Se non ci si addestra molto attentamente a essere vigili contro gli errori delle attuali intelligenze artificiali, quegli errori passeranno inosservati e finiranno per contaminare tutto, con conseguenze potenzialmente disastrose.
Leggo su The Verge che l’IA di Google dedicata alla medicina, Med-Gemini (non una IA generica, ma un prodotto destinato specificamente all’uso medico), ha “inventato” una parte anatomica che non esiste, i “gangli basilari”. Secondo Google si è trattato semplicemente di un refuso al posto di “gangli basali”, ma il problema è che il refuso non è stato notato dai revisori e quindi rischia di propagarsi inosservato, alterando la terminologia medica. E qui sta il problema di fondo di questi software: spesso generano risultati che a prima vista possono suonare giusti ma sono in realtà sottilmente sbagliati, e noi non siamo mentalmente predisposti per notare errori così sottili, nascosti in una sequenza di parole plausibili. Ci adagiamo facilmente, abbassiamo la guardia.
Me ne sono accorto personalmente stamattina. Sono alle prese con una traduzione medica dall’italiano all’inglese che a un certo punto parla di estrogeni, al plurale. DeepL, che ho usato nella sua versione professionale per la pre-traduzione di bozza (perché è abbastanza efficace come assistente ma ogni tanto prende granchi clamorosi), mi ha tradotto quel plurale volgendolo al singolare: estrogen.
La cosa mi ha insospettito. Nel rivedere attentamente a mano il testo, ritraducendo mentalmente per poi vedere come se l’è cavata DeepL, come faccio sempre, ho verificato che in inglese estrogen viene usato sia come countable, ossia sostantivo che ha un plurale (estrogens), sia come uncountable, ossia che rimane invariato al plurale (come furniture o information). E solitamente si usa come uncountable, quindi al singolare. DeepL ha lavorato bene.
Ma quando ho immesso in Google “estrogen plural”, come faccio sempre quando voglio verificare il plurale dei termini (soprattutto medici, visto che molti in inglese hanno plurali alla latina o alla greca), l’IA di Google mi ha risposto con perentoria certezza in modo molto differente.
The plural of estrogen is estrogens. This is because “estrogen” refers to a group of related hormones, not a single substance. The term “estrogens” is more accurate when referring to these multiple hormones.
In altre parole, l’IA di Google mi ha dato una risposta che è in sé corretta ma omette una parte importantissima, ossia il fatto che anche la forma estrogen per il plurale è valida. Questi errori di omissione sono i più subdoli in assoluto.
Faccio ancora un esempio, in cui stavolta è stato DeepL a sbagliare in maniera sottilmente ingannevole. Lo stesso testo parla, nell’originale, di DNA che viene tagmentato. Nella sua pre-traduzione, DeepL ha tradotto fragmented, ossia “frammentato”, come se avesse interpretato tagmentato come un errore di battitura al posto appunto di frammentato. Ma in realtà il testo originale è corretto, perché la tagmentazione è un procedimento che esiste e ha un significato tecnico molto preciso.
Quanti traduttori avrebbero pensato a un semplice refuso e avrebbero detto “ecco guarda quanto è bravo DeepL, corregge persino gli errori di battitura”, commettendo invece un errore importante di traduzione?
Per usare efficacemente questi software di traduzione assistita, e più in generale per usare efficacemente le intelligenze artificiali, bisogna insomma riaddestrarsi, cambiare metodo di lavoro, cercare di anticipare gli errori tipici di questi prodotti e diventare loro supervisori inflessibili e perennemente sul chi vive. Pensare che possano sostituire gli esseri umani è pura incoscienza.
Tra poco andrò con la Dama del Maniero all’edizione 2025 di Starmus, il festival di scienza e musica che quest’anno si tiene alle Canarie dal 25 al 29 aprile. L’anno scorso siamo andati a Bratislava per assistere alle conferenze di scienziati di altissimo livello e ai concerti di Jean-Michel Jarre, Tony Hadley, Brian May, Offspring e tanti altri artisti che tradizionalmente caratterizzano ogni edizione di Starmus (ne ho scritto qui a suo tempo).
I video delle conferenze scientifiche dell’anno scorso sono stati pubblicati online; comincio a presentarli qui uno alla volta, partendo dall’inizio: il discorso della primatologa Jane Goodall, intitolato Reasons for Hope, ossia “motivi di speranza”. Se per caso non sapete chi è Jane Goodall, preparatevi a scoprire una storia straordinaria.
Con le dimostrazioni di arroganza e stupidità collettiva che ci arrivano addosso continuamente, soprattutto in questo periodo, è difficile avere il coraggio di mantenere accesa la luce della speranza. Spero che le splendide parole della novantenne Jane Goodall possano dare una mano.
Includo qui sotto la mia traduzione (bozza creata da DeepL, riveduta da me) e la mia revisione dei sottotitoli di YouTube, che contenevano (e tuttora contengono) perle come “Jane has worked extensively on conservation and anal welfare” (a 30 secondi esatti dall’inizio).
Traduzione italiana
David Eicher: È raro che un settore della scienza sia rappresentato così bene da una sola persona. Ma è il caso di Jane Goodall, la più importante primatologa del mondo e la maggiore esperta, tra le altre cose, di scimpanzé. Fondatrice del Jane Goodall Institute, Jane ha lavorato a lungo per la conservazione e il benessere degli animali. È Messaggero di Pace delle Nazioni Unite e membro onorario del World Future Council, e ora, come ho detto, è felicemente membro del comitato consultivo di Starmus. Con il suo discorso, “Motivi di speranza”, diamo il benvenuto alla leggendaria Jane Goodall.
[standing ovation]
Jane Goodall: Beh, grazie per il fantastico benvenuto, penso che vi meritiate un benvenuto piuttosto diverso da quello che avete mai sentito prima. Il richiamo che sentireste, il benvenuto degli scimpanzé che ho passato tanto tempo a studiare.
