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Copyright come clava: una piccola vittoria. Youtube ripristina i video contesi

Copyright come clava: una piccola vittoria. Youtube ripristina i video contesi

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Stamattina ho ricevuto due mail di notifica da Youtube:

Dear Paolo,

We’ve completed processing your counter notification regarding your video
[http://www.youtube.com/watch?v=muxRz6dCHYA]. This content has been restored and your account will not be penalized.

Sincerely,

Harry
The YouTube Team

Dear Efax,

We’ve completed processing your counter notification. This content has
been restored and your account will not be penalized.

Sincerely,

Jacob
The YouTube Team

“Efax” è il nome del servizio fax che ho usato per uno degli invii dei documenti di opposizione.

Sono stati quindi ripristinati tutti i video che Rosario Marcianò, alias “Comitato Tanker Enemy”, aveva segnalato a Youtube per presunta violazione del copyright:

Soprattutto per l’ultimo video, è chiaro che l’asserita violazione del copyright non esiste e che la segnalazione di Marcianò è stata fatta per pura ripicca nei miei confronti. Ora si godrà l’effetto Streisand e le eventuali ritorsioni di Youtube applicabili a chi fa segnalazioni fasulle.

Questo, cari politici di Firenze, è il livello dei sostenitori delle “scie chimiche” che ospitate ufficialmente senza offrire il benché minimo contraddittorio. Vi siete coperti di ridicolo proprio nel giorno del convegno pro-“scie chimiche”. E c’è chi comincia a riflettere su quanto male facciano alle cause ambientaliste questi incauti avalli politici dei deliri di complotto.

La procedura di risoluzione delle dispute sul copyright di Youtube, insomma, funziona: è lenta e strumentalizzabile, ma funziona. L’importante è non mollare e scrivere una mail o un fax di opposizione (counter-notification) scritti in modo chiaro, schematico e in perfetto inglese americano, perché gli oberatissimi addetti di Youtube hanno poco tempo e una soglia di comprensione molto bassa (“Efax” docet).

Come quelli di Facebook, con i quali mi sono scontrato di recente per aiutare un amico al quale era stato bloccato l’account senza motivo. Ma questa è un’altra storia.

Youtube si impegna contro il complottismo, primi risultati

Youtube si impegna contro il complottismo, primi risultati

Youtube è stato criticato spesso per la sua tendenza a suggerire, nei video consigliati, quelli che presentano favorevolmente le teorie cospirazioniste più bislacche e socialmente pericolose. Cercando “terra piatta” non veniva proposto un mix equilibrato di video complottisti e video di scienza che spiegano come stanno realmente le cose, ma venivano proposti quasi esclusivamente contenuti complottisti, creando un circolo vizioso e amplificando la visibilità di questi deliri.

A gennaio 2019, però, Youtube ha annunciato che avrebbe cercato di ridurre il fenomeno. Sembra che ci stia riuscendo, secondo uno studio pubblicato da poco, A longitudinal analysis of YouTube’s promotion of conspiracy videos di Marc Faddoula, Guillaume Chaslot e Hany Farida, della University of California, Berkeley e della Mozilla Foundation.

I dati dello studio indicano che oggi la probabilità che nei video consigliati compaiano video complottisti è il 40% di quella che era in passato. Lo studio si basa su 8 milioni di suggerimenti esaminati nel corso di 15 mesi.

Tuttavia non tutte le tesi di complotto sono state smorzate allo stesso modo: il complottismo intorno all’11/9 e quello riguardante la teoria della Terra piatta si sono ridotti fortemente, ma altre continuano a prosperare: per esempio la teoria secondo la quale gli alieni avrebbero costruito le piramidi in Egitto o quella che sostiene che i cambiamenti climatici non esistano vanno ancora forte su Youtube. E l’estremismo e la radicalizzazione continuano indisturbati.

Con i suoi due miliardi di utenti attivi mensili, Youtube è un canale informativo assolutamente non trascurabile. Questi risultati sono un primo passo nella direzione giusta, ma servirà ancora tanto lavoro. Nel frattempo possiamo dare una mano a questo lavoro usando l’opzione Non consigliare il canale quando ci vengono proposti video complottisti.

Firefox e Chrome mi bloccano i video di Youtube. Safari no. Idee?

