Vai al contenuto
Elon Musk ripristina gli account Twitter di Donald Trump e altri istigatori di odio e seminatori di fake news. È ora di decidere cosa fare

Elon Musk ripristina gli account Twitter di Donald Trump e altri istigatori di odio e seminatori di fake news. È ora di decidere cosa fare

Ultimo aggiornamento: 2022/11/21 10:35.

L’account Twitter dell’ex presidente statunitense Donald Trump,
sospeso
poco dopo l’assalto di centinaia di persone al Congresso statunitense del 6
gennaio 2021 (come i suoi account Facebook, Instagram e YouTube) quando aveva
quasi 89 milioni di follower, è stato ripristinato da Elon Musk dopo che il
nuovo proprietario di Twitter ha lanciato un
sondaggio
sull’argomento.

Musk dice che quasi il 52% degli account partecipanti (privi di qualunque
autenticazione e quindi potenzialmente comprendenti bot) ha votato a favore
della disattivazione della sospensione.

Per ora Trump ha deciso di non far uso dell’account dicendo che non vede
motivi per usarlo, ma ha incoraggiato chi lo segue su Truth Social (il social
network fondato da lui) a partecipare al sondaggio di Musk. Prima della
sospensione, Trump dominava le notizie specificamente attraverso i suoi tweet,
per cui la sua dichiarazione di scarso interesse suona poco plausibile.

Quello di Trump non è l’unico account ripristinato negli ultimi giorni. Anche
Babylon Bee
e
Jordan Peterson, due account banditi tempo addietro per i loro ripetuti attacchi sessisti e
omofobi, sono tornati su Twitter. Lo stesso vale per
Project Veritas,
ripetutamente finito in tribunale per aver pubblicato video falsi con chiare
connotazioni politiche e
bandito
da Twitter a gennaio 2021 dopo ripetuti tentativi di usare il social network
per disseminare informazioni private di persone.

La riattivazione dell’account di Donald Trump è probabilmente il segnale più
chiaro del nuovo corso di Twitter voluto da Elon Musk: ridare una piattaforma
a istigatori di odio e intolleranze e disseminatori di fake news, in
nome di una asserita “libertà di espressione assoluta” dichiarata
ripetutamente da Musk.

In realtà più che difendere la libertà di espressione sembra che Musk voglia
dare briglia sciolta a chi vuole odiare, discriminare e insultare. Se volete
un assaggio di questa briglia sciolta, date un’occhiata al fiume di commenti
di puro odio a
questo mio thread
su Twitter:

Comunicazione di servizio: chiunque venga qui a dirmi che la riattivazione
dell’account Twitter di Donald Trump è solo “libertà di parola” verrà
bloccato. Non ho tempo da perdere con chi non capisce che la libertà di
parola non include quella di gridare “al fuoco!” in un cinema.

La “libertà di parola” di cui blaterano questi suoi paladini è solo una
scusa per poter incitare all’odio e alla discriminazione senza pagarne le
conseguenze.

E no, non sono interessato a intavolare un dibattito. Blocco, punto e basta.
Per la stessa ragione per cui non sto ad ascoltare una zanzara o discutere
con una cellula cancerosa.

E per quelli che mi accusano che così faccio “censura”: no. La libertà di
parola non include l’obbligo di ascoltare. Sarebbe ora di capirlo. Scelgo di
non ascoltare gli hater. Tutto qui.

Per chi mi chiede esempi di come sta venendo applicata questa presunta
“libertà di parola”: guardate i commenti a questo thread.

Per quelli che “ma Twitter è un’impresa privata e fa quello che gli pare”:
no. Anche un giornale è un’impresa privata: non vuol dire che abbia il
diritto di sbattere la tua faccia e il tuo indirizzo di casa in prima pagina
dicendo “Pedofilo, prendetelo”.

Per quelli che “ma allora dovresti vendere la tua Tesla”: so distinguere fra
prodotto e fabbricante.

Lo spettacolo del nugolo di hater, gente mai vista prima, che accorrono a
dirmi “e allora bloccami” condito da vari insulti, è davvero notevole.
Moscerini che si lanciano contro un parabrezza gridando “beccati
questaaaaaa!!!!!”

E fanno ovviamente splat.

Già prima della gestione Musk Twitter era un ricettacolo di hater di
tutti i generi, ma questa caratteristica è destinata ad acuirsi se vengono
dati segnali forti di accettabilità come appunto il ripristino dell’account di
Donald Trump. Mentre scrivo queste righe, gli hater sostenitori di
Trump stanno cercando in tutti i modi di imbrattare qualunque mio tweet, anche
quelli non pertinenti, con commenti di insulto e odio.

Come accennavo già qualche settimana fa, per chi ha una presenza professionale
significativa su Twitter si pone il problema di cosa fare di fronte a questa
piega del social network. Restare in un ambiente tossico significa avallare
quella tossicità; lasciarlo significa smettere di far sentire la propria voce
di buon senso proprio dove ce n’è più bisogno (e per molti significa anche una
perdita di lavoro).

Provo a ragionare ad alta voce (o almeno per iscritto) ed esplorare i vari
scenari possibili, anche perché con circa 420.000 follower (ma per fortuna
nessuna dipendenza economica da Twitter) penso di poter dire di essere fra
coloro che hanno su Twitter una presenza significativa, e comunque questi
ragionamenti possono essere utili a chiunque. Se avete commenti o
suggerimenti, mi interessano, ancora di più del solito.

Nel frattempo, ho aggiunto delle info al profilo usando l’opzione
Modifica il profilo professionale, che permette di mostrare nel profilo
“la posizione, le indicazioni stradali, gli orari e/o le informazioni di
contatto dell’attività”
. La differenza, vista attraverso un account di test che non mi segue, è
mostrata qui sotto.

Con le informazioni aggiuntive…
…e come era prima.

Scenario 1. Chiudere tutto

Questa, sinceramente, è l’opzione che mi viene istintivo scegliere. Lo schifo
di questi sviluppi recenti, il fiume quotidiano di odio, insulti, complottismi
e farneticazioni e l’intento di Musk di monetizzare l’aggressione e la
discriminazione mi hanno stancato, e l’idea di contribuire all’attrattiva di
questo nuovo Twitter con i miei contenuti mi disgusta; dover oltretutto pagare
96 dollari l’anno (altrimenti i miei tweet, dice Musk, saranno relegati
insieme a quelli degli spammer) non aiuta. Non è tanto la cifra in sé, quanto
il principio. L’idea di chiudere e basta mi alletta per la sua semplicità e
per il segnale forte e inequivocabile che darebbe.

