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Riconoscere le canzoni con Google, senza installare app

Riconoscere le canzoni con Google, senza installare app

Se vi capita di sentire una canzone alla radio o in giro e non sapete di che brano si tratti, ci sono da tempo applicazioni come Shazam, ma l’amico Paolo Amoroso segnala una chicca che evita di dover installare app dedicate: su Android si può usare l’app di Google.

 
È sufficiente avvicinare lo smartphone alla fonte della musica e poi toccare l’icona del microfono nella casella di ricerca di Google sullo smartphone. Questo attiva non solo il riconoscimento vocale convenzionale di Google ma fa comparire in basso un’opzione aggiuntiva: Che cos’è questo brano?
 
A questo punto si tocca l’icona della nota e Google si mette in ascolto del brano, per poi tentare di identificarlo. Non funziona sempre, ma è un trucchetto potenzialmente utile in caso di emergenza musicale.
“Wind of Change” degli Scorpions fu scritta dalla CIA? Spoiler: no

“Wind of Change” degli Scorpions fu scritta dalla CIA? Spoiler: no

Questa è sicuramente una delle tesi di complotto più bizzarre che mi sia capitato di indagare: Wind of Change, il successo mondiale della band tedesca degli Scorpions (14 milioni di copie vendute), sarebbe stata scritta dalla CIA come strumento di propaganda per contribuire al crollo dell’Unione Sovietica.

Perlomeno questo è quello che viene fuori se scrivete il titolo della canzone in Google. Di certo Wind of Change è uscita nel momento giusto, ossia nel 1991, poco dopo la caduta del Muro di Berlino (novembre 1989) e poco prima del fallito colpo di stato che portò poi allo scioglimento dell’Unione Sovietica; parla della fine della Guerra Fredda e, appunto, dei “venti di cambiamento” che soffiavano in quel periodo. Il suo testo, inoltre, cita espressamente Mosca (“I follow the Moskva / Down to Gorky Park”).

La tesi del coinvolgimento della CIA è nata di recente e arriva da un giornalista statunitense, Patrick Radden Keefe, che ha pubblicato a maggio 2020 una serie di podcast intitolata appunto Wind of Change nella quale viene citata una dichiarazione di un ex dipendente della CIA che racconta di aver sentito da un collega che la canzone era nata da una collaborazione tra la band e l’agenzia di intelligence: in altre parole, solo una diceria, senza nessun documento a supporto.

La band ha smentito in maniera molto divertita questa tesi di complotto per bocca del suo cantante Klaus Meine: “È un’idea intrigante, divertente, ma non è vera per niente”. Inoltre il giornalista stesso ha dichiarato di non ritenere “che la CIA abbia confezionato i sentimenti di Wind of Change”.

Però sappiamo di episodi reali in cui la CIA si è infiltrata nel mondo dello spettacolo o lo ha usato come copertura, come nel caso della finta troupe cinematografica usata nel 1979 per far uscire dall’Iran alcuni ostaggi statunitensi (una storia riassunta dal film Argo nel 2012). Negli anni Cinquanta artisti come Louis Armstrong, Dave Brubeck e Dizzy Gillespie viaggiarono per il mondo, e in particolare nei paesi dei blocco sovietico, a spese del Dipartimento di Stato statunitense come “ambasciatori culturali” a scopo di propaganda.

La storia della banda tedesca è insomma l’aggancio perfetto per vendere un podcast: accattivante e plausibile anche se non basata sui fatti. 

Fonti aggiuntive: Blabbermouth, Rolling Stone, The Nation, DW, New York Times.

Basta prediche dal pulpito: mi metto nei panni degli artisti per vedere come si vive la pirateria

Basta prediche dal pulpito: mi metto nei panni degli artisti per vedere come si vive la pirateria

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “postaperanna” e “chignoli”. Ultimo aggiornamento: 2019/09/30.

Ho parlato spesso di come il mondo della musica sta cambiando grazie a Internet e di come i canoni tradizionali della distribuzione, della produzione e dei compensi agli artisti debbano essere ripensati, come unico modo per risolvere il problema della pirateria musicale trasformandolo da un problema a un vantaggio.

Ma predicare è facile, razzolare coerentemente un po’ meno. Così nei mesi scorsi, con l’aiuto di mio figlio Simone, già ben recensito per la sua musica nei Drop Alive, ho prodotto un album con una cantautrice ribattezzatasi per l’occasione Perla Complottista, in ossequio a una delle mie passioni recenti. Non temete: testi e voce non sono miei.

