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James Blunt fa un bel tributo alle missioni Apollo nel video di “Bonfire Heart”

James Blunt fa un bel tributo alle missioni Apollo nel video di “Bonfire Heart”

Questo articolo vi arriva grazie alla donazione per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!” di skysmx* e alla segnalazione di @scream78.

Il video della nuova canzone di James Blunt (disponibile anche qui su Vimeo) è interamente dedicato alle missioni Apollo. Come se non bastasse questo bel tributo al coraggio e all’ingegno di quei viaggi indimenticabili, il suo prossimo album s’intitolerà Moon Landing (allunaggio).

Ecco qualche chicca presente nel video.

Nel riquadro a sinistra, il presidente Kennedy pronuncia lo storico discorso al Congresso nel quale annuncia l’intenzione di portare un uomo sulla Luna (25 maggio 1961). La frase “We choose to go to the Moon” è tratta dal suo discorso pubblico al Rice Stadium, in Texas, del 12 settembre 1962.

La “ideal rocket equation” in basso è l’Equazione del Razzo di Tsiolkovski.

A sinistra, degli astronauti (credo siano Armstrong, Aldrin e Collins) si apprestano a salire sul furgone che li porterà alla rampa di lancio al Kennedy Space Center. A destra, l’accensione di un missile Saturn V.

Decollo del Saturn V di Apollo 11.

Separazione del primo stadio del Saturn V di Apollo 11. Notare le icone che mostrano, nel corso del video, l’evoluzione della configurazione del veicolo.

Separazione dell’anello interstadio fra primo e secondo stadio di un Saturn V. Questa ripresa proviene da uno dei lanci di collaudo senza equipaggio (quelli con equipaggio non avevano cineprese in questa posizione).

Sorvolo della superficie lunare. Nel riquadro a sinistra, l’oggetto circolare è il bersaglio di allineamento usato per l’attracco fra modulo lunare e modulo di comando. Anche questa manovra è mostrata come animazione nel video.

Animazione dell’estrazione del modulo lunare dal terzo stadio del Saturn V.

A sinistra, il modulo lunare scende verso la Luna. La ripresa è probabilmente tratta dalla missione Apollo 12. A destra, l’allunaggio ripreso dall’interno del modulo lunare (probabilmente Apollo 11).

“The Eagle has landed” (l’Aquila è atterrata), frase pronunciata da Neil Armstrong per annunciare l’avvenuto allunaggio. A destra, un’immagine della diretta TV di Apollo 11: lo spezzone non mostra Armstrong, il primo a scendere, ma Buzz Aldrin, che scese poco dopo.

Al centro, immagini prese dai documentari e cinegiornali dell’epoca del primo sbarco. A destra, Aldrin e Armstrong assemblano e posano la bandiera americana sulla Luna.

L’unica persona inquadrata a lungo e chiaramente nell’intero video è Michael Collins, il terzo membro dell’equipaggio di Apollo 11. Collins rimase in orbita intorno alla Luna mentre Aldrin e Armstrong effettuavano l’allunaggio e la loro storica escursione sulla superficie lunare.

A sinistra in basso, l’animazione mostra la capsula conica del modulo di comando che si è separata dal modulo di servizio per il rientro sulla Terra. L’immagine a destra mostra l’apertura dei tre paracadute che frenarono Apollo 11 per l’ammaraggio.

L’ammaraggio di Apollo 11.

Un’impronta lasciata da Buzz Aldrin sulla Luna. Contrariamente a quanto credono in molti, questa foto non ritrae il primo passo di un essere umano sulla Luna.
Repubblica e il chitarrista degli Slayer

Repubblica e il chitarrista degli Slayer

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “milalor” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Caso mai vi fosse venuto il dubbio che la scarsa affidabilità del giornalismo generalista riguardi solo le materie scientifiche, ecco una perla musicale fresca fresca, regalataci da Repubblica.

Flavio Brighenti ha scritto un articolo nel quale si annuncia la morte di Jeff Hanneman, chitarrista degli Slayer (notizia reale).

Solo che la foto che accompagnava l’articolo (screenshot qui accanto, tratto da qui su Facebook), secondo i suoi indignati commentatori, non ritrae Jeff Hanneman, ma Gary Holt, suo sostituto, e nell’articolo ci sono anche altre perle.

