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Fusione nucleare, le minchiate incredibili scritte da Repubblica, Corriere, ANSA e La Stampa. Non c’è altro modo sincero di definirle

Fusione nucleare, le minchiate incredibili scritte da Repubblica, Corriere, ANSA e La Stampa. Non c’è altro modo sincero di definirle


Pubblicazione iniziale: 2022/12/13 21:57. Ultimo aggiornamento: 2022/12/14
18:30.

A proposito dell’annuncio odierno
del raggiungimento di una tappa importante verso uno sfruttamento pratico
della fusione nucleare, Repubblica, il Corriere, ANSA e
La Stampa hanno pensato bene di informare i loro lettori deliziandoli
con quella che posso solo definire come una compilation di minchiate.
Non è volgarità: è una descrizione meramente tecnica dei fatti. 

Jaime D’Alessandro scrive su Repubblica (link intenzionalmente alterato; copia permanente) che

“192 laser hanno riscaldato a oltre cento milioni di gradi un nucleo, che
ha richiesto mesi per essere costruito, ad una velocità superiore a quella
della luce…”

Lo fa, oltretutto, in un virgolettato, che attribuisce a un fisico del
Lawrence Livermore National Laboratory,
Marvin Adams, che fra le altre cose è vicedirettore per i programmi della Difesa degli
Stati Uniti. Qui non si può parlare di refuso, bufala,
svista o baggianata. Detta come va detta: è una minchiata, e di
dimensioni irresponsabilmente apocalittiche perché messa in bocca
come virgolettato a un fisico autorevolissimo, che quindi il lettore ha
il diritto di presumere che parli con competenza. È una minchiata che fa
inorridire chiunque abbia una conoscenza scientifica di base.  

Screenshot per gli increduli:

Marvin Adams non ha detto nulla di nemmeno vagamente assimilabile a quella
cretinata sulla “velocità superiore a quella della luce” durante la
conferenza stampa di presentazione del
risultato scientifico, che potete vedere qui sotto. Adams parla da 11:44 a 15:30.

Ho
chiesto
a D’Alessandro quale sia la sua fonte e quale sia il testo originale e sto
aspettando una sua risposta. Ringrazio
@andbrusa
che mi ha segnalato l’articolo di Repubblica.

Ma questa non è l’unica minchiata incredibile scritta dai giornali su questa
notizia scientifica. C’è anche quest’altra (link intenzionalmente alterato; copia permanente), segnalata da
Beatrice Mautino (@divagatrice)
e attribuita da Federico Rampini a Claudio Descalzi,
“chief executive dell’Eni”. Tenetevi forte:

La fusione «è il contrario della fissione», sottolinea, ricordando che questa
nuova tecnologia «non genera radioattività, non produce scorie». Ha costi
bassi, usa come materia prima l’acqua «pesante», cioè non distillata: anche
quella di mare. E la consuma in piccole quantità, «da una bottiglia può
generare 250 megawatt in un anno». 

Il Corriere ci spiega che
l’acqua pesante è acqua non distillata. Sapevatelo. Intere generazioni
di studenti di fisica vengono travolte dal gastrospasmo. Probabilmente a loro non
resterà la forza di notare l’ulteriore minchiata, che normalmente spiccherebbe
ma di fronte a quella sull’acqua pesante sbiadisce totalmente come un peto in un uragano: i megawatt al
posto dei megawattora.

Rituale screenshot per i minchiatascettici:

Fra l’altro, per il suo articolo Rampini ricicla pari pari un
intero blocco di testo
tratto dal suo libro Il lungo inverno. A sinistra il testo
intero dell’articolo di Rampini per il Corriere; a destra quello
del libro dello stesso Rampini:


In sostanza, Federico Rampini ha dato al Corriere una pagina del
suo libro riconfezionandola come articolo. È la nuova frontiera
dell’ottimizzazione del giornalismo: Ctrl-C, Ctrl-V, ecco fatto.

Su La Stampa, invece, un articolo non firmato (link intenzionalmente modificato; copia permanente) ci spiega il
vero risultato straordinario dei fisici statunitensi: secondo il
giornale, sono riusciti a far stare una mezza palla da basket dentro una
capsulina che sta in un cilindro grande come quello mostrato dal fisico Marvin
Adams durante la conferenza stampa. Questa:

La Stampa scrive infatti:
“192 laser giganti della National Ignition Facility del laboratorio
californiano hanno bombardato un piccolo cilindro delle dimensioni di metà
di una palla da basket, contenente un nocciolo di idrogeno
congelato.”

E ancora:
“Marv Adams, vice amministratore per i programmi di difesa della ‘National
Nuclear Security Administration’, ha fornito una descrizione
dell’esperimento che ha segnato la svolta sulla fusione nucleare. Tenendo in
mano un cilindro, il dirigente ha spiegato che dentro c’era una piccola
capsula sferica con un diametro pari a metà di quello di una
palla da basket
.

