (43°47’29.40 N 7°12’22.67 E), ma la risoluzione nella zona è insufficiente e non ci sono i nomi delle vie: magari qualche lettore francese è più esperto di me nel reperire cartine della zona e magari anche una foto aggiornata della fabbrica.

Aggiornamento (2009/05/19): un giornalista del Guardian ha visitato la fabbrica, come descritto più avanti, per cui l’esistenza dello stabilimento è confermata.

E in Italia? Il sito Eoloauto.it citato nell’appello è vuoto; il sito Eoloenergie.it è invece ricco di comunicati stampa e video di presentazioni di un generatore (statico) ad aria compressa, alcune trasmesse anche dal TG1. Delle auto, tuttavia, non si parla, se non per dire che

La vettura sarà presentata in anteprima mondiale a Roma nel mese di Settembre [ma di quale anno?], per la commercializzazione bisognerà attendere ancora un poco. Ulteriori informazioni verranno aggiunte su questo sito… Il progetto è in fase avanzata, alcuni prototipi di nuove generazioni di motori ulteriormente migliorati sono già installati sulle vetture “TEST”, si conta di avviare la produzione di serie appena saranno ultimati i test delle nuove motorizzazioni.

Eoloenergie.it appartiene alla Eolo energie SRL, via Federico Cesi 30, 00193 Roma. Il sito non fornisce alcun recapito telefonico né i nomi dei responsabili, ed è molto strano e poco professionale che un sito aziendale contenga banner pubblicitari forniti da Google. Ho chiesto una presa di contatto a Eoloenergie, ma non ho mai ricevuto risposta.

Esiste anche una Eolo Energie Aquila S.p.A., che il 20 aprile 2005 ha presentato alle autorità a L’Aquila un trattore ad aria compressa basato sulla tecnologia di Negre (come descritto in un documento PDF in francese scaricabile presso Mdi.lu). Il trattore ha fatto un giretto in sala, ma nulla più: non risulta che siano state fatte prove sul campo, per esempio facendo lavorare il trattore per una giornata.

Inoltre il sito della Eolo Energie Aquila è completamente vuoto, a parte la facciata “in costruzione”, cosa decisamente strana per un sito aziendale di una SpA. Articoli trovati in Rete ne indicano la sede: viale Crispi 28/A, L’Aquila. Se qualcuno passa da quelle parti, potrebbe dare un’occhiata e scattare una foto della sede, che pubblicherei volentieri.

In sintesi, per ora non sembra esserci alcun complotto per fermare un’invenzione che sarebbe già pronta per la commercializzazione: sembra invece che ci siano, più banalmente, seri problemi tecnici nel passare dall’idea (peraltro non nuova) all’attuazione pratica. A quanto mi risulta, nessuno ha mai visto Eolo viaggiare per più di qualche minuto: siamo quindi ben lontani dalle prestazioni dichiarate.

A questi problemi tecnici si abbina un approccio commerciale piuttosto confuso e fumoso, basato molto sulle promesse ma ben poco sulla sostanza.

Ci sono anche delle complicazioni giudiziarie. Secondo il Giornale Tecnologico del 5/12/2005,

[…] i soci della Eolo Auto Italia hanno perso la pazienza, e dopo aver investito circa 6 milioni di euro hanno deciso di far causa alla francese MDI. La società, infatti, si trova costretta a licenziare i suoi 74 operai tenuti per un lunghissimo periodo in cassa integrazione. “Abbiamo dato mandato a uno studio legale di citare la società in tribunale – ha detto Giuseppe Bussotti, presidente e amministratore dimissionario – perché non hanno rispettato il contratto”. La causa, ha aggiunto Bussotti, dovrebbe svolgersi in Lussemburgo. Gli operai, ha spiegato Bussotti, “sono sul libro paga della Eolo, ma non sono stati pagati, perché ci sono queste difficoltà. Dobbiamo licenziarli: come possiamo pagare 74 persone senza produrre nulla?”. “Ci sono stati consegnati solo alcuni macchinari – ha detto l’ex presidente Giuseppe Martellucci – ma non le distinte dei pezzi, dunque non si è mai potuto produrre nulla“.

[…]

[Secondo Bussotti, i] tecnici della MDI “non sono mai stati in grado di dirci i veri rendimenti dell’Eolo”, cioè di indicare l’effettiva autonomia dell’auto con un “pieno” d’aria. “Non sono un tecnico – ha aggiunto e concluso il presidente – ma secondo me non riescono ancora ad avere rendimenti importanti, non hanno ancora trovato il modo di trasformare e conservare la potenza. Le speranze di poter arrivare a produrre l’auto ci sono ancora, ma siamo onesti: è probabile che non potremo farlo”.

Sarei molto lieto di potermi ricredere, ma sulla base dei dati disponibili fin qui, sembra insomma un classico caso di investitori (ed ecologisti in poltrona) abbagliati da un’idea troppo bella per essere vera. Cose che capitano, quando chi investe non chiede consiglio a un tecnico e non pretende di vedere un prototipo funzionante in condizioni realistiche e controllate prima di aprire il portafogli.

Lo so, sarebbe stato molto più emozionante scoprire un complotto delle multinazionali del petrolio, ma purtroppo la realtà è spesso molto più banale delle fantasie degli appelli che circolano in Rete.

2008/08/06 (sette anni dalle prime notizie)

La storia dell’auto ad aria continua ad evolversi. A febbraio 2008, la BBC ha segnalato che la casa automobilistica indiana Tata ha deciso di sostenere lo sviluppo dell’auto di Guy Negre e intende utilizzarne le tecnologie anche per la generazione di energia elettrica nelle zone dell’India dove manca la corrente. Secondo la BBC, Guy Negre ha promesso che l’auto sarà in vendita in India entro un anno. Ma la BBC stessa nota che è più di un decennio che Negre promette di essere a un passo da una scoperta rivoluzionaria.

Un filmato di un breve giro sull’auto è disponibile qui presso la BBC.

