Sembra incredibile, ma i primi suoni musicali generati da computer risalgono ai primi anni Cinquanta del secolo scorso. La registrazione più antica di questi tentativi di fare musica tramite calcolatori è infatti datata 1951 ed è stata recentemente restaurata per ripresentarla al pubblico.
Il calcolatore sul quale fu suonata era un colosso che copriva buona parte del piano terra del Computing Machine Laboratory a Manchester, nel Regno Unito, e ha un padre d’eccezione: Alan Turing. Quello che decifrò, insieme a tanti colleghi e colleghe, i codici segreti tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale, gettò le basi dell’intelligenza artificiale ed è considerato uno dei fondatori dell’informatica moderna. La sua storia è stata raccontata bene, sia pure con qualche inesattezza e omissione, nel film The Imitation Game.
La registrazione restaurata, realizzata all’epoca dalla BBC su un disco di acetato da 12 pollici e oggi corretta per eliminare disturbi, distorsioni e variazioni di frequenza, include tre melodie: God Save the King (Queen), Baa Baa Black Sheep e In the Mood di Glenn Miller.
Fu proprio Alan Turing a programmare le prime note musicali in un computer, ma non era molto interessato a combinarle per produrre melodie: di questo si occupò un insegnante, Christopher Strachey, che in seguito divenne un celebre informatico. Strachey ricorda che la reazione di Alan Turing, quando gli fece sentire che il suo gigantesco computer faceva musica, fu un laconico “Good show” (più o meno “Bene”). E il resto, come si dice in questi casi, è storia.
Il nuovo video degli OK Go, intitolato Upside Down, Inside Out, parte subito dichiarando che “Quello che state per vedere è reale. Lo abbiamo girato in gravità zero, in un vero aereo, in cielo. Non ci sono fili o green screen”. Seguono tre minuti abbondanti di evoluzioni spettacolari e impossibili che fanno davvero sembrare che gli OK Go abbiano annullato la gravità. Molti si stanno chiedendo come possa essere vera l’affermazione del gruppo musicale, noto per i suoi video stracolmi di illusioni ottiche e di effetti ottenuti dal vivo, senza trucchi digitali. È una bufala?
Non proprio. La tecnica descritta dagli OK Go, ossia usare un aereo per creare un effetto identico all’assenza di peso, è reale e documentata da decenni: la adoperano gli astronauti per allenarsi all’assenza di peso che troveranno nello spazio. Basta lanciare l’aereo su una traiettoria che lo faccia arrampicare in cielo e poi ridurre la spinta dei motori: il velivolo traccia un arco parabolico e poi inizia a cadere, e durante questo periodo di caduta libera a bordo si ha l’effetto dell’assenza di peso (non assenza di gravità: la gravità c’è ancora ed è infatti quella che attira l’aereo verso terra, ma siccome i passeggeri cadono alla stessa velocità con la quale cade l’aereo, gli oggetti e le persone a bordo fluttuano come se non ci fosse gravità).
OK Go – Upside Down & Inside Out
Hello, Dear Ones. Please enjoy our new video for “Upside Down & Inside Out”. A million thanks to S7 Airlines. #GravitysJustAHabit
Pubblicato da OK Go su Giovedì 11 febbraio 2016
Fin qui, insomma, il video degli OK Go è realistico, ma c’è un piccolo problema: i periodi di caduta libera ottenibili con gli aerei durano al massimo una ventina di secondi (per non schiantarsi al suolo) e sono seguiti da un periodo di alcuni minuti nel quale i piloti fanno rialzare l’aereo dalla sua traiettoria diretta verso il suolo, con un’accelerazione che aumenta il peso degli occupanti. Nel video, invece, ci sono circa tre minuti di assenza di peso ininterrotti. Allora c’è un trucco?