Ennesimo screenshot per gli increduli:

La stessa assurdità è stata scritta da ANSA (link intenzionalmente alterato; copia permanente), che arriva a
contraddirsi da sola:

[…] i laser sono stati puntati su un contenitore cilindrico forato e lungo
alcuni millimetri, dice all’ANSA Fabrizio Consoli, responsabile del laser per
la fusione Abc dell’Enea. Il minuscolo cilindro racchiude a sua volta una
capsula sferica dal diametro di tre o quattro millimetro [sic] […] Tenendo
in mano un cilindro, il dirigente ha spiegato che dentro c’era una piccola
capsula sferica con un diametro pari a meta’ di quello di una palla da basket.

Screenshot per gli ormai rassegnati:

Come è possibile scrivere una minchiata del genere quando le dimensioni del
cilindro sono lì da vedere e dimostrano che è palesemente impossibile che ci
stia dentro mezza palla da basket? Semplice: basta non pensare. E basta non
rendersi conto che Marv Adams ha detto “half the diameter of a BB”. Non
ha detto “basketball”. “BB” è il pallino di una pistola a
pallini (BB gun); l’acronimo deriva da una specifica
taglia di pallini,
chiamata appunto BB, che misura
circa mezzo centimetro, ma
in inglese il termine “BB” indica genericamente un pallino che abbia grosso
modo queste dimensioni.

Questi sono i giornali, e i giornalisti, che hanno la pretesa che noi li
paghiamo affinché loro ci informino su cosa succede nel mondo. E la giostra
delle minchiate si ripete, puntuale, a ogni notizia anche solo vagamente
legata alla scienza. L’idea di far scrivere gli articoli a qualcuno che sappia
cosa sta dicendo, a quanto pare, è troppo rivoluzionaria. Questo non è un
errore momentaneo: è una prassi redazionale.

Repubblica lascia direttamente in inglese un articolo. Sarà un modo per ridurre i costi?

Repubblica lascia direttamente in inglese un articolo. Sarà un modo per ridurre i costi?

Questo è un articolo su Repubblica di oggi. Lasciato direttamente in inglese, perché copiaincollare quello che passa la Reuters costa già tanta fatica, mica si pretenderà che si scriva pure la traduzione in italiano. Copia permanente.

Grazie a NicolaNorway per la segnalazione.

Per Repubblica, su Mastodon non c’è profanazione degli utenti

Per Repubblica, su Mastodon non c’è profanazione degli utenti

“Non ci sono algoritmi di raccomandazione che individuano le preferenze degli utenti per suggerirgli post o pubblicità. Non ha nemmeno pubblicità. Non c’è profanazione degli utenti perché non c’è un server centralizzato.”

Sì, Repubblica, in un articolo a firma di Arcangelo Rociola, ha proprio scritto profanazione. È così da stamattina. Copia permanente per gli increduli. Grazie a Massimo, a Nero_Tulip e ai tanti altri che me l’hanno segnalato.

 

Secondo Repubblica, Giuliano è oggi un “manager in rovina che vive in un’auto” a Roma. Nel 2020 Fanpage, Giorno e TgCom24 lo collocavano a Milano e in salvo

Secondo Repubblica, Giuliano è oggi un “manager in rovina che vive in un’auto” a Roma. Nel 2020 Fanpage, Giorno e TgCom24 lo collocavano a Milano e in salvo

Ultimo aggiornamento: 2022/11/03 21:30.

Ieri (31 ottobre 2022) Repubblica ha pubblicato la triste storia di
Giuliano, “il manager in rovina che vive in un’auto”

L’articolo (non firmato) è dietro paywall, quindi è pensato come
contenuto per il quale il lettore paga; in teoria questo dovrebbe presupporre
qualità. Repubblica ha descritto la vicenda come
“Una delle storie di ordinaria emarginazione romana”, perlomeno stando
alla copia (stranamente non paywallata) che sta su

Infosannio.com
.

Questo screenshot mandatomi da un lettore, Francesco F., conferma che
Repubblica ha scritto che la vicenda si svolge a Roma (con tanto di
citazione di Piazza Navona nel titolo) e ha parlato di
“storia di emarginazione romana”.

Ma questa stessa storia, che secondo
Repubblica è attuale e si svolge a Roma, compariva già nel 2020 su
Fanpage.it
in un articolo a firma di Ilaria Quattrone, ambientata però a Milano
(l’articolo dice testualmente che Giuliano
“vive in macchina per le strade di Milano” e cita Milano nel titolo).

L’articolo attuale di Repubblica e quello di Fanpage di due anni fa
sono illustrati con la medesima foto.