Il sito della MDI, la società che gestisce il progetto, annuncia che “il primo lotto pilota uscirà in Francia prima della fine del 2008 e la commercializzazione inizierà all’inizio del 2009”. Non resta che attendere e vedere se questa promessa si concretizzerà.

2009/05/19

Siamo a metà del 2009, e la commercializzazione annunciata non c’è ancora stata. Un articolo del Guardian racconta una visita alla fabbrica di Guy Negre a Carros, vicino a Nizza. Stando a quanto è stato spiegato al giornalista, è in corso una sperimentazione dei veicoli ad aria compressa per conto della Air France KLM all’aeroporto di Schipol, in sostituzione dei veicoli elettrici usati dalla compagnia aerea.

Al giornalista è stata data in prova una versione a tre ruote, senza carrozzeria, che è arrivata a 40 km/h restando nel parcheggio della fabbrica. Anche il giornalista nota che “sul motore si forma rapidamente del ghiaccio spesso”. È la conseguenza della decompressione dell’aria: le leggi della fisica valgono per tutti, anche per gli ex ingegneri della Renault.

Tutto il resto dell’articolo riferisce promesse di Negre: ma di più concreto di un giretto su un triciclo che ghiaccia già stando nel parcheggio della fabbrica non c’è nulla. Negre dice che è quasi riuscito a siglare un accordo grazie al quale le auto ad aria verranno vendute nel Regno Unito “entro tre anni”. Staremo a vedere.

2009/05/20

Il Corriere riprende l’articolo del Guardian, omette il dettaglio non trascurabile del ghiaccio e aggiunge un video che mostra un piccolo veicolo, una sorta di triciclo cabinato, della MDI, che lentamente fa un breve giro nel parcheggio della fabbrica.

Tutto qui. Sembra che siamo ancora ben lontani dalla disponibilità di un veicolo serio e soprattutto utilizzabile per strada.

2010/10/29

La CNN torna ad occuparsi dei progetti di Negre con un servizio in cui si vede ancora una volta il triciclo cabinato di un anno e mezzo fa percorrere lentamente il piazzale dell’officina e (per qualche secondo) avventurarsi nel traffico. Vengono ribadite le autonomie già annunciate (150-200 km con un “pieno”, 80 km/h di velocità massima), ma di dimostrazioni concrete finora non se sono viste. A giudicare dal servizio, l’auto ad aria non sembra aver fatto progressi in tutti questi mesi. Conviene restare in cauta attesa di prove concrete.

2012/08/21 (undici anni dalle prime notizie)

Siamo nel 2012: la commercializzazione promessa per l’inizio del 2009 non c’è ancora stata. Nel 2007 la Tata Motors indiana ha sottoscritto un accordo di licenza con la MDI che le consente di “produrre e vendere auto ad aria compressa utilizzanti la tecnologia MDI in India”, ma di auto ad aria vendute non c’è nemmeno l’ombra e nel sito della Tata non si dice più nulla sulla MDI. Il comunicato stampa più recente sul sito della MDI, datato 8 maggio 2012, cita ancora quest’accordo dicendo che le due società “stanno lavorando insieme per completare lo sviluppo dettagliato della tecnologia e dei processi tecnici necessari per industrializzare un’applicazione di prodotto pronta per il mercato nei prossimi anni”. I tempi continuano ad allungarsi, insomma, e di sostanza non se ne vede.

Il comunicato stampa della MDI datato 17 novembre 2011 informa che l’AirPod ora ha quattro ruote, in modo da ridurre i problemi di stabilità di una soluzione a tre ruote, ha un serbatoio maggiorato (da 175 a 260 litri) e a pressione minore (248 bar invece di 350) ed avrà un’autonomia in ciclo urbano tra 120 e 150 chilometri. Lo stesso comunicato promette che “entrerà in piena produzione l’anno prossimo”. Non è successo.

L’8 giugno scorso Repubblica ha intervistato Cyril Negre, figlio di Guy. Secondo l’intervista, l’auto ad aria sarebbe “a un passo dal lancio commerciale” e “costerà appena 7000 euro”. L’annuncio ha destato le perplessità dei lettori, alle quali la MDI ha risposto pubblicando un corposo dossier (PDF) parecchio sgrammaticato ma contenente alcuni elementi interessanti, come per esempio l’affermazione che il problema del ghiacciamento è stato “risolto definitivamente” (sezione 2.1 del dossier). Resta da vedere se è vero e se è stato risolto anche quello della densità di energia, ben sottolineato da Filippo Zuliani insieme a quello della fragilità estrema di un AirPod, ben lontana da quella di un’automobile e più simile a quella di un motorino (in altre parole, nessuna protezione).

Cosa più importante, a quanto mi risulta nessuno ha mai portato in giro un AirPod per una prova estesa in condizioni realistiche e dimostrato l’autonomia promessa. Alla fine della fiera è tutto quel che si chiede sempre di fronte a chi fa affermazioni straordinarie: dimostrate quello che dite. Fatecela provare.

2012/11/14

Un video su Videolina, segnalato da Giorgio Capra nei commenti, annuncia che un AirPod è stato presentato in Sardegna con l’intento di promuovere la realizzazione di un centro di produzione delle auto ad aria. Sarebbe una bella occasione per chiedere a Guy Negre di lasciar provare l’auto per vedere se ha davvero le prestazioni promesse.

2013/10/23

L’auto ad aria riemerge in Sardegna: la stampa locale segnala l’intenzione di aprire uno stabilimento per la sua produzione nell’isola. Inoltre i responsabili del progetto dichiarano che le prime vetture dovrebbero essere pronte entro gennaio 2014. Staremo a vedere. Intanto manca tuttora una prova indipendente del veicolo, che continua a dichiarare una velocità massima di 70 km/h e un’autonomia urbana di 220 km. Maggiori dettagli in questo mio articolo.

2014/06/29 (tredici anni dalle prime notizie)

La Rai ha annunciato che l’Airpod “sarà prodotta e distribuita a Bolotana (Nu) da Airmobility, una società di imprenditori sardi”. Ha scritto che “Tata Motors è in fase di predisposizione dei suoi modelli su tecnologia Mdi per il mercato indiano” e “la Sardegna si è candidata per la prima produzione europea del veicolo, prevista per il tardo autunno del 2014.”

