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Ai sudditi inglesi verrà chiesto di giurare fedeltà a Re Carlo. Ma “to swear” ha due significati

Ai sudditi inglesi verrà chiesto di giurare fedeltà a Re Carlo. Ma “to swear” ha due significati

La BBC oggi titola
“Coronation: Public asked to swear allegiance to King Charles”, riferendosi all’invito ai sudditi britannici di giurare fedeltà al nuovo
monarca per creare (cito) “un coro di milioni di persone”. Questa è una novità
della cerimonia d’incoronazione. La formula da recitare sarebbe
“I swear that I will pay true allegiance to Your Majesty, and to your heirs
and successors according to law. So help me God.”

Sono (anche) cittadino britannico, ma non ho intenzione di giurare fedeltà a
un rappresentante non eletto di una monarchia. Si tratta di un invito a
giurare, e ho tutte le intenzioni di ignorarlo educatamente.

Però leggendo il titolo della BBC mi è venuto in mente quanto l’inglese sia
ambiguo e dipendente dal contesto. Il verbo to swear, infatti,
da solo significa sia “giurare” sia “dire parolacce”. È il contesto a
far capire quale delle due accezioni è quella giusta.
“To swear on the Bible” significa quindi
“giurare sulla Bibbia” e non “dire parolacce sulla Bibbia”.

E questo comporta che il titolo della BBC si presta (presumo
involontariamente) a più di una modalità di partecipazione alla cerimonia,
come illustrato qui sotto:

Il titolo autentico.
Il titolo modificato (da me).

(AGG 2023/04/26) Il disastro della campagna social “Open to Meraviglia”: clip girata in Slovenia, Brindisi che diventa Toast, e altro ancora


Questo articolo è stato pubblicato inizialmente presso Disinformatico.info, dove trovate l’originale con i commenti dei lettori. Pubblicazione iniziale: 2023/04/21 18:52. Ultimo aggiornamento: 2023/04/26 18:45.

La campagna social “Open to Meraviglia” del Ministero del Turismo italiano, che già nel titolo rigurgita una mostruosità linguistica, è chiaramente gestita da gente che ha qualche difficoltà con i social e la pianificazione. Eppure la gente in questione è il Gruppo Armando Testa, che si definisce “il più grande gruppo italiano di comunicazione del mondo”, affiancato da Almaviva, che si dichiara “leader nell’Intelligenza Artificiale (AI), nell’analisi del linguaggio naturale e nei servizi Big Data”.

(https://newsroom.armandotesta.it/it/italia-open-to-meraviglia/)

(https://www.almaviva.it/it_IT/Comunicati-Stampa/show-pressrelease/9e7fb633-8f8d-4d5d-a0e3-06589af98226/Le-tecnologie-AI-di-Almawave-scelte-dal-Ministero-del-Turismo-per-la-traduzione-multilingua-del-portale-www.italia.it—leggi-il-Comunicato-Stampa)

I disastri che sono emersi man mano in questa campagna sono talmente tanti che ho dovuto dividere questo articolo in capitoli per raccontare per bene una delle figuracce più epiche nella storia della comunicazione digitale.


Capitolo 1. Il nick Venereitalia23 non registrato nei social

Sul sito del Gruppo Armando Testa, linkato sopra, viene detto che la campagna digitale “vivrà nel profilo Instagram venereitalia23, nel sito Italia.it e nelle altre piattaforme social”. Nel video promozionale creato per il Ministero del Turismo italiano si vede ripetutamente che la Venere botticelliana animata digitalmente ha come account social Venereitalia23. E questo nome di account viene anche citato direttamente dalla voce di “Venere” nel video: “su Instagram, Linkedin e tutti i social sarò Venereitalia23” (https://www.youtube.com/watch?v=EOw57LXR-_M).

Il 26 aprile il video è stato reso privato, ma nel frattempo ne ho scaricato una copia e ripubblico qui sotto gli screenshot pertinenti.

Beh, non sarà Venereitalia23 su proprio tutti i social. Infatti i coordinatori della campagna, sbadatelli, si sono dimenticati di registrare il nome Venereitalia23 su Twitter, YouTube e Facebook prima di avviare la campagna, come si dovrebbe invece fare per un’ovvia misura standard di brand protection. Lo ha fatto al posto loro qualcun altro.

Idem su Onlyfans, ma ammetto che si tratta di un “social” obiettivamente un pochino fuori tema per una campagna di promozione del turismo.

Ringrazio Adriano, Riccardo, Os1ride per le segnalazioni.

Già con questo scivolone il divertimento è assicurato. Ma non è tutto.


Capitolo 2. Il nome di dominio “dimenticato”

A quanto risulta al momento, sembra che gli organizzatori della campagna si
siano dimenticati anche di registrarsi il nome di dominio italiano dello
slogan, ossia
Opentomeraviglia.it.

Secondo i dati pubblicamente consultabili di Whois, questo nome di dominio
risulta intestato attualmente a tale Filippo Giustini ed è attualmente un
redirect che porta alla società Marketing Toys in provincia di Firenze,
alla quale vanno i miei complimenti per la
“fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione” (cit.;
grazie a
@i_poteri_forti
per la segnalazione del redirect).

Capitolo 3. Le foto stock

Il corpo e gli indumenti della “Venere”, inoltre, sembrano tratti da una foto
stock di Shutterstock, secondo la segnalazione di Simone Aliprandi (https://twitter.com/simonealiprandi/status/1649478851674664960).

La foto della campagna e quella di Shutterstock a confronto:

Credit per la composizione:
Simone Aliprandi.

Anche un’altra immagine della campagna ufficiale, mostrata anche nel video, somiglia straordinariamente a
una foto stock, come segnalato da Barbara Martini e @RosyilCapo (https://twitter.com/Barbara22Mar/status/1649517166729871362
e
https://twitter.com/RosyilCapo/status/1649793039580143617/photo/1).

L’immagine in questione è questa:

La foto stock su Shutterstock è questa (https://www.shutterstock.com/image-photo/fulllength-shot-charming-curly-woman-pink-1304975056):

Alcuni lettori hanno poi notato che i nomi dei file grafici pubblicati
inizialmente sul sito del Ministero del Turismo italiano per la campagna
sembrano indicare che siano stati trasmessi via WhatsApp, dato che il loro
formato era del tipo
WhatsApp-image-2023-04-20-at-10.20.29 […]-272×182.jpg (https://www.ministeroturismo.gov.it/italia-open-to-meraviglia/;
https://twitter.com/iacopo_melio/status/1650395588465139714/photo/1).