Però questo farebbe sparire tutti i miei tweet non solo da Twitter, ma anche da qualunque sito che li abbia embeddati. Renderebbe incomprensibili tutte le discussioni alle quali ho partecipato in 15 anni di presenza su Twitter.

E ovviamente mi dispiacerebbe molto perdere i contatti con i tanti nuovi contatti e
amici che Twitter mi ha consentito di avere. So anche che farei un torto ai
miei follower che apprezzano quello che pubblico. So che se io dovessi
migrare altrove, inevitabilmente ne perderei parecchi per strada (come è
successo per esempio a
Charlie Stross). Non tutti sarebbero in grado di passare a Mastodon o a un feed RSS (con
Feedly, per esempio) o sarebbero disposti a farlo.

A proposito: gli account “disinformatico” e simili che trovate su
Mastodon non sono stati creati da me. Sono probabilmente semplici mirror che
ripubblicano su Mastodon quello che posto su Twitter. Per il momento non sto pensando di migrare a Mastodon, ma non escludo di farlo in futuro.

Inoltre su Twitter ci sono, almeno per ora, moltissime persone e fonti
informative che perderei, anche se parecchie se ne sono già andate (Stephen
Fry, Marina Sirtis) o stanno meditando di andarsene (astronauti e membri della
comunità aerospaziale e scientifica in generale, come nota
Space.com). E se Twitter collasserà, perderò comunque i contatti con follower, fonti e
amici.

Disattivazione reversibile

Esiste anche un’opzione
che consente di disattivare immediatamente un account, mantenendo però la
possibilità di riattivarlo entro un certo periodo di tempo (30 giorni oppure
12 mesi).

Scenario 2. Restare ed eventualmente cambiare qualcosa

L’alternativa allo scenario “di pancia” è non uscire completamente da Twitter
ma rimodulare profondamente l’uso del mio account.

Sospensione manuale

Per esempio, potrei semplicemente sospendere il mio uso dell’account, ossia
non postare nulla a parte un tweet fissato che avvisa della situazione, e
leggere gli account che mi interessa seguire, finché esistono.

Proteggere i tweet

I
tweet protetti
(quelli degli account con il lucchetto) mi permetterebbero di
limitare
le mie interazioni su Twitter soltanto ai follower che approvo. Però i miei
tweet diventerebbero visibili soltanto a quegli stessi follower e non sarebbero
retweetabili (salvo screenshot e copiaincolla), e approvare a mano qualche
centinaio di migliaia di follower è impraticabile.

Bloccare i commenti diretti ai miei tweet

Scegliendo Chi segui oppure Solo chi menzioni nell’opzione
Chi può rispondere? ad ogni tweet potrei forse stroncare o almeno
smorzare il flusso di commenti di odio.

Sarebbe un po’ scomodo, visto che quest’opzione esiste in Twitter per Web (ed
è settabile come default) ma non in Tweetdeck (che è la web app che uso per
seguire le notizie su Twitter), e avrebbe lo svantaggio di impedire anche le
risposte dirette dei commentatori non ostili.

Fra l’altro, quest’opzione è applicabile anche retroattivamente ai tweet già
pubblicati (anche a distanza di giorni) e ha effetto sull’intero thread.

Secondo i miei primi test,
tutti possono comunque copiaincollare un tweet di questo tipo e poi
menzionarmi per farmi leggere il loro commento/risposta
, e tutti possono farne retweet e citarlo. La risposta diretta è consentita
rispettivamente solo a chi seguo o a chi menziono. Il like diretto è
consentito in ogni caso.

Ho verificato che per ora queste opzioni funzionano ancora: ecco i test.

Messaggi diretti

Sorprendentemente, i messaggi diretti di hater che mi arrivano sono
praticamente zero, eppure ho i DM aperti da anni. Forse il fatto di non poter
esibire in pubblico il proprio odio fa passare la voglia. In ogni caso, li ho
chiusi, visto che non vorrei che qualcuno pensasse che i DM sono confidenziali
(non sono nemmeno cifrati end-to-end).

Fonti: BBC,
Vox,
Slate.

#ItalyDidIt: davvero un informatico italiano ha “hackerato” le elezioni americane dalla Germania tramite “Torre Fucino”? I fatti fin qui

#ItalyDidIt: davvero un informatico italiano ha “hackerato” le elezioni americane dalla Germania tramite “Torre Fucino”? I fatti fin qui


The English original is
here. Ultimo aggiornamento: 2021/01/13 14:20.

Questo articolo è partito come una traduzione veloce di una serie di tweet che
ho scritto in risposta a un tweet del generale statunitense
Michael T. Flynn
[account
sospeso
da Twitter l’8/1/2021]
, che accusa l’Italia di aver alterato le elezioni presidenziali USA. L’ho
scritto soprattutto perché ho visto che l’ha segnalato Joan Kranz, figlia di
Gene Kranz, storico direttore di volo delle missioni Apollo, e non ho
resistito. Poi la questione si è ampliata e l’ho riscritto estesamente. 

Il tweet di Flynn era questo:

L’accusa si basa fondamentalmente su questa foto di un presunto “affidavit”
(dichiarazione giurata) fornita da un certo Prof. Alfio D’Urso, “avvocato” in
Catania, che riferisce (senza portare prove) che un informatico italiano di
nome Arturo D’Elia, coinvolto in reati informatici gravi, gli ha dichiarato (sempre senza portare prove) di aver
spostato i dati elettorali statunitensi
“da un margine di vittoria significativo per Donald Trump a Joe Biden”
utilizzando
“risorse di cifratura per guerra cibernetica di livello militare per
trasmettere voti commutati tramite un satellite militare di Torre Fucino a
Francoforte, Germania”
:

 

Trascrizione e traduzione del documento

GENERAL AFFIDAVIT

Region of Lazio

Country of Italy

I,
Prof Alfio D’Urso, Advocate/Lawyer, of Via Vittorio Emanuele, Catania,
95131 Italy, do hearby provide the following affidavit of facts as
conveyed in several meetings with a high level army security services
official:

Arturo D’Elia, former head of the IT Department of
Leonardo SpA, has been charged by the public prosecutor of Naples for
technology/data manipulation and implantation of viruses in the main
computers of Leonardo SpA in December 2020.

D’Elia has been deposed by the presiding judge in Naples and in sworn
testimony states on 4 November 2020, under instruction and direction of
US persons working from the US Embassy in Rome, undertook the operation
to switch data from the US elections of 3 November 2020 from significant
margin of victory from Donald Trump to Joe Biden in a number of states
where Joe Biden was losing the vote totals. Defendant stated he was
working in the Pescara facility of Leonardo SpA and utilized military
grade cyber warfare encryption capabilities to transmit switched votes
via military satellite of Fucino Tower to Frankfurt Germany.

