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Antibufala: attenti ai salassi in bolletta per chiamate ricevute

Antibufala: attenti ai salassi in bolletta per chiamate ricevute

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “picchiopier*”.
L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2014/08/26.

Davvero in Italia c’è una truffa telefonica che causa addebiti a chi semplicemente riceve una chiamata? Così sembrerebbe stando al Giornale, sul quale c’è un articolo (segnalatomi da un lettore, Daniele P.) a firma di Sergio Rame che s’intitola Non rispondete al telefono: ecco come vi rubano il credito.

L’articolo inizia con queste frasi:

“Le telefonate arrivano da un numero normale. Non certo di quelli che iniziano col prefisso 899 e che mettono subito in guardia perché chiaramente a pagamento. Come riporta il Secolo XIX, la trappola arriva da un numero “geografico”, cioè da un abbonato fisico: 0824052. Si tratta di un’utenza di Benevento anche se non risulta operativo. Eppure basta una risposta perché il credito inizi a scalare.”

Il titolo e l’ultima frase sono fortemente ingannevoli: fanno sembrare che basti rispondere alla chiamata per trovarsi degli addebiti. In realtà l’addebito truffaldino scatta solo se si richiama il numero.

Questa differenza fondamentale è chiarita dal testo dell’articolo del Secolo XIX (a firma di Marco Menduni) citato dal Giornale, che ha comunque un titolo altrettanto ingannevole: Allarme telefonini: dici «pronto» e sei truffato. Niente affatto: per essere truffati non basta dire “pronto” quando squilla il telefonino, bisogna richiamare il numero che ci ha chiamato.

Soluzione semplice: se vedete chi vi hanno chiamato da un numero che non riconoscete e non avete in rubrica, non richiamate quel numero. Se siete giornalisti o titolisti, invece, ripassate la differenza fra rispondere e richiamare.

Aggiornamento (2014/08/26): Un articolo altrettanto ingannevole è uscito il 4 agosto 2014 sul Messaggero.

Disinformatico radio: la bufala del Wi-Fi che causa la “morte invisibile”

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Blog pseudoecologisti, riviste di pseudoscienza e vari utenti su Facebook stanno facendo circolare un allarme apparentemente serissimo che riguarda la pericolosità dei segnali radio del Wi-Fi, che avrebbero degli effetti “non solo pericolosi, ma letali” che però, secondo un copione classico, sarebbero “stati abilmente tenuti nascosti al pubblico per preservare i lauti profitti delle aziende”.

L’appello prosegue dicendo che “l’esposizione alle radiazioni di microonde a basso livello (Wi-Fi) è causa conclamata di irreversibili danni cerebrali, cancro, malformazioni, aborti spontanei, alterazioni della crescita ossea”. Inquietante, soprattutto se si considera che vengono fornite fonti precise: il Professor John Goldsmith, “consulente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità in Epidemiologia e Scienze della Comunicazione”, e un “documento di 350 pagine” intitolato “International Symposium Research Agreement No. 05-609-04” dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Ma quando si va a verificare la notizia, come ha fatto Bufale Un Tanto al Chilo, emerge che il professor Goldsmith non è affatto consulente dell’OMS e i suoi scritti riguardano radar per uso militare e trasmettitori TV, cosa completamente diversa dal Wi-Fi in termini di potenza. Inoltre il documento dell’OMS citato non esiste; al contrario, l’OMS dichiara che il Wi-Fi non comporta rischi significativi neanche a lungo termine.

Del resto, se si legge fino in fondo l’appello, ci si accorge che i rimedi proposti riguardano la telefonia cellulare invece delle reti Wi-Fi. È difficile pensare, infatti, che qualcuno tenga un’antenna Wi-Fi vicino all’orecchio o nella tasca dei pantaloni, come descrive l’appello.

Antibufala: il video di Benedetto XVI snobbato dai vescovi

Antibufala: il video di Benedetto XVI snobbato dai vescovi

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2013/04/06.

Circola su Facebook e Youtube un video che sarebbe stato “ripreso dalla TV polacca” durante una “visita di Benedetto XVI in Germania il 22/9/2011” e mostra un gruppo di “Vescovi (probabilmente gli stessi che l’hanno indotto a dimettersi)” che “indietreggiano rifiutandosi di stringergli la mano”.

È un bell’esempio di errata (o forzata) interpretazione delle immagini, tolte dal proprio contesto, che era già stato discusso e sbufalato due anni fa, quando il video era apparso inizialmente su Internet, poco dopo gli avvenimenti mostrati: Benedetto XVI era ancora in carica ed era in visita in Germania presso lo Schloss Bellevue, la residenza ufficiale del presidente tedesco, Christian Wulff, il 22 settembre 2011.

Il Papa non sta porgendo la mano ai prelati, ma li sta presentando al presidente tedesco.

