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Video monetizzabili, motore di fake news

Video monetizzabili, motore di fake news

Ultimo aggiornamento: 2017/12/14 20:55.

In questi giorni hanno iniziato a circolare due notizie apparentemente slegate ma in realtà parallele.

La prima riguarda un video che mostra un uomo che cammina in un grande giardino tenendo in mano un telo trasparente: quando lo dispiega davanti a sé, l’uomo diventa invisibile. Sembra quasi che il mantello dell’invisibilità di Harry Potter sia diventato realtà grazie alla scienza, se si dà retta alla descrizione che accompagna il video e che parla di “materiali quantici.. usabili dai militari”, ma in realtà si tratta di un effetto speciale video ottenuto con la tecnica cinematografica nota come chroma key oppure blue screen o green screen: il telo è di un particolare colore (di solito blu o verde) che viene sostituito digitalmente con un’immagine preregistrata di quello che sta dietro il telo, che così sembra creare l’invisibilità.

La seconda ha a che fare con un ventiduenne inglese, Jay Swingler, che ha deciso volontariamente di mettere la propria testa dentro un forno a microonde riempito di schiuma espandente, allo scopo di riprendersi in un video da pubblicare su Youtube insieme ad altri dello stesso genere demenziale. La schiuma si è solidificata e il ragazzo ha rischiato di morire soffocato, ma è stato salvato dall’intervento di ben cinque vigili del fuoco, come riferiscono la BBC e i pompieri delle West Midlands.

Cos’hanno in comune queste due storie? Lo stesso movente: fabbricare video che diventano popolari e generano soldi. Se un video riceve tante visualizzazioni, i social network e i siti come Youtube pagano i suoi creatori in cambio del diritto di inserirvi pubblicità. Questo meccanismo di monetizzazione dei video ha creato una vera e propria industria amatoriale di video falsi, con contenuti spesso scioccanti o demenziali, costruiti a tavolino per far parlare di sé ed essere condivisi, che non esisterebbero se non ci fosse l’incentivo del guadagno. E ci sono anche sciacalli che rubano i video virali altrui per monetizzarli.

Il video del mantello dell’invisibilità, per esempio, proviene dal social network cinese Weibo, ma è stato visto 32 milioni di volte da quando è stato condiviso su Facebook ed è stato citato da numerose testate giornalistiche (specificando chiaramente che si trattava di una finzione). Il video del gesto d’incoscienza del ragazzo britannico ha accumulato oltre tre milioni di visualizzazioni in pochi giorni. Questo significa che chi li ha pubblicati riceverà qualche migliaio di euro di compenso.

La monetizzazione su Internet di video falsi o fabbricati è una delle ragioni del boom delle notizie false basate su questi video: costano poco e rendono molto, anche per le testate giornalistiche che le ripubblicano senza verificarle. I social network stanno correndo ai ripari togliendo le pubblicità, e quindi l’incentivo economico, ai video che incoraggiano o promuovono comportamenti dannosi o pericolosi, ma questa rimozione avviene soltanto se un video viene segnalato dagli utenti (è successo per il video della testa nel microonde). Spetta quindi a noi utenti, insomma, agire per disincentivare questa forma di fake news.

Fonti aggiuntive: Bufale.net; Gizmodo; Snopes.com. Questo articolo è il testo preparato per il mio servizio La Rete in 3 minuti per Radio Inblu del 14 dicembre 2017.

Gli allucinanti “cartoni animati” di Youtube

Gli allucinanti “cartoni animati” di Youtube

Ultimo aggiornamento: 2017/11/10 16:30.

Molti genitori usano Youtube, e in particolare Youtube Kids, come surrogato della televisione per i propri figli: cercano il nome di qualche personaggio dei cartoni animati e poi lasciano che i figli tocchino le icone sullo schermo per passare al cartone animato successivo, proposto in base alla popolarità raggiunta e alle correlazioni. Spesso il cartone successivo si carica automaticamente, per cui è facile che il bambino si trovi esposto a video che i suoi genitori non hanno scelto.

Un articolo di Medium.com segnala un fenomeno che probabilmente i genitori non immaginano neanche: molti dei cartoni animati presenti su Youtube non sono autentici, ma sono pessime scopiazzature, generate automaticamente da programmi per computer, usando fondali standard e modelli digitali preconfezionati dei personaggi più noti, animati in modo scadentissimo. Non raccontano una storia vera e propria, ma i loro colori vivaci e le loro colonne sonore ripetitive hanno un effetto ipnotico sui loro giovanissimi spettatori.