Firefox e Chrome mi bloccano i video di Youtube. Safari no. Idee?

Ultimo aggiornamento: 2019/08/01 00:10.

Da parecchi giorni sul mio Mac Firefox e Chrome mi bloccano tutti i video di Youtube, compresi quelli senza alcuna restrizione geografica o di altro genere, come questo. Mi compare la dicitura Video non disponibile. Questo video è sottoposto a limitazioni. Prova a effettuare l’accesso con il tuo Account Google Apps.

Safari, sempre sullo stesso Mac, li visualizza senza alcun problema. Anche Chrome funziona se uso la modalità Incognito; Firefox, invece, non funziona neanche in una finestra anonima. Gli altri computer del Maniero (in particolare il mio PC Linux principale) visualizzano tutti i video (compreso questo) perfettamente.

Ho cercato informazioni online e il problema sembra essere abbastanza diffuso, ma nessuno sa fornire una soluzione. Avete idee?

2019/07/23 22:00 – Ho disinstallato F-Secure SAFE, l’antivirus che uso abitualmente sui miei Mac, e tutto è tornato a posto. Può darsi che qualche sua estensione protettiva per browser abbia causato questo malfunzionamento. Riprovo a installare, vediamo che succede.

2019/07/23 22:25 – Reinstallando la versione aggiornata di SAFE, funziona ancora tutto. Provando a installare la Browsing protection extension per Firefox, i video continuano a essere correttamente visibili. Mi arrendo al mistero; la cosa importante è che ora funziona. Grazie a tutti per i tanti suggerimenti.

2019/08/01 00:10 – La stessa cosa mi è capitata su un altro Mac: ho rimosso F-Secure SAFE, ma non è cambiato nulla. Ma quando ho rimosso la Browsing Protection Extension da Firefox tutto è andato a posto.

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

Automatismi pericolosi: YouTube consiglia i video di bambini a chi guarda video erotici

Automatismi pericolosi: YouTube consiglia i video di bambini a chi guarda video erotici

A volte gli automatismi concepiti con buone intenzioni hanno conseguenze inattese. Per esempio, quelli di Youtube che raccomandano quali video guardare, basandosi sul tipo di video appena guardato, suggeriscono video di bambini parzialmente vestiti agli utenti che hanno guardato altri video del genere, e spesso anche a chi non lo ha fatto.

Il risultato è stato documentato da tre ricercatori del Berkman Klein Center di Harvard ed è stato descritto sul New York Times. I ricercatori hanno impostato un server in modo che guardasse video, seguendo man mano le raccomandazioni automatiche di YouTube. Spiega il Times: “un utente che guarda video erotici può ricevere il suggerimento di video di donne che diventano notevolmente più giovani e poi di donne in pose provocanti che indossano vestiti per bambini. Alla fine, ad alcuni utenti vengono presentati video di ragazze anche di cinque o sei anni che indossano costumi da bagno o si vestono o fanno spaccate”.

YouTube è stata allertata e ha rimosso molti dei video, ma non ha disattivato il meccanismo fondamentale che consente questa situazione, ossia il sistema di raccomandazione di altri video analoghi nel caso specifico di video di bambini.

Il popolarissimo sito di video, per contro, ha annunciato da poco che non saranno più possibili le dirette in streaming di giovani minori se i minori non sono chiaramente accompagnati da un adulto.

Pensateci, prima di rendere visibile al mondo intero un video dei vostri figli piccoli o prima di lasciare che abbiano un proprio account Youtube personale: è meglio che conoscano alcune regole di sicurezza di base.

Fonte aggiuntiva: Sophos.

Christchurch: social network manipolati dal terrorismo, ma anche suoi istigatori

Questo articolo è il testo del mio podcast settimanale La Rete in tre minuti su @RadioInblu, in onda ogni martedì alle 9:03 e alle 17:03.

In risposta all’attentato terroristico che ha ucciso decine di persone inermi in due moschee di Christchurch, in Nuova Zelanda, Facebook ha annunciato di aver rimosso circa un milione e mezzo di copie del video trasmesso sul social network in diretta dal terrorista durante l’attacco e di averne bloccate un milione e duecentomila già all’istante del caricamento.