[vocalizzi da scimpanzé]
Goodall: Io Jane. Beh, prima di tutto sono molto onorata di essere qui a questo Starmus Earth. È la prima volta che partecipo. Sono molto onorata di essere stata invitata nel comitato consultivo e sono particolarmente entusiasta che lo Starmus di quest’anno si concentri sul nostro pianeta natale. Uno dei miliardi e miliardi di pianeti che forse sono là fuori nel cosmo. Ma non è affascinante che sia grazie alla nostra esplorazione dello spazio che abbiamo ottenuto la prima splendida immagine del nostro pianeta Terra, quel bellissimo pianeta verde e blu, scattata dallo spazio? È a quel punto, credo, che la gente ha iniziato a rendersi conto che questo è un pianeta molto fragile.
Ed eccoci qui, che ruotiamo intorno al Sole, un pianeta molto piccolo circondato dall’immensità nera e buia dello spazio. E penso che sia stato un campanello d’allarme; è stato un campanello d’allarme per le persone sulla Terra per rendersi conto che questa è la nostra unica casa. È meglio che iniziamo a proteggere il pianeta. E nel corso dei secoli, probabilmente dalla rivoluzione industriale, forse dalla rivoluzione agricola, abbiamo lentamente inflitto sempre più danni a questo pianeta, la nostra unica casa, e con la combustione di combustibili fossili e tutte le altre cose che abbiamo fatto per creare quei gas serra, quei gas che circondano il pianeta come una coperta e intrappolano il calore del sole che ha portato al cambiamento climatico.
E il cambiamento climatico è inseparabile dalla perdita di biodiversità, e con il cambiamento climatico abbiamo assistito a questi terrificanti cambiamenti nei modelli meteorologici in tutto il mondo, tempeste e uragani sempre più frequenti e più violenti, inondazioni, siccità e ondate di calore, e i terrificanti incendi boschivi che abbiamo visto in tante parti del globo, comprese le zone settentrionali dove gli incendi non avevano mai bruciato prima.
E abbiamo visto sciogliersi i ghiacciai e il ghiaccio; abbiamo visto il livello del mare salire, abbiamo visto il metano fuoriuscire dal terreno che era stato congelato per migliaia e migliaia di anni… e ci sono tanti altri modi in cui abbiamo danneggiato questo pianeta.
Il cambiamento climatico non è qualcosa che affronteremo in futuro, il cambiamento climatico è qui, ora. Non solo in luoghi come il Bangladesh e i paesi a bassissima elevazione, ma anche nei paesi economicamente più sviluppati abbiamo assistito a terribili inondazioni a Londra, a New York e anche in alcune parti d’Europa.
E poi c’è la perdita di biodiversità. Siamo nel bel mezzo della sesta grande estinzione del pianeta Terra, e questa è stata causata da noi. E siamo in un momento molto, molto difficile, e quello che facciamo ora influenzerà il futuro della vita sul pianeta Terra. E ci vedo come all’imboccatura di un tunnel molto lungo e molto buio e proprio alla fine di quel tunnel c’è una piccola stella che brilla. Questa è la speranza.
Ma non possiamo sederci all’imbocco del tunnel a braccia conserte e sperare che quella stella ci venga incontro. No, dobbiamo rimboccarci le maniche, dobbiamo arrampicarci, strisciare sotto, aggirando tutti gli ostacoli che si frappongono tra noi e quella stella.
E ci sono quelli più ovvi, come il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità, che ho già menzionato e credo che ne conosciamo bene le ragioni, e l’agricoltura industriale con il suo enorme uso di combustibili fossili, l’uso di pesticidi chimici ed erbicidi e fertilizzanti artificiali che stanno avendo un effetto drammatico sulla biodiversità e stanno uccidendo il suolo stesso da cui dipendiamo.
E i fertilizzanti artificiali che vengono scaricati nei fiumi e finiscono nel mare stanno causando zone morte dove nulla può vivere. Non possiamo continuare così, vero? E ci sono tanti altri problemi che affrontiamo mentre procediamo, mentre navighiamo attraverso questo tunnel. C’è l’allevamento intensivo di animali – e lì dobbiamo pensare non solo al danno per l’ambiente, che è enorme, ma alla crudeltà: la crudeltà coinvolta.
E sapete, è stato proprio grazie a quei primi studi che ho fatto sugli scimpanzé che hanno contribuito a cambiare gli atteggiamenti verso ciò che – verso chi – gli animali sono realmente. Quando sono arrivata all’Università di Cambridge nel 1961, mi è stato detto che solo gli esseri umani avevano personalità, solo gli esseri umani avevano menti capaci di risolvere problemi e solo gli esseri umani avevano emozioni come la felicità, la tristezza, la paura.
Fortunatamente, quando ero bambina, avevo avuto un insegnante straordinario che mi aveva insegnato che, sotto questo aspetto, quegli scienziati si sbagliavano. Quell’insegnante era il mio cane Rusty. Non si può condividere la propria vita con un animale e non sapere che non siamo gli unici esseri senzienti e intelligenti del pianeta.
Quindi ora sappiamo che mucche, maiali, capre, pecore, polli sono tutti individui con una personalità. Quindi quando pensiamo all’allevamento intensivo degli animali, pensiamo anche alla crudeltà. Pensiamo che ora sappiamo di far parte di questo incredibile regno animale, non di esserne separati. E naturalmente impariamo sempre di più su quanto siano incredibili questi animali.
Poi dobbiamo scavalcare o strisciare sotto la povertà. Le persone che vivono in povertà distruggono l’ambiente nella loro disperata lotta per la sopravvivenza, abbattendo gli alberi per guadagnare qualche soldo o per coltivare cibo per le loro famiglie affamate, e finché non saremo in grado di alleviare la povertà non potremo mai avere un mondo in cui le persone decidano di acquistare solo prodotti che non hanno danneggiato l’ambiente o che non sono stati crudeli con gli animali, perché i poveri non possono fare questo tipo di scelta. Ma il resto di noi può fare qualcosa per il proprio stile di vita insostenibile. E come è possibile che gli economisti abbiano pensato che possiamo avere uno sviluppo economico illimitato su un pianeta con risorse naturali limitate e popolazioni umane e animali in crescita? Non ha senso.