Questo è un indicatore di un metodo di lavoro poco professionale, perché
WhatsApp normalmente applica una compressione fortissima alle immagini
scambiate e quindi è un pessimo metodo per inviare immagini destinate alla
pubblicazione su un sito. Nel frattempo, i nomi dei file sul sito del
Ministero sono stati cambiati.

Ma rispetto a un altro fatto bizzarro che è stato rilevato, tutto questo è
quasi trascurabile.

Capitolo 4. Le immagini dell’Italia girate in Slovenia

Successivamente è emerso che
alcune delle immagini che dovrebbero raffigurare le bellezze dell’Italia
sono in realtà state girate fuori Italia
, in Slovenia, e sono riprese stock, secondo quanto segnala Selvaggia
Lucarelli (https://twitter.com/stanzaselvaggia/status/1650020739779555328).

In un articolo del Fatto Quotidiano Lucarelli specifica che le immagini
sono della
“cantina Cotar, nel carso sloveno. C’è anche una bottiglia del vino Cotar
sul tavolo, nel video. […] ho trovato il video su Artgrid, una piattaforma
straniera che cede video e immagini con un semplice abbonamento per 600 euro
l’anno”
(https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2023/04/23/santanche-lo-spot-venere-di-botticelli-e-il-made-in-italy-girato-in-slovenia/7139262/, dietro cookiewall).

Selvaggia Lucarelli su Twitter ha anche pubblicato il link al video stock su
Artgrid, consentendo a tutti di confrontare le immagini dello spot con quelle
di Artgrid e della cantina Čotar. Gli spezzoni video stock di Artgrid sono
intitolati Wine Tasting with Friends (https://artgrid.io/story/26708/wine-tasting-with-friends
; https://cotar.si/).

Nelle anteprime di questi spezzoni se ne notano alcune che mostrano
esattamente la stessa ambientazione, la stessa inquadratura e le stesse
persone presenti nel video a 27 secondi dall’inizio.

La pagina delle anteprime degli spezzoni video su Artgrid. Notate l’ultima
riga in basso.
Dettagli dell’anteprima centrale dell’ultima riga.
Fotogramma del video ufficiale a 27 secondi dall’inizio.

I lettori mi segnalano che Triesteprima.it ha confermato la localizzazione
slovena delle riprese:
“La scena della cantina in cui brinda un gruppo di amici è stata infatti
girata da Cotar a Gorjansko, a pochi chilometri da Trieste. Non solo, come
rivelato dal produttore e regista triestino dell’agenzia creativa Terroir
Films, Massimiliano Milic, che ha reso pubblica la gaffe del Ministero, la
clip è stata presa da Artgrid, un archivo stock, ed è firmata da Hans Peter
Scheep. “Me ne sono accorto perché, scorrendo le immagini del filmato, ho
visto persone che conosco. Inoltre ho riconosciuto sia la corte che
l’etichetta di Cotar”, spiega Milic.”

(https://www.triesteprima.it/cronaca/open-to-meraviglia-spot-slovenia-.html).

Capitolo 5. La città di Brindisi diventa Toast, Camerino diventa Garderobe e Sutera diventa Homosexuell

La farsa non finisce qui. Sempre Lucarelli
segnala
che il sito ufficiale della campagna Open to Meraviglia, ossia
Italia.it, ospita traduzioni in tedesco nelle quali
sono stati tradotti letteralmente i nomi delle località, per cui
Brindisi è diventata Toast, Fermo è diventa Stillstand, Prato è
diventata Rasen, Cento è diventata Hundert, Scalea è diventata
Treppe, e Camerino è diventata Garderobe, e così via.

Screenshot della pagina dedicata a Garderobe (Camerino) su Italia.it.

Le traduzioni, se così si possono chiamare, sono opera della società Almawave,
che il 9 febbraio 2023 se ne era vantata in un comunicato stampa con queste parole fatidiche (ho
aggiunto io il grassetto):

Almawave S.p.A, società del Gruppo Almaviva, quotata sul mercato Euronext
Growth Milan (Ticker: AIW), leader nell’Intelligenza Artificiale (AI),
nell’analisi del linguaggio naturale e nei servizi Big Data, si è aggiudicata
la gara indetta dal Ministero del Turismo relativa alla fornitura di
tecnologie di machine translation (traduzione automatica), basate
sull’Intelligenza Artificiale.

Il contratto, della durata di tre anni, permetterà la traduzione multilingua
dei contenuti del sito ufficiale del turismo italiano http://www.italia.it.

Grazie alle tecnologie di AI e ai modelli di machine translation del Gruppo
Almawave, opportunamente addestrati e integrati con servizi professionali
per garantirne la massima qualità
, il Ministero del Turismo potrà disporre di un servizio di traduzione
automatizzata di tutte le notizie e informazioni che saranno pubblicate sul
portale. Le lingue abilitate saranno l’inglese, lo spagnolo, il francese, il
tedesco e il portoghese.

(https://web.archive.org/web/20230425084637/https://www.almaviva.it/it_IT/Comunicati-Stampa/show-pressrelease/9e7fb633-8f8d-4d5d-a0e3-06589af98226/Le-tecnologie-AI-di-Almawave-scelte-dal-Ministero-del-Turismo-per-la-traduzione-multilingua-del-portale-www.italia.it—leggi-il-Comunicato-Stampa)

“Massima qualità”. Come no. In una lettera aperta rivolta al Ministero del Turismo, l’Associazione Italiana Traduttori e Interpreti ha definito queste traduzioni senza mezzi termini: le ha descritte come “pessime e grottesche” (https://aiti.org/sites/default/files/inline-files/Lettera%20al%20Ministero%20del%20Turismo.pdf).

Lucarelli non ha pubblicato i link alle pagine specifiche, ma li aggiungo io
qui sotto, insieme ad altre località trovate dai lettori, fra le quali spicca
un assolutamente epico Homosexuell come traduzione di “massima qualità”
del nome della località sicula Sutera (grazie
Adriano; grazie
La Regione Ticino).