Certo, i due si somigliano, nel senso che molti chitarristi di questo
genere musicale hanno i capelli lunghi e sono bianchi, ma solitamente
questo genere di errore si evita perché le foto acquisite regolarmente
tramite le agenzie di gestione dei diritti contengono una descrizione
verificata delle persone ritratte, oppure perché si va sul sito della band o su Wikipedia e si prende una foto da lì. Evidentemente in questo caso le cose sono andate diversamente.

La foto attualmente usata dall’articolo (screenshot qui a destra) mostra invece correttamente Hanneman. A titolo di riferimento, per esempio per confrontare i tatuaggi che facilitano il riconoscimento, qui e qui trovate foto di Holt; qui foto di Hanneman; una versione più ampia della foto mostrata parzialmente nello screenshot qui accanto è consultabile qui.

Grazie a @nightmorphis per la segnalazione iniziale.

Disinformatico radio del 2013/03/22

La Radiotelevisione Svizzera ha caricato il podcast della puntata di ieri del Disinformatico radiofonico, nella quale ho parlato dei seguenti temi (con i rispettivi articoli di approfondimento):

Cantare con i Barenaked Ladies: cool. Dalla Stazione Spaziale: FANTASTICO

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “infinity999”.

Ed Robertson dei Barenaked Ladies si fa accompagnare da una voce molto speciale: quella dell’astronauta Chris Hadfield, che sta sulla Stazione Spaziale Internazionale. Se guardare Chris che canta e suona la chitarra mentre contempla la Terra dallo spazio attraverso i finestrini panoramici della Cupola non vi emoziona, mi arrendo.

Ecco le parole di I.S.S. (Is Somebody Singing), scritta insieme da Robertson e Hadfield durante l’addestramento di Hadfield in Russia per raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale, di cui sarà tra poco comandante.

Credit and © 2012 Treat Baker Music / Warner Chappell Music / Chris Hadfield Inc. 

On solid fuel and wires
Turn the key and light the fires
We’re leaving Earth today

This rocket’s burning bright
We’ll soon be out of sight
And orbiting in space

Pushed back in my seat
Look out my window
There goes home

That ball of shiny blue
Houses everybody anybody ever knew

So sing your song
I’m listening
Out where stars are glistening
I can hear your voices bouncing off the Moon

If you could see our nation
From the International Space Station
You’d know why I want to get back soon

Eighteen thousand miles an hour
Fueled by science and solar power
The oceans racing past
At half a thousand tons
Ninety minutes Moon to Sun
A bullet can’t go half this fast

Floating from my seat
Look out my window
There goes Home
That brilliant ball of blue
Is where I’m from and also where I’m going to

So sing your song
I’m listening
Out where stars are glistening
I can hear your voices bouncing off the Moon

If you could see our nation
From the International Space Station
You’d know why I want to get back soon

All black and white just fades to grey
Where the sun rises sixteen times a day
You can’t make out borders from up here
Just a spinning ball within a tiny atmosphere

Pushed back in my seat
Look out my window
Here comes home
What once was fueled by fear
Now has fifteen nations orbiting together here

So sing your song
I’m listening
Out where stars are glistening
I can hear your voices bouncing off the Moon

If you could see our nation
From the International Space Station
You’d know why I want to get back soon
You’d know why I want to get back soon
You’d know why I want to get back soon
You’d know why I want to get back soon
You’d know why I want to get back soon

Lo spartito della canzone e il racconto della genesi della canzone sono qui e qui, mentre qui su Space.com potete vedere Hadfield alle prese con la sfida di trovare una chitarra adatta per essere portata nello spazio e suonarla in assenza di peso. A causa degli inevitabili ritardi di trasmissione dalla ISS, è stato necessario registrare prima la parte cantata e suonata di Hadfield.

Chris Hadfield, fra l’altro, manda quotidianamente dallo spazio delle fotografie meravigliose del nostro mondo e della vita nella Stazione. Seguitelo su Twitter (), non ve ne pentirete.

L’iniziativa potrà sembrare frivola e uno spreco di soldi del contribuente, ma testimonia la differenza fondamentale fra l’esperienza della ISS e i viaggi spaziali del passato: se i primi erano delle imprese estreme, la Stazione Spaziale Internazionale è un posto dove vivere nello spazio invece di fare un eroico mordi e fuggi. Se vogliamo andare su Marte, dobbiamo imparare a vivere a lungo (per anni) in ambienti isolati, totalmente autosufficienti e in assenza di peso, nei quali tutto è riciclato e le possibilità di rifornimento o soccorso sono limitatissime o nulle e i problemi psicologici non si possono ignorare facendo i duri. La ISS è insomma una palestra indispensabile per andare oltre la Luna.