Ebbene sì: il video è stato realizzato in spezzoni brevi che poi sono stati uniti in fase di montaggio, come sottolinea su Facebook persino la NASA. Secondo la spiegazione pubblicata sul sito ufficiale degli OK Go, si tratta di una ripresa singola di 45 minuti, che include otto periodi consecutivi di assenza di peso di circa 27 secondi intervallati da alcuni minuti di condizioni normali: questi minuti sono stati tolti dal video e gli stacchi non si vedono grazie a un piccolo ritocco digitale di morphing. Se li volete scovare senza troppa fatica, sono a 0:46, 1:06, 1:27, 1:48, 2:09, 2:30 e 2:50.
Avrete forse notato che fra uno stacco e l’altro non passano 27 secondi, ma 21: è esatto, perché le riprese sono state accelerate in post-produzione in modo da far corrispondere i 27 secondi di assenza di peso ai 21 delle varie sezioni della canzone. Gli OK Go, durante il volo, riproducevano la canzone rallentandola di quasi il 30%.
Le riprese si sono svolte su un grande aereo apposito del Centro di Addestramento per Cosmonauti vicino a Mosca, all’interno del quale è stata costruita una finta fusoliera d’aereo di linea, ben più lavabile dei normali interni di un velivolo. Geniale e divertente.
2016/02/18: È stato pubblicato un video che mostra in dettaglio quello che è successo dietro le quinte, comprese le complicazioni di nausea e vomito e il rallentamento della musica per adattarla alla durata dei periodi di assenza di peso, e spiega la teoria del volo parabolico.
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Provo a fare un’antibufala preventiva: non è vero che Ringo Starr ha rilasciato un’intervista nella quale dice che il vero Paul McCartney è morto nel 1966 ed è stato sostituito da un sosia di nome Billy Shears.
L’intervista è infatti stata inventata di sana pianta dal sito satirico World News Daily Report.
Persino giornali piuttosto disinvolti con le bufale come il Mirror inglese hanno pubblicato la sbufalata. Chissà come se la caveranno le altre testate e gli utenti dei social network.
Sapevate che Tanti Auguri a Te non è una canzone tradizionale libera, ma è soggetta al diritto d’autore della Warner/Chappell Music? Lo è, o perlomeno lo è stata per decenni fino a pochi giorni fa, quando una sentenza di un giudice federale statunitense ha stabilito che la Warner non detiene i diritti sulla canzone e che quindi i pagamenti richiesti per il suo uso (circa 2 milioni di dollari l’anno) non sono legittimi.
Specificamente la Warner affermava di avere i diritti sul testo di Tanti Auguri a Te fino al 2030, ma la sentenza stabilisce che il diritto riguarda soltanto specifici arrangiamenti della melodia, composta dalle sorelle Patty e Mildred Hill nel 1893 (o perlomeno attribuita a loro; ci sono dubbi sull’origine del brano). Secondo alcune stime, è il brano che vanta i maggiori incassi nella storia della musica: circa 50 milioni di dollari.
La vicenda è emersa grazie alla documentarista Jennifer Nelson, che ha fatto un film dedicato alla storia di questa canzone popolarissima: ha indagato sulle vere origini del brano e ha fatto causa sulla base di quello che ha scoperto. Dopo due anni di azione legale è arrivata questa sentenza. È probabile che la Warner ricorrerà in appello.
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Secondo una notizia di Billboard segnalatami da un lettore (grazie Strider), il prossimo album del celeberrimo Neil Young, intitolato “Living With War”, verrà reso disponibile per l’ascolto gratuito integrale in streaming su Internet il prossimo 28 aprile.
L’album sarà ascoltabile collegandosi al sito di Neil Young. Non è noto quale formato verrà usato per lo streaming. Sarà poi scaricabile a pagamento a partire dal 2 maggio. Tutto questo avviene in anteprima rispetto alla distribuzione del CD, prevista per la metà di maggio.
Le dieci nuove canzoni saranno certamente provocatorie, con titoli come “Let’s Impeach the President” (“Incriminiamo il presidente”) accanto a parole di speranza nel brano “Lookin’ for a Leader” (“In cerca di un leader”) e una versione senza strumenti della patriottica “America the Beautiful”.