Dobbiamo avere un nuovo modo di pensare, una nuova mentalità, e poi dobbiamo anche considerare la corruzione, che sta distruggendo gli sforzi di così tante persone per cambiare le cose. E ora abbiamo la guerra: due grandi guerre, conflitti in tutta l’Africa, conflitti in altre parti del mondo, che danneggiano l’ambiente, causando orribili sofferenze a centinaia e migliaia di esseri umani. Abbiamo discriminazioni razziali e di genere, così tante cose da superare.
Buone notizie: ci sono persone, gruppi di persone, che stanno affrontando ognuno di questi problemi, quelli che ho menzionato e tutti quelli che non ho menzionato. Purtroppo molti di questi gruppi lavorano in modo isolato. Non pensano al quadro generale, risolvono un problema e non pensano agli altri problemi che potrebbero causare, come le auto elettriche – incredibili – che risolvono l’inquinamento e tutto il resto, ma hanno bisogno… le batterie hanno bisogno di litio, e enormi aree ambientali vengono ora distrutte per trovare litio durante l’estrazione.
Quindi la gente mi dice: “Jane, lei ha visto così tanti di questi problemi. Ha davvero speranza?”
E io ce l’ho! Credo che abbiamo ancora un po’ di tempo. Ma quando dico che ho speranza, dipende da noi. Dobbiamo unirci e cercare di fare la differenza. Non dobbiamo lasciare che siano gli altri a farlo. Dipende da noi.
Ma le ragioni principali per cui ho speranza sono queste: innanzitutto, c’è la scienza, e molti scienziati sono qui e sono stati qui agli eventi Starmus. La scienza sta iniziando a trovare modi per utilizzare questo incredibile intelletto che ci rende più diversi di qualsiasi altra cosa dagli scimpanzé e da altri animali che stanno iniziando a usare quell’intelletto, per creare modi in cui possiamo vivere in maggiore armonia con la natura. E questo si sta evolvendo continuamente, e ci saranno altre persone che vi parleranno dei benefici del nostro intelletto e delle nostre nuove tecnologie che possono aiutarci. Ma anche noi, come individui, pensiamo alle nostre impronte ambientali ogni giorno; ogni giorno, ognuno di noi può fare la differenza.
E quindi la mia prossima ragione di speranza è la resilienza della natura. Possiamo distruggere dei luoghi, ma se diamo loro tempo e forse un po’ di aiuto, la natura tornerà. Ho notato che il Danubio, che era così orribilmente inquinato in epoca sovietica, sta gradualmente iniziando a riprendersi, anche se potrebbe volerci molto tempo. Ma in tutto il mondo ho visto con i miei occhi luoghi che erano stati completamente distrutti da noi, dove la natura è tornata e con le prime erbe e poi gli alberi che crescono dai semi lasciati nel terreno, gli insetti tornano, e gli uccelli e gli altri mammiferi, e gradualmente ritorna la biodiversità… Forse non esattamente la stessa, ma diventa di nuovo un ecosistema vivo e fiorente.
Ho incontrato animali che sarebbero dovuti estinguersi se non fosse stato per persone straordinarie che hanno detto: “No, non lascerò che l’ibis eremita si estingua sotto i miei occhi; non lascerò che il merlo della Nuova Zelanda si estingua”.* Erano rimasti solo due uccelli, un maschio e una femmina, e grazie alla passione di un uomo ora sono più di 150.
* non sono sicuro della traduzione dei nomi di questi volatili. Il primo dovrebbe essere un Geronticus eremita; il secondo dovrebbe essere un Petroica traversi. Ringrazio Martino per le ricerche [N.d.T.].
Ed è incredibile quello che possiamo fare. E c’è questo spirito indomito con cui le persone affrontano ciò che sembra impossibile e non si arrendono.
Ma la mia più grande speranza risiede nei giovani di oggi. E nel 1991, quando incontravo tanti giovani, delle scuole superiori, delle università, che già allora avevano perso la speranza ed erano arrabbiati o depressi o per lo più semplicemente apatici, non sembrava importare loro. E quando ho chiesto loro: “Perché vi sentite così?” “Beh, avete compromesso il nostro futuro e non possiamo farci nulla”.
Abbiamo compromesso il futuro dei nostri giovani? Lo abbiamo rubato, e lo stiamo ancora rubando oggi.
Ma era vero che non potevano farci nulla? No. Ho già detto che c’è un periodo di tempo in cui, se ci uniamo, possiamo davvero fare la differenza. Roots and Shoots [radici e germogli, N.d.T.], il programma che ho avviato, è rivolto ai giovani dall’asilo all’università, con la partecipazione di un numero crescente di adulti. È iniziato con dodici studenti delle scuole superiori in Tanzania, ora è presente in settanta paesi con, come ho detto, persone di tutte le età; anche gli adulti ora stanno formando gruppi, e sta crescendo qui in Slovacchia.
E questi giovani, una volta che hanno compreso i problemi e che noi diamo loro la possibilità di agire, e Roots and Shoots è tutto incentrato sul dare potere ai giovani e ascoltare le loro voci, sono in grado di cambiare il mondo. Ed è incredibile che stiano cambiando il mondo proprio mentre vi parlo oggi.
Ma l’ultima cosa che vorrei dire a tutti voi è che non dovete dimenticare che, come individui, avete un ruolo da svolgere. Credo che ci sia una ragione per cui siete su questo pianeta e ogni singolo giorno che vivete avete un impatto sul pianeta.
La gente mi dice: “Ma Jane, io sono solo una singola persona, i problemi sono enormi, cosa posso fare?” È come… Pensate a un deserto. Una goccia di pioggia che cade non fa alcuna differenza. Ma quando milioni o miliardi di gocce di pioggia cadono, risvegliano la vita nascosta sotto la sabbia, che fiorisce, e il deserto prende vita. Questo è ciò che i nostri giovani possono fare. Questo è ciò che tutti voi potete fare. Ricordate: insieme possiamo cambiare il mondo. Grazie.
Originale inglese
David Eicher: So rarely is an area of science represented so well by one person. But that’s the case with Jane Goodall, the world’s leading primatologist and the leading expert, among other things, on chimpanzees. Founder of the Jane Goodall Institute, Jane has worked extensively on conservation and animal welfare. She’s a United Nations Messenger of Peace and an honorary member of the World Future Council, and now happily – as I mentioned – a member of the Starmus advisory board. With her talk, “Reasons for Hope,” please welcome the legendary Jane Goodall.