La versione integrale del video, ripreso dalla TV vaticana (non dalla “TV polacca”), mostra (da 5:00 in avanti) che il presidente tedesco fa lo stesso gesto di tendere la mano in segno di presentazione a Benedetto dei membri del proprio governo, come si vede qui accanto. L’equivoco qui è meno facile perché Wulff tende la mano sinistra, mentre Benedetto, quando presenta i propri prelati, tende quella destra.

In altre parole, i “vescovi” non stanno snobbando Benedetto, ma stanno fraintendendo il gesto del Papa, scambiandolo per una mano tesa da stringere (o cogliendo l’occasione per stringerla), quando in realtà a questo punto della cerimonia dovrebbero stringere la mano al presidente tedesco; quindi sono semmai i prelati che stringono la mano al Papa a compiere una gaffe, non quelli che “rifiutano” di farlo. L’audio italiano del video originale cita anche i nomi di alcuni di questi prelati (il cardinale Tarcisio Bertone, per esempio; altri sono identificati negli aggiornamenti qui sotto).

Attenzione, insomma, a non pensare che i video non possano mentire e a non interpretare le immagini secondo la propria visione del mondo invece che secondo il loro contesto.

Aggiornamenti

2013/04/04: questo articolo è stato citato da AGI e da L’Unità condendolo con una ragguardevole serie di strafalcioni.

2013/04/06: la citazione fatta da Tempi.it è molto più corretta. Inoltre Il Vaticanista ha identificato quasi tutti i prelati inquadrati e spiegato l’assurdità dell’idea che queste persone rifiutino di stringere la mano al Papa: molti di loro sono collaboratori strettissimi del Papa (per esempio Guido Marini, Maestro per le Celebrazioni Liturgiche, e il già citato Bertone, Segretario di Stato e responsabile degli Affari Esteri del Vaticano).

Antibufala: le funzioni nascoste del cellulare. Digitare il PIN al Bancomat in senso inverso chiama la polizia? No

Sta circolando di nuovo un appello, spesso intitolato “Quattro cose che il cellulare potrebbe fare”, che propone consigli sulle funzioni nascoste dei telefoni cellulari. In realtà si tratta di una collezione di panzane e mezze verità che possono rivelarsi pericolose o causare disagi ai servizi d’emergenza, come spiegato già nel 2008 in questo articolo.

Questo è il testo dell’appello attualmente in circolazione:

Ci sono alcune cose che possono essere fatte in caso di gravi emergenze. Il cellulare può effettivamente essere un salvavita o un utile strumento per la sopravvivenza. Controlla le cose che puoi fare.

PRIMO – Emergenza

Il numero di emergenza per il cellulare è il 112 in tutto il mondo. Se ti trovi fuori dalla zona di copertura della rete mobile e c’è un’emergenza, componi il 112 e il cellulare cercherà qualsiasi rete esistente per stabilire il numero di emergenza per te; è interessante sapere che questo numero 112 può essere chiamato anche se la tastiera è bloccata. Provalo.

SECONDO – Hai chiuso le chiavi in ​​macchina?

La tua auto ha l’apertura/chiusura con telecomando? Questa funzionalità può risultare utile un giorno. Una buona ragione per avere un telefono cellulare: se chiudi le chiavi in ​​auto e quelle di ricambio sono a casa, chiama qualcuno a casa sul cellulare dal tuo cellulare. Tenendo il tuo cellulare a circa 30 cm. dalla portiera, dì alla persona a casa di premere il pulsante di sblocco, tenendolo vicino al suo cellulare. La tua auto si aprirà. Così si evita che qualcuno debba portarti le chiavi. La distanza è ininfluente. Potresti essere a centinaia di km. e se è possibile raggiungere qualcuno che ha l’altro telecomando per la tua auto, è possibile sbloccare le porte (o il baule).
N.d.r.: funziona benissimo! Lo abbiamo provato e abbiamo aperto l’auto con un cellulare!

TERZO – Riserva nascosta della batteria

Immagina che la batteria del telefono sia molto bassa. Per attivare, premere i tasti *3370#

Il cellulare ripartirà con questa riserva e il display visualizzerà un aumento del 50% in batteria. Questa riserva sarà ripristinata alla prossima ricarica del tuo cellulare.

QUARTO – Come disattivare un telefono cellulare RUBATO?

Per controllare il numero di serie (Imei) del tuo cellulare, digita i caratteri *#06#
Un codice di 15 cifre apparirà sullo schermo. Questo numero è solo del tuo portatile. Annotalo e conservarlo in un luogo sicuro. Quando il telefono venisse rubato, è possibile telefonare al provider della rete e dare questo codice. Saranno quindi in grado di bloccare il tuo telefono e quindi, anche se il ladro cambia la scheda SIM, il telefono sarà totalmente inutile. Probabilmente non recupererai il tuo telefono, ma almeno si sa che chi ha rubato non può né usarlo né venderlo. Se tutti lo faranno, non ci sarà motivo di rubare telefoni cellulari.