Ho incluso anche i link alle copie permanenti di queste perle e ho
riordinato il tutto in ordine alfabetico tedesco:

  1. Auster (Ostra):

    https://web.archive.org/web/20230424141122/https://www.italia.it/de/marken/auster;
  2. Garderobe (Camerino):

    https://www.italia.it/de/marken/garderobe; https://archive.is/mEjSz;
  3. Geschlossen (Chiusi):

    https://www.italia.it/de/toskana/chiusi; https://archive.is/ffHiI;
  4. Homosexuell (Sutera):

    https://web.archive.org/web/20230424231359/https://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:Ox3vO-NzgqAJ:https://www.italia.it/de/sizilien/homosexuell&cd=1&hl=it&ct=clnk&gl=it&client=firefox-b-d;
  5. Hundert (Cento):

    https://www.italia.it/de/emilia-romagna/ferrara/cento; https://archive.is/2fIrV;
  6. Keil (Cuneo):

    https://www.italia.it/de/piemont/cuneo; https://archive.is/e5r1Z
  7. Kiesel (Sassello):

    https://web.archive.org/web/20230424140641/https://www.italia.it/de/ligurien/kiesel;
  8. Klinge der Peligni (Lama dei Peligni):

    https://web.archive.org/web/20230424140857/https://www.italia.it/de/abruzzen/lama-dei-peligni;
  9. Kokosnussschneider (Tagliacozzo):

    https://web.archive.org/web/20230424140139/https://www.italia.it/de/abruzzen/tagliacozzo
  10. Kollision (Scontrone):

    https://web.archive.org/web/20230424142123/https://www.italia.it/de/abruzzen/scontrone;
  11. Konstanzer Pfirsich (Pescocostanzo):

    https://www.italia.it/de/abruzzen/pescocostanzo; https://archive.is/rdmGF;
  12. Kreis (Cerchio): segnalato senza fornire link da La Regione Ticino;
  13. Lächle (Sorradile):

    https://web.archive.org/web/20230424142620/https://www.italia.it/de/sardinien/lachle;
  14. Leistung (Potenza):

    https://www.italia.it/de/basilikata/potenza; https://archive.is/YbMJG
  15. Minderjährige (Minori):

    https://web.archive.org/web/20230424144727/https://www.italia.it/de/kampanien/salerno/minori;
  16. Öffnen (Aprica):

    https://www.italia.it/de/lombardei/offnen; https://archive.is/GAkfO
  17. Palettenbett (Lettopalena):

    https://web.archive.org/web/20230424203933/https://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:xz_NOj9zG2gJ:https://www.italia.it/de/abruzzen/lettopalena&cd=1&hl=it&ct=clnk&gl=it&client=firefox-b-d;
  18. Pleuelstange (Biella):

    https://web.archive.org/web/20230424160602/https://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:P3_ZzAN8BxsJ:https://www.italia.it/de/piemont/pleuelstange&cd=1&hl=it&ct=clnk&gl=it&client=firefox-b-d;
  19. Pfirsich (Pescarenico):

    https://www.italia.it/de/lombardei/lecco/pescarenico; https://archive.is/VBnmg;
  20. Rasen (Prato):

    https://web.archive.org/web/20230424120540/https://www.italia.it/de/toskana/prato;
  21. Revisionen (Rivisondoli):

    https://web.archive.org/web/20230424135527/https://www.italia.it/de/abruzzen/l-aquila/rivisondoli;
  22. Stillstand (Fermo):

    https://www.italia.it/de/marken/stillstand; https://archive.is/IEzTO
  23. Störung (Fallo):

    https://web.archive.org/web/20230424144558/https://www.italia.it/de/abruzzen/fallo;
  24. Tinnitus (Tinnura):

    https://web.archive.org/web/20230424142733/https://www.italia.it/de/sardinien/tinnitus;
  25. Toast (Brindisi):

    https://web.archive.org/web/20230424120623/https://www.italia.it/de/apulien/toast

  26. Treppe (Scalea):

    https://www.italia.it/de/kalabrien/cosenza/scalea; https://archive.is/nERSj;

  27. Umschlag (Copertino):

    https://web.archive.org/web/20230424142406/https://www.italia.it/de/apulien/umschlag;

  28. Vorderseite (Frontino):

    https://web.archive.org/web/20230424140531/https://www.italia.it/de/marken/frontino;

  29. Zitrone Piemont (Limone Piemonte):

    https://web.archive.org/web/20230424140150/https://www.italia.it/de/piemont/zitrone-piemont.

Fortunatamente, Lecco, Troia e Bellano non figurano tra le traduzioni letterali in tedesco.

Nelle ore successive alla diffusione della notizia di questi disastri linguistici, che hanno tutti i segni di una tipica traduzione fatta da un software di intelligenza artificiale usato senza la minima revisione da parte di una persona linguisticamente competente, dal sito Italia.it è scomparsa completamente l’opzione di scelta della lingua tedesca e le pagine sono diventate inaccessibili. Ma Internet non dimentica e le copie d’archivio persistono.

Prima…
… e dopo.

Adriano Pedrana ha salvato su Archive.org l’elenco completo dei link ora rimossi:

Nella versione inglese, invece, spiccano errori madornali come italian e italians scritto in minuscolo. In inglese tutti i sostantivi e aggettivi riferiti alle lingue e ai popoli vanno in maiuscolo: è una nozione da scuola media. Si scrive, per esempio, Do you speak English? Are you French? (https://www.italia.it/en;
https://www.italia.it/en/open-to-meraviglia).

Capitolo 6. Gli errori nel testo

Bufale un tanto al chilo nota che è sbagliata l’affermazione fatta nel video, ossia che l’Italia sia “lo 0,5% della superficie terrestre”. Il valore reale è meno della metà, ossia lo 0,2%.

Capitolo 7. I costi di tutto questo

Secondo il Sole 24 Ore, “Il totale dell’investimento previsto da Enit per la campagna primavera/estate e autunno/inverno è di nove milioni di euro.” (https://www.ilsole24ore.com/art/turismo-venere-botticelli-testimonial-dell-italia-una-promozione-9-milioni-euro-AEEyjmJD).

Traduzioni impossibili: il gioco di parole scurrile nel trailer originale del film “Barbie”

Traduzioni impossibili: il gioco di parole scurrile nel trailer originale del film “Barbie”

Il nuovo trailer del film Barbie contiene uno scambio di battute che nella versione italiana può lasciare molto perplessi, con questa ripetizione apparentemente senza senso del modo di dire “far fuori” che si scambiano vari personaggi nella scena finale sulla spiaggia, negli ultimi venti secondi del trailer.

– Se non fossi gravemente ferito ti sbatterei fuori dalla spiaggia, Ken.

– Puoi farmi fuori quando vuoi, Ken.

– Se vuoi fare fuori lui devi prima fare fuori me.

– Io vi farei fuori tutti e due insieme.

– Basta, Ken.