È una scommessa: si può produrre un disco di esordio nell’era di Internet, senza DRM, senza appoggiarsi alle campagne promozionali delle major, e portare a casa almeno i soldi investiti? O tutti lo pirateranno senza troppi complimenti?

L’album si chiama Stereotipo per motivi di copyright (Luogocomune era già stato preso). Devo dire con onore che la prima recensione è nientemeno quella di Rockline, ed è anche buona. Almeno credo, anche se “psych-rock sperimentale molto visionario e mesmerizzante, come se fosse immerso in un ambiente di acido lisergico che conduce verso un trip allucinato” non mi suona del tutto lusinghiero. Mi accontenterò.

2016/12/30

Avevo completamente dimenticato di aver scritto quest’articolo, e il link alla recensione di Rockline oggi porta a una pagina completamente diversa, per cui persino io ho fatto fatica a rendermi conto che si trattava di un pesce d’aprile. Oggi un lettore è passato di qui, ha lasciato un commento, e mi ha fatto riscoprire questa perla creata da Rockline.

Per fortuna Archive.org conserva ancora una copia della finta recensione di Stereotipo. La linko qui e ne includo qui sotto uno screenshot ingrandibile.

2019/09/30

Nei commenti, l’autore della pseudo-recensione mi ha segnalato oggi che il testo è tornato online qui e che c’è anche un secondo album.

Mission Moon 3D, le foto lunari in tre dimensioni grazie a Brian May

Mission Moon 3D, le foto lunari in tre dimensioni grazie a Brian May

Brian May (sì, quel Brian May) e David Eicher di Astronomy Magazine hanno creato Mission Moon 3D, un libro che elabora le foto scattate nello spazio e sulla Luna per crearne versioni 3D grazie al talento digitale di Claudia Manzoni. Lo avevo segnalato in anteprima a novembre scorso, ma torno a parlarne perché ho incontrato gli autori a Starmus, dove è stata effettuata anche una proiezione pubblica di alcune delle immagini alla presenza di alcuni degli astronauti che le scattarono quasi cinquant’anni fa.

May è da sempre appassionato di fotografia tridimensionale e ha già pubblicato Queen in 3-D, un libro che contiene una selezione delle tantissime foto 3D che Brian May ha scattato durante la propria carriera musicale.

Mission Moon 3D contiene 150 foto 3D lunari e spaziali e un piccolo visore 3D, necessario per vedere l‘effetto tridimensionale delle foto. Qui sotto ne vedete alcuni campioni.

In alcuni casi si tratta di un effetto 3D aggiunto artificialmente a una singola fotografia; in altri, invece, esistono coppie di fotografie originali, prese da posizioni leggermente diverse, che consentono di ottenere un effetto 3D reale.

Gli astronauti Apollo scattarono infatti numerose coppie di foto usando la tecnica che chiamavano cha-cha: fare una prima foto, spostare la fotocamera lateralmente di circa sette centimetri (la distanza media fra gli occhi di una persona) e scattarne una seconda. In questo caso la profondità non è aggiunta artificialmente, ma rispecchia fedelmente quella effettiva della scena.

Brian May e David Eicher sono stati così gentili da autografare la mia copia:

Questo è un estratto dall’intervista che ho fatto a May e Eicher per la Radiotelevisione Svizzera e che spero di poter pubblicare presto:

PAOLO: Cosa vi affascina della Luna così tanto da avervi spinto a creare un libro di immagini 3D dedicato ad essa, “Mission Moon 3D”?

BRIAN MAY: È una celebrazione della prima avventura dell’uomo nel raggiungere un altro corpo celeste. La Luna è quello più vicino a noi, è la sorellina della Terra, in un certo senso, nessuno aveva mai lasciato questo pianeta per mettere piede altrove. Quindi è la celebrazione di 50 anni di questa incredibile avventura che fu il progetto Apollo e che culmina con Apollo 11, l’allunaggio vero e proprio. Ed è per questo che ci piace, giusto?

DAVID EICHER: Sì, è per questo che ci piace! Non solo è vicina, ma le sue rocce sono molto simili a quelle della Terra. Questo è un indizio, emerso dalle missioni Apollo, che le sue origini sono legate alla Terra.

BRIAN MAY: La Luna ha una grande influenza in così tanti modi. Controlla le maree, ha sicuramente un influsso sul comportamento umano, ed è in cielo a darci luce argentea quando cala il sole. Ha ispirato un milione di canzoni d’amore e ha un ruolo importantissimo nella vita di ogni persona. E questi uomini hanno camminato sulla Luna e questo è tuttora incredibile per me; non avrei mai pensato di vederlo accadere nel corso della mia vita.