A questi suggerimenti, che risalgono appunto al 2008, se n’è ora aggiunto uno nuovo, che con i cellulari non c’entra nulla:

ATM – inversione numero PIN (buono a sapersi!)

Se dovessi mai essere costretto da un rapinatore a ritirare soldi da un bancomat, è possibile avvisare la polizia inserendo il PIN# in senso inverso. Per esempio, se il tuo numero di pin è 1234, dovresti digitare 4321. Il sistema ATM riconosce che il codice PIN è stato invertito rispetto alla carta bancomat inserita nella postazione ATM. La macchina ti darà il denaro richiesto, ma la polizia – all’insaputa del ladro – sarà mandata immediatamente alla postazione ATM.

Questa informazione è stata recentemente trasmessa su CTV da Crime Stoppers, tuttavia è raramente usata perché la gente semplicemente non la conosce.
Si prega di divulgare a tutti questo avvertimento. Questo è il tipo di informazioni che la gente non pensa di ricevere, perciò trasmettila ai tuoi familiari e amici.

Non è vero, ma Snopes.com racconta che l’idea che il PIN composto in senso inverso potesse essere usato come allarme silenzioso fu proposta realmente nel 1994 e brevettata nel 1998 sotto il nome di SafetyPIN. Tuttavia le banche e i produttori di sportelli automatici non l’hanno mai adottata, nonostante alcuni stati americani l’abbiano anche raccomandata a livello legislativo. L’asserita garanzia fornita da Crimestoppers è in realtà smentita sul sito di quest’organizzazione anticrimine. Per cui è del tutto inutile diffondere quest’informazione.

Batteri “alieni”, quando la bufala è targata NASA

Batteri “alieni”, quando la bufala è targata NASA

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente su Wired.it, dove ora non è più disponibile, per cui lo ripubblico qui.

Il 29 novembre scorso è arrivato anche a me il comunicato della NASA che annunciava una conferenza stampa su una “scoperta di astrobiologia” i cui dettagli erano “sotto embargo” e avrebbero avuto “effetti sulla ricerca di prove di vita extraterrestre”. Vista la manifesta riservatezza e il testo dell’annuncio, sembrava che fosse stata scoperta la vita su un altro pianeta, perché “astrobiologia” implica che si sta parlando di vita non terrestre.

Macché. Durante la conferenza stampa è emerso che si trattava semplicemente della scoperta che un batterio terrestre, denominato GFAJ-1, riesce a vivere anche in ambienti privi di fosforo (elemento essenziale per la vita) e ricchi di arsenico (elemento considerato tossico). Anzi, secondo i ricercatori GFAJ-1 è in grado di usare l’arsenico al posto del fosforo nel costruire il proprio DNA, cosa ritenuta finora impossibile. Di conseguenza, i criteri utilizzati fin qui per definire gli ambienti favorevoli alla vita (e quindi i pianeti abitabili) andrebbero riscritti. L’astrobiologia c’entra soltanto di striscio.

Un batterio nostrano che si comporta in modo bizzarro non è un granché, ma è sufficiente per ispirare titoli come “La Nasa: ci sono alieni sulla Terra” (Repubblica) e per scatenare le fantasie degli ufologi creduloni (“La scoperta potrebbe provare la teoria che esistono creature-ombra in parallelo agli esseri umani”, Segnidalcielo.it). Del resto l’annuncio è firmato NASA e l’articolo che ne descrive i dettagli compare sulla prestigiosa rivista Science (A Bacterium That Can Grow by Using Arsenic Instead of Phosphorus). Credervi parrebbe ragionevole.

Ma c’è una regola ricorrente nelle indagini antibufala e nella valutazione dell’attendibilità di una notizia che vale anche quando ci sono di mezzo NASA e Science: affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie, a prescindere da chi fa le affermazioni in questione. Se un ricercatore competente (non un dilettante) scrive che la vita può fare a meno di un elemento ritenuto indispensabile come il fosforo e sostituirlo con l’arsenico incorporandolo addirittura nel proprio DNA e usandolo per crescere, vale la pena di ascoltarlo, ma questo non significa che non gli si debba fare le pulci. È come sostenere che si può costruire una casa usando purè di patate al posto del cemento: anche se lo afferma un esperto, gli si chiede comunque una dimostrazione pratica e si cerca di ripetere i suoi esperimenti. Fidarsi è bene, verificare è meglio.

È quello che sta succedendo ora con l’annuncio sensazionale della NASA: altri ricercatori qualificati stanno esaminando l’articolo pubblicato da Science e stanno trovando lacune serie ed errori metodologici gravi (ne parlano in dettaglio Marco Cagnotti, Nature, la microbiologa Rosie Redfield, gli esperti intervistati da Slate e Discover Magazine, tanto che Nature ha pubblicato una replica). È molto probabile che il povero batterio non prosperi affatto con l’arsenico ma semplicemente sopravviva nonostante l’arsenico. In tal caso, la NASA e Science avrebbero indubbiamente pubblicato una bufala.