– Oh, ci fai fuori tutti e due?

– E allora perché non vediamo co…

– Nessuno deve fare fuori nessuno.

Se vi state chiedendo come mai questi personaggi indugino così tanto sulla questione di chi vada fatto fuori, la ragione è che nell’originale l’intero battibecco è in realtà un gioco di parole a sfondo sessuale, che la traduzione italiana non rende. Non ne faccio una colpa al traduttore; non avrei saputo far di meglio in una situazione disperata del genere.

Se volete saperne di più, ho riesumato il Disinformatico NSFW, che giaceva inutilizzato da anni, per spiegare il tutto. Ovviamente l’articolo completo è sconsigliato ai bigotti e agli animi sensibili.

“Rileggere? Perché?” edizione per autolavaggi

“Rileggere? Perché?” edizione per autolavaggi

Ho visto questa confezione in un negozio qui a Lugano e ho pensato che un flacone probabilmente basterà per anni, se si tratta di lavare automobili così piccine piccine.

Spero che il prodotto sia realizzato con una cura maggiore di quella dedicata alla traduzione della sua confezione. Nel dubbio non l’ho comprato.

Le allucinazioni di DeepL Translator (aggiornamento 2023/03/05)

Le allucinazioni di DeepL Translator (aggiornamento 2023/03/05)

Uno dei problemi principali delle intelligenze artificiali attuali ha un nome
tecnico molto specifico:
allucinazione. Vuol dire che questi software hanno la tendenza a inventarsi completamente i
risultati richiesti dagli utenti e farlo in maniera estremamente autorevole.
Sono dei contaballe dalla parlantina incrollabile.

Ho raccontato un
esempio con ChatGPT
pochi giorni fa: stavolta è il turno di
DeepL Translator, un servizio
di traduzione automatica basato sull’intelligenza artificiale. Mesi fa ho
aperto un account a pagamento per iniziare un test approfondito di questa
tecnologia, visto che (come molti di voi sanno già) lavoro da decenni nel
campo della traduzione di testi tecnici e questi software potrebbero essere
dei concorrenti pericolosi oppure degli assistenti preziosi.

La mia sperimentazione sta ancora andando avanti, per cui non posso ancora
dare un parere definitivo: per ora credo di poter dire con ragionevole
certezza che DeepL è un buon
ausilio per un traduttore esperto e già formato
che ne capisca i limiti e sia disposto a investirci molto tempo
per personalizzarlo (la versione Pro consente di generare glossari
specializzati per i vari tipi o argomenti di traduzione). Ma chiunque pensi
che i traduttori umani non servano più e che basti immettere un testo in DeepL
per ricavarne la traduzione fatta e finita sta preparando il terreno per un
disastroso imbarazzo garantito.

Durante questa sperimentazione ho notato che DeepL ha una particolarità: si
inventa le parole. Se incontra nel testo originale un errore di battitura che
produce una parola che non esiste, non avvisa dell’errore ma fabbrica
una traduzione inventata di quella parola.

Non sapevo ancora come si chiamasse questo difetto, finché ho scoperto che lo
stesso fenomeno esiste anche in altre intelligenze artificiali e si chiama,
appunto, allucinazione.

Oggi DeepL era particolarmente allucinato. Gli ho dato in pasto un testo
tecnico nel quale a un certo punto la parola estremità era stata
scritta senza la e iniziale. E così si è inventato, con assoluta
sicumera, la “parola” inglese stremity (in inglese estremità si
traduce spesso extremity). Poi ha incontrato diposizione (refuso
al posto di disposizione) e ha inventato diposition. Poco dopo
ha partorito un discutibilissimo nondeteriorable come traduzione
“inglese” di non deteriorabile.

Sembrava una persona di lingua italiana che ricorreva al vecchio trucco
“se non sai una parola in una lingua, prova a usare quella italiana
adattandola allo stile della lingua”
. Se è tedesco, mettici un -en in fondo, alla Sturmtruppen; se è
spagnolo, sbattici in coda un -os e vai che vai bene così.

Certo, sono errori che un traduttore attento e un correttore ortografico
correttamente installato riusciranno a notare e correggere, ma che succederà a
chi si fida troppo di questi traduttori automatici e non ha gli anni di
esperienza e di competenza linguistica che gli permettono di riconoscere le
loro allucinazioni? A furia di essere usati nelle traduzioni degli
incompetenti, questi termini inventati e sbagliati diventeranno vocaboli
accettati? Mi sa che ne vedremo delle belle.

2023/03/05 20:00. Licia Corbolante di
Terminologia etc. mi ha mandato
questo suo thread Twitter a proposito delle parole inventate dai sistemi di
traduzione automatica (nel suo caso, il motore di traduzione automatica Naver
Papago, colto a creare vocaboli italiani durante la traduzione dal coreano di
un video, come
descritto
da Marco Ardemagni su Facebook). Lo pubblico qui con il suo permesso e su sua
gentile proposta per chiarire alcuni dubbi emersi nei commenti al mio
articolo.

Scrive Marco Ardemagni:

“Mi piacciono altre cose, come le sementi di caldo e girasole”, “Mantenere
la casa è positivo e negativo per me”, “Le cose con i ricordi sono ricordate
più deliziosamente”.

Grazie all’amico Luca Lissoni (a cui sono stati a sua volta segnalati) ho
scoperto il fascino ipnotico dei video della serie Sabzak Salim, in cui una
giovane coreana (inquadrata sempre di quinta) celebra, con sobria eleganza,
i fasti della vita da casalinga.

Come se tutto ciò non fosse già sufficiente ad accorrere in massa su questo
canale youtube, i sottotitoli italiani sfiorano vette inarrivabili di non
senso, surclassando, a mio avviso, i migliori esiti della poesia
metasemantica di Fosco Maraini.

La giantina di ceramica, i murciolini di acciaio inossidabile, il tè nero
che huore a limone, la vaissella, la lavabosca, la pincella, gettano
inquietanti ombre sulla propria stessa genesi.

Se dal coreano il sottotitolatore automatico arriva all’italiano rimbalzando
sul francese o sullo spagnolo, come fa a coniare questi fenomenali lessemi
che non appartengono a nessuno dei repertori lessicali conosciuti e non sono
nemmeno attestati in rete?
Si direbbe che il traduttore automatico
abbia preso vita cesellando uno a uno questi gioielli, ispirandosi a parole
straniere, aggiungendovi però un quid imponderabile e personalissimo.

Qualcuno è in grado di formulare ipotesi più credibili?