Anche TGCom24, nel 2020,
citava
la stessa storia collocandola a Milano. Idem il
Giorno
nel 2021, precisando che Giuliano è stato accolto
“negli appartamenti messi a disposizione da Fondazione Arca a Cascina Vita
Nova”
. Progetto Arca concorda
citando
sempre Milano. 

È bello che la storia di Giuliano si sia risolta. È preoccupante che invece
Repubblica pubblichi notizie non vere, che il lettore oltretutto paga
con soldi veri.

Ho
chiesto
spiegazioni a Repubblica e a Fanpage. Ringrazio Massimiliano A.
per la segnalazione.

2022/11/1 23:10.
Maurizio Molinari,
che è un giornalista ed è editor in chief di Repubblica, ha
anche
lanciato
la notizia su Instagram (copia permanente). Però le fake news sono colpa degli anonimi su Internet, mi
raccomando. E se il giornalismo si riduce a una pubblicità enorme accompagnata
da una notizia falsa, forse abbiamo un problema, e non è
“l’algoritmo” (per citare “Boris”).

2022/11/03 21:30. Molinari ha scritto su Instagram quanto segue:
“Dopo le segnalazioni di alcuni lettori, abbiamo provveduto ad un’accurata
revisione di questo articolo che si è rivelato non adeguato agli standard
qualitativi di Repubblica. Abbiamo pertanto provveduto a rimuovere il
contenuto. Ci scusiamo con i lettori e con gli interessati.”

Non si sa se i lettori che hanno pagato per leggere quell’articolo
“non adeguato” verranno risarciti.

Violato l’account Twitter del Ministero della transizione ecologica italiano per promuovere una truffa di criptovaluta

Violato l’account Twitter del Ministero della transizione ecologica italiano per promuovere una truffa di criptovaluta

Pubblicazione iniziale: 2022/09/15 9:41. Ultimo aggiornamento: 2022/09/15
11:45.

9:41. Il profilo ufficiale del Ministero della transizione ecologica
italiano (https://twitter.com/MiTE_IT/) al momento in cui scrivo ha questo aspetto:

Promuove una truffa basata sulle criptovalute: lo schema è quello classico del
“fidati di me che sono famoso, dammi la tua criptovaluta e te la
restituisco moltiplicata”.

Infatti l’account Twitter rubato ora si fa chiamare Vitalik.eth, come
quello autentico di Vitalik Buterin, fondatore della criptovaluta Ethereum, e mostra la sua foto; inoltre il
sito reclamizzato nei tweet, ethmerges[.]blogspot.com, dice proprio
“To participate you just need to send from 0.5+ ETH to 500+ ETH to the
contribution address and we will immediately send you back from 1+ ETH to
1000+ ETH (x2) to the address you sent it from.”

Inutile dire che la criptovaluta data a questi truffatori non verrà mai
restituita.

Fate attenzione a truffe come questa, nelle quali il truffatore prende il
controllo di un account molto conosciuto e addirittura autenticato con il
bollino blu, per poi offrire i propri “servizi” ai numerosi follower
dell’account. E fate attenzione anche agli sciacalli, che dicono di essere in
grado di aiutarvi a recuperare il maltolto o consigliano qualcuno che lo è:
vorranno essere pagati per il tentativo di recupero, che ovviamente fallirà e
resterete doppiamente fregati. Uno di questi sciacalli è già
comparso
nei commenti alla mia segnalazione su Twitter.

L’account del Ministero è così almeno dalle 8.37 italiane di stamattina, ora
del primo tweet del truffatore.

11.05. Sembra che il controllo dell’account del Ministero sia stato
ripreso: alcuni tweet promozionali del truffatore sono stati rimossi e il
profilo sta riprendendo il suo aspetto normale.

11.45. Intanto Repubblica (copia permanente), Rainews (copia permanente) e Fatto Quotidiano (copia permanente) scrivono fandonie sulla vicenda spacciandole per notizie, addirittura
accusando pubblicamente Buterin di un reato informatico che non ha commesso (e fra l’altro Buterin è russo di origini ma naturalizzato canadese).
Il tweet di Angelo Bonelli è
archiviato qui

Il tweet di Repubblica.
Il titolo del Fatto Quotidiano.
Repubblica cita il tweet di Bonelli.
Rainews dice che Vitalik Buterin è “un pirata informatico”.

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle
donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere
ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico) o
altri metodi.

Repubblica scrive che “le auto saranno ancora più razziste”. Eh?

Repubblica scrive che “le auto saranno ancora più razziste”. Eh?

In un
articolo
senza firma del 12 agosto 2022, dedicato alla Formula E (il campionato per
auto elettriche),
Repubblica scrive che
“L’auto Gen 2 ha raddoppiato la capacità della batteria e ha rimosso la
necessità di pitstop per cambiare auto. Con Gen 3, le auto saranno ancora
più razziste.”