Non sarebbe un fallimento del metodo scientifico, visto che sarebbe proprio questo metodo a snidare i propri errori, ma sarebbe comunque un imbarazzo memorabile: un “al lupo, al lupo” astrobiologico. E anche se saltasse fuori che i ricercatori della NASA hanno ragione, l’annuncio è stato fatto in maniera ingannevole, creando un’attesa esagerata che poi è stata delusa, per cui anche in questo caso la bufala c’è.

La morale della storia è che quando c’è di mezzo la scienza, è meglio non fidarsi dei titoloni sensazionalisti, neanche quando sono targati NASA, ma conviene lasciare che la ricerca faccia il proprio corso e superi il vaglio critico degli esperti. Fino a quel momento, specialmente quando viene tirato in ballo un argomento emotivamente coinvolgente e ad alto rischio di bufala come la vita extraterrestre, sarebbe opportuno tenere bassi i toni e non diffondere notizie non confermate. Altrimenti E.T., a furia di essere invocato invano, potrebbe decidere di non venirci mai a trovare davvero.

Il sole sorge con due giorni d’anticipo in Groenlandia: si è spostato l’asse terrestre?

Il sole sorge con due giorni d’anticipo in Groenlandia: si è spostato l’asse terrestre?

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente su Wired.it, dove non è più disponibile, per cui lo ripubblico qui.

Nella cittadina groenlandese di Ilulissat gli abitanti festeggiano ogni anno il ritorno del sole il 13 gennaio dopo una notte artica ininterrotta lunga un mese e mezzo. Ma quest’anno il sole ha fatto capolino sull’orizzonte con ben due giorni d’anticipo, scatenando nei media di tutto il mondo le congetture più disparate e il solito panico preapocalittico.

L’aspetto interessante di questo caso è che stavolta il coro dei menagramo che interpretano ogni avvenimento come un sintomo dell’imminente fine del mondo è accompagnato da spiegazioni scientifiche che vengono attribuite ad esperti ma che non stanno in piedi, perché poggiano su basi costruite in fretta e furia e con pochi dati a disposizione.

Si può scartare serenamente l’ipotesi catastrofista di uno spostamento dell’asse terrestre, proposta per esempio nel forum di David Icke (l’ex cronista sportivo della BBC che oggi sostiene che i governanti del mondo sono alieni rettiliani camuffati in stile Visitors). Uno spostamento tale da anticipare di due giorni il sorgere del sole alle latitudini artiche sarebbe stato rilevato immediatamente da tutti gli astronomi e astrofili del mondo, perché avrebbe fatto sorgere e calare in anticipo anche tutte le stelle in tutto il pianeta. Invece il mio piccolo telescopio amatoriale, dotato di puntamento automatico basato sul GPS, continua a trovare gli astri esattamente come prima.

Inoltre un anticipo dovuto a uno spostamento dell’asse della Terra avrebbe avuto effetto sul sorgere del sole ovunque nel mondo anziché soltanto in una remota cittadina groenlandese. La notizia, insomma, non conferma affatto le fosche profezie attribuite (falsamente) ai Maya, che annunciano catastrofi per la fine del 2012 e citano disastrose alterazioni della rotazione del nostro pianeta.

Però vanno prese con un pizzico di dubbiosa cautela anche le spiegazioni scientifiche pubblicate dai giornali e attribuite a vari esperti. Varie fonti citano Thomas Posch, dell’Istituto di Astronomia dell’Università di Vienna, che avrebbe spiegato l’alba anticipata dicendo che la causa è un cambiamento dell’orizzonte locale, abbassatosi per via dello scioglimento dei ghiacci. La Stampa, fidandosi di Posch, ha sposato questa spiegazione. Ma Posch ha probabilmente fatto questa congettura senza informarsi prima sulla geografia locale e senza fare due conti, incalzato dai giornalisti.

Infatti un esame delle mappe locali mostra che gli unici ghiacci che possono modificare l’orizzonte di Ilulissat sono quelli del grande ghiacciaio che occupa il fiordo di Jakobshavn, situato a sud della cittadina, e una ricerca nelle pagine del Web dedicate al turismo in Groenlandia rivela che il punto di riferimento e di raduno rituale degli abitanti di Ilulissat per assistere al sorgere del sole il 13 gennaio è Holms Bakke, una collina nota anche come Seqinniarfik, a 113 metri sul livello del mare. Da lì l’orizzonte è costituito dalle montagne che stanno oltre il fiordo, come si può vedere in queste immagini scattate il 13 gennaio del 2008 dalla collina in questione o da queste scattate il 13 gennaio di quest’anno. Quindi lo scioglimento dei ghiacci non c’entra nulla, anche se questa è la spiegazione che ha fatto maggiormente presa nei media anche specialistici, probabilmente perché evoca (a sproposito) lo spauracchio degli sconvolgimenti climatici, che fa sempre notizia.