Lo scopo di questi cartoni animati sintetici è sfruttare l’attenzione dei bambini per generare visualizzazioni, che a loro volta portano soldi ai loro creatori. Si tratta di una vera e propria industria di massa, dove la qualità e l’originalità non contano: alcuni temi, come le filastrocche o le Finger Families (guardatele per capire cosa sono), hanno decine di milioni di varianti e sono incredibilmente popolari (questo, per esempio, conta oltre mezzo miliardo di visualizzazioni).

Alcuni di questi pseudocartoni animati hanno contenuti probabilmente inadatti e potenzialmente traumatici o diseducativi, come i falsi cartoni di Peppa Pig dove Peppa subisce torture dal dentista o mangia il proprio padre o beve candeggina. Non li linko per non regalare loro visibilità (se volete esaminarli, i link sono nell’articolo di Medium.com), ma il concetto è chiaro: usare Youtube come sostituto della TV significa affidare i propri figli a un sistema automatico che fa soldi sfruttando le loro vulnerabilità per bombardarli di pubblicità e di contenuti scadenti, demenziali o violenti e probabilmente non è nelle intenzioni della maggior parte dei genitori.

Youtube ha risposto alle critiche riguardanti questi video dicendo che non consentirà ai creatori di video di monetizzare i video che “fanno uso inadatto di personaggi per tutta la famiglia” e che introdurrà dei limiti di età sui video segnalati dagli utenti e dai recensori volontari, soprattutto in Youtube Kids. Nel frattempo conviene comunque procurarsi fonti più affidabili di cartoni animati oppure, se mi passate l’eresia, condividere un libro illustrato.

La strana storia dell’“autopsia dell’alieno” ha un seguito: a teatro

La strana storia dell’“autopsia dell’alieno” ha un seguito: a teatro

Nel 1995 il mondo intero parlò del filmato della cosiddetta “autopsia dell’alieno”: un filmato in bianco e nero di 17 minuti che mostrerebbe, appunto, l’autopsia effettuata sul cadavere di un extraterrestre precipitato nel 1947 a Roswell, nel New Mexico. Oggi lo si trova facilmente su Internet (per esempio qui; attenzione, è piuttosto impressionante), ma all’epoca molte TV nazionali pagarono fior di soldi per avere il privilegio di presentarlo ai telespettatori, che arrivarono a milioni, generando lauti incassi per le emittenti.

Sin da subito gli esperti di medicina, gli storici e gli esperti di effetti speciali segnalarono che si trattava di un falso: i metodi usati per l’autopsia erano contrari a ogni pratica medica, le riprese erano di pessima qualità e mostravano vari oggetti, oggi di uso quotidiano, che nel 1947 non esistevano ancora. Ma comunque il video divenne popolarissimo e ormai si è cementato nella cultura ufologica: molti lo conoscono ma non ne sanno le origini decisamente bizzarre.

Il video della presunta autopsia fu venduto come autentico alle TV di tutto il mondo da un imprenditore, Ray Santilli, insieme al socio Gary Shoefield, ma nove anni dopo, nel 2006, Santilli stesso ammise che non era autentico ma (a suo dire) era una “ricostruzione” di un filmato autentico che aveva visto nel 1992 e che si era deteriorato. Nessuno ha mai visto questo presunto originale deteriorato, e chi vede il video oggi non sa di queste ammissioni e di questi retroscena.

Adesso c’è una novità: un uomo di nome Spyros Melaris si è fatto avanti dicendo di essere l’autore delle finte riprese e ha raccontato tutta la propria storia in uno spettacolo teatrale a Londra, fornendo documenti e dettagli che sembrano confermare il suo ruolo di regista e autore del filmato. Dice che l’accordo originale con Santilli e Shoefield prevedeva che avrebbero realizzato il filmato e poi un documentario che avrebbe rivelato la messinscena. Melaris assoldò John Humphreys, esperto di effetti speciali che aveva lavorato alla serie TV britannica Doctor Who, e si procurò materiale chirurgico degli anni Quaranta e varie frattaglie animali. I “chirurghi” nel filmato erano in realtà lo stesso Humphreys e la compagna di Melaris.