Screenshot e
link a copia permanente per gli
increduli:

Come è possibile scrivere una scemenza simile? E non è l’unica, visto che si
parla anche di “traguardo secolare” in una gara di auto che è nata otto
anni fa e che festeggia la centesima gara.

Ci sono anche altre fesserie colossali, che non cito pubblicamente perché non
voglio fare il revisore di bozze gratuito.

Ho
segnalato pubblicamente
la stupidaggine a Repubblica. È ancora lì, online in tutto il suo
splendore, mentre scrivo queste righe. E raccatta incassi pubblicitari grazie
agli spot applicati in abbondanza all’articolo. Sembra quasi che lo scopo di
questo tipo di giornalismo non sia informare il lettore, ma generare fuffa
nella quale ospitare pubblicità.

Un lettore,
Luca, mi
suggerisce che si tratti di una traduzione a neuroni spenti di
questo articolo di Reuters.

In effetti il confronto è illuminante (le evidenziazioni sono mie):

REUTERS: From a debut in 2014 around the stadium built for Beijing’s 2008
Summer Olympics, Formula E reaches its century milestone on Sunday
by racing near the stadium that hosted the 1988 Seoul Games.

REPUBBLICA: Da un debutto nel 2014 intorno allo stadio costruito per le
Olimpiadi estive di Pechino 2008, la Formula E raggiunge il suo
traguardo secolare domenica correndo vicino allo stadio che ha
ospitato i Giochi di Seoul del 1988.

Nella terminologia sportiva inglese, century significa
centinaio. Sì, leggendo il dizionario senza ragionare si trova che
century significa principalmente secolo, ma è per questo che
esistono i traduttori umani dotati di cervello tenuto acceso: per capire dal
contesto il senso delle parole, invece di tradurre meccanicamente una parola
alla volta senza pensare che parlare di secolare per un tipo di gara
iniziato otto anni fa non ha il benché minimo senso.

REUTERS: The Gen 2 car doubled the battery capacity and removed the need
for pitstops to change cars. With Gen 3, the cars will be
racier still.

REPUBBLICA: L’auto Gen 2 ha raddoppiato la capacità della batteria e ha
rimosso la necessità di pitstop per cambiare auto. Con Gen 3, le auto
saranno ancora più razziste.

Qui racier è il comparativo di racy, ossia (in questo contesto) corsaiola, nel senso di un’auto particolarmente adatta alle corse. Razzista non c’entra assolutamente nulla ed è un errore vergognoso che nasce probabilmente dall’assonanza fra racy (corsaiolo) e racist (razzista) ma soprattutto dal non chiedersi nemmeno vagamente quale possa essere il senso di quello che si sta traducendo.

Ho
fatto notare
la questione a Reuters chiedendo un commento. Vedremo se ci saranno sviluppi.

Ringrazio
Stefano per
la segnalazione della perla.

Le perle giornalistiche di oggi

Le perle giornalistiche di oggi

Giada Oricchio su Il Tempo ci spiega che le immagini TV si trasmettono in onde corte e che addirittura lo si faceva già durante la Seconda Guerra Mondiale (copia permanente). Grazie a berner*** per la segnalazione.

Repubblica ci delizia con la grafica che spiega come portare avanti le lancette. Grazie a @santebande per la segnalazione. Copia permanente: archive.ph/lwJPX

TrevisoToday si premura di scrivere “le iniziali” e poi pubblica ripetutamente nome e cognome. Ho aggiunto io le pecette.

La foto scelta dalla RSI propone addirittura di sostituire gli orologi invece di spostare le lancette (grazie a @MieleMielee per la segnalazione):

Intanto Repubblica scrive (a firma di Gennaro Totorizzo) che a una persona hanno rubato la “sedia elettrica”. E lo scrive ripetutamente: “La sua sedia elettrica era fondamentale per avere un minimo di “libertà”… Facciamo un appello a chi ha compiuto questo gesto a riconsegnare la sedia elettrica”. Copia permanente: https://archive.ph/Iwtty. Grazie a LW per la segnalazione. Ho un déjà vu.

Vent’anni di Bonsaikitten, fake news ante litteram


Questo articolo è disponibile anche in versione podcast audio.

Vent’anni fa, il 18 febbraio 2002, Repubblica pubblicò un ormai storico
articolo firmato da Ferruccio Sansa per denunciare l’orrendo crimine dei
gatti bonsai, con tanto di fotografia a illustrare il dramma.

Il giornale lo ha archiviato
qui
con un testo differente, ma quello che segue è il suo testo originale, come
riportato nella scansione dell’epoca, tratta dai miei archivi, che vedete qui accanto.