Un’altra spiegazione proposta è che i cristalli di ghiaccio sospesi nell’atmosfera possano aver riflesso l’immagine del sole, secondo il fenomeno noto come parelio o quello denominato alone: gli abitanti avrebbero scambiato questo riflesso per il sole vero e proprio. Ma il parelio genera immagini fantasma che stanno ai lati del sole, non sopra, e che quindi non sarebbero state visibili con il sole sotto l’orizzonte, mentre l’alone crea un anello molto sfumato intorno al sole, ben diverso da un disco solare.

C’è infatti un altro aspetto che contrasta con le tesi del parelio e dell’alone: la fonte originale della notizia. Molti blog e giornali hanno citato come fonte il Daily Mail, ma il Mail sembra averla pescata dal sito dell’emittente austriaca ORF: questo spiega il ricorso insolito a un astronomo austriaco da parte del giornale britannico. Ma la ORF a sua volta ha preso la notizia dall’emittente groenlandese KNR, che pubblica una fotografia dell’alba prematura, mostrata in piccolo qui accanto. L’immagine, se si riferisce (come sembra) effettivamente all’alba dell’11 gennaio, mostra una porzione di un disco solare brillante, non un vago riflesso.

La KNR ha poi approfondito la notiziola iniziale, segnalando l’interesse dei media internazionali, ma non ha fatto ipotesi dettagliate sulle cause dell’evento, limitandosi a scrivere che “la risposta è probabilmente nell’aria artica secca nella Groenlandia settentrionale”.

In effetti la rifrazione atmosferica è una delle spiegazioni meno traballanti: è noto che le variazioni di densità dell’atmosfera distorcono il percorso dei raggi luminosi, specialmente all’orizzonte (dove la luce attraversa l’atmosfera più obliquamente), per cui può capitare che il sole sia visibile parzialmente anche se dal punto di vista astronomico è sotto l’orizzonte, come avviene per i miraggi delle navi in mare. C’è inoltre un precedente storico molto calzante: si chiama effetto Novaja Zemlja.

Nel lontano 1597, Gerritt de Veer, un membro di una spedizione polare guidata da Willem Barents, si trovava nell’arcipelago artico della Novaja Zemlja quando osservò che il sole era sbucato all’orizzonte il 25 gennaio, nonostante i calcoli astronomici lo dessero invece sotto l’orizzonte. Non solo: il fenomeno si ripeté per due settimane di fila. Inizialmente il suo resoconto non fu creduto, ma oggi abbiamo ampia documentazione fotografica di questi anticipi. Le immagini dell’effetto Novaja Zemlja sono molto simili a quella mostrata dalla KNR per l’evento dell’11 gennaio scorso.

Secondo Accuweather, una delle possibili cause di queste variazioni di densità è una concentrazione atipica di metano nell’atmosfera, a sua volta legata allo scioglimento del permafrost in Russia.

Qualunque sia la spiegazione, va sottolineato un fatto: lo spuntare del sole a Ilulissat è assai meno regolare e puntuale di quello che potrebbe sembrare dalle notizie che circolano in questi giorni per il mondo. La tradizione fissa la data del 13 gennaio, ma il sito groenlandese Sermitsiaq segnala che il 13 gennaio di quest’anno il sole è spuntato con mezz’ora di ritardo, quando gran parte della gente radunatasi a Holms Bakke per l’occasione se n’era andata a casa, e che il giorno precedente non si è fatto vedere del tutto.

Quello che conta è sapere che l’evento groenlandese non è un oscuro presagio di cataclisma ma è una splendida occasione per conoscere meglio i fenomeni reali e affascinanti del mondo che ci circonda, e per ricordare che anche gli esperti più bravi, se messi sotto pressione senza dare loro il tempo e il modo di acquisire dati sufficienti, possono formulare spiegazioni sbagliate.

Panico: lo spostamento del Polo magnetico causa morie di uccelli e tilt degli aeroporti!

Panico: lo spostamento del Polo magnetico causa morie di uccelli e tilt degli aeroporti!

Questo articolo era stato pubblicato su Wired.it, dove ora non è più disponibile, per cui lo ripubblico qui.

A Tampa, in Florida, l’aeroporto internazionale chiude una pista per tenere conto del fatto che il Polo magnetico ha cambiato posizione. Subito giornalisti e blogger si sono affrettati a mettere questa notizia in relazione con le recenti segnalazioni di morie di uccelli e altri animali, ispirati forse dal film The Core, nella cui improbabile trama gli uccelli impazzivano e gli aerei andavano in tilt a causa dell’arresto del nucleo magnetico della Terra.

Per esempio, la chiusura della pista a Tampa avviene “per lo stesso motivo che potrebbe essere all’origine della moria di pesci e uccelli che si è verificata in più parti del mondo”, scrive Maurizio Molinari citando proprio The Core, su La Stampa: “la massa magnetica al Polo Nord della Terra sta oscillando più rapidamente di quanto avviene di solito”. Per Piero Mei, sul Messaggero, “sarebbe anche questa una delle cause delle recenti morie”. I forum di siti catastrofisti come Nibiru2012.it e Comedonchisciotte sono in subbuglio: sembra quasi che godano all’idea dell’imminente fine del mondo.