Risponde Licia Corbolante:

I sistemi di NMT [neural machine translation, traduzione automatica
neurale] vengono addestrati (training) su testi paralleli in lingua
1 (L1) e in lingua 2 (L2) da cui ricavano dei loro “vocabolari”
(vocabulary), che però sono incompleti: mancano tutte le parole non
presenti nei testi usati per il training. Va anche considerato che
il lessico di ogni lingua è un sistema aperto, in continua evoluzione, e
sarebbe impossibile averne di esaustivi. Oltretutto, sia per questioni di
spazio richiesto che di tempi di elaborazione, per la NMT è improduttivo
avere “vocabolari” di grandi dimensioni, che devono invece essere il più
ridotte possibile.

Come fa allora la NMT a gestire parole
out of vocabulary (OOV) che non ha mai incontrato prima?
Un’opzione è lasciarle nella lingua originale, ma il testo tradotto
potrebbe risultare incomprensibile. Un’altra opzione è usare “dizionari”
di supporto a cui la NMT può attingere per le parole mancanti, soluzione
possibile ma per nulla efficiente e soggetta comunque a errori. Si ricorre
invece ad altre soluzioni.

Per ottimizzare il processo di traduzione, i sistemi di NMT non operano a
livello di parole come le intendiamo noi, ma di unità più piccole ottenute
con particolari tipi di segmentazione, come ad es. sottoparole
(subwords) formate da sequenze di caratteri (n-gram), oppure
singoli simboli che rappresentano le sequenze di caratteri più frequenti e
che sono ottenuti con particolari algoritmi di compressione. Da un punto
di vista umano solo alcune
subword apparirebbero significative, ad es. quelle che
corrispondono a morfemi, altre invece non lo sarebbero affatto. I sistemi
di NMT invece riescono ad individuare pattern a noi non apparenti,
apprenderli e utilizzarli poi nella traduzione.

Questi metodi di segmentazione hanno il vantaggio di ridurre notevolmente
le dimensioni dei “vocabolari” e di consentire di gestire adeguatamente
anche le parole OOV (anche sfruttando similarità lessicali tra lingue: ad
esempio, una parola inglese come cynophobia, composta da elementi
formativi neoclassici, molto probabilmente in italiano viene resa
correttamente con cinofobia, come farebbe un traduttore umano).

Problemi noti di questi metodi: errori lessicali tra cui la creazione di
parole inesistenti, sia per singole parole che per composti ed espressioni
polirematiche, più o meno evidenti e ricorrenti in base alle
caratteristiche di ciascuna coppia di lingue, ad es. per le lingue
germaniche difficoltà con i composti. Nel caso di singole parole, gli
errori più comuni sono di tre tipi (esempi dai sottotitoli del video
ipotizzando inglese L1 e italiano L2):

  • parole che assomigliano a parole L1 ma inesistenti in L2, ad es.
    *nodoli per noodle, *papaver per popover;
  • parole inesistenti in L2 ma che assomigliano a parole esistenti o
    plausibili in L2, ad es. *panella è simile a padella, *tappuccio sia a
    tappo che a cappuccio;
  • parole non riconducibili né a L1 né a L2, ad es. *toalla, *vaissella
    (le sequenze oa e ai seguite da doppia consonante sono inusuali in
    italiano)

Con questi riferimenti parole come *giantina e *murciolini dovrebbero
apparire un po’ meno misteriose: non hanno alcun senso e chissà come sono
saltate fuori, però è chiaro che il traduttore automatico ha appreso
correttamente quali parole sono conformi alla struttura delle parole
italiane!

Infine, non so come operi Naver Papago, ma nel caso la traduzione dal
coreano L1 all’italiano L2 non fosse diretta ma ricorresse a una terza
lingua pivot (ad es. inglese, o francese, o spagnolo), va considerato che
nel passaggio da una lingua all’altra gli errori si propagano.

NB Questa descrizione è ipersemplificata!

Per chi è interessato, 2 articoli in inglese che più di altri mi sono
serviti per capire meccanismi ed errori, con vari esempi:

Neural Machine Translation of Rare Words with Subword Units
(aclanthology.org)

View of NMT’s wonderland where people turn into rabbits. A study on the comprehensibility of newly invented words in NMT output (uantwerpen.be)

Abbiamo i diritti di traduzione dell’autobiografia spaziale più poetica che ci sia: Carrying the Fire di Michael Collins

Abbiamo i diritti di traduzione dell’autobiografia spaziale più poetica che ci sia: Carrying the Fire di Michael Collins

Oltre due anni fa vi avevo chiesto quanti di voi sarebbero stati interessati a una traduzione italiana di quella che viene considerata la più poetica fra le autobiografie degli astronauti: Carrying the Fire, di Michael Collins, il “terzo uomo” della missione Apollo 11 che portò i suoi compagni di viaggio, Neil Armstrong e Buzz Aldrin, a diventare i primi due esseri umani della storia a camminare sulla Luna.

Finalmente, e per felice coincidenza proprio nell’anniversario della nascita di Collins (nato a Roma il 31 ottobre 1930, morto nel 2021), posso annunciare che dopo quattro anni complessivi di trattativa l’editore bolognese Cartabianca ha ottenuto i diritti di traduzione italiana e di pubblicazione in e-book e su carta e che io coordinerò la traduzione e la revisione tecnica insieme a un pool di esperti, come già avvenuto con lo stesso editore per altre due autobiografie spaziali, quelle di Gene Cernan e John Young.

È per me un sogno che si avvera, oltre che un tributo all’autore, poter finalmente annunciare che si farà la traduzione di questa autobiografia, una delle poche scritte senza l’assistenza di altri autori o ghost writer e per questo particolarmente schietta, arguta e colta come lo era il suo autore (che infatti in proposito commentò che “Non importa quanto sia bravo il ghost, sono convinto che un libro perda in realismo quando un interprete si interpone tra il narratore e il suo pubblico”). È incredibile che dopo oltre cinquant’anni il racconto della vita dell’unico astronauta lunare nato in Italia sia inedito in italiano, ed era ora che questa lacuna potesse essere colmata.

La data di uscita prevista della traduzione italiana di Carrying the Fire è entro Natale 2023. Non è ancora stato fissato un prezzo di copertina e dobbiamo ancora limare i dettagli tecnici e amministrativi del crowdfunding (necessario, vista la stazza del libro e la tiratura prevedibilmente modesta), ma di certo i nomi di tutti coloro che contribuiranno al progetto verranno inclusi in tutte le edizioni digitali e cartacee della traduzione. 