Se Chris Hadfield accetta richieste, ne avrei una: la sigla di Firefly.

Bucato il sito di Paul McCartney

Hack in the USSR

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

PaulMcCartney.com, il sito del popolarissimo ex Beatle dato per morto quarant’anni fa da una celebre leggenda metropolitana, è stato violato pochi giorni fa iniettandovi LuckySploit, un programma ostile che fra le altre cortesie sfrutta le vulnerabilità dei browser degli utenti e una falla del software Adobe per la gestione dei file PDF per tentare di installare un rootkit nei computer dei visitatori del sito che non si sono protetti adeguatamente e che non hanno installato gli aggiornamenti già resi disponibili da Adobe.

L’attacco è stato mirato e calcolato per coincidere con il concerto di beneficenza che ha visto insieme a New York Paul McCartney e Ringo Starr. La società di sicurezza Scansafe segnala che l’attacco è stato rilevato il 5 di aprile scorso e subito bloccato, ma secondo Infosecurity il sito è rimasto infetto per tre giorni. La violazione sembra aver avuto come obiettivo l’infezione dei computer degli utenti allo scopo di rubare le loro password di accesso a servizi bancari e simili. Erano a rischio gli utenti Windows; gli utenti di altri sistemi operativi non erano nel mirino degli aggressori.

Il codice ostile portava i computer delle vittime a un singolo indirizzo IP di Amsterdam, che è stato bloccato. I sintomi e la sofisticazione dell’attacco (Iframe nascosto, Javascript offuscato, encoding non standard dei caratteri, certificato SSL per cifrare il proprio carico di istruzioni ostili) puntano a un’operazione molto professionale. I tempi dei vandali virali sono proprio finiti.

La BBC fustigata dai discografici: fa concorrenza sleale

Le principali etichette di musica classica si infuriano contro la BBC

Secondo il giornale inglese The Independent, le case discografiche specializzate in musica classica sono infuriate con la BBC perché ha consentito lo scaricamento gratuito delle nove sinfonie di Beethoven.

Le sinfonie sono state scaricate oltre un milione di volte durante il periodo per il quale sono state messe a disposizione in formato MP3 senza protezioni (ma con una licenza che ne vieta la ridistribuzione).

Secondo il giornale, “l’iniziativa ha fatto infuriare i capi delle principali etichette di musica classica, che sostengono che l’offerta mina il valore della musica e che eventuali ulteriori offerte costituirebbero concorrenza sleale.”

Calma un attimo. La BBC ha pagato un’orchestra per eseguire le sinfonie. Lo spartito di Beethoven è fuori dai vincoli del diritto d’autore e quindi chiunque lo può suonare. Secondo il diritto d’autore, quindi, la BBC ha piena facoltà di suonare Beethoven, e oltretutto se le va ha piena facoltà anche di offrire gratuitamente la propria esecuzione. Il diritto d’autore lo consente. Non c’è scritto da nessuna parte che si debba vendere la propria opera: il diritto d’autore dice semplicemente che il titolare dei diritti può disporre dell’opera a proprio piacimento e ne è padre-padrone.

Olretutto, se offrire musica gratuitamente è “concorrenza sleale”, allora anche un telegiornale offerto dalla BBC è “concorrenza sleale” rispetto all’informazione a pagamento dei canali commerciali? Le medicine e le cure dispensate dal servizio sanitario nazionale sono “concorrenza sleale” rispetto alle farmacie e alle cliniche private?

O invece permettere di scaricare Beethoven avvicinerà più gente alla musica classica, che quindi sarà più incentivata a comperare CD (qualitativamente molto superiori a un MP3)?

Ancora una volta, i discografici hanno perso un’occasione per starsene zitti.

Attenti al nuovo disco di Alan Parsons

Alan Parsons, che delusione

Sono un fan di Alan Parsons da anni. Ho tutti i suoi dischi, sia in vinile, sia in CD. Oggi mi è crollato un mito.
Ho appena comperato da Amazon.com il suo ultimo album, A Valid Path. Che schifezza! Di solito non faccio recensioni musicali, ma quando è troppo è troppo. Se siete seguaci di Parsons, state alla larga da questo disco. Non compratelo, non scaricatelo, non fatevelo prestare per l’ascolto. È inascoltabile: una miscela pseudorandom di versi, compresi balbettii di bambini e latrati di cani, condita con sottofondi techno-acid-fetenti. Che delusione.