Antibufala: Radiohead “hackerati”, che rispondono con stile

Antibufala: Radiohead “hackerati”, che rispondono con stile

Ha fatto molto rumore il tentativo di ricatto digitale ai danni dei Radiohead: sono state trafugate circa 18 ore di registrazioni tratte dalle sessioni che portarono allo storico album OK Computer della band, uscito nel 1997, e sarebbero stati chiesti circa 150.000 dollari per non disseminare questo materiale.

Jonny Greenwood, uno dei membri della band, ha tweetato che si è trattato di un “hackeraggio”, usando proprio la frase “We got hacked last week”, ma in realtà l’hacking non c’entra:  Greenwood stesso ha chiarito subito dopo, nello stesso messaggio, che si è trattato di un furto tradizionale. “Qualcuno ha rubato l’archivio di minidisk [sic] di Thom [Yorke] risalente ai tempi di OK Computer e pare che abbia chiesto 150.000 dollari, minacciando di disseminarlo” (“someone stole Thom’s minidisk archive from around the time of Ok Computer and reportedly demanded $150,000 on threat of releasing it”).

Anche Thom Yorke ha parlato di “hackeraggio” (“we’ve been hacked”) nel suo annuncio della geniale risposta della band alla situazione: invece di cedere al ricatto, i Radiohead hanno stroncato sul nascere le possibilità di guadagno del ladro. Hanno infatti messo in vendita online su Bandcamp a prezzo simbolico (18 sterline, circa 23 franchi o 21 euro) una copia dei file audio presenti sui diciotto Minidisc rubati, devolvendo i ricavi al movimento ambientalista internazionale Extinction Rebellion. L’offerta è valida solo per un periodo limitato (18 giorni).

Un gruppo di fan, inoltre, ha pubblicato su Google Docs una ricostruzione degli eventi secondo la quale non ci sarebbe stata alcuna richiesta di riscatto. In realtà il ladro, o un suo complice, avrebbero messo in vendita i file rubati, chiedendo 500 dollari per ogni traccia e 50 dollari per ogni versione live, per cui il costo stimato per acquistare il contenuto di tutti e 18 i Minidisc si sarebbe aggirato sui 150.000 dollari.

In altre parole, l’hacking vero e proprio non c’entra, contrariamente a quanto riportano molti testate e persino la stessa band; ma l’informatica c’entra eccome, perché la reazione rapidissima dei Radiohead al furto delle registrazioni è stata possibile soltanto grazie a Internet.

Fonti aggiuntive: Graham Cluley, The Verge, Naked Security, NME.

Test: quanto è longa la manus del Disinformatico?

Test: quanto è longa la manus del Disinformatico?

In passato mi avete sorpreso tante volte dimostrando di essere ovunque e di avere un bagaglio inesauribile di competenze. E’ come se il Disinformatico avesse agenti in ogni continente: più che un braccio armato, un braccio informatico; o se preferite un’altra metafora, un motore di ricerca umano. Oggi vi propongo una nuova sfida che mi ha lanciato mio figlio Simone, che sta avviando una carriera musicale online decisamente interessante anche per l’uso del mezzo informatico.

Una delle sue foto è stata utilizzata (con il suo permesso) dalla PRS Guitars nel suo stand al London International Music Show. La sfida è questa: procurare un’immagine di quello stand in cui si veda come è stata usata la foto.

Per questo genere di ricerca all’interno delle immagini Google e soci sono inutilizzabili, per cui questa sfida è risolvibile soltanto con un motore di ricerca umano. Non c’è modo di andare allo stand e scattare una foto apposita, perché la manifestazione è terminata oggi. Vedo due soli modi per risolvere il gioco: essere o conoscere qualcuno che è andato alla manifestazione e ha fatto delle foto, oppure conoscere qualcuno che lavora per la PRS (che finora non ha risposto alle richieste dirette). Qualche idea?

In palio c’è, oltre alla mia gratitudine, una copia del suo album. Grazie!

“Gangnam Style” non è più il video più visto di tutti i tempi su Youtube

“Gangnam Style” non è più il video più visto di tutti i tempi su Youtube

Ultimo aggiornamento: 2017/07/20 9:30. 

Ricordate Gangnam Style di Psy? Il video della canzone divenne così popolare, con oltre due miliardi di visualizzazioni, da mandare in tilt il contatore di Youtube.