Sono cifre che possono sembrare un successo, ma in realtà rivelano che ben trecentomila copie del video non sono state bloccate preventivamente e sono finite online.

E non va dimenticato che sono stati proprio i social network (non solo Facebook ma anche Youtube) a rendere possibile una diffusione così enorme, mettendo a disposizione di chiunque, gratuitamente, la possibilità di pubblicare qualunque video in diretta e di disseminarlo a milioni di persone, senza pensare agli abusi orrendi ai quali si presta questa possibilità. E sono loro a guadagnare miliardi sulla condivisione di video senza però destinare una parte significativa di quei miliardi alla moderazione efficace dei contenuti di quei video.

Infatti pare contraddittorio che Youtube sia capace di bloccare prontamente un video di una festa di compleanno perché ha in sottofondo una canzone vincolata dal diritto d’autore ma non sia capace di fare altrettanto con un video di terrorismo, il cui audio ha delle caratteristiche altrettanto ben riconoscibili.

Sembra assurdo che i social network, così abili nel profilare tutti i nostri gusti, orientamenti e consumi, non siano capaci di rilevare i deliri di un aspirante terrorista che li sbandiera con tanto di foto.

E pare incredibile che i grandi social network non abbiano le risorse per bloccare seriamente almeno gli hashtag e le parole chiave più ovvie che promuovono l’ideologia e il video dell’attentatore di Christchurch, che infatti continuano a circolare usando lingue e alfabeti diversi dall’inglese. I social network hanno una copertura planetaria, ma a volte sembrano pensare che il mondo finisca ai confini della California.

Certo, filtrare senza eccedere e prestarsi a censure è un problema tecnicamente complesso. Per questo le carenze dei filtri automatici vengono da sempre compensate usando moderatori in carne e ossa. Ma questi moderatori costano e riducono i profitti, per cui i social network non hanno alcun incentivo ad assumerli. Costa meno fare le condoglianze, dire che si sta lavorando per migliorare e fare qualche gesto di facciata, invece di rendersi conto che è il concetto stesso di dare a tutti il potere di pubblicare video in tempo reale a incoraggiare orrori come quello di Christchurch.

Da queste considerazioni è nata una proposta tecnica interessante: eliminare le dirette di massa e introdurre un ritardo di un’oretta prima che qualunque video non giornalistico diventi pubblico. Questo darebbe ai filtri e ai moderatori il tempo di valutarlo ed eventualmente bloccarlo. Il disagio di dover aspettare un pochino prima di poter mostrare a tutti le prodezze del proprio bambino o gattino sarebbe compensato dal fatto che nessun terrorista potrebbe più avere la garanzia che i suoi video di morte finiscano online. Vediamo se i social network avranno il coraggio di provare questa strada.

Commenti osceni nei video di bambini su YouTube: la rete e il mercato dei guardoni

Commenti osceni nei video di bambini su YouTube: la rete e il mercato dei guardoni

Il podcast di questo articolo sarà disponibile nella mia rubrica settimanale La Rete in tre minuti su Radio Inblu.

YouTube è di nuovo nei guai. Pochi giorni fa è stato denunciato il problema dei video correlati di YouTube, che spingono le persone verso i complottismi più esasperati, e ora è emerso che su YouTube c’è anche un mercato di video che mostrano bambini mentre giocano a Twister, fanno ginnastica o stretching oppure giocano in piscina. Video che non contengono nulla di scabroso ma che sono stati visti centinaia di migliaia di volte, e in alcuni casi milioni di volte. E soprattutto ospitano centinaia di commenti raccapriccianti, nei quali gli utenti si scambiano le proprie coordinate, segnalano le inquadrature più particolari e offrono link a immagini di violenza su minori.

La scoperta è frutto di un creatore di video di YouTube, Matt Watson, ed è stata confermata da altri ricercatori. Cosa ancora peggiore, Watson ha documentato che quando qualcuno guarda uno di questi video il sistema automatico di YouTube gliene trova e raccomanda altri dello stesso genere.

E di video così ce ne sono tanti, perché chi li crea guadagna ogni volta che qualcuno li guarda, grazie alle pubblicità inserite nei video e pagate dalle grandi marche, per cui c’è anche un incentivo economico a produrre e pubblicare altri video dello stesso tipo. E video così fanno anche i bambini stessi per gioco, spesso di nascosto dai genitori, senza chiedersi chi li guarderà e con quali pensieri li guarderà.