Ci saranno “due versioni: motore 7 KW (guida con patente B) 80 km/h con autonomia di circa 120 km (circuito urbano); motore 4 KW (guida con patente A, motocicli) 45 km/h e stessa autonomia, entrambi dotate di un bagagliaio da 500 litri con incluso uno scomparto refrigerato da trenta litri.” L’Airpod “entrerà sul mercato con un modello base dal costo di 7.500 euro e sarà destinata al trasporto passeggeri”. Si promette che “un pieno da 4 euro permette di percorrere 100 km alla velocità massima di 80 km/h” e che “il rifornimento di aria compressa può avvenire tramite stazioni abilitate (2,5 minuti per un pieno) o presa di corrente domestica da almeno 10kw (3,5 ore per un pieno)”.

Sono ormai tredici anni che Guy Negre promette un’auto ad aria che faccia almeno un centinaio di chilometri con un pieno, e in tutti questi anni, che io sappia, nessuno ha mai visto una di queste auto fare davvero quello che viene promesso. A un certo punto viene anche legittimo sentirsi presi in giro. Sarei ben contento di sbagliarmi, ma dopo anni di promesse fatte a vuoto adesso spetta ai costruttori dell’Airpod dimostrare che il loro veicolo non è una bufala.

2017/11/09 (sedici anni dalle prime notizie)

Siamo a sedici anni dalle prime notizie su questa presunta auto pubblicate da Quattroruote e ancora non c’è traccia di commercializzazione.

Eppure ANSA oggi ha rilanciato la notizia, parlando di prestazioni che tuttora, per quanto mi risulta, nessuno ha mai visto in condizioni controllate. Inoltre sono passati già quattro anni da quando si parlava di costruire quest’auto a Bolotana.

Sarà costruita anche in Sardegna, a Bolotana in provincia di Nuoro, la prima auto al mondo con motore ad aria compressa, a zero emissioni inquinanti. Si chiama AirPod, è stata inventata e realizzata dall’ingegnere francese Guy Negre e dalla sua azienda Mdi, con sede a Nizza. In Sardegna un gruppo di imprenditori sardi e del Norditalia ha preso in licenza il brevetto Mdi: dalla prossima primavera metteranno sul mercato l’AirPod, una minicar ecologica da 8.000 euro.

…L’auto ha un’autonomia di 150 km e una velocità massima di 80 km all’ora. Per la ricarica ha bisogno di 18 kilowatt: servono dalle 3 alle 6 ore, a seconda della presa, a un costo complessivo di 5 o 6 euro.

E come sempre, l’auto sarà messa in vendita “dalla prossima primavera”.

Antibufala: Kennedy assassinato da un poliziotto, dice il Fatto Quotidiano

Antibufala: Kennedy assassinato da un poliziotto, dice il Fatto Quotidiano

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Secondo il titolone in prima pagina de Il Fatto Quotidiano di ieri, “Un poliziotto sparò il colpo mortale a JFK” (copia su Archive.is). Il giornalismo del Fatto, invece, si è suicidato.

La “rivelazione”, infatti, si basa esclusivamente su una singola dichiarazione rilasciata nel 1964 da un informatore. Questo informatore disse che un certo H. Theodore Lee (citato anche qui nei documenti dell’inchiesta) gli aveva detto che aveva sentito dire che alcune persone appartenenti a un’associazione pro-Cuba a Dallas dicevano che il presidente Kennedy era stato in realtà assassinato dal poliziotto J. D. Tippit (che fu ucciso da Lee Harvey Oswald durante la fuga di quest’ultimo; se non conoscete la complessa vicenda, potete ripassarla qui su Wikipedia).

L’informatore disse che la stessa fonte gli aveva detto che queste persone dicevano che il poliziotto, una settimana prima dell’assassinio di Kennedy, si era recato nel night club di Jack Ruby (l’uomo che assassinò Oswald in diretta TV dopo l’arresto di Oswald stesso) ed aveva incontrato una persona che forse era Oswald.

Come avrete intuito dal numero di ripetizioni del verbo dire, si tratta di dicerie di almeno terza mano, oltretutto vaghe e senza alcuna conferma. E non c’è alcuna prova che il poliziotto Tippit fosse nel luogo dell’assassinio di Kennedy e nessuna ricostruzione di come si sarebbe spostato dal luogo del delitto (Dealey Plaza) a quello in cui fermò Oswald, che lo uccise.

Inoltre non è vero quello che scrive il Fatto Quotidiano, ossia che “un informatore disse che ‘il presidente era stato assassinato dall’ufficiale di polizia di Dallas J.D. Tippit’”: l’informatore disse che qualcuno gli aveva detto che qualcun altro diceva questa cosa. Il Fatto fa sembrare che l’informatore sia testimone diretto e certo, quando in realtà sta semplicemente riferendo una diceria che ha sentito da qualcuno che l’ha sentita a sua volta.

In altre parole, il titolone in prima pagina è aria fritta; anzi, peggio, è gossip complottista, che infanga la memoria di un poliziotto che fu una vittima del delitto Kennedy. Ma ai tanti sciacalli che speculano sulla vicenda da oltre cinquant’anni questo non interessa.

Riporto e trascrivo le parti salienti del documento originale degli inquirenti: le evidenziazioni sono mie.


4/1/64

AIRTEL

TO: DIRECTOR, FBI (105-82555)
FROM: SAC, NEW YORK (105-38431)
SUBJECT: LEE HARVEY OSWALD IS-R-CUBA

NY 3948-C on 3/26/64, reported that he had a conversation with H. THEODORE LEE on 3/20/64, in which LEE mentioned to the informant that he had turned over all correspondence regarding the desire of LEE HARVEY OSWALD to establish a chapter of the Fair Play for Cuba Committe (FPCC) in Dallas to the FBI.