[standing ovation]
Jane Goodall: Well, thank you for a fantastic welcome, and I think you deserve a rather different kind of welcome than has ever been heard here before. The call that you would hear, the welcome from the chimpanzees that I spent so much of my time learning about.
[vocalizzi da scimpanzé]
Goodall: Me Jane. Well, first of all I’m very honored to be here at this Starmus Earth. It’s the first time I’ve attended. I’m very honored to have been invited onto the Advisory Board and I’m particularly thrilled that this year’s Starmus is concentrating on our home planet. One of the maybe billions and billions of planets that are out there in the cosmos. But isn’t it fascinating that it’s because of our exploration into space that we got that first stunning image of our own planet Earth – that beautiful green and blue planet – taken from space. And then, I think, people began to realize this is a very fragile planet.
And there we are, spinning around the Sun, a very small planet surrounded by the black dark immensity of outer space. And I think that was a wakeup call; it was a wakeup call for people on Earth to realize this is our only home. We we’d better start protecting the planet. And over the ages, probably since the Industrial Revolution, maybe since the Agricultural Revolution, we have slowly been inflicting more and more harm upon this planet, our only home, and with our burning of fossil fuels and all the other things that we’ve done to create those greenhouse gases – those gases that circle the planet like a blanket and trap the heat of the sun that’s led to climate change.
And climate change is inseparable from loss of biodiversity, and with climate change we’ve seen these terrifying changes in weather patterns around the world, worse and more frequent storms and hurricanes and flooding and droughts and heat waves, and the terrifying forest fires that we have seen in so many parts of the globe including up in the northern areas where fires never burnt before.
And we’ve seen glaciers and ice melting; we’ve seen sea levels rising, we’ve seen the methane leaking out from the ground that was frozen for thousands and thousands of years… and there are so many other ways in which we’ve harmed this planet.
Climate change isn’t something that we’re facing in the future – climate change is here, here and now. Not only in places like Bangladesh and low-lying countries, but in the more economically developed countries we’ve seen terrible flooding in London, and in New York, and in parts of Europe as well.
And then there’s the loss of biodiversity. We are in the midst of the sixth great extinction on planet Earth, and this one was caused by us. And we are at a very, very difficult point in time, and what we do now is going to affect the future of life on planet Earth. And I see us as like at the mouth of a very long and very dark tunnel and right at the end of that tunnel is a little star shining. That’s hope.
But we don’t sit at the mouth of the tunnel with our arms crossed and hope the star will come to us. No, we have to roll up our sleeves, we have to climb over, crawl under, work our way around all the obstacles that lie between us and that star.
And there are the obvious ones, like climate change and loss of biodiversity, that I’ve mentioned and I think we mostly know the reasons for that, and industrial agriculture with its huge use of fossil fuel, its use of chemical pesticides and herbicides and artificial fertilizer that are having a dramatic effect on biodiversity and actually killing the very soil on which we depend.
And the the artificial fertilizers that washed down into the rivers and out into the sea are causing dead zones where nothing can live. We can’t go on like this, can we? And there are so many other problems that we face as we go, navigate through this tunnel. There’s the intensive farming of animals – and there we have to think not only of the harm to the environment, which is huge, but the cruelty: the cruelty involved.
And you know, it was really because of those early studies that I did on chimpanzees that have helped to change attitudes towards what – who – animals really are. When I got to Cambridge University in 1961, I was actually told that only human beings had personalities, only human beings had minds capable of solving problems, and only human beings had emotions like happiness, sadness, fear.
Fortunately I’d been taught by an amazing teacher, when I was a child, that in this respect these scientists were wrong. That teacher was my dog Rusty. You can’t share your life with any animal and not know that we are not the only sentient, sapient beings on the planet.
So we now understand that cows, pigs, goats, sheep, chickens – they all are individuals with personalities. So when we think about intensive animal farming, let us please also think about cruelty. Let us think that we now understand we are part of, and not separate from, this amazing animal kingdom. And of course all the time we’re learning more and more details about exactly how amazing these animals are.
Then we have to climb over or crawl under poverty. People living in poverty, they destroy the environment in their desperate struggle to survive, cutting down the trees to make money or to grow food for their starving families, and until we can alleviate poverty we can never have a world where people decide only to buy products that haven’t harmed the environment or weren’t cruel to animals, because poor people cannot make those decisions. But the rest of us, we can do something about our unsustainable lifestyles. And how is it possible that economists have thought that we can have unlimited economic development on a planet with finite natural resources and growing populations of humans and livestock? It doesn’t make sense.
We have to have a new way of thinking, a new mindset, and then we also have to consider corruption, which is destroying the efforts of so many people to make change. And now we have war: two major wars, conflicts across Africa, conflict in other parts of the world, harming the environment, causing horrible suffering to so many hundreds and thousands of human beings. We’ve got racial and gender discrimination, so much to overcome.
Good news: there are people, groups of people, tackling every single one of these problems, those I’ve mentioned and all the many that I haven’t. Sadly, so many of these groups are working in isolation. They’re not thinking of the whole picture, they solve one problem and they’re not thinking about other problems which they may be causing, like electric cars – amazing – solving pollution and all that, but they need… the batteries need lithium, and huge areas of environment are now being destroyed to find lithium during mining.
So people say to me, “Jane, you’ve seen so many of these problems. Do you really have hope?”
And I do! I believe we have a window of time. But when I say I have hope, it depends on us. We have to get together and try to make a difference. We mustn’t leave it to others. It’s up to us.
But my main reasons for hope: first of all, there’s science, and many of the scientists are here and have been here at the Starmus events. Science is beginning to find ways using this amazing intellect that makes us more different than anything else from chimpanzees and other animals beginning to use that intellect to create ways in which we can live in greater harmony with nature and this is evolving all the time and there will be other people speaking to you about the benefits of our intellect and our new technologies that can help. But we too, as individuals, please let us think about our own environmental footsteps each day, each day, every single one of us can make a difference.