Molti inserzionisti, allertati dalla segnalazione fatta pubblicamente da Matt Watson, si sono affrettati a togliere le proprie pubblicità da YouTube. Nomi come Epic Games, Disney, Nestlé hanno sospeso le inserzioni.

YouTube, toccata sul vivo, cioè nel fatturato, ha risposto condannando il comportamento di questi commentatori ed eliminando oltre 400 canali YouTube a causa dei commenti lasciati nei video. L’azienda, che è di proprietà di Google, ha inoltre disattivato i commenti in moltissimi video che raffigurano bambini, ha rimosso milioni di commenti inaccettabili e ha anche adottato la regola di non abilitare le pubblicità nei video di minori che potrebbero attirare commenti di predatori, togliendo quindi perlomeno l’incentivo economico ai produttori di questi video.

Tutto questo dovrebbe placare l’irritazione degli inserzionisti, che non vogliono che le loro pubblicità siano accostate a questi video e a questi commenti. Ma trovare con precisione i commenti morbosi senza fare censure eccessive non è facile, anche perché i commentatori scrivono in tante lingue differenti.

Un rimedio parziale è fare completamente a meno dei commenti oppure impostarli in modo da doverli approvare uno per uno, affinché non diventino un vortice caotico nel quale vengono incoraggiati e resi più visibili solo i pensieri più stupidi e più offensivi. Molti siti l’hanno già fatto, con ottimi risultati.

La prossima volta che pubblicate un video su YouTube, provate dunque anche voi a disabilitare la possibilità di fare commenti o ad attivare la moderazione preventiva, e spiegate il problema anche ai vostri figli, per aiutarli a evitare bullismi e lusinghe di sconosciuti. Già questo, di solito, fa migliorare moltissimo la qualità dei commenti e tiene a bada i malintenzionati.

Fonti aggiuntive: Sophos, Bloomberg, The Verge.

Youtube iperamplifica il complottismo, promette che smetterà

Youtube iperamplifica il complottismo, promette che smetterà

Dietro il boom dei complottismi c’è, almeno in parte, l’intelligenza artificiale. Se guardate su Youtube un video dedicato a un certo argomento, il sistema di intelligenza artificiale di Youtube vi propone altri video dello stesso genere, e così via, in un crescendo iperpersonalizzato per ogni utente che ha un solo scopo: massimizzare il tempo che trascorrete su Youtube, perché più ne passate, più vedete pubblicità e più Google (proprietaria di Youtube) incassa.

L’idea in sé sembra ragionevole ed è la chiave del successo economico di Youtube. Ma ha una conseguenza inattesa: quest’intelligenza artificiale viene man mano alterata dagli utenti stessi.

Lo spiega bene Guillaume Chaslot, un ex dipendente di Youtube che ha contribuito allo sviluppo del sistema automatico di raccomandazione dei video. Chi passa tantissimo tempo su Youtube influenza fortemente quali video vengono suggeriti anche agli altri utenti. I video visti da questi grandi consumatori diventano ultrapopolari, e quindi i creatori di video ne producono altri dello stesso stampo per ottenere popolarità e incassi. Così gli altri utenti passano ancora più tempo a guardare quei tipi di video, diventando a loro volta grandi consumatori, che influenzano i suggerimenti per gli altri, e così via.

Questo può sembrare innocuo se i video sono quelli di Peppa Pig: Youtube proporrà altri cartoni animati analoghi. Ma quando i video consigliati parlano della Terra piatta, degli alieni che rapiscono le persone o dei vaccini come complotto delle multinazionali, allora nasce un problema. Un paio di anni fa Chaslot si è accorto che l’intelligenza artificiale di Youtube raccomandava i video che sostenevano le tesi di complotto molto più di quelli che raccontavano i fatti.

Per esempio, i video dei terrapiattisti venivano promossi circa dieci volte più di quelli che spiegano che la Terra è sferica, generando una visibilità stratosferica per queste idee distorte, e il canale ufologico Secureteam10 aveva raccolto mezzo miliardo di visualizzazioni di video falsi o ingannevoli, pieni di accuse di cospirazioni governative.