The defendant swears that the data in some cases may have been switched
to represent more than total voters registered.

The defendant has stated he is willing to testify to all individuals and
entities involved in the switching of votes from Donald Trump to Joe
Biden when he shall be in total protection for himself and his family.
Defendant states he has secured in an undisclosed location the backup of
the original data and data switched upon instruction to provide
evidence at court in this matter.

I hereby declare and swear the above stated facts have been stated in my presence.

DATED this 6th day of January 2021 at Rome, Italy.

[Signature]

General Affidavit

 

DICHIARAZIONE GIURATA GENERALE

Regione Lazio

Paese Italia

Io,
Prof Alfio D’Urso, Avvocato, di Via Vittorio Emanuele, Catania,
95131 Italia, con la presente fornisco la seguente dichiarazione giurata di fatti così come riferiti in numerosi incontri con un funzionario di alto livello dei servizi di sicurezza dell’esercito:

Arturo D’Elia, ex capo del reparto informatico della Leonardo SpA, è stato accusato dal procuratore pubblico di Napoli per alterazione di tecnologia/dati e impianto di virus nei computer principali della Leonardo SpA a dicembre 2020.

D’Elia ha reso deposizione dinanzi al presidente del tribunale a Napoli e in testimonianza giurata dichiara [che] il 4 novembre 2020, su istruzione e direzione di persone statunitensi operanti dall’Ambasciata statunitense a Roma, intraprese l’operazione per commutare dati dalle elezioni statunitensi del 3 novembre 2020 da un margine significativo di vittoria per Donald Trump a Joe Biden in vari stati nei quali Joe Biden stava perdendo i totali dei voti. L’imputato [o convenuto, se processo civile] ha dichiarato che stava lavorando nella struttura di Pescara della Leonardo SpA e ha utilizzato risorse di cifratura per guerra cibernetica di livello militare per
trasmettere voti commutati tramite un satellite militare di Torre Fucino a
Francoforte, Germania
.

L’imputato [o convenuto] giura che i dati in alcuni casi possono essere stati commutati per rappresentare più dei votanti registrati totali. L’imputato [o convenuto]

ha dichiarato di essere disposto a testimoniare a [o di] tutti gli individui ed entità coinvolti nella commutazione di voti da Donald Trump a Joe
Biden quando sarà in totale protezione per se stesso e la propria famiglia.
L’imputato [o convenuto] dichiara di aver messo in sicurezza in località non rivelata il backup dei dati originali e dei dati commutati su istruzione per fornire prova in tribunale in questa materia.

Con la presente dichiaro e giuro che i fatti sopra riportati sono stati dichiarati in mia presenza.

DATATO questo sesto giorno di gennaio 2021 a Roma, Italia.

[Firma]

Dichiarazione giurata generale

 

Informazioni su Alfio D’Urso (l’avvocato)

Esiste effettivamente un avvocato di nome Alfio D’Urso il cui studio è in Via
Vittorio Emanuele 5 a Catania (fonte; fonte). Va notato che nel documento stranamente manca il numero civico dello studio, ed è bizzarro che un avvocato commetta un’omissione del genere in un documento legale così importante. In ogni caso, l‘avvocato D’Urso è reperibile nel
registro del Consiglio Nazionale Forense
(digitando Urso, senza la D iniziale).

 

Una sua foto è disponibile nel
sito dell’Università di Catanzaro, dove figura come docente (copia permanente):

È stato inoltre pubblicato un video nel quale una persona che corrisponde
a quella mostrata nella foto sul sito dell’Università di Catanzato ripete in inglese sostanzialmente il contenuto del
documento:

 

Nel video, che ha un taglio inspiegato a 40 secondi dall’inizio, Alfio D’Urso viene presentato come Legal Counsel / Supreme Court of Italy – Italian Tax Court / EU Banking Credit Foundation. Non risulta affatto che l’avvocato D’Urso sia legato alla “Corte Suprema” (la Cassazione?) italiana; anzi, i suoi dati pubblici escludono esplicitamente che sia un cassazionista. Inoltre non ho tracce dell’esistenza di questa presunta “EU Banking Credit Foundation”, men che meno di un ruolo di D‘Urso al suo interno. Se qualcuno è in grado di verificare ulteriormente queste credenziali, mi scriva o me lo segnali nei commenti.

Se, come sembra, l’Alfio D’Urso citato
nell’“affidavit” e nel video è lo stesso Alfio D’Urso il cui studio si trova in Via
Vittorio Emanuele al numero 5, vale la pena di
guardare il posto in Google Street View. L’avvocato D’Urso non me ne voglia, ma sarebbe
questo il portone dell’avvocato che avrebbe in carico una deposizione
così storicamente importante?

È il portone in fianco al furgone.

 

Dettaglio, da un’altra angolazione, della targa
“Studio legale D’Urso”.

 

Informazioni su Arturo D’Elia (l’informatico sedicente hacker)

Esiste effettivamente anche una persona di nome Arturo D’Elia che ha
effettivamente lavorato per la Leonardo SpA. Questa persona è stata arrestata intorno al 5 dicembre 2020 per il furto di dati di progetti militari commesso nel 2015-17 (Reuters tramite Swissinfo). Ovviamente questo non dimostra affatto che abbia “hackerato” le elezioni
statunitensi. 

Alfio D’Urso non è l’avvocato di D’Elia, secondo il suo vero avvocato, Nicola Naponiello, come riferito da Open.online.

Sulla base dei nuovi dati (in particolare il video) la spiegazione più coerente con tutti i fatti è che l’avvocato Alfio D’Urso abbia davvero raccolto la dichiarazione giurata di Arturo D’Elia. Va detto che in questo caso, l’avvocato avrebbe semplicemente certificato che Arturo D’Elia gli ha fatto questa dichiarazione ma non ne autenticherebbe o avallerebbe in alcun modo il contenuto. In altre parole, il documento non dimostra in alcun modo l’autenticità delle affermazioni fatte da D’Elia.  

Ho chiesto a un esperto in materie legali, e la situazione è che un avvocato può certificare che qualunque dichiarazione sia stata fatta davanti a lui dal suo cliente sia con l’intento di pubblicarla sia per procedimenti legali (a meno che l’avvocato sappia oltre ogni dubbio che la dichiarazione è materialmente impossibile, tipo “Sono nato il 30 febbraio”, nel qual caso può rifiutarsi di ricevere la dichiarazione). L‘avvocato certifica che la dichiarazione è stata fatta; non ne certifica la veridicità

Per esempio, se vado da un avvocato, come suo cliente, e gli chiedo di scrivere una dichiarazione giurata in cui lui certifica che davanti a lui ho detto che ho hackerato il Pentagono con il mio computer supersegreto datomi dagli alieni del pianeta Gallifrey, l’avvocato può anche pensare che non ho tutte le rotelle a posto, ma è obbligato a certificare quella dichiarazione, che io poi posso pubblicare. La certificazione, tuttavia, non conferma che quello che ho detto è vero: si limita a certificare che l’ho detto.