Un calvario che dura quattro mesi. Poi la vendita su Internet

Quei mici condannati a crescere in bottiglia

ROMA – Bonsai. Non di un albero, ma di un gatto. Anche questo si trova su Internet: http://www.bonsaikitten.com. Così,
pagando qualche centinaio di dollari, potrete portarvi a casa un gatto in
miniatura. Andando a vedere le immagini e le descrizioni che pubblicizzano
il prodotto, però, c’è da rabbrividire. Una vetrina dell’orrore. Per
bloccarne la crescita, i cuccioli vengono rinchiusi per quattro mesi
dentro un contenitore dove non hanno lo spazio per muovere un muscolo.

«Produrre bonsai è una delle più nobili arti orientali», dicono con
orgoglio i responsabili della Bonsaikitten, una ditta di New York.
Nonostante centinaia di messaggi di protesta e raccolte di firme sulla
rete, vanno avanti per la loro strada, anche perché, assicurano, «i gatti
bonsai vanno forte, soprattutto negli Stati Uniti, in Australia e Nuova
Zelanda». Insomma, sta nascendo una moda. Provare per credere. È tutto
fotografato e documentato su Internet, a cominciare «dalla tecnica per
rimpicciolire l’ animale». Gatti, ma con un piccolo sovrapprezzo sono
disponibili anche altre specie.

«Bisogna cominciare subito, perché dopo una settimana l’ossatura del
gatto diventa rigida», spiega con voce vellutata uno degli autori di
questi “capolavori”. Aggiunge: «Appena nato, il gatto ha ossa flessibili
che possono essere modellate secondo i vostri desideri». Il resto lo
mostrano le fotografie. Agghiaccianti. Il cucciolo viene imbottito di
tranquillanti o anestetizzato, «anche se così gli animali spesso muoiono».
E comincia il calvario: bisogna infilare l’animale in un contenitore di
cristallo e non è facile, c’è da far passare la testa, da piegare le ossa
senza spezzarle. «Ci vogliono perizia e delicatezza per evitare lesioni
allo scheletro che danneggerebbero il risultato finale»
, avvertono quelli della Bonsaikitten.

È un lavoro di ore, ma alla fine eccolo, il micio: un groviglio di zampe
e coda, la spina dorsale piegata fino a spezzarsi, il muso premuto contro
il vetro. È solo l’inizio della tortura. «Con un trapano facciamo un foro
nel vetro, inseriamo un tubo in bocca al gatto e lo nutriamo di cibi
liquidi», spiegano alla Bonsaikitten. Ma non basta: c’ è il problema degli
escrementi. Un altro tubo viene inserito nell’ano. Poi comincia la
crescita. Giorno dopo giorno le ossa del gatto premono per allungarsi, i
muscoli si contraggono. I dolori sono lancinanti. Il cuore batte impazzito
fino quasi a esplodere, ma non c’è spazio, nemmeno per miagolare. Alla
fine, dopo quattro mesi, il bonsai è pronto: un gatto adulto, ma grande
come un batuffolo. «Un prodotto ideale per i bambini» garantiscono alla
Bonsaikitten.

Queste sono le differenze principali fra la copia attualmente archiviata da
Repubblica e quella uscita in stampa:

  • Su carta:
    Così, pagando qualche centinaio di dollari, potrete portarvi a casa un
    gatto in miniatura.
    In digitale:
    Così, pare che pagando qualche centinaio di dollari, potrete
    portarvi a casa un gatto in miniatura.
     
  • Su carta: …una ditta di New York. Nonostante…
    In digitale:
    una ditta di New York.
    Al principio sembrava soltanto una montatura, qualche tempo fa la
    notizia venne addirittura smentita, ma il sito esiste realmente, per
    rintracciare l’azienda basta comporre un numero di telefono, lo
    0012126627544.

    Nonostante…
  • Su carta:
    Nonostante centinaia di messaggi di protesta e raccolte di firme sulla
    rete, vanno avanti per la loro strada, anche perché…
    In digitale: Nonostante centinaia di messaggi di protesta e raccolte di firme sulla
    rete, quelli della Bonsaikitten vanno avanti per la loro strada,
    anche perché…
  • Su carta:
    È tutto fotografato e documentato su Internet, a cominciare «dalla
    tecnica per rimpicciolire l’animale».
    Gatti, ma con un piccolo sovrapprezzo sono disponibili anche altre
    specie.

    «Bisogna cominciare subito…
    In digitale: 
    È tutto fotografato e documentato su Internet, a cominciare «dalla
    tecnica per rimpicciolire l’animale». «Bisogna cominciare subito…
  • Su carta:
    «Ci vogliono perizia e delicatezza per evitare lesioni allo scheletro
    che danneggerebbero il risultato finale», avvertono quelli della Bonsaikitten. È un lavoro di ore…
    In digitale:
    «Ci vogliono perizia e delicatezza per evitare lesioni allo scheletro
    che danneggerebbero il risultato finale». È un lavoro di ore
    … 
  • Su carta:
    Giorno dopo giorno le ossa del gatto premono per allungarsi, i muscoli si
    contraggono.