Chi entra nella spirale del complottismo, magari solo per curiosità, viene insomma bombardato da video che rinforzano questa visione deformata del mondo, mentre i video che potrebbero levargli i dubbi gli vengono nascosti. Questo crea l’impressione che una tesi di complotto sia molto più diffusa e credibile di quanto lo sia in realtà e può esasperare situazioni personali labili. Chaslot cita il caso di Buckey Wolfe, un uomo di Seattle che si è convinto che suo fratello era un uomo lucertola e lo ha ucciso. Il canale Youtube preferito di Wolfe era Secureteam10, e gli altri erano tutti dello stesso genere.

È impossibile stabilire quanto abbia avuto peso l’intelligenza artificiale di Youtube nel rinforzare il disagio mentale di Buckey Wolfe, ma di certo non ha aiutato, e tutti conosciamo qualcuno che si è fatto sedurre dal cospirazionismo grazie ai video. Pochi giorni fa Youtube ha annunciato che cambierà le proprie regole di raccomandazione di contenuti per non promuovere la disinformazione. È un buon inizio, ma sta a noi essere consapevoli di questi meccanismi di manipolazione.

Approfondimenti

Aggiungo qui alcune informazioni che per motivi di lunghezza non ho potuto includere nel testo pubblicato qui sopra, che ho preparato per la mia rubrica settimanale La Rete in tre minuti di Radio Inblu.

Chi volesse provare ad azzerare la personalizzazione delle raccomandazioni di Youtube può esplorare la propria cronologia presso https://www.youtube.com/feed/history/search_history e cliccare su Cancella tutta la cronologia delle ricerche e su cancella tutta la cronologia visualizzazioni, oppure prendere l’abitudine di usare Youtube in una finestra di navigazione privata.

Qui sotto potete guardare un video (ironicamente ospitato da Youtube) che illustra in inglese le osservazioni di Chaslot su Youtube.

E quella che segue è la spiegazione via Twitter di Chaslot che ha ispirato questo mio articolo: include la triste esperienza personale del ricercatore con un conoscente caduto nella spirale del complottismo e molti altri dettagli importanti, come l’organizzazione Algotransparency.org fondata da Chaslot per incoraggiare la trasparenza sugli algoritmi di AI.

Il video di Youtube che piace di meno quest’anno è un video celebrativo di Youtube

Il video di Youtube che piace di meno quest’anno è un video celebrativo di Youtube

Le bizzarrie dei meccanismi commerciali della Rete non finiscono mai. Youtube Rewind 2018, il video creato da Youtube per celebrare la musica, i memi e le tendenze del 2018 è appena uscito ed è già uno dei video meno piaciuti di sempre.

Al momento in cui scrivo ha accumulato oltre 11 milioni di “non mi piace” contro 2,2 milioni di “mi piace”.

Questo video batte così il detentore storico del primato per il video più detestato su Youtube, Baby di Justin Bieber, che risale al 2010 e ci ha messo otto anni ad accumulare circa 9,7 milioni di “non mi piace”, contrastati però da altrettanti “mi piace”. Youtube Rewind 2018, invece, ci ha messo appena una settimana.

Ma i boss di Youtube sono comunque contenti: il video ha totalizzato finora 127 milioni di visualizzazioni e 1,6 milioni di commenti, per cui ha ottenuto comunque il risultato che interessa a Youtube: far passare il maggior tempo possibile agli utenti sul sito, in modo che siano maggiormente esposti alle pubblicità pagate dagli inserzionisti.

Youtuber denunciato per violazione di copyright. Sulla propria canzone

Youtuber denunciato per violazione di copyright. Sulla propria canzone

Il copyright e i controlli online contro le sue violazioni sono di attualità in seguito alla recente polemica sulla proposta di direttiva europea sul diritto d’autore.

Chi usa Youtube sa bene che questi controlli sono a dir poco imprecisi. Io stesso ho ricevuto varie contestazioni da Youtube per presunta violazione del copyright perché avevo pubblicato un video contenente i dialoghi degli astronauti sulla Luna, che come materiale NASA sono di dominio pubblico.