Oggi Melaris si scusa pubblicamente per quello che ha fatto: “Per me era solo uno scherzo, un divertimento, ma ho imparato la lezione. Vorrei dire che c’è una parte importante di me che prova rimorso. Ho sottovalutato la reazione”. Ancora una volta, insomma, l’ufologia si dimostra un campo minato nel quale abbondano truffatori, impostori e ciarlatani che approfittano della passione delle persone per ricavarne soldi e popolarità: per questo è necessario essere estremamente cauti di fronte a qualunque asserzione straordinaria.




Fonti: Mysterious Universe, Paranoia Magazine.

La7 usa un mio video, poi contesta su Youtube che viola il suo copyright

La7 usa un mio video, poi contesta su Youtube che viola il suo copyright

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora. Ultimo aggiornamento: 2017/09/20 16:15.

Pochi giorni fa ho dato a La7 il permesso di usare per Bersaglio mobile il mio video di debunking del 2008 Misteri da vendere, dedicato alle tesi di complotto sull’11 settembre. Stamattina mi è arrivata la contestazione di La7 per violazione del diritto d’autore su Youtube: io avrei violato il loro copyright perché loro hanno usato il mio video del 2008 in un programma del 2017.

Naturalmente mi sono opposto sia via Youtube, sia rivolgendomi direttamente ai responsabili di Bersaglio mobile.

La contestazione, fra l’altro, riguarda in tutto trentaquattro secondi. So che molte contestazioni sono generate automaticamente, ma questo è un sistema automatico idiota.

2017/09/20 16:15

Ê arrivata pochi minuti fa la rinuncia alla contestazione:

After reviewing your dispute, La7 has decided to release their copyright claim on your YouTube video.

Video title: “Il foro nel Pentagono è davvero troppo piccolo?”

If you earned any money during the dispute, you should receive that money as part of your next YouTube payment.

– The YouTube Team

“Gangnam Style” non è più il video più visto di tutti i tempi su Youtube

“Gangnam Style” non è più il video più visto di tutti i tempi su Youtube

Ultimo aggiornamento: 2017/07/20 9:30. 

Ricordate Gangnam Style di Psy? Il video della canzone divenne così popolare, con oltre due miliardi di visualizzazioni, da mandare in tilt il contatore di Youtube.

Per cinque anni è rimasto il video più visto di sempre su Youtube, ma ora questo primato è stato conquistato da See You Again di Wiz Khalifa e Charlie Puth, con quasi tre miliardi di visualizzazioni (l’equivalente di circa 21.800 anni). Anche Despacito di Luis Fonsi è arrivato a due miliardi e mezzo di visualizzazioni in soli sei mesi.

La classifica aggiornata, secondo i dati citati dalla BBC, è la seguente:

1) Wiz Khalifa – See You Again (ft Charlie Puth) 2,895,373,709
2) Psy – Gangnam Style 2,894,426,475
3) Justin Bieber – Sorry 2,635,572,161
4) Mark Ronson – Uptown Funk (ft Bruno Mars) 2,550,545,717
5) Luis Fonsi – Despacito (ft Daddy Yankee) 2,482,502,747
6) Taylor Swift – Shake It Off 2,248,761,095
7) Enrique Iglesias – Bailando 2,232,756,228
8) Maroon 5 – Sugar 2,150,365,635
9) Katy Perry Roar – 2,129,400,973
10) Taylor Swift – Blank Space 2,101,607,657

Quanto guadagnano gli artisti, o meglio le loro case discografiche, da tutte queste visualizzazioni? 0,001 dollari ciascuna, secondo i dati di Midia Research. Per cui See You Again ha raccolto circa 2,9 milioni di dollari soltanto tramite Youtube. Mica male. Una cifra, tanto per fare un paragone, che è l’equivalente di 665 milioni di ascolti su Spotify.

2017/07/20 9:30. La BBC segnala che il video di Despacito è stato visto 4,6 miliardi di volte, conquistando il primato assoluto. 

PewDiePie mollato da Disney e YouTube per video “antisemiti”

PewDiePie mollato da Disney e YouTube per video “antisemiti”

Ultimo aggiornamento: 2017/02/18 7:50.

Grossi guai per PewDiePie (Felix Kjellberg), un popolarissimo Youtuber ventisettenne che vanta 53 milioni di iscritti ai suoi canali video e oltre 9 milioni di seguaci su Twitter e ha incassato (secondo Forbes) la bellezza di 15 milioni di dollari nel 2016: ha appena perso un contratto multimilionario con YouTube e Disney, che prevedeva fra l’altro una serie televisiva via Web di cui PewDiePie sarebbe stato il protagonista principale.