Ho anche scritto una recensione senza peli sulla lingua e l’ho spedita ad Amazon da pubblicare nella pagina dedicata a questo album. Eccola qua.

I’ve just bought this album, and the only reason I’m not asking for my money back is because I am too much of a Parsons fan. I’m extremely disappointed. This is not the Alan Parsons we all know and treasure.

The album contains just nine tracks, two of which are rehashes of previous classics. All tragically techno-trendy-pop. As a 20-year fan of AP, I am very sorry to admit that while listening to the CD I found myself agreeing with the words of John Cleese dubbed over the last track: “How much longer is this going on?”. It’s so bad I was happy to hear the end of it.

Unless you like random baby noises and barking dogs and electronified remakes of what were already *perfect* tracks (Mammagamma, A Dream Within a Dream), don’t buy this album. If you revere AP as much as I do, don’t even ask to listen to a friend’s copy. You’ll be as stunned as you were after seeing the final episode of The Prisoner, and for the very same reasons (if you saw it, you know exactly what I mean).

I’m very sorry to have to write this review, but I think Parsons fans need to be warned. Seeing an iconic figure fall like this is really sad.

Please, Alan, if you read this, go back to your roots. Update them, but don’t deny them. The Time Machine was brilliant: electronic, up-to-date, but with the distinct Parsons flavor. This is just random sound without justification. Anyone can make “music” like this.

Video di Michael Jackson “risorto”, ecco l’autore

Video di Michael Jackson “risorto”, ecco l’autore

Come nasce una bufala? A volte per malizia

Un anno fa, il 25 giugno 2009, moriva improvvisamente Michael Jackson. La notizia clamorosa generò molte reazioni, compresa quella degli increduli, soprattutto fra i fan, che si rifiutavano di credere che il loro beniamino potesse scomparire così di colpo. È una reazione già vista per molte altre stelle del firmamento musicale: Elvis Presley, per esempio, che sarebbe ancora vivo secondo il 7% degli americani (sondaggio della CBS, 2002) nonostante la sua morte altrettanto clamorosa nel 1977.

Un anno fa, lo sgomento per la morte di Michael Jackson aveva generato video nei quali qualcuno intravedeva il suo fantasma che si aggirava per i corridoi della sua grande casa e mail che “documentavano” che Jackson era morto vent’anni prima ed era stato sostituito da un impostore (la “documentazione” era tratta dal sito satirico The Onion, come racconta Hoax-slayer.com).
Tuttora ci sono siti come MichaelJacksonHoaxForum.com, che in apparente totale serietà sostengono che “dopo mesi di indagini intensive, è diventato molto chiaro qual era lo scopo di Michael Jackson nel simulare la propria morte: smascherare il Nuovo Ordine Mondiale”. Ed è facile trovare discussioni anche in italiano, come questa, che trova “prove” inconfutabili basate su analogie con la vita di Gesù, o questo sito, che afferma che suonando al contrario This Is It si sente Jackson che dice “io non sono morto”.

Questi, però, sono deliri ispirati dal rifiuto della realtà e dallo shock, e quindi in un certo senso perdonabili o almeno umanamente comprensibili. C’è invece un caso che poco meno di un anno fa, a fine agosto 2009, fece scalpore e che ha origini decisamente discutibili, che in occasione dell’anniversario è meglio segnalare perché non se ne perda traccia: un video nel quale si vedeva una persona somigliante a Jackson uscire con le proprie gambe dal furgone del medico legale (coroner), infilato nell’ingresso di un parcheggio sotterraneo. Il video è questo:

ln breve tempo il video fu visto su Youtube da oltre 880.000 persone. Il primo settembre 2009 i suoi realizzatori ammisero che si trattava di un falso. O meglio, di un “esperimento”, secondo la definizione usata dall’emittente tedesca RTL che aveva confezionato il video. Heike Schultz, portavoce di RTL, disse alla CNN che l’emittente aveva “diffuso un comunicato stampa prima di realizzare il video, per allertare tutti che si trattava di un falso” concepito per dimostrare quanto fosse facile diffondere su Internet una diceria. RTL rimosse il video, ma nel frattempo altri l’avevano salvato e ripubblicato altrove: un’ottima dimostrazione di come una cosa, una volta pubblicata su Internet, non si può ritirare.