And so my next reason for hope is the resilience of nature. We can destroy places, and give them time and perhaps some help, nature will return. I gather the Danube, which was so horribly polluted in Soviet times, is gradually beginning to recover, although it may take a long time. But all over the world I have seen with my own eyes places that were totally destroyed by us, where nature has come back and with the first grasses and then the trees growing from seeds left in the ground, the insects come back, and the birds and the other mammals, and gradually biodiversity returns… Maybe not exactly the same, but it becomes once again a living, thriving ecosystem.
I’ve met animals that should have been extinct if it wasn’t for amazing people saying “No, I will not let the northern bald ibis go extinct on my watch; I will not let the New Zealand black robin become extinct.” There were just two birds left, one male and one female, and because of the passion of one man that’s now over 150.
And so it’s incredible what we can do. And there is this indomitable spirit where people tackle what seems impossible and they won’t give up.
But my greatest reason for hope lies in the young people today. And back in 1991, when I was meeting so many young people, high school, university, who already back then had lost hope and they were angry or they were depressed or mostly just apathetic, they didn’t seem to care. And when I asked them, “Why do you feel this way?” “Well, you’ve compromised our future, and there’s nothing we can do about it.”
Have we compromised the future of our young people? We’ve been stealing it; and we’re still stealing it today.
But was it true there was nothing they could do? No. I’ve already said there’s this window of time when if we get get together we can truly make a difference. Roots and Shoots, the program I began, is for young people from kindergarten through university with more adults taking part. It began with twelve students in Tanzania high school students it’s now in seventy countries with, as I say, people of all ages even adults now are forming groups and it’s growing here in Slovakia.
And these young people – once they understand the problems and we empower them to take action, and Roots and Shoots is all about empowering young people, listening to their voices, and it’s incredible – they are changing the world even as I speak to you today.
But the last thing I would say to all of you, please don’t forget you, as an individual, have a role to play. You’re on this planet for a reason, I believe, and every single day that you live you make some impact on the planet.
People say to me, “But Jane, I’m just one person, the problems are huge, what can I do?” It’s like… Think of a desert. One drop of rain falls: that won’t make any difference. But when millions or billions of raindrops fall, that wakes up the life lying hidden beneath the sand and it comes and blooms and the desert comes to life. That’s what our young people can do. That’s what all of you can do. Just remember: cumulatively, we can change the world. Thank you.
L’editore Cartabianca Publishing ha appena pubblicato un‘altra autobiografia di un astronauta lunare: stavolta il protagonista è Fred Haise, che molti conoscono come uno degli astronauti della drammatica missione Apollo 13 che rischiò di concludersi tragicamente dopo uno scoppio avvenuto durante il viaggio verso la Luna.
Ma Haise racconta una storia ben più ricca, che include le sue numerosissime esperienze di pilota collaudatore, le sue reazioni all’occasione mancata di camminare sulla Luna, il terribile incidente aereo che quasi gli costò la vita e i voli di collaudo atmosferico dello Space Shuttle. Con grande gioia dei fan di Star Trek, lui è infatti stato comandante dell’Enterprise, il primo esemplare dello Shuttle.
La sua è una vita intensa, ricca di eventi che lo hanno consegnato alla Storia con la S maiuscola, e Haise si racconta con lucidità e precisione.
Niente panico, per ora (Never Panic Early in originale) è stato tradotto da Diego Meozzi con il supporto di esperti e con la mia revisione tecnica: è disponibile subito come e-book (universale, per Kindle o per dispositivi Apple) a 9,99 euro e su carta (228 pagine, 70 foto) a 20 euro.
Il libro verrà presentato e sarà acquistabile alla convention di fantascienza, astronomia e astrofisica Sci-Fi Universe, al Parc Hotel di Peschiera del Garda (VR), il 18 e 19 gennaio, e io avrò il piacere di condurre l’incontro con Cartabianca Publishing alle 14.45 di sabato 18 (tenete d’occhio il programma per eventuali variazioni). Ci vediamo là?
È tempo di chiusure e rendiconti di fine anno, e l’editore Cartabianca Publishing mi ha mandato i dati delle vendite e i dettagli dei costi del progetto Carrying the Fire al quale tanti di voi hanno partecipato: in 12 mesi sono state vendute 1282 copie (919 cartacee e 363 digitali). Merito in gran parte del crowdfunding che avevamo avviato per far partire questa traduzione sofferta ma molto appagante.
Questi sono alcuni grafici con altri dettagli:
Nel frattempo è quasi terminata la traduzione di Never Panic Early, l’autobiografia di Fred Haise di Apollo 13. A questo proposito, l’editore mi ha chiesto di cercare di entrare in contatto con il commentatore Claudio che il 9 ottobre scorso ha scritto il suo suggerimento per il titolo nei commenti di questo blog. Claudio, se leggi questo post, l’editore vorrebbe citarti nel libro con nome e cognome, se ti fa piacere, e ovviamente farti avere una copia del libro.
La copertina dell’edizione statunitense del libro.
Come forse già sapete, sto lavorando insieme all’editore Cartabianca Publishing alla traduzione dell’autobiografia dell’astronauta lunare Fred Haise (uno dei protagonisti della drammatica missione Apollo 13). Il titolo originale è Never Panic Early, che significa letteralmente “Mai farsi prendere dal panico troppo presto”.
La traduzione letterale è decisamente troppo prolissa per essere usata come titolo di un libro, per cui chiedo aiuto: se avete proposte, anche radicali e originali, segnalatele nei commenti; se qualcuno dei titoli già proposti vi ispira, votatelo.
Questi sono quelli che abbiamo partorito finora: per pura coincidenza, sono proprio tredici.
Niente panico in anticipo
Niente panico anticipato
Niente panico troppo presto
Niente panico precoce
Non farsi prendere dal panico in anticipo
Non farti prendere dal panico in anticipo
Mai farsi prendere dal panico in anticipo
Mai farti prendere dal panico in anticipo
Non andare nel panico in anticipo
Non andare nel panico troppo presto
Panico solo quando serve?
Panico quando serve?
Panico al momento giusto?
2024/10/19. Ne aggiungo un altro che mi è venuto in mente di colpo: “Per il panico c’è tempo”.