Pubblicherò maggiori dettagli appena possibile, ma nel frattempo l’editore festeggia questo traguardo offrendo la versione cartacea de L’ultimo uomo sulla Luna (l’autobiografia di Gene Cernan) da oggi e per un mese al prezzo scontato di 15 euro più le spese di spedizione.

Repubblica scrive che “le auto saranno ancora più razziste”. Eh?

Repubblica scrive che “le auto saranno ancora più razziste”. Eh?

In un
articolo
senza firma del 12 agosto 2022, dedicato alla Formula E (il campionato per
auto elettriche),
Repubblica scrive che
“L’auto Gen 2 ha raddoppiato la capacità della batteria e ha rimosso la
necessità di pitstop per cambiare auto. Con Gen 3, le auto saranno ancora
più razziste.”

Screenshot e
link a copia permanente per gli
increduli:

Come è possibile scrivere una scemenza simile? E non è l’unica, visto che si
parla anche di “traguardo secolare” in una gara di auto che è nata otto
anni fa e che festeggia la centesima gara.

Ci sono anche altre fesserie colossali, che non cito pubblicamente perché non
voglio fare il revisore di bozze gratuito.

Ho
segnalato pubblicamente
la stupidaggine a Repubblica. È ancora lì, online in tutto il suo
splendore, mentre scrivo queste righe. E raccatta incassi pubblicitari grazie
agli spot applicati in abbondanza all’articolo. Sembra quasi che lo scopo di
questo tipo di giornalismo non sia informare il lettore, ma generare fuffa
nella quale ospitare pubblicità.

Un lettore,
Luca, mi
suggerisce che si tratti di una traduzione a neuroni spenti di
questo articolo di Reuters.

In effetti il confronto è illuminante (le evidenziazioni sono mie):

REUTERS: From a debut in 2014 around the stadium built for Beijing’s 2008
Summer Olympics, Formula E reaches its century milestone on Sunday
by racing near the stadium that hosted the 1988 Seoul Games.

REPUBBLICA: Da un debutto nel 2014 intorno allo stadio costruito per le
Olimpiadi estive di Pechino 2008, la Formula E raggiunge il suo
traguardo secolare domenica correndo vicino allo stadio che ha
ospitato i Giochi di Seoul del 1988.

Nella terminologia sportiva inglese, century significa
centinaio. Sì, leggendo il dizionario senza ragionare si trova che
century significa principalmente secolo, ma è per questo che
esistono i traduttori umani dotati di cervello tenuto acceso: per capire dal
contesto il senso delle parole, invece di tradurre meccanicamente una parola
alla volta senza pensare che parlare di secolare per un tipo di gara
iniziato otto anni fa non ha il benché minimo senso.

REUTERS: The Gen 2 car doubled the battery capacity and removed the need
for pitstops to change cars. With Gen 3, the cars will be
racier still.

REPUBBLICA: L’auto Gen 2 ha raddoppiato la capacità della batteria e ha
rimosso la necessità di pitstop per cambiare auto. Con Gen 3, le auto
saranno ancora più razziste.

Qui racier è il comparativo di racy, ossia (in questo contesto) corsaiola, nel senso di un’auto particolarmente adatta alle corse. Razzista non c’entra assolutamente nulla ed è un errore vergognoso che nasce probabilmente dall’assonanza fra racy (corsaiolo) e racist (razzista) ma soprattutto dal non chiedersi nemmeno vagamente quale possa essere il senso di quello che si sta traducendo.

Ho
fatto notare
la questione a Reuters chiedendo un commento. Vedremo se ci saranno sviluppi.

Ringrazio
Stefano per
la segnalazione della perla.

Forever Young: finalmente disponibile in italiano l’autobiografia dell’astronauta lunare John Young

Ultimo aggiornamento: 2022/08/01.

Forever Young è la dettagliata autobiografia dell’astronauta John W.
Young, protagonista eccezionale di un’epoca eccezionale, un uomo che ha
pilotato tutto quello che si poteva pilotare e la cui competenza tecnica ha
contribuito enormemente alla sicurezza dei voli spaziali.

Young fu uno degli astronauti più professionalmente longevi, iniziando con le
missioni Gemini per poi effettuare ben due voli lunari con il programma
Apollo e restando alla NASA fino agli anni iniziali del programma
Shuttle, di cui comandò il rischiosissimo volo inaugurale. 

John Young è morto nel 2018 dopo lunga malattia e ci ha lasciato i suoi
ricordi in questa autobiografia di oltre 400 pagine, pubblicata nel 2013 e
scritta insieme a James R. Hansen.

Nei mesi scorsi ho partecipato, insieme a vari esperti, alla revisione tecnica
della traduzione italiana di questo libro, che è ora
disponibile
in edizione cartacea e in e-book grazie agli sforzi dell’editore
Cartabianca. La storia piuttosto travagliata di questa traduzione è raccontata da Cartabianca qui.

Il titolo italiano è
Forever Young – Gemini, Apollo, Shuttle: una vita per lo spazio, di
John W. Young con James R. Hansen. Il libro è composto da 474 pagine, ha
copertina flessibile e include 220 foto e 247 note esplicative. Costa € 19,90
in versione cartacea e € 11,99 in versione digitale (varianti Amazon Kindle,
Apple ed ePub).

Per i lettori del Disinformatico c’è uno sconto temporaneo del 15% sulla
versione digitale

(la legge italiana impedisce di fare altrettanto per la versione cartacea): è
sufficiente usare il codice lunanuova al momento del
checkout
[2022/08/01: per chiarezza, sottolineo che lo sconto dato da questo codice è terminato e il prezzo è ora fisso a €9,99, che è uno sconto ulteriore].

Tradurre questo libro molto tecnico, che getta nuova luce su molti aspetti
poco conosciuti delle missioni spaziali con la schiettezza che ha sempre
contraddistinto il lavoro e la vita di Young, ha richiesto molto lavoro di
squadra. Durante questi mesi di traduzione, revisione e ricerca di gruppo sono
emersi anche alcuni errori dell’originale, che sono stati corretti
nell’edizione italiana.

So che correggere gli errori di un astronauta così leggendario può sembrare
pretenzioso, e forse anche antistorico e infedele all’originale, ma in un
campo nel quale i miti e le dicerie si formano facilmente e mettono radici che
spesso portano a equivoci anche dannosi, credo che queste correzioni debbano
essere fatte, in modo che il lettore riceva direttamente la versione esatta
degli eventi; ma per trasparenza le ho
elencate pubblicamente.