Anche i testi delle canzoni sono disponibili sul sito del cantautore, che a sessant’anni sembra aver capito come funziona Internet e a cosa serve la musica online molto più di tanti altri suoi colleghi dinosauri.
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La BBC riferisce che il duo hip-hop Gnarls Barkley è primo nella classifica di vendite dei singoli nel Regno Unito unicamente grazie alle 31.000 copie scaricate dai servizi a pagamento di Internet. Il disco, infatti, è in vendita soltanto da oggi. Il record è stato stabilito a un solo anno di distanza dall’inclusione dei download a pagamento nel computo della classifica Top 40, e a meno di due anni dal lancio di iTunes in GB.
L’avvenimento è particolarmente interessante perché segna una svolta del mercato dei singoli, che avevano subito un calo dagli 80 milioni di copie l’anno (nel Regno Unito) alla fine degli anni Novanta a poco più di 20 milioni nel 2005. Ora sono 11 settimane consecutive che vengono venduti oltre un milione di singoli la settimana, comprese le versioni scaricabili. In totale, nel 2005 i britannici hanno scaricato a pagamento oltre 26 milioni di canzoni. Gli scaricamenti a pagamento costituiscono circa i tre quarti di tutti i singoli venduti. La musica da ascoltare sui cellulari, inoltre, rappresenta circa il 7% di tutte le vendite. Alla faccia di chi diceva che la musica via Internet non poteva funzionare e che i consumatori sono tutti ladri.
Non ci voleva una mente sublime a capire che dovendo scegliere fra un eMule di dubbia affidabilità (tempi lunghi di scaricamento, poche garanzie di autenticità o completezza), un disco di plastica a due-quattro sterline (2,5 – 5 euro), e un file garantito scaricabile comodamente standosene a casa per 79 pence (1,13 euro), i consumatori avrebbero scelto la terza opzione. Ma le case discografiche, fossilizzate nelle loro abitudini come se fossero parte integrante dell’ordine cosmico, ci hanno messo anni a capire il concetto, rimettendoci milioni di euro in scaricamenti a scrocco.
Se c’è qualcuno da incolpare per il calo delle vendite degli anni scorsi, insomma, sono proprio i discografici, incapaci di soddisfare una generazione digitale per la quale il disco, inteso come oggetto fisico, anche se digitalizzato sotto forma di CD, è vetusto quanto i padelloni a 78 giri del bisnonno.
Space Oddity è un brano assolutamente classico di David Bowie. Quando lo registrò, nel lontano 1969, in piena era spaziale, probabilmente non immaginava che un giorno qualcuno l’avrebbe cantata nello spazio. Quel qualcuno è l’astronauta canadese Chris Hadfield: il video, meraviglioso, ripreso in assenza di peso a bordo della Stazione, ha avuto oltre 23 milioni di visualizzazioni. Con buona pace di chi dice che lo spazio non interessa più a nessuno.
Ma a maggio scorso il video è stato rimosso da Youtube, fra l’indignazione generale. Come mai? Semplice: i titolari dei diritti della canzone avevano concesso a Hadfield l’uso gratuito e libero per un anno, e Hadfield ha rispettato i patti.
Visto l’entusiasmo per questa chicca spaziale, però, ora la concessione è stata riattivata per altri due anni e il video è tornato online. Il copyright è una bestia difficile anche nello spazio.
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La morte del filosofo Manlio Sgalambro ha messo in luce, ancora una volta, come lavorano le redazioni dei principali giornali di oggi. Qualcuno ha modificato la voce di Wikipedia dedicata a Sgalambro, inserendo (anche in altre occasioni) la frase “è anche l’autore del testo di canzoni per bambini, come Madama Dorè, Fra Martino campanaro, Il merlo ha perso il becco, su musica di Giovanni Ferracin” o sue varianti. Una frase che dovrebbe suscitare perlomeno qualche perplessità, per ovvie ragioni storiche. La modifica ora è stata rimossa.