Ma ci sono casi ancora più bizzarri, come quello dello Youtuber Paul Davids, che nei propri video insegna a suonare la chitarra. Youtube gli ha segnalato che un suo video sta violando il copyright per un brano che è suo.

Qualcuno, infatti, ha preso un suo brano, gli ha aggiunto una voce e lo ha messo su Youtube. E Youtube ha accusato Davids di aver copiato. Come se non bastasse, la monetizzazione del video di Davids finisce in tasca al pirata.

Il comportamento assurdo dei sistemi di controllo dei contenuti, come il Content ID di Youtube, ha già fatto pasticci in passato. Nel 2010 Youtube ha vietato per qualche tempo a Justin Bieber di pubblicare sulla piattaforma video la propria nuova canzone perché qualcun altro l’aveva caricata prima di lui.

Fonte: BBC.

Youtube accusa un utente di violazione del copyright: ha pubblicato un fruscio

Youtube accusa un utente di violazione del copyright: ha pubblicato un fruscio

Se vi capita di pubblicare video su Youtube, magari con un brano musicale in sottofondo di cui non vi eravate accorti, probabilmente vi siete imbattuti nella temutissima notifica di violazione del diritto d’autore. Succede quando il sistema antipirateria automatico di Youtube, denominato ContentID, rileva all’interno di un video un contenuto visivo o sonoro che secondo lui appartiene a qualcun altro.

Purtroppo questo sistema automatico ha, come dire, qualche problema di eccesso di zelo. Ne sa qualcosa il professor Sebastian Tomczak, tecnologo musicale, che è stato accusato da Youtube di aver violato il copyright ben cinque volte nella colonna sonora di un singolo video.

Il bello è che il video contestato è semplicemente un fruscio, quello che in gergo tecnico si chiama rumore bianco, simile a quello che facevano una volta i televisori quando non erano sintonizzati su un canale; un video che Tomczak ha pubblicato per un esperimento scientifico.

Non è finita: i presunti autori che rivendicano diritti non hanno chiesto di rimuovere il video di Tomczak, ma ne hanno chiesto la rimonetizzazione, ossia hanno ottenuto da Youtube che i guadagni sulle visualizzazioni finissero nelle loro tasche invece che in quelle del creatore del video. Anche se può sembrare strano che ci sia un mercato per quelli che in sostanza sono video di fruscio, esistono su Youtube milioni di video di questo genere, alcuni dei quali hanno milioni di visualizzazioni. Tomczak dice che c’è chi li usa per esempio per addormentarsi meglio o per distrarsi da un rumore fastidioso.

Naturalmente Youtube offre una procedura di opposizione, ma è piuttosto tediosa, specialmente se occorre farla ripetutamente, e comporta che un video possa restare in sospeso fino a un mese. Cosa più importante, a differenza del rilevamento delle presunte violazioni, che è automatico, l’opposizione va effettuata a mano ogni volta. Questo squilibrio è così marcato che è nata una vera e propria industria delle contestazioni di copyright fasulle su Youtube, che monetizzano il lavoro altrui.

Insomma, se voi (o magari i vostri figli) siete Youtuber assidui e quindi pubblicate molti video, l’unico modo per evitare queste scocciature al limite della vessazione è fare molta attenzione a non includere nei vostri video qualcosa che possa portare a una contestazione: per esempio canzoni o spezzoni di programmi televisivi provenienti da una TV accesa nel luogo in cui avete girato il video, anche se il televisore non è inquadrato. Se vi capita di includerli, cercate di fare in modo che siano spezzoni molto brevi, di un decina di secondi o poco più, perché sembra essere questa la soglia di durata oltre la quale il sistema ContentID entra in azione e fa partire la contestazione automatica.

Naturalmente c’è sempre l’alternativa drastica, che è quella di pubblicare video su altri siti, come Vimeo o Dailymotion, che non usano automatismi antipirateria così imprecisi e manipolabili come quello di Youtube. Ma questo significherebbe abbandonare uno dei siti di video più frequentati del mondo e dire addio ai sogni di fama che albergano in ogni Youtuber. Buona fortuna.

Questo articolo è il testo preparato per il mio servizio La Rete in 3 minuti per Radio Inblu del 9 gennaio 2018. Fonti: Gizmodo, Torrentfreak.