C’è anche la questione del “Defendant” (imputato in un processo penale, convenuto in un processo civile) citato nel documento, che non ha senso, visto che non c’è nessun processo in corso per i fatti dichiarati.

Va notato, infine, che se effettivamente D’Elia ha rilasciato queste dichiarazioni, potrebbe aver avuto un ottimo movente per inventarsi tutta questa storia: è attualmente coinvolto in una vicenda giudiziaria molto grave per reati commessi alcuni anni fa e quindi presentarsi come supertestimone in un caso internazionale potrebbe dargli un vantaggio personale o semplicemente per mitomania. Non è la prima volta che un criminale s’inventa storie per tornaconto personale o si attribuisce reati sensazionali mai commessi.

 

Altri elementi incongruenti e note

Nella vicenda ci sono anche altri aspetti incoerenti, come il funzionamento delle macchine di voto della Dominion (che generano comunque una traccia cartacea non alterabile tramite hacking). Li trovate descritti in dettaglio su Open.online.  

L’ex Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi, citato (senza prove) come complice del complotto nel video linkato da Mike Flynn, ha definito “follia totale” le accuse e ha dichiarato che avvierà azioni legali contro i suoi accusatori (ANSA). 

—-

Qui sotto trovate la traduzione della mia
risposta
al generale Flynn (leggermente ripulita e corretta per maggiore
chiarezza), scritta prima che emergessero molti dei dettagli descritti qui sopra: 

Salve, signore, sono italiano. Per farla breve e per usare la terminologia
più tecnicamente rigorosa che riesco a trovare, questa storia rappresenta la
più alta qualità nel settore delle stronzate.

Si tratta di una fotografia di provenienza sconosciuta, stampata su carta
comune (mentre tutti i documenti legali italiani sono su carta legale e
recano un milione di timbri, o sono perlomeno su carta intestata). Se lei
crede a *questo* sulla fiducia, posso interessarla alla Fontana di Trevi? Un
magnifico esemplare, un solo proprietario diligente: il tizio sulla destra.

 

[Per chi non cogliesse il riferimento: è il comico italiano Totò, nel
classico film Totò truffa ‘62, in cui fa la parte del truffatore
che vende la famosissima
Fontana di Trevi, a
Roma, a un turista molto credulone]

La ”dichiarazione giurata” parla di un “satellite militare di Torre Fucino”, che è una cosa che semplicemente non esiste: non esiste né il satellite,
né la torre [il Centro Spaziale del Fucino esiste, ma
non ha torri].

Inoltre non è così che si contano i voti negli Stati Uniti. I conteggi non
passano attraverso la Germania.

Come italiano, l’idea che un informatico in Italia abbia hackerato
l’*intero* sistema di voto statunitense, e l’abbia fatto sotto il naso
dell’NSA, è semplicemente *esilarante*.

Gli italiani si stanno spanciando per questa storia. Ah, sì, gli americani,
eterni creduloni. Sa leggere l’italiano?
Si goda questo: c’è persino coinvolto un TERRAPIATTISTA FATTO E FINITO in questa
vicenda. 

Il video che lei linka afferma che Matteo Renzi sarebbe implicato in questa
straordinaria operazione. Giusto per sua informazione, QUESTO è Matteo
Renzi, il presunto genio organizzativo:

Signore, se lei ritiene seriamente che il sistema elettorale statunitense
possa essere hackerato in Germania da un informatico italiano da un posto
che non esiste, in un complotto ordito da un tizio che non sa manco
pronunciare “because”, allora è evidente che non ci vuole molto per
diventare generali negli Stati Uniti.

Addio, e grazie per tutto il pesce.

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle
donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere
ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o
altri metodi.

#italyDidit: Did an Italian IT guy hack the US elections from Germany through “Fucino Tower”? Here are the facts so far

#italyDidit: Did an Italian IT guy hack the US elections from Germany through “Fucino Tower”? Here are the facts so far

Latest update: 2021/01/12 4:30 CET. Una traduzione italiana è disponibile
qui.

Quick summary: 

  • This is just a photo of a sheet of paper of unknown origin. No docket
    number, no source, no legal filing, nothing. Do you really want to trust
    it?
  • There is no such thing as a “Fucino Tower” in Italy. A “Fucino” satellite communications facility exists, but it has no towers. There is no building there known
    as “Fucino Tower”. Satellite communication stations are not radio towers. Never have been. They look like big dishes. They look like Arecibo, Jodrell Bank, Goldstone, Parkes.
    See for yourselves.
  • People with the names mentioned in the “affidavit” actually do exist in
    Italy, but that does not imply or prove that they committed electoral
    fraud in the US. You exist, your name is available online: if somebody used it in a
    made-up allegation, would that prove you’re guilty? Exactly.
  • An edited video of the alleged lawyer appears to be merely reporting that a person made a sworn statement before him; it is not evidence and it is not an endorsement by the lawyer.
  • The person who allegedly made the statement is a convicted criminal. Do you really want to trust the unsubstantiated words of a criminal?
  • Also, do you really want to claim that one IT guy in Italy was able to hack
    the voting system of your entire country? What are you, a bunch of
    amateurs? Do you realize how ridiculous this whole story sounds?
  • Please note that this article has been and will be rewritten extensively to include new information as it becomes available.

This started as a quick post/tweet that I wrote initially as a reply to General Michael T. Flynn’s tweet
claiming that Italy stole the US elections, and it has since expanded considerably. Here’s Flynn’s tweet (subsequently deleted by Twitter’s removal of his account:

This claim is essentially based on this photograph of an alleged “affidavit”
provided by a Prof. Alfio D’Urso, “Advocate/Lawyer” in Catania, Italy. The affidavit states (without evidence) that an Italian IT guy named Arturo D’Elia
claims (again without evidence) that he switched US election data
“from significant margin of victory for Donald Trump to Joe Biden” by
using
“military grade cyber warfare encryption capabilities to transmit switched
votes via military satellite of Fucino Tower to Frankfurt Germany”
:

 

Transcript of the affidavit

GENERAL AFFIDAVIT

Region of Lazio

Country of Italy

I, Prof Alfio D’Urso, Advocate/Lawyer, of Via Vittorio Emanuele, Catania, 95131 Italy, do hearby provide the following affidavit of facts as conveyed in several meetings with a high level army security services official:

Arturo D’Elia, former head of the IT Department of Leonardo SpA, has been charged by the public prosecutor of Naples for technology/data manipulation and implantation of viruses in the main computers of Leonardo SpA in December 2020.