The informant indicated that LEE also related statements concerning the assassination of president KENNEDY by individuals previously active in FPCC declare that the President was actually assassinated by Dallas Police Officer TIPPIT. Also that one week before the assassination, Patrolman TIPPET, the Head of the John Birch Society in Dallas and an unnamed third party suggested by these FPCC individuals as possibly being OSWALD, were together in JACK RUBY’s nightclub.

LEE also stated that while OSWALD was an FPCC advocate, he had also joined a number of anti-CASTRO movements and was, therefore, in position to know everything that was going on on both sides of the issues involved.

Antibufala: il consigliere di Obama dice che “abbiamo incontrato gli alieni”

Antibufala: il consigliere di Obama dice che “abbiamo incontrato gli alieni”

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Il Giornale titola senza esitazioni: Il consigliere di Obama: “Abbiamo incontrato gli alieni”. Secondo l’articolo a firma di Mario Valenza pubblicato oggi, il “consigliere uscente del presidente Barack Obama, John Podesta” avrebbe scritto su Twitter che “Dobbiamo ammettere che abbiamo incontrato gli alieni”.

Balle. Il tweet di Podesta citato nell’articolo dice una cosa completamente diversa. Dice testualmente: “1. Finally, my biggest failure of 2014: Once again not securing the #disclosure of the UFO files. #thetruthisstilloutthere cc: @NYTimesDowd”.

In traduzione: “Infine, il mio più grande insuccesso del 2014: non essere riuscito, ancora una volta, a garantire la #divulgazione dei file sugli UFO.” Segue un hashtag che cita e storpia lo slogan della serie TV X-Files: “la verità è (ancora) là fuori”.

Vedete da qualche parte le parole “abbiamo incontrato gli alieni” nel tweet citato? No. E non è emerso nessun altro tweet di Podesta che contenga queste parole. Se lo trovate, ditemelo.

Analoga fandonia, sempre attribuita a John Podesta, è stata pubblicata oggi da RaiNews, secondo la quale Podesta avrebbe detto “Dobbiamo dire la verità sugli UFO” e avrebbe parlato di “divulgare i file sugli alieni” [aggiornamento: dopo uno scambio di tweet, RaiNews ha corretto quest’ultima frase in “file sugli UFO”]. Ma non c’è nessun tweet di Podesta che dica queste affermazioni.

Va chiarito che parlare di “file sugli UFO” non significa parlare per forza di incontri alieni: significa chiedere che vengano pubblicati i documenti governativi sugli avvistamenti di oggetti volanti non identificati. Oggetti che non è affatto detto siano veicoli alieni: anzi, si è visto che molti avvistamenti si riferiscono ad aerei militari ad alte prestazioni e molti altri hanno spiegazioni molto normali (per esempio la Luna; sì, l’ufologo Flavio Vanetti, sul Corriere, ha scambiato la Luna per un UFO e per questo è stato meritatamente sbugiardato al volo da Ufoonline.it).

Inoltre attribuire a Podesta la frase “dobbiamo dire la verità sugli UFO” implica, molto gravemente, che finora siano state detto solo bugie, cosa ben diversa dalla semplice speranza di desecretazione dichiarata dal consigliere di Obama.

Ed è proprio “Dobbiamo dire la verità sugli UFO” la frase attribuita a Podesta ieri dal Il Mattino, da Blitz Quotidiano (che attribuisce a Podesta anche le frasi “gli alieni esistono”“chi sostiene l’esistenza degli alieni pensa che il 2015 potrebbe essere un anno di svolta” e “i governi dovrebbero ammettere non solo che gli alieni esistono, ma che sono stati in contatto con loro per anni”, senza linkare la fonte) e da Leggo, a conferma che il copiaincolla regna sovrano nelle redazioni e nelle tastiere di coloro che si atteggiano a giornalisti e purtroppo dimostrano sempre più spesso di essere soltanto puttane del clic:

Rainews, 17 febbraio (versione pre-correzione)

Leggo.it, 16 febbraio

Il Mattino, 16 febbraio.
Persino la foto dell’alienaccio brutto è uguale a quella di Leggo.

Se solo i giornalisti imparassero a copiaincollare da fonti decenti, invece che dalle fabbriche di cialtronate, sarebbe già un passo avanti: infatti le vere dichiarazioni ufologiche di Podesta (che non includono alcuna affermazione di aver incontrato alieni o di doverlo ammettere, ma solo il già citato rammarico di non aver ottenuto la pubblicazione delle varie indagini governative sul fenomeno degli oggetti volanti non identificati) erano già state pubblicate dal New York Times il 16 febbraio, da Russia Today il 15 febbraio e dal Washington Post il 13 febbraio. Sarebbe bastato riprendere quelle. Ma sarebbe stato necessario dire addio ai clic generati dal sensazionalismo bugiardo.

Aggiornamento: al coretto stonato dei traduttori disinvolti s’è aggiunto l’inossidabile Vladimiro Bibolotti, che sul Fatto Quotidiano ha scritto il 18 febbraio (quindi dopo lo sbufalamento pubblico della “notizia”) che John Podesta ha parlato di “incontri con gli Extraterrestri”. Non solo: da buon fufologo, ritiene che la chiusura dell’account Twitter di Podesta “fa sospettare […] che forse le recenti dichiarazioni di Podesta, possono avere dato fastidio in certi ambienti”. Qualcuno dovrebbe spiegargli che l’account non è stato chiuso: è stato semplicemente rinominato perché Podesta cambia lavoro (va a fare il consulente elettorale per Hillary Clinton) ed è stato sostituito da Brian Deese, che quindi subentra all’account Twitter. Tutto qui. E il cambio di lavoro di Podesta è noto da ben prima delle sue dichiarazioni. Ma per i fufologi, tutto è prova di complotto.

Fonti aggiuntive: Doubtful News.

Antibufala: i numeri italiani succhiasoldi a La Vita in Diretta “autenticati” dalla Polizia

Antibufala: i numeri italiani succhiasoldi a La Vita in Diretta “autenticati” dalla Polizia

Ho scritto per la Bufalopedia un’indagine antibufala sull’allarme riguardante dei numeri con il prefisso di Milano che causerebbero addebiti alla risposta. Anche David Puente se ne è occupato qui.