    I dolori sono lancinanti. Il cuore batte impazzito fino quasi a
    esplodere, ma non c’è spazio, nemmeno per miagolare.
    Alla fine, dopo quattro mesi, il bonsai è pronto: un gatto
    adulto, ma grande come un batuffolo.

    «Un prodotto ideale per i bambini» garantiscono alla Bonsaikitten.
    In digitale:
    Giorno dopo giorno le ossa del gatto premono per allungarsi, i
    muscoli si contraggono. Alla fine, dopo quattro mesi, il bonsai è
    pronto: un gatto adulto, ma grande come un batuffolo.
     

La differenza più interessante fra l’originale cartaceo e la copia archiviata
in digitale è quel “pare che” aggiunto a posteriori, che sembra rendere
tutto più incerto, come se Ferruccio Sansa riferisse una diceria, mentre
l’originale su carta era ben più categorico e certo sull’esistenza del
servizio di produzione e vendita di gattini imbottigliati vivi.

Non vi preoccupate: la notizia era falsa.

Sarebbe interessante capire come mai la copia archiviata non sia fedele
all’originale cartaceo, ma questa è un’altra storia. A distanza di vent’anni
si è un po’ persa la memoria della genesi di una delle burle più classiche di
Internet, per cui la ripropongo qui partendo dalla mia
indagine originale
del 2002.

—-

A dicembre 2000 (più di un anno prima dell’articolo di Sansa) circolava
su Internet un appello, sotto forma di catena di Sant’Antonio (quindi con
preghiera di inoltro a tutti i propri contatti via mail), che segnalava il
sito Bonsaikitten.com. Una delle versioni in italiano, entrata in
circolazione successivamente, descriveva il sito come
“l’affare di un CRETINO di un giapponese che vende GATTI IMBOTTIGLIATI
VIVI” e “LA STA FACENDO DIVENTARE UNA MODA in USA”
.

Ma il sito, oggi chiuso ma
archiviato da Archive.org, era in realtà una burla inventata da studenti dell’MIT. Wired lo aveva spiegato già a febbraio 2001, un anno prima dell’articolo di Sansa, raccontando anche dell’indagine
dell’FBI sul sito (copia permanente). La natura satirica di Bonsaikitten.com era stata spiegata anche da Salon.com
il 29 gennaio 2001 (copia su Archive.org), dall’associazione animalista PETA (copia su Archive.org) e dal sito antibufala Urban Legends (copia su Archive.org).

In italiano ne avevano parlato, chiarendo ancora una volta che si trattava
soltanto di uno scherzo discutibile, il WWF (copia su Archive.org) e la trasmissione RAI Golem del 17 gennaio 2001 (copia su Archive.org).

Tuttavia
il primo giornalista italiano a pubblicare quella che oggi chiameremmo una
fake news su Bonsaikitten.com non fu Ferruccio Sansa
. Infatti un anno prima dell’articolo di Sansa su Repubblica Josto
Maffeo aveva pubblicato sul Messaggero un primo indignatissimo articolo
sullo stesso tema: era il 15 gennaio 2001. L’articolo
“I mostri esistono e mettono i mici in bottiglia” (copia su Archive.org) era addirittura in prima pagina (lo potete intravedere nell’immagine qui
sotto, in basso a destra).

Maffeo aveva poi pubblicato un secondo articolo il 18 gennaio 2001 (“Il «mostro dei gattini» batte in ritirata dal Web”), nel quale rifiutava di accettare le smentite di Golem e di altri
esperti e menzionava addirittura un esposto alla Procura della parlamentare
Annamaria Procacci per far oscurare il sito.

I testi di entrambi gli articoli di Maffeo sono disponibili nella
mia indagine originale.

Nacque anche un sito satirico emulatore italiano, Gattibonsai.it, che fu però
chiuso in seguito a una denuncia della conduttrice televisiva Licia Colò, come
racconta
Hoax.it
citando anche il legale che difese il creatore del sito.

Stando a quanto riportato da
Punto Informatico
l’11 luglio 2001, forse la conduttrice credeva che Bonsaikitten.com fosse
realmente un sito di vendita di gattini vivi in bottiglia. Tuttavia le parole
pubblicate sul sito della Colò,
Animalieanimali.it, sono ambigue: da un lato descrivono
“una vicenda assurda e inquietante che potrebbe però diventare vera”,
dall’altro parlano concretamente di “folli esperimenti” di un
“violentatore di gatti” a proposito del sito statunitense.