D’Elia has been deposed by the presiding judge in Naples and in sworn testimony states on 4 November 2020, under instruction and direction of US persons working from the US Embassy in Rome, undertook the operation to switch data from the US elections of 3 November 2020 from significant margin of victory from Donald Trump to Joe Biden in a number of states where Joe Biden was losing the vote totals. Defendant stated he was working in the Pescara facility of Leonardo SpA and utilized military grade cyber warfare encryption capabilities to transmit switched votes via military satellite of Fucino Tower to Frankfurt Germany.

The defendant swears that the data in some cases may have been switched to represent more than total voters registered.

The defendant has stated he is willing to testify to all individuals and entities involved in the switching of votes from Donald Trump to Joe Biden when he shall be in total protection for himself and his family. Defendant states he has secured in an undisclosed location the backup of the original data and data switched upon instruction to provide evidence at court in this matter.

I hereby declare and swear the above stated facts have been stated in my presence.

DATED this 6th day of January 2021 at Rome, Italy.

[Signature]

General Affidavit

 

Information on Mr Alfio D’Urso (the lawyer)

There actually is a lawyer named Alfio D’Urso whose office address is in Via
Vittorio Emanuele 5, in the city of Catania, Italy (source;
source). Note that the office street number is missing from the “affidavit”. That’s a bizarre mistake for a lawyer
in such an important legal document. Lawyer D’Urso’s details can be found by entering his surname (without the initial D) in this registry of Italian lawyers

 

A photograph of D’Urso can be found on the website of the University of Catanzaro, where he is listed as a professor (permanent copy):

A video has been released in which a person whose appearance matches this photograph essentially repeats in English the content of the “affidavit”:

 

In the video, which has an unexplained edit at 40 seconds from the start, Alfio D’Urso is presented as Legal Counsel / Supreme Court of Italy – Italian Tax Court / EU Banking Credit Foundation. If anyone can verify these credentials, please write to me or write in the comments below.

Assuming that the Alfio D’Urso mentioned in the “affidavit” is the
same Alfio D’Urso whose office actually is in Via Vittorio Emanuele in
Catania at number 5, it’s worth taking a look at the location in Google Street View.
This is supposed to be the front door of the lawyer who is handling
such a world-changing deposition? Seriously?

It’s the slightly underwhelming front door opposite the van.

 

A closeup, from another angle, of the plaque, which says “Studio legale D’Urso”.

 

Information on Mr Arturo D’Elia (the IT person and alleged hacker)

A man named Arturo D’Elia does exist, and he actually did work for Leonardo
SpA. He was arrested on or around December 5, 2020 for stealing military project data
in Italy in 2015-2017 (Reuters via Swissinfo). Of course, that in no way proves that he hacked the US elections.

Mr Alfio D’Urso is not Mr D’Elia’s lawyer, according to Mr D’Elia’s actual lawyer, Mr Nicola Naponiello, as reported by Open.online.

Based on the new data (in particular on the video), the explanation that currently best fits the facts is that lawyer Alfio D’Urso actually did draft the affidavit and actually did receive the statements it contains from Arturo D’Elia. If so, the lawyer would simply have certified that Arturo D’Elia made the statements before him; he would not be authenticating them or endorsing them in any way. He would be simply notarizing the statements made. In other words, the affidavit is not evidence of the authenticity of the claims made by D’Elia: it simply certifies that he made them in front of a witness.

I checked with a legal expert, and the situation is that a lawyer may certify that any statement was made before him by his client, whether with the intent of public disclosure or for legal proceedings (unless the lawyer knows for a fact that the statement is materially impossible, such as “I was born on the 30th of February”, in which case he might refuse to take the statement). The lawyer certifies that the statement was actually made; he does not certify its truthfulness

For example, if I go to a lawyer as his client and ask him to draft an affidavit in which he certifies that I have stated before him that I hacked the Pentagon with my super-secret computer given to me by aliens from the planet Gallifrey, the lawyer may think I’m nuts, but he is required to certify that statement and write the affidavit, which I can then publish. The affidavit, however, does not confirm that what I said is true: it merely certifies that I said it.

There’s also the matter of the term “Defendant” in the affidavit: it makes no sense, since there are no legal proceedings on the matters stated and therefore D’Elia is not a defendant.

It should also be noted that if D’Elia actually made these statements, he may have excellent reasons to make up this whole story: he is currently accused of a very important crime he committed years ago and therefore it would be very convenient for him to claim that he’s a super-witness in a high-profile international case. He might just be making it up because he’s a mythomaniac (i.e., he makes up stuff all the time). This would certainly not be the first case of a criminal concocting tall tales for his own benefit.

 

Other discrepancies and side notes

There are also many other inconsistencies in the claims made in the affidavit, such as the operations of the Dominion voting machines (which leave an unhackable paper trail). These details are available in Italian at Open.online.

Former Italian Prime Minister Matteo Renzi, who is mentioned in the video linked by Mike Flynn as a co-conspirator (without evidence), has objected to the allegations, saying that he will seek legal remedy (ANSA).

—-

For the record, this is the (slightly edited and
updated)
reply
I tweeted to General Flynn before many of the details described above became available:

Hello sir, I’m Italian. To put it briefly and in the most technically
accurate words I can find, this is the finest grade of bullshit.

It’s a photograph of unknown origin, of a document written on plain paper
(whereas all Italian legal documents are on legal paper and stamped a
million times or at least on letterhead). If you believe *that* at face
value, may I interest you in the Trevi Fountain? Fine specimen, one careful
owner: the guy on the right.

 

[In case you don’t catch the reference: the guy is Italian comedian
Totò, in a classic Italian comedy movie called Totò truffa
‘62. In the movie he is a con man who sells the world-famous
Trevi Fountain, in
Rome, to a highly gullible tourist]

The “affidavit” mentions a “military satellite of Fucino Tower”,
which is not a thing that exists (neither the satellite, nor the tower).

Also, that’s not how US votes are counted. The tallies do not go through
Germany.

As an Italian, the idea that some IT guy in Italy hacked the *entire* US
voting system, and did so under the NSA’s nose, is simply *hilarious*.

Italians are rolling on the floor laughing at this tale. Ah, yes, the ever
gullible Americans. Do you read Italian?
Have at it: there’s even a LITERAL FLAT-EARTHER site involved in this. 

The video you linked claims that Mr Matteo Renzi was involved in this
amazing operation. Just so you know, THIS is Mr Renzi. The alleged
mastermind:

Sir, if you seriously believe that the US election system can be hacked in
Germany by an Italian techie from a place that doesn’t exist, in a plot
orchestrated by a guy who can’t even pronounce “because”, then it
clearly doesn’t take much to be a general in the US.