La ragione di questi guai è che PewDiePie ha incluso nei propri video varie immagini filonaziste e antisemite che, tolte dal loro contesto, sono state interpretate dai gruppi neonazisti come una sorta di messaggio in codice di sostegno ai loro deliri razzisti. Il Wall Street Journal le ha segnalate alla Disney, che ha definito “inadatti” i video in questione, che avevano totalizzato 13 milioni di visualizzazioni.

Uno degli spezzoni di video più contestati è quello dell’11 gennaio scorso, in cui PewDiePie mostra due persone indiane che reggono uno striscione con uno slogan violentemente antisemita e ridono (i due uomini hanno dichiarato di non sapere cosa significasse lo striscione). Lo Youtuber dice di averlo realizzato perché voleva dimostrare l’assurdità di siti come Fiverr, dove si può chiedere ad altri utenti Internet di fare qualcosa in cambio di un minimo di cinque dollari.

Ma il risultato è stato non solo la perdita del contratto con Disney e la rimozione da YouTube di due suoi video : come se non bastasse, PewDiePie ha registrato un video nel quale dice “se io facessi un video nel quale dico…” e prosegue, dopo uno stacco, dicendo frasi naziste con espressione seria, invitando gli ascoltatori a ripeterle. Tolte di nuovo dal loro contesto, queste frasi sono state celebrate ripetutamente da uno dei più seguiti siti neonazisti statunitensi (che non cito per non regalargli visibilità).

Felix Kjellberg ha scritto che non vuole in alcun modo sostenere “atteggiamenti d’odio di nessun genere”, ha pubblicato un video di scuse e ha dichiarato che “queste battute erano in ultima analisi offensive” (Capitan Ovvio finalmente è riuscito a farsi sentire), ma al tempo stesso dice di essere vittima di un “attacco personale” dei media tradizionali.

L’accusa di neonazismo o di antisemitismo è forzata (il rimontaggio fuori contesto è evidente), ma di certo PewDiePie, se non gli è passato per la mente che fare “battute” antisemite poco dopo aver ottenuto un contratto con la Disney poteva forse andare storto ha fornito una spettacolare dimostrazione della regola di Internet “Think Before You Post” (“prima di postare, pensa”).

Radio: lo scanner che suona Beethoven, come registrare da Youtube, e un po’ di Netiquette

Stamattina la consueta puntata del Disinformatico (RSI, Rete Tre, alle 11) si occupa dell’indagine antibufala su un curioso filmato che mostra uno scanner “musicale”, delle tecniche per salvare i filmati pubblicati da Youtube e siti analoghi prima che passi la scure della censura o del diritto d’autore, e di un po’ di regole di base per l’uso della posta.

Registrare i videoclip di Youtube e altri siti di video: da quando è stato comperato da Google, Youtube è nel mirino dei titolari dei diritti sui video musicali e spezzoni di film e telefilm che hanno fatto la fortuna del sito. Prima erano tutti contenti di ricevere pubblicità gratuita ai propri programmi; ora che Youtube ha il portafogli bello grasso, si svegliano e reclamano di essere “compensati” persino quando qualcuno usa una canzone di sottofondo in un proprio video personale. Così spariscono molti video musicali introvabili, i filmati scomodi con le bugie dei politici di tutti i paesi, gli spezzoni di televisione che nessuno osa più trasmettere, e anche (e in questo caso forse è meglio) i video dei dementi che commettono atti vandalici o molestano chi è in realtà molto più intelligente di loro. Ci sono insomma molte ragioni per voler salvare un videoclip prima che sparisca o semplicemente per vederlo quando non si è collegati a Internet.

Una tecnica semplice per registrarli è quella di immettere l’indirizzo del videoclip in siti come Keepvid.com, che restituiscono un link che consente di salvare sul proprio computer il file video in formato Flash Video (FLV). Se usate Firefox, potete ottenere lo stesso risultato usando estensioni per Firefox come OOk. Questo file si può poi leggere con programmi gratuiti come FLV Player (per Windows) o VLC (multipiattaforma) e convertire in altri formati con programmi come Replay Converter (Windows), iSquint (Mac) o mplayer/ffmpeg (Linux).