Il sito Animalieanimali.it oggi è accessibile solo immettendo login e
password, ma ne possiamo leggere lo stesso il contenuto integrale dell’epoca a
proposito di Bonsaikitten e del sito emulatore italiano grazie alla
copia archiviata presso Archive.org
il 2 agosto 2001 (evidenziazioni mie):

[…] La storia era iniziata nei mesi scorsi negli Stati Uniti. Una vicenda
assurda ed inquietante che potrebbe però diventare vera grazie ai
possibili emuli dei loro folli esperimenti. A seguito di indagini, si è
scoperto che il violentatore di gatti, noto come l’inesistente Mister
Michael Wong è in realtà un anonimo studente americano fornito di una buona
apparecchiatura digitale. L’uomo è riuscito a diffondere le sue idee dal mese
di dicembre 2000 quando è cresciuto negli USA l’allarme per la creazione di
“felini bonsai”, gatti messi in bottiglie di vetro. Sul sito Internet
http://www.bonsaikitten.com si trovano minuziose descrizioni su questa
pratica barbara […].

—-

Insomma,
Sansa arrivò a scrivere il suo articolo di denuncia un anno dopo che
la storia era già stata smontata anche sui giornali italiani

e dopo la denuncia molto pubblica fatta da Licia Colò. Sarebbe bastato un minimo di ricerca per
scoprire questi precedenti. E sarebbe bastato un briciolo di lucidità mentale per rendersi
conto che le cose descritte su Bonsaikitten erano semplicemente
impossibili.

Le cattive abitudini odierne del giornalismo arrivano da lontano, e in questi vent’anni è stato fatto poco o niente per correggerle. I risultati sono il disastro delle fake news sulla pandemia e su mille altri argomenti ben più drammatici degli ipotetici gattini in bottiglia.

—-

Per prevenire le obiezioni di chi dirà che satira o meno, Bonsaikitten.com
promuoverebbe la crudeltà nei confronti degli animali, ripubblico qui quello
che
scrissi
vent’anni fa.

Di solito non mi intrometto nel merito morale delle bufale sulle quali
indago, ma questa è particolarmente controversa. Burla o meno, c’è chi
argomenta che il sito istiga comunque alla crudeltà verso gli animali.

Tuttavia non posso fare a meno di considerare che la crudeltà verso gli
animali esiste da molto prima che nascesse Internet. So di attirarmi molte
reazioni adirate, ma non è un po’ come dire che i siti pornografici istigano
allo stupro? E anche in questo caso, mi tocca notare con tristezza che lo
stupro esiste da molto prima dell’invenzione della Rete, e che i diritti
delle donne sono calpestati più brutalmente nei paesi in cui Internet e la
pornografia manco sanno cosa sono. Per non parlare del fatto che le edicole
italiane sono piene di pornografia, messa all’altezza degli occhi dei
bambini, eppure nessuno organizza petizioni o denunce in Procura in
proposito. Come mai?

Un’altra considerazione sollevata da questo sito-burla è il fatto che ci
inalberiamo per un ipotetico gattino in bottiglia ma mangiamo
disinvoltamente polli allevati in batteria (in gabbie in cui non possono
nemmeno girarsi, non molto più grandi delle bottiglie di Bonsaikitten.com).
Forse lo scopo del sito-burla è indurci a riflettere sulla nostra coerenza
morale prima di trinciare giudizi su cosa è crudele e cosa non lo è. Ha
senso commuoversi per un film come Babe maialino coraggioso
e continuare a mangiare prosciutto?

Infine c’è da ponderare il concetto della tentata censura al sito: anche
quando viene usata per scopi discutibilissimi, la libertà di espressione e
di satira è uno dei capisaldi della nostra cultura. È considerato un diritto
fondamentale. Ha senso mandare al diavolo questo principio e stabilire un
precedente pericolosissimo?

Nel frattempo sono passati due decenni, durante i quali Bonsaikitten.com ha vagato da un servizio di hosting all’altro perché veniva sistematicamente bandito a causa delle proteste di chi non si rendeva conto della presa in giro. Ne rimane comunque traccia nella grande memoria storica di Internet costituita da Archive.org. 

Oggi c‘è chi in Svizzera ha un sito
di vendita di gatti (non imbottigliati) che si chiama Bonsaikitten.ch.
Chissà se i suoi proprietari sono al corrente delle origini del nome che hanno
scelto. Gliel’ho chiesto e sono in attesa di risposta.

 

Fonti aggiuntive:
Wikipedia in italiano,
Wikipedia in inglese. Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle
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La bufala della Tesla schiantatasi in Texas e "nessuno era al volante"

La bufala della Tesla schiantatasi in Texas e “nessuno era al volante”

Ricordate la vicenda della Tesla Model S che ad aprile 2021 si era schiantata vicino a
Houston mentre “nessuno era al volante”, secondo la polizia e come scriveva
Repubblica? Le due persone a bordo erano morte.

Ora la perizia tecnica del National Transportation Safety Board dimostra, sulla base dei dati recuperati dalla “scatola nera” di bordo, che c’era eccome una persona al posto di guida e che l’acceleratore era premuto praticamente a fondo (al 98,8%) e che la velocità massima registrata nei cinque secondi precedenti l’impatto è stata di 108 km/h.