Cosa ha fatto la redazione del Corriere? Ha pubblicato questo, a firma di Redazione online:
Sì, avete letto bene: “È morto Manlio Sgalambro, il filosofo di Battiato – Il paroliere, scrittore e poeta aveva scritto anche i testi di famose canzoni per bambini come «Madama Dorè» e «Fra Martino campanaro»”.
Cosa ha fatto invece Repubblica? Ha pubblicato questo, firmato da Andrea Silenzi, nel quale si legge:
Cos’ha preferito scrivere, per contro, Panorama? Questo, firmato da Redazione:
Panorama ha scritto che “sono suoi anche i testi di canzoni per bambini come il famoso canone “Fra Martino campanaro”, “Il merlo ha perso il becco”, “Madama Doré”.”
Notate qualche somiglianza?
Come Corriere, Repubblica e Panorama, innumerevoli altre redazioni hanno copiaincollato: provate a cercare “manlio sgalambro” “fra martino campanaro” in Google.
La storia che Sgalambro avrebbe scritto Fra Martino campanaro esiste solo in quella fugace apparizione in Wikipedia (e in questa, segnalata dal Giornale della Musica, apparsa sempre su Wikipedia). Nessun altro sito la riporta prima di ieri. Nessuno s’è fermato a chiedersi se era plausibile. Nessuno s’è fermato a verificarla (s’è salvato Avvenire).
Da parte mia, a questi che pretendono di essere giornalisti, che guardano Internet, blogger e Wikipediani dall’alto in basso, difendendosi dal plebeo olezzo sventolandosi sotto il naso la tessera dell’Ordine dei Giornalisti e poi da quella disprezzata Wikipedia attingono a piene mani, senza fare il minimo controllo, posso solo dire una parola: mavaffactchecking.
L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.
È disponibile il podcast della puntata di ieri del Disinformatico radiofonico che ho condotto per la Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera. Questi sono i temi che ho trattato, con i link ai relativi articoli di supporto: nel podcast trovate anche una chiacchierata sui successi e i flop della tecnologia informatica del 2013 e su quello che ci aspetta, informaticamente parlando, nel 2014.
NOTA: I link originali al momento non funzionano a causa dei lavori in corso sul sito della RSI. Usate il link nuovo, se disponibile.
Iron Maiden battono la pirateria suonando dove vengono maggiormente piratati. Ho dovuto riscrivere massicciamente l’articolo perché la fonte che avevo usato, Citeworld, è stata poi smentita sul dettaglio che i Maiden avevano pianificato i tour in base ai dati di pirateria. Grazie a tutti i lettori che mi hanno segnalato al volo la smentita. Mi sono fidato di una fonte solitamente attendibile (come hanno fatto anche Billboard e Rolling Stone) e in questo ho sbagliato. Scusate.
Filtri antiporno, autogol spettacolare. Il governo britannico ha varato dei filtri sui contenuti di Internet, convinto di poter bloccare la pornografia. Ma siccome i filtri sono stupidi e definire la pornografia non è banale, sono stati aggirati subito e nelle maglie del filtro sono finiti anche siti assolutamente legittimi, come quello della parlamentare promotrice dell’iniziativa: nei suoi post antiporno usava troppo spesso parole attinenti alla sessualità. Geniale.
Datagate: il messaggio di fine anno di Edward Snowden. Breve e intenso, l’ho tradotto in italiano. Da leggere per meditare su come la sorveglianza pervasiva e preventiva sia un pericolo assoluto. Per tutti, non solo per i politici.
Pulizie di fine anno: impostazioni di Facebook (nuovo link). Ho compilato una rapida lista di impostazioni prudenti di questo social network, come complemento al mio libro sull’argomento (che spiega il perché delle impostazioni che consiglio). Date un’occhiata e controllate che il vostro account Facebook sia in ordine.