Tuttavia The Core non è una puntata di Superquark: è intrattenimento che non ha pretese di insegnare come funziona realmente il mondo. Per farlo si usano invece la ricerca giornalistica e la scienza. Un briciolo di ricerca in archivio e una rapida consultazione degli addetti ai lavori trovano infatti che la chiusura temporanea di una pista per tenere conto degli spostamenti del Polo magnetico è assolutamente normale: per esempio, è accaduto nel Regno Unito all’aeroporto di Stansted nel luglio del 2009, a Manchester e a Heathrow rispettivamente nel 2007 e nel 1987, e anche negli Stati Uniti, per esempio a Palm Beach nel 2010. Airliners.net cita esempi in tutto il mondo, da Amsterdam a Toronto, negli anni passati, e altri ne sono previsti per il 2011. Anche l’aeroporto di Bergamo ha effettuato un’operazione analoga, secondo Meteopassione.com.

Il Polo magnetico, infatti, si sposta in continuazione e le piste sono identificate da numeri che corrispondono al loro orientamento rispetto al nord magnetico, arrotondato alla decina più vicina: se questo riferimento si sposta, i numeri vanno ridefiniti di conseguenza. La Federal Aviation Administration statunitense se ne occupa regolarmente ogni cinque anni.

La pista di Tampa in questione, per esempio, era la 18R/36L: vale a dire, era disposta lungo la direzione nord-sud (180°/360°, a seconda del verso) rispetto a dove si trovava il polo magnetico al momento della sua designazione (la lettera indica se la pista è quella di destra, di sinistra o di centro). Ma lo spostamento del nord magnetico s’è accumulato negli anni e quindi occorre cambiare l’identificativo della pista (che in questo caso diverrà da oggi 19R/1L, ossia 190°/10°). Lo stesso avverrà per le altre piste dell’aeroporto nei prossimi giorni (Tampa Bay Online). I piloti vengono avvisati tramite i NOTAM e aggiornano le proprie mappe. Tutto qui: gli aerei non vanno certo in tilt. È come cambiare il nome a un’uscita dell’autostrada.

Nulla di anomalo, quindi: l’errore giornalistico è stato segnalare l’aggiornamento dell’identificativo della pista di Tampa come se fosse un evento straordinario, senza chiedersi se ci fosse per caso una spiegazione meno drammatica.

Anche lo spostamento del polo magnetico non ha nulla di straordinario, perlomeno per gli esperti: anche se noi profani tendiamo a pensare che il Polo magnetico coincida con quello geografico e se ne stia lì, in realtà quello magnetico è parecchio sfalsato e se ne va a spasso. Il Geological Survey of Canada ha tracciato una mappa storica del suo girovagare dal 1831 al 2001: nell’ultimo secolo s’è spostato di ben 1100 chilometri. Lo US Geological Survey offre una bella animazione che traccia il suo movimento dal 1590 a oggi.

Molti giornali hanno segnalato che il Polo magnetico si è spostato di una sessantina di chilometri in un anno, dichiarando che questo movimento sarebbe preoccupante perché troppo veloce e repentino, tanto da confondere gli uccelli migratori: in realtà, stando agli esperti del Geological Survey of Canada, lo spostamento medio dal 1970 è di circa 40 chilometri l’anno, e c’è un dato importante di cui tenere conto prima di allarmarsi per eventuali spostamenti repentini o influssi sui volatili: il Polo magnetico si sposta ogni giorno di 80 chilometri o più, tracciando un ovale. Le posizioni annuali indicate sulle mappe, infatti, sono delle medie.

Se il Nord magnetico cambia posizione giornalmente di 80 chilometri, sembra improbabile che sessanta chilometri l’anno facciano molta differenza per gli uccelli, che risultano cavarsela bene nonostante lo spostamento ben più importante, di 1100 chilometri, avvenuto negli ultimi cento anni.

In altre parole, le profezie di sciagura geomagnetica sono sballate e non è il caso di perdere la bussola.

L’UFO di Gerusalemme

L’UFO di Gerusalemme

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente su Wired.it, dove ora non è più disponibile, per cui lo ripubblico qui.

Stanno rimbalzando nei blog e nei siti dei giornali online (MSNBC, Examiner, Giornalettismo, TGCom, Leggo) e in televisione (Studio Aperto) dei video ufologici che sarebbero stati ripresi a Gerusalemme il 28 gennaio scorso e mostrano da angolazioni differenti una sfera luminosa che fluttua apparentemente sulla verticale della Spianata delle Moschee e poi schizza verso il cielo a velocità incredibile.