In sintesi: bufala non autenticata dalla Polizia nonostante le apparenze, non diffondetela.

No, non sono state rilasciate nuove immagini degli sbarchi lunari

No, non sono state rilasciate nuove immagini degli sbarchi lunari

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “giovanni.barb*”.

Il Daily Mail ha pubblicato un articolo che fa sembrare che la NASA abbia finalmente pubblicato per la prima volta oltre 17.000 foto delle missioni Apollo che portarono l’uomo sulla Luna negli anni Sessanta e nei primi anni Settanta del secolo scorso. Non è così.

Le foto in questione sono le stesse già disponibili da oltre quarant’anni. Lo so perché le ho scaricate anni fa dalla Apollo Image Gallery e dal Lunar and Planetary Institute (la fonte citata dal Mail), perché sono descritte nell’Apollo Lunar Surface Journal e perché ho qui una copia stampata originale del catalogo fotografico Apollo, datata agosto 1971.

A quanto vedo, non solo non sono immagini inedite, ma non sono neanche nuove scansioni. Non c’è un comunicato stampa del Lunar and Planetary Institute che annunci questo rilascio. Non ci sono altre fonti di questa notizia a parte il Daily Mail. Ho chiesto ai veterani delle missioni Apollo e agli esperti, per scrupolo, e sto aspettando risposta, ma direi che fino a prova contraria si tratta di una delle tante bufale fabbricate dal Daily Mail. Quello dal quale, purtroppo, tanti giornalisti italiani copiano le “notizie”.

“La Stampa” garantisce: eruzione solare letale nel 2013

“La Stampa” garantisce: eruzione solare letale nel 2013

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2010/09/23.

Se La Stampa pubblica nella sezione Scienza un articolo che titola “Nel 2013 una gigantesca eruzione solare paralizzerà il nostro Pianeta”, senza forse e senza ma, viene da crederci, giusto? La Stampa è un giornale, perdinci, mica un blogghettino di qualche perditempo. La Stampa ha una redazione. I suoi giornalisti percepiscono uno stipendio. È “Gente Pagata per Scrivere le Notizie”. Gente che quindi sa il fatto suo, giusto?

Quindi se La Stampa aggiunge che c’è un “allarme degli scienziati NASA” che “prevedono per il 2013 una gigantesca eruzione solare in grado di scatenare una tempesta magnetica sulla Terra” e dice che ci sarà una “‘apocalisse magnetica’ che metterà in ginocchio il trasporto aereo, i sistemi di localizzazione geografica guidati da Gps, i servizi finanziari e le comunicazioni radio militari”, mi sento legittimato a farmela addosso, lasciarmi andare al panico, poi virilmente riprendermi e radunare provviste d’emergenza, costruire un bunker nelle Alpi e imparare l’uso delle armi da taglio meglio di Rambo, giusto?

Non è finita: il prossimo picco di attività solare “secondo gli esperti statunitensi sprigionerà una potenza pari a 100 bombe ad idrogeno e provocherà per l’economia USA danni economici venti volte maggiori di quelli dell’uragano Katrina”. Notate la certezza con la quale viene fatta la previsione catastrofica. Non c’è un forse o un potrebbe neanche a pagarlo. L’eruzione ci sarà, punto e basta, e il cataclisma è ineluttabile. Segniamoci il 2013 sul calendario e facciamocene una ragione.

Oppure facciamo un ragionamento e fermiamoci a notare la tragica quanto sospetta mancanza di fonti precise nell’articolo de La Stampa. Chi ha dato l’allarme? Gli “scienziati NASA”. Chi ha fatto la previsione? “Esperti della NASA”. Da dove viene annunciato l’allarme? “Da un summit di scienziati riuniti a Washington”. Non un nome di uno di questi scienziati o esperti; neanche quello del summit. L’unico nome è quello del ministro della difesa britannico Liam Fox, che però parla di attacchi alle reti di comunicazione da parte del terrorismo globale. Che con il Sole non c’entra un fico secco. C’è solo un dato vago: “un rapporto della National Academy of Sciences”. Rigorosamente senza nome.

Poi proviamo a cercare 2013 eruzione summit Washington in Google e scopriamo che anche il Giornale ha pubblicato la stessa notizia, quasi parola per parola e con lo stesso tono di certezza. Al balletto dei menagramo partecipa anche Corriere.it. Repubblica addirittura precisa che la data prevista sarebbe maggio 2013. Quotidiano.net arriva addirittura ad annunciare data e ora precisa dello sconquasso cosmico:

Quindici minuti prima di mezzanotte del 22 settembre 2012 — secondo una simulazione della Nasa — la sonda spaziale Ace che tiene d’occhio il Sole, avvertirà i computer del centro spaziale di Houston che una colossale bolla di plasma si è staccata dalla superficie solare e ha iniziato a dirigersi verso la Terra. Entro 90 secondi il buio scenderà prima sulla costa orientale americana, poi nel resto del mondo.

Tutte queste testate ribadiscono la notizia, quindi siamo sicuri che è vera, giusto?

Sbagliato. Perché della notizia non c’è traccia nella stampa estera. Nessun summit di scienziati a Washington parla di catastrofi nel 2013. Ma appena si Googla il nome del ministro Liam Fox insieme a 2013 e alle parole solar flare, ossia “eruzione solare”, compare una traccia molto interessante: l’autorevolissimo The Sun. Che guarda caso parla proprio di “paralizzare” il nostro pianeta, con questa pagina per nulla sensazionalista.

Vi risparmio i fotomontaggi con il cielo delle grandi città del mondo tinto di rosso. Anche al trash c’è un limite.

Salta fuori anche un’altra pubblicazione seria e scientifica, il Daily Mail britannico di ieri, che parla ancora di “paralizzare la Terra”, fa proprio lo stesso esempio delle cento bombe all’idrogeno e di venti volte i danni di Katrina e parla di un summit di esperti a Washington. Solo che fa alcune precisazioni importanti, assenti nelle versioni italiane: il summit s’è tenuto quasi quattro mesi fa e Liam Fox c’entra perché ha appena tenuto il discorso d’apertura di una conferenza internazionale sulla vulnerabilità delle reti elettriche. La UPI aggiunge che la conferenza si è tenuta a Westminster sotto l’egida dell’Electric Infrastructure Security Council e della Henry Jackson Society.