Data from the module indicate that both the driver and the passenger seats were occupied, and that the seat belts were buckled when the EDR recorded the crash. The data also indicate that the driver was applying the accelerator in the time leading up to the crash; application of the accelerator pedal was found to be as high as 98.8 percent. The highest speed recorded by the EDR in the 5 seconds leading up to the crash was 67 mph.

L’Autopilot, insomma, avrà anche un nome discutibile, ma in questo caso proprio non c’entra nulla. Vediamo se i giornali che hanno pubblicato la notizia iniziale pubblicheranno la rettifica. Per ora l’articolo di Repubblica è ancora al suo posto, com’era sei mesi fa, senza alcuna menzione dei nuovi risultati della perizia. Ne salvo una copia permanente, non si sa mai che qualcuno scopra il ravvedimento operoso.

La mia indagine iniziale, con tutti i dettagli e la cronologia della vicenda, è qui.

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Il Capitano Kirk (William Shatner) va nello spazio. Stavolta per davvero

Ultimo aggiornamento: 2021/10/14 8:20. L’articolo è stato ampiamente
riscritto dopo la conclusione del volo.

L’attore William Shatner, noto ai Trekker come il Capitano Kirk di
Star Trek e a molti altri fan come T.J. Hooker dell’omonimo telefilm e
come Danny Crane di Boston Legal, ha effettuato un volo spaziale
suborbitale a bordo di un razzo New Shepard di Blue Origin il 13
ottobre, diventando la persona più anziana ad andare nello spazio: ha
novant’anni (è nato il 22 marzo 1931), ma decisamente non li dimostra.

 

L’equipaggio di questo volo. Da sinistra: Chris Boshuizen (ex ingegnere NASA e
cofondatore di Planet Labs), William Shatner, Audrey Powers (vicepresidente
delle operazioni di missione e di volo di Blue Origin, che viaggia come
rappresentante
dell’azienda) e Glen de Vries (vicepresidente della sezione Life Sciences
& Healthcare della Dassault Systèmes e cofondatore di Medidata).

Per l’occasione Shatner ha registrato questo bel video:

È stato un volo piuttosto breve, una decina di minuti in tutto: la capsula RSS First Step è
salita fino a 341.859 piedi (104,19 km), raggiungendo quindi lo spazio perché
ha superato la linea di Karman che definisce arbitrariamente il confine
fra atmosfera terrestre e spazio, ma è ridiscesa subito dopo, perché non ha la
velocità orizzontale (28.000 km/h) necessaria per entrare in orbita. Questa
traiettoria offre comunque qualche minuto di assenza di peso.

La diretta streaming è stata disponibile su Blueorigin.com ed è
embeddata qui sotto:

Chicca: formalmente Shatner non è il primo attore di
Star Trek ad andare nello spazio, perché altre persone che hanno
recitato nella saga ci sono già andate. Mi vengono in mente almeno tre nomi:
Mae Jemison, Terry Virts e Michael Fincke. Sono infatti astronauti che hanno
fatto piccole parti da attore in varie puntate della saga. Per cui
Shatner è il primo attore di Star Trek che diventa astronauta, mentre
gli altri sono astronauti che poi sono diventati attori di Star Trek.

Altra chicca: Shatner non ha pagato per questo volo, che gli è stato offerto
da Blue Origin. Lo stesso vale per Audrey Powers. Solo Boshuizen e de Vries
sono
clienti paganti
a tutti gli effetti.

Questi sono i momenti salienti del video qui sopra:

1h31m Salita lungo la scala fino alla capsula

1h36m Entrata nella capsula

2h23m Decollo

2h26m Separazione della capsula dal vettore

2h30m Atterraggio del vettore

2h31m Apertura dei paracadute della capsula

2h33m Atterraggio della capsula

2h43m30s Apertura del portello (eseguita da Jeff Bezos) e uscita degli
astronauti, con commenti profondamente commossi di Shatner.

2h55m Bezos consegna la spilla da astronauta all’equipaggio.

È stata pubblicata una breve ripresa delle reazioni a bordo durante il periodo
di assenza di peso. Notate lo sbigottimento totale di Shatner, rapito dalla
bellezza di quello che sta vedendo:

Su YouTube ce n’è una versione più nitida:

Blue Origin ha pubblicato anche un’altra versione nella quale l’audio delle parole di Shatner e la sua commozione sono più chiare:

Come al solito, i giornali italiani si dimostrano ancora una volta incapaci di capire la differenza enorme fra volo suborbitale e volo orbitale, disinformando i propri lettori. Stavolta è il turno di Repubblica, che titola “Dalla fiction alla realtà Bezos manda in orbita l’anziano capitano Kirk”.

Fonti aggiuntive:
Blue Origin,
Blue Origin. Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle
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