Uno di questi video è attribuito a un cineamatore di Tel Aviv, Eligal Gedailovic o Eligael Gidlovitch, e la sua pubblicazione su Youtube è stata notata da AllNewsWeb, sito non certo noto per la sua rigorosa verifica delle fonti, che ha rivendicato lo scoop affermando che il video è “uno dei più interessanti mai ripreso” e ha poi segnalato l’esistenza di un secondo video che mostra lo stesso evento e sembra quindi autenticare la prima ripresa.

In realtà c’è ben poco di interessante in questi video, a parte l’occasione di riempire senza fatica gli spazi vuoti dei giornali e dei blog: hanno tutte le caratteristiche dei soliti video manipolati che abbondano nei siti ufologici poco attenti. L’UFO, infatti, è semplicemente un puntino indistinto che si muove nel cielo notturno, facilissimo da aggiungere con un ritocco digitale. Roba già vista, insomma, e di certo non sufficiente a dimostrare che si tratti di visitatori extraterrestri.

Ma poi spunta un terzo video che dichiara di mostrare lo stesso evento da un’altra angolazione: stavolta l’oggetto misterioso è ripreso da una distanza minore e ha un aspetto globulare e mutevole. Si tratta allora della smoking gun dell’ufologia?

Purtroppo no. Infatti è già disponibile un’analisi video (segnalata dalla sezione Ufo e Alieni di NewNotizie) che mostra i segni della falsificazione: stabilizzando il video si nota che lo spostamento degli elementi in primo piano, dovuto al tremito della mano di chi effettua la ripresa, non è sincronizzato con lo spostamento dello sfondo. In altre parole, le due parti del video sono state riprese separatamente e poi composte digitalmente in modo maldestro. Stabilizzando il secondo video si nota lo stesso errore di sincronizzazione, ma fra l’“UFO” e il panorama, come mostrato da quest’altra analisi.

Nel terzo video si notano invece due particolari rivelatori che chiariscono la tecnica utilizzata per la falsificazione. Il primo è che il panorama di Gerusalemme è assolutamente identico a quello che si vede in questa foto di Wikipedia (ringrazio un lettore, Rubik, per la segnalazione); il secondo è che quando la ripresa effettua una zoomata diventa visibile una tipica griglia di pixel da monitor, come si può vedere nel dettaglio qui accanto. L’immagine dell’“UFO”, però, non ha questa griglia: segno che ha un’origine differente rispetto allo sfondo.

In questo caso non si tratta di un trucco digitale, ma di un effetto fisico: il realizzatore del video ha ripreso un monitor sul quale era visualizzata l’immagine di Gerusalemme e ha fatto in modo che una piccola sorgente luminosa (per esempio una torcia) si riflettesse nel vetro del monitor. Un effetto facile da ottenere, tanto che in pochi minuti ho realizzato anch’io un video analogo.

Il caso è insomma una bella dimostrazione di come sia facile creare un video ufologico fasullo ma credibile quanto basta per essere segnalato dai media (che difficilmente ne pubblicheranno la smentita) e di quante tecniche differenti possano essere utilizzate a questo scopo. Naturalmente non mancano gli irriducibili: Allnewsweb insinua che il terzo video sia stato “inserito deliberatamente in questo evento per screditarlo,” dimenticando che anche i primi due sono stati smascherati. È dura mollare uno scoop. Anche quando si rivela una bufala.

Antibufala: il masso fluttuante di Al-Hassa

Antibufala: il masso fluttuante di Al-Hassa

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente su Wired.it, dove ora non è più disponibile, per cui lo ripubblico qui.

Ad Al-Hassa, in Arabia Saudita, una volta l’anno, durante il mese di aprile, si compirebbe il prodigio che vedete nella foto qui accanto: “una pietra enorme… rimane sollevata ad 11 cm dal suolo… e rimane sospesa in aria per circa 30 minuti”.

Le leggende locali raccontano che nell’aprile del 1989 un mujaheddin si nascose dietro questa pietra ma fu ucciso. Da allora la sua anima fa levitare il masso. “Sembra che tutt’ora sia possibile scorgere le macchie di sangue fresco sulla roccia” e che “queste chiazze, quando la roccia si solleva da terra, diventino più scure, più fresche e umide.” Così almeno scrive Roberta Puddu su 2012magazine, e lo stesso fanno tanti altri blogger traendo ispirazione da Marco Frico di Express News.

La storia circola in tutto il mondo, indicando talvolta luoghi diversi (la pietra si troverebbe in Palestina o a Gerusalemme) e c’è chi la vede come una prova della potenza divina. Il fenomeno viene descritto come “incredibile e inspiegabile” e “un vero mistero”, senza porsi il più semplice dei dubbi: e se fosse un banale fotoritocco?