Young nel 1965, all’epoca della sua missione Gemini. Foto S65-22670.

L’articolo 13 spiegato da un racconto di Cory Doctorow

Ultimo aggiornamento: 2018/12/19 23:50.

Traduco qui False Flag, un racconto di Cory Doctorow scritto per illustrare qual è, a suo parere, la posta in gioco qualora andasse in porto la proposta di direttiva sul copyright dell’Unione Europea di cui si discute tanto e che è osteggiata da grandi esperti come Vint Cerf, uno dei padri di Internet, e Tim Berners-Lee, co-creatore del Web, oltre che da quattro milioni di cittadini europei. La traduzione è realizzata e pubblicata con il permesso di Doctorow e del Green European Journal.

Quella che leggete è una mia prima traduzione veloce: se snidate refusi o avete suggerimenti per migliorarla, fatelo nei commenti. Buona lettura.

Nota di copyright: diversamente dal resto di questo blog, questa traduzione è soggetta alle regole di copyright definite da Green European Journal per l’originale di Cory Doctorow.

—-

Agata aveva sempre dato per scontato che la parte difficile sarebbe stata la cattura delle immagini. Ma per come andarono le cose, l’infiltrazione e l’estrazione segreta di un drone nel Mare del Nord furono la parte facile.

Agata e la sua cellula avevano trascorso mesi a pianificare l’operazione nel Mare del Nord, lavorando con una fredda alacrità che bilanciava la possibilità che arrivassero troppo tardi contro la possibilità che sarebbero stati scoperti ed esposti. Ma quella mattina, mentre saltava le creste delle onde sul piccolo gommone capitanato da Oxana, che nel suo passamontagna pareva una Pussy Riot, Agata sapeva che sarebbe andata bene. Tirò fuori il suo Toughbook, attivò i droni, ciascuno grande come una lucciola, e li spedì ad effettuare una ricognizione del peschereccio usando radar e telecamere per catturare le reti sottomarine e seguirle in tutti i loro venticinque chilometri di estensione. Era incredibile da vedere, ed era terribile: una vasta malignità che avrebbe reso sterile il mare mentre veniva trascinata dietro il peschereccio, che batteva bandiera panamense.

I droni avevano energia appena sufficiente a fare una visita veloce alla nave, acquisendone i dati di registro navale e le bandiere e scattando immagini zoomate automaticamente dei volti dei marinai prima che si esaurissero le batterie. Agata aveva valutato l’idea di far cadere i droni in mare, ma l’ironia di gettare in mare dei rifiuti elettronici in un progetto concepito per lanciare l’allerta sulla pesca eccessiva illegale era davvero troppa. Aveva invece limato via accuratamente tutti i numeri di serie dei droni, in modo che potessero essere abbandonati anonimamente a bordo del peschereccio.

Incapparono in venti contrari sulla via del ritorno alla loro nave appoggio, che doveva riportarle a Thyborøn. Il gommone quasi si rovesciò due volte; alla seconda, Agata riuscì per un pelo ad agguantare il Toughbook che rimbalzava e saltellava verso i bordi dell’imbarcazione, rimanendo con una mano a tenerlo stretto e l’altra mano ad aggrapparsi alla barca, intanto che una foschia ghiacciata e pungente la martellava senza tregua. Erano fradicie ed esauste quando raggiunsero la nave appoggio. Le gambe di Agata tremavano mentre saliva a bordo, con le nocche bianche da quanto stringeva forte il Toughbook. Riuscì a collegare il telefono satellitare e a iniziare l’upload delle sue riprese prima di vomitare.

#

Ma ottenere le immagini fu la parte facile.

Agata e la sua crew [si chiamano così in gergo i gruppi di hacker, N.d.T.] fecero l’upload sia delle riprese grezze, sia di un bel montaggio con voce narrante che spiegava in dettaglio le tante leggi violate dal peschereccio, usava fonti pubbliche e dati trafugati per decifrare una piccola parte della struttura dell’azienda che formalmente era proprietaria del peschereccio, scopriva quali grossisti compravano il pescato; un pacchetto completo. Era il loro mestiere: inquinatori, pescatori illegali, scaricatori abusivi di rifiuti, condizioni di lavoro insicure. Lavoravano senza un nome o un marchio, perché le organizzazioni che hanno un nome sono vulnerabili alle ritorsioni. La gente che era disposta a trascinare reti da pesca di venticinque chilometri o di mandare lavoratori migranti a togliere isolamenti d’amianto da un futuro loft industriale indossando solo una mascherina da verniciatore era, a volte, anche disposta a fare cose davvero deplorevoli e dolorose agli attivisti che li intralciavano. Agata e la crew preferivano restare invisibili a tutti: erano i video e gli archivi che li accompagnavano a raccontare la storia, loro erano soltanto le persone che facevano quella storia. Non facevano parte della storia.

Usarono dei bot per caricare le immagini ovunque e contemporaneamente, applicandovi hashtag esistenti (#fishpocalypse, #NorthSeaDieOff) e nuovi che avevano creato per quest’operazione: #NorthSeaKiller. Nessuno dei membri della crew avrebbe dato un like o un upvote a questa roba, ovviamente: essere i primi a mettere un like a qualcosa era praticamente come dire “Questo l’ho fatto io!”. Invece aspettarono che gli attivisti che seguivano i tag esistenti si accorgessero degli upload e iniziassero a spargere la voce. Seguirono i tag man mano che diventavano virali, guardarono i ministeri della pesca danesi e scozzesi mentre venivano bombardati di domande, videro gli inviti a boicottare il grossista del peschereccio che emergevano spontaneamente, e sorrisero all’idea di qualcuno, in una pescheria, che cercava affannosamente di capire che diavolo stesse succedendo, se doveva semplicemente smettere di comprare dal #NorthSeaKiller. Tutto stava andando bene — fino al momento in cui non andò più.

I grafici delle analytics per le mention e i like e le condivisioni e i download non avevano fatto altro che aumentare, e la curva era diventata sempre più ripida, quasi verticale, nelle ore da quando avevano iniziato la disseminazione. Ora era caduta di colpo a quasi zero.

Nella chat di gruppo, Agata vide la crew postare catture delle schermate dei loro sinottici delle analytics, poi passò ad altre schede del browser, entrando in una serie di social network e cercò di caricare i post iniziali per ricontrollarne le statistiche.