Dopo anni di trattative per i diritti e mesi di lavoro di traduzione e
revisione, è finalmente pronta una delle più belle e schiette autobiografie
degli uomini che oltre cinquant’anni fa sono stati i pionieri dell’esplorazione
della Luna: Carrying the Fire – Il mio viaggio verso la Luna, di Michael
Collins, è ora disponibile al pubblico sia come e-book, sia come libro cartaceo.
Sul sito di Cartabianca Publishing,
la casa editrice bolognese che ha creduto sin dall’inizio in questo progetto
folle (e ha già in catalogo altre due biografie di astronauti lunari), trovate
subito Carrying the Firein e-book a colori a 11,99 euro e come libro cartaceo (462 pagine,
illustrazioni in bianco e nero) a 25 euro.
Ho supervisionato personalmente la traduzione in italiano, con il grande
sostegno di una squadra di folli (Sergio Alasia, Elena Albertini, Gianluca
Atti, Marco Cannavacciuolo, Fabio Castelvetri e Gabriella Cordone Lisiero) e
con l’indispensabile supporto economico dei partecipanti alla campagna di crowdfunding che ha reso possibile acquistare i diritti e rendere
economicamente sostenibile l’idea di tradurre queste 190.000 parole
insolitamente ricche e colte, poco tecniche ma molto piene di umanità e
meraviglia. Ho raccontato tutta l’odissea e le peripezie linguistiche del
progetto in questo blog, in una serie di articoli.
Le copie del libro sono già state spedite in anteprima ai partecipanti al crowdfunding (tranne quelle che verranno consegnate a mano il 16
dicembre, durante un evento spaziale a numero chiuso, già tutto esaurito, che verrà trasmesso in streaming) e ora il libro è
quindi in libera vendita. In ogni copia troverete l’elenco delle persone e
delle associazioni che hanno contribuito a questo progetto.
Chi ha ordinato il libro cartaceo durante il crowdfunding riceverà un avviso di consegna proveniente da Packlink.
Grazie ancora una volta, da parte mia e della casa editrice, per
aver reso possibile condividere questo racconto meraviglioso.
Come regalo a tutti gli appassionati di spazio e per ottemperare alle precise
richieste della famiglia Collins e della casa editrice Farrar, Straus &
Giroux di fare in modo che i contenuti di Carrying the Fire ricalchino fedelmente quelli dell’edizione originale
statunitense, presso il sito Carryingthefire.it trovate un’estesa
collezione di fotografie della vita di Collins che l’editore ha appositamente
selezionato e restaurato a corredo di questo libro.
Se volete leggere in italiano altre storie di astronauti e sostenere la
traduzione e pubblicazione delle loro autobiografie, comprate una copia di Carrying the Fire o de L’ultimo uomo sulla Luna
o di Forever Young, magari da regalare per Natale, e fate sapere che questi libri esistono e
sono disponibili anche in italiano.
Un paio di settimane fa vi ho proposto
informalmente un’idea: tradurre in italiano Carrying the Fire di
Michael Collins, la più bella e poetica delle autobiografie degli astronauti
lunari. Ne trovate una dettagliata recensione su Tranquillity Base
(in italiano).
Tramite un editore italiano sto cercando di finanziare l’acquisto dei diritti
di traduzione, perché dopo cinquant’anni ancora non ne esiste
un’edizione italiana. L’agenzia titolare dei diritti del libro, però, ha
rifiutato qualunque offerta di cifre compatibili con il mercato librario
italiano (non chiedetemi quanto; non posso divulgarlo, almeno per ora).
La mia impressione è che ragionando sui numeri tipici di altri paesi europei,
il titolare dei diritti non si renda conto che chiedendo cifre così elevate
nessun editore italiano potrà mai sostenere l’onere economico di una
traduzione e di una pubblicazione e distribuzione da spalmare, se va di lusso,
su due o tremila copie.
In altre parole: siccome il titolare chiede troppi soldi, non ne incasserà
affatto, perché il libro non verrà mai tradotto in italiano. Bella mossa,
complimenti.
Nei giorni scorsi vi ho chiesto, senza impegno, se sareste stati disposti a
spendere 20 euro per leggere una traduzione italiana (curata da me)
dell’autobiografia di Collins. Il sondaggio
che ho lanciato su Twitter ha dato 759 adesioni. Via mail mi sono arrivate
altre 53 adesioni. Diciamo 800 per fare cifra tonda. Sarebbero, in teoria,
16.000 euro per finanziare l’intera operazione: diritti, traduzione, stampa,
distribuzione, tasse. Un’edizione puramente digitale, un EPUB o PDF,
eliminerebbe quasi completamente i costi di stampa e distribuzione.
Non è tantissimo, ma non è neanche poco. Così ho mandato questo tweet a
Michael Collins:
@AstroMCollins
Italian readers would love an Italian edition of “Carrying the Fire”. Here’s
nearly 800 of my followers saying they’d gladly pay 20 USD for one. Many
more are out there. Please make it happen. https://t.co/etKUaVO34L
Se anche questo tentativo fallisse, ci sarebbe un’altra via: chi è interessato
alla traduzione acquista una copia cartacea dell’originale di Collins
(12 dollari
su Amazon), i cui diritti vanno quindi a Collins, e io gli fornisco la
traduzione digitale dell’intero testo per, diciamo, cinque euro. È lo stesso
metodo usato dalle associazioni che leggono i libri per i ciechi: non devono
chiedere autorizzazioni agli editori perché il CD con l’audio del libro è un
allegato al libro cartaceo. Non è un’opera autonoma e non è vendibile
separatamente. Solo chi ha la copia cartacea può avere il CD.
Chiaramente se venti ciechi chiedono lo stesso libro, non vengono registrate
venti letture separate del medesimo testo: semplicemente si dà a ciascuna
persona una copia della registrazione della lettura fatta una volta sola. Lo
stesso approccio si potrebbe applicare anche alla traduzione. Vorrei evitare
di arrivare a questa soluzione complicata, ma comincio ad accennarvela come
Piano B.