Cosa ancora più importante, persino il Sun e il Daily Mail dicono una cosa ben differente rispetto alla devastazione garantita dai giornali italiani. Dicono che nel 2013 potrebbe verificarsi una grande eruzione solare. Potrebbe. Nel senso di “ma anche no”.

Qualora si verificasse, aggiunge il Mail, l’eruzione potrebbe causare una tempesta geomagnetica sulla Terra. Potrebbe. E i danni di un’eventuale tempesta verrebbero minimizzati se si sapesse del suo arrivo con un anticipo sufficiente a mettere in sicurezza le reti elettriche e i satelliti. Anticipo che le sonde NASA, come il Solar Dynamics Observatory e gli osservatori spaziali gemelli STEREO, cercano di darci. Il rischio c’è e occorre prepararsi a prevenirlo (ne ho scritto in alcuni articoli precedenti), ma non sono affatto garantite né la data del 2013 né l’apocalisse di cui parlano irresponsabilmente i giornali italiani.

Cari colleghi stipendiati, copiare è male. Farsi beccare è peggio. Farsi beccare a copiare dai tabloid scandalistici un articolo di fanta-catastrofisica è roba da seppellirsi per la vergogna. Almeno abbiate il buon senso di copiare dai giornali seri. Altrimenti leggervi è come cercare di imparare la ginecologia leggendo una rivista porno.

Aggiornamento 2010/09/23

Subito dopo aver pubblicato questo articolo avevo scritto a Gabriele Beccaria, responsabile di Tuttoscienze de La Stampa, una mail di educata protesta per l’allarmismo assolutamente ingiustificato fatto dai suoi colleghi della redazione Scienze. La speranza era che un collega di redazione scientifica potesse essere autorevole nel chiedere una rettifica alla redazione Scienze. Ho ricevuto in risposta solo un commento strafottente che per decenza non pubblico. Complimenti per la doppia lezione di giornalismo. Me la ricorderò la prossima volta che qualcuno mi suggerirà di mandare alle redazioni richieste di rettifica prima di criticare pubblicamente gli articoli di giornale.

Questa è la mia mail:

Oggetto: Vostro articolo su tempeste solari catastrofiche per il 2013

Buonasera Sig. Beccaria,

vorrei protestare per l’allarmismo assolutamente ingiustificato che caratterizza il vostro articolo “Nel 2013 una gigantesca eruzione solare paralizzerà il nostro Pianeta” (http://www3.lastampa.it/scienza/sezioni/news/articolo/lstp/333762/).

Credo sia molto scorretto alimentare paure proponendo come dato certo l’arrivo nel 2013 di una catastrofe del genere, quando in realtà i dati scientifici (e le stesse fonti dalle quali avete tratto ispirazione) dicono che l’eruzione nel 2013 è soltanto una possibilità, non una certezza, e che qualora avvenisse sarebbero possibili delle contromisure.

La prego di tenere in considerazione il fatto che molti giovani vi leggono e rimangono angosciati da questi annunci così categorici.

Cordiali saluti

Paolo Attivissimo

Beccaria ha risposto dicendo, in sostanza, che avrebbe informato la NASA delle mie angosce e dei miei sbalzi di pressione. Non credo ci sia altro da aggiungere.

Antibufala: sangue all’ospedale Meyer, fermate l’allarme

Antibufala: sangue all’ospedale Meyer, fermate l’allarme

Questo articolo e vi arriva grazie alle gentili donazioni di “infinity999” e “claudioma****2”. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2009/05/15.

Sta circolando da alcuni giorni un appello, sotto forma di e-mail e SMS, che invita a donare sangue del gruppo B+ per un bambino ricoverato all’ospedale Meyer di Firenze. Ecco un esempio del testo dell’appello (ho rimosso il numero di telefono per evitare abusi e il nome del bambino in ossequio alle norme sulle notizie riguardanti minori):

E’ vero, ho controllato su internet!! Baci Kri

Subject: IMPORTANTISSIMO E URGENTE

C’è un bimbo di 17 mesi che necessita di sangue del gruppo B positivo a causa di una forma di leucemia fulminante. Telefonare al Mayer (055/*****) per R******* C*********.

SPARGERE LA VOCE URGENTEMENTE.

Una raccomandazione: quando vedete un appello che inizia con le parole “è vero” o, peggio ancora, “ho controllato su Internet”, assicuratevi che il vostro bufalometro vada al massimo. Più un appello contiene affermazioni di autenticità (senza però fornire alcun link di conferma), più è probabile che sia una fandonia.

Infatti l’appello non va diffuso, perché il bambino esiste realmente ma non c’è alcuna carenza di sangue e l’ospedale è intasato da richieste di informazioni. Lasciateli lavorare.

Ecco infatti cosa scrive l’ospedale nel proprio sito (le evidenziazioni sono mie):

In merito alle e-mail e agli sms nei quali si fa appello per la ricerca di sangue B+ per un bambino leucemico, l’Ospedale Pediatrico Meyer precisa che non esiste una situazione di urgenza, nè di emergenza e di non aver mai comunicato alcun appello. Il Centro Sangue del Meyer ha abbondanti scorte di sangue per questo bambino. Anzi in tutta la Toscana assistono a un fenomeno di sovrabbondanza di questo tipo di sangue.

Ringraziamo i tantissimi cittadini che si sono rivolti e anche oggi si rivolgono a noi e alla rete di raccolta di sangue. L’Ospedale pediatrico Meyer fa appello alla collaborazione di tutti, invitando i cittadini a non intasare i centralini dell’Ospedale, nè i numeri del Centro Sangue di Firenze. Il rischio è che chi ha veramente necessità non possa contattare l’Ospedale, nè i servizi interni. Il Meyer ribadisce che non c’è emergenza sangue di tipo B+.