È sorprendente come nell’era di Photoshop ci sia ancora così tanta gente disposta a credere ciecamente a qualunque fotografia, scattata chissà dove da chissà chi e trovata su Internet, anche se mostra fenomeni che sfidano il buon senso e la fisica. Ma ci sono anche persone che considerano offensive ed empie queste “prove” del divino. È il caso di Al-Habib.info, che fa un buon debunking di quest’immagine sulla base del buon senso: “se fluttuasse e fosse all’aperto, vicino a un villaggio (notate l’auto, i cavi elettrici e la casa), sicuramente orde di persone e di troupe radio e televisive e media di tutti i generi ne avrebbero pubblicato le immagini e la storia. [Il masso] dovrebbe avere un blog tutto suo. Invece abbiamo solo quest’unica immagine e vaghi commenti su dove si trovi.”

Infatti si tratta di un fotoritocco di una pietra che in realtà poggia al suolo nel pieno rispetto della legge di gravità. Al-Habib.info ha trovato altre immagini del masso, come quella qui accanto o questa e questa su Flickr, che ne mostrano i sottili supporti naturali, probabilmente scolpiti dall’erosione.

Una ricerca per immagini simili rivela versioni ad alta risoluzione dell’immagine della pietra “fluttuante”, che mostrano chiaramente i segni di un fotoritocco molto grossolano e senza sfumature per eliminare i supporti.

Come per l’ufologia e il paranormale, di fronte a queste dimostrazioni di quanto sia facile e diffusa la frode fotografica, sarebbe ora di stabilire una regola semplice: una foto non è una prova. Ma per molti la voglia di credere è più forte del buon senso.

Antibufala: erbe medicinali vietate nell’UE dal primo aprile!

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente su Wired.it, dove ora non è più disponibile, per cui lo ripubblico qui.

Da alcuni mesi circola in Rete, via mail e Facebook, un allarme per una direttiva dell’Unione Europea che avrebbe conseguenze catastrofiche per le terapie basate su erbe e rimedi naturali. Nell’allarme, di cui trovate molte copie online, si afferma che “La Comunita’ Europea dal 2011 vuole cancellare la liberta’ di scelta di come ci si vuole curare… sara’ proibito qualsiasi insegnamento di terapie alternative!”.

Sempre secondo l’appello, “dal 1 aprile 2011 tutte le erbe medicinali diventeranno praticamente illegali nell’Unione Europea” grazie alla “European Directive on Traditional Herbal Medicinal Products (THMPD)”: saranno proibiti “tutti i preparati fino ad oggi chiamati integratori alimentari”. Inoltre saranno chiuse “tutte le scuole omeopatiche ed altre scuole di terapie naturali” e sarà vietata “la vendita di libri riguardanti terapie erboristiche, fitoterapiche e di oligoelementi”.

L’appello rimanda a una petizione in inglese su Ipetitions.com, che accusa l’UE, il governo britannico, l’establishment medico e i media nazionali di aver volutamente tenuto all’oscuro la popolazione. Dietro tutto l’affare ci sarebbe l’industria farmaceutica, ansiosa di bloccare il successo delle terapie alternative. Niente paura: tutto è rimediabile, secondo l’appello, raccogliendo 35 milioni di firme (o, più correttamente, di adesioni online). Finora, però, la petizione è arrivata solo a quota 103.000 adesioni. E c’è un altro problema: visitando il sito dell’erboristeria che ha avviato la petizione si scopre una pagina che chiarisce che la petizione è aperta soltanto ai cittadini britannici (“This petition is valid for UK citizens and Ex-Pats only… EU members and the International community must not sign this petition unless you have UK Citizenship”).

Ma esiste questa direttiva così liberticida? Sì, esiste, anche se l’appello si guarda bene dal fornire un riferimento per consultarla. Per fortuna basta una rapida ricerca negli archivi pubblici dell’Unione Europea per trovarla: è la direttiva 2004/24/CE con la relativa direttiva di modifica 2004/27/CE. Il tutto è disponibile anche in italiano.

Leggendo la direttiva si scopre che non vieta affatto l’insegnamento delle terapie alternative o la vendita di libri sull’argomento e non impone la chiusura delle scuole di omeopatia o terapie naturali, come asserisce l’appello. Più semplicemente, qualunque prodotto vegetale tradizionale che voglia essere venduto come medicinale nell’UE dovrà rispettare le stesse regole di qualità e trasparenza e le stesse garanzie di sicurezza ed efficacia che pretendiamo dai medicinali prodotti in laboratorio dalle società farmaceutiche. Se un prodotto non viene venduto come medicinale ma viene offerto come integratore alimentare o alimento, non ricade nell’ambito di questa direttiva.

In altre parole, le erbe medicinali non verranno affatto rese illegali dal primo aprile e non sarà necessario rivolgersi a un pusher per procurarsi un po’ di salvia o di menta. Come capita spesso, l’appello cavalca i pregiudizi di chi teme grandi complotti da parte dei poteri forti e del Nuovo Ordine Mondiale (citato persino dall’estensore dell’appello originale).

Prima che qualcuno insinui che sto difendendo Big Pharma, suggerisco la lettura del comunicato stampa della Federazione Erboristi Italiani, che non a caso s’intitola “Quanto allarmismo!”. Parole sante.