Antibufala: il video di uno scanner che “suona” Per Elisa di Beethoven. Molti hanno pensato che si trattasse di una burla ben confezionata, ma il videoclip è autentico: si tratta di una funzione presente negli scanner HP Scanjet e descritta qui e qui. Qui ci sono le istruzioni per l’Inno alla Gioia (a qualcuno, in HP, piace Beethoven). Non è l’unico caso di funzioni nascoste negli apparecchi di ogni genere, tant’è che queste chicche hanno un nome (easter egg) e ci sono siti appositi per condividerle, come Eeggs.com.

Netiquette (galateo) per l’e-mail: ecco in sintesi i consigli dati durante il programma:

  • sicurezza: ricordate che il mittente di un messaggio può essere falsificato molto facilmente, per cui non fidatevi dell’indicazione apparente del mittente prima di aprire un allegato o dare per buono del contenuto di un messaggio.
  • allegati: a proposito di allegati, evitate quelli inutili. Se dovete mandare un testo non impaginato, copiatelo e incollatelo nel corpo del messaggio: non allegatelo sotto forma di documento separato (tipicamente Word), perché diventa molto più pesante e obbliga il destinatario ad avere il programma corrispondente e a lanciarlo soltanto per leggere il vostro messaggio. Se ripetete quest’operazione decine di volte al giorno, diventa rapidamente una grande scocciatura.
  • ancora allegati: chiedete il permesso prima di inviare allegati. Chi riceve può essere collegato a Internet a bassa velocità (magari col cellulare) e magari paga per ogni bit che riceve.
  • allegati adulti: se l’allegato è magari di natura un po’ adulta, avvisate il destinatario, in modo che non lo apra in situazioni potenzialmente imbarazzanti. Se gli fate gemere di piacere il computer portatile intanto che è sull’autobus o in ufficio, non credo vi ringrazierà.
  • evitate la posta in formato HTML: usate il testo semplice. I messaggi diventano molto più leggeri e sicuri, perché nel testo semplice non si possono annidare virus e altri comandi ostili. E’ una funzione prevista da tutti i programmi di posta.
  • copia carbone nascosta: non è cortese disseminare gli indirizzi di posta degli amici e dei colleghi. Più un indirizzo gira in Rete, più è facile che diventi bersaglio di pubblicità indesiderata (spam). Se dovete mandare lo stesso messaggio a tante persone e non volete rivelare gli indirizzi, usate la funzione CCN o BCC (copia carbone nascosta o Blind Carbon Copy), presente in tutti i programmi per la gestione della posta, anche quelli via Web.
  • questioni di stile: ricordate che è molto più faticoso leggere un messaggio a video che su carta, per cui usate paragrafi brevi, lasciate una riga vuota fra i paragrafi, NON SCRIVETE TUTTO IN MAIUSCOLO, siate concisi (“la mail deve essere come una minigonna, corta quanto basta per essere interessante ma lunga abbastanza da coprire l’argomento”, dice un antico proverbio della Rete), usate le “righe antispoiler” (un blocco di righe vuote) in modo da non mostrare subito sul video eventuali informazioni, come il finale di un film, che non sapete se il destinatario vuol farsi rivelare; imparate il quoting, ossia come si citano i messaggi degli altri per facilitare la comunicazione e non perdere il filo del discorso (qui trovate un’ottima guida in italiano).

Aggiornamento (2006/11/15):

Il podcast della puntata, senza musica, è disponibile nell’apposita pagina della RSI.

Panico: PewDiePie, lo Youtuber più popolare del mondo, minaccia di chiudere e accusa Youtube

Panico: PewDiePie, lo Youtuber più popolare del mondo, minaccia di chiudere e accusa Youtube

Ultimo aggiornamento: 2016/12/11 9:15.

Felix Kjellberg, noto ai fan come PewDiePie, è uno Youtuber popolarissimo, ma ha minacciato di chiudere il proprio account se avesse raggiunto i 50 milioni di iscritti. La notizia ha avuto una risonanza molto ampia, prendendosi le attenzioni di BBC e Forbes (giusto per citare qualche esempio), non solo per la popolarità del personaggio ma anche per le ragioni della sua minaccia: PewDiePie ha accusato Youtube di sabotaggio contro gli Youtuber grandi e piccoli.

Mentre conducevo la diretta del Disinformatico di ieri alla quale si doveva ricollegare inizialmente questo articolo, la cifra fatidica (un record assoluto per un singolo Youtuber) era stata raggiunta, ma l’account era ancora al suo posto; da allora è cambiato tutto.