Ricordiamo l’importanza di donare sangue e midollo osseo tutto l’anno. La donazione è importantissima per i bambini che a noi si rivolgono per ritrovare la salute.

Non è la prima volta che dei genitori o familiari ansiosi lanciano appelli via Internet, spinti dall’emozione, senza rendersi conto del disagio che causano proprio alle strutture sanitarie che stanno curando i loro cari. È già successo con l’ospedale Maggiore di Novara, il Bambino Gesù di Roma, il Regina Margherita di Torino, e i risultati sono sempre gli stessi: disagi per l’ospedale, appelli che girano per la Rete molto tempo dopo che sono scaduti, tanti soldi spesi in SMS inutili.

Lo stato d’animo di chi ha un figlio gravemente malato è comprensibile; è meno comprensibile quello di chi pensa pigramente di aiutare il prossimo senza fatica inoltrando un e-mail o un SMS senza fare una semplice verifica su Internet.

Aggiornamento (2007/04)

È comparsa un’altra variante.

Oggetto: I: Necessità di sangue B+

C’è un bambino di 17 mesi ricoverato al Mayer con una leucemia fulminante. I medici stanno cercando di cronicizzarla e se ci riescono, ha buone speranze di cavarsela. Purtroppo ha bisogno frequente di trasfusioni e a questo punto della malattia ha bisogno proprio del suo che è B+. Se qualcuno di voi ha questo gruppo sanguigno o conosce qualcuno che lo ha, lo prego di mettersi in contatto con il Mayer dalle 8 alle 10 del mattino facendo riferimento al nome del bambino: Riccardo Capaccioli.

Questo non è il copia incolla di una catena, il bambino è il figlio dell’amica di una mia collega.

Ciao e grazie a tutti.

Inizialmente ho omesso per privacy il numero di telefono dell’ospedale e il nome del minore, ma a questo punto ritengo prevalga sulla privacy l’interesse pubblico: infatti aumentano gli ospedali coinvolti dall’appello, e non solo in Italia, perché qualcuno, nell’inoltrarlo, ha alterato i numeri di telefono e le coordinate dell’istituto. Il nome del bambino e il numero di telefono (con relative varianti) sono chiaramente fra le parole-chiave che verrebbero cercate su Internet da chiunque si prendesse la briga di verificare prima di inoltrare, per cui li pubblico allo scopo di facilitare il reperimento di notizie sull’appello.

Nelle varianti attualmente in circolazione, il nome dell’ospedale (Meyer, non Mayer) è sparito del tutto e il numero di telefono è stato alterato in modo da avere il prefisso di Roma:

giralo x favore bimbo di 17 mesi necessita sangue gruppo b+ per forma di leucemia fulminante. Tel 065526621 X riccardo capaccioli. Fai girare. E’ urgente. Grazie.

Un’altra versione circolante tira in ballo il Gaslini e altera ancora il numero di telefono; inoltre il bambino diventa un adulto da contattare:

Comunicazione da persona conosciuta che lavora al Gaslini.
Bimbo di 17 mesi necessita di sangue gruppo B positivo per una forma di leucemia fulminante. Telefonare al num. 5556621 Sig. Riccardo Capaccioli. Gira questo messaggio con urgenza. GRAZIE.

In altre versioni il numero è 055/58621, e ho segnalazioni del medesimo appello anche nella Svizzera italiana.

Aggiornamento (2007/09)

L’appello ha subito una nuova mutazione che rende difficile cercare informazioni in proposito, dato che sono stati alterati sia il numero di telefono citato, sia il nome del bambino:

Fallo girare per favore, bimbo di 17 mesi necessita sangue B+ per forma di leucemia fulminante tel. 035-556625 Riccardo Capriccioli. Grazie.

È una dimostrazione eloquente dell’effetto distorsivo del passaparola persino nei media digitali, dove un “inoltra a tutti” in teoria non dovrebbe alterare il contenuto del messaggio. Eppure succede lo stesso, perché sia il numero di telefono, sia il nome del bambino sono errati. L’appello, quindi, non va diffuso. Tutti i dettagli della vicenda sono negli articoli precedenti dedicati a questo caso.

Aggiornamento (2007/10)

Ci risiamo. Sono comparse altre varianti dell’appello:

Bimbo di 17 mesi necessita di sangue B rh+ x leucemia fulminante.
tel 0125645611 clinica eporediese Dott.Veroni Riccardo.
E’ urgente.
Grazie Angie

È incredibile come si sia tramutato quest’appello: è cambiato l’ospedale, è cambiato il numero di telefono, ed è stato aggiunto il nome di un medico: sono rimasti integri soltanto il gruppo sanguigno, l’età del paziente e la malattia.

I numeri indicati nell’attuale versione dell’appello corrispondono effettivamente alla Clinica Eporediese. Ma l’appello è falso e non va inoltrato.

Un’altra variante:

Non è uno scherzo!

Giralo immediatamente per favore!

E’ davvero urgente!

Un bimbo di 17 mesi necessita di sangue B + per una forma di leucemia
fulminante.

Telefona al 328.2694447 Riccardo Capricciosi

oppure contatta qualcuno che può dare una mano.

Aggiornamento (2008/01)

Ecco un elenco dei dati salienti di alcune varianti che ho incontrato fin qui. In questo caso la pubblicazione dei nomi e dei numero di telefono è necessaria per consentirne la ricerca su Internet e quindi (si spera) arginarne la diffusione del tutto inutile, salvo che per gli operatori telefonici, che incassano ogni volta che questo appello viene inoltrato via SMS.

  • Ospedali citati: Meyer, Mayer, clinica eporediese, Salesi, Gaslini, ospedale di Legnago.
  • Nomi citati (nessuno di questi, a quanto mi risulta, è il nome vero del bambino): Riccardo Capriccioli, Dott. Veroni Riccardo, Dott. Veroni Riccardo Capriccioli, Riccardo Capricciosi, Riccardo Capriccioli di Sarteano, Riccardo Gramiccioli, Ricardo Capricchioli, Signor Riccardo Capriccioli.
  • Numeri di telefono citati: 035-556625, 0125645611, 328.2694447.