2020/06/02 14:45
La trattativa con i detentori dei diritti sta procedendo: nel progetto è
prevista un’edizione digitale, fornita in anteprima a chi partecipa al
finanziamento del progetto e poi al pubblico generico, seguita da un’edizione
cartacea. Il tutto dipende ovviamente dall’approvazione dei detentori e dai
finanziatori. Per ora non posso dire altro pubblicamente. Intanto, però, è
arrivata questa adesione molto speciale al
progetto:
Assolutamente d’accordo, secondo me “Carrying the Fire” di @AstroMCollins
è la migliore autobiografia di un astronauta! Sarebbe magnifico renderla
finalmente disponibile in italiano. https://t.co/cnVri2K43t
— Samantha Cristoforetti (@AstroSamantha) June 2, 2020
2023/10/08 00:25
Visto il progressivo deteriorarsi di Twitter/X sotto la gestione di Elon Musk, aggiungo qui sotto uno screenshot del tweet di Samantha Cristoforetti. Non si sa mai.
Come preannunciavo
a febbraio, il lavoro alla traduzione in italiano dell’autobiografia
dell’astronauta lunare Michael Collins è partito e procede bene. Questa è la
prima immagine pubblica della copertina del libro, realizzata dall’editore
Cartabianca Publishing.
Il progetto è sostenuto dal crowdfunding al quale tanti di voi hanno
generosamente aderito. Grazie a voi, un libro molto speciale, che ha atteso
cinquant’anni per essere tradotto in italiano nonostante sia disponibile in
moltissime altre lingue, finalmente sarà accessibile anche in Italia.
I nomi
dei donatori e sostenitori saranno inclusi nelle edizioni digitali e/o
cartacee del libro. Ringrazio in particolare l’associazione di modellismo e
divulgazione spaziale ASIMOF per il suo
contributo speciale.
La campagna di raccolta fondi terminerà il 30 giugno, per cui se volete
aggiungere il vostro nome a quelli dei donatori già presenti, avere priorità nel ricevere il libro e magari averne una copia firmata da me e con un piccolo gadget commemorativo, non rimandate
troppo.
Le modalità e le opzioni di sostegno al progetto sono descritte e
accessibili in questo articolo.
Ad Astra!
—-
2023/09/11. Per chi volesse conoscere i dettagli tecnici e le motivazioni delle scelte di questa copertina: prima di tutto, molte foto che sarebbe stato molto bello utilizzare sono sotto (C), e i diritti di utilizzo si avvicinano molto facilmente ai 1000 euro, che su un progetto del genere, a tiratura piuttosto limitata, pesano non poco.
In secondo luogo, non esistono foto laterali del modulo di comando e servizio di Apollo 11 in volo: le uniche che ci sono lo mostrano frontalmente, di muso. Abbiamo controllato nell’intero archivio fotografico della missione e chiesto anche agli archivisti e restauratori del documentario Apollo 11 se avevano riprese cinematografiche restaurate fatte durante il volo. Niente da fare, per cui il modulo di comando e servizio è quello di Apollo 15, di cui esistono immagini laterali scattate in volo (quella in copertina è la foto AS15-88-11963).
La Luna piena è un’immagine ripresa dalla sonda Lunar Reconnaissance Orbiter; lo sfondo è una porzione della nebulosa Tarantola NGC 2070, ripresa il 2 giugno 2022 dal telescopio spaziale James Webb. Tutti questi dettagli e i relativi credits saranno indicati nelle pagine interne del libro.
Come probabilmente ricorderete, fra i miei sogni nel cassetto c’è quello di tradurre in italiano Carrying the Fire, l’autobiografia dell’astronauta lunare Michael
Collins, uno dei più bei libri del suo genere.
Ci sono sviluppi in proposito, di cui per ora però non posso parlare qui. Se
si arrivasse a tradurlo, che titolo scegliereste? Sono a corto di idee.
Spiego brevemente il senso del titolo originale, basandomi su questa intervista
a Collins del 2019 su CollectSpace e sul libro stesso: l’astronauta scelse Carrying the Fire (letteralmente “trasportando il fuoco”), con il
sottotitolo An astronaut’s Journeys (“i viaggi di un astronauta”), come
riferimento all’attenzione e cautela necessarie quando si effettua una
missione spaziale. Come trasportereste del fuoco? Con molta attenzione,
ovviamente.
Scrive infatti Collins, nella prefazione all’edizione del 1973:
“Inizialmente avevo intitolato il libro World in My Window, (“Il mondo nel mio finestrino”),
citando una cosa che avevo detto durante il volo dell’Apollo 11, ma più ci
pensavo e più mi suonava banale. Il titolo Carrying the Fire fu
concepito durante una lunga e sconclusionata conversazione telefonica con
Roger Straus III, il mio curatore. Non contiene alcun sotterfugio: è semplicemente
quello che penso del volo nello spazio, se devo esprimerlo in tre parole.
Ovviamente Apollo era il dio che portava il sole infuocato a solcare il cielo
a bordo di un carro, ma a parte questo, come si trasporta il fuoco? Con attenzione,
ecco come, con molta pianificazione e con notevole rischio. È un carico
delicato, prezioso quanto delle rocce lunari, e chi lo trasporta deve stare
sempre all’erta per evitare che gli cada. Ho trasportato il fuoco per sei
anni, e ora vorrei parlarvene, in modo semplice e diretto come deve fare un
pilota collaudatore, perché il viaggio merita di essere raccontato.”
Il titolo italiano non deve per forza essere una traduzione letterale. Ma
vorrei qualcosa di breve, accattivante ed altrettanto ricco di significato.
Questi sono i primi suggerimenti che mi sono arrivati da Twitter, dai commenti
e da altre fonti e hanno superato una prima selezione grossolana. Gli altri li
trovate nei commenti. Immaginateli pure includendo anche un sottotitolo.
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La settimana scorsa sono stato alla Starcon di Bellaria, dove come consueto ho
fatto da traduttore per gli attori ospiti di questo raduno di appassionati di
fantascienza e fantastico. È andato tutto benissimo con due dei tre ospiti: Ricky Dean Logan (“Data” in Ritorno al Futuro 2) e Richard Brake (Re della
Notte in Trono di spade, generale Valin Hess in The Mandalorian).