PewDiePie, infatti, ha mantenuto la parola, ma solo in senso molto letterale: ha sì cancellato “il suo canale”, ma si tratta di un altro suo canale Youtube (Jack septiceye2) molto meno popolare e ha rivelato in un video che la sua minaccia era “uno scherzo… diventato molto più grande di quello che si potesse immaginare”, prendendo in giro i media che hanno ripreso e pubblicizzato il suo annuncio senza alcuno scetticismo.

È stata, insomma, una classica trollata. Ma la contestazione di fondo fatta da PewDiePie resta interessante: secondo lo Youtuber, infatti, Youtube ha cambiato i criteri di selezione dei video consigliati, facendo crollare le visualizzazioni dovute ai “consigli” dal 30% a meno dell’1%. Dato che le visualizzazioni gli portano soldi, e anche tanti, la questione è parecchio importante, e PewDiePie ha segnalato la questione sottolineando che il problema non riguarda solo lui ma tutti gli utenti che cercano di guadagnare pubblicando video su Youtube.

Secondo i dati di PewDiePie, inoltre, i “consigliati” mostrano ora molti video di clickbait (acchiappaclic senza alcun contenuto reale) e addirittura video pornografici. Anche altri Youtuber hanno notato lo stesso fenomeno, ma YouTube ha detto alla BBC di non aver apportato alcuna modifica ai propri algoritmi di raccomandazione dei video.

Vale la pena di cogliere quest’occasione per conoscere meglio il mercato degli Youtuber: alcuni (pochi) incassano cifre da capogiro, e questo sta portando molti giovani a esibirsi (spesso in modi pericolosi e imbarazzanti) nella speranza di arrivare alla monetizzazione. È una sorta di lotteria, dove pochi vincono e tantissimi pagano: non con i soldi, ma con il proprio tempo e la propria reputazione.

Questi sono gli incassi delle star di Youtube più pagate del 2016 secondo Forbes:

  1. Felix Kjellberg (PewDiePie): 15 milioni di dollari
  2. Roman Atwood: 8 milioni di dollari
  3. Lilly Singh: 7,5 milioni di dollari
  4. Anthony Padilla e Ian Hecox (Smosh): 7 milioni di dollari
  5. Rosanna Pansino: 6 milioni di dollari
  6. Tyler Oakley: 6 milioni di dollari

Fonti: BBC, Kotaku, Kotaku, Forbes.

Preparazione e decollo del cargo spaziale Cygnus in 4K

Preparazione e decollo del cargo spaziale Cygnus in 4K

Se non sapete cosa guardare sul vostro televisore 4K, ho una proposta: questa, ossia l’allestimento e il lancio del razzo Atlas V che pochi giorni fa ha trasportato un veicolo cargo Cygnus di rifornimenti diretto alla Stazione Spaziale Internazionale (e arrivato a destinazione ieri). Qui sotto trovate il video a bassa risoluzione, ma Youtube lo offre anche in versione 4K. È, come dire, notevole.

YouTube diventa a pagamento (per chi vuole)

YouTube diventa a pagamento (per chi vuole)

YouTube Red (da non confondere con RedTube, che è un sito a luci rosse) è il servizio di Youtube, annunciato questa settimana e disponibile dal 28 ottobre, che consente agli utenti che pagano un abbonamento di saltare le pubblicità, salvare su telefonino i video per vederli in seguito, accedere a video e film riservati agli abbonati e di ascoltare musica in streaming in maniera molto simile a Spotify. L’offerta per ora è limitata agli utenti statunitensi e costa dieci dollari al mese (tredici per chi si abbona tramite l’app di Apple).

L’iniziativa di Google, però, non piace a tutti gli youtuber, i creatori di contenuti video, e ai loro fan, perché chi pubblica video per monetizzarli e non accetta le condizioni di YouTube Red si trova con i video contrassegnati come privati, ossia invisibili. Il rischio, insomma, è di dover accettare condizioni capestro rese possibili dal fatto che YouTube domina il mercato dei video in streaming: il 55% dei ricavi che viene passato ai creatori di video è una percentuale inferiore rispetto a quella offerta dai servizi concorrenti (Spotify paga il 70%, Apple Music il 71,5%). È già stata presentata una contestazione formale presso le autorità per la concorrenza della Commissione Europea.

Per i fan saranno scelte difficili: PewDiePie, il numero uno mondiale fra gli youtuber, ha già firmato per produrre contenuti esclusivi per YouTube Red, per cui chi lo vuole seguire in tutte le sue produzioni dovrà mettere mano al portafogli.