L’appello-bufala sta causando disagi inutili in tutti gli ospedali che finiscono per essere citati: ecco un esempio eloquente, mandatomi da Ancona (grazie Paola):

Ti invio l’sms che sta girando in Ancona da oggi pomeriggio. Io sono una volontaria del reparto oncoematologia del Salesi (ospedale pediatrico), oggi ero li’ e mi hanno detto che in 3 ore circa ci sono state gia’ una cinquantina di telefonate per donare il sangue, disturbando il lavoro degli infermieri e occupando la linea telefonica. Non ho parole!

Aggiornamento (2008/03)

La Maledizione della Donazione Fantasma sta imperversando ora in Canton Ticino: intasa il centralino e infastidisce il personale della Clinica Sant’Anna di Sorengo. Da qualche giorno, infatti, circola questo messaggio, nel quale ho mascherato i nomi e i numeri di telefono:

ciao a tutti…….bisogno di aiuto giralo x favore bimbo 17 mesi necessità sangue – gruppo b positivo x leucemia fulminante tel 328269**** riccardo capriccioli,grazie fai girare la mail è urgente!! se la fermi 6 un mostro senza cuore.
A****** P*******

Servizio Fatturazione – GAF
Gruppo Ospedaliero ARS Medica
Clinica Sant’ Anna
CH – 6924 Sorengo
Tel: 091 9851 ***
Fax: 091 9851 ***
email: a******.p*******@arsmedica.ch

Questa storia gira ormai da mesi da una casella di posta all’altra, cambiando continuamente le coordinate dell’ospedale che sarebbe coinvolto. La confusione e la scocciatura derivanti da questi appelli diffusi senza criterio sono tali che i vari ospedali cercano di contrastare la circolazione delle false notizie con comunicati e avvisi sui propri siti Web: ma spesso è inutile, perché c’è sempre qualcuno che riceve e inoltra senza fare alcun controllo.

Il problema nasce quando quest’inoltro parte da un posto di lavoro attinente alla materia dell’appello: è quello che è successo anche a Sorengo, stando al comunicato della Clinica Sant’Anna. L’appello è stato spedito dalla casella di posta di una collaboratrice dell’ospedale con in calce le coordinate dell’istituto, che si sono così trasformate in un apparente timbro di garanzia:

La Clinica Sant’Anna di Sorengo informa che in data 22.02.2008 è stato inviato dall’indirizzo di una propria collaboratrice una mail riguardante una presunta emergenza legata al caso di un bambino affetto da leucemia e bisognoso di una trasfusione di sangue. In calce al messaggio elettronico figuravano il nome e la funzione del mittente presso il nostro istituto.
Teniamo a precisare di non essere assolutamente a conoscenza di tale emergenza e che non sarebbero certamente stati questi i canali tramite cui la clinica avrebbe agito in una simile eventualità.
La Clinica Sant’Anna è spiacente per l’accaduto e si scusa con tutti quanti, in buona fede, si siano mobilitati e con tutti coloro ai quali questo messaggio sia stato causa di disagio.
Informa altresì che, coerentemente con la professionalità e la serietà che la caratterizzano, saranno prese tutte le misure necessarie per evitare che tali spiacevoli avvenimenti abbiano a ripetersi.

La morale è sempre quella: non inoltrate nessun appello senza verificarlo, e comunque non fatelo mai dal posto di lavoro.

Aggiornamento (2008/07)

L’appello continua a girare con nuove coordinate e con un nome ancora differente:

giralo x favore bImbo 17 mesi necessita di sangue gruppo b positivo per leucemia fulminante tel 3282694447 riccardo capriccio li fai girare è urgente se la fermi sei un mostro senza cuore è importante

Lo cito qui in questa nuova variante in modo che chi cerca informazioni tramite Google possa trovare quest’articolo.

Aggiornamento (2008/10) – Il San Raffaele nuovo garante apparente

Anche gli operatori sanitari hanno spesso ritrasmesso quest’appello senza controllarlo e ne sono così diventati garanti apparenti: è naturale che gli utenti, vedendo la “firma” di addetti ai lavori, pensino che l’appello sia autentico. Circola infatti questa nuova versione, apparentemente autenticata dall’ospedale San Raffaele di Milano:

SI RICERCA DONATORE B +
Fondazione Centro San Raffaele
Direzione Area Tecnica
Geom. VIRTUANI Silvano
Tel. 02 . 26432535
Fax 02 . 26434552
email silvano.virtuani@hsr.it

—– Original Message —–
GIRALO X FAVORE
BIMBO 17 MESI NECESSITA SANGUE GRUPPO B POSITIVO X LEUCEMIA
FULMINANTE TEL 3282694447 RICCARDO CAPRICCIOLI, FAI GIRARE LA MAIL
è URGENTE E’ IMPORTANTE SE LA FERMI 6 UN MOSTRO SENZA CUORE


Cinzia Scotti
The Secretarial Office
Division of Nephrology and Dialysis
H San Raffaele
Via Olgettina, 60
20132 Milano
Tel. ++ 39 02 26433006
Fax ++ 39 02 26432384
e-mail scotti.cinzia@hsr.it

Chiamando il numero +39 02 26433006, risponde una segreteria telefonica che conferma che il messaggio è falso.

La morale è sempre la stessa: non inoltrate nulla senza verificare.

2009/05/15: Riccardo sta bene!

Ricevo e pubblico con piacere una segnalazione dell’ufficio stampa dell’Ospedale Meyer:

Volevo chiederti se riesci, quando aggiorni il tuo sito, ad aggiungere nel caso del bambino leucemico per cui tanti chiedevano sangue B positivo, che è scaduto. Il bambino è da tempo a casa, sta bene. Purtroppo ogni tanto quella catena riemerge ma con l’attenzione che c’è, si propaga meno e riusciamo a bloccarla sul nascere.

È una splendida notizia: purtroppo non impedirà all’appello di continuare a circolare inutilmente, ma rispetto ai tanti casi di appelli medici di cui non si sa l’esito, è un gran bel passo avanti.