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle
donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere
ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o
altri metodi.

Donald Trump bandito permanentemente da Twitter, Facebook, Twitch e altre piattaforme social. Due parole per chi sta pensando “censura”

Donald Trump bandito permanentemente da Twitter, Facebook, Twitch e altre piattaforme social. Due parole per chi sta pensando “censura”

Gli account social personali di Donald Trump sono stati bloccati in
seguito alle sue azioni e parole prima e dopo il saccheggio del Campidoglio che
ha istigato.

Ma parlare di censura è fuori luogo. Ricordo che resta comunque uno degli
uomini più potenti del mondo e che se vuole comunicare qualcosa le TV di tutto
il mondo gliela diffonderanno. Ha tuttora a disposizione un ufficio stampa e
un sito Web dal quale può comunicare direttamente.

Non è censura: Trump non è un dissidente che scompare nell’oblio di un gulag.
Non è un Julian Assange in carcere al gelo, isolato da tutto e tutti.
Semplicemente il social network dice
“Hai violato le regole concordate: resti libero di parlare, ma non tramite
me”
. O per dirla con le parole chiare di
Xkcd, che avevo già
citato
qualche tempo fa:

Annuncio di pubblico servizio: il diritto alla libertà di parola significa che
il governo non ti può arrestare per quello che dici. Non significa che
chiunque altro debba ascoltare le tue stronzate o ospitarti mentre le
condividi.

Il primo emendamento
[della Costituzione USA, che sancisce la libertà di parola]

non ti protegge dalle critiche o dalle conseguenze.

Se ti urlano contro, se ti boicottano, se cancellano il tuo programma, o se
vieni bandito da una comunità su Internet, i tuoi diritti di libertà di parola
non stanno subendo una violazione.

Semplicemente, la gente che ti ascolta pensa che tu sia uno stronzo, e ti sta
mettendo alla porta.

Lasciando il cursore sopra la vignetta originale compare un commento
dell’autore:

“I can’t remember where I heard this, but someone once said that defending a
position by citing free speech is sort of the ultimate concession; you’re
saying that the most compelling thing you can say for your position is that
it’s not literally illegal to express.”

che si può tradurre così:

“Non ricordo dove l’ho sentito, ma qualcuno una volta ha detto che difendere
un punto di vista citando la libertà di parola è una sorta di sconfitta
finale; stai dicendo che la motivazione più convincente che puoi addurre per
il tuo punto di vista è che non è letteralmente illegale esprimerla.”

Un lettore, Stefano De Santis, citato con il suo permesso, ne ha gentilmente
realizzata una versione in italiano:

 

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle
donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere
ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o
altri metodi.

Antibufala: Trump accusa (senza prove) le macchine di voto della Dominion di aver spostato voti

Antibufala: Trump accusa (senza prove) le macchine di voto della Dominion di aver spostato voti

Sto cercando di evitare il più possibile il vortice del cospirazionismo post-elettorale americano, ma in questa storia ci sono di mezzo anche l’informatica e il voto elettronico e inoltre ho bisogno di un link secco e preciso per rispondere a tutti i trumparanoici che mi assillano su Twitter. Per cui eccomi qui.

In sintesi: no, non c’è nessuna prova di voti spostati dalle macchine della Dominion. Trump sta raccontando aria fritta come al solito.

L’attuale presidente degli Stati Uniti ha condiviso su Twitter una “notizia” proveniente dalla testata OANN, secondo la quale le macchine di voto della Dominion avrebbero cancellato quasi tre milioni di voti a suo favore e spostato circa mezzo milione di voti da Trump a Biden. La notizia è falsa.

Il tweet di Trump
(pubblicato senza prove).

La OANN dice di aver ottenuto una “analisi di dati non inclusa nei riesami” dalla Edison Research, un’organizzazione che fa monitoraggio elettorale. Ma il presidente della Edison ha detto che l’organizzazione non ha prodotto nessun rapporto del genere e che non ha alcuna prova di frodi elettorali. OANN, da parte sua, non ha fornito alcuna prova a sostegno di quello che afferma.

Trump ha anche condiviso una notizia di Fox News secondo la quale le macchine di voto della Dominion avrebbero assegnato erroneamente a Biden voti per Trump nella contea di Antrim del Michigan, insinuando che ci potrebbero essere problemi analoghi anche altrove con queste macchine.

I fatti sono che i voti sono stati assegnati in modo sbagliato per un errore umano in quella contea, non per un difetto generalizzato delle macchine: il funzionario della contea in questione ha inizialmente sbagliato a configurare la funzione di generazione dei rapporti della macchina, ma altri funzionari elettorali hanno notato il risultato insolito a favore di Biden (la contea di Antrim è tipicamente repubblicana), hanno corretto la configurazione e poi generato nuovamente il rapporto, dando Trump vincente di circa 2500 voti. Il segretario di stato del Michigan, Jocelyn Benson, ha chiarito che il conteggio errato è stato identificato e corretto prontamente e che se anche fosse sfuggito sarebbe stato rilevato nelle fasi successive di ricontrollo. Ha aggiunto che non ci sono prove che questo errore sia avvenuto altrove nel Michigan.

Sempre Fox News ha dichiarato che ci sarebbero stati problemi con le macchine della Dominion in Georgia, ma il segretario di stato ha smentito

Anche la Dominion ha pubblicato una secca nota di smentita, aggiungendo di non essere mai stata di proprietà della Smartmatic, come sostengono invece alcuni trumpiani. La Smartmatic è un’azienda concorrente.

Nel frattempo, Trump è stato smentito dai funzionari del suo stesso governo: il 12 novembre la CISA (Cybersecurity and Infrastructure Security Agency) ha pubblicato una dichiarazione congiunta con altri enti governativi, descrivendo le elezioni presidenziali del 3 novembre 2020 “le più sicure nella storia americana… non ci sono prove che qualunque sistema di voto abbia cancellato o perso voti, o cambiato voti, o sia stato compromesso in qualunque modo.”


Vicende come questa mostrano molto chiaramente le difficoltà dei sistemi di voto elettronico, puntualmente dimenticate o ignorate dai tifosi della “democrazia digitale”: anche quando funzionano correttamente, questi sistemi sono poco conosciuti dai loro operatori e soprattutto dagli elettori, ed è quindi facilissimo seminare dubbi sulla loro affidabilità, come sta facendo Trump in questi giorni.