Per cinque anni è rimasto il video più visto di sempre su Youtube, ma ora questo primato è stato conquistato da See You Again di Wiz Khalifa e Charlie Puth, con quasi tre miliardi di visualizzazioni (l’equivalente di circa 21.800 anni). Anche Despacito di Luis Fonsi è arrivato a due miliardi e mezzo di visualizzazioni in soli sei mesi.

La classifica aggiornata, secondo i dati citati dalla BBC, è la seguente:

1) Wiz Khalifa – See You Again (ft Charlie Puth) 2,895,373,709
2) Psy – Gangnam Style 2,894,426,475
3) Justin Bieber – Sorry 2,635,572,161
4) Mark Ronson – Uptown Funk (ft Bruno Mars) 2,550,545,717
5) Luis Fonsi – Despacito (ft Daddy Yankee) 2,482,502,747
6) Taylor Swift – Shake It Off 2,248,761,095
7) Enrique Iglesias – Bailando 2,232,756,228
8) Maroon 5 – Sugar 2,150,365,635
9) Katy Perry Roar – 2,129,400,973
10) Taylor Swift – Blank Space 2,101,607,657

Quanto guadagnano gli artisti, o meglio le loro case discografiche, da tutte queste visualizzazioni? 0,001 dollari ciascuna, secondo i dati di Midia Research. Per cui See You Again ha raccolto circa 2,9 milioni di dollari soltanto tramite Youtube. Mica male. Una cifra, tanto per fare un paragone, che è l’equivalente di 665 milioni di ascolti su Spotify.

2017/07/20 9:30. La BBC segnala che il video di Despacito è stato visto 4,6 miliardi di volte, conquistando il primato assoluto. 

Dopo la fake news, la fake music? Gli inganni su Spotify

Dopo la fake news, la fake music? Gli inganni su Spotify

Spotify, il servizio di musica e video in streaming, ha oltre 140 milioni di utenti attivi e circa 50 milioni di abbonati paganti. Ma è anche un servizio che consente a molti truffatori o personaggi senza scrupoli di fare soldi alle spalle degl onesti.

Un recente articolo di Vulture.com ha fatto il punto di un giro di denaro basato sull’inganno citando per esempio il caso di Humble, la canzone di Kendrick Lamar che ha raggiunto il primo posto nella classifica di streaming di Billboard ed è stata ascoltata quasi 300 milioni di volte su Spotify. Accanto alla versione originale, però, su Spotify c’è anche Sit Down, Be Humble di un certo King Stitch, che si è aggiudicata oltre 300.000 visualizzazioni (con relativi incassi) solo per il fatto di imitare (anche nel titolo) l’originale di Lamar. Basta che un utente ascolti il brano per trenta secondi e Spotify paga.

Non è l’unico genere di trucco per fare soldi: su Spotify ci sono “artisti” come Happy Birthday Library, che offrono versioni personalizzate di Tanti auguri a te e così hanno incassato più di un milione di ascolti. C’è Chris Brown, che ha partorito un album, Heartbreak on Full Moon, che contiene ben quaranta canzoni. Non perché ha una vena musicale inesauribile, ma perché ha capito che più canzoni mette in un album più aumentano le possibilità che qualcuno le ascolti e quindi porti il suo album in cima alla classifica.

Prendete per esempio i Toilet Bowl Cleaners, la cui The Poop Song è stata ascoltata 400.000 volte. Dietro questa “band” c’è un uomo di nome Matt Farley, che ha al proprio attivo oltre 18.500 canzoni pubblicate su Spotify con questo e molti altri pseudonimi, come Guy Who Sings Songs About Cities and Towns, Wedding Proposal Music Song Band, Guy Who Sings Your Name Over and Over, Papa Razzi and the Photogs. È sempre lui, e tutte queste  “band” cantano solo canzoni a tema: Papa Razzi, per esempio, canta solo di celebrità. Indovinate che cosa canta Guy Who Sings Your Name Over and Over. Diciottomilacinquecento canzoni non sono musica: sono spam.

E c’è di peggio: Sir Juan Mutant ha pubblicato 64 album, ciascuno con una cinquantina di brani. Ma molte canzoni sono ripetute usando però titoli differenti e sono poco più che strimpellamenti. Non mancano impostori come Bob Segar, che fa cover di Bob Seger e ha 1,2 milioni di ascolti di Turn the Page; come Brooks Stars Garth, che ha vari milioni di ascolti delle sue cover delle canzoni di Garth Brooks; come la band Imagine Demons, che ha 1,7 milioni di ascolti di Demons (come il brano degli Imagine Dragons).