Con Ricky Dean Logan.
Con Richard Brake.
Con il terzo, Peter Weller (Robocop), è andata un po’ diversamente.
Visto che fra i partecipanti alla Starcon, nei social network e nei media in
generale girano varie versioni su cosa sia successo, scrivo qui due righe di
chiarimento.
Sabato 13 e domenica 14 Weller ha insistito per parlare in
italiano in entrambe le sue apparizioni sul palco. Normalmente, invece, gli
ospiti stranieri parlano in inglese e io traduco subito dopo in italiano quello che
hanno detto. Questo permette a tutto il pubblico presente di seguire: sia chi
capisce solo l’italiano, sia chi sa solo l’inglese perché arriva alla Starcon
da fuori Italia.
Ma Weller non si rende conto che il suo italiano è buono ma lacunoso e alla
lunga poco comprensibile e difficile da seguire (“estenuante” è l’aggettivo azzeccatissimo usato da una persona presente). Per la sua prima apparizione sono stato accanto a
lui sul palco, a sua disposizione. Mi ha chiesto a bruciapelo come si dicessero in italiano alcuni
termini e glieli ho detti. Ma ha fatto un misto continuo di italiano e inglese,
senza fermarsi per lasciarmi il tempo di tradurre o per correggere le parole
italiane che spesso usava a sproposito.
Peter Weller.
Oltretutto, durante questa sua prima apparizione si è interrotto per tirar
fuori il telefonino e far partire una sessione Zoom per dei suoi conoscenti
(la sessione non riguardava la sua apparizione sul palco). Piuttosto cafona,
come cosa: sarebbe stata assolutamente delegabile. Un dettaglio che dal pubblico non si sarà notato è che ha lasciato attiva quella
sessione Zoom, con il volume alto, rimettendo il telefono in tasca. Io
ero accanto a lui, che cercavo di infilare qualche correzione alle sue parole
italiane sbagliate, con il baccano di gente sconosciuta che conversava
attraverso il suo telefonino. Riuscivo a malapena a sentire cosa diceva Weller. Un disastro, soprattutto per il pubblico.
La sua apparizione sul palco è risultata ben poco comprensibile per chiunque non
fosse bilingue. Un po’ di gente, dopo l’evento, si è lamentata in privato e online di non aver
capito molti passaggi dei discorsi di Weller.
Io non c’ero al panel di oggi,ma ieri sì ed è stata l’unica volta che me ne sono andata prima della fine di un incontro. Mi dispiace davvero per te! Alla Starcon ho sempre visto gente interessante, più o meno simpatica, ma lui non è stato né interessante né, tantomeno, simpatico
— TheProffa aka La Pam 🦉#Antifascista sempre (@mammapam) May 14, 2023
Paolo, io ho provato a seguire, ma non riuscivo e ne ne sono andato.
Grazie comunque per tutto quello che fai, per gente come me.
Così prima della sua seconda apparizione gli ho detto in privato che c’erano state delle
lamentele e che per la comprensibilità del suo intervento, non certo facilitata dall’impianto audio pessimo, era meglio
che lui lo facesse nella sua lingua madre e io lo traducessi in italiano. Si è rifiutato e ha detto categoricamente
che avrebbe fatto l’intervento in italiano (o meglio, in quello che secondo lui è italiano). Secondo lui io
sarei dovuto restare sul palco a sua disposizione per dirgli la traduzione delle
parole che non conosceva in italiano.
Gli ho spiegato educatamente che così non si può
lavorare (perché se lui dice una cosa sbagliata in italiano lo devo fermare e
correggere). Ho ribadito che il suo intervento, fatto come lo voleva fare
lui, non sarebbe stato comprensibile per il pubblico. Non ha voluto sentir ragioni e quindi
gli ho detto “I’m an interpreter. I can’t work like this. The stage is
yours” e gli ho indicato il palco.
Lui ha risposto “Then go” (non nel tono di “vattene”, come hanno capito alcuni). Me ne sono andato, mi sono seduto fra il pubblico e ho
ascoltato il suo intervento. È stato un minestrone di italiano e inglese
(con intere frasi in inglese), di parole italiane sbagliate (“lamentazione” al
posto di “lamentela”, “registrazioni” al posto di “lista di nozze”, quel misterioso “gianchi” ficcato ripetutamente nelle frasi in italiano che era “tossicodipendente”, ossia “junkie”, eccetera). Dal palco Weller ha detto che io me ne ero andato via perché ero “arrabbiato”. Ho alzato la mano e gli ho detto ad alta voce “I’m still here”, anche per far capire al pubblico che non ero misteriosamente assente ma che avevo deciso di non partecipare a questa pagliacciata istrionica.
Risultato: Weller non capiva le
domande del pubblico, che ovviamente gli venivano fatte in italiano. Ha parlato pochissimo di fantascienza, dicendo oltretutto che gli fa abbastanza schifo, cosa un tantinello offensiva verso un pubblico composto da appassionati del genere fantascientifico. Ha chiesto al suo pubblico, composto quasi completamente da italiani, se
conoscevano Dante. Peggio ancora, ha chiesto a noi Trekker se sapevamo chi
fosse J.J. Abrams.
Prevengo una domanda quasi inevitabile: sì, esiste una registrazione
audio e video degli interventi, ma al momento non è previsto che venga pubblicata. Chi c’era sa com’è andata.
Non me la sono presa; sono abituato a gestire gente che è talmente piena di sé da non capire quando sta trattando gli altri come pezze da piedi (come ha fatto Weller con tutto il pazientissimo staff della Starcon) e ho il privilegio di poter dire a queste persone quello che penso di loro e dei loro comportamenti senza dover rendere conto a nessuno tranne il pubblico, perché ho scelto di fare queste traduzioni a titolo gratuito, come volontariato (come fa tutto lo staff della convention).
Mi dispiace per il
pubblico, che avrà perso buona parte del senso di quello che Weller diceva,
solo perché l’attore non ha voluto accettare la critica costruttiva di un
traduttore professionista e ha voluto fare la primadonna. Cosa che, in effetti, gli è riuscita benissimo. Fine della storia.