Il sistema di voto interamente cartaceo, invece, si basa su procedure semplici, fisiche e immediatamente comprensibili a chiunque senza alcuna cultura di sicurezza informatica, oltre che distribuite su un enorme numero di scrutatori di tutti i partiti coinvolti, per cui i brogli su vasta scala sono estremamente difficili.

Fonte aggiuntiva: BBC. Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

Trump fuori; Joe Biden sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti

Sarà un piacere avere alla Casa Bianca un presidente che crede nella scienza invece di un ciarlatano che crede solo a se stesso.

 

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

Antibufala: Trump dice falsamente che i medici incassano ogni volta che un paziente muore di Covid. Non è vero

Antibufala: Trump dice falsamente che i medici incassano ogni volta che un paziente muore di Covid. Non è vero

Con il consenso della redazione di Fake – La fabbrica delle notizie, pubblico qui un fact checking che ho preparato ma è rimasto inutilizzato nella puntata di ieri.

COSA HANNO SCRITTO I MEDIA: Libero ha titolato il 31 ottobre 2020 “Donald Trump, la sparata: “Ecco chi fa soldi quando una persona crepa di coronavirus, vale 2mila dollari”. Ma le parole di Trump non hanno alcun fondamento, rispecchiano una tesi cospirazionista ricorrente, e Libero non riporta nessuna delle numerose smentite.

 

LA NOTIZIA: Libero ha riportato acriticamente delle dichiarazioni di Donald Trump, fatte “durante un comizio in Michigan”, secondo le quali “I nostri medici fanno più soldi se qualcuno muore di coronavirus” e “ogni decesso per Covid “vale 2 mila dollari”” e quindi i medici statunitensi starebbero attribuendo alla Covid morti dovute ad altre cause, in modo da intascarsi dei soldi. Le dichiarazioni sono state fatte davvero da Trump, ma non sono fondate, e Libero non lo chiarisce.

 

LO SPIEGONE: Donald Trump ha effettivamente fatto in pubblico queste accuse gravissime ai medici durante un comizio a Waterford Township, in Michigan, il 30 ottobre 2020. Le sue parole esatte: “Our doctors get more money if someone dies from Covid. You know that, right? I mean, our doctors are very smart people. So what they do is, they say, ‘I’m sorry, but, you know, everybody dies of Covid’. But in Germany and other places, if you have a heart attack, or you have cancer, you’re terminally ill, you catch Covid, they say you died of cancer, you died of heart attack. With us, when in doubt, choose Covid. It’s true. No, it’s true. Now they’ll say, ‘Oh, that’s terrible what he said,’ but that’s true. It’s like 2000 dollars more, so you get more money”.

Ma Trump non ha portato nessuna prova di quello che ha affermato. Libero descrive le sue parole come una “sparata” nel titolo, ma nell’articolo riporta lungamente le affermazioni dell’attuale presidente degli Stati Uniti senza dare spazio agli accusati. Però trova spazio per le dichiarazioni di Biden e per il bilancio dei contagi.

Non è la prima volta che Trump lancia l’accusa: lo aveva già fatto per esempio in Wisconsin pochi giorni prima, causando anche in questo caso le smentite indignate delle associazioni di medici statunitensi.

Gli accusati hanno risposto così:

  • La presidente della più grande associazione di medici statunitensi, la American Medical Association (AMA), la dottoressa Susan R. Bailey, ha rilasciato una dichiarazione ufficiale in cui smentisce le parole del presidente Trump, definendole una “accusa ostile, oltraggiosa e completamente errata” (“a malicious, outrageous, and completely misguided charge”).
  • Numerosi medici,
    interpellati dalla stampa, hanno contestato duramente le accuse di
    Trump. Il direttore sanitario di un ospedale californiano, Brij Bhambi,
    ha dichiarato che una diagnosi falsa fatta per lucro sarebbe “una frode“
    che comporterebbe il carcere, e ha chiarito che i rimborsi per i
    trattamenti dei pazienti Covid sono molto minori delle spese che gli
    ospedali hanno affrontato per prepararsi alle ondate di pandemia (“if I
    deliberately misdiagnose for financial gain, that’s the definition of
    fraud. I commit a fraud, I go to jail. My job is not to commit fraud. My
    job is to call a spade a spade.”… “There is a slight economic
    reimbursement for COVID, but the expenses that went into being prepared
    for the surge is much larger. So in some cases, heart patient hospitals
    lost a couple hundred thousand dollars.”
    ).
  • La ACOG, l’associazione degli ostetrici e ginecologi statunitensi
    (American College of Obstetricians and Gynecologists), ha replicato così: “La scienza è
    scienza e i dati sono dati. I medici non hanno nessun motivo di
    inventarsi numeri sui casi di Covid e molti di loro sono morti per il
    virus. È irresponsabile e pericoloso insinuare che i medici, inclusi
    ostetrici e ginecologi, abbiano fatto altro che lottare coraggiosamente
    contro questa pandemia”
    .
  • Anche l’associazione dei medici per le emergenze ACEP (American
    College of Emergency Physicians) ha protestato il 25 ottobre 2020,
    definendo le accuse di Trump “irresponsabili e false […] offensive
    […] senza fondamento”
    .

The Guardian titola con chiarezza che si tratta di una falsità: “Trump
falsely tells Michigan rally: ‘Our doctors get more money if someone
dies of Covid’”

e la falsità dell’accusa è confermata in dettaglio dai fact-checker di
Politifact e di Factcheck.org.

È vero che una legge firmata da Trump a primavera (il CARES Act) fornisce rimborsi maggiori agli ospedali che trattano pazienti di Covid, ma i pagamenti sono legati ai casi di Covid, non alle morti da Covid, secondo Bloomberg/FactCheck.org.

Inoltre la tesi di complotto proposta da Trump, ossia che il numero dei morti per pandemia è gonfiato dai medici, richiederebbe lo sforzo coordinato e fraudolento di migliaia di medici per migliaia di volte, visti i numeri dei morti negli USA. E i soldi andrebbero agli ospedali, non ai singoli medici.

Insomma, spiegazioni e smentite non mancano, ma Libero non ha ritenuto opportuno fornirle ai lettori.

 

TIMBRO: MALinformazione, per non aver chiarito al lettore che le accuse di Trump erano prive di qualunque fondamento e per non aver riferito ai lettori le smentite categoriche e ripetute delle associazioni di medici statunitensi.

 

LE FONTI:
Video delle dichiarazioni di Trump: Bloomberg (da 0:49). Video integrale del comizio: Youtube (la frase citata è a 56:30). Trascrizione integrale del comizio: Rev.com

 

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

Ricercatore di sicurezza dice di aver indovinato la password di Trump su Twitter

Ricercatore di sicurezza dice di aver indovinato la password di Trump su Twitter

Ultimo aggiornamento: 2020/10/23 14:35.