L’articolo di Vulture.com porta molti altri esempi di come il sistema della musica a pagamento in streaming venga manipolato e fa un’osservazione deprimente: in tutto questo giro di soldi, alla fine, l’unico che ci perde è l’utente.

Antibufala: Avril Lavigne morta e sostituita da una sosia!

Antibufala: Avril Lavigne morta e sostituita da una sosia!

Il mondo della musica è ricco di leggende e di storie strane. Poche, però, sono bizzarre come quelle che raccontano che un artista è morto ed è stato segretamente rimpiazzato.

Era già successo decenni fa per Paul McCartney dei Beatles, che secondo i teorici di questa cospirazione sarebbe morto negli anni Sessanta in un incidente d’auto e sarebbe poi stato sostituito di nascosto da un musicista che aveva sembianze molto simili, perfezionate con un intervento di chirurgia plastica. Come facesse questo sosia ad essere anche bravo a suonare e ad avere la stessa voce di McCartney non è mai stato spiegato.

Adesso è (di nuovo) il turno di Avril Lavigne. Come racconta il Guardian, circola dal 2005 ma è riaffiorata di recente la teoria, diffusa su Internet, che Avril Lavigne sia stata sostituita da una sosia di nome Melissa nel 2003. Melissa era la controfigura dell’artista all’inizio della sua carriera. Ma Avril Lavigne sarebbe morta (non si sa bene quando) e la casa discografica avrebbe dato a Melissa l’incarico di sostituirla a tempo pieno.

Le presunte prove di questa sostituzione sono, come al solito, solidissime (si fa per dire): sono il fatto che Avril portava i pantaloni ma Melissa predilige le gonne, o differenze nel viso attuale rispetto alle fattezze di una quindicina d’anni fa (perché nel mondo del complottismo la gente non cambia mai fisionomia quando cresce o invecchia), oppure allusioni nascoste nei testi delle canzoni, come in Slipped Away, perché viene detto che “il giorno che sei scivolata via è stato il giorno che ho scoperto che non sarei stata più la stessa” (“The day you slipped away was the day I found it won’t be the same”).

Il Guardian cita anche altre teorie di sostituzione che riguardano Taylor Swift (che sarebbe il clone di una sacerdotessa satanica) e Beyoncé (che sarebbe un clone piazzato dagli Illuminati o dalla massoneria). Posso capire, umanamente, le teorie che sostengono che un artista molto amato non sia morto e sia ancora in vita segretamente: è difficile accettare la morte di una persona che si venera. Ma quelli che sostengono queste sostituzioni sono, per me, incomprensibili nella loro arroganza di aver capito qualcosa che gli altri, chissà perché, non riescono a cogliere.

L’MP3 compie 20 anni

Il formato di compressione audio MP3, quello che ha permesso il boom della musica digitale attraverso i lettori audio portatili (ma anche tramite i primi circuiti peer-to-peer come Napster), ha vent’anni e il suo sviluppatore e proprietario, la Fraunhofer IIS, ha annunciato la fine del programma di licenza perché è obsoleto e sono scaduti i brevetti di decodifica (quelli di codifica scadono prossimamente).

Niente panico: i dispositivi, i siti e le applicazioni che usano il formato MP3 continueranno a funzionare, ed è anzi possibile che ci sia un boom del settore se la Fraunhofer decide di concedere l’uso libero della sua tecnologia. Molti non ci fanno caso, ma per usare il formato MP3 occorre (o meglio occorreva) pagare una licenza: non si tratta di un formato libero.

Il formato MP3 iniziò presso l’Università di Erlangen-Nuremberg: era particolarmente innovativo perché consentiva di ridurre drasticamente le dimensioni dei file audio senza ridurne eccessivamente la qualità. In un’epoca nella quale la memoria costava cara e quindi dispositivi mobili con giga su giga di memoria erano impensabili, la possibilità di poter mettere una dozzina di canzoni nello spazio normalmente occupato da un brano solo era rivoluzionaria.

In seguito sono arrivati altri formati, ancora più efficienti e con qualità superiori, i prezzi delle memorie a stato solido sono crollati e la disponibilità delle connessioni Internet veloci per dispositivi mobili ha reso possibile lo streaming che rende irrilevante la capienza dei dispositivi, ma l’MP3 resta onnipresente.