Star Wars in Concert

Star Wars in Concert

Non sottovalutare il potere di un’orchestra sinfonica dal vivo

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Ieri c’era ad Assago Star Wars in Concert: la musica di Guerre Stellari suonata dal vivo da un’orchestra sinfonica e da un grande coro, accompagnata dalle immagini dei film e dalla narrazione di Anthony Daniels (C3PO), presente in carne e ossa. E noi (io, la mia famiglia e gli amici – uno è qui su Fantascienza.com) c’eravamo. Indimenticabile. Ecco qualche foto scattata con la mia fotocamera a carbonella. Abbiate pietà: sono solo grucce per i miei ricordi, ma le vorrei condividere.

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Sì, quello seduto è Anthony Daniels.
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Uno dei magnifici costumi in mostra.

Unica nota davvero stonata in un allestimento che per il resto è stato sfavillante: le traduzioni italiane dei dialoghi, presentate come sottotitoli, erano assolutamente patetiche. Chiunque abbia tradotto, e chiunque abbia affidato l’incarico di traduzione, andrebbe denunciato per danni. Non è possibile che qualcuno traduca “You were right about me” (le parole di Vader morente a suo figlio) come “Eravate corretto circa me”. O che ci fossero sillabe iniziali tagliate ed errori di battitura a iosa. Contattare, che so, un fan di Guerre Stellari, o chiedere una manina a Guerrestellari.it, proprio non si poteva?

Il paradosso del concerto è che ha messo in luce quanto siano in realtà montati male i film originali, che nella trilogia più recente sono visivamente fastosi ma stracolmi di dialoghi triti e cliché. Tolti quelli, e sostituiti dalla poderosa, commovente musica di John Williams, i film ne escono con un’impronta epica, decisamente più adulta e meno adolescenziale, molto più adatta alla grandiosità delle immagini; la tragica storia d’amore fra Amidala e Anakin si trasforma da una scena tagliata di Twilight in una semplice, intensa, elegante spiegazione dell’ossessione d’amore che porterà Anakin alla follia e a perdere tutto quello che desiderava.

Per questo molti fan hanno rimontato interamente i film e li distribuiscono online (cercate “Phantom Edit” e da lì troverete tutti gli altri). Speriamo che George Lucas, prima di rimettere mano ancora una volta alla sua gallina dalle uova d’oro per le versioni Blu-Ray e 3D, prenda appunti. Uno per tutti: Episodio III deve finire quando Ian McDiarmid invoca “Rise!” e si vede per la prima volta Darth Vader. Non serve altro. Davvero. Tutta la passeggiata alla Frankenstein va rimossa. Non è mai esistita. Insieme a Jar-Jar che pesta un pezzo di poodoo.

Altre foto sono su Flickr. Il sito del concerto è Starwarsinconcert.com.

EMI senza DRM, boom di vendite

EMI senza DRM, boom di vendite

Togliere i lucchetti alla musica fa vendere di più, almeno per ora

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “matthardcore” e “ridolini”.

La scelta di EMI di vendere musica online senza gli odiosi lucchetti del DRM sembra funzionare. Come riferisce Bloomberg News (riportata dal Tennessean e da Coolfer; grazie a The Inquirer per la dritta), Dark Side of the Moon dei Pink Floyd senza DRM ha venduto una media di 3600 copie a settimana; nelle 11 settimane precedenti all’offerta senza DRM tramite iTunes Plus, le copie settimanali erano 830. L’aumento è pari al 272%.

Anche altri album non se la cavano male: gli Smashing Pumpkins con Siamese Dream hanno aumentato le vendite del 17% sullo stesso periodo di riferimento; Come Away With Me di Norah Jones le ha incrementate di poco meno del 24%; Oh No degli OK Go ha avuto un incremento del 77%; e i Coldplay, con A Rush Of Blood To The Head, hanno segnato un aumento del 115%.

E’ possibile che questi numeri molto positivi derivino in parte dagli upgrade, ossia dagli acquisti fatti da chi aveva già la versione lucchettata e ha pagato un supplemento per avere quella senza lucchetti e con qualità audio migliore.

Per contro, gli stessi album in versione CD hanno avuto quasi tutti un forte calo di vendite, sempre secondo Coolfer. E’ possibile che l’avvento della musica online legale senza lucchetti abbia dato un’ulteriore spinta al calo di vendite generalizzato dei CD, che secondo Nielsen SoundScan ammonta al 21% negli Stati Uniti rispetto a giugno 2006.