Victor Gevers, un ricercatore di sicurezza olandese molto noto nel settore (@0xDUDE), ha dichiarato di essere riuscito a entrare nell’account Twitter personale del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, semplicemente indovinandone la password dopo cinque tentativi.

Secondo Gevers, la password di Trump era maga2020! e l’autenticazione a due fattori era disattivata. Il ricercatore dice di aver allertato il governo statunitense del problema. Tutta la vicenda è pubblicata su de Volkskrant e su Vrij Nederland (entrambi in inglese).

La Casa Bianca smentisce, e Twitter dice di non aver visto prove a sostegno (che, sia chiaro, non è una smentita categorica). Però Gevers ha mostrato a de Volkskrant delle comunicazioni ricevute dal Secret Service statunitense sulla vicenda, e dichiara di avere messo al sicuro un file che contiene le prove della vicenda e altre informazioni importanti e di tenerlo come garanzia che non gli succeda nulla di “inatteso”. La sua cautela è tipica del settore della sicurezza informatica, ma è anche basata su un precedente: Gevers e altri erano infatti già entrati nell’account di Trump nel 2016, quando la password era yourefired.

All’epoca, dice Gevers, avevano avvisato le autorità statunitensi. Ma a quanto pare l’avviso non è servito a nulla, perché la sicurezza dell’account di Trump  era ancora un colabrodo.

Ci sono alcuni punti ancora da chiarire nella notizia: altri ricercatori stanno facendo le pulci alle dichiarazioni di Gevers e hanno notato delle apparenti incoerenze, due delle quali però sono già state risolte (conta dei caratteri anomala nello screenshot (anche qui) e lunghezza insufficiente). 

Si obietta inoltre che gli account Twitter legati alle elezioni presidenziali statunitensi hanno delle protezioni speciali, ma allo stesso tempo va notato che la presunta violazione riguarda l’account personale di Trump (@realdonaldtrump, non @POTUS) e che l’autenticazione potrebbe essere stata disattivata durante il recente ricovero in ospedale del presidente USA. E la reputazione di Gevers, che ha al suo attivo una lunga carriera di divulgazione responsabile di problemi di sicurezza, è fortissima.

In ogni caso, storie come questa ricordano l’importanza della sicurezza degli account. Anche se non siete presidenti degli Stati Uniti, se gestite un account dal quale dipende la vostra reputazione o quella dell’azienda per la quale lavorate, usate password uniche, lunghe e non ovvie, e attivate l’autenticazione a due fattori. Altrimenti ci vuole poco per rovinarvi.

Il presidente USA condivide su Twitter una notizia inventata, credendo che sia vera

Il presidente USA condivide su Twitter una notizia inventata, credendo che sia vera

Il presidente degli Stati Uniti, l’uomo che ha il dito sul pulsante nucleare, ha pubblicato oggi ai suoi 87 milioni di follower su Twitter un tweet che contiene una notizia inventata, proveniente da un sito satirico, BabylonBee, spacciandola per vera. 

È come se avesse abboccato a un post di Lercio.

E che post, fra l’altro: la “notizia” sarebbe che il blackout di Twitter di ieri sarebbe stata una chiusura intenzionale, fatta apposta per rallentare la circolazione di notizie negative sul suo rivale nella corsa alla Casa Bianca, Joe Biden. Trump ha pure sottolineato che una cosa del genere “non era mai stata fatta”.

Per gli increduli, il testo integrale del suo tweet è questo: “Twitter Shuts Down Entire Network To Slow Spread Of Negative Biden News babylonbee.com/news/twitter-s via @TheBabylonBee Wow, this has never been done in history. This includes his really bad interview last night. Why is Twitter doing this. Bringing more attention to Sleepy Joe & Big T”. Una copia permanente del tweet è qui.

Ha pure ripreso il tweet per chiarire che “Big T” è ”Big Tech”. Nessuna indicazione che abbia capito di aver preso un granchio colossale.

Noi non crediamo a quello che è vero; crediamo a quello che vorremmo che fosse vero. Ne parleremo in TV stasera a Patti chiari, alla RSI.

Fonte aggiuntiva: Snopes. Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

Donald Trump e la Teoria del Green Screen

Donald Trump e la Teoria del Green Screen

Il cospirazionismo pro-Trump, con le sue derive estreme rappresentate dalle tesi di Qanon e simili, è stato esaminato dai debunker e dai giornalisti in grande dettaglio; è stato forse meno studiato il cospirazionismo anti-Trump, ossia le tesi di complotto proposte dai suoi oppositori.

Un esempio forte in questo senso sta circolando a proposito del video che mostra Trump in piedi, sul prato davanti alla Casa Bianca, girato nei giorni successivi al suo annuncio di essere positivo al coronavirus: sta avendo molto successo la tesi secondo la quale il video sarebbe stato in realtà girato in studio, inserendo digitalmente Trump mediante la tecnica del green screen.

Questa tesi è proposta da account Twitter con bollino di autenticazione e un seguito notevole e ripresa da numerosi altri utenti molto popolari tra gli oppositori del presidente degli Stati Uniti, che sospettano che il video sia falso.

Gli indizi a supporto della tesi di complotto sono il fatto che Trump è inquadrato dalla vita in su, con telecamera fissa, come si fa appunto quando si usa un fondale finto, e il fatto che il movimento dello sfondo, soprattutto in alto a destra, sembra ripetersi ciclicamente, come se il fondale fosse un breve spezzone video ripetuto in loop. La tesi è che il video sarebbe falso per nascondere le reali condizioni di salute del presidente.

La Casa Bianca di Trump ci ha ormai abituato a informazioni e comunicazioni confuse e contraddittorie, ma in questo caso sono intervenuti gli esperti di effetti speciali e di falsificazioni video, come Captain Disillusion, che ha smontato la tesi di complotto con poche semplici considerazioni tecniche: prima di tutto, l’illuminazione di Trump è tipica di una scena all’aperto ed è difficilissima da ricreare in studio; poi ci sono dettagli molto accurati, come il vento che muove i capelli, il tono di voce tipico di chi parla all’aperto (difficile da assumere recitando) e il sottofondo dell’audio ambientale, che stridono con l’idea di una messinscena. E il presunto loop dello sfondo è un artefatto della compressione digitale video lossy usata dai social network, ben conosciuto dagli addetti ai lavori.

In realtà la spiegazione dell’aspetto effettivamente atipico di questo video è probabilmente più banale: Trump è stato inquadrato da notevole distanza, come precauzione sanitaria, con un teleobiettivo, e la compressione video ha falsato colori e contrasto. Ma chi vuole credere a tutti i costi al complotto, da una parte o dall’altra, non accetta queste giustificazioni.