> POST NON DISPONIBILE

> QUESTO CONTENUTO È STATO RIMOSSO PER VIOLAZIONI DEL COPYRIGHT AI SENSI DELL’ARTICOLO 13 DELLA DIRETTIVA SUL COPYRIGHT NEL MERCATO UNICO (2019)

La crew ne aveva sentito parlare. Non erano l’unica crew, dopotutto, e avevano amici che avevano amici nelle altre crew, e circolavano mormorii su contromisure inarrestabili messe in campo da società di “gestione della reputazione” e di “comunicazione di crisi” che vendevano una suite di servizi molto esclusiva e molto costosa a clienti veramente disperati tipo, per esempio, una società di pesca illegale che stava per finire malissimo.

Funzionava così: in base all’Articolo 13, le piattaforme erano responsabili se consentivano, anche brevemente, la disponibilità senza permesso di qualunque opera protetta dal copyright. Ma naturalmente le piattaforme non erano in grado di sapere cosa fosse o non fosse un’opera vincolata dal copyright, e così, in un compromesso che solo un eurocrate avrebbe potuto amare, l’UE aveva detto che i detentori dei diritti erano obbligati a registrare i propri copyright presso le piattaforme, caricandoli su questi database spalancati, prodotti in crowdsourcing, di contenuti banditi. Una volta che un video, una foto, un blocco di testo o una clip audio erano nel database di una piattaforma, nessuno poteva postare su quella piattaforma nulla che corrispondesse in tutto o in parte a quel file.

Cosa anche peggiore, l’Articolo 13 non prevedeva un modo per punire le persone che rivendicavano per errore il copyright su opere che non erano loro, e men che meno i ripulitori di reputazione ostili e occulti che usavano l’Articolo 13 per censurare i video che minacciavano i bilanci contabili dei loro clienti. In teoria una piattaforma poteva scegliere di ignorare questa gente, escluderli dai database di blacklist, ma i truffatori avrebbero sempre avuto la rivincita, perché a quel punto avrebbero avuto il diritto di far causa e lasciare in mutande la piattaforma qualora un’opera sotto il loro copyright fosse comparsa online, anche solo per un giorno.

#

La viralità arrivò e se ne andò. Con i video ora offline, cominciò a serpeggiare online una nuova storia: “fonti vicine alla questione” giuravano che loschi figuri (forse dei troll russi che cercavano di seminare disinformazione?) avevano messo online dei fake astuti che facevano sembrare che un peschereccio perfettamente innocente avesse calato delle reti a strascico illegali nelle fragili riserve di pesca del merluzzo del Mare del Nord. I video sembravano veri a prima vista, ma chiunque li esaminasse con attenzione notava immediatamente le falsificazioni.

La crew era inerme, furibonda. Si ricordavano di quando c’erano piattaforme più piccole, basate in Europa, che potevano usare per ospitare i video. Quelle piccole aziende erano scomparse da tempo: già per loro era dura competere con la Big Tech americana, ma dopo che la Direttiva sul Copyright aveva decretato che avrebbero dovuto trovare mezzo miliardo di euro per comprare tecnologie di filtraggio nel momento in cui si trasformavano da “microimprese” in potenziali concorrenti di Google e Facebook, avevano tutte chiuso i battenti.

La crew non poteva neanche fornire i propri video a dei giornalisti amici per smentire le asserzioni dei grandi giornali di proprietà delle società. Anche solo linkare un giornale importante richiedeva una licenza a pagamento, e mentre i giornali si concedevano licenze a vicenda in modo da poter citare articoli nelle pubblicazioni concorrenti, le testate dissidenti e indipendenti che un tempo commentavano e analizzavano quello che faceva notizia e quello che non lo faceva erano tutte svanite quando le grandi società di news avevano rifiutato di concedere loro la licenza di linkarle.

Agata parlò con un avvocato di sua conoscenza, usando cauti giri di parole e forme ipotetiche. L’avvocato le confermò quello che aveva già intuito.

“La tua amica immaginaria non ha speranze. Dovrebbero identificarsi per inoltrare un’opposizione, dire a tutti la loro vera identità e rivelare che sono loro gli artefici del video. Anche così, ci vorrebbero sei mesi per far sì che le piattaforme esaminassero l’opposizione, e a quel punto tutta la notizia sarebbe svanita dall’opinione pubblica. E se miracolosamente riuscissero a destare di nuovo l’attenzione dellla gente? Beh, i falsificatori farebbero semplicemente rimuovere di nuovo il video. Basta un istante a un bot per inoltrare una rivendicazione di copyright fasulla. Ci vogliono mesi prima che degli umani riescano ad annullare la rivendicazione. È una guerra asimmetrica e voi sarete sempre fra quelli che la perdono.”

#

La crew aveva una dozzina di altre operazioni che erano arrivate a vari livelli di pianificazione, ma #NorthSeaKiller uccise le loro speranze. Vedevano quanto sarebbe stato facile ripetere il trucchetto, e senza Internet la crew era inerme.

Cosa sarebbe successo se qualcuno avesse organizzato un raduno d’indignazione virale e non si fosse presentato nessuno?

Agata non era più una ragazza. Si ricordava, a malapena, di quando Internet non era composta da quattro megasocietà nelle quali la gente postava screenshot tratti dalle altre tre. Ma anche l’Internet accentrata e commerciale aveva la sua utilità, come luogo nel quale i potenti potevano essere chiamati a rendere conto e ad essere esaminati. Era rischioso, ma il rischio aveva le proprie ricompense.

Non più.

Aveva tanti messaggi in attesa dai membri della crew, ma non riuscì a trovare la forza di rispondere neanche a uno di essi. Andò a letto.

Venerdì 18/2 alle 21:30 parleremo di “Forever Young” e di traduzione letteraria in diretta streaming

Venerdì 18 febbraio sarò ospite in video dell’Associazione Astrofili Bolognesi-APS in compagnia degli editori Diego Meozzi e Paola Arosio (Cartabianca) per parlare di Forever Young, l’autobiografia dell’astronauta lunare John Young che Cartabianca ha tradotto in italiano e al quale ho contribuito per la parte tecnica e terminologica.

Se volete, ci troviamo alle 21.30: potrete seguire l’incontro su Facebook o su YouTube. Parleremo non solo di storia dell’esplorazione spaziale ma anche delle difficoltà di tradurre un libro come questo, dal punto di vista linguistico e organizzativo. Se volete porci domande in diretta, ricordatevi di dare il consenso a
questo link:
streamyard.com/facebook. La serata sarà condotta da Giulio Busi. L’annuncio dell’AAB è qui.